malattie

  • L’intelligenza artificiale può creare malati immaginari e ingannare i medici

    L’uso fraudolento dell’intelligenza artificiale nella ricerca medica ha fatto impennare gli articoli scientifici con dati falsi, citazioni inesistenti e trial clinici manipolati del 900% tra il 2023 e il 2026. Si è passati da un articolo con fonti inesistenti ogni 2.800 nel 2023 a uno ogni 277 nel 2026.

    I chatbot come ChatGPT vengono usati per produrre in serie studi fittizi e barare sull’efficacia dei farmaci, spinti dalla corsa alle pubblicazioni per ottenere finanziamenti, reputazione e avanzamenti di carriera. Vengono create immagini manipolate, bibliografie inventate e interi trial clinici artificiali difficili da smascherare con la sola analisi statistica.

    Gli studi falsificati finiscono spesso nelle revisioni sistematiche che dettano le linee guida per la cura dei pazienti. Il rischio concreto è che le persone vengano curate sulla base di finzioni e dati costruiti a tavolino. Dal 2023, secondo i dati di Retraction Watch richiamati nell’inchiesta, sono stati ritirati oltre 350 articoli per presunti utilizzi impropri dell’intelligenza artificiale nella manipolazione di testi, immagini o dati. Come non bastasse, l’intelligenza artificiale è in grado di produrre riferimenti bibliografici inesistenti, che danno credibilità agli studi fasulli.

    Il fenomeno si inserisce inoltre in un sistema accademico nel quale il numero e il prestigio delle pubblicazioni incidono sulle carriere, sull’accesso ai finanziamenti e sulla reputazione di università e centri di ricerca. È la logica conosciuta come “publish or perish”, pubblicare o perire. L’IA può rendere molto più veloce la produzione scientifica: secondo i dati citati nell’inchiesta, il 30% dei ricercatori utilizza ChatGPT per la scrittura degli articoli e il 15% per le richieste di finanziamento. L’utilizzo di questi strumenti non implica naturalmente una condotta scorretta, soprattutto quando vengono impiegati come supporto alla traduzione, alla raccolta o all’elaborazione delle informazioni.

    Ancora più delicato è il problema delle immagini diagnostiche sintetiche. Una ricerca pubblicata su Radiology ha sperimentato la generazione tramite ChatGPT di false radiografie raffiguranti fratture ossee, successivamente mescolate con immagini autentiche. Sottoposte alla valutazione di 17 radiologi, le immagini artificiali sono state individuate come false soltanto nel 41% dei casi. Questo significa che l’intelligenza artificiale generativa può contribuire alla creazione di materiale che presenta l’apparenza stessa della prova scientifica agli occhi degli esperti.

  • I benefici dell’onoterapia

    Non sempre si parla del valore e utilità dell’onoterapia e cioè di quella pet therapy che utilizza gli asini per costruire un percorso che dà maggiore benessere psicofisico. A pazienti che hanno necessità di ritrovare un equilibrio fisico o psichico

    La grande utilità della pet terapia è normai dimostrata ed vi è una sempre maggior diffusione di questo approccio curativo e l’asino, animale dotato, dotato di un carattere calmo e docile, è utilissimo per stabilire contatti terapeutici sia con bambini che con adulti e per svariate patologie di persone che hanno problemi fisici, emotivi o cognitivi perché in poco tempo si instaura una empatia tra il paziente e l’animale, sotto il controllo di un terapeuta specializzato.

    L’onoterapia sfrutta la natura stessa dell’asino, animale paziente, che si muove senza scatti, che comunica tranquillamente con gli umani così da creare un clima di fiducia, gli asini sono animali molto sensibili e affettuosi oltre che intelligenti e in grado di percepire, comprendere gli stati emotivi delle persone con le quali lavorano.

    Per alcune persone, specie bambini, insicure o iperattive, la pacatezza dell’asino aiuta a controllare emozioni e a ritrovare la capacità di saper pazientare.

