Arte

  • Per la prima volta in mostra in Italia l’arte di Georges de La Tour

    E’ arrivata a Milano lo scorso 7 febbraio, e per la prima volta in Italia, la mostra Georges de La Tour: l’Europa della luce, a Palazzo Reale fino al 7 giugno 2020. Dedicata al più celebre pittore francese del Seicento e ai suoi rapporti con i grandi maestri del suo tempo, la mostra è promossa e prodotta dal Comune di Milano Cultura, Palazzo Reale e MondoMostre Skira ed è a cura della Prof.ssa Francesca Cappelletti e di Thomas Clement Salomon. Un progetto che si presenta particolarmente complesso per diversi aspetti, tra i quali il numero di prestatori (28 da tre continenti) che ha coinvolto alcune delle più grandi istituzioni internazionali come la National Gallery of Art di Washington D.C., il J. Paul Getty Museum di Los Angeles, il Musée des Beaux-Arts di Nantes e alcuni importanti musei italiani come la Galleria degli Uffizi, la Pinacoteca Vaticana, la Galleria nazionale d’Arte Antica-Palazzo Barberini.

    Quella di de La Tour è una pittura caratterizzata da un profondo contrasto tra i temi “diurni”, crudamente realistici, che ci mostrano un’esistenza senza filtri, con volti segnati dalla povertà e dall’inesorabile trascorrere del tempo e i temi “notturni” con splendide figure illuminate dalla luce di una candela: modelli assorti, silenziosi, commoventi. Dipinti che conservano il segreto della loro origine e della loro destinazione. Come rimane un mistero la formazione del pittore, compresa la possibilità o meno di un suo viaggio italiano.

    La prima mostra in Italia dedicata a Georges de La Tour, attraverso dei mirati confronti tra i capolavori del Maestro francese e quelli di altri grandi del suo tempo – Gerrit van Honthorst, Paulus Bor, Trophime Bigot e altri – invita a fare una nuova riflessione sulla pittura dal naturale e sulle sperimentazioni luministiche, per affrontare i profondi interrogativi che ancora avvolgono l’opera di questo misterioso artista.

    Malgrado l’alone di mistero che avvolge l’artista lorenese e la sua opera, da decenni ormai Georges de La Tour è uno dei pittori prediletti dai francesi e non solo. Inevitabile il paragone con Caravaggio con il quale l’artista francese condivide il senso drammatico, teatrale, della composizione e lo studio accurato della luce anche se non è dato sapere se de la Tour abbia mai avuto modo di ammirare le opere del Merisi.

    Tra i capolavori in mostra a Milano Maddalena penitente, La rissa tra musici mendicanti, Il Suonatore di ghironda col cane, Il denaro versato, I giocatori di dadi, La negazione di Pietro, Giovane che soffia su un tizzone, Educazione della Vergine.

    Della vita di de La Tour non si sa molto (i quadri che risultano datati sono infatti solo tre: Il denaro versato di Leopoli, forse 1625- 1627, La negazione di Pietro di Nantes,1650, entrambi in mostra e San Pietro e il gallo di Cleveland, 1645), fu un pittore molto stimato ai suoi tempi però le sue tracce, e quelle della sua opera, si persero durante tutto il XVIII e XIX secolo anche a causa delle guerre per l’indipendenza che sconvolsero la sua terra natale. Fu riscoperto solo gli inizi del Novecento quando, nel 1915, il tedesco Hermann Voss pubblicò un articolo rivelatore sulla sua opera. Da allora storici dell’arte e critici non hanno più smesso di interessarsi alla sua opera. Artista enigmatico, che ritrae angeli presi dal popolo, santi senza aureola né attributi iconografici, e che predilige soggetti presi dalla strada, come i mendicanti, dipingendo in generale gente di basso rango più che modelli storici o personaggi altolocati ricorda tanto i soggetti dei capolavori di Caravaggio.

