Elezioni

  • Gardini: serve un’Europa più equa e più giusta

    Dal 2008 e parlamentare europea, una storia politica legata a Forza Italia, con la quale è stata eletta anche alla Camera dei Deputati, e una artistica in cui ha calcato tanti palcoscenici teatrali e televisivi italiani. Elisabetta Gardini, dopo il difficile addio al suo partito a causa dell’estrema confusione politica in cui Forza Italia ultimamente si sta dibattendo, si candida alle prossime Elezioni europee del 26 maggio con Fratelli d’Italia e in Europa, se eletta, siederà tra le file dei Conservatori e Riformisti europei (ECR).

    On. Gardini, lei è una parlamentare di esperienza, quali sono i risultati che non ha potuto raggiungere e quali invece gli obiettivi che è riuscita a portare a buon fine?

    In 11 anni di lavoro a Bruxelles il mio impegno è stato costante, appassionato e convinto. Mi sono sempre schierata dalla parte dell’Italia, dei nostri cittadini, delle nostre imprese e del Made in Italy.

    Questo mi ha permesso di vincere molte battaglie di cui sono orgogliosa. Ho portato a casa risultati concreti per le nostre piccole e medie imprese (penso alla soddisfazione di aver finalmente dato accesso al mercato unico a tutti i fertilizzanti, fiore all’occhiello della produzione del nostro Paese), o per i nostri pescatori. Con le associazioni dei malati mi sono battuta per facilitare e accelerare l’accesso alle cure mediche innovative, soprattutto per quanto riguarda i tumori e le malattie rare. Da relatrice ho lavorato al meccanismo della Protezione Civile ispirandomi al modello italiano e alla guida di Giuseppe Zamberletti. Puntando sulla prevenzione. Adesso c’è uno stanziamento di 28 miliardi di euro per la messa in sicurezza dei territori. L’Italia dovrà aggiudicarsene una buona parte per avere dei territori resilienti e ridare al contempo slancio alla nostra economia.

    Ma tutto questo non basta. La nostra cara vecchia Europa si merita una Unione Europea profondamente diversa, una Unione Europea dei popoli e delle nazioni, che metta fine a questa Europa dei burocrati, così distante dai reali bisogni di persone, famiglie e imprese

    Quali sono secondo lei i difetti del Gruppo Popolare e come è possibile conciliare gli interessi nazionali con i più vasti interessi europei?  È stato proprio il Consiglio europeo, dove siedono e decidono i capi di Stato e di governo, ad avere impedito, nel passato, alcune decisioni importanti quali la normativa per la denominazione d’origine dei prodotti extra UE e la revisione vera degli accordi di Dublino per l’immigrazione. E i governi italiani si stanno dimostrando troppo deboli o troppo impreparati sui vari dossier…                              

    Nel PPE gli interessi della Germania prevalgono su quelli degli altri Paesi. Inoltre, c’è il problema delle alleanze: il PPE è un partito di centro destra ma troppe volte si è snaturato prendendo posizioni incoerenti sia con i suoi valori sia con la sua visione dell’economia a causa dell’alleanza con i socialisti. Per la prossima legislatura, mi auguro che il PPE riveda la sua strategia di coalizione. In questo contesto, il peso di Fratelli d’Italia sarà fondamentale nel gruppo dei Conservatori.

    Certamente la buona riuscita della difesa degli interessi nazionali dipende anche dall’azione dei governi. Non solo la denominazione d’origine e il trattato di Dublino, ma anche la storica battaglia sul Made In, di cui Cristiana Muscardini è stata protagonista, è stata vinta dal Parlamento e poi bloccata dal Consiglio. È vero che l’assenteismo e l’impreparazione che talvolta hanno caratterizzato il lavoro dell’Italia non aiuta. Penso alla battaglia persa sull’agenzia del farmaco (che a causa della Brexit ha lasciato Londra) che era ad un passo dall’essere assegnata a Milano. Penso a Sandro Gozi che, essendo stato sottosegretario agli affari europei, avrebbe dovuto fare gli interessi dell’Italia, e invece ora è candidato alle europee in una lista bloccata con Macron.

    Quali obiettivi si prefigge di raggiungere nella prossima legislatura?

    Serve un’Europa giusta ed equa, basta al dominio di Francia e Germania che utilizzano le istituzioni per fare i propri interessi. In questo gioco al massacro chi ci rimette di più è proprio l’Italia: sono le nostre eccellenze che subiscono più danni. Dobbiamo mettere mano alle disparità che ci sono in tema di lavoro, di tassazione, di paradisi fiscali, tutti elementi che creano concorrenza sleale all’interno della stessa Unione Europea. Queste devono essere le priorità. Senza queste modifiche l’Europa non può sopravvivere!

