cittadini

  • Google si impegna a fornire ai consumatori informazioni più chiare e accurate per conformarsi alle norme dell’UE

    Al fine di allineare le sue pratiche al diritto dell’UE – in particolare per quanto riguarda la mancanza di trasparenza e di informazioni chiare ai consumatori – Google si è impegnata a introdurre modifiche in diversi dei suoi prodotti e servizi. A seguito di un dialogo avviato nel 2021 con la rete di cooperazione per la tutela dei consumatori (CPC), coordinata dalla Commissione europea e guidata dall’Autorità olandese per i consumatori e i mercati e dalla direzione generale belga per l’ispezione economica, Google ha accettato di affrontare le questioni sollevate dalle autorità e di apportare modifiche a Google Store, Google Play Store, Google Hotels e Google Flights, per garantire il rispetto delle norme dell’UE in materia di tutela dei consumatori.

    A seguito del dialogo, Google si è impegnata a limitare la propria capacità di apportare modifiche unilaterali agli ordini per quanto riguarda prezzi o cancellazioni e a creare un indirizzo di posta elettronica riservato alle autorità per la tutela dei consumatori, in modo che quest’ultime possano segnalare e richiedere la rapida rimozione di contenuti illegali.

    Google ha inoltre accettato di introdurre una serie di modifiche alle sue pratiche, quali:

    Google Flights e Google Hotels

    • Chiarire ai consumatori se stipulano un contratto direttamente con Google o se la società agisce semplicemente come intermediario;
    • indicare chiaramente il prezzo utilizzato come riferimento quando la piattaforma pubblicizza offerte promozionali, come pure il fatto che le recensioni su Google Hotels non sono verificate;
    •  accettare gli stessi impegni in materia di trasparenza assunti da altre grandi piattaforme ricettive, per quanto riguarda le modalità con cui presentano le informazioni ai consumatori, ad esempio in materia di prezzi o disponibilità.

    Google Play Store e Google Store

    • Fornire informazioni precontrattuali chiare sui costi di consegna, sul diritto di recesso e sulla disponibilità di opzioni di riparazione o sostituzione. Google faciliterà inoltre l’acquisizione di informazioni sulla società (ad esempio la ragione sociale e l’indirizzo), indicando punti di contatto diretti ed efficaci (ad esempio, la possibilità di parlare con un operatore telefonico);
    • chiarire le modalità di consultazione delle differenti versioni nazionali di Google Play Store e informare gli sviluppatori dell’obbligo di rendere le loro applicazioni disponibili in tutta l’UE (ai sensi del regolamento sui blocchi geografici) e consentire ai consumatori di utilizzare mezzi di pagamento di tutti i paesi dell’UE.

    La rete di cooperazione per la tutela dei consumatori effettuerà un attivo monitoraggio dell’attuazione di tali impegni e le autorità nazionali eserciteranno un controllo sugli stessi, intervenendo per garantirne l’osservanza, qualora permangano elementi di preoccupazione. In particolare, vi è una pratica di Google che non è pienamente conforme al regolamento sui blocchi geografici, in quanto la società applica limitazioni tecniche all’uso di applicazioni che sarebbero normalmente disponibili nel paese in cui l’utente si trova in via temporanea. Google si è giustificata dicendo che gli utenti possono cambiare il proprio paese di residenza una volta all’anno per avere accesso alle applicazioni e ai giochi locali in un altro Stato membro. Una modifica di questo tipo, tuttavia, può comportare la perdita di contenuti acquisiti e del credito rimanente in violazione del regolamento sui blocchi geografici.

  • Successo dell’iniziativa dei cittadini europei “Salvare i cosmetici cruelty-free”

    “Salvare i cosmetici cruelty-free — Impegnarsi per un’Europa senza sperimentazione animale” è diventata la nona iniziativa dei cittadini europei a soddisfare i requisiti previsti: gli organizzatori hanno confermato che sono state raccolte oltre un milione di firme di cittadini europei.

