India

  • Piccione arrestato in India per 8 mesi come sospetta spia della Cina

    Un piccione sospettato di essere stato inviato dalla Cina a scopo di spionaggio è stato catturato in India e tenuto in custodia per otto mesi, per poi essere liberato. Lo riferisce l’agenzia di stampa “Press Trust of India” (“Pti”), citando la polizia di Mumbai. L’uccello, infatti, secondo quanto riportato, è stato catturato lo scorso maggio nel sobborgo di Chembur della capitale dello Stato del Maharashtra.

    Alle zampe aveva due anelli, uno di rame e uno di alluminio, mentre sul lato inferiore di entrambe le ali c’erano messaggi scritti in cinese. Il volatile è stato trattenuto nella clinica veterinaria Bai Sakarbai Dinshaw Petit per tutta la durata delle indagini, che hanno però dimostrato l’infondatezza del sospetto. Alla fine, infatti, si è scoperto che il piccione era stato impiegato in una gara in acque aperte organizzata a Taiwan ed era fuggito. Chiusa l’inchiesta per spionaggio, la polizia ha autorizzato la liberazione, avvenuta l’altro ieri, assicurando che l’animale era in buone condizioni di salute.

  • Goldman Sachs certifica che gli indiani sono diventanti benestanti

    Secondo un report di Goldman Sachs entro il 2027 in India ci saranno circa 100 milioni di individui con un reddito annuo superiore a 10mila dollari. La ricerca, intitolata «The Rise of Affluent India», fotografa la rapida ascesa economica di un piccolo segmento della popolazione indiana che oggi viene stimato in circa il 4% di coloro che sono in età da lavoro, equivalente a circa 44 milioni. Un dato che si traduce complessivamente in 60 milioni di persone e 12-14 milioni di famiglie benestanti.

    Sulla base di dichiarazioni dei redditi, conti bancari, carte di credito e collegamenti a banda larga, la banca d’affari americana stima che il numero di benestanti è già da alcuni anni in forte espansione e tra il 2019 e il 2023 sarebbe cresciuto di circa il 12,6% l’anno, contro l’1,4% della popolazione nel suo complesso. Guardando all’insieme degli indiani, risulta che a fronte di 60 milioni di cittadini con entrate superiori a 10mila dollari annui, ce ne sarebbero 112 milioni tra 5 e 10mila dollari; 262 milioni tra 2.500 e 5mila; 294 milioni tra 1.500 e 2.500 e ben 720 milioni sotto i 1.500 dollari, praticamente la metà (49,7%) del totale.

    «Negli ultimi tre anni – si legge nel report – abbiamo assistito a una forte divergenza nei tassi di crescita delle imprese e delle categorie di consumo. Uno dei fattori chiave è che le aziende che si rivolgono alla parte superiore della piramide dei redditi in India sono cresciute molto più rapidamente rispetto alle aziende della stessa categoria che si rivolgono a un consumo più ampio in India».

  • Accordo Italia-India sulle migrazioni

    Subito dopo Natale il governo indiano guidato dal primo ministro Narendra Modi ha approvato l’accordo con l’Italia su migrazione e mobilità, firmato lo scorso 2 novembre dai ministri degli Esteri Antonio Tajani e Subrahmanyam Jaishankar. Lo si legge in un comunicato stampa diramato al termine di una riunione dell’esecutivo federale a Nuova Delhi.

    L’intesa agevolerà i contatti tra i due popoli, favorirà la mobilità di studenti, lavoratori qualificati, imprenditori e giovani professionisti, e rafforzerà la cooperazione su questioni legate ai flussi migratori irregolari. L’accordo prevede anche agevolazioni per la concessione di visti in casi di opportunità di studio, stage e formazione professionale. Gli studenti indiani che lo desiderano, per esempio, possono ottenere un permesso temporaneo di residenza in Italia per un periodo fino a dodici mesi dopo aver completato la propria formazione nel Paese.

