Solidarietà

  • La Commissione rafforza le misure per un volontariato giovanile inclusivo e di alta qualità

    Come una delle prime iniziative concrete nel quadro dell’Anno europeo dei giovani 2022, la Commissione ha pubblicato oggi la sua proposta di raccomandazione del Consiglio sul volontariato giovanile, che mira ad agevolare il volontariato giovanile transnazionale nell’ambito del Corpo europeo di solidarietà o di altri programmi a livello nazionale.

    Riconoscendo il contributo fondamentale del volontariato allo sviluppo delle capacità e delle competenze dei giovani e il suo ruolo per affrontare con successo le sfide sociali, la raccomandazione proposta mira a rafforzare le dimensioni dell’inclusività, della qualità, del riconoscimento e della sostenibilità del volontariato giovanile transnazionale, oltre ad affrontare le limitazioni alla mobilità che permangono nell’ambito del volontariato e a tenere conto degli insegnamenti tratti dalla pandemia di COVID-19 e dall’esperienza del Corpo europeo di solidarietà, iniziativa che nel 2022 compirà 5 anni.

    Con questa proposta sul volontariato giovanile, la Commissione invita gli Stati membri, tra l’altro, a:

    • fare in modo che la partecipazione ad attività di volontariato transnazionali costituisca un’opportunità concreta per tutti i giovani, anche quelli con minori opportunità;
    • considerare misure che contribuiscano all’istituzione di un quadro legislativo e attuativo adeguato e chiaro per la salute e la sicurezza di chi partecipa ad attività di volontariato transnazionali;
    • promuovere un livello qualitativo elevato con gli organizzatori nazionali delle attività di volontariato;
    • fornire informazioni sui diritti dei volontari e fare opera di sensibilizzazione su tale tematica;
    • fare opera di sensibilizzazione sui benefici delle attività di volontariato transnazionali attraverso attività di informazione, orientamento e promozione;
    • promuovere la cooperazione a livello nazionale e dell’UE tra gli organizzatori che offrono opportunità di volontariato transnazionale;
    • sostenere le attività di volontariato che apportano un contributo significativo in ambito climatico e ambientale;
    • valutare nuove tendenze e dimensioni e formati alternativi di volontariato, come il volontariato digitale e intergenerazionale.

    La Commissione è pronta a sostenere l’attuazione della raccomandazione attraverso i meccanismi e gli strumenti di cooperazione della strategia dell’UE per la gioventù e dei programmi dell’UE per la gioventù, come Erasmus+ e il Corpo europeo di solidarietà. La Commissione agevolerà l’apprendimento e gli scambi reciproci tra gli Stati membri e i partner del settore, sviluppando le migliori pratiche per il volontariato digitale e intergenerazionale e promuovendo e informando sulle opportunità di volontariato attraverso il portale europeo per i giovani. Inoltre svilupperà e promuoverà ulteriormente gli attuali strumenti di convalida dell’UE per i risultati dell’apprendimento non formale e informale (EuropassYouthpass) e sosterrà la ricerca e la raccolta di dati sull’impatto a lungo termine del volontariato.

    La Commissione invita gli Stati membri ad adottare rapidamente la proposta odierna sul volontariato giovanile internazionale e le iniziative di solidarietà. Al contempo, la Commissione si impegna a riferire sull’utilizzo della raccomandazione nel contesto dei lavori sull’attuazione della strategia dell’UE per la gioventù e del quadro strategico per la cooperazione europea nel settore dell’istruzione e della formazione verso uno spazio europeo dell’istruzione e oltre.

    Fonte: Commissione europea

  • Spendi con il cuore: più doni e più risparmi

    Nel 2019 è nato in Italia l’innovativo progetto “Spendi con il Cuore” basato su un virtuoso meccanismo di risparmio/donazione al quale stanno aderendo numerose imprese e associazioni no-profit. Ideatori del progetto sono Roberto e Giuseppe Sansone di Campobianco, imprenditori palermitani esperti in soluzioni per le imprese e nel settore delle fidelity card. Dott. Sansone, ci può raccontare com’è nata questa interessante iniziativa?

    Per molti anni mi sono interessato al rapporto tra i servizi (o i beni) che offrono le imprese ed il grado di soddisfazione o fidelizzazione dei loro clienti. Grazie a questa esperienza nel 2013 ho progettato un sistema di pagamento che offre vantaggi sia all’utilizzatore che alle attività commerciali che forniscono beni o servizi (First Cash Back System). Nel 2019 il fortunato incontro con Fabrizio Hopps, esperto del mondo no-profit e già autore della nota campagna di raccolta fondi “l’Ultima buona azione della lira”, ha dato vita ad un comitato di esperti del non profit e del sociale e a questa iniziativa. “Spendi con il Cuore” è un progetto implementato all’interno del nostro circuito cash back, al fine di sostenere il mondo del non profit, in sofferenza già da tempo e ulteriormente penalizzato dalla pandemia di Coronavirus. Project manager del progetto è Francesca Bellecci e alle risorse umane si dedica Valeria Campo.

    Ci può descrivere con parole semplici il progetto?

    Abbiamo applicato il nostro sistema cbspay ad un meccanismo di risparmio e donazione per aiutare le associazioni no-profit a raccogliere fondi rinunciando alla maggior parte delle nostre commissioni.