    Diciamo sempre che vogliamo rafforzare il sistema paese: la prima cosa che farò se sarò rieletta sarà farmi promotrice di una lettera che chiederò ai colleghi italiani di sottoscrivere al governo per richiedere il raddoppio della rappresentanza permanente italiana a Bruxelles dei funzionari italiani. Sono loro che lavorano sui temi oggetto di decisione in Consiglio, sono loro che difendono l’Italia. Non è possibile che Francia e Germania abbiano il doppio del nostro personale per difendere gli interessi nazionali!

    Con il gruppo ECR ha lavorato solo nelle ultime settimane di legislatura del Parlamento europeo dopo l’addio a Forza Italia e al PPE. Che clima lavorativo e collaborativo si aspetta di trovare in una prospettiva quinquennale?

    Ho lavorato molto con gli inglesi dell’ECR fin dal 2008: loro ancora stavano nel PPE e li conosco da allora. Ci fu subito un rapporto di grande collaborazione. Del resto avevamo molto in comune: erano critici su quello che l’Europa era diventata, a differenza del resto del PPE.

    Per questo nel 2009 sono usciti e hanno dato vita alla famiglia dei Conservatori Riformisti. Come detto prima, il ruolo dell’ECR sarà strategico perché farà da ponte tra il partito popolare (che, ricordiamolo, è una formazione politica di centro destra ) e quello che si formerà alla destra del Parlamento. Per cambiare tutto in Europa è fondamentale porre fine all’alleanza tra popolari e socialisti e creare, invece, un’autentica alleanza di centro destra.

  • Pietro Marrapodi: più Italia in Europa

    Cari lettori,

    come avrete visto ‘Il Patto Sociale’, da qualche settimana, sta pubblicando le interviste ad alcuni candidati alle elezioni europee del prossimo 26 maggio i quali espongono il loro programma e i loro progetti. Per la sua vocazione apartitica ‘Il Patto Sociale’ dà spazio a chi si è messo in contatto con la redazione. E’ la volta di Pietro Marrapodi che si candida con la Lega nella Circoscrizione Nord Ovest (Lombardia, Piemonte, Liguria, Val d’Aosta).

    Sono nato in un piccolo paese della Calabria, 45 anni fa. Nel 1993, dopo la maturità scientifica, mi sono trasferito a Milano dove ho studiato Giurisprudenza. Ho iniziato poi il mio percorso lavorativo nel mondo della pubblicità e del marketing.

    La mia passione per la politica è nata negli anni dell’Università e ho iniziato la mia attività dal Municipio di zona, dove mi sono battuto per rendere più vivibili le periferie. Vivo i bisogni degli altri come se fossero miei e penso che a ogni problema ci sia sempre una soluzione, in tal senso considero la politica l’espressione più alta di aiuto ai cittadini.

    Ci accingiamo a una grande sfida, il rinnovamento del Parlamento Europeo. Oggi più che mai è proprio all’interno delle Istituzioni Europee che si prendono le decisioni fondamentali per la vita dei cittadini.

    L’Italia sta subendo da troppo tempo questa Europa a guida franco-tedesca.

    Subiamo un’invasione continua basata sul business della finta accoglienza. È sempre più forte il bisogno di tutelare la nostra identità culturale, di ridare forza e valore alle nostre radici cristiane, spazio e voce ai valori su cui si è formata la nostra comunità: prima gli Italiani! Anche se Salvini è riuscito a bloccare l’invasione, bisogna che l’Europa si svegli e faccia delle azioni più incisive su questo tema.

    È sempre più forte il bisogno di proteggere le attività commerciali e la rete dei nostri negozi che costituisce uno straordinario tessuto economico e sociale, unico in Europa. In Europa dobbiamo tutelare il Made in Italy, i nostri prodotti sono i più contraffatti al mondo e ciò crea un danno di milioni di Euro alla nostra economia e all’immagine dell’Italia. Bisogna che vengano superate queste politiche restrittive che mettono in ginocchio le aziende italiane e non permettono il rilancio dell’economia del nostro Paese.

    Questa Europa è da rifare e per questo voglio portare più Italia in Europa!

  • Ambassador discusses Kazakhstan’s elections in Brussels

    BRUSSELS – The Ambassador of Kazakhstan to the European Union, Aigul Kuspan, briefed Brussels-based European journalists about the upcoming extraordinary presidential elections in the country on 15 May.

    Kuspan highlighted the fact that the decision to call early elections -a decision made in consultation with First President Nursultan Nazarbayev and in coordination with the Constitutional Council- was based on the need to provide stability and continuity and eliminate any uncertainty following the resignation of the First President in March 2019.

