Commercio

  • La lezione del 2019 per il 2020: i saldi convengono soprattutto a febbraio

    In occasione dei saldi 2020 idealo, il portale internazionale di comparazione prezzi leader in Europa ha analizzato i dati dei saldi dell’anno scorso per verificare le percentuali di risparmio possibili e i periodi in cui si trovano i maggiori ribassi sui prezzi.

    Considerando un periodo temporale medio da inizio gennaio a fine febbraio 2019, ovvero quando i saldi sono nel pieno delle proprie potenzialità e l’interesse dei consumatori è ancora alto, idealo ha rilevato come la settimana più conveniente sia stata l’ultima di febbraio, mentre quella più cara, quindi con meno offerte, la terza di gennaio.

    Sempre analizzando i primi due mesi dell’anno scorso, i prodotti maggiormente convenienti sono stati gli pneumatici estivi (-33,0% nella settimana più conveniente rispetto a quella più cara durante i saldi invernali) – a dimostrazione del fatto che acquistare articoli al di fuori della stagionalità di utilizzo è il modo migliore per risparmiare – ci sono stati poi gli stivali (-30,8%) e altoparlanti (-27,1%). Ancora, giacche per outdoor (-22,7%), prodotti per la cura del viso (-16,5%), console di gioco (-15,4%), zaini (-12,6%), lavatrici (-10,3%), obiettivi fotografici (-10,0%) e frigoriferi (-10,0%).

    Analizzando, invece, l’interesse dei consumatori digitali è risultato che esso si è concentrato in particolar modo nella prima settimana di gennaio, ad inizio delle offerte. Viceversa, i giorni con meno intenzioni di acquisto sono stati quelli della terza settimana di febbraio e della quarta, probabilmente quando ormai i consumatori avevano già acquistato ciò che li interessava.

    Sempre analizzando l’interesse degli e-consumer italiani è possibile vedere come durante i saldi 2019 alcuni prodotti abbiano visto un notevole aumento delle relative ricerche online rispetto al periodo precedente, in particolar modo: scarpe da corsa (+79,4%), caschi da moto (+55,3%), scarpe da ginnastica (+46,9%), pneumatici estivi (+35,0%), giacche outdoor (+27,9%), fotocamere mirrorless (+24,0%), prodotti per la cura del viso (+23,8%), lavatrici (+22,5%), obiettivi fotografici (+15,9%), lavastoviglie (+15,2%), piani cottura (+14,5%) e infine frigoriferi (+13,3%). I saldi invernali diventano quindi occasione per comprare scontati oltre ai grandi elettrodomestici e agli pneumatici estivi, prodotti di uso comune come le macchine fotografiche o anche abbigliamento.

     

  • Intesa per potenziare i collegamenti aerei tra Italia e Cina

    Ampliare i collegamenti aerei tra Italia e Cina, a favore dello sviluppo reciproco del turismo e del business. E’ l’obiettivo di un importante memorandum di intesa firmato dal presidente dell’Enac, Nicola Zaccheo, e il suo omologo cinese in occasione del negoziato aereo bilaterale tra l’Italia e la Repubblica Popolare Cinese, svoltosi a Pechino. La delegazione italiana, guidata dal presidente dell’Enac Zaccheo e dal direttore generale Alessio Quaranta, era composta da rappresentanti del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti e dell’Ambasciata italiana a Pechino,oltre che da un team di dirigenti e tecnici dell’Ente. L’incontro per il negoziato è stato aperto da un indirizzo di saluto dell’ambasciatore italiano in Cina Luca Ferrari. L’importante accordo è stato raggiunto proprio nell’anno in cui si celebrano i cinquant’anni dall’inizio delle relazioni diplomatiche con Pechino, anno dedicato anche allo sviluppo della cultura e del turismo tra l’Italia e la Cina.

    Il Memorandum prevede un considerevole ampliamento delle intese precedenti risalenti al 2015 e in particolare: incremento della capacità in termini di frequenze passeggeri fino a 164 voli settimanali per parte, di cui 108 con decorrenza immediata, con un incremento di 28 a partire dalla stazione estiva 2021 e di ulteriori 28 a partire dalla stagione estiva 2022; punti di destinazione liberi nei rispettivi territori; code sharing domestico su tutti i collegamenti nel territorio dell’altra Nazione; co-terminalizzazione (possibilità di servire con lo stesso volo più scali dell’altro Paese), ad eccezione delle principali rotte (Pechino-Shanghai, Pechino-Guangzhou e Shanghai-Guangzhou per i vettori italiani; Roma e Milano per le compagnie cinesi); per il trasporto cargo 14 frequenze a settimana con possibilità di operare diritti di traffico di quinta libertà su 4 punti ‘intermedi’ e su 4 punti ‘oltre.