    Il percorso della mostra milanese è arricchito da una ventina di splendide opere di artisti coevi come Paulus Bor, Jan Lievens, Throphime Bigot, Frans Hals con due magnifici ritratti di apostoli, Jan van Bijlert, Gerrit Van Honthorst conosciuto in Italia come Gherardo delle Notti con la splendida Cena con sponsali dagli Uffizi, Adam de Coster, Carlo Saraceni con una bellissima Natività da Salisburgo.

    Un’esposizione unica e imperdibile considerato che in Italia non vi è conservata nessuna opera di La Tour e sono solo circa 40 le opere certamente attribuite al Maestro, di cui in mostra ne sono esposte 15 più una attribuita.

  • Teste Inedite – edizione 2020

    Teste Inedite – 2020 è la quarta edizione della rassegna di spettacoli originali realizzati da Autori, Registi, Attori ed Organizzatori della Civica Scuola di Teatro Paolo Grassi con la direzione artistica di Tatiana Olear.

    L’edizione 2020 di Teste Inedite andrà in scena il prossimo luglio negli spazi della Civica Scuola di Teatro Paolo Grassi.

    Teste inedite trae origine dal laboratorio di scrittura di Tatiana Olear condotto con e per il 3° anno del Corso Autore Teatrale che ha come obiettivo principale, per ciascun allievo, l’ideazione e la stesura completa di un testo originale pronto per la messa in scena. Durante il laboratorio di scrittura, ogni allievo è libero di esplorare il proprio territorio tematico e semantico, mettere a fuoco i propri interessi e tradurli in un testo teatrale che sarà libero di restituire nella forma più consona al proprio cammino artistico.

    Alla fine del percorso i testi, preventivamente vagliati ed approvati da una commissione interna, verranno messi in scena – in ottemperanza al criterio di interdisciplinarietà che è caposaldo della didattica della Civica Scuola di Teatro Paolo Grassi – con la partecipazione del 3° anno corso Regia e Recitazione (AFAM) e con la collaborazione del 1° anno corso Organizzatore dello Spettacolo, grazie allo sforzo produttivo della Civica Scuola di Teatro Paolo Grassi che si avvale della collaborazione di altre importanti istituzioni formative milanesi.

    Per la realizzazione della rassegna Teste Inedite – edizione 2020, la Civica Scuola di Teatro Paolo Grassi valuta la candidatura di registi under 35 per sopperire alla disparità numerica tra autori e registi diplomandi, al fine di assicurare la messa in scena di tutti i testi prodotti dagli allievi autori.

    Periodo di svolgimento della collaborazione

    Dal 31 marzo al 31 ottobre 2020 con il seguente impegno:

    31 MARZO 2020 // Presentazione dei progetti ai diplomandi autori e ai docenti tutor della rassegna
    APRILE 2020 (tra 01 e 08 e tra il 20 e il 30) // Elaborazione di un piano di regia da perfezionare assieme al diplomando autore e in collaborazione con il personale tecnico della scuola attraverso incontri da concordare
    MAGGIO 2020 (tra il 12 e il 30) // organizzazione di provini su parte per i diplomandi attori (1 giornata) e eventuale proseguimento del lavoro preparatorio attraverso incontri da concordare
    26 MAGGIO // prima riunione tecnica per il singolo progetto
    GIUGNO 2020 // 03 giugno: seconda riunione tecnica per tutta la rassegna
    22 GIUGNO – 24 LUGLIO 2020 // prove e allestimento dello spettacolo incluse 2 repliche interne alla scuola
    OTTOBRE 2020 (date ancora da definirsi)
    Ripresa dello spettacolo nell’ambito della Rassegna MORSI 2020, nella sala Teatro della Scuola.

    Competenze richieste

    Esperienza nella direzione degli attori, capacità di gestire in autonomia gli aspetti artistici e tecnici dell’allestimento, capacità di elaborare piano di produzione, piano prove e ordini del giorno, coordinandosi con i responsabili della scuola e dei suoi partner.

