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  • Torna la voglia di viaggiare, boom del traffico aereo

    La voglia di viaggi e vacanze dopo pandemia e lockdown fa decollare il trasporto aereo in Italia, che registra un vero e proprio boom nel primo semestre dell’anno, col volume dei passeggeri quadruplicato rispetto ai primi sei mesi del 2021.

    “Non siamo ancora nelle condizioni pre-pandemia, ma la tendenza appare positiva rispetto all’anno scorso”, sottolinea l’Enac (Ente Nazionale per l’Aviazione Civile) nel suo rapporto semestrale, spiegando che rispetto all’anno scorso si registra un “incremento di passeggeri trasportati del 314%”. E sono “più che raddoppiati anche i movimenti, vale a dire il numero di decolli ed atterraggi negli aeroporti italiani”. I dati snocciolati da Enac rivelano che mancano ancora “circa 20 milioni di passeggeri” all’appello per pareggiare il risultato del 2019: un -23,5% rispetto al primo semestre di tre anni fa. “Il risultato è comunque condizionato dai primi mesi dell’anno, in cui erano ancora in vigore stringenti restrizioni per poter volare”, spiega l’Ente.

    A trainare la ripresa nel corso del semestre, oltre al mercato domestico, è il boom di partenze e arrivi dalle Americhe”. Ma anche la ripresa dei collegamenti con le destinazioni ad est dell’Europa: Medio Oriente e Asia. Complessivamente, il numero di passeggeri trasportati da e verso destinazioni extraeuropee “totalizza un +588% che restituisce la fotografia di una rinnovata voglia di viaggiare”, sottolinea l’Enac. Dai dati emerge anche come nel primo semestre sia salito il comparto cargo del trasporto aereo. La merce trasportata si conferma in crescita, sia rispetto al 2021 (+6%), che rispetto al 2019 (+3%).

    E la forte ripresa del traffico aereo spinge anche l’utile semestrale di Enav, la società che gestisce il traffico aereo civile in Italia, raddoppiato a 27,7 milioni di euro rispetto al primo semestre 2021. I voli sull’Italia, nel primo semestre dell’anno sono cresciuti del 158,7% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno mentre a livello europeo si è registrata una crescita media del 128,7%, spiega il gruppo. I ricavi totali sono così saliti a 412,1 milioni di euro in crescita del 9,9% rispetto al primo semestre 2021. I ricavi da attività operativa a 392,5 milioni di euro più che raddoppiati rispetto al primo semestre 2021, mentre il margine operativo lordo (Ebitda) ha raggiunto quota 97 milioni di euro in aumento del 26,6% rispetto al primo semestre 2021. “I dati del primo semestre confermano un’evidente e costante crescita dei volumi di traffico in Italia e in Europa”, ha spiegato l’amministratore delegato di Enav, Paolo Simioni, sottolineando che “questi elementi ci fanno guardare al futuro con rinnovato ottimismo e rappresentano altresì le basi necessarie per dare continuità al nostro progetto industriale che punta all’innovazione e alla digitalizzazione”.

    Intanto l’Antitrust punta un faro sullo sciopero del trasporto aereo dello scorso 17 luglio, secondo quanto rende noto il Codacons che aveva presentato una denuncia dopo la protesta indetta da piloti ed assistenti di volo di Easyjet, Volotea, Ryanair, Malta Air e Crew link e dai lavoratori della stessa Enav. Nel suo esposto l’associazione dei consumatori ha segnalato all’Antitrust le possibili violazioni del Codice del Consumo da parte delle compagnie aeree in merito ai doveri informativi nei riguardi dei passeggeri che si sono trovati,  inaspettatamente e senza idoneo preavviso, i propri voli cancellati. I vettori aerei protagonisti dello sciopero –  secondo l’associazione – non avrebbero informato i passeggeri, o  non l’avrebbero informati in maniera adeguata, preventivamente e in tempo utile circa l’impossibilità di effettuare determinati voli, pur essendo a conoscenza delle ragioni dello sciopero che avrebbero potuto causare la soppressione.

