Arte

  • Trame resistenti

    Ciao Paola ci hanno parlato dei tuoi corsi di tessitura a mano al telaio sull’isola di Alicudi. Ci racconti un po’ di te e come è nata l’idea?

    Le mie origini sono eoliane. Sono nata a Lipari, luogo in cui ho trascorso la mia infanzia e in cui ho deciso di tornare a vivere cinque anni fa. L’incontro con la tessitura (6 anni fa) è stato casuale. È avvenuto in età più matura ed è stato per me come essere tornata nella propria casa. E in effetti è accaduto tutto proprio al mio rientro a Lipari. Qui incontrai una tessitrice francese che viveva lì e che mi prestò un suo antico telaio per continuare a coltivare la mia recente passione.

    La scorsa estate, in piena pandemia, decisi di trasferirmi ad Alicudi, l’isola più lontana e luogo che, se fosse possibile immaginare geograficamente i sentimenti, rappresenterebbe di certo l’amore, un felice perimetro esistenziale e grande fonte di ispirazione per il mio lavoro. Uno dei miei obiettivi è quello di far dialogare la tradizione antica della tessitura manuale con il design contemporaneo. La produzione si caratterizza per la ricerca di geometrie, di scelte cromatiche, che trovano ispirazione nella mescolanza degli elementi, luoghi, colori mediterranei ed eoliani. Il risultato è una piccola produzione di tessuti realizzati utilizzando telai a pedali a 4 e a 8 licci, telai quadro e telai a tensione e un telaio a leve a 8 licci.

    Secondo te, perché oggi ha senso fare un corso di tessitura al telaio?

    Come tutti i lavori manuali anche la tessitura richiede tempo, pazienza e dedizione. La tessitura è, inoltre, studio, composizione, pensiero armonico e matematico. Sono profondamente convinta dell’enorme valore culturale, sociale e terapeutico del lavoro artigianale, e in particolare della tessitura. Aprire le porte a questo mondo, alle lentezze antiche e contemporanee al tempo stesso, è una grande avventura di spirito e di pensiero. In questo tempo strano e immobile al quale ci stiamo via via abituando, credo che potersi esprimere con la manualità, attraverso il tatto, semplice senso che ci è interdetto ora, possa rappresentare un piccolo dono; una piccola boa luminosa.

    Sono in programma dei corsi? E come ci si può iscrivere?

    La mia casa atelier è aperta a chiunque voglia fare questa esperienza tutto l’anno. Non ho delle date stabilite. Propongo corsi residenziali individuali sia corsi di gruppo (fino a un massimo di 4 persone) con telai a tensione e telai quadro, ed è possibile chiedere informazioni scrivendomi all’indirizzo mail: info@mouloudbottegatessile.com.

    Questo è il mio sito web: www.mouloudbottegatessile.com e questi i miei canali social:

    FB: Mouloud Bottega Tessile;

    IG: mouloud_bottega_tessile

    Chiunque voglia condividere questa esperienza è benvenuto.

     

    Non sono le perle a fare la collana. E’ il filo!

    (Detto contadino)

  • Qhapaq Ñan. La grande strada Inca

    I musei di Milano cominciano ad aprire le porte al pubblico, tra questi il Mudec che dal 9 febbraio ha ripreso ad accogliere i visitatori con la nuova mostra archeologica “Qhapaq Ñan. La grande strada Inca”, visitabile con i nuovi orari del museo da martedì a venerdì, dalle ore 10 alle 19:30 (ultimo ingresso 30 minuti prima).

    Nonostante le difficoltà e la chiusura dovuta all’emergenza Covid il lavoro di ricerca e di studio del Mudec non si è mai fermato, e anzi l’impegno di tutto lo staff scientifico del museo ha permesso di accelerare un processo – già previsto e in corso da tempo – di riflessione ed evoluzione del lavoro di studio, conservazione e divulgazione, dando di fatto una spinta culturale innovativa che oggi si è concretizzata in un nuovo progetto espositivo.

    La mostra che ha appena aperto i battenti è il risultato del lavoro di studio e di ricerca che il Museo delle Culture porta avanti dal 2015, sia sul campo attraverso campagne di scavo su una serie di siti Inca provinciali in Argentina, sia nei depositi del museo dove ha sede un’importante collezione di reperti imperiali, alcuni dei quali verranno presentati e raccontati al pubblico attraverso questa mostra per la prima volta.

