Arte

  • Mostra Guggenheim a Palazzo Reale di Milano: dal 7 settembre aprono le prevendite per i visitatori individuali

    Cresce l’attesa per la mostra “Guggenheim. La collezione Thannhauser, da Van Gogh a Picasso” in programma a Palazzo Reale a Milano dal prossimo 17 ottobre 2019 fino al 1 marzo 2020, lo confermano i 25.000 mila prenotati, che dalla fine di luglio hanno già acquistato la visita guidata riservata ai gruppi.

    Da sabato 7 settembre sarà possibile acquistare il biglietto anche per i visitatori individuali tramite il sito mostraguggenheimmilano.it o vivaticket.it, oppure telefonando al numero 02.92897755.

    La mostra, come preannunciato nell’articolo del  9 luglio (https://www.ilpattosociale.it/2019/07/09/da-van-gogh-a-picasso-in-mostra-a-milano-guggeneim-la-collezione-thannhauser/), presenterà oltre cinquanta capolavori dei grandi maestri impressionisti, post-impressionisti e delle avanguardie dei primi del Novecento tra cui Paul Cézanne, Edgar Degas, Paul Gauguin, Édouard Manet, Claude Monet, Pierre-Auguste Renoir, Vincent van Gogh e un nucleo importante di opere di Pablo Picasso, provenienti dalla collezione Justin K. Thannhauser del Museo Guggenheim di New York.

    Promossa e prodotta dal Comune di Milano Cultura, Palazzo Reale, MondoMostre Skira e organizzata in collaborazione con The Solomon R. Guggenheim Foundation, New York, la mostra è curata da Megan Fontanella, curatrice di arte moderna al Guggenheim. Il catalogo è edito da Skira.

  • Grazie Camilleri per averci richiamati alla complessa semplicità della vita

    Camilleri ci lascia un messaggio semplice e grandioso: la cultura è assaporare, amare, rispettare la vita nostra ed altrui, niente di più normale e niente di più difficile nella nostra epoca. Niente di più difficile della capacità di osservare, capire, apprezzare quello che ci circonda, di trovare, ritrovare quell’empatia che dovrebbe distinguere l’essere umano dal mostro. Camilleri ha riportato ciascuno alla sua reale dimensione e quanto ci lascia, con il suoi scritti e le sue parole, è una dimensione di comprensione, partecipazione, condivisione con l’essere umano e la natura, con la realtà che ci circonda. Quanto ci ha lasciato  resterà un monito, una speranza, per tutti coloro che vorranno  dedicare un po’ del loro tempo e della loro intelligenza a capire ed ascoltare. Molti anni fa avevo scritto “i libri ed i film sono la nostra vita negli occhi degli altri”, e i libri di Camilleri sono proprio questo, cerchiamo di apprezzare di più quello che viviamo e ringraziamo ancora una volta Camilleri per averci richiamato alla complessa semplicità della vita.

  • Da Van Gogh a Picasso: in mostra a Milano ‘Guggenheim. La collezione Thannhauser’

