cittadini

  • Nuovi diritti che facilitano la riparazione dei prodotti

    La direttiva sul diritto alla riparazione, entrata in vigore nel luglio 2024, incoraggia il consumo sostenibile agevolando la riparazione dei prodotti anziché la loro sostituzione. A partire dal 31 luglio la direttiva è diventata applicabile, aiutando i consumatori a risparmiare denaro, ridurre i rifiuti, estendere il ciclo di vita dei loro prodotti e limitare le emissioni di gas a effetto serra.

    In virtù di questa direttiva i consumatori possono infatti chiedere la riparazione dei propri prodotti rotti (ad esempio smartphone, lavatrici o frigoriferi), anche dopo la scadenza della garanzia legale.

    I fabbricanti devono offrire tali riparazioni a un prezzo commisurato ed entro un lasso di tempo ragionevole. Sono inoltre tenuti a fornire informazioni chiare sui loro siti web in merito ai propri servizi di riparazione e ai prezzi indicativi. Non saranno autorizzati a rifiutare la riparazione o a ricorrere a pratiche che la impediscano o scoraggino i consumatori dall’avvalersene. Infine i fabbricanti dovranno garantire l’accessibilità di pezzi di ricambio a prezzi abbordabili.

    Henna Virkkunen, Vicepresidente esecutiva per la Sovranità tecnologica, la sicurezza e la democrazia, ha dichiarato: “L’Europa non deve diventare un continente che abbandona la tecnologia. Il futuro è intelligente, riparabile e circolare. Semplificando la riparazione, sosteniamo l’innovazione, rafforziamo l’industria europea e riduciamo la nostra dipendenza dalle importazioni di materie prime.

    Michael McGrath, Commissario per la Democrazia, la giustizia, lo Stato di diritto e la tutela dei consumatori, ha dichiarato: “Scegliere di riparare un prodotto anziché sostituirlo significa scegliere l’accessibilità economica, la circolarità e la competitività. La direttiva sul diritto alla riparazione centra tutti e tre questi obiettivi. La sua piena applicazione in tutta l’UE farà davvero la differenza per i consumatori, l’ambiente e le piccole imprese, aiutandoci nel contempo a realizzare la nostra ambizione di un’economia europea pulita e competitiva.”

    Gli Stati membri devono incoraggiare le riparazioni, ad esempio attraverso buoni o fondi per le riparazioni. La Commissione sta inoltre sviluppando una nuova piattaforma europea online per la riparazione che consenta ai consumatori di trovare facilmente servizi di riparazione nelle loro vicinanze

  • Non votiamo i partiti che si oppongono alle preferenze, al diritto di scelta degli elettori

    I partiti sono ormai concentrati sulle elezioni nazionali della prossima primavera, periodo che vedrà anche importanti elezioni amministrative come a Milano.

    Lo scontro sulla legge elettorale distoglierà l’attenzione da altri gravi problemi e rischierà di portarci, ancora una volta, ad una legge che baderà agli interessi di chi ci governa, o di chi ci vorrebbe governare, più che ad un sistema che garantisca una vera rappresentanza democratica.

    Se è chiaro che il bipolarismo in Italia può esistere solo con coalizioni di più partiti non è invece stato capito, o si è voluto non capire, che il grande astensionismo può essere eliminato solo con una legge che ridia ai cittadini il diritto di scegliere i loro rappresentanti attraverso un voto di preferenza.

    Da quando gli elettori sono stati espropriati dal diritto di scelta, ed i sistemi elettorali hanno dato ai capi partito il potere di nominare chi andava a Roma, l’astensionismo è continuamente aumentato rendendo più forte il divario tra la gente, le persone ed i partiti.

    Eliminate le preferenze, dato ai capi partito il diritto di nominare, con il posto in lista bloccato, chi preferivano avere al parlamento, senza che, di conseguenza, questi parlamentari potessero avere poi la capacità, la tranquillità, di potere serenamente interloquire, eventualmente dissentire, con le loro scelte perché il rischio era  di non essere più inseriti nelle liste, si sono via via recisi i rapporti tra i deputi, senatori ed il territorio e cioè la necessaria comunicazione tra elettori ed eletti.

    Sono stati eliminati i momenti di vero incontro, niente più riunioni nelle piazze o nelle sale, se non per incensare questo o quel segretario o presidente, i parlamentari sono stati fatti eleggere in regioni lontane da quelle dove vivevano e sono diventati interessati solo a presidiare le stanze del potere dove i fidati collaboratori dei capi partito dispongono del loro e del nostro futuro.

