cittadini

  • Semplificate le norme europee sull’intelligenza artificiale, Bruxelles vuole favorire l’innovazione

    La Commissione europea accoglie con favore l’accordo politico raggiunto tra il Parlamento europeo e il Consiglio dell’UE su norme più semplici e favorevoli all’innovazione per l’intelligenza artificiale (IA).

    La Commissione ha proposto il pacchetto “Digital Omnibus” sull’IA solo cinque mesi fa, nell’ambito dell’agenda europea di semplificazione volta a rafforzare la competitività dell’Europa. Questo renderà più semplice per le imprese dell’UE applicare il regolamento sull’IA, mantenendone al tempo stesso i benefici per la società europea, la sicurezza e i diritti fondamentali.

    L’accordo stabilisce un calendario chiaro per l’attuazione delle norme che disciplinano i sistemi di IA ad alto rischio. Le regole per i sistemi utilizzati in determinati settori ad alto rischio — tra cui biometria, infrastrutture critiche, istruzione, occupazione, migrazione, asilo e controllo delle frontiere — si applicheranno a partire dal 2 dicembre 2027. Per i sistemi integrati in prodotti come ascensori o giocattoli, le regole entreranno in vigore dal 2 agosto 2028. Questa applicazione graduale contribuirà a garantire che gli standard tecnici e altri strumenti di supporto siano pronti prima che le norme diventino operative.

    L’accordo rafforza inoltre la protezione dei cittadini. Vieta infatti i sistemi di IA che generano contenuti sessualmente espliciti e intimi senza consenso o materiale di abuso sessuale su minori, come le app di IA per la cosiddetta “nudificazione”.

    Per le imprese, l’accordo introduce norme più semplici e una governance più chiara. Alcuni vantaggi previsti per le piccole e medie imprese vengono estesi anche alle piccole aziende a media capitalizzazione. È stato inoltre chiarito il rapporto tra il regolamento IA e le normative europee sulla sicurezza dei prodotti, in particolare il regolamento relativo alle macchine, evitando duplicazioni tra norme settoriali e norme sull’IA. Un numero maggiore di innovatori avrà inoltre accesso alle sandbox regolamentari, compresa una sandbox a livello UE, per testare le proprie soluzioni di IA in condizioni reali. Saranno anche rafforzati i poteri di applicazione dell’Ufficio europeo per l’IA, a sostegno della supervisione di determinati sistemi di IA, inclusi quelli basati su modelli di uso generale e quelli integrati in piattaforme online e motori di ricerca di grandi dimensioni.

    Questo accordo garantirà norme più sicure e più semplici sia per i cittadini sia per le imprese.

  • L’Eurobarometro: la grande maggioranza degli europei riconosce i benefici dell’appartenenza all’UE e vede nell’Unione un pilastro di stabilità e sicurezza

    In vista della Giornata dell’Europa, un nuovo sondaggio Eurobarometro rivela che quasi tre quarti degli europei (72%) ritengono che il proprio Paese abbia tratto beneficio dall’appartenenza all’Unione europea. Il 75% degli intervistati afferma inoltre di sentirsi cittadino dell’UE, il livello più alto mai registrato dalla primavera del 2025.

    In un contesto globale sempre più complesso, gli europei vedono con forza l’UE come un fattore di stabilità: il 73% degli intervistati considera infatti l’Unione una forza stabilizzatrice, con un aumento di sei punti percentuali rispetto alla precedente rilevazione. Forte anche il sostegno alla politica comune di sicurezza e difesa tra gli Stati membri, appoggiata dall’81% dei cittadini europei (+2 punti percentuali).

    La maggioranza degli europei continua inoltre a fidarsi dell’UE (51%), tre punti percentuali in più rispetto all’indagine dell’autunno 2025. Resta stabile anche il sostegno alla risposta europea all’invasione russa dell’Ucraina. Gli intervistati confermano infine l’elevato consenso nei confronti dell’euro, sostenuto dal 74% dei cittadini.

    Quasi sei cittadini dell’UE su dieci (57%) si dichiarano soddisfatti del funzionamento della democrazia nell’UE. Secondo gli intervistati, i valori che meglio rappresentano l’Unione sono la pace (41%), la democrazia (32%) e il rispetto dello Stato di diritto, della democrazia e dei diritti fondamentali (28%).

