Elezioni

  • Paese che vai, realtà che trovi

    Se non si parla di una cosa è come se non fosse mai accaduta.

    Si dà realtà alle cose solo quando se ne parla.

    Oscar Wilde

    In ogni parte del mondo ed in ogni momento accadono tante, tantissime cose. Cose buone e meno buone. Cose allegre e, purtroppo, anche cose drammatiche che preoccupano. Cose che attirano l’attenzione locale, oppure suscitano una vasta attenzione internazionale. Durante la settimana appena passata sono stati diversi gli avvenimenti e gli sviluppi che hanno attirato l’attenzione pubblica e mediatica.  Partendo dalle due visite di Papa Francesco in Ungheria e in Slovacchia.

    Mercoledì scorso, 15 settembre, si celebrava poi la Giornata internazionale della Democrazia, una ricorrenza proclamata già dall’8 novembre 2007 dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite. All’occasione il Segretario di Stato statunitense ha sottoscritto e diffuso un messaggio dedicato. In quel messaggio lui ribadiva: “…gli Stati Uniti d’America mettono la democrazia e i diritti dell’uomo al centro della nostra politica estera; sono elementi essenziali per il raggiungimento e la difesa della pace e della stabilità in tutto il mondo”. Sottolineava in seguito che “…lo Stato di diritto, le elezioni libere ed oneste, la libertà di espressione e di stampa sono delle pietre di fondamenta di una sana democrazia e un diritto per tutti”. Alla fine del suo messaggio il Segretario di Stato scriveva: “Indipendentemente dal diritto di eleggere durante un processo elettorale, con la denuncia della corruzione, oppure con i raduni pacifici per una causa comune, gli uomini in ogni angolo del globo vivono ogni giorno la democrazia. In questa Giornata della Democrazia, veniamo a conoscenza che questi sforzi sono molto importanti per difendere, per rafforzare e per rinnovare la democrazia”. Un messaggio scritto bene dal Segretario di Stato. Ma anche se si fa riferimento soltanto a quello che è accaduto per venti anni in Afghanistan e come tutto è finito lì, le parole e le frasi con le quali l’autore del messaggio faceva riferimento ai valori della democrazia perdevano peso e significato. Anzi, in qualche modo, screditavano il messaggio stesso. Forse sarebbe proprio il caso di ricordarsi del detto popolare “[lui] predica bene ma razzola male”.

    Mercoledì scorso, 15 settembre, è stato reso noto ufficialmente quello che ormai viene riferito come “Caso/Crisi dei sottomarini”. Si tratta di un conflitto diplomatico che si sta aggravando di giorno in giorno, tra la Francia da una parte e l’Australia, gli Stati Uniti d’America e il Regno Unito dall’altra. Un conflitto scaturito dopo la rinuncia dell’Australia all’acquisto di una flotta di sottomarini a propulsione nucleare. Un accordo già ufficialmente firmato e che ammontava ad una cifra di circa 66 miliardi di euro. L’Australia ormai ha deciso diversamente, a favore di un accordo con gli Stati Uniti. L’annuncio ufficiale è stato dato durante una videoconferenza congiunta tra il presidente statunitense, il primo ministro inglese e quello australiano il 15 settembre scorso. Immediate sono state anche le reazioni del presidente e del ministro degli Esteri francese. L’atteggiamento dell’Australia nei confronti della Francia è stato considerato “una pugnalata alle spalle”. Mentre il comportamento statunitense viene considerato dalla Francia come “unilaterale, brutale, imprevedibile”. Per il ministro degli Esteri francese tutto questo “peserà sul futuro della NATO”. Nel frattempo è stato richiamato in patria “per consultazioni” l’ambasciatore francese negli Stati Uniti. Il ministro francese ha dichiarato che si tratta di “…un atto politico pesante che rappresenta la gravità della crisi tra i nostri due paesi e con l’Australia”. La “Crisi dei sottomarini” è tuttora in corso e, per ragioni geopolitiche e geostrategiche, ha coinvolto anche la Cina.

    Venerdì scorso, il 17 settembre, un generale del Comando Centrale degli Stati Uniti d’America ha finalmente ed ufficialmente ammesso quello che, da alcune settimane, si sapeva già. Quello che i rappresentanti statunitensi avevano però sempre negato. E cioè che l’attacco con un drone il 29 agosto scorso, prima del ritiro definitivo dei soldati americani da Kabul, ha sbagliato bersaglio, colpendo un veicolo civile e uccidendo dieci cittadini innocenti, sette dei quali bambini! Allora i rappresentanti statunitensi hanno dichiarato che si trattava di un attacco mirato contro “una minaccia imminente”, riferendosi a dei “kamikaze diretti verso l’aeroporto di Kabul”. Allora si dichiarava che era stato ucciso almeno un membro dell’Isis-K e tre cittadini afghani innocenti. Finalmente però, venerdì scorso, il generale del Comando Centrale statunitense ha considerato tutto quanto era accaduto il 29 agosto a Kabul “un tragico errore” e ha espresso “le più profonde condoglianze ai famigliari delle vittime”. Comunque meglio tardi che mai.

    Domenica 19 settembre, è terminato il processo elettorale in Russia per rinnovare i 450 seggi della Duma, cioè la camera bassa dell’Assemblea federale della Federazione Russa. In attesa del risultato finale sono state evidenziate, purtroppo e come si prevedeva, anche molte irregolarità durante la votazione. Dall’opposizione, nonché da fonti mediatiche e da organizzazioni non governative per il monitoraggio del processo elettorale, risulterebbe che siano stati segnalati molti casi di compravendita di voti e di una scarsa sorveglianza nei seggi elettorali delle schede di voto e di buste che sembrerebbero aperte e poi risigillate. In più, le autorità governative hanno cancellato dalle piattaforme e dai social il sito e l’applicazione “Voto intelligente”, promossa dai sostenitori di Alexiei Navalny. Applicazione che permetteva agli elettori di scegliere da una lista di 225 candidati di varia appartenenza politica, tra nazionalisti, stalinisti e liberali, ma non allineati con il presidente russo. Ebbene, dai risultati provvisori che si riferiscono al quasi 90% delle schede scrutinate, il partito “Russia Unita” del presidente russo risulterebbe di nuovo vincente con qualcosa più del 49% dei voti. Il secondo partito risulta essere il partito comunista con circa il 20%. Cresce anche l’assenteismo.

    Ma durante la settimana appena passata ci sono arrivate anche delle notizie gioiose e rassicuranti. Finalmente a Parigi si sono conclusi tutti i lavori per la messa in sicurezza della cattedrale di Notre Dame. Lavori che erano cominciati a metà aprile di due anni fa, immediatamente dopo il devastante e terribile incendio del 15 aprile 2019. Nei prossimi mesi si avvieranno i lavori per il restauro della cattedrale di Notre Dame di Parigi.

