cittadini

  • Arrivano le nuove norme dell’UE che ridurranno le lungaggini burocratiche per i cittadini che vivono o lavorano in un altro Stato membro

    Da sabato 16 febbraio cominceranno ad essere applicate, in tutti gli Stati membri, nuove norme dell’UE che ridurranno costi e formalità burocratiche per i cittadini che vivono al di fuori del loro paese d’origine.

    Attualmente i cittadini che si spostano o vivono in un altro paese dell’UE – circa 17 milioni – devono chiedere l’apposizione di un timbro per dimostrare l’autenticità dei propri documenti pubblici (ad esempio, un certificato di nascita, di matrimonio o di morte).

    A norma del nuovo regolamento, quando si presenteranno documenti pubblici rilasciati in uno Stato membro dell’UE alle autorità di un altro Stato membro, non sarà più necessario alcun timbro di autenticazione e, di conseguenza, verranno meno anche le relative procedure burocratiche. In base alle nuove norme, inoltre, i cittadini non saranno più tenuti a fornire in molti casi una traduzione giurata/ufficiale del loro documento pubblico. Il regolamento prevede al tempo stesso solide garanzie per prevenire le frodi.

    Le nuove norme elimineranno una serie di procedure burocratiche:

    i documenti pubblici (certificati di nascita, di matrimonio, del casellario giudiziale, ecc.) rilasciati in un paese dell’UE dovranno essere accettati come autentici dalle autorità di un altro Stato membro senza che sia necessario apporvi alcun timbro di autenticazione;

    il regolamento elimina anche l’obbligo per i cittadini di fornire in tutti i casi una copia autenticata e una traduzione asseverata dei documenti pubblici che li riguardano. Si potrà richiedere un modulo standard multilingue, disponibile in tutte le lingue dell’UE, da presentare come ausilio alla traduzione allegato al documento pubblico per evitare l’obbligo di traduzione;

    il regolamento prevede tutele contro le frodi: in caso di dubbi fondati sull’autenticità di un documento pubblico, l’autorità ricevente potrà verificarla con l’autorità di emissione dell’altro paese dell’UE attraverso una piattaforma informatica già operativa: il sistema di informazione del mercato interno (IMI).

    Il regolamento riguarda soltanto l’autenticità dei documenti pubblici; per il riconoscimento del contenuto e degli effetti dei documenti pubblici rilasciati in un altro paese dell’Unione gli Stati membri continueranno infatti ad applicare le norme nazionali

  • Medicinali falsificati: nuove norme per migliorare la sicurezza dei pazienti

    Ancora un passo da parte dell’Unione europea per tutelare la sicurezza dei cittadini davanti in presenza di truffe e contraffazioni. Dal 9 febbraio, infatti, si applicheranno le nuove norme sulle caratteristiche di sicurezza per i medicinali soggetti a prescrizione nell’UE. Per troppo tempo la falsificazione dei medicinali ha rappresentato una grave minaccia per la salute pubblica nell’UE. D’ora in poi l’industria dovrà apporre alle confezioni dei medicinali soggetti a prescrizione un codice a barre bidimensionale e un dispositivo anti-manomissione. Le farmacie (comprese quelle online) e gli ospedali dovranno verificare l’autenticità dei medicinali prima di dispensarli ai pazienti. Si tratta della fase finale di attuazione della direttiva sui medicinali falsificati, adottata nel 2011, che mira a garantire la sicurezza e la qualità dei medicinali venduti nell’UE.

    I medicinali privi di caratteristiche di sicurezza, prodotti prima di sabato 9 febbraio 2019, possono anche restare sul mercato fino alla data di scadenza, ma in base al nuovo sistema di verifica a monte e a valle le persone autorizzate (in particolare farmacisti e ospedali) dovranno verificare, lungo tutta la catena di fornitura, l’autenticità dei prodotti. Il nuovo sistema consentirà agli Stati membri di tracciare meglio i singoli medicinali, in particolare qualora uno di essi susciti perplessità.

