Vino

  • La siccità fa anticipare la vendemmia

    Ha preso il via in Italia la vendemmia 2022, ben sette giorni in anticipo rispetto allo scorso anno. Il primo grappolo è stato staccato l’1 agosto nell’azienda agricola Faccoli, a Coccaglio, nella Franciacorta bresciana. Siccità, caldo oltre i 40 gradi di giorno, afa senza tregua di notte, temperature eccezionalmente alte per mesi hanno anticipato la raccolta delle uve ma abbassato la resa. Situazione non rosea per il settore che potrebbe anche peggiorare, avvertono gli enologi, se non arriverà presto la pioggia.

    Il rischio è un taglio della produzione del 10% a livello nazionale, stima Coldiretti, “per un quantitativo intorno ai 45,5 milioni di ettolitri, ma molto dipenderà sia dall’evoluzione delle temperature, che influiscono sulla maturazione sia dall’assenza di nubifragi e grandinate che hanno un impatto devastante sui vigneti”.  Dello stesso avviso il presidente di Assoenologi Riccardo Cotarella, che avverte: “Se nell’arco di dieci giorni avremo delle piogge facciamo ancora in tempo a recuperare la stagione, se non dovesse avvenire allora avremo dei problemi”. Tutto dipenderà dai prossimi giorni”, spiega Cotarella, che aggiunge: “Se non dovesse piovere assisteremo al fenomeno in cui la pianta richiederà, addirittura ai suoi acini, la poca acqua che era riuscita a dargli. Questa è la peggiore di tutte le previsioni. Speriamo che non si verifichi”.

    Tuttavia, se l’andamento della raccolta sarà influenzato molto dai mesi di agosto e settembre per confermare le previsioni anche sul piano quantitativo, in Italia “si attende comunque un’annata di buona/ottima qualità”, per Coldiretti, che sottolinea, come  nonostante il calo a livello nazionale, l’Italia sia “il primo produttore mondiale di vino, mentre per il secondo posto si prospetta una sfida tra Francia e Spagna, Paesi che hanno subito entrambi i danni causati dalla siccità e dagli incendi”.

    Da nord a sud della Penisola la raccolta parte tradizionalmente con le uve da spumanti Pinot e Chardonnay in un percorso che prosegue a settembre ed ottobre con la Glera per il Prosecco e con le grandi uve rosse autoctone Sangiovese, Montepulciano, Nebbiolo e si conclude addirittura a novembre con le uve di Aglianico e Nerello su 658mila ettari coltivati a livello nazionale.

    La produzione tricolore, secondo la Coldiretti, può contare su 607 varietà iscritte al registro viti, il doppio rispetto ai francesi, con le bottiglie Made in Italy destinate per circa il 70% a Docg, Doc e Igt con 332 vini a denominazione di origine controllata (Doc), 76 vini a denominazione di origine controllata e garantita (Docg), e 118 vini a indicazione geografica tipica (Igt) riconosciuti in Italia e il restante 30% per i vini da tavola a dimostrazione del ricco patrimonio italiano di biodiversità.

    Quanto all’export le previsioni sono più che positive: il vino Made in Italy vola nel mondo con un aumento del 12% delle vendite all’estero nonostante la guerra in Ucraina e i venti di recessione, anche se sui conti delle aziende pesa il rincaro traumatico dei costi, dalle bottiglie ai tappi, dalle etichette agli imballaggi (secondo l’analisi di Coldiretti su dati Istat dei primi 4 mesi del 2022 rispetto allo stesso periodo dello scorso anno). L’Italia è il primo esportatore mondiale di bottiglie e “per la prima volta”, stima l’associazione, “il valore delle esportazioni di bottiglie italiane potrebbe sfiorare gli 8 miliardi di euro nel 2022”.