    Le preoccupazioni degli europei appaiono sempre più influenzate dagli sviluppi internazionali. A livello dell’UE, il conflitto in Medio Oriente è ora indicato come la principale fonte di preoccupazione (25%), davanti alla più ampia situazione internazionale (23%) e alla guerra della Russia contro l’Ucraina (20%). Allo stesso tempo, il costo della vita continua a rappresentare la preoccupazione dominante sia a livello nazionale sia personale, rispettivamente per il 36% e il 52% degli intervistati.

  • 1935: l’oro per la Patria di Mussolini, 2026: il risparmio per Ursula von der Leyen e Blackrock

    Nel 1935 (dicembre) i cittadini italiani vennero chiamati a portare il proprio “oro alla Patria” per sostenere le spese della guerra in Etiopia e contrastare le sanzioni economiche.

    Nel 2026 la Commissione Europea, sotto la guida di Ursula von der Leyen, ha lanciato l’iniziativa “Savings & Investments Union” (SIU), volta a canalizzare parte dei circa 10.000 miliardi di euro di risparmi privati europei “fermi” nei conti correnti per sostenere gli investimenti in economia reale. L’obiettivo dichiarato dovrebbe essere quello di trasformare la liquidità “parcheggiata” presso gli Istituti bancari in investimenti produttivi, startup e progetti strategici ma molto probabilmente soprattutto nel settore della Difesa

    Il progetto prevede la creazione di un patto tra il settore finanziario, investitori istituzionali, i cittadini finalizzato a creare degli strumenti finanziari dedicati, come anticipato prima, anche al settore della Difesa.

    Sembra incredibile come per giustificare una necessità di risorse finanziarie l’Unione Europea, nella persona di Ursula Von del Leyen, arrivi a definire i depositi del risparmio dei cittadini sui conti correnti come risorse “inattive”.

    Andrebbe ricordato ai vertici europei come quasi il 50% della liquidità depositata presso gli Istituti bancari venga utilizzata come finanziamento alle imprese mentre un’altra forte percentuale sia destinata all’acquisto di titoli di stato e prestiti alle famiglie sotto forma di credito al consumo e mutui e solo una minima parte rimanga presso l’Istituto bancario come coefficienti di riserva obbligatoria (1% fissato dalla BCE).

    In più desta qualche sospetto la contemporaneità della iniziativa europea con quella, solo di qualche settimana addietro, del CEO di Blackrock (la più grande società di gestione patrimoniale del mondo con un patrimonio gestito che ha superato i 14.000 miliardi di dollari) il quale ha lanciato un medesimo appello sull’utilizzo sempre dei depositi presso i conti correnti degli Istituti bancari.

    Larry Fink, Ceo di Blackrock, ha infatto invitato i risparmiatori a spostare i propri risparmi dai conti correnti ai fondi di investimento gestito con l’obiettivo di finanziare la ripresa economica e magari appunto gli investimenti in difesa. La contemporaneità della strategia finanziaria dei vertici istituzionali europei con il più grande fondo di gestione privata risulta assolutamente imbarazzante. E certifica, ancora una volta, come l’obiettivo rimanga quello del risparmio privato come ultima risorsa per accrescere ulteriormente i finanziamenti ad obiettivi altrimenti difficilmente giustificabili e soprattutto condivisibili con i cittadini e gli elettori europei.

    Certamente i termini e le stesse modalità della richiesta di risorse finanziarie da parte delle istituzioni europee come dei vertici finanziari potranno risultare molto lontani da quelli di Mussolini del 1935. Nella sostanza, tuttavia, le differenze svaniscono in quanto nulla è cambiato da quella richiesta di oro per la Patria che l’Unione Europea adesso si appresta a chiedere in forma di gestione dei risparmi.

    Certamente rimane la speranza che questi due iniziative, tra loro molto simili, non siano anche nel secondo caso, come avvenne nel primo, propedeutica ad una guerra mondiale.

