Cina

  • Magistrati e 007 attivati per contrastare lo spaccio di Fentanyl

    Il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Alfredo Mantovano, nel corso della conferenza stampa a Palazzo Chigi sull’aggiornamento al Piano nazionale di prevenzione contro l’uso improprio di Fentanyl e di altri oppioidi sintetici, ha dichiarato:  “Da un monitoraggio del web è emerso che il Fentanyl viene spacciato per lo più via internet. Soprattutto su siti cinesi, con recapito a mezzo poste e pagamento con criptovalute per renderle non tracciabili. Questo – ha proseguito Mantovano – dovrebbe rendere tutti (genitori, donne, famiglie) più attenti. Affinché gli adolescenti evitino di praticare questi siti. Tenendo conto che questa diffusione può avvenire o con delle prescrizioni vere e proprie o come farmaci o con operazioni mascherate. Abbiamo per esempio scoperte che dietro la dicitura ‘chinewhite’  si cela il Fentanyl“.

    Il sottosegretario ha spiegato Mantovano, che sul commercio di Fentanyl vigilano “anche i servizi segreti”, impiegati soprattutto “sul monitoraggio” della Rete ma anche dei flussi finanziari e che la Procura nazionale antimafia ha costituito un gruppo di lavoro ad hoc.  “Sono state sensibilizzate tutte le Procure, anche quelle ordinarie”. Tra gli obiettivi anche quello di “dotare gli agenti di polizia che agiscono in questi ambiti della sostanza antidoto, uno spray nasale. Per far sì che quando un agente effettua un intervento che fa emergere il Fentanyl non siano colpiti”.

    Si lavora poi anche sulle scuole: il ministro dell’Istruzione “ha sensibilizzato tutti gli istituti”, ha detto ancora Mantovano. Il rischio di eventuali ‘fughe’ di questa sostanza dagli ospedali non è escluso. “È un anestetico, un analgesico come la morfina. Dobbiamo essere più accorti per custodire i prodotti che la contengono in modo più cauto e prudente. E anche per consegnarla in circuiti rigorosamente controllati. Su questo c’è l’impegno del ministero della Salute, delle Regioni, degli ospedali e delle farmacie. Però l’attenzione perché si evitino furti c’è, perché c’è questo rischio”.

  • Scelte che evidenziano determinati interessi geopolitici

    Possiamo scegliere quello che vogliamo seminare, ma siamo

    obbligati a mietere quello che abbiamo piantato.

    Proverbio cinese

    La scorsa settimana è stata molto attiva per il Presidente della Repubblica popolare della Cina, allo stesso tempo segretario generale del partito comunista cinese. Ha effettuato tre visite di Stato in Europa: il 6 ed il 7 maggio era in Francia, poi è arrivato in Serbia ed, infine, in Ungheria. Il Presidente cinese ritornava in Europa dopo cinque anni. Il motivo dichiarato ufficialmente delle visite in Francia ed in Ungheria era la celebrazione del 60° e 75° anniversario dell’instaurazione delle relazioni diplomatiche, rispettivamente, con la Francia e l’Ungheria. Mentre in Serbia si ricordava il bombardamento del 7 maggio 1999, durante la guerra in Kosovo, dell’ambasciata cinese a Belgrado dagli aerei della NATO. Bombardamenti che causarono la morte di tre giornalisti cinesi ed il ferimento di diverse persone. Ma un altro motivo importante delle visite del Presidente cinese nei tre sopracitati Paesi era quello economico e geopolitico.

