cura

  • La nostra preghiera per il Papa

    Mentre gran parte del mondo precipita nella violenza e nel sangue, nell’odio e nella indifferenza per il dolore altrui, generato da una spropositata sete di potere, il sorriso sereno di Papa Leone che si avvia verso l’ospedale dove sarà operato ci ricorda la forza dell’amore, della fede, di quanto ciascuno di noi dovrebbe essere capace di offrire agli altri come esempio positivo.

    Al Santo Padre la nostra preghiera, l’augurio di tornare presto ad rappresentare per tutti speranza, serenità, decisione ed indomita capacità di contrastare il male, fisico e verbale, del quale troppo si nutrono.

  • Parlare con le piante è terapeutico?

    Il tennista Novak Djokovic ha l’abitudine di abbracciare un albero di fico brasiliano, considera il gesto una “medicina”; il musicista tedesco Pantha du Prince (pseudonimo di Hendrik Weber) sostiene che «gli alberi sono esseri intelligenti»; la ricercatrice Monica Gagliano, docente di Ecologia evolutiva alla Southern Cross University in Australia, dice che ascoltare le piante è possibile: «È una pratica come la meditazione, lo yoga, la corsa. Ma a livello elementare basta trovare un albero bello grande (perché così è più semplice) e registrare con un microfono».Ci sono persone che parlano con le dracene, trovano conforto nel forest bathing, si commuovono davanti a un fiore. Ci sono scienziati che studiano strategie evolutive, relazioni invisibili, cooperazioni chimiche. E poi c’è il punto in cui questi due mondi si incontrano.

    Paola Bonfante, ricercatrice e biologa vegetale, nel saggio Piante, noi e loro (Il Mulino) racconta il rapporto tra umani e vegetali, dai miti greci (Dafne trasformata in una pianta di alloro), all’arte (Angeli Caduti, di Anselm Kiefer), indagando la possibilità che si possano comunicare col mondo vegetale. «Il nostro errore è quello di usare una visione antropomorfica che attribuisce loro “comportamenti” lontani dalla natura vegetale. Abbiamo migliaia di specie, dalla microscopica lenticchia d’acqua alla gigantesca sequoia, eppure il loro mondo viene spesso identificato con la generica parola “natura” a cui associare un concetto morale» ha spiegato Bonfante al magazine Io Donna.

    Vincenzo Signorelli, olivicoltore sull’Etna, ha recuperato un uliveto antico, ed è convinto che i risultati ottenuti (premiatissimo, è finito sul New York Times) siano dovuti a una risposta “emotiva” dei suoi alberi, che hanno ricambiato le cure ricevute con un olio di qualità straordinaria: «Mi chiedono cosa faccio. Niente. Sono un semplice custode della biodiversità, e loro lo “sentono”». Zoe Schlanger, giornalista scientifica, annoiata dai reportage sui cambiamenti climatici, nel saggio The Light Eaters afferma con certezza: «Le piante sono senzienti! Esprimono sentimenti profondi».

    Maurizio Crozza fa ironia: «Non lavo la verdura perché non è detto che abbia voglia di farsi il bagno». Esagerato? Ma lo chef vegano Simone Salvini dice seriamente: «Anche le verdure piangono».  E una zucca, «ferita» dal taglio del coltello, può lacrimare. La cucina vegetariana è crudele, gli indiani chiedono scusa e pregano». Un pomodoro non soffre perché basta staccarlo dalla pianta, una carota sì perché viene strappata dalla terra.

    Siamo di fronte agli esseri più antichi sulla Terra (apparsi 450 milioni di anni fa), più ingombranti (l’80 per cento della biomassa), più radicati (colonizzano tutti gli ambienti); più adattati (resistono al gelo e al caldo); più diversi (390mila specie); più attrezzati (hanno tanti metabolismi che non sappiamo nemmeno imitare). Dipendiamo da loro per l’ossigeno e per il cibo. «Forse vorremmo essere come loro» riflette Bonfante. «Avere consapevolezza della nostra eredità culturale, ma possedere la sapienza della loro natura vegetale. Forse dovremmo imparare come si fa la fotosintesi (e stiamo studiando da anni per replicarla chimicamente). Questa sì, sarebbe una rivoluzione».