  • La Nuova Legge elettorale senza i soliti soprusi dei partiti

    La legge elettorale, dopo la vittoria referendaria del No, e la conseguente evaporazione delle riforme del governo in carica, costituisce non solo l’unica legge che può e deve essere approvata, ma è anche necessaria per eliminare il sopruso dei capi partito, che da 21 anni continuano a usurpare il diritto di rappresentanza dei cittadini italiani tutelato dalla Costituzione.

    Una estorsione ingiustificata e incostituzionale, per ben due volte dichiarata dalla Consulta in contrasto con la Costituzione, ma che ha continuato ad essere praticata a esclusivo vantaggio dei capi partito, che ha tolto il diritto di scelta dei propri parlamentari ai cittadini italiani, che ha provocato un progressivo distacco tra popolo e istituzioni, nonché l’aumento esponenziale della sfiducia e dell’assenteismo elettorale, e la crescente percezione di inutilità alla partecipazione democratica, per l’assenza di qualsiasi interlocuzione tra eletti ed elettori, oltre che di tutela dei territori.

    Ma le intenzioni sulla nuova legge, presentata alle camere dalla destra di governo alcuni giorni prima del Referendum, non solo non sembrano indirizzate alla restituzione del diritto di rappresentanza agli italiani, ma a inserire ben altre violazioni costituzionali.

    Infatti, non solo su pressione dei due vice premier Salvini e Tajani sono state eliminate dal testo le preferenze, che il Premier Meloni aveva inserito inizialmente per consentire la scelta dei parlamentari, e quindi lasciando fuori il diritto di rappresentanza, ma nella nuova legge elettorale risalta inoltre l’idea di concedere un premio di maggioranza alla coalizione che raggiunge il 40% di voti, che appare una forzatura esagerata.

    Infatti, con una astensione abituale di oltre il 50% di elettori, Il 40% di voti corrisponde a poco più del 20% dei votanti, mentre il premio di maggioranza consentirebbe di attribuire il 55% dei seggi parlamentari, con una evidente sproporzione già in passato ritenuta incostituzionale.

    E quindi il risultato sarebbe che, mantenendo questo testo, per la quarta volta il parlamento tornerebbe a votare una legge incostituzionale.

    Una proposta inaccettabile che la dice lunga sul rispetto della Costituzione e soprattutto dei cittadini.

    I principali capi partito contrari alla introduzione delle preferenze sono Salvini e Tajani che hanno affermato il loro No sul tema, ed ottenuto la cancellazione delle preferenze perché vogliono ancora conservare senza vergogna il potere per continuare a nominare i fedelissimi, e godere di una sottomissione tipica degli Yes Man.

    Ma non sono solo loro, a pensarla così.

    Infatti anche i leader della sinistra al momento non hanno dichiarato nulla sul tema della reintroduzione delle preferenze, ma è noto che non gradiscono rinunciare ad un privilegio non dovuto, e procedere per la quarta volta a votare una legge incostituzionale.

    Gli stessi personaggi che hanno esaltato la vittoria del No al Referendum per la riforma della giustizia, e soprattutto per la difesa della Costituzione.

    Della serie che, se conviene sono per il rispetto e la tutela della Costituzione, ma se non conviene alzano le spallucce e ignorano le gravissime violazioni.

    Ma oggi, dopo 21 anni di vergognosa negazione dei diritti degli italiani sulla scelta dei propri parlamentari, e una crescita progressiva di astensioni che ha portato al di sotto del 50% i votanti, c’è stato un Referendum che ha stimolato un ritorno importante di partecipazione collettiva, e soprattutto di milioni di giovani che hanno rivendicato il loro diritto di partecipazione.

    Quindi oggi non ci sono più le condizioni di forzatura della Costituzione per gratificare graziosi privilegi ai capipartito, come si evince dal segnale del presidente della Corte Costituzionale Giovanni Amoroso, che ha lanciato per la prima volta la proposta di istituire un canale di collaborazione con il Parlamento sulle pronunce di “monito” che troppo spesso restano “inascoltate”.

    E in particolare sulla legge elettorale ha ricordato che “La Corte Costituzionale ha affermato principi che riguardano il premio di maggioranza, l’eventuale ballottaggio, le candidature e le liste bloccate, che non potranno non costituire riferimento per la valutazione di una nuova legge elettorale”.

    Un monito che non consente giochetti sotto banco dei capipartito che si scontrano costantemente su tutto, ma che sono sempre d’accordo sulle violazioni che li favoriscono.

