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  • Upiveb chiede la tutela del Made in EU in tutta la filiera di viteria e bulloneria

    L’Unione Produttori Italiani Viteria e Bulloneria (Upiveb) sta promuovendo attraverso l’Associazione europea di settore Eifi – European Industrial Fasteners Institute – nell’ambito dei lavori sull’Industrial Accelerator Act (Iaa), un provvedimento a tutela dell’industria manifatturiera europea.

    Fondata nel 1961, l’Associazione rappresenta l’industria italiana degli elementi di fissaggio e riunisce 40 aziende produttrici e 30 imprese appartenenti alla relativa filiera per tutelarne gli interessi a livello nazionale ed europeo. Upiveb rappresenta oggi circa l’80% della produzione nazionale di elementi di fissaggio e un comparto che occupa circa 16.000 addetti.

    Partendo dal presupposto che gli elementi di fissaggio (Fasteners) rappresentano un componente essenziale e insostituibile per l’industria manifatturiera, indispensabile per la produzione e l’assemblaggio in pressochè tutti i principali settori industriali, Upiveb ed Eifi mirano a vedere riconosciuto un principio che considera irrinunciabile: il “Made in EU” non può limitarsi al prodotto finale, ma deve riconoscere e tutelare il valore generato lungo l’intera filiera produttiva europea, comprese le pmi e le imprese che operano nei segmenti intermedi della supply chain.

    In questo contesto, Eifi ha affidato al professor Tommaso Pardi, Direttore di Gerpisa (Le réseau international de l’automobile), la realizzazione di uno specifico white paper dedicato al settore dei fasteners e al loro ruolo nella filiera automotive europea. Lo studio evidenzia problematiche e dinamiche che interessano numerosi altri settori della manifattura europea e formula alcune proposte concrete: inclusione dei veicoli HEV e ICE Euro 7 nel quadro dell’IAA; quota di almeno l’80% del contenuto complessivo “Made in EU” per i veicoli; un requisito “Made in EU” per i componenti automotive, con una soglia media del 70% o un meccanismo equivalente basato sul valore aggiunto Ue; un requisito del 70% “Made in EU” per gli elementi di fissaggio destinati al settore automotive; un efficace controllo degli investimenti diretti esteri nel settore automotive, non limitato alle sole tecnologie green.

    «Il messaggio che intendiamo portare alla Vostra attenzione – scrive l’Unione ai suoi associati – è chiaro: non può esistere un’industria automotive europea forte senza una supply chain europea altrettanto forte. Tutelare il prodotto finale senza preservare competenze, capacità produttiva, investimenti e occupazione lungo l’intera catena del valore rischierebbe di accelerare proprio quel processo di deindustrializzazione che l’Industrial Accelerator Act si propone di contrastare».

    Eifi sta conducendo un’azione di sensibilizzazione presso le Istituzioni europee, i rappresentanti politici e il mondo industriale, e il white paper sarà presentato a Bruxelles i 21 ottobre.

  • I vigneti sono tesoretto fondiario da 56 miliardi

    Chi possiede filari di vite si ritrova un tesoro. E l’insieme dei terreni destinati alla produzione di vino italiano costituiscono, oltre che un plus paesaggistico, un patrimonio fondiario da 56,5 miliardi di euro, secondo dati dell’Osservatorio Uiv-Vinitaly. Dalla ricognizione Uiv-Vinitaly risulta che mediamente un ettaro vitato vale 84mila euro, quattro volte le quotazioni dei campi agricoli. E questo “tesoretto” nel 51% dei casi si trova tra collina e montagna, un baluardo che riqualifica aree interne e a rischio spopolamento. In totale sono 62 mila gli ettari vitati in montagna, dato destinato a crescere per via dell’innalzamento delle temperature medie.

    Le quotazioni massime più alte dei filari italiani si riscontrano in provincia di Bolzano, nella zona di Barolo e Barbaresco, sulle colline di Conegliano e Valdobbiadene e a Montalcino. Si va dai 300-500.000 euro a ettaro per la zona di produzione del Trentodoc, la Valpolicella, Bolgheri e la Franciacorta. Stime di poco inferiori per le aree del Prosecco Doc, del Lugana, del Chianti Classico e Montepulciano. Negli ultimi 15 anni, secondo le rilevazioni elaborate dal Crea, la grande maggioranza delle denominazioni ha incrementato le proprie punte di valore: si va da Montalcino (+63%) a Valdobbiadene (+16%), da areali nel bolzanino come Caldaro (+75%) o Canelli nell’astigiano (+58%) fino al Collio (+50%), all’Etna (+57%), ai filari montani della Valle d’Aosta (+114%).

