Turismo

  • Una camera su due già prenotata nel primo trimestre di quest’anno: tedeschi, francesi e svizzeri spingono il turismo in Italia

    Dopo un 2025 di consolidamento, con occupate in media almeno 6 camere su 10 tra le disponibilità degli esercizi ricettivi, il 2026 si preannuncia in crescita per il turismo italiano: il tasso di riempimento tra gennaio e aprile è già vicino al 50% in hotel e strutture extralberghiere, trainato dalla crescita della domanda dei turisti provenienti da Germania, Francia e Svizzera. È quanto emerge dall’ultima indagine svolta da ISNART per Unioncamere ed ENIT nell’ambito dell’Osservatorio sull’Economia del Turismo delle Camere di commercio.

    Per quanto riguarda i due grandi eventi ospitati dal nostro Paese nel biennio 2025-2026, si conferma come il Giubileo abbia portato un chiaro aumento di clientela nel Lazio (50% degli operatori), con un’onda lunga che ha coinvolto anche le vicine Marche e Umbria (dove il 30% degli operatori si dicono “soddisfatti” per i risultati ottenuti grazie al traino dell’evento). Per le Olimpiadi invernali di Milano-Cortina, in attesa dei dati definitivi, le prime stime segnalano un tasso tra il 70% e l’85% di camere occupate per febbraio; e prenotazioni anticipate intorno al 60% per i mesi successivi, a dimostrazione della coda lunga che i grandi eventi portano sul territorio, creando valore per le mete ospitanti.

    “I grandi eventi che vedono l’Italia protagonista sulla scena internazionale in questo biennio, sono importanti occasioni di crescita per il posizionamento delle destinazioni italiane, con effetti che saranno evidenti nel medio-lungo periodo” aggiunge Loretta Credaro, Presidente Isnart-Istituto Nazionale Ricerche Turistiche e Culturali, “tra gli operatori si percepisce un generale clima di fiducia rispetto alla visibilità, e quindi alle prospettive di ritorno economico nei prossimi anni degli investimenti realizzati, a vantaggio di tutta la filiera turistica locale”. “Da grandi eventi e manifestazioni ci attendiamo un ritorno turistico anche sul medio lungo periodo. Viaggiatori che in prima battuta scelgono determinate mete per seguire degli appuntamenti tornano poi negli anni successivi per visitare l’intero Paese” commenta Ivana Jelinic, AD ENIT S.p.A.

    “L’Italia sta esprimendo tutto il suo potenziale a livello turistico, i viaggiatori internazionali scelgono sempre più le nostre destinazioni, contribuendo allo sviluppo sociale ed economico dei territori ed anche delle aree interne”. “I grandi eventi, sportivi e non, si riconfermano un enorme catalizzatore di flussi turistici ed economici e i loro effetti propulsivi si riverberano anche nella crescita delle presenze che, in base al modello predittivo del Ministero del Turismo, sono stimate in oltre 100 milioni nei primi quattro mesi del 2026”, dichiara il Ministro del Turismo Daniela Santanchè. “Inoltre, manifestazioni come le Olimpiadi o il Giubileo fungono da vetrina che aumenta la visibilità, la notorietà e l’appeal delle destinazioni italiane, nonché poderosi attrattori di investimenti e infrastrutture a beneficio di territori e comunità”.

    Ben il 40% delle imprese impattate dall’Olimpiade invernale Milano-Cortina, in particolare, segnalano come l’evento abbia già favorito un aumento di visibilità per la propria struttura, con indubbie ricadute in termini di brand per il “Sistema Italia”. Dalle indagini svolte direttamente ai turisti in vacanza da Unioncamere-Isnart, si stimano quasi 891 milioni di presenze turistiche complessive nel 2025, tra ricettività ufficiale e mercato parallelo delle abitazioni private, che attivano sui territori un impatto economico stimato in 108,8 miliardi di euro, tra spese di alloggio, ristorazione, trasporti locali e parcheggi, shopping, attività ludiche e culturali. Si conferma la crescita della domanda straniera che costituisce il 48% dei flussi turistici, pari a circa 431 milioni di presenze stimate per il 2025 nelle nostre destinazioni (+0,6% sul 2024, +4,4% sul 2023).

    Un turismo internazionale che investe di più rispetto al passato per viaggi ed esperienze in Italia: stimati 60 miliardi di euro di spese turistiche sul luogo di vacanza (+3% sul 2024, +34% sul 2023) ed un aumento di budget per ristoranti, degustazioni e acquisti di prodotti tipici locali, musei e monumenti, eventi e divertimenti. La spesa media giornaliera rilasciata sul territorio per il turista straniero è di 72 euro per l’alloggio e 105 euro per le altre spese. La cultura, per il quarto anno consecutivo, risulta la prima motivazione di visita degli stranieri nel nostro Paese (muove da sola il 45% di questi visitatori), seguita dal turismo enogastronomico, tra degustazioni e ristoranti di eccellenza (20%); terzo gradino del podio per il turismo outdoor.