    Per la prima volta a Milano, terza e conclusiva tappa di un tour europeo che è partito dal Guggenheim di Bilbao per approdare poi all’Hotel de Caumont di Aix-en-Provence, la mostra Guggenheim. La collezione Thannhauser, da Van Gogh a Picasso. Dal 17 ottobre 2019 al 9 febbraio 2020, infatti, Palazzo Reale ospiterà circa cinquanta capolavori dei grandi maestri impressionisti, post-impressionisti e delle avanguardie dei primi del Novecento, tra cui Paul Cézanne, Edgar Degas, Paul Gauguin, Édouard Manet, Claude Monet, Pierre-Auguste Renoir, Vincent van Gogh e un nucleo importante di opere di Pablo Picasso. Promossa e prodotta dal Comune di Milano Cultura, Palazzo Reale, MondoMostre Skira e organizzata in collaborazione con The Solomon R. Guggenheim Foundation, New York, la mostra è curata da Megan Fontanella, curatrice di arte moderna al Guggenheim ed è stata presentata in anteprima il 9 luglio, per la sua importanza e unicità, alla presenza, tra gli altri, del sindaco di Milano, Giuseppe Sala, e Karole P.B. Vail., Direttrice della Collezione Peggy Guggenheim di Venezia.
    La mostra racconta la straordinaria collezione che negli anni Justin K. Thannhauser costruì per poi donarla, nel 1963, alla Solomon R. Guggenheim Foundation, che da allora la espone in modo permanente in una sezione del grande museo di New York. Per la prima volta i capolavori usciranno dagli Stati Uniti permettendo così a cultori, esperti, neofiti e amanti dell’arte di ammirare una delle collezioni più prestigiose del mondo. Tra le opere presenti a Milano ci saranno due dipinti di Pierre-Auguste Renoir, Donna con pappagallino e Natura morta: fiori; quattro dipinti di Georges Braque, tra cui Paesaggio vicino ad Anversa, Chitarra, bicchiere e piatto di frutta su un buffet, Teiera su fondo giallo; sei opere di Paul Cézanne, tra cui i due paesaggi Dintorni del Jas de Bouffan e il magnifico Bibémus. Spazio anche per Edgar Degas con tre splendide sculture in bronzo realizzate tra la fine dell’Ottocento e il primo decennio del Novecento: Ballerina che avanza con le braccia alzate, Danza spagnola e Donna seduta che si asciuga il lato sinistro; e poi il paesaggio Haere Mai di Paul Gauguin, opere di Monet (Il Palazzo Ducale, visto da San Giorgio Maggiore) e Manet (Davanti allo specchio e Donna col vestito a righe). Attesissimi Le viaduc, Paesaggio innevato e Montagne a Saint-Rémy di Vincent van Gogh e ben 13 opere di Pablo Picassom tra le quali Le Moulin de la Galette, Il torero, Al Caffè e Il quattordici luglio.
    Insieme alle magnifiche opere della collezione Thannhauser, la Guggenheim Foundation ha scelto, per arricchire maggiormente la mostra e dimostrare la profonda convergenza tra le due collezioni, di esporre alcuni altri prestigiosi lavori degli stessi celebri artisti o di altri grandi maestri. A Milano saranno perciò presenti: di Henri Rousseau Gli artiglieri e I giocatori di football; di Georges Seurat Contadine al lavoro, Contadino con la vanga e Contadina seduta nell’erba; di Robert Delaunay La città; di André Derain Ritratto di giovane uomo; di Juan Gris Le ciliegie, di Vasily Kandinsky, Montagna blu; di Paul Klee Letto di fiori; di Franz Marc Mucca gialla, di Henri Matisse Nudo, paesaggio soleggiato.
    Insomma, una meraviglia da non perdere assolutamente!

