Città

  • Sempre più boschi in Italia, in 10 anni Co2 abbattuta di 290 milioni di tonnellate

    Cinquecentottantasette ettari di aria più pulita: aumenta la superficie dei boschi in Italia e anche la capacità di assorbire anidride carbonica. In 10 anni la superficie boschiva nazionale è salita a 11 milioni di ettari, la biomassa forestale è cresciuta del 18,4%. E’ questo ha un deciso effetto positivo sull’aria. Alberi e legname consentono così di intrappolare e assorbire 290 milioni di tonnellate di Co2 in più.

    I Carabinieri Forestali, con l’aiuto dei droni, ma anche più prosaicamente di grandi strumenti di misurazione ‘fisica’ come i calibri, hanno realizzato un importante Inventario Nazionale delle Foreste e dei Serbatoi forestali di Carbonio. Con il supporto scientifico del Crea hanno misurato lo stato di vitalità delle foreste e il loro contributo per mitigare la “febbre planetaria”. E per una volta le notizie che arrivano sul fronte ambientale sono positive. “La rilevazione evidenzia un dato oggettivamente confortante – afferma il comandante dei Carabinieri Forestali, il generale Antonio Pietro Marzo – L’inventario è uno strumento di conoscenza concreta a supporto delle politiche ambientali e forestali. Conoscere vuol dire comprendere e quindi agire di conseguenza, favorendo il cambiamento e i processi non solo di conservazione ma anche di sviluppo”.

    I boschi, calcola l”inventario’, coprono il 36,7% del territorio nazionale, i metri cubi di biomassa espressi in valori per ettaro sono passati da 144,9 a 165,4 metri cubi. Importanti i dati sulla quantità di Co2 sottratta all’atmosfera che passa da1.798 milioni di tonnellate a quota 2.088 milioni corrispondente a 569 milioni di tonnellate di carbonio organico trattenuto nella biomassa e nel legno morto. Gli alberi sono di fatto una vera e propria macchina biologica che cattura carbonio: un metro cubo di legno secco contiene circa 260 chili di carbonio, pari a circa metà del suo peso.

    Le Regioni che maggiormente contribuiscono al volume complessivo dei boschi italiani sono la Toscana, il Piemonte e la Lombardia, rispettivamente con il 10.4%, il 9.8% e l’8.7% del totale. I valori minimi regionali sono stati registrati per la Puglia, la Valle d’Aosta e il Molise, con contributi variabili tra l’1.0% e l’1.3% del totale, che ovviamente tiene conto anche dalla loro diversa superficie, oltre che della diversa composizione delle foreste. La fotografia mostra anche che le specie presenti sono 180 ma di queste ne bastano quattro per rappresentare il 50% del volume dei boschi: il faggio, l’abete rosso, il castagno e il cerro. Bisogna aggiungere poi altre sette specie per arrivare al 75%: il larice, la roverella, il carpino nero, il leccio, l’abete bianco, il pino nero e il pino silvestre.

  • Mascaretti: il centrodestra per Milano è il rimedio all’ambientalismo parolaio di Sala

    Rimuovere lo sfregio inferto a corso Buenos Aires, schierare 600 nuovi vigili, controlli effettivi sulla qualità dell’aria che i milanesi respirano. Questi sono gli impegni che Andrea Mascaretti, candidato di Fratelli d’Italia al Consiglio comunale, si prefigge di portare avanti per conto dei milanesi, sia per smascherare l’ambientalismo senza risultati con cui Giuseppe Sala si prefigge restare a Palazzo Marino sia per imprimere una svolta alla capitale morale d’Italia nel caso in cui questa torni ad affidarsi alla cultura politica che ha prodotto gli Albertini e le Moratti.

