Cani

  • “Sporca bellezza”: un’inchiesta sulla pratica illegale di taglio di orecchie e coda in Italia

    L’operazione denominata “Dirty Beauty” e promossa dagli addetti al controllo degli animali dell’OIPA viene svolta in molte città italiane al fine di identificare e fermare definitivamente questa pratica illegale e crudele. Le indagini a livello nazionale hanno portato a oltre settanta denunce alle autorità giudiziarie e numerosi processi giudiziari, sia per i proprietari di cani che per i veterinari, considerato che in Italia e in molti altri paesi europei l’attività di taglio delle orecchie e taglio della coda è illegale e bandita dalla Convenzione europea per la protezione degli animali da compagnia. Mutilare la parte del corpo di un cane per compiacere una concezione umana di “esteticamente bello” è semplicemente oltraggioso, è quanto dichiara OIPA.

  • Cani e gatti a Dubai muoiono di fame per il recente divieto di alimentazione ai randagi

    Molti animali stanno morendo crudelmente a Dubai, dopo che una recente circolare ha dichiarato che dare del cibo a cani e gatti randagi è severamente vietata. Ai residenti non è infatti più consentito fornire alimenti e acqua, i gruppi di soccorso non sono autorizzati ad aiutare gli animali bisognosi e ai veterinari è stato ordinato di non curare i randagi trasportati dalle associazioni. All’orrore non c’è limite perché se questi animali non muoiono di fame vengono intrappolati e avvelenati o catturati e scaricati nel deserto da società di controllo sui randagi. OIPA International ha scritto alle autorità locali e internazionali chiedendo di fermare questo abominevole massacro e di considerare soluzioni più etiche per risolvere il problema della sovrappopolazione di randagi e della possibile diffusione di malattie.

  • I cani restano delusi quando percepiscono di non essere abbastanza allenati a salvare il loro padrone

    I cani cercheranno di salvare gli umani, se sanno come comportarsi, e il fallimento li porta a livelli elevati di stress e ansia. Questo è quanto emerge da uno studio, pubblicato su PLOS One e condotto dagli esperti del Dipartimento di Psicologia della dell’Arizona State University, che hanno elaborato un esperimento per verificare il comportamento dei cani in situazioni di difficoltà.

    “Abbiamo valutato l’atteggiamento di 60 cani non addestrati al salvataggio degli umani e osservato le loro reazioni in situazioni di emergenza simulata”, spiega Joshua Van Bourg, neolaureato presso l’Arizona State University. “E’ una credenza comune l’idea che i nostri amici a quattro zampe siano disposti ad aiutarci, ma volevamo capire le motivazioni di questo comportamento”, aggiunge Clive Wynne, coautore della ricerca. “Nel test principale abbiamo chiesto ai proprietari di esprimere urgenza e richieste di aiuto verso i loro animali domestici, dopo essere stati confinati in una scatola con una porta leggera. Abbiamo però chiesto loro di non pronunciare il nome del loro cane, per evitare bias di aspettative da parte degli animali”, spiegano i ricercatori, sostenendo che un terzo dei cani è intervenuto per salvare il padrone, ma non era ancora chiaro quanto fosse determinante la comprensione della situazione di emergenza da parte dell’animale. “Abbiamo quindi condotto un altro esperimento facendo cadere del cibo nella scatola, e solo 19 dei 60 cani hanno aperto la scatola. Questo dimostra che il salvataggio del padrone richiede più di una semplice motivazione, sembra che ci siano motivazioni più profonde, come la necessità di capire come comportarsi. Il test di controllo sembra suggerire che la difficoltà dipenda dalla valutazione delle proprie abilità. I cani vogliono salvare gli uomini, ma devono sapere come riuscirci”, prosegue Van Bourg. “Nella terza fase il proprietario era seduto all’interno della scatola e leggeva a voce alta una rivista, con un tono calmo e pacato. Solo 16 cani hanno aperto la scatola e raggiunto i proprietari. Il nostro studio è’ un’ulteriore prova dell’aiuto incondizionato che i cani sono disposti a offrire alle persone che amano”, prosegue l’esperto, precisando che nelle situazioni di emergenza simulata, i cani hanno mostrato comportamenti che possono indicare stress, come lamenti, movimenti e latrati. “La richiesta d’aiuto da parte del proprietario ha aumentato i livelli di stress osservati negli animali, che non si sono abbassati quando la voce calma del padrone sembrava rassicurante. In sostanza, questi comportamenti individuali sono prove della profonda empatia che i cani possono sperimentare con i loro compagni umani”, sostiene Wynne. “Anche senza addestramento, molti cani cercheranno di salvare le persone che sembrano essere in difficoltà, e il fallimento li porta a essere ancora più ansiosi di intervenire”, concludono gli autori, che hanno in programma di indagare sulla profonda connessione tra cane e padrone, operando delle modifiche nella procedura sperimentale per verificare se il desiderio di intervenire nasce solo dalla vicinanza con i padroni.

