Università

  • Un bilancio record di 384 milioni di euro a titolo di Erasmus+ per sostenere le alleanze delle università europee

    La Commissione ha annunciato un quarto invito a presentare proposte Erasmus+ per sostenere l’ulteriore diffusione dell’iniziativa delle università europee. Con un bilancio record di 384 milioni di €, il bando per le università europee Erasmus+ 2023 resterà aperto fino al 31 gennaio 2023.

    Questo bando, così come quello per il 2022, offre finanziamenti sostenibili per intensificare una profonda cooperazione istituzionale transnazionale tra gli istituti di istruzione superiore, come quelli selezionati nell’ambito del bando per le università europee Erasmus+ 2020, ma anche per istituire nuove alleanze.

    Un marchio di eccellenza sarà assegnato alle proposte che sono state giudicate di alta qualità ma che non hanno potuto essere finanziate nell’ambito del presente bando Erasmus+, in modo da facilitare la ricerca di finanziamenti alternativi.

    Come nel 2022, i singoli istituti di istruzione superiore hanno anche la possibilità di aderire alle alleanze esistenti. Nel 2023 il partenariato a pieno titolo sarà aperto anche agli istituti di istruzione superiore dei paesi dei Balcani occidentali.

    A seguito degli inviti a presentare proposte Erasmus+ del 2019, 2020 e 2022, le attuali 44 alleanze delle università europee includono 340 istituti di istruzione superiore in tutta Europa, riunendo così una nuova generazione di europei in grado di collaborare e lavorare in lingue diverse al di là delle frontiere, dei settori e delle discipline accademiche.

    La Commissione ha proposto l’iniziativa delle università europee nel quadro di una visione globale per la creazione di uno spazio europeo dell’istruzione entro il 2025. La strategia europea per le università fissa l’obiettivo ambizioso di sostenere 60 università europee, coinvolgendo più di 500 istituti di istruzione superiore entro la metà del 2024. A tal fine, nell’attuale periodo di programmazione 2021-2027 è previsto un bilancio record di 1,1 miliardi di € a titolo di Erasmus+ per sostenere le università europee.

  • Erasmus+: prossima cooperazione di 44 università europee a livello transfrontaliero e interdisciplinare

    La Commissione ha annunciato i risultati dell’invito a presentare proposte del 2022 per l’iniziativa delle università europee: grazie a una dotazione record di 272 milioni di € provenienti dal programma Erasmus+ continua il sostegno alle 16 alleanze esistenti di università europee e prende il via la cooperazione di 4 nuove alleanze. Insieme alle 24 alleanze selezionate nel 2020, un totale di 44 università europee vedrà ora la collaborazione di 340 istituti di istruzione superiore, ubicati in città capitali e regioni periferiche di 31 paesi. Le università europee sono alleanze di istituti di istruzione superiore di ogni parte d’Europa che cooperano in materia di istruzione, ricerca e innovazione a vantaggio degli studenti, degli educatori e della società.

    Ogni alleanza riceve una dotazione massima di 14,4 milioni di € dal programma Erasmus+ per un periodo di 4 anni, un aumento notevole rispetto al massimo di 5 milioni di € su 3 anni previsto nei bandi Erasmus+ precedenti.

    L’invito a presentare proposte 2022 per le università europee nell’ambito di Erasmus+ era imperniato su 2 temi: da un lato offriva la possibilità di procurare finanziamenti sostenibili per alleanze di successo già esistenti tra istituti di istruzione superiore perché potessero perseguire la loro visione a lungo termine. Queste 16 alleanze coinvolgono ora circa 30 nuovi istituti di istruzione superiore. Dall’altro lato l’invito sosteneva la creazione di nuove università europee in tutta Europa, riunendo vari istituti di istruzione superiore attorno a visioni strategiche comuni.

