Cina

  • Hong Kong arrests 53 for trying to ‘overthrow’ government with unofficial vote

    Hong Kong police arrested 53 people in raids on democracy activists on Wednesday in the biggest crackdown since China last year imposed a new security law which rights activists say is aimed at eliminating dissent.

    About 1,000 police took part in the raids. The arrests were linked to last year’s unofficial vote to choose opposition candidates in city elections, which authorities said was part of a plan to overthrow the government.

    The arrests come as authorities continue a crackdown on dissent under a new controversial security law imposed by Beijing. The law aims to tackle secession, subversion, terrorism and collusion with foreign forces, with punishments of up to life in prison.

    Hong Kong Secretary for Security John Lee said those arrested had planned to cause “serious damage” to society and that authorities would not tolerate subversive acts. Beijing’s top representative office in Hong Kong said in a statement it firmly supported the arrests.

    Police did not name those arrested, but their identities were revealed by their social media accounts and their organisations. They included former lawmakers, activists and people involved in organising the 2020 primaries, among them James To, Lam Cheuk-ting, Benny Tai and Lester Shum.

    Since its imposition, leading activists such as media tycoon Jimmy Lai have been arrested, some democratic lawmakers have been disqualifiedactivists have fled into exile and protest slogans and songs have been declared illegal.

  • Accordo “di principio” tra Ue e Cina sugli investimenti

    Cina e Unione Europea hanno raggiunto un accordo “di principio” sugli investimenti, che pone fine a 7 anni di negoziati tra Pechino e Bruxelles. L’accordo raggiunto ha “un grande significato economico”, recita una nota dell’Unione Europea e “lega le due parti a una relazione sugli investimenti fondata sui valori e basata sui principi dello sviluppo sostenibile”. L’intesa servirà a “riequilibrare” il commercio e gli investimenti tra Cina e Unione Europea e prevede una “piena attuazione” degli accordi di Parigi in materia di clima e ambiente: ci saranno, poi, un “robusto meccanismo” di applicazione e monitoraggio, garanzie nei campi del trasferimento di tecnologia contro “pratiche distorcenti”, e “chiari obblighi” per le imprese statali cinesi. Per Pechino, l’accordo “fornirà agli investimenti reciproci un maggiore accesso al mercato, un livello più elevato di ambiente imprenditoriale, maggiori garanzie istituzionali e una cooperazione più brillante” e “stimolerà con forza la ripresa mondiale nel periodo post-epidemia”, ha dichiarato il presidente cinese, Xi Jinping.

    L’intesa è stata siglata in un incontro in video collegamento tra il presidente cinese e i vertici Ue, la presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, il presidente del Consiglio europeo, Charles Michel, la cancelliera tedesca Angela Merkel, in qualità di presidente di turno; all’incontro c’era però anche il presidente francese, Emmanuel Macron e proprio la partecipazione del capo dell’Eliseo, la cui presenza non era giustificata dal formato dell’evento, è stata accolta con “sorpresa” dall’Italia, che “era a conoscenza della volontà di Macron di inserirsi” ma sperava che questo scenario venisse evitato.

    L’Accordo Complessivo sugli Investimenti (Cai) è “un grande passo avanti” che “ristabilisce l’equilibrio” nei rapporti tra Ue e Cina, dando alle imprese europee “un forte impulso” sul mercato cinese, ha commentato il vicepresidente della Commissione Ue, Valdis Dombrovskis. Il risultato di oggi, ha aggiunto, non risolve tutte le difficoltà nel rapporto con la Cina – che Bruxelles considera un “rivale sistemico”- anche se “lega Pechino a impegni significativi nella giusta direzione, più di quanto si sia mai detta d’accordo a fare prima”. La Cina assicura che l’intesa si applicherà a tutti i campi, ha dichiarato il portavoce del Ministero del commercio di Pechino, Gao Feng, con nuove opportunità soprattutto nei settori del manifatturiero avanzato, dello sviluppo verde e dei servizi. Lanciati ufficialmente nel novembre 2013, i negoziati tra Cina e Ue sono cominciati ufficialmente a gennaio 2014 e si sono protratti per 36 round di colloqui. L’ultimo scoglio riguardava il rispetto degli standard internazionali in materia di diritto del lavoro, che Pechino promette di osservare, nonostante permangano ancora molti dubbi da parte dell’Ue (e degli Usa).

    La Cina è oggi il principale partner commerciale dell’Unione europea e l’accordo giunge a poche settimane dall’insediamento alla Casa Bianca di Joe Biden, che ha promesso un maggiore coinvolgimento degli alleati internazionali per esercitare pressioni sulla Cina. Il suo team aveva espresso preoccupazione in vista dell’accordo e il consigliere per la sicurezza nazionale scelto dal presidente eletto, Jake Sullivan, aveva chiesto preventive “consultazioni” con i partner europei sulle pratiche economiche di Pechino: un richiamo rivolto soprattutto alle accuse di sfruttamento del lavoro forzato nella regione autonoma dello Xinjiang, nel mirino dei sospetti internazionali di violazioni dei diritti umani e detenzioni di massa. Per Pechino, però, l’accordo – che dovrà essere tradotto, ratificato dai 27 membri dell’Unione e approvato dal Parlamento europeo – manda un messaggio di vittoria del multilateralismo all’amministrazione Usa entrante. La Cina, ha detto Gao, “rimane impegnata nel nuovo paradigma di sviluppo e nell’espansione delle aperture. Vogliamo cooperare con tutte le parti, inclusi gli Stati Uniti, per uno scenario di benefici reciproci”.