    Interagire con gli animali è molto utile per recuperare, per sapersi rilassare e avere stimoli sia per attività motorie che per migliorare le capacità cognitive.

    Con l’onoterapia si riducono ansia e stress, migliorano la motricità ed il coordinamento, si sviluppa l’empatia e perciò la capacità di relazionarci, e migliorano l’emotività e l’autostima.

    I bambini con disturbi autistici, persone che hanno difficoltà motorie o disturbi emotivi o comportamentali, anziani o comunque soggetti che abbiano malattie degenerative, trovano un grande vantaggio nella pratica dell’onoterapia.

    E se abbiamo un giardino, un pezzetto di terra in campagna, ricordiamo che l’asino è un grande amico, un animale che fa compagnia e chiede in cambio solo un po’ d’erba, di carezze e qualche carota.

  • L’UE stanzia 2,3 milioni di euro in aiuti umanitari di emergenza per contrastare l’epidemia di colera nell’Africa occidentale e centrale

    La Commissione europea ha stanziato 2,3 milioni di euro in aiuti umanitari di emergenza a favore di Nigeria, Camerun, Repubblica centrafricana e Ciad per sostenere questi Paesi nell’affrontare l’attuale epidemia di colera. Secondo l’Organizzazione mondiale della sanità (OMS), nei primi cinque mesi del 2026 sono stati segnalati oltre 61 000 casi di colera nella regione africana.

    In Nigeria, 1,5 milioni di euro contribuiranno ad aumentare il numero delle équipe di intervento, a fornire beni essenziali come i kit per il colera e a sostenere gli interventi volti a garantire l’accesso all’acqua, ai servizi sanitari e all’igiene, compreso il trattamento dell’acqua nei punti di approvvigionamento pubblico e nelle abitazioni.

    In Camerun, 100 000 euro sosterranno il contenimento dell’epidemia e la gestione dei casi, anche attraverso personale aggiuntivo per i partner umanitari presenti sul campo, medicinali essenziali, ulteriori unità di trattamento del colera e punti per la somministrazione di soluzioni reidratanti orali nei villaggi più colpiti.

    Nella Repubblica centrafricana, 500 000 euro serviranno a potenziare la gestione dei casi e le attività di vaccinazione, nonché gli interventi volti a garantire l’accesso all’acqua, ai servizi sanitari e all’igiene. I fondi contribuiranno inoltre a rafforzare la comunicazione dei rischi e il coinvolgimento delle comunità, a intensificare la sorveglianza e l’individuazione dei casi e a garantire sepolture dignitose e sicure.

    In Ciad, 200 000 euro contribuiranno a interrompere la catena di trasmissione del colera migliorando l’accesso all’acqua, ai servizi sanitari e all’igiene e sostenendo le comunità nelle attività di sorveglianza e gestione dei casi.

  • Ricerca sulle piante per ricavarne vaccini

    Piante utilizzate come biofabbriche per produrre molecole destinate allo sviluppo di vaccini e kit diagnostici per alcune malattie di ovini e suini trasmissibili all’uomo. È quanto Enea è impegnata a realizzare nel suo ruolo di coordinamento del progetto europeo Reprodivac da 6 milioni di euro per il contrasto di tali patologie. “Attualmente le nostre attività sono focalizzate sulla produzione di antigeni, ovvero molecole presenti su virus e batteri patogeni che vengono riconosciute dal sistema immunitario per attivare una risposta di difesa specifica”, spiega la coordinatrice del progetto per Enea, Selene Baschieri, ricercatrice del Laboratorio Biotecnologie Green presso il Dipartimento Sostenibilità. “Questi antigeni – aggiunge – rappresentano strumenti biologici fondamentali e saranno utilizzati per la formulazione di nuovi vaccini, se le prove in vitro e in vivo confermeranno la loro efficacia nell’attivare risposte immunitarie in grado di conferire protezione negli animali”. L’attività è condotta con l’ausilio del Plant Molecular Farming, una piattaforma tecnologica sviluppata e perfezionata dall’Enea nel corso di oltre vent’anni di ricerca, che sfrutta le piante come “biofabbrica” per la produzione di biofarmaci.