    Curata da Carolina Orsini, conservatrice delle raccolte archeologiche ed etnografiche del Museo delle Culture di Milano, la mostra è composta da sette sezioni e sarà l’occasione per far conoscere il patrimonio inca proveniente dalla collezione etnografica permanente del museo e per portare all’attenzione del pubblico i lavori di rilievo e scavo nonché le ultime scoperte effettuate dai ricercatori del Mudec lungo il cammino inca del nord ovest dell’Argentina.

    Con i suoi 30.000 chilometri di estensione dall’Ecuador fino all’Argentina, il Qhapaq Ñan o Strada Reale degli Inca è la più grande impresa ingegneristica del continente americano del periodo pre-conquista (XV-XVI sec.).

    Al suo arrivo in Perù nell’anno 1532, il cronista spagnolo Pedro Cieza de León scriveva con grande ammirazione che le strade locali “superavano quelle romane e quella che Annibale fece costruire sulle Alpi“. Si riferiva al grande sistema viario costruito dagli Inca per spostare uomini e merci lungo il loro vasto impero, ai tempi esteso dall’Ecuador al nord del Cile e dell’Argentina. Oggi, molte strade moderne seguono il suo antico tracciato.

    Seguendo idealmente una carovana di lama i visitatori conosceranno l’ingegneria della grande strada ma anche il suo significato sociale e simbolico.

    La mostra rimarrà visitabile – con ingresso libero senza prenotazione – fino al 25 aprile 2021.

  • La Commissione avvia la fase di progettazione del Nuovo Bauhaus europeo

    La Commissione ha avviato la fase di progettazione dell’iniziativa Nuovo Bauhaus europeo annunciata dalla Presidente von der Leyen nel discorso sullo stato dell’Unione 2020. Il Nuovo Bauhaus europeo è un progetto ambientale, economico e culturale che mira a combinare design, sostenibilità, accessibilità, anche sotto il profilo economico, e investimenti per contribuire alla realizzazione del Green Deal europeo. I valori fondamentali del Nuovo Bauhaus europeo sono quindi sostenibilità, estetica e inclusività. La fase di progettazione intende sfruttare un processo di cocreazione per plasmare il concetto esaminando le idee, individuando le esigenze e le sfide più urgenti, e collegare tra loro i portatori d’interessi. Come elemento della fase di progettazione, questa primavera la Commissione avvierà la prima edizione del premio Nuovo Bauhaus europeo.

    La fase di progettazione sfocerà nell’apertura degli inviti a presentare proposte nell’autunno prossimo per dare vita alle idee del Nuovo Bauhaus europeo in almeno cinque sedi negli Stati membri dell’UE, grazie all’impiego di fondi dell’UE a livello nazionale e regionale.

    Il nuovo Bauhaus europeo è un’iniziativa creativa che abbatte i confini tra scienza e tecnologia, arte, cultura e inclusione sociale, per consentire al design di trovare soluzioni ai problemi quotidiani.

    Sul sito web dedicato lanciato oggi, artisti, designer, ingegneri, scienziati, imprenditori, architetti, studenti e chiunque sia interessato possono mettere in comune esempi di iniziative stimolanti per il Nuovo Bauhaus europeo, idee su come configurarlo e sui futuri sviluppi, e anche le difficoltà, i dubbi, le sfide.

    Comincia qui un processo innovativo di coprogettazione. Le organizzazioni che desiderano rafforzare il proprio impegno in questo processo possono diventare “partner del Nuovo Bauhaus europeo” rispondendo all’invito sul sito web.

    Nei prossimi mesi la Commissione assegnerà premi agli esempi proposti che rappresentano l’integrazione dei valori fondamentali dell’iniziativa e che possono animare il dibattito sui luoghi in cui viviamo e la loro trasformazione.

    Nella prossima fase dell’iniziativa, quella di “realizzazione”, saranno avviati cinque progetti pilota per coprogettare nuove soluzioni che siano sostenibili, inclusive e abbinate allo stile. La terza fase sarà quella di “diffusione” delle idee e dei concetti che definiscono il nuovo Bauhaus europeo attraverso nuovi progetti, la creazione di reti e la condivisione delle conoscenze, in Europa e altrove.

