Finanziamenti

  • Per cosa vengono dati i miliardi del Recovery Fund

    Niente piani di salvataggio in stile Grecia, ma i 750 miliardi di Next GenerationEu, il piano della Commissione europea per la ripresa economica legata alla crisi del coronavirus meglio noto come Recovery Fund, non arriveranno direttamente e senza condizioni nelle casse dei paesi membri. L’Italia è la principale beneficiaria del fondo di recupero che sarà discusso dai leader il 19 giugno in videoconferenza (anche se non ci sarà un via libera del Consiglio che probabilmente arriverà in un secondo vertice a luglio sotto la presidenza tedesca). Ma i passaggi per accedere ai circa 172 miliardi che la Commissione metterà a disposizione del nostro Paese non sono scontati.

    Per ottenere i fondi gli stati membri dovranno presentare un piano nazionale con una serie di proposte per chiarire su quali settori effettuare gli investimenti e la Commissione ha già chiaramente fatto intendere che gli ambiti privilegiati saranno l’economia verde e il digitale. Bruxelles inoltre, chiede che i fondi siano utilizzati per modernizzare l’economia e renderla più resiliente, una formula che in sintesi significa mettere mano alle riforme strutturali. Il vicepresidente della Commissione, Valdis Dombrovskis ha detto che “gli Stati membri che vogliono le risorse dal fondo dovranno presentare dei piani, nei quali dovranno far capire con quali riforme intendano incentivare la crescita e rafforzare le loro economie contro le crisi”. “Se non ci sono le riforme, ovviamente non ci saranno neppure i soldi. Questa è una conseguenza logica e così avviene in molti programmi europei”, ha aggiunto Dombrovskis spiegando che i fondi saranno distribuiti in tranche, e che senza il raggiungimento di determinati obiettivi le risorse non arriveranno.  Lo stesso Paolo Gentiloni, ha chiarito che “la Commissione valuterà i piani di riforma dei Governi nazionali per allocare i fondi esaminando se sono in linea con le sfide individuate nel semestre europeo, se contribuiscono a rafforzare crescita, resilienza e coesione e se vanno nella direzione della transizione verde e digitale”. Bruxelles insomma, ha chiarito fin da subito le priorità per l’utilizzo delle risorse messe in campo con il nuovo strumento lanciato dalla Commissione e con il Bilancio pluriennale della Ue se la proposta dell’esecutivo europeo passerà l’esame degli Stati membri.

    Tra le priorità indicate da Bruxelles vi sono:

