Città

  • Più verde e meno cemento per ridurre il calore delle città

    L’accelerazione del cambiamento climatico, con le sue sempre più preoccupanti conseguenze, impone che misure idonee siano prese senza ulteriori tentennamenti e terrapiattismi e, nello stesso tempo, che siano attuate quelle norme che già in parte ci consentirebbero di impedire un ulteriore deteriorarsi del clima e delle sue nefaste conseguenze.

    Nel 2024 è entrato in vigore il Regolamento UE sul ripristino della natura, nel Regolamento si stabilisce che entro il 2030 gli Stati membri sono tenuti a restaurare almeno il 20% delle aree marine e terrestri e tra quelle terrestre sono ovviamente comprese le aree agricole e le città.

    Occorre riportare l’ambiente in condizioni adatte alla vita degli essere umani come della fauna e della flora perché l’ecosistema è un tutt’uno e non si può salvare una specie se non si salvano le altre.

    Le coltivazioni intensive oltre che ad un enorme consumo di acqua impoveriscono anche i terreni e già si parla di intere piantagioni di the, caffè, banane che nei prossimi anni potrebbero scomparire, diventare sterili. Se a questo aggiungiamo l’eccessiva cementificazione di troppe aree un tempo coltivate, l’abbandono di zone industriali senza che questi spazi siano bonificati e riconvertiti, il taglio, dissennato, di alberi e perciò l’aumento dei veleni che gli stessi contribuivano a smaltire, si comprende bene che oltre ai danni dei cambiamenti climatici ci sono i danni che quotidianamente l’uomo perpetra contro la natura e perciò, contro se stesso.

    Secondo la FAO, l’Organizzazione Mondiale delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura, quasi un terzo del pianeta è degradato in modo estremo.

    Rigenerare significa anche utilizzare nuovi modi di produzione, che poi erano sistemi antichi, utilizzando gli insetti impollinatori invece di ucciderli con l’eccessivo uso di diserbanti e fertilizzanti.

    Un’agricoltura moderna ed avveduta deve inserire nelle aree coltivate rifugi naturali, siepi, alberi, piccole zone d’acqua per far vivere, ed esserci utili, tanti piccoli insetti ed erbivori.

    Nei luoghi abitati dobbiamo tornare a dare spazio ad aree verdi e viali alberati, come facevano gli amministratori di un tempo lontano ai quali dobbiamo il poco verde che resta dopo i massicci tagli effettuati da tanti moderni sindaci capaci di cementificare selvaggiamente per costruire marciapiedi enormi ed inutili piste ciclabili contornate da asfalto.

    Camminare tra gli alberi, avere tanti piccoli spazi verdi nei quartieri, migliora la vita di tutti e, durante i mesi caldi, le aree verdi abbassano la temperatura di almeno due gradi, i cittadini che non possono permettersi una vacanza avrebbero almeno un po’ di verde intorno a casa per poter respirare meglio e trovare momenti di aggregazione reciproca.

    E’ scientificamente dimostrato che soggiornare, avere contatti con il verde, con gli alberi, riduce lo stress, l’ansia, la depressione e riduce il rischio di malattie cardiovascolari perché siamo indotti anche a muoverci di più.

    Se nei luoghi abitati fossero finalmente inserite aree verdi, piantumate le strade e le piazze e gli slarghi, se nelle aree urbane fossero utilizzate pavimentazioni che non assorbono calore si potrebbe, secondo il CNR, avere abbassamenti delle temperature anche di 4 gradi e con l’esperienza di questa estate e le previsioni per le prossime non c’è tempo da perdere, al 2030 manca veramente poco e per ora non vediamo la necessaria attenzione da prete degli amministratori locali e della politica regionale e nazionale.

  • A Piacenza il maggior consumo di suolo pro-capite di tutta Italia

    Piacenza è la provincia che ha il maggior consumo di suolo pro-capite nel 2024: 700,45 metri quadrati, come attesta l’Ispra nel rapporto «Consumo di suolo, dinamiche territoriali e servizi ecosistemici» del Sistema nazionale per la protezione dell’ambiente (Snpa). Con 1013 ettari consumati, nel 2024 l’Emilia-Romagna è la regione italiana con il maggior consumo di suolo annuale, oltre a essere quella con i valori più alti per gli interventi di recupero che riguardano ben 143 ettari. Ma Piacenza vanta un ben poco invidiabile primato: il dato del consumo pro-capite del Piacentino è infatti il più elevato di tutta l’Emilia-Romagna, a fronte dei 453,18 metri quadrati per abitante della media regionale, e rappresenta quasi il doppio dei 365,85 metri quadrati consumati pro-capite a livello nazionale.

