Turismo

  • A lezione di touristic incoming inglese

    Lezione n.1) Quanti di noi hanno sentito parlare della spada nella roccia estratta dal leggendario condottiero britannico Re Artù? Tutti, o quasi. Ma quanti di noi, invece, sono a conoscenza o hanno sentito mai parlare di antiche e vere spade conficcate nella roccia in Sardegna (a Orune) o in Toscana (a Chiusdino)? O che il mito di Re Artù, molto probabilmente, derivi dalle gesta di un coraggioso generale Romano di istanza in Britannia? Nessuno, o quasi.

    Risultato: i turisti che ogni anno si recano in Cornovaglia a visitare il Castello di Tintagel, casa natale del (mai esistito) Re Artù sono decine di migliaia. Quelli che si recano ad Orune e a Chiusino, poche migliaia.

    Lezione n. 2) Quanti di noi hanno ammirato il coraggio del leggendario brigante della foresta di Sherwood, Robin Hood? Tutti, o quasi. Ma quanti di noi, invece, conoscono le imprese dei veramente esistiti ribelli (cinesi, arabi, greci, romani, calabresi, etc.) che si sono distinti nella storia per essere stati forti uomini d’arme e, al tempo stesso, capaci di accorrere dove l’ingiustizia opprimeva i più inermi?  Troppo pochi.

    Risultato: i turisti che ogni anno si recano nel Nottinghamshire a visitare il covo segreto nella Foresta di Sherwood del (mai esistito) Robin Hood sono decine di migliaia. Quelli che si recano, ad esempio in Aspromonte consapevoli di visitare i luoghi dove visse il “Cacciadiavoli” (all’anagrafe Nino Martino – un brigante calabrese noto per aver vendicato molti torti subiti dalla gente povera) sono poche decine. 

    Lezione n. 3) Quanti di noi hanno amato le straordinarie congetture e le paraboliche analisi investigative del mitico (e personaggio letterario) Sherlock Holmes? Tutti o quasi. Ma quanti di noi, invece, conoscono le imprese dei tanti veri grandi investigatori (cinesi, arabi, greci, romani, italiani, etc.) che si sono distinti nella storia per il loro ammirevole coraggio dimostrato nella lotta contro il crimine per difendere le proprie comunità? Sempre troppo pochi.

    Risultato: i turisti che ogni anno si recano a Londra, in via Baker al numero 239 per visitare la casa del (mai esistito) detective con la pipa? Decine di migliaia. Quelli che si recano, ad esempio, nel piccolo paesino Campano di Padula a visitare la casa natale di Giuseppe Petrosino, detto Joe (un poliziotto italiano pioniere nella lotta contro il crimine organizzato negli Stati Uniti)? Anche in questo caso sono poche decine.

    Lezione n. 4) Quanti di noi… invece, sanno che Shakespeare era, con molte probabilità (e documenti storici), il messinese, naturalizzato inglese, Michelangelo Florio? Eclettico studioso e letterato (figlio del medico palermitano Giovanni Florio e della nobildonna Guglielmina Crollalanza) che scelse come pseudonimo il nome della madre… diventando così il grande William (Guglielmo) Shakespeare (Scrolla-Lancia)… Ma di questa impareggiabile Lezione di Touristic Incoming inglese (o, se preferite, di Touristic Outcoming italiano) parleremo in seguito.

    “L’Angleterre est une nation de boutiquiers (bottegai, n.d.r.)” disse un tempo Napoleone Bonaparte e noi, qui, su questa definizione, aggiungiamo, Chapeau!

  • L’Italia punta sul turismo gastronomico, a partire dalle spiagge

    “Il turismo è un settore che muove quasi 429 milioni di presenze e quasi 41,7 miliardi di spesa degli stranieri in Italia nel 2018. E ora ha finalmente l’attenzione che merita perché è cambiata la visione e l’approccio all’industria del turismo”. E’ quanto ha riferito il presidente dell’Enit, Giorgio Palmucci, alla presentazione del piano triennale dell’Ente nazionale per il turismo italiano a Roma, alla presenza del ministro Gian Marco Centinaio. “In termini di presenze estere l’Italia con 216,5 milioni di pernottamenti totalizzati nel 2018 supera la Francia (140,7 milioni e +5,4%) e cresce del 2.8% a differenza della Spagna (301 milioni ma con -1,6%), che pur essendo prima nel confronto europeo, è in flessione rispetto al 2017”, ha aggiunto Palmucci.

    “L’Italia è un paese da vedere, mangiare e bere. Vai a vedere un mare stupendo, vedi siti Unesco e città d’arte, ma poi aggiungi anche l’enogastronomia. Abbiamo appena conquistato un nuovo riconoscimento del Patrimonio dell’Umanità che è quello alle colline del Prosecco”, ha affermato a sua volta il ministro Centinaio. “Chi criticava la scelta del governo di mettere il turismo assieme al settore agroalimentare si sbagliava”, ha voluto sottolineare il ministro, rimarcando che il turismo che sceglie l’agroalimentare è anche alto spendente: “Chi si porta il panino da casa e la bottiglietta d’acqua non lascia niente sul territorio”.

