malattie

  • Nel 2024 in Italia 197 casi di dengue, tutti importati dall’estero

    Sono aumentati a 197 casi di infezione confermata da virus dengue segnalati all’Istituto superiore di sanità (Iss) dall’inizio dell’anno al 13 maggio 2024. Non sono stati segnalati decessi. Tutti i casi segnalati – spiega l’Iss in una nota – sono stati contratti durante viaggi all’estero, ed in seguito notificati in Italia. La maggior parte delle infezioni risultano contratte in Brasile, uno dei paesi più colpiti dalla epidemia di dengue che si sta diffondendo in Centro e Sud America dall’inizio dell’anno, e alle Maldive. Nel primo trimestre del 2024, il numero di segnalazioni di casi confermati da virus dengue è aumentato di circa 6 volte rispetto allo stesso periodo del 2023, questo aumento è coerente con l’aumento diffuso della trasmissione del virus dengue negli ultimi anni a livello globale.

    “La trasmissione locale della Dengue in Italia, così come in altri Paesi europei, è un evento raro. La maggioranza dei casi è contratta all’estero – sottolinea Anna Teresa Palamara, che dirige il dipartimento di Malattie infettive dell’Iss -. Tuttavia, le condizioni climatiche e la presenza di una zanzara in grado di trasmettere il virus rendono possibile la trasmissione in alcuni mesi dell’anno, nel contesto di una elevata circolazione in molti paesi del mondo. L’attenzione nei confronti di questa infezione è alta nel nostro paese con un monitoraggio attento dei casi diagnosticati in Italia da parte delle Regioni/Pa, del ministero della Salute e dell’Istituto superiore di sanità. Consigliamo a chi intraprende viaggi internazionali, di verificare se è nota la trasmissione di questo virus nelle aree visitate e di adottare tutte le misure di prevenzione raccomandate. Al rientro in Italia, in caso si manifestino sintomi, consigliamo di rivolgersi rapidamente al proprio medico di riferimento”.

  • Follia e follia

    La politica, i media, come un poi noi tutti, parlano spesso di sanità: attese infinite, carenza di personale, nuove scoperte scientifiche, allungamento delle aspettative di vita, necessità di cure differenziate a seconda del sesso, prevenzione anche attraverso più sani stili di vita. Molte promesse e qualche risultato.

    Intanto cresce, ogni giorno di più, la disperazione delle tante famiglie lasciate senza aiuto e che devono gestire un parente, spesso un figlio, con gravi problemi psichici, famiglie che si confrontano quotidianamente con la violenza e l’impossibilità di trovare soluzioni.

    Leggi inadeguate o mai attuate non danno possibilità di assistenza mentre sappiamo tutti che non basta prescrivere qualche farmaco per guarire o tenere sotto controllo persone che, non per loro colpa, non possono controllarsi.

    Nel 1978 la legge 110, detta anche legge Basaglia, chiuse i manicomi, i terribili ghetti dove molte persone restarono per tutta la vita ma, come purtroppo spesso avviene, non si tenne conto che contestualmente, anzi prima dell’entrata in vigore della legge, avrebbero dovuto essere create strutture, emanate norme che impedissero che questi malati fossero di fatto abbandonati, con le loro famiglie, ad un vero e proprio calvario.

    Oggi si parla, dopo i guasti veri e presunti che il covid ha fatto sulle menti di tanti, specie dei più giovani, di un obolo per lo psicologo, di psicologi nelle scuole, ma non si parla dei gravi danni che l’uso smodato, e scorretto, della Rete, che non ha regole, fa quotidianamente né si affrontano i terribili problemi che le famiglie, spesso composte da genitori anziani, devono affrontare con un malato psichico in casa.

    La malattia non può essere azzerata, guarita, eliminata dalla legge ed una legge quando non è in grado di valutare a monte le conseguenze che comporta la sua applicazione è anch’essa una legge malata ed è malato di incomprensione ed indifferenza tutto quel mondo politico, di ogni colore, che dal 1978 ad oggi non ha saputo trovare, dare, al territorio risposte celeri ed adeguate.

    Nel frattempo abbiamo assistito a vere e proprie tragedie annunciate, delitti che avrebbero potuti essere impediti, perché oltre a non esserci servizi e strutture per aiutare i malati psichici e le loro famiglie non c’è neppure prevenzione. Ad ogni tragedia, ad ogni morte, dolore e stupore, sgomento e poi silenzio.