    Come funziona. Sul sito www.spendiconilcuore.com (e nei negozi fisici convenzionati presto anche in tutta Italia), ogni acquisto di buoni spesa, gift card e prodotti alimentari genera sia una donazione a favore dell’associazione di riferimento iscritta al portale sia un vantaggio economico al donatore attraverso una riduzione del prezzo d’acquisto. Per abilitare il meccanismo di donazione e discount cash back è necessario riscattare il Codice Cuore, collegato alla propria associazione o generarne uno sul sito. Al momento sul portale sono presenti quattro categorie di prodotti: buoni spesa (Famila per il sud, Pam per il centro nord e Coop Lombardia che ha appena aderito), gift card spendibili su numerosissimi siti di ecommerce (Amazon, Ikea, Yoox, Zalando, Ip, Tamoil e molti altri), prodotti dedicati (al fine di sostenere eccellenze alimentari e artigianali italiane) e i buoni di The Fork. Tenga conto che il progetto, a cui hanno già aderito numerose associazioni nazionali e regionali, raggiunge al momento circa 3 milioni di nuclei familiari ed è in continua crescita.

    Quali sono le differenze rispetto alle altre raccolte fondi?

    Rispetto alle campagne di donazione tradizionali, “Spendi con il Cuore” non chiede alcun costo di adesione alle associazioni aderenti e la raccolta fondi ha durata illimitata, favorendo economicamente anche il donatore. In questo modo è possibile sostenere tutte le associazioni italiane, di qualsiasi dimensione e obiettivo statutario, con un sistema di raccolta fondi facile e gratuito.

    Ci ha detto alcune delle imprese che hanno aderito all’iniziativa. Ci può dare qualche nome delle associazioni a cui è possibile già devolvere le donazioni?

    Come detto il progetto è nato da poco e nonostante ciò abbiamo visto l’adesione di importanti imprese (nell’offrire sconti agli iscritti) e di numerose associazioni aderenti e bisognose di raccogliere fondi per le loro meritevoli attività. Fra queste abbiamo l’AIL (Associazione italiana contro le leucemie – linfomi e mieloma – Sezione di Palermo – Trapani), ANPAS (Comitato regionale Sicilia), AVIS (Regione Sicilia), AIAS (Associazone italiana assistenza spastici), ADMO (Associazione donatori midollo osseo – Sicilia), UNIPAX, ANGSA (Associazione nazionale genitori soggetti autistici – Lombardia), Apriti cuore onlus, Asso Jonica, Autismi Cooperativa sociale, FISDIR (Federazione italiana Sport Paraolimpici degli Intellettivo Relazionali), Associazione Bone Hope, Onlus Cascina San Vincenzo, Asd Corona Ferrea Nuoto, Crescere insieme Onlus, Faccia Vista, Associazione Italiana “Antonella Pomilia”, ANIRBAS (Associazione nazionale per l’inclusione e la ricerca delle buone azioni sociali), Associazione Piera Cutino, Asd Disabili, Associazione Astrea, L’angolo di Aretusa, Officina Cambiamenti, Fondazione Floriani, Fondazione Theodora, Panormos, Fontarò.

    Se volessi proporre ad una o più associazioni questo progetto, cosa posso consigliare?

    Innanzitutto di visitare il nostro sito (www.spendiconilcuore.com) dove è possibile informarsi sul progetto e dove è facilissimo iscriversi. Infatti aderire all’iniziativa è semplicissimo. È sufficiente che il presidente (o il legale rappresentante) dell’associazione (o un loro delegato) ci invii una lettera di adesione indicando l’Iban a cui si desidera ricevere le donazioni e un documento del rappresentante legale. La procedura può anche essere effettuata direttamente dal sito selezionando la voce “per le associazioni” e seguire le indicazioni.

    Davvero molto semplice. Obiettivi per il futuro?

    L’obiettivo di medio e lungo termine è quello di popolare il sito di altre catene di supermercati e di aggiungere costantemente prodotti di qualità per poter aumentare sempre di più il flusso delle donazioni verso le associazioni che aderiranno al progetto. Associazione che speriamo siano sempre più numerose (dalle più piccole alle più grandi). Più in generale, con questa iniziativa ci auguriamo di sostenere tutte le associazioni italiane e le famiglie, promuovendo la cultura del donare con una semplice azione. Più associazioni e attività si convenzioneranno, tanto maggiore sarà la capacità sia di sostenere le fasce più deboli della popolazione, sia di contribuire alla ripresa delle attività economiche.

  • E-commerce e Non Profit: TrustMeUp lancia un nuovo modello di sostenibilità

    Acquisti online che si trasformano in beneficenza “a costo zero” e con la trasparenza e sicurezza della blockchain: il modello presentato da TrustMeUp è tutto questo e molto di più.

    La presentazione avverrà al Palazzo delle Stelline di Milano lunedì 8 novembre, alle ore 11, nel corso dell’evento “E-commerce e Non Profit: un nuovo modello di sostenibilità”.

    Ad aprire i lavori Carlo Carmine e Angelo Fasola, rispettivamente Presidente e CEO di TrustMeUp ed ideatori del progetto. Al loro fianco anche l’Assessore Regionale Lombardia alla Famiglia, alla Solidarietà Sociale, alla Disabilità e alle Pari Opportunità Alessandra Locatelli e il Consigliere Regionale Lombardia Max Bastoni. A moderare l’incontro il responsabile di Ansa Lombardia Vincenzo di Vincenzo che guiderà anche la tavola rotonda per approfondire come questo innovativo strumento possa essere d’aiuto sia a merchant che a enti benefici. Si parlerà inoltre dell’evoluzione del mondo dei consumi, dell’innovazione dei modelli di donazione e di CSR condivisa.

