malattie

  • Il Mes: il tragico “palleggio” tra il -2% ed il +11,9%

    Durante l’arco dell’intera estate tutti gli esponenti del governo e della maggioranza parlamentare che lo sostiene hanno disquisito dell’utilizzo o meno delle risorse del Mes in una tragicommedia, che vedeva coinvolta anche l’opposizione, in relazione ai tassi di interesse richiesti al servizio.

    La contrapposizione era relativa alla valutazione se il Mes comportasse dei costi superiori a quelli richiesti dal mercato nel sottoscrivere i titoli del debito pubblico italiano (*). Uno spettacolo indicato, da dotti e telegenici commentatori, come l’essenza del confronto politico che arricchisce il tessuto democratico del nostro Paese.

    Viceversa nessuno ha considerato, ieri come oggi, ma soprattutto valutato appieno le conseguenze della eccezionalità del momento legato alla prima ondata del covid-19 come alla possibilità, ora triste realtà, di una seconda sotto il profilo squisitamente gestionale ma anche strategico. Questa eccezionalità avrebbe dovuto ispirare un atteggiamento molto più pragmatico al di là della propria posizione ideologica al fine di comprendere come il Mes, proprio per la sua specifica destinazione per il SSN, potesse essere una risorsa da utilizzare in una duplice finalità. La prima sicuramente finalizzata ad attrezzare con la massima urgenza il sistema sanitario in previsione di una possibile seconda ondata, quindi aumentare il numero dei posti disponibili in terapia intensiva in un’ottica prudenziale molto più indicata di un banco con le rotelle.

    Contemporaneamente con una seconda altrettanto importante che permettesse allo stesso sistema sanitario nazionale di non tralasciare le patologie passate in secondo piano rispetto al covid 19.

    Da allora a tutt’oggi la sanità pubblica, in un momento di eccezionale gravità e difficoltà, non ha ottenuto nessuna risorsa aggiuntiva extrabilancio che il Mes avrebbe invece assicurato. In questo senso, infatti, si ricorda come solo Veneto, Friuli-Venezia e Valle d’Aosta abbiano aumentato la capacità delle terapie intensive.

    Gli effetti di tale disastroso e vergognoso attendismo del governo centrale e di buona parte delle Regioni vengono espressi dal singolo dato riportato nel titolo. Questo da solo pone la maggioranza, come l’intero quadro politico, di fronte alle proprie responsabilità che dovrebbe portare ad un cambiamento di passo nella gestione della sanità pubblica. Come conseguenza diretta di una struttura sanitaria di fronte ad una seconda ondata dei contagi risultano aumentate dell’11,9% le morti da tumore al colon legate al ritardo nella diagnosi. Quindi, invece di utilizzare le risorse disponibili che il Mes avrebbe reso disponibili immediatamente in previsione di una possibile seconda ondata ma anche per non rendere di una secondaria importanza le altre patologie mortali, l’aumento di oltre il 11,9% di questa tipologia di decessi rappresenta il Vergognoso risultato di questo attendismo attribuibile all’intera classe politica nella sua complessità. A causa di manieristiche disquisizioni tra differenze decimali di interesse si è verificata una crescita dell’11,9% di maggiori decessi per ritardi nelle diagnosi.

    La responsabilità di questi decessi va interamente attribuita al miserabile gioco politico che rappresenta un costo insostenibile per la cittadinanza.

    Quando per una classe politica dirigente risultano prioritarie le differenza decimali relative ad un finanziamento esclusivo ed immediato per il SSN e che rappresenta meno del 2% dell’ammontare dell’intero debito pubblico risulta, come logica conseguenza, che il quadro istituzionale ed economico siano destinati ad implodere.

     

  • L’inquinamento uccide 630mila europei ogni anno

    Un morto su 8 nell’Ue e nel Regno Unito è dovuto all’inquinamento dell’aria, dell’acqua, alla mancanza di verde. Il 13% dei decessi totali ogni anno, 630mila secondo le stime dell’Oms e dell’Agenzia europea dell’ambiente (Aea), che le ha raccolte in un rapporto sull’impatto delle variabili ambientali e sociali sulla salute in Europa.