     

  • Il collezionista d’arte in Italia è un over 50 del Nord

    I collezionisti italiani hanno un’età media poco superiore ai 58 anni, sono laureati, tra loro prevalgono gli uomini (75%) rispetto alle donne, anche se queste ultime stanno aumentando sempre più arrivando a un 35%. E risiedono per il 70% nelle regioni più ricche del Paese (Piemonte, Liguria, Lombardia, Veneto, Emilia-Romagna, Trentino-Alto Adige, Friuli-Venezia-Giulia), al Centro solo l’11%, al Sud il 7% e all’estero il 4%. E’ questo l’identikit a cui si è arrivati nell’indagine sui collezionisti privati, raccolta nel primo volume di una collana dedicata al mercato dell’arte, edita da Gallerie d’Italia | Skira e promossa da Intesa Sanpaolo Private Banking. Durante la presentazione in streaming della ricerca, Guido Guerzoni dell’Università Bocconi, che ha profilato il collezionista, ha messo in luce proprio come la presenza femminile rappresenti un tratto inatteso. E che avvicina l’Italia a quanto già accade in Germania e in America, con il collezionismo femminile.

    Dalla ricerca, inoltre, emerge che l’interesse maggioritario è per l’arte contemporanea, richiesta dal 94%. I fattori emotivi sono predominanti nella scelta delle opere e della composizione della collezione (98%), anche se il 30% circa del campione ha espresso almeno una motivazione di natura economica, come la potenziale rivalutazione dell’opera (35%), la conservazione del capitale (28%), la liquidabilità dell’opera (15%). Da questi dati si capisce che si stanno affermando nuove categorie di beni rifugio. Il mercato dell’arte e dei beni da collezione è considerato, da oltre un decennio, un settore economico consolidato oggetto di crescenti attenzioni da parte di analisti, studiosi, istituti di credito e investitori istituzionali. Se prima i ‘collectables’ erano percepiti come “beni rifugio”, sebbene pochi collezionisti acquistassero per investire, ora sono considerati strumenti finanziari e investimenti autonomi, alternativi o complementari rispetto a quelli più tradizionali, in grado di costituire una distinta asset class.

  • Boom dell’arte italiana a New York

    L’arte italiana negli Usa va forte e Magazzino Italian Art, il museo dedicato all’Arte Povera a Cold Springs nella valle dell’Hudson, annuncia un ampliamento strategico con la costruzione di un nuovo edificio per mostre, eventi e programmi didattici. Disegnato dagli architetti Alberto Campo Baeza e Miguel Quismondo (autore quest’ultimo della sede principale di Magazzino), il nuovo padiglione di 1200 metri quadri porterà a un totale di tremila metri quadri gli spazi a disposizione consentendo un rafforzamento di programmi in continua crescita.

    I lavori partiranno nella primavera 2021, mentre la programmazione e le mostre continueranno senza interruzioni nell’edificio principale. Fondato dai collezionisti Nancy Olnick e Giorgio Spanu e aperto dal giugno 2017, Magazzino ha nel frattempo allargato in modo significativo il programma di mostre ed eventi, proponendosi, oltre che nella continua esplorazione dell’Arte Povera e dell’arte italiana del dopoguerra, come piattaforma per artisti contemporanei attraverso la commissione di nuove opere: da ultimo attraverso il programma “Homemade” per artisti italiani in lockdown a New York durante la pandemia: una di queste, dell’artista palermitano residente a Brooklyn Francesco Simeti, è stata proiettata questa settimana sulla facciata del Consolato Generale d’Italia su Park Avenue.

    “Magazzino è nato con la finalità di servire da polo culturale e risorsa per la comunità, dando la possibilità di creare legami, spunti di interesse e connessioni con l’arte e la creatività italiane”, ha detto il direttore Vittorio Calabrese, annunciando il nuovo padiglione che “darà la possibilità di offrire un servizio migliore ai nostri visitatori grazie anche alla flessibilità degli spazi”. Per la Olnick e Spanu, la costruzione del nuovo padiglione servirà a coinvolgere ulteriormente la comunità della Valle dell’Hudson sia nella fase della costruzione, affidata a manodopera locale, sia nell’offerta didattica.

