Cina

  • Pandemia e inviti dell’Oms non fermano in Cina l’allevamento di cani per uso alimentare

    In una sua recente pronuncia l’Oms avverte del pericolo rappresentato dalla vendita, per uso alimentare, di animali selvatici vivi, infatti questi sono serbatoio del 70% delle malattie infettive che potrebbero essere trasmesse, in modi diversi, all’uomo causando nuove pandemie. In molti paesi, specialmente asiatici, i mercati che vendono animali selvatici vivi sono restati aperti nonostante le sollecitazioni di alcuni governi, come quello cinese, a cessare questo pericoloso commercio. Proprio in Cina continua, in molte regioni, l’utilizzo di carne di cani, allevati allo scopo alimentare, in allevamenti lager nonostante recenti leggi abbiano chiarito che i cani non sono da considerarsi animali per l’alimentazione. Resta da chiedersi come un governo, ed un sistema politico, così capace di farsi obbedire su tutto non sia ancora stato in grado di debellare gli allevamenti di cani da macello ed i mercati con selvatici vivi, nonostante tutti i problemi creatisi con l’insorgere della pandemia proprio in uno di questi mercati.

    L’Oms chiede anche maggiore pulizia, controlli e regole per gli allevamenti di animali da carne.

    Intanto ha dato buoni risultati la prima fase del vaccino anti covid 19 per i gatti e nelle prossime settimane si avranno i dati anche della seconda puntura, si pensa inoltre ad una sperimentazione sui visoni, animali che nei mesi scorsi si sono dimostrati particolarmente predisposti ad ammalarsi e a contagiare.

    Una buona notizia in Italia è che il Ministero della Salute abbia finalmente annunciato che entro il 2021 si potrà estendere a tutte le regioni il nuovo sistema di anagrafe per gli animali d’affezione, sistema al quale, per ora, le regioni potranno aderire volontariamente mentre invece dovrebbe essere obbligatorio un sistema nazionale di identificazione. I sistemi regionali, infatti, non essendo compatibili tra di loro e connessi in rete spesso ritardano, o impediscono, il riconoscimento di animali persi. Rimane anche il problema, per alcune regioni del sud, dell’omessa pratica per l’identificazione degli animali di proprietà lasciati spesso liberi intorno a casa o in campagna senza che sia possibile, di conseguenza, identificarne i proprietari, tale pratica aumenta anche il randagismo, infatti le cucciolate indesiderate sono abbandonate. Nel programma del Ministero vi è anche l’annuncio di un maggior coordinamento e controllo sulle strutture di vario genere che ospitano animali: canili, rifugi, allevamenti.

  • L’Oms critica la Cina e vuole nuove indagini sul Covid

    E’ passato un anno ma l’origine della pandemia resta un mistero e la Cina è tornata sul banco degli imputati. L’Ue, gli Stati Uniti, altri Paesi ma soprattutto l’Oms hanno accusato Pechino di non aver fornito pieno accesso ai dati agli esperti internazionali, compromettendo l’esito della missione che si è svolta lo scorso gennaio a Wuhan. Sullo sfondo di queste nuove accuse torna ad aleggiare l’ipotesi di una fuga del virus da un laboratorio, che non è stata affatto archiviata, anzi: la stessa Organizzazione mondiale della sanità, oggi, ha chiesto ulteriori indagini.

    Il rapporto elaborato dagli esperti internazionali nominati dall’Oms e dalle loro controparti cinesi dopo la visita nel primo focolaio della pandemia, appena pubblicato, ha stimato come “molto probabile” che il Covid-19 sia passato dai pipistrelli all’uomo attraverso un animale intermedio. Ed “estremamente improbabile” che il virus sia fuggito da un laboratorio. Il lavoro degli scienziati è stato “importante” ma si è limitato a classificare una serie di ipotesi in base al loro grado di attendibilità, senza fornire conclusioni definitive, ha tenuto a chiarire il direttore dell’agenzia Onu Tedros Adhanom