  • L’UE stanzia 2,3 milioni di euro in aiuti umanitari di emergenza per contrastare l’epidemia di colera nell’Africa occidentale e centrale

    La Commissione europea ha stanziato 2,3 milioni di euro in aiuti umanitari di emergenza a favore di Nigeria, Camerun, Repubblica centrafricana e Ciad per sostenere questi Paesi nell’affrontare l’attuale epidemia di colera. Secondo l’Organizzazione mondiale della sanità (OMS), nei primi cinque mesi del 2026 sono stati segnalati oltre 61 000 casi di colera nella regione africana.

    In Nigeria, 1,5 milioni di euro contribuiranno ad aumentare il numero delle équipe di intervento, a fornire beni essenziali come i kit per il colera e a sostenere gli interventi volti a garantire l’accesso all’acqua, ai servizi sanitari e all’igiene, compreso il trattamento dell’acqua nei punti di approvvigionamento pubblico e nelle abitazioni.

    In Camerun, 100 000 euro sosterranno il contenimento dell’epidemia e la gestione dei casi, anche attraverso personale aggiuntivo per i partner umanitari presenti sul campo, medicinali essenziali, ulteriori unità di trattamento del colera e punti per la somministrazione di soluzioni reidratanti orali nei villaggi più colpiti.

    Nella Repubblica centrafricana, 500 000 euro serviranno a potenziare la gestione dei casi e le attività di vaccinazione, nonché gli interventi volti a garantire l’accesso all’acqua, ai servizi sanitari e all’igiene. I fondi contribuiranno inoltre a rafforzare la comunicazione dei rischi e il coinvolgimento delle comunità, a intensificare la sorveglianza e l’individuazione dei casi e a garantire sepolture dignitose e sicure.

    In Ciad, 200 000 euro contribuiranno a interrompere la catena di trasmissione del colera migliorando l’accesso all’acqua, ai servizi sanitari e all’igiene e sostenendo le comunità nelle attività di sorveglianza e gestione dei casi.

  • Amare la vita

    Ho visto un video: una volpe completamente ricoperta da una spessa coltre di cenere nera, rigida, immobile, ho visto i soccorritori che cercavano, dopo l’immenso incendio, di salvare qualche vita, tirare via la cenere e da sotto la pancia della volpe immobile è uscito un cucciolo piccolissimo, integro e rosso, la madre lo aveva nascosto sacrificandosi per salvarlo.

    Gli uomini hanno cercato di risvegliare la volpe, hanno dato da bere ad entrambe, poi la madre è ritornata rigida ed è crollata con un gremito a pancia all’aria e con le zampe in alto.

    i soccorritori non si sono arresi, mentre il cucciolo stava a fianco alla madre, che gli aveva  salvata la vita coprendolo con il suo corpo, le hanno fatto il massaggio cardiaco e con un altro gemito terribile la volpe si è ripresa, gli uomini hanno dato ad entrambi ancora acqua e dopo aver bevuto la volpe, col pelo bruciato come uscita dall’inferno,si è messa a leccare il suo cucciolo.

    Potenza e tragicità della natura, dell’amore di chi è madre veramente, di uomini che, nonostante tutto, amano la vita e la proteggono, di altri che appiccano fuoco e distruggono tutto.

    Questo nostro mondo che, come sempre, da sempre ci propone tragedie e morti, dove assassini e terroristi, profittatori e assatanati di potere, cercano ogni giorno di distruggere la nostra esistenza di umani, animali, ambiente, ha ancora molto da dire e da dare se coloro che coltivano empatia e rispetto per quello che ci circonda, cercando di alleviare il dolore altrui, saranno capaci di fare fronte unito.