    Evidenziando che quella voluta da Sala e compagni in corso Buenos Aires è una vera e propria barriera architettonica, Mascaretti ne ha promesso la demolizione se il voto del 3-4 ottobre decreterà il divieto di sosta ulteriore di Sala sullo scranno di primo cittadino, precisando che invece “in caso restassimo all’opposizione continueremo questa battaglia, sia per chi ha necessità di utilizzare la macchina che per i ciclisti, che meritano percorsi ciclabili ben realizzati”. “Dopo il Salone del Mobile anche la Fashion Week ha mandato in tilt la Città – ha osservato nel frattempo il capolista di FdI guardando agli spot elettorali offerti dal calendario al sindaco uscente – Caos per le strade, piste ciclabili utilizzate come parcheggi e traffico congestionato hanno rivelato ancora una volta come l’amministrazione non sappia farsi trovare preparata per questi grandi eventi, generando disservizi e disagi per i visitatori, gli operatori economici e i cittadini. Questi eventi sono fondamentali e rendono Milano una vetrina di primo piano a livello internazionale, per questo bisogna saper lavorare per creare le condizioni migliori affinché la città possa accogliere le migliaia di persone che arrivano in queste occasioni e per evitare che sprofondi puntualmente nel caos”.

    Mascaretti ha anche puntato l’indice per smascherare l’ambientalismo di cui Sala si pretende interprete: “E’ particolarmente grave la negligenza della Giunta per quanto riguarda il monitoraggio dell’aria che respiriamo: per oltre 10 anni le amministrazioni di sinistra hanno evitato di monitorare la concentrazione delle polveri sottili in metropolitana pur sapendo che PM 10 e PM 2,5 possono raggiungere concentrazioni molto elevate, fino a sette volte le concentrazioni considerate rischiose quando rilevate all’aria aperta. Dalle rilevazioni effettuate per conto della Procura della Repubblica erano emersi dati che avrebbero richiesto costanti monitoraggi della qualità dell’aria. Invece, ho chiesto agli uffici competenti e mi è stato comunicato che negli ultimi 10 anni non sono stati effettuati dal Comune monitoraggi sulle concentrazioni di polveri sottili e CO2 in metropolitana. Davvero pazzesco: nei giorni scorsi abbiamo effettuato delle misurazioni con rilevatori portatili e i risultati hanno confermato concentrazioni decisamente maggiori in metropolitana che all’aria aperta. Mi chiedo dunque perché la giunta non abbia mai fatto un monitoraggio per sapere la qualità dell’aria che respirano i lavoratori e milioni di passeggeri in metropolitana”.

    Per contrastare questa deriva, Mascaretti fa sapere che una vittoria del centrodestra porterebbe a “due delibere fondamentali: l’assunzione di 600 agenti della Polizia locale e l’abolizione l’addizionale Irpef per gli under 35 che creano nuove imprese”. “Da tempo – spiega – porto avanti queste battaglie: Milano ha bisogno di più sicurezza e quindi più forze in campo, e i giovani devono vedere da parte delle istituzioni segnali concreti di sostegno al lavoro e quindi alla loro vita, alla possibilità’ di crearsi una famiglia, valori per noi fondamentali”.

  • Bruxelles studia un piano d’azione a lungo termine per le aree rurali

    Una piattaforma per lo scambio di informazioni, una spinta alla creazione di sistemi dell’innovazione nelle campagne, strategie per la mobilità sostenibile e l’incremento dell’accesso ai servizi e alla banda larga. Sono alcune delle azioni previste dalla “visione” a lungo termine (2040) della Commissione Ue per rendere le aree rurali europee “più forti, connesse, resilienti e prospere”.

    Nella comunicazione che presenta il nuovo Patto e il Piano d’azione Ue, la Commissione raccomanda a Stati membri e regioni di integrare di più gli interventi della Politica agricola comune (Pac) e della Politica di Coesione e di adottare il principio secondo cui tutte le decisioni prese dovrebbero essere ‘a prova di rurale’.

    La vicepresidente della Commissione europea Dubravka Suica ha quindi sottolineato che l’integrazione in una strategia unica dei piani per la ripresa, dei fondi di coesione e di quelli della Pac per rendere le aree rurali più attrattive “‘oggi è una necessità”. Attualmente “c’è troppa Pac nelle aree rurali e troppa coesione nelle aree urbane – ha aggiunto il commissario Ue all’agricoltura Janusz Wojciechowski – è il momento di cambiare”. “Tutti i fondi sono stati rinforzati con il Recovery plan dell’Ue – ha detto la commissaria alla coesione Elisa Ferreira – l’elemento critico è usarli in una prospettiva che non sia solo settoriale ma territoriale per avere un effetto moltiplicatore delle risorse”.