    Ghebreyesus in un briefing con gli Stati membri, ribadendo un concetto già espresso. Più inaspettato, invece, è stato l’attacco alla Cina. Il capo dell’Oms, accusato da alcuni nei mesi scorsi di sudditanza nei confronti di Pechino, si è detto “preoccupato” per il fatto che il team internazionale abbia avuto un difficile accesso ai dati grezzi durante la visita a Wuhan. Ed ha auspicato una condivisione dei dati “più tempestiva e completa”. A quel punto l’alto funzionario etiope ha riproposto la necessità di “ulteriori indagini” sull’ipotesi della “fuoriuscita del virus da un laboratorio”, con “nuove missioni di esperti specializzati”. Di nuovo la fuga dal laboratorio, quindi, che è stata al centro delle tesi complottiste ma anche delle critiche dell’Occidente nei confronti della Cina. Per scarsa trasparenza e tempestività nella condivisione delle sue informazioni, dopo i primi casi di contagio. Allo stesso modo, gli Stati Uniti e 13 Paesi alleati hanno espresso “preoccupazione” per l’esito dell’indagine del team Oms a Wuhan ed hanno esortato la Cina a fornire “pieno accesso agli esperti”. Quanto all’Ue, pur giudicando il rapporto un “utile primo passo”, ha anch’essa sollecitato “ulteriori indagini” e soprattutto “l’accesso a tutti i luoghi appropriati ed a tutti i dati disponibili”.

    In attesa comunque che si faccia piena luce sul Covid-19, la comunità internazionale prova ad unire i suoi sforzi per affrontare meglio le crisi future. Una ventina di leader mondiali, da Draghi a Merkel, da Macron a Johnson, hanno firmato un appello per un nuovo trattato per la preparazione e la risposta alle pandemie. La proposta, lanciata dal presidente del Consiglio Ue Michel, dovrebbe essere discussa a maggio nell’assemblea generale dei 194 Stati membri dell’Oms. L’obiettivo, ha spiegato Tedros, è un approccio coordinato alle nuove crisi, perché “il Covid ha messo in luce le debolezze e le divisioni delle nostre società” ed ha aumentato le diseguaglianze tra i più ricchi ed i più poveri. Tra i firmatari dell’appello, per la verità, mancano membri chiave del G20 come Stati Uniti, Russia, Cina, Giappone, India e Brasile, ma l’Oms ha assicurato di aver ricevuto segnali positivi da Pechino e Washington.

  • Anche in Cina rischi finanziari

    Riceviamo e pubblichiamo un articolo di Mario Lettieri e Paolo Raimondi pubblicato su ‘ItaliaOggi’ il 24 marzo 2021

    Anche la Cina sta facendo i conti con le sue bolle finanziarie, create nei passati due decenni con la scadente applicazione del modello finanziario speculativo americano. Perciò è scesa in campo la potentissima China Banking and Insurance Regulatory Commission, l’agenzia governativa di controllo sulle attività bancarie e assicurative, attraverso il suo presidente Guo Shuqing, manager competente e uomo forte del Partito Comunista Cinese.

    Il problema numero uno è il rischio rappresentato dal debito corporate cinese e del crescente stock di non performing loans (npl), i crediti inesigibili delle imprese.

    Secondo l’International Capital Market Association, l’associazione degli investitori nel fixed income, il mercato obbligazionario cinese interno in yuan, è equivalente a circa 15 mila miliardi di dollari, il secondo al mondo dopo quello Usa. La parte strettamente relativa al debito corporate non finanziario sarebbe pari a 3.700 miliardi di dollari. Il mercato obbligazionario cinese offshore è di 752 miliardi di dollari. È in grande crescita e legato soprattutto al settore immobiliare.

