cittadini

  • Aumenta la fiducia nell’UE sullo sfondo di un forte sostegno alla risposta dell’UE all’invasione russa dell’Ucraina e alla politica energetica

    Secondo l’indagine Eurobarometro standard dell’estate 2022 i cittadini segnalano maggiore fiducia nell’UE e prosegue il forte sostegno alla risposta dell’UE all’aggressione russa all’Ucraina. La stragrande maggioranza dei cittadini dell’UE appoggia gli investimenti nelle energie rinnovabili e le azioni volte a ridurre la dipendenza dell’UE dalle fonti energetiche di origine russa. Il tasso di approvazione dell’euro è ad un livello mai raggiunto prima.

    Gli europei si mostrano però sempre più preoccupati per la situazione economica nell’UE e nei loro paesi.

    Percezione generale dell’UE

    L’indagine Eurobarometro condotta a giugno e luglio 2022 mostra che il 65% degli europei è ottimista sul futuro dell’UE. Si tratta di un aumento di 3 punti rispetto a un’indagine simile svolta a gennaio e febbraio di quest’anno, prima dell’aggressione della Russia all’Ucraina. L’immagine positiva dell’UE si attesta attualmente al 47% (3 punti percentuali in più), vale a dire al livello più alto dall’autunno 2009, mentre il 36% degli intervistati non esprime un giudizio e il 16% riferisce un’opinione negativa dell’UE. Inoltre, il 49% degli europei tende a dare fiducia all’UE (2 punti percentuali in più) e il 34% tende a fidarsi del proprio governo nazionale.

    La risposta all’invasione russa dell’Ucraina

    Come nelle indagini precedenti, i cittadini ribadiscono il forte appoggio alla risposta data dall’UE alla guerra di aggressione della Russia contro l’Ucraina. Per quanto riguarda le azioni dell’UE, la maggiore approvazione va al sostegno umanitario (92%), seguito dall’accoglienza degli ucraini in fuga dalla guerra (90%). Il 78% degli europei approva le sanzioni economiche imposte dall’UE nei confronti del governo, delle imprese e dei singoli cittadini russi. Quasi sette intervistati su dieci (68%) sono favorevoli al finanziamento della fornitura e della consegna di materiale bellico all’Ucraina. La maggioranza assoluta degli intervistati è soddisfatta della risposta sia dell’UE (57%) che del loro governo nazionale (55%).

    Energia e sicurezza energetica

    La stragrande maggioranza dei cittadini dell’UE concorda sul fatto che l’UE dovrebbe investire nelle energie rinnovabili (87%), ridurre la sua dipendenza dalle fonti energetiche russe (86%) e che nei paesi dell’UE si dovrebbe completare rapidamente lo stoccaggio di gas, per consentire la disponibilità ininterrotta di gas durante l’inverno (86%). Inoltre, l’85% ritiene che l’aumento dell’efficienza energetica ci renderà meno dipendenti dai produttori di energia esterni all’UE, mentre l’83% si dichiara favorevole a che gli Stati membri dell’UE facciano acquisti congiunti di energia da altri paesi per ottenere un prezzo migliore. Il 78% degli intervistati afferma di aver recentemente preso misure per ridurre il proprio consumo di energia o di avere intenzione di farlo nel prossimo futuro.

    L’economia e l’euro

    La percezione positiva della situazione dell’economia europea è diminuita di 5 punti percentuali dall’inizio del 2022 e si situa ora al 40%. La maggioranza degli intervistati (51%, 6 punti percentuali in più) ritiene che la situazione dell’economia europea sia attualmente negativa. È diminuita di 5 punti percentuali anche la percezione positiva della situazione dell’economia nazionale, ora pari al 34%, mentre per il 64% dei rispondenti la situazione dell’economia nazionale è negativa (5 punti percentuali in più). La maggioranza degli intervistati prevede che la situazione dell’economia nazionale peggiorerà nei prossimi 12 mesi (53%, 22 punti percentuali in più).

    Nel frattempo, l’approvazione dell’euro è ad un livello mai raggiunto prima: otto intervistati su dieci nella zona euro (3 punti percentuali in più) e il 72% nell’UE (3 punti percentuali in più) sono a favore dell’Unione economica e monetaria europea con l’euro come moneta unica.

