Finanziamenti

  • La Commissione presenta un pacchetto di sostegno finanziario per l’Ucraina per il periodo 2026-2027

    La Commissione europea ha adottato una serie di proposte legislative per garantire un sostegno finanziario continuo all’Ucraina nel 2026 e nel 2027. Ciò segna una tappa significativa nel forte sostegno dell’UE alla difesa del paese contro la guerra di aggressione della Russia.

    Il pacchetto legislativo comprende:

    • Una nuova proposta che istituisce un prestito di sostegno per l’Ucraina per un importo di 90 miliardi di €.
    • Una nuova proposta di modifica dello strumento per l’Ucraina, come uno dei mezzi per fornire assistenza finanziaria all’Ucraina.
    • Una nuova proposta di modifica del regolamento sul quadro finanziario pluriennale per consentire la copertura del prestito all’Ucraina a titolo del “margine di manovra” del bilancio dell’UE.

    A dicembre il Consiglio europeo ha convenuto di fornire 90 miliardi di € di sostegno decisivo alle esigenze militari e finanziarie dell’Ucraina nel corso dei prossimi due anni. Tale accordo ribadisce il fermo impegno dell’Unione europea a sostenere l’Ucraina.

  • Dall’UE 1,5 miliardi di euro all’Italia per sostenere la produzione di tecnologie pulite

    La Commissione europea ha approvato un regime italiano di aiuti di Stato da 1,5 miliardi di euro a sostegno di investimenti strategici che aggiungono capacità di produzione di tecnologie pulite, in linea con gli obiettivi del patto per l’industria pulita. La misura contribuirà alla transizione verso un’economia a zero emissioni nette. Il regime è stato approvato a titolo della disciplina degli aiuti di Stato nell’ambito del patto per l’industria pulita adottata dalla Commissione il 25 giugno 2025. Il regime sarà cofinanziato dal Fondo per la ripresa e la resilienza.

    Il 25 giugno 2025 la Commissione europea ha adottato la disciplina degli aiuti di Stato nell’ambito del patto per l’industria pulita per promuovere misure di sostegno in settori fondamentali per la transizione verso un’economia a zero emissioni nette, in linea con il patto per l’industria pulita.

    La nuova disciplina consente i tipi di aiuti seguenti, che possono essere concessi dagli Stati membri fino al 31 dicembre 2030 al fine di accelerare la transizione verde.

    “Questo regime contribuirà ad aumentare la capacità di produzione di tecnologie pulite in Italia fornendo un sostegno a investimenti chiave. Gli aiuti del governo italiano, combinati con i fondi del dispositivo per la ripresa e la resilienza, aiutano a raggiungere gli obiettivi del patto per l’industria pulita, mantenendo nel contempo al minimo le potenziali distorsioni della concorrenza”, ha affermato Teresa Ribera, Vicepresidente esecutiva per una Transizione pulita, giusta e competitiva.

  • L’UE annuncia un nuovo pacchetto di accordi da 2,3 miliardi di euro in occasione della conferenza sulla ripresa dell’Ucraina 2025

    La Presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, ha presentato un nuovo pacchetto di accordi da 2,3 miliardi di euro con istituzioni finanziarie pubbliche internazionali e bilaterali per sostenere gli sforzi di ripresa e ricostruzione dell’Ucraina, dimostrando il fermo impegno dell’UE a favore della ripresa dell’Ucraina e del suo futuro nell’Unione.

    Il nuovo pacchetto di accordi da 2,3 miliardi di euro, firmato con istituzioni finanziarie pubbliche internazionali e bilaterali nell’ambito del quadro per gli investimenti in Ucraina, comprende 1,8 miliardi di euro in garanzie sui prestiti e 580 milioni di euro in sovvenzioni. Si prevede che mobiliterà fino a 10 miliardi di euro di investimenti in Ucraina.

    La conferenza sulla ripresa dell’Ucraina 2025 di Roma ha l’obiettivo di mantenere l’attenzione internazionale sulla ripresa dell’Ucraina, durante la guerra e dopo. Si tratta di una piattaforma volta ad allineare il sostegno politico e a mobilitare finanziamenti. L’UE sta adottando misure per sostenere gli sforzi di ripresa e ricostruzione dell’Ucraina, ma sta anche rafforzando le istituzioni del paese e promuovendo la sostenibilità a lungo termine. In tale contesto, la conferenza sarà l’occasione per presentare iniziative chiave volte a rafforzare le capacità dell’Ucraina e legami più stretti con l’UE.

