Cani

  • Pechino fa uccidere cani e gatti di chi è in quarantena

    Shiangrao, provincia di Jiangxi, sud est della Cina. Un piccolo corgie viene svegliato di colpo da forti rumori fuori dalla porta di casa. Esce dalla sua cuccia e si nasconde sotto al tavolo. Due uomini, che indossano tute e visiere anti-Covid, entrano in casa tenendo in mano un sacchetto giallo ed un piede di porco. “Il capo ha detto che dobbiamo sistemare la cosa direttamente qui, sul posto no?”, chiede uno. “Sì”, risponde l’altro, che prende il piede di porco e lo usa per far uscire il cane da sotto al tavolo. L’animale spaventato corre in un’altra stanza ed esce dall’inquadratura. Sono i suoi ultimi momenti di vita, ripresi da una telecamera di sicurezza, che la sua padrona ha condiviso su Weibo, il sito di microblogging cinese. Il video ha suscitato sgomento e indignazione ed è diventato il simbolo della linea durissima traguardo di “zero casi Covid” nel Paese da cui tutto è partito.

    La proprietaria del piccolo corgie era stata costretta alla quarantena dopo la scoperta di un focolaio di coronavirus nella sua città, nonostante lei fosse risultata negativa al test. A tutti gli inquilini era stato ordinato di lasciare la porta dell’appartamento aperta per permettere la disinfezione di ogni stanza. Fu, questo il nome della padrona del cane, era stata rassicurata dagli operatori che nessuno avrebbe preso né ucciso il suo cane. E invece il corgie è stato barbaramente abbattuto con un colpo alla testa. Le immagini scioccanti hanno scatenato un dibattito online sui diritti degli animali in Cina ma anche su quanto, in questo periodo d’emergenza, il governo di Pechino abbia ampliato i suoi poteri di controllo sull’individuo.

    Non è la prima volta dall’inizio della pandemia che le autorità cinesi uccidono animali domestici. A settembre tre gatti nella città nord-orientale di Harbin sono stati uccisi dopo essere risultati positivi al Covid senza il consenso del loro proprietario, che era in quarantena in ospedale. Nell’ambito delle strette misure contro il coronavirus, Pechino ha deciso di accelerare il passo sui vaccini. Il Paese ha già inoculato il siero anti-Covid ad oltre il 75% dei suoi 1,4 miliardi di abitanti, per lo più adulti e anziani, e adesso mira a vaccinare tutti i bambini tra i 3 e gli 11 anni, pari a circa 160 milioni, entro la fine dell’anno. Oltre la metà – 84,39 milioni – ha già ricevuto la prima dose, mentre in 49,44 milioni hanno completato l’intero ciclo.

    Intanto l’Europa è tornata ormai da settimane il centro della pandemia con il virus che viaggia veloce. Mentre in Austria è entrato in vigore il lockdown per i non vaccinati, in Olanda, l’unico Paese europeo finor ad aver reintrodotto chiusure per tutti, sono stati registrati oltre 19.000 nuovi casi giornalieri, un record di gran lunga superiore a quello registrato appena qualche giorno fa di 3.000. Il Belgio, con una riunione del Comitato tecnico-scientifico il 17 novembre, si prepara ad una stretta per contrastare l’aumento di contagi. Previsti il ripristino dell’obbligo della mascherina al chiuso dai 9 anni, il ritorno al lavoro da casa dove possibile, la chiusura per almeno 3 settimane delle discoteche e delle attività sportive al chiuso. Anche la Francia si difende sia all’interno, ritorno della mascherina alle elementari, che all’esterno, con l’obbligo per i viaggiatori sopra i 12 anni non vaccinati e provenienti da Germania, Belgio, Irlanda, Olanda, Austria e Grecia di presentare il risultato di tampone negativo molecolare o antigenico realizzato meno di 24 ore prima della partenza. In Gran Bretagna, il primo Paese in Europa che è stato travolto dalla nuova ondata spinta dalla variante Delta, si punta tutto sulla terza dose di vaccino con il via libera al booster per tutti i quarantenni. Cresce infine la pressione sugli ospedali in Germania, dove si continuano a registrare record di nuovi casi, e nei prossimi giorni si attendono nuove restrizioni.

