Turismo

  • Covid-19 minaccia 1,3 milioni di lavoratori nel settore turistico

    Il 2019 era stato l’anno record per l’occupazione in ambito turistico ma la pandemia ha fatto bruscamente invertire la rotta e mette a rischio 1,3 milioni di posti di lavoro. A lanciare l’allarme Ente Bilaterale Nazionale Turismo, Federalberghi e Fipe alla luce del XII rapporto “Osservatorio sul mercato del lavoro nel turismo” che hanno realizzato sull’occupazione del 2019. Le conseguenze più preoccupanti per il turismo, che nel 2019 valeva il 13% del Pil, sono quelle sull’occupazione: solo ad agosto e solo per alberghi e ristoranti sono state autorizzate 44 milioni di ore di cassa integrazione, corrispondenti a 254 mila mensilità a tempo pieno. Ancora più allarmante è quanto riportato nella relazione di accompagnamento al decreto agosto: da gennaio a maggio 2020 le assunzioni nei settori turismo e terme si sono ridotte dell’80% per i contratti di lavoro stagionale e del 60% per quelli a tempo determinato. Per i prossimi mesi, le previsioni non migliorano, infatti, da agosto a fine anno, il Governo stima una riduzione delle assunzioni nell’ordine del 70%.

    “Siamo ben lontani dall’uscita del tunnel – commenta il presidente di Federalberghi Bernabò Bocca – e per salvaguardare le imprese e i posti di lavoro gli ammortizzatori sociali saranno necessari sino alla ripresa del mercato turistico. Servono inoltre misure di accompagnamento che promuovano il rientro in servizio dei lavoratori del settore, sostenendo le imprese che, nonostante il contesto sfavorevole, vorrebbero investire sulla ripartenza”.

    Nel 2019 – secondo lo studio – gli occupati dipendenti nel settore turistico sono stati nella media dell’anno 1.300.512, con un aumento rispetto al 2018 del 4,7%. In particolare, si trattava di donne (52,6% sul totale) e i giovani (il 60,1% ha meno di 40 anni). Il turismo, sottolineano le associazioni, riesce in quello che nessun governo riesce mai a fare: far entrare nel mondo del lavoro due delle categorie che storicamente hanno più difficoltà a trovare un’occupazione. Il 46,3% risulta assunto a tempo pieno e il restante 53,7% a tempo parziale. Gli stranieri rappresentano il 25,0% della forza lavoro dipendente. Nel dettaglio, le imprese ricettive contano una forza lavoro dipendente media annua pari a 269.530 unità, i pubblici esercizi 989.354, l’intermediazione 32.480, il termale 7.573 e i parchi di divertimento 1.575. Il numero delle aziende turistiche con lavoratori dipendenti è pari a 200.388 (media annua), di queste 27.365 appartengono al comparto ricettivo, 166.723 ai pubblici esercizi, 5.852 all’intermediazione, 252 al comparto termale e 196 ai parchi di divertimento.

    L’organico nel settore turismo è in media pari a 6,5 lavoratori dipendenti per azienda. In particolare, nel comparto ricettivo hanno lavorato 9,7 dipendenti per azienda e in quello dei pubblici esercizi 5,9 dipendenti per azienda. Nell’intermediazione, invece, i dipendenti per azienda sono stati 5,5, mentre nel comparto termale e nei parchi di divertimento sono stati rispettivamente 29,9 e 7,5. La Lombardia è la regione con più lavoratori dipendenti nel turismo con 234.795 unità. La seconda regione è l’Emilia-Romagna con 132.770 lavoratori, terzo il Lazio con 128.834. Seguono, il Veneto che occupa 128.400 lavoratori dipendenti e la Toscana che ne registra 95.833. La provincia con più occupati nel turismo è quella di Milano con 111.708 lavoratori su un totale di 1.300.512 dipendenti. Al secondo posto si è classificata la provincia di Roma con 106.118 dipendenti. Terza la provincia di Napoli con 49.159 lavoratori nel turismo. Quarta la provincia di Venezia che ha registrato 37.332 dipendenti e quinta la provincia di Bolzano con 36.264 dipendenti.

