cittadini

  • Governare non significa improvvisare

    Se chi governa in Italia è tanto confuso da continuare a fare annunci smentiti dai fatti, e dal suo stesso cambio di opinione, il giorno dopo, come devono sentirsi i cittadini: confusi, inquieti, depressi? Se chi governa l’Unione europea non è ancora in grado di presentare un progetto concreto per il futuro politico ed economico dell’Unione, e si vota tra poche settimane, come devono sentirsi gli elettori consapevoli, nella maggior parte, che una volta di più non voteranno per un progetto concreto ed utile ma per arginare alternative pericolose per l’assetto non di un solo paese ma di un intero continente?

    Tutto è solo propaganda utile a singole “personalità” politiche o a singoli partiti. Nella quotidianità la verità può essere anche soggettiva la realtà no, e la realtà è che in Italia lo sblocco dei cantieri necessari non si è ancora realizzato e che nulla è stato fatto per snellire la burocrazia e contestualmente impedire i sub, sub appalti e le gare al ribasso, che tanto hanno favorito gli illeciti e la criminalità. E questo è un fatto. E’ un fatto che le scuole siano a continuo rischio crolli e che gli acquedotti continuano a perdere più  del 30% di acqua, bene prezioso non rinnovabile, e che diventa ancor più prezioso per l’emergenza siccità che si ripropone anche quest’anno ed è una realtà  che al governo mancano le volontà politiche necessarie ad affrontare questi temi. Dedichiamo più tempo, politici e mezzi d’informazione, a disquisizioni sulle inclinazioni sessuali che a ragionare e decidere sui diritti civili individuali e sulla necessità di individuare per tutti  quei doveri che, insieme ai diritti, garantiscono la civile convivenza.

    Mentre negli Stati Uniti si paventa una nuova crisi come quella del 2008, con le conseguenze che è facile immaginare, né in sede nazionale né europea si dice più una parola sui derivati e sul massacro delle banche popolari sane che hanno dovuto accettare di divenire, in gran parte, piccoli insignificanti ingranaggi di sistemi bancari internazionali pilotati da interessi diversi da quelli dei risparmiatori o delle PMI. La povertà aumenta ogni giorno, la borghesia è praticamente sparita, 200/300 persone a livello mondiale decidono per la vita di tutti e mentre a ciascuno, come privato, è chiesto un sacrificio per rimediare un po’ al grave problema inquinamento, il pubblico continua ad inquinare sia con i sistemi obsoleti di trasporto  o di riscaldamento che con gli esperimenti nello spazio per i quali sarebbe necessaria almeno una sospensione di 10 anni nella speranza che il buco dell’ozono non continui ad espandersi.

    Potremmo continuare con pagine e pagine, reiterando non tanto le critiche quanto le proposte che da anni abbiamo fatto nel silenzio inconcludente di chi crede che per governare basti improvvisare

  • In attesa di Giustizia: giustizia fai da te

    Questa settimana inizierà, alla Camera dei Deputati, l’esame del disegno di legge sulla modifica della legittima difesa, provvedimento sostenuto non solo dalla maggioranza di governo ma anche da una parte della opposizione.

    Il timore è che la disciplina, fraintesa anche grazie allo slogan “la difesa è sempre legittima” che la accompagna, si riveli un pericoloso viatico verso una spirale di violenza. E se gli slogan, non diversamente dalle leggi, rischiano di avere una interpretazione autentica la visita in carcere a Piacenza e la solidarietà  del Ministro degli Interni ad Angelo Peveri va proprio in questa direzione.