  • Gli Usa mollano la Siria: terranno una sola base militare. Bruxelles prepara aiuti per 175 milioni di euro

    Gli Stati Uniti stanno riducendo la loro presenza militare in Siria, chiudendo la maggior parte delle proprie basi nel Paese. “Da otto basi ne rimarrà una”, ha dichiarato l’inviato speciale degli Stati Uniti per la Siria e ambasciatore in Turchia, Tom Barrack, intervistato dall’emittente turca “Ntv”. Questa decisione si pone sulla scia della linea assunta dall’amministrazione Usa di Donald Trump nei confronti del nuovo governo siriano, guidato dal presidente ad interim Ahmed al Sharaa, in seguito alla destituzione di Bashar al Assad. “Il presidente Trump e il presidente (turco Recep Tayyip) Erdogan hanno fatto una cosa incredibile. Hanno detto che avrebbero dato una possibilità a questo nuovo regime. Nessuno l’aveva previsto”, ha aggiunto il diplomatico statunitense. Barrack ha poi illustrato la posizione di Washington riguardo alle Forze democratiche siriane (Fds, coalizione di milizie a maggioranza curda sostenute dagli Stati Uniti), spiegando l’importanza della loro integrazione all’interno del nuovo governo siriano.

    Rispondendo a una domanda riguardo alla tensione tra Israele e Turchia nel territorio siriano, Barrack ha usato parole di distensione. “Il dialogo tra Turchia e Israele coincide con quello tra le Unità di protezione popolare (Ypg) e la Turchia”, ha detto il diplomatico. Le Ypg sono una milizia presente nelle regioni a maggioranza curda nel nord della Siria, e durante la guerra civile la formazione è diventata una delle componenti delle forze armate dell’Amministrazione autonoma della Siria del nord-est (nota anche come Rojava). La Turchia “è un elemento chiave che convincerà il resto della regione (mediorientale) che Israele non vuole accaparrarsi territori e non sta cercando di occupare la Siria. La Turchia, in ogni caso, non ha messo gli occhi sul territorio siriano”, ha aggiunto l’inviato speciale. L’ambasciatore ha poi lanciato una stoccata ai Paesi dell’Unione europea: “Credo che una delle cose che fa arrabbiare la Turchia sia l’Ue. È assolutamente ridicolo che il suo prezioso alleato per la difesa non venga accolto nell’Ue”, ha dichiarato Barrack.

    Intanto, a seguito della revoca delle sanzioni economiche europee contro la Siria, la Commissione europea ha proposto 175 milioni di euro per la ripresa sociale ed economica del Paese. Lo ha reso noto l’esecutivo europeo. Il finanziamento sosterrà “le istituzioni pubbliche siriane con l’aiuto di esperti provenienti dalla Siria e da altri Paesi, compresa la diaspora siriana, azioni dal basso e guidate dalle comunità nei settori dell’energia, dell’istruzione, della sanità, dei mezzi di sussistenza e dell’agricoltura”, “rivitalizzerà le economie rurali e urbane sostenendo i mezzi di sussistenza e la creazione di posti di lavoro nelle comunità di tutto il Paese aumenterà l’accesso ai finanziamenti per le popolazioni più vulnerabili, promuoverà la giustizia di transizione, la responsabilità e i diritti umani, compresi i mezzi per combattere l’impunità, in particolare nel sostegno ai diritti umani e alla gestione del fascicolo sulle persone scomparse”, si legge nella nota. La commissaria europea per il Mediterraneo, Dubravka Suica, si trova attualmente in Siria, “dove sta riaffermando il fermo impegno dell’Unione europea a sostenere un processo di transizione pacifico, inclusivo e guidato dal Paese stesso”, viene evidenziato.