  • L’eclettismo di Ugo Nespolo fa tappa a Milano

    All’insegna della contemporaneità e della vivacità della scena italiana l’estate di Palazzo Reale a Milano dove, dal 6 luglio al 15 settembre, sarà visitabile, gratuitamente, la mostra Ugo Nespolo Fuori dal coro. Curata da Maurizio Ferraris, promossa e prodotta dal Comune di Milano – Cultura, Palazzo Reale e Studio Nespolo e realizzata grazie a Fondazione Bracco, main sponsor del progetto, con il supporto organizzativo di Skira, editore del catalogo la personale, racconta il percorso di un artista che nelle sue multiformi evoluzioni ha segnato tappe rilevanti nella storia dell’arte del nostro Paese. La mostra presenta duecento opere attraverso le quali è possibile riconoscere tutto l’anticonformismo creativo di Nespolo che è riuscito a ritagliarsi un ruolo originale all’interno del panorama artistico. Eclettico, passa dalla pittura al cinema al design alla scenografia, trattando ogni forma d’arte con originalità e sperimentazione. Particolare attenzione la dedica ai materiali: legno, metalli, ceramiche, vetri. I primi lavori di Nespolo, di cui a Palazzo Reale si possono ammirare Molotov, Condizionale, Power Violence, Radio, Semplicissimo, sono degli anni sessanta e vengono presentati da Pierre Restany alla Galleria Schwarz di Milano, che annovera fra i suoi artisti Duchamp e Baj con il quale l’artista intrattiene una lunga amicizia. Queste prime opere anticipano il movimento dell’Arte Povera fondato da Germano Celant, non è un caso infatti che i materiali utilizzati fossero vimini, formica, legno, colle, acciaio, ferro, carta. Negli stessi anni nasce la tecnica dei “puzzles” che ben presto rendono l’arte di Nespolo fortemente distinguibile. L’artista ritaglia e rifila pezzi sagomati di legno, incastrati e fatti combaciare fra di loro per comporre figure dai contorni irregolari: tessere perlopiù monocromatiche, che danno vita alla combinazione di inedite immagini policrome. Grande è anche l’amore per il cinema. Con Mario Schifano, infatti, da vita al Cinema degli Artisti, ispirato al New American Cinema, che conosce tramite Jonas Mekas, Warhol, Yo¯ko Ono, P. Adams Sitney. Tra il 1967 e il 1968 realizza film come Grazie Mamma Kodak, La galante avventura del cavaliere dal lieto volto, che hanno come protagonisti gli amici Enrico Baj, Lucio Fontana, Mario Merz, Michelangelo Pistoletto, Alighiero Boetti. A Milano, grazie a Fernanda Pivano, conosce anche i più significativi esponenti della beat generation, Jack Kerouac e Allen Ginsberg, che diventa il protagonista del film A. G. (1968). Al cinema rimarrà sempre legato, numerosi saranno infatti i manifesti di film che realizzerà (comprese le proiezioni realizzate per i musei di Londra, Berlino, Bucarest, Shanghai) e alcuni di essi, insieme a diversi fotogrammi, saranno visibili nella mostra milanese. Negli anni settanta e ottanta Nespolo amplia l’uso dei materiali e la struttura delle forme, al legno si aggiungono cuoio, alabastro, madreperla, argento e nascono opere quali Fuga in avanti, Gentlemen’s Agreement, Ipotesi dialettica, Tranche de vie. Tra il 1973 e il 1985 è a New York dove impazza la pop art, dalla quale prende spunto ma senza staccarsi dalla tradizione che per Nespolo vuol dire Futurismo,  Dada e soprattutto Depero al quale si ispira per quadri come Fuga da New York, Quando la città dorme, Soft New York e la serie Vetrine di New York. Curioso ed eclettico rivolge anche la sua attenzione al design che lo porta a cimentarsi nei settori più disparati, dall’abbigliamento all’arredamento, dalle copertine di libri e di dischi alla grafica pubblicitaria (le campagne dedicate a Campari e alla Richard Ginori di cui è stato il direttore artistico): fondamentale risulta la creazione di manifesti dedicati a importanti eventi culturali e sportivi, da Azzurra ai Mondiali di Calcio e al Giro d’Italia. E’ anche scenografo e costumista per opere teatrali come la Turandot di Busoni, il Don Chisciotte di Paisiello e l’Elisir d’amore di Donizetti, la Butterfly di Giacomo Puccini. Nella mostra milanese spazio anche per splendide maioliche dipinte, acrilici, foglie oro su legno, sculture in vetro, bronzi dipinti e sculture in bronzo. Non c’è che dire: un percorso all’insegna dell’eclettismo e della ricerca da non perdere assolutamente!

