Solidarietà

  • Dichiarazione congiunta della Presidente della Commissione europea, del Presidente del Consiglio europeo e della Presidente del Parlamento europeo in occasione del quarto anniversario dell’invasione russa dell’Ucraina

    Quattro anni fa, la Russia ha dato avvio alla sua guerra di aggressione illegale su vasta scala contro l’Ucraina. Oggi rendiamo nuovamente omaggio al coraggioso popolo ucraino, che continua a resistere e a difendere il proprio Paese.

    Mosca non ha raggiunto i suoi obiettivi militari in Ucraina. Non riuscendo ad avanzare sul campo di battaglia, prende deliberatamente di mira le infrastrutture civili e critiche del Paese, comprese quelle energetiche, così come ospedali, scuole ed edifici residenziali, nel pieno di un inverno rigido. Gli ucraini continuano a dimostrare straordinaria forza d’animo, determinazione e resilienza.

    Fin dal primo giorno dell’aggressione russa, l’Unione europea è rimasta fermamente al fianco dell’Ucraina e del suo popolo. Il nostro obiettivo resta una pace globale, giusta e duratura, fondata sui principi della Carta delle Nazioni Unite e del diritto internazionale. Sosteniamo tutti gli sforzi volti a conseguirla: una pace che garantisca dignità e sicurezza a lungo termine. Il rispetto della sovranità e dell’integrità territoriale ne è il fondamento. Nessun Paese può annettere il proprio vicino, né i confini possono essere modificati con la forza. L’aggressore non può essere premiato. Nell’attuale contesto internazionale e geopolitico complesso, ribadiamo l’importanza di mantenere la solidarietà transatlantica e globale con l’Ucraina.

    L’Unione europea continuerà a fornire all’Ucraina e al suo popolo un sostegno politico, finanziario, economico, umanitario, militare e diplomatico a tutto campo. Restiamo il principale donatore del Paese. Oltre ai quasi 200 miliardi di € mobilitati dal 2022, i leader europei hanno concordato di destinare all’Ucraina 90 miliardi di € nel periodo 2026-2027, per consentirle di far fronte alle più urgenti esigenze di bilancio e di difesa e di continuare a resistere agli attacchi russi. Di questo pacchetto, 60 miliardi di € saranno destinati alle necessità militari (il “programma Porcupine”). Il primo pagamento sarà effettuato il prima possibile.

    Questo inverno, l’UE e i suoi Stati membri hanno fornito un’assistenza energetica senza precedenti, insieme a sistemi di difesa aerea e anti-drone, nonché aiuti umanitari. È previsto un nuovo pacchetto di sostegno per la consegna urgente di generatori e assistenza umanitaria. Per rafforzare la resilienza energetica dell’Ucraina ed evitare il ripetersi dell’attuale emergenza, stiamo lavorando con le autorità ucraine a un nuovo piano di sicurezza e preparazione energetica, incentrato sulla riparazione e il rafforzamento delle reti, il rapido riavvio delle centrali elettriche danneggiate e l’accelerazione della produzione decentralizzata di energia rinnovabile.

    La guerra di logoramento di Putin sta progressivamente indebolendo la Russia e siamo determinati ad aumentare ulteriormente la pressione affinché Mosca ponga fine alla sua aggressione e si impegni in negoziati di pace significativi. Intendiamo rafforzare la pressione sul settore energetico e finanziario russo e adottare ulteriori interventi contro la flotta ombra.

    Allo stesso tempo, il nostro sostegno all’Ucraina guarda anche al giorno successivo alla fine dei combattimenti. L’Unione europea e i suoi Stati membri, nel rispetto delle rispettive competenze, sono pronti a contribuire a solide e credibili garanzie di sicurezza, affinché la Russia non possa mai più attaccare l’Ucraina.

    Faremo in modo che la Russia risponda dei crimini commessi e dei danni causati. Ci impegniamo a rendere operativi, quanto prima, il Tribunale speciale per il crimine di aggressione contro l’Ucraina e una Commissione internazionale per le richieste di risarcimento, entrambi nel quadro del Consiglio d’Europa.

    Il futuro di un’Ucraina sicura e prospera è nell’Unione europea. Nonostante circostanze estremamente difficili, il Paese ha compiuto progressi significativi nelle riforme per l’adesione all’UE e può contare sul nostro pieno sostegno lungo tutto il percorso di adesione e nella futura ricostruzione postbellica.

