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  • Nel 2021 quasi 900.000 pensionati, agli uomini assegni più pesanti del 48%

    Sfiorano la soglia delle 900.000 unità le pensioni erogate dal 2021, nel nostro Paese, ma pur essendo i trattamenti in maggioranza femminili, gli assegni delle donne risultano essere (costantemente) più ‘leggeri’ dal punto di vista economico, rispetto a quanto percepiscono gli uomini. È lo scenario che affiora dalla lettura dei dati frutto del monitoraggio effettuato dall’Inps sui flussi delle persone andate in quiescenza nell’anno passato e nel primo semestre di quello in corso: i trattamenti concessi a partire dal 2021, fa sapere l’Istituto di previdenza pubblico, sono esattamente pari a 877.724, per un importo medio mensile di 1.203 euro e, di questi, 490.097 finiscono nelle tasche delle donne, per un ammontare medio mensile di 1.018 euro, mentre le 387.627 prestazioni che vengono distribuite alla componente maschile, sempre mediamente, valgono 1.436 euro al mese.

    Il quadro non cambia nei primi sei mesi di quest’anno. Le pensioni assegnate nella prima fase del 2022 sono 390.932 e in media hanno un ‘peso’ di 1.173 euro: a prevalere, anche qui, unicamente punto di vista quantitativo, sono i trattamenti ‘rosa’, (212.623 contro 178.309 assegni maschili). Tuttavia le somme attestano il permanere di un significativo ‘gap’ fra i sessi: nelle tasche delle neo pensionate arrivano in media 959 euro mentre ai loro ‘colleghi’ spetta quasi il 48% in più: 1.427 euro. In base alle rilevazioni diffuse ad aprile dall’Istituto, va ricordato, nei primi tre mesi dell’anno in corso le pensioni erogate agli uomini erano giunte a 85.831, con un importo medio di 1.520 euro, mentre quelle destinate alle donne 94.926, per un valore mediamente di 991 euro mensili, inferiore del 34,8%, al confronto con quanto ricevuto dalla componente maschile.

    I numeri testimoniano la condizione di affanno delle pensionate, del resto, affondano le radici nelle difficoltà che hanno incontrato e ancora incontrano le lavoratrici della Penisola: nel XXI Rapporto annuale dell’Inps, presentato alla Camera dal presidente Pasquale Tridico, infatti, si mette in risalto come per le donne la retribuzione sia più bassa, in media, del 25% (nel 2021 è pari a 20.415 euro), rispetto a quella degli uomini, anche a causa del ricorso diffuso al part-time, strumento che consente loro di potersi (anche) prendere cura della famiglia. Nel 2021, si legge, infine, nel documento, ammontano a 76.364 gli assegni sociali e 41.598 sono quelli distribuiti nei primi sei mesi del 2022.

  • L’algoritmica illusione

    Poche settimane fa la BCE ha dovuto ammettere di avere completamente sbagliato le previsioni relative all’andamento della spirale inflattiva la quale era stata definita di “breve durata”.

    L’errore di analisi e di  prospettiva è stato attribuito alla errata previsione dell’algoritmo con il compito di sovrintendere le attività finanziarie della banca centrale europea.

    L’algoritmo, insomma, per propria unica colpa non è stato in grado di prevedere gli effetti economici, cioè di una inflazione esogena e di sistema a medio e lungo termine dopo due anni di pandemia e le conseguenti problematiche nell’approvvigionamento di materie prime e di semilavorati per le filiere industriali, oltre all’esplosione dei costi energetici già consistenti nel 2021.

    In altre parole l’algoritmo assurge ai connotati di un soggetto attivo nella elaborazione di ogni scelta strategica e nello specifico l’unico responsabile di un clamoroso errore della principale istituzione finanziaria  bancaria europea.

    Solo pochi giorni fa, e torniamo nel nostro Paese, è stato introdotto un algoritmo che dovrebbe permettere all’Agenzia delle Entrate di individuare, attraverso il monitoraggio in tempo reale di movimenti nei conti correnti intrecciati con bonifici e proprietà, le attività economiche con potenzialità di evasione fiscale sulla base della raccolta di decine di banche dati che monitorano ogni movimentazione dei singoli cittadini e delle imprese.