    She quoted Kazakhstan’s President Kassym-Jomart Tokayev, who has declared that “in order to ensure social and political stability, provide confidence, and address socio-economic development issues, it is necessary to remove any uncertainty.” In his words, Kazakhstan “must confirm the continuity, predictability and stability of its domestic and foreign policies” and “this can be done only through the direct will of the people in an election.”

    Kuspan updated the press on the profile and background of the seven candidates that have validly registered following the expiry of the registration deadline on 11 May, as well as campaigning, which is underway, reiterating that all seven candidates receive equal coverage on television and radio during the campaign period, which will continue until 8 June. She also mentioned that voting is not compulsory. Kazakhstan has a strong record of voter participation: average turnout in nine electoral scrutinies since 1999 stood at 81.57%, according to the US-based International Foundation for Electoral Systems.

    The Ambassador also emphasised the cordiality of EU-Kazakh relations, further strengthened by the Enhanced Partnership and Cooperation Agreement (EPCA) that was signed in 2015, the first and only such agreement that the bloc has signed with a Central Asian country so far.

  • Rinaldi: o gli europei sono uniti o non sono niente al cospetto delle altre potenze

    Deputato europeo e vice-presidente ALDE nel 2009-2014, un passato all’Onu a seguire le tormentate vicende dell’Afghanistan prima e da Segretario generale aggiunto del Parlamento europeo poi, un presente da funzionario europeo con l’occhio sempre rivolto alle vicende internazionali, molti libri all’attivo sulla storia recente di molti paesi africani ed asiatici, Niccolò Rinaldi torna in campo alle prossime Elezioni europee del 26 maggio candidandosi con Più Europa in Lazio, Marche, Toscana ed Umbria.

    On. Rinaldi, lei è già stato deputato europeo raggiungendo risultati importanti e impegnandosi attivamente su molti fronti, dal commercio internazionale alla tutela dei minori. Quali sono gli obiettivi che si prefigge di raggiungere in questa nuova legislatura?

    Al di là dei valori e del programma politico, come candidato assumo degli impegni di metodo del lavoro. Avendo il Parlamento europeo un ruolo di piena co-decisione nella legislazione europea e avendo perciò diretto impatto nella vita dei cittadini, ho intenzione di partecipare al dibattito nella maniera più attiva possibile con interventi, interrogazioni, emendamenti, relazioni ombra e relazioni titolari, incontri e confronti, negoziato e ricerca di compromesso, dando sempre regolare e trasparente informazione dell’attività svolta e dei risultati ottenuti.

    Ancora oggi il Parlamento europeo, e tutte le istituzioni di Bruxelles purtroppo, è percepito dalla gente come un ente lontano, geograficamente e politicamente. Come pensa si possa superare questa errata considerazione e quale sarà il suo contributo per questo?

    Il Parlamento Europeo deve assumere sempre più anche un ruolo di ponte fra la società e le altre istituzioni europee diffondendo informazioni utili, aprendosi come istituzione, favorendo confronti. Per questo è opportuno creare una banca dati e una newsletter che presenti in modo organico, trasparente e semplice l’insieme dei fondi europei e delle possibilità di mobilità a disposizione per amministrazioni locali, cittadini, associazioni culturali, università, studenti, imprese. Queste informazioni permetteranno di accedere a un’unica fonte d’informazione che aiuti l’utente a conoscere la varietà di procedure, bandi, scadenze che purtroppo contraddistingue i finanziamenti europei e che costituisce a volte un difficile ostacolo per i potenziali beneficiari, soprattutto in paesi come l’Italia che hanno maggiori difficoltà nell’ottenimento di informazioni valide. Le strutture territoriali e nazionali devono trovare nel Parlamento Europeo un interlocutore costante e affidabile, anche per rappresentare e dar corso a istanze europee di cittadini ed enti locali. Il rapporto col territorio sarà un impegno preciso e trasparente, in modo da favorire un accesso diretto alla dimensione europea e anche con l’impegno di effettuare almeno due visite politiche all’anno per ciascuna delle province del collegio, in modo da garantire un contatto diretto con elettori e istanze locali.

    Quindi non più solo Erasmus, che rimane il progetto più vincente di questa Europa, o tirocini per giovani laureati, ma un vero dialogo con tutti e per tutti fatto non di parole ma di attività concrete e tangibili

    Esatto. Il mandato sarà un percorso collettivo da condividere, tenendo aperti canali di confronto e di inclusione, compreso il settore dei cittadini meno tutelati e in svantaggiati. Bisogna fare della memoria collettiva un filo rosso a sostegno di varie battaglie, consapevole che la storia dell’Europa, e dei suoi errori, sia un pilastro di ogni azione del presente e di ogni visione del futuro. Per questo mi propongo di organizzazione presso il Parlamento Europeo varie iniziative (conferenze stampa, incontri con esperti, presentazioni di libri e film, mostre, ecc) che permettano visibilità e confronto europei per alcuni temi prioritari – lotta contro conflitti d’interessi e assenza di legalità, promozione delle pari opportunità e di una politica di anti-discriminazione, trasparenza sul costo delle istituzioni, ecc. – attraverso eventi che possono diventare altrettante occasioni per parlare della nostra Italia.