    Ci sono vari tipi di follia, in alcuni casi l’assistenza e la medicina, il controllo e la comprensione, la libertà e la vigilanza possono fare molto per le famiglie e per il malato psichico, in altri casi, come per quello della follia politica che non fa comprendere i reali bisogni di una parte della popolazione, comincio a temere non vi sia alcuna cura.

  • L’inquinamento tra le cause delle morti per malattie respiratorie

    L’inquinamento porta a diversi morti all’anno ed ad un considerevole numero di ammalati, le polveri sottili che rimangono per molto tempo nell’aria penetrano nel profondo dell’apparato respiratorio delle persone, come degli animali, causando gravi e spesso irreversibili danni.

    Tosse cronica, bronchiti, infezioni e dispnea sono molto frequenti specie nelle città dove l’inquinamento, soprattutto in certe aree meno ventilate, ristagna, basta guardare dall’aereo l’aeroporto sul quale stiamo atterrando per renderci conto della diversità tra le zone di campagna o collinare e quelle adiacenti alle città.

    Spesse volte, nel passato, Cristiana Muscardini ha sostenuto che certi atteggiamenti e scelte delle persone, compreso il personale politico, che portavano a risultati negativi, potessero essere dovuti ai danni dell’inquinamento verso il sistema neurologico.

    Il professore Giuseppe Iannoccari, dell’Università Statale di Milano e presidente di Assomensana ha reso noto che, secondo recenti studi, vi sono effetti dello smog sul sistema neurologico, “infatti gli inquinanti penetrano nel circolo sanguigno attaccando i tessuti e gli organi. Le polveri sottili superano la barriera della materia encefalica, la difesa naturale che protegge il cervello dalle sostanze nocive, e diventano tossiche anche per i neuroni”.

    Di fatto mentre immettiamo in bocca qualcosa di sgradevole in genere ce ne accorgiamo quando respiriamo aria inquinata lo facciamo senza avvertire il pericolo.

    La rivista americana Analysis of Neurology ha pubblicato una ricerca che dimostra come l’esposizione all’inquinamento procuri danni alla materia bianca, alla parte di cervello composta da cellule gliali e fibre nervose ricoperte di mielina, riducendo di conseguenza la funzionalità del cervello che, per funzionare bene, ha bisogno di molto ossigeno di qualità.

    Un altro studio ha dimostrato, proprio sul tema ossigeno, che le persone che fanno attività fisica, anche in età avanzata, hanno maggiore capacità mnemonica, migliori ricordi visivi.

    “Quando a volte ci si sente meno reattivi, si ha una sensazione di nebbia, diminuzione della velocità di pensiero e di interazione, senso di stanchezza e mal di testa dobbiamo ritenere questi come segnali che ci avvertono che il nostro cervello è in sofferenza”.

    Per contrastare l’inquinamento siamo tutti in attesa di misure concrete, che non possono essere che prese a livello internazionale oltre che locale, nel frattempo ognuno di noi può cercare di trascorre il maggior tempo libero possibile in aree meno urbanizzate, tra boschi e comunque natura più libera da agenti inquinanti e avere regole di vita: un buon sonno, possibilmente in una camera che non abbia strumenti ed oggetti inquinanti sotto ogni aspetto, una buona alimentazione, con frutta e verdura per contrastare l’impatto ossidante degli elementi atmosferici, sono sicuramente un aiuto che ci possiamo dare.

  • I tumori giovanili aumentati dell’80%

    Il 15 gennaio scorso alcuni tra i più importanti giornali italiani hanno riportato la notizia che negli ultimi trent’anni, nel Mondo, l’incidenza dei tumori tra i giovani è aumentata di quasi l’80% e quasi tutti questi giornali hanno citato il commento alla notizia di un noto scienziato italiano che ha affermato: “un dato allarmante e non sappiamo ancora il perché”. Confesso che alla lettura di questo commento ho provato un senso di profondo sconforto misto a rabbia ma prima di condividere con il lettore le mie considerazioni al riguardo vorrei portare l’attenzione sui dati dello studio pubblicato nel settembre del 2023 sul British Medical Journal Oncology (https://bmjoncology.bmj.com/content/2/1/e000049) da cui emerge questa (tragica) percentuale e, di seguito, alcuni dati sulla situazione della salute dei più giovani in Italia. Obiettivo di questo studio, che ha visto coinvolti oncologi di diversi Paesi, era quello di esplorare l’incidenza mondiale negli ultimi trent’anni del cancro a esordio precoce (ovvero, nella popolazione giovane). Come detto, il risultato è stato che l’incidenza mondiale del cancro tra i più giovani è aumentata del 79,1%. Ora, a differenza del nostro emerito scienziato, gli autori di questo importante studio scientifico hanno indicato quelle che, secondo quanto osservato, potrebbero essere le principali cause di questa tendenza: una cattiva alimentazione (dieta ricca di carne rossa, ricca di sodio, di zucchero e povera di verdura, frutta ecc.), scarsa attività fisica, il consumo di alcolici, l’obesità e il fumo. I ricercatori, inoltre, hanno concluso che se non verranno rapidamente promossi e adottati stili di vita ed alimentari più sani l’incidenza dei tumori a esordio precoce è destinata ad aumentare significativamente.