  • Il Commissario Serafin in Italia per discutere il futuro bilancio dell’UE

    Piotr Serafin, Commissario per il Bilancio, la lotta antifrode e la pubblica amministrazione, prosegue il suo “Tour d’Europe”, in linea con l’impegno a consultare i funzionari governativi, gli attori regionali, i cittadini, le imprese, i beneficiari dei finanziamenti dell’UE e altre parti interessate in merito al bilancio dell’Unione.

    Le visite si concentrano sul valore aggiunto che il bilancio dell’UE apporta agli Stati membri e sugli effetti positivi che i progetti finanziati dall’UE hanno sulle comunità e sull’Europa nel suo insieme.

    Il Commissario si recherà in Slovenia, Croazia e Italia, dove esaminerà l’impatto dei finanziamenti dell’UE sulla preparazione alle crisi, sulla cultura e sulla ricerca avanzata.

    A Roma discuterà il futuro bilancio dell’UE con i rappresentanti del governo nazionale e delle amministrazioni regionali e locali. Si recherà poi a Milano, dove visiterà due progetti finanziati dall’UE incentrati sull’informatica quantistica fotonica e sulla ricerca agroalimentare, nonché il sito di Ispra del Centro comune di ricerca (JRC).

  • L’Onu stanzia 110 milioni di dollari per le crisi umanitarie

    Con i finanziamenti umanitari globali ridotti drasticamente, le Nazioni Unite hanno stanziato 110 milioni di dollari dal Fondo centrale di risposta alle emergenze (Cerf) per incrementare l’assistenza salvavita in 10 delle crisi più sottofinanziate e trascurate al mondo in Africa, Asia e America latina. È quanto affermato dall’Ufficio delle Nazioni Unite per gli aiuti umanitari in un comunicato, secondo cui oltre 300 milioni di persone in tutto il mondo hanno urgente bisogno di aiuti umanitari ma i finanziamenti sono diminuiti ogni anno, con i livelli di quest’anno destinati a scendere a un minimo storico. “Per i Paesi colpiti da conflitti, cambiamenti climatici e turbolenze economiche, i tagli brutali ai finanziamenti non significano che le esigenze umanitarie scompaiano”, ha affermato Tom Fletcher, sottosegretario generale per gli affari umanitari e coordinatore degli aiuti di emergenza. “L’attuale stanziamento del fondo di emergenza convoglia rapidamente le risorse dove sono più necessarie”, ha aggiunto. Un terzo dei nuovi finanziamenti del Cerf sosterrà il Sudan, che è alle prese con violenza, sfollamenti e fame, e il vicino Ciad, dove molti sono fuggiti. I fondi rafforzeranno anche la risposta umanitaria in Afghanistan, Repubblica Centrafricana, Honduras, Mauritania, Niger, Somalia, Venezuela e Zambia. I fondi sosterranno anche iniziative salvavita per proteggere le persone vulnerabili dagli shock climatici, rese possibili dal Climate Action Account del Cerf.

    Due volte l’anno il Fondo stanzia risorse per emergenze sottofinanziate come allerta globale per evidenziare la necessità di finanziamenti aggiuntivi da parte degli Stati membri, del settore privato e di altri. Alla fine del 2024 sono stati erogati 110 milioni di per aiutare oltre 3 milioni di persone in emergenze sottofinanziate in Burkina Faso, Burundi, Camerun, Etiopia, Haiti, Malawi, Mali, Mozambico, Myanmar e Yemen. Quest’anno, la comunità umanitaria sta cercando quasi 45 miliardi di dollari per raggiungere 185 milioni di persone tra le più vulnerabili coinvolte in crisi in tutto il mondo. Ad oggi, è stato ricevuto solo il 5 percento di questi finanziamenti, lasciando un divario di oltre 42 miliardi di dollari. Il Cerf è uno degli strumenti di finanziamento più rapidi disponibili per aiutare le persone colpite da crisi. Gestito dall’Ufficio delle Nazioni Unite per il coordinamento degli affari umanitari per conto del Segretario generale delle Nazioni Unite, il Cerf consente un’azione umanitaria tempestiva, efficace e salvavita da parte delle agenzie delle Nazioni Unite e di altre per avviare o rafforzare le risposte di emergenza ovunque siano necessarie. Le decisioni di finanziamento per le emergenze sottofinanziate si basano su un’analisi dettagliata di oltre 90 indicatori umanitari e su un’ampia consultazione con i partner.

