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La Brexit non ferma gli italiani, cresce il numero di residenti in Uk

Nemmeno la Brexit o l’emergenza Covid sembrano ridurre la presenza degli Italiani nel Regno Unito, il cui numero – almeno fra i residenti registrati e più o meno stabili – continua al contrario a crescere a dispetto di qualche previsione. Lo confermano i dati degli ultimi 12 mesi censiti in uno studio aggiornato del Consolato generale a Londra e relativi a Inghilterra e Galles: territorio che da solo ricomprende un totale di connazionali iscritti all’Aire (Albo degli Italiani Residenti all’Estero) senza pari al mondo, superiore a quelli delle aree coperte da tutti i Consolati d’Italia negli Usa.

I dati, illustrati dal console generale Marco Villani, indicano una presenza complessiva d’Italiani registrato solo in Inghilterra e Galles (in larghissima prevalenza a Londra) pari a 452.000 individui, oltre 30.000 in più rispetto all’anno precedente (al netto di tutte le partenze individuate o delle cancellazioni). La stima reale nell’intero Regno è tuttavia maggiore: tenuto conto che sono ben più di mezzo milione i connazionali che hanno chiesto alle autorità britanniche l’iscrizione al Settled Status, meccanismo creato per garantire ai cittadini Ue residenti sull’isola da prima della fine della transizione verso la Brexit il mantenimento dei diritti precedenti; e che a costoro vanno aggiunte le persone con doppia cittadinanza italiana e britannica, in ascesa costante in questi anni, fino a una somma approssimativa non inferiore alle 650.000 presenze circa.

Villani ha sottolineato come questo non escluda la tendenza a un’interruzione almeno parziale post Brexit (e in era Covid) degli arrivi ‘stagionali’ o temporanei, molto comuni fra i giovani in passato; tendenza il cui effetto si è riverberato nei mesi scorsi in settori quali la ristorazione e l’ospitalità in genere. Ma ha comunque osservato che lo studio appare riflettere un elemento di maturazione della realtà italiana nel Regno, in prospettiva sempre più stanziale e sempre più orientata a rispecchiare una presenza crescente anche di ‘nuovi italiani’ non nati nella Penisola. Ha inoltre notato come la richiesta

delle iscrizioni di studenti italiani nelle scuole e università dell’isola rimanga al momento elevata; mentre sul fronte del post Brexit ha escluso – almeno per ora – segnali d’allarme relativi al timore del possibile rifiuto del Settled Status ad alcuni richiedenti, rilevando come fino ad oggi l’Home Office (ministero dell’Interno) abbia mostrato semmai una certa “elasticità” rispetto alle stesse procedure di ritardatari, teoricamente a rischio di restare confinanti in una sorta di precario limbo legale.

Quanto infine alle pratiche consolari ordinarie, Villani ha tracciato il bilancio di un’istituzione la cui attività – ha detto – non s’è interrotta nemmeno nelle fasi acute della pandemia, incluso sul fronte dell’assistenza ai giovani connazionali in cerca di lavoro nell’ambito di tre progetti pilota o sul coordinamento delle consulenze mediche di specialisti italiani di fronte al dossier Covid. Attività che hanno portato fra l’altro al riassorbimento di tutti gli arretrati, salvo che per i passaporti (emessi a un ritmo salito a 36.000 all’anno, più di quanto non sia richiesto alla Questura di una città come Firenze), per i quali si prevede “un riequilibrio” nei prossimi mesi se il personale extra garantito dai piani Brexit della Farnesina potrà essere mantenuto. E non senza il parallelo l’avvio – fra i primi consolati al mondo – delle emissioni delle nuove carte d’identità elettroniche, che attraverso il sistema Fatenet permetteranno l’accesso diretto in rete a tutti una serie di documenti e pratiche pure agli italiani d’Oltremanica.

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