  • L’Italia invoca l’aiuto della Ue per il Prosecco: stoppi la Croazia

    L’Italia è pronta alla “guerra” in Europa contro il tentativo di riconoscimento del Prosek, il vino passito croato che suona come il ben più noto Prosecco, il campione internazionale delle bollicine. La riunione conclusiva della task force ministeriale si è svolta a Venezia, con il sottosegretario Gian Mario Centinaio ospite del presidente veneto Luca Zaia e i rappresentanti del Friuli Venezia Giulia.

    “Abbiamo lavorato sodo e all’unisono nella task force per mettere a punto l’opposizione dell’Italia. Sono fiducioso che vinceremo. E non abbasseremo la guardia fino al risultato finale”, ha detto Centinaio alla fine della riunione a Palazzo Balbi, sede della Regione Veneto. “Ci aspettiamo ora – ha aggiunto – che la Commissione Ue metta un freno a un goffo e maldestro tentativo di copiare la nostra Dop più importante, e che fermi un pericoloso precedente che istituzionalizzerebbe l’Italian sounding e che quindi va contrastato con ogni mezzo. Oggi abbiamo ribadito che il Prosecco rappresenta una tipicità esclusivamente italiana – ha sottolineato – e che il Prosek è imitazione, evocazione. Abbiamo trovato motivazioni storiche e giuridiche che ci fanno essere ottimisti”. In particolare, tra le carte c’è una prova decisiva di carattere storico. Lo ha spiegato Zaia: “Ci sono mappe ufficiali – ha rivelato – che partono dal 1300 e che fanno vedere che prima di Trieste c’è una città che già allora si chiamava ‘Prosek’. E’ la dimostrazione, la prova provata, che il toponimo che ha dato la riserva del nome al Prosecco nel 2009 è lo stesso. Quindi – ha aggiunto Zaia – non è possibile che altri possano utilizzare lo stesso toponimo”.

    Per Centinaio, ora “ci aspettiamo che l’Unione europea fermi un pericoloso precedente, altrimenti in futuro rischieremo di confrontarci con il ‘Parmizaner’ svedese o la ‘mozzarella di bufalen’ di Dresda. L’Europa dovrebbe tutelare le denominazioni europee. Nel momento in cui accetta di iniziare un percorso anche giudiziale sulla questione ‘Prosek’, non rende merito al lavoro che viene fatto nei nostri territori. La Commissione sia ora custode dei Trattati europei, difenda le 838 Dop e Igp italiane, così come tutte le Dop degli altri paesi dell’Unione da imitazioni ed evocazioni. Ci aspettiamo che lo faccia fino in fondo”, ha concluso.

    Soddisfazione è stata espressa dal mondo agricolo e dei produttori per la conclusione dell’istruttoria, sottolineando che restano meno di 20 giorni per presentare all’Unione Europea l’opposizione alla domanda di riconoscimento del Prosek croato. Coldiretti ribadisce che il Prosecco “è il vino italiano più consumato e taroccato al mondo. Ci sono le premesse per vincere questa battaglia in Europa ed evitare un precedente pericoloso che rischia di indebolire l’intero sistema di protezione giuridica dei marchi di tutela”.

  • La Commissione adotta misure eccezionali a sostegno dei settori vitivinicolo e ortofrutticolo

    Le misure a favore del settore vitivinicolo adottate includono l’aumento del sostegno a strumenti di gestione del rischio quali l’assicurazione del raccolto e i fondi di mutualizzazione, nonché l’estensione delle misure di flessibilità già in vigore fino al 15 ottobre 2022. Per il settore ortofrutticolo, il sostegno alle organizzazioni di produttori – solitamente calcolato in base al valore della produzione – sarà compensato in modo da non essere inferiore all’85% del livello dello scorso anno.