  • Estate passabile per la ristorazione al mare ma non per quella nelle città d’arte

    Agosto a tinte fosche per i bar e i ristoranti del Belpaese, dopo un periodo “disastroso”, ed un futuro che si preannuncia denso di nubi a causa di una netta ripresa dei contagi da Covid in tutta la penisola. “Generalmente rispetto agli altri anni c’è un calo, anche del 30%”, del fatturato di bar e ristoranti ad agosto di quest’anno ma “la situazione è anche a macchia di leopardo: nelle zone balneari agosto non è andato male mentre nelle città d’arte le cose stanno andando molto male”, dice il presidente di Fiepet, l’associazione di categoria di Confesercenti, Giancarlo Banchieri. Gli fa eco Roberto Calugi, direttore generale Fipe-Confcommercio che parla di una “boccata di ossigeno” ad agosto per i bar e i ristoranti di quei luoghi “legati ai posti di villeggiatura, come mare e montagna” perché c’è stato il “turismo italiano” mentre “nelle città d’arte, dove è mancato tantissimo il turismo straniero, la situazione è drammatica”. Infatti, nelle città d’arte “quel flusso internazionale non è stato compensato dagli italiani che in estate preferiscono il mare,” sottolinea Banchieri. Bar e ristoranti nelle città balneari di Emilia Romagna, Riviera Ligure o all’Argentario in Toscana “hanno tenuto” e “lavorato come l’anno scorso, se non di più”, spiegano i due esponenti di Fiepet e Fipe. Nel complesso “ci aspettiamo un calo del 30%” dei ricavi “con questa differenziazione”, precisa Banchieri.

    Ma il buon andamento di bar e ristoranti nelle zone di villeggiatura e del divertimento estivo non deve illudere che la crisi del settore sia superata. “E’ un po’ una fiammata”, afferma Calugi. “Non scambiamo un fuoco di paglia per un’uscita dal problema, nel senso che chi ad agosto ha lavorato meglio deve fare i conti con quattro-cinque mesi in cui non ha lavorato e i prossimi mesi in cui faranno fatica a lavorare”, avverte il direttore generale di Fipe-Confcommercio. “Dalle nostre rivelazioni, abbiamo una media da gennaio ad agosto, del 40% di perdita del settore di fatturato con situazioni a macchia di leopardo con un 30% dei nostri che ha perso anche l’80% di fatturato”, fa notare Calugi, ricordando che in città come Milano, Firenze, Venezia e Roma molti ristoranti e bar “non hanno nemmeno riaperto”.

    Naturalmente l’evoluzione dell’emergenza Covid “è la cosa più difficile e preoccupante” circa le prospettive future del settore. “Quello che succederà nei prossimi mesi nessuno lo sa. Le previsioni non sono incoraggianti”, aggiunge Banchieri, sottolineando che tra gli addetti ai lavori “prevale un sentimento di ansia e di paura”. Sempre guardando ai prossimi mesi, il presidente Fiepet spiega che la possibilità di ampliare i dehors “è stata una cosa positiva” in tutte le città ma andando incontro all’autunno e poi all’inverno, “le possibilità di star fuori, soprattutto al centro-nord, verranno meno” per cui “con un flusso di turismo scarso, con uno smart working che rischia di essere un’abitudine consolidata e con meno posti a sedere all’interno dei locali per motivi di distanziamento, ci sono molte preoccupazioni”.

  • Turismo autarchico e il settore della balneazione

    Le conseguenze dell’epidemia di Covid-19 che hanno colpito il turismo in modo più duro di qualsiasi altro evento (dalle Torri Gemelle alla crisi del 2009) continuano a farsi sentire. E a piangere sono anche i luoghi in cui solitamente in questo periodo di registrava il sold out, come ad esempio le spiagge. Anche se l’Enit, l’agenzia nazionale del turismo, vede in qualche modo segnali di ripresa e comunque una perfomance dell’Italia migliore rispetto alle rivali Spagna e Francia.