  • Anche nei momenti più difficili occupiamoci di loro

    Il corona virus ha portato, in Italia, a più di duecentomila contagiati e a più di trentamila morti. Una tragedia per decine di migliaia di famiglie che al dolore per la perdita dei loro cari e le sofferenze dovute alla malattia, o comunque all’isolamento, stanno anche vivendo la più grave crisi economica che l’Italia abbia avuto. A tutto questo si aggiungono le notizie spesso confuse e contraddittorie ed i ritardi per gli interventi promessi, dalla cassa integrazione ai prestiti.

    I ricoveri in ospedale ed i decessi hanno avuto anche un risvolto per il mondo animale, molti cani e gatti sono rimasti senza i loro padroni ricoverati in ospedale o, purtroppo, morti. Di tutti questi animali, quando non ci sono  stati parenti ed amici disponibili, si sono in molte occasioni occupate le associazioni di volontariato. Ora dai medici veterinari arriva un richiamo al problema perché molti cani e gatti potrebbero essere trasferiti, da chi non può più tenerli, nei canili e nei gattini o addirittura essere abbandonati. Per questo la Regione Lombardia ha creato delle linee guida che servano, qualora ce ne fosse necessità, a creare nuovi spazi per ospitare animali che, provvisoriamente, non possano più vivere a casa loro e per permettere l’adozione di coloro che sono rimasti privi del loro amico umano. Si useranno anche risorse accantonate per affrontare le esigenze dei comuni e delle ATS anche con un rifinanziamento del piano regionale.

    E nel frattempo è arrivata una buona notizia, il famoso gatto di Hong Kong è tornato a casa in ottima salute, nessun problema di corona virus perciò ricordiamo a tutti che i nostri animali da compagnia non portano nessun pericolo per il virus e sono stati, sono e saranno sempre un grande aiuto affettivo e di compagnia anche nei momenti più difficili perciò occupiamo ci anche di loro.

  • Soldi, affari e morte: il destino dei levrieri in Irlanda e Spagna

    Che in Cina ed altri paesi asiatici ci sia ancora l’orrenda abitudine di mangiare cani lo sappiamo più o meno tutti ma a molti sfuggono altre barbarie che se non hanno conseguenze sulla salute umana sono comunque da condannare.

    Parliamo questa volta dei levrieri, i famosi cani da corsa che in Irlanda si cimentano in gare che hanno un notevole giro d’affari. I Greyhounds sono levrieri di grande taglia che possono raggiungere anche i 70 km di velocità ma la loro vita è breve e molto triste. Non sono considerati animali da compagnia ma equiparati al bestiame, passano la loro vita, quando non si allenano o non sono in gara, nelle gabbie, nei loro occhi la perenne tristezza di animali che dopo essere stati selezionati nel passato per essere sempre più maestosi e belli e vivere a fianco delle classi più abbienti sono, ormai da decenni, diventati i protagonisti e le vittime di quello sport popolare che vede i cinodromi aperti in tutto il paese. Mentre in Italia le corse dei cani sono da anni vietate, anche se le organizzazioni malavitose organizzano corse illegali con un forte giro di scommesse, in Irlanda proseguono con un gran numero di appassionati e di cinodromi. La vita infelice di questi levrieri finisce molto presto, appena non sono  più in grado di correre sono abbattuti direttamente o portati nei pound dove dopo pochi giorni sono uccisioni con la solita dose letale  o ancora peggio. Nessuno ricorda quanto denaro, con le scommesse legali, hanno fatto vincere ai loro proprietari, diventati macchine vecchie ed ingombranti, vanno eliminati per fare posto a quelli più giovani. Ogni anno sono centinaia  i levrieri  uccisi.