  • La Commissione approva un regime italiano da 56,25 milioni di euro a sostegno delle agenzie di viaggio e dei tour operator nel contesto della pandemia di coronavirus

    La Commissione Europea ha approvato uno schema italiano da 56,25 milioni di euro a sostegno delle agenzie di viaggio e dei tour operator nel contesto della pandemia di coronavirus. La misura è stata approvata nell’ambito del quadro temporaneo degli aiuti di Stato. Secondo il regime, l’aiuto assumerà la forma di esenzioni dal pagamento dei contributi previdenziali per il periodo compreso tra aprile e agosto 2022. L’importo esatto dell’esenzione per beneficiario sarà calcolato in base al numero di dipendenti nel periodo di riferimento. Qualora l’importo complessivo dei contributi previdenziali dovuti per tale periodo ecceda il budget complessivo del regime, l’esenzione sarà ricalcolata e applicata mensilmente. La Commissione ha riscontrato che il regime italiano è in linea con le condizioni stabilite nel quadro temporaneo. In particolare, l’aiuto (i) non supererà i 2,3 milioni di euro per beneficiario; e ii) sarà concesso entro il 30 giugno 2022. La Commissione ha pertanto concluso che la misura è necessaria, adeguata e proporzionata per porre rimedio a un grave turbamento dell’economia di uno Stato membro.

    Fonte: Commissione europea

  • Sospesa ExoMars, la missione congiunta su Marte di Europa e Russia

    Aveva acceso il sogno di poter scoprire se su Marte c’è stata, o c’è ancora, la vita, anche se in forme molto elementari, ma bisognerà aspettare ancora: è stato sospeso il lancio previsto in settembre della missione ExoMars, finora condotta congiuntamente dalle agenzie spaziali di Europa (Esa) e Russia (Roscomos). Lo ha deciso il Council dell’Esa, al termine della riunione di due giorni a Parigi. “E’ stata una decisione triste, quella di sospendere il lancio di ExoMars a causa dell’invasione dell’Ucraina da parte della Russia”, ha detto all’Ansa il direttore generale dell’Esa, Josef Aschbacher. “Le sanzioni imposte alla Russia dall’Europa – ha aggiunto – non permettono di continuare campagna di lancio. Non possiamo immaginare un lancio con la Russia”.

    La sospensione della collaborazione fra Europa e Russia riguarda anche le quattro missioni (Galileo M10, Galileo M11, Euclid e EarthCare), già pronte per essere lanciate dai razzi russi Soyuz, sia dalla base europea di Kourou (Guyana Francese) sia dal territorio russo. All’orizzonte si apre l’opportunità offerta dai nuovi lanciatori europei Ariane 6 e Vega C, anche se si tratterà di risolvere il problema delle componenti di fabbricazione ucraina.

    La collaborazione procede invece regolarmente a bordo della Stazione Spaziale Internazionale (Iss): “l’obiettivo principale – ha detto l’Esa – è continuare a garantire la sicurezza delle operazioni a bordo della Iss, comprese quelle volte alla sicurezza dell’equipaggio”. Al momento sono confermati i prossimi voli sia da parte europea (quello di Samantha Cristoforetti in aprile a bordo della navetta americana Crew Dragon), sia da parte russa (quello di tre cosmonauti che domani si preparano a partire con la Soyuz per raggiungere la Iss.

    Dopo aver sospeso una collaborazione con la Russia iniziata negli anni ’90, adesso comincia una fase di riorganizzazione dell’Europa dello spazio. Si tratta di definire una nuova data per il lancio di ExoMars e al momento la più probabile è il 2026, ha detto Aschbacher. “Adesso si tratta di lavorare con l’industria per studiare in dettaglio quali componenti dei veicoli russi potranno essere sostituiti da parte dell’industria europea, oppure di quella statunitense”, ha detto ancora Aschbacher. “Questo è quanto ci prepariamo a fare nei prossimi mesi e sarà un lavoro complesso perché la tecnologia spaziale è molto complessa”. Un lavoro che procederà per gradi e la prima tappa è fissata in giugno, quando si prevede “un nuovo incontro per esaminare le possibili opzioni”. Complessivamente, secondo il direttore dell’Esa la sostituzione della tecnologia russa richiederà almeno tre anni di lavoro.