    A certificare lo stato di salute precario dell’industria balneare è il Sindacato Italiano Balneari che aderisce a Fipe Confcommercio e associa più di 10mila imprese. Anche a luglio le spiagge hanno registrato una buona affluenza, ma soltanto nei week end, mentre nei giorni feriali sono rimaste desolatamente vuote. I cali più vistosi si registrano in Sardegna (-70% delle presenze rispetto allo stesso periodo del 2019), Campania, Calabria, Sicilia e Veneto (-40%). Cali del 35% invece in Basilicata, Liguria, Marche, Molise e del 30% invece in Abruzzo, Emilia-Romagna, Friuli Venezia Giulia, Puglia e Toscana. Regge un po’ meglio il Lazio che registra “solo” un -20%.

    “La gran parte degli italiani sta riscoprendo la bellezza dei litorali nazionali vicino ai propri luoghi di residenza – dice il presidente del Sib Antonio Capacchione – ma mancano all’appello gli stranieri, tanto che diverse località a vocazione turistica sono state maggiormente penalizzate. Siamo ottimisti per il mese di agosto, da sempre scelto dalla maggior parte degli italiani per le vacanze, anche se siamo già consapevoli che il comparto turistico-balneare del 2020 rispetto allo scorso anno, complessivamente, non raggiungerà purtroppo il segno ‘+’ in nessuna delle nostre regioni”.

    Sulla questione interviene anche il Codacons secondo cui “alla base della scarsa affluenza sulle spiagge non vi è solo l’assenza dei turisti stranieri, ma anche il fenomeno del caro-lettino e gli ostacoli al bonus vacanza, che finiscono per allontanare i cittadini dal mare”.

    Tira su il morale il bollettino dell’Enit che parla di “quasi sold out in Italia a Ferragosto”: dal 10 al 16 agosto l’Italia fa meglio della Spagna con il 79% delle disponibilità di offerte online già “vendute”, mentre il Paese iberico è al 72%. Spiccano le maggiori destinazioni balneari: non più disponibili l’80% a Rimini, l’81% a Ravello, l’86% a Cavallino-Treporti, il 94% nel Cilento ed il 98% nel Salento. Anche la montagna vede le destinazioni delle Alpi non più disponibili all’84% in competizione con quelle francesi (87%). In termini economici, tenendo costante il Pil totale dell’Italia 2019, il confronto – spiega l’Enit – indica che il contributo diretto del turismo all’economia italiana diminuirà di -2,6 punti percentuali nel 2020 rispetto al 2019 quando rappresentava il 5,7 del prodotto interno lordo. Si prevede, quindi, che il contributo totale (che comprende gli effetti indiretti e indotti, nonché l’impatto diretto) del settore diminuirà di -5,8 punti percentuali, rispetto al 13% del Pil nel 2019. Come per gli impatti diretti, la riduzione prevista per l’Italia è inferiore rispetto agli altri Paesi selezionati (-7,4% la Spagna sul valore 2019).

  • Per il Primo Ministro greco è l’UE che deve decidere sui protocolli sanitari per far ripartire il turismo

    Il primo ministro greco Kyriakos Mitsotakis in una intervista rilasciata alla CNN ha dichiarato che deve essere l’UE a decidere sui protocolli sanitari per consentire al settore turistico di ricominciare presto, poiché i paesi del sud Europa stanno lottando per salvare le loro economie dalle conseguenze della crisi causata dal Coronavirus. Mitsotakis ipotizza come data di ripartenza della stagione e del possibile arrivo possibile di turisti in Grecia il 1 ° luglio e nel paese si stanno perciò già rimboccando le maniche perché ciò avvenga. Ovviamente, come suggerisce, è necessario che le compagnie aeree facciano la loro parte sottoponendo i passeggeri a controlli mirati – tampone o altro sistema che possa rilevare la presenza del virus– sia alla partenza del volo che all’arrivo. Protocolli sanitari severi certo ma sicuramente applicabili e da concordare a livello europeo.

