Denaro

  • Oltre 157 miliardi di euro spesi in gioco d’azzardo nel 2024

    In Italia solo nel 2024 si è “giocato” più di 157 miliardi di euro, con almeno 18 milioni di italiani che nell’ultimo anno hanno “tentato la fortuna” nell’azzardo, con la speranza di cambiare la vita tra videopoker, slot-machine, gratta e vinci, sale bingo. I giocatori patologici sono 1,5 milioni (il 3% della popolazione maggiorenne) mentre un milione e 400mila di italiani sono giocatori a rischio moderato (2,8%). In tutto, quindi, 2 milioni e 900 mila persone. In 20 anni, dal 2004 all’anno scorso, nel Belpaese sono stati giocati d’azzurro 1.774 miliardi di euro.
    E quando il gioco si fa duro, le mafie iniziano a giocare e a vincere. Analizzando le relazioni della Direzione nazionale antimafia e della Direzione investigativa antimafia, pubblicate tra il 2010 e il 2024, risultano 147 clan censiti che hanno operato in attività di business sia illegali che legali, con il coinvolgimento di 25 Procure Antimafia. La fotografia che emerge mostra come gli interessi della criminalità organizzata riguardano in modo diffuso l’intero territorio nazionale. Sono infatti 16 le regioni coinvolte da inchieste sull’azzardo che hanno visto la presenza di clan mafiosi. Benvenuti ad Azzardomafie, il dossier di Libera, curato da Toni Mira, Maria Josè Fava, Gianpiero Cioffredi e Peppe Ruggiero, una fotografia con numeri, storie e affari del Paese tra gioco legale e gioco criminale.
    «Il dossier – commenta Luigi Ciotti, presidente nazionale di Libera – ci restituisce l’immagine di un Paese in bilico: da un lato, la voglia di riscatto sociale e di un benessere per molti irraggiungibile; dall’altro, un meccanismo che, legale o illegale che sia, continua a speculare sulla vita delle persone.  Si dimentica che dietro ogni slot, dietro ogni casella argentata del gratta-e-vinci o piattaforma online, ci sono esseri umani in difficoltà. Ci sono adolescenti che scommettono di nascosto, anziani che si giocano la pensione, famiglie che si sfaldano nel silenzio. Dobbiamo smascherare l’inganno. Perché in fondo il gioco d’azzardo — qualunque forma assuma — rischia di essere sempre e comunque un grande imbroglio ai danni dei cittadini. La politica parla di regolamentazione, ma troppo spesso resta prigioniera della logica del profitto».

    Nelle provincie di Benevento, Crotone, Reggio Calabria, Messina, Siracusa e Palermo si giocano somme triple o quadruple rispetto a Modena, Bergamo, Firenze, Trieste, Padova e Verona. Negli Enti Locali che hanno o hanno avuto decreti di scioglimento per infiltrazioni e condizionamenti di tipo mafioso, i numeri sono impressionanti. Non solo mafie però: l’azzardo, fisico e online, è infatti un luogo privilegiato per il riciclaggio di somme provenienti da aree imprenditoriali a storica elevata irregolarità, come il settore turistico pubblici esercizi (si vedano i dati anomali delle località costiere, a partire dalla Liguria) e l’imprenditoria cinese (che gestisce anche numerose sale slot). Tutto da indagare poi, nel grande e recente balzo dei numeri dell’azzardo online, il possibile effetto della forte crescita di attività nel settore delle costruzioni, dovuto al 110%, ed alle consistenti opacità che si stanno registrando.

