Russia

  • US lists Russia as religious freedom offender

    The United States has added Russia to its special watchlist for governments that engage in or tolerated “severe violations of religious freedom”, secretary of state Mike Pompeo said on Monday.

    Pompeo also announced that the US had designated Pakistan, China, Iran, Saudi Arabia, Tajikistan, Turkmenistan, Nigeria, North Korea, Myanmar and Eritrea as “countries of particular Concern” under its International Religious Freedom Act.

    Russia was placed on the watchlist alongside Comoros, Cuba and Nicaragua.

    Last year, the State Department accused Russia of persecuting members of Jehovah’s Witnesses and Hizb ut-Tahrir, two religious organizations that are officially banned in Russia.

    Russia’s law allows for the government to impose restrictions on religious rights to protect the country’s security and constitutional structure. The four recognized religions in the country are Christianity, Islam, Judaism and Buddhism.

    About 65% of Russia’s population belongs to the Orthodox Christian Church and 7% identify as Muslim.

  • Nuova stretta del Cremlino su social e oppositori

    Una raffica di disegni di legge illiberali ha ingolfato le commissioni della Duma. La pioggia è tanto copiosa – e la materia trattata più che coerente ed estesa – da far pensare a un disegno preciso. Dunque coordinato dall’alto. Ecco allora l’inasprimento delle già draconiane restrizioni alla libertà di manifestare, un altro giro di vite alla legge sugli ‘agenti stranieri’, che ora potrà colpire sia i corrispondenti delle testate estere sia gli attivisti dell’opposizione russa, nonché un bell’attacco ai social occidentali colpevoli di ‘censurare’ i media russi. Presto, infatti, l’accesso ai loro siti potrebbe essere limitato o bloccato (in Russia) come rappresaglia per l’uso di filtri penalizzanti nei confronti delle testate in odor di fake news.

    Insomma, un fuoco di sbarramento notevole. Nel dettaglio. Il primo ddl propone di considerare manifestazioni di massa anche le proteste individuali in cui le persone si mettono in fila per partecipare a un picchetto solitario. Le autorità russe infatti spesso negano il permesso ai cortei antigovernativi. Per aggirare questo ostacolo, da anni in Russia si svolgono allora picchetti di protesta di una sola persona. “Chi stiamo prendendo in giro?”, ha detto senza giri di parole l’autore del ddl, Dmitry Vyatkin, deputato del partito di Putin ‘Russia Unita’. Non solo. La proposta di legge prevede d’impedire le manifestazioni nei pressi degli edifici della polizia e dei servizi di sicurezza. Vyatkin ha inoltre avanzato una secondo ddl per vietare agli organizzatori delle manifestazioni di ricevere finanziamenti da enti stranieri, da cittadini russi sotto i 16 anni o da donatori anonimi o persone giuridiche registrate meno di un anno prima della manifestazione.

    E qui si passa oltre. Ovvero alla possibilità, contenuta in un altro ddl, di vietare agli individui considerati ‘agenti stranieri’ di ricoprire cariche pubbliche, sia a livello locale che federale. Espandendo così la legislazione vigente che già bolla come ‘agenti stranieri’ – limitandone l’azione – ong, persone fisiche e giuridiche russe, testate estere (che operano in lingua russa). Il marchio infamante sinora era stato evitato ai corrispondenti stranieri accreditati. Non più. “Se un giornalista straniero accreditato in Russia svolge attività legata alle funzioni di agente straniero incompatibile con la sua attività professionale” verrà incluso nella lista nera. Infine i social. Mettere la museruola alla propaganda potrà costare il traffico, con lo sblocco – proposto dall’autorità per le telecomunicazioni Roskomnadzor al procuratore generale – solo in caso di accertata “interruzione” delle limitazioni.

    “Probabilmente i primi coinvolti saranno i seguaci di Alexey Navalny e le articolazioni regionali del suo movimento, nonché Open Russia di Mikhail Khodorkovsky”, scrive il quotidiano Nezavisimaya Gazeta. Il partito socialdemocratico Yabloko ha subito collegato questa salva di misure con le elezioni parlamentari di settembre 2021, rese ancora più importanti dalla riforma costituzionale approvata nel luglio scorso. Ma c’è anche un’altra ‘pista’. Leonid Volkov, braccio destro di Navalny, crede infatti che l’ondata repressiva vada letta anche alla luce dell’arrivo di Joe Biden alla Casa Bianca. Dato che “i democratici” hanno vinto, spiega, al Cremlino si aspettano “intromissioni negli affari interni della Russia”. Ovvero le famigerate rivoluzioni colorate.

