India

  • Indian firms feel the squeeze as Iran war disrupts gas supplies

    Indian businesses say they are struggling to keep operations running as gas supplies are disrupted by the US and Israel’s war on Iran.

    Restaurant owners are scrambling to keep kitchens running and entrepreneurs in industries like ceramics and fertilisers say they are unable to maintain their production and are warning of shutdowns.

    India has said it is not short of gas but has invoked emergency measures to ensure supplies get to domestic consumers and other key users.

    The country meets half of its total gas consumption through imports, much of which comes through the Strait of Hormuz – a narrow Gulf chokepoint – where shipping has effectively been halted by retaliatory Iranian strikes.

    The conflict – now in its 11th day – has led to millions of barrels of oil and gas getting stuck near the Strait of Hormuz.

    About 40-50% of Indian crude oil imports pass through the narrow waterway. It also carries roughly 50-60% of the country’s liquefied natural gas (LNG) imports and about 80-85% of its liquefied petroleum gas (LPG) shipments.

    For restaurants, cafes and millions of other eateries across India, the top concern is LPG, widely used as cooking gas.

    India imports 80-85% of the LPG it consumes annually – making it the world’s second-largest LPG importer after China. Almost all of it comes from Gulf producers – mainly Qatar, Saudi Arabia, the UAE and Kuwait – passing through the Strait of Hormuz.

    Analysts say LPG supply is the more immediate vulnerability for India. Stocks held by refiners and distributors are estimated to cover only about two to three weeks of demand.

    “Most restaurants hardly have two days of LPG buffer with them currently. Many of them may have to close business in the next few days if the LPG shortage continues,” Manpreet Singh, treasurer of the National Restaurants Association of India, told the BBC.

    Some restaurant owners believe that in a day or two they will have to rely entirely on electric ovens and coal, which will force them to trim their menus.

    “We are not closing down. But it is possible that depending on the stocks of cylinders, hotel owners may decide to reduce the items available on the menu,” Subramanya Holla, president of a hotels’ association in the southern city of Bengaluru, told BBC News Hindi.

    In India, households have to book LPG cylinders with authorised distributors – in the wake of the supply crunch, the government has increased the gap between two bookings from 21 days to 25 days.

    Commercial users, however, can access LPG cylinders at a day’s notice. Commercial cylinders have around 33% more gas than the ones meant for households but cost almost double.

    Some dealers are charging 2,500 rupees ($27; £20) per LPG cylinder these days, hotel owners in Bengaluru and Delhi say.

    “We normally get three cylinders every morning. Today, we received just one… The delivery person told us that if supplies arrive, he will bring the remaining cylinders. If he doesn’t come, we may have to consider shutting down,” says Manjunath Shetty, a restaurant owner in Bengaluru.

    The disruption is not limited to restaurants.

    The fertiliser sector – natural gas being its main feedstock – has been affected. Some manufacturers have announced planned production cuts as gas supplies tighten.

    Industry-wide reductions could curb fertiliser availability just as farmers prepare for the country’s major cereal planting season, Reuters news agency reported.

    The ceramic and tiles industry – which primarily uses propane and natural gas – is also hit.

    “While propane supply has entirely stopped for two days now, natural gas supplies will be there for another five days. We are considering a month-long shutdown from 15 March if the situation does not improve,” says Mukesh Kundariya of the ceramic association in the western city of Morbi, India’s tiles and sanitaryware production hub.

    India’s domestic LNG output meets only a fraction of demand in an economy that increasingly depends on gas for electricity generation, fertiliser production, city gas distribution, transport and industry.

  • Italia insieme a Kenya e India per promuover l’intelligenza artificiale in Africa

    Un accordo di collaborazione strategica trilaterale è stato concluso 19 febbraio a Nuova Delhi tra l’Italia, l’India e il Kenya per sviluppare il dispiegamento di infrastrutture di intelligenza artificiale in Africa. L’accordo si inserisce nel quadro del Polo per l’intelligenza artificiale per lo sviluppo sostenibile, promosso dal ministero delle Imprese e del Made in Italy (Mimit) in partenariato con il Programma delle Nazioni Unite per lo sviluppo (Undp), e in continuità con il Piano Mattei. L’intesa, che fa parte del Piano d’azione strategico India-Italia 2025-2029, è stata ufficializzata oggi a margine del Vertice sull’impatto dell’intelligenza artificiale dal ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso – in rappresentanza della presidente del Consiglio Giorgia Meloni – alla presenza del ministro indiano dell’Elettronica e delle tecnologie dell’informazione, Ashwini Vaishnaw, e del ministro keniota dell’Informazione, delle comunicazioni e dell’economia digitale, William Kabogo Gitau.

    “Questo accordo consolida la collaborazione tra Italia, India e Kenya per sviluppare l’intelligenza artificiale nel continente africano, in linea con gli obiettivi del nostro Piano Mattei”, ha dichiarato il ministro Urso. “L’India, partner chiave dell’Italia e attore essenziale per le nostre imprese nello sviluppo dell’Ia e dell’innovazione, svolgerà un ruolo centrale accanto al Polo Ia promosso dal Mimit durante la presidenza italiana del G7. Insieme trasformeremo questa cooperazione in progetti concreti al servizio dello sviluppo sostenibile in Africa”, ha aggiunto. L’accordo mira a strutturare l’adozione dell’intelligenza artificiale avviando, già dal 2026, quindici casi d’uso prioritari ad alto impatto e contribuendo all’obiettivo di creare un centinaio di canali di diffusione dell’Ia nei Paesi del Sud del mondo. Oltre al Polo Ia del Mimit, sono coinvolti anche la Fondazione EkStep / People+Ai per l’India e la Direzione dell’economia digitale e delle tecnologie emergenti del governo keniota. La collaborazione rafforzerà le infrastrutture, i modelli operativi e le competenze necessarie per accompagnare le soluzioni di Ia dalla fase pilota alla diffusione su larga scala. Particolare attenzione sarà dedicata allo sviluppo di soluzioni di Ia vocale nelle lingue africane, al fine di ampliare l’accesso ai servizi digitali e ridurre le barriere linguistiche. Sarà inoltre istituito un gruppo di lavoro trilaterale Italia-India-Kenya per orientare e monitorare i primi quindici casi d’uso, in coordinamento con le strategie nazionali. La lettera d’intenti, di natura non vincolante, conferma l’impegno comune per un dispiegamento dell’Ia inclusivo, trasparente e rispettoso della sovranità dei dati.