    E per promuovere l’abbinamento tra turismo e agroalimentare, Sib-Sindacato Italiano Balneari di Fipe-Confcommercio, a cui ha aderito Cia-Agricoltori Italiani, ha lanciato l’iniziativa ‘Tipici da spiaggia’. “La balneazione attrezzata italiana si è messa al servizio delle nostra agricoltura promuovendo le eccellenze enogastronomiche del Paese”, ha dichiarato il presidente nazionale del Sib Antonio Capacchione, sottolineando che per continuare a essere competitivi nel mercato internazionale delle vacanze, bisogna rafforzare il brand Italia attraverso una più intensa sinergia fra tutti i settori d’eccellenza, dall’enogastronomia alla balneazione attrezzata, dal patrimonio artistico alla moda. “La promozione del buon cibo nelle imprese balneari, attraverso il racconto diretto degli stessi agricoltori – ha detto a sua volta   il presidente nazionale di Cia Dino Scanavino – è un’occasione in più per far conoscere ai turisti italiani e stranieri, il nostro grande patrimonio agroalimentare, valorizzando ancora di più il Made in Italy”.

  • Turismo italiano: il mare non attira più turisti

    Anche se la stagione estiva è appena iniziata, anche dal punto di vista meteorologico, c’è allarme tra gli operatori turistici. Il rilancio di Egitto, Turchia, Grecia, Spagna si sta facendo sentire sul mercato e sempre più famiglie cercano la settimana di vacanza al mare al prezzo più basso.

    “Per la prima volta negli ultimi cinque anni – commenta Massimo Feruzzi di Jfc, attività di consulenza turistica e marketing territoriale – la durata media della vacanza balneare scende sotto i 10 giorni, e più precisamente a 9,2 giorni di vacanza media, contro i 10,3 dello scorso anno. È il trionfo del nomadismo: il 67,8% degli italiani che intendono quest’estate fare una vacanza in una località balneare è disposto a cambiare scelta all’ultimo minuto se ha la certezza di trovare un’opzione “light & hight”, nasce da qui l’altissima quota dei nuovi turisti nomadi, altamente infedeli a qualsiasi località”. Il turista è sempre più alla ricerca dell’occasione, mentre gli operatori hanno aumentato i prezzi e diminuito gli investimenti, come sottolinea l’indagine previsionale effettuata da Jfc su un campione di circa 7mila operatori. Il mare resta la meta preferita ma in discesa rispetto all’anno scorso, 53,7% del totale (-6 punti percentuali rispetto all’estate 2018).

    Rimane la grande attenzione al budget: la mancanza di disponibilità economica si fa sentire nel 38,4% dei casi (lo scorso anno questo indicatore valeva il 18,4%). Questo è in contrasto col dato che dimostra come ben quattro operatori su dieci abbiano aumentato i prezzi. Gli alberghi delle località balneari (Centro-Nord) hanno apportato un aumento di prezzo dei listini pari al +2,2%; gli alberghi del Sud hanno rincarato del +4,1%; le strutture plein air (villaggi turistici, campeggi ed aree di sosta) delle località balneari hanno aumentato i prezzi del +4,3%; le altre strutture ricettive extra-alberghiere (RTA, B&B, agriturismi, case e appartamenti per vacanze, ostelli per la gioventù) hanno apportato un aumento dei prezzi pari al +5,5%; i servizi di spiaggia subiranno un aumento complessivo che si attesta al +2,1%; la ristorazione aumenta di una quota pari al +1,5%; i costi del viaggio rispetto allo scorso anno crescono del 3,3%; le spese per lo svago (visite, escursioni, divertimento su base nazionale) segnano un incremento pari al +1,9%.

    La spesa media è stata quantificata in 616 euro a persona per una settimana di vacanza al mare in Italia (contro i 620 euro dello scorso anno); spesa che diventa pari ad euro 1.490 per nucleo familiare composto da genitori e un figlio di età inferiore agli 8 anni.

    Per le mete turistiche di mare in Italia si prevede un decremento complessivo delle presenze del 4,1% e degli arrivi dell’1,6%. Anche il dato relativo al fatturato del comparto balneare italiano si allinea a queste previsioni, con una flessione di 3,3 punti percentuali. Il margine aziendale calerà di circa 8 punti percentuali rispetto alla stagione 2018. Vince la classifica generale per l’offerta mare nel suo complesso l’Emilia-Romagna, seguita da Sardegna e Veneto; come area balneare più famosa svetta la Sardegna, seguita da Emilia-Romagna e Veneto; l’area balneare considerata più trendy fa invece riferimento alla Sardegna, seguita da Sicilia e Puglia; per quanto riguarda l’area balneare con la “migliore ricettività”, vince l’Emilia Romagna, seguita da Sardegna e Toscana; la classifica dell’area balneare con le migliori spiagge vede in vetta ancora la Sardegna, seguita da Calabria e Sicilia; infine, la classifica delle aree balneari regionali con più servizi vede la vittoria dell’Emilia-Romagna, seguita da Veneto e Toscana.

