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In attesa di Giustizia: figli di un dio minore

Durante il fine settimana appena trascorso si è tenuto un convegno promosso dalla Unione delle Camere Penali avente a tema “Lo stato generale della esecuzione penale, anatomia di un disastro” e la sede scelta è stata emblematicamente Firenze per la ragione che da alcuni mesi il carcere di Sollicciano, alle porte del capoluogo toscano, è sotto sequestro della magistratura e le sette sezioni maschili sono state sgomberate ed i detenuti trasferiti altrove. Motivo? Violazioni delle norme igienico – sanitarie, di abitabilità e sicurezza nei luoghi di lavoro…già perché non bisogna dimenticare che negli istituti – oltre a taluni detenuti con mansioni diversificate – lavorano gli agenti della polizia penitenziaria e non solo: personale la cui vita è già sacrificata essendo, di fatto, detenuti a loro volta sia pure con la possibilità di muoversi all’interno del carcere e di uscirne a fine turno ma con responsabilità ben maggiori rispetto agli internati.

Di questo sconcio si parla poco e solo andando a spigolare qualche notizia in più si trova su “La Nazione”, eppure un carcere sotto sequestro della Autorità Giudiziaria per le ragioni illustrate non è un evento da sottovalutare o frequente, tantomeno un fiore all’occhiello del Paese e meriterebbe una maggiore attenzione anche da parte della opinione pubblica…ma, forse, è proprio per questo che su Sollicciano è calato il silenzio mentre in altre strutture le condizioni non sono molto migliori: le criticità sono strutturali e sedimentate nel tempo e ne rispondono i Governi tutti succedutisi negli anni che non ne ricavano una immagine positiva sebbene per i cittadini i detenuti rimangano figli di un dio minore e gli altri operatori penitenziari (agenti, assistenti sociali, funzionari, medici e infermieri…) sembrano quasi non esistere nella loro visione del mondo carcerario.

Evento connesso ed ancor meno conosciuto, sempre in questi giorni, è stata l’udienza alla Corte Costituzionale in seguito ad un provvedimento del Tribunale di Sorveglianza di Firenze che – con riferimento alle condizioni del carcere di Sollicciano – aveva rilevato la possibile incostituzionalità di norme dell’Ordinamento Penitenziario laddove non prevedono il rinvio della carcerazione quando debba svolgersi in condizioni contrarie al senso di umanità. Sapremo a giorni se la Corte ritiene che lo Stato possa consentire – anzi, imporre – l’esecuzione di una sanzione che la stessa Costituzione vieta.

Ad oggi, prescindendo dalle promesse e dalla indignazione espressa dal Guardasigilli Nordio, le scarne dichiarazioni sulle scandalose condizioni di Sollicciano da parte del sottosegretario con delega alla amministrazione penitenziaria, Senatore Balboni (succeduto nella tarda primavera al pessimo Andrea Del Mastro), fanno temere che il suo pensiero si ispiri alle opere di Carl Schmitt – indicato dalla critica  come nemico delle democrazie liberali – su cui ha svolto la tesi di laurea, piuttosto che a Voltaire e dubitare che abba letto le “Memorie da una casa dei morti” in cui Dostoevskij assume che il grado di civiltà di una società si misura entrando nelle sue carceri.

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