    ”L’Italia diventa la nazione europea con il numero più alto di collegamenti aerei con la Cina, grazie all’accordo siglato da Enac con l’aviazione civile cinese”, ha commentato la ministra delle Infrastrutture e dei Trasporti Paola De Micheli. “Voglio esprimere la mia soddisfazione per un risultato di grande valore – ha sottolineato – che porterà più turismo e più rotte per il made in Italy,nella direzione auspicata da tanti operatori commerciali, e che rinsalda i legami tra i due paesi. La natura stessa dell’accordo, che prevede un incremento della capacità e punti di destinazione liberi sui territori, avrà una ricaduta positiva per diversi scali nel nostro paese. Sono certa che il nostro tessuto economico saprà cogliere l’importanza di questa sfida”.

    Analogo il commento di Zaccheo: ”Si tratta di un risultato eccezionale ottenuto grazie al lavoro svolto dall’Enac con il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti e con il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale. Sono state triplicate le frequenze aeree settimanali tra i due Stati. Con la liberalizzazione del numero di città italiane e cinesi che potranno avere collegamenti diretti e in code sharing regionale, così come con l’aumento delle tratte anche peri l trasporto cargo, nel prossimo triennio si apriranno enormi opportunità di sviluppo commerciale, turistico e industriale per il nostro Paese”.

     

  • Pitti Uomo: dei successi e delle prospettive

    La rassegna fieristica fiorentina Pitti Uomo dimostra ancora una volta la propria caratura mondiale proponendo dati e prospettive che coinvolgono il complesso sistema tessile abbigliamento italiano all’interno di un mercato globale.

    Il fatturato dell’intero settore Uomo cresce del +4% raggiungendo quasi quota 10 miliardi (9.900 mln) ma soprattutto presenta un dato ancora più indicativo relativo all’inversione di tendenza del valore della produzione italiana complessiva. Mentre l’anno precedente si era registrata una flessione del  -1,7% per i primi nove mesi del 2019 cresce del +1,9% il valore del fatturato prodotto e confezionato italiano. Una conferma di quanto, ancora oggi, possa risultare competitivo il sistema industriale PMI del tessile-abbigliamento italiano anche all’interno di un mercato fortemente compresso sul fattore costi.

    I dati positivi relativi alla crescita del fatturato e della produzione italiana vanno quindi interamente attribuiti alla capacità imprenditoriale e manageriale delle aziende italiane e suggeriscono contemporaneamente una serie di considerazioni.

    Mentre la domanda globale continua a dimostrare la propria attenzione verso un prodotto made in Italy, le associazioni di categoria cavalcano a livello comunicativo il solo fattore “sostenibilità” legato al riconoscimento di eventuali sgravi fiscali. Una posizione ed una strategia comunicativa condivisibile ma espressione di una mancanza di consapevolezza relativa a come già dal 2018 in Europa il sistema italiano delle PMI risulti ampiamente a minore impatto ambientale. Quindi  le rivendicazioni di sostegni fiscali dovrebbero risultare espressione del giusto riconoscimento dei traguardi raggiunti con grande impegno (https://www.ilpattosociale.it/2018/12/10/sostenibilita-efficienza-energetica-e-sistemi-industriali/). L’incompetenza dei governi invece riconosce sgravi  fiscali per le tecnologie elettriche nella movimentazione (peraltro quasi tutte estere) senza sostenere invece gli ottimi risultati raggiunti dalle PMI italiane.