    Calabria, Sicilia e Veneto sono le mete con il tasso di crescita più alto. Tutte le restanti aree segnano indici negativi, con la Puglia che, dopo anni di crescita costante, nell’estate 2019 perderà sino al 13,6% di presenze e fatturato. In Puglia tutti i tre ambiti analizzati segnano indici negativi, con il Salento che perderà oltre l’11% in termini di presenze e quasi il 14% di fatturato. Altre aree in forte sofferenza saranno quelle sarde (ad eccezione dell’area sudovest), con forti ripercussioni generalizzate. Male anche l’area balneare nord del Lazio (-2,8% di presenze e -3,3% di fatturato) ed il levante ligure (-2,2% di presenze e –2,4% di fatturato).

     

  • Settore turismo: sempre meno personale specializzato

    Il settore turistico in Italia sta vivendo un momento florido ma di grande cambiamento ed evoluzione. Sappiamo quanto il Bel Paese sia una delle mete preferite dai turisti di tutto il mondo, ma questo non basta più per sostenere una economia che sfrutti a pieno le potenzialità dei nostri territori.

    In questi giorni Riccione ospita “Working in Tourism”, la prima borsa del turismo delle professioni turistiche organizzata da Confesercenti, Assohotel e Cescot Lavoro, per rispondere alle esigenze di richiesta di personale delle imprese della riviera romagnola. Il problema di questi anni è diventato la ricerca di personale qualificato da inserire nelle strutture. L’iniziativa ha visto nascere anche l’implementazione del portale di ricerca lavoro https://www.cescotlavoro.it/ con l’apposita sezione dedicata al turismo, dove le imprese possono trovare il personale che occorre loro per le proprie attività e le persone possono inviare i loro curriculum per essere inseriti nella banca dati e ricevere le proposte di lavoro.

    “Questo evento – afferma Marco Pasi, Direttore di Confesercenti Emilia Romagna – rappresenta una risposta concreta alle oggettive difficoltà che le imprese turistiche della nostra riviera incontrano nel reperire la forza lavoro necessaria”.

    “Con questo appuntamento – spiega il presidente di Confesercenti Rimini, Fabrizio Vagnini – Cescot ogni anno organizza numerosi corsi per formare e avviare il personale alle professioni del turismo. Con la proposta di questi 200 posti di lavoro, per lo più offerti da bagnini, albergatori e ristoratori, chiudiamo il cerchio facilitando l’incontro tra chi offre impiego e chi lo cerca. Per quanto riguarda i corsi abbiamo registrato una flessione nel numero delle iscrizioni, stiamo valutando le cause, al momento notiamo che è coincisa con l’introduzione del reddito di cittadinanza”.

    La realtà è che molte imprese turistiche della costa romagnola pensano che avranno difficoltà nel reperire il personale necessario ad affrontare la prossima stagione estiva. È quanto emerge dall’indagine condotta da Confesercenti e Assohotel Emilia Romagna fra le imprese alberghiere associate, presentata in questa occasione. Dall’indagine emerge come ben l’83% degli intervistati preveda di incontrare difficoltà a trovare personale. Una situazione che si era già presentata durante la stagione 2018 e che per il 48% delle imprese si ripeterà nella stessa misura anche nel 2019, mentre per un altro 48% la previsione è che queste difficoltà aumentino. Le difficoltà maggiori, nella ricerca del personale, riguardano la mancanza di competenze adeguate per il lavoro che si dovrà svolgere (66% dei casi); la poca disponibilità ad affrontare orari di lavoro ‘atipici’ (come il lavorare nei week-end o nelle giornate festive – 52% dei casi); trovare persone motivate e interessate alla tipologia di lavoro offerto (48% dei casi); la poca esperienza (30% dei casi) o la poca disponibilità a svolgere le mansioni più semplici (27% dei casi). Le mansioni in cui le difficoltà a reperire personale sono maggiori, sono quelle dell’addetto alla sala e al bar (66%), alla cucina (55%), ai piani (26%) ma anche alla spiaggia per quanto riguarda gli stabilimenti balneari (21%).

    Lo strumento di ricerca e selezione del personale rimane ancora legato a quello classico del passaparola da fonte di colleghi o parenti (87%), seguito da annunci e inserzioni sugli strumenti di comunicazione tradizionale (49%) e dalle associazioni di categoria e dei loro centri di formazione (34%). Un ruolo importante, tuttavia, lo giocano anche le autocandidature (32%) anche se quest’anno questo si dimostra un canale un po’ più ‘fiacco’ rispetto al passato.

