Armi

  • L’UE rafforzerà l’industria europea della difesa mediante appalti comuni con uno strumento di 500 milioni di euro

    La Commissione ha adottato una proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che istituisce uno strumento per il rafforzamento dell’industria europea della difesa mediante appalti comuni (EDIRPA) per il periodo 2022-2024. Come annunciato nella comunicazione congiunta sulle carenze di investimenti nel settore della difesa di maggio, la Commissione mantiene il suo impegno di istituire uno strumento a breve termine dell’UE volto a rafforzare le capacità industriali europee nel settore della difesa mediante appalti comuni degli Stati membri dell’UE. Lo strumento, in risposta a una richiesta del Consiglio europeo, mira a rispondere alle esigenze più urgenti e critiche di prodotti della difesa, derivanti all’aggressione russa nei confronti dell’Ucraina. La Commissione propone di impegnare 500 milioni di € del bilancio dell’UE dal 2022 al 2024. Lo strumento incentiverà gli Stati membri ad effettuare acquisizioni congiunte, in uno spirito di solidarietà, e agevolerà l’accesso di tutti gli Stati membri ai prodotti della difesa di cui vi è urgente bisogno.

    Eviterà la concorrenza tra gli Stati membri per gli stessi prodotti e agevolerà i risparmi sui costi. Rafforzerà l’interoperabilità e consentirà alla base tecnologica e industriale di difesa europea (EDTIB) di adeguare meglio e potenziare le sue capacità produttive per fornire i prodotti necessari. Lo strumento sosterrà le azioni dei consorzi composti da almeno tre Stati membri. Le azioni ammissibili possono comprendere nuovi progetti di appalti nel settore della difesa o l’ampliamento dei progetti avviati dall’inizio della guerra.

    In particolare, lo strumento sarà volto a:

    • promuovere la cooperazione degli Stati membri in materia di appalti nel settore della difesa. Ciò contribuisce alla solidarietà, all’interoperabilità e all’efficienza della spesa pubblica, previene gli effetti di spiazzamento (impossibilità per gli Stati membri di soddisfare la loro domanda di prodotti della difesa a causa di un picco della domanda) ed evita la frammentazione;
    • promuovere la competitività e l’efficienza della base tecnologica e industriale di difesa europea, in particolare accelerando l’adeguamento dell’industria ai cambiamenti strutturali, compreso l’aumento delle sue capacità produttive, derivante dal nuovo contesto di sicurezza a seguito dell’aggressione russa in Ucraina.

    Lo strumento sosterrà le azioni che soddisfano le condizioni seguenti:

    • un consorzio di almeno tre Stati membri;
    • l’espansione delle cooperazioni esistenti o nuove cooperazioni per l’acquisizione comune dei prodotti della difesa più urgenti e critici;
    • procedure di appalto che riflettono il coinvolgimento dell’EDTIB.

    Lo strumento terrà conto dei lavori della task force per le acquisizioni congiunte nel settore della difesa istituita dalla Commissione e dell’alto rappresentante/capo dell’Agenzia europea per la difesa. La task force agevola il coordinamento delle esigenze degli Stati membri in materia di appalti a brevissimo termine e collabora con gli Stati membri e i fabbricanti di materiali per la difesa dell’UE al fine di sostenere le acquisizioni congiunte per ricostituire le scorte.

    In risposta all’urgenza della situazione, sei settimane dopo essere stata incaricata dal Consiglio europeo, la Commissione ha adottato la proposta di regolamento in via altamente prioritaria e la trasmetterà ai colegislatori. La Commissione conta su una rapida adozione per essere in grado, entro la fine del 2022, di aiutare gli Stati membri ad affrontare in modo cooperativo le loro esigenze più urgenti e critiche di prodotti della difesa.

    Inoltre, la Commissione proporrà un regolamento relativo al programma europeo di investimenti nel settore della difesa (EDIP), che fungerà da base per futuri progetti congiunti di sviluppo e acquisizione di elevato interesse comune per la sicurezza degli Stati membri e dell’Unione.

    Fonte: Commissione europea

  • Handguns: Canada proposes complete freeze on ownership

    Canada should introduce a total ban on the buying and selling of all handguns, Prime Minister Justin Trudeau has said.

    His government is proposing a new law that would freeze private ownership of all short-barrelled firearms.

    The legislation would not ban the ownership of handguns outright – but would make it illegal to buy them.

    Mr Trudeau’s proposal comes days after a deadly shooting at a Texas primary school, in the neighbouring US, killed 21 people.