    Insieme alle 24 alleanze selezionate nel 2020, un totale di 44 università europee vedrà ora la collaborazione di 340 istituti di istruzione superiore, ubicati in città capitali e regioni periferiche di 31 paesi (tutti gli Stati membri dell’UE, l’Islanda, la Norvegia, la Serbia e la Turchia). Una novità del bando Erasmus+ 2022 consiste nel fatto che le alleanze possono ora accettare partner associati dai paesi firmatari del processo di Bologna, come l’Ucraina, il Regno Unito e la Svizzera. Collaborando inoltre con circa 1 300 partner associati – ONG, imprese, città e autorità locali o regionali – le università europee sono in grado di aumentare in modo sostanziale la qualità e la portata dell’istruzione terziaria.

    Nell’autunno del 2022 la Commissione lancerà il prossimo invito a presentare proposte Erasmus+, con l’obiettivo di offrire finanziamenti per sostenere le alleanze esistenti e crearne di nuove.

    Le università europee sono alleanze transnazionali che riuniscono in media 9 istituti di istruzione superiore, tra i quali possono figurare diversi tipi di istituti (come università polivalenti e di ricerca, università di scienze applicate, istituti di tecnologia, scuole d’arte e istituti di istruzione e formazione professionale superiore), e la cui ampia copertura geografica si estende in tutta Europa.

    Insieme, queste istituzioni stanno ideando nuove modalità di cooperazione strutturale, sostenibile e sistemica comune a lungo termine in materia di istruzione, ricerca e innovazione in tutta Europa. Offrono programmi di studio incentrati sullo studente, impartiti congiuntamente nei campus interuniversitari europei, in cui studenti, membri del personale e ricercatori di tutte le parti d’Europa possono beneficiare agevolmente della mobilità.

    Con il tempo le università europee metteranno in relazione un numero sempre maggiore di facoltà, dipartimenti, membri del personale e studenti: offriranno metodi pedagogici più innovativi fondati su approcci interdisciplinari e basati sulle sfide, attueranno più programmi congiunti, diventeranno ancora più inclusive e collaboreranno maggiormente con le loro comunità.

    La Commissione ha proposto l’iniziativa delle università europee ai leader dell’UE nel novembre 2017, prima del vertice sociale di Göteborg, nel quadro di un progetto globale per istituire uno spazio europeo dell’istruzione entro il 2025.

    La strategia europea per le università si pone come obiettivo il sostegno a 60 università europee, con il coinvolgimento di oltre 500 istituti di istruzione superiore entro la metà del 2024. Proprio al fine di sostenere le università europee, durante l’attuale periodo di programmazione 2021-2027 è previsto lo stanziamento record di 1,1 miliardi di € a titolo di Erasmus+. A offrire sostegno alla dimensione della ricerca delle università europee sarà l’iniziativa sull’eccellenza europea nel quadro di Orizzonte Europa.

    Fonte: Commissione europea

  • Mind the STEM gap, un’installazione alla Triennale di Milano per superare gli stereotipi di genere

    Si intitola Mind the STEM Gap – A Roblox Jukebox l’installazione interattiva ideata da Fondazione Bracco e progettata da Space Caviar, con la collaborazione di Joseph Grima, visitabile fino al 31 ottobre presso il giardino della Triennale di Milano. Un viaggio virtuale con la fisica Marie Sklodowska–Curie, le matematiche Ada Lovelace e Maria Gaetana Agnesi, la filosofa Elena Lucrezia Cornaro Piscopia, la botanica Anna Atkins, l’astronoma Annie Jump Cannon, ovvero una “Virgilia”, una scienziata del passato che si è distinta in quella disciplina per introdurre bambini e bambine, ragazzi e ragazze, uomini e donne alla scoperta della bellezza delle scienze. Attraverso un vero e proprio gioco, che utilizza la piattaforma Roblox, con tanto di joystick che aiuta a districarsi nell’affascinante percorso, il progetto contribuisce al superamento degli stereotipi di genere nelle materie STEM (Science, Technology, Engineering and Mathematics) incoraggiando il libero accesso ai saperi di bambine e ragazze e dialoga con i temi della 23ª Esposizione Internazionale di Triennale Milano dal titolo “Unknown Unknowns. An Introduction to Mysteries” (15 luglio – 11 dicembre 2022) curata da Ersilia Vaudo.

