Commercio

  • Il PE si prepara a votare l’accordo sulle indicazioni geografiche UE-Cina

    Il 6 novembre 2019 l’UE e la Cina hanno concluso i negoziati su un accordo autonomo in merito alla cooperazione sulla protezione delle indicazioni geografiche (IG) di prodotti, perlopiù agricoli. Il reciproco accordo UE-Cina mira a proteggere 100 IG dell’UE in Cina e 100 IG cinesi nell’UE contro l’imitazione e l’appropriazione indebita. Il 20 luglio 2020 il Consiglio UE ha approvato la firma dell’accordo e il Parlamento europeo deve ora dare il suo consenso alla conclusione del contratto. Una volta entrato in vigore, l’accordo potrebbe contribuire a promuovere le esportazioni dei prodotti alimentari di alta qualità dell’UE, compresi vini e alcolici, verso la terza destinazione più grande per le esportazioni agroalimentari dell’UE, cioè la Cina.

    L’accordo amplierebbe inoltre il riconoscimento globale del regime di protezione delle IG sui generis dell’UE, un obiettivo chiave della politica commerciale dell’UE.

  • L’Istat registra un nuovo calo dei consumi, vola solo il commercio on-line

    Tornano a scendere i consumi in Italia. Secondo quanto rilevato dall’Istat, a luglio le vendite al dettaglio segnano una diminuzione rispetto a giugno del 2,2%, dopo il +10,2% di giugno. Una diminuzione generalizzata che vede solo l’eccezione del commercio on-line che anche al termine del periodo di lockdown continua a volare. E le principali associazioni di categoria chiedono interventi risoluti al governo per rilanciare i consumi. In particolare risultano in calo sia le vendite dei beni non alimentari (-3,2%), sia quelle dei beni alimentari (-1%). Su base annua, quindi nei confronti di luglio 2019, si registra una diminuzione delle vendite del 7,2%, determinata soprattutto dall’andamento dei beni non alimentari (-11,6%), in notevole diminuzione sia nella grande distribuzione sia nelle imprese operanti su piccole superfici. In calo anche le vendite dei beni alimentari (-1,1%). Rispetto a luglio 2019, il valore delle vendite al dettaglio diminuisce del 3,8% per la grande distribuzione e dell’11,7% per le imprese operanti su piccole superfici. Le vendite al di fuori dei negozi calano del 7,0% mentre il commercio elettronico è in crescita (+11,6%).

    L’andamento preoccupa le categorie di settore a cominciare da Confcommercio che però vede qualche segnale di ottimismo. “Il dato sulle vendite di luglio – spiega in una nota – pur rappresentando un segnale preoccupante va letto alla luce di alcune specificità. In particolare, il rinvio ad agosto dei tradizionali saldi estivi può aver spinto le famiglie a spostare al mese successivo gran parte degli acquisti, non solo per abbigliamento e calzature. È presumibile, dunque, un rimbalzo statistico di entità apprezzabile nei dati di agosto che implicherebbe un riallineamento delle dinamiche tendenziali”. Federdistribuzione chiede invece interventi decisi. “Le preoccupazioni relative al proprio stato personale e le incertezze economiche per il futuro, unite a una riduzione diffusa del potere d’acquisto – sottolinea il presidente Claudio Gradara – continuano a frenare i consumatori. Per invertire questa rotta occorre lavorare non solo su azioni dirette a sostegno dei consumi ma anche sul fattore fiducia che deve essere rialimentato con un piano strutturale che preveda misure lungimiranti e di ampio respiro.

  • Un piano salva ulivi per affrontare le pesanti perdite del comparto a causa del coronavirus

    Crack di 2 miliardi di euro per l’olio di oliva made in Italy. Il coronavirus ha messo in ginocchio il comparto che, a causa della chiusura prolungata e della difficile ripartenza di bar, ristoranti, agriturismi, ha visto ridurre sensibilmente le vendite ed il consumo. A questo si aggiungono anche le difficoltà per le esportazioni e il mancato – o ridottissimo – movimento di turisti che da sempre hanno fatto dell’olio extravergine di oliva il prodotto più acquistato durante le vacanze. E’ quanto emerge da uno studio di Coldiretti presentato durante l’assemblea di Unaprol.