    In base al Decreto flussi, l’Italia ha offerto quote aggiuntive ai lavoratori stagionali e non stagionali indiani per il periodo 2023-2025. L’accordo, inoltre, formalizza il lavoro congiunto sull’apertura di percorsi di mobilità tra i due Paesi attraverso il reclutamento di giovani indiani qualificati nel settore sanitario, questione che sarà discussa da un gruppo di lavoro ad hoc. Viene formalizzata anche la cooperazione tra Italia e India nella lotta ai flussi migratori irregolari. L’accordo rimarrà in vigore per cinque anni e, se non sarà disdetto da uno dei due Paesi, sarà automaticamente rinnovato per un altro quinquennio.

  • India to resume visa services for Canadians

    India will resume visa services for Canadians after they ceased in a major diplomatic row in September, India’s High Commission in Ottawa says.

    At the time, India said the move was due to “security threats” disrupting work at its Canadian missions.

    But the suspension came amid a serious dispute over the killing of a Sikh separatist on Canadian soil.

    Ottawa accused India of being behind the killing – an allegation New Delhi has called “absurd.”

    On Wednesday, officials said they will resume issuing some visas after reviewing the security situation at their missions, and in light of recent Canadian measures which they did not name.

    Services will reportedly resume on Thursday, and will apply to entry visas, as well as business, medical and conference visas.

    Relations between India and Canada reached historic lows after Prime Minister Justin Trudeau accused the country of being behind the murder of Hardeep Singh Nijjar, a Sikh separatist leader that was shot and killed in Surrey, British Columbia, in June.

    Police at the time described it as a “targeted killing”, but no suspects have yet been identified.

    Mr Trudeau has urged for India’s cooperation into the ongoing murder investigation, while stressing that Canada is not looking to escalate the rift with India.

    Canada recently withdrew dozens of its diplomats from India, after the country threatened to remove diplomatic immunity for them.

    India has said Canada had many more diplomats in Delhi than India has in Ottawa, and has demanded parity ever since the row between the two countries erupted.

    Twenty-one Canadian diplomats remain in India.

  • L’India vede il sorpasso sulla Germania come quarta economia mondiale

    Pil in crescita costante sopra il 7%, disoccupazione ben sotto il 10%, reddito pro-capite raddoppiato in 10 anni, debito pubblico-PIL intorno al 90% e tasso di inflazione al 6,5%, oltre 50.000 brevetti nell’ultimo quinquennio e più di 100 start-up ”unicorni” (cioè imprese che raggiungono una valutazione di un miliardo di dollari senza essere quotate in una borsa valori). Dopo aver scalzato la Cina quanto a popolazione, con le cifre di cui sopra l’India si appresta a superare la Germania al quarto posto della classifica dei Paesi maggiormente produttivi e ricchi al mondo (la Banca centrale indiana pronostica il sorpasso per il 2025).

    Apple già da tempo produce in India smartphone per un valore di 7 miliardi di dollari e ha annunciato di voler aumentare la quota di produzione che attualmente localizza nel Paese, la taiwanese Foxcomm, principale produttore di microchip al mondo, ha deciso di insediarsi vicino a Bangalore e la crisi ucraina con le conseguenti sanzioni occidentali alla Russia hanno fatto dell’India l’hub attraverso il quale il petrolio di Gazprom trova comunque sbocchi di mercato nello stesso Occidente (ovviamente con ricavi anche per Nuova Dehli). Ancora estremamente bassa, secondo le stime dell’Organizzazione mondiale del commercio, la quota di esportazioni di merci dall’India non può che aumentare rispetto all’1,8% del 2021 e questo non potrà che diffondere benessere nel Paese. Morgan Stanley prevede che la classe media con un reddito annuo compreso tra i 10.000 e i 35.000 dollari raddoppierà, fino a comprendere quasi la metà della popolazione entro il 2031, offrendo per la prima volta a centinaia di milioni di persone un reddito disponibile significativo.