    Merita a questo proposito evidenziare come circa il 20% dei turisti stranieri dichiari di aver utilizzato l’AI per pianificare e organizzare la vacanza in Italia (organizzazione logistica, scelta degli itinerari e delle attività da svolgere, alloggi e ristoranti). Rispetto alle recenti vacanze a cavallo tra Natale ed Epifania, monitorate grazie alla location intelligence (analisi del traffico mobile a destinazione), è stata stimata la presenza di 5,9 milioni di turisti in Italia, dei quali 2,3 milioni stranieri (68 mila in più del Natale 2024), con una crescita più elevata nel Lazio e in Umbria e nelle mete del turismo montano di Valle d’Aosta e Trentino-Alto Adige. Sul mercato alternativo delle abitazioni private si registrano 6,7 milioni di notti prenotate tramite il portale Airbnb per soggiorni tra marzo e giugno, in leggera crescita rispetto allo scorso anno (dati tratti dal database AirDnA), cui si aggiungono altre 4 milioni di notti per i soggiorni estivi di luglio e agosto 2026.

  • Venezia Città Stato

    Fin dal lontano 1969 Indro Montanelli affermava che per la specificità di Venezia, caratterizzata da problematiche uniche al mondo e legate alla propria unicità, sarebbe stato necessario riconoscerle uno statuto speciale il quale anche la potesse allontanare dalla gestione burocratica di uno stato come l’Italia.

    Contemporaneamente il passaggio successivo sarebbe stato quello di individuare nel panorama internazionale delle personalità e professionalità che garantissero se non la soluzione quantomeno risultassero di un livello adeguato nella formulazione di strategie idonee alle problematiche che già allora, ed ancora più oggi, affliggevano la città lagunare.

    Cinquantasei anni dopo, e solo come inevitabile conseguenza politica legata al riconoscimento di una particolare potestà legislativa e di un’autonomia finanziaria a “Roma Capitale”, ecco come a Venezia, ma anche nell’intero Veneto, si siano risvegliati a destra come a sinistra focolai di un orgoglio veneziano di pura immagine che spinge i principali leader della politica veneta a richiedere un riconoscimento immediato anche a Venezia per una propria specificità normativa e finanziaria.

    Paradossalmente, però, come coloro che ora richiedono il riconoscimento di Venezia Città Stato, durante l’interludio dal 1969 fino ad oggi abbiano operato proprio nella direzione di un disastro complessivo della realtà lagunare. Tutti hanno adottato la scellerata strategia di una economia locale esclusivamente turistica abbinata all’abbandono di Porto Marghera e delle proprie valenze industriali e, contemporaneamente, favorendo la nascita e la creazione di nuove strutture alberghiere, anche in quest’ultimo periodo. Per non parlare del supporto del mondo accademico veneziano il quale quando ha espresso un sindaco, questi aveva intenzione di avviare la realizzazione di una sublagunare con un impatto devastante per favorire ancora di più l’accesso alla città direttamente dall’aeroporto.

    Nella valutazione complessiva, quindi, della politica e gestione di Venezia questi appelli al riconoscimento di una sua specificità, assumono il sapore della beffa se vengono lanciati proprio da coloro che hanno delle dirette responsabilità nel declino degli ultimi vent’anni della città lagunare, sia come sindaci o presidenti di Provincia e a maggior ragione di Regione.

    In questo contesto allora questa richiesta di una nuova specificità normativa e finanziaria di Venezia non può essere formulata da coloro che hanno delle precise responsabilità nella gestione dell’economia lagunare. Altrimenti, se così non fosse, diventerà il classico argomento per elettorale, in questo molto simile a quello relativo ad una autonomia regionale, ormai puro argomento finalizzato al consenso tanto a destra che a sinistra, per le quali autonomia e Venezia città stato, successivamente all’esito elettorale, verranno come sempre abbandonate in nome delle priorità gestionali ma con risultati sempre più mediocri in Regione ma soprattutto a Venezia.

  • Turismo in Val Trebbia: valorizzare e rispettare il territorio

    Il piacentino è uno di quei territori italiani che, specie per la città capoluogo, si lamenta di un turismo mordi e fuggi. Il turismo, nonostante le tante iniziative culturali organizzate dalla Banca di Piacenza durante tutto l’anno, non si ferma più di qualche ora o poco di più.

    Sommessamente ricordiamo che, per fare un esempio, la Val Trebbia, definita da Hemingway una delle più belle valli del mondo, continua ad essere deturpata da costruzioni di capannoni bordo strada, anche non lontano dal fiume ed in prossimità del Parco del Trebbia, e da case, casette, villini e villette di poca qualità e prive di aree verdi adeguate così che molti paesi diventano dei veri quartieri dormitorio.

