controllo

  • Prevenzione e lotta al terrorismo e all’estremismo: la Commissione rafforza la cooperazione con i Balcani occidentali

    Il Commissario per gli Affari interni e la migrazione Magnus Brunner ha firmato un nuovo piano d’azione comune per la prevenzione e la lotta al terrorismo e all’estremismo violento tra l’UE e i suoi partner dei Balcani occidentali, a margine del forum ministeriale UE-Balcani occidentali su giustizia e affari interni che si tiene a Sarajevo, Bosnia-Erzegovina.

    La sicurezza dei Balcani occidentali è strettamente legata alla sicurezza interna dell’UE. Con questo nuovo piano d’azione l’UE e i Balcani occidentali saranno meglio attrezzati per affrontare le minacce nuove ed emergenti, tra cui la radicalizzazione online, nonché l’impatto delle nuove tecnologie sulle minacce terroristiche, quali i rischi associati all’uso improprio dei droni o all’uso di criptovalute per il finanziamento del terrorismo.

    Il nuovo piano d’azione comune rafforzerà la cooperazione e lo sviluppo di capacità in cinque settori principali: allineamento alla legislazione antiterrorismo dell’UE, prevenzione dell’estremismo, rafforzamento della cooperazione con Europol anche per quanto riguarda le indagini antiterrorismo, rafforzamento della capacità di indagare sul finanziamento del terrorismo e rafforzamento della protezione delle infrastrutture critiche e degli spazi pubblici.

  • Resettare tutto e ricominciare daccapo?

    Riceviamo e pubblichiamo la lettera che il Signor Stefano Cagnetta ci ha inviato dopo la lettura dell’articolo dell’On. Cristiana Muscardini ‘Politiche sui siti sessuali e ragazzi che si suicidano aiutati dalla rete’ pubblicato lo scorso 1 settembre

    Cara Onorevole,

    io non ho tutte le risposte ai quesiti da lei rappresentati, ma ho il piacere di condividere con lei quelli che potrebbero essere, senza peccare di presunzione, pensieri comuni inerente l’argomento da lei rappresentato e che al sottoscritto colpisce vivamente:

    Mi soffermo solo su quest’ultimo decennio laddove internet è entrato quasi di soppiatto, forse inaspettatamente, ma con tanta facilità nelle case di ognuno di noi dandoci la parvenza di un qualcosa di buono, che può agevolarci nella vita di tutti i giorni, insomma sembrava un’innovazione tecnologica utile e raccomandabile. Per certi versi sì, ma come per tutte le cose, il troppo storpia ed ecco il lato oscuro di questa innovazione tecnologica uscire allo scoperto e fare da padrona: l’utilizzo incontrollato dei social che sono sempre più a portata di mano di chiunque ma ahimè soprattutto dai minorenni. Inutili le “raccomandazioni” (che per Legge devono fare), da parte di queste piattaforme verso i minori che per loro è vietato iscriversi se non sotto la supervisione dei genitori, ma parliamoci chiaramente, la supervisione del genitore è praticamente impossibile… ma c’è anche l’escamotage della data di nascita, basta cambiarla ed il gioco è fatto. E nessuno se ne accorge. Un po’ come la vendita di sigarette e dei gratta e vinci: c’è scritto che nuoce gravemente alla salute (per la serie “io te l’ho detto”), ma è sempre lo stesso Stato che ha emesso il messaggio di pericolo che li vende ricavandoci ingenti profitti di cui non poter assolutamente rinunciare e, come se non bastasse, sia per i gratta e vinci che per le sigarette ve ne sono di tutti i tipi e per tutti i gusti, evidentemente si vuole soddisfare la richiesta di tutti… eppure c’è scritto “nuoce gravemente alla salute” …

    Il male c’è e si vede, ma nessuno fa davvero qualcosa di coraggioso e/o drastico per bloccare tutto ciò. I profitti, come per le sigarette e i gratta e vinci, sono più importanti. Tutto gira intorno al denaro, causa primaria di tanti mali cui non sto qui ad elencarli.