  • Condannata la reporter cinese che raccontò il virus a Wuhan

    A quasi un anno dallo scoppio della crisi del Covid-19, Zhang Zhan, ex avvocato diventata giornalista-cittadina, è stata condannata a 4 anni di carcere per la copertura in diretta fatta da Wuhan, l’epicentro dell’epidemia in Cina trasformatasi in pochi mesi in pandemia.

    La sentenza del tribunale di Shanghai, maturata dopo una breve udienza, ha motivato la colpevolezza per aver “raccolto litigi e provocato problemi” in scia alla segnalazione dei fatti iniziali dell’emergenza quando, nella città dove il letale coronavirus è stato individuato per la prima volta, si parlava di “polmonite misteriosa”. I resoconti di Zhang, 37 anni, furono a febbraio seguitissimi e diventarono virali sui social media, attirando inevitabilmente l’attenzione delle autorità.

    Il controllo del flusso di informazioni durante la crisi sanitaria è stato fondamentale per consentire alle autorità cinesi di definire la narrativa degli eventi a proprio favore, malgrado le incertezze iniziali la cui denuncia ha provocato conseguenze per i loro autori. Su tutti, la sorte di Li Wenliang, il giovane medico che per primo lanciò inascoltato l’allarme sul virus che gli ricordava la Sars: fu fermato dalla polizia, minacciato, screditato prima di essere riabilitato e fatto tornare al lavoro, morendo poi a soli 34 anni per il contagio del virus.

    “Zhang Zhan sembrava devastata alla lettura della sentenza”, ha riferito Ren Quanniu, uno dei legali della difesa della gionalista-cittadina, secondo i media locali, confermando la pena detentiva di 4 anni fuori dal Tribunale popolare di Shanghai Pudong. La donna, in arresto da maggio, è in condizioni di salute preoccupanti a causa dello sciopero della fame iniziato a giugno e che ha portato all’alimentazione forzata tramite un sondino nasale. “Quando sono andata a trovarla la scorsa settimana ha detto: ‘Se mi danno una condanna pesante, rifiuterò il cibo fino alla fine’… Pensa che morirà in prigione”, ha aggiunto Ren. “È un metodo estremo per protestare contro questa società e questo ambiente”.

    La condanna è maturata a poche settimane dall’arrivo in Cina del team internazionale di esperti dell’Oms per indagare sulle origini del Covid-19. Zhang è stata critica nei confronti della risposta messa in campo a Wuhan dal governo centrale, scrivendo a febbraio che il governo “non ha fornito alla gente tutte le informazioni sufficienti, quindi ha semplicemente bloccato la città (il lockdown di fine gennaio, ndr). Questa è una grande violazione dei diritti umani”.

    Zhang è stata la prima ad avere avuto un processo nel gruppo dei quattro giornalisti cittadini – Chen Qiushi, Fang Bin e Li Zehua -, detenuti dalle autorità all’inizio dell’anno per aver scritto degli eventi di Wuhan. Anche i gruppi per i diritti umani hanno richiamato l’attenzione sul caso di Zhang. Le autorità “vogliono usare il suo caso come esempio per spaventare altri dissidenti dal sollevare domande sulla situazione pandemica a Wuhan all’inizio di quest’anno”, ha commentato Leo Lan, consulente di ricerca e difesa della Ong cinese per i difensori dei diritti umani, denunciando un gioco altamente rischioso.

  • Per i dissidenti di Hong Kong arriva la repressione giudiziaria

    Joshua Wong è stato condannato a 13 mesi e mezzo di carcere dopo essersi dichiarato colpevole delle accuse mossegli sul ruolo svolto nelle proteste per le riforme democratiche che nel 2019 misero a soqquadro Hong Kong. Ventiquattro anni, tra i più noti attivisti impegnati in prima linea, Wong è stato così riconosciuto responsabile di “incitamento, organizzazione e partecipazione alla manifestazione illegale” del 21 giugno del 2019 che portò a circondare il quartier generale della polizia di Wan Chai in risposta alla repressione da parte delle forze dell’ordine dei dimostranti scesi in piazza per protestare contro la legge sulle estradizioni in Cina. Con lui anche Agnes Chow, 23 anni, e Ivan Lam, 26 anni – due ex leader con Wong del gruppo politico Demosisto sciolto a fine giugno in vista dell’entrata in vigore della legge sulla sicurezza nazionale imposta da Pechino – sono stati condannati rispettivamente a 10 e 7 mesi di detenzione.

    “Gli imputati hanno invitato i manifestanti ad assediare il quartier generale e hanno cantato slogan che minano le forze di polizia”, ha scandito il giudice della West Kowloon Magistrates Court, Wong Sze-lai, illustrando il dispositivo della sentenza. “La reclusione immediata è l’unica opzione appropriata”, ha poi aggiunto, sottolineando “la necessità di deterrenza e punizione”.  Le condanne, che hanno provocato proteste da parte dell’Occidente, sono maturate sullo sfondo di un giro di vite nell’ex colonia britannica imposto da Pechino dopo la legge sulla sicurezza nazionale. Le accuse contro Wong, Chow e Lam si riferivano a fatti accaduti prima dell’entrata in vigore della legge contestata, ma la formulazione vaga del testo e la sua ampia portata hanno eroso l’alto grado di autonomia concesso ai territori dopo la restituzione della città dalla Gran Bretagna alla Cina nel 1997.