    A Parigi il Presidente cinese è stato accolto all’Eliseo, il palazzo presidenziale, dal suo omologo francese. Durante l’incontro ufficiale ed ai successivi colloqui ha partecipato anche la presidente della Commissione europea. Quest’ultima ha affrontato, durante l’incontro, questioni di interesse per l’Unione europea, come le diverse controversie commerciali con la Cina. Ma è stata affrontata anche la situazione in Ucraina. Il Presidente francese ha sottolineato, tra l’altro, che il ruolo della Cina è decisivo, riferendosi alla guerra in Ucraina. Ma anche a quella nella Striscia di Gaza. Mentre, per quanto riguarda i rapporti commerciali tra i Paesi dell’Unione europea e la Cina, il Presidente francese ha ribadito che è necessario che siano stabilite e rispettate delle “regole eque per tutti”. Aggiungendo: “…L’avvenire del nostro continente dipenderà chiaramente anche dalla nostra capacità di continuare a sviluppare in modo equilibrato le nostre relazioni con la Cina”. Anche la presidente della Commissione europea, dopo l’incontro trilaterale, riferendosi alla guerra in Ucraina, ha dichiarato, che il Presidente cinese “…ha avuto un ruolo importante sulla riduzione delle minacce nucleari irresponsabili di Mosca” e di essere fiduciosa “che continui a farlo, anche alla luce degli ultimi sviluppi”. Ma ha anche chiesto alla Cina di intervenire sulle “minacce nucleari russe”. Mentre, per quanto riguarda i rapporti economici e commerciali, la presidente della Commissione europea ha sottolineato che con il Presidente cinese avevano discusso “delle questioni economiche e di commercio”. Specificando: “…Ci sono degli squilibri che suscitano gravi preoccupazioni e siamo pronti a difendere la nostra economia se serve”. Il Presidente cinese ha ammesso che tra la Cina e l’Unione europea ci sono “numerose controversie”, ma ha anche ribadito che “come due grandi potenze mondiali, la Cina e l’Ue devono rimanere partner, perseguire il dialogo e la cooperazione, approfondire la comunicazione strategica, rafforzare la fiducia reciproca strategica, consolidare il consenso strategico e impegnarsi nel coordinamento strategico”. Bisogna però evidenziare e sottolineare che, nonostante le massime autorità della Cina dichiarino la loro “neutralità” nell’ambito della guerra in Ucraina, la stessa Cina non ha mai condannato l’aggressione Russa in Ucraina. Non solo, ma fatti alla mano, risulterebbe che l’aumento reale degli scambi commerciali tra la Cina e la Russia durante l’anno scorso abbia contribuito a diminuire l’effetto reale delle sanzioni economiche poste dall’Unione europea, ma non solo, contro la Russia.

    Un altro Paese che ha stretto molti rapporti di vario tipo con la Russia è anche la Serbia. E in rispetto di questi rapporti, la Serbia, un Paese candidato all’adesione nell’Unione europea, non ha condiviso le sanzioni poste alla Russia dalla stessa Unione, dopo l’inizio della guerra in Ucraina. Ebbene, in seguito alla visita ufficiale in Francia, il Presidente cinese è arrivato in Serbia la sera del 7 maggio scorso. Ricordando così il bombardamento di 25 anni fa, proprio la sera del 7 maggio 1999, dell’ambasciata cinese a Belgrado dagli aerei della NATO.  L’indomani, l’8 maggio, l’illustre ospite è stato accolto dal suo omologo, il Presidente serbo, con tutti gli onori previsti dal protocollo ufficiale. Lui, dopo aver convintamente affermato il grande interesse della Serbia ad aumentare la collaborazione tra i due Paesi, ha ringraziato il Presidente cinese “…per aver scelto la Serbia come una tappa del suo primo viaggio in Europa dopo cinque anni”. Bisogna evidenziare che la Cina rappresenta il secondo Paese, dopo la Germania, per quanto riguarda i rapporti economici e gli investimenti fatti in Serbia. Mentre il Presidente cinese era in Serbia, veniva pubblicata dal quotidiano serbo Politika una sua lettera intitolata “Possa la luce della nostra amicizia d’acciaio risplendere sulla cooperazioni tra Serbia e Cina”. In quella lettera, tra l’altro, il Presidente cinese affermava che “…L’amicizia serbo-cinese, forgiata col sangue dei nostri compatrioti, rimarrà nella memoria condivisa dei popoli serbo e cinese e ci ispirerà ad andare avanti a grandi passi”. Nell’ambito della visita sono stati firmati ben 29 accordi bilaterali tra i due Paesi. La Serbia è uno dei Paesi che ha attivamente aderito alla nota iniziativa strategica cinese nota come la Nuova Via della Seta (in inglese Belt and Road Initiative; l’Iniziativa un Nastro ed una Via; n.d.a.). C’è stata anche un’espressa intesa politica e geopolitica. Per la Serbia, come dichiarato dal Presidente serbo, “Taiwan è Cina”. Lui ha altresì ribadito che la Cina sosterrà la Serbia in tutte le questioni che vengono discusse alle Nazioni Unite; compresa la questione del riconoscimento dello Stato del Kosovo.

