L’uomo nella sua arroganza si crede un’opera grande, meritevole di una creazione divina.
Charles Darwin; da “L’origine dell’uomo”, 1871
La vera, vissuta e spesso sofferta realtà albanese durante quest’ultimo decennio ha testimoniato, tra l’altro, che tutte le promesse pubbliche del primo ministro, da quando ha ottenuto l’incarico nel settembre 2013, non sono state mai mantenute. Perciò adesso, dopo il massacro elettorale dell’11 maggio scorso, di cui il nostro lettore è stato informato a tempo debito, lui sta cercando di scaricare tutte le sue responsabilità sia sui suoi collaboratori, sia sui funzionari di tutti i livelli. Sta cercando adesso di apparire come vittima dell’abuso, da parte degli altri, con la sua fiducia. Una nota messinscena ingannatrice, questa, attuata da lui sempre, quando si trova in difficoltà.
Il primo ministro ha “ammesso” in questi ultimi giorni che le riforme da lui promesse durante questi tredici anni, “non hanno dato i risultati attesi”. Un eufemismo per non ammettere i suoi continui fallimenti. Infatti tutte le riforme da lui avviate hanno fallito a raggiungere gli obiettivi dichiarati e tanto sbandierati. Si tratta della riforma del sistema sanitario con la promessa per una “sanità gratis” per tutti i cittadini. Si tratta della riforma del sistema dell’istruzione pubblica e delle università, che è stato un altro palese fallimento, tant’è vero che, la scorsa settimana, il primo ministro è stato finalmente costretto di “ammetterlo”. Senza ammettere però le sue responsabilità istituzionali. Un altro fallimento, “ammesso” dal primo ministro durante queste ultime settimane, è stato anche quello della riforma del territorio e dell’amministrazione locale. Ed insieme con il fallimento di questa riforma non sono state mantenute neanche le promesse per i basilari e vitali servizi pubblici, come la fornitura di acqua potabile, dell’energia elettrica ecc… Ovviamente la colpa non è stata mai sua, ma di coloro che hanno abusato della sua fiducia.
Il primo ministro però non ha mai ammesso il fallimento della riforma del sistema della giustizia! Anzi, quella “riforma” rappresenta per lui un vero e proprio “successo” (Sic!). E purtroppo della stessa opinione sono anche alcuni alti rappresentanti delle istituzioni dell’Unione europea ed, altresì, qualche suo “amico/amica” tra i “grandi dell’Europa”. Ma da innumerevoli fatti accaduti e documentati alla mano, dopo il 22 luglio 2016, quando il Parlamento approvò all’unanimità la riforma del sistema della giustizia in Albania, risulta che quella “riforma” è stata proprio un clamoroso ed inconfutabile fallimento. Sì perché quel “riformato” sistema, sempre fatti alla mano, risulta essere messo sotto il diretto e personale controllo del primo ministro e serve a lui per coprire il suo diretto coinvolgimento, sia come ideatore, sia come beneficiario, in tanti scandali clamorosi pubblicamente noti. Il nostro lettore è stato ampiamente e continuamente informato di tutto ciò.
Nonostante tutte le ingannevoli “strategie” ed i tentativi per “convincere” l’opinione pubblica che i responsabili sono i suoi collaboratori, il vero e diretto responsabile dei fallimenti di tutte le riforme avviate, sia istituzionalmente che moralmente, è proprio lui, il primo ministro albanese. Mentre coloro che lui adesso sta cercando di incolpare sono stati soltanto e semplicemente delle marionette che ubbidivano ai suoi ordini. Mentre adesso, per apparire come il vero “salvatore della patria”, sta cercando di nuovo di ingannare e di guadagnare altro tempo. Adesso il primo ministro, cercando di “tranquillizzare” l’opinione pubblica, “garantisce” il funzionamento normale delle istituzioni, sia centrali che locali, perché lui stesso, il primo ministro, controllerà, d’ora in poi, la situazione e troverà le soluzioni migliori e durature (Sic!).