    La difficoltà nel reperire personale qualificato si rivela, comunque, un ostacolo serio allo sviluppo delle aziende (denunciato nel 26,4% delle imprese intervistate) anche se ha un peso di gran lunga inferiore al costo del lavoro troppo elevato (58,5%), dei costi di gestione troppo alti (54,7%), della troppa burocrazia (30,2%).

  • Turismo in Italia: il sorpasso degli stranieri

    Non ci sono più i turisti, italiani, di una volta. Questo è quanto è emerso alla recente Bit di Milano, la Fiera Internazionale sul Turismo presente ogni anno.
    Questi sono i dati del XXII Rapporto sul turismo italiano, curato dall’Istituto di ricerca su innovazione e servizi per lo sviluppo del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Iriss) presentato alla Bit di Milano: la componente internazionale (210.658.786, +5,6%) ha superato quella nazionale (209.970.369, +3,2%). Complessivamente l’anno 2017 si è chiuso con un incremento pari al 5,3% per gli arrivi ed al 4,4% per le presenze.
    L’incremento dei turisti provenienti dall’estero è dovuto soprattutto alle città d’arte (Roma, Venezia, Milano, Firenze, Torino, Napoli, Bologna, Verona, Genova e Padova) il cui principale punto di forza è rappresentato proprio dalla domanda proveniente dagli stranieri, per i quali gli arrivi sono cresciuti a ritmi elevatissimi tra il 2016-2017.
    Venezia la fa da padrona (86,5%), poi Firenze (73,9%), Roma (70,1%), Milano (64,9%) e Verona (57,5%) sono le cinque città d’arte con la percentuale più elevata di turisti stranieri. Città come Venezia e Firenze presentano un “indice di turisticità” territoriale pari rispettivamente a 45 e 26, il che significa che a Venezia per ogni abitante vi sono 45 turisti, mentre a Firenze ve ne sono 26. Dati incredibili se ci fermiamo a riflettere.
    L’importanza economica di questo comparto va valutata considerando anche la spesa media giornaliera del turista culturale, che secondo i dati della Banca d’Italia (2018), è pari a circa 137 euro contro i 112,9 euro del vacanziere generico. Nel 2017 i turisti culturali stranieri hanno speso in Italia circa 15 miliardi e mezzo di euro, pari al 59,6% della spesa complessiva dei turisti stranieri in Italia.
    Analizzando la spesa complessiva dei turisti in Italia, però, emerge una criticità legata ai territori dove essa avviene. La Lombardia rappresenta la regione che attira il 13,6% (pari a circa 11,0 miliardi di euro) della spesa complessiva effettuata dai turisti non residenti in Italia e di quelli residenti in altre regioni. Seguono il Lazio con l’11,4% (9,2 miliardi), la Toscana con il 11,3% (9,1 miliardi), il Veneto con il 11,3% (8,3 miliardi) e l’Emilia-Romagna con il 10,2% (6,1 miliardi).
    Nel complesso in queste cinque regioni si concentra oltre la metà (54,3%), della spesa di provenienza esterna alle regioni stesse. Non c’è, però, il Mezzogiorno. Incredibile se si pensa alle bellezze del sud Italia.
    Turismo sempre in crescita quindi, ma bisogna tenere d’occhio le nuove realtà che stanno crescendo. Tra il 2016 e il 2017, Spagna e Italia hanno mantenuto le proprie quote di mercato nelle prime due posizioni, ma cominciano a soffrire la concorrenza di paesi come Turchia, la cui quota è passata dal 12,8% al 14,1%, e Portogallo (dal 7,7% al 7,9%).
    Se valutiamo il tipo di vacanza, la Francia è la destinazione preferita per le vacanze brevi all’estero (17,6%), la Spagna per quelle lunghe (12,6%) e per i viaggi di affari (12,4%).
    Tra i viaggi con mete extra-europee, gli Stati Uniti sono la destinazione preferita sia per le vacanze lunghe (2,4%) sia per i viaggi di lavoro (3,9%).
    Per il 2019, anno in cui si stima un ulteriore aumento degli arrivi del 4% in Italia, secondo gli espositori della recente Bit ci sarà un boom del turismo slow e sostenibile, nelle sue diverse declinazioni — dai percorsi religiosi, ai cammini tematici, fino allo slow bike — e, in generale, dell’outdoor e del turismo attivo.

  • Tecnologico e modulare: ecco come sarà lo smarthotel del futuro

    La tecnologia sta facendo passi da gigante in tutto il settore della domotica. Un esempio è il successo dei dispositivi smart-home che permettono di comandare i nostri device in casa con un solo tocco o addirittura semplicemente parlando.

    Questo sviluppo sarà in grado di rivoluzionare anche l’intero settore del turismo attraverso un nuovo modo di interagire con gli ospiti, perché il digitale è una sorta di “passepartout” che apre nuovi orizzonti dell’offerta ricettiva e aumenta la qualità dell’esperienza dell’utente. L’impatto della tecnologia in ambito alberghiero è stato il tema di Hicon – Hospitality Innovation Conference, evento organizzato da Travel Appeal che si è tenuto allo spazio Base a Milano.