    Qual è la situazione in Italia? L’Associazione Italiana Registri Tumori ha stimato che nel nostro Paese dal 2016 al 2020 sono state diagnosticate circa 7.000 neoplasie tra i bambini e 4.000 tra gli adolescenti (15-19 anni) con un aumento, rispetto al quinquennio precedente di circa il 4%. La media annuale stimata è di 1.400 casi nella fascia d’età da 0 a 14 anni e di 900 in quella dai 15 ai 19 anni. E stiamo parlando solo dei tumori.

    Cosa dire per tutte le altre patologie riscontrate nei giovani? Stanno diminuendo o aumentando? “Giovani: 1 su 10 rischia infarto e ictus” (Fonte: Ansa, 26 settembre 2023), “I ricoveri per infarto tra le persone di età compresa tra i 20 e i 50 anni sono aumentati del 40%” (Fonte: Rivista Circulation 2021), “Dal 15 al 20% dei giovani sotto i 15 anni ha almeno un disturbo di competenza del neuropsichiatra infantile: disturbi del neuro sviluppo, autismo, paralisi cerebrale, epilessia, disturbi dell’apprendimento, deficit d’attenzione, disabilità intellettive, ecc.” (Fonte: ISS, 2022); “Allarme anoressia e bulimia, 3,6 milioni di casi. Il 20% dei pazienti sotto i 14 anni” (Fonte: IlSole24Ore, 15 marzo 2023), “Dal 2020 l’accesso al pronto soccorso dell’Ospedale Pediatrico Bambin Gesù di Roma da parte di bambini e giovani è aumentato del 40%. Il 70% di questi ricoveri di emergenza deriva da tentativi di suicidio o autolesionismo e ogni giorno almeno 4 tra bambini e ragazzi accedono al pronto soccorso per problematiche mentali” (Fonte: IlSole24ore, 8 settembre 2023); “L’uso intensivo dei media digitali in età evolutiva è associato ad una significativa riduzione dello sviluppo delle funzioni cognitive (attenzione, memoria, linguaggio, lettura e scrittura) e un aumento del disagio psicologico (disturbi del sonno, ansia, depressione, isolamento, anoressia, bulimia, ecc.) e ad un aumento dei fenomeni di dipendenza (alcol, nicotina, cocaina, gioco, ecc.). In media i giovani dai 6 e i 16 anni dei paesi industrializzati trascorrono nei media digitali circa 5 ore al giorno” (Fonte: WHO, 2022); “Ogni anno, nei Paesi industrializzati, una morte su cinque nei giovani in età compresa tra i 10 e 20 anni è imputabile al consumo insufficiente di cibi sani o, in altre parole, al consumo eccessivo di cibi insalubri, come bevande zuccherate, alimenti molto salati e carni rosse o processate” (Fonte: Lancet, 2022); “Negli USA, il 67 per cento delle calorie della dieta di un bambino proviene oramai da alimenti ultra-processati (ricchi di zuccheri, sale, carboidrati e grassi idrogenati e poveri di fibre, proteine, vitamine e minerali” (Fonte: Journal of Allergy and Clinical Immunology, 2021); “L’aumento dei consumi in Europa dei cibi precotti è in grado di determinare un aumento dei tassi di mortalità a tutte le età: in particolare per problematiche cardiovascolari” (Fonte: British Medical Journal, 2019, 2021); “L’aria che respiriamo, l’acqua in bottiglia di plastica e molti alimenti confezionati e precotti contengono sempre più interferenti endocrini che sono sostanze in grado di alterare il sistema endocrino, influenzando negativamente diverse funzioni vitali quali lo sviluppo, la crescita, la riproduzione e il comportamento sia nell’uomo che nelle specie animali” (Fonte: MASE, 2020); “Nei soggetti esaminati sono state riscontrate nel sangue tracce di plastiche e microplastiche. Il materiale più abbondante è il Pet (polietilene tereftalato) di cui sono fatte le bottiglie: è stata misurata una quantità di 1,6 microgrammi per millilitro di sangue. È risultato molto comune anche il polistirene utilizzato negli imballaggi, seguito dal polimetilmetacrilato, noto anche come plexiglas” (Fonte: Environment International, 2022); “L’Italia rimane ai primi posti in Europa per consumo di cannabis, cocaina ed eroina. È quanto emerge dall’ultima Relazione annuale al Parlamento sul fenomeno delle tossicodipendenze in Italia, redatta dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri – Dipartimento per le Politiche Antidroga. L’analisi rivela uno stretto legame tra spaccio e consumo di sostanze stupefacenti, fenomeno in forte crescita tra i giovani sotto i 19 anni. Nel 2021, quasi il 40% degli studenti italiani, prevalentemente di genere maschile, ha riferito di aver utilizzato almeno una volta nel corso della propria vita una sostanza illegale tra cannabis, cocaina, stimolanti, allucinogeni e oppiacei” (Fonte: Scienze Forensi Magazine, 2022); “In Europa si stima che l’80% degli adolescenti tra i 15 e i 16 anni faccia un uso abituale di alcol; in Italia la percentuale di adolescenti della stessa fascia d’età è dell’84%, inoltre il 45% di questi ha iniziato il consumo alcolico a 13 anni o prima” (Fonte: OPBG, 2022) …e, purtroppo, la lista di questi problemi è molto più lunga.