    In Italia, da 15 anni, è nata l’Associazione Gaci che con continui spostamenti tra Modena e l’Irlanda si occupa di trovare una famiglia per i levrieri destinati alla morte e molti, fortunatamente, sono gli italiani che ne hanno adottato uno. Il caso irlandese  non è il solo, anche in Spagna i levrieri, i galgos, usati prevalentemente per la caccia ma anche per le corse, appena non sono  più all’altezza delle aspettative dei loro padroni sono ammazzati, spesso in modo molto crudele, o abbandonati. Si è parlato molte volte delle condizioni orrende delle perreras spagnole e anche in questo caso vi sono in Italia associazioni che si occupano di salvare questi poveri animali trovando famiglie che li adottano. Quando incontrate per strada  una persona con uno di questi levrieri siategli riconoscente perché ha salvato dalla morte un’altra piccola povera vittima e pensate  se magari in casa avete un posto per uno dei tanti cani che, anche in Italia, sono  in un canile aspettano una carezza ed una casa.

  • Il dopo Covid-19: la Cina pubblica l’elenco di animali da allevamento

    Mentre le attività economiche stanno ripartendo sulla scia del Covid-19, il governo cinese ha reso nota una bozza di lista di animali che possono essere allevati per produrre carne o pellicce, animali domestici inclusi, quali suini, vacche, pollame, così come “bestiame speciale” quali renne, alpaca e struzzi.

    La lista specifica tra l’altro che i cani devono essere classificati come “animali da compagnia”, e non bestiame, il che costituisce un successo per le associazioni a tutela degli animali.

    Il commercio ed il consumo di animali selvatici è stato vietato in Cina dal mese di febbraio, ma gli esperti sono preoccupati dalla  possibile ripresa del commercio, pur con qualche limitazione.

    L’elenco, reso noto dal Ministero dell’Agricoltura e degli Affari Rurali, è stato pubblicato online per i lettori cinesi, che possono esprimere il proprio parere.

    La lista, pubblicata il 9 aprile, include animali domestici quali maiali, vacche, pecore, capre, conigli e polli che già vengono allevati su larga scala in Cina. Nel 2018, ad esempio, la Cina allevava più di 10 miliardi di polli e più di 684 milioni di maiali, stando ai dati raccolti dalla Food and Agriculture Organization of the United Nations.

    La lista riporta anche una categoria definita “bestiame specifico” che include animali non domestici quali renne, alpaca, faraone, struzzi, emu, che possono essere allevati per la  carne, così come visoni, volpi argentate, volpi artiche e cani procioni, allevati per la pelliccia. L’inclusione di tali specie non corrisponde   alla  precedente lista della Cina, ha affermato in una mail a Mongabay Peter Li, specialista politico di Humane Society International (HSI), e ciò desta parecchia preoccupazione.

    “Includere animali selvatici da carne e pelliccia nell’elenco del bestiame costituisce una deriva pericolosa, in quanto questi animali non verrebbero più considerati alla stregua di animali selvatici” ha affermato Li . “I gruppi cinesi per la protezione  degli animali e le ONG internazionali , compresa HSI, hanno esortato il governo cinese ad eliminare da tale elenco tutti gli animali selvatici, sia da carne che da pelliccia”.

    Crea non poca sorpresa la citazione, da parte del Ministero, dei cani, considerati animali da compagnia, nonostante sia risaputo che regolarmente questi vengono macellati in alcune zone della Cina per consumarne la carne.

    “A quanto pare, il governo cinese non considera i cani alla stregua del bestiame, mentre li considera “animali da compagnia” per la prima volta, da quando cioè i Comunisti cinesi assunsero il potere nel 1949,” ha aggiunto Li. “Il fatto che i cani non siano inclusi nella lista  rappresenta una vittoria per gli amanti degli animali  e per gli attivisti cinesi”.

