cittadini

  • Riconsegnare alla politica il suo ruolo

    Il vero vincitore è ancora una volta l’astensionismo che ad, ogni elezione, aumenta perché aumenta la delusione della maggioranza degli italiani di fronte al continuo battibeccare delle forze politiche più interessate a soddisfarsi di veri o presunti sondaggi che a ragionare sulle varie realtà dell’Italia. Non siamo nostalgici se pensiamo alle tribune politiche dei Berlinguer e degli Almirante riconoscendo anche ai giornalisti di allora la correttezza di saper fare il loro mestiere in modo più utile di quanto avviene oggi nei troppi spettacoli e spettacolini che ogni rete si affanna a proporre tra urla, insulti e confusione. Piaccia o non piaccia gli Andreotti ed i Craxi, gli Spadolini e i Malagodi avevano altra statura politica che era loro riconosciuta anche da chi, come me, era loro avversario. Anche i politici di seconda fila, come i ragazzi delle organizzazioni giovanili avevano, molto più di oggi, preparazione, cultura, rispetto dei ruoli, attenzione all’interesse del Paese. Certo erano tempi diversi dove il confronto era diretto, nelle piazze, nei comizi, negli incontri di sezione, nelle scuole di partito, nelle aule dei consigli comunali dove dalla teoria bisognava passare alla pratica e quello che si diceva era misurato e giudicato dagli avversari, dai giornalisti e dai cittadini presenti. Non è nostalgia del passato, ricordiamo infatti di quegli anni anche i molti errori, ma vogliamo ricercare, attraverso il ricordo di tempi recenti eppure lontani, una strada nuova, diversa per riconsegnare alla politica il suo ruolo.

    Era il tempo delle preferenze e gli elettori sceglievano oltre al partito la persona che volevano li rappresentasse alla Camera ed al Senato. Poi lentamente si fu deciso che i partiti dovevano diventare leggeri, non agili sul territorio ma leggeri e cioè, di conseguenza, inconsistenti, si tolse agli elettori il diritto di scelta, le liste elettorali diventarono, ed è ancora così, prestabilite dai capi partito, sempre più soli al comando in modo che nessuno potesse e può fare loro ombra e dare fastidio. Si inventò che il bipolarismo sarebbe stato il bene della democrazia dimenticando come questo sistema, copiato da altri paesi con tradizioni ben diverse, fosse avulso dalla nostra storia e ostico al carattere degli italiani. Così furono eliminate la stragrande maggioranza delle sezioni e dei luoghi di confronto, soppressi i tanti piccoli e quotidiani comizi dei tanti candidati e dirigenti, via anche le scuole di politica e le lettere agli elettori perché internet e la Rete avevano sostituito, con la ‘bestia’ di turno, quel po’ di umanità che restava alla politica. Anche i congressi di partito, le riunioni degli organi centrali furono lentamente eliminati o resi inutili perché i leader non hanno bisogno di confrontarsi e la democrazia interna ai partiti, che era già carente prima, considerata un inutile ostacolo alla libertà di decidere del capo. Democrazia termine urlato in ogni circostanza ma nei fatti relegata a slogan, basti pensare che ancora oggi i partiti non rispondono alla Corte dei Conti per i loro bilanci e gli iscritti non hanno nessuno al quale appellassi in caso di contenziosi con la dirigenza, 5 Stelle docet.

    Non gridi vittoria Letta, che avevamo conosciuto anni fa come persona intelligente ed avveduta mentre oggi chiede il voto per i sedicenni, errore che per altro aveva già fatto la Meloni, il suo partito governa le grandi città ma i suoi sindaci hanno la maggioranza di quella risicata minoranza che è andata a votare. Non cerchino scuse i partiti del centro destra che col leaderismo esasperato non sono stati in grado di offrire candidati idonei e progetti chiari, troppe confusioni a cominciare dai vaccini. Gli italiani si sentono traditi e vedono questa partitocrazia come inutile e dannosa, sperano che Draghi li porti fuori dal tunnel economico e morale, si ritirano nel loro privato, non vanno a votare facendo una scelta specifica che nei fatti rafforza proprio Draghi come unica soluzione in attesa che i partiti capiscano e provino a cominciare a cambiare, se mai riusciranno a mettere un freno all’autoreferenzialità e all’arroganza che ha contraddistinto questi anni. Neppure i lunghi mesi di reclusione per il virus, neppure i morti, le sofferenze, i tanti problemi irrisolti di una società complessa e confusa, sembrano essere riusciti a farli scendere dal piedistallo, sul quale si sono tutti collocati, da destra a sinistra, per provare a sentirsi come un cittadino normale uno che non sia né di Forza Nuova, né dei centri sociali, uno che non sia ultra o velina, uno qualsiasi, donna, uomo o altro, che deve mettere insieme il pranzo con la cena, occuparsi di genitori e figli, che vuole un mondo pulito in tutti i sensi, uno che forse appartiene ad una categoria che alcuni credono in via di estinzione perché la cosiddetta normalità, senza urla e con qualche ragionamento, non fa notizia, non è di moda. La verità è che ora tutti questi uno, trascurati, hanno deciso di non votare e sono la maggioranza del Paese!

