Città

  • La confusione regna sovrana

    Siamo fermi lì in tre, bloccati come in un quadro metafisico. Io, che devo portare la famiglia a Chinatown per una giornata di relax e shopping. Un tizio che deve consegnare una busta. E un operaio con un furgone, venuto fin lì per installare una lavastoviglie. Tre destini diversi, un’unica domanda: si può passare o non si può passare?

    Ci guardiamo in faccia. Nessuno parla subito. Scendiamo dalle macchine, restiamo in mezzo alla strada con i motori spenti e le portiere aperte, come se qualcuno dovesse arrivare a dirci cosa fare. Ma non arriva nessuno. Solo i cartelli.

    I miei problemi con le ZTL, del resto, sono sempre stati prima linguistici che stradali. Già l’acronimo richiede una certa elasticità mentale: ZTL sta per Zona a Traffico Limitato. Noi siamo il Paese del turismo e dell’ospitalità, ci piace ripeterlo. E allora io, a volte, mi immagino di essere un turista polacco che prende un’auto a noleggio e parla solo polacco e inglese.

    Davanti a lui, un bel cartello luminoso: ZTL ATTIVA.

    “Zlot”, in polacco, vuol dire rally. Vuoi non andare in confusione? Uno potrebbe pensare che stia per partire una prova speciale. Acceleratore, via.

    Ma no. Qui entriamo nel grande mistero dell’attivo e dell’inattivo. La ZTL, infatti, può essere attiva o non attiva. Un po’ come il fuorigioco: provate a spiegarlo a vostra moglie se non le piace il calcio e per di più è confusa sulle leggi statali, regionali e comunali non essendo cittadina italiana. Io, per esempio, non amo il traffico. Puoi anche spiegarmelo, ma se usi parole come “attivo” e “inattivo” devo fermarmi a riflettere.

    Col tempo ho imparato una cosa: ZTL attiva è no buono. Vuol dire che in auto non passi. ZTL inattiva, invece, è il paradiso: puoi passare serenamente, alla faccia delle telecamere. Vorrei dire di averlo capito grazie a un raffinato ragionamento logico, ma la verità è più semplice. Nei comuni più virtuosi, ZTL attiva è scritta in rosso, ZTL inattiva in verde. Come il semaforo. Rosso: fermo. Verde: vai.

    Poi però arriva lui. Il geometra del comune, me lo immagino come un pluri-ripetente seriale, diploma preso alle serali, con una passione smisurata per la sperimentazione linguistica. Ed è lì che decide di rivoluzionare tutto. Basta ZTL attiva o inattiva. Ora si parla di varco attivo.

    E lì si entra nel campo degli anagrammi e delle bestemmie. Varco attivo significa che la ZTL è attiva? O che è inattiva? Perché se una ZTL attiva è no buono, un varco attivo cosa sarebbe? Un invito? Una trappola?

    Ieri io, l’uomo della busta e l’operaio della lavastoviglie abbiamo raggiunto l’Everest della fantasia nel dialogo tra amministrazione e cittadino. Sul pannello luminoso campeggiava la scritta: VARCO IN CORSO DI ATTIVAZIONE. In giallo. Il Maradona dei geometri e della viabilità aveva firmato il suo capolavoro.

    Restiamo lì a discutere, a fare ipotesi, a cercare di interpretare il senso profondo dell’esistenza e del transito veicolare. A un certo punto si unisce a noi anche un pensionato che porta a spasso il cane, un setter al guinzaglio. Nemmeno lui sa cosa dire. Nemmeno il setter.

    A quel punto mi arrendo. E si arrende anche l’uomo della lavastoviglie. E si arrende pure quello della busta. Buttiamo la spugna. Non c’è niente di male nell’ammettere i propri limiti. L’ultima volta che ho creduto di aver capito, mi è arrivato a casa un verbale da cento euro.

    ZTL attiva, ZTL inattiva, varco attivo, varco non attivo, rosso, verde, giallo, in corso di attivazione. Sei cartelli e un pannello luminoso.

    Si può passare o no? Boh.

    Poi dite che la gente è confusa, se potete aiutatemi.