    Tornando alle considerazioni che la rassegna di Firenze propone, Pitti ha anche dovuto registrare un calo di afflusso di circa -10% legato soprattutto alla diminuzione dei buyer nazionali. È noto a tutti, ormai, come la distribuzione indipendente italiana stia soffrendo la concorrenza, spesso scorretta, dell’e-commerce successiva a quella della grande distribuzione negli ultimi due decenni. Uno dei fattori  che rende le piattaforme on-line convenienti è relativo alla compressione dei costi che vengono scaricati interamente sulla componente distributiva. Questa, a sua volta, determina una parcellizzazione delle consegne merci contribuendo molto più del traffico privato all’aumento dell’inquinamento dei centri storici: una problematica sicuramente sconosciuta ai sindaci italiani che continuano a penalizzare l’afflusso nelle città (https://www.ilpattosociale.it/2019/09/23/e-commerce-ed-economia-digitale-la-sostenibilita-del-dettaglio-tradizionale/).

    Questa diminuzione del 10% delle presenze italiane meriterebbe una maggiore attenzione da parte del Governo il quale invece si occupa semplicemente delle grandi crisi come Alitalia ed Ilva ma anche della grande distribuzione come Auchan e Carrefour.

    La sparizione del dettaglio indipendente nei centri storici delle città (circa 14 al giorno) meriterebbe una politica fiscale a sostegno delle piccole attività, magari a conduzione familiare, le quali invece vengono ogni anno gravate di nuovi obblighi fiscali come la fatturazione elettronica e lo scontrino digitale. In preda a questo furore fiscale inoltre non vengono assolutamente tutelati neppure i dipendenti di queste piccole attività. Quasi che la tutela dei lavoratori non sia espressione  di una democrazia e quindi del  riconoscimento dei diritti  ma semplicemente del numero dei richiedenti al fine di ottenerne il riconoscimento.

    Comunque, ancora una volta, Pitti rappresenta la fotografia del secondo sistema industriale italiano. Abbandonato da una classe politica che lo utilizza semplicemente per miserevoli passerelle ma anche con associazioni di categoria più interessate agli incentivi fiscali che non ai modelli un’impresa. Cominciando ad avviare un’analisi attenta in relazione all’esplosione dell’export di alcune province della Regione Toscana che pongono una diversa interpretazione del “modello d’impresa” come della sua crescita  (https://www.ilpattosociale.it/2018/09/27/svizzera-e-toscana-i-modelli-di-sviluppo-richemont/).

    Sempre più Firenze rappresenta il punto di riferimento per un sistema industriale il quale si trova circondato dal disinteresse della politica e dalla mancanza di una visione strategica.

    La sua crescita avviene nonostante tutto questo. Onore al merito.

  • Corrispettivi telematici: obbligatori dal 1 gennaio 2020 con sei mesi di tolleranza

    Si è completata in questi giorni la rivoluzione del fisco digitale con l’obbligo diffuso a tutti i commercianti al minuto (salvo operazioni escluse di cui al DM 10.5.2019) di memorizzazione elettronica e trasmissione telematica dei dati dei corrispettivi giornalieri.

    L’adempimento era già in vigore dal 1 luglio 2019 per i soggetti con un volume di affari realizzato nel 2018 superiore ai 400.000 euro.

    I commercianti potranno adempiere alla normativa avvalendosi di due procedure alternative: l’installazione di registratori di cassa di nuova generazione in grado di trasmettere direttamente i corrispettivi al termine della chiusura giornaliera, oppure la procedura web messa a disposizione gratuitamente sul portale dell’agenzia delle entrate “fatture e corrispettivi”.

    Per incentivare l’impiego dei registratori di nuova generazione è previsto un credito di imposta per l’acquisto di prodotti nuovi tecnologicamente avanzati o l’adattamento di quelli già in uso. L’importo del credito di imposta previsto (250 euro massimo per il nuovo e 50 euro massimo per l’adattamento del vecchio) probabilmente non coprirà gli investimenti richiesti ai commercianti ma, quanto meno, contribuirà a coprire parzialmente la spesa.

    Certo è che per gli esercenti con poche transazioni sarà preferibile orientarsi verso la procedura web gratuitamente disponibile previa registrazione.

    Analogamente a quanto avviene per la fattura elettronica, la trasmissione dei corrispettivi telematici dovrà avvenire entro 12 giorni dall’effettuazione dell’operazione.