    Oltre la metà degli europei (56%) ritiene che NextGenerationEU, il più grande pacchetto di incentivi economici dell’UE, possa dimostrarsi efficace per rispondere alle attuali sfide economiche.

    Le preoccupazioni principali degli europei sul piano nazionale e dell’UE

    Le preoccupazioni principali degli europei rispecchiano la percezione non rosea dell’economia.

    Sia sul piano nazionale che su quello dell’UE, l’inflazione e il costo dell’energia hanno registrato forti aumenti e si collocano rispettivamente al primo e al secondo posto. Alla domanda sulle questioni più importanti che l’UE si trova attualmente ad affrontare, oltre un terzo degli intervistati risponde “l’aumento dei prezzi/dell’inflazione/del costo della vita” (34%, con 10 punti percentuali in più rispetto a febbraio e giunta ora al primo posto) e “l’approvvigionamento energetico” (28%, con un aumento di 12 punti percentuali che ha fatto salire questa risposta dal settimo posto al secondo), insieme alla “situazione internazionale” (anch’essa 28%).

    L’aumento dei prezzi/dell’inflazione/del costo della vita è anche una delle preoccupazioni principali a livello nazionale per oltre la metà dei rispondenti (54%, 13 punti percentuali in più), seguito dall’approvvigionamento energetico (22%, 11 punti percentuali in più) e dalla situazione economica (20%, 1 punto percentuale in più). Tali risultati non sorprendono, poiché più di sei intervistati su dieci (62%) affermano che la guerra in Ucraina ha avuto gravi conseguenze sulla loro situazione economica personale.

    COVID-19

    I cittadini ribadiscono un’opinione positiva per quanto riguarda la risposta nazionale e dell’UE alla pandemia di coronavirus. Oltre la metà degli intervistati è soddisfatta delle misure adottate per combattere la pandemia di coronavirus dal proprio governo e dall’UE (56% in entrambi i casi). Anche l’approvazione del modo di reagire alla pandemia, sia a livello dell’UE che a livello nazionale, è aumentata in 23 Stati membri. Cresce in parallelo la fiducia che l’UE possa prendere le decisioni giuste in futuro in risposta alla pandemia di coronavirus: esprimono questa opinione oltre sei intervistati su dieci (63%, 3 punti percentuali in più).

    Contesto

    L’indagine “Eurobarometro standard – Estate 2022” (EB 97) è stata realizzata mediante interviste individuali (anche online) tra il 17 giugno e il 17 luglio 2022. Sono stati intervistati 26 468 cittadini nei 27 Stati membri.

    Fonte; Commissione europea

  • Tutela consolare dell’UE: 600.000 persone rimpatriate durante la pandemia grazie alla cooperazione dell’UE

    La Commissione ha pubblicato oggi una relazione sulle norme dell’UE in materia di tutela consolare, che conferisce ai cittadini dell’UE che soggiornano o viaggiano all’estero il diritto di chiedere assistenza consolare a qualsiasi altro Stato membro dell’UE, nel caso in cui il proprio paese non sia rappresentato nel luogo in cui si trovano. La relazione rileva che, sebbene la cooperazione dell’UE abbia funzionato durante la pandemia di COVID-19, la crisi in Afghanistan e la guerra di aggressione della Russia nei confronti dell’Ucraina, sono necessari miglioramenti per garantire che le norme dell’UE siano più adatte alle crisi.

    Durante la pandemia di COVID-19, circa 600 000 cittadini dell’UE colpiti da restrizioni di viaggio sono stati rimpatriati grazie alla stretta cooperazione dell’UE e degli Stati membri. Analoga assistenza consolare è stata fornita ai cittadini dell’UE e alle loro famiglie in seguito alla crisi in Afghanistan e durante la guerra di aggressione della Russia contro l’Ucraina. In tale contesto, il sostegno locale delle delegazioni dell’UE è stato essenziale, in particolare nei paesi in cui gli Stati membri sono poco o per nulla rappresentati.