    Secondo il progetto di ricerca ‘Escape’, del programma studi ESPON, specializzato in analisi delle politiche regionali, finora le politiche Ue adottate contro l’abbandono delle aree rurali non hanno dato risultati tangibili e tre regioni rurali su cinque in Europa – ovvero il 40% del territorio e il 30% della popolazione – sono o saranno colpite dal declino demografico nei prossimi decenni.

  • Coronavirus: Auckland ranked most liveable city as pandemic shifts list

    Auckland in New Zealand has been named the world’s most liveable city, in an annual ranking that has been shifted by the coronavirus pandemic.

    The Economist Intelligence Unit (EIU) survey ranked 140 cities on factors including stability, infrastructure, education and access to healthcare.

    But the pandemic proved to be the defining factor in this year’s list.

    It meant European cities fell while those in Australia, Japan and New Zealand rose up the rankings.

    Those island countries responded swiftly to the coronavirus outbreak and were able to minimise cases and loosen restrictions.

    European Union countries, meanwhile, had a sluggish start to their vaccine rollout and many member states imposed tough lockdowns which hurt their performance in this year’s survey.

    Auckland topped the list followed by Osaka in Japan, Adelaide in Australia, Wellington in New Zealand and the Japanese capital Tokyo. No UK cities made the top ten.

    “Auckland rose to the top of the ranking owing to its successful approach in containing the Covid-19 pandemic, which allowed its society to remain open and the city to score strongly,” the EIU said.

    “European cities fared particularly poorly in this year’s edition,” it added. “Eight of the top ten biggest falls in the rankings are European cities.”

    Vienna, for example, fell from first place to 12th. The Austrian capital had led the list for several years, usually tied at the top with Melbourne.

    But Hamburg in northern Germany had the most dramatic fall – dropping 34 places to 47th.

    This trend was motivated by a “stress on hospital resources” which the study said had increased for most German and French cities, resulting in a “deteriorated healthcare score”.

    Lockdown measures and restrictions on movement also reduced overall liveability, the study said.

    “Cities across the world are now much less liveable than they were before the pandemic began, and we’ve seen that regions such as Europe have been hit particularly hard,” the EIU said.

    While the top of the list has shifted, the study said there had been much less movement at the bottom.

    Damascus remains the city where life is most difficult, largely because of Syria’s continuing civil war. Many of the cities that ranked poorly have been blighted by conflict, which has put pressure on their health systems and infrastructure.

    The ten most liveable cities in 2021

    1. Auckland, New Zealand
    2. Osaka, Japan
    3. Adelaide, Australia
    4. Wellington, New Zealand
    5. Tokyo, Japan
    6. Perth, Australia
    7. Zurich, Switzerland
    8. Geneva, Switzerland
    9. Melbourne, Australia
    10. Brisbane, Australia

    The ten least liveable cities in 2021

    1. Damascus, Syria
    2. Lagos, Nigeria
    3. Port Moresby, PNG
    4. Dhaka, Bangladesh
    5. Algiers, Algeria
    6. Tripoli, Libya
    7. Karachi, Pakistan
    8. Harare, Zimbabwe
    9. Douala, Cameroon
    10. Caracas, Venezuela
  • Uomini siate e non pecore matte