    Grande enfasi, quindi, è stata dedicata a questo nuovo soggetto attivo all’interno della pubblica amministrazione il cui ingresso sarebbe finalizzato al tentativo di recuperare circa 50 miliardi di imposte evase (su 100 di imponibile) da parte della Agenzia delle Entrate. Quello stesso ente pubblico che, per quanto riguarda gli oltre 1.100 miliardi di imposte accertate, si dimostra incapace di  riscuoterle e sulla  cui incapacità viene steso il solito velo pietoso.

    Due semplici esempi i quali delineano chiaramente quella illusione algoritmica dalla quale risulta essere stregata l’intera classe politica e dirigente italiana ed europea.

    A questo strumento matematico ora vengono, a torto, attribuite competenze e capacità previsionali analitiche e gestionali sollevando, quindi , da ogni responsabilità le diverse dirigenze tanto della Bce quanto della Agenzia delle Entrate.

    La scelta di puntare ogni risorsa ed aspettativa in relazione alle politiche di monitoraggio quanto di previsioni economiche sullo strumento algoritmico da una parte ha l’obiettivo di sgravare da ogni responsabilità la componente manageriale e, di conseguenza, permettere un suo progressivo livellamento verso il basso garantendo in questo modo scelte manageriali basate su parametri più politici rispetto alle reali capacità professionali.

    In secondo luogo regala ad una classe politica e dirigente l’illusione di ottenere, con la semplice applicazione dello strumento algoritmico, ogni risultato con semplicità ed automatismi.

    Quando, invece, mai come adesso, la complessità di mercati globali  stremati dalla pandemia e dalla guerra meriterebbero capacità di analisi all’interno delle quali il supporto di uno strumento algoritmico sarebbe sicuramente positivo ma non certo in grado di fornire l’intero indirizzo strategico.

    Si crede, in ultima analisi, che un algoritmo abbia la capacità di semplificare una complessità sempre più problematica, mentre qualsiasi potenzialità di elaborazione matematica non potrà mai sostituirsi alla capacità di elaborazione di modelli, strategie ed espressioni di capacità intellettuali e di competenze decisamente umane.

  • Fiscal Drag

    Mentre si scopre che i dipendenti del settore privato (15 milioni) assieme a quelli del settore pubblico (3,2 milioni) per ottenere i duecento (200) euro di “aiuti” dal governo, 16,6 euro al mese, dovranno compilare un apposito modulo, rendendo ancora centrale la burocrazia, si moltiplicano le dichiarazioni di esponenti del governo in carica nelle quali attribuiscono alla guerra in Ucraina l’impennata dei prezzi, in particolare quelli energetici.  Basterebbe ricordare come, al 23 febbraio 2022, il gas segnasse già un +537% al quale il governo aveva reagito con due risibili manovre di circa 8 miliardi tra il 2021/22, mentre lo stesso  governo, dall’inizio della impennata dei prezzi, espressione dell’inflazione in forte crescita, si trovi ad incassare (un arricchimento senza causa quindi) ogni mese circa 3,3 miliardi  (40 miliardi all’anno) grazie all’aumento nominale della base imponibile.

    Negli anni ‘80, un altro periodo di forte inflazione, questo prelievo fiscale venne definito “Fiscal Drag”ed indicava l’extragettito fiscale dovuto alla applicazione di aliquote percentuali (quindi accise escluse) calcolate su di una base imponibile nel suo valore nominale  in costante aumento.

    Fino ad ora il governo Draghi ha ridotto in aprile le accise di 25 centesimi e, con il calcolo dell’Iva,  quindi di 30,5 centesimi al litro sul prezzo alla pompa dei carburanti, con un costo complessivo per le casse dello Stato di  circa 4.4 miliardi all’anno.

    Conti alla mano risulta impegnato per alleggerire la morsa dei prezzi solo l’11% dell’extragettito fiscale incassato con il Fiscal Drag nel solo 2022, ma già quantificabile anche nel  il secondo semestre del 2021, e contemporaneamente ci si dimostra granitici nella “strategia”  di aiutare l’economia con i soliti bonus fiscali i quali NON incidono minimamente nelle disponibilità dei cittadini e dei lavoratori.