  • Ipocrisia istituzionale svanita dopo una decisione unanime

    Alla gran maggioranza di noi si richiede un’ipocrisia costante, eretta a sistema.

    Boris Pasternak; da Il dottor Zivago

    Il 5 ed il 6 ottobre scorso si è svolto nel castello di Brdo, presso la capitale Ljubljana in Slovenia, il vertice del Consiglio europeo. Per il primo giorno era stato programmato un incontro informale, durante una cena di lavoro, dei massimi rappresentanti dei Paesi membri dell’Unione europea e dei dirigenti delle istituzioni dell’Unione. Le questioni sulle quali si è discusso si riferivano agli importanti sviluppi geopolitici e geostrategici accaduti durante questi ultimi mesi. Si è trattato, inevitabilmente, della situazione in Afghanistan. Ma si è discusso anche della rottura unilaterale, da parte dell’Australia, dell’accordo con la Francia per i sottomarini a propulsione nucleare. Un accordo quello che è stato sostituito con un altro tra l’Australia, il Regno Unito e gli Stati Uniti d’America. Un altro tema sul quale si è discusso durante quella cena di lavoro il 5 ottobre scorso in Slovenia è stata la crescente e preoccupante influenza geostrategica della Cina. Il giorno successivo, il 6 ottobre, era stato previsto ed organizzato il vertice del Consiglio europeo con i massimi rappresentanti dei sei Paesi dei Balcani occidentali. In quel vertice erano presenti, oltre ai capi di Stato e di governo di tutti i Paesi membri dell’Unione europea, anche i massimi rappresentanti delle istituzioni dell’Unione, compresa la presidente della Commissione europea che ha visitato, negli ultimi giorni di settembre scorso, tutti i sei Paesi balcanici. Sia dopo i suoi incontri, che prima del vertice del Consiglio europeo, il 6 ottobre scorso, la presidente della Commissione europea, con le sue dichiarazioni ufficiali, ha espresso la sua ferma convinzione e dell’istituzione da lei rappresentata, che i sei Paesi balcanici avevano compiuti tutti gli obblighi previsti. Ragion per cui si meritavano il loro avanzamento nel percorso previsto dall’Unione europea per l’allargamento ai Paesi balcanici. L’autore di queste righe, riferendosi alla vera, grave e preoccupante realtà vissuta in Albania, come testimoniata e documentata anche dai rapporti ufficiali di diverse istituzioni internazionali specializzate, comprese quelle dell’Unione europea, ha considerato le dichiarazioni fatte dalla presidente della Commissione europea prive del tutto di veridicità e, perciò, anche di credibilità. Il nostro lettore è stato informato di tutto ciò la scorsa settimana (La verità rende liberi; 4 ottobre 2021).

    Ebbene, la decisione unanime presa dal Consiglio europeo il 6 ottobre scorso ha fatto svanire l’ipocrisia istituzionale della Commissione europea, almeno nel caso dell’Albania. Un’ipocrisia istituzionale, espressa dalle dichiarazioni ufficiali dalla sua presidente, dopo l’incontro con il primo ministro il 28 settembre scorso. Per l’ennesima volta in questi ultimi anni, si è evidenziata una palese discordanza tra i rapporti positivisti, entusiastici e permissivi della Commissione europea, nonché delle dichiarazioni del tutto non realistiche e di parte delle massime autorità della Commissione stessa, con la vera e vissuta realtà albanese. Realtà che la conoscono meglio e spesso anche nei minimi dettagli alcuni dei Paesi membri dell’Unione, grazie alle loro professionali, credibili, verificabili e verificate informazioni dal territorio. Ed è stato proprio in base a quelle informazioni preoccupanti ma realistiche, che la decisione presa il 6 ottobre scorso dal Consiglio europeo, anche se con delle frasi “diplomaticamente e politicamente corrette”, non ha confermato le aspettative della Commissione europea. Come è successo sempre, durante questi ultimi anni. Almeno nel caso dell’Albania. Chissà, però, se quelle dichiarazioni fatte dalle massime autorità della Commissione europea, nonché il contenuto dei rapporti di progresso della Commissione stessa, si basano, “senza accorgersi e sulla fiducia”, su delle informazioni del tutto non realistiche e prive di correttezza professionale, raccolte e inviate alla Commissione dai loro rappresentanti in Albania, oppure si basano su altre “motivazioni”?!

