Università

  • Mancano docenti di ruolo, i buchi in organico restano nonostante i concorsi

    Le immissioni in ruolo di docenti nel 2025 sono state 29.685 a fronte di 52.885 posti vacanti per i quali erano state previste 48.504 assunzioni. «Ogni anno – spiega Manuela Calza, segretaria Flc Cgil Nazionale – ci sono 30 mila pensionamenti. Con 29mila assunti, di che parliamo? L’organico aggiuntivo non è sufficiente a coprire il turnover. E questo perché il ministero non autorizza le assunzioni su tutti i posti vacanti».

    Il ministero di Istruzione e Merito aveva promesso 70mila assunzioni entro il 2026. Ma secondo Calza «i concorsi hanno fatto sì che a ogni tornata si sfornasse un tot di vincitori che però di fatto non viene assunto. E nemmeno c’è una prospettiva di assunzione perché i vincitori eccedono il numero dei posti banditi. Prima di bandire nuovi concorsi si doveva pensare di attingere alle graduatorie degli idonei. Ci sono vincitori del concorso 2020 e alcuni anche degli anni precedenti che sono ancora nel limbo della precarietà. Questa è la situazione. Abbiamo 250mila docenti precari che non potranno mai essere assunti. E ci sono fortissime resistenze da parte del ministero a rendere pubblici i dati. Oltre ai gravissimi ritardi nella pubblicazione delle graduatorie. È il fallimento di un sistema di reclutamento che non risolve il problema del precariato. Ed è l’immagine di questo governo che purtroppo sta traducendo nella scuola il suo dna più profondo».

    Nel 2022, la legge 79 ha stabilito che per insegnare non bastassero più 24 crediti formativi universitari, ma che ce ne volessero 60. Chi aveva ottenuto 24 crediti si è trovato a doverne conseguire altri. Come? Facendo corsi. Collezionando titoli, soprattutto nelle università private o telematiche, per prendere punteggio. Non solo. Quella legge ha imposto il conseguimento di un’abilitazione, che costa 3mila euro. A cui si aggiungono le spese di viaggi e trasferte, portando i costi a 5mila euro.

    Pochi mesi fa il Mur, il ministero dell’Università e della Ricerca, ha autorizzato circa 60mila posti per i percorsi di formazione iniziale e abilitazione docenti. E dai dati estratti dal decreto ministeriale, si stima un giro di denaro non indifferente. Da un calcolo estrapolato dal decreto relativo ai percorsi abilitanti, risulta che i posti assegnati alle università telematiche o private siano 25.946. E-Campus che detiene il 18,60% dei posti, ha il primato assoluto possedendo di fatto il monopolio dell’erogazione dei percorsi abilitanti. Seguono Link Campus University, università privata, con il 7,50 e Pegaso col 6,40. Tutte università telematiche o private. UniCamillus, quarta per quantità di posti attribuiti, è privata, detiene il 3,16% di posti ed è specializzata in Scienze Mediche. Seguono l’ università per stranieri “Dante Alighieri” di Reggio Calabria presente in ben 10 regioni con il 2,75% di posti e la Niccolò Cusano-Telematica di Roma con il 2,20%.

  • A Laurie Marker, fondatrice del Cheetah Conservation Fund, assegnato il Dottorato in Scienze dall’Università di Oakland

    “Un futuro degno di essere affrontato”, il messaggio dal Discorso tenuto dall’antropologa davanti agli studenti dell’ateneo americano che riportiamo di seguito.

