Il Pubblico Ministero è una parte processuale. Punto. Il lettore dirà: ma lo scoprite adesso? Era una cosa risaputa ed, anzi, il P.M., grazie alla profonda e comune cultura della giurisdizione di cui è intriso, è una parte che rappresenta anche il primo difensore dell’indagato perché è tenuto a investigare anche in suo favore. Così parlò Marco Travaglio.
Contrordine compagni, non è così, non proprio almeno dal punto di vista della cultura della giurisdizione: le prove a favore dell’indagato non le cerca e valuta discrezionalmente cosa acquisire e cosa rendere noto alle difese: insomma il P.M. fa il P.M. che se la suona e se la canta, altro che comune cultura della giurisdizione!
Traduzione per i non addetti ai lavori: durante il referendum vi hanno raccontato gigantesche balle ed a sostenere questa tesi non è qualche pericoloso sovversivo che durante la campagna referendaria attentava alla Costituzione sostenendo le ragioni del SI: ad affermare questi principi è la Corte di Cassazione così salvando i P.M. De Pasquale e Spadaro dalla condanna ricevuta e confermata in due gradi di giudizio a Brescia. Ma questo è un malizioso dettaglio, resta il fatto che, attesa l’autorevolezza della fonte interpretativa, il P.M. “parte e basta” non è più uno slogan ma è, come si suo dire, “diritto vivente”.
Eppur è vero che, rappresentando lo Stato ed il suo potere punitivo, la parte pubblica dovrebbe avvertire l’esigenza di tutelare la libertà del singolo cittadino e così le garanzie di tutti, la parte pubblica non diversamente da quella privata dovrebbe indignarsi di fronte a ciò che appare come un sopruso e quella cultura della giurisdizione, tanto a sproposito citata, dovrebbe farla sua nelle notti insonni prima e dopo una requisitoria provocate dall’angoscia di aver sbagliato (perché l’errore umano ed in buona fede è sempre in agguato).
Quando si è di scena in aula, la Toga – poi – è qualcosa che deve potersi indossare con fierezza, dignità e sentendosi come penetrati da una sorta di malia mentre se ne viene avvolti.
Evidentemente non è così, la Cassazione dice in sostanza che si piò barare (a patto di essere un P.M…) perché nella caccia vale di più la preda che non la battuta e per il magistrato che non cerca o ignora le prove a discarico in cui si è imbattuto non è prevista dal codice nessuna sanzione.
Peggio tardi che mai…