    Il 6 ottobre scorso, dopo il vertice del Consiglio europeo in Slovenia, è stato pubblicato anche il testo ufficiale della Dichiarazione approvata all’unanimità dai capi di Stato e di governo di tutti i Paesi membri dell’Unione europea. Nel primo punto della Dichiarazione si afferma: “…L’Unione europea ribadisce il suo impegno a favore del processo di allargamento”. Un impegno quello che si basa, però, sulle “…riforme credibili dei partner, di un’equa e rigorosa condizionalità e del principio meritocratico”. In questa affermazione gli analisti hanno evidenziato e sottolineato l’uso della parola “partner” invece dell’espressione “Paese candidato all’adesione nell’Unione“. In più si ribadisce che “…è importante che l’UE possa mantenere e rafforzare il suo sviluppo, compresa la capacità di integrare nuovi membri”. Un’altra affermazione che mette in evidenza la necessità, espressa da diversi Paesi membri dell’Unione europea, di “rafforzare il suo sviluppo” prima di attuare l’allargamento dell’Unione con altri Paesi, compresi quelli balcanici. In più, e riferendosi sempre ai Paesi balcanici, nel secondo punto della Dichiarazione si afferma che l’Unione europea “…accoglie con favore la conferma dell’impegno dei partner dei Balcani occidentali a favore del primato della democrazia, dei diritti e valori fondamentali e dello Stato di diritto, come pure della prosecuzione degli sforzi per lottare contro la corruzione e la criminalità organizzata e per sostenere la buona governance, i diritti umani, la parità di genere e i diritti delle persone appartenenti a minoranze”. Mettendo così in evidenza alcune delle preoccupanti problematiche, con le quali ci si affronta e si subisce quotidianamente in diversi Paesi balcanici. Si tratta di problematiche ben presenti che hanno portato ad una simile grave ed allarmate realtà in Albania. Proprio lì, dove in questi ultimi anni, dati e fatti accaduti, documentati e denunciati alla mano, è stata restaurata e si sta consolidando una nuova dittatura sui generis. Proprio in Albania, dove, invece dello Stato di diritto, tutto il sistema “riformato” della giustizia è controllato personalmente dal primo ministro e/o da chi per lui. Proprio in Albania, dove la “lotta contro la corruzione” è solo e soltanto una frase di propaganda, essendo ormai testimoniato che la galoppante corruzione sta corrodendo tutto e tutti nelle istituzioni statali e nell’amministrazione pubblica. Proprio in Albania, dove il potere politico, rappresentato dal primo ministro e/o da chi per lui, convive e collabora in un modo ben strutturato ed organizzato con la criminalità organizzata. Una connivenza ed una collaborazione quella con la criminalità organizzata, locale ed internazionale, che ha permesso al primo ministro la “vittoria” elettorale del 25 aprile scorso ed il suo attuale terzo mandato governativo, come confermano anche diversi rapporti ufficiali delle più credibili istituzioni internazionali specializzate. E sono soltanto alcune delle preoccupanti e gravi problematiche con le quali si affrontano e ne subiscono quotidianamente gli indifesi cittadini albanesi. Problematiche che, però, non sono state mai evidenziate né dai rapporti permissivi della Commissione europea e neanche dalle dichiarazioni “entusiastiche e positiviste” che da anni stanno rilasciando i massimi rappresentanti della Commissione stessa sulla situazione e sui continui progressi che sta facendo l’Albania (Sic!). Mentre nel quarto punto della sopracitata Dichiarazione del Consiglio europeo si afferma che il sostegno dell’Unione europea “…continuerà a essere legato al conseguimento di progressi tangibili in materia di Stato di diritto e di riforme socioeconomiche nonché all’adesione dei partner ai valori, alle regole e agli standard europei”. Il che, nel caso dell’Albania, significa semplicemente posticipare ad una data non determinata la convocazione della prima conferenza intergovernativa, come parte integrante del previsto ed obbligatorio percorso europeo. Proprio di quella conferenza, per la cui convocazione la presidente della Commissione europea si era personalmente impegnata e determinata a realizzarla “al più presto”, in modo da avviare in seguito “i negoziati dell’adesione prima della fine dell’anno. Questo è l’obiettivo”. Così dichiarava lei il 28 settembre scorso, durante la sua visita ufficiale in Albania! E tutto ciò soltanto una settimana prima dello svolgimento del sopracitato vertice del Consiglio europeo in Slovenia. Vertice la cui Dichiarazione finale, tra l’altro, testimonia e dimostra anche l’ipocrisia delle dichiarazioni dei massimi rappresentanti della Commissione europea, nonché la non veridicità del contenuto dei rapporti ufficiali di progresso della Commissione stessa sull’Albania.

