Vino

  • Nel 2018 l’Ue ha esportato vini per 22,7 miliardi: la Francia batte l’Italia

    Nel 2018 gli Stati membri dell’Ue hanno esportato vino per un valore di 22,7 miliardi di euro. Sono i dati Eurostat pubblicati oggi. La Francia è leader, con quasi la metà (47%) delle spedizioni extra Ue per un valore di 5,4 miliardi. Seguono l’Italia (3,1 miliardi di euro, 26%) e la Spagna (1,2 miliardi di euro, 10%). Gli Stati Uniti sono i principali acquirenti delle etichette europee, con 3,8 miliardi di euro e il 33% delle esportazioni extra Ue, con Svizzera e Cina (rispettivamente al 9% e 8%) che sono le altre destinazioni principali.

    Considerando i flussi d’importazione, gli Stati membri hanno importato un totale di 13,4 miliardi di euro di vino, di cui il 20% da paesi extra Ue, in particolare dal Cile (0,6 miliardi di euro, 22%) e Australia (0,45 miliardi di euro, 17%). Gli importatori più forti di bottiglie da Paesi non europei, il ‘nuovo mondo’ del vino, sono Regno Unito (1,2 miliardi di euro, pari al 47% delle importazioni extra-Ue), Germania (0,3 miliardi di euro, 11%), Paesi Bassi (0,2 miliardi di euro, 9%) e Francia (0,2 miliardi di euro, 8%).

  • L’Italia è prima nella Ue per export di vino, gli italiani sono penultimi per consumi etilici

    Dai dati Eurostat relativi al 2017 emerge che le famiglie italiane sono le penultime in Europa, a pari merito con quelle greche, per la spesa destinata agli alcolici (0,9% contro lo 0,8% delle famiglie spagnole, che sono il fantino di coda europeo), mentre quelle che spendono di più in consumi di bevande alcoliche sono quelle di Estonia (prima con 5,2%), Lettonia (4,9%) e Lituania (4%), e poi, a seguire, di Polonia (3,5%), Repubblica ceca (3,3%) e Ungheria (3%). I tedeschi si situano nella parte bassa della classifica, vicino agli italiani, con 1,4% insieme ad austriaci e portoghesi. I francesi, invece, sono in posizione intermedia, con 1,8%. 

    La spesa delle famiglie d’Italia è rimasta invariata nell’arco dell’ultimo decennio (0,9% anche nel 2007), sostanzialmente in linea con la media Ue che ha visto solo un leggerissimo aumento dello 0,1%, dall’1,5% all’1,6%. Grecia e Spagna hanno anche loro registrato una crescita simile (rispettivamente +0,2% e +0,1%). Ugualmente stabile la spesa dei tedeschi, mentre i francesi marcano un +0,2%. I Paesi che nell’arco degli ultimi dieci anni hanno segnato gli aumenti maggiori sono la Romania (+0,4%, da 2,3% a 2,7%) e il Portogallo (+0,3%, da 1,1% a 1,4%). Al contrario, c’è stato un netto calo di spesa in alcolici per le famiglie bulgare (-1,3%, da 3% da 1,7%), lituane (-0,7%, da 4,7% a 4%) e finlandesi (-0,5%, da 3,3% a 2,8%). Nel complesso, nel 2017 gli europei hanno ‘investito’ in media l’1,6% della loro spesa per i consumi in alcolici, per un totale di oltre 310 miliardi di euro equivalenti allo 0,9% del pil Ue e a oltre 300 euro per abitante. Queste cifre non includono, però, le bevande alcoliche consumate in ristoranti e hotel.