    In una recente indagine di Federconsumatori Modena su un campione di oltre mille ragazzi delle scuole superiori modenesi, è risultato che un terzo, quasi tutti minori, ha dimestichezza con l’azzardo. In ogni classe ci sono mediamente tre ragazzi (il 12% del campione) che vedono l’azzardo al centro del proprio futuro. Non pare esserci una questione di genere, con numeri che si spostano tra ragazzi e ragazze solo nell’attrazione che esercitano i diversi giochi. Comincia ad essere evidente che una serie di videogiochi, considerati innocui, predispongono all’azzardo fin dall’infanzia. È il caso di quei giochi che simulano vincite o che richiedono acquisti in app per continuare a giocare. Per i più giovani il sorpasso sul gioco fisico da parte del gambling da remoto è cosa avvenuta da tempo. In questo senso quella dei giovani è singolarmente l’area più matura per esaminare il fenomeno e le sue implicazioni. Si gioca in classe, nella propria camera, in assenza di ogni controllo sociale possibile nel gioco fisico. Grazie alle carte prepagate si giocano somme sempre maggiori, spesso nella disattenzione dei genitori. La fascinazione che sui ragazzi ha poi il trading online, i cui contorni per molti versi non sono diversi dall’azzardo, è una ulteriore complicazione per chi opera nel tentativo di contenere la crescita dell’azzardo.

  • Sequestro di oltre 20 milioni a Piacenza per frodi sui carburanti

    I finanzieri del comando provinciale di Piacenza, su input dei distaccamenti di Bologna e Napoli della Procura Europea hanno sequestrato soldi, immobili di pregio, terreni, auto di lusso e uno stabilimento balneare per un valore di oltre 20 milioni di euro a un piacentino, accusato dei reati di associazione a delinquere, frode all’Iva e riciclaggio, connessi alla commercializzazione illecita di prodotti energetici e petroliferi nel territorio nazionale. Oltre a uno stabilimento balneare in Liguria, il sequestrato ha riguardato 6 immobili di pregio in provincia di Piacenza, 66 tra fabbricati, capannoni e pertinenze e 77 terreni, nel Piacentino, in provincia di Milano, Brindisi, Novara, Cuneo, Alessandria e a Chiavari, 8 società, con sede rispettivamente a Piacenza e Milano, relative quote societarie, 9 auto, di cui ben 6 di lusso (una Ferrari 488, una Porsche 911 Carrera 4, due Porsche Macan, un’Audi RSQ8, un’Audi Q3), 3 moto, conti correnti e liquidità.

    L’operazione rientra in un più vasto intervento avviato nel marzo del 2024 per smantellare un sodalizio criminale, composto da 59 soggetti e 13 imprese, avente ramificazioni in Italia e all’estero, dedito alla commercializzazione illecita nel territorio nazionale di prodotti energetici di provenienza straniera, in completa evasione di accisa e Iva.

    Il blitz a Piacenza ha consentito di segnalare sette soggetti ritenuti responsabili per plurimi episodi di intestazione fraudolenta di valori oltre che per riciclaggio e di ricostruire il rilevante patrimonio mobiliare e immobiliare, distribuito prevalentemente nella provincia piacentina oltre che in Lombardia, Liguria, Piemonte e Puglia, detenuto, direttamente o indirettamente, dal principale soggetto indagato, anche attraverso la schermatura e l’interposizione fittizia dei familiari e di persone di fiducia.

  • I “banchieri clandestini” cinesi accusati di favoreggiamento del cartello messicano

    Una rete cinese di “banche clandestine” aiuta il potente cartello messicano della droga di Sinaloa nel riciclaggio di denaro e altri crimini. E’ questa l’accusa con la quale il Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti (DoJ) ha accusato 24 persone di reati che includono anche la distribuzione di narcotici.

    Le forze dell’ordine hanno sequestrato circa 5 milioni di dollari (4 milioni di sterline) di proventi, oltre ad armi e centinaia di chili di cocaina, metanfetamine e pillole di ecstasy.

    Il Dipartimento di Giustizia ha sottolineato la stretta collaborazione con le forze dell’ordine messicane e cinesi, un messaggio che ha trovato eco anche da parte cinese.

    Gli Stati Uniti accusano il cartello di Sinaloa di aver contribuito ad alimentare un’epidemia mortale inondando il paese di fentanyl, un oppioide sintetico fino a 50 volte più potente dell’eroina, ed ha evidenziato come più di 50 milioni di dollari siano transitati clandestinamente tra i membri della banda di Sinaloa e i gruppi cinesi.