    Nel frattempo, dopo il vertice del Consiglio europeo del 6 ottobre scorso, per il primo ministro albanese, trovatosi in difficoltà e come sempre accade, la colpa è ovunque, la colpa è di tutti, di chicchessia, tranne la sua. Invece, dati e fatti accaduti e che stanno tuttora accadendo alla mano, la vera verità grida ai quattro venti che per tutto quello che da anni sta accadendo in Albania, almeno istituzionalmente, la colpa è proprio del primo ministro! Dopo il vertice del Consiglio europeo del 6 ottobre scorso, per il primo ministro albanese la colpa è dei singoli Paesi dell’Unione europea e dell’Unione stessa! Sì, perché secondo lui l’Europa sta attraversando un momento non così buono, “con tanti problemi interni e l’allargamento non si attende con entusiasmo”! La sua irrefrenabile spinta interna di mentire e di ingannare, come suo solito in casi simili, anche in questo caso fa sì che lui, il primo ministro albanese, per salvare la sua faccia, dia la colpa ad altri. Mentre mente consapevolmente nell’affermare che “…l’Albania ha fatto i compiti di casa”, ma purtroppo l’Unione europea “non è in grado di rispettare le sue promesse”!

    Chi scrive queste righe, come spesso accade, avrebbe avuto di nuovo bisogno di molto più spazio per trattare le conseguenze dell’ipocrisia istituzionale delle massime autorità della Commissione europea sugli sviluppi politici e sociali in Albania. Egli però è convinto che quelle dichiarazioni, essendo prive di fondamenta e non rispecchiando per niente la vera, vissuta e sofferta realtà albanese, favoriscono semplicemente il primo ministro e tutti coloro che, insieme con lui, stanno traendo beneficio da simili affermazioni. Così facendo si cerca di spingere anche altri, tanti altri, a credere ad un’ipocrisia del genere. Si richiede anche ai cittadini albanesi, come scriveva Boris Pasternak, nel suo rinomato romanzo Il dottor Zivago, di farsi portatori di questa ipocrisia costante, eretta a sistema.

  • Patto sociale ma patti chiari e rispettati da tutti

    È indubitabile che con il governo Draghi si siano fatti grandi passi avanti, infatti l’Italia ha ripreso il giusto peso sia in Europa che nel mondo e questo dimostra che non era il Paese, il popolo italiano ad essere poco credibile ma poco credibile era il sistema della politica delle troppe parole e dei fatti confusi e contraddittori. Draghi sta offrendo a tutti, lavoratori, imprenditori, cittadini e forze politiche un patto sociale che richiami ciascuno alle proprie responsabilità sulla base di accordi condivisi per il bene dell’intera Italia. Siamo di fronte a riforme che sono necessarie non solo per avere ed utilizzare i fondi europei ma per rimettere l’economia al passo con le necessità sociali, per riportare la giustizia ad essere celere e certa, il fisco più equo, la sanità presente sul territorio e via discorrendo. Certo ci vorrà un po’ di tempo, nessuno ha la bacchetta magica ed occorre che l’intera macchina riprenda a funzionare in modo sinergico, dal parlamento al governo fino al più piccolo comune. La riforma della burocrazia sarà uno degli scogli più difficili anche perché eliminare le leggi inutili, semplificare il sistema senza sbavature e senza lasciare spiragli di incomprensione, utili a chi vuole fare affari sporchi, non è semplice. Saranno le parti politiche in grado di comprendere così come sembra abbiano intenzione di fare le parti sociali ed hanno in gran parte già fatto i cittadini? Saranno in grado per qualche tempo di mettere da parte le rivalità squisitamente elettorali e di facciata, le proposte che dividono, per seguire un percorso comune? Saranno cioè in grado di pensare agli italiani tutti prima che ai propri veri o presunti elettori, provando finalmente a ridare spazio alla politica, quella vera, quella che ormai da anni è stata abbandonata?