    Nelle piattaforme dei social tutto è amplificato all’ennesima potenza: un video, una notizia, un fatto si ripete centinaia, migliaia se non milioni di volte (il numero dei like e delle visualizzazioni, portano anche bei profitti a quanto pare) e un soggetto e/o il fatto stesso è alla mercè di tutti. Questa potenza è incontrollabile. Può fare del bene o del male ma lo fa ad ogni modo all’ennesima potenza. Dunque, se una persona fragile viene offesa all’interno di queste piattaforme, il fatto ha un ridondanza mostruosa e l’offesa sale a dismisura. Se un fatto poteva essere circoscritto ad un numero ristretto di persone, adesso no, rimbomba come un eco perpetuo dappertutto e neanche chi ha cominciato a divulgarlo sa fin dove potrebbe protrarsi, senza poi considerare minimamente gli effetti di quel messaggio lanciato in rete; per qualcuno potrebbe essere un vero e proprio inferno…potrebbe essere motivo di farla finita.

    Penso al piccolo Paolo, un bellissimo ragazzino come tanti in mezzo a noi, troppo giovane per chiudersi nel suo oblio, troppo giovane per pensare di farla finita, troppo giovane per terminare la sua vita. E adesso mi ritorna in mente anche la piccola Sarah Scazzi e della sua tragica fine … Sempre e soltanto a causa di cosa gli altri potrebbero credere, pensare o chissà cosa… Un tempo questo poteva essere considerato un motivo futile ma adesso che i tempi sono cambiati, pare sia un motivo plausibile per uccidere o per suicidarsi.

    L’opinione degli altri a quanto pare conta troppo per qualcuno. E’ un male incurabile questo. Non abbiamo più una nostra vita, è sempre condizionata dagli altri!

    Paolo, Sarah e tutte quelle piccole anime che hanno terminato la loro vita troppo presto a causa “degli altri” potrebbero essere i nostri stessi figli!

    Come possiamo fermare tutto ciò? Noi genitori se pur attenti e scrupolosi non possiamo attenzionare i nostri ragazzi 24 ore su 24, certamente possiamo parlare con loro, cercare di stare attenti il più possibile, ma ora più che mai, non possiamo entrare nella testa dei nostri ragazzi e vedere cosa pensano realmente. Troppo silenziosi? Troppo estroversi? Qual è il segnale che deve preoccuparci? Oltre ad essere genitori che lavorano preoccupati e attenti all’andamento della propria famiglia forse dovremmo essere anche psicologi – poliziotti – terapeuti…. Io non lo so. So solo che come mezzi di comunicazione abbiamo la televisione che oggi offre troppi programmi inutili, dove si evidenzia sempre l’apparire e non l’essere, film che propongono costantemente violenza estrema o scene di bassezza inaudita, per non parlare delle innumerevoli parolacce e volgarità che si sentono ogni giorno e poi c’è l’evoluzione della televisione con il tanto agognato smartphone che altro non è che  una finestra aperta sul mondo, tutto praticamente gratuito, senza tabù, libero, … ed ecco fomentarsi il troppo che storpia…

    Per non parlare dei telegiornali che fanno a gara per chi elenca le peggiori notizie di cronaca in circolazione. Un bollettino di guerra, ora più che mai, nel vero senso della parola.

    Il nocciolo del problema forse sta proprio in questo: gli innumerevoli e costanti input che entrano nella nostra testa, un bombardamento costante di annunci, notizie, fatti che non sempre ci fanno bene ma attenzione! Noi siamo persone adulte che hanno avuto un passato sicuramente più quieto rispetto a questo presente (che sarà il passato dei nostri ragazzi), sappiamo gestire le emozioni, sappiamo reagire difronte a queste notizie ma loro, i nostri ragazzi, hanno capito come funziona? Riescono a schermarsi davanti a questo strano mondo con tutte le sfaccettature che offre? Sanno distinguere il virtuale dal reale?

    Forse, ma sicuramente utopia totale, sarebbe eliminare ciò che ha causato questo male. Bloccarlo. Fermarlo. Spegnere tv e smartphone. Resettare tutto e ricominciare daccapo.

    Cordiali saluti,

    Stefano Cagnetta

  • La Commissione avvia consultazioni per la revisione del regolamento dell’UE sulla cibersicurezza

    Allo scopo di rafforzare la resilienza dell’UE contro le crescenti minacce informatiche, la Commissione lancia una raccolta di contributi per valutare e rivedere il regolamento dell’UE sulla cibersicurezza del 2019. L’iniziativa riflette l’impegno della Commissione a semplificare le norme.