    Un’altra bella notizia è arrivata domenica mattina da Napoli. Si è ripetuto, anche questa volta, il tanto atteso ed ambito miracolo di San Gennaro, il Santo patrono e protettore di Napoli, martirizzato con la decapitazione nel lontano 305. Secondo le credenze popolari il miracolo consiste nella liquefazione del sangue del Santo, contenuto dentro un’ampolla. Ebbene proprio domenica 19 settembre, alle ore 10, l’arcivescovo di Napoli ha annunciato a tutti i fedeli l’avvenuta liquefazione del sangue di San Gennaro. Che possa essere di buon auspicio per tutti!

    La settimana appena passata è stata carica di avvenimenti e di sviluppi anche in Albania. Sabato scorso, 18 settembre, hanno giurato, nelle mani del presidente della Repubblica, il primo ministro e i ministri del nuovo governo. Il terzo dell’attuale primo ministro, con un mandato avuto dopo le elezioni del 25 aprile scorso. Il nostro lettore è stato, a più riprese, informato della compravendita dei voti, ben organizzata e attuata molto prima di quelle elezioni, nonché delle manipolazioni e dei brogli elettorali, con il determinante ed onnipresente supporto della criminalità organizzata. Brogli e manipolazioni simili a quelli in Bielorussia durante le elezioni presidenziali del 9 agosto 2020. Ma anche come quelli durante le sopracitate elezioni svoltesi in Russia. I simili si somigliano! E guarda caso, prima che fosse diramato il risultato ufficiale delle elezioni del 25 aprile scorso in Albania, al “vincente” primo ministro sono arrivati gli auguri in lingua inglese, all’inizio dall’ambasciatatrice statunitense a Tirana e poi anche dal Segretario di Stato statunitense. Proprio da lui che nel suo sopracitato messaggio considerava le elezioni libere ed oneste come “delle pietre di fondamenta di una sana democrazia e un diritto per tutti”!

    Giovedì scorso, 16 settembre, il capo storico del partito democratico albanese, allo stesso tempo ex presidente della Repubblica ed ex primo ministro, ha avviato la sua campagna per ripristinare la dignità dei membri del partito e i loro diritti previsti dallo Statuto, ma da anni ignorati da colui che ha usurpato e dirige il partito dal 2013. Si tratta del maggior partito dell’opposizione, ma che, purtroppo, disorganizzato e perdente com’è, rappresenta semplicemente un’opposizione di facciata e molto comoda per la propaganda del primo ministro. L’autore di queste righe ha spesso informato il nostro lettore di tutto ciò, nonché delle ingerenze arroganti e del tutto inadeguate da parte dei rappresentanti diplomatici in Albania, quelli statunitensi in primis. Compresa anche una decisione presa dal Segretario di Stato americano alcuni mesi fa. La stessa persona che, come sopracitato, ha diffuso mercoledì scorso il messaggio in occasione della Giornata internazionale della Democrazia. Si tratta di ingerenze e decisioni che violano, tra l’altro, la stessa Convenzione di Vienna del 1961 sulle relazioni diplomatiche. L’autore di queste righe ha trattato il caso per il nostro lettore anche la scorsa settimana (Meglio perderli che trovarli; 13 settembre 2021).

    Chi scrive queste righe pensa che in queste condizioni la campagna avviata giovedì scorso dal capo storico del partito democratico albanese potrebbe rappresentare una svolta positiva per il partito e per gli albanesi in generale. Ad ogni modo, visto quanto è accaduto e sta accadendo in ogni parte del globo, si potrebbe dire: paese che vai, realtà che trovi. Ma, fatti alla mano però, si potrebbe dire anche: tutto il mondo è paese. Chi scrive queste righe è convinto che quanto sta accadendo in queste ultime settimane in Albania ha a che fare con una cosa basilare per ogni società: o la sopravvivenza e il consolidamento della democrazia, oppure il giogo della dittatura. Purtroppo in Albania questa è la drammatica, preoccupante, pericolosa e sofferta realtà. Perciò suonano attuali e importanti le parole di Oscar Wilde, secondo il quale se non si parla di una cosa è come se non fosse mai accaduta. Si dà realtà alle cose solo quando se ne parla.

  • Per la zona 4 di Milano corre Adonella Milici di FI

    Adonella Milici, lei si ricandida con Forza Italia come consigliere di zona 4 a Milano. Si presenti: chi è, che curriculum ha per quanto riguarda la vita pubblica milanese?

    “Nel 2001 sono stata eletta consigliera della zona 4; nel 2004 sono stata delegata presso il Centro socio-ricreativo ‘Il Tulipano’, come rappresentante del Consiglio di zona 4; nel 2006 sono stata riconfermata consigliera della zona 4 e mi è stato assegnato il ruolo istituzionale di presidente del Polo Multifunzionale Zonale della nostra zona 4, Centri Anziani e Centri Donna. Da allora il mio impegno è stato tenace e instancabile nella ricerca continua di soluzioni che potessero migliorare situazioni disagevoli esistenti sul territorio, con particolare riguardo alla realtà degli anziani e al dramma della violenza contro le donne. Un ruolo che mi ha impegnato moltissimo, su tanti fronti, ma mi ha regalato in cambio tantissime soddisfazioni nei rapporti umani ed affettivi, con persone meravigliose e ricche di sensibilità, che hanno apprezzato il mio operato e mi hanno quotidianamente trasmesso tutto il loro affetto. Dal 2009 ho ricoperto la carica di membro della Commissione Consultiva Pari Opportunità della Provincia di Milano, ora Città Metropolitana. Nel 2011 sono stata rieletta Consigliera di Zona 4, ma purtroppo ho avuto il ruolo di consigliera di opposizione, avendo vinto la giunta di centro – sinistra”.

    In ambito amministrativo le persone sono funzioni e si giudicano pertanto per la loro efficacia, cioè per i risultati che hanno portato. Lei sotto questo profilo cosa può dirci dei suoi precedenti mandati in zona 4?

    “Il mio principale obiettivo è sempre stato quello di migliorare la qualità della vita delle persone anziane, favorendone l’integrazione nel tessuto sociale di appartenenza; di contrastare il disagio derivante dalla solitudine e dall’isolamento, perché la solitudine porta all’emarginazione sociale e l’emarginazione è il principale ostacolo ad una terza età serena e dignitosa, a cui tutti hanno diritto dopo una vita di sacrifici; di fornire quindi occasioni finalizzate all’aggregazione sociale, cioè l’opportunità di incontrarsi, esprimere le proprie capacità, partecipare ad eventi ricreativi, culturali, formativi. Infatti dal 2006 al 2011, ho sempre cercato di promuovere corsi, visite guidate, incontri, conferenze, mostre, spettacoli, concerti ed eventi, gratuiti e aperti a tutta la cittadinanza, che fossero di supporto e di stimolo per tutti i cittadini”.

    Questo per quanto riguarda il 2006-2011, e per il 2016-2021 in cui è stata rieletta in zona 4? E, soprattutto, per il 2021-2026?