    “Questo settore – spiega Carniani, general manager di ToFlorence Hotel e analista della società di ricerca specializzata PhoCusWright – è a una svolta molto importante, che lascia intravedere una serie di altri ulteriori cambiamenti rispetto a quanto avvenuto dall’avvento di Internet ad oggi. Se devo riassumere in tre concetti questa evoluzione parlerei di potere dei viaggiatori, comandi vocali e trasporti 4.0. Le nuove generazioni sono inclini a muoversi in modo totalmente diverso, cercano esperienze diversificate e spendono solo un quarto del loro budget per i voli (dati Expedia 2018, ndr) destinandone oltre il 60% alla destinazione fra attività e tour vari (dati Simplenight 2016). L’avvento degli assistenti vocali come Amazon Alexa e Google Home rende il digitale invisibile e sposterà le prenotazioni su nuove piattaforme e non a caso i grandi player come Booking, Expedia e Lastminute si stanno già adeguando a un nuovo modello di distribuzione dei servizi. In un orizzonte più vicino di quello che pensiamo, infine, i mezzi di spostamento saranno determinanti poiché permetteranno di coprire grandi distanze in pochi minuti”.

    Il rischio in questi casi è sempre quello di rendere tutto un po’ troppo robotico e spersonalizzante. Per questo lo scopo è comunque quello di non rinunciare alla singolarità dell’utente.

    “Oggi le transazioni travel concluse online o via app sono circa la metà del totale ma oltre il 90% dei viaggiatori sceglie il proprio pacchetto sui canali digitali e conclude l’acquisto in agenzia”. Lo scenario descritto da Mirko Lalli, founder e Ceo di Travel Appeal, startup che analizza in tempo reale (grazie all’intelligenza artificiale) i dati online del settore turistico a beneficio di singole strutture o di catene e consorzi, è chiaro e spiega quanta strada ci sia ancora da fare per rendere più facile il processo di selezione del viaggio agli utenti. “La tecnologia – suggerisce in proposito Lalli – deve sparire per essere utile e di massimo impatto e deve essere così efficace da non essere concepita come qualcosa di complesso.”

    Pensare ad hotel completamente automatizzati, insomma, non è un’utopia ma secondo Lalli non può venire meno l’aspetto della socialità del viaggio. La catena olandese di boutique hotel Citizen M è un esempio a cui fare riferimento: “al check in/check out fai da te e alla prenotazione/pagamento online si affiancano spazi di co-working per lavorare in Wifi o un bar aperto 24×7, coniugando in modo intelligente la componente di socializzazione alle diverse possibilità che offre il digitale”.

    Lo smart hotel sarà fatto anche, e soprattutto, di persone. Anche Giovanna Manzi, Direttore Generale di Best Western Italia, è convinta che la tecnologia sia un elemento abilitante dell’evoluzione dell’hospitality in quanto “permette di sostituire il personale nelle azioni ripetitive e destinare queste risorse al miglioramento del servizio, che nel nostro caso rimane un fattore fortemente distintivo per differenziarsi da operatori come Airbnb, dove solo un quarto degli ospiti incontra fisicamente il proprio host”. Servire meglio il viaggiatore, insomma, rimane un aspetto centrale e va valorizzato con nuovi strumenti per vivere l’esperienza del soggiorno e con una maggiore efficienza di quei processi che il consumatore non vede. “Il cliente – osserva in proposito Manzi – si accorgerà piano piano dei vantaggi portati in dote dalla tecnologia e ne godrà i benefici attraverso una relazione che sarà sempre più personalizzata. Un hotel completamente automatizzato e digitalizzato, per contro, credo sia un’aberrazione se pensiamo alla cultura dell’hospitality italiana”.

    Ecco quindi come riuscire a costruire un a buona sintesi tra mondo reale e mondo virtuale nel settore dell’hotellerie.

  • In Italia il turismo va su due ruote

    Negli ultimi anni si è nuovamente diffusa la voglia di viaggiare su due ruote: che si tratti del weekend in zone limitrofe o delle lunghe ferie estive, la sensazione è che in tanti scelgano la moto come mezzo per trascorrere del tempo libero a contatto con la natura.

    L’impressione positiva è confermata da una recente indagine condotta dalla società di ricerche JFC, pubblicata da Il Sole 24 Ore, sul mercato generato dal turismo in moto.

    La ricerca ha restituito un quadro molto interessante, con numeri di tutto rispetto: si parla di un fatturato, per l’Italia, di circa due miliardi di euro, di cui più della metà generato dagli stranieri in visita nel nostro Paese, per un totale di circa 12 milioni di presenze.

