Giornalisti

  • Egyptian journalists from fact-checking website facing terrorism charges

    Prosecutors in Egypt have charged six journalists working for the independent fact-checking platform Matsda2sh with belonging to the outlawed Muslim Brotherhood, according to their lawyer.

    Nabeh al-Ganadi said on Monday that the men were accused of joining a terrorist group, funding terrorism, publishing “fake news”, and using social media to call for acts of terrorism, he added. Matsda2sh has denied the allegations.

    Later, Ganadi said the State Security Prosecution had remanded five of them in custody for 15 days, and that the sixth was still being interrogated.

    The journalists’ arrests last week were condemned by international human rights and press freedom organisations.

    The Committee to Protect Journalists (CPJ) called the detention of Matsda2sh’s entire newsroom a “grave escalation in Egypt’s campaign against independent journalism”.

    It said the country remained one of the world’s leading jailers of journalists, with 25 currently imprisoned or detained.

    President Abdul Fattah al-Sisi has overseen what human rights groups say is an unprecedented crackdown on dissent since he led the military’s overthrow of his predecessor, Muslim Brotherhood leader Mohammed Morsi, in 2013.

    Tens of thousands of people have been detained, mainly Muslim Brotherhood officials and supporters but also leading secular and liberal activists, media workers and academics.

    Matsda2sh, whose name means “Do Not Believe” in Arabic, was founded in 2018 to “resist the flow of false or misleading news”, according to its website.

    It regularly fact-checks statements made by Egyptian officials and carries out investigative reporting in Egypt and other Arab countries.

    Security personnel arrested the six Matsda2sh journalists – Abdullah Qadry, Mohammed Ashraf Abu Emeira, Islam Barakat, Omar Helal, Mohammed Mahmoud, and Mohammed Adel – in a series of raids on their homes across Egypt on 28 and 29 September, according to the Egyptian Initiative for Personal Rights (EIPR), whose lawyers are defending them.

    Initially, no information was provided about where they were being held or the reasons for their detention, the EIPR said.

    On Thursday, the Egyptian interior ministry confirmed their arrests and accused Matsda2sh of seeking to destabilise the country through disinformation.

    It said the platform was unlicensed and operated from abroad, and that its founder, Abdel Rahman Mansour, was member of the Muslim Brotherhood.

    In an interview with the CPJ that day, Mansour insisted that the accusations “misrepresent who we are and the work we do”.

    “We have no affiliation with the Muslim Brotherhood, and the authorities know this,” he said.

    On Monday, the EIPR said most of the detained journalists had testified before the State Security Prosecution that they were “tortured at National Security Agency facilities in the days following their arrests, before being brought before any judicial authority”.

    The journalists reported “beatings, forced stripping, electric shocks and threats to harm them or their families”, it added.

    The interior ministry denied that they had been tortured or mistreated.

    A ministry source said the EIPR’s allegations were “unfounded and come in the context of attempts to evade the charges levelled at them”.

  • Anche sui compensi di Report il campo largo è stretto di contenuti

    Suona veramente ridicola, oltre che pretestuosa, l’indignazione di certa politica e società civile, legate a quella che un tempo si sarebbe chiamata sinistra ed ora è solo un campo largo di farneticazioni, per la pubblicazione dei compensi e delle spese dei collaboratori di Report, trasmissione della tv di Stato.

    Non è forse trasparenza sapere i compensi e gli interessi di deputati, senatori, consiglieri regionali? Per quale motivo non devono invece essere conosciuti i costi di trasmissioni pubbliche, per le quali paghiamo il canone, ed i giornalisti avrebbero diritto ad una privacy che chi fa politica non ha quando sappiamo bene che da tempo l’informazione è in gran parte politicizzata?

    Per alcuni ogni pretesto è buono per dare aria ai denti e fare dichiarazioni che servono solo a dimostrare che sui reali problemi dell’Italia e dell’Europa il campo largo è proprio strettino di idee, contenuti e logica.

  • In attesa di Giustizia: grandi vecchi, poteri occulti e mandanti

    Un’indagine condotta con solerzia e – pare – con efficace fiuto investigativo ha condotto all’arresto dei presunti attentatori di Ranucci ma non ha sopito le attese dei cercatori di ectoplasmi, perché non bastano i nomi, non bastano gli arresti, non basteranno neppure i processi e le sentenze di condanna (se vi saranno): i dietrologi vogliono «la verità», che tradotto significa che vogliono quella loro, una verità orrifica fatta di retroscena inquietanti in cui si muovono mandanti cauti ed insidiosi che vestono i grembiulini dei massoni, le barbe finte di servizi segreti deviati, ma anche potenze straniere ed ostili e un immancabile grande vecchio, che non si comprende a cosa debba la sua grandezza, perché sia vecchio ed alla sua età non vada a godersi la pensione.