    The bill, which was presented to Canada’s parliament on Monday, makes it impossible to buy, sell, transfer or import handguns anywhere in the country.

    “Other than using firearms for sport shooting and hunting, there is no reason anyone in Canada should need guns in their everyday lives,” Mr Trudeau told reporters.

    “As we see gun violence continue to rise, it is our duty to keep taking action,” he said.

    It marks the most ambitious attempt yet by his government to restrict access to firearms.

    The bill would also require rifle magazines to be reconfigured so they can hold no more than five rounds at a time.

    And it would take away firearms licences from gun owners involved in domestic violence or criminal harassment.

    Unlike in the US, gun ownership is not enshrined in Canada’s constitution, but firearms are still popular, especially in rural parts of the country.

    Canada already has stricter rules on gun ownership than its southern neighbour and records fewer firearm incidents every year.

    For example, all guns must be kept locked and unloaded and anyone wishing to buy a firearm must undergo extensive background checks.

    But there have been calls in recent years to tighten gun legislation there even further, especially following a number of deadly shootings.

    In April 2020, a gunman posing as a police officer killed 22 people during a shooting spree in Nova Scotia – the deadliest in Canada’s history.

    Within days, Mr Trudeau announced an immediate ban on 1,500 different kinds of military-grade and assault-style weapons.

    The new bill would effectively limit the number of legally-owned handguns in Canada to present levels.

  • La Z di Zorro e la Z di Putin

    Per decenni, per molti, la lettera Z rappresentava la Z di Zorro, quella Z che il cavaliere mascherato tracciava, con il fioretto, sulle divise di coloro che avevano usurpato il potere, affamato il popolo, inculcato la libertà. I poveri dei villaggi, i contadini, i lavoratori forzati nelle miniere avevano trovato in Zorro, sul suo mitico cavallo nero, il loro difensore senza macchia e senza paura che compariva quando c’era qualcuno fa difendere dai soprusi.

    Molti siamo cresciuti con il mito, la leggenda di Zorro, e in tanti avremmo voluto essere come lui quando abbiamo assistito ad ingiustizie che non siamo stati in grado di impedire. Molte generazioni sono nate e cresciute nella convinzione di vivere in una società che, malgrado i tanti difetti e storture, era ormai libera dalle guerre e che la libertà, l’indipendenza, la democrazia, almeno per una larga parte del mondo, fossero acquisite per sempre.

    In questi anni, invece, troppi sono stati indifferenti ai richiami che, metodicamente, altri facevano, anche da questo nostro giornale, per ricordare che proprio libertà, pace, democrazia non sono valori acquisiti, o da enunciare pedissequamente senza comprenderne a fondo i contenuti e gli impegni che comportano per poterle preservare e tramandare. Troppi hanno sproloquiato sui valori senza mai identificarli fino in fondo, senza capire le responsabilità, politiche, economiche, sociali che ciascuno, nel suo vivere quotidiano, si deve assumere, specialmente se ha un ruolo pubblico.

    Troppi hanno preferito gli affari, hanno pensato al loro piccolo o grande orto personale o di gruppo, hanno lasciato che la finanza prevalesse sull’economia, che il guadagno di oggi fosse più importante della protezione del pianeta che, piaccia o non piaccia, risponde a precise, inderogabili leggi di natura.

    Troppi hanno voluto guidare nazioni e mercati ignorando la storia, le realtà geopolitiche, le conseguenze di un progresso che può comportare anche risvolti negativi quando mancano analisi e previsioni, dalla mondializzazione all’uso delle reti, ed hanno, anche da posizioni ideologiche diverse, consentito che si sviluppassero sistemi senza regole.

    Sono state scritte decine di migliaia di carte, trattari internazionali, professioni di pace e sviluppo senza però creare i presupposti per potere concretamente difendere i diritti dei popoli e dei singoli.

    Così siamo  arrivati ai giorni nostri, le certezze di decenni sono state spazzare via da qualche settimana di guerra, i diritti umani, la convenzione di Ginevra, la carta universale dei diritti e quanto altro, sono diventate  parole impotenti davanti ai missili ed alle bombe a grappolo e tutti gli affari che, negli anni, abbiamo fatto con paesi illiberali, violenti, totalitari ci hanno portato ad assistere, più o meno impotenti, al massacro del popolo ucraino e a subire una dipendenza energetica, alimentare, economica che ci mette a rischio tanto quanto il possibile uso delle  armi contro di noi.