    Gli ‘scambi’ venivano utilizzati dagli agenti di Sinaloa per spostare il denaro acquisito illegalmente dagli Stati Uniti al Messico, gli scambi cinesi offrono un “mercato pronto” per la valuta statunitense, ha affermato il DoJ, spiegando che alcuni cittadini cinesi vogliono “alternative informali” al sistema bancario convenzionale perché il governo di Pechino pone un limite alla quantità di denaro che possono ritirare dalla Cina.

    Una dichiarazione di Pechino, citata dall’agenzia di stampa AFP, sembra confermare la stretta collaborazione con gli Stati Uniti, affermando che le autorità locali hanno arrestato un sospettato di riciclaggio di denaro.

    Gli Stati Uniti accusano da tempo la stessa Cina di inondare il Paese con farmaci mortali come il fentanyl, un’accusa che la Cina nega. Nel 2022 più di 70.000 americani sono morti per overdose di fentanyl e Washington afferma che gli oppioidi di produzione cinese stanno alimentando la peggiore crisi della droga nella storia del paese.

  • Brics: cresce la cooperazione monetaria

    Riceviamo e pubblichiamo un articolo di Mario Lettieri e Paolo Raimondi apparso su notiziegeopolitiche.net l’8 marzo 2024

    Ciò che accade nel mondo monetario e finanziario globale non può essere ulteriormente ignorato e seppellito sotto certe ostilità nei confronti della Cina e in generale del sud del mondo. Il processo insito nell’uso di diverse monete rispetto al consueto utilizzo del dollaro altro non è che una naturale spinta, non militare, verso un nuovo assetto geopolitico pacifico basato sulla cooperazione internazionale.
    Intanto l’Egitto ha appena dichiarato che intende progressivamente abbandonare il dollaro nelle sue attività commerciali e sollecita anche i suoi partner a usare le proprie monete nazionali negli accordi. Si ricordi che l’Egitto è una new entry nel gruppo dei Brics. La decisione e le altre simili prese da molti paesi sono la conseguenza della politica delle sanzioni e dell’incerto valore del dollaro a causa dell’enorme crescita del debito pubblico americano.
    Anche nel recente meeting dei ministri delle finanze e dei governatori delle banche centrali dei Brics tenutosi a San Paolo in Brasile è stata sottolineata tale preoccupazione. Si è affermato, in particolare, che l’attuale sistema dei pagamenti internazionali “è usato come arma di pressione politica ed economica”.
    L’enfasi ivi posta é “sulla crescente importanza del format multilaterale nel sistema monetario e finanziario internazionale e sulla necessità di aumentare il ruolo delle valute nazionali nel commercio reciproco.”. Pertanto si afferma la necessità di meccanismi alternativi anche nei pagamenti transfrontalieri, poiché la stragrande maggioranza degli Stati si è resa conto che alcuni paesi dell’Occidente si sentono autorizzati a dettare la propria volontà agli altri, minacciando di interrompere l’accesso ai processi economici globali.
    Molti paesi, da ultimo anche la Nigeria e il Pakistan, hanno l’intenzione di sottrarsi alle imposizioni delle grandi istituzioni del sistema di Bretton Woods, come il Fmi e la Banca mondiale. Infatti la New development bank, la banca dei Brics, è sempre più attiva ed è vista come il potenziale futuro centro creditizio del Global South. Essa si appresterebbe per esempio a creare obbligazioni in monete locali per l’equivalente di oltre 28 miliardi di dollari. Alcuni osservatori occidentali parlano di un processo lento. Forse, ma in continua crescita.
    A San Paolo si è discusso della creazione della piattaforma multilaterale “Brics Bridge” che mira, tra l’altro, a favorire pagamenti e regolamenti attraverso l’utilizzo di monete digitali create dalle banche centrali. Il programma s’ispira al “Project mBridge” della Banca dei regolamenti internazionali di Basilea per l’utilizzo delle monete digitali delle banche centrali nelle transazioni transfrontaliere. E in parallelo si lavora per collegarle con i sistemi nazionali di messaggistica finanziaria.
    Un altro aspetto della piattaforma è l’uso di una moneta terza nei commerci tra due differenti paesi. Per esempio, la Russia esporta molto in India ma ha delle importazioni limitate. I pagamenti fatti in rupie rischiano di accumulare grandi quantità di valuta indiana. A un certo punto lo squilibrio ha toccato i 40 miliardi di dollari. Perciò è allo studio l’uso di un’altra moneta, come lo yuan cinese o il dirham degli Emirati Arabi Uniti, per superare le difficoltà finanziarie nel commercio tra India e Russia. Un’altra possibilità è di usare le rupie per comprare obbligazioni indiane legate a progetti infrastrutturali. Nel frattempo, secondo i dati della Banca centrale di Mosca, l’uso dello yuan per pagare le esportazioni russe è aumentato di 86 volte, raggiungendo il 34,5% dei pagamenti totali negli ultimi due anni.
    Il passo successivo e risolutivo, sollevato anche nel summit di San Paolo, è la creazione di un’unità di conto, cioè di una moneta non circolante ma essenziale per regolare i commerci e superare molte difficoltà. Del resto, in Europa conosciamo bene gli effetti positivi dell’Ecu, l’unità di conto che ha favorito l’unione economica e il libero scambio delle merci nel nostro continente.