  • Arriva il pet detective per ritrovare l’animale smarrito

    Nel periodo estivo, nonostante i tanti appelli, ci sono sempre, purtroppo, persone indegne che abbandonano i loro animali, soprattutto cani e gatti. Le nuove leggi, fortunatamente, hanno aumentato le pene e le forze dell’ordine sono attente a identificare chi commette reati contro gli animali.

    Nel periodo estivo però ci sono anche persone che, pur amando moltissimo i loro compagni a quattro zampe, rischiano di perderli durante una passeggiata in campagna o in luoghi aperti: a volte basta un odore particolare e il nostro amico peloso parte alla ricerca di ataviche sensazioni. Inoltre ci sono anche brutti personaggi che rapiscono gli animali dai giardini o per cercare un riscatto o per rivenderli o solo perché sono persone malvagie.

    Perdere il proprio animale è un grande dolore e vi sono persone che per settimane e mesi cercano il gatto o il cane che non trovano più. Fortunatamente, da qualche tempo, un ex vigile del fuoco e soccorritore alpino si è trasformato in pet detective.

    Marco Fanti, forte della sua esperienza nel campo lavorativo come della sua conoscenza tecnologica e del suo amore per gli animali, ha dato vita ad una nuova attività, quella appunto di pet detective. Indaga in tutta Italia sugli animali scomparsi per riportarli alle loro famiglie.

    Dopo una lunga esperienza nell’unità cinofila di ricerca delle persone scomparse, Fanti oggi ha messo al servizio di chi perde il proprio animale tutte le sue capacità e conoscenza: attraverso la tecnologia, droni ed altri strumenti, si mette alla ricerca degli animali scomparsi per riportarli a casa. I droni utilizzati possono volare con qualsiasi condizione meteorologica, hanno un potente faro per illuminare e un telemetro laser che dà le coordinate gps fino a quasi due chilometri.

    Molti sono i cani e i gatti che ha già recuperato e al Premio Internazionale Fedeltà del Cane, a San Rocco di Camogli, Fanti e il suo staff sono stati premiati per aver saputo mettere tecnologia e professionalità al servizio di chi sta cercando il proprio animale perduto.

  • La follia genera terrore e morte, servono una nuova legge e nuove strutture per i malati psichici

    Vivere in un’epoca nella quale la violenza, di ogni tipo, è diventata sempre più presente, nella vita di tutti i giorni, dovrebbe convincere, sia le forze politiche che i media e la società civile, cioè ciascuno di noi, che è arrivato il momento di maggior consapevolezza, equilibrio e decisioni.

    La tragedia di Modena costringe ad alcune considerazioni: 1) la vita è sempre appesa ad un filo e ogni azione violenta prima o poi ha degli imitatori, ora anche l’Italia ha avuto la sua tragica macchina di morte, nessuno è immune quando la violenza diventa comune, 2) ci sono persone, italiane e straniere, che, nonostante l’indifferenza di troppi verso quello che capita agli altri, non hanno invece esitato a mettere a rischio la loro incolumità per catturare l’attentatore e prestare soccorso ai feriti, questo fa sperare che il loro esempio serva per capire che una società è sana quando si è capaci di atti di solidarietà, 3) è una volta di più chiaro che, a parte il terrorismo, gli atti violenti sono compiuti sia da italiani che da stranieri, che c’è in alcuni, purtroppo, ancora una matrice razzista, come dimostra anche la poca attenzione mediatica verso l’ucciso se è un lavoratore extracomunitario accoltellato da minorenni italiani, 4) la solitudine, con la sola compagnia dei social, porta ad una mancanza di percezione della realtà, al prevalere del virtuale, alla ricerca della violenza come modo di sfogo alle diverse frustrazioni che la vita porta a chiunque, come dimostrano i molti, frequenti, casi di minorenni che commettono atti gravissimi, 5) il problema degli italiani di seconda generazione non riguarda la tragedia di Modena ma comunque è un problema che potrebbe non esistere, o essere molto limitato, se avessimo modi diversi di attuare l’integrazione per coloro che hanno diritto di vivere nel nostro Paese.

    C’è però un altro aspetto che la tragedia di Modena obbliga ad affrontare: in Italia è assolutamente inadeguato, in molti casi con conseguenze tragiche, il sistema di cura e controllo delle patologie psichiatriche.