  • Russian peacekeepers head to Nagorno-Karabakh after peace deal

    Russia began deploying 2,000 peacekeepers to Nagorno-Karabakh on Tuesday after Armenia and Azerbaijan agreed a peace deal to end the military conflict over the region after more than a month of fighting.

    Armenia and Azerbaijan, two former Soviet republics, have been involved in a territorial conflict since they gained independence in the 1990s. Nagorno-Karabakh, which is internationally recognised as part of Azerbaijan, but is historically an ethnic Armenian region, has been the focal point of the conflict between the two nations.

    The agreement was announced on Tuesday by Armenia’s prime minister Nikol Pashinyan, Azerbaijan’s president Ilham Aliyev and Russia’s president Vladimir Putin. Under the deal, Azerbaijan will keep territorial gains made in the fighting, including the enclave’s second city of Shushi. Ethnic Armenian forces must give up control of a slew of other territories between now and December 1.

    Putin said that a Russian force of 1,960 military personnel and 90 armoured personnel carriers would be deployed along the frontline in Nagorno-Karabakh and the corridor between the region and Armenia. He added that the peacekeepers will stay in place for at least five years.

    Aliev said that Turkey will also take part in the peace-keeping process, while Turkey’s president Recep Tayyip Erdogan hailed the truce as a “right step in the direction of a lasting solution”.

    More than 1,400 people have died since the fighting broke out on September 27, including many civilians. Fighting has surged to its worst level since the 1990s, when about 30,000 people were killed.

     

  • US and Russia ready to freeze number of nuclear warheads

    Russia said on Tuesday it would be ready to freeze its total number of nuclear warheads if the United States did the same in order to extend their last major arms control treaty by a year.

    “Russia is proposing to extend New START by one year and is ready together with the United States to make a political commitment to ‘freeze’ the number of nuclear warheads held by the parties for this period”, Russia’s foreign ministry said in a statement on Tuesday.

    The US State Department welcomed Russia’s offer: “The United States is prepared to meet immediately to finalize a verifiable agreement. We expect Russia to empower its diplomats to do the same”, it said in a statement.

    The New Start treaty is the only remaining agreement constraining the US and Russian nuclear arsenals. It imposes limits on the number of US and Russian long-range nuclear warheads and launchers. Russia has earlier offered to extend the treaty, which expires in February, but US president Donald Trump said he is holding out in hopes of negotiating a three-way agreement with Russia and China.

    Moscow has described the goal of a three-way deal as unrealistic as China has been reluctant to discuss any deal that would reduce its nuclear arsenal. China is estimated to have about 300 nuclear weapons. It has various international weapons agreements, but none limiting nuclear weapons.

    According to a global watchdog, Russia and the United States jointly possess about 90% of the world’s nuclear weapons. The watchdog estimated that the US had 5,800 warheads, while Russia had about 6,375 at the beginning of the year.

    Russia said the warhead freeze and one-year extension would be possible if the US did not make other demands. It added that the extension would give the two sides time to discuss nuclear arms control in greater depth.

     

  • Dietro l’attacco informatico al parlamento norvegese ci sarebbe la Russia

    La Russia dietro l’attacco informatico contro il parlamento norvegese? Il ministro degli esteri del Paese non avrebbe dubbi, lo scorso agosto, quando gli account di posta elettronica di diversi deputati e dipendenti erano stati violati, si sarebbe trattato di una manovra di Mosca che invece respinge le accuse parlando di “una provocazione deliberata”. Sottolineando la necessità di un approccio pragmatico con la Russia il ministro degli Esteri, Ine Eriksen Soereide, ha ribadito anche che il governo “non può accettare che il parlamento sia oggetto di tali attacchi”.

    Mosca si difende dicendo che non ci sono prove e definendo inaccettabili le accuse, l’Ambasciata russa a Oslo parla addirittura di provocazione seria e deliberata, dannosa per le relazioni bilaterali.

    Lo scorso maggio, il cancelliere tedesco Angela Merkel aveva accusato che ci fossero prove concrete per affermare che dietro il cyber attacco al Bundestag del 2015 ci fosse la Russia. E in quell’occasione fu preso di mira anche il suo account di posta elettronica parlamentare.