    *già sottosegretario all’Economia; economista

  • Piacenza snodo dei traffici cinesi di sostanze tossiche, denaro contraffatto e prodotti non a norma

    Un 51enne piacentino – Giancarlo Miserotti – già arrestato tempo fa dai carabinieri del Nucleo Investigativo di Piacenza per falsificazione di moneta si occupava di smistare la droga, Fentanyl, dalla Cina verso l’America mentre metteva in circolo anche euro e franchi svizzeri fasulli.

    Arrestato dalla Finanza insieme ad agenti americani della Dea e della Dcsa italiana, l’uomo, come affermato dal sostituto procuratore Matteo Centini, «usava il darkweb per dialogare con persone in oriente e farsi fornire per posta elementi che riproducevano pezzi di banconote. Poi da casa sua provvedeva a spedire in America il Fentanyl tagliato con Xylazina, un anestetico veterinario che ne protrae gli effetti. Il costo delle materie prime si aggira tra i 3mila e 4mila euro al chilo, ma poi si può produrre un quantitativo enorme di dosi da immettere sul mercato».

    Le attività di indagine, coordinate dal sostituto procuratore Matteo Centini, sono scaturite da una segnalazione pervenuta dall’ufficiale di collegamento della Drug Enforcement Administration (Dea) presso l’Ambasciata degli Stati Uniti a Roma – per il tramite dalla Direzione Centrale per i Servizi Antidroga (D.C.S.A.), hanno condotto a 7 ordini di arresto a carico di altrettante persone per attività di traffico internazionale di stupefacenti, fabbricazione e immissione, sul mercato, di valuta contraffatta e riciclaggio.
    Gli investigatori hanno scoperto che Miserotti «era anche al vertice di un’organizzazione transnazionale dedita alla fabbricazione e all’immissione sul mercato di valuta (in special modo in franchi svizzeri ed euro sia in monete che in banconote) accuratamente contraffatta, con l’intento di riprodurre anche dollari statunitensi». E hanno appurato altresì che «Piacenza era la sede operativa di questo criminale che grazie alle sue abilità riusciva a mettere in contatto cinesi e americani sul doppio canale della contraffazione e della droga», con riferito dal comandante provinciale della Guardia di finanza di Piacenza, il colonnello Corrado Loero.

    Sempre a Piacenza, i funzionari delle Dogane hanno scoperto un traffico di 6mila scarpe made in China prodotte con sostanze altamente tossiche e cancerogene.

  • I Brics diventano più importanti

    Riceviamo e pubblichiamo un articolo di Mario Lettieri e Paolo Raimondi apparso su ‘ItaliaOggi’ il 23 novembre 2023

    Con l’ingresso nei Brics di altri sei paesi, (Argentina, Egitto, Etiopia, Iran, Emirati Arabi Uniti e Arabia Saudita), il gruppo rappresenterà oltre il 45 per cento della popolazione mondiale pari a 3,7 miliardi di abitanti. In confronto il G7 (Usa, Germania, Canada, Francia, Italia, Giappone e Regno Unito), ne esprime appena il 10 per cento con 775 milioni di abitanti.

