gender gap

  • Poche donne operaie, eppure in media guadagnano il 12% in meno dei blue collars uomini

    Le donne nelle fabbriche sono poche e vengono pagate meno. “È tempo che la condizione del lavoro femminile in questo Paese, e il fatto che le donne guadagnano strutturalmente meno, sia un argomento discusso davanti ai numeri. Ecco perché abbiamo fatto un’indagine sui dati di oltre 1.300 aziende”, spiega la segretaria nazionale Fiom Barbara Tibaldi, illustrando quanto emersa da uno studio del sindacato sulla situazione del personale nelle aziende metalmeccaniche con più di 50 dipendenti. Su oltre 500mila lavoratori monitorati, la presenza femminile si ferma ad appena il 21,5% e a loro spetta soltanto il 19,6% del monte retributivo annuo lordo, con un gender pay gap medio che si attesta al 12%.

    “Per superare questo divario di salario è necessario che ci sia un intervento, una contrattazione collettiva e che si applichi correttamente la direttiva europea sulla parità salariale”, sottolinea Tibaldi per la quale i dati raccontano che il divario salariale è riconducibile a due elementi: “non vieni pagata per il lavoro che fai ma quando un’azienda unilateralmente che decide che vali o sei disponibile. Quando le aziende erogano da sole i premi li danno agli uomini. Il secondo elemento è il tempo: vengo assunta per lavorare otto ore ma se lo stipendio che prende dipende dalla disponibilità, strutturalmente sarà penalizzata perché il lavoro di cura è ancora a carico delle donne”.

    Il monitoraggio evidenzia una forte disparità nei ruoli aziendali: le donne rappresentano il 30,5% degli impiegati e il 23,1% dei quadri, ma scendono al 17,5% tra i dirigenti e al 12,2% tra le operaie. A questo si aggiunge un ricorso sproporzionato alle forme di flessibilità e riduzione dell’orario: lavora in part-time il 12,2% delle donne rispetto a solo l’1,3% degli uomini, mentre lo smart working coinvolge il 37,1% delle lavoratrici contro il 23,5% dei colleghi maschi.

    In termini economici, il divario medio annuo lordo è consistente in ogni inquadramento e la differenza in valore assoluto è più alto per i ruoli apicali: 29.977 euro in meno per le dirigenti, 7.955 euro per le impiegate, 6.788 euro per le quadri e 6.173 euro per le operaie. Nel salario strutturale definito dal contratto nazionale, il gap è dell’8,5% (dovuto principalmente al minor orario). La forbice si apre invece al 23,6% nel salario accessorio, legato alla contrattazione individuale. Al contrario, nei grandi gruppi industriali dove la contrattazione integrativa e la presenza del sindacato sono consolidate, spiega la Fiom, il divario scende all’8,3%.

    Ecco perché, sottolinea il segretario Michele De Palma, “se c’è un antidoto al veleno del gender pay gap è la contrattazione a fronte di un sistema normativo che non garantisce un reale equilibrio sui luoghi di lavoro”. “Spero che la presidente del Consiglio Meloni guardi questi dati e spero di poter avere l’occasione con la ministra Calderone di poter affrontare il nostro bilancio e poi dopo anche le nostre proposte per cambiare la situazione”, conclude De Palma.

  • Storie di donne, di scienza e di vita

    Si intitola Storie di Donne, di scienza e di vita, la virtual conference su Zoom che si svolgerà il prossimo 27 ottobre alle ore 18.00. L’evento, promosso da Didael KTS e Gruppo Pragma insieme a Women&Tech® – Associazione Donne e Tecnologie, e moderato dalla giornalista Simona Regina, sarà un vero e proprio confronto con le protagoniste di un percorso di vita che ha incontrato scienza, tecnologia e innovazione.

    Il gender gap in ambito STEAM è una sfida culturale e sociale, per pari opportunità, equità, partecipazione delle donne all’economia e alla società.  Il nostro Paese ha un urgente bisogno di scienza, tecnologia e di donne: occorre favorire questo incontro e potenziarlo ad ogni livello e sui territori.  Luoghi dove ingegno, professionalità ed entusiasmo delle donne possono esprimersi e arricchire di significati l’innovazione, con una prospettiva complementare non sovrapponibile a quella degli uomini.

    Ricercatrici e scienziate provenienti dall’Istituto Italiano di Tecnologia di Genova e da AREA Science Park di Trieste, in un confronto con due imprenditrici STEAM, si racconteranno nel loro percorso di formazione e di vita che le ha portate al ruolo che oggi ricoprono.

    Protagoniste della serata Camilla Coletti, Principal Investigator, resp. lab. 2D Materials Engineering, Istituto Italiano di Tecnologia – IIT. Coordinatrice del centro IIT di Pisa e dei Graphene Labs, Ottavia Bettucci, Postdoc nel laboratorio Tissue Electronics Lab della sede di Napoli dell’Istituto Italiano di Tecnologia – IIT, Anna Gregorio, Professore Associato, Dip. di Fisica – Università degli Studi di Trieste, Caterina Petrillo, Presidente di AREA Science Park e Professore Ordinario di Fisica Sperimentale all’Università degli Studi di Perugia, con le testimonianze di due imprenditrici STEAM: Gianna Martinengo, Founder & CEO di Didael KTS – Presidente Women&Tech® ,Member INAB @STOA e Maria Rita Fiasco, Founder and Chairperson, Gruppo Pragma Srl

    La virtual conference fa parte del programma della edizione della “4 Weeks 4 Inclusion”, il più grande evento interaziendale dedicato all’inclusione che quest’anno dal 22 ottobre al 22 novembre vede oltre 200 imprese, impegnate ogni giorno insieme per promuovere e valorizzare i temi della diversità e dell’inclusione.

    Per iscriversi cliccare cliccare sul link https://4w4i.it/landing-page?returnUrl=%2Fcalendario-eventi

  • La Commissione presenta la prima relazione sull’uguaglianza di genere: una mappa dei risultati e degli svantaggi delle donne nelle regioni dell’UE

    La Commissione europea ha pubblicato il primo monitoraggio regionale dell’uguaglianza di genere nell’UE. Fornisce un quadro preciso delle regioni europee in cui le donne raggiungono risultati migliori e dove, invece, sono più svantaggiate.

    La relazione si basa su due indici sviluppati appositamente: uno sui risultati e uno sugli svantaggi delle donne. Indicano in quali regioni le donne stanno raggiungendo risultati migliori e in quali invece sono più svantaggiate rispetto agli uomini. Secondo il documento, in media, nelle regioni più sviluppate le donne riescono a raggiungere risultati migliori e incontrano meno svantaggi; al contrario, la maggior parte delle donne che vivono in regioni meno sviluppate si trovano ad affrontare grandi sfide. All’interno dei paesi, le donne che risiedono nelle regioni della capitale tendono a raggiungere risultati migliori e sono meno svantaggiate. In generale, le regioni in cui l’indice dei risultati delle donne è inferiore sono quelle con un prodotto interno lordo pro capite più basso, mentre nelle regioni in cui l’indice dei risultati è maggiore, lo è anche il livello di sviluppo umano. Infine, la qualità del governo è maggiore nelle regioni in cui le donne raggiungono risultati migliori. Oltre al documento di lavoro, ai dati sottostanti, agli strumenti interattivi, è possibile consultare la BANCA DATI INTERATTIVA.

    Fonte: Commissione europea

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