    Per produrre antigeni virali e batterici o anticorpi, i ricercatori Enea introducono nella pianta Nicotiana benthamiana, una specie di tabacco selvatico, le informazioni genetiche necessarie alla sintesi dei biofarmaci, sfruttando la capacità naturale del batterio del suolo Agrobacterium tumefaciens di trasferire materiale genetico nelle cellule vegetali. La pianta produce, quindi, la biomolecola nei suoi tessuti da dove può essere estratta e purificata. “I costi e i tempi di produzione delle biomolecole con il Plant Molecular Farming sono significativamente inferiori rispetto a quelli dei farmaci biologici prodotti in colture cellulari di mammifero. Dall’idea al prodotto possono essere sufficienti poche settimane. Inoltre, queste tecnologie potrebbero essere più accessibili per i paesi in via di sviluppo, dove spesso le malattie zoonotiche, ossia trasmissibili dagli animali agli uomini, sono più diffuse e le infrastrutture per la produzione farmaceutica tradizionale scarse”, sottolinea la responsabile della divulgazione del progetto Reprodivac Maria Elena Villani, ricercatrice del Laboratorio Enea Biotecnologie Green. Il progetto Reprodivac si focalizza su quattro malattie riproduttive del bestiame: la sindrome riproduttiva e respiratoria dei suini (Prrs) di origine virale, la febbre Q causata dal batterio Coxiella burnetii che colpisce soprattutto ovini e caprini, l’aborto enzootico ovino causato dal batterio Chlamydia abortus e la brucellosi suina causata dal batterio Brucella suis.

    Queste malattie causano importanti perdite economiche a livello globale, in quanto incidono in maniera significativa sulla riproduzione e sulla redditività del bestiame, in particolare di bovini, ovini e suini con costi di gestione dell’emergenza in caso di focolai che arriverebbero fino a 200 miliardi di dollari l’anno, a fronte di una spesa per la prevenzione valutata in circa 20 miliardi. Inoltre, i tre batteri rappresentano un rischio anche per la salute pubblica in quanto agenti patogeni trasmissibili direttamente dagli animali infetti all’uomo. In generale, nei primi 36 mesi del progetto Reprodivac, le attività scientifiche dei team di ricerca coinvolti si sono concentrate sulla definizione del tipo di risposta immunitaria in grado di conferire protezione contro ciascun agente patogeno, sull’identificazione e caratterizzazione degli antigeni bersaglio della risposta immunitaria protettiva, sulla produzione degli antigeni selezionati mediante l’utilizzo di cellule o piante come “biofabbriche” e sull’esecuzione delle prime prove di efficacia in vitro e in vivo, oltre che sulla messa a punto di test diagnostici. Attualmente il progetto Reprodivac si sta dedicando anche al perfezionamento e alla semplificazione del processo di produzione di un vaccino esistente contro C. abortus. Questa attività è stata portata a termine con successo e il protocollo migliorato è stato trasmesso a uno dei partner commerciali per la valutazione e l’ulteriore industrializzazione. Oltre allo sviluppo di nuovi prodotti, gli sforzi della ricerca sono dedicati anche alla messa a punto di approcci sperimentali basati sui principi delle 3R (Replacement, Refinement and Reduction), finalizzati a sostituire, ridurre e affinare l’uso di animali nella ricerca scientifica, promuovendo metodi più etici e al tempo stesso scientificamente validi per valutare l’efficacia di medicinali di nuova concezione.