  • Intesa sulle sanzioni della Ue alla Russia per Navalny

    L’Unione europea sceglie la linea dura e decide di sanzionare la Russia per l’avvelenamento di Alexei Navalny complicando ulteriormente i già tesi rapporti con Mosca. I ministri degli esteri dell’Unione, per la prima volta riuniti di persona a Lussemburgo dall’inizio della pandemia, hanno anche deciso di aumentare la pressione nei confronti del presidente bielorusso Alexandr Lukashenko e di inserirlo nell’elenco delle persone sanzionabili.

    A proporre un giro di vite sul caso dell’oppositore russo erano state Francia e Germania che avevano proposto ai partner Ue di sanzionare la Russia, accettando di registrare diverse persone e un’azienda russa in cui viene prodotto il Novichok (il cui uso è vietato) nell’elenco europeo delle sanzioni contro l’uso di armi chimiche. Una proposta che aveva suscitato le ire del Cremlino. Mancava però un accordo politico tra i 27 che ora è arrivato.

    “Sulla proposta franco-tedesca c’è stato una totale via libera da tutti i Paesi, nessuno si è opposto alle sanzioni”, ha detto l’Alto rappresentante Ue Josep Borrell al termine del Consiglio, senza però menzionare quali persone o entità russe saranno nel mirino dell’Ue. Sul tema ci tornerà poi il Consiglio europeo. Soddisfatto il ministro degli Esteri tedesco, Heiko Maas, che ha sottolineato l’unità dimostrata dall’Unione europea, un fattore “estremamente importante in un crimine così grave che viola il diritto internazionale e la Convenzione sulle armi chimiche”. Sulla stessa lunghezza d’onda il collega francese Jean-Yves Le Drian: “Qualsiasi uso di armi chimiche richiede una reazione unitaria a questo atto destabilizzante per la sicurezza dell’Europa”, ha scritto su Twitter. Alla riunione ha partecipato anche il titolare della Farnesina Luigi Di Maio che il giorno dopo a Bruxelles aveva in agenda una serie di incontri con i vertici Ue alla vigilia di una trasferta a Mosca a incontrare il suo collega Serghei Lavrov.

    La Bielorussia è stato l’altro dossier caldo discusso dai ministri che hanno dato la loro disponibilità ad “adottare ulteriori misure restrittive nei confronti di entità e funzionari di alto rango, tra cui Aleksandr Lukashenko”, come si legge nelle conclusioni finali. Si allarga così l’elenco delle persone nel mirino delle misure restrittive già decise ad inizio ottobre nei confronti di una quarantina di nomi tra cui il ministro dell’Interno. Finora i leader europei avevano evitato di sanzionare Lukashenko nella speranza di costringerlo ad accettare la mediazione dell’Osce e di impegnarsi in discussioni con l’opposizione per organizzare una nuova elezione presidenziale. Il Consiglio dell’Ue ha poi condannato fermamente la violenza esercitata dalle autorità bielorusse contro manifestanti pacifici e ha chiesto il rilascio di tutte le persone detenute arbitrariamente, compresi i prigionieri politici.

    Intanto la situazione nel Paese, dove sono state registrate nuove ondate di arresti, non migliora. La polizia bielorussa ha avvertito che potrebbe usare armi da combattimento per reprimere le proteste in corso, mentre i pensionati sono tornati a sfilare di nuovo in piazza a Minsk e in altre città del Paese.

  • YouTube blocks account of Russian ultranationalist ideologue

    YouTube has permanently blocked the account of Tsargrad TV channel and its former chief editor, pro-Kremlin analyst Aleksandr Dugin, due to violation of the legislation on sanctions and trade rules, Interfax reported on Tuesday.

    “Google complies with all applicable sanctions and trade compliance laws. If we find that an account is in violation of these laws, we take appropriate action”, representatives of Google, which owns YouTube, told the news agency.

    The founder of Tsargrad TV channel, Konstantin Malofeyev has been under US sanctions since 2014, over his participation in the annexation of Ukraine’s Crimea by Russia, and his financial support to Russia-backed separatists in Eastern Ukraine.

    The Tsargrad TV channel, which describes itself as an outlet for conservative Orthodox Christians, was disabled without the right to restore, according to RFE/RL. On Tuesday, it posted on Russia’s VKontakte (VK) social network that all content will be available on its website, following YouTube’s blocking.