    Nel 2022 il nuovo aggregato a 11 paesi ha registrato un pil pari a 29.374 miliardi di dollari. Un valore inferiore ai 43.700 miliardi dei paesi del G7, i quali però sono già perdenti sulle esportazioni in alta tecnologia. Secondo i dati della Banca Mondiale, i Brics+ sono in netto vantaggio con oltre 990 mila miliardi di dollari di esportazioni contro 755 mila miliardi dei paesi G7.

    Cambiano i dati se il pil è calcolato in termini di parità di potere d’acquisto (ppp). Allora i cinque paesi originali Brics hanno già un pil maggiore di quello del G7. Nonostante ciò, hanno solo il 15% del potere di voto nel Fondo monetario internazionale. Il che è visto come una grande ingiustizia da parte di tutto il cosiddetto “Global South”.

    Negli Stati Uniti, e anche in Europa, si è sempre cercato di ignorare queste nuove dinamiche geoeconomiche, sperando, di fatto, in un loro fallimento o in un loro significativo ridimensionamento.

    Solo recentemente, alcuni centri di analisi geopolitica americana hanno iniziato a parlarne apertamente. L’ha fatto, ad esempio, Foreign Policy (FP), la rivista, fondata più di cinquant’anni fa dal professore neocon Samuel Huntington, il noto fautore dello “scontro di civiltà”, e oggi di proprietà del The Washington Post.

    La citata rivista affronta i problemi cruciali del processo di de-dollarizzazione in corso e dell’influenza geopolitica nei commerci. Si afferma che «con l’Egitto, l’Etiopia e l’Arabia Saudita, i Brics+ possono interrompere il commercio mondiale non solo del petrolio ma di qualunque altra merce. Questi tre paesi circondano il Canale di Suez e lo trasformano, di fatto, in un lago Brics+. Il canale è un’arteria chiave dell’economia mondiale. Circa il 12% di tutto il commercio globale passa attraverso il canale, che collega il Mediterraneo al Mar Rosso. E’ il Mar Rosso che i Brics+ ora circondano».

    L’ammissione dell’Arabia Saudita amplia anche la leva finanziaria a loro disposizione. Essa detiene più di 100 miliardi di dollari in titoli di stato statunitensi. Insieme ora possiedono più di mille miliardi di dollari in obbligazioni Usa. Le nuove adesioni ai Brics+ ampliano anche una gamma di prodotti che offre uno spettro di potere sia ora sia in futuro. Anche Iran, Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti sono esportatori di combustibili fossili. Paesi come Brasile, Cina e Russia sono importanti produttori di metalli e terre rare da cui dipenderà la transizione energetica.

    Per quanto riguarda il processo di de-dollarizzazione, FP esprime un certo scetticismo poiché ritiene che il dominio cinese potrebbe comportare qualche dubbio per gli altri membri. Infatti, il pil cinese è 3,2 volte quello del resto dei Brics originali e 1,7 volte quella dei Brics+.

    Sul fronte monetario, però, oltre a riconoscere che il grande uso delle valute locali nei commerci e nelle transazioni finanziarie interne al gruppo indebolisce il ruolo internazionale del dollaro, FP prende in seria considerazione quello che chiama «una valuta di riferimento», cioè una valuta commerciale comune dei Brics+. Secondo FP «una valuta di riferimento potrebbe essere un paniere composto di monete nazionali, come i Diritti Speciali di Prelievo del Fmi».

    Il dollaro è ancora la maggiore valuta di riserva delle banche centrali, con percentuali superiori rispetto alla sterlina in declino già all’inizio del Ventesimo secolo come riserva globale. La sterlina, in ogni caso, non aveva mai superato il 50% delle riserve ufficiali di valuta estera.