    L’iniziativa invita la Commissione a rafforzare e ampliare gli attuali divieti dell’UE relativi alla sperimentazione animale per i cosmetici e alla commercializzazione di ingredienti testati sugli animali; invita inoltre ad adottare una proposta legislativa che stabilisca una tabella di marcia per l’eliminazione graduale di tutti gli esperimenti sugli animali prima della fine dell’attuale mandato della Commissione.

    Nelle prossime settimane la Commissione incontrerà gli organizzatori per discutere nel dettaglio l’iniziativa. Il Parlamento europeo organizzerà un’audizione pubblica. La Commissione ha tempo fino al 25 luglio 2023 per presentare la sua risposta ufficiale, indicando le misure che intende adottare: proporre una legge, adottare altre misure non legislative o non agire affatto.

    Questa è la nona iniziativa dei cittadini europei a superare la soglia del milione di firme provenienti da almeno sette Stati membri, dimostrando che i cittadini europei possono contribuire alla definizione delle politiche europee.

  • Le competenze europee

    Da una classe politica mediamente preparata, che sia questa nazionale o europea, ci si dovrebbe attendere una minima capacità di valutare le ripercussioni su larga scala, e per ogni settore, delle proprie strategie e conseguenti decisioni politiche ed economiche. Non può risultare sufficiente, infatti, apprezzare il semplice “raggiungimento dell’obiettivo contingente” della propria iniziativa, senza valutarne gli effetti complessivi per l’intero scenario economico e sociale europeo quanto dei singoli Stati.

    In altre parole, il solo possibile beneficio europeo non può considerarsi tale se danneggia anche uno solo dei singoli appartenenti all’Unione. Cosi infatti l’istituzione Europea in questo contesto perderebbe il proprio stesso obiettivo istituzionale.

    La scelta, quindi, di accelerare l’obbligo di una transizione energetica di tutti gli immobili verso la Classe E rappresenta la classica manifestazione di un pensiero politico ed etico autoreferenziale. All’interno di uno scenario economico ancora problematico determinato dalla pandemia e dalla guerra in Ucraina, i cui effetti devastanti generati dall’inflazione e dalla spirale dei costi energetici ma anche dalla gestione delle supply chain sono ormai consolidati, inserire adesso un nuovo obbligo per i cittadini non può che rappresentare l’apoteosi del delirio ideologico.

    In più, sempre in questo contesto, non prendere in considerazione gli effetti di questa direttiva per il sistema degli istituti di credito, i quali presentano a bilancio buona parte delle proprie garanzie sotto forma di garanzie immobiliari, ne certifica la assoluta lontananza della istituzione europea. Il patrimonio immobiliare ridurrebbe il proprio valore e di conseguenza le garanzie, nel caso in cui non si avviasse l’adeguamento ai nuovi standard ambientali.

    Come inevitabile conseguenza, l’equilibrio patrimoniale e finanziario degli istituti di credito verrebbe messo in forte difficoltà, esponendo perciò lo stesso Paese, magari con un notevole debito pubblico, a forti speculazioni in relazione ai titoli del debito pubblico. Inoltre, gli stessi cittadini che avessero acceso un mutuo per acquistare un immobile si ritroverebbero alla fine ad aver acquistato ad una cifra superiore rispetto al valore stesso dell’immobile a causa dalla depatrimonializzazione causata dalla direttiva europea.

    Ancora una volta, quindi, l’obiettivo di facilitare la crescita economica, sociale e politica delle stesse Nazioni appartenenti viene posto in secondo piano.

    Non comprendere gli effetti devastanti di questa nuova direttiva, anche solo a livello di garanzia immobiliare, per gli istituti di credito rappresenta la fotografia della competenza della stessa Commissione Europea.

  • Il tradimento

    Qualsiasi unione politica, economica o sportiva presenta come atto costitutivo il raggiungimento di obiettivi impossibili da conseguire con la sola propria forza, resi invece possibili grazie alla forza che un’unione sa esprimere. Questa istituzione, di conseguenza, non deve assolutamente proporre obiettivi che esprimano l’esigenza della struttura consociativa ma che risultino in contrasto con gli interessi dei singoli appartenenti e soprattutto deve sempre tenere nella debita considerazione lo status quo dei singoli associati.

