Elezioni

  • Giustizia terrena

    Un cristiano non deve mai augurare la morte di una persona per quanto questi abbia commesso misfatti o sia pericoloso per altre persone, in certi casi per lo stesso genere umano.

    Nessuno, qualunque sia la religione alla quale fa riferimento, se veramente crede nel suo Dio, dovrebbe augurarsi la morte di altri.

    Ci possiamo però augurare, e se è possibile sperare, affinché persone pericolose, assetate a dismisura di potere, indifferenti alle tragedie che le loro azioni e dichiarazioni comportano, persone prive di valori, di empatia, di pietas, siano messe in condizioni di non nuocere ulteriormente.

    Ci possiamo augurare che i dittatori sanguinari od i presidenti folli perdano potere e siano isolati, e, nello specifico, che Trump perda le elezioni di metà mandato dopo aver trascinato mezzo mondo in guerre e disastri economici e che Putin debba finalmente fare i conti con il popolo che opprime, con i tanti morti che la sua sete di potere ha causato.

    Non si deve chiamare Dio a fare giustizia in terra, abbiamo il libero arbitrio e dobbiamo esercitarlo, la giustizia terrena spetta alle donne ed agli uomini di buona volontà che devono fare quanto possono per impedire che il male, l’ingiustizia, la violenza prevalgano.

  • Ci risiamo: Conte prepara autostrade per gli uomini di Putin

    Mentre aumenta la bagarre all’interno del cosiddetto campo largo, in vista delle elezioni, e i leader si affrontano per decidere chi sarà il candidato premier della coalizione di centro sinistra, mentre ci si domanda come ci potrà essere una coalizione con così diverse idee e vedute rispetto a problemi vitali quali il sostegno all’Ucraina, il riassetto militare e politico dell’Europa, lo scontro diventa kafkiano per quanto riguarda le modalità con le quali dovrebbe essere scelto il presidente del consiglio in pectore.

    Primarie in piazza? Conte è favorevole una elezione via internet.

    Sappiamo tutti che dal lontano 2015, anno del confronto elettorale tra Donald Trump e Hilary Clinton per la Casa Bianca con i diversi sospetti di ingerenze da parte dei russi per pilotare il risultato, le vie telematiche non sono più ritenute completamente sicure, inoltre gravi sospetti vi sono oggi per l’utilizzo improprio dell’intelligenza artificiale e le manipolazioni che ne possono derivare.

    Sono passati gli anni e tragicamente, nel 2022, Putin ha invaso l’Ucraina continuando, fino ai giorni nostri, una guerra sempre più crudele e devastante. Contestualmente è cominciata anche una guerra ibrida contro l’Occidente, contro i Paesi dell’Unione europea, colpevoli, secondo Putin, di difendere la sovranità dell’Ucraina e il diritto internazionale.

    Questa guerra ibrida ha portato una serie continua di attacchi hacker a siti sensibili degli Stati dell’Unione, Italia compresa, sia pubblici che privati.

    In una recente intervista al Corriere della Sera il Generale di corpo d’armata Carmine Masiello, capo di stato maggiore dell’Esercito, ha affermato che gli attacchi cibernetici gravi sono cresciuti di quasi il 50% a livello globale e di oltre il 40% in Italia.

    Senza approfondire ulteriormente rimane abbastanza evidente, anche ai più distratti, che affidare la scelta del possibile leader del cosiddetto campo largo ad un’elezione telematica può portare, con ragionevole certezza, ad una manipolazione di quelle stesse elezioni e del loro risultato da parte sia dei russi che di altri hacker, compresi quelli legati al terrorismo

    Se poi, senza accusare nessuno ma parlando solo di dati di fatto, ci ricordiamo quanto Conte, che indica le elezioni via internet, si sia battuto e continui a battersi per non inviare armi e sistemi di difesa all’Ucraina, si comprende bene come sarebbe tutto nell’interesse di Putin fare in modo che fosse proprio Conte a risultare vincitore nella sfida con Elly Schlein.