    Che dire? Si tratta indubbiamente di dati spaventosi e che ci devono indubbiamente far riflettere sulle nostre scelte presenti e future. Una società che produce più malessere che benessere, soprattutto nelle e per le generazioni future, non è di certo una società che può guardare con ottimismo al proprio futuro.

    Cosa fare? Innanzitutto, non mentire a noi stessi. Come possiamo affermare che “non sappiamo ancora perché” tutto questo succede? Forse l’illustre medico intendeva dire che sono talmente tante le possibili cause e concause (l’inquinamento dell’aria, dell’acqua, degli alimenti, la malnutrizione, lo stress, l’ibridazione dei semi in agricoltura, la diminuzione della biodiversità, il disboscamento, ecc.) che concorrono nel generare tali problemi che non si riesce ancora a determinare per ogni singola patologia – come per ogni singola persona – quali possano essere le specifiche ed effettive cause chimiche, biologiche, ecc? Se così fosse, che si parlasse chiaro. Che si dicesse che la popolazione tutta (giovani, adulti e anziani compresi) a causa di molteplici fattori (vedi la lista citata sopra) sta gradualmente ammalandosi. In modo tale che proprio a partire dai medici, che più di tutti noi assistono a questa mattanza, possa rafforzarsi la consapevolezza a quanti e a quali rischi siamo esposti tutti i giorni. Solo a causa dell’inquinamento dell’aria muoiono in Europa quasi 6.000 persone al giorno e l’Italia ha il primato con circa 140 morti al giorno (Fonte: Openpolis su dati Eurostat, 2023). È o non è dovere del medico “perseguire la difesa della vita, la tutela della salute fisica e psichica dell’uomo a cui ispirare con responsabilità e costante impegno scientifico, culturale e SOCIALE, ogni suo atto professionale?” (Vedi il Giuramento di Ippocrate).

    Quello che sappiamo per certo (medici e non medici) è che gli esseri umani sono un prodotto dell’ambiente e possono vivere solo grazie all’ambiente. Se l’ambiente è inquinato, siamo inquinati. Se l’ambiente è malato, inevitabilmente, ci ammaleremo. Sono ormai migliaia gli studi scientifici che lo dimostrano ma a che pro? Se i risultati di questi importanti studi per le nostre scelte future sono oggetto di dibattito solo in piccoli e selezionati contesti? Dagli albori dei tempi viviamo perché respiriamo, beviamo, mangiamo e perché ci relazioniamo con gli altri per imparare a sopravvivere. La qualità dell’aria, dell’acqua, degli alimenti e delle nostre relazioni darà la qualità della nostra vita. Ma la qualità dell’aria è migliorata o peggiorata in questi ultimi trent’anni? E la qualità dell’acqua? La qualità degli alimenti? La qualità di vita? La qualità delle relazioni umane? Allora, se siamo onesti con noi stessi e con gli altri, conosciamo fin troppo bene i motivi per i quali i nostri figli e nipoti (e anche noi) sono sempre più malati fisicamente e mentalmente.