    Non possiamo più sperare, come quando eravamo in un mondo dove era chiaro da che parte stava il bene ed il male, la giustizia e l’ingiustizia, nell’arrivo di un moderno Zorro, la Z è diventata il simbolo di una violenza bieca, barbara, efferata, il simbolo della guerra che un uomo, Putin, sta conducendo a tutto campo per inseguire il sogno, antistorico e nefasto, di rendere la  Russia un nuovo impero sempre più vasto per poi, da lì, cercare di cambiare il futuro anche dei paesi fuori dagli immensi confini che sogna.

    La Z di Putin è diventata simbolo del male, del sopruso, ma comincia con la Z anche il nome del presidente ucraino che, in questo momento, con tutti i suoi pregi e difetti, rappresenta il coraggio di un popolo che si batte, fino all’estremo sacrificio, per difendere la propria libertà ed indipendenza. E l’indipendenza dell’Ucraina può significare anche la nostra indipendenza. Questo è il momento per decidere con chi vogliamo stare, senza i troppi distinguo, senza i se e i ma che hanno impedito, fino ad ora iniziative più determinate ed immediate.

    Una parte dell’Ucraina sta cadendo in mano alle milizie di Putin, i morti ed i feriti non si riescono neppure a contare, in parte sono sepolti in fosse comuni o rimasti sotto le macerie delle città, completamente distrutte, ed i bambini, futuro di ogni popolo, sono traumatizzati ed in continuo pericolo mentre noi stiamo a discutere. Da giorni si parla di armi in arrivo ma i giorni passano e a Mariupol, come in altre città, da giorni e giorni mancano cibo ed acqua e ormai non ci sono più munizioni per difendersi. La città, i suoi abitanti, i coraggiosi difensori sono stati lasciati soli senza i mezzi per continuare a contrastare la efferata violenza degli uomini di Putin.

    Di fronte a questo attendismo viene spontaneo pensare che, una volta di più, l’Occidente aspetti gli eventi, prenda decisioni a metà per non precludersi gli affari di oggi e di domani, e quello che sta avvenendo in Germania, sia per l’invio di armi, promesse e in ritardo, che per il gas, ne è un chiaro esempio.

    Si parla di pace, di negoziati, di crimini di guerra e contro l’umanità ma se si vuole uscire veramente dall’ambiguità o tutti i leader europei vanno insieme, domani, da Putin per chiedergli conto di questa guerra e per dire, tutti insieme, che è il momento di fermarsi o, se non si sentono di fare insieme questa ultima, ferma, iniziativa di diplomazia attiva mantengono le promesse fatte e diano ora agli ucraini quel sostegno in armamenti necessario a fermare lo sterminio e la deportazione di un intero popolo. Abbiamo già visto come colpevoli ritardi ci abbiano poi costretto alla Seconda Guerra Mondiale, con milioni di morti che si sarebbero evitati intervenendo prima.

    Certo abbiamo bisogno dell’energia, certo abbiamo bisogno dei cereali e di materie prime ma quello che è più certo di tutto è che gli ucraini hanno bisogno di armi oggi non domani e che anche la nostra futura libertà ha un prezzo da pagare.

  • Diritto e dovere di difesa

    Una domanda semplice semplice: la Russia aveva il diritto di invadere l’Ucraina e semi distruggerla senza neppure avere dichiarato guerra?

    Se la risposta è sì Putin aveva il diritto e ha fatto bene a perseguire i suoi presunti o veri interessi, scaturisce una seconda domanda: è lecito in un’azione militare, che è una guerra dichiarata su tutto il territorio ucraino, compiere quelli che il diritto internazionale definisce crimini di guerra? Parliamo di distruzione di case di civile abitazione, scuole, ospedali e di lasciare centinaia di migliaia di persone senza riscaldamento, acqua, luce, cibo e di sparare sui civili inermi?

    Se anche questa volta la risposta è sì chiunque abbia risposto affermativamente è un criminale di guerra tale e quale a coloro che hanno comandato o materialmente commesso questi delitti.

    Se alla prima domanda la risposta è no, Putin non aveva il diritto di invadere l’Ucraina, la seconda domanda è: gli ucraini hanno il diritto di difendersi o il dovere di soccombere perdendo libertà ed indipendenza?

    Se Putin non aveva il diritto di invadere l’Ucraina e gli ucraini hanno il diritto di difendere se stessi, le loro famiglie, la loro libertà ed indipendenza come possono farlo se non hanno le armi sufficienti per fermare i cannoneggiamenti, i missili a lunga gittata, le bombe al fosforo e a grappolo?