    Gli animali catturati in natura, come pipistrelli e pangolini, che vengono spesso venduti – anche se illegalmente – per la carne e alcune parti del corpo nei mercati di fauna selvatica, non sono inclusi nella lista, in quanto non nati né riprodotti in cattività . “Penso che questa lista punti ad escludere le specie non comprese nella stessa, cosicché saranno (e sono già) necessarie misure specifiche per le Forze dell’Ordine per potere fermare il commercio illegale,” ha affermato in una mail oggi Claire Bass, direttore esecutivo dell’HSI.

    La lista verrà completata entro maggio, anche se non verrà convertita immediatamente in legge.

    “Per rendere illegale il consumo di carne di cane è necessario provvedere con una legge specifica e rendere la lista significativa”, ha affermato. Fino a quando il governo cinese non renderà illegale il consumo di carne di gatti e cani questo continuerà ad esistere. E certamente, anche se reso illegale, ci saranno sempre commercianti criminali che lo faranno sfidando  leggi e sanzioni”.

    Ciò che resta poco chiaro è se il commercio e la macellazione di animali selvatici importati saranno autorizzati in Cina nel prossimo futuro. L’insorgenza del COVID-19 è causata, ipoteticamente, dai cosiddetti “wet-markets” – mercati di animali selvatici che vendono sia animali o parti di animali vivi e morti – della città di Wuhan, il che ha portato il governo ad annunciare il divieto di commercio e consumo di animali selvatici in febbraio. Mentre tale divieto è tecnicamente ancora in vigore, gli esperti temono che i mercati possano riaprire in futuro, o semplicemente, che ci sarà un mercato nero di fauna selvatica.

    Mentre il Covid-19 si diffonde in tutto il mondo colpendo quasi 2 milioni di persone, più voci reclamano la chiusura completa dei mercati di fauna selvatica. Recentemente, un gruppo bipartisan di senatori degli Stati Uniti hanno inviato una lettera al Segretario di Stato Mike Pompeo esortandolo a collaborare con i partner internazionali per chiudere definitivamente i mercati di animali selvatici in Cina e in altre parti del mondo.

    “I mercati privi di una seria regolamentazione che vendono animali vivi e parti di animali selvatici creano potenziali interazioni tra umani e animali selvatici, dando il via a trasmissioni di malattie”, scrivono i senatori nella lettera. “Invitiamo il Dipartimento, in collaborazione con i nostri partner internazionali e altre agenzie americane importanti quali l’Agenzia USA per la Pesca e la Fauna selvatica o l’Agenzia per lo Sviluppo internazionale di operare al fine di chiudere i mercati di animali selvatici senza normative che rappresentano una minaccia alla sanità pubblica, combattere il commercio più ampio, che è quello illegale di animali e parti di animali selvatici, rafforzando al tempo stesso la sicurezza alimentare in tutto il mondo”.

    Mentre tutti gli occhi sono puntati sulla Cina, il dottor Li ha invitato l’opinione pubblica a non colpevolizzare la popolazione cinese per il consumo di carne selvatica, bensì di ritenere responsabili i commercianti.

    “Non ho sentito o letto da nessuna parte in Cina la richiesta di riapertura del consumo di carne selvatica ”, ha affermato Li.  “Ho sentito invece diverse richieste isteriche da parte dei commercianti affinché il governo revochi  il divieto”.

    “Quindi, non risentiamoci con il consumatore cinese per volere consumare carni selvatiche o di cani. Sono i commercianti, i riproduttori e i proprietari di ristoranti che con ‘grazia e generosità’ richiedono la vendita di questi prodotti per i loro consumatori”.

    *pubblicato il 14 aprile 2020 su Mongabay, rivista online di natura e conservazione

  • Ciao Salsiccia!

    Nel 2014, dopo anni spesi a lottare contro ogni violenza, ha lasciato tranquillamente il nostro mondo Loukanikos (Λουκάνικος) che in greco significa “salsiccia”. Questo era il soprannome che gli avevano dato le persone per le strade di Atene.

