Arte

  • Cinquecentoquarantamila visitatori per le giornate del Fai di primavera

    Sono stati 540mila gli italiani che hanno visitato nel weekend del 21 marzo e 22 marzo i 780 luoghi d’arte, storia e natura aperti al pubblico in 400 città nelle ‘Giornate Fai di primavera’. L’appuntamento, arrivato alla 34esima edizione, ha riscosso anche quest’anno un grande successo.

    Il luogo più visitato è stato lo stadio Diego Armando Maradona a Napoli, secondo posto per la Corte Suprema di Cassazione con sede presso il Palazzo di Giustizia a Roma; sempre a Roma terzo posto per il Palazzo della Cancelleria, quarto posto per Porta Nuova e Cavallerizza presso il C.M.E. ‘Sicilia’ a Palermo. Chiude la classifica dei primi cinque il Giardino storico di Villa Sgariglia a Grottammare (AP). Le regioni che hanno registrato maggiore pubblico sono state Lombardia, Emilia-Romagna e Veneto.

    In occasione di questa grande ‘festa diffusa della cultura’ hanno aperto quindi le loro porte 780 luoghi in 400 città in tutte le regioni – spesso poco conosciuti o poco valorizzati, e molti dei quali solitamente inaccessibili – con visite a contributo libero rese possibili grazie all’impegno di 7.500 volontari delle delegazioni e dei gruppi Fai e di 17.000 apprendisti ciceroni, studenti della scuola secondaria appositamente formati dai loro docenti per raccontare le bellezze che li circondano. In entrambi i giorni, sottolinea il Fai, “si è registrato un eccezionale successo di pubblico, con code ordinate in attesa di entrare in numerosi luoghi visitabili, specchio dell’interesse vivo e appassionato dei cittadini per le bellezze, spesso inattese e sempre sorprendenti, che caratterizzano ogni angolo d’Italia”.

    Tra i partecipanti alle ‘Giornate Fai di primavera’ anche il ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, che sabato mattina ha accolto i visitatori al Palazzo del ministero, progettato da Cesare Bazzani nel 1912 ed eccezionalmente aperto nel fine settimana per sottolineare il grande valore educativo dell’evento. Anche i Beni del Fai, regolarmente aperti al pubblico, hanno partecipato alla grande festa delle ‘Giornate di primavera’, accogliendo migliaia di visitatori: il bene più visto è stato Villa dei Vescovi a Luvigliano di Torreglia (Pd), secondo posto a parimerito per Villa Gregoriana a Tivoli (Rm) e Villa del Balbianello a Tremezzina (Co), terza posizione per Villa Necchi Campiglio a Milano.

  • La Vicepresidente esecutiva Virkkunen e il Commissario Micallef intervengono sulla partecipazione della Russia alla Biennale d’Arte di Venezia

    Entrambi condannano fermamente la decisione della Fondazione Biennale di consentire alla Russia di riaprire il suo padiglione nazionale alla 61a Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia del 2026.

    “La Commissione europea – dichiarano – è stata chiara nella sua posizione in merito alla guerra illegale di aggressione della Russia nei confronti dell’Ucraina. La cultura promuove e salvaguarda i valori democratici, promuove il dialogo aperto, la diversità e la libertà di espressione e non dovrebbe mai essere utilizzata come piattaforma di propaganda. Gli Stati membri, le istituzioni e le organizzazioni devono agire in linea con le sanzioni dell’UE ed evitare di fornire una piattaforma alle persone che hanno attivamente sostenuto o giustificato l’aggressione del Cremlino nei confronti dell’Ucraina. Questa decisione della Fondazione Biennale – sottolineano – non è compatibile con la risposta collettiva dell’UE alla brutale aggressione della Russia. Se la Fondazione Biennale dovesse andare avanti con la sua decisione di consentire la partecipazione della Russia, esamineremo ulteriori azioni, tra cui la sospensione o la cessazione di una sovvenzione dell’UE in corso alla Fondazione Biennale.