    Con questa firma, l’Italia rafforza il proprio ruolo di ponte tra gli ecosistemi dell’innovazione e di promotore di un approccio multilaterale orientato a un impatto concreto sullo sviluppo economico e sociale. “Si tratta della prima collaborazione trilaterale tra Europa, Africa e Asia nel campo dell’Ia”, ha commentato Urso a margine del vertice indiano. “Dobbiamo condividere linee guida per orientare lo sviluppo dell’intelligenza artificiale, pienamente consapevoli che nessuno deve essere lasciato indietro”, ha aggiunto, definendo l’accordo “un passo avanti significativo verso una maggiore consapevolezza in questo settore”. Per il ministro italiano “tutti, Nord e Sud (del mondo), devono beneficiare dell’intelligenza artificiale. L’Italia è pronta a collaborare con tutti”. Urso ha richiamato anche le parole della presidente del Consiglio Giorgia Meloni, che sostiene la necessità di meccanismi di governance globale “rispettosi delle diverse sensibilità e realtà”. Ha inoltre sottolineato l’impegno precoce dell’Italia nell’adozione dell’Ia, per allineare la propria azione alla normativa europea in materia, “alla cui elaborazione abbiamo contribuito”, fondata su una visione “che pone la persona al centro, con responsabilità e trasparenza”. “La nostra strategia”, ha ribadito il ministro, “si basa su un’infrastruttura di eccellenza: siamo il terzo Paese al mondo per supercalcolatori – dopo Stati Uniti e Cina, ndr. – forti di una solida tradizione universitaria nella meccanica quantistica”.

    Impegnata fin dagli anni Duemila nella realizzazione di una vasta infrastruttura digitale pubblica, con il Vertice sull’impatto dell’intelligenza artificiale Nuova Delhi ha inteso mettere al centro del dibattito la convergenza tra la rete informatica statale e l’impiego dell’Ia. In particolare, la combinazione di servizi di identità digitale, pagamenti interoperabili ed altri strumenti digitali di base viene proposta come la base per un’adozione più ampia e inclusiva dell’Ia, sia in India che in altri Paesi in via di sviluppo. Sul tema è stato esplicito il primo ministro indiano Narendra Modi: “Dobbiamo democratizzare l’Ia, farne uno strumento di inclusione ed empowerment, soprattutto nel Sud del mondo”, ha detto nel suo discorso inaugurale, sottolineando che se “alcuni Paesi considerano l’Ia un ‘asset strategico’ da sviluppare in modo riservato, l’India la pensa diversamente”: “riteniamo che una tecnologia come l’Ia sarà davvero benefica per il mondo solo se condivisa, con codici aperti e accessibili, affinché milioni di giovani menti possano migliorarla e renderla più sicura”. “Impegniamoci quindi a sviluppare l’Ia come un bene comune globale”, ha detto Modi, per il quale come “la decisione finale sulla direzione da prendere spetta a noi, così il futuro dipenderà dalla direzione che oggi daremo all’Ia”. Parole di elogio per l’infrastruttura pubblica digitale indiana sono state spese a Nuova Delhi anche dal presidente francese Emmanuel Macron, che l’ha definita “una conquista di civiltà”. L’India “ha costruito qualcosa che nessun altro Paese ha mai costruito: un’identità digitale per 1,4 miliardi di persone”, ha detto, citando una rete digitale indiana che va da un sistema di pagamenti in grado di elaborare 20 miliardi di transazioni al mese, a 500 milioni di Id sanitari digitali emessi, delineando quella che ha definito “un’Ia sovrana, aperta e interoperabile”.

    L’accordo di collaborazione firmato oggi a Nuova Delhi fra Italia, Kenya e India si inserisce nella continuità degli annunci fatti la scorsa settimana a Nairobi durante il Forum sull’intelligenza artificiale, al quale ha partecipato la ministra dell’Università e della ricerca, Anna Maria Bernini. In Kenya – nell’ambito dell’Ai Hub per lo sviluppo sostenibile lanciato a giugno scorso a Roma – l’Italia sta lavorando al lancio di un programma di accelerazione destinato alle start-up africane, sostenuto da un fondo di venture capital iniziale di 50 milioni di euro, promosso da Primo Capital e Harmonic Innovation Group. Il lancio è previsto nei prossimi due o tre mesi. L’iniziativa prevede inoltre la creazione del primo incubatore italiano in Africa, focalizzato su tecnologie climatiche, sistemi alimentari e infrastrutture pubbliche digitali, nonché l’attivazione di un corridoio dell’innovazione che collegherà l’Italia, Nairobi, l’India e San Francisco, con il supporto del Centro finanziario internazionale di Nairobi per la strutturazione degli investimenti. Per chiudere il cerchio a marzo si terrà a San Francisco il salone Ai for Future, un percorso di iniziative organizzato da We Make Future (Wmf) con il supporto di Ice – Agenzia per la promozione all’estero e l’internazionalizzazione delle imprese italiane che culminerà con un salone su innovazione digitale, intelligenza artificiale e robotica in programma a BolognaFiere dal 24 al 26 giugno.

  • India orders social media firms to remove unlawful content within three hours

    India has introduced new rules that make it mandatory for social media companies to remove unlawful material within three hours of being notified, in a sharp tightening of the existing 36-hour deadline.

    The amended guidelines will take effect from 20 February and apply to major platforms including Meta, YouTube and X. They will also apply to AI-generated content.

    The government did not provide a reason for reducing the takedown window.

    But critics worry the move is part of a broader tightening of oversight of online content and could lead to censorship in the world’s largest democracy with more than a billion internet users

    In recent years, Indian authorities have used existing Information Technology rules to order social media platforms to remove content deemed illegal under laws dealing with national security and public order. Experts say they give authorities wide-ranging power over social media content.

    According to transparency reports, more than 28,000 URLs or web links were blocked in 2024 following government requests.

    The BBC has contacted the ministry of electronics and information technology for comment on the latest changes. Meta declined to respond to the amendments. The BBC has also approached X and Google, which owns YouTube, for a response.

    The amendments also introduce new rules for AI-generated content.

    For the first time, the law defines AI-generated material, including audio and video that has been created or altered to look real, such as deepfakes. Ordinary editing, accessibility features and genuine educational or design work are excluded.

    The rules mandate that platforms that allow users to create or share such material must clearly label it. Where possible, they must also add permanent markers to help trace where it came from.

    Companies will not be allowed to remove these labels once they are added. They must also use automated tools to detect and prevent illegal AI content, including deceptive or non-consensual material, false documents, child sexual abuse material, explosives-related content and impersonation.

    Digital rights groups and technology experts have raised concerns about the feasibility and implications of the new rules.

    The Internet Freedom Foundation said the compressed timeline would transform platforms into “rapid fire censors”.

    “These impossibly short timelines eliminate any meaningful human review, forcing platforms toward automated over-removal,” the group said in a statement.

    Anushka Jain, a research associate at the Digital Futures Lab, welcomed the labelling requirement, saying it could improve transparency. However, she warned that the three-hour deadline could push companies towards full automation.

    “Companies are already struggling with the 36-hour deadline because the process involves human oversight. If it gets completely automated, there is a high risk that it will lead to censoring of content,” she told the BBC.

    Delhi-based technology analyst Prasanto K Roy described the new regime as “perhaps the most extreme takedown regime in any democracy”.