    Da sempre lei è liberale e laico e se eletto siederà di nuovo nel Gruppo ALDE. Focalizzandoci allora sull’aspetto politico, quale Europa vorrebbe Più Europa?

    Sicuramente un’Europa che ponga al primo posto la “Questione Morale”, che sia spazio di libertà fondamentali e di diritti civili avanzati, di un modello sociale universale e della piena laicità delle istituzioni pubbliche. Un’Europa dove si può vivere e trasferirsi ovunque, e provare un sentimento di appartenenza e di felicità comune, sotto la tutela della Carta dei Diritti Fondamentali per una cittadinanza europea, la cui piena applicazione è il fondamento di una nuova libertà – quella libertà che da sempre è l’obiettivo comune delle forze oggi riunite nell’ALDE. Un’Europa che persegua la piena occupazione e valorizzi i giovani con la loro energia e creatività e i meno giovani, che ponga al suo centro la filiera della conoscenza – scuola, università, ricerca e cultura – asse che consenta di innovare il manifatturiero, le piccole e medie imprese, l’agricoltura, l’artigianato e il turismo anche come strumento per la formazione della cittadinanza europea.  Un’Europa digitale, con una rete più accessibile, libera e sicura, tecnologicamente avanzata, che sia spazio di trasparenza amministrativa, di informazione e di partecipazione democratica. Un’Europa che non abbia paura dei processi globali ma sia capace, a cominciare da un seggio UE nel Consiglio di Sicurezza, di una voce unica e protagonista nella promozione della sicurezza e dello sviluppo dei popoli, anche grazie al rilancio con vigore e continuità del processo di realizzazione di una Difesa comune e dell’integrazione progressiva dell’industria a essa dedicata, una politica di difesa comune che vada ben oltre le attuali cooperazioni. Un’Europa che si batta per regole chiare e reciproche nel commercio internazionale, diritti del consumatore, valorizzazione delle nostre eccellenze e lotta alla contraffazione.  Un’Europa che affronti l’immigrazione con solidarietà e legalità, con una unica politica comune di asilo e migrazione rispettosa dei diritti umani e con la creazione di corpi europei per la gestione federale delle frontiere esterne. Un’Europa con decisi passi in avanti nel processo d’integrazione, con competenze chiare, maggiori risorse proprie e dove valgano per tutti regole comuni con decisioni democratiche e trasparenti, anziché gli attuali rapporti di forza tra singoli governi in incontri a porte chiuse – nemica della burocrazia e vicina alle imprese, ai lavoratori, alla libertà di ricerca, all’innovazione, all’autonomia dei territori. Un’Europa federalista, consapevole che nel XXI secolo o gli europei sono uniti o non sono niente al cospetto delle altre potenze– e questo dall’economia alla pace, dalle sfide ambientali alla lotta contro le mafie.

  • Pupi senza puparo

    Ascoltando le ultime dichiarazioni dei capi dei partiti al governo non possiamo cancellare l’immagine dei pupi che si confrontano, duellando, nei teatrini. Ma se ci sono i pupi dovrebbe esserci un puparo, chi muove i fili, chi consiglia, seduce, convince, eccita, chi trova giovamento dalla deriva di una politica che trova scopo e progetto solo nella conta dei voti alla fine di questa dissennata campagna elettorale, che dura da mesi e che lascerà sul campo, comunque vada, una vittima illustre: l’Italia ed i suoi abitanti.

    Scontri sempre più duri e avvelenati ma, per quanto si rivolgano reciproche accuse, chi è al governo, Presidente del Consiglio compreso, con il suo aplomb da grandi magazzini, condivide responsabilità pesanti: il debito è in continua crescita, le infiltrazioni malavitose, anche nel nord, locomotiva economica del Paese, non sono state contrastate, nessuna nuova proposta né per abbassare le tasse, né per diminuire l’elefantiaca burocrazia che affossa ogni iniziativa, né per far ripartire, con la necessaria sicurezza, i cantieri fermi da anni, né per contrastare l’evasione fiscale, né  per bonificare un territorio che, anche con le nuove esondazioni, testimonia un degrado di anni.