    Il 2020 è stato l’anno che ha certamente scioccato la Cina e i mercati internazionali per i debiti corporate interni: circa 40 fallimenti per 30 miliardi di dollari, il 14% in più rispetto al 2019. Anche 12 imprese cinesi offshore sono fallite coinvolgendo obbligazioni per 7 miliardi di dollari. Ciò sta provocando forti preoccupazioni per una possibile crisi del debito nel periodo post Covid. Infatti, nel 2021 bond per 7,1 trilioni di yuan (6,5 yuan sono equivalenti a 1 dollaro) arriveranno a scadenza sul mercato interno. Alcune delle imprese fallite sono controllate dallo Stato e ciò solleva dubbi anche sulla garanzia, finora certa, di salvataggi pubblici.

    Nel recente incontro con la stampa, Guo Shuqing ha dato un quadro preoccupante della situazione: «Nel 2020, il rimborso di 6,6 trilioni di yuan di prestiti è stato differito». Per quanto riguarda gli npl ha detto: «Un numero considerevole di imprese potrebbe dover affrontare una riorganizzazione o liquidazione fallimentare. Pertanto, l’aumento dei crediti in sofferenza è una tendenza inevitabile. Nel 2020, abbiamo ceduto 3,02 trilioni di yuan di attività deteriorate. È possibile che i crediti in sofferenza aumentino nel 2021 e anche nel 2022».

    Guo Shuqing ha annunciato alcuni programmi d’intervento e illustrato i risultati già ottenuti. In primo piano vi è la riduzione dell’elevato effetto leva all’interno del sistema finanziario, che aveva visto una pericolosa crescita nel periodo 2017-19. Sarebbe in atto lo smantellamento del settore bancario ombra, la cui portata è diminuita nel 2020 di circa 20 trilioni di yuan. All’inizio dell’anno il totale era di 85 trilioni di yuan, pari all’86% del pil cinese.

    La Regulatory Commission teme che alcune attività ad alto rischio dello shadow banking possano ripresentarsi sotto forma di pseudo «innovazioni». Perciò, per l’internet private banking, saranno applicate le stesse regole di adeguatezza patrimoniale e di garanzie valide per il settore bancario.

    Guo ha ammesso che «nel settore immobiliare la finanziarizzazione e la tendenza a diventare una bolla sono ancora relativamente forti, anche se nel 2020 il tasso di crescita dei prestiti investiti nel real estate è sceso per la prima volta sotto quello medio dei prestiti».

    È un pericoloso «rinoceronte grigio», perché «molte persone comprano case non per abitarci, ma per investimenti o per speculazioni. Se in futuro il mercato dovesse scendere, potrebbero esserci grandi perdite e i prestiti non sarebbero rimborsati, mandando le banche e l’intera economia in sofferenza». Usa docent.

    Egli, inoltre, ha spostato l’attenzione sui mercati finanziari negli Usa e in Europa che opererebbero «in contraddizione con l’economia reale».

    «Il mercato finanziario dovrebbe riflettere lo stato dell’economia reale, ha detto, altrimenti sorgeranno problemi e sarà costretto alla fine ad adeguarsi. Pertanto, siamo molto preoccupati per il giorno in cui scoppierà il mercato finanziario, in particolare la bolla delle attività finanziarie estere».

    Considerazioni corrette, che valgono anche per i comportamenti finanziari della Cina e per i rischi sistemici che stanno creando. Alla fine, in Cina o negli Usa, in Africa o in Europa, la finanza iperspeculativa è sempre un pericolo per l’economia reale.

    *già sottosegretario all’Economia **economista

  • Chinese hackers used Facebook to target Uighurs abroad, company says

    (Reuters) – Facebook Inc said on Wednesday it had blocked a group of hackers in China who used the platform to target Uighurs living abroad with links to malware that would infect their devices and enable surveillance.

    The social media company said the hackers, known as Earth Empusa or Evil Eye in the security industry, targeted activists, journalists and dissidents who were predominantly Uighurs, a largely Muslim ethnic group facing persecution in China.

    Facebook said there were less than 500 targets, who were largely from the Xinjiang region but were primarily living abroad in countries including Turkey, Kazakhstan, the United States, Syria, Australia and Canada.