    Sul fronte della produzione di vino, ancora Eurostat rileva che l’Italia è il primo Paese esportatore dell’Ue di vino con le ‘bollicine’: nel 2017, grazie in particolare a Prosecco e Asti spumante, sono stati raggiunti i 367 milioni di litri di vino frizzante italiano esportato, pari quasi alla metà (45%) dell’export totale dei 28 Paesi dell’Unione. In seconda posizione ma distaccata di quasi la metà arriva la Francia, dove a farla da padrone è lo Champagne, con 184 milioni di litri pari al 23% delle esportazioni europee. E terza, quasi a pari merito, c’è la Spagna, grazie al Cava, con 183 milioni di litri pari sempre circa al 23%. A distanza seguono poi la Germania (31 milioni di litri, 4%) e la Lettonia (10 milioni di litri, 1%). Insieme, quindi, Italia, Francia e Spagna costituiscono il 91% dell’export di vino frizzante prodotto nell’Ue. Il principale destinatario delle bottiglie con le ‘bolle’ al di fuori del mercato europeo sono gli Stati Uniti, che l’anno scorso hanno acquistato 127 milioni di litri di vino frizzante sui 315 milioni complessivi esportati extra-Ue, pari quindi al 40%. Seguono, ma con quantità decisamente inferiori, la Russia (32 milioni di litri, pari al 10%), il Giappone (26 milioni, 8%), la Svizzera (20 milioni, 6%), il Canada (14 milioni, 4%) e l’Australia (13 milioni, circa 4%). Anche se marginali (7,4 milioni complessivi di litri), le importazioni di ‘bollicine’ in Europa arrivano principalmente da Australia e Sudafrica (rispettivamente 1,9 milioni pari al 25%, e 1,7 milioni pari al 23%), che insieme costituiscono la metà dell’import. A seguire, altro vino frizzante arriva dal Cile (1,1 milioni di litri, 15%), Nuova Zelanda (0,6 milioni, 8%), poi Argentina, Usa e Moldavia (ognuno 0,4 milioni, 5%).

  • L’Italia torna leader mondiale per la produzione di vino

    Dopo il testa a testa con la Francia degli ultimi anni, l’Italia è pronta a riconquistare il proprio primato. La vendemmia 2018 non lascerà dubbi: in Italia si produrranno 55,8 milioni di ettolitri (+21% rispetto al difficile 2017) e verrà così staccata in maniera decisa la Francia che, pur in recupero rispetto allo scorso anno, si fermerà a quota 46 milioni.

    Basti pensare che per trovare una produzione made in Italy superiore ai 55 milioni di ettolitri bisogna risalire al 1999.

    Il terzo paese in Europa sarà la Spagna, in crescita del 20%, che però non andrà oltre i 42 milioni. Distanziati gli altri produttori extra Ue per i quali ancora non sono noti i dati 2018 ma che nel 2017, secondo l’Oiv, hanno prodotto 23 milioni di ettolitri negli Usa, 13 in Australia e 12 in Argentina.

    Le stime di Assoenologi sulla vendemmia 2018 sono effettuate sulla base di un primo 15% di uve già in cantina che possono essere confermate solo se non ci saranno stravolgimenti nelle condizioni meteo di settembre e ottobre quando le operazioni di raccolta conosceranno il proprio momento clou.

    Il sostanziale rimbalzo produttivo rispetto al 2017 non può far passare in secondo piano le difficoltà che pur ci sono state perché dalla siccità e dal forte caldo del 2017 si è passati all’opposto con abbondanti piogge e fenomeni estremi durante l’estate appena trascorsa. Motivo per il quale ad Assoenologi non si sbilanciano sulla qualità che appare molto differenziata da regione a regione. D’altro canto le precipitazioni abbondanti hanno portato, sia in Italia che in Francia, a condizioni di umidità diffusa che hanno favorito il ritorno degli attacchi di parassiti, spingendo i viticoltori a massicci trattamenti in vigneto.

    “Difficoltà più complesse rispetto allo scorso anno – ha dichiarato Riccardo Cotarella, presidente Assoenologi – perché è più semplice affrontare la siccità che l’eccesso di piogge e di umidità. Contro la prima si può infatti ricorrere all’irrigazione mentre contro le bombe d’acqua si può fare poco”.

