Commercio

  • Quattordici accordi tra Egitto e Cina riguardo a Suez

    La Zona economica del Canale di Suez ha firmato 14 accordi affinché le principali aziende cinesi stabiliscano numerosi progetti in Egitto, con la partecipazione del settore privato. Lo ha annunciato il responsabile del settore economico del Canale di Suez, Walid Gamal el Din, alla Conferenza di cooperazione e scambio tra Egitto e Cina. Walid ha annunciato il successo dell’esperienza di cooperazione egiziano-cinese nella Zona di cooperazione economica Teda Egitto, nella quale il volume degli investimenti ha finora raggiunto circa 2 miliardi di dollari attraverso la presenza di 150 aziende in molteplici settori industriali e logistici.

    La Zona economica del Canale di Suez è riuscita ad attrarre 128 progetti, in zone industriali e portuali, nel periodo da luglio 2023 a marzo 2024 (compresi progetti che hanno ottenuto l’approvazione finale e progetti che hanno ottenuto l’approvazione preliminare), con un costo di investimento superiore a 3 miliardi di dollari, di cui 40 per cento investimenti cinesi. Tra gli accordi più importanti siglati tra lo sviluppatore industriale Teda-Egitto c’è “un accordo per stabilire un progetto per la produzione di fibra di vetro e poliestere” con investimenti pari a 800 milioni di dollari e una capacità produttiva di circa un milione di tonnellate all’anno, su un’area di 600mila metri quadrati, nell’ambito dello sviluppatore industriale Teda-Egitto nella zona industriale integrata di Sokhna. La capacità produttiva nella prima fase del progetto dovrebbe raggiungere le 300mila tonnellate all’anno, con inizio della produzione nel 2026. L’accordo è stato firmato da Liu Aimin, presidente del consiglio di amministrazione di Teda-Egitto e Teda-Africa, e Ma Jianmiao, vicepresidente della Shin Company.

  • Al via un percorso di transizione per un commercio al dettaglio digitale e verde

    La Commissione ha pubblicato il percorso di transizione verso un ecosistema del commercio al dettaglio più resiliente, più digitale e più verde.

    Si tratta di un piano elaborato congiuntamente da Commissione, Stati membri, imprese, parti sociali e ONG che individua le sfide e le opportunità per l’ecosistema del commercio al dettaglio e propone azioni per migliorarne la resilienza e per sostenerne la trasformazione digitale, verde e nell’ambito delle competenze. Questo percorso promuove una transizione giusta ed equa per tutti gli attori dell’ecosistema, tra cui la forza lavoro, i consumatori e le imprese di ogni tipo e dimensione; incoraggia attori economici, parti sociali e autorità nazionali, regionali e locali a impegnarsi nel processo di attuazione congiunta e a contribuire a un ecosistema del commercio al dettaglio competitivo, sostenibile, resiliente ed equo.

    Il commercio al dettaglio è il più grande ecosistema industriale europeo: rappresenta infatti l’11,5% del valore aggiunto dell’UE. È inoltre il principale settore occupazionale dell’economia dell’UE, in quanto dà lavoro a quasi 30 milioni di persone in 5,5 milioni di imprese (il 99% delle quali sono PMI). L’ecosistema del commercio al dettaglio svolge un ruolo fondamentale nella distribuzione dei prodotti, di cui usufruiscono quotidianamente 450 milioni di consumatori in tutta l’UE. Si tratta anche di un elemento chiave del tessuto sociale delle comunità urbane e rurali e offre un contributo importante alla creazione di posti di lavoro locali e alla vitalità e all’attrattiva dei centri urbani.

  • La Commissione accoglie con favore l’accordo provvisorio per modernizzare le ispezioni e la sorveglianza delle navi

    La Commissione accoglie con favore l’accordo politico raggiunto tra il Parlamento europeo e il Consiglio sull’aggiornamento degli obblighi per il controllo da parte dello Stato di approdo delle navi che fanno scalo nei porti dell’UE e sugli obblighi dello Stato di bandiera per le navi mercantili registrate negli Stati membri dell’Unione.