    Si sceglie, quindi, la solita politica economica legata agli “effetti delle spesa pubblica sul benessere di cittadini” (A) preferita a quella di una riduzione immediata  della pressione fiscale la quale avrebbe  il merito di manifestarsi senza alcuna attesa in forma di una maggiore capacità di acquisto a parità di retribuzioni (B).

    Quest’ultima (B) indubbiamente sarebbe preferibile alla strategia (A) ma contemporaneamente avrebbe come conseguenza la riduzione dei margini di una spesa pubblica aggiuntiva che permettono le solite politiche di aumento dei dipendenti pubblici (+1,3 milioni min. Brunetta) in aggiunta agli inutili  bonus per settori specifici i quali attribuiscono un sempre maggiore  potere discrezionale e senza precedenti al governo e alla maggioranza che lo sostiene. Del Fiscal Drag, quindi, il governo utilizza solo l’11% delle disponibilità che il maggiore prelievo fiscale assicura (quindi già ampiamente pagato dai contribuenti) mentre il resto rimane nelle disponibilità del governo Draghi e della sua maggioranza con l’obiettivo di legare interi settori economici al sistema politico proprio attraverso il sistema dei  bonus fiscali.

    Solo per offrire un esempio, basti ricordare come il privilegiare uno specifico settore come quello automobilistico destinando degli  incentivi particolari  (per altro inutilizzati per le auto elettriche) determini inevitabilmente una  discriminazione verso altri settori economici non beneficiati da tale bonus come, per esempio, il settore calzaturiero che rappresenta un importante settore industriale con una importante  concentrazione di manodopera. In altre parole, dimostrando di avere compreso come all’interno di un periodo  di eccezionale difficoltà, cominciato nel  marzo 2020, si dovrebbero rielaborare le strategie complessive anche con cognizioni di base (gli effetti della politica fiscale) per alleggerire la spesa dei cittadini ed inserire nel complicato mondo economico un segnale realmente  deflattivo in un  mercato sotto pressione.

  • La Commissione autorizza Enel e Intesa ad acquisire Mooney e il Compendio

    La Commissione europea ha approvato, a norma del regolamento UE sulle concentrazioni, l’acquisizione di Mooney S.p.A. (“Mooney”) e PayTipper S.p.A., CityPoste Payment S.p.A., Enex X Financial Services S.r.l. e Junia Insurance S.r.l. (congiuntamente “il Compendio”) da parte di Enel X S.r.l. (“Enel”) e Intesa Sanpaolo S.p.A. (“Intesa”), tutte italiane.

    Mooney fornisce servizi di pagamento mediante punti vendita al dettaglio e le proprie piattaforme digitali in Italia. Il Compendio offre servizi di pagamento delle imposte e delle utenze. Enel è un gruppo attivo nel settore dell’energia che opera nella produzione, nel commercio, nella distribuzione e nella fornitura di energia elettrica e gas naturale. Intesa è un gruppo bancario attivo nei servizi bancari al dettaglio e alle imprese e nella gestione patrimoniale.

    La Commissione ha concluso che il progetto di acquisizione non solleverebbe problemi dal punto di vista della concorrenza, date le posizioni di mercato moderate delle società derivanti dall’operazione proposta e la presenza sul mercato di diversi prestatori alternativi di servizi di pagamento.

    Fonte: Commissione europea

  • Gli italiani guadagnano 15mila euro meno dei tedeschi

    Le retribuzioni italiane restano basse e, anzi, si amplia il divario salariale con altri grandi Paesi Ue, come la Francia e la Germania. Con i francesi la differenza in busta paga supera i 10 mila euro in un anno, ma è con i tedeschi che lo stacco è maggiore e raggiunge i 15 mila euro. A rilevare la stagnazione dei salari ed il gap retributivo in Italia è il rapporto della Fondazione Di Vittorio della Cgil, in un confronto con le principali economie dell’Eurozona. Proprio nel giorno in cui la Germania dà il via libera definitivo ad un salario minimo da 12 euro all’ora. Milioni di lavoratori tedeschi ne avranno diritto a partire dall’1 ottobre. La legge è stata approvata dal Bundesrat, il Senato federale tedesco: si tratta di una delle misure cardine del programma di governo, voluta dai socialdemocratici del cancelliere Olaf Scholz. Mentre nel nostro Paese prosegue il dibattito dopo l’accordo sulla direttiva europea per il salario minimo, in attesa che vada avanti l’esame in commissione Lavoro del Senato del disegno di legge che propone i 9 euro l’ora, di cui è prima firmataria l’ex ministra del Lavoro, Nunzia Catalfo (M5s), che ora, dopo l’ok tedesco, sostiene non ci sia più alcun “alibi in Italia”.