  • Gli sguardi su Milano di Gianpaolo Nuvolati e Francesco Peri

    Una Milano diversa, frammista ad immagini di Parigi, nei dipinti, disegni e caricature di Gianpaolo Nuvolati e di Francesco Peri. Nuvolati, sociologo urbano e professore alla Bicocca, e Peri che, da chimico, ritrova i colori più nascosti di una Milano antica e in continua metamorfosi.

    Fino al 13 marzo le loro opere vi aspettano all’Accademy Franco Angeli, in via dell’Innovazione 1, a Milano, di fronte al Teatro Arcimboldi, per un’esperienza suggestiva: dai caffè di Parigi ai Navigli, dalla Stazione Centrale, dove partire e tornare crea emozioni diverse, alla Torre Velasca agli angeli, ai cavalli, alle biciclette e ai tanti altri squarci di una realtà milanese o parigina, centrale e periferica, dove si incontrano folle, nelle quali ciascuno è un individuo, tra paesaggi e colori.

    Quadri e disegni nei quali lo sguardo si perde e si ritrova con sensazioni, a volte di allegria a volte di dolce malinconia, nelle varie mutazioni che le città devono affrontare in una società in continua evoluzione e dove, proprio per questo, è importante non perdere radici e squarci del passato.

  • Nasce a Piacenza spazio ‘694 per incontri, mostre e presentazioni

    A Piacenza è nato un nuovo spazio per incontri, mostre e presentazioni. E’ lo spazio ‘694 e si trova in un oratorio del ‘600 recentemente ristrutturato. Si tratta di un oratorio della fine del XVI secolo, in una delle strade più antiche della città, vicina alla stazione e al polo universitario di architettura e ingegneria. Nella ristrutturazione sono stati messi in luce gli affreschi del catino dell’abside e di una parte delle due pareti laterali. La chiesetta, che era dedicata a Santa Maria delle Grazie, è collegata a una stanza con attrezzature da cucina di estrema modernità e a un delizioso cortiletto.
    Una cornice particolare che unisce la suggestione del luogo alla funzionalità degli spazi, per eventi culturali o incontri professionali o anche tra amici. Il luogo può essere raggiunto facilmente ed è vicino a una delle più antiche trattorie piacentine. L’ambiente è avvolgente ed accogliente e gode di un’ottima acustica.
    Per lo spazio ‘694 si può contattare adamolinar@gmail.com o mandare un messaggio whatsapp 3465254914.
  • Un apostrofo tra due spazi bianchi, la poesia più corta del mondo

    Pensavate tutti che la celeberrima M’illumino d’immenso di Giuseppe Ungaretti fosse la poesia più corta del mondo, o tra le più brevi che ricordiamo? Beh, tra quelle universalmente conosciute, probabilmente sì, ma potrebbe essere ‘battuta’ da un’altra, non ancora nota ai più ma che sta già ricevendo attenzioni. Nei giorni scorsi infatti, un sito italiano collegato al Guinness dei Primati ha contattato Lorenzo Mullon perché vorrebbe registrare una sua micro poesia come la più breve al mondo. Il poeta ‘in strada’, come ama definirsi, triestino di nascita, veneziano di adozione, con un passato a Milano, ha scritto, o forse sarebbe meglio dire, ha spennellato una poesia romantica composta solo da un apostrofo tra due spazi. bianchi. Il titolo, più lungo del testo, si intuisce, è appunto Un apostrofo tra due silenzi. Secondo la lettura dell’autore, il componimento potrebbe significare tante cose, in quanto per lui “anche noi siamo un apostrofo tra il silenzio prima della nascita e il silenzio successivo alla nostra dipartita, ma ogni giorno è un apostrofo tra due silenzi, ogni istante”.

    Ma dove e come nasce l’idea? Mullon racconta che l’ispirazione gli è venuta di getto, osservando una nuvola nell’azzurro del cielo sulla quale si sarebbe potuto dipingere un segno, un qualunque segno di interpunzione. E nella sua mente si è fatto spazio un apostrofo, pur sempre un segno, ma diverso dagli altri, con la sua una bellissima curva tra il pieno e il vuoto, la perfetta armonia.