    In sintesi la mano lunga del Cremlino può ormai arrivare ovunque, sta a tutti noi, che difendiamo libertà e democrazia, impedire sabotaggi alla vita democratica del nostro Paese anche respingendo qualunque tipo di elezione che possa essere suscettibile di manipolazioni.

  • Pensieri

    Da un lato arrivano inquietanti allarmi, dagli addetti ai lavori: se non si interviene subito l’intelligenza artificiale, nel giro di dieci anni, potrebbe distruggere l’umanità, dall’altro la follia naturale intensifica la distruzione dei civili palestinesi, senza riuscire a sconfiggere  Hamas, mentre ormai da anni, e con rinnovata escalation, gli Houthi, non più di centomila soggetti, tengono in scacco le potenze mondiali.
    Dopo quattro anni l’unica concessione avuta da Putin è l’ammissione che l’operazione speciale contro l’Ucraina è una guerra e lo zar, mentre condanna i droni ucraini contro i territori russi come azioni di terrorismo, continua a bombardare, colpire, distruggere, in Ucraina, abitazioni civili, ospedali, supermercati, impianti energetici che danno luce e riscaldamento alla popolazione.

    L’opposizione italiana spara a zero contro il governo e contro la Meloni sostenendo che la riforma elettorale non garantisce, nonostante l’introduzione di alcune preferenze, sufficiente libertà di scelta agli elettori dimenticandosi che, nei molti anni nei quali ha governato e in quelli nei quali è stata minoranza, non ha mai sollevato il problema di ridare ai cittadini il diritto di scegliere i propri rappresentanti.
    C’è un vecchio detto che dice “meglio poco che niente” e questa riforma, che ha tanti lati ancora oscuri, almeno tenta di iniziare un percorso che, noi speriamo, possa un domani portare a leggi elettorali proporzionali e preferenziali perché il bipolarismo, come dimostrano i fatti, non ha dato più libertà e democrazia ma ha allontanato dalle urne la metà degli elettori.

    Se, per la tenuta della democrazia, del diritto, della libertà e della capacità di preservare sentimenti umanamente giusti, le elezioni in Germania preoccupano per la dichiarata simpatia  per Putin dell’ Efd, non ci solleva il morale sapere che anche in Italia, e non solo, complici molti opinionisti e giornalisti sempre a caccia di novità pur di fare audience, nascono e sono pompate formazioni politiche legate con chi vuole indebolire se non distruggere l’Europa per riportarci indietro di decenni le conquiste civili.
    D’altra parte se per vincere le elezioni bisogna promettere soldi, o in contanti o con redditi di cittadinanza, spararle sempre più grosse, per catturare l’attenzione dei tanti che sono e saranno comunque scontenti, ed infilare una sfilza di luoghi comuni o di vere e proprie provocazioni, si capisce bene come il sistema democratico, dagli Stati Uniti a noi, diventi sempre più deteriorato con una classe politica arrogante e molto spesso ignorante ed incapace.

    Una volta si diceva “mal comune mezzo gaudio”, in verità se tutto il mondo, per un motivo o per l’altro, si deve confrontare con governanti confusi, dissennati o senza scrupoli, in gran parte supportati da chi detiene le vere redini del potere e cioè i proprietari della Rete, dell’Intelligenza artificiale, dei satelliti e delle terre rare, di gaudio non ce n’è più per nessuno.

  • Riforma della Politica

    Quanto è avvenuto e sta avendo dimostra, in modo lampante, che a nessuna forza politica interessa avere una legge elettorale che riporti i cittadini a scegliere i loro rappresentanti a Roma ed i partiti a battersi sui programmi, anche attraverso un sistema, proporzionale con le preferenze, che pur mantenendo il diritto o l’obbligo alle coalizioni, prima del voto, garantisca quella trasparenza che da troppi anni rende le elezioni un rito per pochi.

    Da tempo le leggi elettorali nascono per consolidare il potere di chi lo detiene, per poi, spesso, trasformarsi in un boomerang.

    Una legge dovrebbe garantire correttezza democratica e non vi è democrazia con premi di maggioranza eccessivi e cittadini che non possono scegliere, infatti ad ogni elezione si vede come il partito più numeroso sia quello degli astenuti.