    Un’operazione prima di tutto culturale quella di avvicinare le bambine e le ragazze alle discipline scientifiche a partire da una nuova educazione delle famiglie che spesso ostacolano o non incentivano abbastanza le figlie ad intraprendere studi e professioni STEM, questo il claim dell’incontro di presentazione del progetto. “Dobbiamo costruire nuovi uomini e nuove donne, bisogna trasmettere alle ragazze la voglia di sapere fare tutto e la consapevolezza di poter arrivare dappertutto”, sottolinea Diana Bracco, Presidente dell’omonimo Gruppo chimico farmaceutico che da 95 anni sostiene il valore aggiunto che le donne apportano ad un settore come quello tecnico scientifico da sempre ritenuto appannaggio degli uomini.

    Secondo le statistiche, infatti, appena il 9% delle ragazze decide di intraprendere un percorso universitario tecnico scientifico che, seppur terminato brillantemente, le vede operare in posizioni di secondo piano rispetto ai colleghi maschi.

    Della necessità di un cambio di passo, compreso il modo di comunicare che deve adeguarsi ai tempi, ha parlato anche il Ministro dell’Università, Maria Cristina Messa, affermando come “i cambiamenti culturali sono sempre i più complessi e scuola e famiglia insieme sono fondamentali. Le donne sono un valore aggiunto, la concezione sul loro ruolo sta cambiando anche se un sondaggio IPSOS racconta che l’80% degli intervistati vede la donna ancora legata ala cura della famiglia. E’ necessario che le aziende attivino un progetto per l’integrità di genere per poter avere accesso ai fondi”.

    Un processo culturale sposato da tempo anche da Confindustria che, attraverso programmi mirati, trasmette a famiglie e ragazzi un nuovo storytelling sul modo in cui stanno cambiando il mondo del lavoro e l’occupazione. “Il nostro Paese è a vocazione imprenditoriale – sottolinei a Giovanni Brugnoli Vice Presidente per il Capitale Umano – e l’impresa è al centro del progetto didattico. Le discipline STEM sono il fulcro della crescita perché c’è bisogno di capitale umano aderente alle richieste del mercato. Quando le ragazze decidono di iscriversi alle discipline STEM si sono già svincolate da vecchie logiche”.

  • La Rete non può sostituirsi alla scuola

    Nell’ultimo concorso di selezione per posti di magistrato ordinario la commissione ha giudicato idonei solo 220 elaborati su 3797 e alcuni membri della stessa commissione hanno parlato di elaborati neppure valutabili perché privi dei requisiti minimi.

    Lingua italiana primitiva, nessuna logica argomentativa, errori concettuali ed errori di diritto e un altissimo numero di refusi hanno fatto scartare la maggior parte dei testi scritti, sono risultati  idonei solo il 5,7% degli elaborati con il risultato che all’orale si presenteranno meno candidati dei posti disponibili.

    Questa notizia, unita a quella di pochi giorni fa che sottolineava come il 51% dei quindicenni non sia in grado di comprendere completamente un testo scritto, deve indurre tutti ad una seria riflessione e a conseguenti immediate decisioni da prendere sulla scuola e sull’Università ma anche a ragionare sulle conseguenze di un uso eccessivo della rete che porta troppi all’incapacità di ragionamento. Non si leggono libri, non si leggono giornali, non si discute e non ci si confronta né in famiglia né a scuola.

    Il linguaggio è sempre più povero, le immagini sostituiscono le parole ed i contenuti, l’improvvisazione ed il pressappochismo si sono sostituiti allo studio ed all’analisi, la mancanza di concetti va di pari passo con la perdita delle più elementari nozioni di sintassi e di grammatica.

    Le conseguenze sono gravi perché anche la democrazia, la libertà di parola, la certezza della giustizia, la convivenza civile si basano su una maggior cultura e non, come sta succedendo, con una costante e pericolosa regressione culturale ed incapacità di ragionamento.