    He said compliance would be “nearly impossible” without extensive automation and minimal human oversight, adding that the tight timeframe left little room for platforms to assess whether a request was legally appropriate.

    On AI labelling, Roy said the intention was positive but cautioned that reliable and tamper-proof labelling technologies were still developing.

    The BBC has reached out to the Indian government for a response to these concerns.

  • Dopo il Sud America sotto con l’India: la Ue discute un trattato di libero scambio

    I leader dell’India e dell’Unione europea, a Nuova Delhi, hanno annunciato non solo un accordo commerciale, ma un’intesa più ampia che abbraccia la difesa e la sicurezza, apre a ulteriori sviluppi e ambisce a una cooperazione più incisiva sulla scena internazionale. Il primo ministro indiano, Narendra Modi, il presidente del Consiglio europeo, Antonio Costa, e la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, hanno dichiarato conclusi con successo i negoziati per l’accordo di libero scambio, iniziati nel 2007, interrotti nel 2015 e ripresi nel 2022. La loro durata, ampiezza e complessità spiegano l’enfasi dei leader: Modi ha definito l’intesa “la madre di tutti gli accordi”; von der Leyen ha parlato di due partner che “fanno la storia”; Costa di “un nuovo capitolo” nelle relazioni bilaterali. Si tratta di una “pietra miliare”, sintetizza la dichiarazione congiunta.

    L’accordo di libero scambio mette insieme due potenze economiche che insieme rappresentano il 25 per cento del prodotto interno lordo mondiale e un terzo del commercio globale. Con la sua entrata in vigore si creerà un’area di libero scambio di due miliardi di persone. L’obiettivo è incrementare ulteriormente gli scambi di beni e servizi, che secondo dati del ministero del Commercio e dell’industria indiano ammontavano nell’anno fiscale 2024-25 (concluso a marzo del 2025) a circa 136,54 miliardi di dollari, con esportazioni indiane per 75,85 miliardi di dollari e importazioni per 60,68 miliardi di dollari. Dalla dichiarazione odierna di conclusione dei negoziati alla firma di un vero e proprio trattato ci vorranno ancora diversi mesi, con l’entrata in vigore dell’accordo presumibilmente l’anno prossimo.

    L’India – spiega una scheda informativa del ministero del Commercio indiano – ha ottenuto un accesso preferenziale ai mercati europei sul 97 per cento delle linee tariffarie, pari al 99,5 per cento del valore commerciale. Ciò significa, innanzitutto, l’eliminazione dei dazi (attualmente tra il 4 e il 26 per cento) per settori ad alta intensità di manodopera come tessile, pelletteria e calzature, tè, caffè, spezie, articoli sportivi, giocattoli, gemme, gioielli e alcuni prodotti marini, per un totale del 70,4 per cento delle linee tariffarie e del 90,7 per cento delle esportazioni. Inoltre, i dazi saranno azzerati gradualmente, in tre-cinque anni, per altri prodotti marini, alimenti trasformati, armi e munizioni. Infine, sono previste riduzioni per prodotti avicoli, verdure conservate, prodotti da forno e altri beni tra cui automobili e acciaio. In cambio, l’India apre il suo mercato alle esportazioni dell’Ue con l’eliminazione immediata dei dazi sul 49,6 per cento delle linee tariffarie e l’eliminazione graduale (nell’arco di cinque, sette e dieci anni) su un altro 39,5 per cento; un ulteriore tre per cento delle linee tariffarie sarà soggetto a riduzioni di dazi e quote, come nel caso di mele, pere, pesche e kiwi. L’India, inoltre, ha ottenuto una clausola di salvaguardia su settori sensibili quali latticini, cereali, pollame, farina di soia, alcuni tipi di frutta e verdura.

    Per quanto riguarda i servizi, l’accordo prevede l’accesso dell’India a 144 sottosettori dell’Unione europea, tra cui tecnologia dell’informazione e servizi abilitati dalla tecnologia dell’informazione, servizi professionali, educativi e alle imprese. Allo stesso tempo, l’Ue avrà accesso a 102 sottosettori indiani, che comprendono servizi professionali, servizi aziendali, telecomunicazioni, servizi marittimi, finanziari e ambientali. L’accordo fornisce anche un quadro per la mobilità aziendale, che copre i viaggi di breve durata, temporanei e di lavoro in entrambe le direzioni. Sono previsti, inoltre, accordi sulla sicurezza sociale entro cinque anni e un quadro per studenti indiani con visti post-studio. L’accordo, infine, rafforza le tutele della proprietà intellettuale in relazione a copyright, marchi, design, segreti commerciali e varietà vegetali.

    All’annuncio dell’accordo commerciale si accompagnano diverse altre iniziative di cooperazione economica. Le parti, infatti, hanno incaricato le rispettive squadre negoziali di completare, al più presto, i negoziati per un accordo sulla protezione degli investimenti e un accordo sulle indicazioni geografiche. La collaborazione sarà rafforzata anche attraverso la creazione di un hub di innovazione e il lancio di un partenariato per le start-up. L’accordo per la cooperazione scientifica e tecnologica è stato rinnovato fino al 2030 e saranno avviati colloqui esplorativi sull’associazione dell’India al programma di ricerca e innovazione Horizon Europe. È stato convenuto di avviare anche un dialogo sull’istruzione e le competenze.

    Oggi, inoltre, sono stati firmati un partenariato per la sicurezza e la difesa e un memorandum d’intesa sul quadro globale di cooperazione in materia di mobilità; è stato lanciato il negoziato per un accordo sulla sicurezza delle informazioni ed è stata annunciata l’apertura di un ufficio pilota dell’Ue in India volto a migliorare la mobilità delle competenze. È stata adottata l’agenda strategica globale congiunta “Verso il 2030”, che punta ad accelerare i progressi attraverso cinque pilastri chiave: prosperità e sostenibilità, tecnologia e innovazione, sicurezza e difesa, connettività e sfide globali, nonché “fattori abilitanti” quali competenze, mobilità, imprese e legami interpersonali. Particolare attenzione è stata riservata alle tecnologie critiche emergenti. Intelligenza artificiale, quantistica, semiconduttori avanzati, tecnologie pulite e biotecnologie sono tra gli ambiti prioritari indicati. Sull’idrogeno verde è stata istituita un’apposita task force.

    Modi, Costa e von der Leyen hanno sottolineato la dimensione politica del partenariato, che unisce grandi democrazie con valori condivisi, in un contesto globale segnato da tensioni e cambiamenti nelle regole del multilateralismo e dell’ordine internazionale fondato sul diritto. I due partner intendono migliorare il coordinamento nei forum multilaterali, anche per riformarne le istituzioni, e cooperare con Paesi terzi. In particolare, riconoscendo l’interconnessione tra l’Europa e l’Indo-Pacifico, è stato ribadito l’impegno comune a promuovere un Indo-Pacifico libero, aperto, in pace e prospero, e a rafforzare la connettività regionale, anche attraverso il progetto del Corridoio economico India-Medio Oriente-Europa (Imec) e il connesso Corridoio digitale Ue-Africa-India.