    Quattro deputati pro-democrazia del parlamentino locale sono stati cacciati da Pechino perché non patriottici, causando le dimissioni di solidarietà di tutti gli altri 15 colleghi pandemocratici. Provvedimenti sono stati presi anche contro gli insegnanti per aver discusso di argomenti delicati nelle scuole, mentre dalle librerie sono scomparsi testi considerati scomodi.

    “I giorni a venire saranno duri ma resteremo lì, non molleremo”, ha commentato Wong mentre veniva portato via dall’aula. “Non è la fine della lotta”, è il messaggio che ha voluto poi veicolare tramite i suoi legali. Jonathan Man, uno degli avvocati, ha spiegato che gli attivisti speravano in pene più lievi perché non erano stati coinvolti nelle violenze. Questa volta però le sanzioni pecuniarie o l’affidamento ai servizi alla comunità non sono state applicati a conferma di un clima diverso con Pechino che, secondo gli osservatori, sembra intenzionata a stroncare con la forza il dissenso nell’ex colonia. Chow aveva già annunciato che avrebbe presentato appello alla sentenza, mentre Wong e Lam stavano valutando se seguirla.

    Dominic Raab, ministro degli Esteri britannico, ha criticato la sentenza e ha invitato “le autorità di Hong Kong e Pechino a porre fine alla loro campagna per soffocare l’opposizione”. Toni di condanna anche da Berlino e da diversi parlamentari italiani.

    Intanto, Jimmy Lai, il tycoon dei media e strenuo oppositore di Pechino, è stato arrestato dalla polizia con le accuse di frode, secondo il suo tabloid Apple Daily. Ad agosto, Lai fu arrestato per la presunta “collaborazione con forze straniere” e per l’organizzazione di proteste antigovernative. La legge sulla sicurezza nazionale, combinata alla pandemia del Covid-19 (alla base del rinvio delle elezioni politiche da settembre 2020 a settembre 2021), ha neutralizzato le proteste, malgrado la polizia abbia detto che bombe molotov sono state lanciate martedì contro un club sportivo e ricreativo per ufficiali a Kowloon.

    Il giorno successivo alle tre condanne, in una Hong Kong sempre più sotto il tallone di Pechino, è finito in manette anche il magnate dei media Jimmy Lai: comparso in tribunale per le accuse di frode – ultimo dei procedimenti penali contro gli attivisti critici verso il governo locale e quello centrale cinese – è stato arrestato in aula. A Lai, 73 anni, fondatore e proprietario del tabloid Apple Daily, schierato a favore delle riforme democratiche, è stata negata la libertà su cauzione per un presunto “pericolo di fuga”. Il processo partirà ad aprile con un giudice nominato secondo la nuova e contestata legge sulla sicurezza nazionale imposta sulla città dalla Cina.

    Le accuse di frode contro Lai sono relative all’affitto dell’edificio che ospita l’Apple Daily, parte di una strategia che ha visto le autorità di Hong Kong intensificare il giro di vite su figure chiave dell’opposizione dopo l’introduzione della legge sulla sicurezza nazionale, in vigore dal 30 giugno. Lai e due alti dirigenti della sua azienda Next Digital sono stati formalmente incriminati per aver nascosto e rappresentato in modo falso l’uso degli uffici al proprietario dell’immobile, una società pubblica del governo di Hong Kong. In altri termini, sull’utilizzo degli spazi sono state violate le clausole del contratto di locazione tra il 2016 e il 2020, con un subaffitto improprio di parte dei locali che avrebbe generato vantaggi illeciti ad Apple Daily. Ad agosto Lai fu arrestato dopo che circa 200 agenti di polizia perquisirono i suoi uffici, riuscendo poi a ottenere la libertà su cauzione. La legge sulla sicurezza nazionale punisce tutto ciò che la Cina considera sovversione, secessione, terrorismo o collusione con forze straniere fino all’ergastolo.

    Lai si è recato spesso a Washington, dove ha incontrato funzionari di alto livello e il segretario di Stato Mike Pompeo per sollecitare il sostegno alla causa democratica di Hong Kong, spingendo Pechino a etichettarlo come “traditore”.  Il clima del tutto cambiato a Hong Kong, con l’ampia autonomia nei confronti di Pechino che sta evaporando moto velocemente, sta spingendo gli esponenti pro-democrazia a lasciare i territori per evitare pesanti ritorsioni. L’ultimo caso è quello di Ted Hui, ex deputato del Partito democratico su cui pendono 9 capi d’accusa, che ha annunciato la scelta dell’esilio con tutta la famiglia. “Non ci sono parole per descrivere il mio dolore ed è difficile trattenere le lacrime”, ha scritto sui social media Hui, ora in Danimarca e prossimo a spostarsi a Londra.

  • Hong Kong activist Joshua Wong jailed for thirteen-and-a-half months for anti-government protest

    One of Hong Kong’s most prominent democracy activists, Joshua Wong, was jailed on Wednesday for more than 13 months for participating in an unauthorised anti-government rally last year.

    Wong became the face of the 2014 student-led Umbrella Movement democracy protests. Last year’s pro-democracy protests, however, prompted Beijing to impose a controversial national security law in June. The law aims to tackle secession, subversion, terrorism and collusion with foreign forces, with punishments of up to life in prison.

    “Ahead of us is another challenging battleground. We’re now joining the battle in prison along with many brave protesters, less visible yet essential in the fight for democracy and freedom for Hong Kong”, said the 24-year-old Wong, who had pleaded guilty to organising and inciting an unlawful assembly.