    Se una persona non è in grado di esprimersi in modo compiuto, di decodificare correttamente i messaggi, palesi o surrettizi, che arrivano da tutte le parti, false notizie comprese, questa persona non è più libera e se non è libera non sarà in grado di difendere se stessa, di comprendere gli altri, di vivere dando il suo contributo al rafforzamento della democrazia, unico strumento per mantenere la pace e raggiungere un autentico equilibrio nella società.

    L’ignoranza non è mai una scusa e diventa una colpa sopratutto di chi consente che intere generazioni siano state e siano di fatto escluse, emarginate o comunque più deboli per colpa di sistemi scolastici inefficienti e perché si è in gran parte lasciato ai sistemi informatici l’educazione culturale e sociale.

  • Preparare le università dell’UE al futuro grazie a una maggiore cooperazione transnazionale

    Oggi più che mai la società europea ha bisogno del contributo delle università e degli altri istituti di istruzione superiore. L’Europa deve affrontare sfide importanti, tra cui i cambiamenti climatici, la trasformazione digitale e l’invecchiamento della popolazione, proprio in un momento in cui è colpita dalla più grande crisi sanitaria mondiale degli ultimi cento anni e dalle sue ricadute economiche. Le università e l’intero settore dell’istruzione superiore si trovano in una posizione unica, al crocevia tra istruzione, ricerca e innovazione, per plasmare economie sostenibili e resilienti e rendere l’Unione europea più verde, inclusiva e digitale.

    Le due nuove iniziative adottate, una strategia europea per le università e una proposta della Commissione di raccomandazione del Consiglio su costruire ponti per un’efficace collaborazione a livello europeo nel campo dell’istruzione superiore, sosterranno le università in questo sforzo.

    L’Europa ospita quasi 5.000 istituti di istruzione superiore, 17,5 milioni di studenti nell’istruzione terziaria, 1,35 milioni di docenti nell’istruzione terziaria e 1,17 milioni di ricercatori. Questa strategia intende sostenere tutte le università europee e permettere loro di adattarsi all’evoluzione delle condizioni, di prosperare e di contribuire alla resilienza e alla ripresa dell’Europa. Essa propone una serie di azioni importanti volte a sostenere le università europee nella realizzazione di quattro obiettivi:

    • rafforzare la dimensione europea dell’istruzione superiore e della ricerca;
    • consolidare il ruolo delle università quali centri di riferimento dello stile di vita europeo mediante azioni di sostegno incentrate sulle carriere in ambito accademico e nel settore della ricerca, sulla qualità e sulla pertinenza per competenze adeguate alle esigenze future, sulla diversità, sull’inclusione, sulle pratiche democratiche, sui diritti fondamentali e sui valori accademici;
    • dare alle università gli strumenti per diventare agenti fondamentali di cambiamento nella duplice transizione verde e digitale;
    • rafforzare le università quali motori del ruolo e della leadership dell’UE a livello mondiale.

    La proposta della Commissione di raccomandazione del Consiglio intende consentire una cooperazione più stretta e approfondita fra gli istituti europei di istruzione superiore e agevolare l’attuazione di attività e programmi transnazionali congiunti nel campo dell’istruzione, che prevedano la messa in comune di capacità e risorse o il conferimento di diplomi comuni. Gli Stati membri sono invitati ad adottare misure e a creare le condizioni adeguate a livello nazionale per permettere tale cooperazione transnazionale più stretta e sostenibile come pure un’attuazione più efficace di attività congiunte nei settori dell’istruzione e della ricerca e degli strumenti dello spazio europeo dell’istruzione superiore (Bologna). La proposta faciliterà il flusso di conoscenze e creerà un legame più stretto tra istruzione, ricerca e comunità industriali innovative. L’obiettivo è specialmente quello di sostenere l’offerta di opportunità di apprendimento permanente di qualità elevata per tutti, con particolare attenzione alle abilità e alle competenze maggiormente richieste per far fronte alle attuali esigenze dell’economia e della società.