  • Privacy: il Garante Antonello Soro risponde all’On. Cristiana Muscardini

    Riceviamo e pubblichiamo la risposta del Garante della Privacy, Antonello Soro, all’On. Cristiana Muscardini che con una lettera, pubblicata sul Patto Sociale lo scorso 8 gennaio e che riportiamo di seguito, chiedeva chiarimenti sull’uso inapropriato dei numeri telefonici dei cittadini fatto da certe società di vendita con ingannevoli proposte commerciali.

    Prot. 2277/134084

    Gent.ma Onorevole,
    la problematica da Lei esposta è stata oggetto di numerosi interventi del Garante, nonché di contributi forniti al Parlamento nell’ambito di specifiche indagini conoscitive. In particolare, abbiamo rilevato come dall’analisi delle istruttorie condotte dall’Autorità emerga un intricato reticolo di interessi poco chiari e relazioni non sempre formalizzate tra committenti, agenti e innumerevoli call center, nonché il fenomeno di chiamate promozionali da numerazioni “fantasma” assegnate a soggetti non identificabili, o -a detta dei committenti- non appartenenti alla propria rete di vendita, ancorché i contatti commerciali siano attivati nel loro interesse.

    A fronte di tali rilevazioni, il Garante ha suggerito talune indicazioni volte ad adeguare il quadro normativo alla complessità che caratterizza il fenomeno del telemarketing oggi, puntando soprattutto sulla responsabilizzazione dei vari soggetti coinvolti in queste articolate catene commerciali e sul rafforzamento dell’efficacia del registro delle opposizioni. Molte di queste indicazioni sono state raccolte dal Parlamento e trasfuse nella legge n. 5 del 2018, volta tra l’altro a estendere l’ambito di applicazione del registro delle opposizioni alla telefonia mobile e fissa “riservata”, nonché a chiarire che l’iscrizione nel registro stesso ha valore di revoca di tutti i consensi precedentemente espressi, con qualsiasi forma o mezzo e a qualsiasi soggetto, che autorizzano il trattamento delle proprie numerazioni telefoniche fisse o mobili. In caso di violazioni delle norme introdotte a tutela degli interessati, si applicano le sanzioni amministrative pecuniarie previste dal Gdpr, suscettibili di giungere sino a 20 milioni di euro o al 4% del fatturato.

    Inoltre, la legge sancisce la responsabilità solidale di titolare e responsabile, l’ambiguità dei cui ruoli ha rappresentato sinora una delle maggiori criticità. Nelle more dell’adozione (a termini ormai ampiamente scaduti) del regolamento attuativo di questa legge, una complessiva e ulteriore responsabilizzazione dei protagonisti del trattamento potrà derivare dall’applicazione del Gdpr e, in particolare, dal principio di accountability, che ne rappresenta una delle principali caratteristiche.

    Un cordiale saluto

    Antonello Soro

     

    Dott. Antonello Soro
    Garante per la protezione dei dati personali
    Piazza Venezia, 11
    00187 Roma

    Milano, 8 gennaio 2019

    Egregio Garante,
    nonostante la legge europea sulla protezione dei dati e nonostante la Sua attività, ogni giorno siamo tormentati non solo dalle e-mail ma dalle insistenti telefonate sui cellulari e sui telefoni di casa da fantomatici individui, quasi sempre che chiamano da fuori Italia, che ci assillano con le più svariate proposte invadendo la nostra vita già abbastanza complessa per i problemi personali e collettivi.