    Lo smog è il killer più pericoloso e più noto, 400mila morti l’anno, soprattutto a causa del particolato fine (PM2,5). Poi l’inquinamento acustico, con 12mila decessi. Le ondate di calore, sempre più frequenti a causa del cambiamento climatico, secondo alcuni scenari potrebbero arrivare a mietere 130mila vittime l’anno. L’impatto più forte lo subiscono le fasce sociali più deboli e a basso reddito. “Ricchezza e benessere sono determinanti della salute”, dice all’Ansa Catherine Ganzleben, una delle autrici del rapporto. Realtà che si riflette nella cortina che ancora resiste tra Europa dell’est e dell’ovest. I decessi attribuibili a cause ambientali sono il 19% del totale in paesi a basso reddito pro-capite come la Romania e il 10% in quelli più ricchi come Danimarca e Svezia, con l’Italia al 12%. La Pianura padana si conferma una delle aree con più smog dell’Ue. Il caso della contaminazione delle acque da sostanze perfluoroalchiliche (Pfas) in Veneto ha tristemente insegnato all’Europa sia il rischio degli inquinanti non monitorati ma anche le misure da prendere per rispondere.  La Penisola è il Paese in cui le malattie croniche interessano la parte più piccola della popolazione senza marcare le diseguaglianze, come accade invece nei paesi del Nord Europa. Le città, dove fattori ambientali e sociali si mescolano e si sovrappongono, sono i luoghi più a rischio. Ma possono cambiare le cose recuperando spazi al verde e alle acque, anche solo aumentando la vegetazione dove si può. L’Aea cita una serie di esperienze Ue, dal progetto di ristrutturazione del quartiere Deckel di Amburgo, ai nove corridoi ‘verdi’ di Lisbona, fino al bosco verticale di Milano. Per invertire la tendenza servono però azioni più decise al livello più alto, e una maggiore integrazione delle politiche ambientali, sociali e della salute.

    L’Aea compie anche una prima analisi degli studi su Covid-19 e smog. Sebbene ci siano “prime evidenze” di una correlazione tra alta mortalità da coronavirus, inquinamento atmosferico e povertà, l’Agenzia sottolinea che gli studi effettuati fin qui hanno “una serie di limitazioni significative, quindi i risultati vanno interpretati con attenzione”, e servono nuove ricerche.

  • Dopo Roma, l’ambulatorio mobile per i test congiunti Epatite C e Covid-19 approda in Lombardia e Campania

    È partita da Roma, patrocinata dal Comune della Capitale, un’importante campagna di prevenzione: presso un ambulatorio mobile, collocato a Piazza del Popolo, attraverso due test capillari, è stato possibile effettuare lo screening congiunto per Covid-19 ed Epatite C. Successivamente l’ambulatorio mobile farà tappa in Lombardia ed in Campania.
    Questo roadshow itinerante, realizzato nell’ambito delle iniziative per la Giornata Mondiale contro le Epatiti proclamata dall’OMS per il 28 luglio, è stato promosso dall’Associazione Italiana per lo Studio del Fegato – AISF e dalla Società Italiana Malattie Infettive e Tropicali – SIMIT, con il patrocinio dell’Associazione Pazienti EpaC Onlus, ed è stato organizzato da MA Provider, società di consulenza manageriale in ambito healthcare, con il contributo non condizionato dell’azienda farmaceutica Abbvie.
    Responsabili scientifici dell’iniziativa sono il Professor Massimo Andreoni, Direttore scientifico della SIMIT e Professore di Malattie Infettive della Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università di Roma Tor Vergata, e il Professor Salvatore Petta, Segretario AISF e Professore di Gastroenterologia all’Università di Palermo.
    La proposta di un doppio test affonda le radici nelle attività sviluppate già da diversi anni dalle Società scientifiche AISF e SIMIT e dall’Associazione pazienti EpaC onlus, riunite sotto la sigla di ACE – Alleanza contro le Epatiti e ha preso vigore nelle ultime settimane. Diversi studi, infatti, hanno rilevato una riduzione di oltre il 90% dei trattamenti durante il lockdown. L’opportunità di un test congiunto è stata esplicitamente indicata anche nel documento conclusivo dell’“Indagine conoscitiva in materia di politiche di prevenzione ed eliminazione dell’epatite C”, approvato all’unanimità in XII Commissione Affari Sociali della Camera dei Deputati, lo scorso 11 giugno: può infatti costituire un primo step per ampliare gli screening per far emergere il “sommerso” secondo l’obiettivo prefissato dall’OMS di eradicare la patologia entro il 2030. Un risultato raggiungibile grazie all’innovazione garantita dai nuovi farmaci antivirali ad azione diretta (DAA) per il trattamento dell’Epatite C, che permettono di eradicare il virus in maniera definitiva, in tempi rapidi e senza effetti collaterali.