    Anche nelle cantine, dopo la vendemmia, non ci sono molti margini per poter recuperare ai danni fatti in precedenza: “La tecnologia di certo ci aiuta – spiega Cotarella -. In annate come queste i possibili rimedi sono più alla portata per i vini bianchi che per i rossi. Perché con l’abbondanza di acqua e di umidità ad essere danneggiate sono le bucce degli acini che per i bianchi vengono eliminate prima delle fermentazioni mentre per i rossi restano l’elemento dal quale dipendono molte delle qualità organolettiche dei vini. Per i rossi quindi se la buccia è danneggiata è dura”.

    Tornando ai dati la leadership produttiva regionale dovrebbe tornare alla Puglia con 11,9 milioni di ettolitri, anche se l’ultima parte dell’estate è stata alquanto turbolenta con forti grandinate che hanno penalizzato i vigneti di Negramaro nel Salento.  Subito dopo ci dovrebbe essere il Veneto (con 10,1 milioni), ma in molte altre regioni si registra una crescita a doppia cifra. Si va infatti dal +35% di Lazio e Umbria al +30% dell’Emilia Romagna ai progressi di Lombardia, Trentino Alto Adige, Veneto, Friuli Venezia Giulia, Toscana, Campania, Puglia e Sardegna tutte con crescite superiori al 20%. Piogge e grandinate hanno invece penalizzato i raccolti in Sicilia dove non si andrà oltre un +8%.

    Alla crescita dei volumi di produzione deve ora seguire un rinnovato impegno sui mercati.

    A giugno, dopo mesi di stallo, il ministro delle Politiche agricole, Centinaio, ha finalmente sbloccato i finanziamenti Ue (circa 102 milioni di euro l’anno) per la promozione all’estero del vino rimasti incagliati da un’ondata di ricorsi amministrativi nella campagna 2016-17. Nelle settimane successive molte regioni hanno provveduto ad emanare i bandi per la presentazione dei progetti.

    “La priorità era far ripartire le iniziative – commenta Cotarella -. Resto convito che anche le altre problematiche sul tavolo verranno presto affrontate e risolte”.

     

  • VINITALY 2018, partito il countdown per la 52a edizione

    A Verona è quasi tutto pronto per la 52a edizione di Vinitaly, una delle rassegne enologiche più importanti al mondo. Molte saranno le novità di quest’anno, a partire dall’aumento del 25% degli espositori esteri all’interno del padiglione International Wine Hall, tutti gli spazi già sold out a dicembre 2017. Decisamente importante, poi, la crescita dell’offerta “green” con le aree espositive di ViVIT, VinitalyBio e Fivi. La federazione FIVI quest’anno aumenterà la sua presenza con 158 vignaioli, ben 42 in più rispetto all’edizione precedente, e questa sarà anche l’occasione per festeggiare i 10 anni di attività della Federazione che, come ha dichiarato il suo Presidente Matilde Poggi “sono un bel traguardo”.

    Anche quest’anno Vinitaly sarà  preceduto dall’evento internazionale OperWine, che sabato 14 aprile farà da ouverture alla rassegna nel palazzo della Gran Guardia, presentando 107 aziende di tutte le regioni italiane, selezionate dalla rivista americana Wine Spectator.

    Appuntamento allora a Vinitaly (Verona, 15/18 aprile 2018, www.vinitaly.com), International wine & spirits exhibition, il più grande salone al mondo per metri quadrati e presenze estere dedicato al settore del vino e dei distillati. Noi della redazione del Patto Sociale – Informazione Europa seguiremo tutti e 4 le giornate, cercheremo di raccontarvi le novità, le curiosità, ma soprattutto coglieremo tutte quelle peculiarità che contraddistinguono il nostro Paese nell’organizzare un evento così importante ed unico nel suo genere.

    Antonio Montano

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