    Una lunga attesa che, secondo il direttore per l’Esa dell’Esplorazione umana e robotica, David Parker, non riuscirà a scalfire il primato scientifico e tecnologico europeo legato a questa missione: “lanceremo più tardi”, ha detto, “ma saremo comunque i primi a perforare il suolo di di Marte fino alla profondità di due metri in cerca di tracce di vita”.

  • Ucraina, ANMVI: supporto alla regolarizzazione dei pets

    Il Presidente dell’ANMVI ha scritto al Ministero promuovendo il coinvolgimento dei Medici Veterinari liberi professionisti nella regolarizzazione dei pets al seguito di rifugiati ucraini in Italia. “Coordinandosi con l’Autorità Competente, in particolare con i Servizi Veterinari territorialmente competenti, i Medici Veterinari liberi professionisti potrebbero essere invitati, anche a titolo gratuito, ad eseguire adempimenti minimi necessari, come l’identificazione/registrazione e la vaccinazione antirabbica stante che l’Italia non ha previsto alcuna deroga di profilassi e pertanto sul territorio nazionale non sono ammessi pets da Paesi UE o extra UE non vaccinati contro la rabbia“.

    Lo scrive il Presidente dell’ANMVI Marco Melosiin una lettera inviata al Capo dei Servizi Veterinari italiani, Pierdavide Lecchini.
    Il riferimento è alle misure eccezionali disposte dalla Direzione Generale della Sanità Animale (Dgsaf) per consentire l’ingresso nell’UE di animali domestici movimentati al seguito di rifugiati provenienti dall’Ucraina. L’Italia è fra i Paesi che hanno dato seguito alle indicazioni della Commissione Europea per facilitare gli spostamenti. Una volta nel Paese di destinazione, i pets devono essere regolarizzati.

    Desideriamo suggerire e promuovere il ricorso ai Medici Veterinari liberi professionisti, a supporto degli interventi necessari per conformare i suddetti pets ai requisiti del regolamento (UE) 576/2013 – scrive Melosi –  quanto sopra anche alla luce di stime di consistenti ingressi in Italia di cittadini ucraini con pet al seguito“.

    Fonte: Comunicato ANMVI

  • Il Covid non ha fermato l’emigrazione degli italiani all’estero

    Neanche nel 2020, l’anno della pandemia, si è fermata la migrazione degli italiani oltre confine: il volume delle cancellazioni anagrafiche per l’estero è stato di circa 160mila unità e ha segnato un forte calo (-10,9% sul 2019), soprattutto per la riduzione di circa un terzo delle emigrazioni di residenti non italiani. Ma nel complesso il numero di espatri dei cittadini italiani (pari a 120.950) è diminuito soltanto dello 0,9%. A certificarlo è l’Istat con un report dedicato alle iscrizioni e cancellazioni anagrafiche nel 2020.

    Sui flussi in uscita, sottolinea l’Istituto di statistica, ha pesato naturalmente “l’effetto diretto delle restrizioni alla mobilità internazionale, attuate per contrastare la diffusione del virus”. Nell’anno esaminato – caratterizzato da una mobilità interna che ha riguardato 1 milione e 334mila trasferimenti (-10,2%) – il flusso più consistente di cancellazioni per trasferimento della residenza all’estero si è registrato nel Nord-ovest (36mila, +10% rispetto al 2019), seguito dal Nord-est (27mila, +2%) e dal Centro (20mila, +4%), mentre sono diminuiti sensibilmente i flussi dal Mezzogiorno (39mila, -13% rispetto al 2019). Per l’Istat il tasso di “emigratorietà” più elevato si è verificato in Valle d’Aosta, Trentino-Alto Adige (in una posizione geografica di confine che facilita gli spostamenti con l’estero) e Molise (più di 3 italiani per 1.000 residenti); a seguire Marche, Veneto, Lombardia ed Emilia-Romagna (tassi di circa 2,5‰). Le regioni con il tasso di “emigratorietà” per l’estero più basso sono invece Puglia e Lazio (circa 1,5‰).