    L’Unione Europea nasce come Mec, quindi come un’intesa economica tendente a facilitare gli spostamenti ed il commercio di persone e cose e, di conseguenza, a creare le condizioni per uno sviluppo di questa macro area europea.

    Il suo passaggio da istituzione economica a istituzione politica dotata di un potere legislativo ed esecutivo rappresentava una sfida di carattere politico e governativo legato soprattutto alla qualità della classe dirigente che l’avesse gestita.

    Viceversa, la semplice introduzione dell’euro senza alcuna armonizzazione dei sistemi fiscali ha creato le condizioni perché la concorrenza tra gli Stati passasse dai sistemi industriali e dal know how espressi alle semplici fiscalità di vantaggio espressione di sistemi fiscali premianti dei singoli Paesi.

    Ora, in un momento storico nel quale i Paesi appartenenti all’Unione Europea stanno ancora pagando le conseguenze economiche e sociali della pandemia, unite alle altrettanto disastrose conseguenze della guerra tra Russia e Ucraina, una classe dirigente di livello accettabile avrebbe assolutamente modificato le priorità precedentemente elaborate, individuando come nuovo obiettivo comune quello di riportare ad una situazione pre-covid l’intero settore economico, politico e sociale europeo.

    Viceversa, questa ulteriore direttiva relativa agli immobili esattamente come quella della transizione ecologica, della quale fa parte, dimostra ancora una volta come la classe dirigente europea non solo non conosca le reali condizioni e i costi che questo comporterebbe per i singoli cittadini ma soprattutto non esprima alcun interesse per questi.

    Le conseguenze di questa sorda cecità non andranno solo in capo ai consumatori, e quindi ai cittadini, ma avranno delle conseguenze disastrose anche per imprese italiane In quanto queste ristrutturazioni dreneranno liquidità che verrà tolta dalle tasche dei cittadini e quindi consumi interni.

    Anche se qualcuno si azzarderà nella previsione di un ulteriore e meraviglioso sviluppo per il settore edilizio, questa direttiva europea, esattamente come tutto il pacchetto legato alla transizione ecologica, metterà in crisi la situazione oggettiva dei cittadini italiani i quali si ritroveranno con una ricchezza disponibile ancora Inferiore.

    Da europeista convinto, risulta evidente il tradimento che questa classe dirigente europea, priva di ogni ragionevolezza e completamente imbevuta della sola irragionevole ideologia ambientalista, sarà in grado di creare le basi per la desertificazione industriale, economica e sociale del nostro Paese.

  • Quali accise stiamo pagando?

    Mentre i prezzi dei carburanti impazzano e si attendono i risultati delle indagini della Guardia di Finanza chiediamo, insieme a tanti altri italiani, se le accise che stiamo ancora pagando si riferiscono ad avvenimenti ormai antichi quali la Guerra d’Etiopia del 1935-36, la crisi di Suez del 1956 o la ricostruzione del Vajont del 1963 o se invece sono giustificate dalla necessità di reperire fondi per eventi più recenti e, in questo caso, quali sono questi eventi.

    In molti riteniamo che sia giusto non far mancare il contributo dei singoli cittadini per aiutare la ricostruzione di territori colpiti, in questi ultimi anni, dalle catastrofi naturali che, per altro, in molti casi avrebbero potuto essere evitate o rese meno tragiche.

    Gli italiani chiedono di sapere quali accise stanno pagando, se è da identificare qualsiasi speculazione e mettere in atto tutto quanto necessario per impedirla è altrettanto vero ed evidente che una richiesta urgente di pagamento di accise può essere accettata dai cittadini solo se sui riferisce ad eventi che risalgano agli ultimi anni.

