Arte

  • The Dreamers. Sognatori nel tempo dell’abbandono

    Non c’è un perché e neppure un giorno preciso in cui è nato in lei il desiderio di esplorare quei luoghi nascosti, abbandonati, dimenticati dalla memoria collettiva ma che, guardandoli, sanno fare esplodere tutte le emozioni che un’anima possa provare per poi narrarle con le immagini, i colori, a metà strada tra il delirio onirico e le verità a lungo celate. Con la mostra The Dreamers. Sognatori nel tempo dell’abbandono, negli spazi di Vento&Associati presso la Fabbrica del Vapore a Milano, Donatella Izzo, artista milanese, racconta di spazi vuoti, decadenti, manicomi dove prende vita un passato non lontano da noi in cui uomini, donne, bambini sono stati rinchiusi, annientati perché ritenuti folli, diversi, ingombranti, incompresi ma dei quali forse andava solo capita la voglia di vivere in maniera creativa, non convenzionale, libera da regole o, più semplicemente, attraversata da patologie che la non conoscenza del tempo, il pregiudizio e la superstizione richiedevano l’allontanamento e la vita nel dimenticatoio.

    Donatella Izzo entra nei manicomi deserti, molti dei quali ormai in preda all’incuria e all’abbandono, e ricompone con delicatezza e amore le fattezze più soavi e armoniose delle visioni incantate dei matti. E così ecco scorrere geishe amorose, monaci oranti in estasi, combattenti nipponici in quei luoghi che sono le icone dell’abisso in cui sono state condannate a soffrire alcune vittime sacrificali in un tempo dimenticato dal quale giungono lontane le grida di dolore causate dalle violenze subite in nome di un ritorno ad una ‘normalità’ imposta.

    La mostra, che si inserisce nella programmazione estiva della Fabbrica del Vapore, è un varco aperto nella memoria sepolta delle avventure più feroci e infami della mente, scopre i registri del delirio quotidiano di esseri umani che erano dimenticati ancora prima di essere censiti dalle anagrafi.

    Curata da Matteo Galbiati e inserita nel progetto Spazio al Talento del Comune di Milano con il Sostegno di Fondazione Cariplo, The Dreamers. Sognatori nel tempo dell’abbandono sarà visitabile fino al 31 ottobre 2020 in via Procaccini, 4 – Lotto 11.

  • In arrivo a Milano alla Fabbrica del Vapore ‘Frida Kahlo. Il caos dentro’

    Frida Khalo torna a Milano dopo quasi due anni per aprirci il suo mondo, i suoi colori, le sue passioni, le sue stanze. Dal 10 ottobre 2020 al 28 marzo 2021 alla Fabbrica del Vapore di Milano arriva infatti Frida Khalo. Il caos dentro, un percorso sensoriale altamente tecnologico e spettacolare che immerge il visitatore nella vita della grande artista messicana, esplorandone la dimensione artistica, umana, spirituale.

    Prodotta da Navigare con il Comune di Milano, con la collaborazione del Consolato del Messico di Milano, della Camera di Commercio Italiana in Messico, della Fondazione Leo Matiz, del Banco del Messico, della Galleria messicana Oscar Roman, del Detroit Institute of Arts e del Museo Estudio Diego Rivera y Frida Khalo, la mostra è curata da Antonio Arèvalo, Alejandra Matiz, Milagros Ancheita e Maria Rosso e rappresenta un’occasione unica per entrare negli ambienti dove la pittrice visse, per capire, attraverso i suoi scritti e la riproduzione delle sue opere, la sua poetica e il fondamentale rapporto con Diego Rivera, per vivere, attraverso i suoi abiti e i suoi oggetti, la sua quotidianità e gli elementi della cultura popolare tanto cari all’artista.

    In attesa di visitarla raccontiamo cosa lo spettatore potrà vedere nei prossimi mesi, provando ad immaginare il tripudio di colori e fantasia al quale assisterà.

    La mostra, dopo una spettacolare sezione multimediale con immagini animate e una avvincente cronistoria raccontata attraverso le date che hanno segnato le vicende personali e artistiche della pittrice, entra nel vivo con la riproduzione minuziosa dei tre ambienti più vissuti da Frida a Casa Azul, la celebre magione messicana costruita in stile francese da Guillermo Kahlo nel 1904 e meta di turisti e appassionati da tutto il mondo: la camera da letto, lo studio realizzato nel 1946 al secondo piano e il giardino.