  • Fallimento programmato e preoccupante di una ‘riforma’

    Per i cittadini le leggi si applicano, per gli amici si interpretano, per alcuni si eludono.

    Giovanni Giolitti

    Era il 4 settembre 1961 quando il Congresso statunitense approvò il Foreign Assistance Act (la Legge sull’Assistenza estera; n.d.a.). Dopo quell’approvazione l’allora presidente democratico degli Stati Uniti d’America, John Fitzgerald Kennedy, firmò un ordine esecutivo con il quale si ufficializzò la costituzione dell’USAID (United States Agency for International Development – Agenzia degli Stati Uniti per lo Sviluppo Internazionale; n.d.a.). Si trattava di un’agenzia che doveva gestire tutti gli aiuti internazionali statunitensi per vari Paesi del mondo. Aiuti che fino ad allora facevano parte del “Piano Marshall” per la ripresa, la ricostruzione dell’Europa occidentale. Il piano è stato annunciato pubblicamente il 5 giugno 1947 dall’allora Segretario di Stato George Marshall, dal quale prese anche il nome.

    USAID, dalla sua costituzione e fino a pochi giorni fa, ha gestito ingenti somme miliardarie per finanziare diversi progetti e programmi di assistenza in veri campi ed in molti Paesi del mondo. Da fonti ufficiali, risulterebbe che solo durante l’anno fiscale 2023 USAID ha gestito più di 40 miliardi di dollari. Si tratta di finanziamenti erogati per attuare progetti ideati da raggruppamenti politici della sinistra. Ragion per cui l’attuale presidente degli Stati Uniti d’America durante la sua campagna elettorale, nell’ambito della sua ormai nota strategia MAGA (Make America Great Again – Rendiamo l’America di  nuovo grande; n.d.a.), aveva promesso la sospensione e anche l’annullamento dei finanziamenti per simili progetti. Promesse che ha mantenuto già dal primo giorno del suo insediamento, quando ha firmato il decreto del congelamento, per 90 giorni, di tutti i finanziamenti e gli aiuti degli Stati Uniti per altri Paesi. Finanziamenti quelli che devono essere riallineati con le priorità del programma del presidente statunitense. E tra quei finanziamenti c’erano anche quelli gestiti dall’USAID.

    Lunedì scorso, 3 febbraio 2025, il presidente Trump ha dichiarato ai giornalisti che USAID doveva essere chiusa “molto tempo fa”. Lui ha altresì dichiarato che l’USAID “è gestita da un gruppo di pazzi estremisti di sinistra radicali.[…]. Li faremo andar via e poi prenderemo una decisione”. E già dal 1o febbraio scorso molti dirigenti dell’agenzia sono stati avvisati di essere messi in congedo forzato, mentre alcuni altri sono stati licenziati. Il 4 febbraio scorso il presidente Trump ha incaricato il Segretario di Stato come dirigente ad interim dell’USAID. Il Segretario di Stato, dopo il suo incarico, ha dichiarato che verranno fatte delle analisi e delle verifiche sui finanziamenti e l’operato dell’USAID. E per ogni finanziamento saranno fatte tre domande: “Rende l’America più sicura? Rende l’America più forte? Rende l’America più prospera?”. Sì, perché i nuovi dirigenti del Dipartimento di Stato sono convinti che “…l’agenzia si è da tempo allontanata dalla sua missione originale di promuovere con responsabilità gli interessi americani all’estero”.

    Uno dei Paesi che, dopo la caduta del regime comunista, ha beneficiato dei finanziamenti dell’USAID è anche l’Albania. Finanziamenti ai quali, quasi sempre, sono stati aggiunti quelli fatti dalla Fondazione per la Società Aperta (Open Society Foundations; n.d.a.), fondata nel 1993 da George Soros, il multimiliardario, speculatore di borsa statunitense e l’ideatore, tra l’altro, del “Mercoledì nero” nella Borsa di Londra del 16 settembre 1992. Sono stati dei finanziamenti che hanno sostenuto progetti di vario genere, tra cui anche quelli per la democratizzazione del Paese, dopo quarantacinque anni sotto una spietata dittatura comunista. Ma, durante questi ultimi dieci anni, la maggior parte dei finanziamenti del USAID e quelli della Fondazione per la Società Aperta, sono stati devoluti alla consultazione e alla stesura della riforma del sistema della giustizia in Albania, approvata all’unanimità, nelle primissime ore del 22 luglio 2016, dal Parlamento albanese.

