Armi

  • Intervista ad Andrea Revel Nutini, Presidente della Fondazione ‘Principessa Laetitia Onlus” e vicepresidente del “Comitato Difesa legale Possessori di Armi”

    1. Nel mondo ci sono milioni di bambini che non possono né studiare ne giocare, nella sua esperienza come presidente della Fondazione ‘Principessa Laetitia’ qual è la reale situazione oggi in Italia?

    Oggi la situazione Italiana è differente anche se tutt’altro che ottimale soprattutto se si considera che siamo un paese “civile”. Non per tutti i bambini è possibile l’accesso ai giochi ed all’istruzione, per inefficienza di molti edifici scolastici, per la povertà economica che sta ridiventando una terribile scriminante, per il totale disinteresse di gran parte delle istituzioni, per le famiglie e perché i costi dello studio stanno diventando proibitivi. I nostri bambini, il nostro futuro, patiscono di riflesso povertà e conflitti sociali, sviluppando anche numerose patologie, e questo davvero non dobbiamo permetterlo!  I recenti terribili scandali sono uno spaccato di un sistema sociale che non funziona più. I bambini sono e saranno le più grandi vittime di in mondo che lasciamo disfunzionare, mentre dovremmo preoccuparci di offrire loro un futuro meno sclerotizzato, meno legato a categorie decise da adulti maniaci del controllo, un mondo di creatività e semplicità che oggi abbiamo perduto. Ciò che noi adulti accettiamo per paura o per fede sociale e politica per un bambino è spesso incomprensibile. Così come è incomprensibile per me come nel 2021 si stia ancora parlando di bambini che non possono studiare né giocare!

    2. Perché è importante che i bambini possano crescere anche attraverso il gioco?

    Oggi risponderei che intanto i bambini devono poter semplicemente crescere, e spesso non è così! Il gioco è la chiave per l’ingresso nel mondo degli adulti; è il primo approccio con le regole, ma intese come codici di gioco, come spazi ove giocando ci si comincia a confrontare, spazi che oggi troppo spesso mancano. Giocare porta naturalmente i bambini a comprendere quello che sarà il loro approccio futuro al mondo. Oggi la forte insicurezza sociale nega loro spazi di gioco sicuri, possibilità di scoprire la città senza rischiare, costringe le famiglie a soffocarli di attività sostitutive che li imprigionano. Io personalmente ritengo che sia necessario anche il “tempo” per la noia, per la riflessione, per l’elaborazione, specialmente per un bambino, al posto di folli corse tra un corso e l’altro, o tra uno sport e l’altro, che magari piace più ai genitori che ai figli. Rimpiango le mie ore in poltroncina da bambino, seduto a pensare alle cose viste e scoperte in un solo giorno. I bambini che vedo ogni settimana mi raccontano questo.

    3. Lei ha vissuto in diversi paesi nel mondo, quali sono le esperienze che le saranno utili come futuro amministratore comunale per dare un nuovo corso a Torino, città che da anni vive pesanti conflitti sociali?

    Torino è da sempre stata un immenso laboratorio di idee, di innovazione, di moda e di contenuta eleganza. Ma è stata anche una città di grandi conflitti sociali, oggi esplosi specie per colpa di un totale abbandono delle periferie e della scomparsa del lavoro. Come in molte città americane anche a Torino si creano ghetti dove in realtà non dovrebbero esserci, e si lavora a due velocità riportando odi di classe spesso per soli fini politici. Credo che la prima ricetta sia la dignità del lavoro, scomparso con la perdita delle grandi fabbriche e con l’attuale politica assistenziale. Ma la creazione del lavoro passa dal sostegno ai lavoratori alle piccole ditte, agli artigiani, alla micro impresa tramite misure di aiuto concreto che dovrebbero essere destinati anche ai proprietari dei muri ove queste attività rinascono. Io credo nel decoro urbano, nel senso di creare spazi anche per chi oggi è in profonda difficoltà, per ridare “dignità” a tutti, per costruire una città moderna ma a misura d’uomo. Torino può essere un’enorme risorsa turistica, gastronomica, di innovazione, ma occorre assolutamente un totale rinnovamento in tempi brevi. Le soluzioni e gli spazi esistono ma ci vuole una precisa e veloce volontà politica che oggi invece va assolutamente nel senso opposto.

    4. In Italia è aumentata la percezione del pericolo e molti sono gli italiani che per motivi diversi sono possessori di armi, ritiene che dovrebbe essere consigliato o resa obbligatoria una verifica annuale, in un centro autorizzato, per rinfrescare le norme da rispettare e per una sessione di tiro?