  • La rupia indiana sta assumendo un ruolo alternativo

    Riceviamo e pubblichiamo un articolo di Mario Lettieri e Paolo Raimondi apparso su ItaliaOggi il 17 maggio 2023

    L’India sta accelerando il processo verso l’utilizzo delle monete locali, ovviamente anche della sua valuta, la rupia, nei commerci internazionali. Poiché l’India non è vista come un nemico, come la Russia, né un pericoloso concorrente, come la Cina, ciò potrebbe, e dovrebbe, essere da stimolo per l’Unione europea e per i singoli Paesi europei, Italia in primis, a immaginare e proporre una possibile riforma del sistema monetario globale, basato appunto su un paniere di monete importanti. Ci sarebbero dei forti alleati.

    Secondo esperti politici indiani «le sanzioni hanno creato un nuovo mondo di paesi che cercano di commerciare utilizzando le proprie valute invece del dollaro Usa». Essi affermano anche che le sanzioni hanno danneggiato paesi terzi, come l’India, responsabili soltanto di avere dei rapporti commerciali con chi, per svariati motivi, è stato oggetto di sanzioni.

    Ad esempio, il Venezuela e l’Iran sono ricchi di petrolio e in passato sono stati i principali fornitori dell’India. Il commercio fu di fatto fermato a causa delle sanzioni statunitensi. Anche il Myanmar ha subito diverse sanzioni, inasprite dopo il recente colpo di stato. A pagarne le spese è stato anche il commercio indiano.

    L’India fa sapere di essere stata anch’essa colpita dalle sanzioni occidentali dopo i test nucleari del 1974 e del 1998. Com’è noto, le sanzioni vietano a persone fisiche e società (comprese le banche) di fare determinate transazioni con controparti nei paesi target. Poiché gran parte del commercio globale è in dollari, le società e i paesi sanzionati non possono più accedere al sistema bancario statunitense e sono, quindi, esclusi dal commercio globale. Ciò rende le aziende diffidenti nel fare affari con paesi sanzionati e rende efficaci le sanzioni statunitensi, anche se molti governi non le riconoscono.

    Una valuta legale si basa sulla fiducia nel governo che la emette. Molti indiani affermano che il governo Usa ha abusato di questa fiducia. Non solo per le sanzioni ma anche per la creazione di denaro eccessivo attraverso l’aumento del proprio debito pubblico.

    L’India riconosce che Pechino desiderava da tempo che la sua moneta sostituisse il dollaro come mezzo di scambio internazionale. Nel 2016 lo yuan è stato aggiunto al paniere di valute utilizzate dal Fmi per calcolare i Diritti Speciali di Prelievo. Nello stesso anno ha creato l’Asian Infrastructure Investment Bank (Aiib), la versione cinese delle istituzioni guidate dall’Occidente come la Banca mondiale e l’Asian Development Bank. L Aiib ha il supporto di oltre 90 paesi e l’India ne è il secondo maggiore azionista.

    Sebbene la sua economia sia più piccola di quella cinese, l’India ha maggiori possibilità di internazionalizzare la sua valuta rispetto alla Cina in quanto è ritenuta più orientata al mercato e più trasparente. L’India sostiene che le sanzioni occidentali contro Russia, Iran e Myanmar rimarranno a lungo e che in futuro altri paesi potrebbero essere presi di mira. Questo timore la sta spingendo a preparare sistemi di pagamento alternativi. L’obiettivo è creare sistemi paralleli che possano consentire il commercio, piuttosto che “sostituire” il dollaro.

    La rupia indiana può fornire uno di questi meccanismi. Lo ha già fatto in passato anche se in modo limitato. Infatti, fino al 1971 essa è stata utilizzata come valuta da molti stati del Golfo Persico, Emirati Arabi Uniti, Kuwait, Bahrain, ecc. Poi, ripetute svalutazioni hanno spinto questi paesi a creare le proprie monete.

    Si presume erroneamente che l’imperialismo britannico abbia introdotto la rupia nel commercio internazionale, ma essa era una valuta commerciale già liberamente circolante molto prima dell’arrivo delle compagnie europee sulle coste indiane. Gli storici indiani hanno dimostrato che la rupia è stata utilizzata per 500 anni nel commercio con il subcontinente indiano, anche grazie alla presenza di un’influente diaspora commerciale indiana. La storia della rupia dal XVII all’inizio del XX secolo non ha esempi paragonabili nella Cina imperiale di quel periodo.