    Sotto l’aspetto dei passaggi alle frontiere il 2020 ha evidenziato anche un +83% di rientri di cittadini italiani da Regno Unito, Germania e Svizzera, ma sono aumentati anche del 18% gli espatri nel Regno Unito, pari in tutto a 36mila persone, “valore record verso questa destinazione anche nell’anno della pandemia”, spiega l’istituto di Via Balbo. Gli italiani che nel 2020 hanno deciso di espatriare sono soprattutto uomini (54%), ma fino ai 25 anni non si rilevano forti differenze di genere (20mila per entrambi i sessi) e la distribuzione per età è perfettamente sovrapponibile. A partire dai 26 anni in poi invece gli emigrati iniziano a essere costantemente più numerosi delle emigrate: dai 75 anni in poi le due distribuzioni tornano a sovrapporsi. L’età media di coloro che hanno scelto di vivere all’estero è di 32 anni per gli uomini e di 30 per le donne. Un emigrato su 5 ha meno di 20 anni, 2 su 3 hanno un’età compresa tra i 20 e i 49 anni mentre la quota di ultracinquantenni è pari al 14%. Inoltre, sempre nel 2020, sono stati poco più di 40mila i giovani italiani tra i 25 e i 34 anni che hanno deciso di espatriare (il 33% del totale), di questi 2 su 5 (18mila) sono in possesso di almeno la laurea (+10% rispetto al 2019).

    Sul fronte interno l’Istat rileva infine che i saldi migratori per 1.000 residenti più elevati si hanno in Emilia-Romagna e nella provincia autonoma di Trento (+3‰), quelli più bassi in Basilicata (-4,6‰), Calabria (-4,4‰) e Molise (-3,6‰). Ma in generale le regioni del Centro-Nord mostrano saldi netti positivi o prossimi allo zero, diversamente da quelle del Mezzogiorno, dove in tutte si riscontrano perdite nette di popolazione.

  • Certificato digitale UE: dal primo febbraio al via il periodo di accettazione di 270 giorni

    A partire dal primo febbraio iniziano ad applicarsi le nuove norme relative al periodo standard di accettazione di 270 giorni per i certificati di vaccinazione COVID digitali dell’UE utilizzati per viaggiare all’interno dell’Unione. In linea con le nuove norme stabilite nel regolamento delegato della Commissione del 21 dicembre 2021, gli Stati membri devono accettare i certificati di vaccinazione per un periodo di 270 giorni (9 mesi) dal completamento del ciclo di vaccinazione primario.

    Nel caso dei vaccini monodose, ciò significa 270 giorni dalla prima e unica dose. Per i vaccini a due dosi significa 270 giorni dalla seconda dose o, in linea con la strategia nazionale di vaccinazione, la prima e unica dose dopo la guarigione dal virus. Gli Stati membri non dovrebbero prevedere periodi di accettazione diversi per i viaggi all’interno dell’Unione europea. Il periodo standard di accettazione non si applica ai certificati relativi alle dosi di richiamo.

    Le norme si applicano solo ai certificati di vaccinazione usati per viaggiare nell’UE. Gli Stati membri possono applicare norme diverse quando il certificato COVID digitale dell’UE viene usato in un contesto nazionale, ma sono invitati ad allinearsi al periodo di accettazione stabilito a livello dell’Unione.

    Dal primo febbraio si applicheranno nuove norme anche per quanto riguarda la codifica delle dosi di richiamo nel certificato COVID digitale dell’UE. Come già chiarito a dicembre, le dosi di richiamo saranno registrate come: 3/3 per una dose di richiamo successiva a un ciclo di vaccinazione primario a due dosi; 2/1 per una dose di richiamo successiva a un ciclo di vaccinazione monodose o a una dose di un vaccino bidose somministrato a una persona guarita. I certificati rilasciati secondo modalità diverse prima di tale chiarimento devono essere corretti e rilasciati nuovamente, al fine di garantire che le dosi di richiamo possano essere distinte dallo status di vaccinazione completa.

    Fonte; Commissione europea

  • Re-Open EU: lo sportello unico per le misure sanitarie e di viaggio

    La piattaforma Re-open EU contiene le informazioni necessarie per viaggiare in sicurezza in tutti gli Stati membri dell’UE e in altri paesi europei. Con l’approssimarsi delle vacanze invernali la piattaforma mette a disposizione dei cittadini informazioni transfrontaliere aggiornate e di qualità per la circolazione libera e sicura delle persone nell’UE.