    Dopo la sezione ‘I colori dell’anima’ con i magnifici ritratti fotografici di Frida realizzati dal celebre fotografo colombiano Leonet Matiz Espinoza, si passa al piano superiore con una sezione dedicata a Diego Rivera in cui verranno proiettate le lettere più evocative che Frida scrisse al marito. E una stanza dedicata alla cultura e all’arte popolare in Messico, che tanta influenza ebbero sulla vita della Khalo, trattate su grandi pannelli grafici dove se ne raccontano le origini, le rivoluzioni, l’iconografia, gli elementi dell’artigianato: collane, orecchini, anelli e ornamenti propri della tradizione che hanno impreziosito l’abbigliamento di Frida. Nella sezione seguente sono esposti gli abiti della tradizione messicana che hanno ispirato ed influenzato i modelli usati dalla celebre artista.

    Nella sezione FRIDA E IL SUO DOPPIO sono esposte le riproduzioni in formato modlight di quindici tra i più conosciuti autoritratti che la Khalo realizzò nel corso della sua carriera artistica, tra cui Autoritratto con collana (1933), Autoritratto con treccia (1941), Autoritratto con scimmie (1945), La colonna spezzata (1944), Il cervo ferito (1946), Diego ed io (1949).

    A conferma della grande fama globale di cui la pittrice messicana gode, la mostra prosegue con una straordinaria collezione di francobolli, dove Frida è stata effigiata, una raccolta unica con le emissioni di diversi Stati.

    Il percorso comprende anche l’opera originale di Frida del 1938 Piden Aeroplanos y les dan Alas de Petate – Chiedono aeroplani e gli danno ali di paglia – e sei litografie acquerellate originali di Diego Rivera.

    Lo spazio finale è riservato alla parte ludica e divertente dell’esposizione: la sala multimediale 10D combina video ad altissima risoluzione, suoni ed effetti speciali ed è una esperienza sensoriale di realtà aumentata molto emozionante, adatta a grandi e piccoli.

    Non resta che aspettare qualche mese per essere catapultati, come d’incanto, dal centro di Milano alla casa Azul.

  • La ‘New York bene’ fugge dal coronavirus, le gallerie d’arte la inseguono negli Hamptons

    Se la montagna non va da Maometto, Maometto va alla montagna. Nella fattispecie, se i facoltosi clienti non frequentano più di persona le gallerie d’arte di New York chiuse per il coronavirus, sono le gallerie a trasferirsi dove si sono spostati i ricchi clienti. Pace, Skarstedt, Max Levai di Marlborough, Van de Weghe Fine Art e la

    casa d’aste Sotheby’s stanno preparando ad aprire in spazi pop-up agli Hamptons, la colonia estiva dei vip newyorchesi che la pandemia ha trasformato da mesi in rifugio dal rischio contagio.

    Pace, la cui nuova maxisede a Chelsea è chiusa da marzo, ha deciso di aprire uno spazio espositivo a East Hampton con l’idea di mantenerlo accessibile fino al 12 ottobre. “Crediamo nell’interazione personale con l’arte”, ha spiegato il presidente e Ceo Marc Glimcher: di qui l’idea di “rimettere in piedi il business quest’estate partendo da East Hampton”.

    Da marzo, quando New York è entrata in quarantena, il numero di miliardari e collezionisti che si sono spostati nelle loro ville si è moltiplicato esponenzialmente, mentre la prospettiva di una seconda ondata rende la prospettiva di un rientro in massa in città a fine estate sempre più remota: “Non avevo mai visto nulla del genere”, ha detto Christophe Van de Weghe che finora non aveva mai considerato di aprire a East Hampton pur avendo una casa nella zona.

    Anche Sotheby’s ripartirà da East Hampton con una galleria pop-up in cui acquistare immediatamente opere d’arte e beni di lusso. “Nessuno veniva nel nostro palazzo di York Avenue”, ha spiegato all’agenzia Bloomberg David Schrader, capo della divisione vendite private globali: “Abbiamo deciso di portare quel che abbiamo da vendere dove si è spostata la gente che compra”. Skarstedt, che da marzo ha chiuso le gallerie di New York e Londra, conta di riaprire il 17 giugno su appuntamento con opere incluse anche nello stand virtuale di Art Basel tra cui dipinti di Kaws e de Kooning e prezzi da 300mila dollari a 8,5 milioni.