    Nel lontanissimo 1971 il Club di Roma commissionò al MIT (Massachusetts Institute of Technology) un “rapporto sui limiti dello sviluppo” che venne poi pubblicato l’anno seguente. Ebbene, più di 50 anni fa, la conclusione di questo studio fu che “la Terra non è infinita né come serbatoio di risorse (terra coltivabile, acqua dolce, petrolio, gas naturale, carbone, minerali, metalli, ecc.), né come discarica di rifiuti. La crescita della popolazione e della produzione industriale comporta sia il consumo delle risorse, sia l’inquinamento e, di conseguenza il rischio di sopravvivenza per tutte le specie viventi”. Dov’è finito questo rapporto del MIT? Dov’è finito il buon senso? Dov’è finita la politica? Fino a dove crediamo di arrivare? Pensiamo davvero di pulirci la coscienza riempiendo di burattini o di pagliacci i reparti di oncologia pediatrica? Non c’è peggior cieco di chi non vuol vedere…

    Molti giovani (e spero sinceramente siano sempre di più) stanno mettendo insieme le poche forze rimaste per ribellarsi ad una società che ha perso completamente di vista l’ambiente e con esso il loro diritto di nascere in un contesto sano (come Dio lo ha fatto!). Quanti di loro hanno già visto un  amico o un fratello o una sorella morire suicida? O di tumore? O di anoressia? O di overdose? Quanti di loro hanno già conosciuto fin da bambini la violenza fisica o psicologica? O sono stati vittime di abusi sessuali o di sfruttamento? E qualcuno ancora si meraviglia che i ragazzi non hanno alcuna fiducia nelle Istituzioni? E negli adulti in generale?

    Un volta, durante un mio viaggio in Sud America, lessi questa frase sul muro all’entrata di un piccolo paese di provincia: “Si una persona no te demuestra con hechos lo que dice, no es necesario escuchar sus palabras” (Se una persona non dimostra ciò che dice con le azioni, non è necessario ascoltare le sue parole).

    Per tutto quello di cui abbiamo parlato fino ad ora, credo che i giovani di quest’epoca, più di tutti gli altri giovani delle epoche passate, siano impauriti del futuro che li attende e stanchi di vedere le Istituzioni e gli adulti riempirsi di belle parole sul futuro “sostenibile” e non vedere ora e oggi, azioni concrete, per quanto impopolari tra gli adulti, per eliminare le cause di tutto questo generale malessere e di tutta la sofferenza fisica, mentale e sociale di questi tempi. Pertanto, di fronte a tanta disumana inerzia ad affrontare il concreto rischio di sopravvivenza, è istintivamente UMANO reagire. Ed è certamente positivo che ancora qualcuno di loro riesca a farlo. Purtroppo qualcuno risponde a questa violenza con la violenza, qualcun altro ha la fortuna di poter ritornare a lavorare la terra dei propri nonni, qualcun altro fugge in paesi lontani, qualcun altro, invece, rischia la vita tutti i giorni unendosi a movimenti di resistenza e lotta non violenta per tutelare le foreste e con esse, i popoli nativi che vi abitano (Il Rapporto 2023 di Global Witness ha censito quasi 2.000 ragazzi e ragazze ambientalisti assassinati nel mondo negli ultimi 10 anni).

    I bambini e i giovani vivono sulla loro pelle quotidianamente quanto il mondo sia sull’orlo di una catastrofe ambientale. E loro, più di noi, percepiscono nei loro giovani cuori quanto stiamo diventando bugiardi (ci raccontiamo e raccontiamo che è colpa di qualcun altro…) e/o impauriti (dal cambiamento perché schiavi del salario… e del consumismo in generale) e/o impietriti (indifferenti, perché concentrati solo su noi stessi)… in altre parole, quanto stiamo diventando quei burattini e pagliacci che crediamo ancora possano riuscire a dar loro speranza ed alleviare il loro dolore.

  • Ci sono sempre più dementi. E i disturbi cognitivi possono arrivare anche prima dell’anzianità

    Nel mondo si stima che ci siano 50 milioni di persone con demenza e che nei prossimi 30 anni il numero possa salire notevolmente, in Italia si stima che tra il 4% ed il 6% della popolazione over 65 sia affetta da demenza.

