Mafia

  • E’ giunto il tempo di dare alle parole un senso compiuto

    Dopo 27 anni il ricordo di Paolo Borsellino sembra ancora vivo, dico sembra perché di lui, della sua tragica fine, insieme alla sua scorta, si parla molto nei giorni precedenti l’anniversario della strage ed ogni volta escono piccole verità, notizie fino a quel momento misteriosamente segregate o ignorate, e autorevoli voci  chiedono verità e giustizia ma, a distanza di tanti anni la verità e la giustizia ancora non ci sono date. Rimangono i misteri sulle indagini, sulla sua borsa, sulla sua agenda misteriosamente sparite e mai ritrovate.

    Poche persone, nel corso degli anni, hanno continuato ad indagare, a portare nelle scuole e negli incontri con i cittadini il messaggio di un magistrato che consapevolmente ha messo la sua vita a disposizione del suo Paese, dello Stato che rappresentava anche se, altrettanto consapevolmente temeva, sapeva che molti rappresentanti dello Stato non avevano né la sua integrità né perseguivano i suoi stessi obiettivi ed ideali perché la criminalità, la mafia, il potere, la corruzione e l’infingardaggine appartengono anche ad una parte della così  dette élite, non sono prerogativa esclusiva del popolo, anzi.

    In Italia tanti, troppi misteri si assommano negli anni e la ricostruzione degli eventi, dopo tutto il tempo trascorso, non dà molta fiducia né per le poche sentenze né per i tanti casi rimasti aperti. Siamo il Paese che, fortunatamente, fino ad ora è scampato agli attacchi terroristici islamisti ma siamo anche il Paese che ha vissuto gli anni di piombo, che ha visto morire troppi magistrati, che, di fatto ha lasciato che il Generale Dalla Chiesa e sua moglie andassero incontro alla morte. Siamo il Paese nel quale la ‘ndrangheta ha potuto infiltrarsi non solo nell’economia e nella politica e dove per ogni importante arresto di mafia apprendiamo, poco dopo, che la mafia infiltra con i suoi voti troppe elezioni e troppe scelte. Perseguiamo  i piccoli evasori ma la corruzione regna sovrana e nessuno mette mano alla semplificazione e riduzione delle farraginose leggi e normative perché se lo si facesse sarebbe più facile, e perciò non funzionale al sistema delle corruttele, fare una giustizia giusta. Siamo il Paese delle parole e delle promesse non il paese dei fatti e delle certezze.

    Paolo Borsellino resta nei cuori delle persone semplici ed oneste, dei giovani che credono ancora che comunque vale la pena impegnarsi, che la vita è anche senso del dovere, rispetto per la missione che si è scelta, amore per la propria famiglia e perciò amore per la gente, per le persone e alle persone va garantita giustizia e libertà, anche a costo della vita. Troppi esempi nobili hanno versato il proprio sangue, è arrivato il tempo di dare alle parole un senso compiuto: le massime istituzioni hanno i mezzi per trovare e dirci quella verità che per troppo tempo è stata negata, lo facciano.