    Presidente, illustri docenti, gentili Ospiti, Consiglio di amministrazione del Cheetah Conservation Fund, Fiduciari e personale, Colleghi laureati e Amici, accetto questo dottorato honoris causa con profonda gratitudine e con un forte senso di responsabilità. Perché questo onore non è semplicemente un riflesso del passato. È una chiamata al futuro. Più di quarant’anni fa, quando iniziai a lavorare in Namibia, il ghepardo era in silenzioso declino. Gli agricoltori consideravano i predatori come avversari. L’habitat si stava riducendo. La scienza stava ancora scoprendo la fragilità genetica della specie. Molti credevano che l’estinzione fosse inevitabile. Ma la Namibia mi ha insegnato il cambiamento: l’estinzione non è inevitabile, quando le persone scelgono la collaborazione anziché il conflitto. Insieme agli agricoltori namibiani, ai leader governativi e alle comunità locali, abbiamo creato quello che è diventato il Cheetah Conservation Fund, non solo come organizzazione di soccorso, ma come laboratorio vivente per la coesistenza. Abbiamo dimostrato che i cani da guardia per il bestiame possono ridurre i conflitti con i predatori. Abbiamo dimostrato che il ripristino dei territori invasi dalla vegetazione può rivitalizzare gli ecosistemi. Abbiamo dimostrato che la scienza, se condivisa apertamente, può ispirare le politiche. E grazie al modello di conservazione comunitaria della Namibia abbiamo constatato come la concessione di diritti sulla fauna selvatica alle comunità locali crei resilienza economica e gestione ecologica responsabile. Non è stata beneficenza. Si trattava di un cambiamento sistemico. Ed è questo che la prossima era di leadership richiede. Perché oggi la perdita di biodiversità sta accelerando. L’instabilità climatica sta rimodellando i paesaggi. Il traffico illegale di fauna selvatica è diventato un’attività globale sofisticata. Gli ecosistemi stanno collassando più velocemente di quanto possa reagire la politica. Un cambiamento graduale non è più sufficiente. Il lavoro che abbiamo iniziato in Namibia si è esteso in tutta l’Africa, fino al Corno d’Africa, dove affrontiamo il commercio illegale di cuccioli di ghepardo vivi. Si è esteso a collaborazioni in Medio Oriente, Europa e Stati Uniti per rafforzare l’applicazione delle leggi e la ricerca genetica. E ha raggiunto l’India, dove i ghepardi, un tempo estinti, sono tornati grazie alla cooperazione internazionale: un segnale che il ripristino è possibile quando le nazioni agiscono coraggiosamente insieme. Ma sia chiaro: il recupero delle specie non riguarda solo gli animali. Riguarda il ripensare il modo in cui l’umanità si relaziona con la Terra, con la fauna selvatica e con esse. Ai laureati qui presenti oggi: non state ereditando un mondo stabile, ma un mondo ad una svolta. Sarete voi a determinare se la sostenibilità è uno slogan o una realtà strutturale. Se lo sviluppo continuerà a degradare gli ecosistemi o li rigenererà. Se la cooperazione globale si frammenterà o si rafforzerà. La mia generazione ha lottato per dimostrare che conservazione e sviluppo economico possono coesistere. La vostra generazione deve andare oltre. Dovete riprogettare i sistemi in modo che la resilienza ecologica sia integrata nella finanza, nella governance, nell’agricoltura e nella tecnologia. Bisogna pensare oltre i confini. Il ghepardo non può sopravvivere in isole recintate. Ha bisogno di paesaggi collegati. Allo stesso modo, l’umanità non può prosperare in isolati compartimenti stagni di pensiero. Le politiche climatiche devono essere connesse ai sistemi alimentari. Le strategie per la biodiversità devono essere in linea con i diritti delle comunità. La tecnologia deve essere al servizio della salute del Pianeta. Il futuro richiede l’integrazione. E richiede coraggio. Nel corso del mio percorso di vita ci sono stati momenti in cui mi è stato detto che i miei obiettivi erano irrealistici: che gli agricoltori non sarebbero mai cambiati, che il commercio illegale era inarrestabile, che la cooperazione internazionale era troppo complessa. Ma le visioni audaci vengono spesso scartate prima ancora di essere realizzate. Se avessimo accettato i limiti convenzionali, oggi la Namibia non ospiterebbe la più grande popolazione mondiale di ghepardi selvatici. Le aree protette gestite dalle comunità non sarebbero un modello globale. E il ritorno dei ghepardi in India sarebbe ancora una chimera. Il progresso appartiene a coloro che sono disposti a immaginare al di là dei limiti attuali. Quindi vi chiedo: quale sistema riprogetterete? Quale modello fallimentare sfiderete? Su quale futuro non accetterete compromessi? Perché il mondo non ha bisogno di laureati passivi. Ha bisogno di architetti della resilienza. La mia visione per i prossimi decenni è chiara: esperti africani in materia di conservazione alla guida delle politiche ambientali globali. Aree protette comunitarie che si trasformano in centri di adattamento climatico. Giovani scienziati africani alla guida di istituti di ricerca internazionali. Innovazione tecnologica che smantella le reti di traffico di fauna selvatica. Partenariati globali che sostituiscono la concorrenza con una gestione condivisa. Non perché sia ​​un concetto ideale, ma perché è necessario. Il ghepardo corre con precisione e determinazione. Non insegue ogni movimento all’orizzonte. Sceglie il suo percorso e vi si dedica completamente. Allo stesso modo, scegliete con cura il vostro obiettivo, e perseguitelo con incrollabile convinzione. Oggi, accetto questo onore non come un traguardo, ma come un nuovo inizio. Il lavoro continua. La responsabilità aumenta. Le opportunità si ampliano. Laureati, il futuro non è qualcosa che  si intraprende. È qualcosa che si costruisce. Costruitelo con audacia. Costruitelo collaborando. Costruitelo con la scienza come bussola, e l’integrità come caposaldo. Perché finché i ghepardi daranno vita agli orizzonti selvaggi dell’Africa sapremo che il futuro per cui lottiamo è ancora possibile. E quando la storia guarderà indietro a questa generazione, che dica pure: non hanno ereditato una crisi, l’hanno trasformata. Grazie per questo straordinario onore. E congratulazioni a ognuno di voi. Che possiate correre verso un futuro degno del vostro coraggio.