    Sono state eliminati sezioni e circoli, i luoghi nei quali iscritti, simpatizzanti, dirigenti ed eletti, una volta, si incontravano e confrontavano, dove si spiegavano le scelte, si comprendevano le diverse esigenze dei territori, si davano, non solo ai più giovani, motivazioni che potessero offrire alla politica un valore diverso da quello del potere o dell’incarico.

    Ora la politica dei partiti è sempre più un mondo diverso e lontano da quello della gente cha va in fabbrica o negli uffici, che lavora nelle botteghe artigiane o nelle grandi catene alla Amazon.

    Un mondo diverso, quello dei partiti, che non conosce le attese per la sanità, la frustrazione di chi, non essendo amico di nessuno, non fa mai un passo avanti, che non comprende la durezza della vita di chi lavora per le agenzie ed è pagato, se pagato, dopo tre mesi senza nessun paracadute sociale, la violenza che gli insegnanti vedono ogni giorno in quelle scuole che, in gran parte, attendono, dai tempi di Renzi, di essere ristrutturate perché stanno crollando in testa a studenti, maestri  e professori.

    Il mondo reale per il 50% non va a votare e il mondo dei partiti governa con la maggioranza solo del 50% degli elettori dicendo, maggioranza come opposizione, che rappresentano tutti gli italiani!

    Tutti coloro che oggi, di fronte al voto per la nuova legge elettorale, rifiutano la preferenza sono complici di una volgare operazione di potere per continuare ad espropriare i cittadini di un loro diritto, vogliono comandare col voto di pochi per imporsi su tutti.

    Tutti coloro che non vogliono le preferenze sono perfettamente consci di aver scelto strade autocratiche e referenziali cercando di rendere sempre più ininfluente la democrazia.

    Fratelli d’Italia ed i moderati hanno invece fatto la proposta di ridare agli elettori il diritto a partecipare, di poter verificare, controllare attraverso il voto di preferenza!

    Qualunque sia la nostra simpatia partitica diciamo, fin da ora, che non voteremo mai quei partiti che si oppongono alle preferenze, che vogliono preservare il loro potere di nomina per avere deputati legati, ricattati dalle segreterie, ridiamo, con la preferenza, voce agli elettori e rafforziamo la democrazia.

  • La ZTL e la rana bollita

    L’Italia è al primo posto per quanto riguarda le imposizioni di ZTL. La libertà di circolazione, che rappresenta una forma elementare di democrazia, ha subito negli ultimi periodi una forte limitazione attraverso l’esplosione delle ZTL (altra cosa è la pedonalizzazione di aree urbane) in nome di un ideale supremo.

    Questo processo di limitazione si dimostra molto simile a quello che ha per protagonista la rana che viene portata, grado dopo grado, alla temperatura di ebollizione a propria insaputa.

    Nel nostro Paese questa progressione di limitazione delle garanzie democratiche si avverte in diversi campi e viene sempre giustificata con le più diverse motivazioni che si dimostrano l’espressione delle più diverse ideologie o convenienze politiche. In questo contesto basti ricordare come sia ormai una prassi consolidata che da oltre vent’anni vengano modificate le leggi elettorali, anche in prossimità delle stesse elezioni, con l’obiettivo di una ipotetica ricerca di una maggiore stabilità (*).

    Di conseguenza, quindi, nel settore della mobilità, in particolare quella privata, sempre in nome di una suprema visione a tutela dell’ambiente, la libertà di circolazione subisce delle progressive limitazioni, tuttavia però dagli utenti si pretendono sempre prelievi fiscali completi.

    Questo processo si dimostra ormai consolidato, attraverso il quale vengono limitati, e di conseguenza diminuiti, gli spazi democratici riservati ai cittadini, ma sempre in nome di ideali superiori di cui la politica si farebbe interprete.

    La riduzione sostanziale della democrazia espressa tanto nelle garanzie elettorali quanto in quelle della libertà di circolazione, quindi, si conferma come un progresso degenerativo, in questo molto simile appunto a quello della rana nella pentola con la crescita dei gradi fino alla temperatura di ebollizione.