  • Le ecomafie lucrano sugli animali d’affezione, lo denuncia Legambiente

    In più occasioni abbiamo denunciato le attività criminali che guadagnano sulla pelle degli animali, dal traffico di cani per la vivisezione, alla vendita illegali di cuccioli importati, senza documenti e vaccinazioni, dai paesi dell’est agli innumerevoli combattimenti tra cani ed alle corse illegali di cavalli, per non parlare dei canili retti da gente di malaffare che fa morire gli animali e si intasca i soldi della pubblica amministrazione. Un giro criminale molto ampio e molto lucroso che, nonostante gli interventi di carabinieri e polizia, non si riesce ad arrestare. Nei giorni scorsi è stato presentato a Roma, alla  presenza anche del presidente dell’ANMVI, il rapporto 2018 sulle ecomafie redatto da Legambiente. Dal rapporto emergono i gravi danni derivanti dal ciclo illegale del cemento e delle costruzioni, dei rifiuti, dalla filiera alimentare ed dal racket degli animali. Il business delle ecomafie raggiunge ormai più di 16,6 miliardi di euro, un business che Legambiente denuncia sia gestito da 368 clan. Le illegalità nel settore agroalimentare sono 44.795, le infrazioni ai danni dei prodotti Made in Italy sono aumentate rispetto all’anno precedente del 35 per cento, il fatturato illegale, considerando il valore delle merci sequestrate, arriva a 1,4 miliardi. In aumento anche i reati che vedono coinvolti gli animali d’affezione e la fauna selvatica, circa 20 reati al giorno. Unica notizia positiva i risultati della Legge 68/2915 che recepisce la direttiva europea del 1999 sulla tutela biennale e che è stata applicata per 1100 eco reati, la legge innalza i controlli ambientali e prevede un aumento di pena quando il reato è perpetrato in un’area naturale protetta o commesso contro specie animali o vegetali tutelati. Legambiente ha chiesto un maggiore sforzo da parte del governo sia per formare operatori specifici sia per riconoscere diritti propri degli animali anche all’interno della nostra Costituzione e per inserire all’interno del titolo VI bis del Codice penale un articolo che preveda sanzioni veramente efficaci contro tutti coloro che commettano crimini contro gli animali e le specie protette di fauna e flora. Per combattere le frodi commesse nell’agroalimentare la storica associazione chiede siano introdotti i reati di disastro sanitario e di omesso ritiro di sostanze alimentari pericolose. Speriamo che il ministro dell’Ambiente abbia la capacità e la forza di accogliere queste richieste.

  • Di legalità si parla anche d’estate

    Si svolgerà a Mattinata (FG), dall’11 luglio al 27 settembre la seconda edizione di PacificAzione, rassegna di incontri organizzata dall’omonimo meet-up per la legalità e l’integrazione sociale nato nel centro garganico dall’idea di alcuni cittadini attivi con la volontà di non omologarsi ad uno stato di abbandono culturale nel quale l’illegalità ed il malaffare trovano linfa vitale. Tutti gli appuntamenti infatti avranno come fil rouge la cultura della legalità e la sua divulgazione, tema e luogo scelto non casuali visto che l’intero territorio del promontorio del Gargano, negli ultimi anni, è balzato agli onori della cronaca per una serie di efferati omicidi e numerosi casi di ‘lupara bianca’. ‘Quarta Mafia’ è stata definita, oggi che una serie di eventi sanguinosi ha destato l’attenzione dei media nazionali, ma nessuno sembrava avere mai avuto il sentore della sua esistenza, sottovalutandola e relegandola, solo in occasione di episodi particolarmente violenti, a moderna forma di ‘abigeato’, o di delinquenza locale, con la sua dote di omicidi e vendette trasversali. La mafia, si diceva, in Puglia, aveva altro campo di azione, il Salento, dove ‘operava’ dagli anni ’80 la Sacra Corona Unita, nata nel carcere di Bari da una costola della ‘drangheta calabrese per contrastare la diramazione della Nuova Camorra Organizzata di Raffaele Cutolo. Il tempo ha poi dimostrato che purtroppo la realtà era diversa e che tutta la regione, seppure a macchia di leopardo, aveva visto sviluppare il fenomeno mafioso sul proprio territorio. E così accade che il 9 agosto del 2017, nelle campagne di San Marco in Lamis, altro comune garganico, due fratelli, Luigi e Aurelio Luciani, vengono barbaramente assassinati per aver assistito, involontariamente, all’omicidio del boss Mario Luciano Romito e del cognato Matteo De Palma che gli faceva da autista. L’avvenimento suscita sdegno tra la gente e curiosità nei media. I primi reagiscono con manifestazioni di piazza denunciando quanto accade da anni, anche se taciuto o negato fino a quel giorno, gli altri decidono di approfondire la storia e la cronaca. E così, come il vaso di Pandora scoperchiato, emergono altre storie, passate e recenti, ogni omicidio successivo a quel 9 agosto è seguito con attenzione, si scoprono legami tra amministratori locali, imprenditori e personaggi legati alla malavita. La ‘Quarta Mafia’, purtroppo o finalmente, è degna di essere raccontata. E denunciata. Qualcuno trova il coraggio di reagire, cominciano a nascere associazioni antiracket e movimenti voluti dai cittadini, come PacificAzione che in pochi mesi ha realizzato numerose iniziative tra le quali il progetto FABLES “Formazione degli Adulti e dei Bambini alla Legalità e all’Educazione Sociale”, in collaborazione con l’Istituto Comprensivo Scolastico e la Parrocchia S. Maria della Luce, culminato lo scorso 18 maggio con “Un passo alla volta: in Marcia per la Legalità”, evento tenutosi per le vie cittadine di Mattinata al quale hanno partecipato i sindaci dei comuni limitrofi, le rappresentanze istituzionali e padre Franco Moscone, arcivescovo di Manfredonia-Vieste-San Giovanni Rotondo.