    Pecore, pecoroni e immunità di gregge.
    L’immunità di gregge è ancora purtroppo lontana, lo sappiamo tutti, lontana di alcuni mesi, forse ancora di più a causa di quelle varianti delle quali conosciamo ancora troppo poco. Legittimo ed umano che si sia tutti stanchi ma sarebbe stupido, pericoloso, in alcuni casi criminale, ripercorrere gli errori della scorsa estate. Quegli errori ci hanno portato a lunghissimi mesi di clausura con migliaia e migliaia di morti, migliaia e migliaia di ammalati, che dopo la guarigione continuano a subire, nella mente e nel fisico, i lunghi postumi della malattia. Mesi e mesi che hanno colpito duramente la vita e l’economia dei singoli e dell’intero paese. Doveroso che nell’attesa di portare avanti la campagna vaccinale si cerchi di allentare un po’ le misure restrittive ridando più spazio alle attività produttive e alle libertà dei singoli, ma per raggiungere lo scopo, più libertà senza troppi rischi, occorre una collaborazione tra singoli ed istituzioni che ad oggi non c’è! Quanto avvenuto in questi giorni dimostra che troppe persone hanno un tragico atteggiamento da pecore che tutte insieme vanno nella stessa direzione, le une strette alle altre, ammassate negli stessi posti come se la libertà fosse solo rappresentata dalla capacità di assembramento. Pecore che seguono la prima che si muove anche se si dirige verso il burrone, pecore che non riconoscono il pericolo e che sopravvivono solo se hanno un buon pastore e cani da difesa che le sorvegliano, le difendono. Ai tanti che hanno rispettato regole e sacrifici si oppongono con ignoranza e arroganza i negazionisti e con superficialità ed incoscienza gli orfani della movida, ricca o povera che sia. Intanto il trasporto pubblico continua a non essere pronto a trasportare in sicurezza studenti e pendolari e troppi sindaci non sono in grado, o nella capacità o volontà, di organizzare controlli adeguati nelle aree a maggior rischio, dai centri storici alle località turistiche. Intanto le pecore si ammassano ignare, si fa per dire, dei rischi mentre i pecoroni tacciono ed i caproni incitano alla libertà. Libertà che è di cara come sa chi vita rifiuta? No, qui non c’è nulla di eroico, nessun ideale da perseguire ma caccia al voto ed al consenso. Possiamo solo sperare che il pastore non si faccia trascinare dal gregge, che i cani pastore non si siano imbolsiti perché se non fosse così e per colpa di alcuni dovessimo rischiare di rinchiuderci d’estate o di subire la quarta ondata a settembre, ottobre ogni morto, ogni ammalato, ogni nuova perdita economica ricadrà sulla coscienza anche del gregge, di ogni pecora.

  • Covid-19 distrugge la qualità della vita nelle città del Nord

    L’anno nero del Covid – segnato da contagi, decessi, crisi economiche, lockdown e quarantene – premia Bologna come prima città per qualità della vita, un podio che viene completato da Bolzano e Trento al secondo e terzo posto: è quanto stabilisce la 31esima indagine del Sole 24 Ore sul benessere nei territori, che informa anche sul differente impatto della pandemia nei territori.

    Nello specifico Bologna guadagna 13 posizioni e traina un po’ tutte le province dell’Emilia Romagna: ben 5 su 9 si incontrano tra le prime 20: oltre al capoluogo, Parma (87/ma), Forlì Cesena (14/ma), Modena (15/ma) e Reggio Emilia (17/ma). Bolzano e Trento per quanto le riguarda hanno saputo tenere le posizioni anche nell’anno della pandemia, benché siano ora attese alla prova di un inverno difficile per l’economia della montagna. Ma a parte queste due province è soprattutto il Nord a uscire penalizzato dagli effetti su larga scala del virus. Le province lombarde hanno segno negativo, in peggioramento rispetto allo scorso anno, a eccezione di Sondrio e Mantova. Colpita anche Milano – vincitrice nel 2018 e nel 2019 – che perde 11 posizioni, dove pesa il crollo del Pil pro capite in base alle stime 2020, ma anche il nuovo indicatore sullo spazio abitativo medio a disposizione (con una media di 51 mq per famiglia).

    Secondo il report del Sole 24 Ore la crisi sanitaria zavorra le aree metropolitane più turistiche, come Venezia (33/ma, in calo di 24 posizioni), Roma (32/ma, -14), Firenze (27/ma, -12) e Napoli (92/ma, -11). E della mancanza di turisti risentono anche le località di mare: peggiorano le province di Puglia e Sardegna (a eccezione di Cagliari e Foggia), Rimini (36/ma, -19), Salerno, Siracusa e Ragusa. In controtendenza solo la Liguria, tutta in miglioramento, dove addirittura Genova (19/ma) celebra con una buona performance la riapertura del viadotto sul Polcevera dopo il crollo del ponte Morandi recuperando 26 posizioni.  A registrare “scatti di crescita”, piazzandosi nella top ten, sono anche altre province di medie dimensioni come Verona (4/a, +3 posizioni), Udine (6/a, +10) e Cagliari (9/a, +11).  E se il Nord scende il Sud non scala la classifica ma resta al fondo con i problemi di sempre. Quest’anno fanalino di coda della classifica è Crotone, preceduta da Caltanissetta, ultima lo scorso anno.