    Giampiero Damiano

  • A Milano non si possono ripetere gli errori del passato

    Il sindaco Sala, come riporta il Corriere della Sera, rivendica, contro le auto, il diritto a respirare, peccato però che a Milano si respiri sempre peggio proprio per colpa di scelte sbagliate e fatte solo per motivi ideologici proprio da lui e dalla sua amministrazione.
    il traffico diventa ogni giorno più congestionato per lavori e cantieri, di vario genere, ancora aperti dopo molti anni, e per le decisioni del sindaco e della sua giunta, le cui  uniche priorità sono le piste ciclabili, l’esponenziale, assurdo e a volte pericoloso, ingrandimento dei marciapiedi, le continue variazioni dei sensi di marcia, l’aumento delle aree pedonali.
    Tutto questo comporta che ogni giorno si debbano fare, anche per raggiungere luoghi relativamente vicini, tortuose giravolte per la città, consumando carburante, rimanendo spesso bloccati e trovandosi in seri problemi quando deve passare un’autoambulanza, un mezzo dei vigili del fuoco o delle forze dell’ordine e, di conseguenza, l’inquinamento aumenta.
    Politiche sbagliate e vessatorie a partire da quell’obbrobrio che è l’Area C che fa pagare anche i residenti per entrare ed uscire da casa propria!
    Sala, per legge, non si potrà ripresentare ma resta la spada di Damocle di un suo simile alla guida di Milano se il centro destra e il centro, con l’ausilio di coloro che nel passato non si sono recati alle urne o che, e ne abbiamo sentiti molti, si sono pentiti di aver votato a sinistra, visti i risultati, non daranno una svolta positiva per la città.
    Il presupposto è pero che coloro che vogliono il cambiamento abbiano un candidato che dia sicurezze sulla sua capacità di interpretare il vero cuore di Milano che non può, come ora, essere solo una città per ricchi, per rampanti, per affaristi e per turisti, è arrivato il momento di decidere e di decidere con cognizione di causa, non si possono ripetere gli errori del passato.

  • Milano quando era Milano

    Milano, lo sapevano tutti, era la città dove ciascuno poteva sentirsi a casa, ricchi e poveri, commercianti, artigiani, professionisti, muratori vivevano fianco a fianco, in ogni strada c’erano palazzi importanti e botteghe, latterie e ristoranti rinomati.

    A Milano arrivavi con la valigia di cartone o con i bauli di vestiti e non ti sentivi fuori posto, la città accoglieva, le persone convivevano, e le case dei ferrovieri, a riscatto, come quelle delle persone importanti, confinavano con le case di ringhiera con il gabinetto sul ballatoio.

    Tutto è stato ristrutturato, giustamente, tutto è diventato più moderno ed efficiente, sull’efficienza forse dovremmo stendere un pietoso velo, tutto è diventato motivo per fare affari, le botteghe degli artigiani sono sparite, molti negozi sono stati trasformati in abitazioni, i poveri vivono fuori città, la classe media, invecchiata ed impoverita, deve lasciare le case del centro, dove anche come residente paghi per entrare in macchina e andare a casa tua, e sono arrivati  molti ricchi, molto ricchi, da fuori.

    Non è più la città di tutti, è quella della moda, del mobile, degli affari, non sempre molto chiari, la città delle divisioni che espelle tanti verso l’hinterland, che controlla le marche dei tuoi vestiti, l’indirizzo di casa, il tipo di macchina e molti, per non essere espulsi dal giro che conta o che credono conti, si inventano una vita che non hanno.

    Milano stravolta dalle piste ciclabili, da marciapiedi faraonici in strade che nessuno percorre a piedi, Milano sempre oppressa da lavori in corso e dalla mancanza di verde, Milano che non è più Milano.

    Milano meta di sogni e delusioni, di solitudini e di fittizie allegrie fuori dai locali, Milano città di costruttori e demolitori che ogni giorno si perde un po’, Milano che forse cerca qualcuno per ritornare se stessa.

  • A prescindere

    A prescindere dall’inchiesta che a Milano vede coinvolti settantaquattro esponenti della politica, dell’amministrazione, dell’edilizia, dai costruttori agli arci architetti, da quello che la magistratura potrà eventualmente ancora scoprire e dal giudizio finale della stessa, Milano è diventata una città gravemente snaturata dall’amministrazione Sala.

