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La montagna: Belluno ed il Cadore dimenticati

La provincia di Belluno conta circa 202.000 abitanti, poco più della città di Taranto. Per la sua conformazione presenta una bassissima intensità abitativa che la rende molto vulnerabile alle evoluzioni economiche. In questo contesto, allora, risulterà devastante il piano che prevede 700 esuberi della Safilo (il 25% dei dipendenti) in quanto alle aziende dell’occhialeria bellunese e  cadorina fanno capo dei flussi di vero e proprio pendolarismo professionale dai comuni di tutto il Cadore.

Nello specifico, questa drammatica evoluzione della crisi Safilo è legata alla perdita della licenza Dior del Gruppo Lvmh ed il passaggio della gestione del Brand francese alla Thelios, sempre a Longarone (BL). Una scelta con la nascita di Thelios (nata dalla “fusione o acquisizione” del gruppo Marcolin con il colosso Lvmh) che conferma la volontà dei grandi gruppi del lusso di internalizzare l’intero ciclo di creazione del valore, dalla fase della produzione fino alla commercializzazione (*) (https://www.ilpattosociale.it/2018/09/27/svizzera-e-toscana-i-modelli-di-sviluppo-richemont/).

A questa legittima e corretta strategia si aggiungono gli effetti (negati dai più) legati al processo di assoluta digitalizzazione della produzione (industria 4.0) che determina una minore concentrazione di manodopera per milione di fatturato. Ad una situazione già seria si aggiunge poi il blocco inspiegabile (giustificato con vincoli ambientali insistenti) opposto dal ministero all’ampliamento degli impianti di risalita per collegare la Val Comelico alla Val Pusteria la cui realizzazione permetterebbe ad una valle come quella del Comelico di ottenere un adeguamento e miglioramento dell’offerta turistica con evidenti positive ripercussioni occupazionali.

E’ evidente, quindi, come la montagna sia dimenticata dalla centralità dello Stato nelle elaborazioni  delle proprie prospettive di crescita e di conseguenza nel conseguente ed inevitabile spopolamento.

Ben vengano, quindi, i mondiali di sci alpino 2021 a Cortina e le Olimpiadi 2026, ma per evitare lo spopolamento della montagna l’unica soluzione rimane una prospettiva di lavoro stabile per chi non vuole abbandonarla in cerca di un futuro migliore.

Nell’attuale contesto nazionale, viceversa, si avverte una certa indifferenza da parte della politica e dei media per le problematiche economiche della montagna bellunese e cadorina. Nella centralità delle politiche di sviluppo e nella gestione delle 150 crisi aziendali gestite dal Ministero dell’Economia l’area montana della provincia di Belluno dovrebbe ricevere un’attenzione particolare (oltre alla crisi della Wanbao di Mel BL) con il duplice obiettivo di assicurare una crescita economica e contemporaneamente evitare lo spopolamento e l’abbandono della montagna stessa.

(*) un cambiamento epocale che non trova alcun riferimento nei dibattiti di natura economica, tutti imperniati sulla inevitabile digitalizzazione ma non sulla creazione e sopratutto gestione del valore complessivo del ciclo produttivo.

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