    Modalità di partecipazione

    Invio del proprio curriculum vitae entro e non oltre le ore 12:00 di venerdì 20 marzo 2020 all’indirizzo info_teatro@scmmi.it

    Selezione

    La selezione si svolgerà sulla base del materiale ricevuto (il cv).
    I candidati selezionati riceveranno la conferma entro martedì 24 marzo. Assieme alla conferma saranno inviati loro due testi dei diplomandi autori. I testi sono per due / tre attori. Su ciascun testo ogni candidato dovrà formulare un’idea di progetto low cost e prepararsi a presentarla.
    La Scuola si riserva la possibilità di un eventuale colloquio con i candidati selezionati.

    Compenso

    La retribuzione prevista è un forfait di 1.500 euro lordo lavoratore non trattabili.

  • Continua la lunga storia di «Critica d’Arte»

    Rinasce la storica rivista di arte fondata da Carlo Ludovico Ragghianti e ha un respiro internazionale. «Critica d’Arte», una delle riviste di storia dell’arte più longeve d’Italia (fu creata nel 1935 da Carlo Ludovico Ragghianti con Ranuccio Bianchi Bandinelli), riparte con la nona serie dopo la chiusura, nel 2019, dell’ottava serie. La nuova serie della rivista, pubblicata in coedizione dalle Edizioni Fondazione Ragghianti Studi sull’arte e dall’Editoriale Le Lettere, mantiene il formato della precedente, ma ha introdotto un assetto e un’articolazione in parte differenti. Fedele alla linea indicata da Carlo Ludovico Ragghianti, accoglie contributi di storia dell’arte dalla preistoria fino al contemporaneo, di storia della critica d’arte, architettura, design, museologia, restauro e cinema, in due formati: per la sezione ‘Saggi’ testi lunghi e di ampio respiro; per la sezione ‘Note’ articoli brevi per puntuali precisazioni o messe a fuoco di tipo filologico. La rivista inoltre accoglie, nella sezione ‘Osservatorio’, interventi su temi di politica e attualità culturale, universitaria, tutela del patrimonio etc., mentre la sezione ‘Biblioteca’ è dedicata a recensioni di libri e cataloghi. «Critica d’Arte» è una rivista aperta, e lancia una call for papers permanente per sollecitare l’invio di contributi da parte degli studiosi interessati, secondo la programmatica apertura d’interessi che fu peculiare di Carlo Ludovico Ragghianti. Si accettano contributi in italiano, inglese, francese e spagnolo. La rivista esce con due numeri doppi all’anno. Per acquisti e abbonamenti rivolgersi a Editoriale Le Lettere (www.lelettere.it, periodici@lelettere.it, abbonamenti.distribuzione@editorialefirenze.it).

  • ‘Raffaello Pugnalato’, il racconto di Marco Carminati sulla vita movimentata dei capolavori del Sanzio

    “Molti dei capolavori di Raffaello sono in realtà ‘miracolosamente’ sopravvissuti sino a noi, hanno conosciuto danni e traversie di ogni tipo, viaggi rocamboleschi, calamità naturali, furti, guerre e anche errori di lettura e interpretazione”. E’ quanto si legge nel libro Raffaello Pugnalato di Marco Carminati, giornalista di Domenica del Sole 24 ORE, che, in occasione dei cinquecento anni dalla morte di uno dei più grandi artisti di tutti i tempi, racconta la storia e la vita movimentata di alcuni dei capolavori di Raffaello Sanzio attraverso una lettura tutta nuova delle sue opere. Aneddoti curiosi, vicende inaspettate si snodano attraverso una narrazione avvincente che mette in luce aspetti inesplorati della vita di questo grande artista. Carminati, con la sua pubblicazione fresca di stampa (Edizioni Il Sole 24 Ore), vuole mettere in guardia sulla grande fragilità e vulnerabilità delle opere d’arte e, al tempo stesso, far conoscere Raffaello, anche attraverso il sorriso. E così ecco i racconti sullo “Sposalizio della Vergine”, pugnalato da uno squilibrato a Brera, sul “San Giorgio” che ha fatto il giro del mondo, sulla martoriata “Madonna del Cardellino” e la sfortunatissima “Madonna Sistina”, fino al racconto degli equivoci di cui è intrisa la figura della protagonista del quadro “La Fornarina”. Gusto dell’aneddotico e della leggenda sicuramente, ma quanto è accaduto a questi capolavori è assolutamente vero e documentato.