    Le più diverse ed assillanti offerte di canoni particolari per luce, gas, telefonia, carte di credito etc, la sbiancatura di denti, di protesi, di rifacimenti estetici, di cure dimagranti nonché di offerte di giochi d’azzardo e di varie prestazioni corporali non solo ci disturbano ma rendono evidente che la normativa europea, che ha costretto decine di migliaia di associazioni, giornali, imprese a perdere tempo per applicarla verso i propri indirizzi e-mail, è stata completamente disattesa da tutti coloro che, in modo più o meno onesto, utilizzano internet per infastidire e spesso truffare, con proposte scorrette, gli utenti della rete. Il problema si aggrava quando questo assillo avviene con telefonate sui cellulari invadendo la sfera privata di cittadini che non hanno modo di difendersi neppure sabato e domenica, di sera e durante le ore del pasto. In una società così tecnologicamente avanzata quali sono gli accorgimenti che Ella intende prendere per tutelare la nostra privacy?
    Grazie.

    Cordialmente,
    Cristiana Muscardini

     

  • Milano città più estrattiva d’Italia: ogni cittadino frutta 123,67 euro al Comune

    Negli ultimi due anni i Comuni italiani hanno incassato 2,95 miliardi di euro di gettito tra multe, ammende, sanzioni e oblazioni, secondo quanto rivela una ricerca di ImpresaLavoro, realizzata su elaborazione dei dati Istat e Siope (il Sistema informativo del Ministero delle Finanze sulle operazioni degli enti pubblici).

    Milano è la città più ‘estrattiva’, cioè quella che in rapporto ai suoi abitanti ricava di più: nel biennio 2017-2018 ha ricavato da ogni milanese 123,67 euro a testa, per un gettito medio annuo di circa 142,7 milioni di euro. Alle sue spalle seguono Firenze, con 109,25 euro a testa, per un gettito medio annuo di circa 35,5 milioni di euro, e Bologna, con 92,30 euro a testa ogni anno, per un gettito medio annuo di circa 30,8 milioni di euro. L’elenco prosegue poi con Brescia (81,79 euro a testa, per un gettito medio annuo di circa 13,5 milioni di euro) e Bergamo (74,95 euro a testa, per un gettito medio annuo di circa 7,6 milioni di euro).

    I Comuni che nello stesso periodo hanno incassato di meno sono stati invece Campobasso (0,19 euro a testa, per un gettito medio annuo di 8.218 euro), Aosta (2,97 euro a testa, per un gettito medio di 85.978 euro), Salerno (3,40 euro a testa, per un gettito medio di 388.821 euro) e Udine (6,55 euro a testa, per un gettito medio di 558.836 euro).

  • La crescita dei depositi bancari in dieci anni: +75%

    Negli ultimi dieci anni, sicuramente gli anni più difficili dal dopoguerra per la crisi economica originata dalla crisi finanziaria negli Stati Uniti ma arrivata da noi nella sua massima espressione nel novembre 2011 e nella quale ancora il nostro Paese si trova, il sistema bancario ha aumentato i propri depositi del 75%. Un dato sicuramente impressionante se confrontato con altri della economia reale in quanto a tale crescita di risorse depositate non ha fatto riscontro alcun aumento dell’attività bancaria istituzionale. Non da oggi l’accesso al credito, specialmente per le Pmi, vede un forte rallentamento degli investimenti anche nelle zone economiche (distretti industriali) che risultando export oriented e come tali rappresentano il modello vincente di economia (per visone dei dati completi anche riferiti agli ultimi quattro anni, https://www.ilpattosociale.it/2018/10/11/gli-istituti-bancari-abbandonano-i-distretti-industriali-massima-espressione-contemporanea-del-made-in-italy/).

    La crescita dei depositi poi dimostra in modo inequivocabile come l’incertezza, prima legata alla crisi economica internazionale successivamente alla solita politica italiana priva di ogni strategia economica di sviluppo, blocchi la propensione all’acquisto mortificando a sua volta la domanda interna e quindi l’economia stessa. I dati in questo senso sono sconfortanti. A fronte di una crescita del debito come della spesa pubblica, inarrestabili dal 2012 in poi, l’ultima rilevazione statica impietosamente dimostra, ancora una volta, l’assoluto fallimento delle politiche economiche dei governi Monti, Letta, Renzi, Gentiloni e Conte/Salvini/DiMaio.