    A pesare sul comparto è stato soprattutto il blocco del canale della ristorazione che rappresenta uno sbocco importante per l’olio Made in Italy, sia in patria che all’estero. Un impatto devastante a livello economico, occupazionale e ambientale per una filiera che conta oltre 400 mila aziende agricole specializzate in Italia ma anche il maggior numero di oli extravergine a denominazione in Europa (43 Dop e 4 Igp), con un patrimonio di 250 milioni di piante e 533 varietà di olive, il più vasto tesoro di biodiversità del mondo.

    Come se non bastasse, le imprese olivicole italiane hanno visto ridurre del 44% i prezzi pagati ai produttori (per un dato simile bisogna risalire al 2014) a causa della circolazione sul mercato mondiale di abbondanti scorte di olio ‘vecchio’ spagnolo, spesso pronto a essere spacciato come italiano a causa della mancanza di trasparenza sul prodotto in commercio, nonostante dal primo luglio 2009 sia obbligatorio indicare per legge l’origine in etichetta come prevede il Regolamento comunitario n.182 del 6 marzo 2009. Sulle bottiglie di extravergine prodotto con olive straniere in vendita nei supermercati, inoltre, è molto difficile leggere le scritte “miscele di oli di oliva comunitari”, “miscele di oli di oliva non comunitari” o “miscele di oli di oliva comunitari e non comunitari” per le dimensioni assai minuscole e per il posizionamento per nulla in vista accentuando così la poca consapevolezza del consumatore.  Il danno economico e di immagine all’Uliveto italiano è molto grave e, se unito alla conseguenze della crisi provocata dal coronavirus, rischia di rovinare gli ottimi risultati, in termini di produzione, ottenuti durante l’ultima campagna olearia in cui sono stati prodotti 365 milioni di litri, con le regioni del Sud dove il raccolto è in qualche caso addirittura triplicato.

    Per rilanciare il settore Coldiretti ha elaborato un piano salva ulivi con un pacchetto di misure straordinarie a sostegno delle imprese agricole e frantoi che operano in filiera corta, quelle oggi maggiormente a rischio, con lo sblocco immediato delle risorse già stanziate per l’ammodernamento della filiera olivicola, anche attraverso la semplificazione delle procedure. Servono poi meccanismi di flessibilità per la certificazione delle produzioni di qualità a partire da Dop (Denominazione di origine protetta), Igp (Indicazione di origine protetta), biologiche e Sqnpi (Sistema di Qualità Nazionale di Produzione Integrata). Una misura importante per l’Uliveto Italia e per la salute dei cittadini l’acquisto di extravergine italiano al 100. Nell’immediato vanno poi assicurati sostegno a fondo perduto per le imprese produttrici di olio totalmente made in Italy per compensare la riduzione delle vendite e un aiuto integrativo per gli oli certificati Dop e Igp in giacenza, sfusi o confezionati non venduti alla data del Dpcm dell’11 marzo.

  • Hogan si ritira dalla corsa per la direzione dell’Organizzazione mondiale del commercio

    Phil Hogan, commissario per il commercio dell’UE, ha annunciato la sua rinuncia alla corsa per diventare responsabile dell’Organizzazione mondiale del commercio (OMC) e proseguirà, invece, con il suo impegno europeo. L’UE, come ha dichiarato, sta affrontando una serie di sfide e la sua agenda è fitta, a partire dall’accordo commerciale post Brexit con il Regno Unito, al lavoro per ottenere trattamenti paritari con la Cina, ai dazi statunitensi sulle merci dell’UE, senza dimenticare la situazione economica da sanare nel post-Coronavirus.

    In realtà Hogan non aveva mai ufficializzato una sua candidatura all’OMC, dicendo piuttosto che stava “esplorando” il territorio per capire se ci fossero le condizioni per diventare direttore generale dell’organismo commerciale internazionale.