    A pesare è soprattutto l’impatto della logistica: nel 2024 il consumo di suolo è arrivato al 7,74% del totale rispetto al 7,68% del 2023 e al 7,66% del 2022. In un anno sono spariti altri 100 ettari di terreno naturale, quasi il 10% di quello regionale, con l’area coperta da nuove superfici artificiali che sfiora i 20.000 ettari (19.990). Andando a vedere le situazioni dei singoli comuni, si nota come nel capoluogo il suolo consumato sia di oltre 3mila ettari, ma anche a Castelsangiovanni e Fiorenzuola si parla di circa 800 ettari consumati.

    A livello regionale, la percentuale di suolo consumato lo scorso anno è stato di quasi il 9%, superiore al dato nazionale che si attesta al 7%: le province emiliano-romagnole con la percentuale più alta di consumo sono Rimini (12,6%), poi Reggio e Modena (entrambe poco più dell’11%) e Ravenna (10,5%). Un fenomeno che risulta particolarmente in aumento nella regione è quello del consumo di suolo legato alla logistica: in tutta Italia dal 2006 a oggi le coperture artificiali riconducibili alla logistica raggiungono un totale di poco superiore ai 6.000 ettari e in Emilia-Romagna c’è l’aumento maggiore, +107 ettari, seguita da Piemonte (+74 ettari) e Lombardia (+69 ettari).

    «Nel 2024 sono stati rinaturalizzati 143 ettari, il valore più alto tra le regioni italiane, mentre l’86% delle nuove trasformazioni è di tipo reversibile, legato a cantieri, opere lineari e impianti fotovoltaici temporanei. Sono dati che ci devono spingere a fare sempre meglio – avverte l’assessora all’Ambiente, Pianificazione territoriale, Mobilità e Infrastrutture della Regione Emilia Romagna Irene Priolo – la sfida non è solo ridurre il nuovo consumo, ma aumentare il ripristino e la rigenerazione delle aree già urbanizzate. È la direzione che l’Emilia-Romagna ha scelto da tempo e nella quale intendiamo proseguire con ancora più forza. A oggi sono 190 gli interventi di rigenerazione urbana finanziati in 173 Comuni, per un totale di 123,5 milioni di euro di contributi regionali che hanno attivato 243,5 milioni di investimenti complessivi».

    Allargando lo sguardo al Paese, in 15 regioni risulta ormai consumato più del 5% di territorio, soprattutto in Lombardia, Veneto e Campania: la crescita più alta dell’ultimo anno è avvenuta in Sardegna (+0,83%), Abruzzo (+0,59%), Lazio (+0,56%) e Puglia (+0,52%). Anche la Valle d’Aosta, che resta la regione con il consumo inferiore, aggiunge comunque più di 10 ettari di nuovo consumo. La Liguria (28 ettari) e il Molise (49) sono le uniche regioni, insieme alla Valle d’Aosta, con un consumo al di sotto dei 50 ettari.

  • Aperte le candidature per il premio che riconosce le città che rendono la vita più facile alle persone con disabilità

    Le città di tutta l’UE sono invitate a candidarsi all’edizione 2027 dell’Access City Award, il premio che riconosce gli sforzi più significativi per rendere la vita urbana più accessibile alle persone con disabilità.

    Organizzato dalla Commissione europea in collaborazione con lo European Disability Forum, il premio è aperto alle città con oltre 50 000 abitanti. Le città classificate al primo, secondo e terzo posto riceveranno un contributo finanziario come riconoscimento dei risultati già raggiunti e per sostenere ulteriori miglioramenti in materia di accessibilità.

    Una città è considerata accessibile quando le persone con disabilità possono muoversi in sicurezza e in autonomia, accedere senza ostacoli agli spazi e agli edifici pubblici, utilizzare i trasporti pubblici, comunicare con le autorità locali e ottenere informazioni in formati accessibili.