  • Why Delhi’s experiment to fix toxic smog with artificial rain failed

    Authorities in Indian capital Delhi unsuccessfully carried out a cloud seeding trial, which is the science of altering clouds to make rains, to tackle the city’s worsening air pollution on Tuesday.

    Cloud seeding is done by firing small particles – usually silver iodide – into clouds to produce rain. The technique is used around the world, but experts doubt its efficacy as a long-term air pollution control measure.

    A team of the Indian Institute of Technology (IIT) Kanpur and the Delhi government carried out the trial over several neighbourhoods, as thick smog enveloped the city.

    But the attempt – the first in 53 years – was “not completely successful” due to the lack of moisture in the air.

    Over the past two weeks, Delhi’s Air Quality Index (AQI) – which measures the level of PM 2.5 or fine particulate matter in the air that can clog lungs – has been hovering between 300 and 400, which is nearly 20 times the acceptable limit.

    On Tuesday, authorities used a Cessna aircraft to release fire flares containing silver iodide and sodium chloride into the atmosphere.

    In a statement, IIT Kanpur said that despite the lack of rain, there had been a measurable reduction in particulate matter because of Tuesday’s experiment, “indicating that even under limited moisture conditions, cloud seeding can contribute to improved air quality”.

    However, the institute’s director Manindra Agarwal told BBC Hindi that this can’t be a long-term fix for Delhi’s perennial pollution problem.

    “One measure of success is if it rains, which certainly did not happen,” said Mr Agarwal. “The moisture content in the clouds yesterday [Tuesday] was very low. We will continue our efforts in the near future.”

    The trial is likely to be repeated in the coming weeks after the moisture levels in the clouds increases again, Delhi’s Environment Minister Manjinder Sirsa told reporters.

    Delhi’s first cloud-seeding experiment was carried out in 1957, followed by another attempt in 1972, according to the Indian Institute of Tropical Meteorology.

    While those experiments were aimed at drought management, this was the first indigenous effort at cloud seeding to control pollution, said Mr Agarwal.

    The city had considered cloud seeding in 2023 as well, but the plan did not materialise due to pending court approvals.

    Back then, scientists had also highlighted how it was an expensive strategy with low success rates.

    Cloud seeding speeds up the condensation of moisture in clouds to create rain. The salt granules act as ice-nucleating particles, which enable ice crystals to form in the clouds. The moisture in the clouds then latches on to these ice crystals and condenses into rain.

    But the process doesn’t always work and is dependent on the right amount of moisture and humidity in the clouds to allow for ice nuclei to form.

    There is not enough empirical evidence on how much the AQI can come down by cloud seeding, climate change and sustainability expert Abinash Mohanty told the BBC in 2023.

    “We also don’t know what its [cloud seeding] effects are because in the end you’re trying to alter natural processes and that’s bound to have limitations.”

    Globally cloud seeding exercises have yielded mixed results.

    China has boasted about its success to manage rains before hosting the Olympics, with Beijing using rockets, cannons and drones to do cloud seeding.

    However, in the United Arab Emirates, questions over the technique were raised, following floods in Dubai last year.

  • Swiss chocolates set to become cheaper in India under a new trade deal

    Swiss wines and chocolates are set to become cheaper in India after a new trade agreement it signed with a bloc of four European nations came into effect on Wednesday.

    India signed the Trade and Economic Partnership Agreement (TEPA) with the European Free Trade Association (EFTA) – which includes Switzerland, Norway, Iceland and Liechtenstein – in March 2024.

    Under the agreement, India will cut tariffs on 80–85% of goods coming from these countries to zero, while Indian exporters will get duty-free access to 99% of goods in EFTA markets.

    The two sides have also committed to invest $100bn (£74bn) and create a million direct jobs over the next 15 years as part of the deal.

    This is India’s first trade agreement where market access is directly tied to these investment pledges.

    Experts say it signals a strategic shift in the way trade agreements are being negotiated, with investment commitments and not just tariff reductions becoming part of the deal.

    For India, goods like Swiss chocolates and wines are expected to get cheaper, while EFTA countries will benefit from India’s zero tariffs on many medicines, dyes, textiles and iron and steel products over the next five to 10 years.

    India’s imports from EFTA countries last year were at $32.4bn – most of which were from Switzerland, which accounted for a third of that number.

    Of this, gold imports accounted for approximately $18bn. Under the trade deal, duties on gold remain unchanged.

    India’s exports to EFTA countries in the same year were $2bn of which 98% were in industrial goods.

    But industrial goods are already at zero duty, so India will not see any incremental benefits, according to Ajay Srivastava from Global Trade Research Initiative (GTRI), a Delhi-based think tank.

    “If there are any gains, it may not be because of tariffs but because of perception building, since this is the first trade deal by India with any European country,” Srivastava said. This will send a signal to the world that “India is willing to liberalise”.

    The deal comes into effect in the backdrop of steep 50% tariffs imposed by the US on India. Trade talks between the two countries are ongoing.

    India is also negotiating several trade deals in a bid to offset the effect of the US tariffs.

    In July, it signed a Free Trade Agreement (FTA) with the UK, which is set to come into effect by 2026.

    India is also in the process of negotiating an FTA with the European Union.

    Some 6,000 EU companies operate in India and the EU bloc is India’s largest trading partner in goods, with bilateral trade reaching $135bn in 2022-23 and nearly doubling in the last decade.

  • India sends its first astronaut into space in 41 years

    Jubilant Indians have been celebrating the successful launch of the Axiom-4 (Ax-4) mission which has taken off with a multi-country crew, including an Indian astronaut.

    Group Captain Shubhanshu Shukla, who’s piloting the mission, has become only the second Indian to travel to space.

    In just over 26 hours – when the spacecraft docks at the International Space Station (ISS) – Group Captain Shukla will become the first ever Indian to visit Nasa’s orbiting laboratory.

    His trip comes 41 years after cosmonaut Rakesh Sharma became the first Indian to fly to space aboard a Russian Soyuz in 1984.

    Led by former Nasa astronaut Peggy Whitson – a space veteran who has been commander of ISS twice, has spent more than 675 days in space and done 10 space walks – Ax-4 lifted off from Nasa’s Kennedy Space Center in Florida at 02:31 EDT, (06:31 GMT; 12:01 India time) on Wednesday.

    The trip to ISS aboard Ax-4 – a commercial flight operated by Houston-based private company Axiom Space – is a collaboration between Nasa, India’s space agency Isro, European Space Agency (Esa) and SpaceX.

    Its four-member team also includes Slawosz Uznanski-Wisniewski from Poland and Tibor Kapu from Hungary. They will also be taking their countries back to space after more than four decades. The astronauts spent weeks in quarantine before Wednesday’s launch.