    In response to the court ruling, Britain’s foreign minister Dominic Raab urged Hong Kong and Beijing authorities to stop their campaigns to stifle the opposition. Britain administered Hong Kong until a 1997 handover to China. In July, it suspended its extradition treaty and blocked arms sales with the city. It also offered residency rights to three million Hong Kongers.

    Rights group Amnesty International condemned the court ruling: “By targeting well-known activists from Hong Kong’s largely leaderless protest movement, authorities are sending a warning to anyone who dares openly criticize the government that they could be next”, it said.

  • I cinesi sono sbarcati sulla Luna

    Dopo 44 anni un veicolo si è posato di nuovo sulla Luna per raccogliere campioni di rocce e portarli a Terra: il lander della missione cinese Chang’e 5, secondo i programmi, avrà una settimana di intenso lavoro, durante la quale dovrà perforare e scavare il suolo lunare per raccoglierne campioni, impacchettarli e ripartire per tornare a Terra a metà dicembre.

    Finora le ultime rocce lunari erano state portate a Terra nel 1976, dalla missione Luna 24 dell’ex Unione Sovietica. Era una missione robotica, come lo è la cinese Chang’e 5. Prima di allora i campioni del suolo lunare erano invece stati raccolti dagli astronauti: lo aveva fatto la storica missione Apollo 11 della Nasa, la prima a portare l’uomo sulla Luna, e poi le missioni Apollo 12, 14, 15, 16 e 17, per un totale di oltre 382 chilogrammi di rocce lunari.

    Lanciata il 23 novembre dalla base di Wenchang, nell’isola di Hainan, con il razzo Lunga Marcia 5, la missione dell’agenzia spaziale cinese Cnsa ha l’obiettivo di fare della Cina il terzo Paese al mondo a poter raccogliere rocce lunari, dopo gli Stati Uniti e l’ex Unione Sovietica. L’allunaggio è avvenuto puntualmente nell’Oceanus Procellarum, o Oceano delle Tempeste, una regione più recente rispetto a quelle finora visitare dalle altre missioni lunari, l’1 dicembre.

    Subito dopo essersi posato al suolo, il lander della missione Chang’e 5 ha dispiegato i pannelli solari e le antenne per comunicare con la Terra. L’obiettivo è raccogliere 2 chilogrammi di materiali, prelevati scavando fino a una profondità di 2 metri. Se tutto andrà come previsto, il lander di Chang’e 5 dovrebbe lasciare il suolo lunare giovedì per tornare in orbita attorno alla Luna, utilizzando la sua piattaforma di atterraggio come rampa di lancio. Il veicolo dovrà agganciarsi al modulo orbitale sabato, dove dovrà trasferire i campioni. Il rientro a Terra è previsto il 17 dicembre in un’area interna della Mongolia.

    La partenza dal suolo lunare sarà un’altra sfida. Non accadeva infatti dagli anni ’70 che un modulo di allunaggio lasciasse la superficie della Luna per ricongiungersi al suo modulo orbitale. La difficoltà maggiore è nel fatto che la traiettoria del lancio non potrà essere calcolata con precisione se non dopo l’atterraggio, in base al punto preciso nel quale si è posato il veicolo.

    Quello della missione Chang’e 5 è stato il terzo allunaggio di una missione cinese. Il primo era avvenuto nel 2013 con la missione Chang’e 3 e il secondo nel 2019, con la Chang’e 4, il primo veicolo spaziale a posarsi sulla faccia nascosta della Luna.

  • Alibaba: la realtà senza tutele

    Una rassegna fieristica rappresenta l’espressione del livello raggiunto dalle imprese in un determinato settore: in altre parole rappresenta lo stato dell’arte di un determinato settore industriale o di servizi.

    All’interno di due settori trainanti per l’Italia come quello metalmeccanico e tessile-abbigliamento questi momenti fieristici presentano, attraverso la propria produzione, anche il livello di know-how (industriale e professionale) raggiunto dalle aziende ed in termini generali dal made in Italy.

    Prima dell’avvento del digitale, addirittura in occasione degli appuntamenti fieristici, in particolar modo se di prodotti intermedi, come per esempio dei tessuti o filati nel tessile abbigliamento, veniva applicata una sorta di tutela fisica dei prodotti esposti i quali potevano venire semplicemente apprezzati per la “mano” ma nulla più a fronte di tentativi di tagli e strappi finalizzati alla clonazione.

    Con l’avvento del telefonino e dell’economia digitale questi prodotti, espressione complessa di studi e ricerche notevoli, possono venire copiati in un modo istantaneo: in questo senso viene interpretato molto spesso il cartello “no photo” esposto da alcune aziende all’interno dei propri stand. In altre parole, la tutela proprio all’interno di un momento di incontro come una fiera non viene mai meno. Questo risulta fondamentale perché la semplice salvaguardia di un prodotto (finale, intermedio o strumentale non vi è alcuna differenza) rappresenta la tutela dell’intera filiera che contribuisce alla realizzazione, attraverso il proprio know how industriale e professionale, del prodotto esposto soprattutto in una logica di politica di sviluppo economico (https://www.ilpattosociale.it/attualita/made-in-italy-valore-economico-etico-e-politico/).

    Da sempre la sintesi dell’azione di una classe politica e dirigente dovrebbe risultare dal doppio obiettivo di una tutela del know-how espresso attraverso i prodotti dal complesso sistema industriale sempre all’interno di una politica di sviluppo. In questo contesto, allora, ecco come l’accordo siglato dal ministro Di Maio e dall’Ice con la piattaforma Alibaba (*), sulla base del quale verranno posti on-line i prodotti (strumentali ed intermedi) del Made in Italy in una piattaforma B2B, rappresenta un autogol clamoroso in assenza di una ferrea tutela del know-how e dei diritti di copyright espressi.