    Nello stesso modo, passo dopo passo, viene ridotto il perimetro democratico che tra qualche tempo renderà in Europa lo Stato italiano espressione del minore tasso di democrazia applicata. In fondo, il nostro Paese si presenta sempre più come una grande pentola vicina alla temperatura di ebollizione, all’interno della quale i cittadini o gli elettori, oppure gli automobilisti, si dimostrano disponibili a cedere una quota delle proprie tutele democratiche, in nome di un ideale superiore. Assumendo così sempre più i connotati della rana bollita.

    (*) https://www.ilpattosociale.it/politica/garanzie-democratiche-da-sei-a-12-mesi/

  • Un solo viaggio, un solo biglietto, pieni diritti: la Commissione semplifica la prenotazione dei viaggi in Europa e i viaggi in treno

    La Commissione europea ha proposto nuove norme per rendere realtà i viaggi senza soluzione di continuità in tutta Europa. Le tre proposte adottate semplificano la pianificazione e la prenotazione dei viaggi regionali, a lunga percorrenza e transfrontalieri, in particolare dei viaggi ferroviari che coinvolgono più operatori, garantendo al contempo una migliore tutela dei passeggeri ferroviari per l’intero viaggio.

  • Semplificate le norme europee sull’intelligenza artificiale, Bruxelles vuole favorire l’innovazione

    La Commissione europea accoglie con favore l’accordo politico raggiunto tra il Parlamento europeo e il Consiglio dell’UE su norme più semplici e favorevoli all’innovazione per l’intelligenza artificiale (IA).

    La Commissione ha proposto il pacchetto “Digital Omnibus” sull’IA solo cinque mesi fa, nell’ambito dell’agenda europea di semplificazione volta a rafforzare la competitività dell’Europa. Questo renderà più semplice per le imprese dell’UE applicare il regolamento sull’IA, mantenendone al tempo stesso i benefici per la società europea, la sicurezza e i diritti fondamentali.

    L’accordo stabilisce un calendario chiaro per l’attuazione delle norme che disciplinano i sistemi di IA ad alto rischio. Le regole per i sistemi utilizzati in determinati settori ad alto rischio — tra cui biometria, infrastrutture critiche, istruzione, occupazione, migrazione, asilo e controllo delle frontiere — si applicheranno a partire dal 2 dicembre 2027. Per i sistemi integrati in prodotti come ascensori o giocattoli, le regole entreranno in vigore dal 2 agosto 2028. Questa applicazione graduale contribuirà a garantire che gli standard tecnici e altri strumenti di supporto siano pronti prima che le norme diventino operative.

    L’accordo rafforza inoltre la protezione dei cittadini. Vieta infatti i sistemi di IA che generano contenuti sessualmente espliciti e intimi senza consenso o materiale di abuso sessuale su minori, come le app di IA per la cosiddetta “nudificazione”.

    Per le imprese, l’accordo introduce norme più semplici e una governance più chiara. Alcuni vantaggi previsti per le piccole e medie imprese vengono estesi anche alle piccole aziende a media capitalizzazione. È stato inoltre chiarito il rapporto tra il regolamento IA e le normative europee sulla sicurezza dei prodotti, in particolare il regolamento relativo alle macchine, evitando duplicazioni tra norme settoriali e norme sull’IA. Un numero maggiore di innovatori avrà inoltre accesso alle sandbox regolamentari, compresa una sandbox a livello UE, per testare le proprie soluzioni di IA in condizioni reali. Saranno anche rafforzati i poteri di applicazione dell’Ufficio europeo per l’IA, a sostegno della supervisione di determinati sistemi di IA, inclusi quelli basati su modelli di uso generale e quelli integrati in piattaforme online e motori di ricerca di grandi dimensioni.

    Questo accordo garantirà norme più sicure e più semplici sia per i cittadini sia per le imprese.

  • L’Eurobarometro: la grande maggioranza degli europei riconosce i benefici dell’appartenenza all’UE e vede nell’Unione un pilastro di stabilità e sicurezza

    In vista della Giornata dell’Europa, un nuovo sondaggio Eurobarometro rivela che quasi tre quarti degli europei (72%) ritengono che il proprio Paese abbia tratto beneficio dall’appartenenza all’Unione europea. Il 75% degli intervistati afferma inoltre di sentirsi cittadino dell’UE, il livello più alto mai registrato dalla primavera del 2025.