    Non sarà ovviamente business as usual: da Pace solo 12 visitatori per volta e due persone dello staff, tutti con mascherine, potranno occupare lo spazio allo stesso tempo, mentre gli addetti all’installazione delle opere dovranno riempire quotidianamente un questionario sanitario e lavorare in piccole squadre per minimizzare l’esposizione al virus. Un modello ancora più estremo è quello adottato dalla Alone Gallery, una nuova iniziativa di Levai di Marlborough con il gallerista Tripoli Patterson, dal 17 giugno trasferitosi in un magazzino di Wainscott con una mostra di Alex Katz. Un solo cliente (o una famiglia fino a 4 persone) può entrare nello spazio protetto da video-sorveglianza per un massimo di 30 minuti su appuntamento. All’ingresso, maschere, disinfettante e copri-scarpe per non contaminare la galleria, pulita da cima a fondo quotidianamente.

  • I vigliacchi della notte hanno distrutto il Teatro Nazionale

    La luce è venuta al mondo, ma gli uomini hanno amato più
    le tenebre che la luce, perché le loro opere erano malvagie.

    Dal Vangelo secondo Giovanni; 3,19

    I vigliacchi, che temono e odiano la luce, scelgono sempre le tenebre per le loro opere malvagie. Lo testimonia anche l’evangelista Giovanni nel terzo capito del suo Vangelo. Racconta di Nicodèmo, un noto fariseo e uno dei capi dei giudei, che incontra Gesù e gli chiede di spiegargli diverse cose che non riusciva a capire. Gesù risponde a Nicodèmo, dando delle risposte semplici, ma facili da capire. E ribadisce che, nonostante la bontà del Creatore, “…la luce è venuta nel mondo, ma gli uomini hanno amato più le tenebre che la luce, perché le loro opere erano malvagie. Chiunque infatti fa il male odia la luce e non viene alla luce perché le sue opere non vengano riprovate (Gv. 3/19-20)”. Papa Francesco, il 22 aprile scorso, durante l’omelia della messa a Santa Marta, riprendendo questo passaggio della Bibbia, ha detto: ”C’è gente […] che non può vivere nella luce perché è abituata alle tenebre. La luce la abbaglia, è incapace di vedere. Sono dei pipistrelli umani, soltanto sanno muoversi nella notte […]. E tanti scandali umani, tante corruzioni ci segnalano questo. I corrotti non sanno cosa sia la luce…”.