    Si ricorda in tal senso che solo nel settore calzaturiero italiano sono circa duemila (2.000) i marchi clonati da aziende cinesi la cui tutela è impossibile in considerazione della vastità e complessità del sistema giudiziario cinese. A conferma, infatti, solo Zegna, Kartel e Ferrero sono riuscite ad ottenere la tutela dei propri prodotti attraverso una sentenza dei Tribunali cinesi.

    In questo contesto porre on-line il nostro “stato dell’arte” come espressione del livello tecnologico, stilistico e della ricerca raggiunto in ogni settore dal Made in Italy senza contemporaneamente l’introduzione di una chiara e precisa normativa aggiuntiva a tutela di quanto viene esposto offre così la possibilità a tutte le industrie cinesi di copiare in modo ancora più agevole.

    Francamente non si riescono a capire le ragioni dell’entusiasmo di un tale ministro Di Maio incapace di comprendere le problematiche implicite di un accordo con la piattaforma cinese e che espone l’intero settore del made in Italy, privo di tutele aggiuntive, ad un vero e proprio rischio clonazione. E’ incredibile in questo contesto anche il silenzio di Confindustria. Quasi che la tutela delle produzioni dei propri associati risulti secondaria agli accordi politici con il governo.

    Non comprendere le conseguenze delle proprie scelte quando si assumono posizioni di governo non rappresenta più un difetto ma una colpa grave.

  • (Neuro) Psiche -16

    V sec. a. C. Pindaro: L’oro è figlio di Zeus. Scorre dalla sua stessa forza.

    65 d.C. L’imperatore romano Nerone avvia la costruzione della sua Domus Aurea (la Casa Dorata). Una enorme villa ricca di marmi pregiati, oro e pietre preziose provenienti dai saccheggi di ricche città Orientali.

    1271 Il mercante veneziano Marco Polo viene nominato consigliere dall’imperatore Kublai Khan della Dinastia Yuan.

    1296 Marco Polo, noto a Venezia come messer Marco Milioni (per via dei suoi racconti sulle enormi ricchezze viste in Oriente) viene imprigionato e interrogato per tre anni dai Genovesi. In cella dettò le memorie dei suoi viaggi allo scrittore Rustichello da Pisa che le pubblicò in lingua franco-veneta con il titolo di Livre qui est appelé le Divisiment dou monde.

    1300 Nasce e si diffonde la leggenda che al di là del Mare Oceano (come era chiamato al tempo l’Oceano Atlantico) esistessero sette città dorate note con i nomi di Aira, Anhuib, Ansalli, Ansesseli, Ansodi, Ansolli e Con.

    1338 Papa Benedetto XII invita ad Avignone (per ottenere informazioni?) una delegazione dell’imperatore cinese Zhiyuan della Dinastia Yuan.

    1371 Papa Gregorio XI invita ad Avignone (per ottenere informazioni?) una delegazione dell’imperatore cinese Xuānguāng della Dinastia Yuan.

    1405 L’imperatore cinese Yǒnglè della dinastia Ming commissiona i viaggi esplorativi dell’ammiraglio Zheng He il quale, tra il 1405 e il 1433 navigò con una imponente flotta (oltre 310 navi e circa 27 mila uomini) da oriente a occidente (1).

    L’imperatore invierà in Italia alcuni ambasciatori che in uno loro resoconto così descrivono Firenze: La terra di Fulin commercia in oro, argento, perle, vestiti, cavalli, olive e uva.

    1413 L’enorme flotta cinese, dell’ammiraglio Zheng He ha navi cariche d’oro e pietre preziose. In uno dei suoi viaggi, ospita come interprete un commerciante veneziano, Niccolò de’ Conti che aveva trascorso già molti anni in Asia.

    1420 A Pechino, l’imperatore Yǒnglè della dinastia Ming riceve una delegazione inviata (in missione esplorativa?) da Papa Martino V (Il Re di Lumi (Roma) negli scritti cinesi).

    1432 o 1433 Una delegazione Ming viene ricevuta (in gran segreto?) a Firenze alla presenza di delegati del Papa, delle famiglie nobili e degli eruditi del tempo, fra i quali Paolo del Pozzo Toscanelli. La delegazione porta in dono: il calendario Datong (il più accurato dell’epoca nel prevedere le fasi lunari, il passaggio delle stagioni e le varie eclissi), il calendario delle comete (i cinesi registrano il passaggio delle comete, compresa quella di Halley, già da diversi secoli), varie mappe con longitudine e latitudine (una di questa tracciava il continente americano?) e molte altre informazioni astronomiche, matematiche, architettoniche, etc. sconosciute al tempo in Europa.

    1433 A Firenze la potente famiglia Albizi costringe all’esilio Cosimo de’ Medici il quale si rifugerà a Venezia ospite dell’amico e socio in affari, il Doge Francesco Foscari. Nello stesso anno Paolo del Pozzo Toscanelli traccia le orbite delle comete (farà la stessa cosa negli anni a venire 1449-1450, 1456, 1457 e 1472).

    Nello stesso anno l’artista-ingegnere fiorentino Mariano Danniello detto il Taccola pubblica un manoscritto intitolato De machinis dove illustra il funzionamento di nuovi macchinari di notevole ingegno per l’epoca tra i quali macchine idrauliche e macchine da guerra. Disegni e studi utilizzati in seguito dal Brunelleschi e da Leonardo da Vinci.