  • Obesità adolescenziale in crescita, in particolare nei maschi: allarme per i rischi cardiovascolari già in giovane età

    Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità il numero di bambini e adolescenti obesi tra i 5 e 19 anni nel mondo è aumentato di 10 volte negli ultimi 40 anni. Attualmente in Europa il 59% degli adulti e quasi 1 bambino su 3 è in sovrappeso od obeso, e in Italia la situazione non è migliore: il 43% degli adulti ha un eccesso ponderale, con punte del 49% in Puglia. Inoltre, secondo gli ultimi dati dell’Istituto Superiore di Sanità, oltre il 22% degli adolescenti italiani presenta un eccesso ponderale. Tra i maschi di 17 anni, la quota sale a quasi il 24%, con un 3,9% classificato come obeso.
    Il trend, che fino a pochi anni fa sembrava in lieve diminuzione, sta nuovamente crescendo, soprattutto nella fascia 11–14 anni. Inoltre, a livello globale, un rapporto OMS ha stimato che nel 2022 l’obesità infantile e adolescenziale in Italia ha raggiunto livelli circa quattro volte superiori rispetto al 1990 (​epicentro.iss.it). Ancora più preoccupante è la distribuzione geografica del fenomeno: le prevalenze più elevate di obesità tra i giovani si osservano nelle regioni del Sud Italia​ (epicentro.iss.it). Le regioni meridionali come la Campania presentano tassi di adolescenti sovrappeso/obesi superiori al 25-30%, con la Puglia al 27%, mentre in alcune regioni del Nord (es. Trentino Alto Adige) tali valori scendono sotto il 15%​ (epicentro.iss.it). In generale, almeno 1 adolescente su 4 nel Mezzogiorno risulta in eccesso di peso, a fronte di quote sensibilmente inferiori nelle regioni settentrionali​.
    Il Progetto Scuola della Fondazione Foresta ETS, partito lo scorso ottobre a Padova, ha coinvolto quasi seimila studenti delle scuole superiori. I dati raccolti confermano un quadro preoccupante: i giovani maschi sono più frequentemente obesi rispetto alle coetanee (18% vs 12%), e questa forbice è sempre più ampia rispetto a 8 anni fa quando la differenza era di soli due punti percentuali. Le conseguenze sulla salute non sono trascurabili e includono certamente le disfunzioni sessuali (già il 20% degli obesi dichiara di avere almeno una disfunzione sessuale già a 18 anni, contro meno del 10% dei coetanei normopeso), ma anche i tipici fattori di rischio cardiovascolare dell’adulto, come ipertensione, iperglicemia e ipercolesterolemia.

    Uno studio condotto dall’equipe del prof. Foresta in collaborazione col prof. Andrea Di Nisio dell’Università Pegaso, su oltre 100 ragazzi italiani tra 11 e 14 anni, nell’ambito di un progetto di prevenzione dell’obesità e della salute andrologica e pubblicato sulla rivista internazionale Endocrine, ha mostrato dati preoccupanti.
    Quasi la metà del campione era in sovrappeso o obeso. Un elemento chiave emerso è la diffusa carenza di vitamina D: Il 92% dei ragazzi obesi e il 76% dei normopeso risultavano avere livelli insufficienti. Tale carenza si è rivelata essere un indicatore indipendente di accumulo di fattori di rischio cardiovascolare, anche nei soggetti normopeso. In condizioni di ipovitaminosi D, cioè con livelli inferiori a 30 ng/ml, la probabilità di presentare almeno un fattore di rischio risultava aumentata del 31% nella popolazione totale e del 41% tra i ragazzi in eccesso ponderale. Nei casi di carenza grave (inferiore a 20 ng/ml), il rischio risultava addirittura raddoppiato.
    “Questo studio dimostra che l’obesità adolescenziale espone i ragazzi, già in tenera età, a fattori di rischio cardiometabolico, che se non corretti nell’adulto possono svilupparsi precocemente in patologie cardiovascolari severe, per non parlare del rischio di ipogonadismo ed infertilità, confermato già da diversi studi che mostrano come la funzionalità testicolare del giovane obeso sia già alterata e si mantenga tale durante tutto la fase di sviluppo sessuale dell’adolescenza” conclude Foresta.
    Lo studio, illustrato a Lecce presso il Mercure Hotel President, nelle giornate del 9 e del 10 maggio all’interno del XVIII convegno di endocrinologia e medicina della sessualità sul tema “Obesità, osteoporosi, infertilità: un complesso sindromico dilagante” dimostra come queste tre patologie sono frequentemente interconnesse, soprattutto nel maschio infertile e indipendentemente dall’invecchiamento. Basti pensare che quasi il 50% dei giovani infertili è infatti obeso, ipogonadico e presenta una ridotta densità dell’osso, prodromica all’osteoporosi.