    L’edificio del Teatro Nazionale in Albania è stato classificato da Europa Nostra come uno dei sette oggetti più a rischio in Europa e, perciò, da essere seriamente protetto. Da sottolineare che Europa Nostra è una federazione paneuropea specializzata per il patrimonio culturale in Europa. Ed è anche collaboratrice ufficiale dell’UNESCO, nonché di altre istituzioni dell’Unione europea. Secondo la sua valutazione espressa ufficialmente nel marzo scorso, l’edificio del Teatro Nazionale in Albania rappresenta un “…esempio straordinario dell’architettura moderna italiana degli anni ’30 (del secolo passato; n.d.a.), che è [anche] uno dei più spiccati centri culturali del paese”. Ebbene, da ieri, domenica 17 maggio, prima dell’alba, l’edificio del Teatro Nazionale a Tirana non esiste più. Lo hanno demolito, lo hanno distrutto in fretta e furia, dopo un barbaro e vigliacco assalto notturno di ingenti forze speciali della polizia di Stato ed altre strutture paramilitari. È stata veramente una barbarie, una malvagia opera ideata, programmata e messa in atto finalmente dagli individui delle tenebre. Partendo dal primo ministro e dal sindaco della capitale. Barbari, come i famigerati militanti fanatici dell’ISIS che, dal 2015 e fino al 2017, hanno distrutto moltissime preziose opere d’arte dell’antica città di Palmira, in Siria. E che avevano minato e fatto saltare in aria tra l’altro, anche il santuario di Baal-Shamin e la cella del tempio di Bell. Con la sola differenza però, che hanno usato delle giganti ruspe, invece che della dinamite. Anche perché l’edificio del Teatro Nazionale era in pienissimo centro di Tirana e circondato da vari ministeri. Barbari anche come i talebani che agli inizi degli anni 2000 hanno distrutto molti oggetti ed opere d’arte della cultura millenaria indo-greca, sia in Pakistan che in Afghanistan. Una cultura che va dal V secolo a.C. al II secolo d.C. e che rappresentava delle figure religiose nelle quali si mescolavano la tradizione indiana in vesti tipiche della cultura greca. Fra queste le prime rappresentazioni del Buddha in forma umana che assume i connotati delle divinità greche e, in particolare, del Dio Apollo. Ma almeno i talebani e i fanatici militanti dell’ISIS agivano “nel nome di Allah”. Invece i barbari che ieri a Tirana, notte tempo, hanno vigliaccamente distrutto l’edificio del Teatro Nazionale sono stati motivati semplicemente da loschi affari corruttivi, in connivenza con la criminalità organizzata, per riciclare miliardi ed investirli poi in edilizia. Perché, come il nostro lettore è stato informato da precedenti articoli, l’unico e vero motivo che ha spinto l’attuale primo ministro a distruggere l’edificio del Teatro Nazionale era proprio quello. Un’idea fissa e un progetto reso pubblico dal 1998, da quando lui era ministro della Cultura! Si, proprio così. Un ministro della Cultura che voleva distruggere il Teatro Nazionale per costruire dei grattacieli! Le cattive lingue dicono però che possa trattarsi anche di uno scandalo milionario da coprire. Uno scandalo che risale a circa venti anni fa, firmato proprio dall’allora ministro della Cultura. Scandalo che si poteva coprire solo e soltanto con la distruzione dell’edificio, perché “l’imbroglio” si basava proprio sulla manipolazione delle superfici. Chissà se le cattive lingue hanno ragione?! Ma in Albania spesso hanno azzeccato però. Comunque sia, documenti e fatti accaduti alla mano, la distruzione di quell’edificio è stata sempre motivata da ingenti e continui guadagni finanziari. L’autore di queste righe, riferendosi a questo, scriveva nel giugno 2018, che “Siamo davanti, perciò, ad un affare speculativo edilizio che comporterebbe profitti finanziari elevatissimi”. Dei profitti derivati dal “riciclaggio di denaro sporco proveniente dai traffici illeciti, aumentati paurosamente in questi ultimi anni (Il tempo è dei farabutti ma….; 18 giugno 2018)”. Nello stesso articolo chi scrive queste righe metteva in evidenza anche i tanti riconosciuti e indiscussi valori culturali, storici ed emotivi dell’edificio del Teatro Nazionale. Egli scriveva allora: “Bisogna sottolineare che il Teatro Nazionale non è semplicemente un edificio e basta. Il Teatro Nazionale rappresenta la storia della nascita e dell’evoluzione di tutte le arti sceniche in Albania. Quell’edificio, progettato da noti architetti italiani a fine anni ’30 del secolo passato, dal 1945 in poi è stato la culla di tutte le scuole artistiche albanesi. Lì hanno debuttato l’orchestra filarmonica, il circo e il teatrino delle marionette. Il Teatro rappresenta, però, anche un importante aspetto umano, spirituale ed emozionale, non solo per gli attori e altri che hanno lavorato lì, ma per tante altre persone di diverse generazioni. Il Teatro è parte integrante della storia della capitale, dichiarata come tale soltanto nel 1920. Perciò abbattendo quell’edificio, si abbattono, si distruggono e si perdono per sempre tutti questi valori. Semplicemente per far guadagnare miliardi ad alcuni farabutti”.

    Proprio quell’edificio è stato abbattuto ieri, prima dell’alba, dopo un assalto militare di centinaia di agenti armati delle truppe speciali, della polizia di Stato ed altri. Un assalto come se di fronte ci fossero stati dei pericolosi terroristi! Hanno però assalito e brutalmente aggredito quei pochi attivisti pacifici dell’Alleanza per la Difesa del Teatro che, da luglio 2019 e fino a ieri, si organizzavano a turni per essere presenti lì, temendo proprio quello che poi è accaduto. Le fotografie e i video che hanno fissato quel banditesco assalto di ieri, il barbaro trattamento degli attivisti dell’Alleanza per la Difesa del Teatro e l’immediato abbattimento dell’edificio sono e saranno una preziosa testimonianza di tutte quelle oscenità, messe in atto dallo Stato contro i Valori culturali, storici ed artistici, nonché contro degli attivisti inermi e pacifici. E tutto ciò in piena e ben evidenziata violazione delle leggi e delle procedure in vigore. Quanto è accaduto e quello che ha “giustificato” l’assalto e la demolizione, compresi gli ideatori e tutte le persone coinvolte, verrà un giorno giudicato. Ma non però, dall’attuale sistema “riformato” di giustizia, totalmente e personalmente controllato dal primo ministro. Intanto oggi pomeriggio, alle 16.30, l’Alleanza per la Difesa del Teatro ha convocato i cittadini ad unirsi con loro in una massiccia protesta pacifica. Che sia anche l’inizio di una vera e indispensabile svolta politica in Albania!