    Il posto è rimasto vacante dopo che il capo dell’OMC, Roberto Azevedo, ha annunciato inaspettatamente che si sarebbe dimesso alla fine di agosto per motivi familiari e la scadenza prevista per la presentazione delle candidature è stata fissata all’8 luglio.

    Bruxelles aveva intanto applicato delle regole che limitavano le apparizioni pubbliche di Hogan “che potessero distrarre dagli argomenti in questione” e anche per prevenire qualsiasi caso di potenziale conflitto di interessi.

  • Accordo Ue-Giappone sulla sicurezza dell’aviazione civile

    La Commissione europea e il Giappone hanno firmato un accordo sulla sicurezza dell’aviazione civile, che darà ulteriore spinta alla cooperazione tra le due parti e rafforzerà la competitività dell’industria aeronautica dell’Ue. La cooperazione tra le imprese europee e giapponesi sarà agevolata da norme comuni che ridurranno anche l’onere amministrativo per le autorità, creando migliori opportunità di investimento e incrementando la prosperità economica e la crescita. Questo accordo bilaterale sulla sicurezza dell’aviazione civile aiuterà i fabbricanti di prodotti aeronautici dell’Ue ad aumentare gli scambi e la quota di mercato sul mercato giapponese, svolgendo pertanto un ruolo cruciale nella ripresa del settore dall’attuale crisi, spiega la Commissione in una nota. La Commissaria per i Trasporti, Adina Valean, ha commentato: “Questo accordo agevolerà l’accesso della nostra industria aeronautica al mercato giapponese dei prodotti aeronautici, aiutando questo settore, duramente colpito, a riprendersi dalla crisi. Stiamo inoltre potenziando la cooperazione tra le autorità per l’aviazione dell’Ue e del Giappone per raggiungere un livello di sicurezza dell’aviazione civile e di compatibilità ambientale ancora più elevato”.

    L’obiettivo principale è agevolare il commercio di aeromobili e relativi prodotti. L’accordo eliminerà le inutili duplicazioni delle procedure di valutazione e di collaudo dei prodotti aeronautici, ridurrà i costi per le autorità e per l’industria aeronautica e promuoverà la cooperazione tra le autorità per l’aviazione civile dell’Ue e del Giappone. L’accordo determinerà una significativa riduzione dei tempi necessari ai fabbricanti di prodotti aeronautici per ottenere le approvazioni per l’esportazione verso il Giappone. Al tempo stesso garantirà una maggiore certezza del diritto, anche per i diritti di proprietà intellettuale (Dpi), il che porterà a una maggiore cooperazione tra le imprese dell’Ue e del Giappone.

    A meno di un anno dalla firma del partenariato Ue-Giappone in materia di connettività sostenibile e infrastrutture di qualità, l’accordo bilaterale rafforzerà anche la connettività dei trasporti in linea con la strategia dell’Ue in materia di connessione tra l’Europa e l’Asia. L’accordo sulla sicurezza dell’aviazione civile “segna un altro risultato importante nell’ambito della strategia per l’aviazione in Europa della Commissione, concepita per generare crescita per le imprese europee, stimolare l’innovazione e permettere ai passeggeri di beneficiare di voli più sicuri, più puliti e più convenienti”, afferma l’esecutivo comunitario.

  • Il coronavirus innova le modalità di consumo e l’e-commerce fa il botto

    L’e-commerce è esploso durante il lockdown ma il settore dei corrieri è in affanno e si prepara a un anno difficile. Per alcune aziende, specialmente le più piccole, specializzate nel B2B (business to business), ovvero nelle consegne a imprese e negozi, la perdita di fatturato è arrivata al 70% solo nel primo mese di lockdown, secondo le stime di Confetra, la confederazione dei trasporti e della logistica. La consegna a domicilio al consumatore finale, l’e-commerce B2C (business to consumer), il vero ‘vincitore’ nella pandemia, ha corretto in minima parte un mercato che le associazioni di categoria come la Fedit definiscono “in grande crisi” e che in Italia vale circa 6,6 miliardi con poco più di 700 imprese attive, secondo i dati dell’ultimo censimento (2017) dell’Osservatorio Contract logistics del Politecnico di Milano.