    Per i primi sei mesi di applicazione del nuovo regime, tuttavia, le sanzioni di cui all’art. 2 comma 6 del D.lgs 127/2015 (100% dell’imposta del corrispettivo non memorizzato o non trasmesso nei termini con il minimo di 500 euro per infrazione) non si applicheranno se la trasmissione avverrà entro il mese successivo. Pertanto, i commercianti minori (quelli con volume di affari 2018 inferiore a 400.000 euro) avranno tempo sino al 30 giugno per impratichirsi con la nuova procedura usufruendo di un soglia di tolleranza temporale entro la quale godranno dell’esenzione dalle sanzioni.

    Durante questo periodo, coloro che non si sono ancora dotati di registratori fiscali telematici, potranno utilizzare i vecchi registratori di cassa, registrando i corrispettivi ex art. 24 DPR 633/72 e comunicandoli all’agenzia delle entrate generando un file xml conforme a specifici parametri. L’utilizzo della procedura web consente, come già anticipato, di certificare i corrispettivi e adempiere alla comunicazione telematica in maniera contestuale.

    I consumatori riceveranno, analogamente a quanto avveniva in passato, un “documento commerciale” che dovrà specificare data e ora di emissione, numero progressivo, ditta denominazione o ragione sociale dell’emittente, numero di partita iva, ubicazione dell’esercizio, descrizione dei beni ceduti o dei servizi resi, ammontare del corrispettivo complessivo e di quello pagato.

    Il documento commerciale garantirà la data di acquisto per la decorrenza della garanzia o per effettuare il cambio merce, laddove consentito. Qualora sia indicato il codice fiscale o la partita Iva del cessionario (committente) il documento commerciale assumerà valore fiscale e sarà idoneo a consentire la deducibilità o la detraibilità della spesa ai fini delle imposte sul reddito nonché consentirà la successiva fatturazione (elettronica) differita.

    Con l’entrata a regime della procedura, verrà completa la rivoluzione digitale del fisco che comporterà una maggior tempestività e efficienza nell’aggiornamento delle banche dati a disposizione dell’agenzia delle entrate che vedrà incrementata la mole delle informazioni a disposizione per effettuare controlli incrociati, generare liste selettive di contribuenti e quindi combattere più efficacemente l’evasione.

    Dal canto suo, il contribuente dovrà cercare di sfruttare al massimo le nuove tecnologie per efficientare i propri processi interni, ridurre i tempi di registrazione, migliorare le analisi statistiche di vendita e, quindi, i sistemi di controllo interno e gli adeguati assetti da cui non è più possibile esimersi, non solo perché richiesti dalla normativa, ma perché fondamenta di una corretta gestione aziendale.

  • Worldwide arms sales on the rise

    Sales of arms and military services by companies listed in the Top 100 rose by nearly 5% worldwide in 2018, according to data released on Monday by Stockholm International Peace Research Institute (SIPRI).

    The turnover of the 100 biggest arms manufacturers came to US $420 billion, mostly thanks to US arm companies that dominate the Top5 spots: Lockheed Martin, Boeing, Northrop Grumman, Raytheon and General Dynamics accounted for $148 billion and 35% of total Top 100 arms sales in 2018, while total arms sales of US companies amounted to $246 billion, equivalent to 59%.

    “US companies are preparing for the new arms modernisation programme that was announced in 2017 by President Trump”, said Aude Fleurant, Director of SIPRI’s Arms and Military Expenditure Programme

    Russia was second in the rankings, despite a significant 1.1% decrease in its combined arms sales, which accounted for $36.2 billion and 8.6% of total Top 100 arms sales in 2018.

    According to the SIPRI report, Europe’s arms industry is constantly rising, having reached $102 billion in 2018. While UK’s arms sales fell by 4.8% to $35.1 billion, Britain still holds the lead, followed by France with $23.2 billion and Germany, whose total combined sales also fell by 3.8%, due to a drop in sales by shipbuilder ThyssenKrupp.

    Concerning Turkey’s arms industry, two of its businesses were in the top 100, after a 22% increase rocketed its sales to $2.8 billion, reflecting the country’s efforts to modernise its arms industry and confront the Kurdish thread.

    While 80 out of 100 top arms producers in 2018 were based in the USA, Europe and Russia, of the remaining 20, 6 were based in Japan, 3 in Israel, India and South Korea, respectively, 2 in Turkey and 1 each in Australia, Canada and Singapore.

    The database excludes Chinese companies due to insufficient data, however, SIPRI’s research estimated that there were between three and seven Chinese businesses in the top 100 arms manufacturers.

