Armi

  • Kim suspends plans for military action against South Korea

    North Korean leader Kim Jong Un has announced the suspension of “the military plans of action” against South Korea, in a surprise move that can after weeks of tensions between the two sides.

    The decision followed a meeting of the governing party’s Central Military Commission that was presided over by North Korea’s leader and “took stock of the prevailing situation” before concluding on the decision, the North Korean media Korean Central News Agency (KCNA) reported on Wednesday.

    It also came a week after Kim Jong Un’s younger sister, Kim Yo-jong, threatened South Korea with military action, shortly after the demolition of a joint liaison office.

    Tensions among the two sides have been on the rise after Pyongyang objected plans by defector-led groups in South Korea to fly propaganda leaflets across the border, claiming that the campaigns violate an agreement between the two sides that aimed at preventing military confrontation.

    Earlier in June, Kim Jong Un’s regime demolished a liaison office on its side of the border. The liaison office at the Kaesong Industrial Complex in North Korea was operating as a de facto embassy between the two sides, and Pyongyang’s move to destroy it had South Korea threatening to move troops into previously disarmed areas.

  • Leonardo fornirà apparecchiature per 75 milioni alle Forze Armate italiane

    Leonardo ha firmato con l’amministrazione della difesa un contratto per la fornitura di apparati di identificazione New Generation Identification Friend or Foe (Ngiff), aggiornati all’ultimo standard Nato Modo 5 Baseline 3, e l’integrazione degli stessi sistemi sulle piattaforme terrestri e navali delle Forze Armate italiane. Nel dettaglio, la commessa, della durata di 6 anni e del valore di circa 75 milioni di euro, prevede la fornitura a partire da quest’anno di alcune centinaia di apparati transponder, interrogatori e unità crittografiche e l’upgrade di alcune decine di piattaforme navali e terrestri di diverse classi e tipologie.

    Con questa capacità le Forze Armate italiane, si legge in una nota diramata da Leonardo, potranno garantire piena cooperazione nelle operazioni congiunte con gli altri Paesi della Nato. L’Alleanza ha infatti indicato come mandatorio l’adeguamento al Modo 5 della capacità di riconoscimento amico/nemico, in accordo al minimum military requirements (Mmr) for air-to-air and surface-to-air identification. Quest’ultimo standard consente, rispetto a modalità precedenti, una migliore identificazione, una portata più estesa e un’ottimizzazione degli aspetti di sicurezza.

    La tecnologia di identificazione adottata, vitale per le operazioni militari in quanto consente di distinguere le Forze alleate dalle potenziali minacce, è interamente realizzata dall’industria nazionale. In particolare, gli apparati Ngiff Modo 5 useranno tutti la stessa componente di cifratura, sviluppata da Leonardo, l’unica alternativa oggi disponibile sul mercato a sistemi analoghi di produzione statunitense.

    Sono previsti ulteriori sviluppi contrattuali per dotare della stessa capacità anche i velivoli e gli elicotteri italiani non ancora in linea con il nuovo standard Nato. Leonardo è un player di riferimento a livello mondiale per la tecnologia Ngiff Modo 5. La società è stata anche scelta dal Ministero della difesa Uk per ammodernare, insieme ad un altro partner, i sistemi di identificazione di oltre 400 piattaforme terrestri, aeree e navali.