    Dalla Serbia il Presidente cinese è arrivato in Ungheria. Una visita che coincide con il 75° anniversario dell’instaurazione delle relazioni diplomatiche tra i due Paesi che hanno stabilito buoni rapporti di vario tipo, quegli economici compresi. Il Presidente cinese ha anche dichiarato che “…Cina e Ungheria sono buoni amici e partner che si fidano l’uno dell’altro”. E, guarda caso, la Cina finanzia quasi tutto il progetto della costruzione di una linea ferroviaria tra Budapest e Belgrado. Una linea che trasporterà merci di vario tipo, arrivate al porto greco di Pireo e dirette verso l’Europa occidentale. Un progetto parte integrante dell’iniziativa strategica cinese la Nuova Via della Seta. Bisogna sottolineare che l’Ungheria è il primo Paese dell’Unione europea che ha aderito a questa iniziativa, nota anche come Belt and Road Initiative. Il 9 maggio scorso l’ospite è stato onorato dalle massime autorità ungheresi. Ed anche in Ungheria sono stati firmati diversi accordi bilaterali tra i due Paesi.

    Chi scrive queste righe avrebbe altri argomenti di trattare per il nostro lettore, che riguardano  le scelte di collaborazione con la Cina, fatte dalla Serbia, dall’Ungheria, ma anche da altri Paesi. Scelte che evidenziano comunque degli interessi geopolitici, economici ed altro. Ma lo spazio non lo permette. Egli però chiude queste righe con un proverbio cinese che avverte: possiamo scegliere quello che vogliamo seminare, ma siamo obbligati a mietere quello che abbiamo piantato.

  • Hong Kong bans protest anthem after court case win

    Hong Kong’s government will be able to proceed with making a protest song illegal under the city’s national security laws after winning a court challenge.

    The High Court had last year rejected the government’s request for Glory to Hong Kong to be banned, saying it would have “chilling effects” on free speech.

    But on Wednesday an appeal court overturned that ruling.

    The move is likely to deepen concerns about freedoms being further eroded in the city.

    Amnesty International said the government’s ban was “as ludicrous as it is dangerous”.

    In the court’s ruling on Wednesday, it said that the song can still be used for “academic” or “news” activities.

    But its melodies and lyrics can not be broadcast, performed, shared or reproduced in any setting where the user intends to “incite others to commit secession” or is used “with seditious intention” against the Hong Kong government. Those convicted of breaching the ban on the anthem could face up to life imprisonment.

    It is also illegal for people to use the song to advocate for Hong Kong’s separation from China, and to present it as the anthem of the territory.

    A Chinese foreign ministry spokesman on Wednesday said banning the song was a “necessary measure by (Hong Kong) to fulfil its responsibility of safeguarding national security”.

    Amnesty’s China Director, Sarah Brooks said: “Banning ‘Glory to Hong Kong’ not only represents a senseless attack on Hong Kongers’ freedom of expression; it also violates international human rights law.

    “Singing a protest song should never be a crime, nor is it a threat to ‘national security’.”

    Hong Kong is part of China, but has had some autonomy since the end of British rule in 1997. Campaigners say that democratic freedoms have been gradually eroded since then.

    The song Glory to Hong Kong – sung in the territory’s native dialect Cantonese – emerged during pro-democracy protests in 2019 against a controversial extradition law and later became the unofficial anthem of the movement.

    Its lyrics include lines such as “Liberate Hong Kong” and “Revolution of our times. May people reign, proud and free, now and evermore. Glory be to thee Hong Kong”.

    While the new ban will specifically codify when the song’s use is illegal, people in Hong Kong had already been punished under national security laws for playing it.

    In 2022, a harmonica player was arrested for playing the song outside the British consulate in Hong Kong to mourn the death of Queen Elizabeth II.

    The song has been banned in schools since 2020.

    Officials had also petitioned internet giants like Google to remove the protest song from their search results and video platforms – something the sites refused to do.

    The song has also at times been mistakenly played as the city’s anthem at official events like international sporting matches, something that has angered authorities.

    On Thursday, the appeal court said pursuing a ban on the song’s use in political contexts fell within the remit of current national security laws.

    It said that because it was hard to prosecute individual criminal acts, “a more effective way to safeguard national security was to ask” would be to ask internet platforms to “stop facilitating the acts being carried out on their platforms”.