    Il dibattito sarà presieduto da Luca Gatti, Vicepresidente di SOS Villaggi dei Bambini Italia, Pietro Cau, Responsabile Corporate Fundraising di Fondazione Telethon, Nicola Ciano, Fundraising Director di Emergency e Anna De Bona, Responsabile Raccolta Fondi da Individui di Fondazione Operation Smile, in rappresentanza degli Enti Non Profit e da Mario Bagliani, Senior Partner di Netcomm Services e dall’imprenditrice Alina Quintana, fondatrice e creatrice del metodo Danza Classica No Under 40.

    Sarà possibile seguire l’evento in diretta streaming sul sito Ansa.it o partecipare in presenza prenotando il proprio posto qui.

  • Mastro Gino

    Il medico italiano Luigi Strada (solo “Gino” per tutti, per sua volontà) fondatore, assieme alla moglie Teresa Sarti, della nota ONG Emergency, ci ha lasciato da pochi giorni… una importante occasione di riflessione e di redenzione. Redenzione nel suo significato più antico, ovvero la possibilità di liberarci da uno stato di inferiorità spirituale e di intima sofferenza per le nostre colpe. Eppure, anche in questo caso, a giudicare dal moltiplicarsi degli elogi funebri da parte di tutti gli uomini e le donne che in qualche modo “contano” in Europa e non solo, elogi stracotanti di parole di lode e di ammirazione per il suo agire sociale (indubbiamente meritorio), sembra trapelare l’ennesimo processo collettivo, più o meno consapevole, verso la sua beata mistificazione. “Siamo tutti più soli”, “Abbiamo perso un eroe”, “Mai più il Mondo di prima”, “Merita un monumento”, etc. etc. Come a dire “Santo Subito!” o “Nessuno potrà mai fare quello che ha fatto lui” o, ancora, “Non è imitabile! Non può essere un esempio per nessuno perché solo lui e nessun altro potrà mai fare ciò (i miracoli) che ha fatto”. È storia antica. Ancora oggi ci sono centinaia di milioni di persone nel mondo che commemorano in luoghi e giorni prestabiliti, le statue dei loro maestri, dei loro santi, dei loro martiri o dei loro “eroi”, senza metterne veramente in pratica l’esempio.

    Nel febbraio del 2003, grazie ad un caro amico, ebbi l’onore e il grandissimo piacere di conoscere a Perugia la signora Tara Gandhi, nipote del Mahatma. Negli anni a venire ci sono state altre occasioni di incontro e, in una di queste, la signora Gandhi ci raccontò che il nonno diceva che da sua moglie aveva imparato il messaggio della nonviolenza. Quando Kasturba (questo il suo nome) morì in prigione nel 1944 tutti i più grandi leader nazionali ed internazionali si affrettarono ad esprimere bellissime parole di cordoglio. Fra i seguaci, invece, accadde che in migliaia si affrettarono a fare proposte su quale grande monumento sarebbe dovuto essere costruito per meglio commemorarne e onorarne la memoria. Ci furono accese discussioni in tutto il Paese che durarono molti giorni. Fu Gandhi a porre fine a questo ennesimo tentativo di beata mistificazione collettiva limitandosi a dire che se si voleva veramente onorare la memoria di Kasturba, chiunque ne aveva ammirato l’opera non doveva far altro che riprodurla, ovvero, mettersi al servizio delle donne e dei bambini bisognosi dell’India come aveva fatto lei tutta la vita. “Monumento”, o meglio, movimento di azioni praticabili in ogni dove e in ogni tempo.

    Fu così, allora, che il Kasturba Gandhi National Memorial Trust (KGNMT) venne fondato nel 1945 come risposta allo stimolo del Mahatma.

    Oggi questa fondazione conta circa ventiquattro grandi centri in tutta l’India e da circa ottant’anni è rimasta fedele ai propri ideali portando conforto a milioni di persone in difficoltà. “Se le donne in Assam hanno combattuto coraggiosamente il terrorismo, le sorelle di Orissa hanno dovuto far fronte alla violenza della società lo devono a questi centri di accoglienza”, ha scritto la sig.ra Tara. “Vi sono storie di coraggio e di successo in ciascun centro e in ciascun ramo. Il centro principale è Kasturbagram (Indore) dove è presente anche un Istituto Rurale ed un Centro di Formazione. L’agricoltura, gli asili nido, i laboratori artigianali Khadi e di Villaggio, i centri di cura: sono parte di praticamente tutti i centri dell’organizzazione […] Ogni ramo dell’organizzazione si è meritato la fiducia della società che lo circonda ed ora è necessario che le aspettative delle persone non vengano deluse. Ispirati da Gandhi e da Kasturba, l’organizzazione ha chiamato a raccolta donne e uomini da tutto il Paese per lavorare per la responsabilizzazione delle società dei villaggi. Non possiamo, tuttavia, ignorare che, come molte altre istituzioni ispirate a Gandhi, il Kasturba Trust deve far fronte a molteplici sfide. Invero, il cammino verso la visione del Sarvodaya (il risveglio dello spirito in armonia con la natura e l’ambiente per tutte le forme di vita) è ancora lungo”.

    E che il cammino è ancora lungo lo sapeva anche Gino, per questo non appena ha potuto, non ha perso tempo e grazie all’aiuto dei suoi familiari e di tanti uomini e donne di buona volontà, ha fondato un’organizzazione che presta soccorso agli ultimi, agli immigrati ed, in particolare, alle innocenti vittime di guerra in diverse parti del Mondo.

    Dal 1994, anno della sua fondazione, Emergency è operativa in diciannove paesi dove ha già curato più di dieci milioni di persone.

    Vogliamo onorare la memoria di Gino perché ne ammiriamo l’operato?