    Si tratta di una riforma che, da allora, fatti accaduti e che stanno accadendo alla mano, non ha mai raggiunto gli obiettivi dichiarati sulla carta. Obiettivi che dovevano garantire il funzionamento del sistema della giustizia, in base al principio della separazione dei poteri di Montesquieu. E cioè doveva essere uno dei tre poteri separati ed indipendenti, insieme con il potere legislativo e quello esecutivo. Ma che, invece, è stata una “riforma” che ha garantito al primo ministro albanese il suo personale controllo del sistema. E da quanto sta pubblicamente emergendo durante questi ultimi giorni, risulta che tutti i “consiglieri” della “riforma” del sistema della giustizia, stranieri e albanesi, sono stati pagati dai finanziamenti sia dall’USAID che dalla Fondazione per la Società Aperta, proprio per rendere possibile un simile controllo. Una “riforma” quella che risulta essere stata un fallimento ideato, voluto e programmato da coloro che lo hanno finanziato e da colui che ne doveva beneficiare, il primo ministro albanese.

    Durante la scorsa settimana, dopo la sospensione dei finanziamenti dell’USAID, sono state rese pubblicamente note molte informazioni, ricavate da documentazioni ufficiali, che confermano, senza equivoci, proprio il vero obiettivo della “riforma” del sistema della giustizia. Dalle stesse documentazioni risulterebbe che sono stati finanziati ingenti somme per il diretto e permanente coinvolgimento di alcune organizzazioni locali molto vicine al primo ministro. Oltre alla struttura rappresentante in Albania della Fondazione per la Società Aperta, un’altra organizzazione locale, la cui direttrice è stata una ex compagna del primo ministro ed ormai compagna dell’ex ministro degli Interni ed attualmente capo del gruppo parlamentare del partito socialista, capeggiato proprio dal primo ministro, ha “fortemente contribuito” per rendere attiva la “riforma” del sistema della giustizia in Albania. Si tratta dell’organizzazione non governativa East West Management Institute (Istituto della Gestione Est – Ovest; n.d.a.), la cui direttrice ha ricevuto per molti anni, e fino alla scorsa settimana, ingenti finanziamenti proprio dall’USAID. Dalla documentazione ufficiale risulta che la sua organizzazione ha ricevuto, solo durante l’ultimo anno fiscale, 31.2 milioni di dollari. In più, sempre in base alla documentazione ufficiale, dall’inizio dell’attuale anno fiscale e cioè dall’ottobre scorso, e fino alla scorsa settimana, l’organizzazione ha ricevuto circa 10 milioni di dollari dall’USAID. La stessa direttrice ha dichiarato ufficialmente di aver avuto, mediamente, uno stipendio di 100 mila dollari all’anno sempre dagli stessi finanziamenti. E ovviamente nessuno può mettere in dubbio il “valoroso contributo” dell’organizzazione da lei diretta, nell’ambito della “riforma” del sistema della giustizia in Albania.

    Il nostro lettore da anni è stato continuamente informato della totale ubbidienza delle strutture del sistema “riformato” della giustizia agli ordini e alla volontà del primo ministro albanese. Così come è stato informato che il Dipartimento di Stato degli Stati Uniti d’America ha conferito, il 9 dicembre scorso, il premio “Campioni Globali dell’Anticorruzione per il 2024” anche al dirigente della Struttura speciale contro la Corruzione e la Criminalità organizzata. Una delle persone che ubbidisce in una maniera vergognosa ed in violazione delle leggi in vigore agli ordini del primo ministro (Riconoscimenti irreali e ingannevoli che offendono l’intelligenza; 16 dicembre 2024). Tutto grazie alle attività lobbistiche finanziate dalla Fondazione per la Società Aperta.