    Per quanto riguarda la direttiva sullo Stato di bandiera, i colegislatori hanno convenuto di integrare nel diritto dell’UE le norme pertinenti dell’Organizzazione marittima internazionale (IMO) (l’International Instruments Code, o codice III). Ciò garantisce che tali norme possano essere applicate alle navi battenti bandiera di uno Stato membro dell’UE. Gli Stati membri dovranno inoltre effettuare ogni anno un numero concordato di ispezioni dello Stato di bandiera e provvedere alla digitalizzazione dei certificati statutari delle proprie navi, il che a sua volta faciliterà le ispezioni da parte dello Stato di approdo.

    L’accordo sul controllo da parte dello Stato di approdo allineerà il diritto dell’UE all’IMO e al Memorandum d’intesa di Parigi relativo al controllo delle navi da parte dello Stato d’approdo in merito agli obblighi relativi all’organizzazione e all’esecuzione dei controlli da parte dello Stato di approdo. Gli Stati membri hanno inoltre convenuto di istituire un regime volontario di controllo da parte dello Stato di approdo per i pescherecci più grandi e di aumentare l’importanza dei requisiti ambientali del controllo da parte dello Stato di approdo, adeguando il profilo di rischio della nave utilizzato per selezionare le navi da ispezionare. La direttiva riveduta prevede anche certificati navali elettronici, che consentiranno agli ispettori di prepararsi meglio prima delle ispezioni e di concentrarsi sulla conformità delle navi alle norme applicabili, piuttosto che su un riesame dei documenti una volta a bordo.

    I controlli da parte dello Stato di bandiera e da parte dello Stato di approdo sono strumenti importanti per un’ampia gamma di questioni relative al trasporto marittimo, quali la sicurezza marittima, la protezione dell’ambiente e le condizioni di lavoro a bordo.

    A seguito dell’accordo politico di ieri, ora i testi definitivi devono essere adottati formalmente. Una volta completato tale processo da parte del Parlamento europeo e del Consiglio, le nuove norme saranno pubblicate nella Gazzetta ufficiale dell’Unione europea ed entreranno in vigore dopo 20 giorni. Gli Stati membri disporranno di 30 mesi per recepire le direttive nel diritto nazionale.

  • Italia terzo maggior investitore straniero in Tunisia

    L’Italia è il terzo investitore estero della Tunisia dopo Francia e Qatar. È quanto emerge dai dati dell’Agenzia tunisina per la promozione degli investimenti (Fipa) visti da “Agenzia Nova”. Alla fine dello scorso anno, il flusso di investimenti esteri in Tunisia ha raggiunto l’importo di 2,522 miliardi di dinari, equivalenti a circa 750 milioni di euro, con variazioni positive del 13,5 per cento rispetto al 2022, del 34,4 per cento rispetto al 2021 e del 33,7 per cento rispetto al 2020. Gli investimenti diretti esteri (Ide) hanno raggiunto nel 2023 l’importo di 712 milioni di euro. Questi investimenti hanno registrato un aumento del 7,7 per cento rispetto al 2022, del 29,3% rispetto al 2021 e del 30% rispetto al 2020.

    Gli Ide in Tunisia hanno riguardato in particolare i settori dell’energia, dell’industria manifatturiera, dei servizi e dell’agricoltura. Secondo la Fipa, il flusso degli Ide non energetici registrato nel corso dell’anno 2023 in Tunisia ha consentito di realizzare 638 operazioni di investimento per un valore complessivo di 572 milioni di euro, consentendo la creazione di 14.746 nuovi posti di lavoro. La classifica degli investitori esteri in Tunisia vede la Francia al primo posto con 182 milioni di euro, il Qatar al secondo con 89 milioni di euro, l’Italia al terzo con 78 milioni di euro, la Germania al quarto con 81 milioni di euro e il Giappone in quinta posizione con 22 milioni di euro.