  • Chinese nationals accused of smuggling ‘dangerous biological pathogen’ into US

    Two Chinese nationals have been accused of smuggling a fungus into the US that officials describe as a “dangerous biological pathogen”.

    Yunqing Jian, 33, and Zunyong Liu, 34, have been charged with conspiracy, smuggling goods, false statements, and visa fraud, the US Attorney’s Office for the Eastern District of Michigan announced on Tuesday.

    The complaint alleges Mr Liu tried to smuggle the fungus through Detroit airport so he could study it at a University of Michigan laboratory where his girlfriend, Ms Jian, worked.

    The fungus called Fusarium graminearum can cause a disease in wheat, barley, maize and rice that can wipe out crops and lead to vomiting and liver damage if it gets into food.

    The fungus is described in scientific literature as a “potential agroterrorism weapon”, according to the US Attorney’s Office, adding it is responsible for “billions of dollars in economic losses worldwide each year.”

    Officials further allege Ms Jian received funding from the Chinese government for her research on the pathogen in China. They also claim she is a member of the Chinese Communist Party.

    United States Attorney Jerome F Gorgon Jr described the allegations as of the “gravest national security concerns”.

    “These two aliens have been charged with smuggling a fungus that has been described as a ‘potential agroterrorism weapon’ into in the [sic] heartland of America, where they apparently intended to use a University of Michigan laboratory to further their scheme.”

    The investigation was a joint effort between the FBI and US Customs and Border Protection.

    Ms Jian is due to appear in court in Detroit, Michigan on Tuesday.

    The University of Michigan said in a statement to the BBC that it “has received no funding from the Chinese government in relation to research conducted by the accused individuals”.

    University officials are cooperating with law enforcement on the investigation and they “strongly condemn any actions that seek to cause harm, threaten national security or undermine the university’s critical public mission”, according to the statement.