    It said the majority of the hackers’ activity occurred away from Facebook and that they used the site to share links to malicious websites rather than directly sharing the malware on the platform.

    “This activity had the hallmarks of a well-resourced and persistent operation, while obfuscating who’s behind it,” Facebook cybersecurity investigators said in a blog post. (bit.ly/3lLi8wY)

    Facebook said the hacking group used fake Facebook accounts to pose as fictitious journalists, students, human rights advocates or members of the Uighur community to build trust with their targets and trick them into clicking malicious links.

    It said hackers both set up malicious websites using look-alike domains for popular Uighur and Turkish news sites and compromised legitimate websites visited by the targets. Facebook also found websites created by the group to mimic third-party Android app stores with Uighur-themed apps, like a prayer app and dictionary app, containing malware.

    Facebook said its investigation found two Chinese companies, Beijing Best United Technology Co Ltd (Best Lh) and Dalian 9Rush Technology Co Ltd (9Rush) had developed the Android tooling deployed by the group.

    The Chinese Embassy in Washington did not immediately return a message seeking comment on Facebook’s report. Beijing routinely denies allegations of cyber espionage.

    Reuters was not immediately able to locate contact information for Dalian 9Rush Technology Co Ltd. A man who answered the number listed for Beijing Best United Technology Co Ltd hung up.

    Facebook said it had removed the group’s accounts, which numbered less than 100, and had blocked the sharing of the malicious domains and was notifying people it believed were targets.

    Reporting by Elizabeth Culliford in New York and Raphael Satter in Washington; Editing by Lisa Shumaker

    Our Standards: The Thomson Reuters Trust Principles.

  • Cina più produttiva: produzione industriale su del 35% mentre l’impiego di lavoratori frena

    La produzione industriale e le vendite al dettaglio hanno avuto in Cina un’impennata a gennaio-febbraio, rispettivamente del 35,1% e del 33,8%, aggiungendo note di ottimismo a una ripresa economica che non è “ancora consolidata”.

    La prudenza mostrata dall’Ufficio nazionale di statistica poggia su diversi fattori, a partire dalla disoccupazione che nelle aree urbane, quelle di fatto attentamente monitorate, è risalita nello stesso periodo al 5,50%, a fronte del 5,20% di dicembre. A distanza di un anno dall’esplosione della pandemia del Covid.19, l’occupazione giovanile stenta a decollare: i senza lavoro di età compresa tra i 16 e i 24 anni è pari al 13,1%, allo stesso livello del primo trimestre del 2020, nel pieno della crisi del nuovo coronavirus. Il premier Li Keqiang ha ribadito l’ambizioso obiettivo di nuovi posti di lavoro creati nell’ esercizio in corso oltre quota 11 milioni, parlando la scorsa settimana in conferenza stampa alla fine della sessione annuale del parlamento cinese.

    L’accorpamento bimestrale delle statistiche, in più, amplifica il balzo del 2021 visto che sullo stesso periodo del 2020 hanno pesato sia il fermo delle attività per il Capodanno lunare, spalmato su gennaio, sia l’emergenza sanitaria.

    La produzione industriale, tuttavia, continua il percorso positivo dopo il +7,3% di dicembre, a fronte di un consensus degli analisti a +30%. In forte avanzata le attività minerarie (+17,5% da +4,9% di dicembre), le utility (+19,8% da +6,1%) e manifatturiero (+39,5% da +7,7%), ancora grazie alla spinta del comparto medicale legato al Covid-19 destinato all’export.

    Le vendite al dettaglio, invece, accelerano sul +4,6% di dicembre e il +32% atteso dai mercati, grazie ai consumi legati allo scorso Capodanno lunare. E’ ancora presto per dire se i consumi sono ai livelli sperati per attuare la ‘doppia circolazione’, il nuovo modello di sviluppo appena ratificato dal nuovo piano quinquennale 2021-25: la grande circolazione domestica è il pilastro dell’economia e con quella internazionale c’è una promozione reciproca.