    La revisione si concentrerà sul mandato dell’Agenzia dell’Unione europea per la cibersicurezza (ENISA) nonché sul quadro europeo di certificazione della cibersicurezza e punta ad affrontare le sfide in materia di sicurezza della catena di approvvigionamento delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione (TIC). Allo stesso tempo essa rappresenta un’opportunità per semplificare le norme in materia di cibersicurezza. Ottimizzando l’obbligo di informazione, la Commissione intende agevolare l’attuazione, ridurre la burocrazia e promuovere un ambiente favorevole alle imprese.

    Le parti interessate (autorità competenti degli Stati membri, autorità di cibersicurezza, imprese e associazioni di categoria, ricercatori ed accademici, organizzazioni dei consumatori e cittadini) sono invitate a fornire il proprio parere sul portale Dì la tua fino al 20 giugno.

  • La Commissione traccia la rotta per la leadership europea in materia di IA con un ambizioso piano d’azione

    Diventare un leader globale nell’intelligenza artificiale (IA) è l’obiettivo del piano d’azione per il continente dell’IA lanciato oggi. Come indicato dalla presidente von der Leyen al vertice d’azione sull’IA del febbraio 2025 a Parigi, questa ambiziosa iniziativa è destinata a trasformare le forti industrie tradizionali europee e il suo eccezionale bacino di talenti in potenti motori di innovazione e accelerazione dell’IA. Il piano d’azione per il continente dell’IA rafforzerà le capacità di innovazione dell’Unione europea in materia di IA attraverso azioni e politiche incentrate su cinque pilastri fondamentali:

    La Commissione rafforzerà l’infrastruttura europea per l’IA e il supercalcolo con una rete di fabbriche di IA. 13 di queste fabbriche sono già installate nei principali supercomputer europei a livello mondiale. Sosterranno le start-up, l’industria e i ricercatori dell’UE nel campo dell’IA nello sviluppo di modelli e applicazioni di IA.

    L’UE contribuirà anche alla creazione di Gigafabbriche di IA. Si tratterà di strutture su larga scala dotate di circa 100.000 chip che guideranno la prossima ondata di modelli di IA di frontiera e manterranno l’autonomia strategica dell’UE nei settori industriali e scientifici critici, richiedendo investimenti pubblici e privati.

    Per stimolare gli investimenti del settore privato nella capacità del cloud e nei centri dati, la Commissione proporrà anche una legge sullo sviluppo del cloud e dell’IA. L’obiettivo è almeno triplicare la capacità dei data center dell’UE nei prossimi cinque-sette anni, dando priorità ai data center altamente sostenibili.

    Rafforzare l’innovazione dell’IA richiede anche l’accesso a grandi volumi di dati di alta qualità. Un elemento importante del piano d’azione è la creazione di laboratori di dati, che riuniscono e curano grandi volumi di dati di alta qualità provenienti da diverse fonti nelle fabbriche di IA. Nel 2025 sarà avviata una strategia globale per l’Unione dei dati al fine di creare un vero mercato interno dei dati in grado di potenziare le soluzioni di IA.

    Nonostante il potenziale dell’IA, solo il 13,5 % delle imprese dell’UE ha adottato l’IA. Per sviluppare soluzioni di IA su misura, promuoverne l’uso industriale e la piena adozione nei settori pubblici e privati strategici dell’UE, nei prossimi mesi la Commissione lancerà la strategia “Applicare l’IA.

    Per soddisfare la crescente domanda di talenti dell’IA, la Commissione agevolerà il reclutamento internazionale di esperti e ricercatori altamente qualificati nel settore dell’IA attraverso iniziative quali il bacino di talenti, l’azione Marie Skłodowska-Curie “MSCA Choose Europe” e i programmi di borse di studio per l’IA offerti dalla prossima Accademia per le competenze in materia di IA.

    La Commissione lancerà inoltre il Service Desk della legge sull’IA per aiutare le imprese a conformarsi alla legge sull’IA.

    Con questo piano d’azione la Commissione avvia due consultazioni pubbliche, che si protrarranno fino al 4 giugno 2025, per dare ulteriore forma a queste iniziative del piano d’azione per il continente dell’IA. Una terza consultazione pubblica sulla strategia per l’Unione dei dati sarà avviata a maggio.