    Un tema su cui certamente intervenire, come ribadito dal ministro del Lavoro, Andrea Orlando, secondo cui con la direttiva europea “siamo più forti”. L’obiettivo è “avvicinarci ai Paesi con salari più alti e contenere i fenomeni di dumping salariale”. Come farlo è il nodo da sciogliere tra le forze politiche e sociali, ma certamente la definizione di un salario minimo anche in Italia non potrà che passare per “il dialogo sociale”, ripete il ministro. Mentre le forze politiche restano divise: il M5s in primis insiste sulla necessità di approvare la legge, rimarca il presidente Giuseppe Conte. Obiettivo che il Pd, con il segretario Enrico Letta, auspica si possa raggiungere “prima della fine di legislatura”. Il centrodestra no. Altro tema da affrontare quello delle pensioni: la legge Fornero “va cambiata”, afferma Orlando, per costruire flessibilità in uscita, incidere sui lavori più gravosi e tenere conto del lavoro anche familiare che le donne sono costrette ad affrontare.

    Tra dinamiche occupazionali che vedono l’exploit dei contratti a termine, il proliferare dei contratti ‘pirata’ e i rinnovi da portare a casa cercando di recuperare l’inflazione alle stelle, le retribuzioni italiane segnano il passo. E restano sotto la media dell’Eurozona. In Italia, secondo il rapporto della Fondazione della Cgil, il salario lordo annuale medio, pur recuperando dai 27,9 mila euro del 2020 ai 29,4 mila euro del 2021, rimane ad un livello inferiore a quello pre-pandemico (-0,6%). Nel 2021, nell’Eurozona si attesta invece a 37,4 mila euro lordi annui (+2,4%), in Francia supera i 40,1 mila euro, in Germania i 44,5 mila euro. Il risultato è che i salari medi italiani segnano così una differenza di 10,7 mila euro in meno rispetto ai francesi e di -15 mila rispetto ai tedeschi. Un andamento negativo su cui influisce anche l’alta percentuale di lavoratori poveri: sono 5,2 milioni i dipendenti (il 26,7%) che nella dichiarazione dei redditi del 2021 denunciano meno di 10 mila euro annui, rileva ancora la Fondazione Di Vittorio. Una “piaga”, dice la Cgil, che va sconfitta combattendo il lavoro precario e rafforzando la contrattazione. Di qui, la posizione sul salario minimo da definire – rimarca – attraverso il Trattamento economico complessivo (Tec) dei Ccnl firmati dalle organizzazioni maggiormente rappresentative (come sostenuto anche da Cisl e Uil). Il riferimento al centro della proposta di Orlando, su cui dovrà andare avanti il confronto. Il presidente di Confindustria, Carlo Bonomi, ripete che i contratti dell’associazione “sono tutti superiori” ai 9 euro l’ora previsti dalla proposta di legge sul salario minimo. “Se il governo lo vuole fare, non depotenzi la contrattazione  nazionale”. Il presidente dell’Inps, Pasquale Tridico, torna invece a sottolineare come l’introduzione sarebbe “uno shock positivo” soprattutto per quei settori che soffrono di più la carenza di manodopera, come il turismo e la ristorazione.

  • Accorpamento delle banche: più vantaggi o disagi?

    Ormai da molti anni, da più parti, si sostiene che l’accorpamento delle banche è un vantaggio per i cittadini e per la collettività, nel contesto della grande competizione mondiale.

    A onor del vero i disservizi del sistema bancario, specie delle grandi banche, sono diventati sempre più evidenti con un danno che si evince chiaramente dai numeri degli sportelli chiusi, dagli orari ridotti, dall’invito al cliente a fare tutto da solo.