    Per una migliore comprensione è necessario sintetizzare la vicenda processuale di questo imprenditore rimasto vittima di decine di furti nella sua azienda e che – esasperato – all’ennesima intrusione ha reagito sparando e mettendo in fuga tre ladri, ferendone uno ad un braccio; fin qui nulla di anomalo, senonché, poco più tardi, uno di costoro ritorna per recuperare l’autovettura utilizzata per raggiungere il luogo del tentato furto ma viene individuato, bloccato da un dipendente di Peveri che lo immobilizza. A questo punto, forse anche prima, sarebbe stato il caso di chiamare la Polizia per i rilievi del caso: invece si opta per l’occhio per occhio, dente per dente e il ladro viene prima malmenato e poi attinto da un colpo di fucile al petto che si sosterrà essere partito accidentalmente. In seguito, senza che la difesa dell’imprenditore abbia mai nemmeno tentato di sostenere la legittima difesa, Angelo Peveri è stato condannato per tentato omicidio a quattro anni e mezzo di carcere che ora ha iniziato a scontare.

    Probabilmente nessuno, di fronte ad una simile ricostruzione dei fatti – non contestata dall’imputato se non con riferimento alla  fortuità della fucilata – azzarderebbe l’ipotesi di una reazione giustificabile, anche tenendo conto dell’esasperazione dopo una lunga teoria di ruberie subite, ed anche la pena inflitta risulta equilibrata.

    Il segnale che arriva dalla visita di Salvini al condannato, invece, rischia di alimentare nell’opinione pubblica la convinzione che la legittima difesa domiciliare in fase di approvazione consista in una sorta di “giustizia fai da te” sempre consentita e con qualsiasi estensione nei confronti di chi si introduca in luoghi di dimora o esercizio di attività produttive.

    Vero è che nel privato domicilio l’ultimo baluardo è offerto proprio dalla vittima dell’intrusione ma da qui a dire che qualsiasi risposta possa giustificarsi come proporzionata all’offesa, al pericolo e conforme ad un senso comune di giustizia il passo è lungo.

    Ne abbiamo già parlato ma sembra opportuno ribadire che il rischio sia, da un lato, l’innalzamento del gradiente di aggressività dei delinquenti – che tali sono e tali restano, con freni inibitori già allentati – a fronte del concreto pericolo di incorrere in risposte armate in una probabile spirale di violenza da scongiurare, dall’altro, una corrispondente reattività che metta innanzitutto a repentaglio la incolumità di chi possa essere confuso con un aggressore (immaginiamo, per esempio, un senza tetto che cerchi riparo).

    A tacere di tutto ciò, i numeri, la statistica, parlano di un intervento che, se da un lato può essere dannoso, dall’altro si propone come inutile anche al fine di evitare il patimento del processo a chi abbia difeso se stesso, i propri cari o beni, per verificarne la legittimità: a livello nazionale nel 2013 ci sono stati cinque procedimenti a giudizio, nel 2014 nessuno, nel 2015 tre, nel 2016 due mentre con percentuale vicina al 100% del totale dei casi si perviene alla archiviazione. In altre ipotesi, molte delle quali riguardano aggressioni di fatto bagatellari o nelle quali non vi è stato né pregiudizio né reale pericolo per la incolumità vi è solo da rallegrarsi che nessuno – vittima o aggressore – si sia fatto male, senza la pretesa che il cittadino faccia supplenza delle Forze dell’Ordine là dove è irragionevole pensare che, con il massimo sforzo possibile, possano estendere l’opera di prevenzione perché questa non è né incremento di sicurezza né, tantomeno, di giustizia.

  • L’Europa ha bisogno di riscoprire i suoi valori

    L’Europa con i suoi valori e principi fondanti è al centro di due manifesti che ribadiscono la necessità di ritornare a quelle idee per fermare un’Europa che sta perdendo la sua identità sostituendola con un profondo declino culturale.

    Il primo manifesto, lanciato il 25 febbraio dalla Federazione europea delle associazioni familiari cattoliche (Fafce), si rivolge nello specifico ai candidati alle prossime elezioni europee (23-26 maggio 2019) invitandoli a riconoscere «il ruolo fondamentale della famiglia come unità di base della società». Il documento è suddiviso in 10 punti, il primo dei quali è un incoraggiamento alla creazione di un patto per la natalità che interessi tutti i Paesi dell’Ue, perché «i nostri figli sono il nostro bene comune primario». I politici che firmeranno il manifesto si impegnano anche a prendere in considerazione le famiglie in tutte le decisioni comunitarie e dare loro voce attraverso le associazioni familiari. Al punto 4 si ricorda il ruolo economico delle famiglie, che «aiutano a dare sollievo alle finanze pubbliche in difficoltà», e si chiedono opportune misure di giustizia fiscale. La famiglia ha un ruolo chiave nella «promozione dell’inclusione sociale» e da ciò discende la necessità che venga riconosciuto «il valore del lavoro a casa della madre e del padre».

