Attualità

Un impegno comune

Abbiamo faticosamente, spesso in quasi solitudine, attraversato gli anni del covid piangendo i nostri morti e impossibilitati a curare di persona i nostri malati. Socializzare era diventato più difficile mentre una parte di noi anelava il ritorno ad una vita normale, momenti di svago e divertimento compresi, ed una parte rimaneva chiusa nella bolla che la pandemia aveva creato. Poi è scoppiata la guerra in Ucraina e tutti i sentimenti sopiti, tutta l’empatia che sembrava perduta sono tornati prorompenti spingendoci, per quello che ciascuno può, a cercare di essere d’aiuto. Le donne, i vecchi, i malati, i bambini che fuggono dai bombardamenti, le case, gli ospedali, le scuole distrutte, i cumuli di macerie sono diventati anche la nostra realtà. Come se conoscessimo da sempre quelle persone, che nell’arco di poche ore hanno perso tutto, abbiamo sentito il desiderio di dare il nostro contributo non per dovere ma per umana condivisione, per comprensione del loro dolore. Abbiamo sentito che combattere le ingiustizie è compito di ciascuno, così come difendere la libertà e la democrazia è compito di ognuno di noi, non soltanto delle istituzioni. Ogni giorno ci sono principi fondamentali che vanno difesi, a qualunque costo, perché altrimenti il rischio è di perdere tutto. Difendere il diritto alla vita ed alla libertà degli ucraini è difendere la libertà e la vita anche dei popoli confinanti, è, deve essere, un impegno comune che, purtroppo, oggi non si può perseguire senza sapere ed accettare che ci saranno sacrifici per tutti e si dovranno fare scelte difficili ma non eludibili. Dobbiamo tenere viva la speranza di pace continuando nell’attività di mediazione e diplomazia ma, prima di tutto, dobbiamo salvare la vita delle persone e quel che resta dell’Ucraina bombardata e martoriata e per fare questo dobbiamo sapere che per fermare la guerra di Putin non bastano più le parole.

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