  • Torna la fiducia nei vaccini

    La Commissione di Bruxelles ha pubblicato la relazione 2022 sullo stato della fiducia nei vaccini nell’Unione europea. Dalla relazione, la terza di questo genere, emerge che negli Stati membri dell’UE27 l’81,5% degli intervistati concorda sul fatto che i vaccini siano importanti, l’85,6% ritiene che siano efficaci e l’82,3% è d’accordo sul fatto che siano sicuri.

    Dopo avere fluttuato durante la pandemia, le percezioni sono generalmente tornate ai livelli del 2018. Permangono tuttavia differenze tra Paesi e tipi di vaccini. Emerge un crescente “divario di fiducia nei vaccini” tra di chi ha più di 65 anni e i giovani di età compresa tra i 18 e i 34 anni: tra il 2018 e il 2022 i giovani di questa fascia di età hanno infatti perso fiducia.

    Stella Kyriakides, commissaria per la Salute e la sicurezza alimentare, ha dichiarato: “La pandemia di Covid-19 ha dimostrato quanto siano importanti i vaccini, che hanno salvato circa 20 milioni di vite umane nel primo anno dalla loro autorizzazione. Ciò attesta la nostra forte collaborazione con ricercatori, scienziati, produttori, autorità nazionali e partner mondiali. Al tempo stesso, la relazione sottolinea la velocità con cui la fiducia può cambiare e i numerosi fattori che possono influenzarla. Il miglioramento della fiducia nei vaccini prima della pandemia è stato il risultato di uno sforzo concertato nell’Ue. Dobbiamo trarre insegnamenti dalla pandemia e unire le forze per comprendere gli ostacoli in modo da colmare le lacune vaccinali”.

    La relazione sulla fiducia fa parte del seguito dato alla raccomandazione del Consiglio del 2018 relativa al rafforzamento della cooperazione nella lotta contro le malattie prevenibili da vaccino. La raccomandazione presenta un elenco di attività volte ad aumentare la copertura vaccinale. Nell’ambito dell’iniziativa di contrasto alla disinformazione sui vaccini del programma EU4Health, la Commissione sta avviando una campagna di comunicazione sui benefici della vaccinazione contro Covid, influenza stagionale e Hpv lungo tutto l’arco della vita, denominata United In Protection.

  • Nasce l’Unione Italiana Apolidi per dare voce agli invisibili

    Nasce UNIA, l’Unione Italiana Apolidi, la prima organizzazione in Italia di apolidi per gli apolidi, che mira a migliorare le condizioni di vita di migliaia di persone che vivono in Italia senza la cittadinanza di nessuno stato. Si stima infatti che siano circa tre mila le persone apolidi, ovvero senza la cittadinanza di nessuno Stato che vivono nel nostro Paese. Il numero esatto delle persone apolidi è difficile da definire proprio a causa dell’invisibilità che vivono rispetto alle istituzioni. La causa principale di apolidia in Italia ed in Europa è legata al fatto che molte persone non hanno acquisito una cittadinanza in seguito alla dissoluzione dell’ex Unione Sovietica e dell’ex Repubblica Federale Socialista di Jugoslavia, una situazione che ha posto le basi per la successiva trasmissione dell’apolidia di generazione in generazione.

    L’assenza di un’identità legale significa spesso che le persone apolidi hanno un accesso limitato a diritti fondamentali, come l’istruzione, cure mediche adeguate, misure di protezione sociale o un regolare impiego. Gli apolidi privi di documenti incontrano difficoltà a compiere anche attività più semplici, che molto spesso si danno per scontato, come aprire un conto in banca, ottenere la patente o prendere in affitto un’abitazione.

    L’Italia è all’avanguardia nella tutela delle persone apolidi, avendo ratificato entrambe le convenzioni internazionali sull’apolidia. È inoltre uno dei pochi paesi al mondo ad aver predisposto una procedura per la determinazione dello status di apolide, tuttavia rimangono molteplici sfide per garantire l’effettivo godimento dei diritti delle persone che vivono questa condizione.

    L’Unione Italiana Apolidi (UNIA) nasce dalla volontà di quattro giovani che hanno sperimentato in prima persona cosa significhi essere invisibile.