    Al reddito di cittadinanza non sono state affiancate proposte  serie per far ripartire il lavoro, sarebbe bastato rifare il sistema idrico italiano e mettere in sicurezza le scuole fatiscenti per creare decine di migliaia di posti di lavoro in diversi settori. Ai porti chiusi di imperio non si sono affiancate politiche per contrastare, alla fonte, l’immigrazione di migliaia di disperati né politiche e misure per evitare che altre decine di migliaia di persone, già sul nostro territorio da tempo, siano sfruttate o vivano in condizioni disumane o siano materiale umano affidato, di fatto, alle organizzazioni criminali. Nulla si è fatto per dare regole certe a chi arriva sul suolo italiano e nulla si è fatto per trovare accordi politici con il resto  d’Europa, si è urlato, minacciato e ci siamo resi  una volta di più poco credibili ed affidabili.
    C’é un puparo? Speriamo di sì, un puparo si può cercare, trovare, combattere ma se non c’è, se tutti sono autonomi nella loro dissennata corsa al voto, a prescindere dalle necessità della gente, se la povertà intellettuale ed umana è così forte ormai da aver coinvolto non solo chi governa ma anche chi dovrebbe essere  all’opposizione, se il Dio del potere e dell’arroganza, dell’autoreferenzialità e della prosopopea è ormai divenuto così potente da obnubilare le menti ed i cuori di chi dovrebbe servire il Paese, sia in maggioranza o che all’opposizione, è arrivato il tempo, nel rispetto della Costituzione, di dare vita ad una nuova resistenza.

  • Baldi: l’Europa deve essere un’unione federalizzante

    Eurodeputata di FI dal ’94 al ’99, poi deputata azzurra dal 2001 al 2006, Monica Baldi corre con Fratelli d’Italia alle Europee del 26 maggio nella circoscrizione Centro Italia col motto ‘Baldi e forti con l’Italia protagonista in Europa’.

    Le prossime Europee saranno la resa dei conti tra chi vuole più integrazione.

    «Non credo proprio che sia corretto parlare di modello Stati Uniti per l’Unione Europea ma di “unione federalizzante” poiché ha una dimensione federale e una dimensione intergovernativa. Per esempio l’unione monetaria è unione federale mentre la politica estera e sicurezza comune, come altre politiche e le riforme dei trattati che richiedono l’unanimità, sono intergovernative. È necessario per alcuni importanti capitoli dell’UE incentivare, coltivare e supportare il modello federalista già esistente. L’euro, seppur con molti difetti, e la libera circolazione di cittadini e merci sono conquiste da cui non possiamo prescindere. Il modello confederale, nell’unione federalizzante, può maggiormente valorizzare l’autonomia di ogni singolo Stato membro favorendo il principio di sussidiarietà, come stabilito anche dall’articolo 5 del Trattato dell’Unione Europea. In pratica nei settori che non sono di sua esclusiva competenza l’Unione interviene se e nella misura in cui gli obiettivi dell’azione prevista non possono essere realizzati dagli Stati membri».  

    La moneta intanto è già stata federata e su questo in Italia c’è un’ampia speculazione politica.

    «Il problema è che abbiamo deciso di realizzare la moneta unica e con la crisi si è creata  sfiducia fra gli Stati membri. Dobbiamo lavorare affinché il patto di stabilità non sia una morsa ma consenta di rafforzare l’unione monetaria ed economica, permettendo, in via del tutto eccezionale, una deroga nel caso di catastrofi naturali, come è successo in Italia. La deroga non dev’essere la normalità, ma l’eccezione che viene concessa solo con l’approvazione di un programma operativo d’interventi».

    Una competenza che non è stata federata e che invece in Italia si vorrebbe veder federata è quella dell’immigrazione.

    «Una politica migratoria lungimirante e globale dovrebbe essere alla base dell’Unione europea. È necessario rafforzare la nostra frontiera comune, anche per poter risolvere il dramma degli sbarchi, irrobustendo l’Agenzia europea della guardia di frontiera e costiera, nota come Frontex, a cui è affidato il funzionamento del sistema di controllo e gestione delle frontiere. Si potrebbero utilizzare e valorizzare strumenti già esistenti in Europa, troppo spesso sconosciuti, per esempio l’Agenzia europea EASO, l’Ufficio Europeo di Sostegno per l’Asilo con sede a Malta, finalizzata a definire orientamenti tecnici sull’attuazione degli strumenti per l’asilo nell’Unione. Partendo da questo lavoro di raccolta dei dati reali sul flusso migratorio è possibile favorire l’istituzione di una politica seria e mirata alla reale solidarietà. Partiamo dal presupposto che deve essere riformato il regolamento di Dublino e deve essere rivisto il sistema e metodo di collocazione degli immigrati negli Stati membri».

    Come vi collocherete nel Parlamento europeo e quali ripercussioni pensa possa avere il voto del 26 maggio sul governo nostrano?