    A destra come a sinistra importa avere parlamentari proni al volere delle segreterie, il dibattito è sempre più inesistente come dimostrano i tanti errori, per carenza politica e culturale, sia di tanta parte del governo che delle opposizioni.

    La prima riforma che l’Italia dovrebbe affrontare è la riforma della politica partendo dal ritorno alla democrazia proprio all’interno dei partiti diventati centri magici di potere e di impreparazione sempre tesi a polemiche ed insulti ed incapaci di confronto, sia all’interno che all’esterno.

  • Il gioco sporco sulle preferenze per umiliare gli italiani

    Tutti i partiti, con pochissime eccezioni, hanno turlupinato gli italiani in merito alla restituzione del diritto costituzionale di scegliere liberamente i propri parlamentari.

    Particolarmente elaborata è stata la decisione di FdI che, su indicazione del Premier Meloni, ha avviato un meccanismo di palese manipolazione per convincere gli italiani di avere lottato per i loro diritti, mentre nei fatti li ha ancora una volta umiliati.

    Infatti Meloni dopo settimane di confronto con la Lega e FI, ha raggiunto un accordo con i due vicepremier per presentare un emendamento che bloccava i capilista, e consentiva l’aggiunta di altri tre candidati che potevano finalmente essere scelti dagli elettori. Ma questo accordo era chiaramente farlocco e costituiva piuttosto la prima vergognosa presa in giro degli elettori, che Meloni ha ingiustamente esaltato come la sua volontà di restituire i diritti costituzionali.

    Infatti solo due partiti, FdI e PD, avrebbero in alcuni collegi potuto avere eletti due candidati, mentre tutti gli altri partiti si sarebbero fermati alla elezione dei soli capilista, per cui nel complesso gli eletti con decisione degli elettori sarebbero stati il 15-20% al massimo, e quindi un risultato che non avrebbe restituito il diritto di Rappresentanza.

    Un accordo di Meloni del tutto inutile perché gli italiani non amano essere presi in giro e non hanno bisogno di elemosine, ma del diritto di scelta e della garanzia che tutti i territori del Paese abbiano i propri parlamentari e non sconosciuti amichetti dei capipartito, che a elezioni concluse spariscono definitivamente.

    Non solo, ma qualche scienziato ha perfino abolito nell’emendamento di FdI il principio dell’equilibrio dei due sessi per i capilista, facendo saltare dalla sedia le donne parlamentari, che in buona dose nella maggioranza hanno votato contro l’emendamento, ritenendolo, giustamente, una gravissima violazione del diritto del rispetto di genere.

    Inoltre emergono altri aspetti incomprensibili. Perché Meloni, che sapeva la contrarietà alle preferenze dei suoi alleati, sin dall’inizio non ha pensato di procedere con la legge elettorale al Senato e non alla Camera dei deputati, sapendo che il Senato non prevede il voto a scrutinio segreto? E perché dopo avere raggiunto una intesa con Tajani e Salvini, su un emendamento farlocco che confermava il sostanziale status quo in merito al minimale ottenimento delle preferenze, ci sono stati tanti franchi tiratori? Dopo la bocciatura dell’emendamento, che evidenzia uno scollamento grave della coalizione al potere, come può il Premier continuare ad attribuirsi il merito di avere tentato di restituire ai cittadini il diritto di scegliersi i loro rappresentanti in Parlamento? E in tal senso, addirittura, arrivare a ordinare a FdI di votare a favore dell’emendamento sulle preferenze presentato dal partito del Generale Vannacci, affrontando una evidente incoerenza politica, pur di rimanere “coerente” sulla inesistente volontà di difesa delle preferenze?

    Ma anche l’opposizione ha gravissime responsabilità in merito e la conferma di avere leader che hanno scarsa capacità di comprensione della politica. Infatti, se l’opposizione fosse stata veramente interessata alle preferenze e avesse proposto un accordo a Meloni per un emendamento che eliminasse i capilista bloccati e ripristinasse il principio dell’equilibrio dei due sessi, garantendo i diritti delle donne, e quindi stringendo, almeno su questo punto, un accordo con FdI, si sarebbe finalmente sanato questo volgare sistema antidemocratico, perché incostituzionale, e restituito insieme il diritto di Rappresentanza a tutti gli italiani.