    “La pandemia di Covid-19 ha dimostrato quanto sia importante e occorra investire in prevenzione in ambito infettivologico – evidenzia il Prof. Massimo Andreoni – In questo caso, ciò significa fare screening, ossia individuare i soggetti affetti dal virus dell’Epatite C ma inconsapevoli della loro condizione. Proprio questa mancanza di consapevolezza implica la necessità di un legame più stretto tra mondo scientifico e popolazione: la SIMIT ha dunque deciso di andare sul territorio per mettere la scienza al servizio dei cittadini. Per favorire questo processo, possiamo usufruire di una contingenza che coinvolge tutti: visto che anche Covid-19 pone l’esigenza di test per riconoscere la diffusione del virus, possiamo mettere insieme le due cose. Da una parte serve per capire la diffusione del Sars-Cov-2 sul territorio nazionale e il peso degli asintomatici; dall’altra possiamo far emergere il “sommerso” e avviare al trattamento i soggetti affetti da Epatite C. Tecnicamente non ci sono difficoltà a fare ambedue i test sierologici”.

  • Le infezioni sessuali sono in aumento e con Covid-19 si fanno meno diagnosi

    Le infezioni sessualmente trasmesse sono aumentate del 40% in 27 anni, ma soprattutto dal 2000 in poi. Si è registrata un’impennata dei casi per la clamidia, infezione diffusa soprattutto tra gli under 24, con una percentuale del 30% più nel 2018 rispetto all’anno precedente. Sono i dati che emergono dalla sorveglianza dell’Istituto Superiore di Sanità mentre dagli esperti arriva l’allarme: l’emergenza sanitaria causata dal Covid-19 ha ridotto il numero di persone che hanno avuto una diagnosi: un probabile effetto della paura di contagio da coronavirus, che può avere effetti negativi sulla salute.

    Le malattie infettive trasmesse sessualmente possono restare a lungo asintomatiche ma possono anche cronicizzarsi e sviluppare gravi complicanze a lungo termine, tra cui sterilità, parto pretermine, aborto, danni al feto e tumori, tra cui quello alla cervice dell’utero, oltre a predisporre al contagio da Hiv. I dati elaborati dal Centro Operativo AIDS (Coa) dell’Iss, che ha esaminato la tendenza dal 1991, dato di inizio della sorveglianza, fino al 2018, mostrano, in particolare, 9.094 nuovi casi di infezione causati dal batterio Chlamydia trachomatis. Ma i casi vedono un boom nel 2018, quando sono stati 781, con un incremento del 30% rispetto al 2017. Ad esser maggiormente colpite sono le persone tra i 15 e i 24 anni, “che mostrano una prevalenza tripla rispetto a quelle di età superiore”. I dati mostrano inoltre l’aumento della gonorrea, i cui casi di infezione sono raddoppiati negli ultimi tre anni. La sifilide è raddoppiata nel 2018 rispetto al 2000 negli uomini eterosessuali e nelle donne, mentre nei maschi omosessuali l’incremento è di circa 10 volte. Diminuisce, dopo il picco del 2016, la prevalenza di Hiv. Nonostante ciò, nel 2018, tra le persone con una infezione a trasmissione sessuale confermata, la prevalenza di Hiv è stata 50 volte più alta di quella stimata nella popolazione generale: ciò conferma, spiega l’Iss, l’urgenza di testare per l’Hiv coloro che si rivolgono ai centri per curare una qualsiasi altra infezione sessuale.

    A preoccupare gli esperti è la marcata diminuzione di diagnosi andata di pari passo con il lockdown, che contrasta con il trend di aumento dei casi registrato negli ultimi due anni. A dimostrarlo è uno studio osservazionale, pubblicato su Sexually Trasmitted Infections e condotto da ricercatori dell’Irccs Istituto San Gallicano. Nel Centro di Malattie a Trasmissione Sessuale del San Gallicano, nessun caso di sifilide è stato più osservato dopo il 9 marzo. È “probabile che la paura di infezione da Sars-Cov-2 abbia ridotto i rapporti sessuali conducendo a un vero e proprio declino delle infezioni ad essi correlati”, spiegano i ricercatori, ma “non si può escludere che i pazienti abbiano rinviato le visite a causa dei timori legati all’accesso in ospedale durante la pandemia”.