     «Nasciamo per colmare un vuoto: normativo, di rappresentanza, di conoscenza e soprattutto di diritti. L’ambizione è quella di diventare il punto di riferimento nel dialogo con le istituzioni», spiega il presidente di UNIA Armando Augello Cupi.

    Per raggiungere questo obiettivo, sono tre i punti fondamentali:

    –        Promuovere informazioni chiare ad affidabili per informare sia le persone apolidi dei propri diritti sia gli uffici pubblici interessati

    –        Riformare le procedure di determinazione dell’apolidia in modo da renderle maggiormente accessibili ed efficienti, in linea con gli standard internazionali

    –        Facilitare in maniera efficace l’ottenimento della cittadinanza italiana per le persone apolidi attraverso, per esempio, la riduzione dei tempi della procedura e l’esenzione dal test di lingua, uniti a un’applicazione flessibile del requisito relativo al reddito.

    La creazione di UNIA è stata supportata da PartecipAzione, il programma di INTERSOS e UNHCR che promuove l’integrazione delle persone rifugiate nella vita economica, sociale e culturale del nostro Paese.

    L’apolidia non è un fenomeno limitato al nostro Paese[2]. Nel mondo vivono almeno 4,3 milioni di persone prive di cittadinanza, tuttavia si stima che il numero effettivo di persone apolidi sia molto più alto, date le lacune nella raccolta dei dati [3]. Nel 2014 l’Agenzia Onu per i rifugiati ha lanciato la campagna #IBelong per l’eliminazione dell’apolidia, di cui ricorre in questi giorni l’ottavo anniversario.

  • Gli europei sono preoccupati per la qualità dell’aria e chiedono interventi più incisivi

    Secondo un sondaggio speciale Eurobarometro gli europei sono preoccupati per l’impatto dell’inquinamento atmosferico sulla salute e l’ambiente. Dal sondaggio effettuato tra il 21 marzo e il 20 aprile 2022 in cui sono state intervistate circa 26.509 persone emerge che sono in molti a ritenere che industria, autorità pubbliche e datori di lavoro debbano fare di più per migliorare la qualità dell’aria. Gli intervistati sono nettamente favorevoli a un approccio internazionale o europeo per migliorare la qualità dell’aria e l’ampia maggioranza di quanti hanno sentito parlare delle norme UE in materia afferma che dovrebbero essere rafforzate.

    Gli europei in gran parte ritengono che le malattie respiratorie (89%), l’asma (88%) e le malattie cardiovascolari, che causano gravi problemi nei loro paesi, siano dovute all’inquinamento atmosferico. Sono altresì preoccupati per i problemi ambientali causati nei corpi idrici dall’inquinamento atmosferico, come l’acidificazione e l’eutrofizzazione (83% per entrambe).

    Quasi la metà degli intervistati ritiene che la qualità dell’aria sia peggiorata negli ultimi dieci anni (47%); il dato indica tuttavia un calo di 11 punti percentuali rispetto al 2019.

    L’Eurobarometro rivela che i cittadini non dispongono di informazioni sui problemi di qualità dell’aria nel loro paese: la maggior parte non è sufficientemente informata in merito alle norme vigenti nell’UE, solo una minoranza degli intervistati (27%) ne ha sentito parlare. Nondimeno, tra gli intervistati che conoscono le norme dell’UE sulla qualità dell’aria, un’ampia maggioranza (67%) afferma che andrebbero rafforzate.

    Un’ampia maggioranza ritiene che l’inquinamento atmosferico vada affrontato a livello internazionale (65%), poi a livello europeo e nazionale (entrambi 42%) e, infine, a livello regionale o locale (32%). Una percentuale significativa degli intervistati ritiene che gli interventi debbano essere svolti simultaneamente a tutti i livelli (19%).

    La maggioranza degli europei ritiene che i grandi impianti industriali, i produttori di energia da combustibili fossili, le autorità pubbliche e i datori di lavoro non facciano abbastanza per promuovere la qualità dell’aria.