    Il balzo dell’e-commerce è stato importante – e inevitabile – nei due mesi di picco dell’emergenza sanitaria. L’Istat ne ha rilevato una crescita del 20,7% nel mese di marzo; nel trimestre, Poste ha consegnato il 15% in più di pacchi e secondo Nielsen, per la Gdo e i prodotti di largo consumo il trend è stato +144% da inizio emergenza.

    L’eCommerce Netcomm Forum parla di due milioni di nuovi consumatori online in Italia da inizio anno. I volumi, spiega all’Adnkronos Ivano Russo, dg di Confetra, sono stati “prenatalizi”, ma il grosso di questo business è in mano alle multinazionali che consegnano a domicilio, come Tnt, Ups o Dhl. I piccoli corrieri italiani, che lavorano per lo più per il commercio al dettaglio, sono rimasti a secco.

    Il boom degli acquisti online, in realtà, ha fatto fare grandi affari a poche realtà iper-specializzate. “Oggi aziende che facciano esclusivamente B2B o B2C non esistono, almeno per quanto riguarda le grandi. Fanno entrambe le cose. E il comparto dei corrieri ha perso valore, mediamente in entrambi i casi”, spiega Enzo Solaro, segretario generale di Fedit. “C’è stato un aumento dei pacchi da consegnare, certo, ma questo non sempre ha corrisposto a un andamento positivo del conto economico”. Le consegne business, argomenta, “sono un mercato pregiato, più profittevole, perché la merce ha un volume e un peso diverso, e da questo dipende la tariffa di spedizione”.

    Il problema del distanziamento, poi, ha comportato che l’organizzazione del lavoro diventasse “più complessa e decisamente meno performante, con meno persone nei magazzini”. Le caratteristiche dell’e-commerce di consumo, “piccoli pacchi da consegnare in luoghi diversi con valore aggiunto molto basso, non sempre fanno corrispondere a molto lavoro una marginalità elevata, anzi è stato esattamente il contrario”. Senza contare che in molte regioni i prodotti ritenuti non essenziali sono rimasti in magazzino. Per la filiera, quindi, “sono stati due mesi complicati da gestire perché alla quantità di lavoro cresciuta ha fatto da contraltare un fatturato non corrispondente in modo proporzionale”. I corrieri che lavorano prevalentemente con le aziende “hanno perso parecchio, chi consegna principalmente ai privati forse è riuscito a galleggiare”. L’aspetto più positivo della faccenda è che con la Fase 2 e poche riaperture graduali, l’e-commerce potrebbe fare nel 2020 i passi avanti attesi da almeno un decennio. La sua quota di mercato rispetto al volume delle vendite totali in Italia è ancora molto bassa. Secondo l’ultimo report dell’Eurostat sull’argomento, nel 2019 si attesta al 12%, in aumento rispetto agli anni passati ma ancora tra le più basse dell’Unione europea. Peggio di noi fanno solo Bulgaria, Cipro, Grecia e Romania.

    “Per capire la quota di mercato aumenterà significativamente – sottolinea Solaro – bisognerà aspettare maggio e giugno, con la riapertura dei negozi, vedere quanto si tornerà nei luoghi fisici o meno. Se dovessi fare una previsione sull’anno, penso che nel 2020 quel 12% sarà superato”. Lo scorso anno, c’erano già stati dei passi avanti: gli acquisti di prodotti, secondo i dati del Politecnico, erano aumentati del 21% nell’eCommerce di consumo rispetto al 2018, l’acquisto di servizi, invece, era cresciuto del 9%.

