Costume e Società

A Milano le donne hanno paura: perché?

Un’iniziativa promossa dal CIF comunale con il patrocinio degli Stati Generali delle Donne

E’ il titolo scelto per il convegno in programma giovedì 26 maggio (alle ore 18 – Sala San Giorgio – piazza San Giorgio 2) per discutere del tema sicurezza tra percezione e realtà in una città così complessa come Milano. Un’esigenza che gli organizzatori dell’incontro – il Centro Italiano Femminile, l’Unione Islamica Italiana, i Medici Volontari Italiani, i City Angels, il Coordinamento Comitati Milanesi e gli Stati Generali delle Donne -hanno sentito impellente dopo gli eventi di capodanno e degli altri fatti di cronaca che abbiamo e continuiamo a leggere sui giornali.

E così intorno al tavolo siederanno, per discuterne e portare proposte, Maria Antonietta Pepe presidente del Cif comunale e promotore del convegno, Mariateresa Coppo Gavazzi presidente del CIF metropolitano, Maryam Ismayl presidente dell’Associazione Unione Islamica, Mario Furlan presidente dei City Angels, Faustino Boioli presidente dei Medici Italiani Volontari, Salvatore Crapanzano presidente del Coordinamento Comitati Milanesi, Isa Maggi presidente degli Stati Generali delle Donne e Alessandra Tripodi Capo Gabinetto della Prefettura di Milano. Modera Benedetta Borsani, giornalista.

Come si evince dal titolo (e dalla Madonnina piangente realizzata da Michelangelo Manente per locandina del convegno), si partirà dalle donne per parlare poi di Milano a 360° vista con gli occhi di semplici cittadini che la vivono quotidianamente, a volte faticosamente, con le sue luci e le sue ombre, per dare nuova energia al messaggio che Milano (che è punto di riferimento per l’Italia) da sempre è una realtà attenta alle sue dinamiche e possiede gli anticorpi per respingere ogni tentativo di violenza, che sia verso le donne, gli anziani o chicchessia. E perché tutti, anche laddove si dovesse sentire o percepire l’assenza di chi amministra la città, si impegnino a lavorare insieme, nella stessa direzione per non vanificare l’impegno che le forze dell’ordine mettono quotidianamente per calarsi nel particolare ed arrivare proprio in quell’istante, in quel “momento prima” che avvenga il reato.

In questa prospettiva la cultura è il denominatore comune, strumento essenziale di diffusione della conoscenza e di dialogo con tutti gli attori dello sviluppo di territori e comunità, per generare innovazione sociale in coerenza con gli “Obiettivi di Sviluppo Sostenibile” dell’Agenda ONU 2030 e con lo spirito del convegno.

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