    Parallelamente, la Commissione organizzerà dialoghi con i rappresentanti dell’industria e del settore pubblico per contribuire a definire la strategia “Applicare l’IA”.

  • Riflessioni e notizie, in attesa che la politica si muova

    Ci sono notizie che portano a riflessioni dalle quali dovrebbero poi discendere delle azioni della politica perché, come quelle delle quali scriviamo, sono notizie che la politica non può non conoscere.

    Cosa impedisce alla politica, governo ed opposizione, di chiedere all’Enci, a fronte del suo cospicuo patrimonio, del quale anche la televisione ha parlato, un aiuto per risolvere la grave situazione di alcuni rifugi per animali abbandonati? L’Enci dipende dal Ministero dell’Agricoltura ma quali controlli fa il Ministero sulla gestione dell’ente?

    Cosa impedisce alla politica di chiedere all’Enci un codice di comportamento per gli allevatori suoi iscritti che imponga di vendere i cuccioli solo con il certificato di buona salute dei genitori per garantire che non siano affetti da displasia o da altre malattie genetiche? Questo dovrebbe già essere un compito insito nella stesso scopo per il quale l’ente è nato, dovrebbe ma non è.

    Cosa impedisce che i soldi derivanti dalle sanzioni amministrative, dai sequestri effettuati dai carabinieri del Nas, per un valore che lo scorso anno sembra abbia raggiunto più di quattro milioni e mezzo di euro, siano utilizzati per migliorare le condizioni degli animali abbandonati ed incentivarne l’adozione, magari dando un contributo per le cure sanitarie? Questa cospicua cifra non potrebbe essere utilizzata per abbassare finalmente l’iva per le cure veterinarie, le medicine ed il cibo? Quanti anziani rischiano di abbandonare il proprio animale da compagnia per colpa del continuo aumento del costo della vita che ovviamente colpisce anche i costi per il mantenimento di un cane o di un gatto?

    Il problema delle zoomafie, delle vendite illegali di animali sulla rete, il traffico di cuccioli dall’estero, dei combattimenti tra cani, delle corse irregolari di cavalli sono solo alcuni dei tanti problemi dei quali le nostre forze di sicurezza si devono ogni giorno occupare.

    Sarebbe almeno un piccolo passo avanti se si facesse chiarezza sulla gestione di decine di rifugi e canili nei quali gli animali sono in continuo pericolo di vita o sulla conduzione di allevamenti dove vi è un eccessivo imparentamento che porta a malattie genetiche che condannano l’animale a costanti sofferenze e i suoi proprietari a costanti spese.

    Riflessioni, notizie, chissà se la politica si muoverà.

  • La premier danese chiede supporto ai partner europei contro le mire di Trump sulla Groenlandia

    La Danimarca cerca sponde in Europa e presso la Nato per scongiurare ogni possibile sviluppo “non desiderato” in Groenlandia. Questo il senso del tour diplomatico fatto dalla premier danese, Mette Frederiksen, che è stata a Berlino, Parigi e Bruxelles per perorare la causa di Copenaghen e inviare al contempo un messaggio a Washington. Le parole del presidente statunitense Donald Trump sulla “necessità” di assumere il controllo della Groenlandia hanno infatti creato una situazione di profondo disagio per le autorità danesi, preoccupate per eventuali insistenze della Casa Bianca sul tema. Già durante il suo primo mandato, Trump aveva parlato apertamente di “acquistare” la Groenlandia, cercando di intavolare un negoziato con la Danimarca che è stato prontamente respinto da Copenaghen. Il rilancio della questione da parte del presidente Usa ha tuttavia costretto Frederiksen e il suo governo ad agire con maggiore solerzia, escludendo ancora una volta l’eventualità di cedere il proprio territorio nell’Artico ad altri Paesi. Al contempo, la Danimarca ha aumentato gli stanziamenti finanziari per garantire la sicurezza della Groenlandia, con l’annuncio di ieri sera dell’acquisto di tre nuove navi e droni a lungo raggio da schierare nella regione artica, per circa due miliardi di euro.