    Nel complesso, la relazione rileva la necessità di razionalizzare le norme vigenti al fine di facilitare la fornitura di protezione consolare. Ciò comprende il miglioramento dello scambio di informazioni tra gli Stati membri e il coordinamento della comunicazione, oltre al chiarimento della situazione delle persone vulnerabili, come le donne incinte, i minori non accompagnati o le persone con disabilità. Infine, benché l’obbligo primario di fornire protezione consolare spetti agli Stati membri, la relazione osserva che in alcuni casi si potrebbe prendere in considerazione la possibilità di conferire alle delegazioni dell’UE, su richiesta degli Stati membri, la facoltà di interagire più direttamente con i cittadini dell’UE.

    Fonte: Commissione europea

  • Il diritto di scegliere i propri rappresentanti

    La lettera aperta dell’Associazione Europa Nazione dimostra come sia sempre più forte il sentimento di condanna ad un sistema elettorale che, con leggi diverse e sempre più liberticide, ha tolto ai cittadini elettori il diritto di scegliere i propri rappresentanti e di avere parlamentari e senatori legati effettivamente al territorio che dovrebbero rappresentare.

    Da troppo tempo le leggi elettorali hanno consegnato ai capi partito ed ai capi corrente l’esclusivo potere di scegliere, stabilire, chi sarà eletto al Parlamento ed al Senato garantendosi così parlamentari di loro esclusiva dipendenza anche al di là della affettiva competenza.

    Il sempre più forte astensionismo dimostra la ormai radicata mancanza di fiducia degli elettori verso i partiti che non rappresentano più, come sarebbe loro dovere, gli interessi della collettività ma operano per costruire piccole oligarchie.

    Qualunque sarà il risultato elettorale è bene che fin da ora tutti coloro che credono in una reale democrazia comincino a lavorare insieme per ottenere una riforma del sistema dei partiti e per una legge elettorale rispettosa degli elettori.

    La strada sarà lunga ma se non si parte non si arriva, da oggi il cammino sarà meno impervio perché, come dimostrano molti articoli apparsi in questi giorni e la lettera aperta dell’Associazione Europa Nazione cominciamo ad essere in molti a chiedere un totale cambiamento.

  • Gli interessi dietro le leggi elettorali e il disastro idrico

    Continua da mesi, ora più scoperta ora più in sordina, la solita diatriba sulla legge elettorale. Ormai mancano pochi mesi al voto, voto che da tempo alcuni sostenevano e sostengono di volere subito, voto che rischia di tramutarsi nella nuova vittoria dell’astensionismo.

    Ancora una volta, come nel passato, i partiti non sono alla ricerca di un sistema elettorale che rafforzi la democrazia, riportando gli elettori ad essere protagonisti delle scelte, ma sono concentrati, con alchimie e calcoli, per cercare di trovare la legge che ritengono più premiante per il loro schieramento.

    Nonostante tutti gli evidenti fallimenti del bipolarismo alcuni ancora cercano di scimmiottare sistemi e paesi diversi dal nostro che, per altro, vedono anche  loro la sempre maggior disaffezione degli elettori.

    Per chi vuole una democrazia più forte, con una più responsabile partecipazione degli elettori, le strade da percorrere e le decisioni da prendere sono evidenti.  Occorrono:

    1) un sistema elettorale proporzionale preferenziale con limite di sbarramento e rigide regole che impediscano spese scellerate o scorrette (senza la preferenza i deputati non saranno espressione dei cittadini ma continueranno ad essere scelti, nominati dai loro capi partito e non saranno mai veramente presenti e disponibili sul territorio ma più legati e dubbi al centro di potere partitico);

    2) nuove norme che portino i partiti ad avere statuti che garantiscano la democrazia interna ed il dibattito, con l’obbligo di avere i bilanci approvati dalla Corte dei Conti, problemi che già la nostra Costituzione affrontava ma che sono rimasti insoluti;

    3) riconquistare la fiducia dei cittadini con proposte serie per tutto il Paese, progetti che si occupino del presente guardando lontano, avendo una visione delle realtà economiche, scientifiche, geopolitiche e sociali. Le battute, gli slogan, le provocazioni e ancor di più la difesa degli interessi solo di alcune categorie, le promesse mai mantenute, gli interventi pubblici fumosi e tesi solo a colpevolizzare l’avversario, senza mai ammettere i propri errori, aumentano l’astensionismo e la ripulsa che i cittadini hanno ormai verso la politica.