    In un contesto globale sempre più complesso, gli europei vedono con forza l’UE come un fattore di stabilità: il 73% degli intervistati considera infatti l’Unione una forza stabilizzatrice, con un aumento di sei punti percentuali rispetto alla precedente rilevazione. Forte anche il sostegno alla politica comune di sicurezza e difesa tra gli Stati membri, appoggiata dall’81% dei cittadini europei (+2 punti percentuali).

    La maggioranza degli europei continua inoltre a fidarsi dell’UE (51%), tre punti percentuali in più rispetto all’indagine dell’autunno 2025. Resta stabile anche il sostegno alla risposta europea all’invasione russa dell’Ucraina. Gli intervistati confermano infine l’elevato consenso nei confronti dell’euro, sostenuto dal 74% dei cittadini.

    Quasi sei cittadini dell’UE su dieci (57%) si dichiarano soddisfatti del funzionamento della democrazia nell’UE. Secondo gli intervistati, i valori che meglio rappresentano l’Unione sono la pace (41%), la democrazia (32%) e il rispetto dello Stato di diritto, della democrazia e dei diritti fondamentali (28%).

    Le preoccupazioni degli europei appaiono sempre più influenzate dagli sviluppi internazionali. A livello dell’UE, il conflitto in Medio Oriente è ora indicato come la principale fonte di preoccupazione (25%), davanti alla più ampia situazione internazionale (23%) e alla guerra della Russia contro l’Ucraina (20%). Allo stesso tempo, il costo della vita continua a rappresentare la preoccupazione dominante sia a livello nazionale sia personale, rispettivamente per il 36% e il 52% degli intervistati.

  • 1935: l’oro per la Patria di Mussolini, 2026: il risparmio per Ursula von der Leyen e Blackrock

    Nel 1935 (dicembre) i cittadini italiani vennero chiamati a portare il proprio “oro alla Patria” per sostenere le spese della guerra in Etiopia e contrastare le sanzioni economiche.

    Nel 2026 la Commissione Europea, sotto la guida di Ursula von der Leyen, ha lanciato l’iniziativa “Savings & Investments Union” (SIU), volta a canalizzare parte dei circa 10.000 miliardi di euro di risparmi privati europei “fermi” nei conti correnti per sostenere gli investimenti in economia reale. L’obiettivo dichiarato dovrebbe essere quello di trasformare la liquidità “parcheggiata” presso gli Istituti bancari in investimenti produttivi, startup e progetti strategici ma molto probabilmente soprattutto nel settore della Difesa

    Il progetto prevede la creazione di un patto tra il settore finanziario, investitori istituzionali, i cittadini finalizzato a creare degli strumenti finanziari dedicati, come anticipato prima, anche al settore della Difesa.

    Sembra incredibile come per giustificare una necessità di risorse finanziarie l’Unione Europea, nella persona di Ursula Von del Leyen, arrivi a definire i depositi del risparmio dei cittadini sui conti correnti come risorse “inattive”.

    Andrebbe ricordato ai vertici europei come quasi il 50% della liquidità depositata presso gli Istituti bancari venga utilizzata come finanziamento alle imprese mentre un’altra forte percentuale sia destinata all’acquisto di titoli di stato e prestiti alle famiglie sotto forma di credito al consumo e mutui e solo una minima parte rimanga presso l’Istituto bancario come coefficienti di riserva obbligatoria (1% fissato dalla BCE).

    In più desta qualche sospetto la contemporaneità della iniziativa europea con quella, solo di qualche settimana addietro, del CEO di Blackrock (la più grande società di gestione patrimoniale del mondo con un patrimonio gestito che ha superato i 14.000 miliardi di dollari) il quale ha lanciato un medesimo appello sull’utilizzo sempre dei depositi presso i conti correnti degli Istituti bancari.

    Larry Fink, Ceo di Blackrock, ha infatto invitato i risparmiatori a spostare i propri risparmi dai conti correnti ai fondi di investimento gestito con l’obiettivo di finanziare la ripresa economica e magari appunto gli investimenti in difesa. La contemporaneità della strategia finanziaria dei vertici istituzionali europei con il più grande fondo di gestione privata risulta assolutamente imbarazzante. E certifica, ancora una volta, come l’obiettivo rimanga quello del risparmio privato come ultima risorsa per accrescere ulteriormente i finanziamenti ad obiettivi altrimenti difficilmente giustificabili e soprattutto condivisibili con i cittadini e gli elettori europei.