    Purtroppo non è andata così, perché sia la maggioranza, che buona parte dell’opposizione, non vogliono perdere questo beneficio illegittimo e continuare a nominare il loro fedeli Yes man.

    La verità è che gli italiani sono nelle mani di personaggi senza alcuna etica e rispetto dei diritti costituzionali, che come Trump sono convinti di avere con la prepotenza il diritto al ruolo di “Padroni del Vapore”, a capo di partiti che sono ormai da decenni solo comitati elettorali, senza uno straccio di democrazia interna, privi di idee, strategie, visioni e valori, e che, per mantenere il loro ruolo, maggioranza e opposizione, possono solo nominare, e quindi controllare i loro fedeli parlamentari e nient’altro.

    Una estorsione dei diritti costituzionali intollerabile, che dura da 21 anni, e che non vede futuro per il rispetto dei diritti degli italiani, che, invece di reagire, preferiscono non andare a votare, facendo così un doppio regalo ai capi partito.

    L’ultima speranza che rimane, in assenza di reazioni popolari, è fondata sulla Corte Costituzionale, che questa volta sta attenzionando una legge che non può violare ancora una volta l’assenza di Rappresentanza, che non può presentare il nome del Premier, di competenza esclusiva del Presidente della Repubblica, e non può introdurre l’esagerato premio di maggioranza, argomenti più volte dichiarati incostituzionali con sentenze della Consulta, ma ovviamente ignorate dagli estortori dei diritti altrui.

  • Garanzie democratiche: da sei a 12 mesi

    Se verranno rispettati i tempi e non si dovessero verificare crisi di governo da adesso alla data delle prossime elezioni, manca circa un anno al prossimo turno elettorale delle Politiche. Nel caso in cui si trattasse della elezione del Presidente della Repubblica tra sei mesi scatterebbe il semestre bianco.

    Questo istituto fu introdotto per impedire che il Presidente della Repubblica potesse sciogliere le Camere negli ultimi mesi del proprio mandato con l’obiettivo di favorire una propria rielezione. È stato previsto per limitare il potere di una carica come quella del Presidente della Repubblica che rappresenta una figura di garanzia e non è titolare di uno dei tre poteri, cioè’ quello esecutivo, legislativo e giudiziario.

    Viceversa, proprio per limitare il potere esecutivo ed in considerazione di una prassi ormai consolidata, andrebbe introdotto un istituto simile al semestre bianco, che limiti l’attività del Governo in carica che andrebbe esteso a dodici mesi precedenti la scadenza dei cinque anni istituzionali (*).

    Bisogna Infatti tener presente come dal1993 a oggi, il sistema per le elezioni politiche nazionali è cambiato quattro volte e la prassi di modificare le regole a ridosso del voto si conferma quasi una costante del panorama politico italiano.

    L’obiettivo dichiarato dovrebbe essere quello di fortificare e rafforzare la governabilità e la stabilità, mentre il vero disegno è sempre quello di garantire il mantenimento della maggioranza a sostegno del governo.

    Nessuna delle modifiche del sistema elettorale, ed ancora meno quella che intende proporre il governo in carica, ha come obiettivo quello di ridare la centralità al voto dei cittadini. Infatti, solo per ricordare i principali interventi relativi al sistema elettorale, nel 2005 (Il Porcellum) venne approvato a dicembre, a soli quattro mesi dalle elezioni politiche di aprile 2006.

    Questa modifica introdusse un sistema proporzionale con un forte premio di maggioranza e liste bloccate.

    Nel 2015 l’Italicum fu approvato a maggio, sebbene non sia mai effettivamente entrato in vigore (poiché concepito per funzionare solo con una Camera e poi bocciato dalla Corte Costituzionale).

    Ancora nel 2017 (Il Rosatellum) venne approvato a ottobre, a meno di cinque mesi dalle elezioni politiche di marzo 2018.