  • Le ‘Impronte’ di Remo Bianco in mostra a Milano

    A Milano la cultura non va in vacanza. Dal 5 luglio al 6 ottobre, infatti, al Museo del Novecento, si potrà visitare la mostra Remo Bianco Le impronte della memoria, in cui sono esposte più di 70 opere dell’artista che, grazie ad ironia ed eclettismo, si colloca perfettamente negli anni del boom economico del capoluogo meneghino. Remo Bianco (all’anagrafe Bianchi) torna nella ‘sua’ Milano a 28 anni di distanza dall’ultima personale, postuma (morì nel 1988), che fu allestita al 1991. Promossa da Comune di Milano e curata da Lorella Giudici con la collaborazione della Fondazione Remo Bianco, la mostra, a detta degli organizzatori, riapre una ‘capsula chiusa nel tempo’ dalla quale emerge un artista in linea con i fermenti culturali e la vivacità dei suoi tempi ma estremamente in anticipo. In quella Milano dinamica ed elettrizzante conosce e frequenta il grande pittore Filippo de Pisis dal quale mutua il concetto del ricordo che sarà il fil rouge di tutta la sua produzione. Bianco, infatti, nato in un quartiere popolare della città al quale rimarrà sempre legato (in via Giusti aveva il suo studio), farà dei piccoli ricordi della vita di ogni giorno (a quelli grandi ci pensa già la storia) il simbolo della sua produzione artistica e così giocattolini, oggetti adoperati quotidianamente, sacchetti di plastica saranno utilizzati in maniera eclettica ma al tempo stesso lucida perché se è vero che assumono una dimensione metafisica sono comunque portatori di malinconia, come solo i ricordi sanno essere. Lui, che ha cavalcato gli anni ’50, ’60 e ’70, si è autodefinito “ricercatore solitario”, sempre pronto a sperimentare idee nuove, frutto della sua fervida fantasia che gli ha garantito un approccio ironico e divertito alla sua arte. Dai banchi di Brera al viaggio in Persia del 1961, il suo lavoro si è arricchito costantemente di spunti, di riflessioni e nuovi percorsi da intraprendere, compreso lo stimolante incontro negli Stati Uniti con Jackson Pollock dal quale apprende la tecnica del dripping che trasforma in immagine razionale  e geometrica.

    Nella mostra milanese sono esposte tutte le tipologie di opere prodotte nell’arco di un quarantennio: dalle prime Impronte, calchi in gesso, cartone pressato o gomma ricavate dai segni lasciati da un’automobile sull’asfalto o da tracce di oggetti comuni, giocattoli o attrezzi ai Sacchettini – Testimonianze, realizzati assemblando oggetti di poco valore – monete, conchiglie, piccoli giocattoli, frammenti – in sacchetti di plastica fissati su legno in una disposizione regolare e appesi come un quadro tradizionale. Senza dimenticare i magnifici i Tableau Dorè e le Pagode. E poi le opere tridimensionali – i 3D – in materiale plastico trasparente o vetro e poi su legno, lamiera e plexiglas colorato, la serie dei Collages, con un effetto combinatorio di immagini, realizzate con la tecnica del dripping su un unico piano, di tela, carta o stoffa, le opere di “Arte sovrastrutturale” che esprimono l’esigenza di fissare nella memoria in modo indelebile ricordi e realtà, le Sculture neve i cui protagonisti sono oggetti comuni tratti dal mondo dell’infanzia, della natura o della vita quotidiana ricoperti di neve artificiale e disposti in teche trasparenti che trasportano lo spettatore in una dimensione incantata e senza tempo. Per finire (solo per la collocazione fisica all’interno della mostra) con i Quadri parlanti, esposti per la prima volta nel 1974, tele sul cui retro sono posizionati degli amplificatori che, all’avvicinarsi dello spettatore, si attivano emettendo suoni o frasi registrate dall’artista. Il più noto è “Scusi signore…” dove Bianco si auto-ritrae con il dito puntato, immagine già utilizzata nel 1965 quando, in occasione di una personale alla Galleria del Naviglio, la foto compariva su tutti i tram milanesi a coinvolgere l’intera comunità.

    Con la Mostra Remo Bianco Le impronte della memoria il Museo del Novecento continua le esposizioni dedicate agli artisti che hanno operato, con felici esiti sperimentali, nel contesto milanese della seconda metà del ‘900.