    Il Veneto è in testa alla classifica generale dei valori fondiari. “L’ingresso di imprenditori italiani e stranieri è da interpretare come un’opportunità – commenta Fabrizio Bindocci, presidente del Consorzio del vino Brunello di Montalcino – e non come una minaccia. La condizione necessaria è che i nuovi “inquilini” si impegnino alla crescita del brand territoriale ma anche al rispetto dell’ambiente e della sua biodiversità. Un’attenzione green che assecondiamo anche con la scelta di non allargare il nostro terreno vitato, che presenta gli stessi ettari di 25 anni fa”. “Il vigneto Italia è ormai un brand globale e questo è un elemento di forza – osserva il presidente di Unione italiana vini (Uiv), Lamberto Frescobaldi – a cui gli investitori non possono sottrarsi. In genere l’ingresso di fondi internazionali o di famiglie facoltose nelle aree simbolo della viticoltura italiana avviene in primo luogo per una questione di prestigio, poi come bene rifugio o diversificazione degli asset. Alla base c’è la consapevolezza di investire sul valore nel senso più etimologico del termine, più che a un profitto nel breve-medio periodo. Bernard Arnault, presidente del gruppo Lvmh, ha acquistato Casa degli Atellani di Milano, vigna di Leonardo compresa”. Per l’amministratore delegato di Veronafiere, Maurizio Danese: “Il vino italiano è un capitale strategico del Paese. Il settore ha una propensione all’export doppia rispetto all’agroalimentare e questo ha un peso anche sul valore fondiario. E per il Cbre, leader mondiale nella consulenza nel real estate, il volume degli investimenti nel vigneto tricolore è “in crescita in tripla cifra nell’ultimo biennio”.

  • La Commissione adotta misure eccezionali a sostegno dei settori vitivinicolo e ortofrutticolo

    Le misure a favore del settore vitivinicolo adottate includono l’aumento del sostegno a strumenti di gestione del rischio quali l’assicurazione del raccolto e i fondi di mutualizzazione, nonché l’estensione delle misure di flessibilità già in vigore fino al 15 ottobre 2022. Per il settore ortofrutticolo, il sostegno alle organizzazioni di produttori – solitamente calcolato in base al valore della produzione – sarà compensato in modo da non essere inferiore all’85% del livello dello scorso anno.

    Janusz Wojciechowski, Commissario per l’Agricoltura, ha dichiarato: “Dalle gelate primaverili alle inondazioni e alle ondate di calore, quest’anno le condizioni meteorologiche estreme sono state particolarmente difficili per i settori vitivinicolo e ortofrutticolo. Ciò avviene dopo un 2020 già complicato a causa della crisi Covid-19. Queste misure di sostegno indispensabili daranno sollievo ai produttori dell’UE in questi tempi difficili, in aggiunta a quelle già proposte nel 2020 e prorogate nel 2021.”

    Le misure eccezionali per il vino includono quanto segue:

    • i paesi dell’UE possono continuare a modificare i loro programmi di sostegno nazionali in qualsiasi momento, mentre di solito ciò può essere fatto solo due volte l’anno (rispettivamente entro il 1º marzo e il 30 giugno di ogni anno);
    • per le attività di promozione e informazione, ristrutturazione e riconversione dei vigneti, vendemmia verde e investimenti, la possibilità di concedere un contributo più elevato a carico del bilancio dell’UE è prorogata fino al 15 ottobre 2022;
    • il contributo del bilancio dell’UE all’assicurazione del raccolto è stato aumentato dal 70% all’80% fino al 15 ottobre 2022;
    • il sostegno dell’UE a copertura dei costi di costituzione dei fondi di mutualizzazione è stato raddoppiato: dal 10%, 8% e 4% nel primo, secondo e terzo anno di attuazione al 20%, 16% e 8%;
    • una proroga delle flessibilità concesse per le misure del programma vitivinicolo fino al 15 ottobre 2022.

    Per il settore ortofrutticolo, il sostegno UE alle organizzazioni di produttori – solitamente calcolato in base al valore della produzione annua – sarà compensato in modo da essere pari almeno all’85% del livello dello scorso anno, anche se il valore di quest’anno è inferiore. Tale compensazione sarà offerta quando la riduzione della produzione è legata a calamità naturali, avversità atmosferiche, fitopatie o infestazioni parassitarie, è al di fuori del controllo dell’organizzazione di produttori e inferiore di almeno il 35% rispetto all’anno precedente. Inoltre, se i produttori dimostrano di aver adottato misure preventive contro la causa della riduzione della produzione, il valore della produzione utilizzato per il sostegno sarà lo stesso dell’anno scorso.

    A causa delle sfide senza precedenti causate dalla pandemia di Covid-19, nel maggio 2020 è stato adottato un primo pacchetto di misure. Queste misure sono state integrate da un secondo pacchetto per il settore vitivinicolo adottato nel luglio 2020.

    Nell’ambito del pacchetto, oggi è stata adottata una serie di misure sotto forma di atti di esecuzione. Per quanto riguarda gli atti delegati, essi dovranno superare un periodo di controllo di 2 mesi in sede di Parlamento europeo e di Consiglio.

    Fonte: Commissione europea

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