    La dimensione europea dell’istruzione superiore e della ricerca sarà rafforzata da quattro iniziative faro entro la metà del 2024:

    • arrivare a 60 Università europee, coinvolgendo oltre 500 istituti di istruzione superiore, entro la metà del 2024, con un bilancio indicativo Erasmus+ pari a 1,1 miliardi di € per il periodo 2021-2027. L’obiettivo è sviluppare e stabilire una cooperazione strutturale, sostenibile e sistemica comune a lungo termine in materia di istruzione, ricerca e innovazione, istituendo campus interuniversitari europei in cui studenti, personale e ricercatori di tutte le parti d’Europa possano beneficiare agevolmente della mobilità e creare nuove conoscenze insieme, in una prospettiva che superi i confini tra paesi e discipline;
    • lavorare all’elaborazione di uno statuto giuridico per le alleanze degli istituti di istruzione superiore che consenta a tali istituti di mettere in comune le loro risorse e capacità e i loro punti di forza, con un progetto pilota Erasmus+ a partire dal 2022;
    • lavorare alla creazione di un diploma europeo comune per riconoscere il valore delle esperienze transnazionali nel titolo di istruzione superiore conseguito dagli studenti e ridurre la burocrazia per la realizzazione di programmi comuni;
    • potenziare l’iniziativa relativa alla carta europea dello studente con l’introduzione di un identificativo univoco di studente europeo disponibile per tutti gli studenti in mobilità nel 2022 e per tutti gli studenti delle università d’Europa entro la metà del 2024, al fine di agevolare la mobilità a tutti i livelli.

    Il coordinamento degli sforzi tra l’UE, gli Stati membri, le regioni, la società civile e il settore dell’istruzione superiore è fondamentale per concretizzare la strategia europea per le università. La Commissione invita il Consiglio, gli Stati membri e le università a discutere di questa agenda strategica e a collaborare per preparare le università alle esigenze future.

    La proposta della Commissione di raccomandazione del Consiglio “Costruire ponti per un’efficace collaborazione a livello europeo nel campo dell’istruzione superiore” sarà discussa con gli Stati membri. Quando la raccomandazione sarà stata adottata dal Consiglio, la Commissione sosterrà gli Stati membri e le parti interessate nella sua attuazione.

    Fonte: Commissione europea

  • La Commissione pubblica un invito a presentare progetti da 1 milione di € per le scuole superiori di giornalismo

    La Commissione ha pubblicato un invito a presentare progetti per lo sviluppo di un programma e di materiale didattico per un corso sull’Unione europea e sulla politica di coesione dell’UE destinato ai futuri giornalisti.

    Elisa Ferreira, Commissaria per la Coesione e le riforme, ha dichiarato: “Con questo invito la Commissione risponde alla richiesta di molti studenti dell’UE. Si tratta di un’opportunità straordinaria per stimolare il dibattito accademico sull’UE e sulla sua politica di coesione, nonché per migliorare le conoscenze degli studenti e promuovere la cooperazione tra le università e le altre istituzioni dell’UE.

    I beneficiari dovranno elaborare una strategia di sviluppo, creare una rete di istituti di istruzione superiore e svilupparne la didattica. Le proposte possono essere presentate da università e altri istituti di istruzione giornalistica del primo ciclo e degli altri cicli dell’istruzione superiore. I candidati devono essere situati in uno Stato membro dell’UE e accreditati conformemente alla legislazione in vigore in tale paese. La Commissione coprirà il 95% dei costi del progetto.

    Il termine per la presentazione delle candidature è il 21 aprile 2022, ore 13.00. La Commissione prevede di comunicare i risultati nel giugno 2022. Maggiori informazioni sono disponibili sul sito web della Commissione.