    Nell’ambito dell’impegno più ampio dell’UE a favore della piena partecipazione delle persone con disabilità alla vita sociale, la Commissione intende assegnare nell’edizione 2027 una menzione speciale per i “Servizi di prossimità accessibili” (Accessible Community-Based Services). Il riconoscimento premierà una città che favorisca la vita indipendente attraverso servizi locali che consentano alle persone con disabilità di partecipare pienamente alla vita urbana, evitando istituzionalizzazione e segregazione.

    Potranno inoltre essere assegnate ulteriori menzioni speciali a città che si distinguano in ambiti quali l’ambiente edificato e gli spazi pubblici, la mobilità e i trasporti, le tecnologie dell’informazione e della comunicazione, i servizi pubblici, le soluzioni per le città intelligenti, l’accesso al patrimonio culturale o l’accessibilità per le persone con disabilità intellettive.

    I vincitori saranno annunciati durante la conferenza sulla Giornata europea delle persone con disabilità, che si terrà a Bruxelles il 4 dicembre 2026. Le città interessate possono presentare la propria candidatura fino alle ore 12:00 del 4 settembre 2026 consultando il seguente link https://commission.europa.eu/strategy-and-policy/policies/justice-and-fundamental-rights/disability/access-city-award-aca_it

  • La ZTL e la rana bollita

    L’Italia è al primo posto per quanto riguarda le imposizioni di ZTL. La libertà di circolazione, che rappresenta una forma elementare di democrazia, ha subito negli ultimi periodi una forte limitazione attraverso l’esplosione delle ZTL (altra cosa è la pedonalizzazione di aree urbane) in nome di un ideale supremo.

    Questo processo di limitazione si dimostra molto simile a quello che ha per protagonista la rana che viene portata, grado dopo grado, alla temperatura di ebollizione a propria insaputa.

    Nel nostro Paese questa progressione di limitazione delle garanzie democratiche si avverte in diversi campi e viene sempre giustificata con le più diverse motivazioni che si dimostrano l’espressione delle più diverse ideologie o convenienze politiche. In questo contesto basti ricordare come sia ormai una prassi consolidata che da oltre vent’anni vengano modificate le leggi elettorali, anche in prossimità delle stesse elezioni, con l’obiettivo di una ipotetica ricerca di una maggiore stabilità (*).

    Di conseguenza, quindi, nel settore della mobilità, in particolare quella privata, sempre in nome di una suprema visione a tutela dell’ambiente, la libertà di circolazione subisce delle progressive limitazioni, tuttavia però dagli utenti si pretendono sempre prelievi fiscali completi.

    Questo processo si dimostra ormai consolidato, attraverso il quale vengono limitati, e di conseguenza diminuiti, gli spazi democratici riservati ai cittadini, ma sempre in nome di ideali superiori di cui la politica si farebbe interprete.

    La riduzione sostanziale della democrazia espressa tanto nelle garanzie elettorali quanto in quelle della libertà di circolazione, quindi, si conferma come un progresso degenerativo, in questo molto simile appunto a quello della rana nella pentola con la crescita dei gradi fino alla temperatura di ebollizione.

    Nello stesso modo, passo dopo passo, viene ridotto il perimetro democratico che tra qualche tempo renderà in Europa lo Stato italiano espressione del minore tasso di democrazia applicata. In fondo, il nostro Paese si presenta sempre più come una grande pentola vicina alla temperatura di ebollizione, all’interno della quale i cittadini o gli elettori, oppure gli automobilisti, si dimostrano disponibili a cedere una quota delle proprie tutele democratiche, in nome di un ideale superiore. Assumendo così sempre più i connotati della rana bollita.

    (*) https://www.ilpattosociale.it/politica/garanzie-democratiche-da-sei-a-12-mesi/

  • Gli sguardi su Milano di Gianpaolo Nuvolati e Francesco Peri

    Una Milano diversa, frammista ad immagini di Parigi, nei dipinti, disegni e caricature di Gianpaolo Nuvolati e di Francesco Peri. Nuvolati, sociologo urbano e professore alla Bicocca, e Peri che, da chimico, ritrova i colori più nascosti di una Milano antica e in continua metamorfosi.