    La maggioranza ritiene inoltre che le famiglie stiano facendo abbastanza. È probabile che gli intervistati abbiano adottato misure per ridurre essi stessi le emissioni come muoversi con i trasporti pubblici, in bicicletta o a piedi.

    La Commissione proporrà a breve una revisione delle norme attuali dell’UE in materia di qualità dell’aria per allinearle maggiormente alle più recenti raccomandazioni dell’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) e rafforzerà le disposizioni per aiutare le autorità locali a ottenere un’aria più pulita.

  • Risanare, ripensare, correggere e cominciare una nuova era

    Ogni giorno i media, più volte  al giorno, ci riportano autorevoli voci, nazionali ed internazionali, che sottolineano come l’anno prossimo il Pil italiano, cresciuto nel 2022 del 3,2%, sarà pari a zero e come l’arresto della crescita riguarderà più o meno tutto il pianeta.

    Tenuto conto che, al momento, in Italia la disoccupazione è ai minimi queste catastrofiche previsioni non ci preoccupano più di tanto, non è scritto in nessun testo sacro che nei paesi sviluppati il Pil debba continuare a crescere, il problema è grave, invece, se questo stop alla crescita avverrà nei paesi poveri o in via di sviluppo, un problema che gli esperti analisti non hanno ancora valutato con la necessaria attenzione .

    Non è, a nostro avviso, l’eventuale mancanza di crescita futura del Pil  che dovrebbe impensierirci ma il costante impoverimento di sempre più larghe fasce della popolazione, impoverimento e disagio che solo in parte sono dovuti alle conseguenze della guerra scatenata da Putin contro l Ucraina o al pesante periodo covid che, per altro, non è ancora finito.

    Come molte volte in politica si è detto “bisogna fare i conti con la storia”, conti che raramente sono stati fatti con i risultati che tutti vediamo dall’imbarbarimento di linguaggio alla povertà di contenuti in tutti i settori, altrettanto oggi bisognerebbe avere il coraggio di dire e di fare i conti con l’economia, la finanza e gli errori commessi e che si continuano a commettere.

    Ed i conti andrebbero fatti anche con le realtà sociali, scientifiche e culturali.

    Siamo una società che ha lasciato cancellare qualunque valore di riferimento, compresi quelli oggettivamente immutabili come le leggi di natura.

    L’ecosistema del quale tutti parliamo è stato distrutto dalla cupidigia  e dall’ignoranza supportate dall’arrogante presunzione di essere noi, singolarmente, imprenditori, scienziati, politici, uomini d’affari, speculatori o arrivisti in cerca di un posto al centro del mondo. Le poche voci dissidenti sono state ignorate e zittite per poi rimanere tutti attoniti di fronte all’inesorabile ribellione della natura.

    Risanare e cominciare una nuova era non sarà né facile né indolore perché dovremo imparare a coniugare intelletto e ragione con cuore e passione, come ricorda la celebre etologa Jane Goodall nel suo Libro della speranza, un manuale di sopravvivenza per un pianeta in pericolo. Un percorso possibile se i giovani usciranno dalla apatia, dallo spirito d’imitazione degli errori degli adulti, dalla ricerca di appagamenti fugaci come surrogato dei sentimenti.

    In ogni parte del pianeta il seme dell’autodistruzione ha messo radici mosso da interessi economici che, troppo spesso, si sono trasformati in illeciti.

    La finanza ha travolto l’economia reale e precipitato in un buco nero milioni di persone e migliaia di istituzioni ed enti con i tossici derivati. Un capitalismo autoreferenziale e senza quel minimo di regole, non solo etiche, che consentono alle società di crescere con la miglior armonia possibile, ha la responsabilità di tante catastrofi che si sono succedute sempre più negli ultimi anni.

    I governi di troppi paesi hanno trasformato la politica nell’arte del proprio interesse e non del bene comune intossicando anche i paesi più poveri e tollerando, pur di fare affari, ingiustizie, sperequazioni, violenze.