  • Con la fine dei lockdown in aumento gli abbandoni dei cani

    Durante il primo e secondo lockdown sembra che circa tre milioni e mezzo di italiani abbiano preso un animale da compagnia per alleviare la imposta solitudine. Tra i vari animali scelti i cani sono stati quelli preferiti anche perché, come ricorderete, i pochi momenti di uscita dalla propria abitazione erano consentiti solo se c’era un cane da portare a fare i suoi fisiologici bisogni. Diversi i cani, ma anche gattini, furono salvati dai canili e dai rifugi, per arrivare finalmente in una casa con un umano tutto per loro. Sempre in quel periodo crebbe anche l’attenzione, che era già molto alta, verso la sicurezza e qualità dell’alimentazione animale. Purtroppo ora però le associazioni animaliste e di protezione degli animali segnalano che dall’estate sono ricominciati gli abbandoni o le riconsegne ai canili. Come sappiamo la presenza di un animale in casa è molto utile sia per l’educazione dei bambini che per quella degli adulti perché sviluppa empatia, capacità di relazionarsi con una specie diversa e per gli anziani e le persone sole è spesso l’unica fonte di affetto e compagnia. Coloro che dopo l’entusiasmo iniziale hanno cambiato idea è bene ricordino che l’abbandono di un animale è sanzionato dalla legge ed anche la sua riconsegna in un rifugio comporta una segnalazione per evitare che la stessa persona torni un domani ad adottare un animale per poi riabbandonarlo appena si rende conto che non è un giocattolo ma un essere vivente e senziente il quale ha bisogno di alcune attenzioni e cure. I lunghi mesi di pandemia e le tragedie che in troppi hanno vissuto, malattie, lunghi ricoveri in ospedale, morte, hanno lasciato anche tanti animali privati provvisoriamente o definitivamente del loro umano. Dobbiamo tutti ringraziare quelle associazioni di volontariato che si sono occupate di questi poveri animali accudendoli durante i ricoveri ospedalieri dei loro proprietari e cercando poi una nuova famiglia quando, per la tragica morte degli ammalati e la mancanza di un famigliare di riferimento, si erano trovati soli. Queste poche righe vogliono ricordare a tutti il lavoro svolto dai tanti volontari, che un animale che ci dà tanto affetto non può poi essere lasciato su una strada o in un canile e che la lotta al randagismo passa da una sempre più forte capacità di empatia ed educazione. Intanto lanciamo l’ennesimo appello per chiedere ai comuni di essere più attenti nei controlli di quei rifugi che, in alcune aree d’Italia, sono dei veri e propri lager, di verificare con maggior sollecitudine, con il contributo dei medici veterinari, che ogni animale sia in possesso del sistema identificativo, e che siano più disponibili ad aiutare i volontari. Non può mancare anche la rinnovata richiesta al governo di rendere finalmente nazionale l’anagrafe canina perché da troppi anni i sistemi regionali, difformi e non integrati, impediscono, in caso di perdita di un animale, di riuscire a riconsegnarlo alla famiglia che lo sta cercando.

  • Dopo un anno siamo ancora punto e a capo

    Siamo di nuovo chiusi dentro grazie anche a coloro che non hanno rispettato le regole, in ogni caso si deve fare e si fa, stiamo a casa ma ci sono alcuni problemi che sono sfuggiti nelle stesura degli elenchi delle attività che possono o meno rimanere aperte. E’ una chiusura inutile e dannosa quella dei negozi per il lavaggio e la pulizia degli animali domestici. In questi negozi si va solo per appuntamento e difficilmente ci sono più di due o tre cani per volta per gli ovvi motivi di sicurezza e perché è una la persona addetta al lavaggio dei cani. Tenere chiusi i negozi per la pulizia degli animali danneggia il lavoro ma anche la salute degli animali e le conseguenze gravano sull’ambiente domestico dove vivono e sui loro proprietari. Se un cane, specie di taglia medio/grande impossibile da lavare in casa, si è sporcato impedirne la toelettatura non giova né ai pavimenti né al divano o al letto dove spesso il nostro amico a 4 zampe ama dormire. Inoltre, cominciando a fare più caldo, si risvegliano le larve dei parassiti e insieme agli specifici interventi da fare, in collaborazione con il veterinario, un bel bagno è sinonimo di sicurezza per tutti.