    La cementificazione selvaggia, che tanto Lega Ambiente contrasta, purtroppo poco ascoltata, è uno dei più importati problemi che il piacentino dovrebbe risolvere, facciamo solo un  esempio: la faraonica rotonda, ancora non finita e costata una cifra assurda, costruita alla congiunzione di due strade panoramiche che portano al Castello di Momeliano e al Castello di Rezzanello, forse sarebbe stato meglio aggiustare le varie buche delle strade ed investire sulla conoscenza del territorio coinvolgendo anche imprese locali a partire da quelle vitivinicole.

    In sintesi oggi si riscontra un grande interesse per un turismo fuori dalle aree più conosciute e occorre valorizzare e rispettare il territorio costruendo attività industriali in aree diverse da quelle prettamente turistiche, non cementificare ad oltranza, salvare gli edifici in pietra e mattoni che sono stati abbandonati perché un territorio vale anche per la sua storia architettonica.

    Un problema italiano che diventa sempre più evidente, la cementificazione selvaggia e lo snaturamento del territorio presto saranno irreversibili e tutti ne pagheremo le conseguenze.

  • Italia seconda al mondo nel 2024 come meta scelta per convegni internazionali

    Secondo la nuova classifica Icca 2024 (International Congress and Convention Association), il l’Italia ha ospitato nel corso dell’ultimo anno 635 congressi internazionali, registrando la crescita più significativa tra i principali competitor europei, con 82 congressi in più rispetto al 2023. L’Italia consolida così il secondo posto al mondo, dietro solo agli Stati Uniti, che guidano la classifica con 709 congressi.

    La classifica Icca rappresenta il principale indicatore a livello globale del turismo congressuale, basato sull’analisi dei congressi internazionali che si ripetono periodicamente e ruotano tra almeno tre Paesi. Non misura generici eventi, ma iniziative ad alta complessità organizzativa e rilevanza internazionale, che testimoniano la capacità di un territorio di essere attrattivo, affidabile e integrato in una rete globale fatta di relazioni, infrastrutture e know-how.

    Da sempre è presa a riferimento dalle destinazioni di tutto il mondo per misurare la propria competitività, farne parte ed essere nei primi posti conferma l’attrattività delle destinazioni. In un contesto sempre più competitivo – l’Europa rappresenta oggi il 56% dei contenuti congressuali a livello mondiale – tutti i Paesi stanno investendo per attrarre appuntamenti strategici. L’Italia non solo tiene il passo, ma cresce più di tutti, dimostrando una maturità strutturale e una capacità competitiva superiore. Lo confermano anche le performance delle città italiane: Roma si conferma nella top 10 mondiale, piazzandosi al nono posto con 114 congressi internazionali. Milano compie un balzo significativo, passando dal 29esimo al 14esimo posto con 100 congressi, e si distingue anche come terza città al mondo per numero medio di partecipanti per congresso.

    Ottime anche le performance di Bologna, Napoli, Firenze e Torino, che insieme portano a sei le città italiane nella top 100 globale. In totale, l’Italia è rappresentata con 20 città nella top 300 Icca, il numero più alto al mondo, e da 24 nella Top 400 Icca. L’Italia ha il tasso di crescita maggiore, a conferma di aver attuato le giuste strategie per migliorare il posizionamento a livello internazionale.

    La crescita italiana non è solo quantitativa, ma anche qualitativa. Il nostro Paese è infatti terzo al mondo per numero di congressi nel settore tecnologico e nel settore medico-scientifico, due ambiti chiave per lo sviluppo della conoscenza e per l’indotto di lungo periodo che questi appuntamenti portano con sé. Il report Icca 2024 riconosce esplicitamente il lavoro svolto da Convention Bureau Italia, citando tra le buone pratiche il progetto Italian Knowledge Leaders, un’iniziativa nata per identificare e valorizzare professori universitari, scienziati, medici e professionisti italiani coinvolti nei circuiti internazionali delle associazioni scientifiche e accademiche, trasformandoli in ambasciatori del Paese nella promozione dei congressi.

    “L’Italia si conferma leader europeo e seconda destinazione al mondo nel turismo congressuale, stando al rapporto Icca 2024, avvicinandosi al primato degli Stati Uniti e distanziando ulteriormente la Spagna. Un risultato straordinario che premia il lavoro di squadra tra istituzioni e operatori del settore, rafforzando la nostra attrattività internazionale. Un ennesimo record con cui il turismo continua a ribadire il suo ruolo di risorsa indispensabile per la nazione” commenta la ministra del Turismo Daniela Santanchè.

    “I numeri parlano chiaro: l’Italia è non solo competitiva, ma in forte accelerazione. Cresciamo più dei nostri competitor europei e ci confermiamo in una posizione di leadership globale. Roma e Milano fanno un salto importante, ma è tutto il sistema che dimostra maturità, capacità di adattamento e visione. L’Italia è presente nei grandi flussi congressuali internazionali e riesce a distinguersi non solo per quantità, ma per la qualità e l’impatto dei contenuti”, ha dichiarato Carlotta Ferrari, presidente di Convention Bureau Italia.