    “Nel 2016 ho avuto una ulteriore riconferma in qualità di consigliera del Municipio 4, con l’assegnazione del ruolo Istituzionale di presidente della Commissione Cultura – Bilancio – Affari Istituzionali – Centri Socio Ricreativi – Centri di Aggregazione – Biblioteche – Pari Opportunità. Purtroppo lo scoppio della pandemia ha determinato cambiamenti radicali nella nostra società e nella nostra vita. La necessità di ridurre le interazioni sociali ha drammaticamente ridotto le nostre attività culturali e socio-ricreative. Il risultato è che tuttora viviamo in un contesto di grande incertezza e soprattutto il mondo dei più anziani ha subito gli effetti negativi di questa crisi, poiché sono stati chiusi a causa del distanziamento sociale, i Centri dove normalmente si riunivano. Gli effetti della pandemia risultano inoltre più evidenti nelle categorie più fragili, con il rischio di ampliare ulteriormente la forbice sociale e le disuguaglianze, soprattutto in riferimento alle opportunità ed ai servizi. L’impatto che le restrizioni hanno avuto su tutti noi ed in particolare sulla popolazione più anziana, è stato devastante in tutti i sensi. Infatti oltre ad avere perso gran parte della generazione più matura, composta da persone che erano il nostro punto di riferimento, non soltanto negli affetti, ma anche nella vita quotidiana e negli insegnamenti, gli anziani restano la categoria che più facilmente evidenzia aspetti di fragilità sia fisica che psicologica. Ed è proprio da qui che intendo ripartire, dalla tutela e dal rispetto delle persone più deboli, dall’esigenza di ascoltare la loro voce, di creare per loro momenti di aggregazione che costituiscano un supporto psicologico, in modo da evitarne l’isolamento sociale, con un conseguente decadimento cognitivo”.

  • Le priorità per Milano? Università, medicina territoriale, sicurezza e viabilità

    Nell’avvicinarsi della data per le elezioni del Sindaco di Milano abbiamo incontrato il Dottor Maurizio Cavallini, candidato al Consiglio comunale di Milano, medico chirurgo, docente e attualmente responsabile del servizio di dermatologia e dermatochirurgia in una importante realtà sanitaria milanese. Chiediamo al dott. Cavallini il perché della sua scelta di mettersi in gioco nella lista civica a sostegno del candidato sindaco Luca Bernardo.

    1) Quali sono le motivazione che l’hanno spinta a scendere in politica e a partecipare alla lista civica di Bernardo?

    Il mio impegno per Milano nasce dal grande amore per la mia città nella quale sono nato e dove mi sono formato e ho costruito le basi della mia carriera medica. Mi sono convinto che mettere a disposizione preparazione, idee e competenza potesse portare un valore aggiunto alla mia città, in una visione condivisa con il candidato sindaco Luca Bernardo che è medico come me. Così ho deciso di scegliere questa lista nella quale professionisti di vari settori delle realtà produttive e culturali di Milano hanno voluto mettersi insieme, ognuno con le proprie storie di formazione e di lavoro, per offrire un contributo non ideologizzato.

    2) Quindi da medico, dottor Cavallini, quali sono le sue proposte su sanità, assistenza, università?

    Milano ha un sistema universitario tra i più sviluppati al mondo e che può contare quasi 200.000 studenti iscritti nelle otto università presenti sul territorio milanese. Le mie priorità, in questo campo, sono quelle non solo di trovare nuovi e ulteriori spazi di didattica (pensiamo ad esempio a completare velocemente il polo della ricerca sull’ex area Expo), ma anche di organizzare, attraverso il patrimonio immobiliare comunale e l’aiuto di fondi privati e/o istituzionali, un nuovo asset di alloggi per studenti, congrui e dignitosi, per garantire il percorso formativo e una la associativa.

    3) La recente pandemia ha messo in luce diverse problematiche nel campo della assistenza sanitaria. Quali progetti vede nella Milano di domani?

    Sicuramente l’idea vincente sarà quella di ridare maggiore sviluppo alla medicina territoriale, garantendo, in accordo con la Regione, maggiori spazi per presidi sanitari territoriali e incentivi alla presenza di più medici di base nei quartieri, soprattutto delle periferie, anche offrendo spazi, con particolari convenzioni, che incentivino la loro presenza sul territorio. Vi sarà poi da affrontare, a livello nazionale oltre che regionale e locale, anche il problema dei medici di base che stanno per andare in pensione perché devono essere subito sostituiti. Il territorio ha bisogno di medici presenti e competenti. La pandemia ha dimostrato che la prima prevenzione per ogni malattia, e la conseguente cura, passa proprio dal territorio.

    4) Quali altre problematiche la hanno stimolata per impegnarsi in questa sfida elettorale?

    Sicuramente due aspetti ai quali tengo e che avverto come prioritari anche dopo diversi confronti con i miei concittadini: da una parte la sicurezza, occorre un maggiore presidio territoriale (assunzione di almeno 600 nuovi vigili come da programma, creazione di un nucleo di polizia locale dedicato unicamente alla sorveglianza costante sulle linee Atm di superficie e della metropolitana e il rinnovo del “patto per Milano sicura” con inserimento di persone appartenenti alle Forze dell’Ordine in quiescenza come ausiliari  e  volontari), dall’altra la viabilità, eliminando prima di tutto lo scempio che la giunta Sala ha perpetrato alla città di Milano con le piste ciclabili, vedi Corso Buenos Aires in primis, molte sono mal concepite e realizzate e creano più problemi invece che agevolare la viabilità. Penso inoltre all’avvio di un nuovo piano di parcheggi comunali che permettano a tutti di trovare il modo (per chi vuole) di usare il proprio mezzo per spostarsi, senza dover pagare tariffe molto care, insostenibili alla lunga.

  • Russi alle urne il 17-19 settembre per il Parlamento

    Conto alla rovescia per l’avvio del processo elettorale che dovrà rinnovare il Parlamento russo. Dal 17 al 19 settembre, infatti, si apriranno le urne, fisiche e virtuali, per scegliere i 450 deputati della Duma, la camera bassa, nonché una serie di rappresentanti regionali. Il partito di Vladimir Putin, Russia Unita, nei sondaggi è al minimo storico, in termini di gradimento. D’altro canto, l’opposizione “non sistemica” – ovvero quella extra-parlamentare – è stata letteralmente azzerata dall’ondata di repressioni scatenata negli ultimi mesi: il movimento fondato da Alexei Navalny è stato dichiarato estremista e tutte le figure apicali sono scappate all’estero. Chi è rimasto non è stato ammesso alle liste. Ciononostante, il passaggio è delicato. Perché racconterà molto di come si gestisce il potere al tempo del crepuscolo di Putin.