    «Quando si parla di demenza non si parla solo di Alzheimer – precisa la neurologa Raffaella Clerici – esistono diverse forme di malattia. Ci sono forme vascolari legate a un’alterazione della vascolarizzazione cerebrale, in particolare i piccoli vasi, che danno una sintomatologia sulla memoria, forme a corpi di lewy correlate a disturbi motori (parkinsonismi), ma anche forme frontotemporali con manifestazioni psicologiche, come apatia o aggressività, ma anche disturbi del linguaggio». Tra i primi segnali di demenza, in particolare per quanto riguarda Alzheimer, ci sono disturbi della memoria. «Si iniziano a dimenticare gli appuntamenti – prosegue – a diventare ripetitivi, non si ricordano le cose recenti ma tutto ciò che è passato si ricorda bene. Iniziano i primi disorientamenti».

    I disturbi cognitivi peraltro possono manifestarsi già intorno ai 30 anni. Gli studi sul questa malattia hanno identificato 39 potenziali fattori di rischio. Eccoli raggruppati in macroaree: fattori sociodemografici (istruzione, stato socioeconomico e sesso), fattori genetici (apolipoproteina E), fattori legati allo stile di vita (attività fisica, consumo di alcol, disturbo da uso di alcol, fumo, dieta, attività cognitiva, isolamento sociale), fattori ambientali (ossido di azoto, particolato, pesticidi e diesel), fattori marcatori del sangue (vitamina D, proteina C-reattiva, funzione stimata della velocità di filtrazione glomerulare e albumina), fattori cardiometabolici (ictus, ipertensione, diabete, ipoglicemia, malattie cardiache, fibrillazione atriale e uso di aspirina), fattori psichiatrici (depressione, ansia, uso di benzodiazepine, delirio e problemi del sonno) e altri fattori (lesione cerebrale traumatica, artrite reumatoide, disfunzione tiroidea, disturbi dell’udito e forza della presa).

    Secondo l’Osservatorio Demenze il costo annuale diretto per ogni paziente varia da 9mila a 16mila euro a seconda della fase della malattia.

    Una volta posta la diagnosi oggi per alcune forme di demenza sono disponibili dei farmaci che consentono il rallentamento della progressione della malattia o il controllo dei sintomi. Per l’Alzheimer non esiste una vera e propria cura ma c’è molta attenzione sui nuovi anticorpi monoclonali (aducanumab, lecanemab e donanemab). «Il Lecanemab – dice Clerici – al momento è stato approvato dalla Food and Drug Administration, ma a livello Europeo non ci sono ancora disposizioni per la sua prescrizione e commercializzazione. Tutti e tre questi anticorpi monoclonali hanno l’obiettivo di bloccare gli aggregati di beta-amiloide ma sembrano funzionare nelle fasi iniziali della malattia, ecco perché la diagnosi precoce resta fondamentale».

  • In aumento le infezioni da virus West Nile

    Campilobatteriosi e salmonellosi restano le zoonosi più segnalate in Europa, ma a preoccupare sono le infezioni da West Nile, in forte crescita.
    E’ quanto si legge su @nmvioggi, rivista on line dell’Associazione Nazionale dei Medici Veterinari Italiani, in cui sono riportarti i risultati del report appena pubblicato dall’EFSA (European Food Safety Authority) e dall’ECDC (European Centre for Disease Prevention and Control) “The European Union One Health 2022 Zoonoses Report“.

    I dati si riferiscono al 2022, anno in cui si è registrata una impennata di infezioni da virus del Nilo Occidentale e un aumento del 44% dei focolai veicolati da alimenti, attribuibili principalmente a Lysteria monocitogenes.
    Il 2022 è stato l’anno con il secondo maggior numero di casi di infezioni da virus del Nilo occidentale mai registrato nell’UE (1.133 casi). Ben 431 volatili e 166 cavalli, infatti, ne sono risultati positivi. nell’UE. Il virus ha anche esteso la sua area geografica, raggiungendo zone precedentemente indenni (Francia sud-occidentale, Germania settentrionale e Italia meridionale).
    La salmonellosi è stata la seconda malattia zoonotica più segnalata, con oltre 65 mila casi nel 2022 rispetto ai 60 mila del 2021. Si tratta del numero più alto dal 2018.
    Il Rapporto indaga anche sui focolai veicolati da alimenti, ovvero i casi in cui almeno due persone contraggono la stessa malattia consumando il medesimo cibo contaminato. Il numero di focolai veicolati da alimenti segnalati nell’UE è aumentato del 44% (da 4. 005 nel 2021 a 5.763 focolai nel 2022), raggiungendo livelli simili a quelli degli anni pre-pandemici e causando il maggior numero di decessi connessi ai focolai dell’ultimo decennio (64).

