International

Clamoroso abuso miliardario in corso

Quando gli abusi vengono accolti con la sottomissione,
il potere usurpatore non tarda a convertirli in legge.

Guillaume-Chrétien de Lamoignon de Malesherbes

Quando è stato fondato, nel 626 a. C., dai colonizzatori provenienti dall’antica Grecia, soprattutto dai corinzi, il centro abitato è stato chiamato Epidamno. Ma, da dati storici dell’epoca, risulta che aveva anche un altro nome: Dyrrhachion, con il quale si identificava soprattutto la parte del golfo marino, che diventò poi anche porto. In seguito gli illiri, popolazioni balcaniche, conquistarono Epidamno nel 312 a.C., ma per la sua importanza strategica quella città-porto attirò l’attenzione dei romani. Tra gli illiri e i romani si svolsero quelle che dagli storici vengono chiamate le quattro guerre illiriche (230-229 a.C., 220-219 a.C., 168 a.C. e 35-33 a.C.; n.d.a.). I romani presero così possesso di tutta la regione circostante Epidamno.  Loro, forse per superstizione però, non usarono più il nome di Epidamno per la città-porto, avendo quella parte, damno – damnum (dal dizionario: danno, ma anche perdita e castigo), non di buon auspicio. I romani usarono perciò il secondo nome, Dyrrhachion, nome che i corinzi ed altri colonizzatori dell’antica Grecia diedero al porto, latinizzandolo però in Dyrrhachium. La città è stata spesso citata dagli storici. Nel 49 a.C., a poche decine di chilometri da Dyrrhachium, si scontrarono gli eserciti di Giulio Cesare e di Pompeo. Mente durante il periodo di Augusto, il primo imperatore romano, a Dyrrhachium si stabilirono i veterani della battaglia di Azio, proclamandola civitas libera (per indicare una comunità di abitanti liberi, romani e non, senza distinzioni di classe e di origini; n.d.a.). Attirando sempre l’attenzione degli imperatori romani, durante il periodo dell’imperatore Traiano, a Dyrrhachium è stato costruito un grande anfiteatro romano, parte del quale tuttora esistente, con circa 20.000 posti, che era l’anfiteatro più capiente dei Balcani. Da Dyrrhachium partiva anche la ben nota Via Egnatia che arrivava fino alle rive del Bosforo, essendo la continuazione oltre l’Adriatico dell’altrettanto nota ed importante Via Appia. Dopo la caduta, nel 476, dell’Impero romano d’Occidente, la città di Dyrrhachium, diventata parte dell’Impero bizantino, è stata spesso attaccata ed assediata dagli eserciti ostrogoti e bulgari. Per un certo periodo, dopo la quarta crociata (1202-1204; n.d.a.) la Repubblica di Venezia prese possesso della città-porto, ma non durò a lungo. In seguito Dyrrhachium entrò sotto il controllo degli angioini. Per un breve periodo venne occupata dai serbi. Poi, in seguito, la città passò di nuovo sotto il controllo degli angioini e, successivamente, dei dignitari locali.  Era verso la fine del XIV secolo, quando la Repubblica di Venezia prese di nuovo possesso della città. In seguito, dopo la caduta dell’Impero romano d’Oriente nel 1453, con la conquista di Costantinopoli dagli ottomani, anche Dyrrhachium è stata attaccata. La guarnigione veneziana però respinse e resistette agli attacchi degli ottomani nella seconda metà del XV secolo. Ma poi, nel 1501, la città-porto è stata finalmente occupata dagli ottomani che gli cambiarono anche il nome, chiamandola Diraç. Un’occupazione quella che durò fino al 1912. Nel frattempo però la città, partendo dal medioevo, era nota ed identificata dai veneziani e da altri anche come Durazzo. Subito dopo l’allontanamento degli ottomani, Durazzo diventò una delle più importanti città ed il più grande porto dell’appena costituito Stato di Albania (l’indipendenza dall’Impero ottomano è stata proclamata il 28 novembre 1912; n.d.a.). Durazzo però, vista la sua favorevole e strategica posizione geografica, come durante l’antichità ed il medioevo, ha continuato e continua ad essere uno dei porti più importanti dell’Adriatico orientale.