    In particolare Re-open EU dà informazioni sulle varie misure in atto, tra cui le regole di quarantena e test per viaggiare, il certificato COVID digitale dell’UE per esercitare il diritto di libera circolazione e le app mobili di tracciamento dei contatti e di allarme per il coronavirus.

    Gli Stati membri hanno convenuto di avvalersi di Re-open EU e di fornire al pubblico, con il massimo anticipo possibile rispetto all’entrata in vigore delle nuove misure, informazioni chiare, complete e tempestive sulle eventuali restrizioni alla libera circolazione, sugli eventuali requisiti complementari e sulle misure applicate ai cittadini provenienti da zone a rischio.

    Re-Open EU è operativa dal giugno 2020 e accessibile come sito web e app.

    Fonte: Commissione europea

  • Boom di passeggeri in vista per le crociere del 2022

    Civitavecchia, Genova e Palermo primi tre porti italiani. Italia ancora leader nel Mediterraneo nonostante numeri nel 2020 crollati a quelli di 30 anni prima. E una crescita prevista nel 2022 del 118%, a sfiorare i livelli pre-pandemia. Sono questi i dati emersi dall’Italian Cruise Watch, il rapporto di ricerca realizzato da Risposte Turismo sui dati aggiornati del comparto crocieristico e sulle previsioni per il 2022. Con l’occasione dal ministro del turismo Massimo Garavaglia è giunto un importante riconoscimento all’intero comparto: “Lo scorso anno, vedere che nonostante la situazione le navi da crociera giravano ha dato fiducia – ha detto -. Vedere protocolli che funzionavano ha consentito di accelerare alcune ripartenze. Dimostrare nei fatti che ‘si poteva fare’ ha consentito di avere un’estate che è ripartita subito: non era così scontato”.

    Tornando al rapporto Italian Cruise Watch, “nel 2020 prevedevamo una crescita di ulteriori 13 milioni di passeggeri rispetto ai numeri già da record del 2019, il comparto era quindi in salute – ha spiegato Francesco Di Cesare”. L’inizio del 2020 ha confermato le previsioni, poi è scoppiata la pandemia e le compagnie di crociera nel 2020 hanno avuto circa 6 milioni di passeggeri, con un crollo ai dati di 30 anni fa. “Il 2021 è iniziato ancora peggio, poi la ripartenza ci ha permesso di migliorare e a fine 2021 dovremmo arrivare a 14. Numeri ancora distanti da quelli pre-pandemia, quando erano 30 milioni”, ha sottolineato.

    I primi 10 porti in classifica sono Civitavecchia, Genova, Palermo, Bari, Napoli, Savona, Trieste, Monfalcone, La Spezia e Taranto: ci sono novità come Monfalcone e porti che sono calati molto come Venezia. La Liguria è la prima per passeggeri, la Sicilia invece per toccate nave. “L’Italia è leader nel Mediterraneo, da molti punti di vista – ha spiegato Di Cesare – negli anni abbiamo calcolato anche tutta una serie di indici e percentuali che confermano questa leadership. Nella cantieristica (con Fincantieri a costruire 4 navi su 10), nel traffico e nella reattività. E nella top20 del Mediterraneo ci sono sempre dai 9 agli 11 scali italiani”.

    Il mancato contributo della crocieristica all’economia turistica italiana nel biennio 2020-21 è stato di 1,7 miliardi, quanto alle spese dei passeggeri e non al resto dell’economia prodotta e movimentata dall’intera industria. Una ricaduta che ha toccato soprattutto shopping, escursioni e attività ricreative, culturali e sportive. La ripartenza 2021 ha già riattivato 3,6 milioni di ore lavoro rispetto al crollo del 2020. Per il 2022 “prevediamo 5,98 milioni di passeggeri movimentati (+118% rispetto al 2021), con 2.900 toccate nave in più. Ipotizziamo che Civitavecchia rimarrà il primo porto in classifica in Italia e nel Mediterraneo, con Napoli in forte recupero a superare Genova”, ha spiegato. E’ poi atteso un aumento di investimenti nei porti di 829 milioni tra 2022e il 2024 su infrastrutture, interventi di dragaggio e terminal. Saranno 77 i vari di nuove navi, il 60% delle quali di piccole dimensioni con meno di 1.000 passeggeri.