    1434 Cosimo de’ Medici fa rientro a Firenze dove riesce a prendere il potere della città e dove ospiterà il veneziano Papa Gabriele Condulmer (Eugenio IV) costretto a scappare da Roma. Da qui a pochi anni Cosimo con il suo Banco Medici (che ha filiali in tutta Europa) diventerà uno degli uomini più ricchi del Mondo (e della storia).

    1436 Paolo del Pozzo Toscanelli presenta un primo progetto di riforma del calendario Giuliano.

    1439 Niccolò de’ Conti rientra a Venezia. Come penitenza per la sua conversione all’Islam, Papa Eugenio IV gli impone di raccontare i suoi viaggi al segretario papale Poggio Bracciolini. De’ Conti descrisse il Sud-est asiatico come superiore a tutte le altre regioni per ricchezza, cultura e magnificenza.

    1441 Il Bracciolini pubblica i resoconti del De’ Conti includendoli nel libro IV del suo De Varietate Fortunae. Le informazioni del De’ Conti vennero usate da diversi esploratori e viaggiatori, come Ludovico di Varthema e Antonio Pigafetta, che navigarono attorno al mondo con la spedizione di Ferdinando Magellano finanziata da importanti famiglie italiane di commercianti.

    1444 Fra Mauro, un monaco camaldolese disegna a Venezia il più dettagliato mappamondo dell’epoca (in Europa).

    1456 Paolo del Pozzo Toscanelli è il primo europeo a prevedere esattamente il passaggio della cometa di Halley.

    1460 Paolo del Pozzo Toscanelli viene considerato il più eminente matematico e astronomo del tempo. A Toscanelli si rivolgevano eminenti studiosi per avere conferme o delucidazioni in merito alle sue teorie scientifiche, come il filosofo Nicola Cusano o l’astronomo e astrologo tedesco Regiomontano.

    1471 Paolo del Pozzo Toscanelli è il primo europeo a suddividere la mappa del pianeta per longitudini e latitudini. Mappa che destò molto interesse fra le più influenti e ricche famiglie dell’epoca (3).

    1. 1471. Sale al soglio pontificio con il nome di Sisto IV, Francesco della Rovere il quale, consigliato dal nipote Girolamo Riario, signore di Imola e di Forlì, porta avanti una politica espansionistica ai danni degli altri Stati italiani.

    1474 Paolo dal Pozzo Toscanelli scrive al canonico della cattedrale di Lisbona, l’arcivescovo Martines sulla possibilità di navigare verso Occidente per raggiungere le Indie allegando una carta nautica da lui disegnata per raggiungere il Giappone (il Cipangu di Marco Polo) facendo rotta dall’Europa verso Ovest. In una lettera successiva, inviata a Cristoforo Colombo, il Toscanelli scrive di una lunga conversazione che Papa Eugenio IV avrebbe avuto con un testimone diretto (forse il de’ Conti?) il quale avrebbe affermato che questo paese vale la pena essere conosciuto dai Latini, non solo perché è grande la ricchezza che può essere ottenuto da esso, oro e argento, tutti i tipi di gemme, e spezie, che non raggiungono mai noi, ma anche per i suoi dotti, filosofi, geografi e astrologi esperti […] e tale viaggio è non solo possibile, ma è vero e certo di essere onorevole di portar profitti incalcolabili. Sempre in questa lettera menziona anche la visita di uomini da Catai (Cina) durante il regno di papa Eugenio IV (quindi fra il 1431 e il 1447). In una seconda lettera il Toscanelli aggiunge di avere informazioni ricche e dettagliate da uomini eminenti venuti da quelle terre fino alla corte papale.

    1475 Paolo del Pozzo Toscanelli fa costruire nel Duomo di Firenze un grande gnomone, strumento astronomico per studiare il moto del sole. Grazie a ciò fu possibile correggere le tavole dei moti solari del tempo.

    1478 A Firenze, per espugnare il potere dei De’ Medici, la famiglia di banchieri fiorentini de’ Pazzi, tramite l’appoggio di Papa Sisto IV ed altri appoggi esterni organizzano un piano per assassinare i due nipoti di Cosimo. La congiura portò all’uccisione di Giuliano e al ferimento di Lorenzo, noto come Lorenzo il Magnifico, senza tuttavia condurre alla fine del potere mediceo su Firenze, come era nei piani.

    1484 A Roma, con l’appoggio dei De’ Medici, viene nominato Papa Giovanni Battista Cybo (di una ricca famiglia genovese alleata della potente famiglia fiorentina) che prenderà il nome di Innocenzo VIII. Per molti anni il Papa affidò a Lorenzo de’ Medici il ruolo, non ufficiale, di suo primo consigliere. Uno dei suoi figli illegittimi, Francesco “Franceschetto” Cybo nel 1488 prenderà come moglie una figlia di Lorenzo de’ Medici, Maddalena.

    1485 Cristoforo Colombo parte per il “Nuovo Mondo”? (Con la mappa del Toscanelli copia di una mappa cinese)? Di sicuro si sa che su una carta del 1513, attualmente conservata nel museo Topkapi di Istanbul, c’è un’annotazione sull’area delle coste americane dove si legge che questi lidi vennero scoperti nell’anno 890 dell’era araba da un infedele di Genova chiamato Colombo. L’anno arabo 890 corrisponde nel nostro calendario al 1485.