    Noi che da decenni scriviamo su questa testata che a ragione si chiama il Patto Sociale, noi che abbiamo sempre tentato di distinguere la notizia dal commento e cercato di comprendere, al di là delle apparenze, quello di cui effettivamente l’Italia e l’Europa avevano necessità crediamo che il Progetto di un vero patto sociale sia necessario pur nelle mille difficoltà che dovremo tutti affrontare per fare spazio al bene comune rispetto a quello individuale.

  • Al via il concorso per giovani traduttori dell’UE!

    Le scuole secondarie di tutti i paesi dell’UE possono ora iniziare a iscriversi a Juvenes Translatores, il concorso annuale di traduzione della Commissione europea. Dalle ore 12.00 del 2 settembre, le scuole potranno iscriversi online per consentire ai propri studenti di competere con i coetanei degli altri paesi dell’Unione. Il tema dei testi che i ragazzi tradurranno quest’anno è “In partenza… verso un futuro più verde”.

    I partecipanti potranno scegliere da quale a quale delle 24 lingue ufficiali dell’UE desiderano tradurre (le combinazioni linguistiche possibili sono 552). Nell’edizione dello scorso anno gli studenti hanno scelto ben 150 combinazioni linguistiche diverse.

    L’iscrizione delle scuole – che costituisce la prima parte della procedura in due fasi – è aperta fino alle ore 12.00 del 20 ottobre 2021. Per iscrivere la scuola, gli insegnanti possono usare una delle 24 lingue ufficiali dell’UE.

    La Commissione europea inviterà 705 scuole a partecipare alla fase successiva. Il numero delle scuole partecipanti di ciascun paese corrisponde al numero di seggi del paese al Parlamento europeo. La procedura di selezione delle scuole è automatizzata e casuale.

    Le scuole selezionate sceglieranno un massimo di 5 studenti che parteciperanno al concorso. Gli studenti possono essere di qualsiasi nazionalità, ma devono essere nati nel 2004.

    Il concorso si svolgerà online il 25 novembre 2021 in tutte le scuole partecipanti.

    I vincitori, uno per paese, saranno annunciati all’inizio di febbraio 2022.

    Se la situazione lo consentirà, la premiazione avverrà nella primavera del 2022 nel corso di una cerimonia che si terrà a Bruxelles, dove i vincitori avranno anche la possibilità di incontrare i traduttori della Commissione europea e di saperne di più sul lavoro dei linguisti.

    Ogni anno dal 2007 la direzione generale della Traduzione della Commissione europea organizza il concorso Juvenes Translatores (giovani traduttori) con l’obiettivo di promuovere l’apprendimento delle lingue nelle scuole e di consentire ai giovani di provare che cosa significa fare il traduttore. Il concorso, aperto agli studenti diciassettenni delle scuole secondarie superiori, si svolge contemporaneamente in tutti gli istituti dell’UE selezionati.

    Juvenes Translatores ha ispirato e incoraggiato alcuni dei partecipanti a proseguire gli studi linguistici a livello universitario e a diventare traduttori professionisti e consente di mettere in evidenza il ricco patrimonio linguistico dell’UE.

    Fonte: Commissione europea

  • Libertà vo cercando

    “Libertà vo cercando, che è sì cara come sa chi per lei vita rifiuta”: nel Purgatorio di Dante sono queste le parole che Virgilio rivolge a Catone Uticense.

    Mai come in questo anno, che commemora Dante Alighieri e che vede l’Italia, come gran parte del resto del mondo, combattere ancora contro la pandemia, questa parole dovrebbero ricordare a tutti che per difendere la propria libertà non si può mettere a rischio la libertà e la salute degli altri. I nostri diritti individuali trovano confine nel rispetto dei diritti altrui, della collettività. Chi dimentica questo, sia che si tratti di un politico, di un giornalista, di una persona immagine o di un semplice cittadino, si mette fuori da quell’ordine sociale che ha dato vita, e tiene in vita, la democrazia. Tutte le polemiche e le proteste messe in essere in questi giorni, in totale spregio di qualunque misura cautelare contro il diffondersi del virus, dimostrano come intolleranza, ignoranza, disprezzo degli altri e confusione mentale si stiano diffondendo in una società che preferisce sposare acriticamente qualunque falsa notizia che appaia sulla rete che tenere conto della realtà. Una realtà tragica che, in questi lunghissimi mesi, ha visto morire 127.971 persone ed altre decine di migliaia a non essere completamente guarite e ancora portatrici di patologie gravi ed invalidanti. Una società che sembra accettare che battere la gran cassa dei propri personali interessi sia consentito a prescindere dalle conseguenze che ci saranno e dove l’intolleranza è alleata alla stupidità di chi, per non mettere la mascherina, mette a rischio gli altri e se stesso, salvo poi pretendere di essere curato a spese di tutti, in ospedale. La libertà individuale, se non si svolge un’attività che porta a contatto con gli altri, dà diritto a non vaccinarsi, a non mettere la mascherina, a non lavarsi le mani ma, in questo caso, il diritto alla libertà di tutti gli altri deve imporre che chi non accetta le regole comuni deve starsene a casa sua fino alla fine della pandemia, deve pagarsi le spese sanitarie, se contrae il virus, deve rispondere, a termini di legge, se ha infettato altri e procurato danni ai singoli o alla collettività.