    Janusz Wojciechowski, Commissario per l’Agricoltura, ha dichiarato: “Dalle gelate primaverili alle inondazioni e alle ondate di calore, quest’anno le condizioni meteorologiche estreme sono state particolarmente difficili per i settori vitivinicolo e ortofrutticolo. Ciò avviene dopo un 2020 già complicato a causa della crisi Covid-19. Queste misure di sostegno indispensabili daranno sollievo ai produttori dell’UE in questi tempi difficili, in aggiunta a quelle già proposte nel 2020 e prorogate nel 2021.

    Le misure eccezionali per il vino includono quanto segue:

    • i paesi dell’UE possono continuare a modificare i loro programmi di sostegno nazionali in qualsiasi momento, mentre di solito ciò può essere fatto solo due volte l’anno (rispettivamente entro il 1º marzo e il 30 giugno di ogni anno);
    • per le attività di promozione e informazione, ristrutturazione e riconversione dei vigneti, vendemmia verde e investimenti, la possibilità di concedere un contributo più elevato a carico del bilancio dell’UE è prorogata fino al 15 ottobre 2022;
    • il contributo del bilancio dell’UE all’assicurazione del raccolto è stato aumentato dal 70% all’80% fino al 15 ottobre 2022;
    • il sostegno dell’UE a copertura dei costi di costituzione dei fondi di mutualizzazione è stato raddoppiato: dal 10%, 8% e 4% nel primo, secondo e terzo anno di attuazione al 20%, 16% e 8%;
    • una proroga delle flessibilità concesse per le misure del programma vitivinicolo fino al 15 ottobre 2022.

    Per il settore ortofrutticolo, il sostegno UE alle organizzazioni di produttori – solitamente calcolato in base al valore della produzione annua – sarà compensato in modo da essere pari almeno all’85% del livello dello scorso anno, anche se il valore di quest’anno è inferiore. Tale compensazione sarà offerta quando la riduzione della produzione è legata a calamità naturali, avversità atmosferiche, fitopatie o infestazioni parassitarie, è al di fuori del controllo dell’organizzazione di produttori e inferiore di almeno il 35% rispetto all’anno precedente. Inoltre, se i produttori dimostrano di aver adottato misure preventive contro la causa della riduzione della produzione, il valore della produzione utilizzato per il sostegno sarà lo stesso dell’anno scorso.

    A causa delle sfide senza precedenti causate dalla pandemia di Covid-19, nel maggio 2020 è stato adottato un primo pacchetto di misure. Queste misure sono state integrate da un secondo pacchetto per il settore vitivinicolo adottato nel luglio 2020.

    Nell’ambito del pacchetto, oggi è stata adottata una serie di misure sotto forma di atti di esecuzione. Per quanto riguarda gli atti delegati, essi dovranno superare un periodo di controllo di 2 mesi in sede di Parlamento europeo e di Consiglio.

    Fonte: Commissione europea

  • In attesa di Giustizia: Carramba che sorpresa!

    Sono giorni in cui impazza la polemica per l’estensione del green pass e i controlli necessari al rispetto dei protocolli di prevenzione del contagio, le critiche alla Ministra Lamorgese per talune colpevoli inerzie nel disporne l’intervento si appaiano ai rilievi sulle obiettive difficoltà per le Forze dell’Ordine di assommare questi nuovi compiti di controllo a quelli istituzionali.

    Eppure, durante i lunghi mesi della pandemia, Carabinieri e Polizia di Stato si sono impegnati con dedizione alle verifiche sul rispetto delle misure di contrasto al diffondersi del virus: come, per esempio, è accaduto nei pressi di Modena nel febbraio di quest’anno in occasione di un controllo presso una macelleria equina di Scandiano, che avrebbe dovuto essere già chiusa, si intrattenevano amabilmente tre persone sorseggiando un calice di vino.

    Il particolare curioso, che ci porta a commentare questa vicenda, non è il mancato impiego delle mascherine o la temperatura corporea fuori norma dei presenti quanto la bizzarra composizione del terzetto: il titolare del negozio e…carramba che sorpresa! un magistrato donna della Procura di Modena ed un ergastolano in semilibertà.