    Domanda molto interessante, in un ambito che davvero conosco molto bene. Oggi il possesso delle armi in Italia è sottoposto a strette regolamentazioni, molto maggiori di quanto non raccontino i poco informati media. Ci sono visite e certificati medici, ci sono draconiani controlli da parte delle Forze dell’Ordine e purtroppo anche frequentissimi abusi di discrezionalità nei confronti dei cittadini a fronte di una casistica di incidenti e delitti quasi irrilevante. Lo ha dimostrato un recentissimo studio dell’Università La Sapienza di Roma, davvero approfondito, che ho raccontato recentemente in due differenti convegni. L’incidenza nei delitti con armi da parte dei legali possessori (che sono quasi 5 milioni in Italia con meno di un milione di porti d’arma o meglio licenze prevalentemente di “trasporti” d’arma) è inferiore al 3%. Questo di fronte a numeri infinitamente maggiori di delitti compiuti con armi illegali, che sono il vero drammatico problema. L’italiano, per dirla semplicemente, per difesa non spara quasi mai e quando lo fa viene messo sotto processo in modi più brutali di quelli riservati agli stessi delinquenti. Rispondendo alla domanda in termini di “allenamento”, moltissimi lo fanno, e lo vedo essendo istruttore di tiro, ed è giusto dire che fatti delittuosi ove il cittadino si sia difeso colpendo persone estranee fondamentalmente non esistono. Credo che sia necessario semplificare la complicatissima normativa vigente, spesso contraddittoria, e prevedere differenti licenze e situazioni specifiche, queste sì vincolate a frequenze in poligono. Ma questa materia va innovata con la partecipazione di veri esperti e non solo di meri burocrati, come avviene ora.

    5. Cosa non funziona a suo avviso nella normativa sull’autodifesa?

    Il problema è la discrezionalità. Ovvero non il concetto stesso, che è compito dell’autorità giudiziaria, ma come esso viene interpretato. Ciò che avviene realmente in una situazione di pericolo estremo, intendo dire le reazioni fisiche, i mutamenti di percezione, la paura, la velocità con il quale un delinquente motivato può uccidere, è davvero sconosciuto ai più. Il problema reale non è “quanto” mi difendo ma “perchè e dove” mi difendo, poichè la prima vita a dover essere tutelata è quella della vittima e quella dei suoi cari. Bisognerebbe portare i legislatori in un campo di tiro a provare delle simulazioni per dare loro un barlume di comprensione. Oggi la delinquenza è feroce, motivata ed abituata all’impunità ed il mondo è profondamente cambiato, e lo Stato percepito è come assente, ma nessuno pare volersene occupare.

    Inoltre la recente riforma ha fondamentalmente escluso la tutela degli animali domestici, che ormai quasi tutte le famiglie hanno, oggi considerati esseri senzienti e non persone o beni, e già lo scorso anno avevamo sensibilizzato su questo tema, ma senza successo. Speriamo presto di poter portare questo importante tema.

  • More guns than people: Why tighter U.S. firearms laws are unlikely

    WASHINGTON (Reuters) – President Joe Biden announced limited measures to tackle gun violence in the United States last week, but more ambitious steps will be harder to enact despite widespread public support.

    Here are some facts about gun violence in the United States:

    HOW MANY AMERICANS OWN GUNS?

    With about 121 firearms in circulation for every 100 residents, the United States is by far the most heavily armed society in the world, according to the Geneva-based Small Arms Survey, a research group.

    However, gun ownership is becoming less common across the country. One in three U.S. households owned firearms in 2016, down from nearly half in 1990, according to the RAND Corp think tank. Ownership varies significantly by state: 66% of Montana households owned firearms, compared with just 8% in New Jersey.

    WHAT SORT OF LAWS GOVERN FIREARMS?

    The Second Amendment of the U.S. Constitution enshrines the “right to bear arms,” which the Supreme Court has interpreted to allow individuals to keep handguns at home for self-defense. The conservative-leaning court may soon decide whether gun owners can carry guns outside the home.

    The federal government requires most gun buyers to clear a criminal background check and tightly regulates ownership of machine guns, which are fully automatic, and silencers.

    Most other gun laws are set at the state level, where policies vary widely here.

    Many Democratic-dominated states have tightened their laws in recent years.