    Tra i tanti gravi problemi di oggi, e di domani, alcuni, per essere risolti, necessitano di un comune senso di responsabilità:

    1. a) l’invasione dell’Ucraina ha smascherato le mire espansionistiche di Putin e la crudeltà di parte dei suoi eserciti, una guerra in Europa, con eccidi e stragi, non può essere accettata anche per la nostra stessa sicurezza perciò, ovviamente, mentre dovranno continuare tutte le iniziative per arrivare ad un tavolo di pace giusta dovremo continuare a dare all’Ucraina tutto il sostegno economico e militare necessario.
    2. b) L’aumento delle povertà ha bisogno di interventi che riportino il lavoro, e la sua equa retribuzione, al centro dell’attenzione senza pannicelli caldi o nuovi inutili bonus, per questo le opere pubbliche, dalle grandi alle piccole, non possono più attendere, pensiamo ai tanti cavalcavia e ponti da mettere in sicurezza, alle scuole fatiscenti, alle barriere architettoniche ancora presenti negli edifici pubblici, alla mancanza di una politica di edilizia popolare sia per nuove abitazioni che per ristrutturare quelle degradate che ci sono anche in grandi metropoli come Milano, Roma, Napoli. Pensiamo all’elefantiaca burocrazia che impedisce il decollo o la sopravvivenza di tante attività, dall’artigianato agli impianti per l’energia rinnovabile, alla mancanza di sufficiente preparazione di molti percorsi scolastici che, di conseguenza, non offrono sbocchi, o alle centinaia di migliaia di pratiche che giacciono nei tribunali per capire che non è il momento di proposte per catturare qualche consenso elettorale ma che la realtà ci impone di  ragionare su quanto si può effettivamente fare subito.
    3. c) La siccità, e le sue conseguenze economiche ed alimentari, mette in evidenza non solo i ritardi con i quali sono stati affrontati i cambiamenti climatici e la storica mancanza di attenzione all’ecosistema ma anche la colpevole indifferenza con i quali i tanti precedenti governi hanno ignorato la necessità di creare invasi, di mettere in funzione quelli esistenti, di rifare la rete idrica nazionale, che perde la metà dell’acqua potabile mentre ci sono ancora case che non hanno l’acqua corrente. Si è preferito ascoltare gli interessi di alcuni, enti, regioni, consorzi, si sono spesi molti soldi, sbagliando, per cementificare le sponde dei canali di irrigazione, non si sono puliti i letti di fiumi e torrenti e si è continuato a costruire a ridosso di corsi d’acqua torrentizi mentre il dissesto idrogeologico ha continuato ad essere solo raramente materia di dibattito senza che seguisse alcun intervento concreto. Forse qualcuno potrebbe cominciare a pensare ad un’azione comune contro i responsabili di quei governi che, ignorando il problema acqua, hanno, per agevolare interessi o per ignavia e incompetenza, portato all’attuale disastro idrico.

    È evidente che questi sono solo alcuni dei molti temi che dovrebbero vedere le forze politiche confrontarsi concretamente specie durante un governo che ha visto tutti i partiti, salvo Fratelli d’Italia, avere ministri, vari prestigiosi incarichi e voce in capitolo.

    In verità si sta assistendo a continue sceneggiate e proclami e veramente in pochi, solo Draghi e qualche  ministro e sottosegretario, sembrano aver compreso la gravità della situazione.

    Così mentre attendiamo i prossimi proclami e ricatti non abbiamo bisogno di qualche sondaggista né della palla di vetro per essere convinti che, se non si cambia prima la legge elettorale e la mentalità con la quale si  fa politica, anche alle prossime elezioni il partito di maggioranza sarà quello dell’astensione.