    Tornando a Bologna c’è da rilevare la sua primazia sul fronte di ricchezza e consumi, quarta in affari e lavoro, seconda in ambiente e servizi, terza in cultura e tempo libero. A Sud le aree metropolitane guadagnano posizioni nel capitolo demografia e salute proprio perché il virus ha picchiato più duro altrove, ma restano sul fondo nelle altre categorie dove pesano i divari strutturali ereditati dal passato.  Per quanto riguarda l’impatto della pandemia dall’indagine emerge la profondità della crisi economica e sociale. Il reddito di cittadinanza aumenta nelle grandi metropoli e al Sud: a Milano, dove gli assegni sono poco meno di 13 ogni 1.000 abitanti, tra dicembre 2019 e agosto 2020 ne sono stati emessi il 40,3% in più. A Napoli e Palermo si tocca quota 49 e 51,5 contributi ogni 1,000 abitanti, in salita del 36% e del 33,2%.

    Soddisfatto il sindaco di Bologna Virginio Merola: “siamo stati molto attenti al tema delle relazioni che tutti abbiamo scoperto purtroppo in questo Covid”, ha spiegato commentando i dati del report del Sole 24 Ore. Gli fa eco il presidente della Regione Emilia Romagna Stefano Bonaccini, a detta del quale “nell’anno della pandemia, la nostra terra si dimostra unita e capace di resistere, grazie soprattutto alla capillarità dei servizi forniti e agli investimenti in sanità, formazione, innovazione”. “Lascio ai cittadini valutare cosa sarebbe successo a Palermo se non avessimo avuto questa crisi, dopo tre anni durante i quali la città ha avuto il migliore aumento dei flussi turistici in tutto il Paese e con evidenti segnali di ripresa dell’economia”, ha riferito il sindaco di Palermo Leoluca Orlando. Per la sindaca di Torino Chiara Appendino “questi dati sono una conferma e, ovviamente, un nuovo punto di partenza. Certo, ci sono ancora tanti problemi da risolvere e il lavoro da fare è ancora molto, ma il nostro obiettivo era restituire ai torinesi una città migliore di come l’abbiamo trovata e direi che la direzione intrapresa è quella giusta”. Giudizio positivo anche da parte del primo cittadino di Genova Marco Bucci: “questo risultato ci dà una spinta ulteriore per andare avanti con entusiasmo e ottimismo sui tanti progetti che stanno prendendo forma e che cambieranno il volto della città rendendola ancora più bella e più appetibile”, ha affermato.

  • Il Wwf paventa cemento su un’area 2,5 volte più grande di Roma

    Avanza la cementificazione in Italia e, secondo le stime più ottimistiche, il rischio è che, nei soli prossimi 30 anni, al 2050, le aree urbanizzate, dove già vive più di un terzo della popolazione, divorino altri 800 chilometri quadrati di aree libere, pari a un’area due volte e mezzo Roma. Questo quanto emerge nel rapporto ‘Natura urbana 2020’ del Wwf pubblicato alla vigilia della ‘Festa della Natura in Città’.

    Le previsioni (elaborate su dati Ispra dal gruppo di ricerca dell’Università dell’Aquila che da anni lavora col Wwf) parlano anche di assedio dei Siti Natura 2000 (quelli tutelati dall’Ue) con il rischio di cancellare quasi altri 10.000 ettari di pregio, considerando che sono già 140mila gli ettari delle aree buffer dei siti comunitari già urbanizzate in tutte le aree del Paese.

    “Durante il lockdown – scrive il Wwf nel rapporto dal titolo ‘Safe Cities in armonia con la Natura: per città più verdi, più sane e più sicure’ – paradossalmente abbiamo apprezzato l’importanza della natura che ha bussato alle porte delle nostre città e con cui conviviamo nei nostri centri urbani e abbiamo capito l’importanza di fare scelte per vivere in Safe Cities, in aree urbane che siano sane, sicure e in armonia con la natura”.