    • L’economia verde e il digitale. La conversione ‘verde’ dell’economia europea e la digitalizzazione restano le priorità indicate dalla Commissione: la doppia transizione “verso un’Europa verde e digitale rimane la sfida principale di questo generazione”, scrive l’esecutivo Ue nel documento che invita a “investire su vasta scala, nelle energie rinnovabili e soluzioni a idrogeno, trasporto pulito, cibo sostenibile e un’economia circolare intelligente”. Il sostegno che l’Europa concederà agli Stati membri dunque, dovrà essere “coerente con gli obiettivi sul clima e l’ambiente”, così come investire in infrastrutture e competenze digitali per contribuire a rafforzare la competitività e la sovranità tecnologica dell’Unione”. La Commissione stabilisce che il nuovo strumento denominato ‘Recovery and Resilience Facility’ avrà 560 miliardi a disposizione per sostenere investimenti e riforme nel quadro delle priorità strategiche per l’economia verde e digitalizzata e per potenziare la resilienza delle economie. Su questi fondi resta la sorveglianza sulle politiche economiche e di bilancio legate al Semestre europeo.
    • Le politiche di coesione. La Commissione propone una nuova iniziativa chiamata React-Eu per aumentare il sostegno alla coesione, ovvero alle politiche messe in campo alla Ue per ridurre il divario tra le diverse regioni europee e colmare i ritardi delle regioni meno favorite. Attraverso React-Eu, la Commissione propone di mettere in campo 55 miliardi di euro in più per finanziare la politica di coesione fino al 2022. Finanziamenti supplementari saranno previsti nel periodo 2020-2022 per gli attuali programmi di coesione e per il Fondo di aiuti europei agli indigenti. Il finanziamento aggiuntivo sarà assegnato in base alla gravità dell’impatto economico e sociale della crisi, compreso il livello di disoccupazione giovanile e la relativa prosperità degli Stati membri.
    • Maggiori risorse al fondo di transizione per il mutamento climatico. La Commissione propone di fornire un sostanziale finanziamento aggiuntivo di 30 miliardi di euro per il Just Transition Fund, portando il totale a 40 miliardi di euro. I finanziamenti potranno essere utilizzati per alleviare gli impatti socioeconomici della transizione verso la neutralità climatica nelle regioni più colpite, sostenendo ad esempio per la riqualificazione dei lavoratori, l’aiuto alle Pmi per creare nuove opportunità economiche e investire nell’energia pulita e nell’economia circolare. Il meccanismo di transizione sarà sostenuto da 1,5 miliardi di euro provenienti dal bilancio dell’UE e da 10 miliardi di euro di prestiti da parte della Banca europea per gli investimenti. Complessivamente i pilastri del meccanismo di transizione giusta dovrebbero mobilitare fino a 150 miliardi di euro di investimenti “per garantire che nessuno rimanga indietro durante la transizione verde”.
    • Rafforzamento della sanità, per prevenire crisi. Parte delle risorse messe sul tavolo, secondo la proposta della Commissione, dovrà servire per rafforzare la sicurezza sanitaria e prepararsi “per future crisi sanitarie”. La Commissione propone un nuovo programma che si chiamerà EU4Health dotato di  9,4 miliardi, per “un importante rafforzamento rispetto alle precedenti proposte nell’ambito europeo”. Ci sarà anche un Social Fund Plus, un nuovo programma per garantire che l’Unione sia dotata delle capacità essenziali per “creare un quadro globale per la prevenzione, la preparazione e la prevenzione delle crisi sanitarie dell’Ue, integrando e rafforzando gli sforzi a livello nazionale e il sostegno regionale a sistemi sanitari nell’ambito della politica di coesione”.
    • Rafforzamento della Protezione civile europea. “Una chiara lezione della pandemia è che l’Europa deve essere in grado di reagire in modo più rapido e flessibile alle gravi crisi transfrontaliere, data l’entità della potenziale perturbazione delle nostre economie e società”, scrive la Commissione che ha deciso di rafforzare RescuEU, il meccanismo europeo di protezione civile. La dotazione finanziaria sarà aumentata a 3,1 miliardi di euro, finanziando investimenti nelle infrastrutture di risposta alle emergenze, capacità di trasporto e squadre di supporto per le emergenze.
    • Potenziamento della ricerca scientifica. La Commissione intende destinare un finanziamento al programma ‘Orizzonte Europa’ pari a 94,4 miliardi di euro per aumentare il sostegno europeo alle attività di ricerca e innovazione legate alla salute, per aumentare lo sforzo di ricerca alle sfide come la pandemia di Coronavirus, l’estensione degli studi clinici, misure protettive, virologia, vaccini, trattamenti e diagnostica e traduzione di risultati della ricerca sulle misure di politica di sanità pubblica.
    • Tutela dell’agricoltura. Nel piano della Commissione sono previsti investimenti anche per l’agricoltura: “le aree rurali avranno un ruolo vitale da svolgere nel realizzare la transizione verde”, scrive Bruxelles che propone di rafforzare il bilancio del Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale di 15 per sostenere gli agricoltori e le aree rurali nel fare i cambiamenti strutturali necessari per attuare il Green Deal europeo, in particolare per sostenere il conseguimento “degli obiettivi ambiziosi nella nuova biodiversità e strategie Farm to Fork”.
  • 8 miliardi di euro per 100.000 Pmi dal Fondo europeo per gli investimenti (FEI):