    Essere pacifici e cioè vivere rispettando gli altri, credendo nel dialogo, operando per la pace non vuole dire accogliere a braccia aperte chi ti entra in casa e si appropria della tua vita.

    Difendere gli ucraini è insieme un dovere ed un diritto e a chi pensa il contrario auguro di non trovarsi mai nella vita a incontrare i tanti Hitler e Putin che vivono purtroppo anche tra noi.

  • Il potente esercito russo che ancora non si vede nell’attacco all’Ucraina

    Qual è la strategia di Guerra di Putin? E’ acclarato che l’esercito russo sia uno dei più forniti e potenti al mondo ma nell’attacco all’Ucraina Mosca non sta usando armi di ultimissima generazione, di cui è dotata avendo investito molti milioni di euro per l’acquisto e la produzione, manda al fronte giovani soldati e non adopera l’aviazione. Da più parti ci si chiede quali siano le vere intenzioni di Putin.

    Secondo il Global Firepower, l’indice che stabilisce la forza militare dei Paesi del mondo, come riporta Wall Street Italia, la Russia può vantare un esercito addestrato alla guerra sotto ogni aspetto. Negli ultimi venti anni, ha investito enormi risorse economiche: 154 miliardi di dollari all’anno per la Difesa, creando un esercito moderno e tecnologico.

    Inoltre l’ex Ministro della Difesa, Anatoly Serdyukov, nel 2008 e l’attuale Ministro, Sergey Shoigu, hanno portato avanti un vero a proprio restyling dell’esercito russo che oggi consta di 4 distretti militari:

    Occidentale: con quartier generale a San Pietroburgo con 34.000 soldati e circa 300 carri armati; Meridionale: con quartier generale a Rostov con 100.000 soldati e circa 2.800 tra carri armati e mezzi blindati;

    Centrale: con quartier generale ad Ekaterinburg con 30.000 soldati e circa 1.200 tra carri armati e mezzi blindati;

    Orientale: con quartier generale a Chabarovsk con oltre 4.500 carri armati.

    In totale, le armate sono 11 e i soldati sono complessivamente 280mila. A questi si aggiungono:

    17mila uomini degli Spetsnaz divisi in 7 brigate indipendenti;
    45mila truppe aviotrasportate divise a loro volta in due da assalto aereo e quattro brigate con un reggimento per la ricognizione.

    Senza dimenticare gli attacchi informatici mirati e una potentissima macchina per la propaganda al servizio del regime.

    In caso di guerra, la Russia può fare affidamento su un armamentario di ultimissima generazione. Oltre alle forze di terra pari a 1.350.000 uomini dispone di:

    4.173 forze aerospaziali;
    320 missili e 1.181 testate strategiche;
    605 forze navali;

    12.420 carri armati.

    I carri armati russi, i T-90 (non adoperati nell’attacco all’Ucraina), sono considerati i mezzi blindati più potenti e forti al mondo. E non sono da meno i mille nuovi aerei in dotazione, i SU-35S mandati in parte in Bielorussia per le esercitazioni militari congiunte.

    Ad oggi, il 92% dei piloti e il 62% dei militari della Marina ha precedenti esperienze in teatri di guerra.

    Sul fronte servizi segreti, oltre al noto KGB (protagonista anche in tante pellicole cinematografiche), la Russia si avvale anche delle operazioni 4 agenzie di sicurezza/spionaggio:

    GRU (traducibile in italiano con Direttorato principale per l’informazione) che si occupa anche di spionaggio estero; FSB (Servizio Federale di Sicurezza) che garantisce la sicurezza della Russia con attività di spionaggio, controspionaggio e antiterrorismo e sicurezza interna e si compone di circa 260-270.00 uomini; SVR (Spionaggio Estero Civile). I suoi uomini all’estero risiedono principalmente in ambasciate e consolati, e spesso hanno lo status di personale diplomatico; FSO (Servizio di Protezione Federale). Si occupa della sicurezza presidenziale, di alte personalità e luoghi sensibili, si compone di circa 50.000 elementi. Non si conosce il numero delle persone impiegate.

    La FAPSI (Agenzia Federale per le Comunicazioni e le Informazioni di Governo) invece si occupa di sicurezza e della crittografia delle comunicazioni istituzionali di “alto livello”, oltre alle intercettazioni e all’analisi dei segnali, sia tra le persone (radio) che tra le macchine (computer).