  • La Commissaria Johansson e il Commissario Gentiloni lanciano il partenariato pubblico-privato “Alleanza europea dei porti”

    La Commissione, insieme alla presidenza belga, ha lanciato l’Alleanza europea dei porti – un partenariato pubblico-privato per contrastare il traffico di droga e le infiltrazioni criminali. Ylva Johansson, Commissaria per gli Affari interni e Paolo Gentiloni, Commissario per l’Economia, hanno visitato Anversa insieme al ministro dell’Interno belga Annelies Verlinden, al vice primo ministro e ministro delle Finanze Vincent Van Peteghem e al vice primo ministro e ministro della Giustizia e del Mare del Nord Paul Van Tigchelt.

    Il partenariato mira a riunire tutte le parti interessate al fine di trovare soluzioni per proteggere i porti dal traffico di droga e dalle infiltrazioni criminali.

  • Sempre più in crescita i bilanci delle zoomafie

    Il 2023 si chiude con un ulteriore bilancio positivo per le zoomafie, delle quali abbiamo scritto anche in altre occasioni.

    Le corse clandestine dei cavalli sono una fonte importante di business anche se molti animali finiscono azzoppati e feriti e poi condotti al macello.

    I combattimenti tra cani rimane una delle attività più cruente, secondo il rapporto della Fondazione Antonino Caponnetto dal 1998 al 2022 sono stati sequestrati dagli interventi delle Forze dell’Ordine, più di 1400 cani, ma anche 120 galli da combattimento e quasi 600 persone sono state denunciate.

    Le zoomafie, le organizzazioni criminali, guadagnano anche con la vendita illecita di cuccioli di animali da compagnia portati, con documenti falsi, da altri paesi europei dell’Est ed ancora troppi piccoli per essere tolti alla madre. E’ un traffico milionario, supportato anche da internet.

    Vi sono stati anche alcuni  casi di canili che si sono appropriati dei fondi dei comuni, per la gestione dei cani randagi, e che invece hanno lasciato morire gli animali o li hanno tenuti in condizioni agghiaccianti.

    Oggi una nuova normativa europea, della quale vi abbiamo già infirmato e che si spera presto entri in vigore in tutti i paesi dell’Unione, dovrebbe dare un duro colpo a questo traffico che oltre a danneggiare economicamente gli acquirenti vede ogni anno morire moltissimi cuccioli durante il trasporto o appena sono stati venduti e assegnati alle famiglie.

    Il bracconaggio contribuisce, non solo in Italia, al traffico di quella fauna selvatica che per legge andrebbe protetta e che non è vendibile ma continuamente si trovano animali importati da altri paesi e detenuti illegalmente.

    Le zoomafie si occupano anche di allevamenti irregolari, di macellazione clandestina, di illegalità nella pesca e della contraffazione di alimenti di origine animale.

    La commissione parlamentare sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti e ad altri illeciti alimentari finalmente si occuperà anche delle attività illecite delle zoomafie, speriamo che questo porti presto a notizie ancora più dettagliate che consentano un’operazione su larga scala per colpire tutta quella criminalità che guadagna sulle violenze agli animali.

  • Colombia cocaine: Cultivation reaches record high

    The area planted with coca bushes in Colombia reached a record high last year, an annual report to the UN says.

    The United Nations Office on Drugs and Crime (UNODC) said that potential coca production had risen by 24% since 2021.

    Coca leaves are the key ingredient in cocaine and Colombia has long been the top producer of the illegal drug.

    The area planted with coca bushes rose by 13%, and the biggest increase was recorded in Colombia’s border areas.

    Almost two-thirds of the coca crops are found in the provinces of Nariño and Putumayo, which border Ecuador, and in Norte de Santander, on the Venezuelan border.