  • Al Mudec di Milano la mostra fotografica ‘Deep Beauty – Il dubbio della bellezza’

    Siamo proprio sicuri che la bellezza universale esista davvero? Chi ne stabilisce i canoni? Sopravvive un’idea di essa nell’era del digitale? A questi interrogativi prova a rispondere la mostra DEEP BEAUTY – Il dubbio della bellezza dal 5 aprile al 25 maggio al Mudec Photo di Milano. Curata da Denis Curti, ideata dal team creativo di Ogilvy Italia, realizzata grazie al sostegno di KIKO Milano e in collaborazione con Mudec, Comune di Milano, e 24 ORE Cultura, l’esposizione si avvale anche del contributo dell’artista Paolo Ventura, che ha partecipato all’elaborazione grafica dell’allestimento.

    La mostra, a ingresso gratuito, presenta un excursus sul tema dell’evoluzione del concetto di bellezza attraverso una selezione di oltre sessanta capolavori – nel campo delle arti visive dalla fotografia alla video art fino all’impiego dell’intelligenza artificiale – di grandi artisti come, tra gli altri, Man Ray, Marina Abramović, Elliott Erwitt, David Hockney, Michel Comte, David LaChapelle, Michelangelo Pistoletto, Helmut Newton, Ugo Mulas, Tazio Secchiaroli e Robert Mapplethorpe.

    Oltre 60 opere di grandi artisti e fotografi italiani e internazionali inserite all’interno di un percorso diviso in sei sezioni – Trasfigurazioni, Incanti, Vertigini, Labirinti, Nuovi Mondi, Artifici – che esplora le declinazioni della bellezza e delle sue trasformazioni contemporanee, dall’inizio del XIX secolo ad oggi.

    «Il percorso espositivo», come racconta il curatore Denis Curti, «comincia cronologicamente con Julia Margaret Cameron, fotografa inglese attiva a metà Ottocento, rappresentante di spicco del movimento pittorialista che, con le sue fotografie dominate da atmosfere preraffaellite, colleziona un abbecedario emozionale dei sentimenti umani e si conclude con due filmati realizzati con l’intelligenza artificiale da Alberto Maria Colombo e David Szauder. Il primo è incentrato su come le emozioni possano essere il vero denominatore comune abile nel riunire, sotto il mantello dell’espressività, tutta la specie umana; il secondo è invece direzionato a operare un ribaltamento della fusione affettiva che spesso si verifica tra uomo e animale domestico».

    Fin dalla sua invenzione, la fotografia si è sempre dimostrata un mezzo ambiguo capace di trarre in inganno chiunque si trovi a dialogare con il suo contenuto. Ed è proprio in un contesto simile, dove niente è mai come sembra, che tutto può essere riscritto in funzione di una realtà nuova, svincolata da leggi fisiche e imposizioni morali perché la bellezza autentica i confini non li supera, semplicemente li smantella.

    La mostra è sostenuta da KIKO Milano, marchio ambasciatore della bellezza italiana nel mondo, che ha deciso di investire concretamente nell’arte e nella fotografia contemporanea in un progetto dedicato alla bellezza nelle sue molteplici declinazioni.

    Deep Beauty sarà inoltre disponibile online con un’esperienza virtuale immersiva, sviluppata in collaborazione con AQuest, che restituisce fedelmente il percorso espositivo e la sua narrazione visiva, accessibile anche tramite QR Code per approfondire le informazioni sulle opere in mostra.

  • Conto alla rovescia per il Salone del Mobile.Milano

    Torna a Milano dall’8 al 13 aprile, negli spazi di Rho Fiera, il Salone del Mobile. L’edizione n. 63 è pronta ad accogliere, negli oltre 169.000 mq di superficie espositiva, più di 2.100 espositori, di cui 168 brand per la prima volta al Salone e 91 di ritorno, con una presenza sempre più consistente dall’estero. Stessa tendenza per i decisori, buyer, progettisti, investitori in arrivo a Fiera Milano Rho da più di 150 Paesi. Ancora una volta il Salone del Mobile si annuncia evento leader internazionale di settore per storia, numero di operatori, fatturato complessivo e qualità della proposta di una manifattura industriale che entra in connessione con il mondo con un’offerta senza uguali in termini di estetica, innovazione funzionale e tecnologica, ricerca sui materiali.