    Ma le previsioni, appunto, “dimostrano che c’è ancora molto da fare”. Il Wwf chiede dunque, dati alla mano, azioni urgenti e non più rinviabili per “riprogettare le nostre città, realizzando piani e progetti di trasformazione e rigenerazione urbana che diano più spazio alla natura, garantendo, già da ora, la resilienza dei sistemi naturali e, nelle città attraversate dai corsi d’acqua, interventi realizzati con ‘nature based solutions'”. In tal senso il gruppo di ricerca dell’Università dell’Aquila coordinato dal professor Bernardino Romano, oltre a fornire le stime sull’espansione urbana, ricorda anche che negli ultimi 50 anni negli ambiti fluviali si è consumato suolo per circa 2mila Kmq, l’equivalente di 310mila campi di calcio.

    “Ora – dice il Wwf – è il momento delle scelte”. E nel rapporto ‘Natura urbana’ l’associazione avanza proposte concrete ad amministratori pubblici e ai cittadini, fornendo esempi virtuosi già realizzati e soluzioni di frontiera da tutto il mondo e dalle varie parti d’Italia, e che sono illustrati da 18 esperti che hanno risposto alla chiamata del Wwf. Nel mondo, storia di successo è la sfida lanciata dal Wwf internazionale “One Planet City Challange” che ha raccolto l’adesione di 600 città che stanno già facendo scelte sostenibili per contenere i cambiamenti climatici. Guardando all’Italia, a Milano si sta intervenendo per la realizzazione del nuovo parco urbano del Giambellino 129, nell’ambito del piano di rigenerazione del quartiere Lorenteggio; per il rinverdimento della fermata ferroviaria Tibaldi nella zona sud della città; e con un diffuso progetto di pareti e tetti verdi in tutta l’area urbana. Altro punto qualificante sono le ‘città agricole’. Lo segnala Davide Marino, professore associato di Economia ed Estimo Rurale all’Università del Molise, che richiama, tra l’altro, l’esempio del Parco di Casal del Marmo a Roma. Nel Rapporto del Wwf anche la tutela e la riqualificazione del lago naturale dell’area ex Snia Viscosa nel quartiere Pigneto-Prenestino di Roma dove sono state censite 80 diverse specie di uccelli, il Parco della Salute nei pressi di Porta Felice a Palermo e la realizzazione del Parco Alex Langer a Rovigo con la riqualificazione di un’area boschiva di 7 ettari.

  • Allarme dei costruttori: città condannate al degrado

    Una “politica demagogica e irresponsabile” che rischia di abbandonare le città al declino, lasciandole “diventare cimiteri”. Sono parole pesanti quelle usate dal presidente dell’Associazione nazionale dei costruttori, Gabriele Buia. Accuse rivolte al governo che nel decreto Semplificazioni ha inserito “un paradosso”. Provvedimento che, sottolinea il numero uno dell’Ance, “ci aspettavamo che andasse verso la direzione della rigenerazione urbana. Ma poi cosa vediamo? Vincoli a livello nazionale che impattano in maniera differenziata e problematica”. Il riferimento va al testo stesso del dl ma anche ai tentativi parlamentari di mediazione che non soddisfano le imprese del settore.

    Si tratta di un nodo politico che agita anche la maggioranza. L’articolo in questione è il 10 e mira, come è scritto in capo allo stesso articolo, a “semplificare e accelerare le procedure edilizie e ridurre gli oneri a carico dei cittadini e delle imprese”, assicurando “il recupero e la qualificazione del patrimonio edilizio esistente e lo sviluppo di processi di rigenerazione urbana”. Insomma si tratta di sburocratizzare anche per consentire l’adeguamento energetico degli edifici e la loro messa in sicurezza. Tenendo conto che, come ha certificato il Consiglio Nazionale degli Architetti e della Rete Professioni Tecniche, quasi la metà degli edifici, il 45%, ovvero 5,2 milioni, ha più di 50 anni.