    In altre parole, ritornano i cittadini al voto, la Corte Costituzionale si è pronunciata e si sono alzati il livelli dei controlli di istituzioni e cittadini, e non si potrà consentire ai leader dei partiti di Destra  Salvini e Tajani, e di Sinistra Schlein, Conte, Bonelli e Fratoianni che possano ancora una volta ignorare la Costituzione e  l’assoluta esigenza di restituire il diritto di rappresentanza agli italiani, rinunciando all’ennesima approvazione di una legge elettorale incostituzionale e soprattutto di boicottare il ritorno alle urne dei giovani elettori sul referendum, per scongiurare che questa voglia di partecipazione sia risucchiata di nuovo nell’assenteismo.

    Ed infine, giusto per essere chiari, una raccomandazione ad escludere voti segreti nell’ambito dei lavori per l’approvazione della nuova legge elettorale.

  • Immunità parlamentare

    Gli ultimi casi che si sono verificati, da Delmastro alla Salis, dimostrano la necessità di dare ai cittadini la certezza, per l’immunità dei parlamentari, che le regole sono trasparenti e non aggirabili.

    Il parlamentare deve avere garantita l’immunità solo per le sue dichiarazioni in ambito politico o nell’espletamento della sua funzione, dichiarazioni che comunque non possono incitare alla violenza o ad azioni che contrastino con le leggi vigenti che, come ogni altro cittadino, ogni parlamentare deve rispettare.

    Troppi casi poco chiari, o fin troppo chiari, si stanno susseguendo da anni in Italia ed anche al Parlamento europeo, essere eletti a rappresentare i cittadini è un onore ed un onere non un privilegio di impunità rispetta ad azioni, dichiarazioni, atteggiamenti riprovevoli o passibili di procedimento penale, civile, amministrativo, per il resto della popolazione.

    Ci auguriamo che tutte le forze politiche, finalmente, si adoperino in questo senso.

  • L’interesse nazionale

    Ora che, presumibilmente, i problemi legati ad esponenti di governo, o al governo collegati, si sono risolti con le dimissioni, purtroppo tardive, speriamo che l’attenzione di tutti, maggioranza ed opposizioni, si concentri con quello che serve agli italiani in un momento particolarmente difficile per i riflessi che hanno, ed avranno, sulla nostra economia e sicurezza, e su quelle europee, le guerre in corso.

    Al di là delle legittime aspirazioni di ciascuno, conquistare la guida del Paese o mantenerla secondo il risultato delle ultime elezioni, vi è oggi la necessità di accantonare per un certo tempo le accuse reciproche, spesso infarcite da palesi false notizie.

    L’interesse nazionale dovrebbe prevalere sugli interessi di parte, se la politica ha ancora un senso in una società dove spesso la parola democrazia resta una parola.

    Le questioni legate alla sicurezza, all’energia, alla sanità e, non ultimo, alla presa di coscienza di una deriva sempre più violenta di troppi adolescenti, anche per colpa di un uso improprio dei social, richiedono un dialogo, tra opposti schieramenti, libero, libero per qualche tempo da cappi ideologici e sogni di rivincita.

    E’ evidente inoltre, per chi è in buona fede, la necessità di arrivare alle prossime elezioni nazionali con una legge che riporti i cittadini a poter scegliere, con un voto di preferenza, chi li rappresenterà, solo così torneremo a coinvolgere gli elettori e torneremo ad una rappresentanza parlamentare libera dalla schiavitù dei capi partito.

    Solo con una legge elettorale che riporti i cittadini a scegliere, con la preferenza, i parlamentari il futuro premier avrà un parlamento capace di aiutarlo a difendere e sostenere, in Europa e nel mondo, gli interessi legittimi dell’Italia.

  • Lettera aperta rivolta al Presidente della Regione Emilia-Romagna e ai rappresentanti istituzionali che ho contribuito a eleggere con il mio voto

    Viene da chiedersi se molti di loro siano realmente consapevoli del funzionamento attuale del sistema sanitario regionale o se siano piuttosto assorbiti da altri interessi. Per questo motivo, ritengo necessario richiamare brevemente un principio fondamentale, troppo spesso evocato in modo selettivo: quello sancito dall’articolo 32 della Costituzione.