    Quattro i Progetti Speciali del Programma Culturale 2025: due in città, due nei Padiglioni del Salone. Il primo a inaugurare al pubblico, il 6 aprile, sarà l’installazione Robert Wilson. Mother, al Museo della Pietà Rondanini – Castello Sforzesco, un’“opera totale” dedicata al capolavoro di Michelangelo, riconosciuto, insieme all’Ultima Cena di Leonardo, come l’opera d’arte più iconica di Milano. L’altro è Library of Light dell’artista britannica Es Devlin, una potente esperienza performativa allestita nel Cortile d’Onore della Pinacoteca di Brera. Due le installazioni in fiera, nella prima lo sguardo visionario del regista premio Oscar Paolo Sorrentino, affiancato dalla scenografa Margherita Palli e dal tessuto sonoro di Max Casacci, porgerà un tributo a un sentimento universale: l’attesa, il momento più sincero della vita, scandito dal battito di un cuore misterioso. Mentre è a Pierre-Yves Rochon, protagonista assoluto dell’hotellerie internazionale più esclusiva, che Salone ha voluto affidare il compito di dare forma a un’idea d’interior, che reinterpreta il lusso nella sua dimensione atemporale: Villa Héritage, un omaggio alla Venezia di Luchino Visconti, alle note di Gustav Mahler, al talento di progettare stanze che diventano mondi dove l’héritage non è vincolo ma un atto di libertà.

    Torna nel 2025, dopo il successo dell’edizione del 2023, anche Euroluce con 306 espositori, tra i migliori brand del settore, 45% dei quali dall’estero. La Biennale restituirà, ancora una volta, un focus internazionale sull’evoluzione della luce negli spazi domestici indoor e outdoor, così come nel paesaggio urbano.

    Dopo aver festeggiato nel 2024 i suoi primi 25 anni SaloneSatellite torna con 700 progettisti da 36 Paesi e 20 Scuole e Università di design internazionali. Tema della nuova edizione: Nuovo artigianato: un mondo nuovo//new craftsmanship: a new world, un invito a re-immaginare l’universo del fatto a mano. Grande attenzione, infine, per la sostenibilità. Grazie a un percorso misurabile, dal 2023 Salone è certificato ISO 20121 per la gestione sostenibile dell’evento, parallelamente, all’impegno costante nell’incoraggiare le aziende espositrici a progettare e realizzare allestimenti seguendo Linee Guida Green sempre più sfidanti secondo i principi che la Manifestazione si dà nella propria Politica di Sostenibilità.

    Dal 1961, Salone del Mobile è un ecosistema che unisce business, cultura e networking, generando valore concreto per la manifattura industriale in una dimensione dinamica, che riflette la trasformazione del design, dell’abitare, della cultura di impresa e del progetto”, commenta Maria Porro, Presidente del Salone del Mobile.Milano. E aggiunge: “Ogni edizione è il punto di partenza per nuove sfide, rese possibili grazie alla fiducia di una filiera che riconosce nel Salone un partner strategico per l’internazionalizzazione”.

    Per il quinto anno consecutivo, Salone rinnova il suo legame con Fondazione Teatro alla Scala. A curare la serata di inaugurazione della 63a edizione della Manifestazione al Teatro alla Scala sarà Robert Wilson che, con The Night Before: Chairs, Objects, Opera, offrirà un viaggio in alcuni dei più celebri brani del repertorio operistico che lo hanno visto alla regia nel corso degli anni.

    Otto gli interventi di grafica in giro per la città di Milano, in prossimità di alcune tra le icone di design più importanti, volti a celebrare il ruolo della cultura del progetto e a dimostrare come il design sia presente e accessibile a tutti. Tra queste, il corrimano della Metro Milano M1/M2, design di Franco Albini e Franca Helg; le pensiline degli autobus ideate da Norman Foster; il panettone in cemento progettato da Enzo Mari.