    Fino al 13 marzo le loro opere vi aspettano all’Accademy Franco Angeli, in via dell’Innovazione 1, a Milano, di fronte al Teatro Arcimboldi, per un’esperienza suggestiva: dai caffè di Parigi ai Navigli, dalla Stazione Centrale, dove partire e tornare crea emozioni diverse, alla Torre Velasca agli angeli, ai cavalli, alle biciclette e ai tanti altri squarci di una realtà milanese o parigina, centrale e periferica, dove si incontrano folle, nelle quali ciascuno è un individuo, tra paesaggi e colori.

    Quadri e disegni nei quali lo sguardo si perde e si ritrova con sensazioni, a volte di allegria a volte di dolce malinconia, nelle varie mutazioni che le città devono affrontare in una società in continua evoluzione e dove, proprio per questo, è importante non perdere radici e squarci del passato.

  • La confusione regna sovrana

    Siamo fermi lì in tre, bloccati come in un quadro metafisico. Io, che devo portare la famiglia a Chinatown per una giornata di relax e shopping. Un tizio che deve consegnare una busta. E un operaio con un furgone, venuto fin lì per installare una lavastoviglie. Tre destini diversi, un’unica domanda: si può passare o non si può passare?

    Ci guardiamo in faccia. Nessuno parla subito. Scendiamo dalle macchine, restiamo in mezzo alla strada con i motori spenti e le portiere aperte, come se qualcuno dovesse arrivare a dirci cosa fare. Ma non arriva nessuno. Solo i cartelli.

    I miei problemi con le ZTL, del resto, sono sempre stati prima linguistici che stradali. Già l’acronimo richiede una certa elasticità mentale: ZTL sta per Zona a Traffico Limitato. Noi siamo il Paese del turismo e dell’ospitalità, ci piace ripeterlo. E allora io, a volte, mi immagino di essere un turista polacco che prende un’auto a noleggio e parla solo polacco e inglese.

    Davanti a lui, un bel cartello luminoso: ZTL ATTIVA.

    “Zlot”, in polacco, vuol dire rally. Vuoi non andare in confusione? Uno potrebbe pensare che stia per partire una prova speciale. Acceleratore, via.

    Ma no. Qui entriamo nel grande mistero dell’attivo e dell’inattivo. La ZTL, infatti, può essere attiva o non attiva. Un po’ come il fuorigioco: provate a spiegarlo a vostra moglie se non le piace il calcio e per di più è confusa sulle leggi statali, regionali e comunali non essendo cittadina italiana. Io, per esempio, non amo il traffico. Puoi anche spiegarmelo, ma se usi parole come “attivo” e “inattivo” devo fermarmi a riflettere.

    Col tempo ho imparato una cosa: ZTL attiva è no buono. Vuol dire che in auto non passi. ZTL inattiva, invece, è il paradiso: puoi passare serenamente, alla faccia delle telecamere. Vorrei dire di averlo capito grazie a un raffinato ragionamento logico, ma la verità è più semplice. Nei comuni più virtuosi, ZTL attiva è scritta in rosso, ZTL inattiva in verde. Come il semaforo. Rosso: fermo. Verde: vai.

    Poi però arriva lui. Il geometra del comune, me lo immagino come un pluri-ripetente seriale, diploma preso alle serali, con una passione smisurata per la sperimentazione linguistica. Ed è lì che decide di rivoluzionare tutto. Basta ZTL attiva o inattiva. Ora si parla di varco attivo.

    E lì si entra nel campo degli anagrammi e delle bestemmie. Varco attivo significa che la ZTL è attiva? O che è inattiva? Perché se una ZTL attiva è no buono, un varco attivo cosa sarebbe? Un invito? Una trappola?

    Ieri io, l’uomo della busta e l’operaio della lavastoviglie abbiamo raggiunto l’Everest della fantasia nel dialogo tra amministrazione e cittadino. Sul pannello luminoso campeggiava la scritta: VARCO IN CORSO DI ATTIVAZIONE. In giallo. Il Maradona dei geometri e della viabilità aveva firmato il suo capolavoro.

    Restiamo lì a discutere, a fare ipotesi, a cercare di interpretare il senso profondo dell’esistenza e del transito veicolare. A un certo punto si unisce a noi anche un pensionato che porta a spasso il cane, un setter al guinzaglio. Nemmeno lui sa cosa dire. Nemmeno il setter.

    A quel punto mi arrendo. E si arrende anche l’uomo della lavastoviglie. E si arrende pure quello della busta. Buttiamo la spugna. Non c’è niente di male nell’ammettere i propri limiti. L’ultima volta che ho creduto di aver capito, mi è arrivato a casa un verbale da cento euro.