  • Allarme sanitario dell’Unicef per l’Africa sudorientale

    Le emergenze sanitarie, tra cui i focolai di colera, di vaiolo e, più recentemente, di febbri emorragiche virali, rappresentano una minaccia significativa per la sicurezza e il benessere di milioni di bambini nell’Africa orientale e meridionale. Lo denuncia in una nota il Fondo delle Nazioni Unite per l’infanzia (Unicef), secondo cui l’elevato numero di crisi sanitarie, spesso aggravate da shock climatici, sta colpendo comunità già vulnerabili e aggrava i rischi per i bambini della regione. “L’allarmante frequenza delle emergenze sanitarie e delle epidemie nella regione sta distruggendo le reti di sicurezza vitali per i bambini, privandoli del diritto a un ambiente sicuro e accogliente”, ha dichiarato Etleva Kadilli, direttrice regionale dell’Unicef per l’Africa orientale e meridionale. “Le parti interessate a livello globale e regionale devono unirsi per rafforzare i sistemi di protezione offerti dalle famiglie, dalle comunità e dai servizi statali per garantire che ogni bambino possa crescere, anche di fronte a molteplici sfide”, ha aggiunto.

    Nel 2025, 17 Paesi dell’Africa orientale e meridionale sono alle prese con molteplici emergenze sanitarie, la maggior parte delle quali è costituita da focolai di malattie prevenibili da vaccino come la poliomielite, il morbillo e la difterite. Anni di tassi di immunizzazione stagnanti e in calo in molti Paesi della regione hanno portato a una recrudescenza di queste malattie prevenibili. La regione sta vivendo importanti focolai di febbri emorragiche virali, tra cui la malattia da virus Marburg in Tanzania e la malattia di Ebola causata dal virus Sudan in Uganda. Inoltre, il vaiolo continua a rappresentare un problema sanitario significativo, in particolare in Burundi e Uganda, con rischi di trasmissione transfrontaliera a causa degli elevati livelli di movimento della popolazione. Inoltre, il colera sta attualmente colpendo 12 Paesi, tra cui Angola, Burundi, Sud Sudan, Zambia e Zimbabwe, con la regione che registra il maggior numero di decessi per colera e diarrea acquosa acuta a livello globale. I bambini sono intrinsecamente più vulnerabili all’impatto fisico di queste malattie a causa del loro sistema immunitario in via di sviluppo e delle loro caratteristiche fisiologiche uniche. I rischi sono ancora maggiori per i bambini che soffrono di malnutrizione.

    Inoltre, quando un membro della famiglia si ammala, è più probabile che i bambini sperimentino un disagio psicologico e siano maggiormente a rischio di abusi, violenze o addirittura lavoro minorile come strategia di sopravvivenza per le famiglie colpite. I rischi per i bambini, in particolare per le bambine, che spesso sono responsabili dell’assistenza ai membri della famiglia colpiti, aumentano con il convergere di crisi multiple. Durante le emergenze sanitarie, le donne e le bambine sono spesso a maggior rischio di abusi sessuali, violenza e sfruttamento a causa della separazione familiare, dell’interruzione dei servizi sociali come l’istruzione e l’assistenza sanitaria e della maggiore vulnerabilità economica. Queste emergenze concomitanti e spesso cicliche mettono a dura prova le capacità di risposta, compromettendo gli importanti risultati ottenuti nel rafforzamento dei servizi sociali. Oltre a fornire forniture essenziali, lavorare con le comunità e sostenere l’accesso all’istruzione, alla salute, alla nutrizione, all’acqua e ai servizi igienici, l’Unicef sta lavorando in tutta la regione per proteggere i bambini da abusi, sfruttamento e violenza.