    Le colate di cemento, l’abbattimento di palazzine ottocentesche, l’incuria del verde, l’indifferenza alla mancanza di aree piantumate, sia come spazi per anziani e bambini che come luoghi utili ad abbassare la temperatura e l’inquinamento la dice lunga su un’amministrazione che, a parole, parlava di ambiente.

    Se anche non ci fossero state mazzette ed altre prebende o irregolarità nelle troppe costruzioni di questi anni, mentre nessuno si è occupato di edilizia popolare o convenzionata o di ristrutturare le tante abitazioni di proprietà pubblica così che le liste di attesa per una casa popolare durano anni, la colata di cemento che è stata realizzata resta a sfregio della città.

    Restano le troppe, spesso inutili e pericolose, piste ciclabili che rendono il traffico sempre più congestionato nonostante i balzelli messi da Sala anche a chi deve rientrare nella propria abitazione che è un vulnus al diritto di proprietà.

    Resta il fatto di aver perso i molti soldi che dava la Commissione europea per creare nuovi parchi e che Sala non ha utilizzato lasciando ad altre città, ad altre nazioni, la possibilità di utilizzare i finanziamenti stanziati per nuove aree verdi a Milano.

    A prescindere da chi ha rubato o solo amministrato male, Milano è diventata una città per ricchi, o stranieri, e per l’effimero mentre droga, delinquenza e povertà avanzano nelle periferie ed in tanti vanno a vivere altrove.

    La città dell’accoglienza e dell’integrazione dove, un tempo, tutti coloro che venivano da fuori si sentivano a casa, oggi è diventata respingente se non si appartiene a certe categorie specifiche.

    La magistratura faccia il suo corso ma, a prescindere, Milano va riportata, con una giunta all’altezza del compito, anche morale, ad essere la città di tutti.

  • Aree verdi in città per ridurre le temperature

    Negazionisti o irriducibili sostenitori dell’effetto serra nessuno può negare che il cambiamento climatico stia portando gravi danni e problemi che bisogna, per quel che si può, affrontare.

    Sappiamo tutti che la presenza di alberi, di zone verdi, nelle città riduce la temperatura di qualche grado e produce un effetto positivo contrastando l’inquinamento, inoltre gli alberi aiutano ad assorbire l’acqua delle piogge. Nonostante questa realtà scientifica gli alberi già esistenti non sono curati e spesso sono anche abbattuti, le nuove piantumazioni ritardano e se qualche alberello è piantato è messo a dimora nel cemento e nell’asfalto con poche speranze di sopravvivenza anche perché l’amministrazione non se ne occupa.

    Occorre una politica diversa che imponga per ogni nuova edificazione uno specifico spazio verde utile sia per la collettività che per gli abitanti del quartiere che avranno aria più pulita e spazi per i bambini, per gli anziani e non dimentichiamoci dei nostri amici a quattro zampe.

    Il verde rasserena anche lo spirito perché è rilassante e in una società convulsa e nervosa come la nostra creare piccole aree che aiutino a sconfiggere lo stress dovrebbe essere un impegno dei sindaci e degli assessori se dedicassero un po’ del loro tempo a capire la città ed a studiare i problemi dalla parte dei cittadini.

    Per citare qualche dato ricordiamo che Roma nel 2024 ha avuto 79 notti tropicali, e così molte altre città italiane, che i condizionatori, che non tutti possono permettersi, hanno un alto costo di gestione e che l’aria dei condizionatori non sempre è sana, che le così dette cinture verdi, i grandi parchi, abbassano la temperatura anche di 4/5 gradi e che gli alberi alti a foglia caduca richiamano il vento, il circolo dell’aria ed intercettano le polveri sottili così pericolose per la nostra salute.

    Speriamo, la speranza è l’ultima a morire, che qualcuno dei tanti amministratori di centro destra si decida a fare quello che il centro sinistra al governo delle città non ha fatto, ed anche le regioni potrebbero cominciare a dare un serio contributo

  • Radici

    La foto in prima pagina sul Corriere della Sera del 7 luglio mostra un grande albero caduto a Milano, un grande albero con piccole radici che il vento ha potuto sradicare.

    Gli alberi hanno bisogno di un po’ di spazio, le loro radici devono poter entrare profondamente nella terra ma nelle città tutto ormai è asfalto e cemento, le radici non possono svilupparsi, con il clima cambiato gli alberi soffrono anche loro e poi cadono perché non hanno radici sufficienti.