    Copenaghen cerca inoltre di mostrare agli Stati Uniti e a Trump che l’Europa può fare fronte comune e parlare con una sola voce. Parlando a Parigi dopo l’incontro con il presidente francese Emmanuel Macron, Frederiksen ha sottolineato che “non esiste un Paese abbastanza grande da gestire tutte le sfide del mondo” in un’epoca di profonda instabilità. “Siamo cresciuti in un’Europa molto pacifica e in una Danimarca ricca e ben funzionante”, ha osservato la prima ministra, secondo cui “ora ci troviamo in una situazione diversa, dove le minacce sono aumentate, così come le tensioni e il disordine in molte regioni”. “Ecco perché le nostre alleanze e amicizie e la nostra cooperazione politica, anche transatlantica, sono cruciali”, ha sottolineato la leader danese. Con Macron e con il cancelliere tedesco Olaf Scholz “abbiamo parlato di molte cose diverse, ovviamente abbiamo parlato anche del Regno di Danimarca”, ha aggiunto Frederiksen. Per la Danimarca “è assolutamente cruciale” che a fronte della potenziale minaccia verso la Groenlandia “restiamo uniti in Europa”, anche rispetto alla guerra in Ucraina e ai sabotaggi delle infrastrutture nel Mar Baltico, ha aggiunto Frederiksen. Per la premier “deve esserci rispetto per il territorio e la sovranità degli Stati. Si tratta di un tassello assolutamente cruciale nella comunità globale internazionale che abbiamo costruito dopo la Seconda guerra mondiale”.

    Una volta a Bruxelles per l’incontro con il segretario generale della Nato, Mark Rutte, Frederiksen ha evidenziato come allo stato attuale non sussista una minaccia militare verso la Groenlandia o la Danimarca. In ogni caso, solo “una più stretta cooperazione a livello europeo” può consentire alla Danimarca e agli altri Paesi Ue di affrontare l’attuale situazione geopolitica, ha proseguito la premier. Le autorità di Copenaghen continuano a vedere gli Usa come il loro più stretto alleato, ha detto ancora Frederiksen. “La cooperazione transatlantica è assolutamente cruciale per la sicurezza e l’incolumità di tutti noi, e farò di tutto per sostenere l’alleanza che ha dato non solo alla Danimarca, all’Europa e agli Stati Uniti, ma all’intero mondo pace e stabilità dalla Seconda guerra mondiale”, ha spiegato. La Nato e i Paesi nordici sono in ogni caso intenzionati a fare la loro parte per assicurare la stabilità della regione artica, come ha ribadito Frederiksen, che ha manifestato preoccupazione “per le crescenti attività della Russia e della Cina”. Per quanto riguarda l’impegno della Danimarca, la premier ha voluto ricordare l’aumento delle spese per la difesa sostenuto dal suo governo. “Non sappiamo ancora dove arriveremo esattamente con la percentuale” del Pil destinata alla difesa, ma “siamo più vicini al 5 che al 2 per cento”, ha concluso.

    Una serie di messaggi a Trump, dunque, dal momento che Copenaghen si dice interessata al dialogo con Washington ma propone allo stesso tempo di contribuire maggiormente per la sicurezza dell’Artico. In questo contesto va segnalata anche la proposta formulata oggi dal ministro degli Esteri francese, Jean-Noel Barrot, che ha aperto all’invio di truppe europee nell’Artico per assicurare la sicurezza della Groenlandia. Barrot ha definito tale scenario come “una possibilità” che però al momento “non rientra” nei piani dell’esecutivo danese. “Se la Danimarca chiama per essere aiutata, la Francia ci sarà”, ha detto il ministro. “I confini europei sono sovrani, che siano a nord, a sud, ad est ed ovest”, ha detto il titolare della diplomazia francese, sottolineando che “nessuno può permettersi di interferire con i nostri confini”

  • In attesa di Giustizia: zone rosse

    Chissà perché ogni tanto si cambiano i nomi di apparati dello Stato o branche della Pubblica Amministrazione che già esplicitano perfettamente a quali funzioni siano destinate: per esempio la Pubblica Sicurezza. Chi si ricorda quando la Polizia di Stato si chiamava così illustrando senza equivoci il compito affidatole?

    Compito che il mutar della denominazione non ha fatto venir meno: la Polizia, lo Stato, deve assicurare la prevenzione delle attività illecite prima ancora che la loro repressione…e, nei limiti in cui dispone di uomini e risorse, deve assolvere a questo compito ad ampio spettro a tutela di tutti i cittadini.