    Gli investimenti fissi, inoltre, salgono del 35%, a 4.520 miliardi di yuan (circa 700 miliardi di dollari), a gennaio-febbraio 2021, a fronte del +2,9% del 2020 e del 40% stimato dagli analisti. Il trend è sostenuto dalla componente pubblica in aumento del 32,9% (+5,3% nel 2020), mentre quella privata vede una accelerazione del 36,4% (da +1%).

    Altro capitolo delicato è quello dei prezzi delle nuove case: il monitoraggio nelle 70 principali città del Paese segnala a febbraio una crescita del 4,3% annuo, più ampia del 3,9% di gennaio e al passo più rapido da ottobre 2020, malgrado i tentativi del governo centrale e delle autorità monetarie di raffreddare il settore. Con un’inflazione a -0,2% e un tasso sui depositi allo 0,35%, la temperatura immobiliare è alta e resta un fattore di instabilità.

  • Il braccio di ferro tra Cina e Usa si estende alle Olimpiadi invernali del 2022

    A meno di un anno dall’accensione del tripode olimpico, gli Stati Uniti non hanno ancora deciso se partecipare ai Giochi invernali di Pechino 2022. Uno scenario che, oltre a scontare la variabile del Covid-19, contribuisce ad agitare gli spettri del nuovo braccio di ferro tra le due super potenze mondiali e del boicottaggio. Alimentato anche dalla chiamata internazionale in crescita per le accuse alla Cina sulla violazione dei diritti umani tra Xinjiang e Tibet, e la stretta su Hong Kong.

    “La politicizzazione dello sport internazionale va contro lo spirito olimpico e danneggia gli interessi degli atleti di tutti i Paesi”, ha affermato il portavoce del ministero degli Esteri cinese Wang Wenbin, commentando le parole espresse giovedì sul tema dalla portavoce della Casa Bianca, Jen Psaki, secondo cui manca una “decisione finale” sulla partecipazione e gli Usa seguiranno le direttive della commissione olimpica.

    “Tutti nella comunità internazionale, compreso il Comitato olimpico Usa, si oppongono a questo tipo di boicottaggio o alla chiamata di cambio della sede dei Giochi”, ha proseguito Wang, per il quale “i fatti sconfiggeranno le menzogne. Crediamo con forza che attraverso gli sforzi congiunti di tutte le parti, le Olimpiadi invernali di Pechino 2022 diventeranno sicuramente uno straordinario evento olimpico”.

    Ai siti di Yanqing, alle porte di Pechino, i lavori vanno avanti: ospiteranno le gare di sci alpino, mentre la pista di bob e slittino, la prima mai realizzata in Cina, è la più lunga al mondo con i suoi quasi 2 km di tracciato ed è coperta da un tetto in legno in stile tradizionale. Xu Zhijun, vicesegretario generale del comitato organizzatore, aveva promesso Olimpiadi sicure dicendo che la costruzione dei luoghi delle competizioni è stata di fatto completata entro il 2020. E a dispetto della pandemia, aveva aggiunto Xu, incontrando i media internazionali in visita ai siti a inizio mese.

    All’inizio della settimana, tuttavia, la Camera dei Comuni canadese ha approvato la mozione che definisce “genocidio” le politiche di Pechino nello Xinjiang a danno della minoranza uigura di fede musulmana, insieme alla richiesta di ritiro dei Giochi olimpici invernali a Pechino 2022, in linea con la richiesta lanciata da una coalizione di 180 gruppi che si battono per i diritti. E voci simili si sono sollevate altrove, come al Congresso Usa e al parlamento britannico.

    La Cina risponderà al boicottaggio “con pesanti sanzioni verso i Paesi che vi aderiranno”, ha assicurato Hu Xijin, direttore del Global Times, il tabloid del Quotidiano del Popolo che di solito tradisce l’umore della leadership comunista. “Boicottare i giochi invernali è un’idea impopolare che non avrà un ampio supporto”, ha scritto Hu su Twitter.