    Chi scrive queste righe promette al nostro lettore di informarlo di tutti gli inevitabili ed attesi sviluppi, dopo che i vigliacchi della notte hanno distrutto ieri il Teatro Nazionale. Perché è noto che i corrotti, i pipistrelli umani, non sanno cosa sia la luce. Perciò agiscono solo di notte!

  • Mimmo Paladino regala una sua opera all’appello dei musicisti italiani

    “Quelli che suonano” è l’omaggio artistico di Mimmo Paladino al mondo musicale italiano: un merlo, il più musicale fra gli uccelli, in appoggio all’appello divulgato, in questo periodo di crisi mondiale, dai cantanti e musicisti a sostegno degli operatori del mondo dell’intrattenimento.

    Tutti gli artisti hanno sottoscritto un appello al governo perché vengano garantiti a tutti i lavoratori della musica leggera, in questo momento di fermo totale dei concerti, dignità ed assistenza economica.

    Non è dato sapere quando si potrà ricominciare a realizzare concerti dal vivo, ma sono tutti consapevoli di quanto la loro musica sia sempre stata al centro della vita di tutti. Alla radio, dal vivo, dai balconi.

    Il pensiero è rivolto soprattutto a chi lavora dietro le quinte ed è sempre il primo a gioire degli applausi rivolti agli artisti, a fine serata.

    A tutti loro in questo momento gli artisti rivolgono tutta la loro attenzione, il loro pensiero e la loro gratitudine.

    L’appello è stato sottoscritto da: Alessandra Amoroso, Annalisa, Biagio Antonacci, Arisa, Malika Ayane, Claudio Baglioni, Luca Barbarossa, Samuele Bersani, Loredana Bertè, Andrea Bocelli, Brunori Sas, Giovanni Caccamo, Sergio Cammariere, Red Canzian, Caterina Caselli, Riccardo Cocciante, Fabio Concato, Paolo Conte, Cesare Cremonini, Gigi D’Alessio, Francesco De Gregori, Elisa, Emma, Niccolò Fabi, Roby Facchinetti, Giusy Ferreri, Tiziano Ferro, Ivano Fossati, Ghali, Giorgia, Gianluca Grignani, Raphael Gualazzi, Frankie Hi-Nrg, Paola Iezzi, Il Volo, Deborah Iurato, J-Ax, Jovanotti, Achille Lauro, Levante, Luciano Ligabue, Daniele Magro, Mahmood, Rita Marcotulli, Fiorella Mannoia, Marco Mengoni, Francesca Michielin, Modà, Gianni Morandi, Fabrizio Moro, Ennio Morricone, Motta, Gianna Nannini, Negramaro, Nek, Niccolò Agliardi, Enrico Nigiotti, Noemi, Gino Paoli, Tommaso Paradiso, Laura Pausini, Piero Pelù, Max Pezzali, Nicola Piovani, Raf, Eros Ramazzotti, Danilo Rea, Francesco Renga, Rita Bellanza, Vasco Rossi, Daniele Silvestri, Syria, Anna Tatangelo, Tosca, Umberto Tozzi, Paola Turci, Laura Valente, Antonello Venditti, Virginio, Zucchero.

  • Bruxelles inserisce i reperti di Ostia Antica tra i patrimoni europei

    L’area archeologica di Ostia Antica diventa patrimonio storico e culturale europeo. Lo ha annunciato la Commissione Ue, che ha insignito del ‘Marchio del patrimonio europeo’ dieci siti dell’Unione, dalla Polonia al Portogallo. Questi luoghi “offrono a tutti i cittadini europei una grande possibilità di avvicinarsi al loro patrimonio culturale e rafforzare il proprio sentimento di appartenenza all’Ue”, ha dichiarato in una nota la commissaria europea responsabile per la cultura, Mariya Gabriel.

    I siti sono stati selezionati da una giuria di esperti indipendenti. Con l’aggiunta dei 10 di oggi, salgono a 48 i

    luoghi detentori del marchio europeo, fra i quali figurano anche il Forte di Cadine (Trento) e il Museo casa Alcide de Gasperi (Pieve Tesino). A differenza di quelli patrimonio mondiale Unesco, questi siti (la cui selezione è cominciata nel 2013) sono considerati importanti per la storia e la cultura europea, non solo dal punto di vista estetico.