    Anche la chiusura dei parrucchieri, che ormai ricevevano solo su appuntamento e rispettando specifiche norme di sicurezza, può creare più problemi che benefici, infatti nelle precedenti chiusure molti sono andati a fare le messa in piega ed i trattamenti a casa dei clienti con evidenti pericoli in più per la trasmissione del virus. Certo non avrebbero dovuto e potuto ma è certamente più facile per le autorità preposte fare controlli sui negozi che trovare chi viola le norme anche, magari, per sopravvivere. Mesi di chiusura dei bar hanno procurato innumerevoli disagi a chi ha continuato a lavorare in attività che non hanno un ufficio e, di conseguenza, un bagno a disposizione. Pensiamo ai tassisti, idraulici, elettricisti, vigili, Forze dell’Ordine, ausiliari del traffico per fare qualche esempio. Nessun sindaco, mi pare, abbia pensato a predisporre bagni chimici o a riattivare bagni pubblici in disuso, se possiamo capire, nelle prime settimane di pandemia, questa incapacità di comprendere problemi elementari rimaniamo veramente stupiti che a distanza di più di un anno si sia, su certe esigenze, ancora punto e a capo.

  • “Sporca bellezza”: un’inchiesta sulla pratica illegale di taglio di orecchie e coda in Italia

    L’operazione denominata “Dirty Beauty” e promossa dagli addetti al controllo degli animali dell’OIPA viene svolta in molte città italiane al fine di identificare e fermare definitivamente questa pratica illegale e crudele. Le indagini a livello nazionale hanno portato a oltre settanta denunce alle autorità giudiziarie e numerosi processi giudiziari, sia per i proprietari di cani che per i veterinari, considerato che in Italia e in molti altri paesi europei l’attività di taglio delle orecchie e taglio della coda è illegale e bandita dalla Convenzione europea per la protezione degli animali da compagnia. Mutilare la parte del corpo di un cane per compiacere una concezione umana di “esteticamente bello” è semplicemente oltraggioso, è quanto dichiara OIPA.

  • Cani e gatti a Dubai muoiono di fame per il recente divieto di alimentazione ai randagi

    Molti animali stanno morendo crudelmente a Dubai, dopo che una recente circolare ha dichiarato che dare del cibo a cani e gatti randagi è severamente vietata. Ai residenti non è infatti più consentito fornire alimenti e acqua, i gruppi di soccorso non sono autorizzati ad aiutare gli animali bisognosi e ai veterinari è stato ordinato di non curare i randagi trasportati dalle associazioni. All’orrore non c’è limite perché se questi animali non muoiono di fame vengono intrappolati e avvelenati o catturati e scaricati nel deserto da società di controllo sui randagi. OIPA International ha scritto alle autorità locali e internazionali chiedendo di fermare questo abominevole massacro e di considerare soluzioni più etiche per risolvere il problema della sovrappopolazione di randagi e della possibile diffusione di malattie.

  • I cani restano delusi quando percepiscono di non essere abbastanza allenati a salvare il loro padrone

    I cani cercheranno di salvare gli umani, se sanno come comportarsi, e il fallimento li porta a livelli elevati di stress e ansia. Questo è quanto emerge da uno studio, pubblicato su PLOS One e condotto dagli esperti del Dipartimento di Psicologia della dell’Arizona State University, che hanno elaborato un esperimento per verificare il comportamento dei cani in situazioni di difficoltà.