  • Il progresso nella terapia del cancro è legato solo alla libertà della ricerca

    Riceviamo e pubblichiamo un articolo del Dott. Giuseppe Di Bella, figlio del Prof. Luigi Di Bella, ideatore dell’omonimo metodo per le cure anti tumorali.  

    Il progresso nella terapia del cancro è indissolubilmente legato alla libertà e indipendenza della ricerca scientifica. Oggi il dato, non mediatico, ma reale della capacità degli attuali protocolli oncologici di curare il cancro è sintetizzato in questa nota del Quotidiano Sanità Scienza e Farmaci: “In un follow-up a 7 anni è documentato che il 33% di ammalati neoplastici muore per disturbi cardiaci causati da terapie mediche oncologiche e il 51% per progressione del tumore”.

    Terapia cancro e 7 anni di sopravvivenza

    Pertanto oggi solo il 16% di ammalati oncologici raggiungono il settimo anno di sopravvivenza. Le cause di questo fallimento sono documentate in pubblicazioni nella maggiore banca dati biomedica www.pubmed.gov e riportate nella rassegna allegata di diapositive del sito metododibella.org alla sezione Novità e Comunicazioni. Autorevoli ricercatori spiegano che un fallimento di questa portata, nascosto dai mainstream con continui altisonanti annunci di spettacolari quanto fantomatici progressi, dipende dalla sponsorizzazione della ricerca finalizzata all’incremento dei fatturati.

    Il dottor Ralph Moss nel noto volume Questioning Chemotherapy: “Le industrie farmaceutiche formano una sorta di establishment del cancro, che controlla l’orientamento della prevenzione, della diagnosi e della terapia del cancro. A livello globale, tutta la legislazione sanitaria tende ad accentrare il potere in poche mani e ad accrescere il conservatorismo in medicina per salvaguardare il profitto”.

    Altri medici prestigiosi cercano la verità

    Il dottor Richard Horton, caporedattore del Lancet, prestigiosa rivista scientifica “Moltissime delle ricerche pubblicate sono, nella migliore delle ipotesi, inaffidabili, se non completamente false… Gran parte della letteratura scientifica, forse la metà, può essere dichiarata semplicemente falsa. La scienza ha preso una direzione verso il buio”.

    La Prof. Marcia Angell, già caporedattore della nota rivista New England Medical Journal: “Semplicemente, non è più possibile credere a gran parte della ricerca clinica che viene pubblicata, o fare affidamento sul giudizio di medici fidati o linee guida mediche autorevoli”.

    Randy Schekman (Nobel per la medicina): “La scienza è a rischio: non è più affidabile perché in mano a una casta chiusa e tutt’altro che indipendente. Almeno il 50% dei dati scientifici è corrotto, la ricerca è in mano a una cerchia ristretta (la cosiddetta Comunità scientifica) che può influenzare le scelte di governi e istituzioni e ha la possibilità di orientare gli studi in un senso “conveniente” al potere. I ricercatori sono disposti a tutto, anche a modificare i risultati dei loro lavori, pur di ottenere una pubblicazione”.

    I medici che vogliono una ricerca libera e indipendente

    La denuncia di Schekman era stata preceduta da quella di un autorevolissimo scienziato, Peter Higgs, notissimo teorizzatore del bosone di Higgs, che aveva denunciato il sistema delle pubblicazioni scientifiche. Premi Nobel e caporedattori delle massime testate mediche, autorità scientifiche mondiali non diffondono fake news, ma sono le rare, forse ultime, voci che all’onestà intellettuale associano rilevanti meriti scientifici. Se la dichiarazione di Schekman rilasciata nel giorno stesso in cui ha ricevuto il Nobel e quindi di massima visibilità, è clamorosa, altrettanto clamoroso è il silenzio in cui è caduta a conferma dell’estrema gravità del momento che viviamo.