    “Questo risultato è frutto di un lavoro strutturato e di una strategia condivisa, che passa anche dal progetto Italian Knowledge Leaders, riconosciuto dalla stessa Icca come esempio virtuoso. È fondamentale continuare su questa strada, rafforzando la collaborazione tra pubblico e privato, e valorizzando il capitale intellettuale del Paese. Restare ai vertici richiede investimenti, ma anche ambizione. E la sensazione è che il meglio debba ancora arrivare”, conclude. Convention Bureau Italia prosegue così nella sua missione di posizionare l’Italia ai vertici del turismo congressuale internazionale, puntando su innovazione, reputazione e qualità, in un contesto globale che premia sempre di più i Paesi capaci di fare sistema.

  • A Milano il Premio Stampa Israele dedicato ai migliori servizi turistici del 2023

    Si è svolto a Milano, a Palazzo Bagatti Valsecchi il Premio Stampa che l’Ufficio Nazionale Israeliano del Turismo ha dedicato ai migliori servizi giornalistici dedicati al turismo in Israele realizzati nel 2023. L’evento ha celebrato il giornalismo di qualità, premiando le migliori narrazioni sul Paese attraverso diverse categorie mediatiche.

    “Con grande orgoglio abbiamo realizzato questo evento in un momento di apertura e speranza. Siamo felici di poter mostrare nuove immagini del lavoro del nostro Ministero che invita ad un ritorno in Israele in occasione anche, ma non solo, dell’anno del Giubileo”, ha dichiarato Kalanit Goren, delegata dell’Ufficio Nazionale Israeliano del Turismo a Milano. Speranza, curiosità, bellezza, fede, cultura, storia, rinascita, voglia di vivere le parole che hanno caratterizzato questa edizione del Premio che cade nell’Anno Santo, fortemente voluto da Papa Francesco, e in un periodo in cui la cronaca e la geopolitica riportano costantemente all’attenzione del mondo la delicata questione mediorientale.

    Le categorie premiate sono state otto: Stampa Trade, Social, Quotidiano, Online, Stampa periodica, TV Magazine, TV trade, Radio, alle quali quest’anno si sono aggiunti tre premi speciali per contributi particolarmente meritevoli e significativi.

    Per la Categoria Stampa Trade è stato premiato Travel Quotidiano, per la Categoria Quotidiano Il Giornale con un servizio di Anna Maria Catano, per i Social Media il premio è andato a Maria Teresa Ruta per i suoi racconti di viaggio in Israele e per la sua sempre grande attenzione e vicinanza alla destinazione, anche dopo i tragici eventi del 7 ottobre, a Isabella Radaelli, per la testata James Magazine, è andato il Premio Stampa per un bellissimo servizio dedicato all’aspetto glamour di Israele. Archeo, che ha pubblicato a fine 2023 una monografia dedicata all’Archeologia ai tempi di Gesù, è andato il Premio Categoria Stampa Periodica. Il premio è stato ritirato dal professore Stefano Struffolino. Per la Categoria Tv Magazine il riconoscimento è andato ad un servizio di Studio Aperto, Italia 1, realizzato da Elia Milani che ha raccontato “24 ore all’interno del Santo Sepolcro”, mentre per la categoria Tv Trade è stato premiato il programma turistico Gulliver di Alma TV, condotto da Stefano Ribaldi e per la Categoria Radio Maurizio Di Maggio, per Radio Montecarlo, per il programma dedicato al Turismo “In Viaggio con Di Maggio”.

    Novità 2024 sono stati i tre premi speciali di cui uno come menzione speciale andata a Silvia Grilli direttrice di Grazia, per la sua voce autorevole e appassionata che ha raccontato Israele con uno sguardo autentico e attento, mettendone in luce la ricchezza e la complessità. Ad Askanews il premio speciale per il costante impegno nel riportare con professionalità e accuratezza la realtà di Israele e al Gruppo Italiano Stampa Turistica (GIST) per il prezioso contributo alla promozione del turismo israeliano attraverso il giornalismo di settore con informazione constante e approfondita.

    Il Premio Stampa Israele conferma ancora una volta il ruolo fondamentale dell’informazione nella narrazione di un Paese ricco di storia, cultura e innovazione, valorizzando il lavoro dei professionisti che con passione e competenza raccontano Israele al pubblico italiano. E anche con una visione non comune. Non è un caso che Isabella Radaelli, vincitrice della categoria on line abbia sottolineato di aver voluto dare, nel suo articolo, un “focus glamour perchè Israele non è solo spiritualità ma anche luxury, un aspetto tutto da scoprire”.

    Tutti i premiati sono poi stati omaggiati di un premio davvero speciale: un albero che verrà piantato a loro nome in Israele dal KKL, il Keren Kaymet Leisrael.