  • Le reti europee di trasporto non colmano il gap tra Est e Ovest del Vecchio Continente

    Non solo stato di diritto. Europa dell’Est e dell’Ovest restano divise anche sul piano infrastrutturale. E in futuro la realizzazione delle reti transeuropee dei trasporti (Ten-T), che pure apporterà dei miglioramenti, non modificherà in modo significativo il quadro attuale. È quanto emerge da diversi progetti di ricerca dedicati all’accessibilità ai mercati dei collegamenti aerei, marittimi, stradali e ferroviari in Ue, a cura del programma studi Espon, specializzato in analisi regionali.

    Nella maggior parte delle regioni europee, osservano i ricercatori, si sono registrati dei cambiamenti nell’accessibilità che hanno riguardato tutti i mezzi di trasporto. In particolare, in Europa Sud-occidentale e settentrionale ci sono stati i miglioramenti più significativi nel trasporto su strada, mentre nel Sud Italia, nel Nord della Grecia, nella maggior parte del Portogallo e della Spagna, in Svezia, ma anche nelle regioni transfrontaliere (ad esempio tra Austria, Repubblica ceca, Ungheria e Slovacchia) è aumentata in larga parte l’accessibilità dei collegamenti ferroviari. Fanalino di coda l’Europa centro-orientale, nonostante i grandi progetti infrastrutturali che collegano Est e Ovest abbiano potenziato l’accesso potenziale ai mercati su strada e rotaia. Opposto il discorso per i collegamenti aerei che hanno portato a un notevole sviluppo dell’accessibilità.

    Complessivamente, le nuove reti di trasporto continuano ad avere prestazioni inferiori alle aspettative, principalmente a causa della mancanza di intermodalità, ossia il metodo di trasferimento merci che consente di spostare facilmente il carico da un mezzo di trasporto a un altro. Il gap tende ad assottigliarsi nelle capitali europee, in alcune città di media grandezza e nelle principali aree turistiche. Al contrario, i territori periferici si posizionano molto al di sotto della media Ue, nonostante gli investimenti in molteplici tipi di infrastrutture di trasporto. I modelli di accessibilità, sostengono i ricercatori, non sono destinati a cambiare con il completamento dei corridoi in cui si snodano le reti Ten-T. L’accessibilità su strada, che dovrebbe aumentare notevolmente in Europa sud-orientale entro il 2030, registrerà i valori più alti in Europa centrale. Quella per ferrovia, la cui crescita maggiore è prevista nelle regioni dell’Europa Sud-occidentale e centro-orientale (in misura minore in Bulgaria e Romania), resterà più elevata in Europa centrale. Nel caso dell’accessibilità per via aerea, si aprono tre possibili scenari. Nel primo, gli aeroporti regionali riescono ad aumentare il numero di passeggeri e dei voli, fungendo da gateway per territori più vasti. Nel secondo, la concorrenza fa perdere passeggeri e voli agli aeroporti regionali a favore dei principali aeroporti, con conseguente calo dell’accesso potenziale per le città di media grandezza. Nell’ultimo si verifica una diminuzione generale dei voli per motivi ambientali, che fa aumentare il divario di accessibilità tra il centro e la periferia d’Europa, mentre solo poche regioni capitali e grandi città rimangono competitive, comprese Roma-Milano, Madrid-Barcellona, Bucarest e Varsavia.

  • Dalla Commissione 60.000 pass ferroviari per i giovani europei

    Grazie a DiscoverEU la Commissione fornirà pass ferroviari gratuiti a 60.000 europei di età compresa tra i 18 e i 20 anni. Sarà possibile presentare domanda dalle ore 12.00 del 12 ottobre, alle ore 12.00 del 26 ottobre, per poter viaggiare nel 2022, che sarà proclamato Anno europeo dei giovani.