    La ricerca medico scientifica non è libera, indipendente, ma nella quasi totalità dei casi asservita e sponsorizzata dalle multinazionali. La ricerca libera, unicamente finalizzata alla ricerca della Verità, unica Via che porta alla Vita è contrastata con ogni mezzo. La censura della ricerca indipendente rappresenta l’aspetto eticamente e scientificamente più grave di questa dittatura globale camuffata da democrazia. Il sovvertimento delle basi logiche del ragionamento medico scientifico, la mancata valutazione, considerazione e valorizzazione della realtà, della verità, di casi clinici felicemente risolti per innovative e positive esperienze terapeutiche del MDB, è una costante di questa dittatura terapeutica, di questo capitalismo farmaceutico esasperato, senza limiti dignità e regole.

    I circoli di potere e i trials truccati

    I circoli di potere hanno sostituito il dato di fatto evidente, documentato e incontestabile, con funambolismi statistici finalizzati alla costruzione di esiti preconfezionali di trials clinici truccati, poi regolarmente registrati e lautamente retribuiti. Se consideriamo la manipolazione e l’asservimento della ricerca medica e delle linee terapeutiche al profitto, denunciati dalle personalità citate, comprendiamo i gravi limiti dei protocolli oncologici.

    Come ho evidenziato nella mia recente pubblicazione sulla prevenzione dei tumori “La scelta antitumore, prevenzione farmacologica e stile di vita”, l’asservimento della ricerca è stato preceduto dal condizionamento e inquinamento delle coscienze, che si può tanto più facilmente realizzare quanto più un’opinione pubblica è rassegnata, inerte, distratta, incolta, ininfluente, disattenta, e pertanto plagiabile dai centri di potere che possono irretirla e asservirla ai propri interessi.

    Oggi si sta gradualmente affermando una nuova scuola di pensiero, un paradigma di ricerca libero, indipendente, un metodo multi-terapico biologico basato sui concetti scientifici razionali, logici, fisiologici etici, postulati e attuati dal Prof Di Bella. E’ urgente sostituire i fallimentari paradigmi sponsorizzati con una ricerca indipendente come quella condotta dalla Fondazione Di Bella, i cui risultati sono pubblicati sulle maggiori banche dati biomediche ufficiali reperibili sul sito.

    La logica del MDB e la terapia anti cancro

    Questa ricerca libera, indipendente, non condizionata dalla logica del fatturato, è sostenuta unicamente da contributi volontari di quanti hanno compreso la logica del MDB, o lo hanno applicato verificandone l’efficacia. Gli attuali paradigmi di ricerca vanno radicalmente rivisti perché è ormai evidente e documentato che l’applicazione degli attuali trials clinici ad una multiterapia oncologica comporterebbe tempi incredibilmente lunghi.

    Sperimentare terapie su pazienti pretrattati in condizioni critiche è privo di senso. I farmaci prodotti da diverse ditte comporterebbero scarsi fatturati per ognuna. Prodotti biologici (melatonina, retinoidi, etc) danno una minima fonte di guadagno. Il medico che prescrive al di fuori dei protocolli istituzionali è intimidito, indifeso. La ricerca indipendente difficilmente è approvata dai comitati etici.

    I progetti di ricerca della Fondazione Di Bella perseguono questi obiettivi strategici:

    1) Contrasto dei meccanismi di crescita tumorale mediante gli inibitori dell’ormone della crescita e pertanto dei fattori di crescita tumorale GH-dipendenti, e della Prolattina (PRL).

    2) Contrasto della mutabilità del fenotipo neoplastico mediante molecole differenzianti. Le Elites strumentalizzano anche la pandemia del Cov 19 per imporre scelte politiche e terapeutiche conformi ai loro interessi. Per questo hanno delegittimato ricercatori e clinici come il Nobel Prof. Montagnier e i Prof. Tarro e De Donno, censurato il Lisozima potente​ immunomodulante e antivirale biologico totalmente privo di tossicità.

    Terapia cancro e il vaccino anti Covid

    Sono arrivati al punto da fare pubblicare su una prestigiosa rivista come Lancet un clamoroso falso, immediatamente ritirato per togliere di mezzo l’altro concorrente del vaccino, l’ utilissima Clorochina. L’Unione Europea ha promosso la pop star Miley Cyrus a Testimonial per la raccolta di fondi destinati alla “Global Goal: Unite for Our Future”, finalizzati alla produzione del vaccino anti Covid 19. La scelta dello sponsor da parte della U.E. è perfettamente coerente con la sua intima essenza, natura e finalità. Buon vaccino a tutti.