  • Eurobarometro sulla corruzione: serie preoccupazioni per i cittadini e le imprese dell’UE

    La Commissione ha pubblicato l’ultimo Eurobarometro speciale sulla corruzione, che elenca le percezioni e le esperienze dei cittadini, nonché l’Eurobarometro Flash sull’atteggiamento delle imprese nei confronti della corruzione nell’UE. La corruzione rimane un grave problema per i cittadini dell’UE: il 68 % ritiene infatti che sia ancora diffusa nel proprio paese. Per quanto riguarda le imprese dell’UE, il 63 % ritiene che la corruzione sia un problema diffuso nel proprio paese. Il 37 % degli intervistati ritiene che le misure anticorruzione siano applicate in modo imparziale e incondizionato. Il 34 % dei cittadini dell’UE ritiene che i procedimenti giudiziari siano sufficientemente efficaci da dissuadere le persone dal commettere pratiche corruttive e che gli sforzi dei rispettivi governi nazionali per combattere la corruzione siano efficaci (31 %). Infine, il 31 % ritiene che il finanziamento dei partiti politici nel proprio paese sia sufficientemente trasparente e controllato. Le indagini Eurobarometro sono un’importante fonte di informazioni per le valutazioni della Commissione, anche per quanto riguarda le relazioni sullo Stato di diritto. Nell’ambito del meccanismo dell’UE per lo Stato di diritto, la Commissione promuove la lotta alla corruzione per incentivare una cultura dello Stato di diritto in tutti i paesi dell’UE. La relazione sullo Stato di diritto 2022 conterrà per la prima volta raccomandazioni mirate agli Stati membri, segnatamente in materia di lotta alla corruzione. In maggio la Commissione ha presentato una proposta di direttiva sul congelamento e sulla confisca dei beni, al fine di garantire che il crimine e la corruzione non paghino, limitando la capacità dei criminali di commettere ulteriori reati. Inoltre, la Procura europea è operativa e ha già arrestato e sequestrato beni di criminali per diversi milioni di euro.

    Fonte: Commissione europea

  • La tempistica come forma di rispetto

    La scelta della forma e del momento rappresentano due fattori determinanti per il buon esito di una qualsiasi iniziativa tanto politico-economica quanto professionale. Senza dimenticare come questi due fattori possano esprimere anche la prima forma della consapevolezza degli stessi autori relativa alla situazione o al momento storico complessivo.

    In altre parole,  la complessa situazione economica, sintesi malefica degli effetti combinati della pandemia e della successiva guerra in Ucraina, dovrebbe indurre chiunque a  modificare le priorità anche politiche di un paese proprio  in relazione alle esigenze emergenziali dei cittadini.

    La consapevolezza di questa situazione, se manifestata attraverso una tempistica appropriata e con iniziative politiche consequenziali, rappresenterebbe anche una prima importante forma di rispetto nei confronti delle aspettative dei cittadini. Troppo spesso, infatti, il Parlamento dimentica come il nostro Paese dal 2020 stia pagando le conseguenze economiche e sociali di due  anni e mezzo di  pandemia ed ora si trovi immerso all’interno di un complesso scenario di guerra dagli esiti incerti, con l’effetto di accrescere non solo il fenomeno inflattivo ma soprattutto l’incertezza relativa al futuro prossimo e di medio periodo.

    La terribile sintesi di questi due eventi (pandemia e guerra) ha determinato fin dall’inizio del 2021 l’esplosione dell’inflazione legata all’aumento dei costi delle materie prime, effetto anche  legato alla scarsa reperibilità, e relativo ai cicli produttivi.

    Contemporaneamente, e ben prima dell’esplosione della guerra in Ucraina, abbiamo assistito ad un vertiginoso aumento dei costi energetici i quali, al 23 febbraio, cioè un giorno prima dell’esplosione della guerra, avevano segnato un aumento del +527% del gas.

    In questo contesto di una sempre maggiore difficoltà, tanto è vero che a maggio sono diminuiti di 49.000 unità i posti di lavoro, l’azione del governo e del  Parlamento dovrebbe essere indirizzate unicamente verso strategie politiche fiscali ed economiche finalizzate alla riduzione della crisi  economica cominciando da una politica di riduzione del carico fiscale (finanziato dal fiscal drag 21.06.2022  https://www.ilpattosociale.it/attualita/fiscal-drag/) e mirata ad un freno seppur parziale degli effetti  della spirale inflattiva.

    La priorità dovrebbe essere quella di combattere gli effetti, in ultima analisi, della crisi economica proprio per le fasce più deboli della popolazione. Parlare, invece, di Ius Scholae in questo  drammatico contesto rappresenta,  proprio per la  tempistica, la conferma di una totale sordità, non più colposa, ma assolutamente dolosa del mondo politico e parlamentare nei confronti del mondo economico e dei singoli cittadini, blanditi “per le loro legittime aspettative” fino a pochi  giorni fa in campagna elettorale ed ora ancora una volta abbandonati a se stessi.