    Anche nella continua chiusura di agenzie e sportelli si vede la differenze tra l’Italia del nord e l’Italia del sud, infatti nel sud vi è una media di soli 23 sportelli ogni 100.000 abitanti

    In un anno, in Italia, sono stati chiusi 1.831 sportelli e 4.902 comuni non hanno neppure uno sportello bancario, l’evidente danno per la clientela è pari al danno che hanno subito quei lavoratori che si sono visti di fatto estromettere dal sistema, infatti ogni accorpamento di sigle bancarie comporta esuberi e licenziamenti di dipendenti.

    Fortunatamente vi sono ancora banche locali solide che offrono al territorio quella copertura e quei servizi che le grandi compagnie hanno da tempo abbandonato.

  • Il Bitcoin diventa valuta legale nella Repubblica Centrafricana

    La Repubblica Centrafricana adotta il Bitcoin come valuta legale divenendo così il secondo Paese al mondo, dopo El Salvador, a fare ricorso a tale misura. Lo Stato africano, uno dei più poveri del mondo sebbene sia ricco di diamanti, oro e uranio, è devastato da un conflitto ultra decennale ed è uno stretto alleato della Russia, con mercenari del gruppo Wagner che fiancheggiano le forze ribelli locali.

    L’uso legale del Bitcoin è stato votato all’unanimità, come dichiarato dalla Presidenza della Repubblica secondo la quale tale mossa pone lo Stato “sulla mappa dei paesi più audaci e visionari del mondo”.

    Quando El Salvador ha adottato per primo il Bitcoin come valuta legale, nel settembre 2021, è stato fortemente criticato da mole realtà del mondo economico, compreso il Fondo Monetario Internazionale.

    Nel 2019, solo il 4% degli abitanti della Repubblica aveva accesso a Internet, secondo il sito Web WorldData. Ed la Rete è necessaria per utilizzare qualsiasi criptovaluta, incluso il Bitcoin.

    Il Paese attualmente utilizza il franco CFA (Franco delle Colonie francesi d’Africa), sostenuto dalla Francia insieme alla maggior parte delle altre ex colonie francesi in Africa. Tanti vedono nella legalizzazione del Bitcoin un tentativo per minare il CFA, all’interno di una vera e propria gara tra chi, Francia e Russia, possa mettere le mani su di un paese assai ricco di risorse. “Il contesto, data la corruzione sistemica e un partner russo che deve affrontare sanzioni internazionali, incoraggia i sospetti”, ha detto all’agenzia di stampa AFP l’analista francese Thierry Vircoulon.

    La Repubblica Centrafricana ha sofferto per i numerosi conflitti che si sono susseguiti, ed ancora in corso, sin dalla sua indipendenza nel 1960.

    Nel 2013, ribelli principalmente musulmani hanno preso il controllo del Paese in gran parte cristiano. Furono formate milizie di autodifesa per contrattaccare, causando numerosi massacri. Dopo l’elezione del presidente Faustin-Arcangelo Touadéra nel 2016, il Paese ha iniziato a spostare la sua alleanza strategica dalla Francia alla Russia.

  • Nel napoletano sottratti allo Stato 6.557 milioni di euro da finti destinatari del reddito di cittadinanza

    Dopo cinque mesi dalla prima inchiesta, i Carabinieri di Napoli hanno scoperto nuove truffe ai danni dello Stato ad opera di finti percettori del reddito di cittadinanza. Nel solo capoluogo ben 1.204 persone (651 posizioni irregolari, 553 denunciati per truffa ai danni dello Stato) per un totale, nell’intera provincia, che ammonta a 6.557.931,86 di euro, il tutto venuto a galla dopo un controllo che ha visto coinvolti 1.167 nuclei familiari e 2.300 persone che hanno ‘operato’ in appena cinque mesi.