    L’Agenzia Onu sta inoltre lavorando per garantire la continuazione dei servizi essenziali per i bambini in modo sicuro, rispettoso e dignitoso per le bambine e i bambini di tutte le età, compresi i bambini con disabilità e altri gruppi vulnerabili. Tuttavia, data la portata delle emergenze sanitarie, l’aumento dei finanziamenti e il sostegno internazionale restano fondamentali. “In qualsiasi emergenza, i bambini e le persone più vulnerabili sono quelli che soffrono di più”, ha dichiarato Kadilli. “Oltre agli investimenti nelle infrastrutture e nei servizi essenziali, alla promozione dell’immunizzazione di routine e all’intervento sui determinanti sociali della salute, è necessario continuare a dare priorità a finanziamenti sostenuti per gli sforzi di protezione, al fine di sostenere il benessere generale dei bambini nella regione”, ha concluso.

  • L’Ue apre alle terapie a base di psichedelici

    Si chiama PsyPal ed è il primo progetto di ricerca clinica finanziato con 6,5 milioni di euro del programma Horizon Europe dell’Ue che indagherà sui trattamenti per la salute mentale assistiti da sostanze psichedeliche. PsyPal ricercherà i potenziali della terapia assistita da psilocibina per alleviare l’ansia e la depressione nei pazienti in cure palliative e in particolar modo si concentrerà su pazienti con malattia polmonare ostruttiva cronica, sclerosi multipla, sclerosi laterale amiotrofica e morbo di Parkinson atipico. Il progetto coinvolge 19 organizzazioni provenienti da 9 Paesi europei, con circa 100 pazienti che saranno reclutati in 4 diversi siti clinici in tutta Europa.

    Il progetto è stato presentato al Parlamento europeo il 9 aprile 2024 grazie all’eurodeputato Cyrus Engerer del “Gruppo di interesse MEP per la salute mentale e le condizioni neurologiche” e del “Gruppo d’azione per l’uso medico delle sostanze psichedeliche”.

    Gli psichedelici sono per la maggior parte illegali in tutta Europa perché nelle Convenzioni delle Nazioni Unite si trovano nella tabella 1, quella per cui non sono riconosciuti ufficialmente per uso medico, ma recentemente la ricerca è tornata a suggerire che gli psichedelici hanno un potenziale significativo per la gestione dei disturbi di salute mentale come il disturbo da stress post-traumatico, l’anoressia e la depressione. L’Australia è stata il primo paese al mondo a regolamentarne ufficialmente l’uso medico mentre negli Usa l’apertura alla sperimentazione di simile terapia si è bloccata. L’Italia ha recentemente ospitato un convengo tra specialisti di tutto il mondo per fare il punto sia sul percorso terapeutico che sul quadro normativo entro cui l’apertura della Ue possa concretizzarsi nei singoli Paesi.

  • I cibi pronti vanno consumati con parsimonia

    Non soltanto piatti pronti, ma anche il pane quando confezionato con emulsionanti o stabilizzanti chimici, persino l’inimmaginabile yogurt se prodotto con additivi e aromi. I cibi ultra processati, cioè trasformati secondo processi industriali, stanno pian piano diventando la base della nostra dieta quotidiana. Il loro consumo è in aumento in tutto il mondo: costituiscono circa il 60% dell’apporto calorico giornaliero di Paesi ad alto reddito come Stati Uniti e Regno Unito.

    Gli alimenti ultra-processati sono però ricchi di additivi e grassi ma poveri di fibre e nutrienti, e quindi sono tanto invitanti per il palato quanto estremamente dannosi per la salute. Contengono infatti una lunga lista di ingredienti (da cinque in su) di cui molti sono additivi artificiali (coloranti, emulsionanti, edulcoranti o addensanti) usati allo scopo di esaltarne i sapori e renderne più gradevole la consistenza. Nel fare la spesa bisognerebbe tenere a mente innanzitutto che meno ingredienti ci sono sull’etichetta, più è probabile che il prodotto sia salutare mentre quando ingredienti ed additivi si moltiplicano aumenta la possibilità che il cibo sia super-lavorato e quindi da consumare con parsimonia.