    California, for example, has banned military-style semi-automatic “assault weapons” and large-capacity magazines and has the most robust “red flag” system, which allows authorities to take firearms away from people determined to be dangerous.

    The state also prohibits people from carrying loaded firearms in public — a practice known as “open carry” — and gun owners must get a permit before carrying a concealed loaded weapon.

    Gun laws are much more permissive in rural states, including Idaho, Kentucky and Wyoming.

    Mississippi has the most permissive U.S. laws, according to the Giffords Law Center, a gun-control group. Residents of that state do not need a permit to carry loaded weapons, whether openly or concealed, and sales of “assault weapons” and large-capacity magazines are legal. Buyers do not face waiting periods and the state does not have a red-flag law.

    Mississippi and 28 other states also have enacted “Stand Your Ground” laws that allow people to use deadly force when they feel threatened.

    WHAT IMPACT DOES THIS HAVE?

    Americans aren’t necessarily more violent than other cultures – but their disputes are more likely to turn deadly, expert say.

    University of Iowa criminology professor Mark Berg found the rates of assault in the United States are similar to other countries, but homicide rates are higher due to the prevalence of guns.

    Firearms were a factor in 39,740 U.S. deaths in 2018, according to the Centers for Disease Control and Prevention (CDC), similar to the number caused by motor-vehicle accidents. Suicides account for six out of 10 gun deaths.

    WILL GUN LAWS CHANGE?

    Gun rights are one of the most divisive issues in American politics. Supporters see firearms as an important tool for self-defense, target shooting and hunting, as well as a powerful symbol of individual rights. Critics say America’s permissive approach leads to tens of thousands of deaths each year.

    High-profile mass shootings have increased public pressure to tighten regulations. Most Americans support here tougher gun laws, according to Reuters/Ipsos polling, but Washington has done little to address the problem in recent years.

    One reason: Small, rural states where gun ownership is widespread have disproportionate influence in the U.S. Senate, where a supermajority of 60 votes is needed to advance most legislation in the 100-seat chamber.

    The Democratic-controlled House of Representatives passed legislation expanding background checks last month, but it faces long odds in the Senate, which is split 50-50 between the two parties.

    With Congress deadlocked, presidents have acted on their own.

    After a 2018 mass shooting in Las Vegas that killed 58 people, then-President Donald Trump banned “bump stocks” that allow semi-automatic rifles to fire at a rate similar to automatic ones.

    But Trump, a Republican, also made it easier for people with mental illness to buy guns.

    Biden, a Democrat, aims to tighten regulations on self-assembled “ghost guns” that currently can be sold without serial numbers or background checks and to make it easier for states to adopt red-flag laws.

    CHANGING POLITICS?

    The political landscape may be changing. The National Rifle Association (NRA) has been one of the most influential gun rights lobbying groups in Washington for decades, but has been hobbled in recent years by infighting. The group recently filed for bankruptcy in an attempt to stave off a legal challenge in New York.

    The NRA gave $30 million to candidates in the 2020 presidential and congressional elections, down from $55 million in 2016, according to the Center for Responsive Politics.

    Meanwhile, advocacy groups like Moms Demand Action that back stronger restrictions have stepped up lobbying expenses over the past decade, though they still trail gun-rights groups as a whole.

    Reporting by Andy Sullivan; Additional reporting by Lawrence Hurley; Editing by Scott Malone and Jonathan Oatis

  • North Korean hackers stole more than $300 million to pay for nuclear weapons, says confidential UN report

    New York (CNN) North Korea‘s army of hackers stole hundreds of millions of dollars throughout much of 2020 to fund the country’s nuclear and ballistic missile programs in violation of international law, according to a confidential United Nations report.

    The document accused the regime of leader Kim Jong Un of conducting “operations against financial institutions and virtual currency exchange houses” to pay for weapons and keep North Korea’s struggling economy afloat. One unnamed country that is a member of the UN claimed the hackers stole virtual assets worth $316.4 million dollars between 2019 and November 2020, according to the document.

    The report also alleged that North Korea “produced fissile material, maintained nuclear facilities and upgraded its ballistic missile infrastructure” while continuing “to seek material and technology for these programs from overseas.”

    North Korea has for years sought to develop powerful nuclear weapons and advanced missiles to pair them with, despite their immense cost and the fact that such a pursuit has turned the country into an international pariah barred by the UN from conducting almost any economic activity with other countries.

    The UN investigators said one unnamed country assessed that it is “highly likely” North Korea could mount a nuclear device to a ballistic missile of any range, but it was still unclear if those missiles could successfully reenter the Earth’s atmosphere.