    Oggi, la United Payment Interface dell’India, un sistema di pagamento in tempo reale sviluppato dalla National Payments Corporation per facilitare le transazioni interbancarie e regolato dalla Reserve Bank of India, consente ai titolari di conti di effettuare pagamenti in rupie in diversi paesi: Singapore, Emirati Arabi Uniti, Mauritius, Nepal e Bhutan. L’India incoraggia attivamente il commercio bilaterale con il Bangladesh e lo Sri Lanka utilizzando la rupia. La banca statale, UCI Bank, che in passato ha facilitato il commercio con l’Iran, programma di espandere le sue attività nell’intera regione asiatica.

    Una nota conclusiva che riguarda l’Europa. Secondo una recente analisi pubblicata da Bloomberg, dall’inizio della guerra in Ucraina e dell’inasprimento delle sanzioni che hanno drasticamente ridotto le importazioni europee di gas e di petrolio dalla Russia, l’India è diventata in primo fornitore di prodotti petroliferi dell’Europa. Non dovrebbe sorprendere che Nuova Delhi importa petrolio principalmente dalla Russia. Resta ancora una domanda: come sono pagate le fatture, in euro, in rupie o ancora in dollari?

    *già sottosegretario all’Economia **economista

  • Un po’ di Persia a Milano

    Lusso, opulenza, sfarzo, mondanità, moda e arte: in una parola bellezza. La bellezza immaginifica che nel secolo scorso veniva evocata quando si parlava di Persia, un luogo lontano e per questo affascinante che giovedì 4 maggio sarà raccontato nella mostra “Splendida Persia”, una collettiva di quattro artisti persiani, Hoda Pishraft, Nadia Shokraie, Ladan Tofighi Niaki e Babak Monazzami, ospitata nell’atelier milanese di Fiorella Ciaboco, in via Via Gaspare Rosales, 9. Musica, profumi, proiezioni, dipinti creeranno una magica atmosfera durante la quale, a partire dalle 13, si potrà conversare con gli artisti, ammirare le loro opere e le creazioni sartoriali della padrona di casa, Fiorella Ciaboco.

    Dopo le 18, uno degli artisti, Babak Monazzami, farà una breve presentazione geografica e storica dell’Iran, spiegherà simbolismo e disegni dei tappeti persiani e farà anche un breve cenno alla storia del costume in Iran.

    Un assaggio di cucina persiana completerà l’immersione in una cultura millenaria che si desidera tenere viva. Un modo alternativo per tenere alta l’attenzione sui fatti accaduti in Iran, lasciando quindi i giovani persiani liberi di esprimersi con la loro arte e ricordando le loro origini.

    Grazie a Tania Kuznetsova, titolare della cantina toscana Poggio del Moro, che dal 2007 appoggia progetti e mostre, gli assaggi di abgusht, kate, hummus e ferni saranno accompagnati da tre vini: il Rosso Toscana I.G.T. , Galio Toscana I.G.T. Rosato, Pet Nat Spumante Bianco I.G.t.

    La mostra è ideata dalla rivista EMME22 (www.emme22.it), curata dalla gallerista Olga Panova e allestita da Nino Carè.

  • Der Spiegel: India anger over ‘racist’ German magazine cartoon on population

    Many Indians, including a minister, have been criticising a cartoon in German magazine Der Spiegel that they say was racist and in bad taste.

    The cartoon shows a dilapidated Indian train – overflowing with passengers both inside and atop coaches – overtaking a swanky Chinese train on a parallel track.

    It is being seen as mocking India as the country overtakes China to become the world’s most populous nation.

    Der Spiegel is a weekly news magazine.

    Many Indians have tweeted, saying that that the magazine was stuck with an outdated idea of India and hadn’t recognised the progress made by the country in recent decades.

    Federal minister Rajeev Chandrasekhar tweeted: “Notwithstanding your attempt at mocking India, it’s not smart to bet against India under PM @narendramodi ji. In a few years, India’s economy will be bigger than Germany’s.”