    La provincia nord orientale del capoluogo vede in Marano il centro che copre più di un terzo degli oltre 6 milioni di euro di totali. I carabinieri hanno riscontrato che ben 2.789.602,62 di euro sono finiti nelle tasche di persone residenti in quell’area che non avevano alcun diritto al beneficio del reddito di cittadinanza: 125 il numero delle persone denunciate, di queste 101 hanno pregiudizi penali.
    Un cospicuo numero di residenti delle municipalità 1 e 2 di Napoli (quartieri San Ferdinando, Chiaia, Posillipo, Montecalvario, San Giuseppe, Avvocata, Mercato, Pendino e Porto) hanno usufruito di 916.520,43 euro, 160 le persone segnalate per la revoca del beneficio.
    Nell’area sud del capoluogo l’ammanco ammonta a 287.927,99 euro, maglia nera per l’area stabiese nella quale sono stati rilevati crediti nei confronti dello Stato per 95.175,02 euro.

    I carabinieri della compagnia Napoli Centro hanno inoltre denunciato per truffa aggravata 129 cittadini di nazionalità romena, residenti in diverse municipalità del comune di Napoli. Secondo la normativa per l’erogazione del reddito, uno straniero può percepire il beneficio solo dopo aver risieduto in Italia per 10 anni, due dei quali continuativi. I militari, in seguito ad una segnalazione dell’Inps, hanno appurato che i 129 non fossero residenti in Italia da 10 anni come invece falsamente dichiarato. Grazie a questo stratagemma avevano percepito indebitamente circa 700mila euro.
    Situazione simile a Qualiano dove i carabinieri della locale stazione hanno denunciato a piede libero 45 cittadini stranieri: un danno per le tasche dei contribuenti pari a 360mila euro. Durante le attività i militari hanno setacciato uffici ed enti pubblici senza dimenticare i centri di assistenza fiscale presenti in zona. Gli indagati risponderanno del reato di truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche e sono ancora in corso ulteriori indagini per individuare altri lati oscuri della vicenda.

  • Bruxelles taglia le stime del Pil europeo per il 2022, ma confida in un rallentamento breve

    I “venti contrari” alla ripresa hanno soffiato più forte di quanto previsto e Bruxelles, nelle previsioni economiche d’inverno, rivede le stime del Pil di quest’anno dell’eurozona, dell’Ue e di 17 Paesi membri, Italia inclusa. Se nel novembre scorso la Commissione Ue stimava per Roma un Pil al 4,3% nel 2022, secondo Palazzo Berlaymont ora il livello di crescita è destinato a fermarsi al 4,1%. Confermato al 2,3% il Pil italiano per il 2023, sotto il livello dell’eurozona, al 2,7%. L’esecutivo europeo, infatti, resta ottimista. “Il rallentamento della ripresa è più acuto del previsto” e trainato dall’impennata del Covid, dall’inflazione e dalla strozzatura delle forniture ma “i venti contrari dovrebbero progressivamente diminuire, prevediamo che la crescita riprenda velocità già questa primavera”, ha sottolineato il commissario Ue agli Affari Economici Paolo Gentiloni.

    Rispetto alle previsioni d’autunno, è tuttavia soprattutto la cautela ad avanzare nel rapporto invernale dell’Ue. “Incertezza e rischi restano elevati, notevolmente aggravati dalle tensioni geopolitiche in Est Europa”, si legge nelle stime, nelle quali emerge innanzitutto un fattore: l’Ue, tre mesi fa, non si attendeva un quadro inflazionistico così negativo. In autunno prevedeva un’inflazione al 2,2% per il 2022, nelle attuali stime il dato sale drasticamente al 3,5% per scendere, altrettanto nettamente, all’1,7% nel 2023. Per l’Italia l’inflazione, dopo l’1,9% del 2021 è attesa sopra il livello dell’eurozona, al 3,8%, nel 2022, per andare poi a scendere all’1,6% nel 2023.

    Un’impennata su cui pesano due fattori, innanzitutto: il caro energia e le prolungate strozzature nelle forniture. Ed è qui, più che nell’ondata di Omicron, che in questo inizio anno si concentra la zona d’ombra dell’Europa post-pandemica. “L’inflazione ha alzato la testa, ci si attende che i prezzi dell’energia restino alti per un lungo periodo e questo creerà problemi su alcune categorie di beni e servizi”, ha spiegato Gentiloni, ricordando che, ad aumentare l’incertezza, c’è comunque anche l’andamento del Covid. Solo dall’ultimo trimestre dell’anno – ha aggiunto l’ex premier – l’inflazione potrebbe cominciare a diminuire. Le curve di inflazione e crescita accomunano Eurolandia e Ue. A livello di Unione, infatti, l’inflazione nel 2022 toccherà addirittura il 3,9% mentre il Pil si fermerà al 4%, lo 0,3% in meno rispetto alle stime di novembre.