    Sono tante le cose che possiamo fare. In primis e, senza perdere tempo, sostenere economicamente Emergency e attivarci perché anche i nostri parenti ed amici lo facciano (https://www.emergency.it/sostieni-emergency/). Delle altre cose che possiamo fare, sono certamente molto importanti tutte le azioni volte a prevenire tutte le emergenze globali a livello ambientale, alimentare, sociale ed economico in quanto continue cause di guerra e distruzione. E poi ancora. Dobbiamo rivedere i contenuti dei programmi scolastici nazionali, rivedere le agende politiche dei nostri Governi (comunali, regionali e nazionali) e rimettere in discussione i nostri stili di vita ed alimentari e, perchè no, anche aprire e sostenere centri di accoglienza sul modello della Fondazione Kasturba. Perché Gino non ha solo realizzato una rete solidale di cura per le emergenze sanitarie nel mondo (se pur straordinaria, ancora molto al di sotto delle sue reali esigenze) ma si è speso moltissimo perché si agisse per prevenire l’uso della guerra come metodo di sopraffazione e soluzione delle controversie fra i popoli.

    Sul piano lessicale, mistificare significa alterare la verità a proprio vantaggio. Se operata a danno di una persona, la mistificazione equivale a inganno, raggiro, imbroglio, abbindolamento, turlupinatura, impostura, frode, ecc; se applicata alla realtà o ai fatti significa falsificazione, travisamento, distorsione, adulterazione, alterazione, manipolazione. Il termine mistificare, di fatto, è strettamente imparentato con mentire e ingannare (se stessi e gli altri). Come dire “Gino era un super uomo, inimitabile. Morto lui, aspettiamo un altro supereroe”. Demistificare, ovviamente, significa scoprire e denunciare le mistificazioni che alterano la realtà di un fatto, di un evento o di una persona e restaurare la “verità”. Come dire “Nonostante i suoi e i nostri limiti, Gino ci ha provato e ci ha mostrato che la realtà è un’altra da quella che vediamo in TV e che la solidarietà umana, senza se e senza ma, può solo che redimerci”.

    Grazie Gino. Tu hai fatto la tua parte. Adesso tocca a noi.

    Se uno di noi, uno qualsiasi di noi esseri umani, sta in questo momento soffrendo come un cane, è malato o ha fame, è cosa che ci riguarda tutti. Ci deve riguardare tutti, perché ignorare la sofferenza di un uomo è sempre un atto di violenza, e tra i più vigliacchi.

    Gino Strada (1948 – 2021)

  • Vaccini: un aiuto ai più deboli arriva dalla elemosineria apostolica

    Per dare concretezza ai diversi appelli di Papa Francesco perché nessuno venga escluso dalla campagna vaccinale anti Covid-19, l’Elemosineria Apostolica si rende nuovamente prossima alle persone più fragili e vulnerabili. Nell’imminenza della Domenica di Pasqua – Risurrezione del Signore, e precisamente durante la Settimana Santa, altre dosi del vaccino Pfizer-BioNTech, acquistate dalla Santa Sede e offerte dall’Ospedale Lazzaro Spallanzani, tramite la Commissione Vaticana Covid-19, saranno destinate alla vaccinazione di 1200 persone tra le più povere ed emarginate, e che sono per la loro condizione le più esposte al virus.

    Inoltre, per continuare a condividere il miracolo della carità verso i fratelli più vulnerabili, e dare loro la possibilità di accedere a questo diritto, sarà possibile effettuare una donazione on-line per un “vaccino sospeso”, sul conto della carità del Santo Padre gestito dalla Elemosineria Apostolica (www.elemosineria.va).

    Nel Messaggio per la Solennità del Natale del Signore 2020, Papa Francesco ha rivolto un accorato appello: “Chiedo a tutti: ai responsabili degli Stati, alle imprese, agli organismi internazionali, di promuovere la cooperazione e non la concorrenza, e di cercare una soluzione per tutti: vaccini per tutti, specialmente per i più vulnerabili e bisognosi di tutte le regioni del Pianeta. Al primo posto, i più vulnerabili e bisognosi!”. “Di fronte a una sfida che non conosce confini, non si possono erigere barriere. Siamo tutti sulla stessa barca”.

    Sul ricorso al vaccino, inoltre, il Pontefice ha incoraggiato più volte le persone a vaccinarsi, perché è un modo di esercitare la responsabilità verso il prossimo e il benessere collettivo, ribadendo con forza che tutti devono avere accesso al vaccino, senza che nessuno sia escluso a causa della povertà.

    Nel mese di gennaio scorso, quando è iniziata in Vaticano la campagna vaccinale anti Covid-19, Papa Francesco ha voluto che tra le prime persone vaccinate ci fossero oltre venticinque poveri, in gran parte senza fissa dimora, che vivono intorno a San Pietro e che quotidianamente vengono assistiti e accolti dalle strutture di assistenza e residenza dell’Elemosineria Apostolica.

    La vaccinazione dei poveri nel corso della Settimana Santa avverrà nella struttura appositamente adibita all’interno dell’Aula Paolo VI in Vaticano, e sarà usato lo stesso vaccino somministrato al Pontefice e ai dipendenti della Santa Sede. I medici e gli operatori sanitari impiegati saranno i volontari che operano stabilmente nell’Ambulatorio “Madre di Misericordia”, situato sotto il colonnato del Bernini, i dipendenti della Direzione di Sanità ed Igiene del Governatorato dello Stato della Città del Vaticano e i volontari dell’Istituto di Medicina Solidale e dell’Ospedale Lazzaro Spallanzani.