    «Il nostro candidato alla Presidenza della Commissione Europea è Jan Zahradil, il ceco scelto come spitzenkandidat dal gruppo al quale apparteniamo, ECR (che fa parte dell’ACRE, Alleanza dei Conservatori e Riformisti Europei), che ha scelto come slogan ‘Retune the Eu’ (“Ri-sintonizzare l’Unione Europea”). Il gruppo ECR è il terzo, in senso numerico, nel Parlamento Europeo e, a seguito del risultato elettorale del 26 maggio, intende essere il punto di collegamento fra i populisti di Le Pen-Salvini e il Partito Popolare Europeo. Al momento è impossibile azzardare delle previsioni sulla tenuta dell’esecutivo in Italia».

  • Facebook launches European war room aimed at fighting election interference

    Social media giant Facebook has set up a European headquarters in Dublin to act as a command centre to combat against election-meddling during the 23-26 May EU elections.

    The new war room, which was modelled after its predecessor in the Silicon Valley before the 2018 US midterm elections. will have 40 employees charged with monitoring  Facebook, Instagram, and WhatsApp in the 24 official EU languages.

    Facebook analysts are looking track and stop online disinformation campaigns, identify fake accounts, and monitor any foreign meddling that could sway voters. Citing security concerns, the company has not informed the public exactly what its employers will actually do at the centre, but what is known is that Facebook has also partnered with 21 fact-checking organisations to either remove or flag disinformation, bogus accounts, any posts that support them.

    Facebook platform played a major role in Russia’s successful attempt to meddle in the 2016 US elections. The company has been forced to take a more proactive role to repair some of the damage done to its image and has already banned from its platforms American right-wing conspiracy theorist, and a main proponent of Russian propaganda, Alex Jones, and several other divisive figures.

    The platform has also taken actions to remove over 2.8 billion fake accounts.

  • Maullu: In Europa con orgoglio, tenacia e determinazione

    Sardo di origine, milanese di adozione – sotto la Madonnina è nato nel 1962 – Stefano Maullu l’Europa la conosce già, essendo stato eletto per la prima volta al Parlamento europeo nel 2014. Per il secondo mandato, si ricandida con Fratelli d’Italia – presentandosi di nuovo agli elettori della circoscrizione Nord-Ovest (Lombardia, Piemonte, Liguria e Val d’Aosta) per il voto del 26 maggio – promette «orgoglio, tenacia e determinazione».

    Nella vita orgoglio, tenacia e determinazione hanno permesso a Maullu di percorrere la via dell’ascesa sociale, dalla condizione di operaio a quella di rappresentante dei cittadini prima del Comune di Milano, poi della Regione Lombardia e infine dell’Italia (in particolare del Nord-Ovest) al Parlamento europeo. In Europa, afferma, orgoglio, tenacia e determinazione sono il metodo da seguire anzitutto per costruire un’Europa delle nazioni, che sia una confederazione di Stati liberi e sovrani, nella quale l’Italia non sia il burattino di un superstato sovranazionale che poi si riduce di fatto a un’egemonia franco-tedesca che ha imposto una ricetta economica – l’austerità – dalla quale solo la Germania ha ricavato benefici, mentre tutto il resto d’Europa e l’Italia di conseguenza ha patito solo perdita di lavoro e sviluppo (è la tesi con cui tutto il suo partito si propone agli elettori per le elezioni del 26 maggio). Orgoglio, tenacia e determinazione sono ancora gli strumenti con i quali Maullu si prefigge di invertire la rotta dell’Italia in Europa, alleggerendo il peso di fisco e burocrazia, sostenendo l’economia reale e le imprese (anche attraverso un prelievo fiscale tanto più leggero quanto più numerose sono le assunzioni di lavoratori), tutelando anche tramite dazi il made in Italy (e contrastando tutti i ‘tarocchi’), introducendo misure a livello europeo che compensino gli Stati che più hanno patito dall’introduzione dell’euro. Casa e famiglia sono ovviamente al centro dell’attenzione di Maullu e delle proposte che il suo partito si propone di portare nelle sedi europee, e sono il perno su cui si vogliono imperniare misure a garanzia del benessere delle persone, dal welfare state alla protezione di ambiente e confini, dando priorità agli italiani.

    Ispirato dalla frase del grande Italiano Enrico Mattei, secondo il quale «l’ingegno è vedere possibilità dove gli altri non ne vedono», Maullu ricapitola così, nel suo programma, chi è e cosa si propone di fare per gli elettori: «Nel novembre 2018, chiude la lunga esperienza fra le fila di Forza Italia, partito nel quale non si riconosce più, e approda in Fratelli d’Italia, movimento che rispecchia i valori e gli ideali in cui ha sempre creduto e che rappresenta l’immagine di un centrodestra vicino ai sentimenti e ai bisogni degli italiani: difesa del nostro Paese in sede europea, attenzione al mondo imprenditoriale e produttivo, ai problemi dei giovani e dei pensionati, opposizione all’immigrazione selvaggia, lotta alle nuove povertà, esigenza di sicurezza e desiderio di costruire una nuova società più giusta ed equilibrata».