    Il PowerIndex della Russia, determinato dal numero del personale militare rapportato alla popolazione, è formato da:

    142.122.776 popolazione totale;

    3.586.128 numero complessivo personale militare in servizio;

    4.078 aerei totali;

    1.485 aerei da combattimento;

    21.932 carri armati;
    352 navi tra cui una portaerei;
    44 miliardi di dollari per la Difesa.

  • Vadano loro

    Egregio Direttore,

    nella maggior parte dei Paesi del mondo si sono svolte e si svolgono manifestazioni per chiedere che il presidente Putin fermi le armi che stanno distruggendo la vita e le case, il futuro di cittadini inermi. Credo che solo in Italia si siano svolte manifestazioni per chiedere che non si forniscano armi di difesa agli ucraini. A tutti coloro che nelle scorse ore, mentre è in atto la continua distruzione e morte di un popolo, hanno chiesto che non siano inviate armi in Ucraina, negandole così il legittimo diritto a difendersi, a difendere la propria libertà e la vita di milioni di civili, rivolgiamo un fermo invito: vadano loro a fare da scudo umano contro le bombe di Putin, i missili, la minaccia nucleare. Vadano in Ucraina e vadano anche a Mosca a ripristinare quelle emittenti chiuse dal regime, vadano a Mosca a manifestare per il cessate il fuoco e la pace. Vadano a Mosca, Landini e tutti gli altri per capire, finalmente, qual è la differenza tra uno Stato democratico e liberale, che li lascia parlare in piazza anche quando dicono pericolose idiozie, e uno Stato che vive sotto il regime violento ed irresponsabile di Putin, una dittatura che non conosce le parole libertà e rispetto degli altri. Vadano nelle carceri a incontrare le migliaia di cittadini russi incarcerati proprio perché, nelle piazze, chiedevano la pace e dicevano no alla guerra.

    Lettera pubblica su La Libertà di Piacenza domenica 6 marzo 2022

  • Mosca abbatte satellite con un razzo e desta l’ira degli Usa

    Prove di ‘guerre spaziali’ per la Russia e di rimando ira degli Usa. Mosca lunedì 15 novembre ha condotto un test missilistico terra-spazio in cui ha abbattuto “con successo” un satellite di era sovietica, lo Tselina-D. Prima però che il ministero della Difesa annunciasse il risultato del test, Washington ha accusato la Russia di aver creato una pericolosissima nuvola di detriti, tanto da aver costretto gli astronauti presenti sulla Stazione Spaziale Internazionale (Iss) a cercare rifugio nel modulo Soyuz fino al cessato allarme.

    “Il test ha generato finora più di 1.500 frammenti orbitali tracciabili e centinaia di migliaia di pezzi di detriti orbitali più piccoli che ora minacciano gli interessi di tutte le nazioni”, ha tuonato il portavoce del Dipartimento di Stato Ned Price. A fargli eco il capo della Nasa Bill Nelson. “Con la sua lunga e blasonata storia nel volo spaziale umano, è impensabile che la Russia metta in pericolo non solo gli astronauti americani e internazionali sulla Iss ma anche i propri cosmonauti, così come i ‘taikonauti’ cinesi a bordo della stazione spaziale cinese”, ha detto in una dichiarazione. Price ha descritto la mossa russa come “pericolosa e irresponsabile” e tutto ciò dimostra quanto “le affermazioni russe di volersi opporre all’armamento dello spazio sono false e ipocrite”.

    Le accuse però sono state nettamente smentite da tutte le autorità russe. A ribattere con la stessa moneta è stato il ministro degli Esteri Serghei Lavrov. “Affermare che la Federazione Russa crei rischi alle attività di natura pacifica dello spazio è quantomeno un’ipocrisia”, ha dichiarato. Washington ha esortato Mosca “a sviluppare norme universali di esplorazione spaziale”, ha ricordato Lavrov, “tuttavia, per qualche ragione, ignora per anni l’iniziativa di Russia e Cina sulla stesura di un trattato per prevenire una corsa agli armamenti nello spazio”. Il punto, dunque, è sempre lo stesso: gli scatti in avanti nello sviluppare nuove tecnologie offensive. Il Cremlino ha duramente criticato la creazione (decisa da Donald Trump) della ‘Space Force’ americana. E ad un’azione, in questi casi, corrisponde sempre una reazione.

