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Le riforme ‘anche’ se digitali

Le riforme di ogni natura, anche se solo digitali, possono venire intese come la risultante di un intervento politico e governativo, utilizzando così risorse finanziarie ed umane, e dovrebbero possedere un importante e comune obiettivo individuabile nella maggiore inclusività offerta come effetto per la stessa popolazione, indipendentemente dal proprio livello culturale, sociale, economico o dall’indirizzo politico.

In altre parole, la funzione di una riforma, oltre a fornire un maggiore senso di giustizia sociale, politica, economica e fiscale, dovrebbe anche essere rappresentata dall’abbattimento del maggiore numero di barriere tra i soggetti principali di uno Stato democratico mantenendo o magari migliorando l’equilibrio tra gli stessi.

Anche nel caso della digitalizzazione della pubblica amministrazione l’obiettivo è quello di facilitare l’accesso e quindi il rapporto con i cittadini nella fornitura di un servizio pubblico, vera ragione fondativa della stessa P.A.

Attraverso un miglioramento parziale oppure una riforma complessiva si dovrebbe confermare, esaltare e migliorare il rapporto democratico ed inclusivo, anche con l’introduzione di una diversa base tecnologica nei rapporti tra i soggetti interessati a seguito della modifica nel senso specifico verso il digitale.

Le parole del ministro per l’innovazione del governo Draghi, Colao, vanno invece esattamente nella direzione opposta: “ID PAY: identità digitale totale entro il 2026. Tre quarti della popolazione italiana potrà accedere ai ‘propri diritti fondamentali ‘solo’ mediante accesso alla piattaforma digitale ID Pay”.

All’interno di uno Stato che si definisce democratico un termine come “solo” sarebbe stato sostituito da un altro come “anche” il quale indicherebbe un’ulteriore opportunità offerta, dal 2026, alla complessa utenza di porsi e relazionarsi con la pubblica amministrazione.

Il termine scelto dal ministro per definire e rafforzare l’impatto della riforma stessa presenta invece, in modo pericoloso, una volontà impositiva preferita ad un’altra maggiormente democratica ed al tempo stesso propositiva, mentre si avverte un declino verso uno Stato sempre più espressione delle proprie ed esclusive priorità fino alla sua assoluta supremazia nei confronti dei cittadini, declino che comincia proprio dal senso con il quale si intendono i nuovi rapporti introdotti con le stesse riforme.

Il ministro Colao non può di certo venire indicato come l’espressione di una democrazia avanzata che non esclude nessuno ma semplicemente come l’espressione presuntuosa dell’avanzare verso uno Stato sempre più centrale ed etico.

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