    The report was authored by the UN Panel of Experts on North Korea, the body charged with monitoring the enforcement and efficacy of sanctions levied against the Kim regime as punishment for its nuclear weapons and ballistic missile development.

    Details from the report, which is currently confidential, were obtained by CNN through a diplomatic source at the United Nations Security Council, who shared portions of the document on the condition of anonymity. The Panel’s report is comprised of information received from UN member countries, intelligence agencies, the media and those who flee the country — not North Korea itself. These reports are typically released every sixth months, one in the early fall and another in early spring.

    It’s unclear when this report will be released. Previous leaks have infuriated China and Russia, both members of the UN Security Council, leading to diplomatic standoffs and delays.

    North Korea’s mission to the United Nations did not respond to CNN’s request for comment, but the claims in the report are in line with recent plans laid out by Kim. At an important political meeting last month, Kim said that North Korea would work to develop new, advanced weapons for its nuclear and missile programs, like tactical nuclear weapons and advanced warheads designed to penetrate missile defense systems to deter the United States, despite the rapport he developed with former US President Donald Trump.

    Trump attempted to get Kim to give up his pursuit of nuclear weapons through high-level diplomacy, betting that his negotiating skills could help him achieve where past Presidents had failed. Trump became the first sitting US president to meet a North Korean leader in 2018 and then met him two more times, but failed to convince the young North Korean dictator to stop pursuing nuclear weapons.

    It is unclear how exactly US President Joe Biden will move forward, though his aides have made it clear that allies South Korea and Japan will be heavily involved. Jake Sullivan, Biden’s national security adviser, said last week that the administration is conducting a policy review and that he would not “get ahead of that review” in public.

    A new source of income

    The UN panel found that North Korea’s stringent Covid-19 border controls have affected the regime’s ability to bring in much needed hard currency from overseas. Pyongyang uses complex sanctions-evading schemes to keep its economy afloat and get around the stringent UN sanctions.

    Coal has historically been one of North Korea’s most valuable exports — the Panel’s 2019 report found that Pyongyang collected $370 million by exporting coal, but shipments since July 2020 appear to have been suspended.

    That is likely because North Korea severed almost all of its ties with the outside world in 2020 to prevent an influx of coronavirus cases, including cutting off almost all trade with Beijing, an economic lifeline the impoverished country needs to keep its people from going hungry. While that decision appears to have kept the pandemic at bay, it has brought the North Korean economy closer to the brink of collapse than it has been in decades.

    Devastating storms, the punishing sanctions and the pandemic pummeled North Korea’s economy in 2020, and experts. Experts believe that North Korea may be further relying on its hackers to bring in revenue during the pandemic because of the border closures.

    Cooperation with Iran

    The report cited multiple unnamed nations who claimed that North Korea and Iran reengaged cooperation on long-range missile development projects, including trading critical parts needed to develop these weapons. North Korea successfully test-fired three intercontinental-range ballistic missiles (ICBM) in 2017 and paraded a gargantuan, new ICBM at a public event in October.

    Iran’s pursuit of similar technology and its current arsenal of ballistic missiles is a major flashpoint in Tehran’s long-running disputes with various Arab neighbors and the United States. Saudi Arabia and other Gulf Arab countries have called for the curbing of Iran’s ballistic weapons, but Iran’s leaders have repeatedly said the arsenal is not up for negotiation.

    Tehran appeared to deny that it was working with North Korea on missile technology. The report included comment from Iran’s UN Mission, which claimed in December that the UN Panel of Experts was given “false information and fabricated data may have been used in investigations and analyses of the Panel.”

  • US, Russia extend New START nuke arms treaty

    Washington and Moscow to move ahead with strategic stability talks and new phase of arms control

    The United States and Russia officially extended the New START nuclear arms-control treaty for five years on February 3.

    US Secretary of State Antony Blinken said the extension is a first step on making good on US President Joe Biden’s pledge to keep the American people safe from nuclear threats by restoring US leadership on arms control and nonproliferation.

    Russian lawmakers quickly approved the extension of the New START treaty on January 27, a day after a phone call between Biden and Russian President Vladimir Putin during which they agreed to complete the necessary extension procedures in the next few days.