  • A Milano l’amore e il desiderio dei preraffaelliti

    1848. L’Europa è in fermento, ovunque gruppi di rivoluzionari chiedono cambiamenti politici e uguaglianza sociale. La rivoluzione industriale sta delineando le conseguenze del progresso: centinaia di persone si trasferiscono in città per lavorare nelle fabbriche e le periferie urbane, dove i nuovi arrivati cercano una dimora (o qualcosa che le assomigli), crescono a dismisura. E con esse i problemi igienici e di adattamento. Londra diventa il simbolo di questo cambiamento epocale, giovani, anziani, donne e soprattutto bambini, spesso senza famiglia, sfruttati nelle fabbriche le cui ciminiere che sbuffano fumo prendono il posto delle guglie di Westminster e della cupola di St Paul’s Cathedral. Karl Marx getta le basi del suo pensiero ideologico, Charles Dickens racconta storie di ragazzini orfani (che poi incontrano un benefattore che regala loro una vista nuova e serena) vittime della furbizia di chi cerca di sopravvivere con ogni espediente alle brutture del sottobosco umano creato da questo cambiamento epocale. E la Regina Vittoria, che darà il nome ad un intero periodo storico, è a capo di quello che sarà il più grande impero dell’epoca moderna. In questo contesto così vivo, e a tratti vivido, un gruppo di giovani anti capitalisti, anti rivoluzione economica e politica creano una ‘confraternita’ per produrre una straordinaria rivoluzione artistica: liberare la pittura britannica dalle convenzioni e dalla dipendenza dai vecchi maestri. Nasce il movimento “preraffaellita” in cui questi giovani visionari sperimentano nuove convinzioni, nuovi stili di vita e di relazioni personali, radicali quanto la loro arte. Al loro genio e alla loro creatività Milano dedica la mostra, bellissima, dal 19 giugno al 6 ottobre a Palazzo Reale, “Preraffaelliti. Amore e desiderio”, promossa e prodotta dal Comune di Milano-Cultura, Palazzo Reale e 24 ORE Cultura-Gruppo 24 ORE, organizzata in collaborazione con Tate e curata da Carol Jacobi, Curator British Art del museo londinese. Per la prima volta i capolavori dei preraffaelliti saranno a Milano. Ingiustamente sottovalutati, rispetto ad altri movimenti pittorici, i preraffaelliti sono fortemente legati all’Italia, alla sua bellezza paesaggistica e alla sua arte, quella che precede Raffaello, o meglio i suoi epigoni, considerato il gran maestro al quale pittori e storici dell’arte, soprattutto in Gran Bretagna, si sono ispirati per darsi delle regole, a volte fin troppo leziose. Il fondatore del gruppo, Dante Gabriel Rossetti, figlio di un rivoluzionario carbonaro di origine abruzzese rifugiatosi a Londra, pospone, per onorarlo, il suo nome di battesimo a quello del grande Poeta italiano e con i suoi compagni volge lo sguardo proprio a Dante, Petrarca, all’arte di Giotto, alle pale medievali, alla bellezza della poesia e alla natura che sa commuovere l’anima, per ricreare uno stile unico, nuovo e assai moderno per l’epoca (forse, a tratti, addirittura antesignano dell’impressionismo).

    Nella mostra milanese gli spettatori potranno gustare tutti quegli elementi che le 80 opere esposte, tra le quali alcuni dipinti iconici che difficilmente escono dal Regno Unito per essere prestati, come l’Ofelia di John Everett Millais, Amore d’aprile di Arthur Hughes, la Lady of Shalott di John William Waterhouse, sanno raccontare: dall’amore e dal desiderio alla fedeltà alla natura e alla sua fedele riproduzione; e poi le storie medievali, la poesia, il mito, la bellezza in tutte le sue forme.

    Le opere sono presentate per articolate sezioni tematiche, al fine di esplorare gli obiettivi e gli ideali di quel movimento, gli stili dei vari artisti, l’importanza dell’elemento grafico e lo spirito di collaborazione che, nell’ambito delle arti applicate, fu un elemento fondamentale del preraffaellitismo. A testimoniare il tema della poetica degli artisti preraffaelliti, e cioè l’arte e in generale la cultura italiana pre-rinascimentale e quell’idea di “modernità medievale” che tanto caratterizza la loro produzione saranno presenti i dipinti “iconici” su temi che vanno da Dante Alighieri e il suo poema (Paolo e Francesca e Il sogno di Dante al tempo della morte di Beatrice di Dante Gabriel Rossetti) fino al paesaggio italiano tout court (Veduta di Firenze da Bellosguardo di John Brett).