    There has been a 77% rise in in coca cultivation in Putumayo, which shares a border with Peru and Ecuador.

    Candice Welsch, UNODC’s regional director, said that it was “worrying that each year there is an increase in coca crops in the country”.

    Colombian Justice Minister Néstor Osuna said that his country was “flattening the curve” and that the rate of increase was much lower than in 2021.

    The UNODC’s Leonardo Correa however warned that there had been a sharp rise in potential coca production in 2022.

    “The crops that were young last year have now reached maturity and are now productive. In other words, the rate of growth in hectares is decreasing. But the rate of cocaine production is increasing,” he said.

    Both the size of the area planted with coca in Colombia and the potential coca production are at their highest since the UN began monitoring in 2001.

    Colombia is the top coca cultivator in the world, producing 60% of the world’s cocaine, followed by Peru and Bolivia.

    President Gustavo Petro on Saturday appealed to his regional counterparts to turn away from a militarised approach to fighting drug use and instead see it as a public health issue.

    “It is time to rebuild hope and not repeat the bloody and ferocious wars, the ill-named ‘war on drugs’, viewing drugs as a military problem and not as a health problem for society,” he said at the Latin American and Caribbean Conference on Drugs in Cali.

    His Mexican counterpart, Andrés Manuel López Obrador said it was key to “fight first and foremost against poverty and inequality, and to offer work and good salaries”.

    He said growers needed to be convinced “to switch from sowing marijuana, poppies and coca to planting beans, corn, cocoa and fruit trees”.

    Mexico is the base for some of the most powerful transnational drug cartels that control trafficking routes from South America to the United States and Europe.

    It also produces large amounts of heroin, cannabis, methamphetamine and synthetic opioids such as fentanyl.

  • La Germania frena, l’Italia si blocca e i container restano in mare

    L’economia tedesca frena, quella italiana frena di conseguenza (perché i tedeschi sono i migliori clienti), e le navi restano ferme coi loro container perché se non si consuma è inutile produrre. Le aziende che producono beni, dall’abbigliamento all’elettronica, hanno infatti già in magazzino delle scorte in eccesso e disdicono quindi le forniture.

    MSC, la più grande compagnia di container al mondo, ha fine luglio ha cancellato il viaggio della MSC Topaz e pochi giorni fa ha fatto altrettanto per la rotta che la MSC Deila, una nave lunga 366 metri, avrebbe dovuto compiere dall’Asia al Nord Europa. Il rallentamento dei trasporti marittimi ha iniziato a pesare sui colossi del settore. Lo scorso mese, ad esempio, CMA CGM ha dichiarato che i suoi margini di profitto per il secondo trimestre 2023 sono scesi del 73% a 2,6 miliardi di dollari rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso, mentre quelli del primo semestre di Hapag-Lloyd sono scesi a 3,8 miliardi di dollari rispetto a 10,9 miliardi di dollari dello stesso periodo nel 2022.

    Sanne Manders, presidente del settore marittimo e aereo presso il broker di merci Flexport, intervistato dalla Cnbc, ha spiegato che guardando ai prossimi due mesi ci sarà ancora molta capacità di trasporto da aggiungere. Secondo una ricerca pubblicata da Bernstein, le compagnie di navigazione hanno ordinato un numero record di navi dopo che la pandemia di Covid-19 ha portato loro enormi quantità di liquidità. Secondo Niels Rasmussen, capo analista marittimo del Baltic and International Maritime Council (BIMCO), le tariffe di trasporto dall’Estremo Oriente al Nord Europa sono ormai sotto pressione da poco più di un anno. Le tariffe spot dei container riportate dallo Shanghai Shipping Exchange sono, infatti, diminuite di quasi il 90% per il periodo di 3 mesi da marzo a maggio, rispetto allo stesso periodo del 2022. Simon Heaney, senior manager per la ricerca sui container presso la società di consulenza marittima Drewry, ha spiegato che il mercato dei container è nel mezzo di un crollo della domanda, quindi le partenze in bianco vengono ancora una volta utilizzate per cercare di bilanciare il mercato. L’eccesso di inventario, insieme alle deboli vendite al dettaglio, sono infatti parte della ragione del calo delle spedizioni.