    Certamente i termini e le stesse modalità della richiesta di risorse finanziarie da parte delle istituzioni europee come dei vertici finanziari potranno risultare molto lontani da quelli di Mussolini del 1935. Nella sostanza, tuttavia, le differenze svaniscono in quanto nulla è cambiato da quella richiesta di oro per la Patria che l’Unione Europea adesso si appresta a chiedere in forma di gestione dei risparmi.

    Certamente rimane la speranza che questi due iniziative, tra loro molto simili, non siano anche nel secondo caso, come avvenne nel primo, propedeutica ad una guerra mondiale.

  • La Nuova Legge elettorale senza i soliti soprusi dei partiti

    La legge elettorale, dopo la vittoria referendaria del No, e la conseguente evaporazione delle riforme del governo in carica, costituisce non solo l’unica legge che può e deve essere approvata, ma è anche necessaria per eliminare il sopruso dei capi partito, che da 21 anni continuano a usurpare il diritto di rappresentanza dei cittadini italiani tutelato dalla Costituzione.

    Una estorsione ingiustificata e incostituzionale, per ben due volte dichiarata dalla Consulta in contrasto con la Costituzione, ma che ha continuato ad essere praticata a esclusivo vantaggio dei capi partito, che ha tolto il diritto di scelta dei propri parlamentari ai cittadini italiani, che ha provocato un progressivo distacco tra popolo e istituzioni, nonché l’aumento esponenziale della sfiducia e dell’assenteismo elettorale, e la crescente percezione di inutilità alla partecipazione democratica, per l’assenza di qualsiasi interlocuzione tra eletti ed elettori, oltre che di tutela dei territori.

    Ma le intenzioni sulla nuova legge, presentata alle camere dalla destra di governo alcuni giorni prima del Referendum, non solo non sembrano indirizzate alla restituzione del diritto di rappresentanza agli italiani, ma a inserire ben altre violazioni costituzionali.

    Infatti, non solo su pressione dei due vice premier Salvini e Tajani sono state eliminate dal testo le preferenze, che il Premier Meloni aveva inserito inizialmente per consentire la scelta dei parlamentari, e quindi lasciando fuori il diritto di rappresentanza, ma nella nuova legge elettorale risalta inoltre l’idea di concedere un premio di maggioranza alla coalizione che raggiunge il 40% di voti, che appare una forzatura esagerata.

    Infatti, con una astensione abituale di oltre il 50% di elettori, Il 40% di voti corrisponde a poco più del 20% dei votanti, mentre il premio di maggioranza consentirebbe di attribuire il 55% dei seggi parlamentari, con una evidente sproporzione già in passato ritenuta incostituzionale.

    E quindi il risultato sarebbe che, mantenendo questo testo, per la quarta volta il parlamento tornerebbe a votare una legge incostituzionale.

    Una proposta inaccettabile che la dice lunga sul rispetto della Costituzione e soprattutto dei cittadini.

    I principali capi partito contrari alla introduzione delle preferenze sono Salvini e Tajani che hanno affermato il loro No sul tema, ed ottenuto la cancellazione delle preferenze perché vogliono ancora conservare senza vergogna il potere per continuare a nominare i fedelissimi, e godere di una sottomissione tipica degli Yes Man.

    Ma non sono solo loro, a pensarla così.

    Infatti anche i leader della sinistra al momento non hanno dichiarato nulla sul tema della reintroduzione delle preferenze, ma è noto che non gradiscono rinunciare ad un privilegio non dovuto, e procedere per la quarta volta a votare una legge incostituzionale.

    Gli stessi personaggi che hanno esaltato la vittoria del No al Referendum per la riforma della giustizia, e soprattutto per la difesa della Costituzione.

    Della serie che, se conviene sono per il rispetto e la tutela della Costituzione, ma se non conviene alzano le spallucce e ignorano le gravissime violazioni.

    Ma oggi, dopo 21 anni di vergognosa negazione dei diritti degli italiani sulla scelta dei propri parlamentari, e una crescita progressiva di astensioni che ha portato al di sotto del 50% i votanti, c’è stato un Referendum che ha stimolato un ritorno importante di partecipazione collettiva, e soprattutto di milioni di giovani che hanno rivendicato il loro diritto di partecipazione.