  • Le nuove armi ‘uniche’ della Russia

    Mentre tutto il mondo cerca di correre ai ripari per prevenire, laddove non fosse ancora giunto, o curare, dove si è manifestato, il coronavirus, il presidente russo Vladimir Putin ha pensato di annunciare urbi et orbi di aver fatto sviluppare armi offensive ‘uniche’, non per aggredire qualcuno ma per “mantenere l’equilibrio e la stabilità strategici” nel mondo. In una lunga intervista di tre ore, che verrà trasmessa settimanalmente in parti di venti minuti l’una, Putin celebra i suo 20 anni al potere. Tanto per mettere in guardia i suoi avversari, e non solo, ha dichiarato che la Russia ha creato “sistemi di attacco offensivo che il mondo non ha mai visto”, leggasi ‘armi nucleari’, che stanno costringendo gli Stati Uniti a cercare di recuperare il ritardo. Ha anche menzionato i nuovi “sistemi offensivi ipersonici”, che sono diventati operativi alla fine dell’anno scorso e possono volare 27 volte la velocità del suono. Putin ha affermato inoltre che la presenza di questi sistemi consente alla Russia di mantenere la stabilità strategica e l’equilibrio strategico che gli Stati Uniti hanno cercato di “turbare” con i loro sistemi di difesa missilistica.

  • La Germania chiede sanzioni per chi infrange l’embargo in Libia

    Il ministro degli Esteri tedesco Heiko Maas ha affermato che le Nazioni Unite dovrebbero approvare una risoluzione che sanzioni qualsiasi paese che contravvenga all’embargo sulle armi in Libia.

    All’inizio del mese, i ministri degli esteri hanno deciso di rilanciare la missione di controllo dell’UE lungo la costa del Mediterraneo libico, chiamata Operazione Sophia, con l’obiettivo di far rispettare un potenziale cessate il fuoco e un embargo sulle armi delle Nazioni Unite nel paese. Tuttavia, l’embargo concordato sta già fallendo. Secondo Maas il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite dovrebbe ribadire che la violazione dell’embargo non può rimanere senza conseguenze.

    La Libia è divisa in due governi rivali: il governo di accordo nazionale, riconosciuto dalle Nazioni Unite, che è sostenuto dalla Turchia, è in conflitto con l’Esercito nazionale libico di Haftar, sostenuto da Russia, Egitto, Giordania ed Emirati Arabi Uniti. Haftar ha respinto il cessate il fuoco. Le sue forze di recente sono avanzate fino a 120 chilometri a est della città di Misurata e hanno conquistato la città di Abugrein, che era sotto il controllo del Governo di accordo nazionale la cui sede si trova nella capitale, Tripoli.

    Di recente, il Segretario Generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, ha avvertito che la guerra civile in Libia è diventata un parco giochi per le forze straniere in Nord Africa e rischia di estendersi alle regioni del Sahel e del Lago Ciad.

  • Worldwide arms sales on the rise

    Sales of arms and military services by companies listed in the Top 100 rose by nearly 5% worldwide in 2018, according to data released on Monday by Stockholm International Peace Research Institute (SIPRI).

    The turnover of the 100 biggest arms manufacturers came to US $420 billion, mostly thanks to US arm companies that dominate the Top5 spots: Lockheed Martin, Boeing, Northrop Grumman, Raytheon and General Dynamics accounted for $148 billion and 35% of total Top 100 arms sales in 2018, while total arms sales of US companies amounted to $246 billion, equivalent to 59%.

    “US companies are preparing for the new arms modernisation programme that was announced in 2017 by President Trump”, said Aude Fleurant, Director of SIPRI’s Arms and Military Expenditure Programme

    Russia was second in the rankings, despite a significant 1.1% decrease in its combined arms sales, which accounted for $36.2 billion and 8.6% of total Top 100 arms sales in 2018.

    According to the SIPRI report, Europe’s arms industry is constantly rising, having reached $102 billion in 2018. While UK’s arms sales fell by 4.8% to $35.1 billion, Britain still holds the lead, followed by France with $23.2 billion and Germany, whose total combined sales also fell by 3.8%, due to a drop in sales by shipbuilder ThyssenKrupp.

    Concerning Turkey’s arms industry, two of its businesses were in the top 100, after a 22% increase rocketed its sales to $2.8 billion, reflecting the country’s efforts to modernise its arms industry and confront the Kurdish thread.