  • Bruxelles avvia verifiche sugli appalti della Cina per rifornirsi di apparecchiature mediche

    La Commissione europea ha deciso di avviare un’indagine su presunte misure e pratiche della Repubblica popolare cinese che danno luogo a gravi e ricorrenti restrizioni dell’accesso degli operatori economici, dei beni e dei servizi dell’Unione al mercato degli appalti pubblici dei dispositivi medici della Repubblica popolare cinese. È quanto si legge nella Gazzetta ufficiale dell’Ue.

    Le pratiche e le misure restrittive sulle importazioni “creano uno svantaggio significativo e sistemico per gli operatori economici, i beni e i servizi dell’Unione, in quanto favoriscono sistematicamente l’acquisto di prodotti nazionali a scapito di quelli importati o rendono soggetta a procedure discriminatorie la partecipazione degli operatori economici dell’Unione agli appalti, impedendo l’acquisto di dispositivi medici importati tranne quando, ad esempio, i dispositivi da acquistare non sono disponibili nel territorio della Repubblica popolare cinese. Tali restrizioni e pratiche all’importazione privano i produttori dell’Unione di dispositivi medici di qualsiasi opportunità commerciale, o almeno di opportunità significative, nel mercato degli appalti della Cina”, si legge ancora nella Gazzetta ufficiale dell’Ue.

    “Tale impatto negativo è ulteriormente inasprito dalla definizione di obiettivi di acquisto nazionale per le amministrazioni aggiudicatrici. Inoltre, anche quando è concesso l’accesso a tale mercato, vengono spesso imposte condizioni che privano i produttori dell’Unione di un’equa possibilità di partecipazione, come l’obbligo di dare accesso alle loro tecnologie. Infine le pratiche adottate nel quadro dell’appalto centralizzato di dispositivi medici inducono gli offerenti a presentare offerte anormalmente basse che non sono sostenibili per imprese a scopo di lucro”, continua l’analisi della Commissione europea. La valutazione preliminare della Commissione “è pertanto che le misure e pratiche di cui sopra danno luogo a gravi e ricorrenti restrizioni, di diritto e di fatto, dell’accesso degli operatori economici, dei beni e dei servizi dell’Unione al mercato degli appalti pubblici dei dispositivi medici della Repubblica popolare cinese”.

    L’indagine della Commissione determinerà adesso se le presunte misure e pratiche della Cina siano effettivamente esistenti e diano luogo a gravi e ricorrenti restrizioni dell’accesso degli operatori economici, dei beni e dei servizi dell’Unione al mercato degli appalti pubblici dei dispositivi medici della Repubblica popolare cinese. A norma del regolamento Ipi (lo strumento per gli appalti internazionali), il governo della Cina è adesso invitato a presentare il proprio parere e a fornire informazioni pertinenti in merito alle presunte misure e pratiche. Il governo cinese è inoltre invitato ad avviare consultazioni con la Commissione al fine di eliminare o porre rimedio alle presunte misure e pratiche. Se, a seguito dell’indagine, la Commissione concluderà che le misure applicate dalla Cina sono discriminatorie per il mercato, potrà adottare forme di riduzione della possibilità di aggiudicarsi la gara d’appalto o addirittura escludere le aziende cinesi dalle gare di fornitura europee.

  • Pechino discute con la Libia dell’insediamento di sue aziende

    l ministro dell’Economia e del Commercio del Governo di unità nazionale della Libia (Gun), Muhammad al Hawaij, ha impartito istruzioni per fornire tutto il sostegno necessario alle aziende cinesi interessate a operare nel mercato libico. E’ quanto emerge dall’incontro tra il ministro Hawaij e l’incaricato d’affari cinese in Libia, Liu Jian, tenuto lunedì 22 aprile con l’obiettivo principale di rafforzare le relazioni economiche e commerciali tra i due paesi. Una nota del dicastero del governo libico con sede a Tripoli, riconosciuto dalle Nazioni Unite, precisa che al colloquio erano presenti anche il direttore del dipartimento del Commercio estero e della Cooperazione internazionale del ministero, il vice direttore generale dell’Autorità di vigilanza sulle assicurazioni e un rappresentante del ministero degli Affari esteri e della Cooperazione internazionale.

    Durante l’incontro si è discusso dell’attivazione e del sostegno del Consiglio degli imprenditori libico-cinesi per facilitare il lavoro del settore privato, consolidare la cooperazione economica e commerciale, promuovere gli scambi di visite e istituire comitati di cooperazione congiunta nei due paesi. Da parte sua, l’incaricato d’affari di Pechino ha espresso il forte desiderio delle imprese cinesi di riprendere le loro operazioni in Libia e di contribuire alla realizzazione di progetti di investimento. Il diplomatico ha inoltre proposto di stabilire canali diretti di comunicazione tra l’ambasciata cinese e le istituzioni affiliate al ministero dell’Economia e del Commercio, organizzare visite e incontri bilaterali coinvolgendo imprenditori, camere di commercio e camere congiunte, al fine di creare vere opportunità di partenariato nel settore privato libico.