    Intanto i numeri. Secondo l’istituto demoscopico VTsIOM, finanziato dallo stato, il blocco di governo non ha registrato più del 30% di favori da giugno. Il colpo di grazia fu la contestata riforma delle pensioni del 2018; poi la stagnazione economica, la riduzione del reddito disponibile e ora l’inflazione (sopra il 6%) hanno scosso duramente gli estimatori dello zar (che comunque gode di un gradimento personale ben più alto del suo partito). Putin è corso ai ripari, varando un pagamento straordinario di 10mila rubli per i pensionati e di 15mila per militari e forze dell’ordine (così come altre categorie di dipendenti pubblici). Una sorta di ‘stecca’ elettorale per addolcire gli animi. In più a guidare il listone nazionale ci sono pesi massimi come il ministro della Difesa Serghei Shoigu e il ministro degli Esteri Serghei Lavrov.

    Dettagli, concordano gli esperti. “I sondaggi di Russia Unita sono pessimi ma non ha molta importanza”, ha detto al Moscow Times Alexei Mukhin, direttore del Centro di Informazione Politica, think tank legato al Cremlino. “Man mano che Putin assumerà un ruolo più attivo nelle ultime settimane, il suo sostegno aumenterà”. Ad essere meno accomodante è invece Andrei Kolesnikov, capo del programma di politica interna russa presso il Carnegie Moscow Center. “Tutto sta andando molto bene per il Cremlino”, ha commentato. “La strada verso le elezioni doveva essere spianata con le epurazioni della società civile, dei media indipendenti e degli oppositori politici: la strategia si è dimostrata molto efficace”.

    Al di là di Navalny, la mannaia del Cremlino in effetti ha colpito ovunque, bollando come indesiderabili o agenti stranieri sia testate indipendenti del calibro di Dozhd sia ong come Golos, da tempo impegnate nel monitorare il corretto svolgimento delle elezioni. L’obiettivo è confermare la maggioranza schiacciante dei due terzi della Duma e, dunque, si temono brogli su larga scala.

    A impensierire è soprattutto (ma non solo) il voto elettronico. Oltre a Mosca in altre 6 regioni sarà permesso e tra queste figura l’oblast di Rostov, compresi i residenti delle Repubbliche popolari di Donetsk e Luhansk con passaporto russo. Ovvero una riserva di voti, circa 600mila, difficilmente controllabili. “Se i numeri non torneranno alle urne li faranno tornare col sistema elettronico”, confida un candidato del Partito Comunista. Detto questo, Russia Unita non può accaparrarsi tutti i seggi. Sarà dunque interessante capire chi e dove, tra i singoli candidati, riuscirà a passare il filtro. E dunque se il potere permetterà un minimo di (fisiologico) dissenso. In caso contrario, sarà l’occupazione definitiva delle istituzioni da parte del blocco putiniano.

  • «Sala sa solo vivere di rendite, noi del centrodestra abbiamo fatto grande Milano»

    Trovato il candidato sindaco, si ha limpressione che Sala continui a dettare lagenda, indicando ai milanesi quali debbano essere le loro priorità. E si ha anche limpressione che lopposizione abbocchi al gioco di Sala, polemizzando con le sue uscite invece di indicare ai milanesi una prospettiva alternativa per la loro città…

    «In realtà mentre il centrodestra ha un progetto chiaro per il futuro di Milano, la sinistra che ha amministrato per dieci anni la città, si trova nell’imbarazzo di non lasciare nulla di significativo per le future generazioni di milanesi. La giunta Albertini ha dato alla città i depuratori, ha restaurato la Scala, ha realizzato il teatro degli Arcimboldi, ha introdotto i vigili di quartiere e i custodi sociali, solo per citare alcune delle cose concrete realizzate. La giunta Moratti in soli 5 anni ha dato a Milano un’esposizione Universale, con tutte le grandi opere collegate come la linea 4 e 5 della metropolitana e la Darsena, ha introdotto il bike sharing e car sharing, ha realizzato il Museo del Novecento e dato l’avvio all’operazione strade sicure col coinvolgimento dell’esercito al fianco delle forze dell’ordine. Dunque crescita economica, lavoro, cultura, ambiente, grande dinamicità e sicurezza hanno caratterizzato uno sviluppo potente e sostenibile della città di Milano durante le giunte di centro-destra. Della giunta Sala ricorderemo invece le tasse locali fatte pagare ai commercianti, ai ristoratori e alle piccole attività chiuse durante la pandemia, la mancata capacità rendere disponibile un trasporto pubblico locale adeguatamente potenziato e sicuro quando sarebbe servito per proteggere i milanesi dai rischi di contagio, le strade piene di buche, le case comunali abbandonate al degrado, le periferie dimenticate, le pericolose ciclabili dipinte sull’asfalto, migliaia di monopattini inseriti nella circolazione senza regole a tutela dei pedoni e soprattutto una città nella quale il grado di sicurezza ha raggiunto livelli molto bassi. Ecco dunque spiegato perché il sindaco uscente sfugga al confronto sulle questioni concrete e sia costretto invece a cercare a tutti i costi la polemica con lo sfidante prof. Luca Bernardo».

    Fdi nei sondaggi è indicato come il primo partito a livello nazionale, la Lega come seconda a poca distanza. Non c’è il rischio che i milanesi e le loro aspettative possano finire frustrate in questo testa a testa, che le amministrative servano a risolvere questo derby nel centrodestra prima che a dare alla città un sindaco diverso?

    «A Milano io sono il capogruppo di Fratelli d’Italia in Consiglio comunale e le posso assicurare che corriamo per vincere tutti insieme. Il centro-destra è compatto e lavora per dare alla nostra città una buona amministrazione in grado di rilanciare l’economia, creare ricchezza e posti di lavoro, benessere per tutti i cittadini e prendersi cura delle periferie abbandonate ormai da molti anni. Dopodiché, dobbiamo prendere atto che Fratelli d’Italia sta continuando a crescere, perché i cittadini apprezzano la coerenza, la serietà e la competenza che il partito ha saputo mettere in campo a partire dalla sua leader Giorgia Meloni, che dimostra ogni giorno con il suo lavoro di essere la più brava, la più preparata e la più tenace nel difendere sempre e prima di tutto l’interesse degli italiani e dell’Italia».

    Lei è stato assessore nell’ultima giunta di centrodestra a Palazzo Marino. Come è cambiata la città in questi 10 anni, in virtù di cosa il centrodestra può tornare a essere interprete credibile delle aspettative e delle esigenze dei cittadini e meritarsi il loro voto in autunno?