  • Il web trasforma il coronavirus in un business

    Criptovalute che fanno guadagnare sul numero di morti per coronavirus sono state segnalate dalla testata indiana Business Today. Il meccanismo funzionerebbe sulla base di una divisa virtuale simil-Bitcoin: girando sulla piattaforma Blockchain, si impernia su un sistema di ‘token’, gettoni, che si bruciano nella misura in cui aumentano i decessi. Più token si bruciano, maggiore è il valore della ‘moneta’, battezzata ‘Corona-coin’. Il numero totale di token sarebbe pari, secondo quanto dichiarato dagli sviluppatori, alla popolazione mondiale, ossia circa 7,5 miliardi di persone (e quindi di token).

    Ma c’è tutto un mondo della speculazione che ruota attorno a eventi catastrofici, ad esempio i cosiddetti ‘Cat-Bond’, obbligazioni istituite dalla Banca mondiale per dare risorse al Pandemic Emergency Financing Facility (Pef), uno strumento per veicolare i finanziamenti ai Paesi in via di sviluppo soggetti a rischio pandemia. Che ancora, però, non è stata dichiarata come tale dall’Organizzazione mondiale della sanità per quanto riguarda il coronavirus. In ogni caso, chi opera con questi strumenti, sa che si ‘scommette’ sul verificarsi di un certo fatto: a seconda che accada o meno, si guadagnano o si perdono cifre notevoli.

    Fra gli esperti del settore c’è chi vede il lato positivo del ‘Corona coin’ e nelle discussioni sulle chat di riferimento c’è chi sottolinea la ricaduta positiva che questo sistema può apportare all’healthcare. Non mancherebbe, inoltre, un tocco di solidarietà, che renderebbe il tutto, a dir poco, meno moralmente discutibile: il 20% dei ricavi, secondo quanto riferito dagli sviluppatori della piattaforma, verrebbe devoluto alla Croce Rossa. Qualcuno si spinge a sostenere che le criptovalute ‘a tema’, in questo caso sanitario, contribuirebbero a diffondere la consapevolezza su problematiche specifiche. In ogni caso, uno dei siti in questione, ‘coronatoken.org’ si presenta con una grafica inequivocabile: sullo sfondo, tanti piccoli ‘coronavirus’ con al centro un logo stilizzato che richiama l’idea di valuta, a metà tra il dollaro e l’euro. Il tutto collegato da uno schema ‘a rete’ che culmina con un claim da toccar ferro: “La prima crypto al mondo sostenuta da attestato di morte”. Segue una sorta di ‘libro bianco’ sul funzionamento del ‘CoronaCoin’. In inglese e francese, per non sbagliare.

  • L’UE sospende parte dei vantaggi commerciali della Cambogia per violazione dei diritti umani

    Stretta dell’Unione europea sulle agevolazioni commerciali di cui gode la Cambogia secondo i principi del Trattato EBA (Everything but Arms) a causa delle sistematiche violazioni dei diritti umani. La Commissione europea, che si è espressa al riguardo, ha stabilito infatti che il paese asiatico perderà circa il 20% dei diritti preferenziali di cui gode nell’ambito dell’EBA, circa 1 miliardo di euro delle esportazioni annuali verso l’UE, anche se continuerà a ricevere un sostegno sulla diversificazione delle sue esportazioni in modo che le industrie emergenti continuino a godere del dazio zero e senza quote al blocco imposto da Bruxelles.

    La norma entrerà in vigore il 12 agosto 2020, a meno che il Parlamento europeo e il Consiglio non si oppongano alla decisione.

    L’accaparramento di terre, la quasi totale assenza dei diritti dei lavoratori e la repressione politica sono problemi che attanagliano da lungo tempo la Cambogia, come ha indicato la Commissione Europea nel 2019 e che martedì scorso ha presentato un rapporto secondo il quale il governo del Primo Ministro cambogiano Hun Sen negli ultimi tre anni ha represso opposizione, gruppi della società civile e media.

    L’Unione europea ha il diritto di revocare le prestazioni dell’EBA in caso di “violazione grave e sistematica” dei principi dell’Organizzazione internazionale del lavoro, ai quali l’EBA si è conformata quando è stata istituita nel 2001 offrendo a 48 tra i paesi più poveri del mondo un accesso esente da dazi ai mercati dell’UE.