    Avvilisce che per alcuni il vaccinarsi o meno sia diventato un elemento divisivo che porta a vere manifestazioni di violenza, non solo verbale, e a posizioni pseudo politiche e pseudo culturali che danneggiano una vita civile e relazionale corretta. Anche questi sono tra i danni del covid. Tra i possibili scenari invece ottimisti quello che questa pandemia possa portarci ad affrontare più preparati il futuro, partendo dalla Medicina del territorio, dalla prevenzione ed organizzazione a monte, dal controllo globale sulle ricerche scientifiche per evitare quelle scorrette e pericolose, dallo scambio tempestivo di informazioni utili ad una maggior serietà e consapevolezza di tutti coloro che, a vario titolo, si occupano della cosa pubblica, dalla gestione delle reti all’informazione, dalla politica, all’economia, alla cultura.

  • Al via la campagna informativa “Siamo Europei e votiamo a Milano”

    Ha preso il via la campagna informativa “Siamo Europei e Votiamo a Milano”, un’iniziativa lanciata all’interno di APProach, progetto finanziato dalla Commissione europea ed organizzata dal Comune di Milano, in partnership con Csv Milano e garagErasmus, per permettere a tutti i cittadini UE residenti a Milano di venire a conoscenza delle procedure da seguire per partecipare alle prossime elezioni amministrative. Il voto è un diritto che dev’essere proprio di ciascun cittadino.

    Tra pochi mesi si svolgerà l’elezione del Sindaco e del Consiglio Comunale, dei Presidenti dei Municipi e dei Consigli Municipali. Le prossime elezioni amministrative sono l’occasione per una maggiore integrazione dei cittadini europei che vivono in città. Durante i mesi di luglio e agosto 2021, al fine di sostenere e diffondere la campagna informativa per promuovere il diritto di voto dei cittadini e delle cittadine europee a Milano e far loro conoscere le procedure, saranno proposti alcuni eventi in ambito culturale, artistico e sportivo e alcune attività di disseminazione e informazione (in presenza e online), che accenderanno gli interessi dei cittadini milanesi ed internazionali. Il reclutamento dei volontari sarà realizzato dal Comune di Milano, con il supporto organizzativo di garagErasmus e CSV Milano, con l’obiettivo di informare sul diritto di voto dei cittadini europei alle elezioni amministrative e facilitare l’iscrizione alle liste elettorali.

    Di seguito il kit informativo: kit elezioni

  • UÈ! che Podcast risponde alle domande di chi vuole conoscere meglio l’Unione europea

    Nel nuovo episodio di UÈ! che Podcast, la Rappresentanza a Milano della Commissione europea risponde alle domande e alle curiosità degli ascoltatori sull’Unione europea attraverso le voci di Massimo Gaudina e Annalisa Affer, rispettivamente capo e responsabile scuole e giovani per la Rappresentanza a Milano.

    I diversi episodi del format promossi sulle pagine Facebook, Instagram e Twitter della Rappresentanza sono stati oggetto di curiosità da parte dei followers, che hanno colto l’occasione per porre quesiti e chiedere approfondimenti direttamente ai rappresentanti della Commissione europea. Tante sono infatti le tematiche europee affrontate che hanno catturato l’attenzione degli ascoltatori: dalla possibilità di svolgere un tirocinio curriculare alla definizione dei ruoli delle istituzioni dell’Unione, passando per temi più caldi come il contrasto alle mafie e le sfide per la parità di genere. Nel corso di questo episodio speciale, si troveranno tutte le informazioni richieste, anche quelle più complesse, spiegate in maniera semplice e chiara.

    Seguiamo tutti il podcast per scoprire le risposte della Commissione europea alle domande degli ascoltatori.