    Adesso, però, le Autorità Locali sono tenute ad individuare Zone Rosse, cioè a dire luoghi di esposizione a maggiori rischi per la presenza di possibili malintenzionati destinando la Polizia…a quel presidio che già dovrebbe garantire.

    In queste zone è vietato sostare a coloro che dovessero assumere atteggiamenti aggressivi, minacciosi o insistentemente molesti pena una tipologia particolare di daspo nel caso siano pregiudicati per droga, furto con strappo, rapina, detenzione abusiva di armi…se una volta allontanati tali soggetti non rispetteranno la zona rossa le Forze dell’Ordine saranno tenute ad allontanarli immediatamente e a denunciarli all’Autorità Giudiziaria. Pena fino a tre mesi di carcere oltre ad una multa: sai che paura per un rapinatore o un pusher.

    Diciamo la verità: è poco più che uno spot governativo; c’era bisogno di provvedimenti di questo genere per aumentare l’allerta di Polizia e Carabinieri nei pressi della Stazione Centrale di Milano, o delle altre due principali per fare degli esempi banali? Provate invece a farvi due passi nella elegantissima via della Spiga dopo l’orario di chiusura dei negozi destinati al saccheggio da parte di abbienti turisti: non c’è un esercizio pubblico aperto, strada deserta come altre adiacenti e dove quasi quotidianamente avvengono aggressioni e rapine preferibilmente di orologi di pregio. Non vedrete nemmeno un agente a piedi, per sbaglio, che ritorna verso la Questura Centrale che dista poche centinaia di metri. Erano meglio la vecchia, cara, Pubblica Sicurezza…diffusa sul territorio, seguendo l’intuito personale e soffiate degli informatori e i piedipiatti che scarpinavano lungo le strade con occhio allenato e attento agli accadimenti che non rischiavano di dover intervenire perché un venditore di rose cingalese appariva insistentemente molesto con una coppia di fidanzati.

    In compenso, tra Firenze e Bologna negli ultimi tre mesi sono stati effettuati circa 14.000 controlli in zone considerate a rischio esitando solo 105 denunce a piede libero. Percentualmente un po’ poche rispetto al lasso temporale ed al numero complessivo di interventi per poter parlare di zone a rischio…vuoi vedere che quei furbacchioni dei malintenzionati si sono defilati in altre aree della città diverse da quelle dove vengono concentrati uomini e mezzi lasciando scoperte altre porzioni di territorio? Ma chi l’avrebbe mai detto!

    Una curiosità, poi, assale il giurista: come saranno motivati i provvedimenti di allontanamento? Perché non basta un verbale, serve un decreto del Questore e la memoria va ad un tempo ormai lontano quando venivano arrestati coloro che venivano ritrovati a soggiornare sul territorio di un Comune da cui erano stati diffidati (qualcosa cui si rifà il nuovo daspo): la maggior parte venivano assolti e scarcerati, non prima di avere intasato il lavoro degli uffici giudiziari perché il Pretore disapplicava il provvedimento amministrativo – di solito redatto e firmato da non si sa chi “per il Questore” –  in quanto viziato all’origine da eccesso di potere e mancanza di motivazione che il più delle volte non andava molto oltre una giustificazione apparente del tipo che il soggetto era brutto e cattivo.

    Sempre per il giurista rimane opinabile il rispetto della Costituzione di norme, regolamenti e provvedimenti che limitano la libertà, quantomeno di movimento, di cittadini sulla base di meri sospetti: ma anche questo sappiamo che un risalente vizio del nostro legislatore è non leggere la Costituzione o, in ogni caso, non capire cosa c’è scritto.

    Finirà che, almeno a Milano, Polizia, Carabinieri, Municipale, Reggimento Folgore, Reparti Mobili della Cavalleria Corazzata dedicheranno più tempo a multare fumatori distratti e troppo poco distanti dal passante più vicino mentre in Montenapoleone qualche ben informato grassastore rapina il Richard Mille di un principe ereditario saudita.

  • Canada announces new border rules following Trump tariff threat

    Canada has promised to implement a set of sweeping new security measures along the country’s US border, including strengthened surveillance and a joint “strike force” to target transnational organised crime.