    Cosa ci facesse un Pubblico Ministero a brindare, sotto sera, con questo garbato signore, condannato per omicidio, associazione mafiosa ed altre simili bagatelle, non è dato sapere con certezza perché Claudia Ferretti (questo il nome del Sostituto Procuratore della Repubblica) non ha fornito spiegazioni convincenti, riferendo di un’occasione per scambiarsi dei cordialissimi saluti. E dove meglio che in un retrobottega in orario di coprifuoco?

    Una ipotesi di reato non era configurabile, ma la segnalazione al Consiglio Superiore della Magistratura è stata inevitabile e dovuta: nel corso del procedimento disciplinare la Dottoressa Ferretti sembra che si sia difesa sostenendo che si è trattata di “una sciocchezza”.

    Incompatibilità ambientale e trasferimento ad altro ufficio: questo il destino che la Sezione Disciplinare del C.S.M., con il tradizionale rigore, avrebbe riservato alla P.M. sebbene per il pregiudizio arrecato all’immagine ed al prestigio della magistratura. Ammesso che ve ne sia ancora da pregiudicare.

    Ma tutto è bene ciò che finisce bene, particolarmente se ci si deve occupare di schiocchezzuole: la Dottoressa Ferretti ha anticipato la decisione dell’organo di autogoverno chiedendo di sua iniziativa di essere mandata a Firenze con funzioni di giudice civile: trasferimento disposto opportunamente a metà giugno, in prossimità del periodo feriale e procedimento disciplinare archiviato garantendo serenità alle meritate vacanze.

    La donna, poi, a dicembre andrà in pensione e – con una giustizia civile che ha il lustro come unità di misura della durata dei processi – non è ben chiaro di cosa si potrà occupare nell’arco di poco più di un paio di mesi nella nuova sede oltre che far apporre la targa con il nome sulla porta della sua stanza, la macchinetta Nespresso all’interno e verificare scrupolosamente l’accredito dello stipendio ogni 27 del mese.

    Procedimento disciplinare, quindi, interrotto per la scelta volontaria della incolpata di trasferirsi altrove; l’imminenza del pensionamento avrebbe, peraltro, condotto al medesimo risultato perché non può infliggersi sanzione a chi non fa più parte dell’Ordine Giudiziario.

    Alleluja! Non sapremo mai i motivi della composizione di quella allegra brigata che può ben essere stata frutto una casualità: del resto a chi non è mai successo di bere un bicchiere di quello buono, del tutto casualmente nel retrobottega di una macelleria equina, insieme ad un simpatico ergastolano? Da noi, si sa, accadono molte cose ad insaputa degli interessati…

    In attesa di Giustizia, da Modena per oggi è tutto, a voi studio centrale.

  • Il Prosek avanza nella Ue, l’Italia è pronta a fare le barricate per il Prosecco

    La Croazia torna alla carica sul vino Prosek e l’Italia si prepara a tutelare le sue bollicine più conosciute nel mondo. La domanda di registrazione della menzione tradizionale “Prosek” presentata dalle autorità croate avanza tra le proteste italiane. Lo ha confermato il Commissario Ue all’agricoltura Janusz Wojciechowski rispondendo a un’interrogazione presentata da europarlamentari di tutti gli schieramenti. La domanda croata risponde “ai requisiti di ammissibilità e validità”, e la Commissione “procederà alla sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale dell’Ue”.

    “Siamo pronti alle barricate per difendere in ogni modo e in ogni sede il Prosecco Made in Italy perché deve essere chiaro a tutti che l’unico vero prosecco è quello prodotto nelle nostre terre”, ha detto Mara Bizzotto della Lega, autrice di una delle tre interrogazioni sul tema, tutte partite ai primi di luglio. Una – primi firmatari Alessandra Moretti e Paolo De Castro – era di eurodeputati di diversi paesi e schieramenti, e un’altra ancora di Gianantonio Da Re (Lega) che oggi chiede a “Europa, Governo e Regione Veneto” di fermare “la truffa del Prosek”.