    Extending the New START Treaty ensures the US has verifiable limits on Russian intercontinental ballistic missiles (ICBMs) and submarine-launched ballistic missiles (SLBMs), and heavy bombers until February 5, 2026, Blinken said on February 3. “The New START Treaty’s verification regime enables us to monitor Russian compliance with the treaty and provides us with greater insight into Russia’s nuclear posture, including through data exchanges and onsite inspections that allow US inspectors to have eyes on Russian nuclear forces and facilities,” he said, adding that the US has assessed Russia to be in compliance with its New START Treaty obligations every year since the treaty entered into force in 2011.

    “Especially during times of tension, verifiable limits on Russia’s intercontinental-range nuclear weapons are vitally important. Extending the New START Treaty makes the United States, US allies and partners, and the world safer. An unconstrained nuclear competition would endanger us all,” the new US Secretary of State said.

    He noted that Biden has made clear that the New START Treaty extension is only the beginning of the US Administration’s efforts to address 21st century security challenges. Blinken said Washington will use the time provided by a five-year extension of the New START Treaty to pursue with Moscow, in consultation with Congress and US allies and partners, arms control that addresses all of its nuclear weapons. “We will also pursue arms control to reduce the dangers from China’s modern and growing nuclear arsenal. The United States is committed to effective arms control that enhances stability, transparency and predictability while reducing the risks of costly, dangerous arms races,” he said.

    He stressed, however, that the decision to extend the nuke treaty does not mean that the US is not concerned about Russia. “Just as we engage the Russian Federation in ways that advance American interests, like seeking a five-year extension of New START and broader discussions to reduce the likelihood of crisis and conflict, we remain clear eyed about the challenges that Russia poses to the United States and the world. Even as we work with Russia to advance US interests, so too will we work to hold Russia to account for adversarial actions as well as its human rights abuses, in close coordination with our allies and partners,” Blinken said.

    Dmitri Trenin, director of the Carnegie Centre in Moscow, said with the New START having won a five-year extension, US and Russia need to move ahead with strategic stability talks and new phase of arms control. “These issues being existential, they must be protected from extraneous irritants, such as domestic politics in both countries,” Trenin wrote in a tweet, adding, “There’re other battlefields for that”.

  • L’Italia cessa il business delle forniture militari ad Arabia Saudita ed Emirati

    Prima di spirare il secondo governo Conte ha deciso di revocare, dopo 18 mesi di sospensione, l’export di missili e bombe d’aereo verso l’Arabia Saudita e gli Emirati Arabi Uniti, fermando definitivamente le forniture autorizzate negli ultimi anni, relative ad ordigni utilizzati nella sanguinosa guerra dello Yemen. Le licenze erano state rilasciate dopo l’inizio del conflitto e rimane in vigore la sospensione a concedere a questi Paesi nuove licenze per tali armamenti. A dare per prima la notizia è stata la Rete Italiana Pace e Disarmo, secondo cui il provvedimento riguarda almeno 6 diverse autorizzazioni già sospese con decisione presa a luglio 2019, tra le quali la licenza MAE 45560 decisa verso l’Arabia Saudita nel 2016 durante il governo Renzi (relativa a quasi 20mila bombe aeree della serie MK per un valore di oltre 411 milioni di euro). A confermare ufficialmente il provvedimento è stato poi il ministro degli Esteri, Luigi Di Maio, che lo ha definito “un atto doveroso, un chiaro messaggio di pace che arriva dal nostro Paese”. “La nostra azione di governo è ispirata da valori e principi imprescindibili”, ha sottolineato il ministro in un post Facebook.

    Secondo le elaborazioni di Rete Pace Disarmo e Opal la revoca decisa dall’esecutivo andrà a cancellare la fornitura di oltre 12.700 ordigni. Le Ong celebrano l’atto di “portata storica”, conseguenza della “pressione della società civile”, che “avviene per la prima volta nei 30 anni dall’entrata in vigore della Legge 185 del 1990 sull’export di armi”. “Le nostre organizzazioni Amnesty International Italia, Comitato Riconversione RWM per la pace ed il lavoro sostenibile, Fondazione Finanza Etica, Medici Senza Frontiere, Movimento dei Focolari, Oxfam Italia, Rete Italiana Pace e Disarmo, Save the Children Italia insieme ai partner internazionali European Center for Constitutional and Human Rights e Mwatana for Human Rights esprimono grande soddisfazione per questo risultato, da loro fortemente richiesto, che diventa operativo in queste ore”, recita il comunicato.

    In una nota dei senatori M5S della Commissione Esteri di Palazzo Madama, il Movimento rivendica la responsabilità della “bellissima notizia”. “Un importante gesto di civiltà”, si legge, “il cui merito va al ministro Luigi Di Maio, al sottosegretario Manlio Di Stefano, al Movimento 5 Stelle che lo chiede da anni e alle campagne di pressione della società civile”.