  • Come eravamo creativi: ‘Milano Anni 60’ la mostra per rivivere un decennio irripetibile

    Un racconto fotografico, a metà strada tra nostalgia e speranza, lungo un decennio in cui Milano vive il miracolo economico che la porterà ad essere la grande metropoli che conosciamo. A Palazzo Morando, nel cuore del capoluogo meneghina, fino al 9 febbraio 2020 sarà possibile vistare la mostra Milano Anni 60 che con immagini, fotografie e manifesti di un decennio irripetibile farà rivivere quello spirito di creatività, vitalità ed entusiasmo che percorse tutta la città che voleva scrollarsi di dosso per sempre le bruttezze e le violenze della guerra. Un periodo che parte con le sfide urbanistiche e le infrastrutture futuristiche, in cui vedono la luce la Torre Velasca, il Grattacielo Pirelli, la Torre Galfa mentre Bob Noorda progetta la linea 1 della metropolitana Milanese e gli  studi di architetti e designer come Marco Zanuso, Bruno Munari, Vico Magistretti, Achille Castiglioni ridefiniscono lo stile cittadino. Milano in quegli anni è tutta un fermento, ovunque nelle strade si respira un un’aria di creatività completamente nuova, il quartiere di Brera è un brulicare di idee, aprono nuove gallerie d’arte e compaiono sulla scena artisti provocatori e innovativi come Lucio Fontana e Piero Manzoni e dal canto suo Salvatore Quasimodo racconta Milano sotto una nuova luce. Non solo arte e design ma anche musica e spettacolo con i cabaret e i locali che diffondono musica jazz. Sono gli anni in cui a Milano arrivano i Beatles, i Rolling Stones e Billy Holiday e la scena locale vede emergere due geni assoluti: Giorgio Gaber e Enzo Jannacci.

    Ma quello degli anni ’60 è anche il decennio che si conclude con le manifestazioni di piazza e gli scioperi in difesa del lavoro e dei diritti dei lavoratori nelle fabbriche, un decennio che inizia con i colori e la fantasia e che si chiude tragicamente il 12 dicembre del 1969 con la strage di piazza Fontana, di cui quest’anno ricorre il 50 anniversario, che segna per i milanesi e l’Italia in generale la perdita dell’innocenza, il risveglio dai sogni e l’inizio di un periodo cupo, ancora oggi avvolto da tanti misteri e verità nascoste.

  • A Mendrisio in mostra i capolavori dell’arte indiana antica

    Culla di tre religioni – buddismo, induismo e giainismo – ancora oggi in vigore, l’India ha un patrimonio culturale estremamente ricco, anche se si è preservato solo quello composto da materiali durevoli. A questa terra dalla storia millenaria, ancora misteriosa e piena di contraddizioni, il Museo d’arte di Mendrisio dedica la mostra INDIA ANTICA Capolavori dal collezionismo svizzero.

    Visitabile fino al 26 gennaio 2020 l’esposizione arriva dopo quelle dedicate all’arte giapponese, all’arte africana e alle antichità classiche greche e romane, con le quali il Museo vuole mettere in luce tesori di grandi civiltà antiche, al di fuori della tradizione europea del moderno. La mostra sulle opere indiane racconta di una civiltà in simbiosi con l’ultraterreno dal quale si sente governata. Non è un caso, infatti, che la religione in India abbia una molteplicità di divinità alle quali sono attribuiti atteggiamenti vivi e mai statici. A questo mondo variegato la mostra di Mendrisio, curata da Christian Luczanits, esperto di arte indiana alla London School of Oriental and African Studies, dedica un racconto artistico fatto di trasformazioni che le divinità subiscono, dalle prime rappresentazioni figurative alle più tarde forme espressive esoteriche (tantriche). E così se una yakṣī, una sorta di spirito naturale femminile responsabile della fertilità e del benessere, può chiacchierare con un pappagallo per evitare che riveli ciò che è successo la sera precedente, al contrario, un Budda seduto e riccamente decorato allude a un risveglio che è stato reinterpretato dal punto di vista del buddismo esoterico.