  • Lotta alla Psa: la Veterinaria chiede sostegno

    Riceviamo e pubblichiamo un comunicato dell’ANMVI (Associazione Nazionale Medici Veterinari Italiani)

    L’ANMVI (Associazione Nazionale Medici Veterinari Italiani) esprime pieno sostegno alle richieste di rinforzo e di tutela espresse in questi giorni dai Veterinari di Sanità pubblica, impegnati in tutta Italia, e in particolare nel pavese, a fronteggiare una delle emergenze di sanità animale tra le più gravi e difficili degli ultimi vent’anni: la peste suina africana.

    Nonostante non sia un pericolo sanitario per l’uomo, la Psa è una malattia animale categorizzata, in tutta l’Europa, ai massimi livelli di diffusività e letalità, tale da poter distruggere un intero comparto produttivo, economico e occupazionale. Per l’Italia, il settore suinicolo corrisponde, senza esagerazioni, a produzioni di inestimabile valore mondiale.

    La Psa è una malattia classificata dalle nuove disposizioni europee (cat. A Animal Health Law) ai massimi gradi di pericolosità, nonostante non sia assolutamente un pericolo per l’uomo, per la sua diffusività e la resistenza in ambiente del virus responsabile. Il settore suinicolo italiano, eccellenza produttiva con un grande sviluppo di export, sta affrontando l’emergenza per scongiurare una minaccia che potrebbe avere conseguenze inimmaginabili.

    La Psa corre veloce e richiede misure straordinarie tempestive e nette, tanto nei suidi selvatici che nei domestici, senza ritardi e senza interruzioni, come peraltro prescritto dalle direttive comunitarie e nazionali su solide basi scientifiche ed epidemiologiche.

    I veterinari del Sistema Sanitario Nazionale e i veterinari liberi professionisti stanno dando il massimo del loro impegno: devono essere ascoltati, supportati e tutelati da autorità competenti, dagli operatori e dalla opinione pubblica, attraverso un’opera di informazione puntuale.

    Se ancora il nostro Paese non ha compreso la portata straordinaria di questi interventi di sanità veterinaria è arrivato il momento che dal Ministro della Salute e dal Sottosegretario alla veterinaria arrivino messaggi di continuativa

  • Monito dell’Oms: il rischio polio insidia anche i Paesi ricchi

    Ci sono segnali di miglioramento, ma la guerra contro la poliomielite nel mondo non è ancora vinta e, anzi, si aprono fronti nuovi. Per esempio la possibilità che il virus responsabile della malattia riesca a farsi largo nei Paesi ad alto reddito, come nei mesi scorsi è avvenuto in Israele, Regno Unito, Stati Uniti, Canada. È una delle ragioni per cui il Comitato deputato alle emergenze dell’Organizzazione Mondiale della Sanità ha deciso di confermare il virus della poliomielite quale Emergenza sanitaria pubblica di interesse internazionale (PHEIC), uno status che si protrae ininterrottamente dal 2014.

    Il contrasto alla polio nell’ultimo anno ha seguito due trend divergenti. Da un lato sembra raggiungibile l’obiettivo di eradicare il poliovirus selvaggio. Dopo che nel 2015 e nel 2019 sono stati eradicati i ceppi di tipo 2 e 3, al momento resta solo la variante di tipo 1 ancora in circolazione. I 2 unici Paesi in cui è endemica sono Afghanistan e Pakistan, dove nello scorso anno sono stati registrati rispettivamente 22 e 20 infezioni. “La trasmissione nei due Paesi endemici è ora molto bassa e limitata geograficamente”, illustra l’Oms. Il virus selvaggio nell’ultimo anno è stato rilevato anche in Mozambico (4 episodi); si trattava tuttavia di casi importati dal Pakistan. Per questo, “i prossimi 6 mesi saranno un’opportunità fondamentale per interrompere definitivamente la trasmissione endemica”, prosegue l’Oms.

    Diverso il caso delle forme di virus derivate da vaccino, la cui diffusione è legata a basse coperture vaccinali. “Nonostante il continuo calo del numero di casi di poliovirus di derivazione vaccinale di tipo 2 e del numero di lignaggi circolanti, il rischio di diffusione internazionale rimane elevato”, sentenzia l’Oms. Particolarmente preoccupante è la situazione in Africa: è documentata un’elevata trasmissione nella Repubblica Democratica del Congo; da qui il virus si diffonde nei Paesi vicini. “Gran parte del rischio di epidemie di poliovirus derivato da vaccino può essere collegato a una combinazione di inaccessibilità, insicurezza, un’elevata concentrazione di bambini a dose zero e lo sfollamento della popolazione”, aggiunge l’Oms.