  • La Borsa Mediterranea del Turismo scalda i motori per la 28esima edizione

    Torna a Napoli la Borsa Mediterranea del Turismo. La ventottesima edizione, in programma alla Mostra d’Oltremare da giovedì 13 a sabato 15 marzo 2025, è organizzata da Progecta, azienda leader nell’organizzazione di fiere professionali, e si estenderà su un’area espositiva di 12.000 mq. La Bmt si rivolge alle agenzie di viaggio ed operatori del settore Attesi tutti i big del turismo: tour operator, compagnie aeree, compagnie di navigazione, crociere, enti del turismo internazionali, regioni, catene alberghiere per tre giorni di lavori e business con un programma fitto di convention, convegni, presentazioni, corsi di aggiornamento.

    Oltre 50 i Paesi presenti alla Bmt: dalla Croazia con uno stand di 100 mq, al Brasile che torna dopo qualche anno di assenza, all’Uzbekistan e alla Barbados che debuttano, mentre tornano Qatar, Bahamas, Cuba, Repubblica Dominicana, Tunisia, Thailandia.

    Non solo estero, però. I visitatori della Bmt confermano il grande interesse per le destinazioni italiane, per il bel mare e per il buon cibo. A far da padrona la Regione Campania che amplia gli spazi per ospitare ancora più espositori nel proprio stand a turisti e local proponendo la partecipazione ai processi produttivi con degustazione finale. Presenti le regioni Abruzzo, Basilicata, Calabria, Emilia-Romagna, Lazio, Sardegna, Toscana, Valle d’Aosta e Sicilia. Non mancheranno il Comune di Napoli e la Città metropolitana che propongono un’offerta culturale sempre molto apprezzata.

    Numerosi come sempre i tour operator, le catene alberghiere e le compagnie di navigazione che solcano il Mediterraneo e non solo. Prevista l’area dedicata agli aeroporti che quest’anno vedrà la presenza dei due scali campani, Napoli e Costa d’Amalfi, e di Aeroporti di Roma. Tante anche le proposte dedicate turismo nautico e la predisposizione di un’area dedicata alle terme coordinata da Federalberghi.

  • La via Emilia (e Romagna) secondo Albasi: salute, sicurezza e territorio

    Salute, territorio e sicurezza sono i tre temi che Lodovico (Lello) Albasi, sulla base della sua esperienza come sindaco di Travo dal 2009 al 2024, viceprresidente dell’Unione Montana valli Trebbia e Luretta con delega alla scuola e ss45 (dal 2019 al 2024) e oggi di consigliere provinciale (con delega alla viabilità, trasporto e ss45), indica come prioritaria per l’Emilia Romagna, in vista del rinnovo del governo regionale alle elezioni del 17-18 novembre.

    Dire che la salute deve essere una priorità è facilissimo: primum vivere. Ma in concreto cosa significa?

    «Nonostante la recente buona partenza dei Cau (Centro di Assistenza Urgenza), dobbiamo proseguire a rafforzare l’offerta di cura ai cittadini adeguando i servizi della rete degli ospedali di comunità, migliorandone la regia per evitare sovrapposizioni e aprendo snelle strutture di prossimità nei quartieri. In tal modo si ridurranno drasticamente liste e tempi d’attesa, lasciando ai Pronto Soccorso solo la gestione delle emergenze. L’invecchiamento della popolazione impone la necessità di avere un occhio di riguardo per le persone anziane, sia per favorirne la qualità di vita, sia per ridurre il costo sociale delle patologie croniche. In questo caso la telemedicina può essere di grande aiuto per evitare trasferte disagevoli, anche riguardo i disabili, lasciandoli nel proprio ambito familiare, nel rispetto della loro dignità. Obiettivo che potremo raggiungere con la collaborazione dei medici di base che, se riusciamo a sgravarli da un carico burocratico troppo spesso oneroso, possono tornare ad offrire la propria professionalità ed avere un rapporto più stretto col paziente.

    Discorso a parte merita il nuovo polo ospedaliero che coprirà una superficie di 117mila metri quadri con 498 posti letto e 8 sezioni sanitarie. Oggi è più che mai urgente recuperare velocemente tutte le risorse necessarie e accelerare i lavori per portare a completamento l’intera opera e l’adeguamento delle infrastrutture viabilistiche».

    Ecco appunto: parliamo di sostenibilità di bilancio. La sanità pubblica non si paga, non direttamente. Eppure si paga, perché occorre trovare le risorse nel bilancio della pubblica amministrazione.

    «Il PNRR ha stanziato 1 miliardo di euro per realizzare 307 Ospedali di comunità entro il 2026. Si tratta di strutture sanitarie territoriali, rivolte a pazienti che, a seguito di un episodio di acuzie minore o per la riacutizzazione di patologie croniche, necessitano di interventi sanitari a bassa intensità clinica potenzialmente erogabili a domicilio, ma che necessitano di assistenza e sorveglianza sanitaria infermieristica continuativa, anche notturna, non erogabile a domicilio o in mancanza di idoneità del domicilio stesso (strutturale o familiare). Realizzare nella nostra provincia e soprattutto in quelle aree pedemontane penalizzate dai servizi, servizi diagnostici dislocati in punti strategici del territorio, per facilitare l’accesso in modo rapido e snello a tutti, sarebbe per me un traguardo di civiltà: le persone non possono sottostare a lunghi trasferimenti e attese, devono poter contare su un servizio di maggiore vicinanza».