    The flight has generated huge interest in India with Isro saying the experience Group Captain Shukla will gain during his trip to the ISS will help its efforts immensely.

    The 39-year-old was among four Indian air force officers shortlisted last year to travel on the country’s first-ever human space flight, scheduled for 2027. India has also announced ambitious plans to set up a space station by 2035 and send an astronaut to the Moon by 2040.

    Isro, which has been carrying out a number of tests to prepare for going into space, has paid 5bn rupees ($59m; £43m) to secure a seat for Group Captain Shukla on Ax-4 and his training.

    Within minutes of take off, Group Captain Shukla had a message for India.

    “We’re back in space after 41 years and what an amazing ride it’s been,” he said.

    “Right now, we are orbiting Earth at a speed of 7.5km per second. On my shoulder, I carry the Indian flag. This is not the start of my journey to the ISS, this is the beginning of India’s human spaceflight. I welcome all my fellow Indians to be a part of this journey and feel proud and excited.”

    The launch, using the SpaceX Crew Dragon capsule on a Falcon 9 rocket, was broadcast live by Axiom Space and Nasa and set off celebrations in India.

    Prime Minister Narendra Modi welcomed the successful launch and said the Indian astronaut “carries with him the wishes, hopes and aspirations of 1.4 billion Indians”.

    In Group Captain Shukla’s home city of Lucknow, his parents joined hundreds of students to watch the lift-off. They were welcomed by a music band on their arrival at the school and were seen breaking out into applause as the rocket lifted off.

    Born on 10 October 1985 in the northern city of Lucknow, Group Captain Shukla joined the Indian air force as a fighter pilot in 2006.

    He has flown MiGs, Sukhois, Dorniers, Jaguars and Hawks and has more than 2,000 hours of flying experience.

    Describing the past year as “nothing short of transformative”, Group Captain Shukla recently told an online press conference that he did not have words to describe his excitement.

    “It has been an amazing journey so far, but the best is yet to come,” he said.

    “As I go into space, I carry not just instruments and equipment, I carry hopes and dreams of a billion hearts.

    “I request all Indians to pray for the success of our mission,” he added.

    What will he be doing on Ax-4?

    Besides piloting the mission, the Indian astronaut will have a busy schedule during his two weeks on ISS.

    Considering the huge interest in the flight, Isro has said they are organising events for him to interact with Indian students and answer their questions while floating in space. An interaction with Prime Minister Narendra Modi is also on the cards.

    But most of the time, the four-member crew will be conducting 60 scientific experiments, seven of which come from India.

    Former Nasa scientist Mila Mitra says Isro’s experiments will help improve our understanding of space and its effects on biology and micro-gravity.

    One of the key experiments, she explains, will investigate the impact of spaceflight on six varieties of crop seeds.

    Another Isro experiment involves growing three strains of microalgae which could be used as food, fuel or even in life support systems and this will help identify the most suitable ones for growing in microgravity, she says.

    The Isro projects will also investigate how tardigrades – micro-animals on Earth that can survive extreme environments – would fare in space.

    The other experiments aim to identify how muscle loss occurs in space and how it can be treated; and the physical and cognitive impact of using computer screens in microgravity.

  • Donato Barack Obama alla Casa Bianca, ora il Kenya dona tutto il resto alla Cina

    Innalzare le relazioni bilaterali ad un “nuovo livello”, con l’obiettivo di creare una comunità Cina-Africa “adatta a tutte le turbolenze” di fronte al “caos” internazionale. È questa l’ambizione riaffermata dal presidente cinese Xi Jinping e dall’omologo keniota William Ruto in occasione del loro incontro avvenuto a Pechino, durante una visita di Stato di cinque giorni del leader keniota, la prima in Cina dal suo insediamento tre anni fa. Una visita che sancisce il rafforzamento dei legami strategici ed economici tra i due Paesi, in un momento in cui sia Pechino che Nairobi stanno cercando di rivedere le loro alleanze di fronte alla minaccia della guerra commerciale scatenata dal presidente degli Stati Uniti, Donald Trump.

    L’incontro tra Xi e Ruto ha inoltre costituito l’occasione per stipulare 20 accordi di cooperazione incentrati sui progetti legati alla Nuova via della seta e sui settori alta tecnologia, cultura, media, economia e commercio. Nella loro dichiarazione congiunta diffusa al termine dell’incontro, entrambi i leader hanno affermato di essere “impegnati a infondere maggiore stabilità nel mondo con la certezza della solidarietà e della cooperazione tra Cina e Africa”, allo scopo di salvaguardare gli “interessi comuni dei Paesi in via di sviluppo” e di difendere il sistema multilaterale, attraverso una “globalizzazione economica inclusiva”.

    I due leader hanno ribadito la volontà di mantenere fitti scambi al vertice, di consolidare la cooperazione a tutti i livelli, di “sostenersi fermamente a vicenda” su questioni che riguardano i rispettivi interessi e di “opporsi con decisione alle ingerenze e alle pressioni esterne” e hanno convenuto di rafforzare la cooperazione in vari ambiti – infrastrutture, commercio, digitalizzazione, salute, istruzione, finanza ed economia verde – e di incentivare un ulteriore allineamento della Nuova via della seta (Belt and road initiative, Bri) cinese alla Vision 2030 del Kenya.

    Pechino e Nairobi si sono dette pronte ad approfondire ulteriormente gli scambi anche nel campo della sicurezza, con particolare attenzione alla lotta al terrorismo, al narcotraffico e ai crimini transnazionali. “Le parti – recita la nota congiunta – negozieranno attivamente e firmeranno un memorandum d’intesa sulla cooperazione tra le rispettive forze dell’ordine, stabiliranno meccanismi di collaborazione” e “rafforzeranno gli scambi in settori quali la formazione del personale, l’industria e il commercio correlati alla difesa, la lotta al terrorismo, le esercitazioni e l’addestramento congiunti”.

    A livello multilaterale, Cina e Kenya sostengono “la riforma necessaria e il rafforzamento delle istituzioni delle Nazioni Unite, incluso il Consiglio di sicurezza”, per aumentare la rappresentanza dell’Africa e degli altri Paesi in via di sviluppo. “In risposta ad una situazione internazionale di caos e cambiamenti interconnessi, è necessario promuovere una governance globale basata sulla consultazione, sulla costruzione congiunta e sulla condivisione, plasmare un ordine internazionale più giusto e ragionevole, abbandonare risolutamente la legge della giungla e opporsi all’egemonia, alla politica di potenza e a tutte le forme di unilateralismo e protezionismo”, sottolinea il documento.