    La norma stabilisce chiaramente che la salute è un diritto fondamentale dell’individuo e un interesse della collettività, garantito dallo Stato: un diritto che i cittadini finanziano quotidianamente attraverso il proprio lavoro e il prelievo fiscale, e che dovrebbe essere assicurato a tutti senza distinzione.

    Eppure, la realtà che mi trovo a vivere racconta altro.

    Recentemente mi sono rivolto alla pediatra di mio figlio per una visita di routine, in vista dell’inizio della scuola primaria. Tra i vari controlli richiesti, mi è stato prescritto un esame ortottico per la valutazione della motilità oculare. Nulla di straordinario, se non fosse che, al momento della prenotazione presso un CUP della Regione Emilia-Romagna, mi sono sentito rispondere che le liste sono chiuse per un anno e che avrei dovuto ripresentarmi nel marzo 2027.

    Una situazione che appare in evidente contrasto con le normative nazionali introdotte proprio per limitare la chiusura delle liste d’attesa.

    Purtroppo, non si tratta di un caso isolato. Personalmente, sono già in attesa da oltre 13 mesi per una visita e un intervento precedentemente prenotati: tempi che, più che eccezioni, sembrano ormai diventati la regola.

    Anche per una semplice radiografia non va meglio: infatti, anche qui le liste di prenotazione risultano chiuse e, per prenotare, bisognerebbe richiamare tra almeno sei mesi.

    Nel tentativo di trovare una soluzione, mi sono rivolto al mio nuovo medico di base, assegnato dopo che il precedente ha cessato la convenzione. Anche qui, un’ulteriore difficoltà: appuntamenti disponibili solo dopo una settimana, salvo casi ritenuti “gravi”.

    Ma cosa si intende per “grave”? Una patologia oncologica del sangue, se già trattata, non lo è; nemmeno la necessità urgente di un farmaco essenziale come la levotiroxina — fondamentale per la regolazione della tiroide — viene considerata tale. Il risultato è che un paziente si trova costretto ad attendere, con il rischio concreto di un peggioramento delle proprie condizioni e l’insorgenza di sintomi debilitanti.

    Di fronte a tutto questo, è inevitabile porsi delle domande. I rappresentanti istituzionali che abbiamo eletto conoscono davvero queste situazioni? Le loro famiglie si affidano al servizio sanitario pubblico o hanno accesso a canali alternativi?

    E ancora: per vedere tutelato un diritto costituzionale, è necessario rivolgersi all’autorità giudiziaria?

    Il sistema sanitario pubblico, oggi, appare esso stesso malato. E, mentre emergono inchieste, segnalazioni e casi di mala gestione, resta un interrogativo fondamentale: che fine fanno le risorse, i miliardi di euro provenienti dalle tasse dei cittadini?

    In attesa di risposte concrete, continuerò a osservare e informarmi, con la speranza che alle parole seguano finalmente i fatti.

  • Gli stanziamenti dello Stato arrivano col contagocce e Spid diventa a pagamento

    Secondo la normativa italiana, un cittadino non è tenuto a fornire alla pubblica amministrazione dati che quest’ultima ha già, ma la digitalizzazione che semplifica la fornitura e la gestione dei dati e che dovrebbe essere completata entro il 2026, con i fondi Pnr, anche attraverso il wallet (portafoglio) digitale italiano ed europeo, non è priva di intoppi. Lo Stato ha promesso che Spid sarebbe stato gratuito per sempre per i cittadini ma Infocert e Aruba lo hanno reso a pagamento a partire dal secondo anno di abbonamento spiegando, nel caso di Infocert, che la decisione è stata presa perché lo Stato non ha ancora dato ai fornitori del servizio i 40 milioni di euro necessari a coprire almeno parte dei costi per lo stesso, ora erogato in perdita. Poste italiane, che fornisce il 70% degli Spid, ha introdotto una tariffa di 6 euro.