  • I dazi Usa fanno calare le esportazioni cinesi

    Le esportazioni della Cina hanno registrato in novembre un calo dell’1,1% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso. In seguito ai dazi introdotti dagli Usa, il surplus del commercio estero cinese, sempre in novembre, è sceso a 38.730 miliardi di dollari (35.022 miliardi di euro) a fronte dei 42.911 miliardi di dollari (38.802 miliardi di euro) registrati a ottobre. Il surplus commerciale con gli Usa è passato da 26.450 a 24.600 miliardi di dollari(da23.917 a 22.244 miliardi di euro). Negli 11 primi mesi del 2019 il valore dell’interscambio commerciale Cina-Usa si è ridotto del 15,2% con un ribasso del 12,5% dell’export e del 23,3% dell’import.

    Gli analisti non si attendevano un andamento negativo delle esportazioni cinese, che erano anzi previste in rialzo dello 0,8% grazie al traino degli acquisti natalizi. Novembre è stato il quarto mese del 2019 in cui l’export cinese ha accusato una caduta. Il direttore dell’ufficio statistico dell’Amministrazione generale delle Dogane, Li Kuiwen, ha affermato che il calo si deve «al rallentamento della crescita economica e commerciale internazionale» e ha sostenuto che «l’economia cinese si mantiene stabile». Un segnale in tal senso, sarebbe l’incremento delle importazioni pari allo 0,3%, il che indica che la domanda interna è alta. È il primo dato positivo dell’import cinese dell’aprile scorso.

  • Nel 2019 le vendite di libri sono cresciute del 3,7%

    Il 2019 si conferma come un anno positivo per l’editoria italiana. Lo dicono i dati Nielsen per l’Associazione Italiana Editori (AIE) riferiti alle vendite di libri di varia (esclusi quindi scolastici e universitari) nei canali trade (librerie indipendenti e di catena, grande distribuzione organizzata, piattaforme online compreso Amazon) che registrano una crescita del 3,7% nei primi undici mesi dell’anno, pari a 1,131 miliardi di euro. Cresce – ed erano molti anni che ciò non accadeva – anche il numero di copie vendute toccando, a un mese dal Natale, il più 2,3%, pari a 77,4 milioni di copie.

    Solo 41% degli italiani dai 7 anni in su, peraltro, legge almeno un libro all’anno e non si registrano differenze significative tra lettori laureati e lettori con titoli di studio. Di contro, la scarsa propensione alla lettura deriva spesso dall’abitudine famigliare: nella fascia d’età 11-14 a leggere è l’80% di chi ha i genitori lettori, il doppio di chi è cresciuto in una famiglia che non legge.

  • Cosco diventa socio del terminal intermodale di Budapest

    Il gruppo armatoriale cinese Cosco Shipping ha finalizzato le trattative in corso da oltre due anni e, attraverso la filiale ferroviaria OceanRail, ha siglato un accordo con il gruppo ferroviario austriaco ÖBB per acquisire una quota della Rail Cargo Terminal – Bilk (Budapest Intermodal Logistic Center), la società – finora detenuta interamente dall’azienda austriaca tramite la filiale Rail Cargo Group (RCG) – che gestisce un terminal intermodale a Budapest che copre un’area di 223mila metri quadri ed ha una capacità di traffico annua pari a 230mila container teu.

    L’interesse del gruppo cinese deriva dal fatto che il terminal ungherese è collocato in una posizione strategica, all’incrocio fra i principali corridoi logistici est, ovest, sud e nord del continente europeo, ed è un importante snodo del sistema di trasporto nell’Europa centrale ed orientale nell’ambito del Corridoio Mediterraneo e del Corridoio Orientale/Mediterraneo Orientale della rete transeuropea dei trasporti TEN-T. I nuovi soci hanno sottolineato di voler fornire un contributo rilevante alla crescita dell’attività del terminal intermodale di Budapest, incrementandone l’efficienza e promuovendo la creazione di un network di collegamenti ferroviari che connettano l’hub ungherese con i porti del Pireo, di Rijeka, di Koper, di Trieste, di Amburgo e con altri scali portuali europei.