    E il premier invita a recarsi in Grecia dove, malgrado il distanziamento sociale e i bar probabilmente chiusi, le bellezze offrono sempre un valido motivo per una vacanza. Naturalmente se la pandemia si sarà affievolita.

    Il paese sta sviluppando un piano in tre punti per riaprirsi al turismo, poiché il settore rappresenta quasi il 20% del PIL della Grecia. Il Primo Ministro ha affermato che sebbene il paese si affidi al turismo solo in parte la crisi potrebbe però deteriorarsi se il Paese non si aprirà affatto agli stranieri.

  • Allarme di Federalberghi: a Roma 1,4 miliardi di sommerso

    A Roma l turismo low cost cresce con percentuali a tre cifre e il sommerso legato a questo fenomeno vale 1,4 miliardi di fatturato, secondo quanto segnalato dalla Federazione degli albergatori della capitale in occasione del XVII Albergatore Day.

    Se nelle grandi città, negli ultimi cinque anni, il turismo di lusso è cresciuto costantemente (Roma +71% delle strutture a cinque stelle, Firenze +11%, Milano +22%, Venezia +18% e Palermo in sostanziale parità), come raccontano i dati di Federalberghi Roma, addirittura vola quello extralberghiero regolare. Nella capitale registra un +88%, ma a Milano tocca un incredibile +218,09%, a Venezia +170,82%, Palermo +141,08% e Firenze +79%. La situazione cambia ancora, però, andando a cercare il sommerso. Solo a Roma, a fronte dei 31.733 annunci di Airbnb e delle 17.938 strutture extralberghiere regolarmente censite, i dati elaborati (principalmente da Ebtl e Str) ipotizzano l’esistenza di altre 13.795 strutture fantasma. I 25,4 milioni di presenze “regolari” del 2019 nell’extralberghiero quasi raddoppiano con le 19.552.608 non dichiarate, per un fatturato sommerso di 1.368.682.547 euro e un mancato gettito di 68.434.127 euro di contributo di soggiorno.

    A livello nazionale sarebbe invece di 500 milioni circa la cedolare secca non versata da Airbnb per il periodo settembre 2017- dicembre 2019, che porterebbe a stimare un esercito di circa 3.500 occupati in nero. Il tutto con prezzi degli affitti che schizzano alle stelle: nella capitale, si passa d’un soffio dai 1.700 euro al mese per 100 metri quadri in centro ai 5.500 euro per lo stesso appartamento in locazione turistica per un soggiorno di due persone per 30 giorni (+215%), con conseguente desertificazione del centro storico e destrutturazione del tessuto urbano e sociale. E un allarmante rischio overtourism: cavalcando la crescita degli arrivi internazionali nel mondo (+5,4%), tra dieci anni si possono stimare 78,7 milioni di presenze nella capitale.

    «E’ il momento delle scelte: si vuole puntare su turismo low cost o su un turismo di qualità? Il buon senso indica il secondo, ma non basta dirlo», afferma il presidente di Federalberghi Roma, Giuseppe Roscioli, puntando il dito contro le irregolarità, ma anche contro «la concorrenza sleale». «Serve una programmazione – dice ancora – Roma è una città di cultura», indicando la via da percorrere: «su un turismo medio-alto dobbiamo puntare». «Il mare è pieno, c’è target per ogni offerta – commenta l’assessore al turismo di Roma Capitale, Carlo Cafarotti – Bisogna però creare un marchio, un brand made in Rome, certificare cosa è di qualità e cosa no». «Dare certezze, far sì che le condizioni siano uguali per tutti, costruire un sistema trasparente, far emergere illegalità e abusivismo» e poi «qualità sempre più alta, esperienziale, che metta al primo posto la bellezza e l’unicità del nostro Paese», le priorità per il sottosegretario del Ministero dei Beni culturali, Lorenza Bonaccorsi, che in un videomessaggio annuncia: «Nei prossimi giorni ci impegneremo in un provvedimento ad hoc». Nessuna «contrapposizione tra turismo low cost e turismo di qualità» per Pier Andrea Chevallard, commissario Confcommercio Roma, ma vanno considerate «le conseguenze» del primo “ad esempio sui rifiuti». «L’extralberghiero è anche una grande risorsa, ma in Italia il problema sono le regole», aggiunge Giovanna Pugliese, assessore al turismo della Regione Lazio, al «lavoro per un protocollo d’intesa con gli albergatori per un innalzamento della qualità dell’offerta».