    Giuseppe Di Bella, figlio del Prof. Luigi Di Bella e promotore della terapia anti cancro MDB

    Terapia Di Bella: “Contro la prova dei fatti niente potrà sconfiggerla”

    Prevenzione Covid-19, Dott. Di Bella: aggiornamenti su terapia antinfettiva

    Giuseppe Di Bella

     

  • Over 60 più esposti al coronavirus

    Il decorso peggiore della malattia causata dal nuovo coronavirus riguarda gli over 60 con patologie croniche, stando ad uno studio pubblicato su Lancet relativo a 99 contagiati assistiti in un ospedale di Wuhan e a un report messo a punto dagli esperti cinesi su altri 450 casi. Tuttavia Li Wenliang, l’oftalmologo che oltre un mese fa aveva lanciato l’allarme – inascoltato – proprio da un ospedale di Wuhan dove lavorava, su sette casi dalle caratteristiche simili alla Sars, è morto a 34 anni. Quindi anche persone giovani e sane possono essere uccise dal virus 2019-nCoV. È del 31 gennaio la notizia di un primo bambino contagiato in Germania figlio di un dipendente della ditta Webasto che era stato già contagiato.

    «Ognuno di noi risponde all’infezione in modo diverso, a seconda di come è attrezzato immunitariamente, geneticamente», risponde l’infettivologo Massimo Galli dell’Università di Milano-Ospedale Sacco. «La reazione individuale alle infezioni è completamente differente per ognuno di noi, quando la patologia ha la meglio sul paziente vuol dire che la risposta immunitaria è stata o insufficiente o eccessiva», spiega l’esperto.

    Ma ecco come si presenta la malattia e come viene individuata.

    «I sintomi sono assolutamente identici a quelli dell’influenza, il virus 2019-nCov inizialmente non è riconoscibile e si palesa come banale e mite anche quando successivamente può svilupparsi in patologia importante e grave”, dice Galli. E ancora: “La gravità varia da persona a persona e il decorso, stando ai primi studi pubblicati, può essere diverso. Sui 99 casi di cui parla Lancet, il 17% ha sviluppato una polmonite grave, l’8% ha avuto una seria insufficienza respiratoria, l’82% la tosse». Il tampone faringeo – spiega – si esegue quando la persona con sintomi sospetti ha la febbre e viene o è stata a contatto con persone provenienti dalla zona dell’Hubei. «Qualora il tampone risulti positivo si procede al ricovero nei centri deputati: il paziente viene trasportato con misure idonee in una struttura idonea». L’infettivologo quindi risponde sulla cura: «I pazienti vengono trattati con terapia supportiva. Questo significa con respirazione assistita se necessario, idratazione e mantenimento dell’equilibrio elettrolitico se necessario. Gli antibiotici sono inutili, perché curano solo la polmonite batterica e il nuovo coronavirus, appunto, è un virus. Per il momento non ci sono altri farmaci da usare».

  • L’Oms demolisce le sigarette elettroniche

    Le sigarette elettroniche “sono dannose per la salute e non sono sicure”, sono particolarmente rischiose per lo sviluppo del cervello degli adolescenti e “possono danneggiare il feto in crescita”. Inoltre “non ci sono poche prove che aiutino i fumatori a smettere”. Pertanto, “laddove non siano vietate, devono essere regolamentate”. Questo il nuovo forte allarme dell’Organizzazione mondiale della sanità (OMS), in un documento di domande e risposte pubblicato sul portale e rilanciato con una serie di tweet.

    Le e-cig, si legge, “aumentano il rischio di malattie cardiache e disturbi polmonari”. Espongono, di seconda mano, anche i non fumatori “alla nicotina e ad altre sostanze chimiche dannose”. Inoltre, il liquido in esse contenuto “può bruciare la pelle e causare avvelenamento da nicotina se ingerito o assorbito. Esiste il rischio che i dispositivi perdano o che i bambini ingeriscano il contenuto”, e, ancora “possono causare gravi lesioni a seguito di incendi ed esplosioni”.