    ZTL attiva, ZTL inattiva, varco attivo, varco non attivo, rosso, verde, giallo, in corso di attivazione. Sei cartelli e un pannello luminoso.

    Si può passare o no? Boh.

    Poi dite che la gente è confusa, se potete aiutatemi.

    Giampiero Damiano

  • A Milano non si possono ripetere gli errori del passato

    Il sindaco Sala, come riporta il Corriere della Sera, rivendica, contro le auto, il diritto a respirare, peccato però che a Milano si respiri sempre peggio proprio per colpa di scelte sbagliate e fatte solo per motivi ideologici proprio da lui e dalla sua amministrazione.
    il traffico diventa ogni giorno più congestionato per lavori e cantieri, di vario genere, ancora aperti dopo molti anni, e per le decisioni del sindaco e della sua giunta, le cui  uniche priorità sono le piste ciclabili, l’esponenziale, assurdo e a volte pericoloso, ingrandimento dei marciapiedi, le continue variazioni dei sensi di marcia, l’aumento delle aree pedonali.
    Tutto questo comporta che ogni giorno si debbano fare, anche per raggiungere luoghi relativamente vicini, tortuose giravolte per la città, consumando carburante, rimanendo spesso bloccati e trovandosi in seri problemi quando deve passare un’autoambulanza, un mezzo dei vigili del fuoco o delle forze dell’ordine e, di conseguenza, l’inquinamento aumenta.
    Politiche sbagliate e vessatorie a partire da quell’obbrobrio che è l’Area C che fa pagare anche i residenti per entrare ed uscire da casa propria!
    Sala, per legge, non si potrà ripresentare ma resta la spada di Damocle di un suo simile alla guida di Milano se il centro destra e il centro, con l’ausilio di coloro che nel passato non si sono recati alle urne o che, e ne abbiamo sentiti molti, si sono pentiti di aver votato a sinistra, visti i risultati, non daranno una svolta positiva per la città.
    Il presupposto è pero che coloro che vogliono il cambiamento abbiano un candidato che dia sicurezze sulla sua capacità di interpretare il vero cuore di Milano che non può, come ora, essere solo una città per ricchi, per rampanti, per affaristi e per turisti, è arrivato il momento di decidere e di decidere con cognizione di causa, non si possono ripetere gli errori del passato.

  • Milano quando era Milano

    Milano, lo sapevano tutti, era la città dove ciascuno poteva sentirsi a casa, ricchi e poveri, commercianti, artigiani, professionisti, muratori vivevano fianco a fianco, in ogni strada c’erano palazzi importanti e botteghe, latterie e ristoranti rinomati.

    A Milano arrivavi con la valigia di cartone o con i bauli di vestiti e non ti sentivi fuori posto, la città accoglieva, le persone convivevano, e le case dei ferrovieri, a riscatto, come quelle delle persone importanti, confinavano con le case di ringhiera con il gabinetto sul ballatoio.

    Tutto è stato ristrutturato, giustamente, tutto è diventato più moderno ed efficiente, sull’efficienza forse dovremmo stendere un pietoso velo, tutto è diventato motivo per fare affari, le botteghe degli artigiani sono sparite, molti negozi sono stati trasformati in abitazioni, i poveri vivono fuori città, la classe media, invecchiata ed impoverita, deve lasciare le case del centro, dove anche come residente paghi per entrare in macchina e andare a casa tua, e sono arrivati  molti ricchi, molto ricchi, da fuori.

    Non è più la città di tutti, è quella della moda, del mobile, degli affari, non sempre molto chiari, la città delle divisioni che espelle tanti verso l’hinterland, che controlla le marche dei tuoi vestiti, l’indirizzo di casa, il tipo di macchina e molti, per non essere espulsi dal giro che conta o che credono conti, si inventano una vita che non hanno.

    Milano stravolta dalle piste ciclabili, da marciapiedi faraonici in strade che nessuno percorre a piedi, Milano sempre oppressa da lavori in corso e dalla mancanza di verde, Milano che non è più Milano.

    Milano meta di sogni e delusioni, di solitudini e di fittizie allegrie fuori dai locali, Milano città di costruttori e demolitori che ogni giorno si perde un po’, Milano che forse cerca qualcuno per ritornare se stessa.