    Costruito sul terreno di circa 4 ettari che circonda il museo, il nuovo edificio sarà adiacente, ma indipendente da quello principale di cui rispecchierà la struttura architettonica lineare. Finestre e lucernari favoriranno un dialogo tra arte, architettura e paesaggio. Ci saranno 3 nuove gallerie, due al primo piano e una terza al piano inferiore, dove saranno esposte sculture di piccola dimensione, vetri di Murano e ceramiche. Il piano inferiore ospiterà anche una sala multifunzionale per proiezioni cinematografiche, conferenze, conversazioni e altri eventi. Al piano superiore, caffetteria e sala lettura, con posti a sedere interni ed esterni, offriranno ai visitatori momenti di relax.

  • Frida Kahlo – Il caos dentro

    Aperta da sabato 10 ottobre, negli spazi della Fabbrica del Vapore a Milano, la mostra Frida Kahlo Il caos dentro, un percorso sensoriale altamente tecnologico e spettacolare che immerge il visitatore nella vita della grande artista messicana, esplorandone la dimensione artistica, umana, spirituale.

    Prodotta da Navigare con il Comune di Milano, con la collaborazione del Consolato del Messico di Milano, della Camera di Commercio Italiana in Messico, della Fondazione Leo Matiz, del Banco del Messico, della Galleria messicana Oscar Roman, del Detroit Institute of Arts e del Museo Estudio Diego Rivera y Frida Kahlo, la mostra è curata da Antonio Arévalo, Alejandra Matiz, Milagros Ancheita e Maria Rosso e rappresenta una occasione unica per entrare negli ambienti dove la pittrice visse, per capire, attraverso i suoi scritti e la riproduzione delle sue opere, la sua poetica e il fondamentale rapporto con Diego Rivera, per vivere, attraverso i suoi abiti e i suoi oggetti, la sua quotidianità e gli elementi della cultura popolare tanto cari all’artista.

    La mostra, dopo una spettacolare sezione multimediale con immagini animate e una avvincente cronistoria raccontata attraverso le date che hanno segnato le vicende personali e artistiche della pittrice, entra nel vivo con la riproduzione minuziosa dei tre ambienti più vissuti da Frida a Casa Azul, la celebre magione messicana costruita in stile francese da Guillermo Kahlo nel 1904 e meta di turisti e appassionati da tutto il mondo: la camera da letto, lo studio realizzato nel 1946 al secondo piano e il giardino.

    Segue la sezione I colori dell’anima, curata da Alejandra Matiz, direttrice della Fondazione Leo Matiz di Bogotà, con i magnifici ritratti fotografici di Frida realizzati dal celebre fotografo colombiano Leonet Matiz Espinoza (1917-1988). Matiz, considerato uno dei più grandi fotografi del Novecento, immortala Frida in spazi di quotidianità: il quartiere, la casa e il giardino, lo studio.

    Al piano superiore la mostra prosegue con una sezione dedicata a Diego Rivera: qui troviamo proiettate le lettere più evocative che Frida scrisse al marito. E una stanza dedicata alla cultura e all’arte popolare in Messico, che tanta influenza ebbero sulla vita di Frida, trattate su grandi pannelli grafici dove se ne raccontano le origini, le rivoluzioni, l’iconografia, gli elementi dell’artigianato: gioielli, ceramiche, giocattoli. Esposti alcuni esempi mirabili di collane, orecchini, anelli e ornamenti propri della tradizione che hanno impreziosito l’abbigliamento di Frida. Nella sezione seguente sono esposti gli abiti della tradizione messicana che hanno ispirato ed influenzato i modelli usati dalla Kahlo: gonne ampie e coloratissime, scialli e camiciole, copricapo e collane.

    Il focus sulla tradizione messicana procede con la sezione dedicata ad alcuni dei più conosciuti murales realizzati da Diego Rivera in varie parti del mondo: saranno proiettati nella loro interezza e in alcuni dettagli i ventisette pannelli murali che compongono il Detroit Industry Murals (Detroit, 1932), il Pan American Unity Mural (San Francisco, 1940) e Sueño de una tarde dominical en la Alameda Central (Città del Messico).