    Dichiarandosi favorevoli all’approvazione dello Ius Scholae, a favore del quale si è espressa anche la Cei sebbene vadano apportate migliorie per evitare problemi in futuro, ora si  dimostra ancora una volta come il pensiero “progressista” sia certamente non più popolare (cioè consapevole e vicino  alle esigenze della maggioranza dei cittadini). In più, la medesima strategia politica si alimenta, o meglio, si autoalimenta proprio da quel distacco dalla realtà oggettiva dalla quale è circondato e viene percepito paradossalmente come una espressione elitaria e di superiorità culturale dagli stessi propositori di simili temi e soprattutto della tempistica in cui li si presenta.

    Mai come ora il nemico del nostro Paese è rappresentato non solo da quelle forze che intendono bloccare ogni sviluppo e tutela del nostro sistema  economico, industriale  e sociale, quindi salvaguardando la realtà industriale italiana (forze politiche ambientaliste prive di ogni consapevolezza economica), ma soprattutto da quelle che si considerano “progressiste” e che invece cercano di attuare il proprio obiettivo principale come massima espressione della propria superiorità, cioè lo scollamento con la realtà quotidiana e contemporaneamente  lo svuotamento delle prerogative democratiche del nostro Paese.

    In un momento di crisi così complessa nella quale si dovrebbe assistere ad un avvicinamento del mondo istituzionale alla realtà quotidiana questa distanza risulta assolutamente in crescita tanto da diventare incolmabile come effetto di una strategia dello stesso potere politico.

  • La compiaciuta sordità politica

    Indipendentemente dall’esito elettorale, sia per quanto riguarda il referendum che per le amministrative, risulta evidente come il problema legato all’affluenza alle urne  venga sostanzialmente sottovalutato se non addirittura ignorato perché considerato come possibile  istigatore di dubbi sulla legittimità delle elezioni  dal ceto politico. L’astensionismo viene comunque inquadrato all’interno di un fenomeno di disaffezione verso le istituzioni politiche ed  i partiti in particolare del quale neppure le cariche istituzionali sembrano preoccuparsi e tantomeno porvi rimedio pur essendo queste ultime garanti della stessa democrazia.

    In questo contesto, poi, le reazioni tanto a parole quanto nei comportamenti di tutte le dirigenze dei partiti dimostrano da oltre trent’anni, attraverso i propri comportamenti e la selezione della classe dirigente, la perseverante propria  autodistruzione reputazionale, determinando una sempre maggiore disaffezione presso i cittadini con una inevitabile costante diminuzione dei votanti, tanto da rendere corretta la definizione di questa compiaciuta  sordità  come una vera e propria strategia.

    Va ricordato infatti come, quando alle urne si recano poco più del 50% degli aventi diritto, inevitabilmente il valore del voto dei propri  iscritti, dei simpatizzanti e dei sostenitori per un determinato schieramento politico acquisisca statisticamente un valore maggiore rispetto all’ipotesi di una affluenza del 100% degli iscritti alle liste elettorali.

    Per conseguire questo sordido obiettivo la stessa classe politica opera in modo da essere percepita come sempre più distante e suscita di conseguenza l’allontanamento dalla politica stessa di una parte di elettori attraverso il mancato esercizio del voto. Cosi viene diminuito il quoziente elettorale e contemporaneamente  si accresce il valore del voto sicuro degli scritti, dei simpatizzanti, dei sostenitori ed, in ultima analisi, delle segreterie  dei partiti.

    Questo semplice dato  statistico assicura un ruolo sempre più centrale e  determinante nella vittoria politica al partito ed alla sua segreteria i quali da soli, a fronte di una scarsa affluenza, possono determinare con il voto dei propri sostenitori l’esito stesso delle urne.

    Questo spiega, di conseguenza, il perché di fronte ad un fenomeno di disaffezione verso lo strumento del voto le  istituzioni statali e gli stessi  partiti non abbiano mai dimostrato nessuna attenzione e tantomeno modificato il proprio comportamento per cercare di ovviare a questa problematica. Una lontananza siderale che se si manifestasse all’interno di un contesto economico vedrebbe le aziende investire risorse  finanziarie e professionali con l’obiettivo di riacquisire la centralità della propria posizione.