    Nell’edizione 2019 numerose le testimonianze d’eccezione dei protagonisti della lotta alla Quarta Mafia, con particolare attenzione al mondo imprenditoriale con due incontri dedicati alle tematiche del racket e delle possibili strategie di sviluppo per arginare e combattere il sistema mafioso, presentazione di libri coraggiosi con la presenza degli autori con i quali sarà possibile dialogare e confrontarsi oltre all’analisi del rapporto tra giornalismo e fake news.

    Questo percorso di cultura della legalità è condiviso con altri soggetti ed associazioni che vivono quotidianamente il territorio garganico e dell’intera provincia di Foggia: Federazione delle associazioni antiracket e antiusura italiane, Associazione Antiracket di Vieste, Camera di Commercio, Industria, Artigianato e Agricoltura di Foggia, Confcommercio Foggia, Parrocchia Santa Maria della Luce di Mattinata, Azione Cattolica Diocesana – Manfredonia – San Giovanni – Rotondo – Vieste. Menzione speciale per l’Associazione LIBERA coordinamento provinciale di Foggia che oltre a sostenere PacificAzione si occupa anche di supportare tecnicamente l’iniziativa che rappresenta una tappa fondamentale del percorso avviato a settembre 2018 e che porterà associazioni e liberi cittadini di Mattinata alla costituzione ufficiale del presidio cittadino di LIBERA.

    Di seguito il calendario completo degli appuntamenti:

    Giovedì 11 luglio ore 19.30 – c/o Piazzale parrocchiale chiesa SS. Maria della Luce
    Presentazione del libro “TI MANGIO IL CUORE” – in collaborazione con FELTRINELLI EDITORE

    • Carlo BONINI e Giuliano Foschini (giornalisti di REPUBBLICA e autori del libro)
    • Modera Cristian PAOLINI – giornalista Sky

     

    Martedì 16 luglio ore 19.30 – c/o MadMall Via T. Tasso, snc
    La Quarta Mafia – Il racconto degli inquirenti –  in collaborazione con LIBERA Coordinamento di Foggia

    • Ludovico VACCARO procuratore capo della Repubblica presso il Tribunale di Foggia
    • Daniela Marcone vice presidente nazionale di LIBERA
    • Modera Giovanna GRECO – giornalista foggiatoday.it

     

    Sabato 20 luglio ore 19.30 – c/o Piazzale parrocchiale chiesa SS. Maria della Luce
    Giornalismo VS Fake News – Presentazione del libro SLOW JOURNALISM – in collaborazione con FANDANGO EDITORE e ORDINE DEI GIORNALISTI DI PUGLIA

    • Daniele NALBONE co-autore del libro SLOW JOURNALISM
    • Piero RICCI presidente dell’Ordine dei Giornalisti di Puglia
    • Modera Antonella SOCCIO – giornalista bonculture

     

    Mercoledì 24 luglio ore 19.30 – c/o MadMall Via T. Tasso, snc
    La legalità attraverso la rinnovata fiducia nel progresso economico – in collaborazione con CCIAA di Foggia, Associazione FAI ANTIRACKET di Vieste e FAI Federazione Antiracket Italiana

    • Fabio PORRECA presidente della CCIAA di Foggia
    • Nicola ROSIELLO presidente della Associazione FAI ANTIRACKET di Vieste
    • Damiano GELSOMINO presidente Confcommercio Foggia
    • Modera Pietro LOFFREDO – giornalista Telenorba

     