    Secondo una stima effettuata da Bernstein, a maggio, i rivenditori statunitensi detenevano 778 miliardi di dollari di scorte, il livello più alto dal 2019. Nel lungo termine, Manders prevede che i volumi del trasporto marittimo aumenteranno, mentre il trasporto aereo diminuirà, in parte a causa di catene di approvvigionamento meglio pianificate.

  • Ucraina: riconoscimento reciproco delle sentenze tra l’UE e l’Ucraina ai sensi della convenzione dell’Aia

    E’ appena entrata in vigore la convenzione dell’Aia sulle sentenze, che garantisce il riconoscimento internazionale e l’esecuzione delle sentenze emesse dagli organi giurisdizionali di altri paesi in materia civile e commerciale. L’UE e l’Ucraina hanno aderito alla convenzione e altri paesi dovrebbero aderirvi in futuro.

    Oggi la diversità delle leggi e delle pratiche nel mondo rende spesso difficile per i cittadini e le imprese dell’UE ottenere il riconoscimento e l’esecuzione delle sentenze di altri paesi. Questa incertezza giuridica e i relativi costi possono indurre molte persone a rinunciare a far valere i loro diritti o a decidere di non impegnarsi nelle relazioni internazionali.

  • La Commissione raccoglie pareri per rendere i settori del commercio all’ingrosso e al dettaglio più resilienti, digitali e verdi

    La Commissione invita le parti interessate ad esprimersi su come far sì che l’ecosistema industriale al dettaglio possa realizzare la trasformazione digitale, verde e nel campo delle competenze e diventare più resiliente e competitivo, seguendo principi di giustizia ed equità. Come base per la consultazione la Commissione ha pubblicato un documento  in cui si analizzano le principali problematiche e opportunità legate alla transizione.

    Le imprese e le associazioni di categoria di tutto l’ecosistema oltre alle amministrazioni pubbliche, le parti sociali, i consumatori, gli istituti di ricerca, il mondo academico e altri interessati potranno rispondere al questionario EU Survey fino al 26 settembre 2023.

    Oltre alla consultazione, la Commissione organizza anche workshop con le parti interessate per comprendere meglio le sfide che l’ecosistema in questione si trova ad affrontare. I risultati della consultazione e dei workshop confluiranno nel processo di co-creazione di un percorso di transizione che prevede interventi e impegni concreti intesi a promuovere la digitalizzazione e la transizione ecologica dell’ecosistema del commercio al dettaglio, percorso che si concluderà all’inizio del 2024.

    Con 30 milioni di occupati in 5,5 milioni di aziende e un valore aggiunto di circa 1,5 miliardi di euro, l’ecosistema del commercio al dettaglio, comprendente il commercio al dettaglio e all’ingrosso, è il più importante di tutti gli ecosistemi industriali dell’UE. Visti i legami con la maggior parte degli ecosistemi industriali, il fatto di renderlo più competitivo può avere ricadute positive per l’intera economia dell’UE, che serve 450 milioni di consumatori.

    La Commissione ha proposto di istituire percorsi di transizione in vari comparti nell’aggiornamento della strategia industriale del maggio 2021, nell’ambito delle iniziative volte ad accelerare la duplice transizione verde e digitale dell’industria europea. Oltre all’aggiornamento della strategia la Commissione ha presentato la prima relazione annuale sul mercato unico, che analizza le sfide cui devono far fronte i diversi ecosistemi e funge da base per la preparazione dei percorsi di transizione.

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