    The pledge follows a threat from President-elect Donald Trump to impose, when he takes office in January, a 25% tariff on Canadian goods if the country does not secure its shared border to the flow of irregular migrants and illegal drugs.

    Economists say such tariffs could strike a blow to Canada’s economy.

    Announcing details of the plan, Canada’s minister of finance and intergovernmental affairs said the federal government would devote C$1.3bn ($900m; £700m) to the plan.

    The measures “will secure our border against the flow of illegal drugs and irregular migration while ensuring the free flow of people and goods that are at the core of North America’s prosperity”, Minister Dominic LeBlanc said on Tuesday.

    The five pillars of the plan cover the disruption of the fentanyl trade, new tools for law enforcement, enhanced coordination with US law enforcement, increased information sharing and limiting traffic at the border.

    They include a proposed aerial surveillance task force, including helicopters, drones and mobile surveillance towers between ports of entry.

    The government is also giving the Canada Border Service Agency funds to train new dog teams to find illegal drugs, and new detection tools for high-risk ports of entry.

    And LeBlanc provided further detail on the so-called “joint strike force” for Canadian and US authorities, saying it would include “support in operational surges, dedicated synthetic drug units, expanded combined forces, special enforcement units, binational integrated enforcement teams, and new operational capacity and infrastructure”.

    The new plan appears to correspond to the concerns publicly disclosed by Trump in recent weeks: the flow of fentanyl and undocumented immigrants into the US.

    The number of crossings at the US-Canada border is significantly lower than at the southern border, according to US Border Patrol data on migrant encounters, as is the amount of fentanyl seized.

    Mexico is also facing a 25% tariff threat.

    LeBlanc said he and other officials had a “preliminary” conversation with Trump’s incoming “border tsar” Tom Homan about the new plan.

    “I’m in encouraged by that conversation,” he said.

    LeBlanc was present at a meeting last month between Prime Minister Justin Trudeau and Trump at Mar-a-Lago, a trip reportedly meant to head-off the levy.

    The announcement comes on LeBlanc’s first day as Canada’s finance minister.

    The longtime ally to Trudeau was hastily sworn in on Monday after the surprise resignation of Chrystia Freeland, who served as both finance minister and deputy prime minister.

    Freeland quit her posts with a scathing open letter to Trudeau in which she outlined disagreements she had with him on spending and “the best path forward for Canada”.

    Her abrupt exit from cabinet has put additional strain on Trudeau’s weakened minority government.

    On Tuesday, in a speech to party faithful at a Liberal holiday event, a defiant Trudeau said there are “always tough days and big challenges” in politics.

    “But this team doesn’t hold the record for the longest minority in Canadian history because we shy away from these moments, we put in the work, whether it’s easy or hard”.

  • Satellite inglese per controllare i flussi migratori, Orban punta sul Ciad

    Il Regno Unito lancerà nel 2025 il satellite Amber-2, sviluppato dall’azienda britannica Horizon Technologies, per migliorare la sicurezza marittima e contrastare attività illegali come l’immigrazione clandestina e il traffico di stupefacenti.

    Il progetto, sostenuto dalla Uk Space Agency con un investimento di 1,2 milioni di sterline (1,4 miliardi di euro), mira a migliorare le capacità di sicurezza marittima del Regno Unito, monitorando le cosiddette “navi fantasma”, ossia quelle che disattivano il loro Sistema di Identificazione Automatica (Ais) per evitare il rilevamento. Il satellite sarà in grado di rilevare segnali a radiofrequenza, permettendo l’identificazione delle navi anche quando i loro sistemi sono spenti. Tuttavia, l’amministratore delegato di Horizon Technologies, John Beckner, ha osservato che il mercato dell’osservazione terrestre basata su frequenze radio è ancora in fase di sviluppo, simile al tracciamento tramite Ais. Ciò indica che il successo di questo nuovo satellite richiederà una combinazione di sistemi terrestri e dati spaziali.