    Fonte: Commissione europea

  • Radio24 lancia un nuovo programma contro le truffe online

    Ha preso il via il 30 giugno una nuova iniziativa di Radio 24 in collaborazione con Consumerismo No Profit, per venire in aiuto di tutti i consumatori e i cittadini. Il progetto multimediale ‘Il Radioconsumatore’, nato da un’idea di Debora Rosciani, conduttrice con Mauro Meazza della fortunata trasmissione ‘Due di Denari’, e di Luigi Gabriele, presidente dell’Associazione Consumerismo No Profit, è disponibile in primo luogo in formato Podcast sui siti di Radio24.it e Consumerismo e troverà periodicamente spazio nella trasmissione ‘Due di denari’. Si tratta di un’attività di servizio sui principali aspetti economici della vita quotidiana, un vero e proprio prontuario radiofonico che aiuterà gli ascoltatori, grazie all’aiuto di un pool di esperti, a disbrigarsi nelle difficoltà di tutti i giorni, determinate dalle scelte di consumo e di spesa che ognuno di noi è chiamato a fare.

    A luglio per tutto il mese gli interventi di avvocati e professionisti risponderanno alle domande sulle tematiche legate al periodo: prenotazioni di viaggi e biglietti aerei, vacanze annullate e rimborsi, bonus e voucher che tardano ad arrivare. Da settembre, i contenuti si allargheranno a tutti gli altri temi che ci troviamo ad affrontare quotidianamente: i problemi legati alla burocrazia, pagamenti di servizi o bollette poco chiare, mutui da rinegoziare, contratti da risolvere.  E saranno affrontati anche temi alle dinamiche più recenti della vita in rete di tutti noi: l’identità digitale, la vita sui social network, le nuove truffe che corrono su web e minacciano migliaia di utenti. I legali di Consumerismo forniranno pareri e risposte ai quesiti più interessanti e più rappresentativi.

    La collaborazione tra Radio 24 e Consumerismo No profit aveva già dato vita, nella primavera del 2020, ad HomoCovid, il prontuario radiofonico di servizio per i cittadini che lo scoppio della pandemia hanno dovuto imparare a districarsi tra norme, indennizzi e provvedimenti d’urgenza destinati ad affrontare le conseguenze del Covid-19. Ora l’iniziativa diventa strutturale, pronta a fornire una prima assistenza a tutti i consumatori alle prese con quesiti ai quali non riescono a dare risposte utili e tempestive. I consumatori potranno formulare le domande e ascoltare le risposte sul sito: https://www.ilradioconsumatore.it/

  • Tagliare la spesa pubblica non serve senza la cultura della legalità

    Come sempre si torna a parlare  e  a riparlare di tagli alla spesa pubblica, da quando ho cominciato ad occuparmi di politica, decenni fa, il ritornello è sempre uguale e alcuni provvedimenti, negli anni, hanno illuso ma non concluso, ottenuto né risparmio né razionalizzazione. Razionalizzazione è uno dei due  veri problemi quando si parla di spesa pubblica, l’altro è  la verifica della effettiva produttività di quanto si spende e delle persone che nel pubblico lavorano. Dalle macchine blu all’eliminazione della componente politica nelle province, dalla decurtazione dei vitalizi dei parlamentari alla soppressione di parte degli stessi non si è ricavato nulla di utile mentre le province hanno lasciato cadere in totale dissesto le strade e la diminuzione dei parlamentari, senza una vera riforma costituzionale ed elettorale che ridia voce  effettiva al corpo elettorale per scegliere e controllare i propri rappresentanti, darà solo ulteriore spazio all’oligarchia strisciante che da tempo si sta sostituendo alla democrazia. Razionalizzare e verificare sarebbe il vero risparmio, pensiamo alle carceri e agli ospedali costruiti e mai utilizzati con le conseguenze nefaste che tutti sappiamo, pensiamo all’insano abbandono della sanità territoriale che ha portato tragiche conseguenze non solo per la pandemia ma per la mancanza di  prevenzione per tante altre importanti malattie, mentre esami diagnostici urgenti e vitali si eseguono con ritardi di mesi. Pensiamo a ponti e cavalcavia non controllati ed in procinto di cadere o a tante strade iniziate e non terminate perché era errato il tragitto e finivano contro case o nel nulla. Pensiamo al mancato controllo dei fiumi, dei torrenti, delle sponde italiane dove sempre più  spesso franano strade o cimiteri. Pensiamo ai ritardi, ai colpevoli ritardi per risanare le tante aree terremotate, all’insufficiente patrimonio di edilizia scolastica, spesso pericolante e fatiscente, alle decine di migliaia di insegnanti che da sempre vivono come precari, all’insufficienza del personale medico, di laboratorio ed infermieristico, tema ormai più che drammatico visto che tanti andranno in pensione e non ci sono giovani da assumere. Pensiamo a come, nonostante gli sforzi di gran parte di magistrati e forze dell’ordine, la criminalità organizzata si sia appropriata, in ogni regione, dei più importanti e lucrosi affari, dal prestito ad usura all’edilizia, dallo spaccio della droga al traffico illegale di animali, dallo smaltimento dei rifiuti tossici a quello di pericolose sostante vendute come concime per la coltivazione dei terreni agricoli, dal traffico di esseri umani ai traffico di voti. Purtroppo sembra sempre più evidente che parte della magistratura e della politica non sia immune dalle sirene del denaro sporco, basti pensare a quanto è accaduto con le mascherine e gli altri presidi sanitari  o agli scandali del CSM. E pensiamo anche a quanto ciascuno di noi paga per accise entrate in vigore decenni fa e mai soppresse, a quanto paghiamo nelle bollette delle utenze non per il consumo effettivo ma per altri balzelli, compreso il trasporto dell’energia anche se la casa o l’ufficio non sono abitati per mesi e, di conseguenza, il consumo è nullo. Il presidente Draghi ha veramente molti dossier ai quali  deve porre attenzione e se è vero che la spesa pubblica può, in alcuni settori, essere diminuita, è altrettanto vero che l’Italia deve vedere al più presto snellito, migliorato il proprio sistema burocratico perché da un lato l’inefficienza e dall’altro i costi, per i cittadini e le imprese, stanno portando il sistema dentro un cul de sac  non più accettabile. Diminuire in alcuni settori la spesa è un passo che va fatto dopo aver effettivamente accertato come si può rendere più efficiente, produttiva, celere, trasparente, utile la macchina statale e amministrativa, in caso contrario si rischieranno provvedimenti inutili o dannosi come in passato.