    Restiamo al fianco dell’Ucraina: per una pace giusta e duratura, per un’Ucraina forte e sovrana in un’Europa forte e sovrana.

  • Due italiani su tre fanno donazioni

    Il Retail Report 2025 di Adyen, piattaforma tecnologico finanziaria, mostra come la tecnologia svolga un ruolo sempre più centrale anche nel sostegno agli enti di beneficenza, permettendo donazioni più frequenti e di importo ridotto, in linea con le diverse possibilità di spesa.

    Ben due italiani su tre (il 67%) hanno dichiarato di effettuare donazioni a favore di cause benefiche. Tuttavia, l’11% ha ammesso di aver dovuto rinunciare a donare a causa dell’aumento dei costi in altri ambiti della vita quotidiana. Analizzando i dati per fasce d’età, si nota come siano i Millennial a registrare la percentuale più alta di donatori tra le generazioni più giovani, con il 71%, mentre tra i Baby Boomer la percentuale scende al 64%. Guardando alla frequenza, emerge inoltre che il 25% dei consumatori italiani dona una o più volte al mese.

    Il metodo preferito per donare resta il supporto a iniziative benefiche promosse da amici e familiari con il 30%, seguito dalla funzione “round-up” al momento del checkout, indicata dal 21% che afferma di averla già utilizzata più volte. Quest’ultima rappresenta un’opportunità per aziende e partner del terzo settore di interagire con i potenziali donatori. La funzione permette agli acquirenti di arrotondare l’importo dei propri acquisti e donare piccole somme alle cause che stanno loro più a cuore, favorendo la collaborazione tra retailer globali e realtà sociali e generando un impatto concreto a livello locale, dove le donazioni fanno la differenza.

    Questa evoluzione digitale rende il sostegno alle cause benefiche sempre più semplice e accessibile. Non a caso, il 42% degli italiani afferma di donare di più durante l’anno quando può scegliere importi ridotti. La maggior parte dei donatori predilige infatti soluzioni flessibili e meno vincolanti: l’aumento dei costi porta il 36% dei consumatori, percentuale che sale al 39% tra i Millennial, a cercare alternative che non prevedano abbonamenti annuali o mensili.

    Infine, oltre la metà degli italiani, il 55%, ritiene che le aziende potrebbero fare di più per sostenere il terzo settore, mentre più di un terzo, il 37%, afferma che, se non può donare nel modo che preferisce, rinuncia del tutto a farlo.

    Nonostante questi dati, solo il 20% delle aziende italiane consente ai clienti di effettuare donazioni in negozio, e la stessa percentuale offre questa possibilità online. Inoltre, il 9% dichiara di non avere le risorse o le competenze per gestire la raccolta di donazioni, ad esempio tramite la funzione di round-up, pur desiderando offrire questa opportunità.

  • Gli italiani temono il cambiamento climatico e confidano nel no profit

    La crisi climatica è per gli italiani la più grande preoccupazione per il futuro: ne hanno timore quasi 6 su 10 (57%, contro il 44% del 2022). Anche la visione della società italiana del domani è a tinte fosche: il 51% prevede un peggioramento, mentre solo 2 su 10 dimostrano ottimismo. Ma c’è chi si sta impegnando per creare una società migliore: al primo posto c’è il Non Profit (48%), una visione in coerenza con il dato che vede quasi 7 italiani su 10 (67%) protagonisti attivi di una donazione nel corso della vita. Sono alcuni dei dati emersi da una nuova ricerca promossa dal Comitato Testamento Solidale sotto la direzione dell’Istituto Walden Lab. Lo studio è stato condotto a luglio 2025 su un campione di 1000 italiani dai 25 anni in su.

    Chi non si ritrova a pensare al futuro? 9 italiani su 10 dichiarano di farlo molto o abbastanza spesso, ma non è un pensiero rassicurante. A livello personale, la paura più diffusa riguarda la possibilità di contrarre gravi malattie (66%) ma, allargando lo sguardo sul mondo, anche la salute del nostro pianeta è un motivo di forte inquietudine: nelle prime 5 posizioni, tra le cause di preoccupazione troviamo i cambiamenti climatici e l’inquinamento (57%), nuove guerre (44%), la crescita della povertà (42%), possibili nuove pandemie (38%) ed eventi naturali catastrofici (22%). In questo scenario globale, si teme che tra 10 anni in Italia diminuiranno l’eguaglianza economica (63%), la partecipazione democratica e il benessere mentale (entrambi al 59%), ma si prevede anche più attenzione all’ambiente (50%). In questo quadro, la metà degli italiani (48%) riconosce alle realtà del Terzo Settore l’impegno più grande, oggi, per migliorare le cose. 8 su 10 ritengono il Non Profit importante dal punto di vista sociale (81%), per il contributo che dà alla realizzazione di una società migliore, culturale (80%), per i valori che rappresenta e promuove, ed economico (77%), per il valore dei servizi che produce.