  • A prescindere

    A prescindere dall’inchiesta che a Milano vede coinvolti settantaquattro esponenti della politica, dell’amministrazione, dell’edilizia, dai costruttori agli arci architetti, da quello che la magistratura potrà eventualmente ancora scoprire e dal giudizio finale della stessa, Milano è diventata una città gravemente snaturata dall’amministrazione Sala.

    Le colate di cemento, l’abbattimento di palazzine ottocentesche, l’incuria del verde, l’indifferenza alla mancanza di aree piantumate, sia come spazi per anziani e bambini che come luoghi utili ad abbassare la temperatura e l’inquinamento la dice lunga su un’amministrazione che, a parole, parlava di ambiente.

    Se anche non ci fossero state mazzette ed altre prebende o irregolarità nelle troppe costruzioni di questi anni, mentre nessuno si è occupato di edilizia popolare o convenzionata o di ristrutturare le tante abitazioni di proprietà pubblica così che le liste di attesa per una casa popolare durano anni, la colata di cemento che è stata realizzata resta a sfregio della città.

    Restano le troppe, spesso inutili e pericolose, piste ciclabili che rendono il traffico sempre più congestionato nonostante i balzelli messi da Sala anche a chi deve rientrare nella propria abitazione che è un vulnus al diritto di proprietà.

    Resta il fatto di aver perso i molti soldi che dava la Commissione europea per creare nuovi parchi e che Sala non ha utilizzato lasciando ad altre città, ad altre nazioni, la possibilità di utilizzare i finanziamenti stanziati per nuove aree verdi a Milano.

    A prescindere da chi ha rubato o solo amministrato male, Milano è diventata una città per ricchi, o stranieri, e per l’effimero mentre droga, delinquenza e povertà avanzano nelle periferie ed in tanti vanno a vivere altrove.

    La città dell’accoglienza e dell’integrazione dove, un tempo, tutti coloro che venivano da fuori si sentivano a casa, oggi è diventata respingente se non si appartiene a certe categorie specifiche.

    La magistratura faccia il suo corso ma, a prescindere, Milano va riportata, con una giunta all’altezza del compito, anche morale, ad essere la città di tutti.

  • Aree verdi in città per ridurre le temperature

    Negazionisti o irriducibili sostenitori dell’effetto serra nessuno può negare che il cambiamento climatico stia portando gravi danni e problemi che bisogna, per quel che si può, affrontare.

    Sappiamo tutti che la presenza di alberi, di zone verdi, nelle città riduce la temperatura di qualche grado e produce un effetto positivo contrastando l’inquinamento, inoltre gli alberi aiutano ad assorbire l’acqua delle piogge. Nonostante questa realtà scientifica gli alberi già esistenti non sono curati e spesso sono anche abbattuti, le nuove piantumazioni ritardano e se qualche alberello è piantato è messo a dimora nel cemento e nell’asfalto con poche speranze di sopravvivenza anche perché l’amministrazione non se ne occupa.

    Occorre una politica diversa che imponga per ogni nuova edificazione uno specifico spazio verde utile sia per la collettività che per gli abitanti del quartiere che avranno aria più pulita e spazi per i bambini, per gli anziani e non dimentichiamoci dei nostri amici a quattro zampe.

    Il verde rasserena anche lo spirito perché è rilassante e in una società convulsa e nervosa come la nostra creare piccole aree che aiutino a sconfiggere lo stress dovrebbe essere un impegno dei sindaci e degli assessori se dedicassero un po’ del loro tempo a capire la città ed a studiare i problemi dalla parte dei cittadini.

    Per citare qualche dato ricordiamo che Roma nel 2024 ha avuto 79 notti tropicali, e così molte altre città italiane, che i condizionatori, che non tutti possono permettersi, hanno un alto costo di gestione e che l’aria dei condizionatori non sempre è sana, che le così dette cinture verdi, i grandi parchi, abbassano la temperatura anche di 4/5 gradi e che gli alberi alti a foglia caduca richiamano il vento, il circolo dell’aria ed intercettano le polveri sottili così pericolose per la nostra salute.

    Speriamo, la speranza è l’ultima a morire, che qualcuno dei tanti amministratori di centro destra si decida a fare quello che il centro sinistra al governo delle città non ha fatto, ed anche le regioni potrebbero cominciare a dare un serio contributo

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