    Kanchan Gupta, senior adviser in the ministry of information and broadcasting, tweeted that the cartoon was “outrageously racist”. Another Twitter user said the cartoon showed the magazine’s “elite mindset”.

    The magazine has not reacted to the criticism.

    While overcrowded trains can still be seen in many parts of India, significant investments have been made to improve the country’s railway network and its trains.

    Cartoons published by Western media have caused outrage in the country earlier as well. The New York Times newspaper had apologised in 2014 for a cartoon on India’s Mars Mission following readers’ complaints that it mocked India.

    The cartoon showed a farmer with a cow knocking at the door of a room marked Elite Space Club where two men sit reading a newspaper. It was published after India successfully put the Mangalyaan robotic probe into orbit around Mars.

  • L’India è la nuova superpotenza

    Riceviamo e pubblichiamo un articolo di Mario Lettieri e Paolo Raimomdi apparso su ‘ItaliaOggi’ il 18 aprile 2023

    L’India sta preparando la sua moneta, la rupia, a giocare un ruolo sui mercati internazionali simile a quello dello yuan. Pur essendo parte importante nel gruppo dei Paesi Brics, l’India non vede di buon occhio l’espansione cinese in Asia e non intende essere trainata dall’attivismo di Pechino.

    La riflessione indiana parte dall’energia, come riportato anche da un documento dell’Istituto Gateway House di Mumbai. Si afferma nello scenario energetico globale cambiato negli ultimi due decenni, l’unica costante è stata il dollaro Usa come valuta usata nel commercio di energia. Ultimamente lo yuan cinese è emerso per sfidare il dollaro. Nuova Delhi adesso si chiede se la rupia possa essere un terzo giocatore. Una petro rupia?

    Com’è noto, l’India è il terzo consumatore mondiale e il secondo importatore di energia. Gli indiani lamentano che il commercio mondiale di petrolio e di gas si svolga quasi interamente in dollari sulle borse occidentali e con prezzi che non rappresentano la domanda reale. Una serie di fattori politici, economici e finanziari, stanno creando un nuovo equilibrio. Uno di questi è il cambiamento nella bilancia del commercio energetico. Mentre negli Usa, in Europa e in Giappone il consumo di petrolio sta diminuendo o si sta stabilizzando, in India, con la sua economia in crescita, il consumo energetico aumenta. Si prevede, infatti, che il fabbisogno passerà dagli attuali 4 milioni di barili al giorno ai 10 milioni entro il 2040.

    Viene anche fatto notare che i due benchmark petroliferi globali, il Wti e il Brent, sono datati e che spesso sono anche manipolati. Oggi i due maggiori importatori, Cina e India, fanno riferimento a produttori e mercati totalmente diversi. È implicito che il nuovo orientamento vada a intaccare antiche posizioni di privilegio occidentale o, per meglio dire, del vecchio colonialismo.

    L’India sostiene che la crisi del 2008 ha messo in discussione il ruolo del dollaro come moneta unica globale e che la sua instabilità avrebbe fatto raddoppiare il debito degli Usa, inducendo Washington a una ritirata dai processi di globalizzazione. Si rileva che le sanzioni unilaterali e motivate geopoliticamente avrebbero suscitato forti risentimenti nei confronti del potere americano. Secondo lo studio succitato, il processo dell’Ue e dell’euro, che si sarebbe accontentato di controllare il 20% degli scambi monetari e commerciali e delle riserve mondiali, si è fermato.