    Per contrastare l’immigrazione irregolare verso l’Europa il primo ministro ungherese Viktor Orban ha invece stipulato con il governo del Ciad un accordo di partenariato di cooperazione. Il documento è stato firmato a settembre dal ministro ungherese degli Affari esteri e del commercio, Peter Szijjarto, e dall’omologo ciadiano Abderahman Koula Allah, e si declina in quattro accordi di cooperazione distinti, due dei quali nel settore della difesa. Secondo la presidenza del Ciad, uno di questi riguarda lo status dei soldati ungheresi di stanza in Ciad, Paese crocevia dei traffici migratori e partner tradizionale dell’Occidente nel contrasto all’immigrazione illegale.

    Il governo Orban puntava da mesi a fare del Ciad, dopo il Niger, il nuovo bastione saheliano contro i flussi irregolari provenienti dall’Africa sub sahariana. “La migrazione dall’Africa verso l’Europa non può essere fermata senza i Paesi della regione del Sahel. Questo è il motivo per cui l’Ungheria sta costruendo un partenariato di cooperazione con il Ciad”, ha scritto Orban su X nei giorni degli incontri. Soddisfazione è stata espressa in modo esplicito dalla presidenza ciadiana, secondo cui “con questo bilaterale” fra Orban e Deby “l’asse N’Djamena-Budapest è ormai chiaro”: per la giunta militare “si apre ora una nuova era grazie al desiderio manifestato dai due leader di dare impulso alle relazioni tra i due Paesi”. In base agli accordi, peraltro, il figlio 32enne del primo ministro ungherese, Gaspar Orban, oggi capitano dell’esercito nazionale, diventerà “agente di collegamento per aiutare a preparare la missione in Ciad”.

    Per contribuire alla lotta contro l’immigrazione clandestina ed il terrorismo, il parlamento ungherese ha autorizzato a novembre del 2023 il dispiegamento di 200 militari in Ciad. Secondo diversi osservatori internazionali, tuttavia, inviando queste unità nel Paese africano, Orban ha sostenuto unicamente i propri interessi economici nella regione. L’Ungheria ha di recente concluso accordi di cooperazione per la promozione del commercio e degli investimenti in Ciad, e le autorità dei due Paesi stanno valutando l’apertura di un centro di assistenza umanitaria e diplomatica nella capitale N’Djamena, oltre che altri accordi nei settori dell’agricoltura e dell’istruzione. L’agenzia governativa ungherese per gli aiuti umanitari e lo sviluppo, Ungheria Helps, ha inoltre aperto il suo primo ufficio di rappresentanza in Africa proprio a N’Djamena, all’inizio del 2024.

    L’avvicinamento di Budapest a N’Djamena si inserisce, non da ultimo, nei mutati equilibri geopolitici che interessano il Sahel. Il Ciad, infatti, ospita oggi l’ultima delle basi francesi ancora presenti nella regione, dove Parigi ha lasciato circa mille uomini, ma da tempo ormai il governo Deby – così come già fatto, in maniera più plateale, dai vicini Mali, Niger e Burkina Faso – guarda alla Russia, di cui subisce l’influenza politica e diplomatica. Agli occhi ciadiani, dunque, l’Ungheria – che intrattiene ottimi rapporti con Mosca – si configura come un collegamento con l’Europa alternativo alla Francia, con cui sviluppare molteplici ambiti di cooperazione ma, soprattutto, rafforzare l’apparato di difesa regionale in un territorio fortemente instabile, dove i combattenti dell’ex gruppo paramilitare russo Wagner – ora ribattezzato Africa Corps – sono sempre più presenti.

  • Nuovo satellite Copernicus messo in orbita per continuare a fornire dati gratuiti sul nostro pianeta

    La Commissione ha lanciato il nuovo satellite Sentinel di Copernicus, denominato Sentinel-2C, per continuare a fornire gratuitamente dati e servizi di osservazione della Terra all’avanguardia a utenti pubblici e privati.

    L’accesso a dati ottici aggiornati consentirà a soggetti pubblici e privati di migliorare il loro processo decisionale e di affrontare meglio urgenti sfide ambientali quali incendi boschivi, inondazioni e siccità. Altri settori che beneficeranno di una maggiore fornitura di dati saranno l’agricoltura, il settore marittimo, la silvicoltura e non solo.

    Sentinel-2C sarà calibrato nei prossimi mesi, prima di diventare pienamente operativo e fornire le prime immagini del nostro pianeta. Il lancio è il risultato della collaborazione con partner fidati, l’Agenzia spaziale europea e Arianespace.

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