    “Abbiamo valutato l’atteggiamento di 60 cani non addestrati al salvataggio degli umani e osservato le loro reazioni in situazioni di emergenza simulata”, spiega Joshua Van Bourg, neolaureato presso l’Arizona State University. “E’ una credenza comune l’idea che i nostri amici a quattro zampe siano disposti ad aiutarci, ma volevamo capire le motivazioni di questo comportamento”, aggiunge Clive Wynne, coautore della ricerca. “Nel test principale abbiamo chiesto ai proprietari di esprimere urgenza e richieste di aiuto verso i loro animali domestici, dopo essere stati confinati in una scatola con una porta leggera. Abbiamo però chiesto loro di non pronunciare il nome del loro cane, per evitare bias di aspettative da parte degli animali”, spiegano i ricercatori, sostenendo che un terzo dei cani è intervenuto per salvare il padrone, ma non era ancora chiaro quanto fosse determinante la comprensione della situazione di emergenza da parte dell’animale. “Abbiamo quindi condotto un altro esperimento facendo cadere del cibo nella scatola, e solo 19 dei 60 cani hanno aperto la scatola. Questo dimostra che il salvataggio del padrone richiede più di una semplice motivazione, sembra che ci siano motivazioni più profonde, come la necessità di capire come comportarsi. Il test di controllo sembra suggerire che la difficoltà dipenda dalla valutazione delle proprie abilità. I cani vogliono salvare gli uomini, ma devono sapere come riuscirci”, prosegue Van Bourg. “Nella terza fase il proprietario era seduto all’interno della scatola e leggeva a voce alta una rivista, con un tono calmo e pacato. Solo 16 cani hanno aperto la scatola e raggiunto i proprietari. Il nostro studio è’ un’ulteriore prova dell’aiuto incondizionato che i cani sono disposti a offrire alle persone che amano”, prosegue l’esperto, precisando che nelle situazioni di emergenza simulata, i cani hanno mostrato comportamenti che possono indicare stress, come lamenti, movimenti e latrati. “La richiesta d’aiuto da parte del proprietario ha aumentato i livelli di stress osservati negli animali, che non si sono abbassati quando la voce calma del padrone sembrava rassicurante. In sostanza, questi comportamenti individuali sono prove della profonda empatia che i cani possono sperimentare con i loro compagni umani”, sostiene Wynne. “Anche senza addestramento, molti cani cercheranno di salvare le persone che sembrano essere in difficoltà, e il fallimento li porta a essere ancora più ansiosi di intervenire”, concludono gli autori, che hanno in programma di indagare sulla profonda connessione tra cane e padrone, operando delle modifiche nella procedura sperimentale per verificare se il desiderio di intervenire nasce solo dalla vicinanza con i padroni.

  • Anche nei momenti più difficili occupiamoci di loro

    Il corona virus ha portato, in Italia, a più di duecentomila contagiati e a più di trentamila morti. Una tragedia per decine di migliaia di famiglie che al dolore per la perdita dei loro cari e le sofferenze dovute alla malattia, o comunque all’isolamento, stanno anche vivendo la più grave crisi economica che l’Italia abbia avuto. A tutto questo si aggiungono le notizie spesso confuse e contraddittorie ed i ritardi per gli interventi promessi, dalla cassa integrazione ai prestiti.

    I ricoveri in ospedale ed i decessi hanno avuto anche un risvolto per il mondo animale, molti cani e gatti sono rimasti senza i loro padroni ricoverati in ospedale o, purtroppo, morti. Di tutti questi animali, quando non ci sono  stati parenti ed amici disponibili, si sono in molte occasioni occupate le associazioni di volontariato. Ora dai medici veterinari arriva un richiamo al problema perché molti cani e gatti potrebbero essere trasferiti, da chi non può più tenerli, nei canili e nei gattini o addirittura essere abbandonati. Per questo la Regione Lombardia ha creato delle linee guida che servano, qualora ce ne fosse necessità, a creare nuovi spazi per ospitare animali che, provvisoriamente, non possano più vivere a casa loro e per permettere l’adozione di coloro che sono rimasti privi del loro amico umano. Si useranno anche risorse accantonate per affrontare le esigenze dei comuni e delle ATS anche con un rifinanziamento del piano regionale.

    E nel frattempo è arrivata una buona notizia, il famoso gatto di Hong Kong è tornato a casa in ottima salute, nessun problema di corona virus perciò ricordiamo a tutti che i nostri animali da compagnia non portano nessun pericolo per il virus e sono stati, sono e saranno sempre un grande aiuto affettivo e di compagnia anche nei momenti più difficili perciò occupiamo ci anche di loro.