    La decisione del governo era attesa, visto che la sospensione non può durare oltre 18 mesi e le condizioni in Yemen non permettevano di cancellarla. La mossa arriva dopo che la nuova amministrazione Usa ha deciso di sospendere, temporaneamente, la vendita di armi all’Arabia Saudita e di caccia F-35 agli Emirati Arabi Uniti, spiegandola come una “misura di routine amministrativa” nell’ambito delle “revisioni delle decisioni prese sotto la presidenza di Trump”.

  • Downing Street decide spese militari da record

    Un piano multimiliardario di spese militari extra come non si vedeva da 30 anni: per tutelare “la sicurezza dei britannici”, per condividere di più “le responsabilità globali con gli alleati” della Nato e per “estendere l’influenza del Regno Unito” del dopo Brexit in un mondo “mai così pericoloso e intensamente competitivo dal tempo della Guerra Fredda”. Boris Johnson chiama alle armi i sudditi di Sua Maestà e promette una pioggia di sterline sia per “modernizzare” gli arsenali convenzionali e il deterrente nucleare, sia per affrontare con “tecnologie all’avanguardia” le nuove sfide della cyber difesa, della competizione spaziale e dell’intelligenza artificiale applicata agli apparati bellici.

    L’annuncio – secondo colpo a effetto in due giorni dopo quello della rivoluzione industriale verde che dovrebbe segnare la fine dell’era delle auto a benzina e diesel per il 2030 – arriva di fronte alla Camera dei Comuni. Con il premier Tory costretto al collegamento video dall’isolamento imposto dalle cautele Covid, ma deciso comunque a provare a ridare lustro all’immagine del proprio governo a dispetto delle faide interne, delle polemiche sull’emergenza coronavirus, delle incognite sui cruciali negoziati con l’Ue sulle relazioni future. Sul piatto spuntano 16,5 miliardi spalmati in 4 anni da sommare ai 24,1 previsti nel medesimo arco di tempo come incremento base del budget per le forze armate di uno 0,5% superiore all’inflazione: fino a un totale di oltre 40 miliardi aggiuntivi e a una somma finale stimata da qui al 2024 a 190 miliardi di sterline (212 miliardi di euro), ossia al 2,2% del Pil. Una quota superiore al 2% chiesto dall’Alleanza Atlantica a tutti gli Stati membri e destinata a consolidare tanto il primato europeo del Regno quanto il suo secondo posto dietro ai soli Stati Uniti negli stanziamenti per la difesa in cifra assoluta fra i partner Nato. Non senza la prospettiva parallela di stimolare 40.000 posti di lavoro grazie alle commesse militari, dalla cantieristica navale all’industria aerospaziale.

    Per BoJo ne va della necessità di “fermare il declino” e della possibilità di difendere gli interessi e i valori del Regno come dello scacchiere occidentale in una realtà nella quale – seguendo la sua narrativa – vi sono “nemici” (non citati apertamente, ma fra cui sembra scontato evocare il profilo fra gli altri di Cina o Russia) che tramano “in modo sempre più sofisticato, incluso nel cyberspazio”.  “Ho preso la decisione” di avviare questo programma “generazionale”, epocale, “in faccia alla pandemia poiché il settore della difesa è prioritario”, ha proclamato il premier ai deputati, elencando fra i vari progetti in nuce la creazione di un’agenzia militare ad hoc che si occuperà d’intelligenza artificiale, lo sviluppo di una National Cyber Force, la costituzione di una nuova struttura di comando delle Forze Spaziali incaricata di lanciare un primo razzo vettore con l’Union Jack nel 2022.

    Limitarsi a “sperare in bene” dinanzi alle minacce del “terrorismo” o degli “Stati ostili” non è del resto un’opzione prudente, nel messaggio di Johnson. Che intanto non esita a snobbare il ritiro dall’Afghanistan annunciato dall’amico uscente Donald Trump, riservandosi di discutere della sicurezza di quel Paese e del futuro dei contingenti britannici in altre aree di conflitto con i nuovi “amici americani dell’amministrazione eletta” di Joe Biden.

