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Jair Bolsonaro, d’origine italiana, è il nuovo presidente della repubblica federativa del Brasile

La democrazia brasiliana sarà presieduta da un fascista, scrive il giornalista Cappellini sul Fatto Quotidiano. Il nuovo inquilino del Palazzo presidenziale si presenta in superficie come un “outsider” nella politica di Brasilia, commenta Paolo Magri dell’ISPI, anche se Bolsonaro è membro del Congresso dal 1988, un veterano della politica, dunque, scampato agli scandali che negli ultimi anni hanno travolto istituzioni, classe politica e aziende pubbliche, fra le quali la colossale Petrobras, che ha portato all’arresto dell’ex presidente Lula da Silva. E’ di fronte a un Brasile disilluso e arrabbiato – spiega l’analista Guanella in un podcast radiofonico ISPI – che il nuovo presidente di estrema destra riesce a presentarsi come un leader anti-establishment e un uomo nuovo, sul modello di Donald Trump.

Ex capitano dell’esercito, paracadutista, diplomato dell’accademia militare, nato nel 1955, Bolsonaro ha appena concluso il suo settimo mandato parlamentare eletto nello Stato di Rio de Janeiro. Nei suoi 30 anni di carriera politica ha cambiato partito per ben otto volte, per approdare al nazional-conservatore Partido Social Liberal (PSL) del quale, nel 2014, fu il deputato più votato del paese. Personaggio pittoresco, era noto per le sue dichiarazioni contro le donne, gli omosessuali, le persone di colore, le minoranze e il suo sostegno alle politiche del pugno duro contro i criminali e per la liberalizzazione del porto d’armi. Ciò nonostante, queste posizioni radicali gli sono valse il consenso della maggioranza dell’elettorato. Ora promette di riportare “ordine e progresso” in un paese sconvolto da violenze, corruzione e da una difficile ripresa economica. Il suo successo – affermano molti osservatori – è dovuto principalmente ad una strategia di comunicazione diversa dalla vecchia propaganda televisiva su cui hanno fatto affidamento gli altri candidati. E’ stata una comunicazione diretta e capillare, che semplificava in modo estremo le problematiche più complesse. Gli elettori capivano immediatamente quel che diceva attraverso decine di migliaia di messaggi diretti su WhatsApp (120 milioni di utenti in Brasile), inondando letteralmente la rete di propaganda. I suoi atteggiamenti estremisti si sono accentuati dopo l’attacco di cui è stato vittima il 6 settembre scorso, durante un comizio elettorale nello stato di Minas Gerais. L’episodio ha positivamente contribuito alla sua campagna elettorale, evitandogli molti confronti diretti con gli altri candidati. La sua comunicazione è stata indirizzata alla “destra nostalgica”, a quella “evangelica” e inoltre a quella “liberale”, che da tempo combatte contro l’anemia economica di questo gigantesco Paese. E’ riuscito comunque a presentarsi come un’alternativa radicale e “ordinatrice” al caos e all’incertezza, nel momento per lui più propizio: Lula, il principale rivale, in carcere, tasso di criminalità altissimo: più di 63.000 omicidi (175 al giorno) nel 2017, e un elettorato profondamente deluso dalla classe politica: soltanto il 13% dei brasiliani si è detto soddisfatto della propria democrazia.

L’economia del Brasile è in lenta, molto lenta, ripresa dopo la più grave recessione della sua storia. I fondamentali appaiono buoni (ottava economia al mondo) ma la finanza pubblica è il suo punto debole, con un disavanzo di bilancio molto elevato (vicino al meno 9% del PIL e un debito pubblico che negli ultimi 3 anni è aumentato in maniera preoccupante di circa il 20% in rapporto al PIL, arrivando a superare l’80% del PIL medesimo. Il nuovo presidente vorrebbe portare il bilancio in pareggio e dovrebbe fare cospicui tagli alla spesa pubblica, soprattutto nel caso in cui volesse mantenere la promessa elettorale di abbassare le tasse (dati di Antonella Mori dell’ISPI). Obiettivi difficili da raggiungere, come si osserva anche in Italia con partiti al governo che non riescono a mantenere le promesse elettorali perché configgenti tra loro, come succede con la riduzione delle spese e l’abbassamento delle tasse. Una politica di austerità nel breve periodo presenta molti rischi, in un paese in cui la disuguaglianza resta ad un livello fra i più elevati al mondo. Potrà realizzare la ricetta neoliberista del suo consigliere economico e colmare i tagli di spesa con la privatizzazione di ampi settori economici del Brasile oggi in mano, in tutto o in parte, allo Stato? Cosa riuscirà a fare il nuovo presidente? La sua è una destra ideologica – dice Anthony Pereira del King’s College Brazil Institute – diversa da quella pragmatica e padronale che caratterizzava i partiti di destra che partecipavano alle elezioni nel passato. Egli ora mette l’accento su Dio e il Cristianesimo evangelico, il patriarcato e la famiglia tradizionale, la libertà di possedere armi, la proprietà privata e il liberismo economico. “Morte ai banditi”, “più sicurezza per tutti”, “galera ai corrotti”, “armi a tutti i brasiliani per difendersi dai criminali”, “lottare perché il Brasile non faccia la fine del Venezuela” sono le promesse con cui Bolsonaro vuole guarire un Brasile deluso dalla classe politica, sempre più violento e ancora ferito dalla recessione economica. C’è davvero un pericolo autoritario con questa nuova presidenza? Sono in molti a temerlo. Tuttavia, come spiega Loris Zanatta (Università di Bologna) al di là delle proclamazioni ad effetto, è possibile che la carica eversiva di Jair Bolsonaro venga almeno in parte riassorbita sia dai grandi problemi strutturali del paese che il nuovo presidente dovrà affrontare con misure concrete, sia dallo stesso sistema politico e istituzionale brasiliano. Da un lato, la struttura stessa del Congresso Nazionale del Brasile, nel quale Bolsonaro non avrà una maggioranza assoluta, richiede infatti di costruire alleanze ampie e trasversali, e, soprattutto per le grandi riforme, di scendere a compromessi con altre forze politiche. Dall’altro, il sistema giudiziario brasiliano e la Corte Suprema del paese conservano, almeno per il momento, un elevato grado di autonomia.

Fascismo al potere, dunque, come afferma perentoriamente Il Fatto Quotidiano, o lo sforzo di un grande Paese di darsi una maggiore sicurezza e di superare le traversie economiche che recentemente l’hanno molto indebolito?

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