    Senza alberi non abbiamo l’ossigeno che ci serve, gli alberi abbattono l’inquinamento, gli alberi abbassano un po’ la temperatura quando la canicola infuria e troppe persone non hanno la possibilità di lasciare la città o di permettersi un condizionatore, gli alberi sono più che mai necessari specie nei luoghi abitati, piccoli o grandi che siano.

    La stessa Unione Europea aveva stanziato cifre importanti, anche per l’Italia, anche per Milano, perché si desse vita ad una decisa nuova piantumazione, parchi e giardini sono necessari così come è necessario salvaguardare la vita delle piante esistenti, nella realtà questo invito non è stato recepito e i soldi li avranno utilizzati altre città, altre nazioni.

    Purtroppo la tutela del verde è l’ultimo problema di molti, troppi amministratori, a partire da Milano, piantumazioni, parchi e giardini non si realizzano, gli alberi non sono curati e asfalto e cemento contornano gli alberi dei viali eredità di un lontano passato quando i sindaci avevano a cuore la loro città e tutti i loro cittadini non soltanto le piste ciclabili.

    Proteggere le radici degli alberi è necessario per la loro vita e per la nostra e le radici, conservare le radici, è importante anche per noi umani che dovremmo ricordarci da dove veniamo e che, se continuiamo a distruggere l’ambiente, non andremo da nessuna parte.

  • Partito il 60% dei cantieri del Pnrr ma la spesa resta ferma al 34%

    Il 60% dei cantieri del Pnrr è avviato o già completato ma la spesa certificata resta ferma al 34%. A evidenziarlo è stata la presidente dell’Associazione nazionale costruttori edili (Ance), Federica Brancaccio, durante l’assemblea pubblica annuale dell’associazione, svoltasi oggi all’Auditorium della Conciliazione, a Roma. “La vera sfida ora è garantire continuità, coordinamento nazionale e certezze per le imprese”, ha affermato Brancaccio. Il Pnrr ha trasformato l’Italia “nel più grande cantiere d’Europa” e rappresenta un modello di gestione da estendere ad altri ambiti, in particolare alle politiche urbane e dell’abitare, oggi ancora troppo frammentate: “Solo su quest’ultimo tema contiamo 40 competenze diverse”, ha affermato. L’assemblea, intitolata “Il tempo giusto”, ha rappresentato un momento di confronto sul futuro delle costruzioni in Italia, con un focus sulle trasformazioni in atto e le opportunità da cogliere in un contesto in continua evoluzione. All’evento sono intervenuti, oltre alla presidente Ance, rappresentanti di primo piano delle istituzioni e dell’economia, tra cui il sindaco di Roma, Roberto Gualtieri, il vicepresidente della Commissione europea, Raffaele Fitto, il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Matteo Salvini, il ministro per la Pubblica amministrazione, Paolo Zangrillo, e il presidente Anci, Gaetano Manfredi. Gualtieri ha ringraziato imprese e lavoratori che hanno permesso lo sviluppo dei cantieri nella Capitale. Fitto invece ha precisato che l’impossibilità di spostare la scadenza per i progetti del Pnrr “non è una questione di volontà”.

    “Nel caso in cui dovessimo concedere una proroga, dovremmo cambiare tre diversi regolamenti con il voto non solo di tutti gli Stati membri ma anche di diversi Parlamenti”, ha spiegato Fitto, il quale ha sottolineato che la scelta di non posticipare la scadenza è stata fatta per “partito preso”. Il vicepresidente ha inoltre aggiunto che con il commissario europeo con delega all’Economia, Valdis Dombrovskis, sono stati introdotti alcuni elementi di flessibilità, come la possibilità di rimuovere alcuni progetti dal Pnrr e spostarli sulla programmazione della politica di coesione, permettendo così di estendere la scadenza per la loro realizzazione. Innovazione tecnologica, sostenibilità ambientale e rigenerazione urbana sono stati gli altri temi al centro del dibattito dell’assemblea. L’obiettivo comune: costruire un sistema più efficiente, inclusivo e capace di affrontare le sfide del futuro. “Abbiamo 2.500 imprese coinvolte nei cinque mila cantieri del fondo Opere indifferibili che rischiano di non vedere un euro. Sui ristori del caro materiali mancano all’appello quasi 3 miliardi”, ha avvertito Brancaccio. Il ministro Salvini, dal canto suo, ha fornito i dati aggiornati sulla situazione delle infrastrutture italiane: “Oggi possiamo dire che l’Italia ha in corso investimenti per 204 miliardi di euro. Le opere riguardano ferrovie e strade, infrastrutture idriche, trasporto pubblico locale e case popolari. Parliamo di 1.200 cantieri ferroviari attivi, di cui 700 per nuove opere e 500 per manutenzioni programmate”.