    Giovedì 8 agosto ore 19.30 – c/o MadMall Via T. Tasso, snc
    La Quarta Mafia – Il racconto degli investigatori – Incontro pubblico in collaborazione con LIBERA Coordinamento di Foggia

    • Marco AQUILIO colonnello dell’Arma dei Carabinieri – Comandante Provinciale di Foggia
    • Modera Felice SBLENDORIO – giornalista bonculture

     

    Lunedì 26 agosto ore 19.30 – c/o MadMall Via T. Tasso, snc
    La Mafia esiste ma ora lo Stato c’è  – presentazione del libro “LA LUPA” – in collaborazione con SEM EDITORE

    • Piernicola SILVIS scrittore ed ex-questore di Foggia
    • Modera Giacinto PINTO – giornalista RAI

     

    Giovedì 19 settembre ore 18.30 – c/o Piazzale parrocchiale chiesa SS. Maria della Luce
    Il presidio di LIBERA di San Marco in Lamis incontra la comunità di Mattinata – in collaborazione con LIBERA Coordinamento di Foggia

    • Marianna e Arcangela LUCIANI vedove dei Fratelli Luciani
    • Modera Gennaro TEDESCO – giornalista e autore

     

    27 settembre ore 18.30 – c/o Piazzale parrocchiale chiesa SS. Maria della Luce
    Le nuove infrastrutture per lo sviluppo e la rinascita del Territorio – in collaborazione Studio VALLE, ALIDAUNIA

    • Gerardo NAPPA architetto e progettista ampliamento pista aeroporto Gino Lisa Foggia
    • Roberto PUCILLO proprietario e direttore generale Alidaunia Srl
    • Modera Dino SORGONA’ – giornalista RAI
  • Le mani della criminalità sul traffico di animali

    Ancora una volta i maggiori quotidiani italiani attirano la nostra attenzione sul problema, sempre in espansione, delle truffe sugli animali da compagnia. Cuccioli comperati nei paesi dell’Est per poche decine di euro e venduti, dopo viaggi tragici nei quali molti esemplari moriranno, a centinaia di euro, privi di vaccinazioni e di regolari certificati veterinari. Ed ancora animali allevati ed importati per le lotte clandestine, con un giro milionario di scommesse e guadagni esponenziali per la criminalità organizzata che ormai gestisce anche prezzolati e corrotti giudici di gara che assegnano brevetti falsi ad animali che saranno venduti carissimi in paesi extraeuropei nei quali improvvisamente il cane è diventato uno status symbol e comunque è necessario per compiti di vigilanza e sicurezza. Il business criminale è sempre più vasto come sempre più vasta è la ricchezza accumulata da chi gestisce traffici illeciti e sanguinosi combattimenti. Chissà se il Governo vorrà dare attenzione anche a questa piaga visto che non si tratta solo di difendere gli animali o di impedire che cittadini ignari siano truffati, ma di abbattere un racket sempre più forte che, aumentando le proprie disponibilità economiche, aumenta il proprio peso e potere nella società.

    Molti animali con falsi brevetti sono mandati in Cina dov’è in continuo aumento la richiesta di animali di pregio, specie cani e gatti. In Cina, dove tutt’ora si celebra la disgustosa e criminale fiera di Yulin, nella quale si uccidono e mangiano decine di migliaia di cani, si registra un forte aumento di richieste di animali da compagnia ed il nuovo business se da un lato fa sperare in una rivolta popolare per eliminare la fiera e qualunque menù nel quale compaia carne di cane preoccupa per altri aspetti, quali l’impreparazione ad accudire un animale e la folle idea di tramutarlo in un giocattolo, come dimostrano i cani colorati e toelettati per sembrare panda, o i gatti tenuti dentro una boccia di vetro.

    In sintesi c’è ancora veramente molto da fare se in Cina, come negli Stati Uniti, si pensa a verniciare le unghie dei cani o a comperare collari con gli strass e nel frattempo non ci si occupa dei cani mangiati o usati per combattimenti mortali o tenuti come nelle perreras dove l’unica speranza sembra la morte.