    «Sono stato assessore alle politiche del lavoro e dell’occupazione e mi sono occupato di Expo nella giunta guidata da Letizia Moratti. Quasi tutto quello che di positivo si è sviluppato in questi ultimi 10 anni è figlio del nostro lavoro. Mi spiego: Pisapia ha inaugurato Expo che la nostra giunta ha progettato, conquistato e donato a Milano e all’ltalia, analogamente in questi ultimi dieci anni sono state inaugurate le fermate della metropolitana 4 e 5, la Darsena e tante altri grandi opere che sono state finanziate e realizzate solo grazie al lavoro della nostra giunta. Quello che è terribile invece è che 10 anni di amministrazione di sinistra non lasciano grandi progetti finanziati per i prossimi anni. Ci toccherà dunque fare un doppio lavoro: prima risistemare la città ripristinando la sicurezza, riattivando una viabilità (che ora è bloccata dalle false ciclabili), facendo le manutenzioni delle strade, delle scuole e degli immobili pubblici non fatte in tutti questi anni, sostenendo le partite Iva, i piccoli commercianti e gli artigiani tartassati da questa amministrazione. Poi dovremo riportare Milano alla grandezza che le spetta, così come avevamo fatto con la giunta Moratti, rendendo Milano una delle città più belle, dinamiche, vitali, competitive e amate al mondo. Siamo pronti a dare avvio a una grande operazione di sviluppo sostenibile che rilanci l’economia, tuteli l’ambiente e porti a una grande crescita sociale, in grado di prendersi cura delle persone più fragili, partendo dagli anziani e dai disabili».

  • Al via la campagna informativa “Siamo Europei e votiamo a Milano”

    Ha preso il via la campagna informativa “Siamo Europei e Votiamo a Milano”, un’iniziativa lanciata all’interno di APProach, progetto finanziato dalla Commissione europea ed organizzata dal Comune di Milano, in partnership con Csv Milano e garagErasmus, per permettere a tutti i cittadini UE residenti a Milano di venire a conoscenza delle procedure da seguire per partecipare alle prossime elezioni amministrative. Il voto è un diritto che dev’essere proprio di ciascun cittadino.

    Tra pochi mesi si svolgerà l’elezione del Sindaco e del Consiglio Comunale, dei Presidenti dei Municipi e dei Consigli Municipali. Le prossime elezioni amministrative sono l’occasione per una maggiore integrazione dei cittadini europei che vivono in città. Durante i mesi di luglio e agosto 2021, al fine di sostenere e diffondere la campagna informativa per promuovere il diritto di voto dei cittadini e delle cittadine europee a Milano e far loro conoscere le procedure, saranno proposti alcuni eventi in ambito culturale, artistico e sportivo e alcune attività di disseminazione e informazione (in presenza e online), che accenderanno gli interessi dei cittadini milanesi ed internazionali. Il reclutamento dei volontari sarà realizzato dal Comune di Milano, con il supporto organizzativo di garagErasmus e CSV Milano, con l’obiettivo di informare sul diritto di voto dei cittadini europei alle elezioni amministrative e facilitare l’iscrizione alle liste elettorali.

    Di seguito il kit informativo: kit elezioni

  • Intervista ad Andrea Revel Nutini, Presidente della Fondazione ‘Principessa Laetitia Onlus” e vicepresidente del “Comitato Difesa legale Possessori di Armi”

    1. Nel mondo ci sono milioni di bambini che non possono né studiare ne giocare, nella sua esperienza come presidente della Fondazione ‘Principessa Laetitia’ qual è la reale situazione oggi in Italia?

    Oggi la situazione Italiana è differente anche se tutt’altro che ottimale soprattutto se si considera che siamo un paese “civile”. Non per tutti i bambini è possibile l’accesso ai giochi ed all’istruzione, per inefficienza di molti edifici scolastici, per la povertà economica che sta ridiventando una terribile scriminante, per il totale disinteresse di gran parte delle istituzioni, per le famiglie e perché i costi dello studio stanno diventando proibitivi. I nostri bambini, il nostro futuro, patiscono di riflesso povertà e conflitti sociali, sviluppando anche numerose patologie, e questo davvero non dobbiamo permetterlo!  I recenti terribili scandali sono uno spaccato di un sistema sociale che non funziona più. I bambini sono e saranno le più grandi vittime di in mondo che lasciamo disfunzionare, mentre dovremmo preoccuparci di offrire loro un futuro meno sclerotizzato, meno legato a categorie decise da adulti maniaci del controllo, un mondo di creatività e semplicità che oggi abbiamo perduto. Ciò che noi adulti accettiamo per paura o per fede sociale e politica per un bambino è spesso incomprensibile. Così come è incomprensibile per me come nel 2021 si stia ancora parlando di bambini che non possono studiare né giocare!

    2. Perché è importante che i bambini possano crescere anche attraverso il gioco?

    Oggi risponderei che intanto i bambini devono poter semplicemente crescere, e spesso non è così! Il gioco è la chiave per l’ingresso nel mondo degli adulti; è il primo approccio con le regole, ma intese come codici di gioco, come spazi ove giocando ci si comincia a confrontare, spazi che oggi troppo spesso mancano. Giocare porta naturalmente i bambini a comprendere quello che sarà il loro approccio futuro al mondo. Oggi la forte insicurezza sociale nega loro spazi di gioco sicuri, possibilità di scoprire la città senza rischiare, costringe le famiglie a soffocarli di attività sostitutive che li imprigionano. Io personalmente ritengo che sia necessario anche il “tempo” per la noia, per la riflessione, per l’elaborazione, specialmente per un bambino, al posto di folli corse tra un corso e l’altro, o tra uno sport e l’altro, che magari piace più ai genitori che ai figli. Rimpiango le mie ore in poltroncina da bambino, seduto a pensare alle cose viste e scoperte in un solo giorno. I bambini che vedo ogni settimana mi raccontano questo.

    3. Lei ha vissuto in diversi paesi nel mondo, quali sono le esperienze che le saranno utili come futuro amministratore comunale per dare un nuovo corso a Torino, città che da anni vive pesanti conflitti sociali?

    Torino è da sempre stata un immenso laboratorio di idee, di innovazione, di moda e di contenuta eleganza. Ma è stata anche una città di grandi conflitti sociali, oggi esplosi specie per colpa di un totale abbandono delle periferie e della scomparsa del lavoro. Come in molte città americane anche a Torino si creano ghetti dove in realtà non dovrebbero esserci, e si lavora a due velocità riportando odi di classe spesso per soli fini politici. Credo che la prima ricetta sia la dignità del lavoro, scomparso con la perdita delle grandi fabbriche e con l’attuale politica assistenziale. Ma la creazione del lavoro passa dal sostegno ai lavoratori alle piccole ditte, agli artigiani, alla micro impresa tramite misure di aiuto concreto che dovrebbero essere destinati anche ai proprietari dei muri ove queste attività rinascono. Io credo nel decoro urbano, nel senso di creare spazi anche per chi oggi è in profonda difficoltà, per ridare “dignità” a tutti, per costruire una città moderna ma a misura d’uomo. Torino può essere un’enorme risorsa turistica, gastronomica, di innovazione, ma occorre assolutamente un totale rinnovamento in tempi brevi. Le soluzioni e gli spazi esistono ma ci vuole una precisa e veloce volontà politica che oggi invece va assolutamente nel senso opposto.