    In conclusione, la citata rivista afferma che «se il dollaro arrivasse a mantenere una pluralità ma non la maggioranza delle riserve, alcuni direbbero che conserverebbe ancora il suo status di riserva. Sarebbe, però, un cambiamento. Anche se King Dollar restasse tecnicamente sul trono, s’intravede una nuova era di crescente anarchia monetaria». Il che sarebbe preoccupante mentre l’eventuale «valuta di riferimento» sarebbe, invece, un notevole passo in avanti nella costruzione di un nuovo ordine monetario e finanziario internazionale, ovviamente multilaterale.

    *già sottosegretario all’Economia **economista

  • La Commissione accoglie con favore l’accordo politico sui pagamenti istantanei in euro

    La Commissione accoglie con favore l’accordo politico raggiunto ieri tra il Parlamento europeo e il Consiglio sulla proposta della Commissione di rendere disponibili i pagamenti istantanei in euro a tutti i cittadini e le imprese titolari di un conto bancario nell’UE. Le nuove norme, che aggiornano il regolamento relativo all’area unica dei pagamenti in euro (SEPA) del 2012, mirano a garantire che i pagamenti istantanei siano accessibili, sicuri e trattati senza impedimenti in tutta l’UE. I pagamenti istantanei offrono ai cittadini soluzioni rapide e pratiche nelle situazioni quotidiane, come ricevere rapidamente fondi in caso di emergenza o ripartire in maniera immediata i costi condivisi in vari contesti sociali. Migliorano inoltre la gestione dei flussi di cassa per le pubbliche amministrazioni e le imprese, in particolare le PMI, consentono alle associazioni caritative e alle ONG di accedere rapidamente ai fondi e incoraggiano le banche a sviluppare prodotti e servizi finanziari innovativi.

    I prestatori di servizi di pagamento dei bonifici in euro saranno tenuti a offrire pagamenti istantanei a tutti i clienti, garantendo un costo non superiore a quello dei bonifici tradizionali. Dovranno inoltre verificare che il pagamento sia inviato al beneficiario indicato dal pagatore e segnalare possibili errori o frodi prima di effettuare l’operazione. Le nuove norme inoltre manterranno l’efficacia dello screening per sanzioni mediante una procedura armonizzata. Invece di esaminare le operazioni una per volta, i prestatori di servizi di pagamento istantanei saranno tenuti a effettuare, almeno una volta al giorno, controlli sui clienti sulla base degli elenchi delle sanzioni dell’UE.

  • Pagamenti sempre più digitali, sale l’uso di carte

    Non si arresta la crescita nell’utilizzo di carte, bonifici e bancomat da parte degli italiani. I dati della Banca d’Italia, riferiti al 2022, certificano la presenza sempre più massiccia del digitale nei comportamenti e nell’infrastruttura del comparto bancario e finanziario. Anche per questo il settore sta riducendo sempre più le filiali ‘fisiche’ oppure le sta trasformando in punti di consulenza o altro. Le filiali bancarie nel nostro paese infatti lo scorso anno sono calate ulteriormente dalle 21.650 del 2021 a 20.985 (cui vanno aggiunte le oltre 12mila filiali di Poste, rimaste stabili).

    Una tendenza all’immateriale e al digitale che la crisi Covid ha accelerato e che sta cambiando il panorama italiano incentrato, vuoi per retaggio culturale, vuoi per la vasta presenza dell’economia in ‘nero’ o in ‘grigio’ in diverse zone del Paese, sul largo uso dei contanti.

    Al netto così della diffusione sempre maggiore delle app fintech su smartphone, smartwatch o bracciali, scorrendo le tabelle diffuse dall’istituto centrale infatti si rileva come le operazioni con le carte di credito (aziendali e personali) lo scorso anno siano salite ancora. Il loro controvalore ha superato la soglia dei 100 miliardi a quota 101 miliardi di euro sebbene il numero di carte attive sia leggermente diminuito a 13,4 milioni.

    Per quanto riguarda le carte di debito (fra cui i Bancomat) hanno rafforzato la loro leadership salendo di numero da 60,9 a 63,4 milioni. Il controvalore dei pagamenti è cresciuto a circa 224 miliardi contro i 184 del 2021 (+21%) e a queste vanno aggiunte poco più di 30,4 milioni di prepagate, un fenomeno tipico italiano. E poi ci sono i bonifici: nel 2022 il loro controvalore è cresciuto a poco più di 9mila miliardi di euro.