    Intanto, nell’est del Paese nordafricano diviso in due amministrazione politiche rivali, un consorzio guidato dalla Cina ha recentemente espresso interesse per la ricostruzione di Derna, la città libica devastata dalle inondazioni della tempesta subtropicale provocata dal passaggio del ciclone “Daniel”. Ali al Saidi, ministro dell’Economia del cosiddetto Governo di stabilità nazionale (Gsn) designato dalla Camera dei rappresentanti, il parlamento eletto nel 2014 e con sede nell’est, aveva ricevuto nei mesi scorsi una delegazione del Bfi Management Consortium, alleanza che secondo il quotidiano libico “Libya Herald” annovera la China Railways International Group Company e la britannica Arup International Engineering Company. “L’economia libica richiede un deciso impulso verso l’apertura agli investimenti come alternativa alla dipendenza dallo Stato”, aveva affermato Al Saidi, sottolineando che i progetti attualmente in fase di proposta “avranno un impatto significativo sul miglioramento dei servizi forniti ai cittadini”.

    A fine ottobre 2023, il ministro libico “orientale” Al Sidi aveva dichiarato a “Radio France International” che “la Cina è oggi la potenza effettiva che potrebbe costruire ponti, infrastrutture e strade in brevissimo tempo”. Secondo il ministro, la Cina starebbe finanziando in Libia un progetto da 30 miliardi di dollari (28 miliardi di euro) per costruire metropolitane proprio attraverso il consorzio Bfi. “In realtà si tratta di informazioni esclusive che nessuno conosce tranne il mio ministero e le parti coinvolte nell’accordo”, aveva aggiunto Al Sidi. Fonti libiche di “Agenzia Nova” a Tripoli, tuttavia, hanno riferito che allo stato attuale non risultano avviati investimenti cinesi nel comparto delle infrastrutture nordafricane.

    Sarebbe sbagliato sottovalutare il ruolo che la Cina ha giocato e sta ancora giocando in Libia. Prima della guerra civile del 2011, la cinese China National Petroleum Corp disponeva di una forza lavoro in Libia di ben 30 mila operai e tecnici cinesi, riuscendo ad incanalare oltre il 10 per cento delle esportazioni di greggio “dolce” libico. Ma è soprattutto nel settore delle infrastrutture, marchio di fabbrica dei progetti di Pechino “chiavi in mano”, che la Cina ha puntellato la sua presenza in Libia. Ai tempo dell’ex Jamahiriya del colonello Muammar Gheddafi, China Railway Group aveva avviato nell’ex Jamahiriya tre importanti progetti del valore totale di 4,24 miliardi di dollari. Il caos della guerra civile ha bloccato tutto, ma una possibile stabilizzazione (o partizione) del Paese potrebbe far ripartire i progetti.

  • Spie cinesi scoperte in Germania e Inghilterra

    Spie cinesi sono state arrestate in Germania e in Inghilterra. A Duesseldorf sono stati fermati i coniugi Ina ed Herwig Fischer, rispettivamente amministratore delegato e direttore tecnico della società di consulenza Innovative Dragon (Id). A Bad Homburg è stato arrestato Thomas Reichenbach, responsabile dei rapporti con gli investitori di Id. Secondo il proprio sito web, l’azienda con sede a Londra e uffici sia a Duesseldorf sia a Shangai, ha “oltre 30 anni di esperienza e conoscenza nell’avvio, pianificazione e implementazione di progetti di innovazione”. Inoltre, Id è “specializzata in progetti con un alto livello di innovazione e attenzione alle opportunità di marketing ottimali”, nonché nella “generazione mirata di idee e risoluzione dei problemi”. A Shanghai, la società ha sede nel parco scientifico e tecnologico dell’Università di Donghua. Secondo Id, questa localizzazione consente un “collegamento diretto con le risorse intellettuali” della metropoli cinese. Secondo la Procura generale federale (Gba) che ne ha disposto l’arresto, i Fischer e Reichenbach hanno acquisito informazioni su tecnologie militari per il ministero per la Sicurezza dello Stato cinese (Mss). Per le fonti di “Bild”, i tre sarebbero stati compensati con decine di migliaia di euro per ogni informazione trasmessa al dicastero. Prima del giugno del 2022, in base a quanto comunicato dal Gba, Reichenbach ha operato come agente di un dipendente dell’Mss che si trova in Cina. Per conto di questo contatto, la spia ha ottenuto informazioni in Germania su “tecnologie innovative che potrebbero essere utilizzate per scopi militari”.