    Si può inviare una donazione con le seguenti modalità:

    Bonifico su Conto Corrente Bancario:

    BENEFICIARIO DEL CONTO: Elemosineria Apostolica
    BANCA: Istituto per le Opere di Religione
    Città del Vaticano
    BIC/SWIFT: IOPRVAVX
    IBAN: VA54001000000017267005

    Online con Carta di Credito:
    (da 10 a 2000 €)

    Fonte: Comunicato Elemosineria Apostolica

  • Quelle strade di polvere rossa

    Riceviamo e pubblichiamo un articolo dell’On. Marco Zacchera tratto da ‘Il Punto’ n. 804 del 26 febbraio 2021

    E’ con commozione che va un ricordo all’ambasciatore Luca Attanasio e a Vittorio Iacovacci, il suo carabiniere di scorta.

    Vedendo l’immagine di Attanasio riverso – pallido e morente – su un fuoristrada mentre lo portavano in un ospedale lungo quelle strade di polvere rossa (dove ben difficilmente l’avrebbero comunque salvato) non potevo che ricordare viaggi vicini e lontani nel tempo tra quella stessa polvere rossa dell’altipiano, quella che si infila ovunque e – appena piove – diventa subito un fango spesso, pesante, che ti si attacca alle suole e resta incollato ai piedi di chi le scarpe neppure le ha.

    Il “mio” Burundi, le cannonate in Rwanda, i tanti profughi che camminano verso il Congo nell’eterna lotta tra hutu e tutsi con le distruzioni e i massacri, le case di mattoni crudi abbandonate con i tetti bruciati e che così si sbriciolano presto.

    Capanne buie, colline terrazzate dove si piantano fagioli in ogni punto possibile pur di avere qualcosa da mangiare, galline che piluccano tra le corsie ospedaliere (dove i pazienti devono farsi da mangiare da soli) in edifici cadenti dove la cosa che ti colpisce di più è l’odore di marcio e di urina.

    E intorno hai sempre tanti, tanti bambini.

    Missionari e volontari eroici, gente di poche parole e da prima linea, quelli che spesso devono fuggire per le minacce di politici corrotti perché sono testimoni pericolosi. Insicurezza totale, campi profughi sterminati, giovani fumati e donne con i figli sulle spalle e una fascina o la tanica d’acqua in testa, perché le fontane sono sempre lontane da casa e ogni volta devi risalire a piedi tutta la collina con il solito fango che ti fa scivolare, eppure le taniche restano sempre diritte…

    Ogni tanto vedi passare i gipponi bianchi dell’ONU o delle grandi associazioni umanitarie con gli altri volontari, quelli che –  ben pagati – il “volontario” lo fanno di mestiere e di solito vivono nelle ville nei quartieri “bene” delle capitali, quasi mai tra la gente disperata.

    Intorno, uno scenario sempre uguale tra mille colline verdi, deforestate e popolate da formiche che sono una umanità povera, divisa, remissiva, paziente, che però ogni tanto si scatena in gesti di violenza inaudita e di lotte tribali.

    Come non ricordare quella mattina presto di metà aprile (avevo proprio l’età di Attanasio ed ero stato appena eletto deputato) quando nella foschia dell’alba per cinquanta metri sbagliammo direzione e finimmo in mezzo ai ribelli che controllavano la strada. Un albero di traverso per obbligarci a frenare e poi quegli occhi rossi dietro la punta del kalashnikov puntato diritto in faccia, con nemmeno il tempo di avere paura.

    La vita che va e che viene, dipende dall’umore di quegli occhi rossi che ti fissano.

    A noi andò bene e bastarono tre pacchetti di sigarette per poter tornare indietro, ma soprattutto servirono le parole tranquille e convincenti di un missionario saveriano che parlava bene il kirundo.

    A Luca e Vittorio è andata male: è la roulette della vita, un soffio che vola leggero se vai in giro per quelle strade di terra rossa, quella di un’Africa che molti non immaginano neppure.

    Loro passavano di là non per depredare ma per aiutare, ed è proprio per questo che resteranno ben vivi nel nostro ricordo.

    PS: Forse pochi sanno che una qualsiasi nostra ambasciata nel mondo (e il personale che vi lavora) è “difesa” da pochissimi carabinieri –  che anche in Africa al massimo si contano sulle dita di una mano e solo per le sedi più critiche – e un assalto, un agguato, una qualsiasi aggressione può avvenire in un attimo, sia in sede che all’esterno, quando allora conta ben poco la difesa di una pistola d’ordinanza.

    Così come nessuno difende normalmente la sede di un consolato, a volte unica presenza italiana per interi paesi quando le nostre ambasciate – ridotte all’osso – “coprono” diversi stati anche lontani tra loro. Altro che le scorte (inutili) per centinaia di politici e di VIP che scorrazzano con le auto di rappresentanza e le luci blu lampeggianti per le vie di Roma…

  • Nessun uomo è un’isola

    Sulla costa a metà strada tra Catania e Siracusa, in una zona di campagna, ha preso forma e si sta sviluppando un interessante progetto di comunità rurale denominato “Il Giardino delle Bio-Diversità”. Qui, oltre a favorire e a coltivare la biodiversità vegetali con metodi di agricoltura biologica lavorano, collaborano o soggiornano anche per tempi brevi, persone di diverse origini, cultura, età e credo religioso.

    Ciao Roberto. Come nasce questo progetto?

