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Dopo l’Ucraina, indifferibile la costituzione della Federazione degli Stati d’Europa

On. Nicola Bono

Tutte le dotte motivazioni di Putin e dei suoi estimatori, anche in Italia, sono ipocriti tentativi di giustificare un intollerabile atto di prevaricazione nei confronti di un Paese sovrano, applicando metodologie ottocentesche, che si pensava fossero definitivamente superate da decenni.

Lo stesso ruolo della Russia, componente permanente del consiglio di sicurezza dell’ONU, nato per garantire la pace, viene messo in discussione da un atto di guerra che viola le regole del diritto internazionale e della civile convivenza tra i popoli.

Ma ciò che appare paradossale in questa vicenda di cinica aggressione militare, maturata nella testa di Putin non solo per passare alla storia come l’unificatore dei russi, ma di fatto per sfuggire alle contraddizioni ed al malessere interno al suo Paese, che con 144 milioni di abitanti ha un PIL di appena 1.483 mld di Euro, molto più basso di quello dell’Italia, con meno della metà della popolazione, è l’incredibile difesa d’ufficio intrapresa da tanti italiani, in buona parte della destra sovranista.

Uno statista del passato sosteneva che in politica estera non esistono scelte o alleanze basate sull’ideologia o sulla simpatia, ma unicamente sul principio di tutelare al meglio gli interessi della propria Patria.

Conseguentemente, atteso che le menzogne delle motivazioni russe sull’attacco all’Ucraina sono acclarate e quindi non esiste alcun diritto né storico, né difensivo della Russia che possa giustificare questa guerra, anche se le cose fossero come dice Putin, nessun europeo dotato di normale intelligenza dovrebbe difendere la posizione della Russia, perché va esattamente contro i suoi interessi.

Per una serie di motivi.

Il primo è perché, anche con tutte le ragioni del mondo, nessuno Stato e meno che mai una superpotenza, può unilateralmente decidere di dichiarare una guerra di annientamento di uno Stato sovrano confinante, almeno non in Europa dove, dopo le due guerre mondiali, si era riusciti a garantire 70 anni di pace, con l’aggravante che la dimensione dei protagonisti costituisce la più grave minaccia per l’umanità di possibile rischio di terza guerra mondiale, dalla crisi dei missili sovietici a Cuba.

Il secondo motivo è l’effetto contagio, a partire dalle identiche intenzioni della Cina, che non è difficile ritenere prossima ad effettuare lo stesso processo nei confronti di Taiwan, creando un altro focolaio di potenziale sciagurata ipotesi bellica mondiale.

Ma il terzo è il motivo che ci dovrebbe interessare di più e cioè che è l’Europa la più esposta alla minaccia della superpotenza russa, che sta usando l’Ucraina come test di conferma della impotenza dell’Unione Europea, per continuare le sue pressioni su altri Paesi del vecchio continente, specie ex URSS e non solo.

E come fanno i sovranisti nostrani a giustificare la violazione della sovranità dell’Ucraina?

Il cosiddetto diritto di unificare i russi è un principio più sovrano del diritto alla indipendenza degli ucraini, che russi non sono e non vogliono diventarlo?

E che logica c’è a fare il triste lavoro del filorusso dal punto di visti ideale ed ideologico?

Putin non è lo statista illuminato e saggio di cui parla Trump, è solo un autocrate senza altro ideale che quello della supremazia imperiale russa sul mondo.

Quindi la domanda è, che soddisfazione dà l’appoggio ad una politica del capo di uno stato imperiale che sogna solo di sottomettere gli altri popoli?

E non capire che tifare Putin è come costruirsi la gabbia dove rinchiudersi da soli?

O è l’odio nei confronti degli americani a portare su logiche autolesionistiche i filorussi nostrani?

Ma come si fa a non capire che nessuna delle tre superpotenze sarà mai nostra amica, e che l’unica soluzione è operare per mantenere americani, russi e cinesi a bada attraverso l’unico strumento che ci consentirà di allearci con chi tutelerà meglio i nostri interessi, ma solo se saremo alla pari ed altrettanto potenti?

E ciò porta alla questione più grave in assoluto e cioè al silenzio assordante della mancanza di contromisure da parte dell’Europa, per superare la debolezza insita dell’Unione Europea, che in una crisi del genere ai propri confini, sta dimostrando di essere incapace persino di concepire una risposta difensiva di natura militare, almeno in prospettiva, che è l’unico linguaggio che conosce Putin.

Se è vero che l’Europa senza minacce belliche non riesce a capire l’importanza della coesione tra i suoi popoli, questa è l‘occasione utile per motivare la ripresa veloce del processo di costituzione della Federazione tra gli stati d’Europa interrotto nel 2004.

Ecco la risposta ai tre imperi, approvare prima possibile la Costituzione Europea e mettere le basi giuridiche per la nascita della Federazione degli Stati d’Europa, con chi ci sta, ed avere un governo con una sola politica estera, ed un esercito unificato che, se fosse già esistente, avrebbe senza dubbio costituito un serio problema per Putin, che difficilmente si sarebbe permesso di fare ciò che ha fatto.

La classe dirigente dell’Europa, oltre agli errori del passato, che ci hanno esposto alla dipendenza energetica della Russia, non può continuare ad ignorare che l’Unione Europea così com’è può solo soccombere alle minacce delle superpotenze e che l’unica possibilità che i popoli europei hanno di mantenere l’indipendenza, il loro stile di vita, il benessere, i diritti singoli e collettivi conquistati e soprattutto la libertà è solo quello di dotarsi di una entità federale che possa sedersi alla pari al tavolo delle superpotenze, che altrimenti si divideranno il mondo, Europa compresa.

*già sottosegretario per i Beni e le Attività Culturali

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