    La testata Bild sulla scorta di informazioni ricevute dagli apparati di sicurezza riferisce che i 3 arrestati avrebbero agito per motivi “puramente pecuniari”.

    Con la complicità dei Fischer, l’Id è servita da “mezzo per la presa di contatto e la cooperazione con esponenti del mondo della scienza e della ricerca tedesca”. In particolare, la coppia ha concluso un accordo di collaborazione con un’università della Germania per il “trasferimento scientifico” attraverso la loro società. Nella prima fase si trattava della “preparazione di uno studio per un partner contrattuale cinese sullo stato dell’arte delle parti di macchine importanti anche per il funzionamento di potenti motori navali, ad esempio nelle navi da combattimento”. Dietro il partner contrattuale cinese vi era il dipendente dell’Mss da cui Reichenbach. riceveva i gli ordini. L’operazione è stata “finanziata dalle autorità cinesi”. Al momento del loro arresto, gli accusati erano in trattative su progetti di ricerca che avrebbero potuto essere utili soprattutto per aumentare la potenza della Marina cinese. Su incarico e a pagamento dell’Mss, i tre arrestati hanno acquisito “uno speciale laser dalla Germania e lo hanno esportato in Cina senza autorizzazione”, sebbene si tratti di un dispositivo soggetto al regolamento dell’Ue sui prodotti a duplice uso. Le spie cinesi sono state scoperte e fermate grazie alle indagini dell’Ufficio federale per la protezione della Costituzione (Bfv), l’agenzia di intelligence interna della Germania. Secondo quanto appreso da “Bild”, Reichenbach ha lavorato a lungo in Cina, dove è stato reclutato dall’Mss, parla correntemente il mandarino ed è sposato con una cinese. Con i complici, il detenuto ha costituito l’associazione Smart City che afferma di perseguire “i seguenti obiettivi utili al grande pubblico: evitare e ridurre gli ingorghi nelle aree metropolitane, aumentare la sicurezza nella guida autonoma e diminuire l’inquinamento da particolato”. In Smart City, Reichenbach era primo presidente del consiglio, Ina Fischer sua seconda e suo marito Herwig tesoriere. Sul sito dell’Id si legge che la donna, amministratore delegato della società, ha studiato germanistica e politologia all’Università Georg-August di Gottinga e presso la Scuola tecnica superiore del Reno-Vestfalia di Aquisgrana (Rwth). Dal 1982, l’arrestata ha lavorato come “consulente aziendale indipendente nel settore dell’innovazione e come amministratore delegato in diverse imprese”.Grazie a “numerosi viaggi in Asia e i suoi rapporti commerciali nel mercato asiatico”, Fischer ha fornito “una solida base per l’orientamento internazionale di Innovative Dragon”. Direttore tecnico di Id, il marito Herwig ha studiato presso l’Rwth ingegneria meccanica e costruzione di aerei e veicoli spaziali “con particolare attenzione alla tecnologia di guida e ai materiali in fibra composita”. Dal 1976, Fischer “esercita la libera professione nel settore dell’ingegneria e dello sviluppo di prodotti innovativi”. Da allora, la presunta spia della Cina ha ideato e sviluppato “circa 300 invenzioni con oltre 150 brevetti nei settori automobilistico, aeronautico, della tecnologia di propulsione, delle energie rinnovabili e dello sport”. Direttore tecnico di Id, Fischer era responsabile della “progettazione, costruzione e coordinamento tecnico di tutti i prodotti nonché del supporto dei modelli Cad”. Su Reichenbach, che curava i rapporti tra Id e gli investitori, non sono disponibili altre informazioni.