    Un rapporto di fiducia che si traduce in donazioni in favore di cause umanitarie, sociali, ambientali: quasi 7 su 10 (67%) dichiara di averlo fatto almeno una volta nella vita e il 35% racconta di aver donato a una Non Profit proprio quest’anno. Anche nel 2025 resta in cima alla lista delle cause prescelte la ricerca medico-scientifica (45%) ma si nota la crescita dell’aiuto alle povertà in Italia (dal 18% del 2024 al 23% del 2025) e negli altri paesi (dal 16% del 2024 al 22% del 2025) e l’aiuto alle persone con disabilità (dal 13% del 2024 al 18% del 2025). Importante il senso di protezione per l’ambiente e per le altre specie animali, che insieme raccolgono il 26% dei consensi, e le donazioni per le emergenze umanitarie (24%).

    Ma se il futuro è incerto, sempre più italiani decidono di fare la propria parte per incidere positivamente anche quando non ci saranno più: una ricerca del Comitato, realizzata insieme a Walden Lab e Vita e presentata lo scorso settembre, mostra che, tra il 2020 e il 2024, complessivamente, è cresciuta di 16 punti – la percentuale delle Organizzazioni Non Profit che hanno ricevuto almeno un lascito: dal 61% al 77%; contestualmente, cresce anche il peso percentuale dei lasciti sul totale delle raccolte fondi che quasi raddoppia passando dall’8% del 2020 al 14% del 2024. E guardando al futuro, la previsione risulta ancor più positiva: il 77% prevede un aumento (certo o probabile) dei lasciti, solo il 3% una diminuzione.

    Di fatto, la percentuale degli italiani over 50 che hanno già previsto un lascito nel proprio testamento è stabile da 7 anni. Parliamo di più di mezzo milione di individui. Parallelamente, gli Italiani over 50 che si dichiarano propensi a prendere in considerazione un lascito solidale sono quest’anno il 19%, poco meno di 5 milioni, con un calo di 3 punti percentuali rispetto al 2024. Questa battuta d’arresto appare strettamente collegata alla percezione di instabilità generale e alle crescenti preoccupazioni per il futuro economico delle proprie famiglie.

    “In un momento in cui il futuro appare incerto e le preoccupazioni crescono, gli italiani continuano a dimostrare un profondo senso di responsabilità collettiva – commenta Rossano Bartoli, Portavoce del Comitato Testamento Solidale e Presidente della Lega del Filo d’oro – La fiducia riposta nel Terzo Settore e la propensione alla donazione sono segnali importanti: ci ricordano che, anche di fronte alla paura, prevale la volontà di costruire una società più giusta, solidale e sostenibile. In questo contesto, il lascito solidale rappresenta una forma di generosità particolarmente preziosa, perché consente a ciascuno di lasciare un segno concreto di speranza e di impegno verso le generazioni future. Come Comitato Testamento Solidale, continueremo nel nostro impegno per sensibilizzare e informare gli italiani su uno strumento di solidarietà alla portata di tutti, che può contribuire in maniera davvero concreta a realizzare il futuro che vogliamo e a scongiurare quello che invece temiamo”.

    Il Comitato Testamento Solidale, nato nel 2013 per opera di 6 Organizzazioni promotrici, è impegnato da oltre un decennio nel coinvolgimento del mondo del Non Profit in importanti attività di studio del settore, di informazione e di sensibilizzazione. Attualmente il Comitato conta 26 organizzazioni aderenti: AIL, AISM, Fondazione Don Carlo Gnocchi, Fondazione Lega del Filo d’Oro, Save the Children, Airalzh – Associazione Italiana Ricerca Alzheimer, Aiuto alla Chiesa che Soffre, Amref, Associazione Luca Coscioni, Centro Benedetta d’Intino, Comitato Italiano per l’UNICEF Fondazione ETS, Fondazione AIRC per la ricerca sul cancro ETS, Fondazione L’Albero della Vita ETS, Fondazione Mission Bambini ETS, Fondazione Operation Smile Italia ETS, Fondazione Piemontese per la Ricerca sul Cancro, Fondazione Policlinico Universitario Campus Bio-Medico, Fondazione Progetto Arca, Fondazione Telethon ETS, Fondazione Umberto Veronesi, Greenpeace, Istituto Pasteur Italia, San Patrignano, Smile House Fondazione ETS, Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti ETS-APS, VIDAS, WWF.