    Il Cio ha in gran parte ignorato gli appelli e il suo presidente Thomas Bach ha definito i preparativi per i Giochi “quasi un miracolo”, malgrado le sfide della pandemia. La posizione finale della Casa Bianca potrebbe però generare clamorosi scossoni. I media statali cinesi, non a caso, hanno intensificano i segnali di irritazione sulle prospettive di ripristino delle relazioni tra Pechino e Washington, notando che la politica messa in campo dal presidente Joe Biden “sa di trumpismo”. L’approccio iniziale, ha scritto il China Daily in un editoriale, “offre poco ottimismo”.

  • La Cina è sempre più vicina

    Mentre tutto il mondo affronta la pandemia e, di conseguenza, vede una grave recessione economica l’unica nazione che sembra in buona salute, nonostante il covid sia partito da lì, è la Cina che continua ad espandersi anche acquisendo sempre più importanti pezzi di aziende e strutture nel mondo ed in Italia, come dimostra un rapporto del Copasir. Secondo un’analisi, che si ferma al 2019, già due punti del nostro Pil sarebbero in mani asiatiche, sono infatti 405 le imprese italiane in mano ai cinesi e 760 sono le imprese partecipate, come riporta anche un articolo di Carlo Cambi. Oltre a queste ci sono le molte imprese avviate direttamente dai cinesi in Italia che, in città come Prato, posseggono interi quartieri ed hanno affittato rami d’azienda anche di supermercati. Il capo del colosso della farmaceutica mondiale Chem China ha comperato la produzione di gomme della Pirelli e sta acquisendo molte aziende agricole e vitivinicole con proprietà estese per 40.000 ettari. Anche le penne Omar sono ormai cinesi come gli yacht Ferretti, la moda per bambini o vari impianti di imballaggi di carta, ed ancora la Candy e le cucine Berloni, per non parlare della produzione di olio. I cinesi sono entrati nel capitale di Cassa Depositi e Prestiti e perciò hanno il 35% delle nostre reti energetiche. Ora la Cina si sta interessando alle medie imprese in vari settori, imprese, le medie e le piccole, che sono la colonna portante del nostro sistema ma che, a causa del covid, hanno sofferto in modo particolare diventando, molte, l’anello debole aggredibile sia dai capitali cinesi che dalle organizzazioni criminali che, come i cinesi, dispongono di molta liquidità. Particolare interesse hanno, i cinesi, per le imprese di robotica e delle nuove tecnologie, infatti hanno già acquisito, come soci, quote della Epistolio di Varese e l’Istituto italiano di tecnologia nel quale lavorano più di 1.700 ricercatori provenienti da tutto il mondo. La Cina ha rilevanti quote di capitale di Enel, Terna, Snam, Ansaldo Energia, e sulla così detta Via della Seta gli acquisti continuano anche in altri settori, dall’immobiliare al turismo. A Venezia, Firenze, Roma, Milano locali storici, palazzi, alberghi sono diventati e continuano a diventare di proprietà del dragone. I cinesi, con i tedeschi, sono nel gruppo Aspi (autostrade) e hanno messo gli occhi sul porto di Taranto. In un mondo libero dove vigesse un mercato corretto saremmo preoccupati solo in parte ma conosciamo bene come il governo cinese attui in molti settori il dumping, anche sociale, e come regole diverse, all’interno della stessa Organizzazione Mondiale del Commercio, non garantiscano, purtroppo, una leale concorrenza. Se a questo aggiungiamo i molti problemi legati alla contraffazione ed all’ingresso in Europa di merci illegali comprendiamo bene che ai problemi economici si aggiungano quelli della sicurezza e della salute e che il danno colpisce il sistema Italia consumatori compresi.