    Spokesman for the Chinese embassy in Washington DC Liu Pengyu told the BBC that he is not familiar with this specific case, but emphasized that Beijing “has always required overseas Chinese citizens to abide by local laws and regulations and will also resolutely safeguard their legitimate rights and interests”.

    The charges come amid strained relations between the US and China, and just days after the Trump administration vowed to “aggressively” revoke the visas of Chinese nationals studying in the US.

    Beijing also said Washington “severely violated” a trade truce reached in Geneva last month, when both countries lowered tariffs on goods imported from each other.

    Earlier this week, a Chinese student at the University of Michigan was charged for illegally voting in the 2024 election.

  • Macron lancia l’opa sui cervelli in fuga da Trump

    Una “forte irritazione” trapela dal ministero dell’Università e della Ricerca per quanto riguarda la ‘Conferenza internazionale su Scienza e ricerca’, il cui primo titolo era “Choose Europe, Choose France”, organizzata dal presidente francese Emmanuel Macron. Al fianco della presidente della Commissione Europea Ursula Von der Leyen, Macron ha annunciato lo stanziamento di cento milioni di euro per attrarre ricercatori stranieri Oltralpe, in primo luogo americani dopo i tagli annunciati dall’amministrazione Trump per la ricerca scientifica. Intervenendo alla conferenza internazionale, Macron ha detto che ”di fronte alle minacce” serve che ”l’Europa debba diventare un rifugio” per i ricercatori.

    La ministra Bernini: “Gli altri annunciano, l’Italia lo ha già fatto”. “Gli altri annunciano, l’Italia lo ha già fatto”, il commento della ministra Anna Maria Bernini, che era stata invitata alla conferenza, cui ha partecipato, però, l’ambasciatrice italiana a Parigi Emanuela D’Alessandro: “L’ambasciatrice – spiegano fonti diplomatiche – in coordinamento con il Ministero dell’Università e della Ricerca, guidato da Anna Maria Bernini, esprimerà la posizione dell’Italia, che considera la libertà della ricerca un principio irrinunciabile e fondamento imprescindibile di ogni avanzamento scientifico e culturale”.

    “Sul tema specifico della Conferenza – proseguono le fonti – verrà evidenziato che il nostro Paese è già attivamente impegnato nel favorire non solo il rientro dei talenti italiani, attualmente coinvolti in progetti di ricerca all’estero, ma anche nell’aumentare l’attrattività del Paese nei confronti di ricercatori stranieri. Oltre ai generosi incentivi fiscali in vigore da tempo per chi sceglie di tornare o trasferirsi in Italia e l’implementazione di un sistema di infrastrutture di ricerca all’avanguardia, è stato recentemente aperto un bando da 50 milioni di euro, destinato a ricercatori attualmente all’estero che hanno ottenuto uno Starting Grant o un Consolidator Grant dell’Erc”. Già lo scorso 15 aprile infatti, il Mur aveva annunciato e aperto questo bando, indirizzato ai ricercatori interessati a tornare, o a trasferirsi, nel nostro Paese.

    “Come richiesto dalla commissaria europea Zaharieva, l’Italia sta fornendo alla Commissione europea l’insieme delle misure nazionali adottate per attrarre scienziati e ricercatori da ogni parte del mondo, una misura utile per un eventuale coordinamento e armonizzazione delle iniziative a livello europeo. Proprio in quest’ottica – concludono – l’Italia considera il Consiglio Competitività e Ricerca, in programma il 23 maggio a Bruxelles, l’occasione ideale e il formato istituzionale più appropriato per un confronto efficace tra Stati membri e per definire insieme, e non solo in ottica prevalentemente nazionale, politiche comuni concrete, sostenibili e lungimiranti”.