    La crisi di liquidità che sta colpendo le piccole e medie imprese è una delle conseguenze della pandemia di  Covid 19 e le banche non si sentono pronte ad erogare prestiti alle PMI dato il repentino aumento del rischio percepito. La Commissione europea, come da impegno assunto il 13 marzo 2020, ha sbloccato 1 miliardo di euro dal Fondo europeo per gli investimenti strategici (FEIS) a titolo di garanzia per il Fondo europeo per gli investimenti (FEI), parte del Gruppo (BEI) Banca europea per gli investimenti. In questo modo il FEI potrà fornire garanzie speciali per incentivare le banche e altri finanziatori a fornire liquidità, per un importo disponibile stimabile in 8 miliardi di euro, ad almeno 100.000 PMI e piccole imprese a media capitalizzazione europee colpite dalle conseguenze economiche della pandemia di coronavirus. Queste le caratteristiche delle garanzie: un accesso semplificato e più rapido alla garanzia del FEI; una maggiore copertura del rischio (fino all’80% delle perdite potenziali sui prestiti individuali rispetto al consueto 50 %); un’attenzione particolare al capitale di esercizio in tutta l’UE; la concessione di condizioni più flessibili, quali proroga, nuova rateizzazione o sospensione dei crediti.

    La Commissione europea  e il gruppo BEI continueranno a lavorare per mettere a punto ulteriori misure e utilizzeranno tutti gli strumenti a loro disposizione per aiutare a contrastare la pandemia di coronavirus e le sue conseguenze economiche.

    Le PMI potranno rivolgersi direttamente alle loro banche e finanziatori locali partecipanti al programma, il cui nominativo sarà disponibile sul sito www.access2finance.eu

  • La metastasi finanziaria

    Da oltre un mese il governo ha sempre confermato la piena disponibilità ad accedere ai finanziamenti fino a 25.000 euro o ad una cifra pari al 25% del fatturato senza valutazione patrimoniale e quindi direttamente disponibile nel conto corrente. Al di là della sconcertante tempistica per l’evasione di queste pratiche tale volontà governativa avrebbe dovuto fornire liquidità alle imprese dopo oltre sessanta  giorni di assoluto lockdown ed interruzione dei flussi di cassa.

    A tutt’oggi solo una minima parte di questi finanziamenti risultano erogati mentre per quelli già resi operativi la criticità emerge sino ad assumere i connotati di una vera e propria truffa. A fronte di una richiesta di 20.000 euro o il 25% del fatturato di una partita IVA la quale aveva già precedentemente un accordo con l’istituto bancario per un fido di 10.000 il finanziamento complessivo che viene accreditato sul conto risulta dalla differenza tra l’ammontare, cioè 20.000 euro, ed il fido preesistente. Questa operazione rappresenta una vera e propria truffa in quanto il finanziamento dello Stato può essere utilizzato per far fronte alle scadenze che da oltre 60 giorni attendono di essere evase ma non per coprire posizioni finanziarie precedentemente debitorie.

    In altre parole, gli Istituti bancari con il tacito consenso o peggio la complice ignoranza del governo utilizzano il finanziamento erogato per assicurare tutti i rientri dai fidi drenando di conseguenza buona parte di quella liquidità che lo Stato con grande fatica ha messo a disposizione come espressione per un reale e consistente incentivo alla ripresa economica.

    Questa situazione rappresenta un vero e proprio “golpe finanziario” in quanto le risorse immesse nel circuito e destinate a dei soggetti economici vengono drenate dal sistema bancario per sanare le proprie criticità. In un simile contesto risulta paradossale il fatto poi che qualora si dovesse accedere nuovamente ad un fido si pagherebbero degli interessi aggiuntivi a quelli sulla erogazione della liquidità dello stato.

    Quindi l’erogazione risulta utilizzata sostanzialmente dagli Istituti bancari per criticità finanziarie pregresse ma non per servizi alle imprese. Una truffa che rappresenta l’ennesima conferma di una complicità, se conosciuta, o ignoranza, nel caso opposto, da parte del Governo e di una inaudita disonestà da parte del sistema bancario.

    A queste condizioni il nostro Paese è destinato alla metastasi economica.