  • Pechino conferma l’arresto della reporter accusata di aver spiato per l’Australia

    Cheng Lei, ex giornalista e volto noto della Cgtn, il canale della tv statale cinese in lingua inglese, è stata arrestata il 5 febbraio per spionaggio con l’accusa formale di “aver fornito segreti di Stato all’estero”. Cheng, nata nella provincia di Hunan, ma in possesso della cittadinanza australiana dopo essere emigrata da bambina, fu presa in custodia a Pechino dalla polizia del dipartimento sulla sicurezza nazionale lo scorso agosto senza spiegazioni, quando i suoi figli, di nove e undici anni, erano dai nonni in Australia durante la chiusura delle scuole per la pandemia del Covid-19.

    La svolta è stata riferita lunedì in mattinata dal ministro degli Esteri australiano Marise Payne, rimarcando che il governo australiano “ha espresso le sue serie preoccupazioni sulla detenzione di Cheng” in merito “al suo benessere e alle condizioni di detenzione”. Payne ha riferito che i funzionari consolari hanno visitato la donna sei volte finora, di cui l’ultima a fine gennaio. Cheng, che alla Cgtn ha lavorato per quasi un decennio, aveva regolarmente partecipato agli eventi tenuti dall’ambasciata australiana. Poche ore dopo è maturata la conferma del ministero degli Esteri di Pechino, secondo cui il suo caso “è in fase di ulteriore elaborazione”, assicurando che “tutti i diritti di Cheng sono stati completamente garantiti. Speriamo che l’Australia rispetti la sovranità giudiziaria cinese e la smetta di interferire nella gestione del caso in qualsiasi modo”, ha affermato in conferenza stampa il portavoce Wang Wenbin.

    La vicenda è destinata a infiammare ancora di più i pessimi rapporti esistenti tra Pechino e Canberra, in uno scontro a tutto campo dalla diplomazia al commercio. Le tensioni hanno avuto un’impennata dopo che Canberra ha chiesto un’indagine internazionale sull’origine della pandemia e Pechino ha risposto con rappresaglie commerciali. Un altro australiano, lo scrittore Yang Hengjun, è sotto processo a Pechino, accusato di spionaggio dopo l’arresto di gennaio 2019 all’aeroporto di Guangzhou.

    A Hong Kong, intanto, all’attivista radiofonico pro-democrazia Wan Yiu-sing, 52 anni, è stata contestata la “sedizione”, per quello che è il secondo caso finora registrato dal ritorno dell’ex colonia nel 1997 sotto la sovranità cinese. Il dipartimento di polizia sulla sicurezza nazionale ha notificato quattro capi d’accusa, tutti riconducibili ad altrettante trasmissioni radiofoniche online dello scorso anno.  Intanto, si avvicina il processo per altri 8 attivisti, tra cui 3 ex parlamentari, per le proteste dello scorso anno: le contestazioni si riferiscono all’incitamento del 30 giugno a partecipare a una manifestazione non autorizzata del giorno dopo. Tra gli imputati, Wu Chi-wai del Democratic Party e 4 esponenti della League of Social Democrats, incluso il carismatico ex deputato ‘Long Hair’ Leung Kwok-hung.

  • Mani pulite alla cinese: giustiziato il tycoon condannato per tangenti

    Ex banchiere ed ex alto funzionario del Partito comunista cinese, Lai Xiaomin è stato giustiziato per corruzione e bigamia. E’ l’ultima figura di spicco a finire nelle maglie della feroce campagna anti-corruzione lanciata nel 2012 dal presidente Xi Jinping. Il tribunale di Tianjin si è spinto oltre, spacciandolo nella sentenza di condanna come “l’uomo più corrotto dalla fondazione della Repubblica popolare nel 1949” per le tangenti incassate da 277 milioni di dollari, direttamente o tramite terzi.