  • Soldi, affari e morte: il destino dei levrieri in Irlanda e Spagna

    Che in Cina ed altri paesi asiatici ci sia ancora l’orrenda abitudine di mangiare cani lo sappiamo più o meno tutti ma a molti sfuggono altre barbarie che se non hanno conseguenze sulla salute umana sono comunque da condannare.

    Parliamo questa volta dei levrieri, i famosi cani da corsa che in Irlanda si cimentano in gare che hanno un notevole giro d’affari. I Greyhounds sono levrieri di grande taglia che possono raggiungere anche i 70 km di velocità ma la loro vita è breve e molto triste. Non sono considerati animali da compagnia ma equiparati al bestiame, passano la loro vita, quando non si allenano o non sono in gara, nelle gabbie, nei loro occhi la perenne tristezza di animali che dopo essere stati selezionati nel passato per essere sempre più maestosi e belli e vivere a fianco delle classi più abbienti sono, ormai da decenni, diventati i protagonisti e le vittime di quello sport popolare che vede i cinodromi aperti in tutto il paese. Mentre in Italia le corse dei cani sono da anni vietate, anche se le organizzazioni malavitose organizzano corse illegali con un forte giro di scommesse, in Irlanda proseguono con un gran numero di appassionati e di cinodromi. La vita infelice di questi levrieri finisce molto presto, appena non sono  più in grado di correre sono abbattuti direttamente o portati nei pound dove dopo pochi giorni sono uccisioni con la solita dose letale  o ancora peggio. Nessuno ricorda quanto denaro, con le scommesse legali, hanno fatto vincere ai loro proprietari, diventati macchine vecchie ed ingombranti, vanno eliminati per fare posto a quelli più giovani. Ogni anno sono centinaia  i levrieri  uccisi.

    In Italia, da 15 anni, è nata l’Associazione Gaci che con continui spostamenti tra Modena e l’Irlanda si occupa di trovare una famiglia per i levrieri destinati alla morte e molti, fortunatamente, sono gli italiani che ne hanno adottato uno. Il caso irlandese  non è il solo, anche in Spagna i levrieri, i galgos, usati prevalentemente per la caccia ma anche per le corse, appena non sono  più all’altezza delle aspettative dei loro padroni sono ammazzati, spesso in modo molto crudele, o abbandonati. Si è parlato molte volte delle condizioni orrende delle perreras spagnole e anche in questo caso vi sono in Italia associazioni che si occupano di salvare questi poveri animali trovando famiglie che li adottano. Quando incontrate per strada  una persona con uno di questi levrieri siategli riconoscente perché ha salvato dalla morte un’altra piccola povera vittima e pensate  se magari in casa avete un posto per uno dei tanti cani che, anche in Italia, sono  in un canile aspettano una carezza ed una casa.

  • Il dopo Covid-19: la Cina pubblica l’elenco di animali da allevamento

    Mentre le attività economiche stanno ripartendo sulla scia del Covid-19, il governo cinese ha reso nota una bozza di lista di animali che possono essere allevati per produrre carne o pellicce, animali domestici inclusi, quali suini, vacche, pollame, così come “bestiame speciale” quali renne, alpaca e struzzi.

    La lista specifica tra l’altro che i cani devono essere classificati come “animali da compagnia”, e non bestiame, il che costituisce un successo per le associazioni a tutela degli animali.

    Il commercio ed il consumo di animali selvatici è stato vietato in Cina dal mese di febbraio, ma gli esperti sono preoccupati dalla  possibile ripresa del commercio, pur con qualche limitazione.

    L’elenco, reso noto dal Ministero dell’Agricoltura e degli Affari Rurali, è stato pubblicato online per i lettori cinesi, che possono esprimere il proprio parere.

    La lista, pubblicata il 9 aprile, include animali domestici quali maiali, vacche, pecore, capre, conigli e polli che già vengono allevati su larga scala in Cina. Nel 2018, ad esempio, la Cina allevava più di 10 miliardi di polli e più di 684 milioni di maiali, stando ai dati raccolti dalla Food and Agriculture Organization of the United Nations.