    Il tutto sullo sfondo di una retorica da neo-guerra fredda, o quasi, che neppure l’opposizione laburista – passata dalle mani del pacifista Jeremy Corbyn a quelle dell’uomo d’ordine sir Keir Starmer – contesta, salvo rimproverare a Boris di essere carente nella “strategia” al netto dei “grandi annunci”. E che nelle parole di plauso del deputato Tom Tugendhat, imitatore Tory dei neocon Usa modello George W. Bush, diventa l’occasione per riesumare lo spauracchio del pericolo rosso. “Non potremo spendere più dei comunisti” neppure con queste risorse, sospira Tugendhat riferendosi apparentemente al bilancio militare di Pechino; ma “abbiamo il dovere di essere più aggiornati” di loro.

  • America amara

    Tra poco avrà luogo la più controversa proclamazione del nuovo presidente, e si leggono e ascoltano molte cose a sproposito sull’America – un paese nel quale bisogna esserci stati, averci lavorato, per capirlo appena un po’. O almeno conoscerne la costituzione, la più antica in vigore ed un modello di sintesi – pochi, chiare norme senza fronzoli. Agli originali sette articoli, che regolano i rapporti tra stati e dimensione federale o i poteri del presidente, nel 1791 furono aggiunti i primi dieci “emendamenti”. La paradossale sequenza dei primi due emendamenti spiega molte cose per capire l’America.

    Il primo sancisce i diritti di libera espressione, associazione, culto (e siamo ancora a fine ‘700), e quella libertà della stampa che marcherà fino a oggi l’America che più amiamo. Subito dopo questo manifesto progressista delle libertà USA, il secondo emendamento parla di qualcosa di molto diverso, anche se forse solo in apparenza: il diritto per ogni cittadino di possedere delle armi, confermato ancora nel 2008 dalla Corte Suprema. È probabile che nessun’altro paese al mondo riconosca con rango costituzionale il diritto di andare in giro armati, anche con armi da guerra, tanto importante da essere posto subito le garanzie alla piena espressione della persona. Non sorprenda allora che il Presidente Trump si è fatto ritrarre vestito da borghese e armato di mitra, in un paese dove solo nel corso di quest’anno sono state vendute 17 milioni di armi – per lo più armi da guerra semiautomatiche e automatiche, alcune delle quali possono sparare fino a 15 colpi al secondo.

    Il primo e il secondo emendamento plasmano le due Americhe che ci sono sempre state e continueranno ad esserci. Come ha ricordato un ottimo articolo di Critica Liberale, queste due Americhe si sono combattute in una delle più cruenti guerre civili moderne – oltre 600.000 morti, e un presidente, Lincoln, assassinato tre giorni dopo la resa dei sudisti a mo’ di una  lotta che quindi non doveva finire e ancora continua. Ci sono stati Martin Luther King e il Ku Klux Klan, il Vietnam e la beat generation, ora la vittoria di Biden e il popolo di Trump, che non si disperderà e che ha mietuto simpatie anche tra tanti italiani, desiderosi di simpatizzare per i modi irrituali di una pericolosa follia al potere. Queste due Americhe di rango costituzionale raramente si ritrovano insieme, ma può accadere. Ad esempio, a mio avviso nella seconda guerra mondiale (più che nella prima), dove l’intervento per salvare le democrazie europee in nome di un concetto di libertà che anche in Italia avevamo perso, si è combinato con la forza di un popolo in armi, avvezzo a combattere e dimostratosi una straordinaria macchina militare.

    L’Europa fu salvata da quell’America unita e potente. In questi anni l’Europa ha avuto la saggezza di non seguire Trump quando ha voluto distruggere l’agenda contro i cambiamenti climatici, il multilateralismo, a tratti addirittura la lotta alla pandemia, e l’accordo di libero commercio con l’Europa e quello col Pacifico, il dialogo in Medio Oriente e l’accordo sul nucleare in Iran. Molto altro verrà fuori sulla presidenza Trump – un piccolo assaggio lo ha dato la recente rivelazione di OpenDemocracy degli investimenti di oltre 50 milioni di dollari spesi da gruppi vicini a Trump per contrastare in Africa la contraccezione, l’aborto, l’educazione sessuale. Ora l’Europa ritroverà un alleato più affidabile, ma deve sapere che l’America del secondo emendamento è sempre pronta. E della prima è come lo specchio.

  • US and Russia ready to freeze number of nuclear warheads

    Russia said on Tuesday it would be ready to freeze its total number of nuclear warheads if the United States did the same in order to extend their last major arms control treaty by a year.

    “Russia is proposing to extend New START by one year and is ready together with the United States to make a political commitment to ‘freeze’ the number of nuclear warheads held by the parties for this period”, Russia’s foreign ministry said in a statement on Tuesday.