    Parliamo di soggetti che sono tutt’altro che professionisti che con le loro teorie del complotto infestano la politica e la cronaca: non hanno mai scoperto nulla, il loro contributo al giornalismo e alla verità resta al di sotto dello zero, ma questa verità ricercata ossessivamente per loro continua a essere una priorità che non deve scoraggiare se difficile da svelare perché si colloca ad un piano superiore, forse, due, magari tre, poi in soffitta, in orbita… a livelli occulti, deviati, indicibili: anche se poi, con il loro linguaggio diventa dicibile e narrabile: perché quella del mandante è una funzione narrativa che serve a non chiudere (mai) una storia, proprio come fanno a Report.

    Sia chiaro: massima solidarietà a Ranucci, vittima di un attentato ma nessuna al suo metodo di fare giornalismo. Giustizia ed indagini sono un’altra cosa…

    In questi giorni le reazioni agli sviluppi investigativi sembravano proprio i contenuti di una puntata delle sue: un parlamentare grillino ha invitato subito a «risalire ai mandanti», un capogruppo dei Verdi alla loro «individuazione» e al biasimo per i «continui attacchi della destra contro Report».

    Tra i tanti merita menzione l’uomo con la scorta più inutile d’Italia: Sandro Rutolo, ex reggicoda di Michele Santoro oggi teoricamente «responsabile informazione, cultura e memoria» (chissà “responsabile della memoria” cosa significa…) di Elly Schlein che  ha fatto un comunicato in cui ha avuto il buongusto di citare anche se stesso quale improbabile obiettivo della camorra (come Ranucci) per via di un suo servizio del 2013 poi rivelatosi falso («Inferno atomico» che ipotizzava che in Campania avessero sepolto scorie nucleari) che indignò tanta gente normale, ma anche un camorrista che, sfortunatamente intercettato, lo minacciò.

    Nel 2019 il governo (di sinistra) preannunciò la revoca della scorta a Ruotolo per inattualità del rischio e l’inferno atomico lo fecero il sindacato unitario giornalisti, Articolo 21, pezzi del Pd e grillini non mancando di incolpare pure la «bestia» salviniana.

    Così la scorta è ancora lì, a fare status. Ma chi voleva togliere la scorta a Ruotolo? Fuori i mandanti, si sveli il grande vecchio marionetta della sezione Operazioni Coperte della CIA e sia fatta giustizia.

  • Lanciato il concorso Youth4Regions 2026 per aspiranti giornalisti

    La Commissione europea ha aperto le candidature per la decima edizione di Youth4Regions, il suo programma faro concepito per sostenere gli aspiranti giornalisti. Dal 10 al 16 ottobre 2026 i partecipanti selezionati trascorreranno una settimana a Bruxelles dove beneficeranno di una formazione impartita da esperti, vivranno un’esperienza pratica in una redazione e godranno di un accesso esclusivo alle istituzioni dell’UE e alle principali organizzazioni dei media. Le domande possono essere presentate fino al 7 luglio 2026 sul sito web del programma.

    Il programma di quest’anno accetta candidature relative a quattro differenti ambiti: giornalismo di approfondimento, videogiornalismo, audiogiornalismo e fotogiornalismo. Youth4Regions, che è aperto a studenti e giovani giornalisti provenienti dagli Stati membri dell’UE, dai paesi del vicinato europeo e dai paesi candidati, offre un’opportunità unica per sviluppare competenze, costruire reti professionali e seguire da vicino l’operato dei corrispondenti che si occupano di questioni dell’UE. Dall’avvio del programma, nel 2017, 300 giovani giornalisti hanno beneficiato del sostegno da esso erogato.

    I partecipanti avranno inoltre la possibilità di competere per il prestigioso premio Megalizzi – Niedzielski, istituito per onorare giovani giornalisti di eccezionali capacità, che sarà assegnato il 14 ottobre 2026. I vincitori saranno inoltre nominati “corrispondenti per la coesione 2027” e parteciperanno a una missione sul campo della durata di due settimane, nel corso della quale invieranno corrispondenze su progetti della politica di coesione e su come essi incidano sulla vita delle persone in tutti gli Stati membri dell’UE.