    Facciamo un passo indietro. Siamo nel maggio 2010. A causa di un debito pubblico divenuto insostenibile, i paesi dell’Eurozona e il Fondo Monetario Internazionale approvano un prestito alla Grecia da 110 miliardi di euro, subordinato, però, alla realizzazione di severe misure di austerità. È il caos sociale. Le enormi perdite di posti di lavoro e gli ingenti tagli alla previdenza sociale trasformano la rabbia e l’indignazione pubblica in proteste di piazza, spesso anche cruente. E Louk (altro suo soprannome) era sempre lì, seppur non appartenendo a nessun partito politico o fazione di lotta, nessuno lo avesse convocato. Ai cortei ci arrivava da solo mettendosi in prima linea, sempre dalla parte dei più indifesi. Questo era il suo principio di lotta.

    Nel settembre 2011 l’episodio che lo rese un amatissimo eroe popolare a tal punto che la rivista Time lo indicò come una delle personalità più importanti di quell’anno. Durante l’ennesima manifestazione, diversi poliziotti in borghese iniziarono a caricare violentemente altri poliziotti in divisa perché questi ultimi, stavano protestando contro la forte riduzione dello stipendio. Dopo qualche momento di esitazione, fra lo stupore dei presenti, Louk si gettò nella mischia per prendere le difese dei poliziotti in divisa contro i quali, solo pochi giorni prima, aveva ugualmente protestato per come stavano trattando alcuni studenti in corteo. Louk era fatto così. Soffriva nel vedere tanto dolore e non riusciva a sopportare la violenza di esseri umani contro altri esseri umani, indipendentemente dalle loro ragioni.

    Molte notti, benché avesse un posto fisso dove dormire, lo si poteva incontrare a vagare solitario e pensieroso per le vie della città o in Piazza Syntagma dove si trova il Parlamento Ellenico.

    Migliaia sono le foto che lo ritraggono con il suo fularino rosso al collo mentre protesta fra le sassaiole e i lacrimogeni della polizia. E, a detta del suo medico, è stata proprio la frequente inalazione di quei gas lacrimogeni e di altri prodotti chimici utilizzati durante i disordini a cui ha partecipato, che ne hanno compromesso irrimediabilmente la salute. Louk ci ha lasciati il 9 ottobre del 2014, all’età di dieci anni.

    Sì all’età di 10 anni!

    Perché Louk era un cane. Un bellissimo cane randagio.

    Più amico degli uomini, certamente, di quanto molti uomini oggi riescono ad essere fra di loro.

    Un giornale greco, l’Avgi, pochi giorni dopo la sua morte, ha scritto che Louk è stato sepolto all’ombra di un grande albero su una collina nel centro della città. Grazie, Salsiccia! Riposa in pace, ovunque tu sia.

     

  • Gli animali domestici non trasmettono il Covi-19: le dieci raccomandazioni dell’Associazione Nazionale dei Veterinari Italiani

    Ancora una volta, a seguito delle solite e ripetute notizie false apparse sia sulla carta stampata che in internet, il presidente dell’Associazione nazionale veterinari ribadisce che l’infezione da Covid non avviene dagli animali domestici all’uomo ma solo dal contagio uomo-uomo. Gli animali domestici semmai devono essere protetti, nel caso in famiglia ci sia una persona contagiata bisogna essere attenti ad evitare contatti troppo ravvicinati. Da diversi studi si è visto che il cane sembra più refrattario ad ammalarsi con il contagio umano mentre i gatti sono più sensibili e se curati guariscono, si tratta comunque di casi assolutamente rari, nel mondo non risultano più di poche unità. Sia l’OMS che l’organizzazione mondiale per la sanità animale che, in Italia, il ministero per la salute e l’Istituto superiore di sanità hanno chiaramente smentito che ci possa essere anche un minimo rischio, gli animali da compagnia non portano il Covid all’uomo.

    Come ha giustamente ricordato il prof. Agrini dell’ISS gli animali da compagnia sono un importante antidoto allo stress, specie in questi periodi così difficili e pertanto avere cura di loro è utile anche a noi. Vi è poi uno studio dell’Università Cattolica del Sacro Cuore che evidenzia come la convivenza con i cani ed in campagna con i bovini può essere un buon antidoto in quanto i nostri organismi possono avere sviluppato maggiori anticorpi ed una maggiore tolleranza alla sopportazione di virus quali il corona. Fortunatamente gli italiani non hanno dato retta alle notizie false circolate nei giorni scorsi e non ci sono al momento aumenti degli abbandoni anche se, come purtroppo sappiamo, rimane alto il problema dei cuccioli indesiderati, specie nel sud Italia e, superata la tragedia che stiamo tutti vivendo per il Covid, dovremo occuparci anche di questo.