    Da anni assistiamo, senza che si cerchi un rimedio legislativo e strutturale, alle disperazioni delle famiglie che hanno in casa un malato psichiatrico e che subiscono quotidiane violenze senza che si abbia il coraggio politico di offrire soluzioni.

    Se la chiusura dei manicomi è stato un atto di civiltà è invece un perpetuo atto di inciviltà lasciare tante persone, gravemente malate, senza cura, senza sostegno le loro famiglie e lasciando esposta a rischi anche la collettività.

    Consegnati i giusti riconoscimenti a coloro che hanno catturato l’assalitore e prestato soccorso ai feriti ora è il tempo di una nuova legge per le patologie psichiatriche e di approntare strutture adeguate per la cura, anche a lungo termine, ogni altro indugio porterà ad altre tragedie.

  • Trump taglia la spesa federale americana per la sanità pubblica

    Dopo anni di tentativi falliti, con il ritorno di Donald Trump alla Casa Bianca il progetto repubblicano di smantellare l’Obamacare, bloccato nel 2017 dal voto contrario del senatore dell’Arizona John McCain, ha ripreso slancio. A meno di un anno dal suo insediamento, l’inquilino della Casa Bianca ha ottenuto dal Congresso il via libera al piano per ridurre l’assistenza pubblica. La legge finanziaria approvata in estate, il One Big Beautiful Bill Act, prevede tagli per oltre un trilione di dollari alla spesa sanitaria federale nel prossimo decennio: la più drastica stretta al welfare americano degli ultimi anni. I democratici si rifiutano di approvare la legge di bilancio repubblicana finché non verranno rinnovati i sussidi (in scadenza a fine anno) introdotti durante la pandemia per rendere l’Obamacare più accessibile. Per i progressisti devono diventare permanenti; per i conservatori, sono da eliminare.

    Al centro dello scontro torna l’Affordable Care Act, la riforma simbolo della presidenza di Barack Obama, in vigore dal 2014, che ha permesso a milioni di americani di ottenere un’assicurazione sanitaria. In pochi anni, il numero di cittadini senza copertura si è quasi dimezzato, passando da oltre 40 a circa 25 milioni, secondo i dati del Census Bureau e della Kaiser Family Foundation.

    L’Obamacare ha ampliato il programma pubblico Medicaid e creato un mercato nazionale, ovvero piattaforme online dove è possibile confrontare e acquistare diversi piani assicurativi privati. In questo modo, anche chi rientrava nei criteri del Medicaid ma non poteva permettersi una polizza privata ha potuto assicurarsi grazie ai sussidi federali che abbassano i costi. La riforma ha inoltre vietato alle compagnie di rifiutare chi soffre di patologie preesistenti (come diabete o tumori) e imposto standard minimi. Durante la pandemia, Joe Biden ha ulteriormente rafforzato quegli aiuti, favorendo un’adesione record.

    Quando fu approvato l’Aca, l’obiettivo era anche estendere il Medicaid a tutti i meno abbienti. Ma la Corte Suprema rese facoltativa l’espansione e dieci Stati (Alabama, Florida, Georgia, Kansas, Mississippi, South Carolina, Tennessee, Texas, Wisconsin e Wyoming), in gran parte a guida repubblicana, non l’hanno mai applicata. Sono loro a rischiare le conseguenze più pesanti.

    I repubblicani presentano la legge come uno strumento per snellire la spesa pubblica e ridurre frodi e sprechi. I supporter, tra cui lo speaker Mike Johnson, giudicano inefficiente il sistema attuale. Ma non mancano lotte intestine: la trumpiana Marjorie Taylor Greene sostiene il rinnovo dei crediti d’imposta («anche l’assicurazione dei miei figli aumenterebbe») mentre la senatrice Lisa Murkowski propone di prorogarli per altri due anni.