    Il titolo di “Marchio del Patrimonio Europeo”, assegnato su iniziativa del commissario per l’Innovazione, la Ricerca, la Cultura, l’Educazione e la Gioventù, riconosce al sito dell’antico porto di Roma – sottolinea il Mibact in una nota – un ruolo significativo nella storia e nella cultura europea, valorizzato dall’intenso programma di rilancio attuato negli ultimi anni.

    Ostia Antica – fa notare il ministero di Beni culturali e Turismo – ha guadagnato il primo posto nella classifica dei 10 siti storici insigniti quest’anno del titolo: un risultato reso possibile dall’impegno, la capacità e la passione dei tanti professionisti dei beni culturali che vi lavorano. Il Parco Archeologico di Ostia Antica – si ricorda ancora – è uno dei musei autonomi istituito con il secondo step della riforma promossa dal ministro Dario Franceschini. E’ diretto dall’archeologa Mariarosaria Barbera.

    Il riconoscimento è stato istituito nel 2013 e finora ha premiato 48 siti europei. Ostia Antica è stata scelta insieme agli altri 9 siti per il 2020 al termine di una procedura di selezione che ha visto impegnati esperti indipendenti provenienti da tutto il continente nella valutazione delle candidature avanzate dagli Stati membri.

  • Per la prima volta in mostra in Italia l’arte di Georges de La Tour

    E’ arrivata a Milano lo scorso 7 febbraio, e per la prima volta in Italia, la mostra Georges de La Tour: l’Europa della luce, a Palazzo Reale fino al 7 giugno 2020. Dedicata al più celebre pittore francese del Seicento e ai suoi rapporti con i grandi maestri del suo tempo, la mostra è promossa e prodotta dal Comune di Milano Cultura, Palazzo Reale e MondoMostre Skira ed è a cura della Prof.ssa Francesca Cappelletti e di Thomas Clement Salomon. Un progetto che si presenta particolarmente complesso per diversi aspetti, tra i quali il numero di prestatori (28 da tre continenti) che ha coinvolto alcune delle più grandi istituzioni internazionali come la National Gallery of Art di Washington D.C., il J. Paul Getty Museum di Los Angeles, il Musée des Beaux-Arts di Nantes e alcuni importanti musei italiani come la Galleria degli Uffizi, la Pinacoteca Vaticana, la Galleria nazionale d’Arte Antica-Palazzo Barberini.

    Quella di de La Tour è una pittura caratterizzata da un profondo contrasto tra i temi “diurni”, crudamente realistici, che ci mostrano un’esistenza senza filtri, con volti segnati dalla povertà e dall’inesorabile trascorrere del tempo e i temi “notturni” con splendide figure illuminate dalla luce di una candela: modelli assorti, silenziosi, commoventi. Dipinti che conservano il segreto della loro origine e della loro destinazione. Come rimane un mistero la formazione del pittore, compresa la possibilità o meno di un suo viaggio italiano.

    La prima mostra in Italia dedicata a Georges de La Tour, attraverso dei mirati confronti tra i capolavori del Maestro francese e quelli di altri grandi del suo tempo – Gerrit van Honthorst, Paulus Bor, Trophime Bigot e altri – invita a fare una nuova riflessione sulla pittura dal naturale e sulle sperimentazioni luministiche, per affrontare i profondi interrogativi che ancora avvolgono l’opera di questo misterioso artista.

    Malgrado l’alone di mistero che avvolge l’artista lorenese e la sua opera, da decenni ormai Georges de La Tour è uno dei pittori prediletti dai francesi e non solo. Inevitabile il paragone con Caravaggio con il quale l’artista francese condivide il senso drammatico, teatrale, della composizione e lo studio accurato della luce anche se non è dato sapere se de la Tour abbia mai avuto modo di ammirare le opere del Merisi.

    Tra i capolavori in mostra a Milano Maddalena penitente, La rissa tra musici mendicanti, Il Suonatore di ghironda col cane, Il denaro versato, I giocatori di dadi, La negazione di Pietro, Giovane che soffia su un tizzone, Educazione della Vergine.

    Della vita di de La Tour non si sa molto (i quadri che risultano datati sono infatti solo tre: Il denaro versato di Leopoli, forse 1625- 1627, La negazione di Pietro di Nantes,1650, entrambi in mostra e San Pietro e il gallo di Cleveland, 1645), fu un pittore molto stimato ai suoi tempi però le sue tracce, e quelle della sua opera, si persero durante tutto il XVIII e XIX secolo anche a causa delle guerre per l’indipendenza che sconvolsero la sua terra natale. Fu riscoperto solo gli inizi del Novecento quando, nel 1915, il tedesco Hermann Voss pubblicò un articolo rivelatore sulla sua opera. Da allora storici dell’arte e critici non hanno più smesso di interessarsi alla sua opera. Artista enigmatico, che ritrae angeli presi dal popolo, santi senza aureola né attributi iconografici, e che predilige soggetti presi dalla strada, come i mendicanti, dipingendo in generale gente di basso rango più che modelli storici o personaggi altolocati ricorda tanto i soggetti dei capolavori di Caravaggio.