    Si tratta del sistema misto tuttora in vigore, che unisce collegi uninominali maggioritari e listini proporzionali.

    Tutte queste riforme, esattamente come quella attuale presentata al governo Meloni, dimostrano di avere come unico obiettivo quello di “assicurare” il mantenimento della maggioranza uscente sfavorendo l’opposizione, anche attraverso imbarazzanti rielaborazioni del concetto di stabilità politica e governativa.

    Certamente anche questo tentativo di modificare in corso d’opera il sistema elettorale non risponde ad una visione istituzionale che riesca, per esempio, a riportare gli elettori alle urne cominciando a riconoscere la centralità del voto nella dinamica democratica.

    Tenendo sempre presente che un sistema elettorale non possa da solo riportare i cittadini alle urne, di certo può allontanarli da quelle istituzioni all’interno delle quali qualsiasi governo ne rappresenta il potere esecutivo. Invece, dimostrando di non possedere alcun senso istituzionale e tantomeno rispetto per gli elettori, ancora una volta si cerca di modificare le regole del gioco a proprio favore.

    (*) Nel caso di una crisi di governo andrebbe annullata ogni modifica del sistema elettorale retroattivamente di un anno.

  • Venezia e la strana metamorfosi elettorale

    La reazione dei vertici dello schieramento di centro-sinistra che, a sorpresa, si è visto sconfitto alle elezioni a Venezia dimostra, una volta di più, come, ancora oggi, non venga accettata la inaspettata debacle elettorale.

    Le scomposte reazioni dimostrano inoltre come questa performance negativa non venga compresa e tantomeno elaborata, rendendo quindi impossibile il passaggio dallo sconforto ad una prima analisi nella individuazione delle proprie responsabilità.

    Le teorie giustificazioniste addotte da ogni esponente del centro sinistra sembrano rappresentino la classica espressione di una supremazia politica la quale esprime risentimento e livore tanto per la sconfitta del proprio schieramento quanto personale nei confronti dell’elettorato traditore.

    Il candidato Martella in un modo quanto mai inelegante ha accusato l’elettorato veneziano di non essere in grado di comprendere la proposta del proprio schieramento, dimostrandosi non pronto al “cambiamento”.

    Bersani, probabilmente assieme a Renzi e Conte, una delle cause dell’allontanamento dell’elettorato del centro-sinistra dalla vecchia politica romanocentrica, ha aggiunto, durante un dibattito televisivo, in riferimento all’apertura alla comunità del Bangladesh, che anche se la proposta attuale non sia stata digerita, lo sarà in occasione della prossima elezione.

    Infine il sociologo Bettin trova la ragione della propria sconfitta nel successo di un partito azienda.

    Sembra incredibile come quello stesso elettorato, che solo pochi mesi fa aveva votato No’ al referendum (56,3%), sia diventato ora non disponibile al cambiamento, non in grado di digerirlo e succube di un partito azienda

    Lo stesso elettorato sembra abbia quindi subito, in soli pochi mesi, una metamorfosi elettorale nella direzione opposta rispetto a quella desiderata dallo schieramento perdente.

    L’amara realtà, invece, dimostra come ora più che mai proprio dalle reazioni ad una propria sconfitta emergano le ragioni che l’hanno determinata.

    Continuare quindi ad evitare di individuare le proprie responsabilità in relazione alle tematiche che hanno rappresentato l’elemento distintivo dello schieramento del centro-sinistra, non solo conferma un atteggiamento presuntuoso e sprezzante nei confronti degli elettori ma rappresenta anche la garanzia per la vittoria del centro-destra anche alle prossime elezioni tra cinque anni.

    In altre parole, l’esito elettorale trova ora, proprio nelle analisi successive al risultato elettorale, la conferma delle ragioni della stessa debacle elettorale.

    Il modo in cui il centro-sinistra non ha accettato ancora oggi un semplice esito elettorale certifica una presunzione ideologica che lo rende incapace di individuare le proprie responsabilità.