  • Cina all’opera per evitare la deglobalizzazione e porsi come polo d’attrazione degli investimenti

    La Cina opera per attrarre sempre più investimenti, nonostante la crisi ucraina e quella, paventata, per Taiwan inducano a riflettere se non si sia all’alba di una fase di deglobalizzazione o, secondo altri, di una globalizzazione polarizzata, democrazie da un lato e non-democrazie dall’altro. Su Il Transatlantico di Andrew Spannaus, Paolo Balmas riferisce quanto segue:

    «Tencent, la casa madre di WeChat, ha concluso un accordo con i fornitori di carte di credito straniere, Visa, MasterCard e JCB, al fine di permettere a turisti e businessmen in visita in Cina di utilizzare il sistema di pagamento Weixin Pay, interno all’app di WeChat. Ciò incentiva l’uso dell’app che rende alcuni servizi più efficaci. Ad esempio, si può fare una fila senza dover rimanere in piedi o in prossimità del luogo di servizio. Soprattutto senza l’erogazione di un numeretto su un talloncino di carta, pratica che in molti luoghi della Cina è ormai semplicemente primitiva. Si possono prenotare ristoranti sul momento (i QR code si trovano all’ingresso degli stessi ristoranti) e sapere quanto tempo si ha prima che il tavolo sia pronto per voi, con un messaggio automatico che vi avverte quando il cameriere o cameriera vi attendono. Alipay di Ant Group aveva già aperto i suoi servizi alle carte di credito straniere nel 2022, in un momento in cui la Cina stava cominciando a riaprirsi dopo quasi tre anni di chiusura dovuta al Covid-19. La notizia non aveva avuto un grande effetto perché non si attendeva un grande ritorno di turisti in Cina, ma ora con gli Asian Games a settembre sono attesi molti arrivi e il numero di attività commerciali che non accettano più contanti e carte sono in aumento. Tuttavia, prima era possibile aprire un account e usufruire in parte di questi servizi, ma ora è possibile accedere a nuovi mondi, come ai sistemi per lo shopping online. Non è detto però che i rivenditori spediscano i prodotti fuori dalla Cina se si prova a utilizzarli dall’esterno. Se questo è il futuro, arriverà presto il giorno in cui Amazon scoprirà di avere competitor interessanti.
    Il governo cinese ha emanato nuove regole per l’industria dei fondi di investimento, private equity (PE) e venture capital (VC), che entreranno in vigore dal primo settembre 2023. Secondo le testate che hanno riportato la notizia (fra cui Bloomberg e Caixin), le preoccupazioni maggiori delle agenzie che si occupano del settore finanziario cinese, riguardavano i servizi di custodia. Come per le azioni e le obbligazioni, chi lancia un fondo di investimento lo deve mettere sotto la custodia di entità che garantiscono la sicurezza per gli investitori (solitamente a farlo sono le grandi banche di investimento – nel mondo nordatlantico le grandi banche statunitensi come, ad esempio, State Street hanno più o meno il monopolio, in Cina ci sono le grandi banche di stato come la CCB). La preoccupazione principale riguardava la definizione delle responsabilità di tali custodi. Inoltre, un altro punto riguardava il ruolo dei manager dei fondi. Gli osservatori spiegano che se il testo di legge lascia alcuni punti con una sorta di vaghezza, è perché specifiche agenzie aggiungeranno nel corso dei prossimi mesi varie regole aggiuntive sul piano legale, che andranno nei dettagli. L’industria cinese dei fondi PE e VC ha raggiunto un valore equivalente di circa tremila miliardi di dollari e attrae sempre di più gli investitori occidentali che negli ultimi anni hanno aperto sedi in Cina, come JPMorgan e altri grandi nomi di Wall Street.
    L’Ufficio delle Finanze della provincia di Qinghai ha rilevato circa il 20% (che apparteneva a un’altra agenzia statale) della Banca di Qinghai, dopo che le agenzie di rating cinesi l’avevano declassata. Nel 2022, la Banca di Qinghai aveva registrato un declino nei profitti di oltre il 60%, dovuto alle sofferenze in aumento nell’ambito dei prestiti alle famiglie e dei mercati delle proprietà e dell’energia. Il malessere della banca riflette il diffuso problema del real estate che si estende su buona parte della Cina. Il declino del mercato immobiliare ha fatto registrare una crescita inferiore alla media nazionale in ben 15 giurisdizioni (su un totale di 28). La Cina nel primo trimestre del 2023 è cresciuta del 6,3% e del 5,5% nei primi sei mesi. Mentre tre giurisdizioni erano in linea con la crescita nazionale, nei primi sei mesi del 2023, dieci l’hanno ampiamente superata, con il record di Shanghai in crescita del 9,7%. Su base trimestrale, il record è stato della provincia di Hainan, con il 10,3%, grazie anche a un forte aumento delle attività turistiche sull’isola. I dati segnalano anche un calo di export e produzione, dovuto a un calo generale della domanda internazionale. Emerge un quadro insolito, con province, da un lato, che hanno registrato una crescita del solo 2%, con chiari segni di crisi del settore delle costruzioni e difficoltà per le banche a elargire il credito di cui l’economia e le statistiche hanno bisogno. Dall’altro, ci sono province e distretti con crescite oltre le aspettative, capaci di attrarre investimenti anche esteri, malgrado il continuo attacco mediatico contro la Cina».