  • Italia prima nella Ue per finanziamenti dalla Bei

    L’Italia è di gran lunga il primo beneficiario della finanza Bei, la banca europea degli investimenti: 11 miliardi nel 2019 con un +14% rispetto al 2018 per 34 miliardi di investimenti sostenuti. Nel dettaglio si tratta di 9,7 miliardi di prestiti e 1,4 miliardi di equity e garanzie, questi ultimi attraverso il Fondo Europeo degli investimenti presieduto dall’italiano Dario Scannapieco che è vice presidente della Banca europea degli investimenti.

    Nella sostanza al nostro Paese che l’anno scorso si divideva il podio con la Spagna è andato il 17,3% dei 72,2 miliardi di finanziamenti della Bei l’anno scorso (+12,5%), spalmati su 143 operazioni domestiche. Mentre negli ultimi 10 anni, tra prestiti e investimenti, sono arrivati all’Italia 102 miliardi di nuova finanza per 277 miliardi di progetti. Grande sostegno alle Pmi con 41 miliardi dal 2010 ad oggi. Alle piccole e medie imprese italiane è andato il 18% del totale Bei nel settore. Nel 2019 le Pmi finanziate ammontano a 44.600 per 735mila posti di lavoro sostenuti. Nel decennio sono state oltre 309 mila per 6,5 milioni posti di lavoro.

    Bei ha inoltre proseguito l’impegno per i grandi gruppi con un nuovo target relativo alle imprese più piccole e più innovative come De Cecco a cui sono andati 13 milioni per migliorare la capacità produttiva o Molmed che ha ricevuto 15 per la ricerca e sviluppo nelle terapie geniche anticancro e contro malattie rare.

    Grande attenzione poi alla sostenibilità con una la Bei sempre più impegnata in progetti green la cui quota di finanziamenti salirà a livello continentale al 50% nel 2025 (dal 31% del 2019) Nel 2019 in Italia, nell’ambito di partnership con il sistema bancario sono stati finanziati 640 milioni per combattere il cambiamento climatico, 250 milioni per l’economia circolare e 400 milioni per l’agrieconomy. Grande attenzione anche alla Pubblica amministrazione e ai cittadini. Tra gli interventi messi in atto su tutti il piano scuola con 1,2 miliardi per gli edifici.

    L’Italia è infine il secondo Paese in Europa a beneficiare degli investimenti del Piano Juncker con il 15,2% del totale. Dal 2015 al 2019 sono stati attivati 458 miliardi di investimenti su 500 miliardi previsti in tutta Europa pari al 92% del totale. All’Italia sono stati erogati 11,3 miliardi di euro di finanziamenti. Il totale degli investimenti sostenuti nel periodo è pari a 69,7 miliardi.

     

  • La BEI supporta gli investimenti di MolMed in ricerca, sviluppo e produzione di terapie avanzate per il trattamento di cancro e malattie rare

    La Banca Europea per gli Investimenti (BEI) e la società biotech MolMed S.p.A. (MLMD.MI) hanno firmato un accordo di finanziamento che consentirà a MolMed di disporre per i prossimi anni di una linea di credito fino a 15 milioni di Euro, soggetta al raggiungimento di una serie di criteri di prestazione condivisi, che sosterranno il piano di sviluppo finalizzato alla crescita sostenibile della società biotecnologica.

    MolMed è un’azienda biotech basata a Milano focalizzata su ricerca, sviluppo, produzione e validazione clinica di terapie geniche e cellulari per la cura di cancro e malattie rare.

    Il finanziamento ha la garanzia del Fondo Europeo per gli Investimenti Strategici (EFSI), pilastro centrale del piano Juncker.

    La Banca garantirà un contributo importante ai piani di sviluppo di prodotti e processi innovativi di MolMed, con l’obiettivo di sostenere la continua crescita della società e la valorizzazione del potenziale ancora inespresso del suo business. Soddisfatto il Commissario Europeo per l’Economia, Paolo Gentiloni che ha sottolineato come la Commissione continuerà a finanziare la ricerca, lo sviluppo e gli studi clinici per le aziende biotecnologiche perché solo l’innovazione può essere vitale per tanti cittadini europei”.