  • Il ‘profeta’ Bob Kennedy

    “E gli altri? Come stanno gli altri?” furono le ultime parole pronunciate da Bob Kennedy prima di perdere conoscenza dopo essere stato ferito mortalmente dal giordano di origine palestinese Shiran Shiran nelle cucine dell’Hotel Ambassador di Los Angeles, in California, in piena campagna elettorale per le presidenziali, il 4 giugno 1968 (morirà all’alba del 6 giugno). Il pensiero rivolto alla gente per la quale, se non avesse incrociato quel tragico destino, aveva in serbo tante battaglie, ideali e concrete al tempo stesso. A cinquant’anni dal suo assassinio cosa è cambiato? Cosa è rimasto di quei giorni? E soprattutto come stiamo noi da allora? Ce lo chiediamo e se lo sono chiesti nel libro Parola di Bob (Edizioni In dialogo) Mauro Colombo e Alberto Mattioli, presentato durante una tavola rotonda a Milano. Bob Kennedy fu persona lungimirante, convinta che solo promuovendo consenso attorno all’idea di cambiamento si potessero cambiare davvero le cose. Un’idea, o ideale, completamente o quasi latitante ai giorni nostri in cui cultura striminzita e uso inappropriato di internet, che porta al consenso pubblico basato sulle esigenze dei singoli utenti/elettori, hanno distolto lo sguardo dalla collettività. Bob Kennedy, seppure legato a doppio filo con suo fratello John, fu piuttosto un visionario lungimirante e multiculturale perché aveva capito che il bene, il meglio risiedevano nel lavorare per le esigenze del suo Paese. Fu definito un Don Chisciotte ma i suoi non erano mulini a vento da affrontare ma bisogni reali dell’America: diritti e doveri dell’uomo, il ruolo dei giovani nel cambiamento della società, le sfide per preservare l’ambiente e consegnarlo integro alle nuove generazioni, le cose da cambiare per costruire un mondo più giusto e soprattutto in pace. Aveva colto il vento del cambiamento di quegli anni (partito dalle proteste all’Università di Berkeley nel 1964) e contrastava la staticità del conservatorismo e perbenismo di una certa America ma soprattutto si chiedeva come, per decenni, la malavita organizzata avesse potuto dilagare senza essere ostacolata in quello che era definito il Paese più democratico del mondo dimostrando piuttosto, e paradossalmente, corruzione e connivenza con il male. Denunciò per primo quel malaffare, l’idea che per il bene comune fosse necessaria la partecipazione di tutti e il senso del dovere lo rendevano consapevole del pericolo di cui si stava circondando, consapevole di dover fare i conti con la morte che, puntuale, arrivò a pochi giorni da quei discorsi dai toni profetici che lo avrebbero quasi certamente portato alla Casa Bianca. Bob Kennedy non faceva sconti al suo Paese, gli chiedeva di prendere il meglio della democrazia, di quella democrazia che si fondava sulla cultura classica che ben conosceva, e proprio perché l’America potesse diventare una vera democrazia era convinto che bisognava imparare a guardare a se stessi e non limitarsi solo a denunciare ciò che accadeva oltre cortina o a nascondersi dietro i carri armati degli altri, parole queste che mai alcun leader dei paesi dell’Est aveva (e avrebbe) pronunciato. Democrazia significava parità tra bianchi e neri, svecchiamento dell’economia troppo legata allo statalismo di stampo roosveltiano, partecipazione, chance per tutti, dei giovani in primis dove per giovane non intendeva solo una fase della vita ma uno stato mentale. Idee forti, molte delle quali pronunciate in un esaltante discorso del 21 maggio 1968, appena due settimane prima di essere assassinato, in prima linea, come fino a quel momento nessuno era stato. Un romantico per quei tempi ma un romantico che prima e meglio di altri aveva colto la voglia di quel cambiamento che voleva abbattere i tanti, troppi stereotipi e differenze in un Paese ancora oggi con molte contraddizioni.