    Immancabile Salone in città con oltre 100 showroom dei brand espositori delle Manifestazioni Annuali e di Euroluce che si uniranno, nella guida di Fuorisalone.it, alla grande festa del design, aprendo le porte ai design lover e coinvolgendo cittadini e visitatori.

  • Identità, memoria e futuro a ‘OtherMovie’, il festival del cinema indipendente di Lugano

    Una ragazza nella sua stanza fissa un libro dal quale una storia prende vita: una bimba è inseguita da un mostro e, al termine della corsa, si manifesta, ansimante per il pericolo scampato, nella stanza, fissando la giovane donna che, dopo un attimo di smarrimento, si riconosce nella piccola saltata fuori, come un fumetto, da quelle pagine che fissava. Passato e presente si incontrano, reale e virtuale si fondono. Una coinvolgente storia per immagini di pochi minuti per introdurre la 14° edizione di OtherMovie – Lugano Film Festival che quest’anno ha come tema ‘Identità: la memoria che nutre il futuro”. Presentato a Milano nella sede della Stampa Estera dal direttore Drago Stevanovic, dall’arch. Piero Boschetto, da Luca M. Venturi, giornalista e architetto, moderati dalla giornalista Tatjana Dordevic, il premio si svolgerà dal 29 marzo al 5 aprile, con un prefestival dal 25 marzo, a Lugano. Con i suoi lungo e cortometraggi OtherMovies invita a riflettere sulla memoria nella vita, nella società, nella cultura e nell’arte come fondamento del concetto di identità.

    “OtherMovies è un festival particolare, più piccolo, più alternativo e dalla durata più lunga rispetto al più conosciuto Festival del Cinema di Locarno” – precisa Drago Stevanovic, che aggiunge “le nostre sono piccole produzioni, indipendenti, non distribuite che si focalizzano su varie tematiche tutte legate all’identità. Sono film in lingua originale, con sottotitoli, provenienti dalle più disparate parti del mondo, non solo drammatici ma anche ironici”. Una sessantina di film, oltre quaranta dei quali in concorso, e circa una trentina di ospiti, per raccontare il cinema, e l’arte, da diverse prospettive. Come hanno sottolineato gli organizzatori, infatti, quest’anno è stata prediletta la chiave narrativa comica che permette di trattare con leggerezza temi profondi. E, non a caso, Drago Stevanovic cita il film Home Swiss Home, del regista Geert Smets, in cui un americano in Svizzera si imbatte negli stereotipi che del paese elvetico ha chi si appresta a viverlo. Una visione che spesso fa il paio con il pregiudizio e la mancanza di conoscenza di luoghi e popoli e nella quale lo stesso Stevanovic si è imbattuto da ‘immigrato’ in Svizzera molti anni fa. Non solo equivoci, nella commedia La lunga corsa di Andrea Magnani, ad esempio, identità e libertà saranno raccontate dal punto di vista di un ragazzo nato in carcere che conosce solo quella realtà, mentre Ridatemi le mie ossa di Patrizio La Bella affronta il tema del rapimento e della vendita di bambini.

    Durante la presentazione milanese si è parlato anche del binomio apparentemente ‘strano’, eppure molto concreto tra il cinema e l’architettura. Come ha sottolineato l’architetto e giornalista Luca M. Venturi “il cinema è l’architettura dei sogni, grazie al cinema conosciamo molta architettura e design”, invitando a riflettere anche su quanto una sana urbanistica nelle città limiti la delinquenza e il degrado. Ma non solo, Venturi ricorda quanto, riferendosi alla tematica del festival, la memoria e la storia siano presenti nella storia dell’arte e perciò l’architettura rappresenta la possibilità di fare sempre quel passo in più che lascia il segno. A fargli eco l’Arch. Boschetti che presenta la serata del Festival dedicata proprio all’architettura in cui sarà affrontato il tema del riuso e della nuova vita edifici mantenendo l’identità del luogo, come accaduto per la Clinica federale di riabilitazione che sarà raccontato in un cortometraggio.