    Nasce sicuramente dall’incontro tra una lunga storia di militanza politico/sociale con l’esigenza di molti giovani di cambiare radicalmente paradigma (in questo, l’emergenza COVID sta molto aiutando la nostra esperienza così come tante altre analoghe in giro in Europa e forse anche altrove). L’evento catalizzatore è stato l’intenso confronto con Dominique Marchais, il regista francese del film Nul homme est un’ile (Nessun uomo è un’isola – dove si parla anche della nostra esperienza). In sostanza, tempo fa avevo abbandonato dei terreni che avevo coltivato per diversi lustri in bio ad ortaggi in quanto mi avevano costruito proprio in mezzo un’autostrada. Confrontandomi con Dominique, che nei suoi lavori cinematografici tratta sempre del rapporto tra l’uomo e la natura, mi sono detto: “Ma no! Piuttosto che arretrare di fronte all’antropizzazione che avanza, piantiamo una foresta che si mangi l’autostrada! Attorno ad essa facciamo crescere piante alimentari in quantità e diversità e mettiamoci dentro a lavorare tanta altra diversità umana, culturale, religiosa, etc; e non a lavorare da dipendenti, ma tutte e tutti responsabili!”

    Attualmente con chi condividi questo progetto?

    Ci sono io, un vecchio agricoltore biologico dal 1982 e promotore di molte iniziative nel campo dell’economia solidale (tra cui il Consorzio Siciliano Le Galline Felici) in Sicilia, in Italia e negli ultimi anni anche su scala europea ed otto giovani e giovanissimi di diverse nazionalità.

    Moustafà, marocchino di trentasei anni (che lavora con me da sette) assieme alla sua compagna Naywal ed il loro piccolo neonato Ayub di tre mesi.

    Catherine, parigina di trentun anni, che vive con me da poco più di due che lavora per il sunnominato Consorzio. Ha fatto studi nel campo della cultura. Ha lasciato il suo impiego presso un’associazione di cinema indipendente di Parigi per stare con noi dopo aver visto il film di Dominique. Da allora non se n’è più andata.

    Giacomo, romano di ventinove anni con una brillantissima carriera di ricercatore universitario in matematica, pura e astratta, e con molte pubblicazioni alle spalle; ha lasciato l’università per venire a piantare qui banani ed avogados. Con lui e sua sorella, coordinatrice di ricerca negli stessi campi a Montpellier (Francia), abbiamo da poco costituito la società agricola “Il Giardino delle Bio-Diversità”.

    Anna, ventiquattrenne ligure; studi economico-sociali ed anni di volontariato. Tempo fa mi chiese di poter passare un periodo di tempo con noi e adesso è nostra dipendente.

    Malik, francese di origine algerina. Ventiquattro anni. Studi sociali. Era venuto a trovare Anna, conosciuta durante il volontariato nei Balcani. Oggi pianta e zappa con noi ed è anche lui un nostro dipendente.

    Fusako, giapponese. Trentasette anni. Ha vissuto quattordici anni in Spagna. È con noi da pochi mesi. Pensiamo e speriamo che non vada più via.

    A tutti questi ragazzi si sommano vari membri della comunità territoriale.

    Poi molte altre persone di tutte le nazionalità sono passate e passano da qua. Negli anni scorsi abbiamo provato ad inserire un gruppo di migranti africani, ma l’arrivo al governo di alcuni personaggi ha fatto fuggire tutti in altri Paesi europei.

    Quali sono le vostre attività?

    Innanzitutto facciamo agricoltura biologica su una scala grande, per noi piccoli: un centinaio di tonnellate di agrumi vari, una ventina di banani e spero anche presto una decina di avogados (abbiamo diversi nuovi impianti), mentre su una scala molto più piccola, produciamo olio extravergine d’oliva, uova, una vasta gamma di ortaggi e un po’ di frumento. Al contempo stiamo anche costruendo una piccola comunità locale con altri soggetti attivi sul territorio (nel raggio di 4/5 km) per dimostrare che “insieme è molto, ma molto meglio!”.

    Ci sosteniamo frequentemente in varie attività ed organizziamo settimanalmente “pranzi e cene di territorio”. Ci prendiamo cura anche dell’ambiente tenendo pulite dalla monnezza le strade di accesso e pulendo le coste prospicienti. Ricicliamo in modo artistico, quando possibile, alcune delle cose che vengono buttate dalla gente. In questo modo cerchiamo di dare una risposta concreta ad alcuni dei moltissimi giovani che stanno lasciando (o meditano di lasciare) la vita urbana ormai ritenuta da molti poco appagante. Giovani che ci chiedono lumi e appoggio (impossibile per tutte/i) e, per questo, stiamo pensando di costituire una cooperativa di servizi che possa da un lato impiegare giovani, anche migranti, e dall’altra facilitare l’esecuzione dei lavori agricoli ad alcuni dei piccoli e piccolissimi agricoltori. Sperimentiamo, inoltre, tecniche innovative, sia in campo agricolo, che in quello energetico. Cerchiamo di produrre e distribuire cultura, organizzando con discreta frequenza delle “cine-cene”, feste, incontri, etc.

    Stiamo anche progettando di acquistare un casolare di proprietà di un mio fraterno amico allevatore, ormai vecchio e stanco, per realizzarvi un “condominio solidale”, un centro culturale ed una mensa aperta al territorio e rifornita principalmente dai nostri prodotti. E, caro Karl, abbiamo in mente tante e tante altre cose.

    Quali obiettivi a breve, medio e lungo termine?

    A breve: consolidare le posizioni lavorative, creando altra economia reale (lo stiamo facendo, impiantando altri alberi e banani)

    A medio: realizzare il già citato condominio solidale /centro culturale /mensa territoriale.

    A lungo periodo: essere ancor di più un esempio concreto per molti giovani per fare quel famoso passo e riuscire a produrre più intensamente eventi e cultura.