    Dati molto eloquenti che confermano l’importanza economica di una categoria ben disposta a spendere nel territorio di cui fruisce: contrariamente al turista “mordi e fuggi”, il mototurista ama assaporare le prelibatezze locali e, necessariamente, soggiorna lungo il suo itinerario. La spesa media si attesta intorno ai 1.500 euro per una vacanza in Italia, arrivando a 4.000 per un viaggio all’estero.

    Se i produttori di motociclette e accessori hanno compreso da tempo la portata del fenomeno, non altrettanto è successo per molte amministrazioni locali che tendono a considerare il mototurista un ospite di serie B. In pochi, infatti, riescono a capire quanto ormai il mototurismo sia sempre più un capitolo importante del business turistico. Un solo esempio: a Misano per il World Ducati Week a luglio sono arrivati in quasi centomila da ben 73 Paesi.

    In questi giorni la Eaglerider (tour operator mondiale collegato alla Harley Davidson) sta rilanciando le offerte speciali per i pacchetti di mototurismo in giro per il mondo, giusto per capire le dimensioni del business.

    Altri esempi abbastanza eloquenti sono il centro storico di Modena, gioiello Patrimonio Unesco, riempitosi di appassionati di Honda Gold Wing nell’ultimo weekend di settembre, ma anche il Lago di Como recentemente preso d’assalto dai fan della Moto Guzzi.

    Come afferma Massimo Feruzzi, top manager della società di ricerca Jfc, “il mototurismo oggi produce per l’economia turistica italiana, almeno due miliardi circa di fatturato, di cui ben 1,4 miliardi grazie agli stranieri. Il settore è in grado di generare circa 12 milioni di presenze. Il mototurismo coinvolge 1, 5 milioni di italiani, con un’età media di 48 anni”.

    Inoltre sono oltre 3 milioni le presenze dei mototuristi italiani che effettuano la propria vacanza in moto dentro i confini nazionali, per un valore complessivo di fatturato generato pari a 318 milioni, mentre – sempre secondo le stime Jfc – sono circa 6 milioni le presenze dei mototuristi italiani che effettuano la propria vacanza in moto al di fuori dei confini italiani, per un valore complessivo di fatturato generato all’estero pari a 900 milioni.

    La quota dei mototuristi italiani all’estero è pari al 46,4%. Tra le destinazioni estere, gli Stati Uniti raccolgono la maggior quota di viaggi in moto (20,1%), seguiti dai Paesi del Nord Africa con il 12,2% (Tunisia e Marocco su tutti), dal Sud America (7,9%), dalla Nuova Zelanda (6,8%), dall’Irlanda e dal Medio Oriente (ambedue con il 6,2%).

    Importante notare l’interesse per la Via della Seta, l’Albania ed il tour dell’Himalaya. Il mercato ha importanti potenzialità. I mototuristi italiani rappresentano una quota contenuta del potenziale mercato internazionale, che per l’ Europa è calcolato in 10,5 milioni di persone, mentre a livello mondiale i mototuristi sono stimati in circa 117 milioni.

    Tra le destinazioni italiane vince la Toscana (22,2% delle preferenze), seguita da Alpi e passi dolomitici (10,5%), Sardegna (8%), Sicilia (6,1%) e la Costiera amalfitana (5,1%).

  • Valorizzazione turistica e tasso di natalità

    L’economia legata al turismo rappresenta un fattore molto importante in quanto concorre con il 12% alla creazione del PIL nazionale. Va comunque sottolineato come rispetto al settore industriale questa assicuri retribuzioni mediamente inferiori e parallelamente presenti, come caratteristica peculiare, una concentrazione di manodopera qualificata per milione di fatturato decisamente Inferiore.

    Al di là delle caratteristiche intrinseche dell’economia turistica le politiche o meglio le strategie politiche ed economiche per valorizzare tali flussi turistici partono essenzialmente da due tipologie di strategie, espressione di due diverse attenzioni al proprio territorio.

    La prima di queste si manifesta sicuramente nella espressione della “vendita” di un’immagine turistica. In altre parole, si vende il contesto meraviglioso, come possono essere Venezia o le Dolomiti, e contemporaneamente si cerca di riempirli del maggior numero di turisti provenienti da tutto il mondo assicurandosi attraverso loro un cospicuo flusso economico.

    La seconda invece risponde alla volontà di valorizzare il “contesto turistico” (il quale non può risultare semplicemente un panorama o un centro storico) occupandosi di conseguenza non solo della cornice ma anche della sostanza, cioè dei cittadini che in quel località turistiche vivono ed abitano.

    Insieme infatti diventano la sintesi ma soprattutto “l’espressione complessiva della cultura contemporanea della località turistica”.

    Questa seconda strategia parte dalla considerazione, per altro assolutamente condivisibile, finalizzata alla valorizzazione dei fattori ambientale e umano che possono rendere unica nell’offerta turistica una determinata località.