  • Per le banche europee in arrivo frenata dei ricavi

    Le banche europee, ed italiane, hanno messo a segno una crescita dei risultati in termini di ricavi ed utili in questi mesi grazie, ma non solo, all’aumento dei tassi da parte della Bce ma ora sembrano aver raggiunto il picco visto che stanno adeguando e lo faranno ancor più nel corso dell’anno, il costo della raccolta verso l’alto. Un andamento segnalato anche dal presidente dell’Abi Antonio Patuelli secondo “cui con la ripresa dell’inflazione è più che naturale che la parte eccedentaria dei depositi in conto corrente, utili per pagamenti, sia indirizzata verso vere forme di investimento finanziario o industriale”. Per il banchiere “non sono cresciuti solamente i tassi di interesse delle banche centrali e quelli sui prestiti, ma anche i tassi sulle varie forme di investimento della liquidità. Infatti, le banche commerciali sono inevitabilmente competitive, nelle offerte dei rendimenti per forme di investimento finanziario a medio e lungo termine, con i tassi sui titoli di Stato”.

    Per le banche quindi l’ultima parte del 2023 si presenta con una luce meno favorevole. Secondo un’analisi di Bloomberg il picco dei ricavi è giunto al suo massimo e la pressione di clienti, opinione pubblica e politica sta imponendo agli istituti di credito di ritoccare verso l’alto i rendimenti applicati sulla raccolta, restringendo così quella forbice fra tassi attivi e passivi che ha permesso al comparto di trarre beneficio dai numerosi rialzi della Bce, il cui tasso è passato dall’1,2% di inizio 2022 al 3,2%. Le stime dei ricavi complessivi degli istituti di credito europei per il 2023 sono così passate in un anno da 557 miliardi (+16%) e quelle degli utili a 144 miliardi (+31,4%). Gli istituti hanno ritoccato più lentamente i tassi sui nuovi depositi rispetto a quelli sui nuovi mutui ipotecari nei mesi scorsi. In particolare secondo calcoli sui dati Bce i rendimenti sono saliti di 66 punti base, appena il 18% rispetto agli aumenti della Bce. Ma in prospettiva si tratta di un beta che si ridurrà visto che le banche dovranno trattenere i propri clienti ed evitare impatti sulla liquidità oltre che convogliarli verso prodotti di investimento più remunerativi. A questo andranno aggiunti altri fattori di rischio per i bilanci bancari come le pressioni inflazionisti sui costi, l’andamento del mercato immobiliare commerciale, le minusvalenze dei portafogli dei titoli sovrani.

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