    Decalogo di comportamento per i proprietari di animali da compagnia stilato dal presidente dell’ANMVI, Marco Melosi, in collaborazione con l’agenzia di stampa ANSA

    1.Se si è positivi al COVID-19 è bene non entrare in contatto diretto con i propri animali, così come con gli altri componenti della famiglia. Gli animali di casa potrebbero essere contagiati, seppure in via eccezionale. E’ bene perciò anche indossare guanti e mascherina e ridurre il tempo passato insieme allo stretto necessario.
    2.Se si è ammalati e non si può uscire per la passeggiata col cane si può chiedere un aiuto ai vicini di casa o ai parenti e, ancora, alle associazioni animaliste che stanno operando in molte città. Consegnare il proprio cane ad estranei non aumenta la possibilità di contagi. Chi porta a spasso il cane, invece, dovrebbe indossare guanti e mascherina protettivi così come indicato quando si esce, come per andare a fare la spesa.
    3. In assenza di familiari ammalati, la convivenza con cane e gatto può essere una ottima fonte di maggiore benessere e tranquillità. Via libera a carezza, coccole e abbracci che sono ritenuti anche curativi per l’umore di tutti i componenti della famiglia, adulti, anziani e bambini.
    4. La passeggiata con fido deve limitarsi al tempo necessario per le deiezioni e deve essere fatta nei pressi della propria abitazione. Le uscite perciò devono essere brevi.
    5. Se il cane è abituato a fare attività motoria, in questo periodo non si può accompagnare a passeggiare a lungo. Si può invece metterlo a dieta, riducendo il numero di calorie ingerite col cibo, così da prevenirne un aumento ponderale, riducendo le dosi di cibo o scegliendo crocchette e cibo umido di tipo light.
    6. Cosa si deve fare di ritorno dalla passeggiata col cane? Le zampe di fido non trasportano il COVID-19 in casa. Però per strada si sporcano ed è buona regola pulirle usando apposite salviette detergenti per la pulizia degli animali, oppure acqua e sapone o, ancora, amuchina diluita allo 0,05%. Non vanno usati sgrassatori detergenti, alcol o disinfettanti di altro genere che possono irritare la pelle ed essere tossici per il cane che tenderà ad eliminarne i residui leccandosi.
    7. Cibo per animali: i negozi sono aperti e continuamente riforniti. Non c’è bisogno di fare scorte ma compratene una quantità che vi permetta di non dovervi rifornire di continuo. Dobbiamo restare a casa, non dimentichiamocelo.
    8. Cani e gatti devono avere microchip e targhette di riconoscimento, non dimentichiamolo in questo periodo di isolamento perché possono comunque perdersi. Non dimentichiamo anche di applicare presidi sanitari come antipulci ed antiparassitari perché proteggono tutta la famiglia da fastidiose infezioni.
    9. Controllate il libretto sanitario di fido e micio: alcune vaccinazioni si possono rimandare in questo periodo di distanziamento ma non quelle contro lesmaniosi e leptospirosi. Gli ambulatori sono aperti per le cure necessarie ma gli ingressi sono regolati e scaglionati perciò telefonate al veterinario per chiarimenti ed eventuali appuntamenti.
    10. Se micio o fido si ammalano è consentito andare dal veterinario, previo appuntamento telefonico.

  • L’autogol del Comune di Milano

    Nei giorni scorsi il Comune di Milano ha approvato un nuovo regolamento che riguarda gli animali, gran parte del regolamento è ampiamente condivisibile sia per quanto riguarda alcuni divieti che per la maggiore attenzione dedicata al benessere animale ma l’amministrazione cade poi in un autogol introducendo un ipotetico patentino per i possessori di cani di razze potenzialmente pericolose.