  • Dichiarazione congiunta della Vicepresidente esecutiva Virkkunen, dell’Alta rappresentante Kallas e del Commissario McGrath in occasione della Giornata mondiale per mettere fine all’impunità per i crimini contro i giornalisti

    Una stampa libera è il cuore della democrazia. La nostra società ha bisogno di giornalisti che gettino luce sulle ingiustizie e facciano sì che chi è al potere debba rispondere delle proprie azioni. Eppure in tutto il mondo troppi giornalisti continuano a venire uccisi, torturati, molestati, detenuti e costretti all’esilio.

    La Federazione internazionale dei giornalisti ha pubblicato un comunicato dal quale emerge in che misura nel 2025 la ricerca della verità sia stata fatale in molte parti del mondo.

    Il diritto internazionale umanitario parla chiaro: i giornalisti sono civili e come tali devono essere sempre protetti. Ogni attacco contro di loro deve essere oggetto di indagini tempestive, indipendenti ed efficaci. Tutti gli autori dei reati devono essere chiamati a rispondere delle loro azioni.

    L’UE sostiene il giornalismo indipendente in tutto il mondo e protegge le persone a rischio. Inoltre, si è attivata per fronteggiare le crescenti minacce nel settore digitale, dove i giornalisti sono sempre più esposti a molestie coordinate, sorveglianza illecita e campagne concepite per screditarli o intimidirli.

    Dal 2015, attraverso il meccanismo ProtectDefender.EU, l’UE ha fornito sostegno diretto a quasi 13 000 giornalisti a rischio in tutto il mondo, di cui 943 solo tra settembre 2024 e agosto 2025. Due nuovi progetti finanziati dall’UE, per un valore complessivo di 20 milioni di €, stanno ora rafforzando i media indipendenti in oltre 40 paesi, con particolare attenzione alle giornaliste che riferiscono su gruppi minoritari o settori con scarsa copertura mediatica.

    All’interno dell’Unione, la promozione del pluralismo e della libertà dei media è stata al centro degli sforzi dell’UE volti a rafforzare la democrazia e lo Stato di diritto. Il regolamento europeo sulla libertà dei media ha introdotto solide garanzie per i media e i giornalisti, assicurando che possano svolgere il loro lavoro senza pressioni indebite. La Commissione europea continua a monitorare gli sviluppi relativi alla libertà e al pluralismo dei media, anche per quanto riguarda la sicurezza e la protezione dei giornalisti in tutti gli Stati membri dell’UE e in alcuni paesi dell’allargamento, attraverso le relazioni annuali sullo Stato di diritto. Inoltre, l’UE sostiene un meccanismo di risposta rapida a livello europeo per monitorare e sostenere la libertà dei media e la sicurezza dei giornalisti, attualmente attuato da MFRR.eu.

    Il lavoro dei giornalisti consente alle società di vedere chiaramente – e di agire. In occasione di questa Giornata internazionale per mettere fine all’impunità per i crimini contro i giornalisti, invitiamo tutti gli Stati a rispettare i loro obblighi: proteggere i giornalisti e garantire l’assunzione di responsabilità.

  • L’attentato a Ranucci conferma la necessità di difendere sempre la libertà di stampa

    La libertà di stampa oltre ad essere un diritto, almeno in uno Stato democratico, è anche uno dei beni più preziosi per ciascuno di noi che, attraverso la stampa libera, viene a conoscenza di tutto quanto realmente avviene nel suo paese e nel mondo.

    I giornalisti d’inchiesta, ormai pochi, devono essere particolarmente apprezzati e protetti perché, attraverso il loro lavoro, si svelano scandali, manovre di associazioni criminali, a volte collusi con organi vitali dello Stato, delitti e violazioni delle leggi.

    A tutti questi giornalisti va il nostro apprezzamento e sostegno invitandoli sempre a tutte le verifiche necessarie per impedire che persone, poi dichiarate innocenti, abbiano gravi danni da notizie diffuse e rivelatesi erronee.

    Il Patto Sociale, che non ha mai usufruito di sovvenzioni o protezioni, crede fermamente che la notizia debba essere data in forma chiara e corretta e non debba mai confondersi con il commento politico, che il giornalista ha diritto di esprimere e del quale si deve assumere la responsabilità

    Andrebbe in ogni caso verificato se non sia fuorviante, a volte pericoloso, riportare nei media, durante le indagini, informazioni non verificate o definitive e commenti che possono, anche inconsapevolmente, esercitare una pressione sugli organismi giudicanti.