    Questo ciclo di candidature è aperto ai giovani europei nati tra il 1º luglio 2001 e il 31 dicembre 2003: eccezionalmente, a seguito del rinvio delle precedenti edizioni a causa della pandemia di COVID-19, potranno fare domanda anche i giovani di 19 e 20 anni.

    I candidati selezionati potranno viaggiare tra marzo 2022 e febbraio 2023 per un periodo massimo di 30 giorni. Poiché l’andamento della pandemia è ancora incerto, a tutti i viaggiatori saranno offerte prenotazioni flessibili attraverso un nuovo pass mobile. La data di partenza può essere modificata fino al momento della partenza. I pass di viaggio mobili hanno una validità di un anno. La Commissione consiglia a tutti i viaggiatori di verificare le eventuali restrizioni di viaggio su ReopenEU.

    I giovani con esigenze particolari sono vivamente incoraggiati a partecipare a DiscoverEU. La Commissione offrirà loro informazioni e consigli e coprirà le spese necessarie per l’assistenza speciale (accompagnatore, cane da assistenza, ecc.).

    I candidati prescelti possono viaggiare da soli o in gruppi formati al massimo da cinque persone (tutte rientranti nella fascia di età ammissibile). Per incoraggiare i viaggi sostenibili e contribuire in tal modo al Green Deal europeo, i partecipanti a DiscoverEU viaggeranno prevalentemente in treno. Tuttavia potranno anche utilizzare altri mezzi di trasporto come l’autobus o il traghetto o, in casi eccezionali, l’aereo così da rendere possibile una partecipazione da ogni angolo dell’UE. In tal modo potranno partecipare all’iniziativa anche i giovani che vivono in regioni remote o insulari.

    Ad ogni Stato membro è attribuita una quota di pass, in base al rapporto tra la sua popolazione e la popolazione totale dell’Unione europea.

    La Commissione ha lanciato DiscoverEU nel giugno 2018, a seguito di una proposta del Parlamento europeo. L’iniziativa è stata formalmente integrata nel nuovo programma Erasmus+ 2021-2027.

    DiscoverEU collega migliaia di giovani, dando vita a una comunità diffusa in tutta Europa. I partecipanti, che non si erano mai incontrati prima, si sono messi in contatto attraverso i social media, si sono scambiati consigli o hanno condiviso informazioni locali, hanno formato gruppi per viaggiare da una città all’altra o si sono ospitati a vicenda.

    Nel periodo 2018-2019, per un totale di 70 000 pass di viaggio disponibili hanno presentato domanda 350 000 candidati, il 66% dei quali ha viaggiato per la prima volta in treno fuori dal paese di residenza. Per molti si è trattato anche del primo viaggio senza genitori o accompagnatori adulti e la maggior parte ha dichiarato di essere diventata più indipendente. L’esperienza DiscoverEU ha consentito loro di comprendere meglio le altre culture e la storia europea, e di migliorare la conoscenza delle lingue straniere. I due terzi hanno dichiarato che non sarebbero stati in grado di acquistare il pass di viaggio senza DiscoverEU.

    Dal 2018, gli ex viaggiatori di DiscoverEU e quelli potenziali formano una comunità variegata e impegnata che si incontra sia online che dal vivo per condividere le proprie esperienze.

    I partecipanti sono invitati a diventare ambasciatori DiscoverEU per sostenere l’iniziativa e a contattare gli altri viaggiatori tramite il gruppo online DiscoverEU ufficiale per condividere esperienze e scambiare consigli, in particolare sulle esperienze culturali o su come viaggiare in modo digitale e sostenibile.

    Per presentare domanda i candidati ammissibili devono rispondere a un quiz a scelta multipla riguardante l’Unione europea in generale e altre iniziative dell’UE rivolte ai giovani. In una domanda aggiuntiva i candidati sono invitati a fare una stima del numero di candidature presentate per l’edizione in corso. Più la stima si avvicina alla risposta esatta, maggiore è il punteggio ottenuto. Questo consentirà alla Commissione di stilare una graduatoria dei candidati e quindi offrire pass di viaggio ai candidati in base alla graduatoria, fino ad esaurimento dei biglietti disponibili.

    Fonte: Commissione europea

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