    La crescita del Pil nell’ultimo trimestre è di + 0%, il che rende un miraggio il raggiungimento del 1,1% (sceso dalla previsione del +1,4% previsto “dall’esperto” Padoan), mentre i consumi risultano arretrati del 2,5%, con un calo allarmante degli acquisti dei beni alimentari dello -0,6% (prima volta dal 2012).

    I dati poi delle crescite precedenti del PIl sono attribuibili solo alla crescita della domanda delle filiere internazionali nelle quali per la grande capacità di innovazione le nostre Pmi vengono inserite assumendo dopo il confronto di quelli attuali e dimostrando la assoluta inconsistenza reale delle politiche dei governi precedenti. Solo un mese addietro il direttore di una società della grande distribuzione affermò come la crisi del consumi fosse da attribuire interamente alla diversità di tipologie di contratti negli ultimi anni. A tal fine, infatti, si ricorda come dal settembre 2017 al 2018 risultino diminuiti di 184.000 unità i contratti a tempo indeterminato mentre quelli a tempo determinato siano aumentati di 368.000 unità.

    Il saldo positivo di 184.000 contratti, quindi, sotto il profilo statistico si riverbera come un fattore fortemente negativo se venisse valutato l’effetto economico delle due tipologie di contratto sull’andamento dei consumi. Quindi, in attesa di entrare in una fase di recessione, il nostro paese vive da due trimestri una fase di stagflazione (https://www.ilpattosociale.it/2018/10/31/lincubo-stagflazione/) nella quale la crescita del Pil rimane abbondantemente al di sotto della crescita del Pil ed il cui differenziale si traduce in una perdita di potere di acquisto dei consumatori.

    In questo contesto economico quindi anche il settore del credito al consumo, ed in particolare quello relativo ai prestiti personali che indica una crescita del+2,7% per l’anno in corso, indica come una parte dei cittadini, sempre più incerti nella propria visione futura, da una parte mantenga liquido in banca parte del proprio reddito (riducendo la domanda interna) mentre l’altra ricorra sempre più al credito al consumo per “finanziare” la gestione quotidiana della propria vita. In questo contesto allora la crescita dei depositi bancari del 75% diventa un insulto alla economia reale.

    Il sistema bancario in altre parole certifica per l’ennesima volta il tradimento della propria funzione istituzionale non finanziando l’economia delle Pmi e dei distretti industriali ma utilizzando le immeritate nuove risorse finanziarie a disposizione per sostenere la deriva finanziaria del sistema nel suo complesso.

    Quando un sistema bancario cresce a discapito e durante una profonda crisi economica e finanziaria come quella italiana (che dura da 10 anni, unico paese del mondo!) dimostra il tradimento della propria funzione economica, come di quella istituzionale, con la complicità di una classe politica che al riparo da qualsiasi ricaduta diretta economica che la possa coinvolgere dimostra la propria incompetenza se non complicità.

  • Quasi un europeo su 3 vuole ‘svecchiare’ il Parlamento europeo

    Il 31% dei cittadini della Ue desidera che vi sia un maggior numero di candidati giovani alle elezioni europee. Lo rivela un nuovo sondaggio Eurobarometro diffuso in occasione del convegno sui diritti fondamentali che la Commissione europea ha organizzato a Bruxelles il 27 e il 28 novembre. In Italia la percentuale sale al 39%.

    Dalla nuova indagine emerge inoltre che il 43% dei cittadini Ue intervistati vorrebbe ricevere maggiori informazioni sull’Unione europea e sul suo impatto sulla vita quotidiana. Il Italia il dato è pari al 34%.

    Alle elezioni europee del 2014, rivela il sondaggio, il 42% degli europei si è recato alle urne. La Commissione Juncker – precisa una nota – ha lavorato attivamente per avvicinare l’Ue ai suoi cittadini lanciando diverse campagne, tra cui quella EU Protects e la campagna EU e Me, che si rivolge alle generazioni più giovani. In vista delle elezioni a maggio 2019 l’esecutivo comunitario insieme al Parlamento europeo condurrà campagne di sensibilizzazione per mobilitare i cittadini al voto.