    Pur non avendo la pretesa di rappresentare la totalità dell’antica arte indiana, la mostra copre aree essenziali. Gli oggetti esposti – oltre 70 sculture di piccole, medie e grandi dimensioni – riflettono l’interesse occidentale per l’arte indiana, dove predominano temi buddisti e pacifici.

    Il percorso espositivo si compone di nove capitoli: Metafore poetiche; Animali leggendari; Tradizioni a confronto; Storie edificanti; Poteri femminili; Diramazioni esoteriche; Miracoli; Coppia divina; Divinità cosmica e comprende sculture provenienti da diverse regioni dell’India, Pakistan e Afghanistan, coprendo un arco temporale di quattordici secoli, dal II secolo a. C. al XII secolo d. C.

    Una mostra straordinaria, con opere di grande pregio, che permette di conoscere i tesori di una cultura millenaria che da sempre affascina l’Occidente.

  • Dopo trent’anni la Madonna Litta di Leonardo torna a Milano

    E’ tra gli scrigni più belli e preziosi di Milano il Museo Poldi Pezzoli e per onorare la sua fama, forse non giunta come dovrebbe davvero alle orecchie dei milanesi, dal 7 novembre 2019 al 10 febbraio 2020 ospiterà Leonardo e la Madonna Litta, una mostra di grandissimo rilievo, in cui sarà esposto eccezionalmente nel capoluogo meneghino, per la prima volta dopo quasi trent’anni, il celebre dipinto dell’Ermitage di San Pietroburgo, fra i massimi capolavori del museo nazionale russo. L’esposizione, organizzata grazie al sostegno di Fondazione Bracco, Main Partner, cui si affiancano Regione Lombardia e Comune di Milano, è curata da Pietro C. Marani e Andrea Di Lorenzo  e rientra fra le celebrazioni nazionali dei 500 anni dalla morte di Leonardo da Vinci promosse e sostenute dal MiBACT – Ministero per i beni e le attività culturali e per il turismo. E’ tra gli eventi promossi dal comitato territoriale di Milano e della Lombardia ed è nel palinsesto Milano Leonardo 500, promosso dal Comune di Milano | Cultura.

    La Madonna Litta è strettamente legata alla città di Milano: eseguita nel capoluogo lombardo nel 1490 circa, mostra notevoli affinità stilistiche con la seconda versione della Vergine delle rocce conservata alla National Gallery di Londra. Nel Ducato milanese il dipinto oggi all’Ermitage conobbe una notevole fortuna, come dimostra il grande numero di copie e derivazioni eseguite da artisti lombardi che ci sono pervenute. Nell’Ottocento, inoltre, era l’opera più rinomata di una delle più importanti collezioni di opere d’arte milanesi, quella dei duchi Litta (da cui deriva il soprannome con cui è conosciuta in tutto il mondo) ed era conservata nel grande palazzo di Corso Magenta; l’Ermitage l’acquistò nel 1865 dal duca Antonio Litta Visconti Arese.

    Nella mostra la Madonna Litta sarà affiancata ad un altro capolavoro nato da una raffinata composizione di Leonardo, la Madonna con il Bambino del Museo Poldi Pezzoli: il dipinto, eseguito verso il 1485-1487 da Giovanni Antonio Boltraffio, con ogni probabilità sulla base di studi preparatori messi a punto dal maestro, è accostabile, dal punto di vista stilistico, alla prima versione della Vergine delle rocce del Louvre. Nella prima metà dell’Ottocento anche la Madonna con il Bambino apparteneva alla collezione dei duchi Litta (fu acquistata da Gian Giacomo Poldi Pezzoli nel 1864): sarà quindi un’importante occasione poter riunire nuovamente a Milano, dopo oltre un secolo e mezzo, questi due straordinari e affascinanti dipinti leonardeschi raffiguranti la Madonna con il Bambino.