    E l’Italia? “In un contesto non facile le previsioni per Roma sono rassicuranti”, ha sottolineato Gentiloni rimarcando come, proprio in queste settimane, il Paese stia tornando ai livelli pre-pandemici. Livelli nei quali, nonostante la perdita di slancio, tutti i Paesi membri rientreranno entro il 2022. Un ruolo dirimente è ricoperto dal Next Generation Ue, a cominciare dall’Italia. “Le previsioni di crescita positive sono collegate alla buona attuazione del Pnrr sul quale il governo è pienamente impegnato”, ha spiegato Gentiloni soffermandosi, tra l’altro, sul dossier Balneari, altamente divisivo per la maggioranza e sul quale il pressing dell’Ue è costante. “Le concessioni vanno riassegnate attraverso meccanismi di gare, non si può ignorare che stiamo in un regime di competizione”, ha osservato.

    Ma per Roma, nei prossimi mesi, sarà cruciale anche la revisione del Patto di stabilità. A marzo la Commissione elaborerà le linee guida transitorie in vista delle leggi di bilancio dell’autunno. E l’ipotesi circolata nelle ultime ore è che Bruxelles punti al congelamento delle regole del debito per il 2023, soluzione che sarebbe provvidenziale per Paesi ad elevato debito come Francia o, appunto, Italia. Ma i ‘falchi’ non hanno abbassato la loro trincea e la Germania del post-Merkel ha finora mandato segnali tutt’altro che rassicuranti. Non si può tornare a ricette del passato, serve “tenere sotto controllo il debito senza uccidere la crescita, e le soluzioni ci sono.”, ha ribadito ai cronisti Gentiloni. Il problema sarà trovare quell’ampio consenso sul quale Bruxelles punta per rivedere la governance economica senza l’emergere di “vecchie divisioni”.

  • Bruxelles prolunga la liquidazione ordinata delle piccole banche italiane

    La Commissione Ue ha approvato il prolungamento del regime italiano per la liquidazione ordinata delle piccole banche fino al 20 novembre. Lo ha indicato Bruxelles in una nota. Si tratta degli istituti diversi dalle cooperative con asset totali inferiori a 5 miliardi. Lo schema era stato approvato a novembre 2020 per un anno. Bruxelles indica che non è mai stato usato e che facilita il lavoro quando le autorità nazionali competenti giudicano in dissesto una banca ammissibile al regime, hanno concluso che la risoluzione della banca non è nell’interesse pubblico e, di conseguenza, pongono la banca in liquidazione coatta amministrativa. Il regime consente allo Stato italiano di sostenere la vendita di attività e passività di una banca fallita ad un’altra banca.

    Secondo il regime prolungato, l’acquirente sarà selezionato sulla base di una procedura di gara competitiva e dovrebbe integrare in modo fattibile le attività acquisite entro un anno. Gli azionisti e i creditori subordinati delle banche fallite dovranno contribuire a coprire le perdite, contribuendo così a ridurre al minimo la necessità di aiuti. La Commissione ha riscontrato che la misura italiana ‘è in linea con le condizioni stabilite nella comunicazione bancaria del 2013 per i regimi di liquidazione ordinata delle piccole banche, ad eccezione della soglia di bilancio di 3 miliardi di euro’. In questo senso, lo schema italiano continuerà ad essere disponibile per le piccole banche (diverse dalle cooperative) con un totale attivo inferiore a 5 miliardi di euro. A tale riguardo, date le circostanze eccezionali in corso legate all’epidemia di coronavirus e le salvaguardie contro indebite distorsioni della concorrenza che l’Italia ha incluso nel regime, la Commissione continuerà ad accettare la soglia più elevata di 5 miliardi. Tale soglia è temporaneamente applicata anche in schemi simili con tutele simili a quelle attuate dall’Italia (il regime polacco di risoluzione per le banche cooperative e le piccole banche commerciali).

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