    La sordità dei partiti, di tutti i partiti, esprime invece un ragionamento ed una bieca strategia la quale intende rendere sempre più marginale l’espressione di opinione che il voto assicura e così  renderla semplicemente una manifestazione di  vicinanza ideologica dei  propri iscritti ed affezionati elettori e sostenitori.

    Questa classe politica, in altre parole, sta svuotando di ogni significato una delle massime espressioni democratiche come il voto, determinando, con i propri comportamenti  e la propria sordità verso le  più importanti aspettative dei cittadini, in alcuni casi persino ridiccolizzandole rispetto a quelle di minoranze di genere, l’inevitabile progressivo allontanamento e disaffezione al voto.

    La democrazia, in altre parole, non può certamente essere rappresentata da una classe politica italiana impegnata solo al conseguimento del  proprio interesse il quale può essere raggiunto con maggiore facilità attraverso la disaffezione al voto dei cittadini stessi.

    Mai come ora il nostro Paese si sta lentamente allontanando dal modello democratico occidentale.

  • La Commissione e le autorità per la tutela dei consumatori esortano WhatsApp a informare meglio i consumatori sulle sue politiche relative ai dati e sugli aggiornamenti delle condizioni di servizio

    La rete di cooperazione per la tutela dei consumatori (CPC) e la Commissione europea hanno inviato un’ulteriore lettera a WhatsApp, invitando l’azienda a prendere provvedimenti per rispondere alle questioni ancora irrisolte in merito agli aggiornamenti delle condizioni di servizio e alla politica sulla privacy e a informare chiaramente i consumatori sul suo modello commerciale.

    In particolare, WhatsApp è invitata a indicare in che modo intende comunicare eventuali aggiornamenti futuri delle condizioni di servizio e a farlo in modo tale che i consumatori possano facilmente comprendere le implicazioni di tali aggiornamenti e decidere liberamente se desiderano continuare a utilizzare WhatsApp dopo tali aggiornamenti. Si chiede inoltre di chiarire se l’azienda abbia entrate derivanti da politiche commerciali relative ai dati degli utenti.

    Una prima lettera era stata inviata nel gennaio 2022, in quanto diversi aggiornamenti delle condizioni di servizio effettuati nel 2021 erano risultati problematici per i consumatori. In risposta, WhatsApp ha dimostrato di aver fornito agli utenti le informazioni necessarie in merito a detti aggiornamenti, anche mediante le notifiche dell’applicazione o il suo centro di assistenza. Le informazioni sono tuttavia fornite da WhatsApp in modo insistente e sono considerate insufficienti e fonte di confusione per gli utenti. WhatsApp dispone ora di un mese per dimostrare alle autorità per la tutela dei consumatori che le sue pratiche sono conformi alla normativa UE in materia di protezione dei consumatori.

    La Commissione ha recentemente pubblicato una relazione che presenta una panoramica delle azioni passate della rete di cooperazione per la tutela dei consumatori; la relazione comprende un’analisi prospettica delle tendenze del mercato che incidono sui diritti dei consumatori e sulle quali la rete concentrerà le proprie attività nei prossimi due anni.

    Fonte: Commissione europea

  • Si parla d’Unione europea, territorio e cittadini: la Commissione europea raduna oltre 400 centri Europe Direct a Milano per due giorni

    Gli insegnamenti tratti dalla pandemia, e ora dalla guerra in Ucraina, hanno rilanciato il ruolo centrale dell’Unione europea e hanno incoraggiato la ridefinizione di alcune iniziative e politiche europee. In questo contesto, la Commissione europea ha convocato a Milano un’assemblea generale di tutti i suoi centri Europe Direct, per fare il punto sulla situazione e fornire ai centri gli strumenti per adeguare le loro attività di comunicazione sul territorio.

    Europe Direct è una rete di comunicazione volta a rendere l’Europa accessibile a livello locale coinvolgendo la cittadinanza in dialoghi sulle politiche, sulle priorità e sul futuro dell’UE. La rete avvicina l’Unione europea ai cittadini di ogni angolo d’Europa, opera a stretto contatto con i media locali per contrastare la disinformazione e promuove la cittadinanza europea attiva nelle scuole.