    Il manifesto della Fafce chiede poi ai firmatari di adoperarsi per riservare la domenica come giorno comune di riposo settimanale, bilanciando le condizioni lavorative con i bisogni della famiglia, così da assicurare «condizioni di vita che facilitino il tempo insieme». Al punto 7 si riconosce la complementarità tra uomo e donna, rifiutando ogni tentativo normativo di cancellare od offuscare l’importanza delle differenze sessuali, alla base della procreazione; e al punto 8, strettamente collegato, si ricorda che «più forti legami familiari migliorano il benessere delle persone», respingendo «ogni interferenza dell’Unione europea nella definizione legale del matrimonio», istituto che come sappiamo è stato sottoposto in questi anni a pressioni fortissime – e deleterie – da parte della lobby gay.

    Nel documento, con un no implicito ad aborto ed eutanasia, si legge poi che «la famiglia è il luogo naturale dove ogni nuova vita è benvenuta» e i firmatari rispettano «la dignità di ogni vita umana, a ogni suo stadio, dal concepimento alla morte naturale». L’ultimo punto è dedicato alla libertà di educazione e quindi a rispettare «il diritto dei genitori a educare i propri figli in conformità con le proprie tradizioni culturali, morali e religiose che favoriscano il bene e la dignità del bambino».

    Le firme dei candidati al Parlamento europeo che avranno aderito al manifesto saranno rese pubbliche dalla Fafce il 15 maggio, dunque a ridosso delle elezioni.

    L’altro manifesto fa riferimento, invece, alle radici del decadimento dell’Europa ed è stato scritto dal filosofo francese Rémy Brague per la piattaforma culturale One of us (Uno di noi), già impegnata nel riconoscimento della dignità dell’embrione e nella relativa petizione firmata da 1.7 milioni di cittadini (respinta dalla Commissione europea).

    Brague, nell’analizzare le ragioni alla base della «profonda crisi morale che minaccia la sua sopravvivenza come civiltà», scrive che l’Europa è rimasta per molto tempo fedele a tre grandi eredità, oggi perlopiù accantonate, cioè la «filosofia greca, il diritto romano e le religioni bibliche: Ebraismo e Cristianesimo». Senza queste tre eredità, che sono state il terreno fertile per la «scienza moderna e il riconoscimento delle libertà fondamentali» nel Vecchio Continente, «non sono comprensibili né la cultura europea né le sue grandi creazioni artistiche». Secondo il filosofo francese è stato questo il principale punto di riferimento al quale alcuni dei padri fondatori dell’Europa si sono ispirati, Tra questi sicuramente De Gasperi, Adenauer, Schuman e che l’attuale Ue deve riscoprire per non tradire se stessa.

    Brague parla della degenerazione subita dalla filosofia moderna, a causa del “rifiuto della sua vera definizione come ricerca della verità”, che va di pari passo alla svalutazione del cristianesimo operata dal mondo odierno. «Il secolarismo radicale e militante si sta diffondendo ed è la fonte di una forma di ‘cristianofobia’. Non stiamo solo screditando la nostra fede e i nostri valori cristiani ma anche il contributo del Cristianesimo alla cultura europea, quando in realtà l’Europa deve a esso la stragrande maggioranza della sua arte, del suo pensiero e dei suoi costumi». Il rigetto della fede e della cultura cristiana si riflette in un’«idolatria della tecnologia» e nelle deviazioni del diritto, che finisce per essere manipolato a uso e consumo di chi esercita il potere.