    Nella sezione FRIDA E IL SUO DOPPIO sono esposte le riproduzioni in formato modlight di quindici tra i più conosciuti autoritratti che Frida realizzò nel corso della sua carriera artistica, tra cui Autoritratto con collana (1933), Autoritratto con treccia (1941), Autoritratto con scimmie (1945), La colonna spezzata (1944), Il cervo ferito (1946), Diego ed io (1949). Il modlight è una particolare forma di retroilluminazione omogenea, in cui ogni dipinto, precedentemente digitalizzato, viene riprodotto su uno speciale film mantenendo inalterate le dimensioni originali.

    A conferma della grande fama globale di cui la pittrice messicana gode, la mostra prosegue con una straordinaria collezione di francobolli, dove Frida è stata effigiata, una raccolta unica con le emissioni di diversi stati.

    Il percorso comprende anche l’opera originale di Frida del 1938 Piden Aeroplanos y les dan Alas de Petate – Chiedono aeroplani e gli danno ali di paglia e sei litografie acquerellate originali di Diego Rivera.

    Lo spazio finale è riservato alla parte ludica e divertente dell’esposizione: la sala multimediale 10D combina video ad altissima risoluzione, suoni ed effetti speciali ed è una esperienza sensoriale di realtà aumentata molto emozionante, adatta a grandi e piccoli.

  • Il negazionismo culturale

    La nostra cultura rappresenta la sintesi felice di una storia millenaria e si esprime attraverso dei capolavori unici che da ogni parte del mondo vengono ad ammirare.

    La bellezza e la capacità di rappresentarla attraverso una scultura, un quadro o un’altra opera diventano un capolavoro da osservare ed ammirare in religioso silenzio cogliendo in ogni particolare la grandezza dell’autore.

    Solo una mente malata e mediocre può immaginare di coprire le intimità di questa meraviglia con l’unico fine di non “offendere” culture diverse che potrebbero non apprezzare tale magnificenza.

    La cultura, va ricordato, rappresenta un valore universale in quanto espressione della mente e della capacità di rappresentare un pensiero nelle diverse forme artistiche. La sua espressione, quindi, non può trovare alcuna censura in quanto il pensiero è, per sua stessa natura, libero.

    Un capolavoro, inoltre, racchiude in sé, anche attraverso la semplice ammirazione, la possibilità di elevarsi a quote culturali nuove anche se mai prossime a quelle dell’autore.

    Il governo adesso intende coprire le nudità di questi capolavori dimostrando, con la medesima cecità culturale del negazionismo della Shoah, la volontà di un negazionismo culturale del nostro Paese è della nostra storia.

    Se, e solo se, il mondo culturale nella sua interezza dimostrerà di essere in grado di reagire al “colpo di stato culturale” opponendosi con forza a questa decisione scellerata del governo dimostreremo di avere ancora qualche possibilità di riprenderci da questa metastasi culturale negazionista.

    Mai come adesso risulta evidente come il politicamente corretto rappresenti una versione 4.0 della dottrina massimalista che vede in una nuova rivoluzione culturale di genesi maoista il futuro culturale del paese.

    In questa terribile visione anche un capolavoro artistico risulta assoggettato ad una valutazione arbitraria di soggetti politici tale da portarlo alla sua censura.

    Questo accade oggi in Italia. Un paese che velocemente sta passando da un negazionismo culturale ad un socialismo reale.

  • The Dreamers. Sognatori nel tempo dell’abbandono

    Non c’è un perché e neppure un giorno preciso in cui è nato in lei il desiderio di esplorare quei luoghi nascosti, abbandonati, dimenticati dalla memoria collettiva ma che, guardandoli, sanno fare esplodere tutte le emozioni che un’anima possa provare per poi narrarle con le immagini, i colori, a metà strada tra il delirio onirico e le verità a lungo celate. Con la mostra The Dreamers. Sognatori nel tempo dell’abbandono, negli spazi di Vento&Associati presso la Fabbrica del Vapore a Milano, Donatella Izzo, artista milanese, racconta di spazi vuoti, decadenti, manicomi dove prende vita un passato non lontano da noi in cui uomini, donne, bambini sono stati rinchiusi, annientati perché ritenuti folli, diversi, ingombranti, incompresi ma dei quali forse andava solo capita la voglia di vivere in maniera creativa, non convenzionale, libera da regole o, più semplicemente, attraversata da patologie che la non conoscenza del tempo, il pregiudizio e la superstizione richiedevano l’allontanamento e la vita nel dimenticatoio.