    Lai, al quale è stato concesso di incontrare i parenti stretti prima dell’esecuzione, è stato per anni il potente presidente di China Huarong Asset Management, uno dei 4 colossi statali di gestione dei crediti deteriorati, trasformato in un feudo privato. Del resto, resterà scolpita nell’immaginario collettivo cinese la grande stanza di uno dei suoi appartamenti imbottita di 200 milioni di yuan in contanti, del peso di circa 3 tonnellate, mostrata in un documentario a gennaio 2020 dalla tv statale Cctv, come parte di una serie dedicata a cinque casi clamorosi di corruzione. Nell’occasione, Lai parlò di “apatia di fronte a tanto denaro, diventato ormai una consuetudine”.

    La parabola discendente del potentissimo banchiere riflette l’atteggiamento della Cina di punire severamente la corruzione, ha detto uno dei giudici che ha provveduto alla stesura della sentenza, poiché si è scoperta “l’acquisizione illegale della più grande quantità di tangenti da decenni”. Il 5 gennaio, Lai era stato condannato a morte dal Tribunale secondario intermedio del popolo di Tianjin, con la revoca dei suoi diritti politici e la confisca di tutti i suoi beni. L’Alta corte del popolo di Tianjin, infine, ha confermato la pena di morte, respingendo il suo appello e presentandosi alla Corte suprema del popolo cinese per la verifica e l’approvazione finale, maturata perché aveva approfittato “del suo dovere e della sua posizione per ottenere vantaggi illegali”, appropriandosi anche di oltre 25,13 milioni di yuan. Mentre era sposato, ha convissuto con un’altra donna e ha avuto figli fuori dal matrimonio, ha aggiunto la Corte. Venerdì il giudice capo di primo grado ha spiegato la condanna a morte di Lai, hanno riferito i media locali con grande enfasi: gravi complotti criminali, che hanno causato “un cattivo impatto sociale e pesanti perdite sia per il Paese sia per i cinesi”.

    Lai ha accettato tangenti dal 2008 al 2018, per un numero di reati di corruzione che ha raggiunto quota 22, dalla raccolta di fondi ai progetti di appalto, fino all’ottenimento di promozioni e trasferimenti di lavoro. Anche se Lai ha reso “un servizio meritorio significativo”, tenendo in considerazione tutti i crimini contestati, questo non è stato sufficiente per una punizione più clemente. La maggior parte del maltolto è stata recuperata, con una parte consegnata alla tesoreria dello Stato e ad altri organi competenti.

    Il 22 gennaio, parlando alla quinta sessione della Commissione centrale per l’ispezione della disciplina, l’anti-corruzione del Pcc, Xi ha rinnovato la sua determinazione contro il “tarlo” che minaccia il partito e il raggiungimento degli obiettivi del 14esimo piano economico quinquennale del 2021-25, primari “per l’avanzamento e lo sviluppo della nazione”.

  • Hong Kong arrests 53 for trying to ‘overthrow’ government with unofficial vote

    Hong Kong police arrested 53 people in raids on democracy activists on Wednesday in the biggest crackdown since China last year imposed a new security law which rights activists say is aimed at eliminating dissent.

    About 1,000 police took part in the raids. The arrests were linked to last year’s unofficial vote to choose opposition candidates in city elections, which authorities said was part of a plan to overthrow the government.

    The arrests come as authorities continue a crackdown on dissent under a new controversial security law imposed by Beijing. The law aims to tackle secession, subversion, terrorism and collusion with foreign forces, with punishments of up to life in prison.

    Hong Kong Secretary for Security John Lee said those arrested had planned to cause “serious damage” to society and that authorities would not tolerate subversive acts. Beijing’s top representative office in Hong Kong said in a statement it firmly supported the arrests.

    Police did not name those arrested, but their identities were revealed by their social media accounts and their organisations. They included former lawmakers, activists and people involved in organising the 2020 primaries, among them James To, Lam Cheuk-ting, Benny Tai and Lester Shum.

    Since its imposition, leading activists such as media tycoon Jimmy Lai have been arrested, some democratic lawmakers have been disqualifiedactivists have fled into exile and protest slogans and songs have been declared illegal.

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