  • A Gardaland il primo Lego Water Park d’Europa. E scattano le assunzioni

    Dal 28 maggio Gardaland ospiterà le nuove aree e attrazioni di Legoland Water Park Gardaland, il primo in Europa. E in vista di quella novità sta selezionando oltre 50 figure professionali da assumere per la gestione delle nuove aree tematizzate.

    Un corso d’acqua, il Lego River Adventure, attraverserà gran parte dell`area del Parco Acquatico e si potrà percorrere a bordo di gommoni personalizzabili. Il percorso attraverserà una suggestiva grotta dall`ambientazione sottomarina e costeggerà la Miniland, l`area che ospita un centinaio di monumenti iconici italiani tutti realizzati con mattoncini Lego, dal Duomo di Milano al Colosseo, passando per la Torre di Pisa e la Basilica di San Marco.

    «Legoland Water Park Gardaland avrà davvero tante attrazioni che faranno la gioia dei grandi e piccoli visitatori», ha affermato Luca Marigo, Sales and Marketing Director Gardaland. «Non mancheranno, infatti, aree tematizzate con tanti scivoli colorati adatti ai piccoli e ai ragazzini di tutte le età oltre ad aree dedicate alla creatività e alla scoperta dove divertirsi a costruire con i mattoncini Lego e i Duplo, piscine e spazi attrezzati con lettini, sdraio e ampi gazebi dove la famiglia potrà rilassarsi».

    E poi ci sarà il Beach Party, un’attrazione con aree gioco su più livelli e tanti scivoli colorati; l`area Lego Creation Island, che permetterà ai più piccoli di appassionarsi all`originale costruzione di barche personalizzate con i mattoncini Lego per poi posizionarle in acqua facendole galleggiare per tutto il percorso.

    Duplo Splash è invece un`attrazione pensata per piccoli avventurieri che vengono incoraggiati ad imparare attraverso il gioco e ad approcciarsi ai primi scivoli. Divertimento assicurato anche sugli scivoli di Jungle Adventures con discese adatte a

    tutta la famiglia. L`attrazione Pirate Bay, con la sua grande piscina, sarà infine il luogo ideale per tutta la famiglia per nuotare, rinfrescarsi o semplicemente rilassarsi.

    Contemporaneamente ai lavori per la realizzazione dell`area, Gardaland sta selezionando oltre 50 figure professionali da assumere per la gestione del nuovo parco: in particolare, si stanno ricercando 40 assistenti bagnanti, sia figure già in possesso del brevetto di assistenza ai bagnanti, sia candidati da formare; questi ultimi potranno infatti conseguire il brevetto grazie ad un accordo stretto da Gardaland con la Federazione Italiana Nuoto. Non mancheranno poi addetti alla gestione del negozio e alla ristorazione.

  • Intesa per potenziare i collegamenti aerei tra Italia e Cina

    Ampliare i collegamenti aerei tra Italia e Cina, a favore dello sviluppo reciproco del turismo e del business. E’ l’obiettivo di un importante memorandum di intesa firmato dal presidente dell’Enac, Nicola Zaccheo, e il suo omologo cinese in occasione del negoziato aereo bilaterale tra l’Italia e la Repubblica Popolare Cinese, svoltosi a Pechino. La delegazione italiana, guidata dal presidente dell’Enac Zaccheo e dal direttore generale Alessio Quaranta, era composta da rappresentanti del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti e dell’Ambasciata italiana a Pechino,oltre che da un team di dirigenti e tecnici dell’Ente. L’incontro per il negoziato è stato aperto da un indirizzo di saluto dell’ambasciatore italiano in Cina Luca Ferrari. L’importante accordo è stato raggiunto proprio nell’anno in cui si celebrano i cinquant’anni dall’inizio delle relazioni diplomatiche con Pechino, anno dedicato anche allo sviluppo della cultura e del turismo tra l’Italia e la Cina.