    Un tentativo croato di proteggere la denominazione Prosek era già fallito nel 2013. Oggi Zagabria chiede di registrare una “menzione tradizionale”, che non è una Dop ma un modo di proteggere nomi ad essa legati. “Riserva”, “Superiore”, “Chateau”, “Grand Cru”, sono tutti esempi di menzione tradizionale riconosciuti dalle norme dell’Ue.

    Quello di Bruxelles non è un via libera e i giochi sono tutt’altro che conclusi. La pubblicazione della domanda in Gazzetta Ue coincide infatti con l’inizio di un periodo di due mesi in cui è possibile presentare obiezioni, che la Commissione analizzerà. Poi deciderà. “La Commissione ha risposto seguendo la procedura, ovviamente l’auspicio è che la stessa non vada avanti – sottolinea la Cia-Agricoltori italiani in una nota – dovremmo capire come i soggetti interessati potranno presentare obiezioni e farci eventualmente promotori”.

    “Il Ministero si è già opposto a questo riconoscimento – spiegano dal Ministero delle Politiche agricole – e utilizzerà ogni argomentazione utile per respingere la domanda, anche appellandosi ai principi di tutela espressi dalla Corte di Giustizia in casi analoghi”. Ma si deve “fare presto per fermare una decisione che colpisce il vino italiano più venduto nel mondo”, afferma il presidente della Coldiretti Ettore Prandini.

    “Si tratta – precisa – di un precedente pericoloso che rischia anche di indebolire la stessa Ue nei negoziati per gli accordi di scambio dove occorre tutelare la denominazione prosecco dai falsi, come in Argentina e Australia”. Il pericolo di confusione da parte soprattutto di coloro che non conoscono il prodotto (ma solo il nome), secondo Confagricoltura, “è grande e potrebbe indurre in reale inganno chi acquista il prodotto”. Una ferma opposizione arriva anche dai territori di produzione del prosecco con il Presidente della Regione del Veneto Luca Zaia, che definisce “vergognoso” quanto accaduto e il presidente del Consorzio di tutela del Conegliano Valdobbiadene Prosecco Docg, Elvira Bortolomiol, che chiede di fare squadra per proteggere il nome Prosecco. Mentre il presidente del Consorzio Prosecco Doc, Stefano Zanette, promette che “la faccenda non è affatto conclusa”.

  • 2020 da dimenticare, ma non per la produzione di vino

    È vincente l’Italia del vino nell’anno del Covid-19. Nonostante un calo produttivo (-1% rispetto allo scorso anno) e una congiuntura economica non proprio favorevole, lo Stivale è sul tetto del mondo per quantità mettendo a segno 47,2 milioni di ettolitri e in fila le storiche rivali del settore, con la Francia che registra una produzione di 45 milioni di ettolitri e la Spagna, 42 milioni. Buone, se non ottime le aspettative che emergono sotto il profilo della qualità dell’uva, considerata, per alcuni casi, eccellente. Preoccupa invece l’export, sulla base di quanto presentato da Ismea, Assoenologi e Unione italiana vino (Uiv) con il quadro di sintesi e le stime di vendemmia 2020. Secondo infatti gli analisti a una qualità alta e a una quantità leggermente inferiore alla media dell’ultimo quinquennio (-4%) fa da contraltare la particolare situazione economica internazionale, che registra una notevole riduzione degli scambi globali di vino (-11% a valore e -6% a volume nel primo semestre sul pari periodo 2019) e una contrazione, la prima dopo 20 anni di crescita, delle esportazioni del vino made in Italy (-4% nei primi 5 mesi), sebbene inferiore a quella dei principali competitor.

