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In Italia funzionano 37 termovalorizzatori, ma ne servono altri 30

In Italia ci sono 37 termovalorizzatori, in prevalenza al nord, un dato che a livello europeo si confronta ad esempio con i 126 impianti della Francia e con i 96 della Germania, secondo una mappa di Utilitalia (la Federazione delle imprese di acqua, energia e ambiente) su dati Ispra (l’istituto per la protezione e la ricerca ambientale che fa capo al ministero della Transizione ecologica).

Nel 2019, spiega Utilitalia nel “Libro bianco sull’incenerimento dei rifiuti urbani” (realizzato dai Politecnici di Milano e di Torino e dalle Università di Trento e di Roma Tor Vergata) al loro interno sono state trattate 5,5 milioni di tonnellate di rifiuti urbani e rifiuti speciali da urbani, producendo 4,6 milioni di Mwh di energia elettrica e 2,2 milioni di Mwh di energia termica; questa energia (rinnovabile al 51%) è in grado di soddisfare il fabbisogno di circa 2,8 milioni di famiglie. A Brescia l’impianto di A2A attivo dal 1998 fornisce teleriscaldamento a più del 50% delle abitazioni ed il gradimento degli abitanti sale: quello complessivo è salito al 64% e il 91% dei bresciani lo ritiene un impianto “sempre più efficiente” e per l’85% è “all’avanguardia” e “sicuro”.

Secondo il Libro bianco di Utilitalia infatti, la preoccupazione relativa alle emissioni di polveri sottili sarebbe sfatata in quanto la discarica ha un impatto otto volte superiore a quello del recupero energetico negli inceneritori. Ci sono, infatti, limiti molto stringenti, che non hanno eguali nel panorama delle istallazioni industriali, assicura Utilitalia. Relativamente alle Pm10, lo studio evidenzia che il contributo degli inceneritori è pari solo allo 0,03% (contro il 53,8% delle combustioni commerciali e residenziali), per gli Idrocarburi Policiclici Aromatici (Ipa) è pari allo 0,007% (contro il 78,1% delle combustioni residenziali e commerciali) e per le diossine ed i furani si attesta allo 0,2% (contro il 37,5% delle combustioni residenziali e commerciali). L’85% delle ceneri pesanti prodotte dalla combustione, inoltre, sono ormai interamente avviate a processi di riciclaggio, con ulteriori miglioramenti degli impatti ambientali rispetto all’utilizzo delle materie vergini in attività quali la produzione di cemento e la realizzazione di sottofondi stradali.

All’Italia, secondo Utilitalia, mancano impianti per trattare 5,7 milioni di tonnellate di spazzatura all’anno e al Centro e al Sud c’è dunque “una carenza impiantistica e se non si inverte questa tendenza, continueremo a ricorrere in maniera eccessiva allo smaltimento in discarica: attualmente ci attestiamo al 20% e dobbiamo dimezzare il dato nei prossimi 13 anni”, rileva la Federazione ricordando che l’Ue ha fissato al 2035 gli obiettivi del riciclaggio effettivo pari al 65% e della riduzione del ricorso alla discarica al di sotto del 10% e che all’Italia servono oltre 30 impianti per il trattamento dei rifiuti fra termovalorizzatori (per bruciare la spazzatura non riciclabile e produrre energia) e impianti di compostaggio (per trasformare i rifiuti organici in fertilizzante compost).

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