    1488 Cristoforo Colombo parte nuovamente per il “nuovo mondo”? Nel 1582 lo studioso e letterato romano Francesco Sansavino nella sua opera intitolata “Cronologia del Mondo” scrive che nel 1488 Colombo ottenne dai Reali di Spagna huomini, navali, vettovaglie e armi e partitosi dalle Gadi, trova con maraviglia d’ogniuno, il mondo di sotto, incognito per quanto si crede à gli antichi.

    1492 17 Aprile. I Reali di Spagna e Cristoforo Colombo firmano un contratto (noto come Capitolaciones) dove si precisa che la Corona avrebbe concesso a Colombo quanto stabilito per quello che ha scoperto… (che ha già scoperto?) e dove si fa riferimento al fatto che metà della somma necessaria per l’armamento della flotta l’avrebbero messa alcuni finanziatori italiani e l’altra metà gli spagnoli. Da recenti studi è emerso, tuttavia, che nessuna delle risorse per finanziare l’impresa provenga dai Re spagnoli ma da banchieri genovesi e fiorentini legati a Papa Innocenzo VIII e da fondi della Chiesa in Spagna che erano stati istituiti per volere del papato per sostenere la guerra contro i Mori nella Penisola Iberica.

    Per contratto e per legge, quindi, tutti i diritti sulle terre conquistate sarebbero state dei finanziatori italiani ma all’improvviso cambia tutto.

    25 Luglio. Muore improvvisamente Papa Innocenzo VIII (forse avvelenato?).

    6 Agosto. In tutta fretta, dopo soli 11 giorni dalla morte del Pontefice e, nonostante gli scarsi mezzi di comunicazione e di trasporto dell’epoca, ha inizio il Conclave.

    11 Agosto. Il Collegio Cardinalizio sceglie come Papa lo spagnolo Rodrigo Borgia (Roderic Llançol de Borja) che prende il nome di Alessandro VI. Papa che assegnerà tutte le nuove terre conquistate (e tutti i diritti al loro sfruttamento) ai Re di Spagna, Isabella e Ferdinando (che, come dimostrano i documenti storici, nell’impresa, non misero un soldo). Il resto di questa storia è nota. In questa corsa all’eldorado (abbreviazione di El rio dorado – Il fiume d’oro) i de’ Medici videro l’inizio della loro fine mentre la Spagna divenne in pochi anni e per oltre due secoli una super potenza mondiale.

    1896 Canada: tre cercatori scoprono notevoli quantità di oro in due fiumi canadesi, lo Yukon e il Klondike. La notizia si diffuse rapidamente dando inizio all’ennesima corsa all’oro.

    2019 La Nasa dichiara di avere in programma un viaggio nel 2022 per raggiungere Psiche-16, un asteroide che si trova tra Marte e Giove al fine di estrarvi molti metalli preziosi, in primis l’oro, di cui pare ve ne siano decine di tonnellate.

    2020 Russia, Europa, Cina e Giappone hanno già avviato programmi simili. L’ammontare attuale degli investimenti tecnologici in questo settore si stima abbia già raggiunto la cifra di un miliardo di dollari.

    L’ennesima nuova corsa all’oro è appena cominciata…

    Quante corse (e quanta distruzione) per un semplice minerale.

    E quante altre violenze, nei secoli, per pochi altri semplici minerali.

    Quanti uomini, animali e vegetali sono morti a causa di tanta avidità? E quanti altri devono continuare a morire? Quanti bambini stanno morendo ancora oggi nelle miniere di tutto il mondo? Eppure siamo stati tutti bambini. Ma cosa fa diventare un innocente bambino, di ogni epoca e luogo, in un adulto indifferente, avido sfruttatore e consumatore di altri esseri umani e di ogni risorsa naturale?

    Dai mitici racconti greci, passando dalle leggendarie storie medioevali di città dorate, fino alle trame dei cartoni animati moderni (straripanti di re, regine, pirati e fantastici mondi luccicanti) pare che il livello di giudizio di molti popoli su cosa davvero sia importante per la convivenza vitale su questo pianeta non sia molto cambiato. E a questo riguardo, quanto contano i racconti e l’esempio nell’educazione di un bambino e sulle sue scelte future? E quanto contano sul futuro di un popolo?

    “Non ostentare ciò che può desiderarsi, fa sì che il cuore del popolo non si turbi”

    Lao Zi

    (1) Nel XV secolo la Cina è all’avanguardia mondiale in tutte le scienze e le arti, fra le quali l’astronomia e la navigazione.

    (2) Nonostante il diametro terrestre fosse stato misurato con notevole precisione da Eratostene nel II secolo a.C. e nel IX secolo d.C. dagli astronomi arabi, la cultura cristiana aveva a disposizione solo il risultato di questi ultimi, che era espresso in miglia arabe; più lunghe delle miglia in uso in Europa; perciò attribuirono alla Terra una circonferenza di 30.000 km invece dei 40.253 misurati dagli Arabi e dei 40.075 misurati da Erastotene. Quest’errore condusse Toscanelli, e come lui Colombo, a valutare la distanza tra Lisbona e le Indie in circa 6.500 miglia navigando verso ovest.

    (3) Lo storico contemporaneo Wang Tai Peng ricorda che fino a quell’epoca la cartografia europea era relativamente arretrata: i navigatori occidentali dovevano affrontare i mari senza un’accurata misurazione delle longitudini. Le lacune delle mappe rispecchiavano a loro volta i ritardi dell’astronomia europea. Le flotte cinesi, invece, da secoli perlustravano l’Oceano Indiano utilizzando conoscenze astronomiche più avanzate per determinare sia la latitudine che la longitudine di una nave in mare.