    Relativamente alla situazione africana, sia Pechino che Nairobi “invitano la comunità internazionale a sostenere gli sforzi dei Paesi del continente e di organizzazioni regionali come l’Unione africana per risolvere autonomamente i problemi africani in modo africano. La Cina sostiene fermamente l’Unione africana nella promozione dell’unità tra i Paesi del continente, nella risposta attiva alle problematiche connesse alla sicurezza regionale e nella mediazione di conflitti e controversie regionali”. I colloqui tra Xi e Ruto, conclude la nota, si sono svolti in “un’atmosfera franca e cordiale”, che ha incentivato un “approfondito scambio di opinioni sulle relazioni bilaterali, sui rapporti Cina-Africa nel quadro della nuova situazione (internazionale), così come su questioni internazionali e regionali di comune interesse”. La visita del presidente keniota viene definita nel documento “un completo successo”.

    Parlando al termine dell’incontro, il presidente cinese Xi Jinping ha dichiarato che la Cina è pronta a lavorare con il Kenya per favorire lo sviluppo delle relazioni di Pechino con il continente e a rafforzare la solidarietà e la cooperazione nel Sud globale. “Cina e Kenya dovrebbero continuare a sostenersi fermamente a vicenda nella salvaguardia della sovranità nazionale, della sicurezza e degli interessi di sviluppo, sostenersi fermamente a vicenda nell’esplorazione di percorsi di sviluppo adatti alle loro condizioni nazionali, approfondire gli scambi di esperienze nella governance statale e divenire compagni di viaggio e veri amici sulla strada della modernizzazione”, ha detto Xi.

    Oltre ad aprire ad un aumento delle importazioni di prodotti kenioti di alta qualità, la Cina punta a collaborare con Nairobi per mantenere una regolare comunicazione a livello politico, promuovere la connettività e il commercio sostenibile, esplorare flussi finanziari diversificati e contribuire al rafforzamento della Nuova via della seta. La Cina, ha aggiunto Xi, “non causa problemi, ma non ne ha paura” ed è pronta a collaborare con altri Paesi per rispondere alle problematiche nel panorama internazionale. Alludendo alla politica daziaria del presidente statunitense Donald Trump, Xi ha detto che “non ci sono vincitori nelle guerre commerciali e tariffarie”, e ha sottolineato la propensione di Pechino a “collaborare con altri Paesi del mondo per rispondere alle diverse problematiche attraverso l’unità e la cooperazione, salvaguardando i propri diritti e interessi legittimi, le regole del commercio internazionale e l’equità e la giustizia internazionali”.

    Il presidente Ruto, da parte sua, si è detto convinto che l’attuale guerra commerciale tra Stati Uniti e Cina potrebbe sancire la fine del vecchio ordine mondiale, attesa da tempo. Parlando nel corso di una conferenza pubblica tenuta presso l’Università di Pechino, Ruto ha aggiunto che un nuovo sistema commerciale mondiale dovrebbe tenere conto delle attuali realtà di una struttura economica globale ingiusta guidata dalle potenze occidentali, in cui le nazioni sottosviluppate, comprese quelle africane, sono svantaggiate. “L’architettura finanziaria e di sicurezza nata dalle ceneri di quel conflitto ha ampiamente favorito il Nord del mondo a spese del Sud del mondo, con l’esclusione di tutti gli altri”, ha lamentato Ruto, che ha partecipato a una tavola rotonda tra investitori di Kenya e Cina, durante la quale sono stati siglati sette accordi con aziende cinesi allo scopo di investire in nuovi progetti di sviluppo nella più grande economia dell’Africa orientale. Il leader keniota ha inoltre esortato sia Nairobi che Pechino a intensificare la loro campagna per promuovere la causa del Sud del mondo sulla scena internazionale, insistendo sulla riforma delle istituzioni globali “per renderle più rappresentative ed efficienti”. Ruto ha quindi descritto le aziende cinesi come la forza trainante della crescita economica del Kenya nel corso degli anni attraverso gli investimenti.

    Tra gli accordi firmati alla presenza dei due leader, degni di nota sono il memorandum d’intesa sull’economia blu, la pesca e gli affari marittimi, che allinea il Kenya all’accordo dell’Organizzazione mondiale del commercio (Omc) sui sussidi alla pesca, e il protocollo d’intesa sulla cooperazione scientifica e tecnologica per promuovere partnership nella ricerca, nell’innovazione e nei progressi tecnologici. Il fulcro della cooperazione tra Pechino e Nairobi è però il settore delle infrastrutture, con il Kenya che beneficerà di progetti chiave nell’ambito della Nuova Via della Seta (Bri). Tra questi rientrano l’estensione delle fasi 2B e 2C della ferrovia a scartamento standard (Sgr), il raddoppio dell’autostrada Rironi-Mau Summit e 15 strade rurali finanziate dalla Banca di sviluppo cinese (Cdb). Sono inclusi anche i finanziamenti per il raddoppio della tangenziale nord, il raddoppio della Kiambu Road alla tangenziale nord, la costruzione del ponte Nithi, il finanziamento del sistema intelligente di gestione del traffico (Itms) e l’ampliamento delle strade cittadine di Eldoret. Inoltre, un accordo sulle leggi ferroviarie, sulle infrastrutture, sugli standard operativi e sul trasporto multimodale getta le basi per una moderna rete ferroviaria che collega persone e mercati in tutta la regione. È incluso anche un accordo quadro per la fase III del sistema di trasporto intelligente di Nairobi e per il miglioramento degli incroci cittadini, per contribuire a ridurre la congestione del traffico e migliorare la mobilità urbana. Da segnalare infine accordi nei settori della sanità, delle risorse idriche, dell’istruzione professionale, della cooperazione culturale, dello scambio e la diffusione di notizie, della formazione, del commercio elettronico, della produzione sostenibile, dell’agroalimentare, della sostenibilità ambientale, del cyberspazio, dell’intelligenza artificiale, delle procedure di immigrazione e sui visti e della prevenzione della tratta di esseri umani.

    Quello in corso è il terzo viaggio che il presidente Ruto effettua in Cina dal suo insediamento, avvenuto nel settembre 2022, ma si tratta della prima visita di Stato in assoluto che compie a Pechino. In precedenza il leader keniota aveva infatti partecipato al Terzo Forum sulla Via della Seta, nell’ottobre 2023, e al Forum sulla cooperazione Cina-Africa, nel settembre 2024. Una visita, quella di Ruto, che avviene sulla scia dei dazi del 10% applicati dal presidente statunitense Donald Trump su tutte le esportazioni keniote verso gli Stati Uniti, che hanno accelerato il tentativo da parte di Nairobi di diversificare i propri partner commerciali. Tra questi, la Cina riveste un interesse fondamentale, dal momento che Pechino occupa attualmente il primo posto nella lista. Secondo l’Amministrazione generale delle dogane (Adg) di Pechino, nei primi tre mesi dell’anno gli scambi di merci tra i due Paesi sono aumentati dell’11,9% su base annua, raggiungendo i 16,13 miliardi di yuan (circa 2,24 miliardi di dollari), segnando il sesto trimestre consecutivo di crescita. Secondo i dati doganali, nello stesso periodo le esportazioni cinesi verso il Kenya hanno registrato un aumento annuo dell’11,8%, mentre le importazioni dal Kenya sono aumentate del 13,2%.