    A Ranucci, vittima di un attentato particolarmente grave per le conseguenze che avrebbe potuto avere anche sui suoi familiari, ed ai tanti giornalisti che hanno pagato con la vita il loro impegno per cercare la verità, la nostra vicinanza come testata e come singole persone che tentano di dare il loro contributo all’informazione riaffermando che in nessun modo vanno accettate intimidazioni o ricatti.

  • Nuovo invito a presentare proposte per i media annunciato durante la cerimonia di premiazione dei vincitori del premio Megalizzi-Niedzielski

    La Commissione europea ha celebrato a Bruxelles i vincitori del premio Megalizzi-Niedzielski 2025 per aspiranti giornalisti e ha annunciato il suo nono invito a presentare proposte per i media dedicato alla politica di coesione.

    Assegnato nel contesto dell’annuale Settimana europea delle regioni e delle città, il premio ricompensa tre giovani giornalisti eccezionali che hanno partecipato al programma Youth4Regions, che mette in luce la politica di coesione europea.

    Il “Premio Lens” è stato attribuito all’italiana Elisa Ortuso per il suo incisivo video su un progetto dell’UE a Roma a sostegno delle famiglie ucraine con bambini che lottano contro il cancro. La francese Hildegard Leloué ha ricevuto il “Premio Pen” per la sua approfondita copertura di temi europei. E il “Premio Frame”, votato dal pubblico, è stato assegnato a Sarah Costes, anch’ella francese, per la sua sorprendente foto di un progetto sulla protezione delle cicogne a Diyarbakir.

    Il vicepresidente esecutivo Raffaele Fitto ha elogiato i vincitori e ha dichiarato: “Elisa, Hildegard e Sarah hanno mostrato talento e dedizione eccezionali nel raccontare le storie di successo dell’Europa. Il loro lavoro sottolinea il ruolo essenziale di una stampa libera e indipendente nelle nostre democrazie e per il futuro dell’Unione europea.”

    Il premio Megalizzi-Niedzielski rende omaggio alla memoria di Antonio Megalizzi e Bartek Orent-Niedzielski, due giovani giornalisti uccisi nell’attentato terroristico di Strasburgo del 2018 mentre si occupavano di affari europei. Nel 2025 sono state presentate oltre 500 candidature per il premio provenienti da tutta l’UE, dai paesi candidati all’adesione e dai paesi vicini.

    Con un bilancio di 3,5 milioni di €, il nuovo invito a presentare proposte invita i media, le università e altri soggetti a creare contenuti indipendenti sulla politica di coesione. Le candidature sono aperte fino al 15 gennaio 2026, ore 17:00, tramite il portale dei finanziamenti.

  • Ferma condanna dell’attacco alla stampa e alle Forze dell’Ordine a Udine

    Il Patto Sociale, testata indipendente ed apartitica, che dal 1987, senza alcun finanziamento, offre ai lettori informazioni ben distinte dal commento, si unisce alla condanna di quanto è avvenuto ad Udine contro giornalisti e Forze dell’Ordine.

    La libertà d informazione è non solo un diritto ma un dovere in uno stato democratico e la tutela di giornalisti e Forze dell’Ordine deve essere garantita rendendo facinorosi e delinquenti in condizione di non nuocere più alla vita civile degli Italiani e di coloro che svolgono il loro dovere, spesso a rischio della personale incolumità.

  • In attesa di Giustizia: tegole di vetro

    La saggezza popolare ricorda che non è bene tirare sassi sul tetto del vicino se il proprio ha le tegole di vetro e, allora, anticipiamo il problema facendo autocritica in una rubrica che ha come protagonisti assoluti politici, politicanti e magistrati.

    Due paroline tra il serio e il faceto a proposito di avvocati che – invece di sudare sulle carte processuali – sudano permanentemente accaldati dalle luci di scena degli studi televisivi. In effetti, di carte su cui effondere una diuturna dedizione allo studio e furore intellettuale non ce ne sono poi molte se un’indagine (al netto delle tradizionali fughe di notizie) è ancora in corso e la sensazione è che ciò che si conosce possa essere solo la punta di un iceberg. Già, perché ci sono ancora magistrati che per costituzione non comunicano se non il “minimo sindacale” dovuto per legge.

