Le immissioni in ruolo di docenti nel 2025 sono state 29.685 a fronte di 52.885 posti vacanti per i quali erano state previste 48.504 assunzioni. «Ogni anno – spiega Manuela Calza, segretaria Flc Cgil Nazionale – ci sono 30 mila pensionamenti. Con 29mila assunti, di che parliamo? L’organico aggiuntivo non è sufficiente a coprire il turnover. E questo perché il ministero non autorizza le assunzioni su tutti i posti vacanti».
Il ministero di Istruzione e Merito aveva promesso 70mila assunzioni entro il 2026. Ma secondo Calza «i concorsi hanno fatto sì che a ogni tornata si sfornasse un tot di vincitori che però di fatto non viene assunto. E nemmeno c’è una prospettiva di assunzione perché i vincitori eccedono il numero dei posti banditi. Prima di bandire nuovi concorsi si doveva pensare di attingere alle graduatorie degli idonei. Ci sono vincitori del concorso 2020 e alcuni anche degli anni precedenti che sono ancora nel limbo della precarietà. Questa è la situazione. Abbiamo 250mila docenti precari che non potranno mai essere assunti. E ci sono fortissime resistenze da parte del ministero a rendere pubblici i dati. Oltre ai gravissimi ritardi nella pubblicazione delle graduatorie. È il fallimento di un sistema di reclutamento che non risolve il problema del precariato. Ed è l’immagine di questo governo che purtroppo sta traducendo nella scuola il suo dna più profondo».
Nel 2022, la legge 79 ha stabilito che per insegnare non bastassero più 24 crediti formativi universitari, ma che ce ne volessero 60. Chi aveva ottenuto 24 crediti si è trovato a doverne conseguire altri. Come? Facendo corsi. Collezionando titoli, soprattutto nelle università private o telematiche, per prendere punteggio. Non solo. Quella legge ha imposto il conseguimento di un’abilitazione, che costa 3mila euro. A cui si aggiungono le spese di viaggi e trasferte, portando i costi a 5mila euro.
Pochi mesi fa il Mur, il ministero dell’Università e della Ricerca, ha autorizzato circa 60mila posti per i percorsi di formazione iniziale e abilitazione docenti. E dai dati estratti dal decreto ministeriale, si stima un giro di denaro non indifferente. Da un calcolo estrapolato dal decreto relativo ai percorsi abilitanti, risulta che i posti assegnati alle università telematiche o private siano 25.946. E-Campus che detiene il 18,60% dei posti, ha il primato assoluto possedendo di fatto il monopolio dell’erogazione dei percorsi abilitanti. Seguono Link Campus University, università privata, con il 7,50 e Pegaso col 6,40. Tutte università telematiche o private. UniCamillus, quarta per quantità di posti attribuiti, è privata, detiene il 3,16% di posti ed è specializzata in Scienze Mediche. Seguono l’ università per stranieri “Dante Alighieri” di Reggio Calabria presente in ben 10 regioni con il 2,75% di posti e la Niccolò Cusano-Telematica di Roma con il 2,20%.