  • La fuga dei cervelli: l’umiliazione della dignità nazionale

    I numeri rappresentano una realtà inequivocabile ed evidenziano, in considerazione di una totale omertà non solo politica ma anche mediatica, quali siano le priorità dell’intera classe politica e dirigente italiana nell’ultimo decennio in relazione ad una pandemia sociale che affligge le giovani generazioni. Basti ricordare, proprio a causa dell’abbandono del territorio italiano di molti laureati e diplomati, come siano 134 i miliardi, dal 2011 al 2023, calcolati come un semplice costo finanziario, oltre che umano, determinato dalla “fuga dei cervelli” che priva un paese del proprio futuro.

    In altri termini, un danno innanzitutto economico per oltre 8,4 miliardi all’anno che vale quasi tre volte l’aumento dei finanziamenti pubblici destinati al settore degli armamenti. Questo è il costo puramente economico per il Paese causato dalla fuga dei giovani che si sono formati all’interno del sistema dell’istruzione italiano, quindi finanziato da risorse pubbliche nazionali, e che ora vengono “regalati” a costo zero alle nazioni concorrenti le quali ringraziano sentitamente.

    In più, oltre al danno economico, che rappresenta una vera e propria beffa se si considera l’esportazione di talenti formati con risorse nazionali i cui benefici andranno a favore delle nazioni concorrenti, il Paese si trova a perdere quelle risorse umane che potrebbero permettere la sopravvivenza stessa della nazione nei decenni futuri non solo sotto il profilo demografico ma anche strategico.

    Un danno economico, comunque, di dimensioni epocali e pari ad oltre il 13% del debito pubblico creato nel medesimo arco temporale, cioè tra il 2011 ed il 2024 (cresciuto di quasi 1000 miliardi dai 1987 miliardi nel 2011 a 2984 miliardi del 2024). Ma anche considerando una semplice annualità il costo si dimostra superiore di oltre due volte rispetto a quanto lo Stato destini al sistema di accoglienza nella complessa gestione del fenomeno dell’immigrazione (3,5 miliardi) il quale, tuttavia, ottiene comunque dal sistema dei media una maggiore attenzione di quanta ne venga riservata all’esodo di intere generazioni che mina il futuro nel medio e lungo termine della nazione.

    Il semplice confronto tra le grandezze che i numeri esprimono dimostra le priorità dell’intera classe politica che ha guidato il nostro Paese negli ultimi anni e chiarisce come questo disastro economico, unito all’impoverimento sociale, risulti inequivocabilmente il frutto di una precisa strategia che si estrinseca in queste priorità e coinvolge l’intero panorama politico italiano.

    In altre parole, rimanendo la visione proiettata al massimo al prossimo appuntamento elettorale, questa indifferenza verso l’esodo giovanile da una parte evidenzia la volontà di sottovalutare il problema delle giovani generazioni e contemporaneamente esprime l’obiettivo di abbandonare, per colpevole inettitudine o dolosa volontà, il Paese ad un inevitabile declino politico, economico e sociale, minandone la propria sopravvivenza e con lei la sua stessa dignità nazionale.

  • La Commissione celebra il 20° anniversario dei master congiunti Erasmus Mundus

    Bruxelles celebra i 20 anni di Erasmus Mundus e per l’occasione l’Agenzia esecutiva europea per l’istruzione e la cultura (EACEA) ha pubblicato lo studio d’impatto “20 anni di Erasmus Mundus: impatto trasformativo e percorsi per il futuro“, che evidenzia come in 20 anni Erasmus Mundus abbia contribuito a migliorare la qualità dell’istruzione e della collaborazione internazionale negli istituti di istruzione superiore in Europa. Dall’avvio del programma, quasi 50 000 studenti provenienti da 179 paesi hanno partecipato ai master Erasmus Mundus e più di 34 000 studenti hanno ricevuto una sovvenzione dall’UE.

    Erasmus Mundus è un’azione europea di cooperazione nell’istruzione superiore finanziata dal programma Erasmus+ dell’UE che sostiene la creazione di prestigiosi master internazionali congiunti, concepiti ed erogati da un gruppo di università in Europa e nel resto del mondo. Le borse di studio finanziate dall’UE sono assegnate ai candidati che si sono classificati nelle prime posizioni della graduatoria, a copertura di tutti i costi per il conseguimento di un master congiunto in due o più istituti di istruzione superiore.