    La lista riporta anche una categoria definita “bestiame specifico” che include animali non domestici quali renne, alpaca, faraone, struzzi, emu, che possono essere allevati per la  carne, così come visoni, volpi argentate, volpi artiche e cani procioni, allevati per la pelliccia. L’inclusione di tali specie non corrisponde   alla  precedente lista della Cina, ha affermato in una mail a Mongabay Peter Li, specialista politico di Humane Society International (HSI), e ciò desta parecchia preoccupazione.

    “Includere animali selvatici da carne e pelliccia nell’elenco del bestiame costituisce una deriva pericolosa, in quanto questi animali non verrebbero più considerati alla stregua di animali selvatici” ha affermato Li . “I gruppi cinesi per la protezione  degli animali e le ONG internazionali , compresa HSI, hanno esortato il governo cinese ad eliminare da tale elenco tutti gli animali selvatici, sia da carne che da pelliccia”.

    Crea non poca sorpresa la citazione, da parte del Ministero, dei cani, considerati animali da compagnia, nonostante sia risaputo che regolarmente questi vengono macellati in alcune zone della Cina per consumarne la carne.

    “A quanto pare, il governo cinese non considera i cani alla stregua del bestiame, mentre li considera “animali da compagnia” per la prima volta, da quando cioè i Comunisti cinesi assunsero il potere nel 1949,” ha aggiunto Li. “Il fatto che i cani non siano inclusi nella lista  rappresenta una vittoria per gli amanti degli animali  e per gli attivisti cinesi”.

    Gli animali catturati in natura, come pipistrelli e pangolini, che vengono spesso venduti – anche se illegalmente – per la carne e alcune parti del corpo nei mercati di fauna selvatica, non sono inclusi nella lista, in quanto non nati né riprodotti in cattività . “Penso che questa lista punti ad escludere le specie non comprese nella stessa, cosicché saranno (e sono già) necessarie misure specifiche per le Forze dell’Ordine per potere fermare il commercio illegale,” ha affermato in una mail oggi Claire Bass, direttore esecutivo dell’HSI.

    La lista verrà completata entro maggio, anche se non verrà convertita immediatamente in legge.

    “Per rendere illegale il consumo di carne di cane è necessario provvedere con una legge specifica e rendere la lista significativa”, ha affermato. Fino a quando il governo cinese non renderà illegale il consumo di carne di gatti e cani questo continuerà ad esistere. E certamente, anche se reso illegale, ci saranno sempre commercianti criminali che lo faranno sfidando  leggi e sanzioni”.

    Ciò che resta poco chiaro è se il commercio e la macellazione di animali selvatici importati saranno autorizzati in Cina nel prossimo futuro. L’insorgenza del COVID-19 è causata, ipoteticamente, dai cosiddetti “wet-markets” – mercati di animali selvatici che vendono sia animali o parti di animali vivi e morti – della città di Wuhan, il che ha portato il governo ad annunciare il divieto di commercio e consumo di animali selvatici in febbraio. Mentre tale divieto è tecnicamente ancora in vigore, gli esperti temono che i mercati possano riaprire in futuro, o semplicemente, che ci sarà un mercato nero di fauna selvatica.

    Mentre il Covid-19 si diffonde in tutto il mondo colpendo quasi 2 milioni di persone, più voci reclamano la chiusura completa dei mercati di fauna selvatica. Recentemente, un gruppo bipartisan di senatori degli Stati Uniti hanno inviato una lettera al Segretario di Stato Mike Pompeo esortandolo a collaborare con i partner internazionali per chiudere definitivamente i mercati di animali selvatici in Cina e in altre parti del mondo.

    “I mercati privi di una seria regolamentazione che vendono animali vivi e parti di animali selvatici creano potenziali interazioni tra umani e animali selvatici, dando il via a trasmissioni di malattie”, scrivono i senatori nella lettera. “Invitiamo il Dipartimento, in collaborazione con i nostri partner internazionali e altre agenzie americane importanti quali l’Agenzia USA per la Pesca e la Fauna selvatica o l’Agenzia per lo Sviluppo internazionale di operare al fine di chiudere i mercati di animali selvatici senza normative che rappresentano una minaccia alla sanità pubblica, combattere il commercio più ampio, che è quello illegale di animali e parti di animali selvatici, rafforzando al tempo stesso la sicurezza alimentare in tutto il mondo”.