    The US State Department welcomed Russia’s offer: “The United States is prepared to meet immediately to finalize a verifiable agreement. We expect Russia to empower its diplomats to do the same”, it said in a statement.

    The New Start treaty is the only remaining agreement constraining the US and Russian nuclear arsenals. It imposes limits on the number of US and Russian long-range nuclear warheads and launchers. Russia has earlier offered to extend the treaty, which expires in February, but US president Donald Trump said he is holding out in hopes of negotiating a three-way agreement with Russia and China.

    Moscow has described the goal of a three-way deal as unrealistic as China has been reluctant to discuss any deal that would reduce its nuclear arsenal. China is estimated to have about 300 nuclear weapons. It has various international weapons agreements, but none limiting nuclear weapons.

    According to a global watchdog, Russia and the United States jointly possess about 90% of the world’s nuclear weapons. The watchdog estimated that the US had 5,800 warheads, while Russia had about 6,375 at the beginning of the year.

    Russia said the warhead freeze and one-year extension would be possible if the US did not make other demands. It added that the extension would give the two sides time to discuss nuclear arms control in greater depth.

     

  • Kim suspends plans for military action against South Korea

    North Korean leader Kim Jong Un has announced the suspension of “the military plans of action” against South Korea, in a surprise move that can after weeks of tensions between the two sides.

    The decision followed a meeting of the governing party’s Central Military Commission that was presided over by North Korea’s leader and “took stock of the prevailing situation” before concluding on the decision, the North Korean media Korean Central News Agency (KCNA) reported on Wednesday.

    It also came a week after Kim Jong Un’s younger sister, Kim Yo-jong, threatened South Korea with military action, shortly after the demolition of a joint liaison office.

    Tensions among the two sides have been on the rise after Pyongyang objected plans by defector-led groups in South Korea to fly propaganda leaflets across the border, claiming that the campaigns violate an agreement between the two sides that aimed at preventing military confrontation.

    Earlier in June, Kim Jong Un’s regime demolished a liaison office on its side of the border. The liaison office at the Kaesong Industrial Complex in North Korea was operating as a de facto embassy between the two sides, and Pyongyang’s move to destroy it had South Korea threatening to move troops into previously disarmed areas.

  • Leonardo fornirà apparecchiature per 75 milioni alle Forze Armate italiane

    Leonardo ha firmato con l’amministrazione della difesa un contratto per la fornitura di apparati di identificazione New Generation Identification Friend or Foe (Ngiff), aggiornati all’ultimo standard Nato Modo 5 Baseline 3, e l’integrazione degli stessi sistemi sulle piattaforme terrestri e navali delle Forze Armate italiane. Nel dettaglio, la commessa, della durata di 6 anni e del valore di circa 75 milioni di euro, prevede la fornitura a partire da quest’anno di alcune centinaia di apparati transponder, interrogatori e unità crittografiche e l’upgrade di alcune decine di piattaforme navali e terrestri di diverse classi e tipologie.

    Con questa capacità le Forze Armate italiane, si legge in una nota diramata da Leonardo, potranno garantire piena cooperazione nelle operazioni congiunte con gli altri Paesi della Nato. L’Alleanza ha infatti indicato come mandatorio l’adeguamento al Modo 5 della capacità di riconoscimento amico/nemico, in accordo al minimum military requirements (Mmr) for air-to-air and surface-to-air identification. Quest’ultimo standard consente, rispetto a modalità precedenti, una migliore identificazione, una portata più estesa e un’ottimizzazione degli aspetti di sicurezza.

    La tecnologia di identificazione adottata, vitale per le operazioni militari in quanto consente di distinguere le Forze alleate dalle potenziali minacce, è interamente realizzata dall’industria nazionale. In particolare, gli apparati Ngiff Modo 5 useranno tutti la stessa componente di cifratura, sviluppata da Leonardo, l’unica alternativa oggi disponibile sul mercato a sistemi analoghi di produzione statunitense.

    Sono previsti ulteriori sviluppi contrattuali per dotare della stessa capacità anche i velivoli e gli elicotteri italiani non ancora in linea con il nuovo standard Nato. Leonardo è un player di riferimento a livello mondiale per la tecnologia Ngiff Modo 5. La società è stata anche scelta dal Ministero della difesa Uk per ammodernare, insieme ad un altro partner, i sistemi di identificazione di oltre 400 piattaforme terrestri, aeree e navali.

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