    Donatella Izzo entra nei manicomi deserti, molti dei quali ormai in preda all’incuria e all’abbandono, e ricompone con delicatezza e amore le fattezze più soavi e armoniose delle visioni incantate dei matti. E così ecco scorrere geishe amorose, monaci oranti in estasi, combattenti nipponici in quei luoghi che sono le icone dell’abisso in cui sono state condannate a soffrire alcune vittime sacrificali in un tempo dimenticato dal quale giungono lontane le grida di dolore causate dalle violenze subite in nome di un ritorno ad una ‘normalità’ imposta.

    La mostra, che si inserisce nella programmazione estiva della Fabbrica del Vapore, è un varco aperto nella memoria sepolta delle avventure più feroci e infami della mente, scopre i registri del delirio quotidiano di esseri umani che erano dimenticati ancora prima di essere censiti dalle anagrafi.

    Curata da Matteo Galbiati e inserita nel progetto Spazio al Talento del Comune di Milano con il Sostegno di Fondazione Cariplo, The Dreamers. Sognatori nel tempo dell’abbandono sarà visitabile fino al 31 ottobre 2020 in via Procaccini, 4 – Lotto 11.

  • In arrivo a Milano alla Fabbrica del Vapore ‘Frida Kahlo. Il caos dentro’

    Frida Khalo torna a Milano dopo quasi due anni per aprirci il suo mondo, i suoi colori, le sue passioni, le sue stanze. Dal 10 ottobre 2020 al 28 marzo 2021 alla Fabbrica del Vapore di Milano arriva infatti Frida Khalo. Il caos dentro, un percorso sensoriale altamente tecnologico e spettacolare che immerge il visitatore nella vita della grande artista messicana, esplorandone la dimensione artistica, umana, spirituale.

    Prodotta da Navigare con il Comune di Milano, con la collaborazione del Consolato del Messico di Milano, della Camera di Commercio Italiana in Messico, della Fondazione Leo Matiz, del Banco del Messico, della Galleria messicana Oscar Roman, del Detroit Institute of Arts e del Museo Estudio Diego Rivera y Frida Khalo, la mostra è curata da Antonio Arèvalo, Alejandra Matiz, Milagros Ancheita e Maria Rosso e rappresenta un’occasione unica per entrare negli ambienti dove la pittrice visse, per capire, attraverso i suoi scritti e la riproduzione delle sue opere, la sua poetica e il fondamentale rapporto con Diego Rivera, per vivere, attraverso i suoi abiti e i suoi oggetti, la sua quotidianità e gli elementi della cultura popolare tanto cari all’artista.

    In attesa di visitarla raccontiamo cosa lo spettatore potrà vedere nei prossimi mesi, provando ad immaginare il tripudio di colori e fantasia al quale assisterà.

    La mostra, dopo una spettacolare sezione multimediale con immagini animate e una avvincente cronistoria raccontata attraverso le date che hanno segnato le vicende personali e artistiche della pittrice, entra nel vivo con la riproduzione minuziosa dei tre ambienti più vissuti da Frida a Casa Azul, la celebre magione messicana costruita in stile francese da Guillermo Kahlo nel 1904 e meta di turisti e appassionati da tutto il mondo: la camera da letto, lo studio realizzato nel 1946 al secondo piano e il giardino.

    Dopo la sezione ‘I colori dell’anima’ con i magnifici ritratti fotografici di Frida realizzati dal celebre fotografo colombiano Leonet Matiz Espinoza, si passa al piano superiore con una sezione dedicata a Diego Rivera in cui verranno proiettate le lettere più evocative che Frida scrisse al marito. E una stanza dedicata alla cultura e all’arte popolare in Messico, che tanta influenza ebbero sulla vita della Khalo, trattate su grandi pannelli grafici dove se ne raccontano le origini, le rivoluzioni, l’iconografia, gli elementi dell’artigianato: collane, orecchini, anelli e ornamenti propri della tradizione che hanno impreziosito l’abbigliamento di Frida. Nella sezione seguente sono esposti gli abiti della tradizione messicana che hanno ispirato ed influenzato i modelli usati dalla celebre artista.