    Gli esempi sono molti: dalle delocalizzazioni selvagge in aree dove si lavora in regime di schiavitù alla vendita di know how essenziali per il futuro della propria economia, dalla distruzione di foreste, con il modificarsi dei venti e delle piogge, le cui conseguenze si registrano anche a migliaia di chilometri, alla mancanza di una politica sociale sia per i cittadini del proprio paese che per gli immigrati.

    Degli  immigrati l’economia occidentale ha bisogno ma non è in grado, o non è interessata ad elaborare con la politica progetti responsabili rispetto alle necessità, dalla costruzione di case popolari ai sistemi di corretta integrazione.

    L’intellighenzia culturale concentra l’attenzione su diritti collettivi di determinate categorie ignorando le conseguenze che subiranno altri, i bambini in primis, ed ignora la necessità di migliorare i diritti civili individuali: le lobby sono più attrattive e remunerative.

    I mass media preferiscono puntare sul maggior ascolto che gli utenti danno alle notizie negative, dai conflitti alle violenze e alle contrapposizioni accese e prive di dialogo e, più o meno consapevolmente, promuovono anch‘essi nuova paura e violenza.

    Sono ormai  globali l’ignoranza delle reali situazioni geopolitiche ed umane, così come della storia e dei suoi  ciclici corsi e ricorsi, come diceva Vico. Sono ormai dilaganti l’indifferenza e la mancanza di empatia ed introspezione, la corsa all’apparire e al denaro a qualunque costo, l’invidia, l’arroganza, la competizione estrema, e la violenza, verbale e  fisica, quella violenza che in ciascuno sarebbe dote necessaria per difendersi è invece diventata difetto gravissimo perché, ora più che mai, è usata per offendere il più debole.

    Gli scienziati, che in molti casi ci hanno salvato la vita, in altre occasioni sono stati solo tesi al risultato della ricerca fine a se stessa, dalla bomba atomica ai molti virus letali coltivati nei laboratori.

    Anche quel meraviglioso strumento di comunicazione che è la Rete, in assenza di regole comuni, si è troppe volte tramutata nella cassa di risonanza di notizie false e pericolose o, ancor peggio, è diventata il veicolo di connessione tra terroristi, pedofili e spacciatori di droghe, di medicinali e merci contraffatte ed illegali, per non parlare dei giochi pericolosi che istigano i ragazzi al suicidio o del traffico illegale di animali: business che portano ad immensi guadagni alle associazioni criminali.

    Abbiamo più volte, da queste pagine e non solo, suggerito ai precedenti governi ed alle forze politiche la necessità di un vero e proprio capovolgimento di un sistema che ormai è diventato corrotto.
    Riproponiamo ancora una volta, con inesauribile speranza, al nuovo governo un vero cambio di rotta, utile all’Italia e che possa essere esempio per gli altri paesi, l’economia non può essere surclassata dalla finanza, le nostre banche, come i nostri enti territoriali, non devono più acquistare derivati, gli imprenditori per essere difesi devono a loro volta garantire di ottemperare ad una serie di regole, etiche, sociali, che difendano il lavoratore e non mettano in difficoltà il sistema paese, le innovazioni, anche tecnologiche, devono concedere il tempo di adattamento necessario e tenere conto della popolazione più anziana e dei più deboli, la violenza deve essere perseguita in ogni sua forma, la libertà dei popoli va difesa, la libertà di ogni individuo deve  trovare limite nel rispetto della libertà altrui.

    In sintesi un nuovo patto sociale per rifondare la sinergia tra capitale e lavoro per un nuovo e diverso capitalismo, tra nazione, Unione Europea e partner internazionali per costruire una pace vera e un progresso civile, tra cittadini ed istituzioni per sconfiggere l’astensionismo e la sfiducia e ripartire insieme.