    Per il presidente dell’Associazione nazionale comuni italiani (Anci), Gaetano Manfredi, la certezza finanziaria “è un elemento fondamentale” per la crescita delle città. “Realizzare opere di qualità nei tempi giusti è possibile solo con una programmazione continua e non a singhiozzo. Sono fondamentali la programmazione e il monitoraggio costante. Per programmare serve la certezza dei fondi. Per questo il mio appello al governo è: dobbiamo prepararci al dopo Pnrr. Si scelgano fin da ora le priorità”, ha osservato. “Comuni e Città metropolitane sono diventati attori protagonisti nella realizzazione delle opere pubbliche, dopo anni di difficoltà, nonostante la carenza di personale e le problematiche organizzative”, ha sottolineato Manfredi, annunciando di avere consegnato a Raffaele Fitto “un’Agenda delle Città e dei Comuni, con tanti progetti cantierabili e realizzabili, che possono rappresentare una svolta per il Paese”. “Solo nel 2024 – ha ricordato – i Comuni hanno effettuato spese per investimenti pari a circa 19,1 miliardi di euro. Nel primo quadrimestre del 2025 la spesa è ulteriormente cresciuta. È un dato positivo, perché significa che le risorse si spendono e le opere si realizzano. Crescono in particolare le spese per scuole e impianti sportivi, anche grazie all’effetto del Pnrr”.

  • Il Vicepresidente Fitto ospita il dialogo sull’attuazione dello sviluppo urbano sostenibile nell’ambito della politica di coesione

    Il 24 giugno il Vicepresidente esecutivo Raffaele Fitto ospiterà a Bruxelles il dialogo sull’attuazione dello sviluppo urbano sostenibile nell’ambito della politica di coesione, che riunirà un gruppo mirato di sindaci per discutere le sfide e condividere approcci efficaci per conseguire uno sviluppo urbano sostenibile.

    L’agenda dell’UE per le città, che sarà presentata in una prossima comunicazione, delineerà un nuovo approccio a sostegno delle aree urbane. L’agenda è tesa a far sì che il sostegno dell’UE raggiunga le città e le comunità che ne hanno più bisogno e sia accessibile a tutti i potenziali beneficiari. Rafforzerà inoltre l’impegno dell’UE a favore dello sviluppo urbano sostenibile, ponendo le esigenze e gli interessi delle città in prima linea nelle future iniziative dell’UE.

    Il dialogo sull’attuazione contribuirà alla preparazione dell’agenda dell’UE per le città, la cui adozione è prevista per la fine del 2025.

    La Presidente von der Leyen ha incaricato tutti i commissari di organizzare due dialoghi sull’attuazione all’anno per allineare l’attuazione alle realtà sul terreno. Per il Vicepresidente esecutivo Fitto si tratta del primo di tali dialoghi.

  • Cani e gatti: consigli per l’arrivo del caldo

    Eccoci finalmente in estate e il caldo è arrivato anche troppo d improvviso, per molti è difficile abituarsi specie se si vive e lavora in città dove l’asfalto ributta su onde di calore.

    Non dimentichiamoci che anche i nostri animali soffrono il caldo, specie quelli che devono fare le loro passeggiate sull’asfalto e hanno pochi incontri, sempre brevi, con gli spazi erbosi ed ombreggiati dagli alberi.

    I gatti, che hanno sempre bisogno di avere l’acqua a portata di muso, in estate chiedono di cambiarla spesso, deve essere il più fresca possibile e hanno bisogno di un posto ventilato ma non metteteli sotto il ventilatore, rischierebbero una bronchite che potrebbe essere fatale.