    4. In Italia è aumentata la percezione del pericolo e molti sono gli italiani che per motivi diversi sono possessori di armi, ritiene che dovrebbe essere consigliato o resa obbligatoria una verifica annuale, in un centro autorizzato, per rinfrescare le norme da rispettare e per una sessione di tiro?

    Domanda molto interessante, in un ambito che davvero conosco molto bene. Oggi il possesso delle armi in Italia è sottoposto a strette regolamentazioni, molto maggiori di quanto non raccontino i poco informati media. Ci sono visite e certificati medici, ci sono draconiani controlli da parte delle Forze dell’Ordine e purtroppo anche frequentissimi abusi di discrezionalità nei confronti dei cittadini a fronte di una casistica di incidenti e delitti quasi irrilevante. Lo ha dimostrato un recentissimo studio dell’Università La Sapienza di Roma, davvero approfondito, che ho raccontato recentemente in due differenti convegni. L’incidenza nei delitti con armi da parte dei legali possessori (che sono quasi 5 milioni in Italia con meno di un milione di porti d’arma o meglio licenze prevalentemente di “trasporti” d’arma) è inferiore al 3%. Questo di fronte a numeri infinitamente maggiori di delitti compiuti con armi illegali, che sono il vero drammatico problema. L’italiano, per dirla semplicemente, per difesa non spara quasi mai e quando lo fa viene messo sotto processo in modi più brutali di quelli riservati agli stessi delinquenti. Rispondendo alla domanda in termini di “allenamento”, moltissimi lo fanno, e lo vedo essendo istruttore di tiro, ed è giusto dire che fatti delittuosi ove il cittadino si sia difeso colpendo persone estranee fondamentalmente non esistono. Credo che sia necessario semplificare la complicatissima normativa vigente, spesso contraddittoria, e prevedere differenti licenze e situazioni specifiche, queste sì vincolate a frequenze in poligono. Ma questa materia va innovata con la partecipazione di veri esperti e non solo di meri burocrati, come avviene ora.

    5. Cosa non funziona a suo avviso nella normativa sull’autodifesa?

    Il problema è la discrezionalità. Ovvero non il concetto stesso, che è compito dell’autorità giudiziaria, ma come esso viene interpretato. Ciò che avviene realmente in una situazione di pericolo estremo, intendo dire le reazioni fisiche, i mutamenti di percezione, la paura, la velocità con il quale un delinquente motivato può uccidere, è davvero sconosciuto ai più. Il problema reale non è “quanto” mi difendo ma “perchè e dove” mi difendo, poichè la prima vita a dover essere tutelata è quella della vittima e quella dei suoi cari. Bisognerebbe portare i legislatori in un campo di tiro a provare delle simulazioni per dare loro un barlume di comprensione. Oggi la delinquenza è feroce, motivata ed abituata all’impunità ed il mondo è profondamente cambiato, e lo Stato percepito è come assente, ma nessuno pare volersene occupare.

    Inoltre la recente riforma ha fondamentalmente escluso la tutela degli animali domestici, che ormai quasi tutte le famiglie hanno, oggi considerati esseri senzienti e non persone o beni, e già lo scorso anno avevamo sensibilizzato su questo tema, ma senza successo. Speriamo presto di poter portare questo importante tema.

  • Il ruolo e le idee dei liberali italiani

    Riceviamo e pubblichiamo un articolo del Presidente della Fondazione Luigi Einaudi, Giuseppe Benedetto, pubblicato sul ‘Corriere della Sera’ il 21 luglio 2021.

    Caro direttore,

    tutti gli elementi a disposizione portano a ritenere che nessuna intesa sarà possibile in questo scorcio di legislatura per il varo di una nuova legge elettorale, pur indispensabile alla luce dello sciagurato referendum costituzionale che, insensatamente, ha tagliato il numero dei parlamentari.

    La Fondazione Luigi Einaudi in quell’occasione ha dato un segnale preciso, portando, praticamente da sola, oltre il 30% degli italiani a votare contro quello scempio di democrazia. Quel seme darà i suoi frutti.

    E forse è possibile partire proprio da lì. Li c’è un’Italia che vuol voltare pagina.

    Oggi abbiamo una sinistra che vorrebbe tenere tutto insieme, senza una visione del futuro, in nome del pericolo rappresentato dalle «destre al potere», e una destra che continua a chiedersi «che cosa è», visto che è tutto e il contrario di tutto: europeista e sovranista, garantista e giustizialista, liberista e statalista.

    E poi c’è un’area centrale dell’elettorato, che potremmo definire liberale o per comodità «draghiana», su cui si incentrano le attenzioni di molti analisti politici.

    Dall’osservatorio privilegiato della Fondazione Einaudi scrutiamo sogni, ambizioni e velleità di questo mondo, che pur ci appartiene. Dicevo della legge elettorale, cioè delle regole del gioco. E le regole sono importanti, anche se non determinanti. Cercherò di spiegare il perché. Determinante è esistere, indipendentemente dalle regole del gioco, che in Italia cambiano anche troppo spesso.

    Primum vivere… i liberali tedeschi (Fdp) in questi decenni sono stati alternativamente al governo, presenti in Parlamento, ma anche al di fuori per non aver raggiunto la soglia di sbarramento (in Germania del 5%). Ma sono sempre loro, sono presenti e rappresentano una fetta di elettorato, anche un insediamento sociale ben individuato e indipendente dalle fortune elettorali. In Italia per tutta la cosiddetta seconda Repubblica un soggetto di tal fatta non è esistito.

    Dopo questa necessaria premessa torniamo alle «regole del gioco». Siamo ben consapevoli che anche se hai undici Maradona in squadra e quando entri sul terreno di gioco trovi i canestri del basket le buschi da chiunque. Ora i liberali italiani sono in una condizione anche peggiore: hanno undici leader che si credono ognuno un Maradona e che, nella maggior parte dei casi, non sono neanche Comunardo Niccolai (ricordo solo per i più anziani). Con l’aggravante che invece di giocare di squadra non solo non si passano la palla, ma quando passa vicino un compagno gli tirano un calcione. In queste condizioni è veramente difficile costruire alcunché.

    A chi quotidianamente chiede un intervento risolutivo alla Fondazione Einaudi rispondiamo sempre alla stessa maniera: siamo una fondazione culturale, vogliamo continuare ad occuparci di storia e cultura liberale, provvedano altri a svolgere il compito.

    Se si dovesse palesare qualcosa di serio e credibile all’orizzonte, la Fondazione Einaudi farà la sua parte. Fornirà idee, donne, uomini, docenti, professionisti di vaglia e progetti. Lo auspichiamo vivamente. Altrimenti, faremo di tutto per assicurare comunque la presenza di una pattuglia autenticamente liberale prima nel Parlamento italiano e, successivamente, nel 2024 nel Parlamento europeo.