    “Un consiglio che possiamo dare per ridurre il consumo di cibi ultra-processati – afferma Carlotta Franchi, responsabile del Laboratorio di Farmacoepidemiologia e Nutrizione Umana dell’Istituto Mario Negri – è quello di imparare a leggere con attenzione le etichette alimentari per fare acquisti consapevoli. È importante cercare di riempire il carrello della propria spesa prevalentemente con cibi freschi o minimamente processati come frutta, verdura, cereali integrali, legumi, pesce e carne magra, da cucinare a casa. È anche importante imparare a pianificare i pasti, così da non trovarsi a dover ricorrere a soluzioni rapide e poco salutari, al di fuori dell’ambiente domestico. Inoltre iniziare a fare piccoli cambiamenti, come sostituire uno snack confezionato con della frutta o uno yogurt naturale, può fare una grande differenza nel tempo. E per le mamme è importante adottare ed educare i loro bambini ad uno stile alimentare sano fin dai primi mesi di vita, in modo da non trascinare abitudini scorrette negli anni a venire”.

    Uno studio pubblicato su Nature Review Immunology ha evidenziato un collegamento tra diete ricche di cibi ultra-processati e un aumento del rischio di sviluppare malattie legate a disfunzioni del sistema immunitario, come la malattia infiammatoria intestinale (disturbo legato a varie patologie tra cui colite ulcerosa, Morbo di Crohn e colite ischemica) e malattie autoimmuni (ad esempio la celiachia, la tiroidite di Hashimoto, la sclerosi multipla, il lupus eritematoso sistemico o il diabete di tipo1).

    Un alto studio, pubblicato su The Lancet, “European Prospective Investigation into Cancer and Nutrition (Epic)”, che ha coinvolto più di 250mila volontari di sette paesi europei, ha evidenziato che maggiore è il consumo di alimenti ultra-processati, più alto è il rischio di soffrire di multimorbilità, ossia di una combinazione di due o più malattie croniche tra cui cancro, diabete di tipo 2 e malattie cardiovascolari. Infine, un altro studio, durato ben 30 anni condotto dalla TH Chan School of Public Health dell’Università di Harvard e pubblicato sul British Medical Journal, ha rivelato che un consumo eccessivo di alimenti ultra-processati è associato a un aumento del 4% del tasso di mortalità. L’aumento del rischio di mortalità per i consumatori assidui di cibi ultra-processati è stato confermato anche da una ricerca condotta dal Dipartimento di Epidemiologia e Prevenzione dell’IRCCS Neuromed di Pozzilli (IS) e pubblicata sull’ American Journal of Clinical Nutrition.

  • Bimba allergica al frumento muore dopo aver mangiato un piatto di gnocchi

    Una bambina di 9 anni allergica al frumento è morta in seguito a uno shock anafilattico a Roma, dopo aver mangiato un piatto di gnocchi.

    “L’allergia e le forme pseudoallergiche legate al frumento sono molto rare si va dallo 0,1% nel primo caso all’1,3% nel secondo caso rispetto alla popolazione generale”. Lo ha detto all’AGI, Vincenzo Patella, allergologo e presidente della Società Italiana di Allergologia, Asma e Immunologia Clinica (SIAAIC). La minorenne aveva mangiato un piatto di gnocchi. “Una situazione del genere – ha continuato Patella – è legata spesso a delle sensibilizzazione crociate. La bambina potrebbe essersi sensibilizzata con qualche altra sostanza poi ha incontrato di nuovo l’allergene nascosto nella pasta e si è avuta la reazione violenta. Se in passato invece non c’è mai stata una sensibilizzazione, va valutato se all’interno di questo cibo c’era una quantità di sostanze istamino-liberatrici che ha potuto scatenare una crisi anafilattica. Di solito è il tempo rivelatore: una reazione che avviene entro mezz’ora dal pasto senza alcun esercizio fisico molto spesso è legata alla sensibilizzazione precedente. Se invece la reazione c’è stata dopo il pasto ma è passato più tempo o addirittura è stata associata anche un’attività fisica allora ci troveremo di fronte a queste forme pseudoallergiche dove l’elemento scatenante è legato a sostanze istamino-liberatrici. Naturalmente vanno anche considerati dati più specifici come ad esempio se la bambina era figlia di soggetti allergici, se in passato aveva avuto altre manifestazioni anche allo svezzamento come problemi di dermatite atopica o di asma”.