  • L’Unità non è Radio Radicale, Conte userà i soldi dei contribuenti per pagarne i debiti

    Arriva il reddito di cittadinanza anche per l’Unità. Il governo Conte ha infatti incassato senza presentare appello tre sentenze del tribunale di Roma che la condannano a pagare alle banche creditrici i debiti di Unità spa, la società editrice dello storico quotidiano del Pci fondato da Antonio Gramsci. Il quotidiano non va in edicola da oltre due anni, ma diversamente da quanto accaduto per Radio Radicale la maggioranza di governo (nella quale il M5s ha rimpiazzato la Lega col Pd) non ha battuto ciglio di fronte alla somma di 86,1 milioni di euro di soldi, pubblici e del contribuente, che ora dovrà versare. La condanna che il governo ha incassato senza fare ricorso nasce dalla garanzia che, Massimo D’Alema premier, Palazzo Chigi assunse il 5 febbraio 2000, riguardo ai debiti che già allora affliggevano la testata. Le banche accettarono quella garanzia, anche per il vasto numero di immobili di proprietà del partito, e metà dell’importo da saldare venne pagata facendo ricorso alle entrate del finanziamento pubblico ai partiti. L’altra metà è invece rimasta in sospeso, mentre il patrimonio dei Ds andava disperso (anche per lo scioglimento dei Ds stessi nel Pd) e le banche hanno quindi agito per via giudiziaria, vedendosi riconosciute le proprie ragioni. A dispetto del processo eterno che entrerà in vigore dall’1 gennaio con l’abolizione della prescrizione, nonostante la manifestazione degli avvocati davanti alla Cassazione nei giorni scorsi, il premier – di professione avvocato – non ha ritenuto il caso di oberare ulteriormente la giustizia italiana in merito all’esborso che ora dovrà sostenere con i soldi di quei contribuenti di fronte ai quali si vanta di aver ridotto la tassa sulla plastica dopo essere stato quello che l’ha creata ex novo.

  • La BEI investe nell’aggiornamento della rete italiana

    La Banca europea per gli investimenti e l’operatore di rete italiano Terna hanno stanziato 490 milioni di euro per investimenti che modernizzeranno la rete di trasmissione elettrica del Paese. Il prestito di 22 anni fa parte della politica di ottimizzazione della struttura finanziaria di Terna e sarà destinato a sostenere gli investimenti di sostituzione di componenti patrimoniali, nonché l’adozione di soluzioni eco-compatibili. “Questa operazione conferma l’impegno della Banca dell’Unione europea a migliorare il settore cruciale delle reti elettriche. Rafforza ulteriormente la fruttuosa collaborazione della BEI con Terna: negli ultimi anni la banca ha sostenuto i piani di investimento chiave dell’azienda nella modernizzazione e sviluppo della rete di trasmissione e in progetti transfrontalieri di alta qualità come l’interconnessione Italia-Francia”, ha affermato Dario Scannapieco, vicepresidente della BEI. Questo finanziamento porta i prestiti della Banca dell’UE a Terna a 2,15 miliardi di euro.

  • I senza casa sono più esposti a malattie e costano alla collettività

    Non avere una casa provoca danni alla salute simili alla demenza senile, specialmente se si è in là con gli anni. Un’analisi di Margot Kushel, che dirige un centro per l’assistenza a popolazioni vulnerabili a San Francisco, ha diagnosticato che gli homeless dimostrano a 60 anni condizioni di cattiva salute tipiche di norma di chi di anni ne ha 80. Oltre alla depressione, chi non ha casa soffre di mancanza di sonno, alcolismo e/o diabete ed è più esposto a ictus, infarto e malattie polmonari. Nella sola Los Angeles, secondo l’Università della Pennsylvania, curare le malattie dovute alla mancanza di un tetto può costare 621 milioni di dollari l’anno da qui al 2030, più di quanto costerebbe dare una casa ai senza tetto a carico della comunità (il costo annuo per la California sarebbe di 588 milioni di dollari). Il governatore della California Gavin Newsom aveva in effetti pesato di stanziare 500 milioni del budget per i senza tetto, ma l’iniziativa è apparsa incongrua agli americani e anche un successivo provvedimento più blando tentato dallo stesso governatore è stato impugnato davanti alla Corte costituzionale dalle grandi aziende che sarebbero state tassate per recuperare risorse per gli homeless.