    Non ha importanza come. Alleati con chiunque e a una sola condizione: che gli eletti si relazionino direttamente con il gruppo di Renew Europe e con il partito dei liberali europei (ALDE), inevitabilmente sempre più transnazionale. Insomma offriamo il meglio del nostro mondo a chi degli schieramenti in campo prospetterà le condizioni migliori, senza alcuna mediazione sulle nostre idee che sono e resteranno sempre le stesse: un europeismo senza se e senza ma; un garantismo intransigente; un economia di mercato in cui lo Stato faccia il suo, senza limitare concorrenza e innovazione affinché siano valorizzate le capacità di individui liberamente diseguali.

    Giuseppe Benedetto

    Presidente Fondazione Luigi Einaudi

  • La società civile può ancora provare ad incidere sulla politica?

    La scelta di alcuni partiti, specie di centro destra, di presentare come sindaci, o nelle liste per i consigli comunali, persone che non hanno mai fatto prima politica attiva ma si sono distinte nella società per impegno civile, nel mondo del lavoro e delle professioni fa sperare che si possa aprire un nuovo corso nel quale si attui veramente una fattiva collaborazione tra esperienze diverse. A Torino particolarmente interessante,nelle liste di Fratelli d’Italia,la candidatura di Andrea Revel Nutini

    Candidato al Consiglio comunale di Torino con Fratelli d’Italia, Andrea Revel Nutini è presidente della onlus Fondazione Principessa Laetitia e vicepresidente del “Comitato Difesa legale Possessori di Armi”.

    La Fondazione Principessa Laetitia ha progettato uno spazio, La Serra nel borgo, ove ospitare una serra (o serie di serre) di 200 metri quadri di superficie, grazie alla quale fornire ai torinesi un luogo e gli strumenti necessari per coltivare fiori, piante, erbe aromatiche, ortaggi; gli obiettivi a monte sono il contrasto della solitudine e l’aggregazione.

    Oltre a questo, Nutini ha lanciato “Aiutare chi fa impresa, vuol dire sostenere l’economia reale di Torino”, una consulenza gratuita per partite Iva, microimprese, commercianti, per districarsi nella giungla dei tassi di interesse e dei bandi europei. Un ciclo di webinar offre un aiuto concreto per partecipare ai bandi Ue e ottenere le migliori condizioni dalle banche sugli interessi; per chi lo desidera, inoltre, sarà effettuata gratuitamente una valutazione della situazione con gli istituti di credito e degli eventuali passi da compiere per tutelarsi, ma anche della possibilità di accedere ai fondi europei.  “Si tratta di un’iniziativa pratica all’interno della mia campagna elettorale – spiega Revel Nutini – perché da un lato intendo chiarire di essere vicino a chi fa impresa, alle partite Iva, a chi tutte le mattine alza una serranda per mandare avanti la famiglia e la nostra economia. Dall’altro desidero essere pratico sin dall’inizio, anche per dimostrare quale sarà il mio atteggiamento qualora sedessi in Sala Rossa: azioni concrete, sostanziali ed effettive per Torino e i torinesi”.

  • Il doppio gioco di due usurpatori di potere

    Fa sempre il doppio gioco, mente perfino se gli chiedi che ora è; sicché

    di lui non puoi fidarti mai. Mai! Da lui finisci sistematicamente tradito.

    Oriana Fallaci

    Tutti e due si somigliano. Tutti e due sono dei bugiardi, degli impostori ed ingannatori nati. Tutti e due sono degli irresponsabili. Tutti e due, fatti accaduti e che stanno tuttora accadendo alla mano, nolens volens, si sostengono a vicenda. Tutti e due purtroppo, da anni ormai, esercitano dei poteri istituzionali molto importanti in Albania. Tutti e due, a scapito dei cittadini, hanno usurpato e stanno pericolosamente abusando del potere. Tutti e due, come tali, sono anche i diretti responsabili della drammatica, preoccupante, pericolosa e sofferta realtà albanese. Uno è il primo ministro. L’altro è il capo dell’opposizione.

    Il 13 giugno, in Albania, si è concluso il congresso del partito socialista, capeggiato dal primo ministro. Un’ulteriore occasione per lui e per la sua potente propaganda di sfoggiare “successi” e di vantare “modestamente” la dedizione per il popolo. Per l’occasione però il primo ministro si è sentito doppiamente soddisfatto: sia della conclusione del congresso del suo partito sia perché ormai lui si sente più tranquillo. Almeno per qualche tempo, nel caso non ci siano degli inattesi ed incontrollati sviluppi da lui e/o da chi per lui. Grazie anche a quello che ha potuto fare, con “successo” il suo “simile”, il capo dell’opposizione.

    Si perché il 13 giugno, in Albania, si sono svolte anche le elezioni per il capo del partito democratico, il primo partito di opposizione, fondato il 12 dicembre 1990. Elezioni che, purtroppo, dati e fatti accaduti e ad ora evidenziati, risulterebbero essere state pesantemente condizionate, controllate e manipolate dal capo del partito che è anche il capo dell’opposizione e dai suoi fedeli sostenitori. Usando, guarda caso, dei modi simili a quelli con i quali il primo ministro ha “vinto” tutte le elezioni dal 2013. Comprese quelle ultime, del 25 aprile scorso. E si tratta proprio di quel partito, del partito democratico, il quale ha risuscitato le speranze stordite, ha motivato ed ha guidato nel 1990-1991 tutte le massicce proteste degli albanesi contro la più sanguinosa dittatura comunista dell’Europa. Una dittatura che però e purtroppo, dopo trenta anni, si sta consolidando di nuovo in Albania. Ovviamente mascherata, abusando di una facciata di pluripartitismo. Un nuovo e pericoloso regime questo attuale in Albania, come espressione diretta di una preoccupante ed altrettanto pericolosa alleanza del potere politico con la criminalità organizzata e certi raggruppamenti occulti locali e internazionali. Una nuova e camuffata dittatura, controllata e guidata dai diretti discendenti, biologici e/o spirituali, dei dirigenti della sanguinosa dittatura comunista rovesciata nel 1991, ma mai sradicata definitivamente. Quanto sta accadendo in Albania, da qualche anno, ne è una diretta ed inconfutabile testimonianza. L’autore di queste righe, riferendosi soltanto a tutto quello che è accaduto e sta accadendo realmente, a tutto quello che è stato pubblicamente denunciato, da anni sta informando il nostro lettore di una simile, drammatica, molto preoccupante e pericolosa realtà, non solo per gli albanesi che lo stanno soffrendo sulla loro pelle, ma anche per i Paesi vicini. Italia compresa.