    L’UE sta investendo circa 1 miliardo di euro in Erasmus Mundus, di cui 153,1 milioni per l’invito a presentare proposte del 2024.

  • L’Unione europea investe per la realizzazione del nuovo Campus dell’Università degli Studi di Milano

    L’UE scende in campo per finanziare il nuovo m dell’Università Statale di Milano con la Banca Europea per gli investimenti (BEI) che sosterrà la creazione di nuovi spazi didattici per studenti e ricercatori universitari nell’ambito di un più ampio progetto di rigenerazione urbana della città di Milano improntato alla sostenibilità.  La linea di credito messa a disposizione da Cassa Depositi e Prestiti beneficia a sua volta in parte della garanzia del Fondo InvestEU, il programma della Commissione Europea per il rilancio degli investimenti privati nell’Unione Europea che ha l’obiettivo di favorire la competitività e la crescita nel lungo periodo.

    L’intervento di riqualificazione permetterà all’Università Statale di Milano di realizzare una struttura innovativa in grado di concentrare in un unico insediamento competenze scientifiche multidisciplinari trasferendo le attività di ricerca didattica e dipartimentale nell’ambito di un programma complessivo di sviluppo dell’ateneo. Il nuovo Campus sarà a regime entro la fine del 2027 e accoglierà oltre 23mila persone tra studenti, ricercatori docenti e staff, si svilupperà su una superficie costruita di 190mila metri quadrati con laboratori per la ricerca avanzata, oltre 8mila metri quadrati di biblioteca, auditorium e spazi comuni, cui si aggiungono spazi verdi e un orto botanico.

  • La delocalizzazione intellettuale

    Dagli anni ‘90 l’intera classe accademica, ed in particolare quella bocconiana, affermava come le delocalizzazioni produttive verso i paesi a basso costo di manodopera rappresentassero la soluzione ideale in quanto le professioni ad alto valore aggiunto sarebbero rimaste all’interno dei paesi occidentali più evoluti.

    Questa banale strategia ideologica ha aperto le porte ad un’infinita possibilità di posizioni speculative, come conferma l’attuale scelta di Stellantis, perfettamente in linea con quella di Google e di altre grandi aziende internazionali che smentiscono clamorosamente la infantile dottrina accademica e definiscono quello che potrebbe essere chiamato il ritardo culturale ed economico dell’intero mondo accademico e politico italiano.

    Il lavoro e il suo prodotto, indipendentemente dal contenuto tecnologico, rappresentano una sintesi di molteplici apporti professionali complessivi e proprio per questo la loro tutela non può che risultare complessiva.

    La esternalizzazione di determinate produzioni o servizi ha rappresentato sicuramente il modo per ridurre i costi fissi e parallelamente aumentare la flessibilità in rapporto alla complessità dei mercati.

    Tuttavia, questo processo ha creato anche delle filiere talmente complesse e distribuite nel mondo le quali ora, all’interno di una crisi legata agli eventi bellici come la guerra russo-ucraina e nel medio oriente, risultano insostenibili anche economicamente.

    A queste problematiche si aggiunge ora anche l’opportunità fornita dalla digitalizzazione dei sistemi nel loro complesso, la quale, di fatto, favorisce l’avvio di un processo di delocalizzazione intellettuale relativa a quelle professionalità che il miope mondo accademico aveva assicurato sarebbero rimaste all’interno dei paesi evoluti occidentali.

    In altre parole, la stessa definizione e distinzione delle diverse fasi di realizzazione di un prodotto o di un servizio in rapporto ad un diverso valore aggiunto nella fase di realizzazione di per sé rende impossibile la tutela complessiva del prodotto finale e quindi delle medesime professionalità utilizzate nel ciclo produttivo.