    Segni di questo abbrutimento generale sono i «declinanti tassi di natalità, la crisi dell’unità familiare e del matrimonio, il negare l’identità culturale dell’Europa» e ancora «l’ascesa del relativismo e multiculturalismo, gli attacchi alla libertà di coscienza e di espressione, la negazione del significato della vita, la negazione dell’oggettività dei principi e degli standard morali, l’accettazione sociale di aborto, eutanasia e altri atti contro la dignità umana, l’ideologia gender e certe forme di femminismo radicale», nonché «la diffusione dell’ateismo», tutti fattori che portano alla «disumanizzazione dell’umanità». Perciò la protezione della famiglia come entità fondata sul matrimonio, la complementarità tra maschio e femmina, la difesa della riproduzione naturale contro i tentativi di costruire l’essere umano in laboratorio, sono capisaldi del manifesto di One of us.

    Spiega ancora Brague: “Tra i contributi delle religioni bibliche, e in particolare del Cristianesimo, allo sviluppo dello spirito europeo ci sono l’idea di un Dio personale e dell’amore come essenza di Dio, l’idea della persona e della sua dignità, il significato della creazione, la speranza di una vita piena, eterna, la libertà e responsabilità dell’uomo…». Queste erano le premesse, un tempo generalmente accettate, che hanno permesso alla civiltà europea di fiorire. Sarebbe il caso di recuperarle.

     Tratto dall’articolo di Ermes Dovico pubblicato sulla Nuova Bussola Quotidiana il 27/02/2019

  • La Commissione registra l’iniziativa dei cittadini europei “Europe CARES – Un’istruzione di qualità e inclusiva per i bambini con disabilità”

    La Commissione europea ha deciso di registrare un’iniziativa dei cittadini europei dal titolo “Europe CARES — Un’istruzione di qualità e inclusiva per i bambini con disabilità”.

    Scopo dell’iniziativa è garantire: “Il diritto all’istruzione inclusiva dei bambini e degli adulti con disabilità all’interno dell’Unione europea”. Come si afferma nell’iniziativa, pur se “oltre 70 milioni di cittadini dell’UE hanno una disabilità e 15 milioni di bambini hanno esigenze educative speciali“, molti “incontrano ostacoli eccessivi nell’esercizio del loro diritto a un’istruzione inclusiva di qualità“. Gli organizzatori invitano pertanto la Commissione a “elaborare un progetto di legge su un quadro comune dell’UE in materia di istruzione inclusiva che garantisca che nessun bambino resti indietro per quanto riguarda i servizi di intervento precoce, l’istruzione e la transizione verso il mercato del lavoro.”

    I trattati stabiliscono che l’UE può intervenire giuridicamente per combattere le discriminazioni fondate sulla disabilità e sostenere l’impegno degli Stati membri in relazione ai sistemi di istruzione e di formazione professionale. La Commissione ha pertanto ritenuto giuridicamente ammissibile l’iniziativa e ha deciso di registrarla. In questa fase della procedura, la Commissione non analizza il merito.

    La registrazione dell’iniziativa avrà luogo il 4 marzo 2019, data dalla quale decorrerà il periodo di un anno per la raccolta delle firme a sostegno dell’iniziativa da parte degli organizzatori. Se l’iniziativa riceverà un milione di dichiarazioni di sostegno in almeno sette Stati membri nell’arco di un anno, la Commissione la esaminerà e reagirà entro tre mesi. Essa potrà decidere di dare o di non dare seguito alla richiesta e, in entrambi i casi, dovrà giustificare la sua decisione.

