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Fallimento (vergognoso) di una visita a Berlino

Non ho mai conosciuto un uomo che, vedendo i propri errori,
ne sapesse dar colpa a se stesso.

Confucio

Il 25 aprile scorso il primo ministro albanese era a Berlino. Una visita ufficiale, per tentare di trovare ed avere l’appoggio della cancelliera e delle istituzioni tedesche per l’apertura dei negoziati per l’Albania come Paese candidato all’adesione nell’Unione europea. Decisione quella, che spetta al Consiglio europeo e che verrà presa a fine giugno prossimo. Ma viste le non poche dichiarazioni e prese di posizione da parte di alcuni rilevanti esponenti politici, sia di singoli Paesi che di quelli vicini alla cancelliera Merkel, le aspettative non sono per niente rassicuranti per il primo ministro albanese, il quale è consapevole che una mancata decisione positiva del Consiglio europeo gli potrebbe costare molto caro, politicamente parlando. Ragion per cui, da arrogante e volgarmente offensivo qual’è in patria, a Berlino ha sfoggiato l’altra faccia della sua personalità. E cioè quella del vigliacco leccapiedi di fronte ai potenti e quelli che non controlla, ma che gli servono. In questa sua seconda veste, durante un’intervista prima dell’incontro con la Merkel, ha detto “…È normale che quando un capo di un governo balcanico viaggia verso Berlino si senta come un pellegrino che incontrerà il Papa”. Un “pellegrino” sulla cui coscienza però peserebbero tante, ma tante malefatte e peccati, difficilmente assolvibili dal “Papa” Merkel.

Per la cronaca, il 17 aprile scorso, a Strasburgo, la Commissione europea raccomandava al Consiglio europeo l’apertura dei negoziati con l’Albania, come Pease candidato all’adesione nell’Unone europea. Lo stesso giorno, durante la plenaria del Parlamento europeo, il Presidente francese Macron, ha fatto capire che non è tempo adesso per l’allargamento dell’Unione. Dichiarazione che ha messo in imbarazzo il primo ministro albanese (Patto Sociale della scorsa settimana). Perciò ha tentato di avere almeno “una buona parola” dalla tedesca Merkel, per poi sperare in un voto positivo per l’Albania, sia del Bundestag (Parlamento federativo) che del Bundesrat (Consiglio federativo). Purtroppo il soggiorno berlinese è stato tutt’altro che rassicurante per il primo ministro albanese.

Il 25 aprile scorso, durante una congiunta conferenza stampa con il primo ministro, la cancelliera tedesca ha messo subito in chiaro che “ci sono un numero di precondizioni per aprire i negoziati”. Ricordando però che nel frattempo si devono adempire anche “alcune condizioni per l’inizio dei negoziati dell’adesione”. Si tratta proprio di quelle ben note “cinque condizioni” poste dal 2013 all’Albania dalle istituzioni dell’Unione europea. Ma la cancelliera ha parlato, per la prima volta, anche di “un numero di precondizioni”. Voci di corridoio dicono che si tratterebbe di richieste concrete e inderogabili, indirizzate al primo ministro albanese nell’ambito della lotta contro la criminalità organizzata e la corruzione. Ma questa volta si chiedono prove concrete e non soltanto belle parole. Sarà un miracolo se tutto ciò si avverasse nell’arco di due mesi, quando il Consiglio europeo dovrà decidere. E il primo ministro lo sa benissimo. Ragion per cui, durante la stessa conferenza stampa, ha cercato di ingannare, dichiarando senza battere ciglio “Noi abbiamo fatto dei progressi incredibili” (Sic!). Chi sa di quale realtà virtuale si tratta? Di certo non dell’Albania. Per poi proseguire con le sue ormai solite allusioni e “minacce geopolitiche”, riferendosi alla Russia, alla Turchia e al radicalismo islamico. Facendo così leva su quando dichiarava il presidente della Commissione europea da Strasburgo il 17 aprile scorso (Patto Sociale n.307). “Minacce” espresse esplicitamente soprattutto durante un’intervista, poche ore prima dell’incontro con la Merkel, rilasciata dal primo ministro all’agenzia Reuters. Secondo lui, negando “all’Albania un giorno l’adesione nell’Unione europea, si potrebbe alimentare il radicalismo islamico in questo Stato balcanico, mettendo in pericolo la stabilità regionale. Non lasciate [spazi] vuoti che potrebbero essere riempiti da altri Stati!”. Parla, come suo solito, di minacce e non di meriti, non di criteri adempiti e non di riforme realmente attuate con verificabili risultati. Chi conosce la vissuta realtà albanese capisce bene anche il perché.

Dopo la sopracitata dichiarazione della raccomandazione positiva della Commissione per il Consiglio europeo sull’apertura dei negoziati con l’Albania, la ben nota Deutsche Welle tedesca ha intervistato il presidente della Commissione per gli Affari dell’Unione Europea del Bundestag tedesco. Lui, Gunther Krichbaum, noto per essere una persona vicina alla Merkel, ha dichiarato tra l’altro che “l’Albania ha ancora molto da fare nella lotta contro la corruzione e la criminalità organizzata”. Subito dopo quest’intervista, alcuni media controllati dal primo ministro albanese hanno iniziato una campagna diffamatoria, contro il deputato tedesco. Una campagna risultata subito come totalmente infondata, basata su calunnie e notizie false. Come nel novembre 2016, così anche nell’aprile 2018. E guarda caso, lo stesso accusato e gli stessi accusatori (Patto Sociale n. 245). Le reazioni istituzionali e politiche in Germania sono state immediate, con delle conseguenze pesanti per il presunto autore e regista della campagna stessa, il primo ministro albanese. La prima riguardava il rifiuto, da alcuni deputati del Bundestag, dell’invito per la cena ufficiale, all’onore del primo ministro, offerta dall’ambasciatore dell’Albania a Berlino la sera del 24 aprile scorso. Fatto grave e messaggio chiaro e premonitorio.

Nella mattinata del 25 aprile il primo ministro albanese aveva un’udienza nella Commissione per gli Affari dell’Unione Europea del Bundestag. Udienza durante la quale alcuni deputati, di varie appartenenze politiche e ben informati, hanno argomentato perché il primo ministro non stava dicendo la verità, dandogli del bugiardo. Dopo l’udienza, il presidente della sopracitata Commissione ha dichiarato di aver detto “anche molto personalmente (al primo ministro albanese; n.d.a.) che l’apertura dei negoziati è prematura. Gli sforzi ad oggi per le riforme non bastano”.

Nel frattempo è stata cancellata la visita a maggio, in Albania, di una delegazione del Bundestag. Si tratterebbe di una visita informativa, per raccogliere dati, nell’ambito del processo dell’adesione dell’Albania nell’Unione europea. Un altro fatto grave e un altrettanto messaggio chiaro e premonitorio. Purtroppo potrebbe non essere l’ultimo fino a fine giugno, quando il Consiglio europeo deciderà sull’apertura dei negoziati con l’Albania. Periodo in cui il primo ministro cercherà, in attesa di un probabile terzo rifiuto da parte del Consiglio europeo, di passare la colpa a “certi deputati tedeschi” e/o a chi sa qual’altro. Una nuova strategia propagandistica per passarla liscia anche questa volta.

Chi scrive queste righe pensa che il primo ministro, invece di arrampicarsi sugli specchi, ha l’obbligo istituzionale, almeno una volta, di assumere le proprie responsabilità. E riconoscendo i propri errori, magari ne sapesse finalmente, traendo consiglio da Confucio, dar colpa anche a se stesso.

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