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Milano e l’arte negata

L’arte in ogni propria espressione rappresenta la sublimazione del libero pensiero e come tale deve venire rispettata, indipendentemente persino dalla complessità umana e politica del suo stesso autore.

Ugualmente l’arte deve essere svincolata da ogni valutazione di opportunità storica e, di conseguenza, dal contesto politico e sociale nel quale questa possa trovare la propria forma ma soprattutto indipendentemente dal possibile utilizzo propagandistico ed ideologico, come già avvenuto in passato, dei diversi protagonisti politici ed istituzionali.

Questa forma di libertà, però, deve trovare medesima forma ed applicazione nei confronti dell’autore stesso o meglio dell’artista al quale si deve concedere di non prendere posizione in relazione a tematiche politiche e sociali proprio in virtù di quella tutela come valore assicurato per l’espressione artistica.

La storia spesso ha assistito all’uso dell’arte e dello sport come veicolo finalizzato alla propria propaganda ideologica da parte delle istituzioni. Probabilmente, ragionando ex post, esiste un trait d’union tra la retorica espressa durante le Olimpiadi di Berlino volute da Hitler e quelle invernali del 2014 a Sochi di Putin.

Per entrambi rappresentavano l’occasione e la certificazione della propria grandezza e della nazione ospitante a testimoniare poi l’ingresso nell’alveo dei potenti.

L’arte, però, a differenza del gesto atletico dovrebbe venire valutata proprio e solo in quanto libera espressione della mente umana nelle sue più molteplici forme all’interno di un contesto che sappia riconoscere e tutelare la stessa libertà dell’autore, la quale diventa la stessa garanzia di integrità artistica.

Quanto preteso dal sindaco di Milano dal maestro russo Valery Gergiev, da sempre vicino alle posizioni di Putin, che, e di fronte al suo diniego, ha deciso il suo allontanamento, rappresenta, sia chiaro, il punto più basso da parte di una istituzione italiana all’interno di un sistema democratico o presunto tale nell’ambito dell’esercizio del proprio potere.

Questo delirio milanese di fatto introduce all’interno della valutazione di una qualsiasi opera d’arte la necessità di una ulteriore certificazione di vicinanza ai parametri decisi dall’autorità stessa, limitando inevitabilmente la libertà stessa dell’opera e dell’autore.

Probabilmente il sindaco di Milano non si rende neppure conto delle conseguenze della propria richiesta né tanto meno delle conseguenze relative alla libertà di espressione e delle libertà di espressione garantite costituzionalmente.

Mai come ora il “politicamente corretto” all’interno del quale si può inserire questa richiesta del sindaco di Milano assomiglia sempre più al nazismo di ottant’anni (80) anni addietro. L’arte nasce libera e tale deve restare, così libera persino da ogni considerazione relativa al suo stesso autore.

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