    Joel White, a capo del Council for Affordable Health Coverage, dice che rendere permanenti i sussidi introdotti durante la pandemia costerebbe circa 350 miliardi di dollari in dieci anni e spingerebbe le piccole imprese a rinunciare alle proprie polizze aziendali, trasferendo l’onere allo Stato. «Solo il 7% degli americani è senza copertura: il mercato individuale interessa circa 24 milioni di persone, contro i 180 assicurati tramite il datore di lavoro», sottolinea. Come altri organismi legati al fronte repubblicano, critica l’Aca perché a suo avviso non affronta la radice del problema, ossia il costo eccessivo della sanità, finendo per pesare sulla spesa pubblica. Eppure, un’alternativa non esiste: «Non è stato pubblicato nulla –  ammette – ma ci stanno lavorando».

  • Il disagio mentale colpisce il 6% degli adulti

    Poco più del 6 per cento degli adulti e circa il 9 per cento degli over 65 riferiscono sintomi depressivi e percepiscono compromesso il proprio benessere psicologico per più della metà dei giorni del mese precedente l’intervista. I sintomi depressivi aumentano significativamente tra chi vive in condizioni di disagio economico, raggiungendo rispettivamente il 18 per cento e il 25 per cento tra chi dichiara di avere molte difficoltà ad arrivare a fine mese. La fotografia, relativa al biennio 2023-2024, è stata scattata dalle sorveglianze Passi e Passi d’Argento dell’Iss, ed è pubblicata in occasione della Giornata Mondiale della salute mentale che si celebra il 10 ottobre. Nel nostro paese, afferma un’indagine condotta dall’Istituto tra il 2021 e il 2023 su 19 dipartimenti di Salute Mentale appena pubblicata, cresce la domanda di cura, con un aumento dei ricoveri nei reparti psichiatrici ospedalieri così come delle consulenze psichiatriche nei pronto soccorso. Continua inoltre la mappatura dei servizi dedicati ai Disturbi della Nutrizione e dell’Alimentazione, arrivata a 225 strutture su tutto il territorio nazionale. Dai dati Passi 2023-2024 emerge che, in Italia, una quota contenuta di adulti (poco più del 6 per cento) riferisce sintomi depressivi e percepisce compromesso il proprio benessere psicologico per una media di quasi 16 giorni nel mese precedente l’intervista (vs meno di 2 giorni per le persone senza sintomi depressivi). I sintomi depressivi sono generalmente più frequenti con l’avanzare dell’età, fra le donne (7 per cento), fra le persone socialmente più svantaggiate, per difficoltà economiche (18 per cento), precarietà lavorativa (8 per cento) o bassa istruzione (11 per cento), fra chi vive da solo (7 per cento) e fra chi è affetto da patologia cronica (11 per cento). Solo il 65 per cento degli intervistati che riferiscono sintomi depressivi ricorrono all’aiuto di qualcuno, rivolgendosi soprattutto a medici/operatori sanitari.

    La variabilità regionale non descrive un chiaro gradiente geografico. Nelle Regioni del Sud la prevalenza di persone che riportano sintomi depressivi si è ridotta in modo costante dal 2008 al 2024, mentre nel Nord, dove si partiva da livelli analoghi a quelli registrati nel Sud la discesa si interrompe nel 2016 e il dato di prevalenza rimane stabile negli anni successivi; nel Centro, dove nel 2008 si registravano livelli più elevati del Paese, la riduzione è stata inizialmente veloce raggiungendo valori analoghi al resto d’Italia ma poi si arresta e il trend si inverte nel 2018 aumentando fino al 2024. Nel biennio 2023-2024 si stima che 9 ultra 65enni su 100 soffrono di sintomi depressivi e percepiscono compromesso il proprio benessere psicologico per una media di 17 giorni nel mese precedente l’intervista. sintomi depressivi sono più frequenti all’avanzare dell’età (raggiungono il 13 per cento dopo gli 85 anni), nella popolazione femminile (12 per cento vs 5 per cento negli uomini), tra le classi socialmente più svantaggiate per difficoltà economiche (25 per cento in chi riferisce molte difficoltà economiche vs 6 per cento di chi non ne riferisce) o per bassa istruzione (12 per cento fra coloro che hanno al più la licenza elementare vs 5 per cento fra i laureati), tra chi vive solo (11 per cento) e fra le persone con diagnosi di patologia cronica (17 per cento in chi riferisce due o più patologie croniche vs 5 per cento di chi non ne ha).