    Fonte: Commissione europea

  • Università e ricerca

    La formazione rimane un nodo centrale nel sistema di sviluppo di un paese avanzato e in Italia l’offerta formativa è sempre stata molto alta con un livello di offerta didattica di alto profilo sin dai licei e poi negli Atenei, cosa questa che produce un gruppo di giovani italiani ben formati, adeguatamente preparati e sostenuti, come sempre nella tradizione italica, da molto entusiasmo, idee innovatrici e fantasia creativa. Anzitutto, soprattutto nell’ambito scientifico ci vorrebbe un cambio di marcia e una inversione di tendenza nelle regole di ammissione alle Università: non numero chiuso, non test di ammissione spesso ineseguibili e senza un senso logico, ma ammissione libera a tutti con vincoli poi meritocratici di avanzamento e di sgravio contributivo di iscrizione sulle tasse accademiche (chi non riesce a sostenere almeno il 70% degli esami previsti per quell’anno accademico non può proseguire nel percorso).

    Una volta completato il ciclo è necessario investire sull’assorbimento universitario e tecnologico dei giovani formati per evitare che fuggano all’estero per realizzare le proprie linee di ricerca. Non è un caso che l’European Research Council (da una recente ricerca di Mondo Economico) su 327 progetti ne assegni ben 47 agli italiani ma solo 17 scelgono di condurre le proprie ricerche in Italia, fuggendo soprattutto in UK, Germania, Olanda, Francia e Stati Uniti. Ma i posti universitari spesso non solo non vengono banditi (l’Italia ha 9.000 dottorati di ricerca all’anno contro i 15.000 francesi e 28.000 tedeschi) ma risentono di pochi fondi per sopperire alle ricerche. In Italia infatti l’investimento annuo per cittadino in ricerca pubblica è di 150 euro contro i 250 francesi e 400 tedeschi. Sarebbe quindi importante che il Governo capisca questa esigenza di investimento di sapere e tecnologico perché esso è direttamente proporzionale non solo all’innalzamento del prestigio tricolore a livello internazionale, ma anche e soprattutto per permettere uno sviluppo tecnologico che faccia da motore allo sviluppo economico pubblico e privato che dovrebbe sempre più poter entrare con regole più semplici nel possibile sostentamento e finanziamento della ricerca che è e deve rimanere pubblica.

  • Dalla Ue 600 milioni a 397 giovani ricercatori europei

    Dai nuovi materiali fotoluminescenti, ai ‘cappotti’ per gli edifici per ridurre i pericoli delle isole di calore fino ai nanofilamenti per i computer quantistici: sono alcuni 397 progetti innovativi di ricerca vincitori dei finanziamenti Starting grant a cui il Consiglio Europeo della Ricerca (Erc) ha stanziato 619 milioni di euro, assegnati nell’ambito del nuovo programma quadro Horizon Europe della Commissione Europea. Ben 58 sono guidati da italiani – la seconda più folta schiera per nazionalità dopo i tedeschi – ma solo 28 sono i progetti ad essere ospitati da istituzioni italiane.

    Sono 22 i Paesi che si sono aggiudicati quest’anno i finanziamenti per giovani ricercatori (Starting grnats) assegnati dall’Erc a 397 persone di 45 differenti nazionalità tra oltre 4000 proposte ricevute. A guidare la classifica per numero di progetti ospitati è la Germania (72), seguita da Francia (53) e Regno Unito (46) con l’Italia solo sesta con 28 vincitori così come la Svizzera. A guidare la lista in base alla nazionalità dei ricercatori è sempre la Germania con 67 seguiti dagli italiani al secondo posto, con ben 58 progetti vinti, e Francia (44) mentre i britannici sono solo noni con 12 ricercatori. I finanziamenti Erc vengono assegnati dal 2007 per promuovere i ricercatori più creativi la cui attività sono basate in Europa e questa sezione dei premi pubblicata oggi (Starting grants) è dedicata in particolare ai giovani e l’avvio di ricerche considerate particolarmente interessanti in tutti i settori di ricerca, dalla fisica alle scienze umane. Dei 397 ricercatori premiati il 43% sono donne, il 37% in più rispetto allo scorso anno.