    Una mostra da non perdere perché, come ha sottolineato l’assessore alla Cultura del Comune di Milano, Filippo Del Corno, “i Preraffaelliti si collocano in quel solco della grande cultura ospitata a Milano”. E di bellezza questa volta ce n’è davvero tanta!

  • Antonello contemporaneo

    Una delle mostre più attese e di successo della stagione sta per chiudere i battenti  e lo fa con tutti fasti che si richiedono per l’occasione. Antonello da Messina, infatti, prima di congedarsi  dalle sale di Palazzo Reale a Milano, sarà celebrato con una visita speciale con Vittorio Sgarbi, lunedì 27 maggio alle ore 19.00,  che, in occasione dell’uscita del suo nuovo libro Antonello contemporaneo edito da Skira, racconterà la bellezza dell’opera del grande artista siciliano. Il volume riunisce una selezione dei suoi saggi sull’opera di Antonello a confronto con altre opere del maestro o di altri artisti a lui contemporanei o successivi, fino ad arrivare all’arte dei nostri giorni rivelandosi così uno strumento importante e di originale rilettura del grande artista quattrocentesco. “Che Antonello da Messina fosse un pittore veneziano, lo si è creduto a lungo, anche in Sicilia, fino all’Ottocento” – scrive Sgarbi – “che il suo quadro-simbolo, la luminosissima Annunciata del museo di Palermo, fosse scambiato per un’opera del pittore tedesco Albrecht Dürer o considerato la copia di un’altra Annunciata, conservata a Venezia, è successo fino al 1904. Che ci siano nelle pieghe di chissà quali collezioni quadri di Antonello ancora da scoprire lo rivela la Pietà acquistata dal Prado di Madrid nel 1966: un Cristo morto, ancora palpitante, sorretto da un angelo di fronte a un paesaggio in cui si riconosce la torre campanaria dell’antico duomo di Messina. Basta perciò contare le opere riscoperte dopo il Novecento, almeno sei, per capire che la grandezza di Antonello (“una grandezza che spaura”, ha scritto nel 1953 lo storico dell’arte Roberto Longhi) appartiene tutta a questo secolo”. La storia di Antonello e quella delle sue opere, poco più di una trentina arrivate fino a noi, infatti, si è persa a partire dal ‘500 sebbene, come racconta Giorgio Vasari, aurore delle Vite e citato da Sgarbi, fosse stato proprio lui a rubare al pittore fiammingo Jan van Eyck il segreto della pittura a olio per rivelarlo agli artisti italiani del Rinascimento. Gli elementi sicuri della sua biografia sono scarsi e lacunosi, le opere datate pochissime, quelle perdute sono molte, almeno quaranta. Ogni tanto affiora qualche indizio che ci fa pensare a quanto ancora poco si sappia di lui. Quello di Antonello è un vero e proprio ‘caso’ che Sgarbi proverà se non a risolvere almeno a raccontare con tutti i dettagli che una vicenda così bella, misteriosa e importante per la storia dell’arte merita.

    La prenotazione per la visita è obbligatoria perché i posti disponibili sono solo 200, chi vuole deve inviare una e-mail a: rfasan@momoskira.it

  • Hashtag #Umanità – illustrazioni per riflettere. La mostra di Marcia Zegarra a Milano

    Illustrazioni che aiutano a riflettere su uomini, donne e bambini, persone dimenticate, dalle storie e dalle esistenze difficili, quelle che un tempo ci hanno insegnato a chiamare ‘il prossimo’ e alle quali rivolgere aiuto con l’umanità che la modernità e il consumismo spietato ci stanno facendo dimenticare. A questo mondo è dedicata la mostra personale Hashtag#Umanità di Marcia Zegarra Urquizo, alla Fabbrica del Vapore, in Via Procaccini 4 a Milano, dal 21 al 29 maggio 2019, dalle 10.00 alle 20.00, aperta al pubblico gratuitamente.