  • In attesa delle elezioni europee nessuna proposta concreta per l’Europa

    I quotidiani sono strapieni, da giorni, dei dissidi tra Salvini e Di Maio, come era prevedibile i toni sono sempre più alti in attesa del test elettorale delle Europee e, com’era altrettanto prevedibile, e non solo da parte loro, nessuna vera, attuabile, proposta per l’Europa. Il tentativo di Macron, settimane fa, attraverso una lettera aperta, rivolta ai cittadini europei, per aprire un confronto anche con gli altri esponenti di governo e di partito dei paesi europei è caduto nel solito silenzio. Di Europa si parla solo per dire che va cambiata ma come cambiarla, e che strumenti ci sono per poterla cambiare, è argomento non in agenda né per il governo né per le opposizioni. In lista  per le elezioni nomi che dovrebbero attirare voti e preferenze, anche se poi in Europa i maggiorenti non andranno, infatti non si può essere contemporaneamente parlamentari europei e nazionali. Ancora  una volta presi in giro gli elettori: per le elezioni nazionali i deputati da eleggere li scelgono i partiti e per le Europee, dove  le preferenze per fortuna ci sono ancora, i partiti presentano, ai posti più in vista, deputati nazionali che, anche se eletti al PE, rimarranno in Italia cedendo il loro posto alle seconde scelte.

    Il 25 aprile si è festeggiata la democrazia ma con il sistema partitico attuale, con la corruzione non solo economica ma morale e sociale che ammorba la vita di ciascuno di noi più che festeggiare dovremmo avere il coraggio di rifondare la nostra Repubblica che si avvia a non essere più uno stato di diritto ma di menzogne. Rifondare la Repubblica in nome della liberazione da un sistema che ogni giorno erode la giustizia e la democrazia: dalle promesse insulse di rappresentati di governo e di partiti, che non sanno quello che dicono, a sentenze della magistratura che lasciano liberi delinquenti o li condannano a pene irrisorie. E mentre troppo si dilettano nelle loro piccole controversie nessun progetto per un’Europa che diventi capace di difendersi dal terrorismo o che decida di intervenire, anche in termini di rapporti economici, verso paesi che calpestano ogni più elementare diritto umano e hanno fatto e fanno sponda all’islamismo più violento.

    Abbiamo visto il terrorista che accarezza una bambina e poi si fa saltare facendo strage di altri bambini, abbiamo letto dell’esecuzione di massa, per decapitazione, di 37 sauditi, uno addirittura crocifisso, sappiamo che in Italia vi sono più decine di migliaia di  irregolari e clandestini e che molti paesi dell’Unione si sono rifiutati, e rifiutano, di farsi carico anche di un solo migrante mentre la guerra in Libia crea nuove masse di disperati in fuga ma l’attenzione delle forze politiche è concentrata solo sul numero di voti che tenteranno di prendere e parlano di tutto meno che di quello che serve.

    La Costituzione italiana afferma che tutti i cittadini debbono essere fedeli alla Repubblica, è fedeltà alla Repubblica portare l’Italia sempre più verso l’estremismo, l’intolleranza, l’incapacità di progettare.

  • De Bona: torno in campo per offrire alla mia città passione, impegno, esperienza

    A Cremona si scaldano i motori in vista delle prossime Elezioni amministrative che si svolgeranno il 26 maggio, in concomitanza con le Elezioni europee. A correre, dopo qualche anno di assenza dalla politica attiva, anche Irene Nicoletta De Bona, già assessore alla Cultura, commercio e Turismo nella Giunta Perri (2009/2014) e che, a settembre del 2010, grazie al forte sostegno dell’On. Cristiana Muscardini, portò al Parlamento europeo a Strasburgo l’eccellenza della liuteria cremonese. In quell’occasione furono infatti messi in mostra alcuni violini prestati appositamente dai liutai del ‘Consorzio Liutai Antonio Stradivari’ e il maestro Antonio De Lorenzi suonò “Il Vesuvius” del 1727 di Antonio Stradivari, un vero e autentico gioiello del maestro cremonese. Il Patto Sociale l’ha intervistata per saperne un po’ di più della sua scelta di ritornare ‘in campo’.

    Dottoressa De Bona, come mai ha deciso di ritornare in campo?