    Chi scrive queste righe è convinto che si tratta di finanziamenti occulti che hanno appoggiato un autocrate ed il suo regime, nonché il fallimento programmato e preoccupante di una “riforma”, quella del sistema della giustizia in Albania. Aveva ragione Giovanni Giolitti: per i cittadini le leggi si applicano, per gli amici si interpretano, per alcuni si eludono.

  • Centri storici tra crisi, trasformazioni e buone pratiche europee

    L’identità dell’Europa è tracciata in larga parte dalle sue città e delle città, come di questa identità del continente, i centri storici ne costituiscono il cuore. Tuttavia non esiste una vera riflessione da parte delle istituzioni europee sulla dimensione metropolitana, e anche le misure di sostegno sono relativamente scarse rispetto a quanto elargito ad altri settori – agricoltura, politica regionale del territorio, pesca. I centri storici rappresentano, soprattutto in Italia, il talismano della città, il territorio che raccoglie i principali monumenti, le glorie e le ragioni dell’orgoglio di una città. Con la trasformazione della società, i centri storici sono stati e sono destinati ancora a importanti cambiamenti; di questi, il segno principale è stato in Italia la chiusura al traffico o una sua limitazione. In buona parte questa scelta è restata la sola misura di qualificazione del centro storico – come se essa bastasse.

    Una soluzione all’italiana, perché una dimensione europea deve tener conto di un certo numero di esigenze:

    • Prioritaria è la difesa della salute dei Cittadini, provvedendo a misure che limitino l’inquinamento, atmosferico come acustico, reso più pernicioso dalle misure ristrette delle strade antiche. A queste in buona parte si ovvia proprio con un accesso limitato ai mezzi di trasporto; ma non solo: occorre anche investire sulla riconversione dei mezzi di trasporto, in particolare pubblici, sfruttando anche i finanziamenti europei disponibili per dotare autobus e altri veicoli pubblici con impianti elettrici. Tuttavia altro deve essere fatto in questa direzione: taxi-collettivi e perfino risciò. Decoro: il centro storico deve essere il biglietto da visita della città. Occorre procedere a una mappatura dei restauri da effettuare e trovare le migliori forme di co-finanziamento private e pubblico, e anche europeo attraverso fondi diretti, e recuperare, anzi valorizzare dal punto di vista sia estetico che dell’impiego, gli edifici non solo storici ma anche quelli dell’architettura minore. Una regolamentazione sui colori da usare e anche su alcuni criteri per fissare le insegne sono altri strumenti essenziali.
    • Vita: il centre storico ha un senso solo se è Per questo occorre mantenere alcune funzioni dei servizi pubblici – uffici comunali, banche, posta – ma soprattutto permettere ai negozi di poter lavorare nelle migliori condizioni. Un coinvolgimento con le categorie è fondamentale. Un centro chiuso ma accogliente per il passeggio, ben restaurato, illuminato, può creare ottime opportunità commerciali. Percorsi tematici, carte di acquisto comune e formule di agevolazioni, giornate o settimane dedicate, aiutano a sollecitare delle nuove forme di fare acquisiti, sempre basate su un’identità peculiare al centro storico – “i negozi del quartiere”.
    • Cultura: il commercio e i servizi però sono solo una gamba, perché il centro ha bisogno di affermare la sua vocazione culturale. Meglio dieci iniziative diffuse per le strade che una sola più eclatante ma riservata a pochi. Gli spazi degli edifici pubblici – centri civici, uffici comunali, piazze pedonali o altro – devono trasformarsi in altrettante occasioni di incontro, laboratori creativi, spazi espositivi. In queste il ruolo principale è quelle delle associazioni, alle quali si possono dare in concessione la gestione di specifici spazi.
    • Sostenibilità: il centro deve essere luogo del futuro. Pannelli solari – regolando la questione dei divieti da parte delle sovrintendenze-abbattimento delle barriere architettoniche, panchine per anziani, bagni pubblici, fontanelle: tutto questo è necessario per rendere il centro facile da usare, per la terza età, per genitori con passeggini, per turisti.
    • Parcheggi e mobilità: è il problema principale. II successo degli outlet dimostra, al di là della convenienza degli acquisti, che la facilità di parcheggio è un pezzo irrinunciabile del successo. La costruzione di un parcheggio non è mai cosa facile, e a seconda della sua collocazione occorre predisporre biciclette in prestito, autobus elettrici, percorsi pedonali. Il piano dei parcheggi costituisce l’investimento più oneroso, anche perché la formula delle generose concessioni a società private che si accollano la maggior parte delle spese di costruzione, comporta spesso dei prezzi per la sosta che non incentivano gli utenti.