    L’argomento export e consumi entra dunque, gioco forza, nei tavoli di confronto istituzionali con la ministra per le Politiche agricole, alimentari e forestali Teresa Bellanova che, in occasione della presentazione del report Ismea Assoenologi e Uiv, ha annunciato la richiesta al ministro degli Esteri Luigi Di Maio di riaprire il Tavolo sul vino con la partecipazione dell’Istituto commercio estero (Ice) e Farnesina. Bellanova, ricordando che la sua attenzione nei confronti del settore non è in discussione, ha sottolineato che nel “Dl Agosto la misura destinata alla ristorazione del valore di 600 milioni a fondo perduto è ad una sola condizione, gli acquisti di prodotto made in Italy. Una misura importante, capace di generare – ha specificato – fatturato pari al quadruplo dell’importo destinato a ciascuna impresa, e che evidentemente avrà un effetto virtuoso proprio sul vino e proprio nei segmenti di eccellenza particolarmente colpiti dalla crisi”.

    Dal punto di vista di produzione a livello regionale il report economico conferma il Veneto prima regione con una crescita di un +1% e 11 milioni di ettolitri, seguita da Puglia (8,5), Emilia-Romagna e Abruzzo. Tra le principali aree produttive, in un quadro di raccolto di circa il 20% dell’uva al 3 settembre, segno più per Piemonte e Trentino-Alto Adige (+5%), Lombardia e Marche (+10%), Emilia-Romagna e Abruzzo (+7%). Calo della produzione invece in Toscana e Sicilia (-15%), Friuli-Venezia Giulia (-7%) e Puglia (-5%). Più in generale l’annata produttiva vede in leggero incremento il Nord (+3% sul 2019) mentre al Centro e al Sud le quantità si dovrebbero ridurre rispettivamente del 2 e del 7%. Positivi i giudizi degli operatori. “L’annata 2020 – afferma il presidente di Assoenologi Riccardo Cotarella – si presenta con delle uve di ottima qualità, sostenute da un andamento climatico sostanzialmente positivo, che non possono che darci interessanti aspettative per i vini provenienti da questa vendemmia”. “Il settore vitivinicolo italiano – dichiara Raffaele Borriello, direttore generale Ismea – ha dato prova di una straordinaria capacità di ripresa e resilienza riuscendo a reggere l’urto di questa crisi senza precedenti che si è abbattuta sul sistema produttivo globale”. “Il bilancio previsionale della vendemmia – commenta il presidente dell’Unione italiana vini, Ernesto Abbona – si annuncia positivo sia per la diffusa qualità delle uve, con diverse punte di eccellenza, sia per una quantità leggermente inferiore allo scorso anno che ci aiuterà a gestire il mercato in maniera equilibrata”.

  • Arriva il primo wine live tasting online

    Il vino? Lo ‘degustiamo’ on line! Costretti gli avventori a casa per il lockdown anche gli assaggi tradizionali si adeguano ai tempi e così i sapori vengono raccontati e descritti da chi, calice alla mano e al naso, può godere del buon nettare. L’idea è venuta a Eleganza Veneta, agenzia di organizzazione eventi e comunicazione, che ha deciso di presentare un nuovo modo di fare degustazione del vino utilizzando lo streaming in diretta on line. Nasce così “Live”, una nuova esperienza che offre ai partecipanti la possibilità di continuare a conoscere e degustare attraverso una diretta unica con l’acquisto del BOX WINE TASTING.

    Il progetto permetterà all’utente interessato di acquistare il BWT (la scatola con le bottiglie di vino) e di starsene comodamente a casa in famiglia, di stappare la propria bottiglia e preparare i calici per interagire con il produttore attraverso una diretta live. Così, almeno per un’ora, sembrerà di essere tutti in cantina, tra calore ed emozione, per condividere un’esperienza in cui si parlerà di cultura, tradizioni e territorio solo con un semplice click!

    Conosceremo cantine e vini grazie alla conduzione di relatori professionisti, docenti e giornalisti qualificati che seguiranno passo dopo passo la degustazione.