  • Dal 21 novembre in vigore il trattato di libero scambio Ue-Singapore

    Entrerà in vigore il 21 novembre il trattato di libero scambio fra l’Ue e Singapore. Gli Stati dell’Unione hanno adottato l’8 novembre la decisione sull’accordo che permetterà di rafforzare le relazioni fra l’Europa e la repubblica asiatica, che è il più grande partner commerciale dell’Unione nella regione. Gli scambi di beni fra le due parti valgono in totale oltre 53 miliardi di euro, a cui se ne aggiungono altri 51 miliardi nel commercio di servizi.

    L’accordo prevede che Singapore elimini tutti i dazi rimanenti su alcuni prodotti europei, come le bevande alcoliche, e mantenga l’attuale accesso ‘duty-free’ ai prodotti europei per cui già vige questo regime. Dall’altro lato, l’Ue toglierà i dazi a oltre l’80% delle merci importate da Singapore e rimuoverà le tariffe doganali restanti nei prossimi anni. Barriere tecniche verranno rimosse anche in diversi settori come quello elettronico, automobilistico, farmaceutico, delle energie rinnovabili e dei prodotti di origine animale o vegetale. Ue e Singapore hanno concluso anche un accordo per la protezione degli investimenti, che però entrerà in vigore solo una volta ratificato da tutti gli Stati membri.

  • Salviamo i piccoli negozi e le relazioni umane

    A Milano molti negozi si sono trasformati in mini appartamenti, il problema alloggi, sia per la penuria degli stessi che per gli alti costi degli affitti, rimane uno dei principali scogli da affrontare per i giovani che desiderano andare a vivere da soli, per le coppie  che si  separano e per i tanti che si trasferiscono a Milano per lavoro. Le case di edilizia popolare o convenzionata rimangono un miraggio. A Piacenza i negozi invece  diventano garage per le macchine mentre tante saracinesche si abbassano per sempre, sembra non ci sia più posto per i piccoli commercianti neppure nei centri storici, per farsene un’idea basta andare a Bologna o a Ferrara o in una delle tante cittadine del Piemonte o della Liguria. Al  centro Italia o al sud la situazione non è certo migliore e se una delle cause di tante chiusure di esercizi è la crisi economica che continua e che ha modificato il modo di vita è altrettanto vero che la eccessiva, a volte dissennata, apertura di troppi centri commerciali, anche a poca distanza gli uni dagli altri, ha prodotto una concorrenza che i piccoli non sono in grado di affrontare. Negli ultimi tempi, inoltre, le vendite on line sono aumentate in modo esponenziale cambiando usi, sistemi di scelta e anche relazioni umane.

    Il problema non è solo la chiusura di tanti piccoli esercizi con le conseguenze economiche ovvie, persone che restano senza lavoro, tradizioni e specificità artigianali che si perdono, etc ma il fatto che in troppi casi interi quartieri diventano dipendenti solo dal centro commerciale o dalle vendite on line. Le persone più anziane o che non dispongono di una macchina perdono la loro libertà di scelta e di acquisto ma perdono anche quel riferimento umano che dava il rapporto tra cliente e commerciante. I prodotti sono sempre più standardizzati, la qualità spesso lascia a desiderare e la mancanza di una legislazione europea che obblighi, con l’etichetta, a indicare l’origine del prodotto lascia aperto anche il campo a quelle truffe on line delle quali si è più volte parlato anche in campo sanitario. Prodotti contraffatti o per i quali sono state utilizzate componenti vietate e pericolose rappresentano un grave danno per i consumatori e per i produttori e la difesa del sistema manifatturiero non può che andare di pari passo con la tutela del consumatore e la difesa di quel piccolo commercio che sempre più va scomparendo. Se spetta all’Europa legiferare per eliminare la contraffazione e l’illegalità su larga scala spetta invece alle amministrazioni comunali e regionali difendere quel piccolo commercio che va scomparendo. Una maggior attenzione nel dare concessioni a nuovi centri commerciali, quando già ne esistono altri  sul territorio, e provvedimenti ad hoc per dare ai piccoli commercianti quelle agevolazioni e tutele necessarie alla loro sopravvivenza dovrebbe essere un impegno di chi amministra grandi e piccole realtà, il rischio, come dimostrano i fatti, è di rendere deserte e abbandonate al degrado intere zone delle città, di lasciare che i paesi siano solo quartieri dormitori, di rendere sempre più forte la crisi con la perdita di tanti posti di lavoro e di far perdere sempre più servizi ai cittadini.

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