     

  • Tornati gli eroici deputati italiani

    Gli eroici deputati italiani sono velocemente tornati a casa per il loro piccolo bagno di folla mentre gli altri italiani sono, ovviamente, ancora trattenuti in Israele, come era previsto.

    Non ci saremmo aspettati diversamente visto che ormai la pubblicità c’era stata a sufficienza ma un minimo senso di rispetto, per il ruolo istituzionale che ricoprono e per il voto di quelli che li hanno scelti, avrebbe dovuto suggerire loro di rimanere con gli altri per tornare tutti insieme.

    Certo dividere per giorni le riprese televisive dalle barche, entrare nei telegiornali e nei vari mezzi di informazione è ben diverso che condividere spiacevoli e difficili giorni di detenzione, perciò ‘coerentemente’ hanno scelto di tornare subito in Italia.

    Forse faranno anche in tempo a partecipare a qualche manifestazione pro Palestina, a scrivere qualche interrogazione ed interpellanza, a fare cioè nulla di utile per i palestinesi che si stanno chiedendo che fine abbiano fatto gli aiuti alimentari e sanitari tanto sbandierati.

    Se questi aiuti sono veramente esistiti perché non consegnarli al Patriarca Latino di Gerusalemme, il Cardinale Pizzaballa, per poi proseguire comunque il percorso verso Gaza? Avrebbero ottenuto sia lo scopo di aiutare veramente la popolazione sofferente che di dare una dimostrazione politica.

    Domanda retorica ovviamente, l’operazione era solo politica, non umanitaria e il gioco delle parti continua accendendo ogni giorno nuove pericolose micce di odio e polemica.

  • Costruire la pace significa sapersi opporre alle violazioni dei diritti umani di tutti non solo di alcuni

    Ora le forze politiche, con toni diversi ma più o meno tutte, condannano i vandalismi e le aggressioni avvenuti durante le manifestazioni per Gaza.

    Dimenticano che il linguaggio aggressivo e violento, che gran parte di loro ha usato negli ultimi anni, ha fortemente contribuito all’escalation di sentimenti di odio non solo in quei gruppi che già in passato avevano aggredito la polizia, i carabinieri e proferito serie minacce contro gli avversari politici, ormai identificati come nemici da abbattere.

    A prescindere dalle ovvie considerazioni che non saranno gli scioperi e le manifestazioni a salvare i civili di Gaza, a fermare il premier israeliano e ancor di più a far desistere Hamas dal trattenere gli ostaggi ed usare gli abitanti di Gaza come scudo umano, ci sorge spontanea la domanda “perché non ci sono state manifestazioni contro Hamas sia dopo il 7 ottobre che a seguito di tutte le innumerevoli volte nelle quali abbiamo capito che è responsabilità dei terroristi di Hamas che tanti civili perdono la vita?”.

    Ed ancora: cosa ha impedito ed impedisce a Landini e company di sfilare contro l’aggressione continua all’Ucraina, l’uccisione di uomini, donne, vecchi, bambini, la loro deportazione, la distruzione sistematica di infrastrutture, ospedali, scuole, case, gli sconfinamenti di velivoli russi sul suolo dei paesi Nato che dimostrano la volontà di Putin di creare quell’incidente che può significare l’inizio di una guerra globale?

    Come può progredire in pace una società nella quale, ormai a livello globale, si vive di odio, potere, sopraffazione delle idee e poi delle vite altrui? Una società nella quale i popoli, cloroformizzati dai social, diventano una massa amorfa non più un insieme di individui pensanti capaci di comprendere, accettare, anche il pensiero che non condividono.

    Mentre ci astraiamo dalla realtà postando le immagini delle nostre vacanze o dei piatti che mangiamo al ristorante, mentre altri consumano la loro vita leggendo le storie, più o meno vere, dei personaggi noti ed altri si accaniscono sulla tastiera lanciando messaggi di odio e parlando di cose che non conoscono, mentre i ragazzi sono bulli violenti o vittime di bullismo e perdono la vita in sfide create dall’intelligenza demenziale di un sito, la realtà, che non è mai la nostra verità, è che in una società, sempre più brutale ed indifferente, sfilare per la pace non serve a nulla se non siamo in pace con noi stessi e con gli altri intorno a noi.