    Il test di Mosca andrebbe dunque letto in quest’ottica: non restare indietro e al tempo stesso mandare un messaggio. “Gli Stati Uniti sanno bene che i frammenti creati in seguito al test missilistico, in termini di parametri dell’orbita, non hanno rappresentato e non rappresenteranno alcuna minaccia per le stazioni orbitali, i satelliti e l’attività spaziale”, ha ribadito il ministero della Difesa in una nota. Per la Nato, rassicurazioni vuote. Il test è stato infatti bollato come un “atto sconsiderato”. “Questo dimostra che la Russia sta sviluppando nuove armi che possono abbattere satelliti”, ha notato il segretario generale della Nato, Jens Stoltenberg. Il messaggio, insomma, è arrivato forte e chiaro.

     

     

  • Torna Militalia, la Fiera del collezionismo militare

    Il 30 e 31 ottobre 2021, presso il Parco Esposizioni Novegro – Milano/Linate Aeroporto, si svolgerà la 68a edizione di Militalia, la Fiera del collezionismo militare.

    L’edizione è dedicata alla memoria del Milite Ignoto nel centenario della sua traslazione all’Altare della Patria in Roma (1921-2021)

    All’inaugurazione, il 30 ottobre alle ore 11, Interverrà il 2° Capo scelto Salvatore Girone che insieme al Lgt. Massimiliano Latorre è stato al centro del caso dei nostri Marò in India. Partecipa la Fanfara dell’Ass. Naz. Bersaglieri “Luciano Manara”.

  • Intervista ad Andrea Revel Nutini, Presidente della Fondazione ‘Principessa Laetitia Onlus” e vicepresidente del “Comitato Difesa legale Possessori di Armi”

    1. Nel mondo ci sono milioni di bambini che non possono né studiare ne giocare, nella sua esperienza come presidente della Fondazione ‘Principessa Laetitia’ qual è la reale situazione oggi in Italia?

    Oggi la situazione Italiana è differente anche se tutt’altro che ottimale soprattutto se si considera che siamo un paese “civile”. Non per tutti i bambini è possibile l’accesso ai giochi ed all’istruzione, per inefficienza di molti edifici scolastici, per la povertà economica che sta ridiventando una terribile scriminante, per il totale disinteresse di gran parte delle istituzioni, per le famiglie e perché i costi dello studio stanno diventando proibitivi. I nostri bambini, il nostro futuro, patiscono di riflesso povertà e conflitti sociali, sviluppando anche numerose patologie, e questo davvero non dobbiamo permetterlo!  I recenti terribili scandali sono uno spaccato di un sistema sociale che non funziona più. I bambini sono e saranno le più grandi vittime di in mondo che lasciamo disfunzionare, mentre dovremmo preoccuparci di offrire loro un futuro meno sclerotizzato, meno legato a categorie decise da adulti maniaci del controllo, un mondo di creatività e semplicità che oggi abbiamo perduto. Ciò che noi adulti accettiamo per paura o per fede sociale e politica per un bambino è spesso incomprensibile. Così come è incomprensibile per me come nel 2021 si stia ancora parlando di bambini che non possono studiare né giocare!

    2. Perché è importante che i bambini possano crescere anche attraverso il gioco?

    Oggi risponderei che intanto i bambini devono poter semplicemente crescere, e spesso non è così! Il gioco è la chiave per l’ingresso nel mondo degli adulti; è il primo approccio con le regole, ma intese come codici di gioco, come spazi ove giocando ci si comincia a confrontare, spazi che oggi troppo spesso mancano. Giocare porta naturalmente i bambini a comprendere quello che sarà il loro approccio futuro al mondo. Oggi la forte insicurezza sociale nega loro spazi di gioco sicuri, possibilità di scoprire la città senza rischiare, costringe le famiglie a soffocarli di attività sostitutive che li imprigionano. Io personalmente ritengo che sia necessario anche il “tempo” per la noia, per la riflessione, per l’elaborazione, specialmente per un bambino, al posto di folli corse tra un corso e l’altro, o tra uno sport e l’altro, che magari piace più ai genitori che ai figli. Rimpiango le mie ore in poltroncina da bambino, seduto a pensare alle cose viste e scoperte in un solo giorno. I bambini che vedo ogni settimana mi raccontano questo.

    3. Lei ha vissuto in diversi paesi nel mondo, quali sono le esperienze che le saranno utili come futuro amministratore comunale per dare un nuovo corso a Torino, città che da anni vive pesanti conflitti sociali?