    Il percorso della mostra milanese è arricchito da una ventina di splendide opere di artisti coevi come Paulus Bor, Jan Lievens, Throphime Bigot, Frans Hals con due magnifici ritratti di apostoli, Jan van Bijlert, Gerrit Van Honthorst conosciuto in Italia come Gherardo delle Notti con la splendida Cena con sponsali dagli Uffizi, Adam de Coster, Carlo Saraceni con una bellissima Natività da Salisburgo.

    Un’esposizione unica e imperdibile considerato che in Italia non vi è conservata nessuna opera di La Tour e sono solo circa 40 le opere certamente attribuite al Maestro, di cui in mostra ne sono esposte 15 più una attribuita.

  • Teste Inedite – edizione 2020

    Teste Inedite – 2020 è la quarta edizione della rassegna di spettacoli originali realizzati da Autori, Registi, Attori ed Organizzatori della Civica Scuola di Teatro Paolo Grassi con la direzione artistica di Tatiana Olear.

    L’edizione 2020 di Teste Inedite andrà in scena il prossimo luglio negli spazi della Civica Scuola di Teatro Paolo Grassi.

    Teste inedite trae origine dal laboratorio di scrittura di Tatiana Olear condotto con e per il 3° anno del Corso Autore Teatrale che ha come obiettivo principale, per ciascun allievo, l’ideazione e la stesura completa di un testo originale pronto per la messa in scena. Durante il laboratorio di scrittura, ogni allievo è libero di esplorare il proprio territorio tematico e semantico, mettere a fuoco i propri interessi e tradurli in un testo teatrale che sarà libero di restituire nella forma più consona al proprio cammino artistico.

    Alla fine del percorso i testi, preventivamente vagliati ed approvati da una commissione interna, verranno messi in scena – in ottemperanza al criterio di interdisciplinarietà che è caposaldo della didattica della Civica Scuola di Teatro Paolo Grassi – con la partecipazione del 3° anno corso Regia e Recitazione (AFAM) e con la collaborazione del 1° anno corso Organizzatore dello Spettacolo, grazie allo sforzo produttivo della Civica Scuola di Teatro Paolo Grassi che si avvale della collaborazione di altre importanti istituzioni formative milanesi.

    Per la realizzazione della rassegna Teste Inedite – edizione 2020, la Civica Scuola di Teatro Paolo Grassi valuta la candidatura di registi under 35 per sopperire alla disparità numerica tra autori e registi diplomandi, al fine di assicurare la messa in scena di tutti i testi prodotti dagli allievi autori.

    Periodo di svolgimento della collaborazione

    Dal 31 marzo al 31 ottobre 2020 con il seguente impegno:

    31 MARZO 2020 // Presentazione dei progetti ai diplomandi autori e ai docenti tutor della rassegna
    APRILE 2020 (tra 01 e 08 e tra il 20 e il 30) // Elaborazione di un piano di regia da perfezionare assieme al diplomando autore e in collaborazione con il personale tecnico della scuola attraverso incontri da concordare
    MAGGIO 2020 (tra il 12 e il 30) // organizzazione di provini su parte per i diplomandi attori (1 giornata) e eventuale proseguimento del lavoro preparatorio attraverso incontri da concordare
    26 MAGGIO // prima riunione tecnica per il singolo progetto
    GIUGNO 2020 // 03 giugno: seconda riunione tecnica per tutta la rassegna
    22 GIUGNO – 24 LUGLIO 2020 // prove e allestimento dello spettacolo incluse 2 repliche interne alla scuola
    OTTOBRE 2020 (date ancora da definirsi)
    Ripresa dello spettacolo nell’ambito della Rassegna MORSI 2020, nella sala Teatro della Scuola.

    Competenze richieste

    Esperienza nella direzione degli attori, capacità di gestire in autonomia gli aspetti artistici e tecnici dell’allestimento, capacità di elaborare piano di produzione, piano prove e ordini del giorno, coordinandosi con i responsabili della scuola e dei suoi partner.