    La maggioranza dei cittadini dell’Unione è preoccupata che le campagne di disinformazione, le violazioni dei dati e gli attacchi informatici interferiscano con i processi elettorali. Secondo Eurobarometro, il 61% è preoccupato che le elezioni possano essere manipolate attraverso attacchi informatici (In Italia il 65%), il 59% che attori stranieri e gruppi criminali possano influenzare il voto (in Italia 66%) ed infine il 67% che i dati personali online possano essere usati per messaggi politici (Italia 72%).

  • La vera diarchia

    Molto spesso nell’analisi del declino economico-culturale del nostro Paese viene indicato tra i responsabili il potere politico nelle sue diverse articolazioni. Altrettanto spesso tale individuazione risulterebbe corretta ma sostanzialmente superficiale in quanto lo stesso potere politico  è espressione o, meglio, braccio operativo di una diarchia molto più potente che utilizza ogni articolazione politica per ottenere i propri obiettivi. La prima forma di questo potere è rappresentato sicuramente dalla gestione del credito che rappresenta la vera ed assoluta forma di potere in un Paese che da sempre declina verso un debito pubblico e che soprattutto non ha ancora compreso come la gestione dello stesso, ad un livello fisiologico, rappresenterebbe di per sé una forma di libertà e, di conseguenza, di limitazione del potere della gestione credito stesso.

    Il sistema bancario, i cui disastri nella gestione pubblica con il  fallimento del Banco di Napoli e Banca di Sicilia rappresentano una delle immagini più compromesse della commistione tra interessi privati e potere politico nella sua declinazione verso il controllo e la gestione privati, ha raggiunto livelli di degrado inimmaginabili. A livello internazionale infatti va ricordato che l’inizio della crisi esplosa del 2008 negli Stati Uniti con la crisi del debito sub-prime ha trovato origine nella scellerata decisione da parte del presidente degli Stati Uniti Clinton di togliere la divisione tra banche d’affari e banche commerciali. Questa scelta politica, di fatto, ha dato inizio alle dinamiche finanziarie suicide con la complicità della Federal Reserve che adottò una politica monetaria molto espansiva per offrire linfa allo sviluppo ma che contemporaneamente  ha portato alla devastante crisi finanziaria dei mutui sub-prime.

    La seconda forma di potere che assume le più diverse forme politiche sia di centro-sinistra che di centro-destra risulta quello della spesa pubblica. Basterebbe infatti analizzare l’andamento della percentuale dedicata alla spesa in conto capitale (le risorse finanziarie destinate agli investimenti strutturali con ricadute elettorali molto più dilazionati nel tempo) in continua diminuzione fino alla percentuale infinitesimale attuale per comprendere come in buona sostanza la spesa pubblica rappresenti il vero ed unico modo adottato per acquisire quel consenso elettorale distribuendo vantaggi ed esenzioni fiscali come anche reddito di cittadinanza ingresso al sistema pensionistico o assunzioni clientelari o elargizioni di ottanta euro.

    La costante fondamentale di tutti i governi che si sono alternati negli ultimi quarant’anni  alla guida del nostro Paese nasce appunto dalla commistione tra i partito della spesa pubblica (mai diminuita a fronte di dichiarazioni menzognere senza dignità) unito alla gestione credito dal quale le politiche governative hanno trovato il sostegno finanziario  legiferando di conseguenza sempre a favore degli stessi Istituti bancari, vedi sostenitori della politica della spesa pubblica.

    In questo contesto di complicità, la via per uscire da questa diarchia nefasta viene ora rappresentata  dall’unica opzione della riduzione del debito pubblico. Entrambi i soggetti di tale diarchia traggono la propria forza dall’aumento della spesa  stessa e, contemporaneamente e conseguentemente, del debito pubblico: prova ne è come entrambi avversino la proposta in ambito europeo  di porre un limite alla detenzione di titoli di debito pubblico presso gli istituti privati presentata e proposta dalla Germania. La perdita di peso del debito all’interno del sistema economico italiano infatti renderebbe la politica stessa e il  sistema italiano nel loro  complesso  meno influenzabili  dal mondo finanziario.