    Il Kenya è un Paese chiave della Bri, l’ambizioso piano che mira a collegare Africa, Asia ed Europa attraverso imponenti progetti infrastrutturali ed energetici. La Cina ha già finanziato miliardi di dollari per la costruzione di strade, porti e una ferrovia keniota che collega la città costiera di Mombasa alla capitale Nairobi. Cina e Kenya hanno ampliato notevolmente la cooperazione in diversi settori sin dall’instaurazione delle relazioni diplomatiche, avvenuta più di sessant’anni fa. Nel 2017, i loro legami sono diventati un partenariato strategico di cooperazione globale. Oggi la Cina è il principale partner commerciale del Kenya e la principale fonte delle sue importazioni, mentre il Kenya è il principale partner commerciale della Cina nell’Africa orientale. All’inizio della sua presidenza Ruto aveva privilegiato i legami con l’Occidente, e in particolare con gli Stati Uniti, rispetto alla Cina, venendo ricevuto alla Casa Bianca nel maggio 2024 dall’allora presidente Joe Biden, che in quell’occasione annunciò il conferimento al Kenya dello status di “alleato primario non membro della Nato”, assegnato ai Paesi che hanno una cooperazione militare privilegiata con gli Usa, pur non partecipando ad alleanze come la Nato. Tuttavia, dopo l’entrata in carica di Donald Trump, i dazi statunitensi e la riduzione degli aiuti Usa hanno spinto Nairobi a cercare nuovi mercati e investimenti da Pechino.

  • Nuove frizioni tra India e Pakistan per il Kashmir

    La giornata del 23 aprile ha fatto registrare un brusco innalzamento della tensione tra India e Pakistan e le ore successive hanno portato la temperatura in Asia meridionale su livelli che non si vedevano da decenni. Nuova Delhi ritiene che Islamabad sia dietro l’attentato che lo scorso 22 aprile ha provocato 26 morti e 17 feriti a Pahalgam, località turistica nel territorio indiano di Jammu e Kashmir. L’azione è stata rivendicata da un semisconosciuto gruppo armato che si fa chiamare Fronte della resistenza e che, secondo le autorità indiane, è solo una sigla di facciata utilizzata dagli islamisti pachistani dell’Esercito del bene (Lashkar-e-Taiba, LeT), che a loro volta sarebbero infiltrati ed eterodiretti dai servizi d’intelligence di Islamabad. I media indiani puntano anche il dito contro il potente capo dell’esercito pachistano, generale Asim Munir, che pochi giorni prima dell’attacco, in un discorso considerato provocatorio da Nuova Delhi, aveva definito il Kashmir la “vena giugulare” del Pakistan e ribadito l’impegno d’Islamabad a sostenere la lotta della popolazione musulmana locale contro il potere centrale indiano.

    Nei fatti, non ci sono prove concrete del coinvolgimento del Pakistan nell’attentato di Pahalgam. Eppure l’India ha rincarato la dose rispetto alle cinque misure di ritorsione contro Islamabad già annunciate. Il governo del primo ministro Narendra Modi ha deciso di sospendere immediatamente il rilascio di visti per i cittadini pachistani, mentre tutti quelli già rilasciati saranno revocati a partire dal 27 aprile (con la sola eccezione dei visti medici, che rimarranno validi fino al 29 aprile). Nuova Dehli ha quindi invitato tutti i cittadini pachistani attualmente presenti in India a lasciare il Paese entro la scadenza dei loro visti, come ora modificata. Parallelamente, il governo ha fortemente sconsigliato ai cittadini indiani di recarsi in Pakistan, raccomandando a coloro che si trovano già nel Paese di rientrare in India al più presto.

    Il 23 aprile, Nuova Delhi aveva già annunciato attraverso il suo segretario agli Esteri, Vikram Misri, una serie di importanti misure di ritorsione contro Islamabad. Lo aveva fatto al termine di una riunione del Comitato di governo sulla sicurezza (Ccs), presieduta dal primo ministro Modi e alla quale avevano partecipato, tra gli altri, i ministri dell’Interno Amit Shah, della Difesa Rajnath Singh e degli Esteri Subrahmanyam Jaishankar. Tra le decisioni adottate figura la sospensione immediata del Trattato delle acque dell’Indo del 1960, fino a quando Islamabad non rinuncerà in modo “credibile e irrevocabile” al sostegno al terrorismo transfrontaliero. Era stata inoltre annunciata la chiusura immediata del posto di frontiera integrato di Attari, con una finestra fino al primo maggio per il solo rientro dei cittadini già transitati con documenti validi. Ancora, Nuova Delhi aveva dichiarato “persona non grata” i consiglieri militari, navali e aeronautici dell’Alta commissione pachistana, la missione diplomatica ufficiale del Pakistan in India, che dovranno lasciare il Paese entro sette giorni. Parallelamente, l’India richiamerà i propri addetti militari dall’Alta commissione a Islamabad, lasciando vacanti tali posizioni.

    La risposta del Pakistan non si è comunque fatta attendere, ed è stata forse ancora più dura del previsto. Nel corso di una riunione del Comitato per la sicurezza nazionale presieduta del primo ministro Shehbaz Sharif, è stata decretata la chiusura immediata del valico di frontiera di Wagah con l’India e la sospensione di tutti gli accordi bilaterali, incluso il trattato di Simla del 1972 che pose fine alla guerra tra i due Paesi. Il governo pachistano ha definito le misure indiane “unilaterali, irresponsabili e prive di legittimità giuridica”, annunciando che “tutti gli accordi bilaterali con l’India, incluso il trattato di Simla, saranno sospesi fino a quando Nuova Delhi non cesserà le sue presunte azioni ostili”. Tra le misure adottate figurano poi la chiusura dello spazio aereo pachistano ai voli operati da vettori indiani; la sospensione di tutti gli scambi commerciali bilaterali, anche tramite Paesi terzi; l’espulsione dei consiglieri militari indiani e parte del personale diplomatico dell’Alta commissione a Islamabad entro il 30 aprile. Il numero complessivo dei diplomatici indiani sarà ridotto a 30.