    Il Memorandum prevede un considerevole ampliamento delle intese precedenti risalenti al 2015 e in particolare: incremento della capacità in termini di frequenze passeggeri fino a 164 voli settimanali per parte, di cui 108 con decorrenza immediata, con un incremento di 28 a partire dalla stazione estiva 2021 e di ulteriori 28 a partire dalla stagione estiva 2022; punti di destinazione liberi nei rispettivi territori; code sharing domestico su tutti i collegamenti nel territorio dell’altra Nazione; co-terminalizzazione (possibilità di servire con lo stesso volo più scali dell’altro Paese), ad eccezione delle principali rotte (Pechino-Shanghai, Pechino-Guangzhou e Shanghai-Guangzhou per i vettori italiani; Roma e Milano per le compagnie cinesi); per il trasporto cargo 14 frequenze a settimana con possibilità di operare diritti di traffico di quinta libertà su 4 punti ‘intermedi’ e su 4 punti ‘oltre.

    ”L’Italia diventa la nazione europea con il numero più alto di collegamenti aerei con la Cina, grazie all’accordo siglato da Enac con l’aviazione civile cinese”, ha commentato la ministra delle Infrastrutture e dei Trasporti Paola De Micheli. “Voglio esprimere la mia soddisfazione per un risultato di grande valore – ha sottolineato – che porterà più turismo e più rotte per il made in Italy,nella direzione auspicata da tanti operatori commerciali, e che rinsalda i legami tra i due paesi. La natura stessa dell’accordo, che prevede un incremento della capacità e punti di destinazione liberi sui territori, avrà una ricaduta positiva per diversi scali nel nostro paese. Sono certa che il nostro tessuto economico saprà cogliere l’importanza di questa sfida”.

    Analogo il commento di Zaccheo: ”Si tratta di un risultato eccezionale ottenuto grazie al lavoro svolto dall’Enac con il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti e con il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale. Sono state triplicate le frequenze aeree settimanali tra i due Stati. Con la liberalizzazione del numero di città italiane e cinesi che potranno avere collegamenti diretti e in code sharing regionale, così come con l’aumento delle tratte anche peri l trasporto cargo, nel prossimo triennio si apriranno enormi opportunità di sviluppo commerciale, turistico e industriale per il nostro Paese”.

     

  • La montagna: Belluno ed il Cadore dimenticati

    La provincia di Belluno conta circa 202.000 abitanti, poco più della città di Taranto. Per la sua conformazione presenta una bassissima intensità abitativa che la rende molto vulnerabile alle evoluzioni economiche. In questo contesto, allora, risulterà devastante il piano che prevede 700 esuberi della Safilo (il 25% dei dipendenti) in quanto alle aziende dell’occhialeria bellunese e  cadorina fanno capo dei flussi di vero e proprio pendolarismo professionale dai comuni di tutto il Cadore.

    Nello specifico, questa drammatica evoluzione della crisi Safilo è legata alla perdita della licenza Dior del Gruppo Lvmh ed il passaggio della gestione del Brand francese alla Thelios, sempre a Longarone (BL). Una scelta con la nascita di Thelios (nata dalla “fusione o acquisizione” del gruppo Marcolin con il colosso Lvmh) che conferma la volontà dei grandi gruppi del lusso di internalizzare l’intero ciclo di creazione del valore, dalla fase della produzione fino alla commercializzazione (*) (https://www.ilpattosociale.it/2018/09/27/svizzera-e-toscana-i-modelli-di-sviluppo-richemont/).