    Già nel testo si vanno a porre dei paletti agli interventi di demolizione e ricostruzione nelle cosiddette “zone omogenee A”, grossomodo coincidenti con i centri storici. Ma i confini di queste aree a seconda del Comune variano. E in città come Roma risultano particolarmente estese. Ci sono emendamenti dem che puntano a rimuovere questi paletti ed emendamenti Leu di senso opposto. La riformulazione fatta sulle proposte di Liberi e Uguali non convince tutta la maggioranza. E tanto meno le aziende. “Significherà bloccare tutte le città e condannarle al degrado”, attacca il presidente dell’Ance”. Perché, spiega, Buia, “non si potranno toccare neanche edifici degli anni ‘50 o ‘60 che magari si potrebbero demolire perché non belli, inquinanti e spesso insicuri”. Posto che le norme in questione “non toccano”, tiene a precisare l’associazione dei costruttori, “edifici storici, culturali o che denotano un tessuto storico consolidato. Lì ci sono altri strumenti come il restauro, il restauro conservativo”.

    L’argomento sarà affrontato dalle commissioni Affari Costituzionali e Lavori pubblici del Senato e poi in aula. Venerdì 27 agosto le votazioni si sono protratte nella notte e gran parte degli emendamenti è stata sfrondata. C’è stata, infatti, un’accelerazione nell’ultima seduta delle commissioni, che per il Governo seguendo il sottosegretario ai Trasporti e alle Infrastrutture, Salvatore Margiotta. Il clima tra maggioranza e opposizione si fa quindi collaborativo, con l’accoglimento anche di diversi emendamenti della minoranza. Tra gli ultimi approvati anche quello a firma Lega che estende su tutto il territorio nazionale i finanziamenti agevolati per i giovani agricoltori. Sempre il 28 è passata la proposta del Pd che elimina i blocchi ai mezzi con targa straniera guidati dai frontalieri italiani.

    Intanto scoppiano scintille tra Italia Viva e il Partito democratico sull’ammodernamento degli stadi. Il leader di Iv, Matteo Renzi, che ha presentato un emendamento a riguardo, per eliminare i poteri delle soprintendenze, lamenta come i colleghi di maggioranza stiano sul punto “tergiversando”. Replica a stretto giro la senatrice dem, Caterina Biti, sostenendo che la proposta dai lei fatta sullo stesso tema è “tecnicamente inattaccabile”. Renzi invece si dice sicuro che “l’emendamento del M5s contro l’aeroporto di Firenze non passa”. Si tratta dell’emendamento, per ora accantonato, del senatore pentastellato Gianluca Ferrara, che introduce per i lavori di ampliamento anche l’obbligo di Vas, la valutazione ambientale strategica.

  • Milano sulla scia delle grandi città del mondo: studios su 20mila metri quadri

    Nonostante la pandemia, il lockdown, le difficoltà crescenti di una città che si è dovuta fermare, Milano prova a rialzare la testa e ad andare avanti. In uno dei quartieri diventati simbolo della rinascita urbana del capoluogo lombardo, Porta Nuova, aprono i battenti i Milano City Studios, un modello innovativo di location per la produzione di contenuti digitali, eventi, spot pubblicitari e riprese cine-televisive. Set di posa che si inseriscono nel cuore pulsante della città, tra grattacieli, uffici, abitazioni, percorsi ciclabili, passeggiate pedonali e un grande parco. Veri e propri teatri di posa che, ridando vita e funzionalità alle strutture preesistenti di un intero quartiere, offrono tecnologie all’avanguardia, aree di riprese indoor e outdoor per oltre 20mila metri quadrati complessivi, servizi on demand e centralità logistica.

    Un progetto per Milano e per l’Italia che nasce sulla scia dei modelli di Los Angeles, Londra e New York e che trova le sue fondamenta nell’esperienza di Big Spaces, società di venue management, con sede a Milano, che individua e gestisce spazi di eccellenza trasformandoli in amplificatori di contenuto. A monte, un accordo con Coima, la Sgr che ha in gestione i fondi che hanno contribuito alla nascita di Porta Nuova. Un piano di business realizzato in soli quattro mesi e gestito in piena emergenza Covid che trova solidità negli investimenti di una cordata di imprenditori privati ‘best in class’ del settore. Big Spaces ha infatti coinvolto nel progetto Next group, Clonwerk holding, Sts Communication, Icet Studios, Sfeera, G group international e Nexim con l’obiettivo di fornire alle aziende non solo scenari decisamente aspirazionali (concentrati in un’area unica e fortemente innovativa) ma anche l’approvvigionamento di una gamma completa di servizi e soluzioni.