    Torino è da sempre stata un immenso laboratorio di idee, di innovazione, di moda e di contenuta eleganza. Ma è stata anche una città di grandi conflitti sociali, oggi esplosi specie per colpa di un totale abbandono delle periferie e della scomparsa del lavoro. Come in molte città americane anche a Torino si creano ghetti dove in realtà non dovrebbero esserci, e si lavora a due velocità riportando odi di classe spesso per soli fini politici. Credo che la prima ricetta sia la dignità del lavoro, scomparso con la perdita delle grandi fabbriche e con l’attuale politica assistenziale. Ma la creazione del lavoro passa dal sostegno ai lavoratori alle piccole ditte, agli artigiani, alla micro impresa tramite misure di aiuto concreto che dovrebbero essere destinati anche ai proprietari dei muri ove queste attività rinascono. Io credo nel decoro urbano, nel senso di creare spazi anche per chi oggi è in profonda difficoltà, per ridare “dignità” a tutti, per costruire una città moderna ma a misura d’uomo. Torino può essere un’enorme risorsa turistica, gastronomica, di innovazione, ma occorre assolutamente un totale rinnovamento in tempi brevi. Le soluzioni e gli spazi esistono ma ci vuole una precisa e veloce volontà politica che oggi invece va assolutamente nel senso opposto.

    4. In Italia è aumentata la percezione del pericolo e molti sono gli italiani che per motivi diversi sono possessori di armi, ritiene che dovrebbe essere consigliato o resa obbligatoria una verifica annuale, in un centro autorizzato, per rinfrescare le norme da rispettare e per una sessione di tiro?

    Domanda molto interessante, in un ambito che davvero conosco molto bene. Oggi il possesso delle armi in Italia è sottoposto a strette regolamentazioni, molto maggiori di quanto non raccontino i poco informati media. Ci sono visite e certificati medici, ci sono draconiani controlli da parte delle Forze dell’Ordine e purtroppo anche frequentissimi abusi di discrezionalità nei confronti dei cittadini a fronte di una casistica di incidenti e delitti quasi irrilevante. Lo ha dimostrato un recentissimo studio dell’Università La Sapienza di Roma, davvero approfondito, che ho raccontato recentemente in due differenti convegni. L’incidenza nei delitti con armi da parte dei legali possessori (che sono quasi 5 milioni in Italia con meno di un milione di porti d’arma o meglio licenze prevalentemente di “trasporti” d’arma) è inferiore al 3%. Questo di fronte a numeri infinitamente maggiori di delitti compiuti con armi illegali, che sono il vero drammatico problema. L’italiano, per dirla semplicemente, per difesa non spara quasi mai e quando lo fa viene messo sotto processo in modi più brutali di quelli riservati agli stessi delinquenti. Rispondendo alla domanda in termini di “allenamento”, moltissimi lo fanno, e lo vedo essendo istruttore di tiro, ed è giusto dire che fatti delittuosi ove il cittadino si sia difeso colpendo persone estranee fondamentalmente non esistono. Credo che sia necessario semplificare la complicatissima normativa vigente, spesso contraddittoria, e prevedere differenti licenze e situazioni specifiche, queste sì vincolate a frequenze in poligono. Ma questa materia va innovata con la partecipazione di veri esperti e non solo di meri burocrati, come avviene ora.

    5. Cosa non funziona a suo avviso nella normativa sull’autodifesa?

    Il problema è la discrezionalità. Ovvero non il concetto stesso, che è compito dell’autorità giudiziaria, ma come esso viene interpretato. Ciò che avviene realmente in una situazione di pericolo estremo, intendo dire le reazioni fisiche, i mutamenti di percezione, la paura, la velocità con il quale un delinquente motivato può uccidere, è davvero sconosciuto ai più. Il problema reale non è “quanto” mi difendo ma “perchè e dove” mi difendo, poichè la prima vita a dover essere tutelata è quella della vittima e quella dei suoi cari. Bisognerebbe portare i legislatori in un campo di tiro a provare delle simulazioni per dare loro un barlume di comprensione. Oggi la delinquenza è feroce, motivata ed abituata all’impunità ed il mondo è profondamente cambiato, e lo Stato percepito è come assente, ma nessuno pare volersene occupare.

    Inoltre la recente riforma ha fondamentalmente escluso la tutela degli animali domestici, che ormai quasi tutte le famiglie hanno, oggi considerati esseri senzienti e non persone o beni, e già lo scorso anno avevamo sensibilizzato su questo tema, ma senza successo. Speriamo presto di poter portare questo importante tema.

  • More guns than people: Why tighter U.S. firearms laws are unlikely

    WASHINGTON (Reuters) – President Joe Biden announced limited measures to tackle gun violence in the United States last week, but more ambitious steps will be harder to enact despite widespread public support.