    Nel documento, che sintetizza le principali evidenze fino ad oggi emerse dagli studi, si sottolinea che le sigarette elettroniche sono “particolarmente rischiose se usate dagli adolescenti”, poiché la nicotina in esse presenti crea “dipendenza nel cervello in via di sviluppo”. E, d’altronde, tra i 15.000 aromi ve ne sono “molti progettati per attirare i giovani, come gomma da masticare e zucchero filato”.

    Dal 2015 Public Health England (PHE), così come altri enti e ricercatori hanno suggerito che passare dal fumare allo svapo, fosse più sicuro rispetto al fumo di tabacco. Un’ipotesi che l’Oms non conferma, affermando che “dipende dalla quantità di nicotina e di altre sostanze tossiche nei liquidi riscaldati”.

    Per i consumatori di tabacco che vogliono smettere di fumare, precisa, “esistono altri prodotti collaudati, più sicuri e autorizzati, come cerotti sostitutivi della nicotina, gomme e trattamenti di dipendenza”.

    Ad oggi, ricordano gli esperti dell’Oms, le e-cig sono “vietate in oltre 30 paesi in tutto il mondo, con sempre più Paesi che stanno prendendo in considerazione il divieto di proteggere i giovani”. Raccomandano pertanto di attuare misure normative che si adattino meglio al loro contesto interno. Il regolamento dovrebbe, tra l’altro, interromperne la promozione e “vietare che vengano fatte affermazioni false o non dimostrate in merito».

  • Leucemia quasi debellata, ma i farmaci restano cari

    Negli ultimi 10 anni sono stati fatti progressi notevoli nella lotta ai tumori del sangue. «Sono ‘esplosi’ i farmaci biologici, che diversamente da quelli chemioterapici sono molto più mirati sul bersaglio da colpire, come missili che non producono danni collaterali. Gli anticorpi monoclonali, validi anche contro i tumori solidi, 10 anni fa non c’erano» spiega il professor Mario Lazzarino, per anni direttore della Clinica Ematologica del Policlinico San Matteo di Pavia.

    Sua moglie, Enrica Morra, da anni è impegnata, come coordinatrice scientifica della Rete Ematologica Lombarda e come presidente della Fondazione Malattie del Sangue, a promuovere la ricerca terapeutica, a fornire formazione specialistica al personale sanitario e assistenza psicologica a chi è colpito da malattie del sangue ed è in cura al Niguarda di Milano. «Grazie all’immunoterapia chi è colpito da malattie del sangue di modesta entità può contare su una vita regolare, mentre per chi è colpito da malattie più gravi le aspettative di vita sono comunque buone» sottolinea ancora Lazzarino, spiegando che «attraverso l’immunoterapia vengono prelevati linfociti propri della persona da curare e questi linfociti vengono educati in vitro in laboratorio a riconoscere il tumore da colpire una volta reimmessi nel paziente. Trattandosi di linfociti propri il reimpianto non crea problemi e i linfociti, moltiplicati in vitro, possono aggredire il tumore e distruggerlo».

    «I tumori del sangue – prosegue – sono in aumento, ma perché è in aumento l’età media della vita che è ormai di oltre 80 anni per gli uomini e di 85 per le donne. Aumentano peraltro anche le guarigioni dalle leucemie. Anche il trapianto allogenico ha dato buoni risultati e sono lontani i tempi nei quali potevamo solo diagnosticare il male e basta perché non avevamo strumenti per curarlo».

    Buone le prospettive terapeutiche, problematica resta la sostenibilità economica delle stesse. «Le istituzioni fanno molto e la sanità lombarda funziona» premette Lazzarino. «Il problema – continua – è la sostenibilità della spesa. Le cure costano migliaia di euro, a volte anche centinaia di migliaia di euro. Le istituzioni devono quindi sostenere la ricerca e ogni ospedale deve fare ricerca».