    Mentre tutti gli occhi sono puntati sulla Cina, il dottor Li ha invitato l’opinione pubblica a non colpevolizzare la popolazione cinese per il consumo di carne selvatica, bensì di ritenere responsabili i commercianti.

    “Non ho sentito o letto da nessuna parte in Cina la richiesta di riapertura del consumo di carne selvatica ”, ha affermato Li.  “Ho sentito invece diverse richieste isteriche da parte dei commercianti affinché il governo revochi  il divieto”.

    “Quindi, non risentiamoci con il consumatore cinese per volere consumare carni selvatiche o di cani. Sono i commercianti, i riproduttori e i proprietari di ristoranti che con ‘grazia e generosità’ richiedono la vendita di questi prodotti per i loro consumatori”.

    *pubblicato il 14 aprile 2020 su Mongabay, rivista online di natura e conservazione

  • Ciao Salsiccia!

    Nel 2014, dopo anni spesi a lottare contro ogni violenza, ha lasciato tranquillamente il nostro mondo Loukanikos (Λουκάνικος) che in greco significa “salsiccia”. Questo era il soprannome che gli avevano dato le persone per le strade di Atene.

    Facciamo un passo indietro. Siamo nel maggio 2010. A causa di un debito pubblico divenuto insostenibile, i paesi dell’Eurozona e il Fondo Monetario Internazionale approvano un prestito alla Grecia da 110 miliardi di euro, subordinato, però, alla realizzazione di severe misure di austerità. È il caos sociale. Le enormi perdite di posti di lavoro e gli ingenti tagli alla previdenza sociale trasformano la rabbia e l’indignazione pubblica in proteste di piazza, spesso anche cruente. E Louk (altro suo soprannome) era sempre lì, seppur non appartenendo a nessun partito politico o fazione di lotta, nessuno lo avesse convocato. Ai cortei ci arrivava da solo mettendosi in prima linea, sempre dalla parte dei più indifesi. Questo era il suo principio di lotta.

    Nel settembre 2011 l’episodio che lo rese un amatissimo eroe popolare a tal punto che la rivista Time lo indicò come una delle personalità più importanti di quell’anno. Durante l’ennesima manifestazione, diversi poliziotti in borghese iniziarono a caricare violentemente altri poliziotti in divisa perché questi ultimi, stavano protestando contro la forte riduzione dello stipendio. Dopo qualche momento di esitazione, fra lo stupore dei presenti, Louk si gettò nella mischia per prendere le difese dei poliziotti in divisa contro i quali, solo pochi giorni prima, aveva ugualmente protestato per come stavano trattando alcuni studenti in corteo. Louk era fatto così. Soffriva nel vedere tanto dolore e non riusciva a sopportare la violenza di esseri umani contro altri esseri umani, indipendentemente dalle loro ragioni.

    Molte notti, benché avesse un posto fisso dove dormire, lo si poteva incontrare a vagare solitario e pensieroso per le vie della città o in Piazza Syntagma dove si trova il Parlamento Ellenico.

    Migliaia sono le foto che lo ritraggono con il suo fularino rosso al collo mentre protesta fra le sassaiole e i lacrimogeni della polizia. E, a detta del suo medico, è stata proprio la frequente inalazione di quei gas lacrimogeni e di altri prodotti chimici utilizzati durante i disordini a cui ha partecipato, che ne hanno compromesso irrimediabilmente la salute. Louk ci ha lasciati il 9 ottobre del 2014, all’età di dieci anni.

    Sì all’età di 10 anni!

    Perché Louk era un cane. Un bellissimo cane randagio.

    Più amico degli uomini, certamente, di quanto molti uomini oggi riescono ad essere fra di loro.

    Un giornale greco, l’Avgi, pochi giorni dopo la sua morte, ha scritto che Louk è stato sepolto all’ombra di un grande albero su una collina nel centro della città. Grazie, Salsiccia! Riposa in pace, ovunque tu sia.

     

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