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Saltato l’accordo tra Cina e Paesi del Pacifico

E’ saltato il progetto di Pechino per il Pacifico che aveva messo in allarme sia gli Usa sia l’Australia: i Paesi del Pacifico meridionale hanno rifiutato di sottoscrivere l’ampio accordo regionale economico e di sicurezza proposto dalla Cina, dopo l’incontro virtuale tenuto il 30 maggio nelle isole Figi dai ministri degli Esteri delle parti coinvolte.

“Continueremo ad avere discussioni e consultazioni per formare più consenso sulla cooperazione”, ha affermato il ministro degli Esteri cinese Wang Yi, in una conferenza stampa congiunta con il premier delle Figi, Frank Bainimarama, hanno riferito i media australiani.

I contenuti dell’accordo, trapelati la scorsa settimana e rivolti a coagulare un consenso con 10 Paesi insulari, avevano copertura molto vasta, passando dal libero scambio alla fornitura di aiuti umanitari e anti-Covid fino a delineare la visione di Pechino per un rapporto molto più stretto con il Pacifico meridionale, in particolare in materia di sicurezza, tra la formazione delle forze di polizia, la cybersecurity, la mappatura marina sensibile e un maggiore accesso alle risorse naturali.

L’ambasciatore cinese alle Figi ha riferito che, malgrado un “sostegno generale”, l’accordo è stato messo da parte dopo che alcuni Paesi hanno espresso diverse preoccupazioni. Bainimarama ha alluso al dissenso emerso durante l’incontro, osservando che il gruppo dei partecipanti puntava a trovare “prima il consenso”.

Il rifiuto dell’accordo è maturato nel mezzo di un tour de force diplomatico di Wang nella regione con la visita di otto Paesi in dieci giorni, in un viaggio che gli esperti di sicurezza hanno descritto come una mossa per imprimere una forte impronta all’influenza cinese nella regione contro Usa, Australia e Nuova Zelanda.

Cina e Figi, quest’ultimo Paese nel frattempo ha aderito al piano economico Indo-Pacifico lanciato a Tokyo dal presidente americano Joe Biden per contenere Pechino, hanno firmato almeno tre accordi dopo l’incontro, che secondo Wang amplieranno la cooperazione su economia, commercio, agricoltura, pesca, turismo, aviazione civile, istruzione, forze dell’ordine e gestione delle emergenze, assicurando che Pechino avrebbe fornito assistenza ai Paesi insulari senza “nessun vincolo politico”.

Bainimarama ha riaffermato l’importanza del cambiamento climatico per il Pacifico, affermando che le nazioni delle regione non erano interessate “alle questioni geopolitiche”, esortando la Cina a prendere impegni più forti sul riscaldamento del pianeta. Lo stop ai piani di Pechino è arrivato appena dopo un mese dalla firma del controverso accordo bilaterale sulla sicurezza firmato da Isole Salomone e Cina, causando allarme in tutto l’Occidente e motivando visite diplomatiche di alto livello da parte di Australia, Nuova Zelanda e Stati Uniti.

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