    Tutti questi elementi, nessuno escluso, devono far parte di un approccio globale, che metta insieme le varie sfide in modo integrate. Un tale metodo è anche la condizione migliore per rivolgersi alla Commissione Europea per ottenere dei finanziamenti. Numerosi sono i programmi di finanziamento disponibili, altrettanti tasselli per realizzare un centro storico a misura d’uomo. In alcuni casi occorre una collaborazione tra enti locali o imprese e università in altri la creazione di consorzi internazionali. Ma tutte le esigenze di un centro storico possono essere soddisfatte con i finanziamenti europei, a patto di conoscere le regole di fondo dell’euro-progettazione. Dunque bisogna lavorare con metodo, coinvolgendo vari attori – associazioni di categoria, volontariato, operatori culturali, forze dell’ordine, comitati di cittadini – e mettere insieme un disegno complessivo.

    Spetta alle amministrazioni comunali farsi carico del coordinamento di queste lavoro, per far capire che tutti devono prendere parte a una decisione, nei rispettivi ruoli, e che chiudere una strada al traffico e basta è spesso indispensabile ma semplicistico. Nelle città ad alto flusso turistico queste strade pedonali si trasformano spesso in un mercificio che tradisce i connotati storici e allontana i residenti; in quelle meno battute dal turismo di massa, il centro storico si svuota di negozi e di residenti. Due forme di un medesimo deserto contemporaneo, tutt’altro che irresistibile perché, a volerle usare, ci sono idee e risorse per trasformare i centri “storici” in centri di vita.

  • Festival di Cannes 2024: candidati 16 film sostenuti dall’UE

    Sono 16 le opere nominate alla 77° edizione del Festival di Cannes, dal 14 al 25 maggio, finanziate dall’UE in sette diverse categorie.

    Si contendono la Palma d’oro Grand Tour di Miguel Gomes (Portogallo, Italia, Francia), All We Imagine as Light di Payal Kapadia (India, Francia, Paesi Bassi, Lussemburgo, Italia), Limonov — The Ballad di Kirill Serebrennikov (Francia, Italia, Spagna) e The Girl with the Needle (Pigen med nålen) di Magnus von Horn (Danimarca, Polonia, Svezia).

    I vincitori saranno annunciati alla cerimonia di premiazione che si terrà sabato 25 maggio.

  • Un finanziamento di 11 milioni di euro per reportage audiovisivi dedicati all’UE

    La Commissione ha pubblicato un invito a presentare proposte del valore di 11 milioni di euro per finanziare reportage audiovisivi indipendenti realizzati da media paneuropei e dedicati a questioni europee.

    Al fine di aumentare la quantità, la qualità e l’impatto di tali reportage, nel maggior numero possibile di lingue e paesi dell’UE, soprattutto laddove l’offerta da parte dei media è scarsa, l’invito è suddiviso in due sezioni: 8 milioni di euro per i media che presentano proposte per la produzione e la diffusione di programmi e reportage su questioni europee, e un ulteriore importo di 3 milioni di euro a disposizione per proposte di servizi di informazione realizzati in lingue nelle quali la copertura mediatica degli affari europei è limitata (compreso un servizio di informazione internazionale in ungherese) e/o in cui vi siano i margini per migliorare la diversità dei contenuti informativi sull’UE.

    I candidati possono presentare domanda per una delle due sezioni. La Commissione selezionerà una proposta per ciascuna sezione. Il termine ultimo per l’iscrizione è il 24 maggio 2024. Le convenzioni di sovvenzione dovrebbero essere firmate a settembre, a partire dall’ottobre 2024.

    Questo invito a presentare proposte rientra nel quadro delle azioni multimediali, che mirano a finanziare informazioni generali sull’UE, notiziari e programmi rivolti al pubblico con un’angolatura europea, realizzati in condizioni di assoluta indipendenza editoriale.

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