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L’Arabia Saudita chiude i rubinetti di petrolio e i prezzi volano alle stelle

Dopo una serie di sedute in calo torna a salire il prezzo del petrolio. A pesare la decisione dell’Arabia Saudita di ridurre le vendite e la possibilità discussa dai Paesi Opec/non Opec di procedere a un nuovo taglio alla produzione per sostenere i prezzi dell’oro nero, che nel mese di ottobre ha segnato un calo del 20% circa.

Secondo quanto deciso dal ministro dell’Energia Khalid al-Falih, l’Arabia Saudita, leader ufficioso dell’Opec,  prevede di ridurre la fornitura di petrolio ai mercati mondiali di 500.000 barili al giorno a partire da dicembre. Il taglio rappresenta una riduzione della fornitura globale di petrolio di circa 0,5 per cento.

Immediata la reazione del mercato: nella mattinata del 12 novembre i contratti sul greggio Wti con scadenza a dicembre hanno guadagnato 92 centesimi a 61,11 dollari al barile. Il Brent ha guadagnato 1,45 dollari a 71,63 dollari al barile.

La mossa dell’Arabia Saudita potrebbe essere seguita presto dall’Iraq, secondo più grande produttore di OPEC. Un funzionario del Kuwait, altro paese membro dell’Opec, ha inoltre affermato che i maggiori esportatori di petrolio nel fine settimana hanno “discusso una proposta per una sorta di riduzione della fornitura il prossimo anno”, sebbene il funzionario non abbia fornito alcun dettaglio.

Intanto, Peter Kiernan, analista presso l’Economist Intelligence Unit di Singapore, ha spiegato che la riunione dello scorso fine settimana si è “focalizzata sulla necessità di mitigare i rischi al ribasso dei prezzi” dopo il calo dello scorso mese causato da un’impennata dell’offerta, in particolare dai primi tre produttori, gli Stati Uniti , Russia e Arabia Saudita.

Fonte: Wall Street Italia

 

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