    Roberto, cosa avresti piacere di dire ai nostri lettori più o meno giovani?

    Il mondo scivola sempre più sulla china dell’autodistruzione. A parte le scelte dei potenti (che continuano a propinarci le stesse ricette consumiste e devastanti il pianeta) c’è molto che potremmo fare personalmente; ma siamo accecati da una smisurata fame di falsi bisogni, scientificamente creata attraverso tutti gli strumenti “culturali” a disposizione del potere economico, compresa l’induzione all’individualismo più sfrenato. Tuttavia, se rivalutiamo intimamente e praticamente, il senso di comunità, che è stata per millenni la condizione principale per la sopravvivenza della specie umana (perché anche se sei Rambo, il Mammoth da solo non lo prendi e col piffero che tieni acceso il fuoco, da solo, per tutta la notte, tutte le notti!), potremmo accorgerci che abbiamo veramente bisogno di poco e che ciò di cui abbiamo bisogno ci può arrivare, e facilmente ci arriva, dalla comunità stessa, alla quale ricambiare con la stessa “moneta”. In questo modo la vita diventa più facile e bella, abbiamo bisogno di molto meno lavoro (noi, al momento, lavoriamo parecchio, se necessario!), possiamo occuparci dei nostri figli (e sottolineo nostri, in senso comunitario; già lo facciamo con Ayub, il figlio di Moustafà), senza bisogno di infasciarli la mattina presto e lasciarli alla nonna o all’asilo per andare a vendere il nostro tempo in cambio di quattro soldi; possiamo godere di un cibo di altissima qualità intrinseca (da noi si mangia benissimo!) e sempre molto vario; possiamo godere della socialità stessa di una comunità che si sostiene reciprocamente, e fare feste e ballare spesso! Ma, si badi bene! Non sto parlando di una comunità rinchiusa al suo interno, bensì costantemente aperta a cercare di svolgere una semplicissima azione pedagogica, ovvero, “vi dimostriamo con tutti i nostri atti, che insieme è molto, ma molto meglio!”.

    Perché noi tutto questo lo facciamo quotidianamente o, quanto meno, cerchiamo di farlo, umani come siamo, vittime di qualche secolo di cultura che ci ha indotto a pensarci ben diversamente.

     

  • Buone feste a tutti (davvero)!

    Il bambino ha 12 anni. L’uomo di affari ne ha 35. Il bambino lo chiameremo Antony (per privacy) mentre l’uomo di affari si chiama Candido. Entrambi si sono incontrati a metà dicembre nel cortile di un importante ospedale pediatrico di Roma. Il bambino si trova lì perché vi è ricoverato. L’uomo di affari perché ad essere ricoverato è un suo nipote di pochi mesi. È una bella giornata e si può stare all’aperto. Antony ha da poco terminato le sue ore di riabilitazione e si sta organizzando con il padre per mangiare un panino. Pane, prosciutto e formaggio caserecci. Candido da ore passeggia avanti e indietro parlando al telefono. Sono circa le due del pomeriggio quando vede avvicinarsi un uomo (il padre del bambino) con un panino in mano. Stupito gli chiede il motivo di questo affettuoso gesto. L’uomo gli risponde che suo figlio, sapendo che la mensa era chiusa e non vedendolo mangiare, si era preoccupato per lui. “Papà sto preparando un panino per quel signore perché mi dispiace che non ha il mangiare”. L’uomo di affari, chiaramente commosso, accetta il panino e inizia a parlare con il padre. Gli racconta del suo lavoro di broker europeo nel mondo delle carni mentre l’altro gli dice che lui e suo figlio passeranno le feste a Roma, lontani da casa, in una struttura messa a disposizione dall’ospedale e chiede all’uomo di affari se sia possibile procurargli della carne di buona qualità per il giorno di Natale. Prontamente Candido risponde di sì, che non ci sono problemi e dopo aver nuovamente ringraziato riprende con le sue telefonate ma, qualcosa in lui si è mosso. Il giorno dopo decide di andare a vedere la struttura dove circa venti famiglie con il loro bambini (fra i quali alcuni ospedalizzati) passeranno le feste di Natale. “Si può fare!”. L’altruismo di Antony è stato contagioso. Candido, infatti, ha deciso di offrire un pranzo non solo a quel bambino ma a tutte le famiglie alloggiate in quella struttura. E così si è attivato. Grazie alle sue capacità si è adoperato per chiedere i dovuti permessi e per organizzare la giornata. Un amico porterà la griglia, altri porteranno le verdure già cotte, lui cucinerà la sua carne mentre altri amici si occuperanno del servizio ai tavoli. Ma Candido non vuole che sia solo un pranzo all’aperto ma una vera e propria giornata di festa per chi non ha molto da festeggiare in questo periodo. Così attiva anche la sua rete di amici per l’animazione e per acquistare regali da portare ai bambini. Perché non sta chiedendo ai suoi amici soldi ma un po’ del loro prezioso tempo affinché il piccolo e profondo gesto altruistico di Antony possa diventare contagioso e fare del bene a loro (e a tutti noi) come ha fatto del bene a lui. Tutto è pronto. Il ventitré dicembre questi bambini potranno vivere una giornata di festa. E noi? Siamo pronti a far vivere una vera giornata di festa ai più piccoli e soprattutto a quelli più bisognosi? Non credo esista un dolore più grande di vedere soffrire un bambino. In Italia più di 1.254.000 bambini vengono ricoverati ogni anno in ospedale e per loro (ed i loro genitori), il ricovero rappresenta un momento estremamente delicato, spesso doloroso e difficile da affrontare. Costruire una società dove a pagarne in primis le sue contraddizioni sono i nostri figli (in Italia come in tutto il Mondo) non può essere una società che ha lunga vita. È chiaro che stiamo sbagliando tante cose e, per questo, abbiamo il dovere morale di fare qualsiasi cosa per migliorarla ma, come ormai avremmo dovuto già imparare, le parole non contano nulla. Sono i gesti a fare la differenza. Ho avuto modo di conoscere Candido e di chiedergli che cosa lo abbia mosso. Mi ha risposto serenamente che “È stato l’altruismo di questo bambino che, nonostante i suoi problemi, ha avuto un pensiero premuroso per un’altra persona. Uno sconosciuto. Antony mi ha donato un sorriso gratuitamente e di questo insegnamento gliene sarò sempre grato e testimone”.