    Il Pakistan ha inoltre revocato i visti rilasciati nell’ambito dello schema di esenzione dell’Associazione dell’Asia meridionale per la cooperazione regionale (Saarc) per i cittadini indiani, ad eccezione dei pellegrini sikh, che dovranno comunque lasciare il Paese entro 48 ore. Islamabad ha infine avvertito che ogni tentativo indiano di sospendere unilateralmente il Trattato sulle acque dell’Indo, accordo internazionale del 1960 mediato dalla Banca mondiale, sarà considerato un “atto di guerra” e affrontato con “tutta la forza dello Stato”. A rincarare ulteriormente la dose ci ha pensato il ministro della Difesa Khawaja Asif, che in conferenza stampa ha parlato di informazioni raccolte dal Pakistan secondo cui sarebbe l’India ad aver pianificato attacchi terroristici in territorio pachistano, aggiungendo che nell’eventualità in cui tali attentati venissero effettivamente condotti Nuova Delhi “pagherà un caro prezzo”. “La nostra risposta sarà proporzionata e tempestiva”, ha detto Asif, senza tuttavia fornire prove dirette a sostegno delle accuse. Il vicepremier e ministro degli Esteri del Pakistan, Ishaq Dar, da parte sua, ha invitato l’India a fornire prove concrete sul presunto coinvolgimento di Islamabad nell’attacco armato di Pahalgam. “L’India ha ripetutamente giocato la carta delle accuse infondate. Se ha davvero prove del coinvolgimento del Pakistan, le condivida con noi e con il mondo intero”, ha dichiarato Dar durante una conferenza stampa tenuta dopo una riunione ad alto livello del Comitato per la sicurezza nazionale. Il Pakistan, ha aggiunto il ministro, “resta impegnato nel contrasto al terrorismo in tutte le sue forme e manifestazioni”, sottolineando che qualsiasi tentativo di politicizzare una tragedia umanitaria rischia di minare ulteriormente le già tese relazioni bilaterali.

    Una serie di botta e risposta che fanno lievitare il rischio di un conflitto armato tra i due Paesi. Fonti della stampa indiana fanno sapere che la prima portaerei costruita autonomamente dall’India, la Ins Vikrant, sarebbe in rotta verso il Mar Arabico per avvicinarsi alle coste del Pakistan. La Marina indiana, sempre oggi, ha annunciato di aver testato un nuovo missile a medio raggio dal suo ultimo cacciatorpediniere, Ins Surat. Il capo dell’Esercito indiano, generale Upendra Dwivedi, sarà domani a Srinagar, capoluogo del territorio di Jammu e Kashmir, per valutare la situazione di sicurezza nell’area, in particolare lungo la Linea di controllo (LoC). È qui, ora, che vengono puntati i riflettori. La LoC nasce proprio in base all’accordo di Simla del 1972, lo stesso che il Pakistan ha deciso oggi di sospendere e che rappresentava il principale riferimento giuridico dei malfermi rapporti tra le due potenze nucleari del subcontinente.

    Il trattato fu firmato il 2 luglio 1972 nella città indiana di Shimla, nello Stato dell’Himachal Pradesh, dai leader dei due Paesi: il primo ministro indiano Indira Gandhi e il presidente pachistano Zulfikar Ali Bhutto. Venne redatto a seguito della guerra indo-pachistana del dicembre 1971, che aveva portato alla secessione del Pakistan orientale e alla nascita del Bangladesh. Entrambe le parti, nel testo, s’impegnavano a non modificare la Linea di controllo, comunque già teatro negli ultimi anni di frequenti violazioni. Il conflitto del Kashmir si trascina dal 1947, dalla nascita dell’India (a prevalenza induista) e del Pakistan (a prevalenza islamico) come Stati indipendenti dall’impero coloniale britannico e dall’adesione del principato di Jammu e Kashmir all’India, non riconosciuta dal Pakistan. Entrambi i Paesi rivendicano l’intera regione, divisa tra il Territorio indiano di Jammu e Kashmir e le divisioni amministrative pachistane di Azad Kashmir e Gilgit-Baltistan. Si distinguono diverse guerre indo-pachistane legate al territorio kashmiro: del 1947, del 1965 e del 1999. Nonostante le successive dichiarazioni di pace e cessate il fuoco, l’ultima nel 2003, si verificano ancora schermaglie lungo la Linea di controllo (Loc), la demarcazione militare non corrispondente al confine internazionale. Dal 2016 ci sono stati diversi momenti di tensione, in particolare nel febbraio del 2019, dopo l’attentato di Pulwama, nel Kashmir indiano, seguito da raid aerei da entrambe le parti. Quello del Kashmir non è solo un conflitto tra i due Stati, ma anche interno all’India, esploso soprattutto a partire dal 1989, anno delle prime azioni dei ribelli separatisti. Si stima che dagli anni Ottanta, tra le azioni pachistane e la repressione indiana, siano morte in Kashmir almeno 40 mila persone, per la maggioranza civili. Nel 2019 il Jammu e Kashmir indiano è stato privato della sua autonomia e declassato da Stato in Territorio.

  • India closes main border crossing with Pakistan after Kashmir attack

    India has announced measures targeting Pakistan, a day after 26 people were killed by gunmen in an attack in Indian-administered Kashmir.

    They include the closure of the main border crossing linking the two countries, the suspension of a water-sharing treaty and the expulsion of diplomats.

    India has also cancelled some visas held by Pakistanis and ordered holders to leave within two days, while demanding Pakistan renounces “support for cross-border terrorism” – something Islamabad denies.

    Tuesday’s killing of tourists gathered at a Himalayan beauty spot in Pahalgam was one of the deadliest incidents in Indian-administered Kashmir in recent years.

    There has been a long-running insurgency in the Muslim-majority region for several decades.

    The Indian government has responded furiously to the attack and has signalled it holds Pakistan indirectly responsible.

    Indian security agencies believe a group called the Kashmir Resistance was behind the attack, though BBC News has not independently verified that.

    A manhunt for the gunmen responsible was continuing on Wednesday evening.

    Pakistan’s government said its National Security Council – the country’s highest military and security body – would meet on Thursday.

    In the aftermath of the Pahalgam attack, the Pakistani foreign ministry said it was “concerned at the loss of tourists’ lives” and expressed condolences.

    India has long accused successive governments in Islamabad of supporting armed groups in the region, which Pakistan strongly denies.

    Under the measures announced by India on Wednesday, Pakistani military advisers based at the Delhi embassy were told to leave immediately, and more diplomatic expulsions are planned for next week, a statement said.

    The Pahalgam attack risks reigniting long-running tensions between the nuclear-armed rivals.

    In a statement, the Indian government said “the perpetrators of the attack will be brought to justice and their sponsors held to account”.

    It said India would be “unrelenting in the pursuit of those who have committed acts of terror, or conspired to make them possible”.

    Earlier, Defence Minister Rajnath Singh also signalled India’s response would go beyond targeting the perpetrators.

    He said: “We will not only reach those who have perpetrated this incident but also those who, sitting behind the scenes, have conspired to commit such acts on the soil of India.”

    The attack has been widely condemned by international leaders and has generated outrage and mourning in India.

    Eyewitnesses have described chaotic and bloody scenes as holidaymakers including entire families fled for their lives.

    Some witnesses said it appeared the gunmen targeted non-Muslims but others have described the shooting as random.

    Most of the victims were Hindu men, though a local Muslim man was among the victims.

    India’s government has not given an official account on whether people were targeted on the basis of religion.

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