    Marcia Zegarra è una pittrice, scultrice ed illustratrice peruviana che sin dagli esordi si è dedicata all’analisi dell’essere umano. Le sue illustrazioni hanno l’obiettivo di promuovere l’integrazione nella società, con una attenzione particolare alle donne, alla famiglia e ai bambini, come la serie di immagini intitolata “Figli di Dio”, storie di immigrati, che sono state esposte a Milano, Salerno, Udine, Torino.

    La sua passione nasce da bambina, quando collezionava bamboline di carta, “las maricas”, ne aveva addirittura create 50 con le quali giocava e in ciascuna di loro vedeva un personalità diversa che è stata fonte, crescendo, dell’ispirazione dei suoi soggetti. Quando le persone si incontrano, scambiano parole, sguardi, valori, sentimenti, ammirazione e conoscenza. “Siamo come scatole piene di sorprese – ama dire Marcia Zegarra – abbiamo bisogno di aprirci, abbiamo bisogno di vivere e convivere insieme, per capirci, per conoscerci”.

    Nel 2012 presenta la sua prima mostra di illustrazioni, aveva tante aspettative, le sembrava quasi che le storie cercassero lei che era a caccia di storie. Le sembrava tutto nuovo, i volti, il colore della pelle, gli accenti delle voci, gli sguardi, i gesti, ogni dettaglio era per lei, che aveva capito all’Università che il suo destino era quello di diventare un’artista, un vero tesoro e doveva perciò plasmare ogni colore di quelle storie che erano vita allo stato puro.

    Nel 2017 Zegarra ha ricevuto il premio “Integrazione-Migrazione” durante la seconda edizione dell’Associazione Unione Sociale Donne Latinoamericane in Italia. Nel 2016 invece ha ricevuto il Premio “Donne che ce l’hanno Fatta” dagli Stati Generali delle Donne, durante il Congresso Mondiale delle Donne Latinoamericane, svoltosi al Pirellone di Milano.

    Le sue opere fanno parte di collezioni pubbliche e private in Perù, Francia, Cina, Germania, Svizzera e Italia.

    Per l’inaugurazione della mostra milanese è prevista una performance della Compagnia Danza Nuda, diretta da Francesca Di Leso.

  • Dalla copia all’originale: le Multiple Visions di Roy Lichenstein al Mudec di Milano

    Torna a Milano, dopo nove anni, l’arte di un grande maestro americano, tra i più importanti  del ventesimo secolo. Roy Lichtenstein approda al Mudec – Museo delle Culture di Milano con la mostra Roy Lichtenstein. Multiple Visions, dal primo maggio all’8 settembre 2019, curata da Gianni Mercurio e promossa dal Comune di Milano-Cultura e da 24 ORE Cultura-Gruppo 24 ORE.

    100 opere tra prints anche di grande formato, sculture, arazzi, un’ampia selezione di editions provenienti da prestigiosi musei, istituzioni e collezioni private europee e americane oltre a video e fotografie che raccontano l’artista delle stampe a puntini e del fumetto, dal tratto inconfondibile, apparentemente facile da comprendere ma sofisticato e fortemente ironico. Moderno e innovatore, Roy Lichtestein è considerato il padre della pop art e le sue opere esercitano, ancora oggi, un enorme potere seduttivo sulla cultura visiva così come avevano affascinato generazioni di creativi, dalla pittura alla pubblicità, dalla fotografia al design e alla moda sin dagli albori della pop art. La mostra evidenzia come gli elementi di diverse culture confluiscano nel lavoro di decostruzione e ricostruzione dell’immagine che opera Lichtenstein rielaborandola in chiave pop con  il suo linguaggio personalissimo. Ed ecco la Statua della Libertà e l’hot dog che raccontano la gloriosa storia degli Strati Uniti, dalle origini all’epopea del Far West, dai vernacoli e le espressioni artistiche etnografiche degli indiani d’America alla cultura pop esplosa in seguito all’espansione dell’economia mondiale del secondo dopoguerra, e poi la cultura artistica europea delle avanguardie e lo spirito contemplativo dei paesaggi orientali. La fascinazione per la “forma stampata”, cioè la riproduzione meccanica come fonte di ispirazione, che è alla base del lavoro di Roy Lichtenstein e che nella sua pittura viene attuata in un percorso che parte da una copia che viene trasformata in un originale, viene presentata nell’esposizione milanese nel suo processo inverso: da un’idea originale a una copia moltiplicata. Una ricerca che l’artista condusse nel corso di tutta la sua carriera grazie ad una personalissima visione estetica, costruita metodicamente parallelamente alla pittura e di cui questa mostra, organizzata in un percorso tematico, presenta l’evoluzione a partire dai primi lavori degli anni Cinquanta a quelli che sono entrati a far parte, di diritto, nell’immaginario collettivo di tutti noi.