    Se partite per le vacanze e lo portate con voi, scelta preferibile alla pensione che non deve mai essere cercata all’ultimo momento con il rischio di brutte sorprese al ritorno, non dimenticate che i gatti soffrono molto il caldo della macchina e perciò non vanno mai lasciati soli nella vettura.

    Nel nuovo luogo dove alloggerete si adatteranno presto, se sono gatti abituati anche ad uscire teneteli comunque chiusi per un paio di giorni così che memorizzino bene dove siete voi, il loro trasportino e cuscino e le ciotole per mangiare e bere e non lasciateli fuori di notte, ci sono troppi pericoli. Tutti i gatti che abbiamo avuto si sono benissimo abituati, in campagna, ad uscire di giorno e a tornare verso sera, basta abituarli anche con il cibo ed i fischietto di richiamo.

    Anche i gatti possono avere colpi di calore perciò, come per i cani, se il caldo è troppo inumidite un po’ la testa, la pancia e le zampe.

    Non portate fuori i vostri cani, specie in città, nelle ore calde, i loro polpastrelli sono molto delicati ed essenziali per lo scambio di calore corporeo perciò sull’asfalto bollente soffrono, come per i gatti necessitano di acqua fresca e di luoghi dove riposare un po’ al fresco e mai sotto l’aria condizionata che è per loro molto pericolosa.

    La cosa più importante di tutte non abbandonateli mai, mai.

    Fortunatamente ci sono leggi che puniscono l’abbandono di animali ma non c’è legge sufficientemente dura per lenire il dolore che prova un cane abbandonato, su una strada, piena di pericoli, proprio dalle persone che ama incondizionatamente.

    Oggi vi sono molti luoghi di villeggiatura, anche al mare, che ospitano persone ed animali, lentamente si sta cominciando a capire che loro sono parte di noi, esseri viventi, sensibili e sempre leali, come anche noi dovremmo essere.

  • Architetture e visioni. Il racconto fotografico di Alberto Lagomaggiore in mostra a Villa Ghirlanda

    Inaugurerà sabato 17 maggio nelle sale di Villa Ghirlanda a Cinisello Balsamo (MI) la mostra personale di Alberto Lagomaggiore “Fotografie di architettura 1994-2024”, a cura di Maria Fratelli e Giorgio Olivero, che ripercorre trent’anni di fotografia d’architettura del noto fotografo, allievo di Gabriele Basilico. Un centinaio le fotografie in mostra, tra bianco e nero e colore, realizzate da Lagomaggiore perlopiù con fotocamera analogica di grande formato, a partire dalla metà degli anni Novanta sino ad oggi. Alle prime immagini che raccontano le profonde trasformazioni urbanistiche che hanno interessato grandi città come Milano e Genova, e delle quali Lagomaggiore è stato diretto testimone visivo, si aggiungono i lavori, realizzati a partire dalla fine degli anni Novanta, per riviste e cataloghi di note aziende del settore del design industriale. Una sezione della mostra è dedicata alle fotografie, inedite e non ancora mai pubblicate, del cantiere di restauro del 2004 di Villa Belgiojoso Bonaparte (Villa Reale) in via Palestro a Milano, uno dei principali monumenti del Neoclassicismo milanese, sede della Galleria d’Arte Moderna. Una galleria di immagini suggestive e ricche di fascino che, attraverso uno sguardo inconsueto e originale, si muovono tra spazi architettonici e opere d’arte. Completano l’excursus sull’attività trentennale di Lagomaggiore le immagini di ricerca personale dedicate all’edilizia “minore”, spesso non vincolata e degradata, come la serie dedicata alle Cascine di Milano, significativi manufatti edili cerniere tra il tessuto urbano e la campagna circostante, ed anche agli edifici testimoni della trasformazione delle città, come la serie di immagini sui Cantieri di Milano. A conclusione della mostra vengono presentati i due recenti lavori “Cuneo Zone di Confine” e “MILANO OVER”, entrambi del 2020, confluiti in due volumi fotografici, dove emergono tutti gli elementi delle principali tematiche indagate negli anni da Lagomaggiore come l’analisi urbanistica delle città, il racconto del tessuto urbano nelle sue varie declinazioni di edilizia abitativa e industriale, la dettagliata indagine delle trasformazioni dello spazio proiettato dalle architetture.

    La mostra sarà visitabile fino all’8 giugno.

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