    Da ultimo e non per ultimo bisogna affrontare anche una dura realtà, se tante attività criminali o comunque illegali continuano a proliferare è perché ci sono anche piccole e grandi complicità comprese quelle di quegli imprenditori che si affidano a politici e a funzionari corrotti o direttamente alle organizzazioni criminali sia per aggirare la legge che per compiere veri e propri reati. Pensiamo, tanto per fare qualche esempio, ai rifiuti tossici usati di nascosto sotto le fondamenta di edifici e strade o sepolti nei campi dove si allevano mucche da latte o dove cresce il grano  o il mais che poi mangeremo. Pensiamo a chi fa lavorare con paghe da fame, e senza neppure un alloggio umano, persone irregolari affidandosi per reclutarle a caporali  delinquenti. C’è un malaffare diffuso che non si combatte solo obbligando ad usare la moneta elettronica, beneficiando così quei grandi istituti bancari che continuano a tagliare servizi e a licenziare personale, quelle stesse banche che sono piene di derivati e titoli spazzature. Per tagliare le spese bisogna conoscere a monte cosa è utile od inutile, occorre una sana politica economica, un sistema snello ma che agevoli i controlli anche incrementando il dialogo tra le banche dati, occorrono pene più severe per chi sbaglia e processi celeri. L’Italia ha bisogno della  presenza dello Stato e la certezza che lo stesso ci protegga, non si accanisca contro i deboli sia con tasse esorbitanti che con norme farraginose e volutamente incomprensibili. Occorre la cultura della legalità e della giustizia e di conseguenza regole più democratiche all’interno dei partiti i quali dovrebbero finalmente vedere i loro bilanci verificati dalla Corte dei Conti.

  • La Commissione europea e le autorità nazionali di tutela dei consumatori avviano un dialogo con TikTok

    La Commissione europea e la rete delle autorità nazionali di tutela dei consumatori hanno avviato un dialogo formale con TikTok per rivederne le pratiche e politiche commerciali. L’iniziativa fa seguito a un’allerta dell’inizio dell’anno da parte dell’Ufficio europeo delle unioni dei consumatori in merito a violazioni da parte di TikTok dei diritti riconosciuti ai consumatori dal diritto dell’UE. Tra gli aspetti che destano particolare preoccupazione figurano il marketing occulto, le tecniche pubblicitarie aggressive destinate ai bambini e alcune clausole contrattuali nelle politiche di TikTok che potrebbero essere considerate fuorvianti e fonte di confusione per i consumatori.

    TikTok ha un mese di tempo per rispondere e dialogare con la Commissione e le autorità nazionali di tutela dei consumatori, sotto la guida dell’Agenzia svedese per i consumatori e della Commissione irlandese per la concorrenza e la tutela dei consumatori.

    Fonte: Commissione Europea

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