    Dopo l’ennesima sconfitta elettorale dell’opposizione il 25 aprile scorso, il capo del partito democratico, allo stesso tempo anche capo dell’opposizione, ha cercato di giustificare tutto e di non assumere le proprie dirette responsabilità per tutto quello che è accaduto. Soprattutto prima, ma anche il giorno delle elezioni, il 25 aprile scorso. Quella clamorosa e preannunciata sconfitta è stata la quarta in ordine di tempo, non avendo registrato una sola vittoria elettorale da quanto lui ha cominciato a dirigere il partito democratico albanese, nel 2013. Accadeva subito dopo le dimissioni da tutti gli incarichi politici ed istituzionali del suo predecessore, l’ex primo ministro e dirigente storico del partito. Dimissioni irrevocabili, dopo la sconfitta elettorale, sua e del partito, nelle elezioni del giugno 2013. Elezioni vinte dal partito socialista che, da allora, hanno permesso all’attuale primo ministro di governare il Paese. Ebbene, dopo l’ennesima sconfitta elettorale dell’opposizione il 25 aprile scorso, il capo del partito democratico, invece di seguire l’esempio del suo predecessore, non ha mai dato le richieste e, almeno moralmente dovute, dimissioni. Non solo, ma ha fatto di tutto, lui e i suoi fedeli sostenitori, investiti di incarichi istituzionali nel partito, per continuare ad essere il dirigente del partito. Nel frattempo, dati e fatti accaduti e che stanno accadendo alla mano testimoniano e dimostrano palesemente che lui, in tutti questi anni, più che dirigere il partito, lo ha usurpato, ha goduto ed abusato di tutti i suoi  poteri politici ed istituzionali, facendo diventare il primo partito dell’opposizione albanese, fondato nel dicembre 1990, un partito clientelistico e di gestione familiare.

    Essendo stato rieletto il 22 luglio 2017 come capo del partito, dopo una farsa elettorale, avendo di fronte un solo “candidato”, il mandato del capo del partito democratico albanese sarebbe scaduto il 22 luglio prossimo. Ebbene, lui non solo non ha rispettato quella scadenza per stabilire la data per svolgere le nuove elezioni nel partito, come prevede lo Statuto, ma, addirittura, ha anticipato quella data fissando le elezioni per il 13 giugno 2021. Proprio ieri. In palese violazione delle regole istituzionali ed usufruendo del suo pieno controllo, da usurpatore quale è, degli organi dirigenti del partito. Non solo, ma non ha aspettato neanche le decisioni che dovrà prendere la Commissione Centrale Elettorale sulla validità del risultato delle elezioni del 25 aprile scorso che hanno dato il terzo mandato al primo ministro, il suo “simile”. Denunce che sono state ufficialmente depositate presso quella Commissione, proprio dal partito democratico e ancora senza una decisione definitiva. Il che denuncia, a sua volta, la tanta fretta e la grande angoscia del capo del partito per accorciare al massimo il tempo ed impedire ad altri candidati di poter fare campagna elettorale in tutto il territorio. Anzi, almeno un candidato, ha chiesto ufficialmente addirittura la posticipazione delle elezioni, sia per attendere il verdetto finale della Commissione Centrale Elettorale, che per dare la possibilità agli elettori del partito di assorbire e recuperare le conseguenze della sconfitta del 25 aprile scorso. Ma la decisione era ormai stata presa. Tutto ciò denuncia proprio la grande difficoltà nella quale si è trovato il capo del partito democratico albanese dopo la sua clamorosa e preannunciata sconfitta elettorale del 25 aprile scorso. Una difficoltà quella che deriva dalla totale incapacità, politica e personale, di assumere le proprie responsabilità e di ammettere la sua sconfitta. L’ennesima. Ma evidenzia palesemente anche la sua perfidia e malvagità.

    L’autore di queste righe ha informato sempre, a tempo debito, il nostro lettore della falsità e delle conseguenze del problematico e preoccupante operato del capo del partito democratico albanese, allo stesso tempo anche capo dell’opposizione. Operato che, fatti accaduti alla mano, ha aiutato l’attuale primo ministro a rimanere tale, con tutte le derivate, ben note e sofferte conseguenze per gli onesti e poveri cittadini albanesi. Partendo dalle promesse pubbliche mai mantenute del capo dell’opposizione, fatte durante le proteste nella primavera del 2017 e concluse inaspettatamente e “stranamente” con l’accordo occulto e mai reso minimamente trasparente del 18 maggio 2017 con l’attuale primo ministro. Con tutte le sue conseguenze. Ma anche tutto quello che ha fatto prima ed in seguito. Come, per esempio, la riforma amministrativa (2014), la consegna dei mandati dei deputati dell’opposizione (febbraio 2019), il non giustificato boicottaggio delle elezioni amministrative (giugno 2019), la riforma elettorale con il famigerato accordo del 5 giugno 2020, le cui conseguenze sono state palesemente manifestate durante le elezioni del 25 aprile scorso. Di tutto ciò e di tanto altro ancora l’autore di queste righe ha informato il nostro lettore, cercando di essere sempre ed il più possibile oggettivo nelle sue valutazioni ed in quanto ha scritto (Dall’Albania niente di nuovo, 27 giugno 2017; Giù le maschere, 3 luglio 2017; La scelta tra il bene e il male, 24 luglio 2017, Somiglianze inquietanti, 27 gennaio 2020, ecc, ecc…).

    Tornando alla gara elettorale per il capo del partito democratico albanese svoltasi il 13 giugno, in base alle rivendicazioni e alle denunce fatte, nonché alle testimonianze rese ormai note e alle registrazioni video, se tutto sarà confermato e provato, risulterebbe che quella che si è svolta ieri tutto può essere stata, meno che una gara onesta, libera e credibile. E se così risulterà veramente, sarà l’ennesima dimostrazione e testimonianza della falsità delle dichiarazioni pubbliche del capo del partito democratico albanese, a sua volta anche capo dell’opposizione, della sua pericolosa incapacità e falsità istituzionale, con tutte le derivanti conseguenze. Soprattutto in una simile, ben nota, drammatica e sofferta realtà in Albania.

    Chi scrive queste righe seguirà ed informerà il nostro lettore di tutti gli attesi ed inevitabili sviluppi, dopo le ormai contestate elezioni per il capo del partito democratico albanese. Nel frattempo però egli non può non evidenziare e sottolineare le tante somiglianze caratteriali e di operato tra l’attuale primo ministro albanese e il capo dell’opposizione. Con tutte le pericolose conseguenze. Quanto sta accadendo in queste ultime settimane in Albania sembrerebbe abbia motivato e convinto anche il capo storico del partito democratico albanese, a sua volta ex presidente della Repubblica ed ex primo ministro, a riconsiderare la sua irrevocabile decisione, dopo le dimissioni da tutti gli incarichi politici ed istituzionali il 26 giugno 2013. L’autore di queste righe è convinto che spetta agli onesti e responsabili cittadini albanesi porre fine al pericoloso doppio gioco dei due usurpatori del potere in Albania: uno il primo ministro e l’altro il capo del partito democratico e dell’opposizione. Quelli che, come scriveva Oriana Fallaci, mentono perfino se chiedi loro che ora è. Chi scrive queste righe è convinto che di tutti e due nessuno dovrebbe mai fidarsi. Perché da loro finisci sistematicamente tradito: sicuramente dal “vincitore” capo del partito democratico. Agli albanesi onesti e responsabili la scelta!

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