    I 40 milioni rappresentano già una forte riduzione rispetto ai 150 milioni che originariamente erano stati programmati per lo Spid, ma ad oggi l’Agenzia per l’Italia digitale (Agid), l’ente tecnico pubblico che gestisce Spid ed eroga i fondi, ha annunciato che saranno anticipati solo 100mila euro, cui seguiranno prima una tranche del 20% il prossimo settembre e poi erogazioni bimestrali, sulla base del conseguimento di certi obiettivi da parte dei fornitori. Le solite cose all’italiana, insomma e mentre la pubblica amministrazione si riserva di fare come le pare i i fornitori potrebbero anche decidere di chiudere il servizio: a luglio scade la convenzione con lo Stato.

    Per gli accessi con identità digitali ci si può servire anche di CieID (carta d’identità elettronica, che dal 3 agosto soppianterà definitivamente quella cartacea tradizionale), ma su 100 accessi solo 5 avvengono attraverso questo sistema mentre 95 avvengono tramite Spid.

    Ad oggi, le condizioni pratiche dai fornitori di Spid sono le seguenti.

    Aruba Id, gestito da Aruba Pec, offre la possibilità di attivare lo Spid gratuitamente tramite carta d’identità elettronica, carta nazionale dei servizi (Cns), firma digitale o tessera sanitaria. Se si sceglie invece l’attivazione tramite videochiamata il costo è di 29,90 euro + iva (circa 36 euro). Dal secondo anno, Aruba applica un canone annuale di circa 6 euro (4,90 euro + Iva).

    Anche PosteId consente l’attivazione gratuita con Cie, Cns o firma digitale per il primo anno, ma dal secondo anno applica un canone annuo di circa 6 euro, tranne che per i cittadini con almeno 75 anni, i residenti all’estero, i minorenni e coloro che utilizzano lo Spid per finalità professionali.

    Il servizio Spid Power di SpidItalia, o Register.it, ilprimo anno costa circa 70 euro, mentre dal secondo anno, a questi 70 euro si aggiungeranno circa 12 euro. La registrazione può avvenire tramite Cie, Cns, firma digitale o videochiamata, con costi variabili a seconda della modalità scelta.

    InfoCert Id consente di ottenere Spid con registrazione è gratuita se si utilizza Cie, Cns o firma digitale, mentre per registrazione via video applica un costo di 19,80 euro + iva (24 euro circa). Dal secondo anno, InfoCert prevede un canone annuo di 4,90 euro + iva.

    Anche TeamSystem Id ha introdotto un canone annuale per lo Spid personale pari a circa 7 euro + iva, circa 8,50 euro. La registrazione può avvenire tramite diverse modalità, inclusi Cie, Cns, firma digitale, tutte modalità gratuite, o videochiamata.

    Id InfoCamere, gestito dalla società delle Camere di Commercio italiane, è privo di canone annuo se si utilizza l’identificazione avviene tramite Cie, Cns o firma digitale, e non prevede canoni annuali di rinnovo se non per registrazioni con videochiamata.

    Tim Id, gestito da Telecom Italia, Tim Id non prevede alcun canone annuale, la registrazione può essere gratuita se si sceglie Cie, Cns o firma digitale come metodo di riconoscimento, mentre il riconoscimento via video/webcam può avere costi variabili.

    Sielte Id consente di ottenere Spid senza costi ricorrenti, sempre a patto di utilizzare modalità di riconoscimento gratuite come Cie, Cns o firma digitale. Eventuali costi sono legati esclusivamente alla procedura di identificazione da remoto.

    Namiral Id offre Spid senza canone annuo per chi utilizza strumenti di identificazione digitale già certificati. I costi emergono solo nel caso di riconoscimento via webcam.

    Lepida Id è il provider Spid non prevede canoni annuali per lo Spid e consente l’attivazione tramite Cie, Cns o firma digitale.

    Il servizio Spid Etna Id è offerto da Etna Hitech e non applica canoni annuali per le identità personali. L’attivazione è gratuita tramite Cie, Cns e firma digitale, mentre il riconoscimento da remoto può prevedere un costo.

    Intesi Group per lo Spid personale non applica un canone annuo, mentre eventuali costi possono essere legati esclusivamente alla modalità di riconoscimento scelta in fase di attivazione, in particolare nel caso di identificazione da remoto tramite video.