    Primum vivere significa anche non dover gravare sulla sanità pubblica in seguito a violazioni della propria incolumità personale…

    «Mi piacerebbe che ci fosse un maggiore e migliore coordinamento tra i vari organismi preposti al controllo e alla sicurezza del territorio, introducendo anche il controllo di vicinato. Obiettivi che si possono raggiungere incrementando gli ausili di video sorveglianza e, soprattutto, potenziando le forze dell’ordine che attualmente sono sotto dimensionate».

    Anche la natura, mi si perdoni la mezza battuta, in Emilia Romagna pare piuttosto aggressiva, ogni anno…

    «Il cambiamento climatico sta mettendo in evidenza una fragilità dovuta troppo spesso alla mancanza di interventi non realizzati nel passato. Il dissesto idrogeologico ha ormai carattere di emergenza: è urgente fare un programma serio di messa in sicurezza e ripristino di aree trascurate che comprenda anche un progetto di viabilità. Facilitare l’accesso alle nostre valli consentirebbe anche di sviluppare un turismo di qualità, abbiamo un’offerta incredibile di borghi antichi, castelli medievali, boschi, percorsi enogastronomici, trekking. Sono luoghi unici, con identità esclusive, ricchi di eccellenze da scoprire che potrebbero favorire lo sviluppo di strutture ricettive diffuse. Le valli sono il polmone verde della nostra Provincia, tutelarle significa molto per la salute di tutti i piacentini».

    Stiamo parlando di tutela del territorio o di marketing territoriale?

    «È difficile fare una graduatoria delle bellezze e delle opportunità che offrono le nostre splendide valli, ma dovendo fare una scelta al primo posto metterei territorio e persone. Territorio come immensa varietà paesaggistica, biodiversità, storia, cultura, buona cucina e salubrità. Persone come depositarie di grandi valori legati alla tradizione, al reciproco sostegno, alla forza di carattere e a un bagaglio di preziose conoscenze che non può andare perduto. Sono cresciuto in queste zone e vado fiero del senso di comunità che mi è stato trasmesso. Quando mi guardo intorno e mi riempio di queste bellezze, quando osservo come vive e agisce la gente cresce in me un grande desiderio di migliorare le condizioni di vita, di offrire più opportunità ai giovani, di muovere l’economia, di valorizzare e tutelare queste terre. Affinché queste valli possano diventare luoghi veramente sostenibili, da ogni punto di vista: sociale, economico e ambientale».

    Touché, mi ha preso proprio alla lettera. Ma torniamo al nocciolo della domanda iniziale: la protezione rispetto alla natura matrigna.

    «Che la Pianura Padana sia una delle zone più inquinate d’Europa è cosa risaputa, la conformazione geografica, chiusa tra arco alpino e appenninico, non permette all’aria di circolare come dovrebbe. Piacenza mostra un carico di inquinamento maggiore a causa del traffico, del polo logistico e dell’agricoltura, un recente rapporto di Legambiente la colloca tra le 9 città più inquinate in Italia e la prima a livello regionale. Qualcosa è stato fatto per migliorare questo parametro, infatti le rilevazioni 2023 dell’Arpa hanno registrato un miglioramento, ma non è sufficiente soprattutto perché a breve entreranno in vigore le nuove direttive europee ancora più restrittive. Ritengo si debba superare l’abitudine ad intervenire con azioni di emergenza, come il blocco del traffico per esempio, e progettare un piano integrato che comprenda interventi più sostenuti sul fronte della viabilità (bike e car sharing), della transizione digitale, della transizione energetica, della riduzione di emissioni e del potenziamento del verde cittadino. Ci sono ampi margini per salvaguardare e incrementare il verde, penso per esempio che potremmo creare polmoni verdi attorno alla città con ampi parcheggi per limitare la mobilità in centro come suggerito dal progetto PUMS (Piano Urbano della Mobilità) già in essere e da potenziare. La congestione del traffico e l’aria inquinata si ridurrebbero con una positiva ricaduta sulla salute dei cittadini».

    Problema vero, non voglio passare per negazionista. Mi pare però che al momento sia più urgente quel che dal cielo è precipitato su larga parte della Regione piuttosto che quello di poco pulito che continua ad albergare nell’aria.