  • Banche popolari e territorio, un binomio inscindibile

    Da sempre le banche popolari sono le più vicine alle famiglie, ai risparmiatori, alle piccole e medie imprese e al territorio e da qualche tempo si parla di innovazioni e cambiamenti. Quali sono le soluzioni e le proposte possibili perché chi ha beneficiato di questa vicinanza non subisca pesanti conseguenze? Ne parla in un articolo pubblicato il 22 febbraio su Il Sole 24Ore il Presidente di Assopopolari, Corrado Sforza Fogliani, e del quale riportiamo di seguito il link: http://www.bancadipiacenza.it/site/home/in-evidenza/avvicinare-di-nuovo-popolari-e-territori.html

  • L’Europa che vorremmo raccontata da Europeans, la nuova iniziativa della Rappresentanza a Milano della Commissione europea

    Che cosa hanno in comune un’atleta olimpica, uno chef stellato, un pensionato e una studentessa? Sono alcuni dei protagonisti di Europeans, la nuova iniziativa della Rappresentanza a Milano della Commissione europea.
    Con brevi video, 12 cittadini europei raccontano l’Europa secondo la propria visione e la propria esperienza. Sono 12 testimonianze che compongono il mosaico dell’Europa vicina ai cittadini e che crea opportunità concrete.
    “Abbiamo voluto che Europeans fosse un racconto a più voci per descrivere l’Europa vista e vissuta nel quotidiano. Abbiamo chiesto a volti noti, a studenti e a semplici cittadini di descrivere la loro Europa attraverso emozioni, esperienze e idee per il futuro”, ha spiegato Massimo Gaudina, Capo della Rappresentanza a Milano della Commissione europea.
    Il racconto di Europeans è iniziato questa settimana con la testimonianza di Agnese, una giovane studentessa di Vittoria (Ragusa), e si arricchirà ogni settimana di nuovi video. Tra i testimonial ci saranno anche lo chef stellato Luca Marchini, la scienziata Elena Cattaneo, l’olimpionica Manuela di Centa e il pallavolista Daniele Mazzone. Tutti i video, realizzati in collaborazione con Giornalisti Digitali, saranno disponibili sui canali social della Rappresentanza a Milano della Commissione: Facebook, Twitter, Instagram e YouTube all’account @europainitalia.

  • Arrivano le nuove norme dell’UE che ridurranno le lungaggini burocratiche per i cittadini che vivono o lavorano in un altro Stato membro

    Da sabato 16 febbraio cominceranno ad essere applicate, in tutti gli Stati membri, nuove norme dell’UE che ridurranno costi e formalità burocratiche per i cittadini che vivono al di fuori del loro paese d’origine.

    Attualmente i cittadini che si spostano o vivono in un altro paese dell’UE – circa 17 milioni – devono chiedere l’apposizione di un timbro per dimostrare l’autenticità dei propri documenti pubblici (ad esempio, un certificato di nascita, di matrimonio o di morte).

    A norma del nuovo regolamento, quando si presenteranno documenti pubblici rilasciati in uno Stato membro dell’UE alle autorità di un altro Stato membro, non sarà più necessario alcun timbro di autenticazione e, di conseguenza, verranno meno anche le relative procedure burocratiche. In base alle nuove norme, inoltre, i cittadini non saranno più tenuti a fornire in molti casi una traduzione giurata/ufficiale del loro documento pubblico. Il regolamento prevede al tempo stesso solide garanzie per prevenire le frodi.

    Le nuove norme elimineranno una serie di procedure burocratiche:

    i documenti pubblici (certificati di nascita, di matrimonio, del casellario giudiziale, ecc.) rilasciati in un paese dell’UE dovranno essere accettati come autentici dalle autorità di un altro Stato membro senza che sia necessario apporvi alcun timbro di autenticazione;

    il regolamento elimina anche l’obbligo per i cittadini di fornire in tutti i casi una copia autenticata e una traduzione asseverata dei documenti pubblici che li riguardano. Si potrà richiedere un modulo standard multilingue, disponibile in tutte le lingue dell’UE, da presentare come ausilio alla traduzione allegato al documento pubblico per evitare l’obbligo di traduzione;

    il regolamento prevede tutele contro le frodi: in caso di dubbi fondati sull’autenticità di un documento pubblico, l’autorità ricevente potrà verificarla con l’autorità di emissione dell’altro paese dell’UE attraverso una piattaforma informatica già operativa: il sistema di informazione del mercato interno (IMI).