    “Il progetto ha le sue fondamenta in un pensiero strategico che, traendo forza dagli stimoli tipici di un periodo non semplice quale questo dell’emergenza Covid, si è velocemente trasformato in un sistema manageriale concreto di gestione degli spazi – afferma Andrea Baccuini, partner e ceo di Big Spaces – Da oggi i Milano City Studios sono a disposizione di agenzie di comunicazione, broadcaster, etichette discografiche, case di produzione e di chi è chiamato a creare contenuti, siano essi live o digitali, nel pieno rispetto dei nuovi parametri di sicurezza. A noi il compito di occuparci della promozione, commercializzazione e gestione degli spazi, secondo il modello anglosassone del revenue sharing tra noi, la proprietà degli spazi stessi e i partner coinvolti”.

    Per i primi 18 mesi di attività, e dunque da fine giugno 2020 a dicembre 2021, il forecast del progetto si basa su più di 550 giornate di produzione complessive, distribuite su tutti gli Studios. Questo volume di utilizzo degli spazi indoor o outdoor dovrebbe generare ricavi per oltre 3,5 milioni di euro a cui potrebbe sommarsi un indotto per l’area almeno 10 volte superiore.

  • Urban gardening, la nuova tendenza all’epoca della pandemia

    Autarchia ed evasione dalla noia del lockdown stanno spingendo sempre più italiani verso l’urban gardening, la coltivazione di ortaggi e aromi su balconi e terrazzi. La coltivazione va ben oltre il basilico, piantato fuori dalle finestre, insomma un intruso tra i gerani o gli oleandri, a seconda se a nord o a sud della penisola. In questo anomalo 2020 vanno diffondendosi veri e propri orti pensili con irrigazione a goccia computerizzata. L’insalatina e i rapanelli crescono in vasche di ogni tipo, anche in vecchie ruote d’auto e grondaie. La gioia di vedere le proprie piantine cresce è sempre la stessa.

    La moda del ‘giardinaggio cittadino’, da tempo diffusa nel mondo di lingua tedesca, non è nuova. “A causa della quarantena la gente ha più tempo, che passa spesso in balcone”, conferma il giardiniere bolzanino Christoph Poecksteiner. I cittadini, dopo aver riordinato e sistemato cantina e garage, con l’avanzare della primavera, si dedicano con amore ai balconi. E, come con il pane fatto in casa, non si tratta solo di un passatempo, è anche la voglia di conoscere ciò che finisce in tavola. Il giardiniere Poecksteiner affitta nel suo terreno agli inquilini dei condomini limitrofi i cosiddetti letti rialzati, aiole ad altezza tavolo. Christian Reider è titolare di un vivaio e per tamponare, almeno in parte, le perdite causate dalla quarantena, consegna piante e terriccio a domicilio. Ora i clienti lentamente stanno tornando anche di persona nelle sue serre alle periferia del capoluogo altoatesino. “Durante il lockdown la vendita di verdure, insalate e piante aromatiche è aumentato del 25%. “Ovviamente un po’ di spazio, nel giardino oppure sul terrazzo, è necessario. Serve inoltre terra di buona qualità e non dimenticarsi mai di innaffiare”, raccomanda Reider. “Fare qualcosa di manuale – aggiunge – fa bene allo spirito”. “Ci siamo resi conto che aiuta l’umore coltivare qualcosa”, conferma Andrea Klodvigova, madre di due maschietti vivaci di 3 e 6 anni. “I bambini – racconta – imparano, io mi tengo impegnata e in più mangiamo i prodotti sani del nostro piccolo giardino. Abbiamo fatto di necessità virtù. Stando all’aria aperta, i ragazzi guardano meno la tv e giocano meno con il tablet”. Insomma, il giardinaggio mignon come forma di svago e divertimento. “Prima del coronavirus si prendeva l’insalata in busta al supermercato, ora i ragazzi hanno imparato che l’insalata cresce da un piccolo seme. Questo è importante” commenta Andrea.

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