    New Delhi è consapevole che sui due mercati principali, quello di New York e quello di Londra, la stragrande maggioranza delle operazioni finanziarie, future e altri derivati riguardanti l’energia, è di carattere puramente speculativo. I contratti future sono almeno 10 volte il volume del petrolio realmente trattato. Secondo gli esperti indiani anche sul mercato di Shanghai, creato nel 2018, dominerebbe incontrastata la speculazione finanziaria. Inoltre,

    Nuova Delhi vede che la Cina, attraverso l’Asian infrastructure development bank e la Belt and road iniziative, la nuova Via della seta, starebbe penetrando in molti Paesi dell’Asia, nell’Oceano Indiano e in altri continenti. Con lo yuan vorrebbe anche influenzare l’architettura finanziaria globale. Da qui nasce l’azione per l’internazionalizzazione della rupia attraverso la creazione di un hub per un nuovo mercato internazionale del petrolio e del gas, eventualmente collegato alle borse di Mumbai. Così il governo indiano potrebbe far sentire il suo peso sulla formazione dei prezzi dell’energia.

    La Reserve Bank of India ha autorizzato alcune banche indiane a operare in rupie in 60 contratti commerciali che coinvolgono 18 Stati, tra cui la Gran Bretagna e la Germania. Con la Malesia detto meccanismo è già a uno stadio più avanzato. Al prossimo summit del G20 di Nuova Delhi saranno annunciati nuovi passi verso l’internazionalizzazione della rupia.

    L’Europa non può essere indifferente ai mutamenti nello scenario globale e dovrebbe relazionarsi meglio anche con la nuova emergente superpotenza. Guai, però, a pensare di giocare l’India contro la Cina: sarebbe la solita politica miope e perdente.

    *già sottosegretario all’Economia **economista

  • Vittoria dell’UE presso l’Organizzazione mondiale del commercio in un procedimento contro le tariffe dell’India sui prodotti tecnologici

    L’Organizzazione mondiale del commercio (OMC) si è espressa a favore dell’UE in un procedimento importante contro le tariffe imposte dall’India su prodotti essenziali delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione (TIC). La sentenza ha accolto tutte le rivendicazioni avanzate dall’UE nei confronti dell’India e ha ritenuto che le tariffe fino al 20% imposte dall’India su certi prodotti delle TIC, quali i telefoni cellulari, non rispettino gli impegni assunti dal Paese presso l’OMC e siano quindi illegittime. Le esportazioni dell’UE di tali tecnologie danneggiate dalle violazioni da parte dell’India ammontano a 600 milioni di € l’anno. Sebbene tale importo sia già di per sé considerevole, l’impatto reale sulle imprese europee, che esportano anche da altri paesi verso l’India, è notevolmente più elevato.

    Il panel ha confermato che le tariffe dell’India non potevano essere giustificate da nessuna delle motivazioni addotte in questo caso. L’India non ha potuto invocare l’accordo sulle tecnologie dell’informazione (ITA) per eludere gli impegni assunti nel proprio elenco OMC, né limitare il suo impegno ad applicare un dazio pari a zero sui prodotti esistenti al momento dell’assunzione di tale impegno ed escludere i prodotti tecnologici più recenti che rientrano nella stessa linea tariffaria. Il panel ha inoltre confermato che non è stato commesso alcun errore nel determinare gli impegni tariffari dell’India, anche quando le nomenclature delle linee tariffarie sono state aggiornate, e si è rifiutato di esaminare la richiesta dell’India di rettificare i suoi impegni tariffari. Tali modifiche dovrebbero essere negoziate tra i membri dell’OMC.

    Dal 2014 l’India ha gradualmente introdotto dazi doganali fino al 20% su prodotti quali telefoni cellulari, componenti e accessori di telefonia mobile, apparecchi telefonici per abbonati su filo, stazioni di base, convertitori statici o fili e cavi elettrici. L’UE ha ritenuto che tali dazi violassero direttamente le norme dell’OMC, dal momento che l’India è tenuta, in virtù degli impegni assunti nell’ambito dell’OMC, ad applicare a tali prodotti un dazio pari a zero.

    L’UE ha avviato la controversia in sede OMC nel 2019. Il panel ha pubblicato la relazione finale destinata a tutti i membri dell’OMC il 17 aprile 2023.

    Nel 2019, a seguito di un’iniziativa dell’UE, Giappone e Taiwan hanno presentato procedimenti paralleli che riguardano la stessa questione (tariffe su prodotti TIC) e pressoché gli stessi prodotti. Sono attese anche le sentenze dell’OMC su tali casi.

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