    Dopo cinque anni di lontananza dalla politica attiva, ho deciso di ricandidarmi a sostegno di Carlo Malvezzi. Mi presenterò nella sua lista civica, portando in “dote” la mia onestà, trasparenza, impegno e la mia appartenenza alla destra “sociale”. Porterò anche il bagaglio di conoscenze maturate durante i miei cinque anni di Assessore del Sindaco Perri.

    Quali sono i punti di forza del suo progetto elettorale?

    Questa è la politica  che ho in mente: servizio ai cittadini e messa a disposizione delle proprie competenze perché, al giorno d’oggi, non ci si improvvisa! Per questo non voglio denigrare il Sindaco e la Giunta uscente: i cittadini sono in grado di fare le opportune valutazioni. La politica del dileggio e della cattiveria, secondo me, non è opportuna né producente né dà un bell’esempio. Ringrazio anticipatamente chi mi sosterrà.

    E sicuramente i cremonesi non hanno dimenticato quanto ha fatto durante gli anni in cui è stata Assessore…

    L’impegno all’epoca è stato sicuramente tanto ma anche tanti e soddisfacenti i risultati che ne sono conseguiti per tutta la città. Con piacere ed orgoglio all’epoca abbiamo dato vita al Museo del Violino in un Palazzo storico in pieno centro (recuperato grazie agli investimenti ingenti del Cav. Arvedi) che, per la prima volta, riunisce le collezioni storiche e contemporanei dei maestri liutai del passato e del presente.  Abbiamo ricevuto un riconoscimento UNESCO al “saper fare liutario”, allestimmo, in Pinacoteca, lo spazio museale “Le stanze della musica” grazie alla donazione di un privato, l’Ing. Lallo Carutti, di strumenti a pizzico storici e di pregio. E’ stato aperto  il Museo Archeologico San Lorenzo, sono state unificate le sedi museali (Pinacoteca e Museo di Storia naturale) con grande valorizzazione di entrambe. Inoltre siamo riusciti a valorizzare  le opere nei depositi del Museo civico con progetto espositivo, a rotazione e realizzare numerosi eventi nelle sedi museali e in luoghi della città.

    Ho perseguito l’obiettivo, in ambito museale, di far percepire i Musei cittadini come parte integrante della città: luoghi di socializzazione nei quali diventa piacevole recarsi, assistere a momenti di intrattenimento e visitare le opere esposte. Compito dei Musei, infatti, è sicuramente quello della conservazione, della ricerca e dello studio ma anche dell’intrattenimento, dello stimolo ai potenziali visitatori, ad avvicinarsi alla realtà museale spesso percepita, erroneamente, come realtà “polverosa” e distante. Numerose, dunque, le iniziative nate con me e, senza tema di smentita, penso che in quegli anni i Musei siano stati vitali e vissuti.

    Penso, ad esempio, alla Rassegna “L’altro lato del violino” per incuriosire e avvicinare al mondo degli strumenti ad arco un pubblico diverso dall’amante della musica classica. Lo stesso ragionamento stava alla base della Rassegna “Un pizzico di corde: l’altro lato della liuteria” dedicata alla valorizzazione della preziosa donazione di strumenti a pizzico storici dell’Ing. Carutti. Per poi continuare con: “Art & Drink”, Vado al Museo vieni con me; il Museo per tutte le età; le letture al Museo archeologico e alla Piccola Biblioteca del Museo di Storia Naturale; le Mostre dedicate agli artisti cremonesi del ‘900, ecc. Nuovi itinerari turistico-culturali hanno permesso il collegamento ideale tra le due realtà museali, i luoghi della liuteria, le botteghe liutarie creando quel “Museo diffuso” che ci consente di presentare al mondo tutte le “forme” nelle quali si esprime l’arte liutaria, favorendo in tal modo una panoramica ampia e completa della liuteria stessa: dagli strumenti ad arco agli strumenti a pizzico.

    Il Sistema Museale ha vissuto, dunque, una fase di profondo cambiamento, e si è perseguito anche l’obiettivo dell’ottimizzazione delle risorse, attraverso la riorganizzazione dei compiti e delle presenze del personale dell’Assessorato; individuando, attraverso l’emanazione di un bando destinato alle guide turistiche, collaborazioni sia nello svolgimento dell’attività didattica sia delle attività che si svolgono nei musei e negli itinerari cittadini; ridefinendo alcune voci di spesa e realizzando un risparmio, dal 2010 al 2014, di € 410.00 circa sul sistema museale. Inoltre, grazie al reperimento di sponsor che hanno permesso la realizzazione delle numerose iniziative culturali proposte, nonché le risorse ricevute partecipando a vari Bandi, abbiamo recuperato circa € 1.300.000. Sommando questa cifra ai 410.000 € di tagli alla spesa, possiamo dire che il “risparmio” per i cittadini cremonesi è stato di € 1.700.000!

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