    Una discreta quota di persone con sintomi depressivi (23 per cento) non chiede aiuto, chi lo fa si rivolge nel 26 per cento dei casi solo ai propri familiari/amici, nel 13 per cento solo o a un medico/operatore sanitario e nella maggior parte dei casi (37 per cento) a entrambi, medici e persone care. La prevalenza di sintomi depressivi descrive un trend in riduzione significativo dal 2016 al 2024, in tutte le classi di età, anche fra quelle a maggior prevalenza (dal 13.2 per cento al 7.3 per cento fra i 65-74enni, dal 18.3 per cento al 9.7 per cento fra i 75-84enni e persino fra gli over85 dal 22.3 per cento al 12.5 per cento). Il Centro per le scienze comportamentali e la salute mentale dell’Iss, con il supporto economico del Ministero della Salute, ha condotto un progetto di monitoraggio sull’organizzazione dei servizi di salute mentale in Italia nel periodo post-pandemico. Attraverso un’indagine condotta su 19 Dipartimenti di Salute Mentale (Dsm), sono stati confrontati i dati relativi al primo semestre del 2021 con quelli dello stesso periodo del 2023, per analizzare l’evoluzione del sistema.

    Questi i risultati principali, mentre i dati completi sono appena stati pubblicati sugli Annali dell’Istituto superiore di sanità: il numero dei Centri di salute mentale (Csm) è rimasto stabile; i ricoveri nei reparti psichiatrici ospedalieri (Spdc) sono aumentati così come le consulenze psichiatriche nei pronto soccorso; i casi di gesti autolesivi intercettati nei pronto soccorso sono cresciuti indicando un bisogno crescente di interventi tempestivi e mirati; leggero calo del numero di psichiatri, assistenti sociali e terapisti della riabilitazione psichiatrica, ma leggero aumento degli psicologi e degli operatori sociali sanitari; i servizi erogati da remoto sono drasticamente diminuiti, con un ritorno prevalente alle prestazioni in presenza; in generale diminuiscono le visite psicologiche e psichiatriche sia da remoto che in presenza. “I dati mostrano una fotografia complessa ma utile per comprendere le sfide future” commenta il team dell’Iss, e in particolare, rispetto al 2020, si registra un aumento della domanda di assistenza ospedaliera. Nonostante alcuni cambiamenti nella composizione e tipologia del personale, permane in particolare la criticità rappresentata dalla dotazione complessiva di risorse umane che richiama alla necessità di un impegno per rafforzarne l’offerta più in linea con gli standard indicati, per far fronte e rispondere alle nuove (e vecchie) esigenze della popolazione con, o suscettibile di sviluppo di, disturbi mentali”.

  • Quattro nuovi cuccioli salvati in Somaliland

    A pochi giorni di distanza dalla Giornata Mondiale della Fauna Selvatica, celebrata il 3 marzo, il CCF (Cheetah Conservation Fund) annuncia con piacere che il mese scorso quattro cuccioli di ghepardo sono stati salvati dal commercio illegale di animali selvatici in Somaliland, grazie agli sforzi congiunti del Ministero per l’Ambiente e i Cambiamenti Climatici (MoECC) e del Cheetah Conservation Fund (CCF). I quattro cuccioli sono stati trasferiti al Cheetah Rescue and Conservation Centre (CRCC) del CCF per cure mediche e riabilitazione e ora si stanno adattando alla loro nuova casa.

    Il commercio illegale di animali selvatici è tra le principali minacce per i ghepardi che vivono allo stato selvatico e nel Corno d’Africa la situazione ha raggiunto livelli molto preoccupanti. Secondo le stime, nella regione rimangono in natura meno di 500 ghepardi, tra adulti e adolescenti. Tuttavia, ogni anno tra i 200 e i 300 cuccioli vengono prelevati e commercializzati illegalmente attraverso il Corno d’Africa per soddisfare la domanda di animali da compagnia di provenienza esotica.

