Riceviamo e pubblichiamo la lettera che il Signor Stefano Cagnetta ci ha inviato dopo la lettura dell’articolo dell’On. Cristiana Muscardini ‘Politiche sui siti sessuali e ragazzi che si suicidano aiutati dalla rete’ pubblicato lo scorso 1 settembre
Cara Onorevole,
io non ho tutte le risposte ai quesiti da lei rappresentati, ma ho il piacere di condividere con lei quelli che potrebbero essere, senza peccare di presunzione, pensieri comuni inerente l’argomento da lei rappresentato e che al sottoscritto colpisce vivamente:
Mi soffermo solo su quest’ultimo decennio laddove internet è entrato quasi di soppiatto, forse inaspettatamente, ma con tanta facilità nelle case di ognuno di noi dandoci la parvenza di un qualcosa di buono, che può agevolarci nella vita di tutti i giorni, insomma sembrava un’innovazione tecnologica utile e raccomandabile. Per certi versi sì, ma come per tutte le cose, il troppo storpia ed ecco il lato oscuro di questa innovazione tecnologica uscire allo scoperto e fare da padrona: l’utilizzo incontrollato dei social che sono sempre più a portata di mano di chiunque ma ahimè soprattutto dai minorenni. Inutili le “raccomandazioni” (che per Legge devono fare), da parte di queste piattaforme verso i minori che per loro è vietato iscriversi se non sotto la supervisione dei genitori, ma parliamoci chiaramente, la supervisione del genitore è praticamente impossibile… ma c’è anche l’escamotage della data di nascita, basta cambiarla ed il gioco è fatto. E nessuno se ne accorge. Un po’ come la vendita di sigarette e dei gratta e vinci: c’è scritto che nuoce gravemente alla salute (per la serie “io te l’ho detto”), ma è sempre lo stesso Stato che ha emesso il messaggio di pericolo che li vende ricavandoci ingenti profitti di cui non poter assolutamente rinunciare e, come se non bastasse, sia per i gratta e vinci che per le sigarette ve ne sono di tutti i tipi e per tutti i gusti, evidentemente si vuole soddisfare la richiesta di tutti… eppure c’è scritto “nuoce gravemente alla salute” …
Il male c’è e si vede, ma nessuno fa davvero qualcosa di coraggioso e/o drastico per bloccare tutto ciò. I profitti, come per le sigarette e i gratta e vinci, sono più importanti. Tutto gira intorno al denaro, causa primaria di tanti mali cui non sto qui ad elencarli.
Nelle piattaforme dei social tutto è amplificato all’ennesima potenza: un video, una notizia, un fatto si ripete centinaia, migliaia se non milioni di volte (il numero dei like e delle visualizzazioni, portano anche bei profitti a quanto pare) e un soggetto e/o il fatto stesso è alla mercè di tutti. Questa potenza è incontrollabile. Può fare del bene o del male ma lo fa ad ogni modo all’ennesima potenza. Dunque, se una persona fragile viene offesa all’interno di queste piattaforme, il fatto ha un ridondanza mostruosa e l’offesa sale a dismisura. Se un fatto poteva essere circoscritto ad un numero ristretto di persone, adesso no, rimbomba come un eco perpetuo dappertutto e neanche chi ha cominciato a divulgarlo sa fin dove potrebbe protrarsi, senza poi considerare minimamente gli effetti di quel messaggio lanciato in rete; per qualcuno potrebbe essere un vero e proprio inferno…potrebbe essere motivo di farla finita.
Penso al piccolo Paolo, un bellissimo ragazzino come tanti in mezzo a noi, troppo giovane per chiudersi nel suo oblio, troppo giovane per pensare di farla finita, troppo giovane per terminare la sua vita. E adesso mi ritorna in mente anche la piccola Sarah Scazzi e della sua tragica fine … Sempre e soltanto a causa di cosa gli altri potrebbero credere, pensare o chissà cosa… Un tempo questo poteva essere considerato un motivo futile ma adesso che i tempi sono cambiati, pare sia un motivo plausibile per uccidere o per suicidarsi.
L’opinione degli altri a quanto pare conta troppo per qualcuno. E’ un male incurabile questo. Non abbiamo più una nostra vita, è sempre condizionata dagli altri!
Paolo, Sarah e tutte quelle piccole anime che hanno terminato la loro vita troppo presto a causa “degli altri” potrebbero essere i nostri stessi figli!
Come possiamo fermare tutto ciò? Noi genitori se pur attenti e scrupolosi non possiamo attenzionare i nostri ragazzi 24 ore su 24, certamente possiamo parlare con loro, cercare di stare attenti il più possibile, ma ora più che mai, non possiamo entrare nella testa dei nostri ragazzi e vedere cosa pensano realmente. Troppo silenziosi? Troppo estroversi? Qual è il segnale che deve preoccuparci? Oltre ad essere genitori che lavorano preoccupati e attenti all’andamento della propria famiglia forse dovremmo essere anche psicologi – poliziotti – terapeuti…. Io non lo so. So solo che come mezzi di comunicazione abbiamo la televisione che oggi offre troppi programmi inutili, dove si evidenzia sempre l’apparire e non l’essere, film che propongono costantemente violenza estrema o scene di bassezza inaudita, per non parlare delle innumerevoli parolacce e volgarità che si sentono ogni giorno e poi c’è l’evoluzione della televisione con il tanto agognato smartphone che altro non è che una finestra aperta sul mondo, tutto praticamente gratuito, senza tabù, libero, … ed ecco fomentarsi il troppo che storpia…
Per non parlare dei telegiornali che fanno a gara per chi elenca le peggiori notizie di cronaca in circolazione. Un bollettino di guerra, ora più che mai, nel vero senso della parola.
Il nocciolo del problema forse sta proprio in questo: gli innumerevoli e costanti input che entrano nella nostra testa, un bombardamento costante di annunci, notizie, fatti che non sempre ci fanno bene ma attenzione! Noi siamo persone adulte che hanno avuto un passato sicuramente più quieto rispetto a questo presente (che sarà il passato dei nostri ragazzi), sappiamo gestire le emozioni, sappiamo reagire difronte a queste notizie ma loro, i nostri ragazzi, hanno capito come funziona? Riescono a schermarsi davanti a questo strano mondo con tutte le sfaccettature che offre? Sanno distinguere il virtuale dal reale?
Forse, ma sicuramente utopia totale, sarebbe eliminare ciò che ha causato questo male. Bloccarlo. Fermarlo. Spegnere tv e smartphone. Resettare tutto e ricominciare daccapo.
Cordiali saluti,
Stefano Cagnetta