    Un obiettivo che, al di là delle ricette fantasmagoriche che ogni governo periodicamente propone, deve partire con una parallela ma decisa riduzione o quantomeno ottimizzazione della spesa pubblica i cui risparmi così ottenuti vengano utilizzati per una costante e graduale riduzione della pressione fiscale quanto del debito pubblico. Attraverso la spesa pubblica, ma soprattutto attraverso il debito, lo Stato diventa il primo concorrente nel reperimento di risorse finanziarie del sistema imprenditoriale, una situazione aggravata dalla deriva finanziaria degli stessi istituti di credito.

    In un contesto così incestuoso tra due espressioni di interessi diversi che operano assieme nell’unica direzione del proprio  vantaggio la riduzione del debito pubblico  rappresenta l’unica soluzione per rompere questo sodalizio che sta strangolando la nostra economia e ridare valore alla politica economica ed in definitiva alla democrazia italiana.

  • Modelli economici e inversione ideologica

    L’intera schiera dei commentatori politici, al di là dalle posizioni singole, concorda nella perdita del valore fondativo della ideologia all’interno dei diversi schieramenti politici. Risulta tuttavia paradossale come l’ideologia sia invece sempre più viva e deleteria all’interno dei modelli economici sposati non solo dagli schieramenti politici di destra o di sinistra, ma soprattutto adottati dai rispettivi governi durante il periodo di reggenza governativa.

    Quello che emerge ancora più sorprendente, ad un’analisi più approfondita, è come tali ideologie declinate nell’ambito economico, molto spesso, vengano applicate attraverso strategie esattamente nel modo inverso rispetto al territorio di appartenenza politico.

    L’esempio più banale è quello dell’abolizione dell’articolo 18 inserito con il Jobs act approvato dal governo Renzi e dalla maggioranza parlamentare del centro-sinistra e da poco bocciato dalla Corte costituzionale nella parte relativa al calcolo dell’indennizzo, considerato insufficiente per calcolare il semplice coefficiente di anzianità.

    Volendo invece tornare ai nostri giorni con un tema molto sentito dalle nostre Pmi ed aziende artigianali, si riscontra, per esempio, l’introduzione della fatturazione elettronica che penalizza proprio l’elettorato tipico del centro-destra. Una decisione la cui responsabilità va assolutamente attribuita a Tremonti, come al governo Berlusconi, che ha tradito il mandato elettorale.

    In altre parole, l’ideologia che una volta rappresentava l’elemento distintivo dei diversi schieramenti politici ora risulta l’esempio del corto circuito economico del quale i diversi governi ne risultano un esempio lampante.

    La conferma di tale inversione ideologica è anche rappresentata, in questi ultimi giorni, da un governo nato come espressione proprio di quel ceto produttivo tipico delle regioni del nord che in mano ad una banda di analfabeti economici, che hanno sempre negato gli effetti negativi dello spread come della mancanza di effetti nella disobbedienza ai precetti dell’Unione Europea, si trova ora in una posizione insostenibile. Un governo che ora, dopo la bocciatura ampiamente anticipata dell’Unione europea, ci sta portando lentamente verso un baratro economico finanziario simile a quello del novembre 2011, confermato dall’ultima asta di titoli pubblici del debito che, a fronte di una offerta governativa di circa sette miliardi in due giorni, ha trovato finanziamenti per poco più di cinquecento (500) milioni. Un baratro molto più pericoloso rispetto a quello già devastante del novembre 2011 a causa dei 361 miliardi di nuovo debito attribuibili ai governi Monti e Letta ma soprattutto Renzi e Gentiloni, grazie al paracadute del quantitative easing della Bce.

