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In attesa di Giustizia: facce d’angelo

Nell’immaginario collettivo il delinquente non solo è cattivo ma è anche brutto, trasandato, oppure agghindato in maniera vistosa e pacchiana. Per intenderci, lo stereotipo perfetto è il Pietro Gambadilegno di Walt Disney che a tutto il resto aggiunge anche una mutilazione che deve supporsi esito di qualche azione violenta.

Del resto la Scuola Positiva di Cesare Lombroso aveva elaborato una teoria secondo la quale – in sintesi – dalla fisiognomica dell’uomo potevano riconoscersi le differenti forme di una sua inclinazione criminale: donde la definizione di “soggetto lombrosiano” entrato nel linguaggio comune per indicare una persona poco raccomandabile.

Sui  moduli di schedatura del Ministero dell’Interno, fino a qualche decennio fa, tra i segni distintivi dei pregiudicati o sospettati rientrava il mancinismo essendo l’uso della “mano del diavolo” un indicatore di potenziale pericolosità: si parla, infatti, di personaggio sinistro a proposito di delinquenti. L’annotazione fu eliminata solo grazie all’intervento dell’On. Mino Martinazzoli, nella sua qualità di Ministro della Giustizia e…mancino.

Insomma, è vario il palinsesto delle caratteristiche – più o meno attendibili che siano –  che descrivono un criminale o un’indole malvagia. L’abito, peraltro, come suol dirsi, non fa il monaco e non è certo mancante tra i criminali la rappresentanza dei cosiddetti “colletti bianchi”: professionisti, dirigenti d’azienda, servitori dello Stato, politici e imprenditori, spesso insospettabili, che seppur elegantemente vestiti, colti e di bell’aspetto commettono reati meno esecrabili.

Questa riflessione nasce dall’arresto recentissimo di una serie di tecnici e dipendenti della società che cura la manutenzione delle autostrade quale strascico delle indagini sul crollo del ponte Morandi a Genova che, a vario titolo, avrebbero negligentemente svolto le rispettive attribuzioni volte a garantire la sicurezza della circolazione ovvero eluso doverosi interventi. L’accadimento, nel rispetto della presunzione di non colpevolezza di tutti costoro svolge una mera funzione di stimolo alla riflessione prendendo ad esempio, piuttosto, persone e fatti rispetto ai quali vi è stata già una sentenza definitiva; e la casistica è infinita da Michele Sindona (il salvatore della lira) in avanti, ma anche indietro. Corrotti, corruttori, trafficanti di influenze, bancarottieri, grandi evasori e chi più ne ha più ne metta con nomi, cognomi e reati loro ascritti.

E viene da chiedersi:  i rapinatori stile Pietro Gambadilegno, sono peggio? Talvolta no, anzi, spesso non è così almeno con riguardo a certe tipologie di crimini e di criminali. Chi è peggio tra il rapinatore – caso realmente accaduto – che assalta un furgone blindato munito di un falso bazooka costruito con tubi da impianto idraulico senza far male a nessuno e senza che alla fine la ricchezza di banche e assicurazioni eviti, insieme al loro tracollo, conseguenze per chicchessia o il bancarottiere che prima si arricchisce e poi fallisce e scappa con il malloppo mettendo sul lastrico intere famiglie di lavoratori? Chi preferite tra l’abile truffatore che sfila un bel po’ di denaro dai fondi neri di imprenditori ingordi con l’illusione di un investimento che potrebbe fare da trama a un film di Totò (altra storia vera) e l’industriale che risparmia sui presidi di sicurezza sul lavoro e così mette a rischio quando non manda a morire i propri dipendenti?

E si potrebbe andare avanti con gli esempi senza che ciò debba valere a giustificazione di nessuno ma solo per ricordare un po’ a noi stessi che se si delinque si è comunque delinquenti indipendentemente dall’abito firmato o meno che si indossa e che la Giustizia non è velocissima ma prima o poi arriva per tutti…anche se qualcuno, alla fine e sebbene non abbia la faccia d’angelo, può risultare un po’ più simpatico di altri.

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