    Insieme alla Madonna Litta verrà presentato un nucleo selezionatissimo di opere – una ventina tra dipinti e disegni di raffinata qualità – provenienti dalle collezioni pubbliche e private di tutto il mondo, eseguiti da Leonardo e dai suoi allievi più vicini (da Giovanni Antonio Boltraffio a Marco d’Oggiono, dall’ancora misterioso Maestro della Pala Sforzesca a Francesco Napoletano) negli ultimi due decenni del Quattrocento, quando il maestro viveva ed era attivo a Milano, presso la corte di Ludovico il Moro.

    Un evento straordinario, quindi, da non perdere assolutamente!

  • Knowledge that matters, il video con il quale Petrantoni ha trasformato il motto della Bocconi in opera d’arte

    Lorenzo Petrantoni, artista e graphic designer, ha firmato la realizzazione di ‘Knowledge that matters’, l’opera che trasforma la ricerca e il sapere scientifico dell’Università Bocconi in una grande installazione di 9,5 metri per 2. Per crearla sono state usate 20.000 immagini tratte dai paper scientifici dei 100 professori della Bocconi più citati su Google Scholar; dai libri e dai lavori di ricerca dei 21 rettori che hanno guidato la Bocconi dalla sua fondazione e dei protagonisti della storia dell’ateneo; da 100 tesi di laureati Bocconi a partire da quella di Adelina Gallo, prima donna a laurearsi in Bocconi con uno studio sull’immigrazione operaia femminile nel comune di Milano tra il 1884 e il 1910; dai documenti storici sulla fondazione dell’Università. Petrantoni ha inoltre utilizzato le immagini del fondatore dell’Ateneo, Ferdinando Bocconi, e del figlio Luigi, al quale l’Università è intitolata.

  • Da New York a Milano la straordinaria collezione Thannhauser

    L’avevamo annunciata qualche mese fa sapendo che sarebbe stata la mostra evento dell’autunno milanese. Dal 17 ottobre fino al 1° marzo 2010, finalmente, Guggenheim La collezione Thannhauser, da Van Gogh a Picasso sarà visitabile a Palazzo Reale con tutto il carico di bellezza e fascino che porta con se. La mostra presenta circa cinquanta capolavori dei grandi maestri impressionisti, post-impressionisti e di membri delle avanguardie dei primi del Novecento, tra cui Paul Cézanne, Edgar Degas, Paul Gauguin, Edouard Manet, Claude Monet, Pierre-Auguste Renoir, Vincent van Gogh e un nucleo importante di opere di Pablo Picasso. E racconta la straordinaria collezione che negli anni Heinrich Thannhauser con il figlio Justin e la seconda moglie Hilde costruirono per poi donarla, nel 1963, alla Fondazione Solomon R. Guggenheim, che da allora la espone in modo permanente in una sezione del grande museo di New York.

    Promossa e prodotta dal Comune di Milano Cultura, Palazzo Reale e MondoMostre Skira, è curata da Megan Fontanella, conservatrice di arte moderna al Guggenheim. Catalogo Skira.

    È la prima volta che questi capolavori arrivano in Europa: dopo la prima tappa al Guggenheim di Bilbao e la seconda all’Hotel de Caumont di Aix-en-Provence, Palazzo Reale a Milano rappresenta la tappa conclusiva della mostra, dopo la quale queste splendide opere ritorneranno a New York.