    Costruire la pace significa potersi e sapersi opporre alla violenza, ai soprusi, alle violazioni delle leggi e dei diritti umani di tutti non solo di alcuni, chi non lo fa è complice dei tanti tiranni che, attraverso le oligarchie o le pseudo democrazie, ogni giorno, ormai da troppo tempo, erodono un po’ della nostra libertà.

  • A Milano arrivano i box per gli animali d’affezione dei senza dimora

    Nasce a Milano il progetto “Amici di strada, compagni di vita”. Finalmente il Comune, grazie alla sensibilità ed all’impegno della Fondazione Save the Dogs and other animals, ha compreso la necessità di aiutare i senza tetto a non separarsi dai oro amici a quattro zampe attraverso l’installazione di appositi box che permetteranno alle persone di non separarsi dal proprio animale d’affezione.
    Il progetto ha portato all’attivazione di due box presso le docce comunali di via Pucci, gestite dalla cooperativa Detto Fatto, e di un box presso il centro di accoglienza di via Saponaro, gestito da Fondazione Fratelli di San Francesco. In questo modo le persone senza dimora potranno lasciare in sicurezza il proprio cane e accedere ai servizi igienici, alle docce, alla lavanderia di via Pucci e anche al servizio mensa di via Saponaro.
    Ad oggi, sono dieci i box installati a Milano in cinque servizi della città, oltre a via Pucci e via Saponaro, infatti, ci sono i tre attivi presso il centro diurno Drop-in di Fondazione Somaschi Onlus, dedicato ai senza dimora con problemi di dipendenza, i due attivi presso la sede di via Kramer di Opera San Francesco per i Poveri, dove sono a disposizione servizi di accoglienza, docce e guardaroba, e i due presso poliambulatorio e lo sportello farmaci di piazzale Velasquez, gestiti sempre da Opera San Francesco per i Poveri.
    L’attivazione dei box si inserisce nell’ambito della coprogettazione coordinata dal Comune di Milano e dedicata al contrasto della grave marginalità.

  • L’importanza di difendere la democrazia e la libertà di pensiero: l’Ufficio di Milano del Parlamento europeo di Milano il 5 marzo celebra il Premio Sakharov 2024

    L’Ufficio del Parlamento europeo a Milano insieme a Regione Lombardia ed Europe Direct Lombardia organizzano l’evento di celebrazione dell’edizione 2024 del Premio Sakharov per la libertà di pensiero, assegnato all’opposizione venezuelana, che si svolgerà mercoledì 5 marzo 2025, dalle 9.30 alle 13.30 a Palazzo Lombardia.

    Il Premio Sacharov per la libertà di pensiero è il massimo riconoscimento che l’Unione europea conferisce agli sforzi compiuti a favore dei diritti dell’uomo. È attribuito a singoli, gruppi e organizzazioni che abbiano contribuito in modo eccezionale a proteggere la libertà di pensiero.

    Prenderanno parte all’iniziativa le Vicepresidenti del Parlamento europeo Pina Picierno e Antonella Sberna, Sviatlana Tsikhanouskaya, leader dell’opposizione democratica in Bielorussia (Premio Sakharov 2020), rappresentanti di Regione Lombardia, rappresentanti di vincitori e finalisti dell’edizione 2024 del premio Sakharov, Maurizio Molinari, Capo dell’Ufficio del Parlamento europeo a Milano, Giulia Lami, docente di Storia dei Paesi slavi e Storia dell’Europa orientale all’Università degli Studi di Milano, Antonio Losito, autore e podcaster.

    Il tutto si concluderà con l’inaugurazione di una doppia mostra con una parte dedicata al Premio Sakharov e un’altra ai prigionieri politici bielorussi. La mostra sarà visitabile al pubblico dal 4 al 6 marzo in Piazza Città di Lombardia.

  • Sempre più persone in povertà assoluta

    E’ la Comunità di Sant’Egidio a delineare il quadro allarmante alla luce dei 250mila pacchi alimentari distribuiti nel solo 2023, dell’apertura, resasi necessaria, di nuovi centri, del crescente numero di pasti offerti, oltre 320mila, e del cohousing per mille persone in emergenza abitativa.