  • In provincia di Reggio Calabria una task force per le ‘vacche sacre’ della mala

    Un tavolo tecnico – presieduto dal questore Raffaele Grassi, svoltosi alla Questura di Reggio Calabria a cui hanno preso parte Comandanti provinciali dell’arma dei carabinieri e della guardia di finanza, il comandante del gruppo carabinieri forestali, il comandante della polizia metropolitana, rappresentanti della Protezione civile, dell’Asp di Reggio Calabria, dell’Anas, di “Calabria Verde” e dell’Ente Parco Nazionale Aspromonte, nonché i sindaci del Comune di Cittanova, Molochio e Terranova Sappo Minulio – ha istituito una task force contro il fenomeno delle “vacche sacre” nel Reggino. Come comunica una nota della Questura di Reggio, «sono state tracciate le linee d’intervento che hanno fissato le priorità e gli obiettivi primari da raggiungere ai fini del monitoraggio, della prevenzione e della repressione del c.d. fenomeno delle “vacche sacre”».

    «La Task force – prosegue la nota – pertanto risulta composta da personale della Polizia di Stato, dell’arma dei carabinieri, dei carabinieri forestali, della guardia di finanza, della polizia metropolitana di Reggio Calabria, da medici veterinari dell’Asp di Reggio Calabria, con la collaborazione dei Comuni di Cittanova, Molochio e Terranova Sappo Minulio, di “Calabria Verde” e dell’Ente Parco Nazionale d’Aspromonte. Gli obiettivi dell’unità interforze saranno quelli di individuare i bovini, sedarli e trasportarli in sicurezza presso apposite stalle ricovero». «La linea d’intervento – aggiunge la nota – è stata pienamente condivisa dai sindaci presenti alla riunione che ne hanno accolto le strategie operative assicurando il proprio impegno e la propria disponibilità ad adottare interventi di competenza per la prevenzione della sicurezza stradale nelle arterie sensibili. Pertanto, massima è l’attenzione che la “Squadra Stato” rivolge al fenomeno delle vacche sacre ed ai relativi problemi di sicurezza per l’incolumità pubblica».

    «I servizi, che avranno cadenza sistematica – conclude la nota – rappresentano un segnale fermo e deciso che le Istituzioni voglio dare per contrastare un fenomeno di arroganza ‘ndranghetistica che attraverso le vacche sacre intende esercitare forme di controllo del territorio».

  • Eurojust coordina oltre 160 arresti per ‘ndrangheta tra Italia e Germania

    Eurojust ha resto noto che il 9 gennaio circa 160 persone sono state arrestate e più di 50 milioni di euro di beni della mafia sono stati sequestrati in Italia e Germania. Gli arrestati sono sospettati di far parte di un gruppo criminale organizzato di tipo mafioso (“ndrangheta”), tentato omicidio, estorsione, riciclaggio di denaro, reati relativi alle armi da fuoco e altri reati. Secondo Eurojust, l’operazione del 9 gennaio è stata il culmine di lunghe e complesse indagini, avviate e condotte in Italia dal Reparto Operativo Speciale (ROS) sotto la guida del Procura della Repubblica – Direzione Distrettuale Antimafia (DDA) di Catanzaro.

    In Germania, l’operazione ha coinvolto diversi uffici del Procuratore generale in quattro stati federali tedeschi (Baden-Württemberg, Assia, Baviera e Renania settentrionale-Vestfalia), nonché numerose autorità di polizia tedesche, con il sostegno di Eurojust. Come riportato da CNBC, i pubblici ministeri hanno accusato i boss di aver cacciato tutta la gara di cottura a Ciro, in Italia, in modo che residenti e ristoranti fossero costretti a comprare il pane dalla panetteria controllata dalla mafia in città. E hanno detto che i ristoranti italiani in Germania, nel frattempo, sono stati costretti ad importare vino italiano, olio d’oliva e altri beni da un’associazione di ristoranti italiani controllata dai clan.

    I Carabinieri hanno reso noto che tra gli arrestati vi sono “dozzine” di funzionari dell’amministrazione pubblica ed il presidente della provincia di Crotone, Nicodemo Parrilla. L’ufficio federale di polizia criminale tedesco ha fatto sapere che 11 persone sono state arrestate nella Germania occidentale, accusate di ricatto e riciclaggio di denaro. Gli arresti hanno avuto luogo negli stati del Baden-Württemberg, Assia, Baviera e Renania Settentrionale-Vestfalia.

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