    Modalità di partecipazione

    Invio del proprio curriculum vitae entro e non oltre le ore 12:00 di venerdì 20 marzo 2020 all’indirizzo info_teatro@scmmi.it

    Selezione

    La selezione si svolgerà sulla base del materiale ricevuto (il cv).
    I candidati selezionati riceveranno la conferma entro martedì 24 marzo. Assieme alla conferma saranno inviati loro due testi dei diplomandi autori. I testi sono per due / tre attori. Su ciascun testo ogni candidato dovrà formulare un’idea di progetto low cost e prepararsi a presentarla.
    La Scuola si riserva la possibilità di un eventuale colloquio con i candidati selezionati.

    Compenso

    La retribuzione prevista è un forfait di 1.500 euro lordo lavoratore non trattabili.

  • Continua la lunga storia di «Critica d’Arte»

    Rinasce la storica rivista di arte fondata da Carlo Ludovico Ragghianti e ha un respiro internazionale. «Critica d’Arte», una delle riviste di storia dell’arte più longeve d’Italia (fu creata nel 1935 da Carlo Ludovico Ragghianti con Ranuccio Bianchi Bandinelli), riparte con la nona serie dopo la chiusura, nel 2019, dell’ottava serie. La nuova serie della rivista, pubblicata in coedizione dalle Edizioni Fondazione Ragghianti Studi sull’arte e dall’Editoriale Le Lettere, mantiene il formato della precedente, ma ha introdotto un assetto e un’articolazione in parte differenti. Fedele alla linea indicata da Carlo Ludovico Ragghianti, accoglie contributi di storia dell’arte dalla preistoria fino al contemporaneo, di storia della critica d’arte, architettura, design, museologia, restauro e cinema, in due formati: per la sezione ‘Saggi’ testi lunghi e di ampio respiro; per la sezione ‘Note’ articoli brevi per puntuali precisazioni o messe a fuoco di tipo filologico. La rivista inoltre accoglie, nella sezione ‘Osservatorio’, interventi su temi di politica e attualità culturale, universitaria, tutela del patrimonio etc., mentre la sezione ‘Biblioteca’ è dedicata a recensioni di libri e cataloghi. «Critica d’Arte» è una rivista aperta, e lancia una call for papers permanente per sollecitare l’invio di contributi da parte degli studiosi interessati, secondo la programmatica apertura d’interessi che fu peculiare di Carlo Ludovico Ragghianti. Si accettano contributi in italiano, inglese, francese e spagnolo. La rivista esce con due numeri doppi all’anno. Per acquisti e abbonamenti rivolgersi a Editoriale Le Lettere (www.lelettere.it, periodici@lelettere.it, abbonamenti.distribuzione@editorialefirenze.it).

  • ‘Raffaello Pugnalato’, il racconto di Marco Carminati sulla vita movimentata dei capolavori del Sanzio

    “Molti dei capolavori di Raffaello sono in realtà ‘miracolosamente’ sopravvissuti sino a noi, hanno conosciuto danni e traversie di ogni tipo, viaggi rocamboleschi, calamità naturali, furti, guerre e anche errori di lettura e interpretazione”. E’ quanto si legge nel libro Raffaello Pugnalato di Marco Carminati, giornalista di Domenica del Sole 24 ORE, che, in occasione dei cinquecento anni dalla morte di uno dei più grandi artisti di tutti i tempi, racconta la storia e la vita movimentata di alcuni dei capolavori di Raffaello Sanzio attraverso una lettura tutta nuova delle sue opere. Aneddoti curiosi, vicende inaspettate si snodano attraverso una narrazione avvincente che mette in luce aspetti inesplorati della vita di questo grande artista. Carminati, con la sua pubblicazione fresca di stampa (Edizioni Il Sole 24 Ore), vuole mettere in guardia sulla grande fragilità e vulnerabilità delle opere d’arte e, al tempo stesso, far conoscere Raffaello, anche attraverso il sorriso. E così ecco i racconti sullo “Sposalizio della Vergine”, pugnalato da uno squilibrato a Brera, sul “San Giorgio” che ha fatto il giro del mondo, sulla martoriata “Madonna del Cardellino” e la sfortunatissima “Madonna Sistina”, fino al racconto degli equivoci di cui è intrisa la figura della protagonista del quadro “La Fornarina”. Gusto dell’aneddotico e della leggenda sicuramente, ma quanto è accaduto a questi capolavori è assolutamente vero e documentato.

Back to top button
Close

Adblock Detected

Please consider supporting us by disabling your ad blocker