    E se non on bastasse, ciò dimostra, una volta di più, quanto inadeguata potesse essere  questa coalizione soprattutto nelle figure apicali caratterizzate dall’assoluta mancanza  nel proprio bagaglio culturale di una possibile ammissione di responsabilità e di una anche seppur minima capacità  di autocritica In più, da esponenti politici che da quasi cinquant’anni calcano le scene del teatro della politica francamente ci si sarebbe aspettato un maggiore fair play politico nell’accettazione della sconfitta.

    La rabbia dimostrata in ogni occasione pubblica conferma invece quale sia ancora l’evidente deficit culturale e di signorilità nell’accettazione dell’esito elettorale.

  • La nuova legge elettorale deve restituire agli elettori il diritto di scelta dei parlamentari

    Il vice premier Tajani, leader del principale partito liberale Italiano, ha fatto il punto sulle principali proposte di Forza Italia da ora a fine legislatura e cioè: fine vita, disegno di legge sul nucleare, riforma su Roma Capitale, ed ha spiegato che, oltre i temi dei diritti e delle liberalizzazioni, il partito dovrà concentrarsi anche sui temi economici e sull’energia che “interessano la gente”, senza dimenticare la legge elettorale.

    Ma proprio su questa, la condivisibile e puntuale strategia liberale sbotta in una palese contraddizione, perché ribadisce l’assoluta contrarietà del partito di ispirazione liberale di accettare la restituzione agli italiani del diritto di scelta dei propri parlamentari, arrivando ad alzare i toni e minacciare che voterà contro il ripristino delle preferenze, e la legge orribilmente denominata Stabilicum “verrà Bocciata”.

    E questa è una grave contraddizione, perché essere liberali impone in primo luogo il rispetto della Carta Costituzionale, che da 21 anni è gravemente violata, per il ricorso a tre leggi elettorali, Porcellum, Italicum e l’attuale Rosatellum, che hanno continuato imperterrite a consentire ai capi partito la nomina dei parlamentari per potere avere a disposizione Yes Man, e non parlamentari che rappresentano i cittadini elettori e i territori in cui sono eletti.

    Assumere quindi una postura di assoluta contrarietà, comporta la cancellazione anche per il futuro del diritto di Rappresentanza, che a proposito di diritti liberali, è il diritto più importante unicamente riconosciuto dalla Costituzione agli elettori e non ai capi partito.

    Sarebbe stato molto più trasparente, a questo punto, cambiare la Costituzione e cancellare il diritto di Rappresentanza ai cittadini, attribuendolo unicamente ai capi partito, piuttosto che violare la Costituzione per 21 anni, e atteggiarsi a difensori della democrazia, che però di fatto, così facendo, hanno mortificato poiché hanno rotto il sistema dei tre poteri, che sono rimasti due, l’esecutivo e il giudiziario, nel silenzio di una gravissima violazione dei diritti degli italiani.

    E tutto ciò non riguarda solo F.I., che però ha più responsabilità essendo un partito liberale, ma anche la Lega, e molti partiti della opposizione, che su questo tema hanno assunto la postura dello struzzo, e non si pronunciano perché la pensano allo stesso modo dei due partiti della maggioranza.

    Ora però questa estorsione dei diritti agli elettori non può continuare ad essere praticata.

    I danni sono già stati troppi, in termini soprattutto di crescita progressiva delle astensioni, che ha portato i votanti al di sotto del 50% degli aventi diritto al voto, che ha provocato l’aumento esponenziale della sfiducia per la crescente percezione di inutilità alla partecipazione democratica e conseguentemente un progressivo distacco degli italiani dalle istituzioni, oltre che l’assenza di qualsiasi interlocuzione tra eletti ed elettori, ed il venir meno della tutela dei territori.

    In questi 21 anni di estorsione dei diritti dei cittadini si è costantemente ridotto il ruolo del parlamento, con una sempre crescente invasione dei ruoli istituzionali dell’esecutivo, la crescita abnorme dei decreti legge e la sempre maggiore riduzione dei tempi di esame del parlamento, e il conseguente ricorso del governo al voto di fiducia (che con 108 voti di fiducia ha raggiunto il record storico  rispetto ai precedenti governi), sottraendo ad un parlamento già ridotto a semplice passacarte dell’esecutivo, perfino il diritto di tempi ragionevoli per un  doveroso diritto di dibattito.