  • Ucraina, raggiunto un accordo per il cessate il fuoco

    Funzionari del governo ucraino, separatisti filo-russi e negoziatori dell’OSCE hanno concordato i termini per un cessate il fuoco nell’Ucraina orientale a partire dal 27 luglio.

    “Il regime del cessate il fuoco, se osservato dall’altra parte, è un presupposto fondamentale per l’attuazione degli accordi di Minsk e apre la strada all’attuazione di altre disposizioni di tali accordi. La svolta è il risultato del lavoro efficace della delegazione ucraina con il sostegno dei nostri partner internazionali a Berlino e Parigi”, fanno sapere dalla segreteria del presidente ucraino Volodymyr Zelensky, eletto l’anno scorso con la promessa di porre fine al conflitto nelle regioni orientali di Donetsk e Luhansk.

    I leader europei avevano chiesto di raggiungere l’accordo come prerequisito per tenere un nuovo vertice sulla crisi ucraina.

    Più di 13.000 persone, tra truppe ucraine e ribelli sostenuti dalla Russia, hanno perso la vita nel conflitto cominciato nel 2014, quando Mosca ha annesso con la forza la penisola di Crimea in Ucraina e ha sostenuto la ribellione ad est. I combattimenti più importanti si sono conclusi con un cessate il fuoco del 2015 mediato da Germania e Francia, ma gli sforzi per l’attuazione si sono ridotti, con la Russia che nega di avere truppe nell’Ucraina orientale.

  • Il Regno Unito ha sottovalutato le interferenze russe nei suoi referendum

    I funzionari britannici non hanno agito e hanno sottovalutato la minaccia russa. E’ quanto emerge dal rapporto dell’Intelligence and Security Committee (ISC) del Regno Unito sull’attività russa in UK. L’indagine dell’ISC, iniziata nel 2017 dopo le dichiarazioni sulle interferenze russe nelle elezioni presidenziali statunitensi del 2016, fa riferimento a campagne di disinformazione, tattiche informatiche e presenza di espatriati russi nel Regno Unito, concludendo che i ministri avrebbero chiuso un occhio sulle accuse di coinvolgimento russo. Il rapporto critica le agenzie di intelligence per non aver intrapreso alcuna azione durante il referendum sull’uscita dall’UE, nonostante ci fossero voci attendibili che parlavano di “campagne di influenza” da parte dei russi durante il referendum sull’indipendenza scozzese nel 2014. “Il governo del Regno Unito ha attivamente evitato di cercare prove sulle interferenze russe. Ci è stato detto che non avevano visto alcuna prova, ma non ha senso se non ne hanno cercate”, ha dichiarato Stewart Hosie, membro dell’ISC, che ha aggiunto: “Non ci è stata fornita alcuna valutazione post referendum dei tentativi di interferenza da parte della Russia”. Il Cremlino ha respinto le affermazioni definendole ‘russofobia’ in perfetto stile fake news.

  • Russia e Cina pongono il veto alla risoluzione ONU per gli aiuti umanitari in Siria ma l’UE tira dritto

    L’UE contro Russia e Cina dopo che i due Paesi hanno ripetutamente posto il veto ad una risoluzione delle Nazioni Unite per la fornitura di aiuti umanitari in Siria. Il responsabile della politica estera dell’Unione europea, Josep Borrell, non ha usato mezzi termini per commentare la decisione: “L’approccio non costruttivo di alcuni membri del Consiglio di sicurezza è tanto più deplorevole in un momento in cui i bisogni non sono mai stati così grandi e nel contesto della pandemia di coronavirus”.

    La risoluzione è stata infine approvata sabato scorso, dopo cinque tentativi, e solo dopo l’astensione di Russia e Cina. Alle Nazioni Unite è consentito solo un punto di attraversamento dalla Turchia, il cosiddetto Bab al-Hawa, rispetto ai due precedentemente disponibili. Il limitato accesso per la fornitura di assistenza umanitaria d’emergenza penalizzerà migliaia di persone bisognose nella Siria nordoccidentale poiché ostacolerà la consegna di forniture salvavita.

    L’UE continuerà comunque a sostenere la popolazione siriana in difficoltà, nonostante le circostanze sfavorevoli. Borrell ha anche sottolineato che il conflitto richiede una soluzione politica e non militare, citando i risultati di una conferenza sul futuro della Siria, tenutasi a giugno a Bruxelles.

     

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