    Per arginare, o almeno provare a ridurre, l’emergenza Sant’Egidio fa due proposte alle istituzioni, incentrate sul destinare parte dei fondi per la preparazione del Giubileo al sostegno delle famiglie in povertà assoluta, ovvero creare un fondo di sostegno alle locazioni, visto che quello per il contributo agli affitti e per la morosità incolpevole non è stato più finanziato; sfruttare l’enorme patrimonio immobiliare non occupato concordando con i proprietari immobiliari affitti calmierati (e sostenuti da un apposito fondo) a chi ne ha diritto.

    Per Marco Impagliazzo, presidente della Comunità di Sant’Egidio, «il Giubileo può essere il momento adatto per una “restituzione” a chi ha più bisogno. Un’operazione da fare in modo intelligente, con una cabina di regia tra governo, Regioni, Comuni e società civile, perché si possa ripartire insieme senza dimenticarsi di nessuno»”.

  • Italiani sempre più poveri: in 10.000 hanno chiesto aiuto nel 2023 alle mense francescane

    Non si arresta la povertà in Italia: complici l’inflazione e l’aumento del costo della vita, le famiglie e le persone più fragili sono sempre più in difficoltà. Sono già oltre 10.000 le persone che nel 2023 hanno chiesto aiuto alle 20 mense francescane di Operazione Pane per un pasto caldo e un sostegno con le spese quotidiane. Numeri che, inseriti nel quadro dei dati Istat, secondo i quali nel 2022 erano oltre 5,6 milioni gli individui in condizione di povertà assoluta, danno la misura della gravità della situazione.

    Tra chi chiede aiuto alle mense di Operazione Pane sono in crescita soprattutto le persone sole: nel 2023 sono state oltre 7.300, il 6% in più rispetto allo scorso anno; ma tante sono anche le famiglie, e quindi i bambini, che devono contare sull’aiuto dei frati per mettere un pasto in tavola. Nel 2023 le mense stanno supportando più di 1.400 famiglie, composte da più di 750 mamme, 650 papà e 1.400 bambini.

    A livello nazionale, nel 2022, sono state 2,18 milioni le famiglie in povertà assoluta e 1,27 milioni i minori in questa situazione.

    Dal 27 novembre al 23 dicembre torna la campagna solidale Operazione Pane, per sostenere le mense della rete: 20 realtà francescane distribuite su tutta la penisola, da Torino a Palermo, passando per Milano, Bologna, Roma, a cui quest’anno si aggiungono le due nuove mense di Cava de’ Tirreni (SA) e Reggio Calabria. Ogni mese insieme distribuiscono quasi 41.000 pasti. Operazione Pane è presente anche all’estero con 3 realtà in Ucraina, 1 in Romania e 1 in Siria.

    È possibile contribuire con un sms o una chiamata da telefono fisso al 45538.

    La campagna sarà attiva anche durante lo Zecchino d’Oro, in programma su Rai Uno, dal 1 al 3 dicembre, per l’edizione 2023 dal titolo La musica può. Da oltre 60 anni, infatti, lo Zecchino d’Oro e il Piccolo Coro dell’Antoniano ci insegnano che la musica può trasformarsi ogni giorno in un aiuto a chi è in difficoltà.

  • Spiderman si fa “in sette” per consegnare 100 uova di Pasqua ai piccoli pazienti della clinica pediatrica De Marchi del Policlinico di Milano

    Sette Spiderman arrampicati sulla facciata della Clinica Pediatrica De Marchi del Policlinico di Milano per consegnare uova di cioccolato a tutti i bambini ricoverati. È la scenografica sorpresa organizzata dalla Fondazione De Marchi Onlus per permettere anche ai piccoli pazienti di festeggiare la Pasqua.

    Cento uova per cento bambini che hanno vissuto l’esperienza di ricevere un uovo di cioccolato direttamente dalle mani del supereroe più amato che – per l’occasione – si è fatto “in sette” per raggiungere i bambini in sicurezza e consegnare attraverso le finestre, calandosi dal tetto con delle corde, le uova di Pasqua della Fondazione De Marchi a tutti i bambini ricoverati.

    L’evento, organizzato dalla Fondazione De Marchi, è stato possibile grazie alla generosa disponibilità di Archingegno, impresa specializzata in edilizia in corda, che ha permesso a sette professionisti travestiti di donare un momento di festa e gioia ai piccoli e alle loro famiglie.

    L’iniziativa, replicata per il terzo anno consecutivo, è diventata un appuntamento atteso dalle famiglie e dai bambini e rientra nel quadro complessivo delle attività del progetto UN OSPEDALE MICA MALE che ha come obiettivo il contenimento del dolore, della paura e dello stress in tutti i bambini in cura alla Clinica De Marchi.

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