Il porto di Durazzo, dal 1928, è stato definitivamente costruito e strutturato proprio dove si trova attualmente. Da più di novanta anni ormai in quel porto sono stati investiti ingenti somme di denaro. Investimenti che hanno, di anno in anno, migliorato ed aggiornato le capacità funzionali del porto. Ragion per cui, soprattutto negli ultimi anni, il porto di Durazzo ha attirato e continua ad attirare l’attenzione degli investitori internazionali. Alcuni dei quali sono già attivi ed operanti. Alcuni altri però, e purtroppo, in diretto contatto con il primo ministro albanese e/o con chi per lui, risulterebbero essere dei rappresentanti di miliardari interessi occulti internazionali. Si tratta di una combriccola di persone senza scrupoli, primo ministro albanese ed un ricco imprenditore degli Emirati Arabi Uniti in testa. Loro e/o chi li rappresenta, con degli “abili trucchi societari”, stanno cercando di camuffare le vere, preoccupanti e pericolosi intenzioni degli “investimenti miliardari del futuro” proprio nel porto di Durazzo. Tutto è stato e si sta documentando, dati e fatti accaduti anche negli ultimi mesi mesi alla mano. E tutto ormai testimonia e porta a pensare ad un clamoroso abuso miliardario in corso. Ignorando così non solo la storia millenaria di Durazzo, ma anche gli strategici interessi nazionali. Ignorando volutamente anche gli interessi dei cittadini, i quali sono i veri e i diretti azionisti della res pubblica, perciò anche del porto di Durazzo.

L’autore di queste righe ha informato il nostro lettore di questo scandalo nel gennaio 2021, appena reso pubblico. Ha informato, riferendosi a fatti documentati, di una lussuosa cena in un noto ed esclusivo ristorante a Dubai. Erano i primissimi giorni del 2021 quando “…un folto gruppo di persone molto altolocate e vicine al primo ministro albanese è stato filmato durante una lussuosa cena in uno dei più noti ristoranti della città”. Aggiungendo e specificando anche che “…Parte del gruppo erano alcuni ministri vicini al primo ministro, degli alti funzionari pubblici ed il suo fedele consigliere speciale, nonché uno dei più noti imprenditori albanesi, dei giornalisti ed altri.”. Il nostro lettore è stato informato però anche di un “piccolo particolare”. E cioé che in quella cena tutti erano degli alti rappresentanti politici ed istituzionali albanesi e nessun arabo, nessuno! Una cena che, come ha cercato di giustificarsi la propaganda governativa, era stata offerta molto “generosamente” da un noto sceicco ed investitore arabo “…alla fine di un grande ed importante accordo che lui [lo sceicco] aveva firmato con l’Albania!”. Il nostro lettore è stato informato anche che, visti i filmati resi pubblici, in quella cena “…non si vedeva ombra, né dello sceicco e neanche di altri suoi collaboratori.” (Sic!). Lo sceicco, che aveva lasciato i suoi “illustri ospiti” a godere da soli quella “peccaminosa e lussuriosa cena”, aveva tante buone e valide ragioni per festeggiare, chissà dove e come, dopo quell’accordo. Ragion per cui la “fastosa generosità” del noto sceicco ed investitore era più che giustificata. Il nostro lettore è stato informato anche dei motivi di quella sua soddisfazione perché “…con alcuni accordi lui [lo sceico] era riuscito ad avere, a lungo tempo, in “concessione” il porto di Durazzo, che è il più grande porto dell’Albania ed un ingresso strategico ed importante verso i Balcani. Ma oltre all’accordo sul porto di Durazzo, lo sceicco arabo ha avuto in “concessione” anche altre aree importanti sulla costa ionica ed all’interno dell’Albania”! Ma l’autore di queste righe era convinto che, come dicevano allora le cattive lingue, “…anche il primo ministro albanese ha avuto quanto ha voluto in cambio. Ma, ovviamente, non quello che ha detto dopo la sua visita, il 26 novembre scorso, negli Emirati Arabi Uniti! Lui sa anche il perché!” (Peccati madornali e abusi peccaminosi; 25 gennaio 2021).