    Tutti su Youtube e…Prosit!

  • Lo champagne diventa italiano? Campari ci prova con Champagne Lallier

    Campari ha avviato una negoziazione in esclusiva con la francese Sarl Ficoma, holding che fa capo alla famiglia di Francis Tribaut, per l’acquisizione dell’80%, di Champagne Lallier e controllate, in vista di salire al 100%. L’operazione riguarda i marchi, le riserve, le proprietà immobiliari, inclusi i vigneti di proprietà e gestiti e gli impianti produttivi. Con l’acquisizione per la prima volta una società italiana entra nel mondo delle ‘bollicine francesi’.

    La società Champagne Lallier, per cui Campari sta trattando in esclusiva, esiste dal 1906, ha sede ad Ay, nell’omonima regione confluita nel ‘Grand Est’ di Francia. La cittadina situata tra Reims ed Epernay è una delle poche che si possono fregiare della denominazione ‘Grand Cru’ ed ospita altre case rivali, tra cui Veuve-Clicquot, Bollinger e Moet et Chandon, oltre ad altri piccoli produttori e al museo denominato ‘Citè du Champagne’. Nel 2019 Champagne Lallier ha venduto circa 1 milione di bottiglie, di cui 700mila con l’etichetta Lallier, principalmente nel canale ‘on-premis’ (bar, ristoranti, alberghi e caffetterie) e nelle enoteche.

    L’acquisizione della storica ‘maison’ si inserisce nella strategia di Campari di potenziare la propria presenza in Francia, dove ha recentemente avviato una struttura commerciale diretta. Quattro anni dopo l’acquisizione di Grand Marnier Campari si sta per aggiudicare un nuovo simbolo della tradizione vitivinicola e liquoristica d’Oltralpe.

  • FBM 2019 Figli di una Bollicina Minore. Serata produttori: grande successo per la settima edizione svoltasi a Viareggio

    La scorsa settimana siamo stati in Versilia, per l’esattezza a Viareggio, nella splendida location di ‘Olive a Cena’, dove i patron Daniele e Carlos dimostrano sempre di essere all’altezza della situazione nel rendere speciali i loro ospiti, per la VII edizione di Figli di una bollicina Minore. Visto il successo riscosso lo scorso anno dalla serata dedicata ai produttori anche quest’anno si è deciso di riproporla.

    Ovviamente il successo di questo evento lo si deve a Claudio Fonio, grande esperto di bollicine italiane e non, blogger di Sommelierxte e delegato dell’Associazione Italiana Sommelier Versilia.

    La serata è andata sold out appena pubblicato il calendario con gli appuntamenti. L’evento con i produttori ha riscontrato molto interesse tra i partecipanti/ospiti. Come indicato anche da altri esperti del settore, il raccontare la storia, il vino, direttamente dalla voce del produttore ha tutto un altro fascino, anzi, possiamo dirlo, un’altra emozione.

    I prodotti presentati e degustati erano di varie tipologie ed uvaggi, spumanti brut ottenuti con uve autoctone e altri con i classici vitigni internazionali.

    Le aziende che hanno partecipato alla serata erano due del territorio toscano, due emiliane ed una lombarda, nello specifico: Gigli, Vallepicciola, Castello di Stefanago, Tenuta di Aljano e Cantina Valtidone.

    Per quanto riguarda i Gigli, i prodotti presentati erano due: un Extrabrut Rosè prodotto con il “Metodo classico interrotto” 24 mesi sui lieviti, così lo definisce il produttore, in pratica i lieviti rimangono all’interno della bottiglia che viene chiusa con il tappo a corona, mentre l’altro è un metodo classico, Blanc de Noir Brut, 36 mesi sui lieviti, entrambi da uve autoctone Barsaglina (o Massaretta).