Da più di due mesi ormai il primo ministro si trova in grosse difficoltà, dopo la pubblicazione da parte dell’opposizione politica di innumerevoli scandali ed abusi, prima e durante il vero e proprio massacro elettorale dell’11 maggio scorso, in palese violazione della legislazione in vigore sulle elezioni. Abusi e violazioni che non potevano mai essere attuate senza l’ordine e/o il beneplacito del “comandante supremo ed indiscusso”. Ragion per cui adesso lui sta tentando di ingannare di nuovo, cercando di tergiversare l’attenzione dell’opinione pubblica con le sue “sincere e sentite confessioni”. Adesso si sta presentando, senza batter ciglio e come se nulla fosse accaduto, da innato ingannatore e bugiardo qual è, come l’unico ed il vero salvatore da quella grave situazione, generata a sua insaputa e dietro le sue spalle dai suoi collaboratori “incapaci e disonesti”.
Parte di quella “strategia” sono anche l’uso, durante queste ultime settimane, delle ruspe e dell’esplosivo, per demolire delle costruzioni “illegali”, licenziati però in precedenza da lui stesso e/o dai suoi collaboratori. Adesso però, fatti accaduti, documentai e pubblicamente noti alla mano, ha ufficialmente usurpato anche i poteri che, sia la Costituzione e sia le leggi in vigore non gli riconoscono. Come quello sull’amministrazione locale. Il nostro lettore è stato informato di tutti questi “sviluppi” durante queste due ultime settimane (Abusi scandalosi di un dittatore camuffato con i poteri usurpati, 14 luglio 2025; Ingannevoli promesse non mantenute e drammatiche conseguenze, 22 luglio 2025). Proprio come se lui fosse il vero e l’unico proprietario del Paese. Perciò agisce con l’arroganza di un autocrate, che si sente onnipotente.
Il 21 luglio scorso il primo ministro albanese ha fatto una delle sue “sincere e sentite confessioni”, cercando proprio di giustificare quanto ha ordinato dall’inizio di questo mese, senza specificare però con chi avesse discusso. Forse con nessuno, o forse con i suoi consiglieri personali. “Pochi giorni dopo che le elezioni (dell’11 maggio scorso, n.d.a.) siano state concluse con un risultato straordinario, con un record assoluto, ma che comporta una responsabilità molto grande, abbiamo discusso sull’indispensabilità di ritornare sul territorio e di guardare quali siano le preoccupazioni delle comunità”. Così ha affermato il primo ministro il 21 luglio scorso!
In questa sua affermazione lui ha di nuovo mentito spudoratamente. Sì, perché le “elezioni” dell’11 maggio scorso sono state un massacro elettorale, ma mai e poi mai un “risultato straordinario”. Sì, quelle elezioni sono state veramente, fatti accaduti, dettagliatamente documentati ed ufficialmente denunciati alla mano, “un record assoluto”. Ma un record assoluto di abusi elettorali però!
Adesso, dopo aver usurpato anche il potere dell’amministrazione locale, diventando così il sindaco di 54 municipi da lui controllati, per un totale di 61, la scorsa settimana, 21 luglio, il primo ministro ha incaricato alcuni ministri di dirigere il funzionamento del municipio della capitale, dopo che il sindaco eletto si trova in prigione dal 12 febbraio scorso. Il nostro lettore è stato informato a tempo debito di quanto è accaduto. Una decisione quella sopracitata, in piena ed evidente violazione della Costituzione e delle leggio in vigore. Durante la riunione con quei ministri e con gli alti funzionari del municipio della capitale, il primo ministro ha “ammesso” anche il fallimento della riforma del territorio e dell’amministrazione locale. Lui ha fatto sapere che adesso sta dirigendo un gruppo di specialisti che devono preparare il “nuovo Pacchetto” della nuova riforma del territorio.
Chi scrive queste righe da alcuni anni sta informando il nostro lettore, fatti accaduti, documentati e pubblicamente noti alla mano, che in Albania è stata restaurata e si sta consolidando, ogni giorno che passa, una nuova dittatura sui generis, rappresentata istituzionalmente proprio dal primo ministro. Si tratta di una pericolosa dittatura come alleanza tra il potere politico, la criminalità organizzata e determinati raggruppamenti occulti internazionali, molto potenti finanziariamente. Perciò il comportamento del primo ministro è contraddistinto dall’arroganza di un autocrate che si sente e agisce come onnipotente, come una “creazione divina”. Aveva ragione Charles Darwin: l’uomo nella sua arroganza si crede un’opera grande, meritevole di una creazione divina.