    Oggi il CRCC funge da punto di riferimento e centro di riabilitazione per i ghepardi, quasi 100, salvati dal commercio illegale. Nel Corno d’Africa, il CCF è attivo nella lotta al commercio illegale attraverso la promozione di politiche ad hoc, iniziative di ricerca e formazione che coinvolgono le comunità che vivono vicine ai territori dei ghepardi. Inoltre, la ricerca pubblicata dal CCF nel 2023 che evidenziava l’impatto del commercio illegale sul ghepardo dell’Africa nord-orientale, ovvero la sottospecie presente nel Corno d’Africa, ha contribuito a sostenere l’inserimento di quest’ultimo tra le specie “in pericolo” d’estinzione. Nello stesso anno, il CCF ha avviato programmi di formazione in materia di conservazione nella regione di Awdal in Somaliland, al fine di fornire sempre maggiori mezzi di sostentamento alle popolazioni rurali e promuovere la coesistenza con la fauna selvatica. Attualmente, sempre in Somaliland, è in corso anche la costruzione di un nuovo complesso educativo presso il Cheetah Rescue and Conservation Centre (CRCC): primo del suo genere nella regione, l’innovativo complesso educativo si focalizzerà sulla conservazione del ghepardo nordafricano, offrendo spazio per un’ampia gamma di programmi formativi indirizzati alle comunità locali e no.

  • Riflessioni e notizie, in attesa che la politica si muova

    Ci sono notizie che portano a riflessioni dalle quali dovrebbero poi discendere delle azioni della politica perché, come quelle delle quali scriviamo, sono notizie che la politica non può non conoscere.

    Cosa impedisce alla politica, governo ed opposizione, di chiedere all’Enci, a fronte del suo cospicuo patrimonio, del quale anche la televisione ha parlato, un aiuto per risolvere la grave situazione di alcuni rifugi per animali abbandonati? L’Enci dipende dal Ministero dell’Agricoltura ma quali controlli fa il Ministero sulla gestione dell’ente?

    Cosa impedisce alla politica di chiedere all’Enci un codice di comportamento per gli allevatori suoi iscritti che imponga di vendere i cuccioli solo con il certificato di buona salute dei genitori per garantire che non siano affetti da displasia o da altre malattie genetiche? Questo dovrebbe già essere un compito insito nella stesso scopo per il quale l’ente è nato, dovrebbe ma non è.

    Cosa impedisce che i soldi derivanti dalle sanzioni amministrative, dai sequestri effettuati dai carabinieri del Nas, per un valore che lo scorso anno sembra abbia raggiunto più di quattro milioni e mezzo di euro, siano utilizzati per migliorare le condizioni degli animali abbandonati ed incentivarne l’adozione, magari dando un contributo per le cure sanitarie? Questa cospicua cifra non potrebbe essere utilizzata per abbassare finalmente l’iva per le cure veterinarie, le medicine ed il cibo? Quanti anziani rischiano di abbandonare il proprio animale da compagnia per colpa del continuo aumento del costo della vita che ovviamente colpisce anche i costi per il mantenimento di un cane o di un gatto?

    Il problema delle zoomafie, delle vendite illegali di animali sulla rete, il traffico di cuccioli dall’estero, dei combattimenti tra cani, delle corse irregolari di cavalli sono solo alcuni dei tanti problemi dei quali le nostre forze di sicurezza si devono ogni giorno occupare.

    Sarebbe almeno un piccolo passo avanti se si facesse chiarezza sulla gestione di decine di rifugi e canili nei quali gli animali sono in continuo pericolo di vita o sulla conduzione di allevamenti dove vi è un eccessivo imparentamento che porta a malattie genetiche che condannano l’animale a costanti sofferenze e i suoi proprietari a costanti spese.

    Riflessioni, notizie, chissà se la politica si muoverà.

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