    Gli effetti di tali scelte dei diversi governi che si sono succeduti alla guida al paese dimostrano evidente l’inversione ideologica che in questo caso potremmo definire un vero e proprio tradimento del proprio elettorato, tanto per i governi di centro-sinistra come  del centro-destra.

    Questi diversi governi sono stati e rimangono assolutamente vicini e simili nell’atteggiamento al proprio elettorato ma per loro il corpo elettorale rappresenta semplicemente (esattamente come vengono definiti i del mondo finanziario i risparmiatori) il “parco buoi” da tosare per raggiungere gli obiettivi reali di questa classe politica de-ideologizzata.

  • Telefonate meno care tra gli Stati della Ue dal 15 maggio

    Dal prossimo 15 maggio il costo delle chiamate internazionali all’interno dell’Ue non potrà superare i 19 centesimi al minuto e quello degli sms i 6 centesimi: dopo un iter legislativo durato oltre due anni è finalmente arrivata in porto la nuova normativa europea che introduce misure per la protezione dei consumatori e per sostenere lo sviluppo del 5G puntando sul modello ‘wholesale only’, ovvero quello rappresentato da OpenFiber. Il pacchetto telecomunicazioni è stato approvato in via definitiva dal Parlamento europeo a Strasburgo con 590 voti in favore, 63 voti contrari e 23 astensioni.

    Le regole in esso contenute prevedono tra l’altro il potenziamento della sicurezza degli utenti che usano servizi basati sul web come Skype e WhatsApp, anche attraverso l’uso della crittografia. Il diritto di conservare il proprio numero di telefono fino a un mese dalla rescissione del contratto, il rimborso del credito prepagato non utilizzato, un indennizzo in caso di ritardi o abusi quando si cambia operatore e un sistema 112 ‘al contrario’ – che gli stati membri dovranno mettere in piedi entro tre anni per avvertire i cittadini in caso di emergenze o catastrofi – sono alcune delle altre novità introdotte.

  • Il Garante della privacy: con la fattura elettronica l’Agenzia delle Entrate diventa il Grande Fratello

    Il Garante per la privacy ha bocciato le fatture elettroniche, la cui introduzione al posto di quelle cartacee è prevista per legge dal prossimo 1 gennaio, rilevando che troppe informazioni, non direttamente necessarie alla gestione delle fatture elettroniche, verranno archiviato dal sistema di gestione. Il Garante ha di conseguenza avvertito l’Agenzia delle entrate che il nuovo obbligo della fatturazione elettronica, così come è stato regolato, «presenta rilevanti criticità in ordine alla compatibilità con la normativa in materia di protezione dei dati personali» ed ha chiesto alla medesima Agenzia di far sapere con urgenza come intenda rendere conformi al quadro normativo italiano ed europeo i trattamenti di dati che verranno effettuati ai fini della fatturazione elettronica.

    È la prima volta che il Garante esercita il nuovo potere correttivo di avvertimento, attribuito dal Regolamento europeo, attraverso un provvedimento adottato anche a seguito di alcuni reclami. Nel dettaglio il Garante ha obiettato che l’Agenzia, dopo aver recapitato le fatture attraverso il sistema di interscambio (SDI) tra gli operatori economici e i contribuenti, archivierà e utilizzerà i dati anche a fini di controllo ed archivierà non solo i dati obbligatori a fini fiscali ma anche la fattura vera e propria (che contiene informazioni di dettaglio ulteriori sui beni e servizi acquistati, come le abitudini e le tipologie di consumo, o addirittura la descrizione delle prestazioni sanitarie o legali). Il Garante ha espresso preoccupazioni per l’accentramento di enormi masse di dati personali con un aumento dei rischi, non solo per la sicurezza delle informazioni, ma anche relativi a ulteriori usi impropri, grazie a possibili collegamenti e raffronti tra fatture di migliaia di operatori economici.

Close

Adblock Rilevato

Ti preghiamo di supportarci disabilitando il tuo ad Block su questo dominio.