  • Banksy: chiusura alla grande con finissage della mostra, performance dell’artista Tvboy e asta benefica

    Sta per chiudere i battenti e con numeri importanti (circa 230.000 visitatori) la mostra più discussa e più attesa dell’inverno culturale milanese. Banksy – A visual protest si avvia alla conclusione, domenica 14 aprile, e lo fa alla grande con due eventi il 4 e l’11 aprile.

    In occasione del Miart giovedì 4 aprile, alle ore 16,30, presso il cortile esterno del MUDEC (sede della mostra) in via Tortona 56,si volgerà una performance artistica aperta al pubblico, in cui Tvboy, artista di strada celebre per la sua critica alla cultura di massa, che dopo le prime settimane di apertura della mostra ha creato alcuni nuovi murales a Milano, verrà invitato a rielaborare per l’occasione, sul momento, l’opera da lui realizzata nei mesi scorsi sul muro di cinta esterno al Museo delle Culture. La performance durerà circa mezz’ora e la realizzazione – uno stencil su tela di 2m x 1m – e 10 multipli della stessa verranno poi trasportati presso il Nhow Hotel di Milano in via Tortona, dove alle ore 18.30 verranno battuti all’asta in collaborazione con Sotheby’s. Il ricavato della vendita all’asta andrà a finanziare il progetto “Un muro che unisce”, progetto di riqualificazione urbana voluto dal Municipio 6, Archivio Crepax e l’Associazione no profit Around Richard.

    Il momento clou si raggiungerà giovedì 11 aprile alle ore 19 con il finissage della mostra in cui si svolgerà la conferenza all’Auditorium del MUDEC aperta a tutti durante la quale Aviva Assicurazioni, sponsor della mostra, consegnerà ufficialmente il ricavato dell’asta al Presidente dell’Associazione no profit Around Richard che in concerto con il Municipio 6 finanzierà la realizzazione del progetto artistico “Un muro che unisce”. Protagonisti del dibattito saranno l’Assessore alla Cultura del Comune di Milano Filippo Del Corno, il curatore della mostra Gianni Mercurio, il Presidente del Municipio 6 Santo Minniti, Caterina Crepax, e l’esperto di street art Nicolas Ballario che modererà l’incontro: obiettivo della serata sarà quello di fare un censimento della street art in Italia e non solo, dove emerge sempre più l’attenzione di artisti singoli e collettivi per un’arte che ricopre anche il ruolo di riqualificazione artistica territoriale, sempre più spesso quindi in dialogo proficuo con le amministrazioni e con il territorio. Non è un caso che la mostra dedicata a Banksy, artista dall’identità ignota, abbia avuto il grande merito di spostare in questi mesi su Milano l’attenzione verso la street art e le sue implicazioni culturali e sociali da parte di pubblico, media e soprattutto degli stessi artisti di strada, noti anche sulla scena internazionale, che hanno manifestato il loro parere sull’artista Banksy e sulla mostra attraverso la loro “arte di protesta”.

Close

Adblock Rilevato

Ti preghiamo di supportarci disabilitando il tuo ad Block su questo dominio.