    Per quel che riguarda i consigli per affrontare situazioni del genere “E’ bene – ha concluso Patella – in via preventiva che chi è un soggetto allergico e ha avuto una piccola avvisaglia con una reazione come un gonfiore alle labbra o un prurito mangiando ad esempio frutta a guscio ma anche alcune verdure come la rucola, faccia un approfondimento diagnostico per valutare se ha delle reazioni crociate con il cibo e i pollini. Nel momento della crisi è importante chiamare i soccorsi al 118, liberare le vie aeree e alzare le gambe della persona colpita dopo averla fatta stendere per favorire la circolazione. In queste situazioni poi sarà necessaria la somministrazione di adrenalina che rappresenta il farmaco d’elezione in questi casi”.

  • Oltre 1400 le specie di pipistrelli. Infettive, se l’uomo va a distruggere i loro habitat

    Su Sette del Corriere della Sera la virologa Ilaria Capua ricorda che in natura esistono oltre 1400 specie di pipistrelli (come paragone ci sono 38 specie di felini, dal leone al micetto, e 36 di canidi, dal lupo al chihuahua) e che sono animali davvero peculiari: mammiferi che volano (una caratteristica più unica che rara), possono avere anche oltre un metro e mezzo di apertura alare o pesare meno di due grammi; alcuni mangiano la frutta, altri succhiano il sangue dal bestiame, altri ancora sono insettivori e mangiano le zanzare.

    «I pipistrelli – scrive Capua – ospitano e trasportano i Coronavirus (Sars Cov1 ed il progenitore di Sars Cov2, che ha causato il COVID) oltre al Coronavirus mediorientale (MERS), ai Lyssavirus, responsabili di alcune forme di rabbia, ma anche virus molto aggressivi come Nipah e Hendra che arrivano all’uomo dopo un passaggio dal pipistrello rispettivamente nel suino e nel cavallo.
    Proprio in questi giorni (novembre ndr) si parla di un’epidemia di virus di Marburg in Ruanda ed anche questo virus, insieme con il suo cugino virus di Ebola, sono mantenuti in natura dai pipistrelli che in alcune zone dell’Africa vengono cacciati e poi mangiati. Questi due cuginetti appartengono alla famiglia Filoviridae e sono fra i virus più letali che conosciamo. Alcune varianti virali arrivano a toccare tassi di mortalità del 90% nell’uomo: se si infettano 100 persone, 90 muoiono».

    La scienziata avverte ancora che «molti focolai di queste brutte malattie che sono ospitate dai pipistrelli avvengono nel Sud del mondo oppure nel Sud-est asiatico, lì dove la povertà fa da regina e le norme igieniche non esistono. Esiste però la possibilità che queste infezioni raggiungano le grandi città e poi salgano sulle ali di un aereo grazie ad un passeggero infetto. Ed ecco che un’infezione presente in una caverna della giungla africana può arrivare in occidente». E suggerisce: «Dobbiamo soltanto lasciarli in pace. Le attività di deforestazione e di crescita degli insediamenti urbani verso le foreste, o verso zone segregate come le caverne, fanno sì che i pipistrelli entrino sempre più a contatto con gli esseri umani e con gli animali domestici con la conseguenza che le occasioni di spillover si moltiplichino in maniera esponenziale. In sintesi: se noi lasciamo in pace loro, loro lasceranno in pace noi».

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