    Nella sezione FRIDA E IL SUO DOPPIO sono esposte le riproduzioni in formato modlight di quindici tra i più conosciuti autoritratti che la Khalo realizzò nel corso della sua carriera artistica, tra cui Autoritratto con collana (1933), Autoritratto con treccia (1941), Autoritratto con scimmie (1945), La colonna spezzata (1944), Il cervo ferito (1946), Diego ed io (1949).

    A conferma della grande fama globale di cui la pittrice messicana gode, la mostra prosegue con una straordinaria collezione di francobolli, dove Frida è stata effigiata, una raccolta unica con le emissioni di diversi Stati.

    Il percorso comprende anche l’opera originale di Frida del 1938 Piden Aeroplanos y les dan Alas de Petate – Chiedono aeroplani e gli danno ali di paglia – e sei litografie acquerellate originali di Diego Rivera.

    Lo spazio finale è riservato alla parte ludica e divertente dell’esposizione: la sala multimediale 10D combina video ad altissima risoluzione, suoni ed effetti speciali ed è una esperienza sensoriale di realtà aumentata molto emozionante, adatta a grandi e piccoli.

    Non resta che aspettare qualche mese per essere catapultati, come d’incanto, dal centro di Milano alla casa Azul.

  • La ‘New York bene’ fugge dal coronavirus, le gallerie d’arte la inseguono negli Hamptons

    Se la montagna non va da Maometto, Maometto va alla montagna. Nella fattispecie, se i facoltosi clienti non frequentano più di persona le gallerie d’arte di New York chiuse per il coronavirus, sono le gallerie a trasferirsi dove si sono spostati i ricchi clienti. Pace, Skarstedt, Max Levai di Marlborough, Van de Weghe Fine Art e la

    casa d’aste Sotheby’s stanno preparando ad aprire in spazi pop-up agli Hamptons, la colonia estiva dei vip newyorchesi che la pandemia ha trasformato da mesi in rifugio dal rischio contagio.

    Pace, la cui nuova maxisede a Chelsea è chiusa da marzo, ha deciso di aprire uno spazio espositivo a East Hampton con l’idea di mantenerlo accessibile fino al 12 ottobre. “Crediamo nell’interazione personale con l’arte”, ha spiegato il presidente e Ceo Marc Glimcher: di qui l’idea di “rimettere in piedi il business quest’estate partendo da East Hampton”.

    Da marzo, quando New York è entrata in quarantena, il numero di miliardari e collezionisti che si sono spostati nelle loro ville si è moltiplicato esponenzialmente, mentre la prospettiva di una seconda ondata rende la prospettiva di un rientro in massa in città a fine estate sempre più remota: “Non avevo mai visto nulla del genere”, ha detto Christophe Van de Weghe che finora non aveva mai considerato di aprire a East Hampton pur avendo una casa nella zona.

    Anche Sotheby’s ripartirà da East Hampton con una galleria pop-up in cui acquistare immediatamente opere d’arte e beni di lusso. “Nessuno veniva nel nostro palazzo di York Avenue”, ha spiegato all’agenzia Bloomberg David Schrader, capo della divisione vendite private globali: “Abbiamo deciso di portare quel che abbiamo da vendere dove si è spostata la gente che compra”. Skarstedt, che da marzo ha chiuso le gallerie di New York e Londra, conta di riaprire il 17 giugno su appuntamento con opere incluse anche nello stand virtuale di Art Basel tra cui dipinti di Kaws e de Kooning e prezzi da 300mila dollari a 8,5 milioni.

    Non sarà ovviamente business as usual: da Pace solo 12 visitatori per volta e due persone dello staff, tutti con mascherine, potranno occupare lo spazio allo stesso tempo, mentre gli addetti all’installazione delle opere dovranno riempire quotidianamente un questionario sanitario e lavorare in piccole squadre per minimizzare l’esposizione al virus. Un modello ancora più estremo è quello adottato dalla Alone Gallery, una nuova iniziativa di Levai di Marlborough con il gallerista Tripoli Patterson, dal 17 giugno trasferitosi in un magazzino di Wainscott con una mostra di Alex Katz. Un solo cliente (o una famiglia fino a 4 persone) può entrare nello spazio protetto da video-sorveglianza per un massimo di 30 minuti su appuntamento. All’ingresso, maschere, disinfettante e copri-scarpe per non contaminare la galleria, pulita da cima a fondo quotidianamente.

Back to top button

Adblock Detected

Please consider supporting us by disabling your ad blocker