    «Se guardo al futuro della mia Regione e della terra nella quale sono nato e cresciuto, vedo gente capace di rialzarsi da terremoti e alluvioni mentre con le maniche della camicia arrotolate riesce a strappare un sorriso e a rinascere dalle rovine. Vedo la gente delle nostre valli così fiera di far parte di una comunità, vedo filari di vigne e alberi da frutto crescere nelle asperità di queste estati roventi, vedo bambini che corrono nei prati e vedo la mia città, Piacenza, che si colora a festa di bianco e di rosso per le celebrazioni della Primogenita d’Italia. Se chiudo gli occhi vedo gente orgogliosa delle proprie origini, sana, capace di fare rete, di accogliere. Vedo una comunità umana e la mia voglia di contribuire al bene comune si fa grande. Perché il benessere condiviso è la base della felicità».

  • Gli effetti, anche fiscali, della crescita turistica

    L’economia turistica purtroppo viene ancora oggi indicata come il “petrolio italiano” ed ottiene una maggiore attenzione e sostegno politico rispetto al settore industriale ed ai propri servizi collegati, gli unici in grado di esprimere un effetto moltiplicatore del valore aggiunto.

    Tuttavia, questa strategia conferma una errata interpretazione non solo della situazione del turismo in Italia e del suo trend ma soprattutto degli effetti economici negativi in quanto espressione di una semplice speculazione.

    Da decenni, la politica governativa e parlamentare ha sempre dimostrato di considerare il turismo come un centrale volano economico e si è sempre affermato come il processo di internazionalizzazione delle strutture alberghiere attraverso l’acquisizione di alberghi storici operati da Fondi privati esteri rappresentasse un plus per il Paese, a dimostrazione della sua appetibilità.

    Da Cortina d’Ampezzo, in pieno delirio olimpico per quanto riguarda la speculazione edilizia, a Venezia, passando per Roma e Firenze, sono decine gli alberghi passati in mano di fondi privati esteri, i quali ora  li stanno ristrutturando in previsione di un turismo “elitario”, quindi molto spesso rivolti ad una clientela estera.

    Al di là dell’impatto che arrecano sulla struttura sociale nelle località, queste operazioni di speculazione edilizia, tali da  meritare una ampia trattazione a parte, questa cieca accondiscendenza dell’intero sistema politico e delle associazioni di categoria risulta figlia di un pressapochismo economico, ma anche probabilmente di una disonesta complicità che ora non tarda a manifestare i propri effetti deleteri proprio a livello economico e fiscale.

    La cifra indicata come perdita per il sistema fiscale causata proprio dalla “natura fiscale” di questi investimenti di fondi privati esteri (*) ammonta a due (2) miliardi di euro, e risulta a quasi il 50% del valore degli sconti fiscali sulle accise dei carburanti introdotti dal governo Draghi.

    In altre parole, questa strategia speculativa non solo priva il patrimonio italiano di molti simboli della hotellerie storiche,ma in più presenta un costo aggiuntivo a carico dei cittadini italiani i quali si vedono annullati determinati incentivi fiscali o al contrario aumentata la pressione fiscale.

    Ecco, quindi, come una scellerata politica economica, in questo caso in ambito turistico, possa rivelarsi persino in un fattore di aumento della pressione fiscale a causa dell’impatto negativo per le entrate fiscali,

    i cui costi aggiuntivi andranno interamente addebitati alla fiscalità generale a carico dei cittadini e delle imprese italiane.

    La strategia turistica italiana fornisce un supporto all’economia nazionale ma si rivela, se considerata all’interno di un’ottica più generale, proprio a causa della sua approssimativa gestione, un terribile boomerang economico e fiscale oltre che sociale.

    In  ultima istanza questa esprime una facile complicità tra l’universo politico e l’interesse di una elite finanziaria decisamente speculativa attiva nel settore alberghiero. Risulta quindi inevitabile come ai sempre più sottostimati costi sociali a carico delle comunità locali, come lo spopolamento,  la chiusura delle attività commerciali ed artigianali storiche, si aggiungano ora quelli fiscali  a carico dell’intera comunità.

    (*) https://www.affaritaliani.it/roma/il-turismo-in-mani-straniere-e-il-fisco-ci-rimette-2-mld-ogni-anno-l-industria-che-non-c-e-929623.html

  • Il turismo di non ritorno

    Il mercato globale ha determinato anche la globalizzazione della domanda turistica e con lei la volontà di visitare le località più belle del mondo, molte delle quali si trovano in Italia, creando le condizioni dell’overtourism, termine molto “qualificante”.

    Da anni il turismo rappresenta una risorsa importante ma contemporaneamente abbina dei costi impliciti ancora oggi non perfettamente calcolati e forse neppure conosciuti.

    Solo ora,  in seguito ad una nuova esplosione di domanda turistica, gli effetti si cominciano ad intravedere, attraverso lo spopolamento dei centri storici delle maggiori località turistiche e con un appiattimento delle figure professionali richieste solo dalla ristorazione come dall’hotellerie (giugno 2023 https://www.ilpattosociale.it/attualita/la-presunta-sostenibilita-del-turismo/).

    Uno degli aspetti più importanti che il vero sviluppo economico ha portato con sé può venire individuato nella crescita di nuove aggregazioni urbane, proprio dove si creano posti di lavoro legati all’industria e quindi ad un sito produttivo creatore di valore aggiunto.