    Una piccola storia ma una grande occasione per ognuno di noi a pensare, qui, ora, ad un piccolo gesto per chi ne ha veramente bisogno.

  • Solidarietà e idee regalo dal mondo dei ghepardi

    Il nostro Paese è purtroppo di nuovo parzialmente bloccato. La nostra preoccupazione va ai Parchi, alle strutture ricettive, alla nostra economia, … e ai nostri amici in Namibia che non possono accogliere nessun ospite. Tra questi, il CCF (http://www.cheetah.org), sia in Namibia che in Somaliland sta attraversando un periodo di grande stallo da un lato, e di grande lavoro dall’altro. Si, perchè il bracconaggio continua, e alla grande! E sono stati recuperati tantissimi ghepardi durante il periodo in corso….

    Stiamo cercando di aiutare come possiamo il nostro Rifugio Sicuro in Somaliland, dove ci sono ben 70 cuccioli dopo la missione della Polizia del Somaliland e del MoErd. Il CCF accoglie tutti i cuccioli, li cura, li nutre, e devo dire che l’abnegazione del personale è veramente commovente…!

    In questi giorni la dr. Marker è in Somaliland. Speriamo che si concretizzi la creazione di una Riserva naturale dove potranno essere liberati i ghepardi, e non solo …animali a rischio estinzione protetti anche da ranger… le trattative continuano, ma certamente l’impegno finanziario è notevole.

    Questo è il motivo per cui ci stiamo preparando alla Giornata del Ghepardo, il 4 dicembre, con largo anticipo.

    Abbiamo coinvolto il Parco faunistico La Torbiera http://www.latorbiera.it che si è generosamente reso disponibile a fare qualche gioco con arricchimento con le tre sorelle che ospita, e ci siamo recati al Parco per vedere come si comportavano…il Parco è bellissimo, un’oasi di pace e di natura incontaminata come non mai…..! Gli animali ospiti sono rari esemplari che rischiano l’estinzione, e l’impegno di Francesco e Mara è esemplare! Abbiamo preparato dei bocconi di carne appetitosi e li abbiamo messi alla prova: chi delle tre sorelle arriverà al boccone per prima? Ovviamente ci sarà un video che verrà pubblicato!

    Ora vi proponiamo questa nostra idea, e attendiamo un vostro riscontro: andando sul nostro sito www.ccf-italia.org che si presenta con una veste nuova, potete sempre acquistare i nostri prodotti, le magliette, le felpe e altro.

    A questo proposito siamo felici di avere concluso un accordo con il NAMSHOP (www.namshop.de), che importa dalla Namibia i prodotti tipici (molto naturali) del Paese dei ghepardi, e che ci darà automaticamente il 20% di quanto acquistato qui, sul nostro sito. Anche con un acquisto di alcolici, prodotti cosmetici (naturali) e manufatti tradizionali potete dare una mano al Cheetah Conservation Fund. Se andate sul nostro sito www.ccf-italia.org vedrete che ci sono diversi modi di aiutare, e viste le feste natalizie in arrivo, potete scegliere prodotti namibiani al 100% per un regalo, come i cosmetici, la birra, il Nam Gin, le borse i manufatti, regali insoliti che sicuramente vi chiederanno di ripetere (i prodotti della Namibia sono tutti naturali e non danno allergie).

    E SE VOLETE FARE UN UNICO BONIFICO (O CARTA DI CREDITO O PAYPAL) ACQUISTATE IL NOSTRO CALENDARIO 2021!

    PRENOTATEVI E LO RICEVERETE A CASA DIRETTAMENTE!

    Noi vi ringraziamo, come sempre, per il sostegno, e ci auguriamo di poter programmare presto un bel viaggio nel Paese dei ghepardi!

    Betty, Laura, Raffaella, Roberta, Maurizio, Andrea – Il CCF Italia

  • UE e Asia centrale discutono di economia, trasporti, ecologia, energia e sicurezza

    L’UE ha stanziato un pacchetto di aiuti da 134 milioni di euro all’Asia centrale per far fronte alle esigenze urgenti del sistema sanitario e ai problemi socioeconomici. La decisione è frutto dei colloqui tra i ministri degli esteri di Tagikistan, Uzbekistan, Kirghizistan, Turkmenistan e Kazakistan e l’Alto rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza e vicepresidente della Commissione europea, Josep Borrell. Le parti hanno discusso l’interazione in ambito economico, dei trasporti, nonché questioni di ecologia, energia e sicurezza.

    I rappresentanti dei paesi dell’Asia centrale e dell’Unione europea hanno prestato particolare attenzione alla situazione in Afghanistan sottolineando che l’instaurazione di una pace duratura nel Paese sarebbe una garanzia di stabilità e prosperità per l’intera regione.

    L’UE, a sua volta, ha valutato la produttività dei paesi dell’Asia centrale nel campo della sicurezza e della lotta al terrorismo.

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