    Non solo film ma anche libri che affrontano il tema dell’identità e della memoria come Il vento da Est della giornalista e scrittrice Tatjana Dordevic che racconta un pezzo di storia della Jugoslavia a trent’anni dalla guerra che sconvolse i Balcani.

  • A Milano la mostra dedicata all’Art Decò, i dieci anni fulgidi tra le due guerre mondiali

    Si intitola Art Déco. Il trionfo della modernità la mostra che Palazzo Reale a Milano, dal 27 febbraio al 29 giugno, dedica ad uno dei periodi di più fervida creatività e di buon gusto. Nel 2025 si celebra, infatti, il centenario di uno dei più noti eventi espositivi del Novecento: l’Exposition internationale des arts décoratifs et industriels modernes, aperta a Parigi nel 1925. Un evento che codificò non solo un nuovo gusto estetico internazionale, diffusosi rapidamente in Europa nel primo dopoguerra, appunto lo “Stile 1925” o “Art Déco”, ma che in particolare decretò universalmente il successo delle arti decorative italiane. In questa nuova dimensione raffinata ed elegante si pongono le fondamenta per quella sintesi fatta di qualità dei materiali, straordinarie competenze tecniche e creatività uniche, nota in tutto il mondo come “Made in Italy”.

    Curata da Valerio Terraioli, promossa dal Comune di Milano-Cultura e prodotta da Palazzo Reale e 24 ORE Cultura-Gruppo 24 ORE, la mostra vede il contributo del MIC-Museo Internazionale delle Ceramiche di Faenza e della Fondazione Vittoriale degli Italiani di Gardone (Brescia), che hanno prestato importanti pezzi per la realizzazione del progetto espositivo che ha come obiettivo quello di approfondire la genesi, lo sviluppo e la rapida fine dell’Art Déco. Se infatti in Francia e in Italia l’Art Déco durerà effettivamente solo un decennio, questo fenomeno stilistico avrà però modo di riverberarsi nel resto del mondo ancora per tutti gli anni Trenta.

    250 le opere presenti a Palazzo Reale: dai vetri alle porcellane alle maioliche ai centro tavola, dalle opere d’arte stricto sensu come dipinti, sculture, oggetti d’arredo, tessuti fino ad abiti haute couture, accessori, alta oreficeria, ma anche vetrate e mosaici che rimandano agli ambienti lussuosi di hotel, stazioni e mezzi di trasporto di lusso, come aerei e transatlantici.

    Art Déco. Il trionfo della modernità” non solo  propone una specifica attenzione alle  preziose manifatture che definirono – in particolar modo in Francia e in Italia – la cifra stilistica della ‘modernità’ degli anni Venti, ma vuole anche aprire una finestra più ampia su quel periodo storico assolutamente affascinante, evocando sullo sfondo tratti della società europea: i luoghi e i modi di vivere, la moda, l’architettura, il progresso tecnologico e il proto-design, senza dimenticare le incertezze e le continue tensioni economiche e sociali che caratterizzarono questo fragile decennio dopo la fine del primo conflitto mondiale.

    Dal 1920 al 1930 la società europea vive una parentesi di gioia travolgente, dove le avanguardie artistiche si intrecciano con forme di splendore e di glamour sempre più ricche. Parigi, Londra, Milano, Monaco, Vienna, Praga e Berlino diventano il palcoscenico di un’eleganza cinica e scintillante, dove ogni angolo riflette un’atmosfera unica, sospesa tra il desiderio di rinnovamento e il tentativo di superare i ricordi degli orrori della Prima Guerra Mondiale. Le residenze alto borghesi e i palazzi si trasformano in palcoscenici di bellezza e di stile di vita, salotti e ville urbane sono colmi di oggetti di raffinata eleganza da esibire come simbolo di un lusso impareggiabile.

    Il gusto déco connota particolari ambienti non solo di uso privato, ma caratterizza lo stile di ambienti ad uso collettivo, come le stazioni ferroviarie, i teatri, le sale cinematografiche e moltissimi palazzi pubblici, ma anche la cartellonistica pubblicitaria, la scultura e la pittura, la moda, la produzione automobilistica e il cinema.