    While 80 out of 100 top arms producers in 2018 were based in the USA, Europe and Russia, of the remaining 20, 6 were based in Japan, 3 in Israel, India and South Korea, respectively, 2 in Turkey and 1 each in Australia, Canada and Singapore.

    The database excludes Chinese companies due to insufficient data, however, SIPRI’s research estimated that there were between three and seven Chinese businesses in the top 100 arms manufacturers.

  • Le ragioni di Trump per liquidare l’accordo Usa-Urss sulle armi atomiche

    Il presidente Trump ha annunciato la sua intenzione di porre fine al trattato sulle forze nucleari a raggio intermedio (INF) del 1987, un importante trattato di controllo degli armamenti stipulato tra Usa e Urss e che ha eliminato un’intera categoria di armi nucleari negli ultimi anni della guerra fredda. Il ritiro, rileva INSS Insight, fa seguito alle continue accuse statunitensi di violazioni del trattato da parte della Russia, dapprima testando e successivamente (presumibilmente) schierando un numero limitato di missili vietati dal trattato. L’opinione degli esperti negli Stati Uniti sul ritiro previsto è divisa, in quanto la decisione avrebbe un impatto significativo sulla struttura di sicurezza nucleare tra Stati Uniti e Russia.

    Ma, prosegue INSS Insight, dietro l’annuncio c’è anche il fatto che pure l’emergere della Cina come una potenziale minaccia desta preoccupazione. La Cina, che non fa parte del trattato INF, ha schierato missili a terra a medio raggio e il ritiro dall’INF permetterebbe agli Stati Uniti di sviluppare i mezzi per contrastare questi missili con missili a terra.

    Gli Stati Uniti, la Russia e la Cina stanno tutti modernizzando le loro forze nucleari e questo – conclude l’analisi di INSS Insight – rende necessario un nuovo modello multilaterale per limitare le minacce nucleari: «La Cina e la Russia, insieme agli Stati Uniti, dovranno svolgere un ruolo di primo piano nell’elaborazione del nuovo controllo degli armamenti e dell’architettura del disarmo come mezzo per raggiungere un nuovo paradigma di stabilità strategica. Rimane aperta la questione dell’impatto che la multilateralizzazione dell’architettura di controllo delle armi nucleari USA-Russia avrà su altri stati, incluso Israele».

  • Accordo Usa-Egitto per forniture militari di alta precisione

    INSS Insight rileva che lo scorso gennaio Stati Uniti ed Egitto hanno firmato un accordo bilaterale sulla sicurezza delle comunicazioni noto come il Protocollo d’intesa sulla sicurezza e l’interoperabilità delle comunicazioni (CISMOA), che protegge e regolamenta l’uso dei sistemi sensibili americani di avionica e comunicazione. Fino ad allora, il Cairo si era rifiutato di firmare CISMOA, ritenendo che accordasse un accesso eccessivo alle strutture e ai sistemi di comunicazione dell’Egitto ma precludendosi così forniture militari dagli Usa di maggior qualità. La firma del CISMOA consente ora, per la prima volta, l’acquisizione da parte dell’Egitto di sistemi e componenti d’arma aria-terra ad alta precisione basati su GPS di fabbricazione statunitense, nonché di missili aria-aria avanzati.

    L’assistenza militare degli Stati Uniti all’Egitto è rimasta relativamente stabile dal trattato di pace del 1979 con Israele fino all’estromissione militare del presidente Mohamed Morsi nel 2013.

    Il 31 marzo 2015, il presidente Barack Obama aveva informato il presidente egiziano Al-Sisi che a partire dal 2018, l’assistenza alla sicurezza degli Stati Uniti per l’Egitto sarebbe stata canalizzata in quattro categorie: antiterrorismo, sicurezza delle frontiere, sicurezza del Sinai e sicurezza marittima e per il mantenimento dei sistemi d’arma già nell’arsenale egiziano.