    A questa legittima e corretta strategia si aggiungono gli effetti (negati dai più) legati al processo di assoluta digitalizzazione della produzione (industria 4.0) che determina una minore concentrazione di manodopera per milione di fatturato. Ad una situazione già seria si aggiunge poi il blocco inspiegabile (giustificato con vincoli ambientali insistenti) opposto dal ministero all’ampliamento degli impianti di risalita per collegare la Val Comelico alla Val Pusteria la cui realizzazione permetterebbe ad una valle come quella del Comelico di ottenere un adeguamento e miglioramento dell’offerta turistica con evidenti positive ripercussioni occupazionali.

    E’ evidente, quindi, come la montagna sia dimenticata dalla centralità dello Stato nelle elaborazioni  delle proprie prospettive di crescita e di conseguenza nel conseguente ed inevitabile spopolamento.

    Ben vengano, quindi, i mondiali di sci alpino 2021 a Cortina e le Olimpiadi 2026, ma per evitare lo spopolamento della montagna l’unica soluzione rimane una prospettiva di lavoro stabile per chi non vuole abbandonarla in cerca di un futuro migliore.

    Nell’attuale contesto nazionale, viceversa, si avverte una certa indifferenza da parte della politica e dei media per le problematiche economiche della montagna bellunese e cadorina. Nella centralità delle politiche di sviluppo e nella gestione delle 150 crisi aziendali gestite dal Ministero dell’Economia l’area montana della provincia di Belluno dovrebbe ricevere un’attenzione particolare (oltre alla crisi della Wanbao di Mel BL) con il duplice obiettivo di assicurare una crescita economica e contemporaneamente evitare lo spopolamento e l’abbandono della montagna stessa.

    (*) un cambiamento epocale che non trova alcun riferimento nei dibattiti di natura economica, tutti imperniati sulla inevitabile digitalizzazione ma non sulla creazione e sopratutto gestione del valore complessivo del ciclo produttivo.

  • A lezione di touristic incoming inglese

    Lezione n.1) Quanti di noi hanno sentito parlare della spada nella roccia estratta dal leggendario condottiero britannico Re Artù? Tutti, o quasi. Ma quanti di noi, invece, sono a conoscenza o hanno sentito mai parlare di antiche e vere spade conficcate nella roccia in Sardegna (a Orune) o in Toscana (a Chiusdino)? O che il mito di Re Artù, molto probabilmente, derivi dalle gesta di un coraggioso generale Romano di istanza in Britannia? Nessuno, o quasi.

    Risultato: i turisti che ogni anno si recano in Cornovaglia a visitare il Castello di Tintagel, casa natale del (mai esistito) Re Artù sono decine di migliaia. Quelli che si recano ad Orune e a Chiusino, poche migliaia.

    Lezione n. 2) Quanti di noi hanno ammirato il coraggio del leggendario brigante della foresta di Sherwood, Robin Hood? Tutti, o quasi. Ma quanti di noi, invece, conoscono le imprese dei veramente esistiti ribelli (cinesi, arabi, greci, romani, calabresi, etc.) che si sono distinti nella storia per essere stati forti uomini d’arme e, al tempo stesso, capaci di accorrere dove l’ingiustizia opprimeva i più inermi?  Troppo pochi.

    Risultato: i turisti che ogni anno si recano nel Nottinghamshire a visitare il covo segreto nella Foresta di Sherwood del (mai esistito) Robin Hood sono decine di migliaia. Quelli che si recano, ad esempio in Aspromonte consapevoli di visitare i luoghi dove visse il “Cacciadiavoli” (all’anagrafe Nino Martino – un brigante calabrese noto per aver vendicato molti torti subiti dalla gente povera) sono poche decine. 

    Lezione n. 3) Quanti di noi hanno amato le straordinarie congetture e le paraboliche analisi investigative del mitico (e personaggio letterario) Sherlock Holmes? Tutti o quasi. Ma quanti di noi, invece, conoscono le imprese dei tanti veri grandi investigatori (cinesi, arabi, greci, romani, italiani, etc.) che si sono distinti nella storia per il loro ammirevole coraggio dimostrato nella lotta contro il crimine per difendere le proprie comunità? Sempre troppo pochi.