    La complessità di un prodotto, infatti, si rivela come l’espressione di articolate fasi e rappresenta, come si diceva prima, una sintesi di diverse professionalità ognuna delle quali assolutamente meritevole di tutela giuridica e normativa, in quanto espressione dei più diversi contributi professionali.

    L’inconsistenza strategica dimostrata dalla classe politica e da quella accademica che hanno, invece, sempre sostenuto questa “valutazione” del lavoro e in base a questa decidere quale fosse meritevole di una tutela, si rivela come il più grande fallimento economico e strategico nel mondo occidentale in relazione al proprio futuro.

    Il mercato globale può rappresentare un’occasione di sviluppo se e solo se i diversi attori che vi partecipano si dimostrano in grado di tutelare la propria cultura industriale ed economica.

    Viceversa, senza queste tutele ogni traguardo culturale e sociale delle singole Nazioni viene azzerato e con loro lo stesso futuro economico, favorendo così le posizioni speculative.

  • L’UE stanzia 4,3 miliardi di € per Erasmus+ 2024

    La Commissione ha pubblicato l’invito a presentare proposte del 2024 nell’ambito di Erasmus+, il programma dell’UE per l’istruzione, la formazione, la gioventù e lo sport in Europa. Con un bilancio di 4,3 miliardi di € per il prossimo anno, Erasmus+ continuerà a sostenere le esperienze transnazionali di alunni e studenti dell’istruzione superiore e dell’istruzione e formazione professionale. Il programma offre inoltre opportunità ai discenti adulti, agli educatori e al personale, nonché ai giovani nell’ambito di programmi di apprendimento informale.

    Per attenuare gli effetti dell’inflazione sui partecipanti che studiano all’estero e consentire un’ampia partecipazione, il programma aumenterà gli importi delle borse di mobilità. Seguendo lo stesso approccio adottato per l’invito del 2023, gli importi delle borse individuali per gli studenti all’estero saranno adeguati del 5,9% per la maggior parte delle azioni di mobilità dell’invito del 2024. Nel 2024 il programma offrirà maggiori incentivi a favore dei viaggi sostenibili. Per la prima volta saranno offerte sovvenzioni di viaggio anche per la mobilità all’interno dell’UE nell’ambito dell’istruzione superiore.

    Erasmus+ continuerà a sostenere l’Ucraina mediante numerosi progetti, come la promozione dell’integrazione dei rifugiati in un nuovo sistema di istruzione.

  • Dalla Fondazione Italia USA 200 borse di studio per il master online “Leadership per le relazioni internazionali e il made in Italy”

    La Fondazione Italia USA ha rinnovato per il 2024 il bando che offre 200 borse di studio Next Generation per il master online “Leadership per le relazioni internazionali e il made in Italy”, allo scopo di sostenere concretamente i giovani nel loro ingresso nel mondo del lavoro globale e delle sfide internazionali.

    Il sito del master da cui presentare la candidatura è masteritaliausa.org, sezione Borse di Studio Next Generation.

    Il master è svolto in collaborazione con Agenzia ICE e GEDI Gruppo Editoriale che commissionano il project work, è diretto dall’ex ministro dell’Istruzione, Università e Ricerca prof. Stefania Giannini, presieduto dall’ambasciatore Umberto Vattani, presidente della Venice International University, e si avvale di un panel didattico di prestigio internazionale formato da oltre 35 docenti. Il master opera all’interno del programma accademico delle Nazioni Unite, UNAI – United Nations Academic Impact del quale la Fondazione Italia USA fa parte.

    “Sono i giovani – ha indicato il ministro dell’Università Anna Maria Bernini nel suo messaggio agli studenti del master – che hanno il compito di immaginare e realizzare l’Italia del futuro. Auspico che questa esperienza formativa contribuisca a formare menti aperte, visionarie, coraggiose ed internazionali. Il Paese ha bisogno della vostra tenacia, del vostro entusiasmo e della vostra creatività”.

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