    Ma soprattutto ciò che è in evidente ed intollerabile mancanza è l’assenza di libertà e totale autonomia dei parlamentari che, essendo nominati, non hanno margini di reazione alle decisioni sbagliate dei capi partito, che li comandano a bacchetta e possono provvedere a fine legislatura, in caso di contrasto, alla loro sostituzione.

    L’esempio più chiaro di questa gravissima violazione del diritto di totale libertà dei parlamentari, è stata la gestione della legge sull’Autonomia Differenziata, che ha visto silenti per oltre un anno mezzo, ma fortemente preoccupati, i parlamentari della Destra di governo, a votare in silenzio l’approvazione di una legge che avrebbe massacrato, se non ci fosse stato il provvidenziale intervento della Corte Costituzionale, l’intero meridione italiano.

    Con parlamentari liberi e indipendenti, come li garantisce la Carta Costituzionale, la lega non avrebbe mai potuto proporre un provvedimento di tale portata, perché non avrebbe trovato un parlamentare del sud disposto a massacrare il suo territorio.

    Ecco perché oggi più che mai è necessario che la nuova legge elettorale restituisca agli italiani i diritti costituzionali della Rappresentanza, e si ritorni alla libertà di azione degli eletti che, in democrazia, rispondono agli elettori e non ai capi partito, e ciò deve essere chiaro a tutti i partiti, che devono ora dichiarare la oro posizione affinché tutti i cittadini sappiano chi vuole continuare a estorcere i diritti costituzionali e chi invece dopo 21 anni, consente di ritornare al rispetto della Costituzione, per salvare la democrazia.

  • Nuovo passo in Ungheria

    L’Ungheria ha votato ed ha scelto di essere sempre più Europea e non amica di Putin e di chiunque, con indifferenza e cinismo, ha violato e viola ogni regola internazionale.

    Al nuovo leader ungherese l’augurio di sapere sempre sostenere gli interessi di tutti i suoi cittadini, in quanto ungheresi ed europei, in patria e nel Consiglio europeo per realizzare quelle scelte necessarie alla costruzione dell’unione politica e della difesa comune che da troppo tempo stiamo aspettando.

    L’Unione ha bisogno di scelte coraggiose che non possono più aspettare per l’incombere di guerre, ingiustizie, crisi economiche e sociali e la grande partecipazione al voto degli ungheresi ci fa sperare che, con la elezione di Magyar si possa cominciare un nuovo cammino di democrazia condivisa.

  • Elezioni in Ungheria

    C’è qualcuno più spregevole di un uomo che comanda e premia soldati e mercenari che uccidono a sangue freddo civili inermi, come è accaduto a Bucha e non solo.

    Sì, più spregevoli ancora sono i suoi lacchè, coloro che per propri interessi intessono relazioni con i nemici delle leggi internazionali, che sono spie all’interno dell’organizzazione alla quale appartengono per passare informazioni all’avversario quando questi è notoriamente un nemico della democrazia e della libertà, anche del suo stesso popolo.

    Vance avrebbe fatto meglio a stare a casa sua, dove i problemi abbondano, invece di volare in Ungheria per tentare di tirare la volata ad Orban con la speranza che lo stesso continui a governare appoggiando l’amico Putin e contrastando l’Unione Europea, che tanto sta sulle palle al suo capo Trump.

    Un mondo governato in troppi Stati da piccoli e grandi gerarchi, da piccoli uomini che si credono zar od imperatori, liberi di agire sempre e comunque seguendo i propri obiettivi e fuori da ogni legge è un mondo sempre più pericoloso.

    Se Orban, come risulta dalla telefonata con Putin, ormai si sente al suo servizio non può garantire la corretta permanenza dell’Ungheria all’interno dell’Unione, per questo, per il futuro dell’Ungheria e dell’Unione Europea, cioè per il nostro futuro di occidentali, è decisamente meglio che Orban perda le elezioni.

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