    Dal sito web di un’altra azienda ora disattivato, il quotidiano “Handelsblatt” ha appreso che la presunta spia della Cina ha studiato all’Università di Pechino a metà degli anni ’80 prima di intraprendere un lavoro autonomo come consulente aziendale. Reichenbach si è descritto come un “esperto di investimenti diretti esteri in Cina” e, sul proprio profilo su Linkedin, affermava di lavorare come responsabile marketing per il Consiglio per lo sviluppo del commercio di Hong Kong (Hktdc) da luglio 2022. Si tratterebbe di una “organizzazione parastatale senza scopo di lucro per sviluppare opportunità commerciali per le aziende di Hong Kong”. Alla scoperta delle attività di spionaggio dei Fischer e di Reichenbach hanno collaborato altre agenzie di intelligence europee, probabilmente del Regno Unito dato che l’Id ha sede a Londra.

    Nel Regno Unito l’emittente “Sky News”, citando l’ufficio della Polizia metropolitana di Londra (Met), ha dato notizia dell’accusa a carico di Christopher Berry, 32 anni, e Christopher Cash, 29 anni, di spionaggio a favore della Cina. I due sono stati accusati ai sensi dell’Official Secrets Act dopo un’indagine antiterrorismo: avrebbero fornito informazioni considerate “utili al nemico”. Tra il dicembre 2021 e il febbraio 2023 i due uomini avrebbero ottenuto, registrato e pubblicato informazioni “per uno scopo pregiudizievole alla sicurezza o agli interessi dello Stato” e che potrebbero essere “direttamente o indirettamente utili a un nemico”. Berry e Cash sono stati rilasciati su cauzione e venerdì compariranno davanti alla corte di Westminster.

  • Quattordici accordi tra Egitto e Cina riguardo a Suez

    La Zona economica del Canale di Suez ha firmato 14 accordi affinché le principali aziende cinesi stabiliscano numerosi progetti in Egitto, con la partecipazione del settore privato. Lo ha annunciato il responsabile del settore economico del Canale di Suez, Walid Gamal el Din, alla Conferenza di cooperazione e scambio tra Egitto e Cina. Walid ha annunciato il successo dell’esperienza di cooperazione egiziano-cinese nella Zona di cooperazione economica Teda Egitto, nella quale il volume degli investimenti ha finora raggiunto circa 2 miliardi di dollari attraverso la presenza di 150 aziende in molteplici settori industriali e logistici.

    La Zona economica del Canale di Suez è riuscita ad attrarre 128 progetti, in zone industriali e portuali, nel periodo da luglio 2023 a marzo 2024 (compresi progetti che hanno ottenuto l’approvazione finale e progetti che hanno ottenuto l’approvazione preliminare), con un costo di investimento superiore a 3 miliardi di dollari, di cui 40 per cento investimenti cinesi. Tra gli accordi più importanti siglati tra lo sviluppatore industriale Teda-Egitto c’è “un accordo per stabilire un progetto per la produzione di fibra di vetro e poliestere” con investimenti pari a 800 milioni di dollari e una capacità produttiva di circa un milione di tonnellate all’anno, su un’area di 600mila metri quadrati, nell’ambito dello sviluppatore industriale Teda-Egitto nella zona industriale integrata di Sokhna. La capacità produttiva nella prima fase del progetto dovrebbe raggiungere le 300mila tonnellate all’anno, con inizio della produzione nel 2026. L’accordo è stato firmato da Liu Aimin, presidente del consiglio di amministrazione di Teda-Egitto e Teda-Africa, e Ma Jianmiao, vicepresidente della Shin Company.

  • Torna di moda il binomio Cina e infezioni; via il pipistrello, ora c’è la scimmia

    Un nuovo virus in Cina preoccupa il mondo. Un uomo di 37 anni è in condizioni critiche dopo aver contratto l’herpes B, ovvero il virus delle scimmie. Con molta probabilità è stato contagiato dalla malattia all’interno di un parco di Hong Kong, il parco Kam Shan, dove ci si può avvicinare agli animali e dove il 37enne ha riferito di essere stato graffiato da un esemplare di scimmia.

    Il paziente ha avuto una febbre altissima e poi ha perso conoscenza. Affaticamento, febbre e dolori muscolari sono sintomi tipici del virus delle scimmie, compaiono dopo 3-7 giorni dal contagio e ricordano molto quelli del Covid-19. Col passare del tempo, se non si trattano questi primi sintomi, però, insorgeranno difficoltà respiratorie, dolore all’addome e vomito.