  • Benetton e Toscani: la sintesi del deserto valoriale e culturale

    Successivamente alla tragedia del Ponte Morandi sembrava scontato, come espressione di rispetto da parte del principale azionista della società autostrade, la famiglia Benetton, mantenere un low profile una volta testimoniato il proprio dolore anche se con colpevole ritardo.

    Questo basso profilo avrebbe dovuto esprimere e rappresentare la politica, come la comunicazione istituzionale di una società e di  una famiglia seria e consapevole in attesa della chiusura delle indagini e soprattutto della revoca o meno della concessione autostradale in via di definizione con il governo in carica.

    Ma soprattutto questo low profile sarebbe stato percepito come una ulteriore espressione di  rispetto verso i familiari delle quarantatré (43) vittime per le quali non viene in nessun modo prevista una prescrizione del dolore per il loro terribile lutto.

    Viceversa, dopo un silenzio assordante durato  quasi un mese  ed infranto da un’intervista al Corriere della Sera, a cui ha fatto seguito una patetica lettera aperta ai media firmata dalla stesso fondatore del gruppo nella quale si lamentava degli attacchi alla propria famiglia, la linea di comportamento si arricchisce di un ulteriore capitolo. Ecco allora ancora il fondatore gettarsi nell’arena politica ispirato da una mente elementare,  come tale Toscani Oliviero,  accogliendo all’interno della propria Fabrica  le “sardine”. Un essere questo Toscani che ad una trasmissione radiofonica ha avuto l’ardire di affermare “… ma a chi vuoi che interessa che caschi  un ponte…”.

    Di fronte ad una simile dichiarazione il silenzio dell’azienda come della famiglia assume i termini della condivisione di simili opinioni espresse dal responsabile della comunicazione complessiva del gruppo di Ponzano.

    Tra l’altro, la stessa definizione ed intitolazione “Fabrica” si dimostra irridente considerando come la Benetton commissioni nei paesi in via di sviluppo la propria produzione come la strage (questa sì) nella fabbrica  tessile di Dacca, dove persero la vita  1.129 operai in Bangladesh, amaramente testimonia.

    In un periodo  così controverso, quindi, sotto il profilo  giudiziario ed economico per il gruppo di Ponzano questa strategia di comunicazione dimostra una regressione culturale, etica e valoriale che non ha precedenti nel declino delle famiglie imprenditoriali italiane.

    Sembra incredibile come queste banali considerazioni non trovino alcun riscontro tra i responsabili della  comunicazione della società Benetton la quale continua, anche attraverso le gesta  del proprio fondatore, a dimostrare una vera e propria imbarazzante mancanza di una elementare sensibilità umana, definendo cosi in modo sempre più netto come l’ azienda e la Famiglia esprimano la propria regressione culturale ed etica supportati ed ispirati  da tale Toscani Oliviero.

    La sintesi di un vero e proprio deserto valoriale e culturale.

  • Coronavirus e benessere degli animali in Cina

    Con l’escalation del Coronavirus, la Cina ha vietato il trasporto e la vendita di animali selvatici, bloccando il commercio nei mercati, supermercati, ristoranti e piattaforme online. Come riporta OIPA International si ritiene infatti che la fonte dell’infezione sia la sezione degli animali selvatici del mercato del pesce di Huanan a Wuhan, nota per la vendita di animali vivi e la loro macellazione in loco. Qui i livelli di igiene sono estremamente bassi: gli animali selvatici e domestici, insieme alle loro urine, feci e fluidi corporei, entrano in contatto con commessi e clienti, gli animali sono macellati sul pavimento, con la conseguente presenza di  sangue sparso ovunque, e le mosche che si aggirano sulle carcasse. Ad oggi, ci sono pochissime leggi in Cina che proteggono gli animali dagli abusi e dai maltrattamenti ma, si spera, con il crescente numero di attivisti, in particolare tra i giovani, insieme alla crescente conoscenza dei rischi per la salute, ci possa essere più considerazione riguardo al benessere degli animali in un futuro prossimo.

     

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