    Dal 2013 l’Egitto ha acquistato miliardi di dollari di sistemi avanzati di armi offensive e di proiezione di potenza da Francia, Russia e Germania. Questi includono oltre 8 miliardi di dollari di ordini dalla Francia di 24 caccia da combattimento Rafale, un satellite per le comunicazioni militari, 4 corvette di Gowind, due portaerei per elicotteri di Mistral e una fregata multi-missione FREMM; dalla Germania oltre 2 miliardi di dollari per quattro sottomarini U-209; e dalla Russia miliardi di dollari per 50 caccia MIG-29 (2 miliardi di dollari) e il sistema di difesa aerea S-300VM (1 miliardo di dollari). L’Egitto sta attualmente negoziando l’acquisto di altri 12 combattenti Rafale dalla Francia e elicotteri Kamov dalla Russia.

    L’amministrazione Trump ha chiaramente segnalato il suo desiderio di migliorare i rapporti con l’Egitto, compresa la cooperazione militare. In una recente udienza davanti al Comitato per i servizi armati della Camera, il comandante del comando centrale degli Stati Uniti (CENTCOM), generale Joseph L. Votel, ha sottolineato l’importanza che attribuisce al rapporto militare con il Cairo e ha fatto esplicito riferimento alla firma del CISMOA come «coronamento di oltre trent’anni di sforzi per migliorare la cooperazione di sicurezza e antiterrorismo». Nonostante ciò, Washington sembra ancora divisa per quanto riguarda la natura e la portata delle sue relazioni di sicurezza con l’Egitto. In questo contesto, la firma di CISMOA da parte dell’Egitto potrebbe potenzialmente segnalare la volontà dei due Paesi di portare avanti la cooperazione militare e potrebbe essere una risposta positiva degli Stati Uniti a una richiesta egiziana per la necessaria autorizzazione statunitense per la vendita di missili da crociera francesi SCALP come parte dell’esercizio da parte dell’Egitto dell’opzione per altri 12 caccia Rafale (si tratti di missili che contengono componenti americani sensibili il cui rilascio in Egitto è probabilmente subordinato all’accordo CISMOA).

    Resta da vedere come reagirà Israele, che nel corso degli anni ha trovato nella mancanza di un accordo quale il CISMOA, che ora invece c’è, un motivo di sollievo rispetto alle sue preoccupazioni per la vendita di grandi quantità di sistemi d’arma statunitensi all’Egitto.

  • Washington doubles down on arms support to Kurdish allies in Syria

    The Donald Trump administration is doubling support for the Syrian Democratic Forces (SDF), including their Kurdish allies.

    Washington and Ankara have long been at loggerheads over their Syrian policy, with Washington prioritising the fight against IS. The aim of Washington’s increased support is to ensure SDF can hold on to territory in the Euphrates valley, gained from IS.

    Ankara treats local YPG Kurdish fighters as a Syrian branch of PKK. Last week Turkey reiterated its demand for Washington to renounce the Kurdish YPG force; Ankara is proposing to fill the power vacuum with Turkish and US troops.

    However, the Pentagon’s military aid focuses on assault rifles rather than heavier armament and vehicles. According to Al-Monitor, Syrian opposition forces – including the Kurdish fighters – expect to receive 25,000 AK-47s, that is, the Russian-made weapon of choice for irregular troops worldwide.

    The weapons cache will be sourced from the Czech Republic, Bulgaria, and Bosnia but will not include anti-tank missiles. In fact, Washington is planning to withdraw heavy vehicles and artillery and is cutting down on the supply of grenade launchers.

    During the recent meeting between the Turkish Foreign Minister Mevlut Cavusoglu in Ankara, Secretary of State Rex Tillerson pledged to coordinate more closely with the Turks in Syria.

    The US Defense Department is planning a 65,000-strong force, made predominantly of Arab opposition fighters. However, there are also unconfirmed reports of a Kurdish YPG force of 30,000 veterans.

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