    L’assemblea generale, dal 31 maggio al 1 giugno, si svolge in un momento in cui la presenza fisica dell’UE a livello locale è di nuovo la norma, dopo due anni di misure di confinamento dovute alla COVID-19, nella città di Milano, luogo simbolico ove la pandemia è stata affrontata per prima in Europa.

    Il Commissario Paolo Gentiloni, in apertura dell’assemblea, ha dichiarato: “La risposta dell’UE allo shock economico causato dalla COVID-19 è stata senza precedenti. E con pari determinazione stiamo rispondendo ora alla nuova crisi causata dall’aggressione russa in Ucraina. In tempi così incerti, comunicare l’Europa è più importante che mai, e più impegnativo. I nostri centri Europe Direct svolgono un ruolo di prim’ordine in quanto fondamentali punti di contatto tra i cittadini e le istituzioni europee. Tutti dovrebbero sapere dove si trova il centro Europe Direct più vicino, in modo da poter scoprire cosa sta facendo l’UE per loro.”

    In queste circostanze senza precedenti, la Commissione mira anche a rilanciare il partenariato con gli enti pubblici, le amministrazioni locali e le ONG che ospitano i centri Europe Direct e a rafforzare la sua capacità di trasmettere il messaggio europeo sul campo.

    L’assemblea generale è stata inaugurata lunedì 30 maggio con la messa a dimora dell’“Albero dell’Europa” nel giardino di via Gaetano di Castilla, presso l’area del Bosco Verticale, a Milano. L’albero è un regalo alle istituzioni europee da parte del Sindaco di Milano, come simbolo di solidarietà e pace.

    Fonte: Commissione europea

  • A Milano le donne hanno paura: perché?

    E’ il titolo scelto per il convegno in programma giovedì 26 maggio (alle ore 18 – Sala San Giorgio – piazza San Giorgio 2) per discutere del tema sicurezza tra percezione e realtà in una città così complessa come Milano. Un’esigenza che gli organizzatori dell’incontro – il Centro Italiano Femminile, l’Unione Islamica Italiana, i Medici Volontari Italiani, i City Angels, il Coordinamento Comitati Milanesi e gli Stati Generali delle Donne -hanno sentito impellente dopo gli eventi di capodanno e degli altri fatti di cronaca che abbiamo e continuiamo a leggere sui giornali.

    E così intorno al tavolo siederanno, per discuterne e portare proposte, Maria Antonietta Pepe presidente del Cif comunale e promotore del convegno, Mariateresa Coppo Gavazzi presidente del CIF metropolitano, Maryam Ismayl presidente dell’Associazione Unione Islamica, Mario Furlan presidente dei City Angels, Faustino Boioli presidente dei Medici Italiani Volontari, Salvatore Crapanzano presidente del Coordinamento Comitati Milanesi, Isa Maggi presidente degli Stati Generali delle Donne e Alessandra Tripodi Capo Gabinetto della Prefettura di Milano. Modera Benedetta Borsani, giornalista.

    Come si evince dal titolo (e dalla Madonnina piangente realizzata da Michelangelo Manente per locandina del convegno), si partirà dalle donne per parlare poi di Milano a 360° vista con gli occhi di semplici cittadini che la vivono quotidianamente, a volte faticosamente, con le sue luci e le sue ombre, per dare nuova energia al messaggio che Milano (che è punto di riferimento per l’Italia) da sempre è una realtà attenta alle sue dinamiche e possiede gli anticorpi per respingere ogni tentativo di violenza, che sia verso le donne, gli anziani o chicchessia. E perché tutti, anche laddove si dovesse sentire o percepire l’assenza di chi amministra la città, si impegnino a lavorare insieme, nella stessa direzione per non vanificare l’impegno che le forze dell’ordine mettono quotidianamente per calarsi nel particolare ed arrivare proprio in quell’istante, in quel “momento prima” che avvenga il reato.

    In questa prospettiva la cultura è il denominatore comune, strumento essenziale di diffusione della conoscenza e di dialogo con tutti gli attori dello sviluppo di territori e comunità, per generare innovazione sociale in coerenza con gli “Obiettivi di Sviluppo Sostenibile” dell’Agenda ONU 2030 e con lo spirito del convegno.

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