    Here are some facts about gun violence in the United States:

    HOW MANY AMERICANS OWN GUNS?

    With about 121 firearms in circulation for every 100 residents, the United States is by far the most heavily armed society in the world, according to the Geneva-based Small Arms Survey, a research group.

    However, gun ownership is becoming less common across the country. One in three U.S. households owned firearms in 2016, down from nearly half in 1990, according to the RAND Corp think tank. Ownership varies significantly by state: 66% of Montana households owned firearms, compared with just 8% in New Jersey.

    WHAT SORT OF LAWS GOVERN FIREARMS?

    The Second Amendment of the U.S. Constitution enshrines the “right to bear arms,” which the Supreme Court has interpreted to allow individuals to keep handguns at home for self-defense. The conservative-leaning court may soon decide whether gun owners can carry guns outside the home.

    The federal government requires most gun buyers to clear a criminal background check and tightly regulates ownership of machine guns, which are fully automatic, and silencers.

    Most other gun laws are set at the state level, where policies vary widely here.

    Many Democratic-dominated states have tightened their laws in recent years.

    California, for example, has banned military-style semi-automatic “assault weapons” and large-capacity magazines and has the most robust “red flag” system, which allows authorities to take firearms away from people determined to be dangerous.

    The state also prohibits people from carrying loaded firearms in public — a practice known as “open carry” — and gun owners must get a permit before carrying a concealed loaded weapon.

    Gun laws are much more permissive in rural states, including Idaho, Kentucky and Wyoming.

    Mississippi has the most permissive U.S. laws, according to the Giffords Law Center, a gun-control group. Residents of that state do not need a permit to carry loaded weapons, whether openly or concealed, and sales of “assault weapons” and large-capacity magazines are legal. Buyers do not face waiting periods and the state does not have a red-flag law.

    Mississippi and 28 other states also have enacted “Stand Your Ground” laws that allow people to use deadly force when they feel threatened.

    WHAT IMPACT DOES THIS HAVE?

    Americans aren’t necessarily more violent than other cultures – but their disputes are more likely to turn deadly, expert say.

    University of Iowa criminology professor Mark Berg found the rates of assault in the United States are similar to other countries, but homicide rates are higher due to the prevalence of guns.

    Firearms were a factor in 39,740 U.S. deaths in 2018, according to the Centers for Disease Control and Prevention (CDC), similar to the number caused by motor-vehicle accidents. Suicides account for six out of 10 gun deaths.

    WILL GUN LAWS CHANGE?

    Gun rights are one of the most divisive issues in American politics. Supporters see firearms as an important tool for self-defense, target shooting and hunting, as well as a powerful symbol of individual rights. Critics say America’s permissive approach leads to tens of thousands of deaths each year.

    High-profile mass shootings have increased public pressure to tighten regulations. Most Americans support here tougher gun laws, according to Reuters/Ipsos polling, but Washington has done little to address the problem in recent years.

    One reason: Small, rural states where gun ownership is widespread have disproportionate influence in the U.S. Senate, where a supermajority of 60 votes is needed to advance most legislation in the 100-seat chamber.

    The Democratic-controlled House of Representatives passed legislation expanding background checks last month, but it faces long odds in the Senate, which is split 50-50 between the two parties.

    With Congress deadlocked, presidents have acted on their own.

    After a 2018 mass shooting in Las Vegas that killed 58 people, then-President Donald Trump banned “bump stocks” that allow semi-automatic rifles to fire at a rate similar to automatic ones.

    But Trump, a Republican, also made it easier for people with mental illness to buy guns.

    Biden, a Democrat, aims to tighten regulations on self-assembled “ghost guns” that currently can be sold without serial numbers or background checks and to make it easier for states to adopt red-flag laws.

    CHANGING POLITICS?

    The political landscape may be changing. The National Rifle Association (NRA) has been one of the most influential gun rights lobbying groups in Washington for decades, but has been hobbled in recent years by infighting. The group recently filed for bankruptcy in an attempt to stave off a legal challenge in New York.

    The NRA gave $30 million to candidates in the 2020 presidential and congressional elections, down from $55 million in 2016, according to the Center for Responsive Politics.

    Meanwhile, advocacy groups like Moms Demand Action that back stronger restrictions have stepped up lobbying expenses over the past decade, though they still trail gun-rights groups as a whole.

    Reporting by Andy Sullivan; Additional reporting by Lawrence Hurley; Editing by Scott Malone and Jonathan Oatis

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