    Amanti dell’arte e semplici curiosi potranno così ammirare due dipinti di Pierre Auguste Renoir, Donna con pappagallino e Natura morta: fiori; sei opere di Paul Cézanne, tra cui Dintorni del Jas de Bouffan, Bibémus,  Natura  morta: Fiasco, bicchiere e brocca e Natura morta: piatto di pesche. E poi ancora tre splendide sculture in bronzo di Edgar Degas: Ballerina che incede con le braccia alzate, Danza spagnola e Donna seduta che si asciuga il fianco sinistro. Di Gauguin Haere Mai, di Edouard Manet Davanti allo specchio e Donna con vestito a righe, di Claude Monet il bellissimo paesaggio italiano, Palazzo Ducale visto da San Giorgio Maggiore. A Milano anche Strada con sottopasso, Paesaggio con la neve e Montagne a Saint Rémy di van Gogh. Un capitolo a parte merita Picasso, che nella sua vita fu grande amico di Justin Thannhauser. Del genio spagnolo si potranno ammirare infatti ben 13 capolavori tra cui Le Moulin de la Galette e Il picador, Al Caffè e Il quattordici luglio, Donna seduta, Donna dai capelli Gialli, Natura morta: fruttiera e brocca; Natura morta: frutta e brocca; Giardino a Vallauris; Due colombe con le ali spiegate.

    Oltre alle magnifiche opere della collezione Thannhauser, la Guggenheim Foundation ha scelto, per arricchire maggiormente la mostra e dimostrare la profonda convergenza tra le due collezioni, di esporre alcuni altri prestigiosi lavori degli stessi celebri artisti o di altri grandi maestri. A Milano sono dunque presentate: di Henri Rousseau Artiglieri e I giocatori di football, di Georges Seurat Contadine al lavoro, Contadino con zappa e Contadina seduta nell’erba; di Robert Delaunay La città, di André Derain Ritratto di giovane uomo; Di Vasily Kandinsky, Montagna blu, di Paul Klee Aiuola, di Henri Matisse Nudo, paesaggio assolato.

    Se a New York ogni anno migliaia di americani e di turisti possono godere quotidianamente di questi capolavori che appartengono all’impressionismo, al postimpressionismo e alle avanguardie, per Milano si tratta di un’occasione unica e irripetibile per ammirare lavori di eccezionale qualità di grandi maestri della pittura europea sinora mai esposti fuori dagli Stati Uniti. Un’occasione in cui, come ha sottolineato l’assessore alla Cultura del Comune di Milano, “si intrecciano una grande storia di collezionismo che ha attraversato tutto il ventesimo secolo, la  volontà di un importante museo di New York che offre a Milano l’opportunità di ammirare i suoi capolavori senza attraversare l’Oceano e l’impegno di Palazzo Reale nel proporre ogni anno una mostra in grado di raccontare le collezioni dei più prestigiosi musei di tutto il mondo”.

  • Liu Bolin in Bocconi

    Ha fatto da prologo alla mostra di scatti selezionati a lui dedicata, visitabile all’Università Bocconi di Milano fino al 15 gennaio 2020, la performance di fotografia mimetica dell’artista cinese Liu Bolin e riservata alla comunità dell’Ateneo.  Esposta nel campus Bocconi, la mostra personale dell’artista “La Forma Profonda del Reale” è organizzata in collaborazione con MIA Photo Fair. Le fotografie ritraggono proprio la sua sagoma mimetizzata nei luoghi che ha deciso di immortalare. Bolin, definito ‘l’uomo invisibile’, assai popolare, geniale e sorprendente ha cominciato ad effettuare le sue performance a seguito della distruzione del villaggio in cui viveva, a nord-est di Pechino, avvenuta su ordine delle autorità governative nel 2005. Da quel momento Bolin fa ricorso alla matrice prospettica per creare l’immagine che ha dato origine alla serie di scatti intitolata Hiding in the city (Nascondersi nella città). Tracciando sul proprio corpo le linee delle macerie del suo quartiere, ottiene un’immagine in cui l’elemento perturbativo dello spazio, costituito dalla sua sagoma, costringe lo spettatore a soffermare lo sguardo su quella esatta porzione di realtà. Il significato che dà l’artista al suo celarsi nello spazio è proprio questo: attirare l’attenzione su determinati luoghi e paesaggi, rendendosi quasi invisibile. La mostra, ad ingresso libero e gratuito, è visitabile dal lunedì al venerdì dalle ore 9 alle 20 e il sabato dalle ore 10 alle 18 nel piano seminterrato di via Sarfatti, 25.

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