    È questo il momento delle prime trasmissioni radiofoniche, delle navi transatlantiche, dei dirigibili, degli aerei che riducono le distanze e della nascita di Hollywood, che darà vita a un nuovo immaginario collettivo.

    Il mondo vive un periodo di rapido progresso tecnologico che trasforma la società. I cartelloni pubblicitari, protagonisti nelle città, utilizzano colori vivaci e slogan dinamici per promuovere prodotti e plasmare nuovi stili di vita. La pubblicità si intreccia con la nascita dei grandi magazzini, templi della modernità urbana, come La Rinascente a Milano, che offrono merci di ogni tipo in spazi eleganti e illuminati, trasformando l’acquisto in un’esperienza sociale.

    Parallelamente, l’elettrificazione e l’industrializzazione rivoluzionano la vita quotidiana con la diffusione di tram, radio e fabbriche dotate di catene di montaggio.

    Nelle sale si susseguono le invenzioni per la Richard-Ginori di Gio Ponti, ma anche le opere ideate da Tomaso Buzzi, Paolo Venini, Galileo Chini, dell’artista del vetro Vittorio Zecchin, del maestro ebanista Ettore Zaccari, dell’orafo Alfredo Ravasco. Una generazione di artisti, artigiani, architetti e designer che ha sancito indiscutibilmente la nascita del design italiano.

    Questa esuberanza però non è priva di ombre: il progresso, il lusso e la bellezza che dominano la scena sono anche segno di un’epoca che non sembra consapevole della propria fragilità. La borghesia vive in un’escalation di eccesso, velocità e desiderio di stupire, mentre l’Europa sta per entrare nel periodo oscuro segnato dall’ascesa delle dittature.

    Numerose le iniziative in città celebreranno l’Art Decò durante il periodo espositivo. Tra queste, una serie di film d’epoca al Cinema Arlecchino e, grazie alla collaborazione tra Palazzo Reale e la Fondazione FS Italiane, l’opportunità di visitare il Padiglione Reale in Stazione Centrale che, per l’occasione, sarà punto di partenza di una serie di tour guidati in città – a piedi e in bicicletta – alla scoperta di edifici, interni e dettagli architettonici déco che hanno segnato un’epoca.

  • Il pittore russo Safronov regala al Papa il ritratto che ha viaggiato nell’orbita terrestre

    Nikas Safronov è una delle figure iconiche dell’arte contemporanea russa, conosciuto e apprezzato in tutto il mondo per i suoi ritratti a capi di Stato e celebrità. Anche da Papa Francesco è tra i suoi estimatori dopo essere rimasto colpito dal dipinto che raffigurava il primo luogo del suo ministero, il Santuario di San José de Flores a Buenos Aires. In questi giorni il Pontefice ha ricevuto l’artista in Vaticano il quale gli ha donato il suo ritratto. L’opera ha visitato la Stazione Spaziale Internazionale da marzo a fine settembre 2022, è stata nello spazio e insieme all’equipaggio ha compiuto più di 3.000 giri intorno alla Terra. Ora il dipinto di Safronov ha conquistato un posto speciale nella collezione del Pontefice.

    Papa Francesco ha sempre sottolineato l’importanza della cultura russa e la sua inseparabilità dalla cultura mondiale e dopo aver invitato Safronov a tenere mostre in Europa, anche in Vaticano, ha espresso la speranza che la cultura russa sia sempre presente sulla scena culturale mondiale.

    L’attività creativa di Nikas Safronov è iniziata nel 1978, quando è stata organizzata la sua prima mostra personale a Panevezys, e da allora la sua fama di brillante simbolista, ritrattista e sperimentatore è cresciuta di mostra in mostra, di conferenza in conferenza. Nikas ha aperto una nuova direzione nell’arte mondiale Dream Vision, ma l’artista lavora costantemente nel realismo. All’attivo, solo negli ultimi 10 anni, ci sono più di trecentoventi mostre personali in tutto il mondo visitate da centinaia di migliaia di persone.

    Questo non è il primo incontro di Safronov con un Pontefice, all’inizio degli anni 2000 aveva incontrato Papa Giovanni Paolo II.

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