    La scelta dell’Alto Adige di destinare una quota delle Case Nuove ai residenti e solo una parte ai turisti (come a San Cassiano – BZ) provenienti da fuori regione rappresenta una di queste scelte tendenti a valorizzare il contesto turistico complesso ed articolato e non la sola cartolina turistica.

    Viceversa, a Venezia, per esempio, si continuano a costruire ostelli a prezzi ridicoli all’interno del comune di in terraferma come se tali palazzoni rappresentassero la soluzione dei problemi economici della provincia di Venezia mancando ogni tipo di politica economica ed industriale che esuli dal contesto turistico. Tra l’altro aggravando ancora di più il flusso turistico di basso livello verso la città lagunare contro il quale a parole l’attuale giunta comunale dice di voler combattere mentre poi opera in modo esattamente opposto.

    In Alto Adige invece, dimostrando una visione complessiva ed articolata, non vengono assolutamente dimenticate le peculiarità e soprattutto le necessità dei settori industriali che nella provincia di Bolzano quanto in quella Trento assicurano la crescita economica. Sicuri e consapevoli che un’economia complessa di un mercato globale non possa e non debba assolutamente rinunciare a nessun comparto che possa produrre ricchezza e quindi benessere diffuso per l’intera popolazione.

    Viceversa nelle altre parti d’Italia la speculazione finalizzata al proliferare di seconde case vendute oltre alle già citate strutture alberghiere tendono a creare cattedrali nel deserto o luna park assolutamente vuoti al di fuori dei periodi turistici.

    Sembra incredibile come queste due visioni strategiche risultino così distanti ma soprattutto determinino effetti ASSOLUTAMENTE opposti.

    In questo senso infatti la valorizzazione turistica si presenta come espressione di una volontà politica e riverbera il proprio valore anche nel tasso di natalità positivo.  La provincia di Bolzano infatti in Italia è l’unica provincia con un incremento della natalità. Un incremento quindi legato ad un sentiment positivo delle famiglie relativamente al proprio futuro in virtù anche dell’attenzione che le autorità politiche ed economiche hanno sempre dedicato alle varie componenti economiche (quindi anche relative al settore turistico) che concorrono a produrre ed assicurare un benessere diffuso. Un approccio complessivo che si unisce ad una politica di incentivazione alle abitazioni per i residenti ed in questo modo evitando lo spopolamento delle aree montane. Il fattore del tasso di natalità positivo della provincia di Bolzano è quindi il risultato di una felice sintesi tra una politica economica articolata la quale è in grado di valorizzare il settore industriale quanto l’economia turistica come sintesi della “valorizzazione del fattore ambientale quanto di quello umano”.

    Un approccio importante che si pone l’obiettivo generale del mantenimento delle caratteristiche peculiari della zona turistica stessa indipendentemente dal livello dei flussi turistici, articolato e complesso che esprime parte dalla consapevolezza dell’importanza nell’offerta turistica di entrambi i fattori, ambientale ed umano, come espressione della cultura odierna di ogni località turistica.

  • Italia patria del turismo culturale

    Come sempre in estate è tempo di bilanci per quanto riguarda il settore turistico. Spesso pensando al turismo estivo del Bel Paese immaginiamo spiagge meravigliose e coste paradisiache, ma il turismo estivo italiano non è solo questo.

    L’immagine dell’Italia è profondamente legata anche al concetto di cultura, inteso non solo come patrimonio artistico-culturale-paesaggistico, ma anche gastronomico, artigianale, folkloristico. Per questo c’è sempre più  interesse nei confronti delle tradizioni culturali e del patrimonio enogastronomico del nostro Paese. Le nostre città d’arte fanno da traino per il turismo culturale, che continua a crescere. Ma è l’intero comparto a far registrare performance positive: nel 2017 le strutture ricettive italiane hanno avuto 122 milioni di arrivi e più di 427 milioni di presenze, con un aumento rispetto al 2016 rispettivamente del 4,5 e del 6 per cento.

    Il nostro patrimonio culturale richiama moltissimi visitatori. Secondo i dati 2017 del Centro studi turistici, le città d’arte possono mettere a disposizione 46mila esercizi (il 25% del totale) per 953mila posti letto (il 19% del complesso) e nel 2017 sono riuscite ad attrarre quasi 44 milioni di visitatori (il 35,8% del totale) per 115 milioni di presenze. Una fetta consistente, da tempo in crescita e destinata, secondo le previsioni, ad aumentare nei prossimi anni.

    Ma dove si dirigono i flussi turistici in cerca di cultura? Prevalentemente su sei città: Roma, Firenze, Napoli (compresa Pompei), Torino, Venezia e Milano. Ci sono anche altri centri di richiamo, come Verona, Trieste, Padova, Bologna, Genova, ma non hanno lo stesso impatto.