    Quindi oggi non ci sono più le condizioni di forzatura della Costituzione per gratificare graziosi privilegi ai capipartito, come si evince dal segnale del presidente della Corte Costituzionale Giovanni Amoroso, che ha lanciato per la prima volta la proposta di istituire un canale di collaborazione con il Parlamento sulle pronunce di “monito” che troppo spesso restano “inascoltate”.

    E in particolare sulla legge elettorale ha ricordato che “La Corte Costituzionale ha affermato principi che riguardano il premio di maggioranza, l’eventuale ballottaggio, le candidature e le liste bloccate, che non potranno non costituire riferimento per la valutazione di una nuova legge elettorale”.

    Un monito che non consente giochetti sotto banco dei capipartito che si scontrano costantemente su tutto, ma che sono sempre d’accordo sulle violazioni che li favoriscono.

    In altre parole, ritornano i cittadini al voto, la Corte Costituzionale si è pronunciata e si sono alzati il livelli dei controlli di istituzioni e cittadini, e non si potrà consentire ai leader dei partiti di Destra  Salvini e Tajani, e di Sinistra Schlein, Conte, Bonelli e Fratoianni che possano ancora una volta ignorare la Costituzione e  l’assoluta esigenza di restituire il diritto di rappresentanza agli italiani, rinunciando all’ennesima approvazione di una legge elettorale incostituzionale e soprattutto di boicottare il ritorno alle urne dei giovani elettori sul referendum, per scongiurare che questa voglia di partecipazione sia risucchiata di nuovo nell’assenteismo.

    Ed infine, giusto per essere chiari, una raccomandazione ad escludere voti segreti nell’ambito dei lavori per l’approvazione della nuova legge elettorale.

  • Immunità parlamentare

    Gli ultimi casi che si sono verificati, da Delmastro alla Salis, dimostrano la necessità di dare ai cittadini la certezza, per l’immunità dei parlamentari, che le regole sono trasparenti e non aggirabili.

    Il parlamentare deve avere garantita l’immunità solo per le sue dichiarazioni in ambito politico o nell’espletamento della sua funzione, dichiarazioni che comunque non possono incitare alla violenza o ad azioni che contrastino con le leggi vigenti che, come ogni altro cittadino, ogni parlamentare deve rispettare.

    Troppi casi poco chiari, o fin troppo chiari, si stanno susseguendo da anni in Italia ed anche al Parlamento europeo, essere eletti a rappresentare i cittadini è un onore ed un onere non un privilegio di impunità rispetta ad azioni, dichiarazioni, atteggiamenti riprovevoli o passibili di procedimento penale, civile, amministrativo, per il resto della popolazione.

    Ci auguriamo che tutte le forze politiche, finalmente, si adoperino in questo senso.

  • L’interesse nazionale

    Ora che, presumibilmente, i problemi legati ad esponenti di governo, o al governo collegati, si sono risolti con le dimissioni, purtroppo tardive, speriamo che l’attenzione di tutti, maggioranza ed opposizioni, si concentri con quello che serve agli italiani in un momento particolarmente difficile per i riflessi che hanno, ed avranno, sulla nostra economia e sicurezza, e su quelle europee, le guerre in corso.

    Al di là delle legittime aspirazioni di ciascuno, conquistare la guida del Paese o mantenerla secondo il risultato delle ultime elezioni, vi è oggi la necessità di accantonare per un certo tempo le accuse reciproche, spesso infarcite da palesi false notizie.

    L’interesse nazionale dovrebbe prevalere sugli interessi di parte, se la politica ha ancora un senso in una società dove spesso la parola democrazia resta una parola.

    Le questioni legate alla sicurezza, all’energia, alla sanità e, non ultimo, alla presa di coscienza di una deriva sempre più violenta di troppi adolescenti, anche per colpa di un uso improprio dei social, richiedono un dialogo, tra opposti schieramenti, libero, libero per qualche tempo da cappi ideologici e sogni di rivincita.

    E’ evidente inoltre, per chi è in buona fede, la necessità di arrivare alle prossime elezioni nazionali con una legge che riporti i cittadini a poter scegliere, con un voto di preferenza, chi li rappresenterà, solo così torneremo a coinvolgere gli elettori e torneremo ad una rappresentanza parlamentare libera dalla schiavitù dei capi partito.

    Solo con una legge elettorale che riporti i cittadini a scegliere, con la preferenza, i parlamentari il futuro premier avrà un parlamento capace di aiutarlo a difendere e sostenere, in Europa e nel mondo, gli interessi legittimi dell’Italia.

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