  • Al Sud si vive 19 mesi meno che al Nord

    Le distanze tra Nord e Sud negli indicatori del benessere equo e sostenibile restano marcate e aumentano per quanto riguarda la speranza di vita e il reddito dei lavoratori: secondo il Report dell’Istat “Misure del Benessere equo e sostenibile” la speranza di vita alla nascita nel 2021 era nel Sud di circa un anno e 7 mesi inferiore a quella del Nord con 81,3 anni a fronte degli 82,9 del Nord. In pratica la forbice che si era ristretta all’inizio della pandemia con il Nord colpito più duramente nel 2020 con un picco di decessi, l’anno successivo si è riallargata con il Nord che ha recuperato quasi un anno di speranza di vita e il Sud che ha perso altri 6 mesi.

    Le aree più colpite dalla prima ondata della pandemia hanno registrato aumenti significativi dell’aspettativa di vita con Bergamo che recupera nel 2021 quasi completamente i circa 4 anni di speranza di vita alla nascita persi nel 2020 posizionandosi al 13° posto della graduatoria, quando si trovava al 106esimo. Se  si guarda al Sud, invece, a Campobasso si era perso un anno nel 2020 ma a questo si sono aggiunti un ulteriore anno e 4 mesi di perdita di aspettativa di vita.

    Ma lo svantaggio tra le aree del Paese si evidenzia anche nell’istruzione: nell’anno scolastico 21/22 se in media in Italia il 43,6% degli studenti di terza media aveva una competenza numerica non adeguata, al Nord la percentuale si attestata al 35,8% in crescita di 1,2 punti rispetto all’anno precedente anche se in calo di 4,5 punti rispetto al 2018/2019 prima dell’inizio della pandemia. La percentuale degli studenti in difficoltà con la matematica era al 60% al Sud (migliora di 1,6 punti sul 20/21) e al 40% al Centro. La situazione è critica a Crotone (69,5%), Agrigento e Palermo con la percentuale degli studenti con carenze in matematica che supera largamente i 2 terzi.

    Il divario tra Nord e Sud si riduce invece sull’occupazione, anche se resta ampio. Il tasso di occupazione in media tra i 20 e i 64 anni nel 2021 è salito di 0,8 punti al 62,7% ma se le province del Nord colpite dalla pandemia restano ancora al di sotto dei livelli del 2019 nel Sud la maggior parte delle province ha recuperato il terreno perduto. Il distacco tra la  provincia con il più alto tasso di occupazione (Bolzano, 75,8%) e quella con il tasso più basso (Caltanissetta, 40,8%) è nel 2021 di 35 punti percentuali in calo dai 40,5 nel 2019. Se si guarda alla retribuzione media annua dei lavoratori dipendenti nel 2020 il reddito medio nella provincia di Milano è di 29,631 euro, 2,7 volte quello di Vibo Valentia. Nel 2021 – sottolinea l’Istat – il reddito si è ridotto del 6% a livello nazionale ma la flessione è stata mediamente più contenuta al Nord (-5%) rispetto al Mezzogiorno (-8%) dove i livelli iniziali erano più bassi.

    Anche sulle scuole accessibili ai disabili gli abitanti del Sud sono penalizzati con appena il 27,7% degli edifici adeguati(29,8% nelle Isole) a fronte del 38% al Nord. Per la sanità continua la migrazione ospedaliera anche se su questo i dati sono fermi al 2020 e sono viziati dall’esplosione della pandemia con il conseguente impossibilità di spostarsi tra regioni per alcuni mesi. Nonostante la riduzione complessiva dei ricoveri (-17% la media italiana, -21% nel Mezzogiorno) le differenze territoriali restano grandi con l’11,4% dei ricoverati residenti nel Sud che si è spostato per motivi di cura a fronte del 5,6% dei residenti nel Nord. Fermi al 2020 sono anche idati sulla mobilità dei giovani laureati con una perdita netta per l’Italia di 5,4 giovani laureati ogni 1.000 cittadini della stessa età (25-39 anni) e lo stesso livello di istruzione (4,9 nel 2019). Ma se il saldo con l’estero resta negativo in tutte le province italiane al Centro-Nord è più che compensato dai flussi migratori interni.

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