    Il virus simiae, noto anche come herpes B, è un agente patogeno che fa parte della famiglia degli Herpesviridae . È stato identificato per la prima volta nel 1932 e si trova principalmente nei macachi, ma per le scimmie si tratta di una malattia asintomatica, mentre una volta che viene trasmesso all’uomo può causare gravi danni all’organismo. L’herpes B si stabilisce nel corpo umano grazie al contatto di fluidi infetti delle scimmie oppure di graffi e morsi da parte di questi esemplari.  L’herpes B, in fase avanzata, provoca delle dolorose infiammazioni nel midollo osseo e nel cervello e, a quel punto, solo il 20% dei contagiati sopravvive. La ferita da cui il virus ha fatto il suo ingresso potrebbe riempirsi di vescicole

    Il caso del 37enne contagiato non è l’unico che conosciamo: nel 2021 un veterinario era morto di herpes B a Pechino, dopo aver presentato sintomi come nausea e vomito. Secondo i medici, l’infezione è estremamente rara (sono stati contati soltanto una cinquantina di casi dal 1932 a oggi) ma davvero fatale (21 di questi sono morti). Se le popolazioni che vivono in aree rurali o accanto a parchi che ospitano esemplari di scimmie non si terranno a distanza dagli animali per evitare morsi e graffi, il virus simiae potrebbe rapidamente diffondersi.

  • Un edificio suscita ilarità sui social cinesi per la sua forma equivoca

    Il progetto di una stazione ferroviaria nella città cinese di Nanchino ha attirato l’attenzione degli internauti cinesi. Le autorità affermano che il design della stazione di Nanchino Nord trae ispirazione dai fiori di pruno, per i quali la città è famosa, ma online si sottolinea invece la sua somiglianza con qualcosa di piuttosto diverso: un assorbente.

    L’argomento ha generato milioni di visualizzazioni su varie piattaforme di social media cinesi.

    Secondo il quotidiano Nanjing Daily, il progetto preliminare ha ricevuto il via libera dal governo della provincia di Jiangsu e dal China State Railway Group e l’inizio dei lavori è previsto nella prima metà del 2024.

    Secondo un rapporto del 2017 del sito Nanjing Morning News, si stima che la stazione ferroviaria costerà circa 20 miliardi di yuan cinesi (2.763 milioni di dollari; 2.224 milioni di sterline) e si estenderà su un’area totale di 37,6 chilometri quadrati (14 miglia quadrate). .

    Questo non è il primo progetto di architettura in Cina che ha attirato un’attenzione inaspettata. La sede dell’emittente statale CCTV nella capitale Pechino è conosciuta da molti come l’edificio dei “grandi boxer”, per la sua forma unica.

  • L’economia cinese cresce più velocemente del previsto nel primo trimestre

    L’economia cinese ha avuto un inizio d’anno più forte del previsto, nonostante l’aggravarsi della crisi nel settore immobiliare. Secondo i dati ufficiali, nei primi tre mesi del 2024 il prodotto interno lordo (PIL) è cresciuto del 5,3% rispetto all’anno precedente, superando superato le aspettative. La seconda economia mondiale potrebbe vedere la crescita rallentare al 4,6% nel primo trimestre. Il mese scorso Pechino ha raggiunto un ambizioso obiettivo di crescita annuale pari a circa il 5%”.

    I dati dell’Ufficio nazionale di statistica (NBS) hanno anche mostrato che la crescita delle vendite al dettaglio nel primo trimestre, un indicatore chiave della fiducia dei consumatori cinesi, è scesa al 3,1%. Nello stesso periodo gli investimenti immobiliari sono diminuiti del 9,5%, evidenziando le sfide affrontate dalle società immobiliari cinesi.

    I dati sono arrivati mentre la Cina continua a lottare con la crisi del mercato immobiliare in corso. Secondo il Fondo Monetario Internazionale (FMI), il settore rappresenta circa il 20% dell’economia. Gli ultimi dati hanno anche mostrato che a marzo i prezzi delle nuove case sono scesi al ritmo più veloce da oltre otto anni. La crisi del settore immobiliare è stata evidenziata a gennaio, quando un tribunale di Hong Kong ha ordinato la liquidazione del colosso immobiliare Evergrande. La settimana scorsa, l’agenzia di rating del credito Fitch ha ridotto le sue prospettive per la Cina, citando i crescenti rischi per le finanze del paese a causa delle sfide economiche.

    Per decenni l’economia cinese si è espansa a un ritmo stellare, con dati ufficiali che indicavano una crescita media del PIL vicina al 10% annuo.

Pulsante per tornare all'inizio