    Per quanto riguarda l’Italia sono 28 i vincitori che svolgono la loro attività di ricerca nel nostro Paese, distribuiti in 17 tra università ed enti di ricerca: le università di Milano, Padova, Bologna, Pavia, Sapienza di Roma, Federico II di Napoli, Firenze, Perugia, Ca’ Foscari di Venezia, Bocconi di Milano, Genova, Modena e Reggio Emilia, Humanitas, il Politecnico di Bari, Human Tecnopole, Scuola Normale Superiore di Pisa e Istituto Italiano di Tecnologia (Iit). Tantissimi i temi: dai nuovi materiali fotoluminescenti di Daniele Cortecchia dell’Iit alla ricerca di nuove tecniche per il raffreddamento passivo degli edifici e ridurre i pericoli delle isole di calore guidata Anna Laura Pisello dell’Università di Perugia, passando dai tentativi di scoprire l’origine dell’acqua presente sul pianeta dallo studio dei diamanti, guidato da Martha Giovanna Pamato dell’Università di Padova, fino a Nanowhyr guidato da Marta De Luca della Sapienza per sviluppare nuove tecnologie per i computer quantistici. Ben 15 dei progetti ospitati in Italia sono guidati da ricercatrici, un dato sopra la media europea.

    “Lasciare che i giovani talenti prosperino in Europa e perseguano le loro idee più innovative: questo è il miglior investimento per il nostro futuro, anche considerando la concorrenza in continua crescita a livello globale. Dobbiamo fidarci dei giovani e delle loro intuizioni su quali aree saranno importanti domani”, ha commentato la presidente del Consiglio Europeo delle Ricerche, Maria Leptin.

  • Docenti marocchini accusati di richieste di sesso in cambio di voti

    Quattro docenti universitari in Marocco sono comparsi in tribunale accusati di offrire voti migliori alle studentesse in cambio di sesso. Sono accusati di incitamento alla dissolutezza, discriminazione di genere e violenza contro le donne. Un quinto docente è comparso in tribunale mercoledì con l’accusa di aggressione e brutali percosse.

    Lo scandalo riguarda la Hassan First University nella città di Settat, ma è solo l’ultimo di una serie di denunce di molestie sessuali nelle università marocchine negli ultimi anni. La maggior parte degli accusati non è andata a processo.

  • I ministri del G20 adottano una dichiarazione per mettere la ricerca, l’istruzione superiore e la digitalizzazione al servizio della lotta contro il coronavirus

    I ministri della ricerca e dell’istruzione superiore presenti alla prima riunione del G20 sulla ricerca e l’istruzione hanno adottato la “Dichiarazione dei ministri del G20 sulla mobilitazione della ricerca, dell’istruzione superiore e della digitalizzazione a favore di una ripresa sostenibile, resiliente e inclusiva”. La dichiarazione è incentrata su tre pilastri: 1. far fronte alla natura mutevole delle competenze; 2. principi e valori etici della ricerca e dell’istruzione superiore; 3. verso una comprensione comune degli spazi digitali.

    La Commissaria per l’Innovazione, la ricerca, la cultura, l’istruzione e i giovani Mariya Gabriel, che ha partecipato virtualmente alla riunione, ha commentato: “Questo processo permetterà di sfruttare al meglio tutto il potenziale della digitalizzazione nell’istruzione superiore e nella ricerca. È nostra intenzione sviluppare una forza lavoro digitale qualificata e un ecosistema connesso di infrastrutture di ricerca digitale basato su principi scientifici aperti e valori etici condivisi.”

    La dichiarazione è in linea con i lavori dell’UE diretti a realizzare e rafforzare lo Spazio europeo della ricerca e lo Spazio europeo dell’istruzione, ad attuare il nuovo  piano d’azione per l’istruzione digitale e a sfruttare il potenziale di ricerca e innovazione degli istituti di istruzione superiore in Europa.

    Fonte: Commissione europea

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