    In mancanza di un’aula in cui tuonare la propria indignazione per un’accusa ingiusta ed ingiustificata cosa può fare, allora, un avvocato spaesato? Si guadagna la parcella (sperando che sia fatturata…) difendendo o aggredendo a reti unificate impiegando, più che colte citazioni in diritto, un eloquio diretto e comprensibile ad un popolo italiano di retequattristi: “indagine ridicola, tutto fumo e niente arrosto” e così tutt’altro che mutuando il proprio dire da un Demostene o un più familiare (non a loro) Calamandrei.

    Le rampogne non risparmiano nessuno nei giudizi via etere e, senza peli sulla lingua, attingono uno, due, tre magistrati di diversi distretti giudiziari ipotizzando scenari planetari di malaffare con l’invio di truppe massoniche o – forse – sicari prezzolati dalla Congregazione per la Protezione della Fede ad assassinare quella che, sventurata creatura, era una poco più che studentessa ma glissano sulla mole di inquinamenti probatori inanellati per colpa e/o dolo e – perchè no? –  da una genetica incompetenza a svolgere e delegare un’indagine delicatissima su un territorio dove il crimine più efferato consisteva in un furto di uova e galline.

    Poi, ahimè, ci si mettono anche i giornalisti: si intervista per l’ennesima volta la famiglia della vittima con un’operazione buona solo a riacutizzare la sofferenza.
    Intanto si formano fazioni accanite di tifoserie su carta, social e tv tra colpevolisti e innocentisti ora del condannato ora dell’indagato. E poi? Si eccita, si osserva, si traggono riflessioni da quel poco che trapela da inquirenti e investigatori, e si usa un linguaggio pacato, neutro, come da codice deontologico mentre le visioni oniriche degli avvocati vengono ora eccitate ora sopite dall’intervento di autorevoli (?) esperti che, come tutti gli altri non hanno in mano uno straccio di carta dell’indagine, il che dovrebbe indurre alla prima regola del mestiere del giornalista: scrivi se hai la carta. Mentre per gli avvocati vale: parla solo se l’hai letta e soprattutto capito cosa c’è scritto.

  • Tornare al rispetto deontologico di ogni professione e a quello dei vivi e dei morti

    In questi giorni molte trasmissioni televisive hanno parlato in modo particolare e reiterato del delitto di Garlasco e di quello di Trieste.

    Non facciamo né i magistrati né gli investigatori ma non possiamo esimerci dal sottolineare come in entrambi i casi vi siano state indagini poco approfondite, spesso superficiali o ritardate nel tempo, con deterioramento dei reperti di vario tipo, indagini assolutamente non complete sia per quanto riguarda l’aspetto tradizionale, controprova di alibi, spostamenti etc, sia per la parte delle indagini scientifiche.

    Mentre ancora si attendono notizie certe di colpevolezza per Trieste, e si attendono i nuovi accertamenti per Garlasco, l’attuale colpevole, a suo tempo condannato, è in carcere ma nuove indagini individuano altri indagati, con l’ipotesi che la vera storia possa essere diversa da come ci è stata raccontata, pensiamo ai famigliari delle vittime.

    Vedere praticamente ogni sera le numerose macchie di sangue di Chiara Poggi, dopo così tanti anni dalla morte, o il corpo impacchettato di Liliana Resinovich pensiamo debba procurare un dolore immenso ai famigliari e riteniamo che sarebbe possibile parlare dei delitti anche senza mostrare continuamente certe immagini.

    Il dovere di cronaca non può diventare una specie di macabra e continua illustrazione delle parti più cruente di questi omicidi.

    Siamo inoltre convinti che coloro che sono consulenti di parte non dovrebbero, contestualmente, rimanere ospiti, come tecnici fissi, di alcune trasmissioni nazionali, la confusione dei ruoli sembra essere una prerogativa dell’attuale società ma la confusione crea un vulnus alla corretta valutazione di ogni evento.

    In un periodo nel quale correttezza e rispetto per il dolore altrui sono banditi in nome dell’audience e della capacità di aumentare il numero di ascoltatori e lettori, mentre notizie vere e false si confondono creando sempre più confusione e malessere, in tutti i campi, vorremmo sperare che a qualcuno venga l’idea di tornare al rispetto deontologico di ogni professione e, specialmente, al rispetto umano degli altri, vivi e morti.

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