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Dopo quasi trent’anni, il Regno Unito ammette: non esistono razze canine pericolose

ANMVI: in Italia l’approccio è scientificamente corretto, ma la normativa è da correggere

(Cremona, 22 ottobre 2018)- Con un dettagliato rapporto parlamentare, la Commissione Ambiente di Westminster ha dichiarato che non ci sono prove scientifiche sufficienti per vietare alcune razze canine per “intrinseca pericolosità”. Una presa di posizione che punta a rivedere il Dog Dangerous Act del 1991, sulla base di proposte gestionali alternative ai divieti di razza e molto vicine al modello di prevenzione italiano.

Il modello italiano vigente a tutela dell’incolumità pubblica dalle aggressioni di cani, infatti, non si basa sul divieto di razze, grazie all’intervento dei Medici Veterinari Italiani, in particolare degli specialisti in medicina veterinaria comportamentale; più di dieci anni fa l’allora Ministro Sirchia emanò un elenco di razze canine vietate che fu poi ritirato grazie alla mobilitazione dell’ANMVI. Inoltre, già allora i Medici Veterinari italiani paventavano il rischio di abbandoni e di soppressioni indiscriminate ai danni di cani innocui solo in virtù della loro razza, un rischio che si è puntualmente verificato nel Regno Unito secondo i parlamentari inglesi.

Ma anche il modello italiano, basato sull’educazione dei proprietari, va rivisto. L’ANMVI ha proposto la traduzione in legge della vigente ordinanza ministeriale sulle aggressioni canine, ritenendo inefficace l’offerta formativa volontaria da parte dei comuni e inattuabili le misure di intervento ad episodio avvenuto.

Inoltre,  proprio come il documento di Westminster,  anche l’ANMVI chiede una puntuale registrazione degli eventi di morsicatura, di aggressione e dei relativi danni alle vittime, sia umane che di altri consimili.

In assenza di una epidemiologia puntuale, non sono programmabili le risorse finanziarie necessarie alla prevenzione e alla gestione del fenomeno, che- va sottolineato- in Italia è stato collocato fra i Livelli Essenziali di Assistenza.

Fonte: Comunicato stampa ANMVI

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