    I vari esperti consultati dall’Amministrazione, tra i quali per altro non mi risulta compaiano gli istruttori cinofili, hanno completamente ignorato quanto stabilito nell’ordinanza del Ministero della Salute nel marzo 2009 puntualmente ripreso dalle seguenti leggi nazionali attualmente in vigore. L’ordinanza si rese necessaria, alla luce di dati scientifici e condivisi, per abrogare quanto stabilito nell’ordinanza del 2008, a firma del ministro Turco che aveva predisposto una lista di cani potenzialmente pericolosi, in quanto non è possibile stabilire il rischio di una maggiore aggressività di un cane in base all’appartenenza ad una razza o a suoi incroci. L’Amministrazione milanese, speriamo solo per ignoranza, anche se è noto che ignorantia lex non excusat, ripropone un errore del  passato, forse per sintonia partitica, creando una serie di gravissimi problemi dei quali sembra pochi si siano resi conto.

    Riaffermato scientificamente che non è possibile stabilire il rischio dell’aggressività in base alla razza con quale criterio è stata redatta questa misteriosa lista? Secondo indiscrezioni, che ci auguriamo errate, sembra vi siano contemplati animali come il cane lupo italiano del quale esistono solo 200 esemplari e che non è in vendita ma dato solo in affido, e non compaiano esemplari di altre razze forti di numerosi esemplari che si sono in alcune occasioni mostrati mordaci, compaiono cani da lavoro e utilità e non razze notoriamente utilizzate per guardia e difesa. Ma la verità incontrovertibile e che un cane può essere aggressivo in base al suo vissuto, all’educazione che ha ricevuto, ai  comportamenti di chi si relaziona con lui e non certo solo in base alla razza. E certamente non è ipotizzabile che si possano rilasciare patentini, ai proprietari di cane, dopo qualche ora di corso senza la presenza dello stesso cane. Nel regolamento il Comune dice di voler facilitare la gestione del parco canile e favorire  l’adozione degli animali, benissimo, ma non sarà certo aumentando gli obblighi e le imposizioni che si otterrà il risultato, anzi rischieremo qualche abbandono in più!

    invitiamo il Consiglio comunale di Milano a relazionarsi meglio con i proprietari di cane e a creare quel rapporto necessario, e ad oggi inesistente, con gli istruttori cinofili senza il contributo dei i quali non potranno essere educati né i proprietari né i cani e neppure, sull’argomento, le varie forze politiche.

    Un vero autogol quello milanese che si è fatta scappare anche l’occasione per dire una parola seria sull’uso improprio e pericoloso degli psicofarmaci ormai diventati di moda per contenere il cane esuberante, psicofarmaci che creano ulteriori problemi anche rispetto all’aggressività. Se veramente vogliamo affrontare in modo corretto la convivenza tra uomini ed animali non improvvisiamo ma impariamo a studiare i problemi ed a confrontarci correttamente, a tal proposito ricordo che nel 2018 la BVA (commissione Ambiente e agricoltura del Parlamento britannico) ha sottolineato come il comportamento di un cane, compreso quello aggressivo, dipende da fattori diversi da quelli della razza quali la socializzazione, l’allevamento, la formazione, le circostanze ambientali mentre vietare o rendere difficile la vita ad alcune razze non ha portato ad alcun risultato.

     

     

  • Coronavirus: cani e gatti non contagiano

    La psicosi da mascherina anti Coronavirus ha colpito, almeno in Cina, anche i proprietari di cani e gatti – e non solo a Wuhan, città in cui si è sviluppato il focolaio – dopo che fonti locali non avevano escluso un possibile contagio anche tra i pets. E così la vendita di mascherine, la cui azienda produttrice, ironia della sorte, ha sede proprio a Wuhan (almeno quelle vendute in alcune farmacie di Milano e Roma arrivano proprio da lì), si è moltiplicata ma, stando alle dichiarazioni dello statunitense CDC (Centers for Disease Control and Prevention) non solo l’allarme è ingiustificato ma studi scientifici dimostrano che la notizia è priva di evidenze scientifiche. Semmai il pericolo è al contrario. I Coronavirus, infatti, sono una grande famiglia di virus e la forma che riguarda i pets è nota da tempo. Tutt’altra cosa è quello che si è diffuso tra gli uomini a partire dalla metà di dicembre che potrebbe essere pericoloso per gli animali. Tocca quindi a padroni o a semplici passanti indossare una mascherina in presenza di pets.

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