    È abbastanza evidente che le mete più gettonate siano anche quelle con una forte presenza di patrimonio storico-culturale. Tant’è che nel 2017 i monumenti e i musei di Roma sono stati visitati da 21 milioni di persone, con un aumento del 66% negli ultimi sette anni, quelli di Firenze da 6,5 milioni (+32% sempre nel periodo 2010-2017), l’area campana (Napoli e Pompei) da 6 milioni (+45%), a Torino ci sono stati 1,3 milioni di appassionati d’arte (+44%), a Venezia 900mila (+20%) a Milano 800mila (+25%).

    Altri dati, provenienti da una ricerca dell’Unicredit e Touring Club Italiano, mostrano le regioni italiane più frequentate dai turisti. Il primo posto è occupato dalla Lombardia, secondo dal Lazio, terzo dal Veneto e quarto dalla Toscana. Malgrado occupi solo la settima posizione, la regione Campania appare fra i primi posti fra il Turismo culturale. Infatti secondo le ricerche riportate dal Ministero per i Beni culturali, la Campania occupa il secondo posto per le visite nei suoi siti d’arte.

    L’aumento dei turisti culturali va di pari passo con quello delle presenze nei musei e nei siti archeologici. Se si concentra lo sguardo sui luoghi d’arte statali, ci si rende conto che la crescita dei visitatori va avanti da decenni, anche se l’aumento non è costante: nel 1965 i visitatori complessivi (sia paganti sia con ingressi gratuiti) dei monumenti erano 12,7 milioni mentre l’anno scorso sono arrivati a 50,2 milioni.

    Per quanto riguarda il sud Italia, c’è da registrare una nuova tappa molto importante per il nostro patrimonio culturale. Stiamo parlando dell’iniziativa da poco presentata a Matera, prossima capitale europea della cultura 2019, dal nome Progetto Rete Siti Unesco, che mette insieme 14 siti Unesco di 5 regioni del Meridione – Basilicata, Campania, Puglia, Sardegna, Sicilia – per promuovere le risorse paesaggistiche, culturali, enogastronomiche di questi territori in un’offerta turistica unica e integrata, anche attraverso l’uso della tecnologia.

    Il progetto, che prevede un investimento complessivo di 1.080.000 euro, è stato cofinanziato dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali, elaborato dall’Associazione Province Unesco Sud Italia e promosso dall’Upi (Unione delle Province d’Italia).

    “È un progetto del Sud per il Sud, dove gli attori locali collaborano per valorizzare i loro territori aumentando il turismo sostenibile nell’area. L’Italia è uno dei maggiori competitor nel settore del turismo culturale, in ragione del vastissimo patrimonio culturale che possiede” ha dichiarato il Presidente Associazione Province Unesco Sud Italia, Giuseppe Canfora .

  • Commissione Ue contro Airbnb

    Pratiche commerciali sleali, clausole contrattuali abusive, consumatori non tutelati: sono le accuse della Commissione Ue ad Airbnb, la quale ha tempo fino a fine agosto per correggere i propri comportamenti e adeguarsi alle norme Ue. Se non lo farà, la Commissione si rivolgerà alle autorità degli Stati membri, le uniche che possono lanciare procedure sanzionatorie. Tra le contestazioni di Bruxelles, la presentazione dei prezzi che non è completa perché non mostra il prezzo totale ma esclude spese come pulizia o servizio.

    “I consumatori devono capire facilmente quanto e per che cosa devono pagare quando acquistano servizi e nei loro confronti vanno applicate regole eque, ad esempio sull’annullamento dell’alloggio da parte del proprietario. Mi aspetto che Airbnb possa presentare rapidamente soluzioni adeguate”, ha detto la commissaria alla giustizia Vera Jourova. Bruxelles spiega che l’attuale presentazione dei prezzi di Airbnb e una serie di disposizioni che applica “non sono conformi alla direttiva sulle pratiche commerciali sleali, alla direttiva sulle clausole contrattuali abusive, e al regolamento sulla competenza giurisdizionale in materia civile e commerciale”.

    L’autorità europea dei consumatori e la Commissione hanno quindi chiesto ad Airbnb una serie di modifiche. La società ha tempo sino alla fine di agosto per presentare le relative proposte. Le soluzioni che Airbnb proporrà per rimediare a questa situazione saranno esaminate dalla Commissione e dalle autorità per la tutela dei consumatori. Se non saranno ritenute soddisfacenti, nei confronti di Airbnb potrebbe essere avviata un’azione coercitiva. Tra le richieste della Ue c’è quella di indicare chiaramente se l’offerta è fatta da un privato o un professionista, poiché cambiano le norme relative alla protezione dei consumatori. Inoltre, non può modificare unilateralmente le clausole e le condizioni del contratto senza informare chiaramente i consumatori in anticipo e senza dar loro la possibilità di rescinderlo. Infine, “la politica di Airbnb in materia di restituzioni e rimborsi, e la raccolta delle richieste di risarcimento devono essere chiaramente definite e non devono privare i consumatori dei loro diritti di avvalersi dei mezzi di ricorso disponibili».

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