  • La Commissione istituisce una task force per rafforzare i controlli sulle importazioni in materia di sicurezza alimentare

    La Commissione europea ha istituito una task force con l’obiettivo di mantenere e rafforzare la capacità dell’UE di garantire che le importazioni rispettino gli standard europei, sostenendo al contempo l’occupazione e la crescita dei produttori dell’Unione.

    La task force si concentrerà in particolare sulla sicurezza degli alimenti e dei mangimi, sui residui di pesticidi e sulle azioni di monitoraggio coordinate a livello UE su specifiche categorie di prodotti importati. Riunendo le competenze della Commissione e degli Stati membri, contribuirà a un’ulteriore armonizzazione dei controlli sulle importazioni in tutta l’Unione, elaborando raccomandazioni per azioni congiunte e individuando i casi in cui saranno necessarie ulteriori misure amministrative o normative per rafforzare i controlli.

    Le rigorose norme europee in materia di importazioni — che riguardano l’igiene degli alimenti e dei mangimi, la sicurezza dei consumatori e lo stato sanitario degli animali e delle piante — mirano a garantire che tutti i prodotti importati rispettino gli stessi elevati standard di quelli provenienti dal mercato interno.

  • Lectio Magistralis

    La massima forma di libertà intellettuale è quella che permette di riconoscere la correttezza di un ragionamento e dei suoi contenuti anche quando questo viene espresso in modi che non si considerino idonei soprattutto alla carica istituzionale che l’autore rappresenta.

    In occasione del World Economic Forum (WEF) 2026 a Davos, il Presidente Donald Trump ha ribadito la sua intenzione di rivoluzionare il mercato immobiliare statunitense attraverso un duro attacco ai grandi fondi privati e alle società di private equity.
    I punti chiave del suo discorso e delle relative politiche sono:
    1. Divieto per i Grandi Investitori. Trump ha annunciato un ordine esecutivo (EO) intitolato “Stopping Wall Street from Competing with Main Street Homebuyers” volto a vietare ai grandi investitori istituzionali l’acquisto di case unifamiliari.
    “L’America non sarà una nazione di affittuari”: Durante il discorso, ha dichiarato che le case devono essere costruite per le persone non per le corporation, accusando Wall Street di aver gonfiato i prezzi e sottratto il “sogno americano” della proprietà alle famiglie.
    2. Restrizioni ai Finanziamenti. L’ordine dispone che agenzie come Fannie Mae e Freddie Mac smettano di garantire o facilitare prestiti destinati a investitori istituzionali per l’acquisto di residenze singole.
    3. Acquisto di Titoli Ipotecari con l’obiettivo di abbassare i tassi d’interesse per i privati, Trump ha proposto che il governo federale acquisti fino a 200 miliardi di dollari in mortgage bonds (titoli garantiti da ipoteca).

    Inoltre il Presidente degli Stati Uniti ha proposto altre Misure per l’Affordability. In questo senso infatti ha menzionato la possibilità di consentire l’uso dei fondi pensione 401(k) per gli acconti (down payments) e ha esortato le società di carte di credito a porre un tetto ai tassi di interesse al 10%.

    In un solo pomeriggio il presidente degli Stati Uniti ha avuto il grande merito di proporre degli obiettivi concreti a favore della propria cittadinanza. In altre parole, ha offerto una Lectio Magistralis di Economia Politica, materia sconosciuta alla maggior parte del ceto politico tanto nazionale quanto europeo, ma che probabilmente neppure il mondo accademico sarà in grado di comprendere, troppo impegnato nella definizione delle proprie specifiche competenze.

    Mentre dall’altra parte dell’oceano si continua a parlare di transizione ecologica come di GreenDeal per realizzare una assolutamente infantile ed irrealizzabile decarbonizzazione della produzione. Sembra incredibile come dopo trent’anni di “Ideologia Economica ” (la materia preferita dal ceto governativo) e di strategie politiche lontane dalla legittima aspettative dei cittadini ma molto più vicina alle direttive finanziarie, in un modo forse inusuale il Presidente statunitense ha offerto una lezione di politica economica come mai nessuno prima.

    La storia si crea così, individuando gli obiettivi da raggiungere e successivamente trovando gli strumenti normativi e finanziari per conseguire gli obiettivi programmatici. Donald Trump il primo passo nella corretta direzione lo ha compiuto.

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