In Albania gli scandali, nolens, volens, si susseguono. Ragion per cui anche lo scandalo della “peccaminosa e lussuriosa cena” a Dubai è stato in qualche modo dimenticato. Ma simili e clamorosi miliardari scandali non possono rimanere a lungo “in sordina”. Durante l’estate scorsa altri fatti sono venuti a galla. Fatti che riguardavano anche il coinvolgimento nello scandalo di alcuni stretti familiari di colui che, dal 2013, ha usurpato la direzione del partito democratico albanese, il più grande partito dell’opposizione. Il nostro lettore è stato informato durante questi ultimi mesi di tutti gli sviluppi che hanno a che fare con il partito democratico e del continuo e diretto supporto che il primo ministro e/o chi per lui, sta dando all’usurpatore della direzione del partito. Ebbene, la “generosità” del primo ministro per la sua “stampella” sembrerebbe, sempre dati e fatti accaduti e che stanno accadendo alla mano, che non sia mancata neanche nel caso del sopracitato “progetto miliardario” del porto di Durazzo. Ragion per cui questo scandalo sta giustamente attirando di nuovo, in queste ultime settimane, tutta l’attenzione pubblica e mediatica. Quel sopracitato accordo tra il primo ministro albanese e lo sceicco miliardario degli Emirati Arabi Uniti, stabilito a Dubai il 26 novembre 2020, è stato “consolidato” in seguito da una legge approvata dal parlamento albanese in grande fretta, soltanto dopo una settimana, il 3 dicembre 2020. E pensare che anche per una ben più semplice questione, che diventa obiettivo di una legge, ma anche di una delibera del Consiglio dei ministri, le procedure obbligatorie per legge chiedono, per lo meno e nel migliore dei casi, alcune settimane, normalmente alcuni mesi. Invece per sancire l’accordo di Dubai per il porto di Durazzo, è bastata una sola settimana (Sic!). In più, siccome l’Albania ha firmato l’Accordo di Stabilizzazione e Associazione con l’Unione europea nel giugno 2006 e siccome l’Albania è un Paese candidato all’adesione nell’Unione europea, allora chi la rappresenta ufficialmente, tutte le istituzioni, nessuna esclusa, compreso anche il Parlamento, sono obbligati a rispettare quanto prevede l’Accordo di Stabilizzazione e Associazione. Ma così non è stato, perché l’accordo per il porto di Durazzo prevede e sancisce un’illecita cessione dei territori dell’Albania ad una impresa degli Emirati Arabi Uniti, in piena, palese e consapevole violazione da parte dell’Albania dell’Accordo di Stabilizzazione e Associazione con l’Unione europea. In più e allo stesso tempo, l’accordo per il porto di Durazzo, ha violato anche quanto prevede e sancisce la Convenzione di Aarhus del 25 giugno 1998 ed entrata in vigore il 30 ottobre 2001, che l’Albania l’ha già ratificato proprio nel 2001. Quella Convenzione prevede e sancisse la possibilità dell’accesso dei cittadini a tutte le informazioni che li riguardano. In più prevede e sancisce anche la partecipazione del pubblico ai processi decisionali e l’accesso alla giustizia in materia ambientale. Ebbene, nel caso del progetto miliardario del porto di Durazzo, i cittadini interessati e direttamente coinvolti da quel progetto, nonché i diversi gruppi di interesse, non sono stati mai informati e/o ascoltati dalle istituzioni responsabili.

Nel frattempo però nuovi fatti si stanno evidenziando. Fatti che riguardano “abili trucchi societari”, grazie ai quali sono stati attuati dei “passaggi” di azioni e di proprietà da una società inizialmente indicata nell’accordo del 26 novembre 2020 e consolidato con la legge 145/2020, approvata dal Parlamento albanese in fretta e furia il 3 dicembre 2020, ad un altra società, registrata in un ben noto paradiso fiscale. Società nella quale, come risulta dai documenti ufficiali, sembrerebbe siano direttamente coinvolti anche familiari molto stretti dell’usurpatore del partito democratico. Una bella combriccola di persone senza scrupoli, quella che sta assumendo l’attuazione del “progetto del porto di Durazzo”, che infatti è un’impresa miliardaria fortemente voluta e portata avanti dal primo ministro albanese. Tutto ciò e chissà cosa sarà diventata pubblica nel prossimo futuro, lascia pensare ad uno scandalo clamoroso e ad un clamoroso abuso miliardario tuttora in corso.

Chi scrive queste righe avrebbe tanti altri argomenti da trattare e condividere con il nostro lettore ma lo spazio non glielo permette. E veramente sono tanti e diversi gli argomenti che riguardano lo scandalo del porto di Durazzo. Ma egli promette al nostro lettore che lo farà in seguito. Per il momento a lui non rimane altro che condividere quanto scriveva Malesherbes, il noto politico e giurista francese del XVIII secolo. E cioè che quando gli abusi vengono accolti con la sottomissione, il potere usurpatore non tarda a convertirli in legge. Agli albanesi la scelta!

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