  • In Venezuela è sempre più crisi umanitaria

    La scorsa settimana, su queste colonne, abbiamo affrontato il dramma dei caminates del Venezuela, oggi ci tocca fornire qualche altro dato che giunge da quel Paese, e non attraverso organi di stampa canonici ma da notizie divulgate da associazioni di volontariato che operano da tempo nelle aree più economicamente depresse del Sud America. E così, mentre i giornali e le Tv del mondo si sono dedicate, e si dedicano, alle proteste di piazza in Cile, senza rivelare alla fine qual sia il reale stato di disagio economico e sociale che pervade le campagne e i piccoli centri, ben lontani dalla capitale Santiago in cui si sono riversate tutte le attenzioni, sul Venezuela, se non in presenza di atti eclatanti, è calato il sipario o lo si socchiude di tanto in tanto. Eppure la situazione è tragica perché la povertà, la situazione economica sempre più drammatica, la mancanza di cibo e di beni primari hanno fatto raggiungere altissimi livelli di insicurezza alimentare.Secondo  l’Organizzazione mondiale della sanità (OMS), inoltre, i casi di malaria confermati sono costantemente aumentati negli ultimi anni, da meno di 36.000 nel 2009 a oltre 414.000 nel 2017. Dal 2016 sono stati segnalati più di 2.500 casi sospetti di difterite mentre dal 2017 i casi di morbillo sono 9.300. Cos’altro aggiungere?

  • Gli infettivologi lanciano l’allarme sul pericolo di infezioni batteriche

    Su 9 milioni di ricoveri in ospedale in Italia, ogni anno si riscontrano da 450.000 a 700.000 casi di infezione e le infezioni ospedaliere hanno un’incidenza maggiore di altre malattie non infettive. E’ quanto emerge dai dati illustrati da Marco Tinelli e Massimo Galli al Congresso AMIT a Milano, nel corso del quale hanno avvertito che «nel 2050 le infezioni batteriche costituiranno la principale causa di decessi» e spiegato che «qualunque tipo di infezione, dalle più banali come semplici infezioni cutanee o urinarie, a infezioni gravi, quali polmoniti e sepsi, può essere causato da batteri antibiotico-resistenti. Sembra un paradosso, ma anche una persona che non abbia mai assunto antibiotici corre il rischio di avere un’infezione da batteri resistenti».

    Gli infettivologi riuniti a congresso hanno convenuto che sia «fondamentale impostare anche una gestione della terapia secondo uno schema di salvaguardia dell’armamentario terapeutico disponibile sia per i vecchi che per i nuovi antibiotici a disposizione del clinico» con l’obiettivo di «impostare una corretta gestione degli antibiotici, la cosiddetta “antibiotic stewardship”». La SIMIT (Società Italiana di Malattie Infettive e Tropicali) insiste anche sulle buone prassi di igiene e da tempo propone esercitazioni pratiche sul corretto lavaggio corretto delle mani. «Secondo una ricerca europea – già segnalata durante il congresso del 2015 dal dottor Tinelli – l’Italia è il paese europeo in cui si fa meno uso di salviette bagnate con l’alcol. Il non lavarsi correttamente le mani aumenta la probabilità di contagio del 50%.”

    «Attualmente sono in corso sperimentazioni cliniche su ben 42 nuovi antibiotici ad uso sistemico di cui 17 sono per il trattamento delle infezioni più pericolose», fanno sapere in AMIT, e «alcuni di questi farmaci presto entreranno nel mercato dopo l’approvazione di EMA ed AIFA».

    Gli infettivologi guardano anche ai farmaci antimicrobici cosiddetti “biologici” sono molecole proteiche complesse, prodotte in laboratorio da colture cellulari che funzionano legandosi a recettori dei microrganismi e modificando così l’evoluzione della malattia in senso favorevole. Sono essenzialmente anticorpi monoclonali (il loro meccanismo nelle malattie infettive si basa nel bloccare le attività di virus e batteri), alcuni ormoni, fattori di crescita, enzimi e terapie geniche. Essi sono stati utilizzati con successo soprattutto in oncologia e nelle malattie autoimmuni. Altro campo di sviluppo sono i nuovi vaccini, attualmente nella cosiddetta fase due di ricerca (durante la quale un farmaco si valuta su un ristretto numero di pazienti altamente selezionati affetti dall’infezione per la quale esso è testato). Sono in corso di valutazione vaccini per il Mycobacteriumtuberculosis, lo Streptococco di gruppo B, il Clostridium difficile, lo Stafilococco aureo e l’Escherichia coli. Tutti questi nuovi farmaci potranno essere utilizzati sia singolarmente ma anche in associazione, ad esempio con i classici antibiotici, al fine di potenziare al massimo l’attività anti infettiva attraverso l’utilizzo di più molecole dirette verso bersagli differenti, con lo scopo di eradicare definitivamente l’infezione.

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