  • Ora la Cina punta sui consumi domestici

    La visione strategica del nuovo piano quinquennale (2021-25) punta a fare della Cina una potenza economica centrata sui consumi interni e autosufficiente per la tecnologia, al riparo dalle turbolenze esterne come lo scontro con gli Usa. E’ il quattordicesimo piano a partire dal 1953, un record visto che l’Urss si dissolse all’inizio del tredicesimo.

    Al 2035, invece, l’obiettivo ambizioso è la creazione di “una grande nazione socialista e moderna”, un leader dell’innovazione e con un reddito pro capite da “Paesi moderatamente sviluppati”: di fatto, vuol dire triplicare i 10.262 dollari del 2019 per arrivare a nazioni come Corea del Sud e Spagna, accorciando i tempi che nel 1987 il leader Deng Xiaoping ipotizzò come target raggiungibili entro il 2050.

    Il quinto plenum del Comitato centrale del Partito comunista, riunitosi sotto la guida del suo segretario generale Xi Jinping, presidente della Repubblica popolare, ha tracciato il futuro del Paese nei quattro giorni di conclave della sua leadership. La proposta approvata, secondo il comunicato finale, ha evitato numeri precisi, ma ha definito le priorità come “l’alta qualità dello sviluppo”, anticipando che il Pil del 2020 si sta avviando, malgrado il Covid-19, a superare per la prima volta i 100.000 miliardi di yuan: ai valori attuali sono 15.000 miliardi di dollari circa, contro i 14.342,90 miliardi del 2019 stimati dalla Banca Mondiale. L’autosufficienza su scienza e tecnologia è un’area di interesse menzionata 11 volte nel comunicato, rispetto alle quattro di quello precedente.

    Il Partito comunista ha assicurato “uno sviluppo economico sostenibile e sano” al 2025 in parte grazie ai consumi interni, con l’impegno a far aumentare il reddito delle famiglie rimasto indietro rispetto alla crescita del Pil nominale senza cadere nella trappola del reddito medio, impegnandosi ad approfondire il tema dell’attrazione degli investimenti esteri e accelerando uno sviluppo più rispettoso dell’ambiente.

    Il testo completo del prossimo piano quinquennale e del piano al 2035, che dovrebbe avere obiettivi economici e sociali più definiti, acquisterà consistenza alla riunione annuale di marzo del parlamento. Ma la strategia, anticipata a maggio da Xi, è quella della ‘doppia circolazione’, usata nel 2008 durante la crisi finanziaria. La Cina vuole essere autosufficiente con la circolazione interna: i cicli di produzione, distribuzione e consumi potranno contare sull’enorme bacino di 1,4 miliardi di abitanti riducendo la dipendenza dall’export.

    L’ultimo sondaggio, diffuso dai media ufficiali, ha stimato nel 66% la quota dei consumatori cinesi pronti a comprare brand locali nella festa dei Singoli dell’11 novembre, mentre il 57% è pronto a spendere meno per i prodotti Usa e il 39% meno di quelli europei, secondo la rilevazione di AlixPartners.

    L’altro pilastro è l’export-import, destinato a divenire nel tempo un supporto. “I mercati nazionali ed esteri possono potenziarsi a vicenda, con il mercato interno come pilastro”, ha scritto il Quotidiano del Popolo.

    “Il problema – ha osservato Michael Pettis, professore di Finanza alla Peking University – è che la componente della ‘circolazione internazionale’ della Cina è dipesa da una competitività internazionale”, guidata principalmente da bassi salari rispetto alla produttività. “Ma sono questi bassi salari rispetto alla produttività che guidano anche la bassissima ‘circolazione interna’ della Cina, che Pechino promette di rafforzare”. In altri termini, l’una non può rilanciare l’altra.

    Con una mossa irrituale, a conferma dell’importanza della ‘svolta’, il Comitato centrale ha indetto per il 30 ottobre la sua prima conferenza stampa per illustrare i risultati del plenum.

  • Canada’s Trudeau hits China on human rights, ‘coercive diplomacy’

    Canada’s prime minister Justin Trudeau on Tuesday criticised China’s “coercive diplomacy,” repressive measures in Hong Kong and detention of Uyghur Muslims, saying they are counterproductive both for Beijing and for the rest of the world.

    “We will remain absolutely committed to working with our allies to ensure that China’s approach of coercive diplomacy, its arbitrary detention of two Canadian citizens alongside other citizens of other countries around the world is not viewed as a successful tactic by them”, Trudeau said. He also stressed Canada’s “concern for the protection of human rights and places like Hong Kong” and “with the Uyghurs”.

    The Chinese embassy in Ottawa did not have an immediate response to Trudeau’s criticism of its diplomacy. China has repeatedly said Canada must set Meng Wanzhou, a senior executive of Chinese telecoms giant Huawei, free before relations can improve.

    Ties between the two countries deteriorated in 2018 after Canadian police arrested Meng on a US extradition warrant. She is charged with bank fraud related to violations of US sanctions against Iran. Soon after, China detained two Canadians and charged them with spying.

    Tuesday marked the 50th anniversary of Canada’s diplomatic ties with China. Trudeau said that Canada would “continue to work with our fellow like-minded nations around the world, to impress upon China that its approach to internal affairs and global affairs is not on a particularly productive path for itself or for all of us”.

     

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