    Il regolamento riguarda soltanto l’autenticità dei documenti pubblici; per il riconoscimento del contenuto e degli effetti dei documenti pubblici rilasciati in un altro paese dell’Unione gli Stati membri continueranno infatti ad applicare le norme nazionali

  • Medicinali falsificati: nuove norme per migliorare la sicurezza dei pazienti

    Ancora un passo da parte dell’Unione europea per tutelare la sicurezza dei cittadini davanti in presenza di truffe e contraffazioni. Dal 9 febbraio, infatti, si applicheranno le nuove norme sulle caratteristiche di sicurezza per i medicinali soggetti a prescrizione nell’UE. Per troppo tempo la falsificazione dei medicinali ha rappresentato una grave minaccia per la salute pubblica nell’UE. D’ora in poi l’industria dovrà apporre alle confezioni dei medicinali soggetti a prescrizione un codice a barre bidimensionale e un dispositivo anti-manomissione. Le farmacie (comprese quelle online) e gli ospedali dovranno verificare l’autenticità dei medicinali prima di dispensarli ai pazienti. Si tratta della fase finale di attuazione della direttiva sui medicinali falsificati, adottata nel 2011, che mira a garantire la sicurezza e la qualità dei medicinali venduti nell’UE.

    I medicinali privi di caratteristiche di sicurezza, prodotti prima di sabato 9 febbraio 2019, possono anche restare sul mercato fino alla data di scadenza, ma in base al nuovo sistema di verifica a monte e a valle le persone autorizzate (in particolare farmacisti e ospedali) dovranno verificare, lungo tutta la catena di fornitura, l’autenticità dei prodotti. Il nuovo sistema consentirà agli Stati membri di tracciare meglio i singoli medicinali, in particolare qualora uno di essi susciti perplessità.

  • Privacy: il Garante Antonello Soro risponde all’On. Cristiana Muscardini

    Riceviamo e pubblichiamo la risposta del Garante della Privacy, Antonello Soro, all’On. Cristiana Muscardini che con una lettera, pubblicata sul Patto Sociale lo scorso 8 gennaio e che riportiamo di seguito, chiedeva chiarimenti sull’uso inapropriato dei numeri telefonici dei cittadini fatto da certe società di vendita con ingannevoli proposte commerciali.

    Prot. 2277/134084

    Gent.ma Onorevole,
    la problematica da Lei esposta è stata oggetto di numerosi interventi del Garante, nonché di contributi forniti al Parlamento nell’ambito di specifiche indagini conoscitive. In particolare, abbiamo rilevato come dall’analisi delle istruttorie condotte dall’Autorità emerga un intricato reticolo di interessi poco chiari e relazioni non sempre formalizzate tra committenti, agenti e innumerevoli call center, nonché il fenomeno di chiamate promozionali da numerazioni “fantasma” assegnate a soggetti non identificabili, o -a detta dei committenti- non appartenenti alla propria rete di vendita, ancorché i contatti commerciali siano attivati nel loro interesse.

    A fronte di tali rilevazioni, il Garante ha suggerito talune indicazioni volte ad adeguare il quadro normativo alla complessità che caratterizza il fenomeno del telemarketing oggi, puntando soprattutto sulla responsabilizzazione dei vari soggetti coinvolti in queste articolate catene commerciali e sul rafforzamento dell’efficacia del registro delle opposizioni. Molte di queste indicazioni sono state raccolte dal Parlamento e trasfuse nella legge n. 5 del 2018, volta tra l’altro a estendere l’ambito di applicazione del registro delle opposizioni alla telefonia mobile e fissa “riservata”, nonché a chiarire che l’iscrizione nel registro stesso ha valore di revoca di tutti i consensi precedentemente espressi, con qualsiasi forma o mezzo e a qualsiasi soggetto, che autorizzano il trattamento delle proprie numerazioni telefoniche fisse o mobili. In caso di violazioni delle norme introdotte a tutela degli interessati, si applicano le sanzioni amministrative pecuniarie previste dal Gdpr, suscettibili di giungere sino a 20 milioni di euro o al 4% del fatturato.