  • EIB to announce new initiatives for climate action and inclusive development

    Europe should address today’s global challenges by following policies that respond to the climate emergency while also building a resilient and inclusive society, according to the core initiatives of the European Investment Bank (EIB).

    The bank will meet regional partners from across the globe, as well as fellow International Financial Institutions, to detect new cooperation opportunities that would help move its ambitious proposals forward.

    EIB President Werner Hoyer, speaking ahead of the IMF/World Bank Group annual meetings said, “’The world is in real need of bold multilateral action. From trade policy and development to climate action, Europe can and must itself provide leadership. As the financial arm of the EU and an investor across the globe, we must reaffirm our commitment to play our part. We must act immediately and swiftly if we want to ensure a sustainable transition to a “net-zero” emissions economy. As the recent IPCC (Intergovernmental Panel on Climate Change) report warned us, the effects of climate change are hitting us more strongly than ever before. Natural hazards such as droughts, floods, forest fires, food shortages, and disease pandemics will become more frequent in the near future, potentially displacing millions of people. We need to all join forces to build a resilient and inclusive society that leaves no one behind.”

    The EIB also plans to address the issue of gender equality as part of its commitment to deliver its own gender strategy to promote women’s rights both inside and outside Europe. This campaign is part of the run-up to the signing of an important pledge with other financial institutions to economically empower women.

    The Caribbean Development Bank and the EIB will also announce that they will jointly strengthen their cooperation through the implementation of joint projects that include measures to support climate resilience.

    France and Germany’s development banks will, along with the EIB, take stock of the progress that has been made on the Clean Oceans Initiative. The initiative was launched a year ago in Bali, within the framework of the IMF/WB Group meetings, with the goal of providing €2 billion to finance projects that aim to tackle waste and plastic pollution by 2023.

    The EIB is the long-term lending institution of the European Union which is owned by the EU Member States. It works towards implementing EU policy goals and makes long-term finances available for sound investments. The EIB is also one of the largest financiers of climate action globally, with over €90 billion invested in support of the Paris Climate Agreement.

     

  • Dalla Ue altri 100 milioni in aiuto dell’Africa

    Due nuove misure umanitarie sono state finanziate da parte della Commissione europea, per una cifra complessiva di poco inferiore ai 100 milioni di Euro.

    Un primo pacchetto di aiuti, del valore di 60 milioni di euro, è destinato alla Repubblica Centrafricana, che ha visto lo scoppio di due sanguinose guerre civili nel corso degli ultimi 15 anni: la misura, finalizzata a implementare gli accordi di pace dello scorso 6 febbraio, va ad aggiungersi agli 850 milioni stanziati dall’Unione a beneficio del Paese africano negli ultimi 5 anni, dei quali 140 milioni nell’erogazione di aiuti umanitari.

    Il secondo pacchetto di aiuti, dal valore di 34 milioni di euro, sosterrà la realizzazione di iniziative umanitarie nella regione subsahariana dei grandi laghi: in particolare, 29,375 milioni contribuiranno a contrastare la carestia che affligge le regioni orientali della Repubblica Democratica del Congo, già interessate da conflitti armati e recentemente colpite da una nuova epidemia del virus ebola; 4,3 milioni  sovvenzioneranno l’erogazione di provviste, assistenza sanitaria ed istruzione ai rifugiati burundesi in Tanzania e Ruanda; infine, 600.000 euro finanzieranno i progetti di assistenza umanitaria rivolti ai rifugiati della Repubblica Democratica del Congo nel vicino Congo.

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