    Risultato: i turisti che ogni anno si recano a Londra, in via Baker al numero 239 per visitare la casa del (mai esistito) detective con la pipa? Decine di migliaia. Quelli che si recano, ad esempio, nel piccolo paesino Campano di Padula a visitare la casa natale di Giuseppe Petrosino, detto Joe (un poliziotto italiano pioniere nella lotta contro il crimine organizzato negli Stati Uniti)? Anche in questo caso sono poche decine.

    Lezione n. 4) Quanti di noi… invece, sanno che Shakespeare era, con molte probabilità (e documenti storici), il messinese, naturalizzato inglese, Michelangelo Florio? Eclettico studioso e letterato (figlio del medico palermitano Giovanni Florio e della nobildonna Guglielmina Crollalanza) che scelse come pseudonimo il nome della madre… diventando così il grande William (Guglielmo) Shakespeare (Scrolla-Lancia)… Ma di questa impareggiabile Lezione di Touristic Incoming inglese (o, se preferite, di Touristic Outcoming italiano) parleremo in seguito.

    “L’Angleterre est une nation de boutiquiers (bottegai, n.d.r.)” disse un tempo Napoleone Bonaparte e noi, qui, su questa definizione, aggiungiamo, Chapeau!

  • L’Italia punta sul turismo gastronomico, a partire dalle spiagge

    “Il turismo è un settore che muove quasi 429 milioni di presenze e quasi 41,7 miliardi di spesa degli stranieri in Italia nel 2018. E ora ha finalmente l’attenzione che merita perché è cambiata la visione e l’approccio all’industria del turismo”. E’ quanto ha riferito il presidente dell’Enit, Giorgio Palmucci, alla presentazione del piano triennale dell’Ente nazionale per il turismo italiano a Roma, alla presenza del ministro Gian Marco Centinaio. “In termini di presenze estere l’Italia con 216,5 milioni di pernottamenti totalizzati nel 2018 supera la Francia (140,7 milioni e +5,4%) e cresce del 2.8% a differenza della Spagna (301 milioni ma con -1,6%), che pur essendo prima nel confronto europeo, è in flessione rispetto al 2017”, ha aggiunto Palmucci.

    “L’Italia è un paese da vedere, mangiare e bere. Vai a vedere un mare stupendo, vedi siti Unesco e città d’arte, ma poi aggiungi anche l’enogastronomia. Abbiamo appena conquistato un nuovo riconoscimento del Patrimonio dell’Umanità che è quello alle colline del Prosecco”, ha affermato a sua volta il ministro Centinaio. “Chi criticava la scelta del governo di mettere il turismo assieme al settore agroalimentare si sbagliava”, ha voluto sottolineare il ministro, rimarcando che il turismo che sceglie l’agroalimentare è anche alto spendente: “Chi si porta il panino da casa e la bottiglietta d’acqua non lascia niente sul territorio”.

    E per promuovere l’abbinamento tra turismo e agroalimentare, Sib-Sindacato Italiano Balneari di Fipe-Confcommercio, a cui ha aderito Cia-Agricoltori Italiani, ha lanciato l’iniziativa ‘Tipici da spiaggia’. “La balneazione attrezzata italiana si è messa al servizio delle nostra agricoltura promuovendo le eccellenze enogastronomiche del Paese”, ha dichiarato il presidente nazionale del Sib Antonio Capacchione, sottolineando che per continuare a essere competitivi nel mercato internazionale delle vacanze, bisogna rafforzare il brand Italia attraverso una più intensa sinergia fra tutti i settori d’eccellenza, dall’enogastronomia alla balneazione attrezzata, dal patrimonio artistico alla moda. “La promozione del buon cibo nelle imprese balneari, attraverso il racconto diretto degli stessi agricoltori – ha detto a sua volta   il presidente nazionale di Cia Dino Scanavino – è un’occasione in più per far conoscere ai turisti italiani e stranieri, il nostro grande patrimonio agroalimentare, valorizzando ancora di più il Made in Italy”.

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