    Vallepicciola ha presentato il “Perlinetto”, brut millesimo 2014 da uve di Pinot Nero e Chardonnay, che rimane 48 mesi sui lieviti. Per Castello di Stefanago i prodotti presentati erano due: “ Ancestrale ” brut millesimo 2014, 48 mesi sui lieviti  a base di Pinot Nero. Il “Cruasè” Oltrepò Pavese DOCG Extrabrut  millesimo 2013, 60 mesi sui lieviti anche questo solo Pinot Nero. Tenuta di Aljano “Vigna al Vento” Brut 2013, 60 mesi sui lieviti, ottenuto da sole uve autoctone di Spergola.

    Cantina Valtidone ha presentato “Perlage Magnum” Cuvèe 60 mesi da uve di Chardonnay e Pinot Nero.

    I produttori hanno raccontato la loro filosofia di produzione ma soprattutto hanno raccontato le loro esperienze, le loro difficoltà nel produrre questi vini e i commensali sono stati colpiti dalle varie differenze che ci sono tra i vari territori (dal terroir, dai vitigni), tutti avevano una storia di emozioni da raccontare.

    A fine serata alcuni produttori hanno presentato alcune novità non presenti ancora sul mercato.

    Diciamo che è stata a tutti gli effetti un’anteprima per capire le prime reazioni da parte dei degustatori della serata. Sia i produttori che gli ospiti sono rimasti molto soddisfatti. Grazie a questi eventi si ha la possibilità di scoprire delle “chicche enologiche” ancora sconosciute, questo è stato uno dei commenti a fine serata. La VII edizione di FBM 2019 si è conclusa giovedì 12 dicembre, ovviamente anche in questo caso serata sold out.

    Nell’attesa della nuova edizione (VIII) di seguito vi riportiamo il link con la degustazione completa dei vini della serata http://www.sommelierxte.it/figli-di-una-bollicina-minore-vii-serata-produttori/

  • FIVI Mercato Dei Vini: a Piacenza strepitoso successo per la IX edizione

    “Ognuno nel mondo lascia la sua impronta, ma è insieme che dobbiamo portare in alto il vino italiano nel mondo. Chi produce vino artigianalmente deve dare un’impronta che deve emergere dalla massa per affermare la sua unicità”. Queste le parole di Lorenzo Accomasso, premiato Vignaiolo dell’anno 2019 al Mercato FIVI di Piacenza, che lasciano il segno di quello che è accaduto durante la kermesse piacentina.  Questa edizione è stata un gran successo sia per i numeri d’ingresso (ci sono stati circa 22.500 visitatori), sia per la presenza record di 626 vignaioli. Nella giornata di lunedì, aggiunta quest’anno, si è vista un’importante presenza di operatori professionali. Piacenza Expo, che comprende la città e la sua provincia, si è confermata una location con un’ottima funzionalità per accogliere il folto pubblico di eno-appassionati e non solo. Anche quest’anno sono stati organizzati alcuni momenti per spiegare e capire il lavoro dei Vignaioli che aderiscono al movimento: cinque Wine-Tasting (seminari) di approfondimento, distribuiti nei tre giorni dell’evento, dedicati a diversi territori di cinque regioni italiane Sicilia,Piemonte,Toscana, Puglia ed Emilia Romagna.

    Come ha sottolineato Matilde Poggi, Presidente FIVI “i numeri  sono in continua crescita, soprattutto è bello constatare che in molti ci seguono e aspettano questo momento per rivedere vignaioli conosciuti e scoprirne di nuovi. E’ un rapporto che traspare anche sui social, dove l’interesse è altissimo anche nel periodo che precede la manifestazione”.

    Sicuramente i numeri sono destinati a crescere, il 2020 sarà un anno importante che vedrà sempre di più protagonista il Vino, il Vignaiolo ed il suo Terroir. E’ in atto un continuo cambiamento che vedrà sempre di più protagonisti le persone ed il loro valore in quello che fanno.

    Aemme

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