    Con il turismo, invece, avviene esattamente lo stesso in quanto i prezzi delle case subiscono delle rivalutazioni scollegate dal contesto ma basate solo ed esclusivamente su un interesse turistico globale.

    In questo contesto risulta più remunerativo avviarle verso gli affitti turistici più che darle come residenza di famiglia.

    Questo dimostra come il turismo non rappresenti una forma di sviluppo per un paese, in quanto vende un prodotto esistente ad un valore base e non ha nessun coefficiente moltiplicatore se non quello speculativo relativo ad una domanda turistica crescente.

    Credere che il turismo rappresenti il futuro della nostra economia dimostra sostanzialmente una assoluta incapacità di comprensione relativa ad un fenomeno certamente in crescita ma molto lontano dalla creazione di quel valore aggiunto quale può nascere solo ed esclusivamente attraverso un sistema industriale capace di rispondere ad una domanda globale.

    In altre parole, il turismo rappresenta una forma di economia per pochi, semplice ed immediata ma che porta inevitabilmente qualsiasi località e paese ad un declino proporzionato alla percentuale di importanza della economia turistica (luglio 2023 https://www.ilpattosociale.it/attualita/la-cuba-del-terzo-millennio/).

    In questo contesto risulta espressione della medesima incapacità di comprendere e gestire un fenomeno complesso e mondiale l’idea di inserire un ticket di ingresso ad un patrimonio rappresentato da una città come Venezia o le Dolomiti stesse.

    A questo si aggiunga come per la città Veneta il flusso di turismo sia legato ormai ai dodici mesi dell’intero anno, mentre per le Dolomiti, studiando i flussi turistici e soprattutto il traffico sulle statali più battute, si rivela essenzialmente legato al massimo a due o tre periodi all’anno, che quindi non giustificano alcun intervento strutturale e tanto meno un ticket.

    Il vero obiettivo delle istituzioni dovrebbe essere rappresentato dalla responsabilità di tramandare ai posteri il patrimonio che hanno ereditato senza alcun merito se non quello di essere nati nel nostro meraviglioso Paese.

  • Tanzania tourism: World Bank suspends funding for Ruaha National Park project

    The World Bank has halted its funding of a $150m (£120m) tourism project in Tanzania following allegations of rape, evictions and killings.

    The Ruaha National Park was reportedly meant to double in size as part of the project, but critics say the expansion has led to widespread abuses.

    The bank began investigating last year after it was accused of complicity in the abuses.

    On Tuesday, it said it was “deeply concerned” about the allegations.

    “We have therefore decided to suspend further disbursement of funds with immediate effect,” a spokesperson from the bank, which provides loans to developing countries, said.

    The Resilient Natural Resource Management for Tourism and Growth (Regrow) project was launched in 2017 in an effort to improve the “management of natural resources and tourism assets” in southern Tanzania, including in a number of national parks, the bank said.

    At least $100m has already been disbursed for the project, according to the US-based think tank Oakland Institute.

    Work to expand the boundaries of the Ruaha National Park, a 12,950-sq-km (5,000-sq-mile) conservation area that is home to lions and other wild animals, has been under heavy scrutiny.

    For over a year Oakland Institute has reported alleged abuses linked to development which, while being funded by the bank, has been carried out by the Tanzanian authorities.

    The Tanzanian government had not responded to BBC requests for comment.

    Last September, Oakland Institute said its research team had interviewed several villagers who alleged they were raped by rangers funded by Regrow.

    In its publication, Oakland Institute also pointed to reports from a Tanzanian MP and a community organisation that rangers had allegedly killed villagers.

    The think tank said government agencies had seized cattle en masse in a bid to force villagers off their land and that the Tanzanian government “blatantly” violated the bank’s procedures by planning to evict villagers without a formal plan to resettle them.

    The bank had “turned a blind eye to the horrific abuses unleased onto the communities”, the report alleged.

    The following month, the bank announced an investigation into the allegations.

    After the bank announced it was suspending its funding of Regrow on Tuesday, Anuradha Mittal, executive director of Oakland Institute, said the “long overdue” decision was a “crucial step towards accountability and justice”.

    “It sends a resounding message to the Tanzanian government that there are consequences for its rampant rights abuses taking place across the country to boost tourism.”

    The think tank said villagers who had been “victims of gross human rights violations” should now receive “adequate” and “prompt” reparations.

    It also said the bank must prevent the forced evictions of other villagers.

    The bank said it had “robust policies” in place to prevent any potential “harmful impacts” and that it would “continue to work with the authorities and the local communities to ensure all Bank-supported projects protect and improve the lives of Tanzanians”.

    Allegations of abuse are not limited to tourism projects is the south – in recent years groups like Amnesty International and Human Rights Watch have accused the government of forcibly evicting thousands of Tanzanians from the Maasai ethnic group in order to develop a game reserve in the northern Ngorongoro region.

    The government has previously denied the allegations.

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