    Inoltre, la legge sancisce la responsabilità solidale di titolare e responsabile, l’ambiguità dei cui ruoli ha rappresentato sinora una delle maggiori criticità. Nelle more dell’adozione (a termini ormai ampiamente scaduti) del regolamento attuativo di questa legge, una complessiva e ulteriore responsabilizzazione dei protagonisti del trattamento potrà derivare dall’applicazione del Gdpr e, in particolare, dal principio di accountability, che ne rappresenta una delle principali caratteristiche.

    Un cordiale saluto

    Antonello Soro

     

    Dott. Antonello Soro
    Garante per la protezione dei dati personali
    Piazza Venezia, 11
    00187 Roma

    Milano, 8 gennaio 2019

    Egregio Garante,
    nonostante la legge europea sulla protezione dei dati e nonostante la Sua attività, ogni giorno siamo tormentati non solo dalle e-mail ma dalle insistenti telefonate sui cellulari e sui telefoni di casa da fantomatici individui, quasi sempre che chiamano da fuori Italia, che ci assillano con le più svariate proposte invadendo la nostra vita già abbastanza complessa per i problemi personali e collettivi.

    Le più diverse ed assillanti offerte di canoni particolari per luce, gas, telefonia, carte di credito etc, la sbiancatura di denti, di protesi, di rifacimenti estetici, di cure dimagranti nonché di offerte di giochi d’azzardo e di varie prestazioni corporali non solo ci disturbano ma rendono evidente che la normativa europea, che ha costretto decine di migliaia di associazioni, giornali, imprese a perdere tempo per applicarla verso i propri indirizzi e-mail, è stata completamente disattesa da tutti coloro che, in modo più o meno onesto, utilizzano internet per infastidire e spesso truffare, con proposte scorrette, gli utenti della rete. Il problema si aggrava quando questo assillo avviene con telefonate sui cellulari invadendo la sfera privata di cittadini che non hanno modo di difendersi neppure sabato e domenica, di sera e durante le ore del pasto. In una società così tecnologicamente avanzata quali sono gli accorgimenti che Ella intende prendere per tutelare la nostra privacy?
    Grazie.

    Cordialmente,
    Cristiana Muscardini

     

  • Milano città più estrattiva d’Italia: ogni cittadino frutta 123,67 euro al Comune

    Negli ultimi due anni i Comuni italiani hanno incassato 2,95 miliardi di euro di gettito tra multe, ammende, sanzioni e oblazioni, secondo quanto rivela una ricerca di ImpresaLavoro, realizzata su elaborazione dei dati Istat e Siope (il Sistema informativo del Ministero delle Finanze sulle operazioni degli enti pubblici).

    Milano è la città più ‘estrattiva’, cioè quella che in rapporto ai suoi abitanti ricava di più: nel biennio 2017-2018 ha ricavato da ogni milanese 123,67 euro a testa, per un gettito medio annuo di circa 142,7 milioni di euro. Alle sue spalle seguono Firenze, con 109,25 euro a testa, per un gettito medio annuo di circa 35,5 milioni di euro, e Bologna, con 92,30 euro a testa ogni anno, per un gettito medio annuo di circa 30,8 milioni di euro. L’elenco prosegue poi con Brescia (81,79 euro a testa, per un gettito medio annuo di circa 13,5 milioni di euro) e Bergamo (74,95 euro a testa, per un gettito medio annuo di circa 7,6 milioni di euro).

    I Comuni che nello stesso periodo hanno incassato di meno sono stati invece Campobasso (0,19 euro a testa, per un gettito medio annuo di 8.218 euro), Aosta (2,97 euro a testa, per un gettito medio di 85.978 euro), Salerno (3,40 euro a testa, per un gettito medio di 388.821 euro) e Udine (6,55 euro a testa, per un gettito medio di 558.836 euro).

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