    Inoltre, nell’ultimo anno è emerso un nuovo fenomeno: la capacità del virus di raggiungere Paesi ad altro reddito, dove può incontrare sacche suscettibili nella popolazione: questo fenomeno è stato osservato a Gerusalemme, Londra, New York, Montreal e “sottolinea l’importanza di una sorveglianza, anche di tipo ambientale, attenta della poliomielite”, conclude l’Oms.

  • Malnutrition in pregnancy surges in poor countries

    The number of pregnant women and girls who are suffering from malnutrition has soared by 25% in the last two years, the UN children’s agency Unicef says.

    The world’s poorest regions, such as Somalia, Ethiopia and Afghanistan, have been most affected, its report finds.

    Unicef estimates that more than one billion women and adolescent girls worldwide are malnourished.

    It says recent crises including war and Covid have made it increasingly hard for them to get the food they need.

    Unicef has urged the international community to make food security a priority, including supporting failing nutrition programmes.

    It stressed the impact the malnutrition is having on children’s health.

    The Unicef report found that the one billion undernourished women and adolescent girls were “underweight and of short stature” as a result, according to data analysis of women in most countries in the world.

    It also found that they suffered from a deficiency in essential micronutrients as well as from anaemia.

    South Asia and sub-Saharan Africa “remain the epicentre of the nutrition crisis among adolescent girls and women”, the report said.

    It found that 68% of women and adolescent girls there were underweight, and 60% of those suffered from anaemia.

    “Inadequate nutrition during girls’ and women’s lives can lead to weakened immunity, poor cognitive development, and an increased risk of life-threatening complications – including during pregnancy and childbirth,” Unicef said.

    Malnutrition could also have “dangerous and irreversible consequences for their children’s survival, growth, learning, and future earning capacity”, it added.

    “Globally, 51 million children under two years are stunted. We estimate that about half of these children become stunted during pregnancy and the first six months of life, when a child is fully dependent on the mother for nutrition,” it said.

    Unicef estimates that between 2020 and 2022, the number of pregnant or breastfeeding women suffering from acute malnutrition increased from 5.5 to 6.9 million in the 12 countries deemed to be in food crisis.

    These are Afghanistan, Burkina Faso, Ethiopia, Kenya, Mali, Niger, Nigeria, Somalia, Sudan, South Sudan, Chad and Yemen.

    “Without urgent action from the international community, the consequences could last for generations to come,” said Unicef chief executive Catherine Russell.

    “To prevent undernutrition in children, we must also address malnutrition in adolescent girls and women,” she added.

    Unicef called for mandatory legal measures to “expand large-scale food fortification of routinely consumed foods such as flour, cooking oil and salt” to help reduce micronutrient deficiencies and anaemia in girls and women.

  • Diagnosi di tumore in aumento dopo pandemia

    Aumentano le diagnosi di tumore in Italia rispetto al 2020 e il peso della pandemia si fa sentire. Nel 2022 sono infatti stimati 390.700 nuovi casi, 14.100 in più in 2 anni. E se nella fase post-pandemica, sono ripresi gli screening di prevenzione, sono però gli stili di vita scorretti a destare preoccupazione. Come il sovrappeso, che riguarda il 33% degli adulti, l’obesità, il 10%, ma anche la sedentarietà, che raggiunge il picco del 31%, e il fumo, un’abitudine per il 24%.  Emerge dal volume ‘I numeri del cancro in Italia 2022’.

    Il tumore più frequentemente diagnosticato, nel 2022, è il carcinoma della mammella (55.700 casi, +0,5% rispetto al 2020), seguito dal colon-retto (48.100, +1,5% negli uomini e +1,6% nelle donne), polmone (43.900, +1,6% negli uomini e +3,6% nelle donne), prostata (40.500, +1,5%). La pandemia, rilevano gli esperti, ha determinato nel 2020 un calo delle nuove diagnosi legato in parte all’interruzione degli screening, ma oggi si assiste alla ripresa dei casi di tumore come in altri Paesi europei.

    Il trend rischia però di peggiorare se non si pone un argine proprio agli stili di vita scorretti. I dati 2020-2021 “segnano un momento di accelerazione per lo più in senso peggiorativo per quanto riguarda i fattori di rischio comportamentali – ha sottolineato infatti il ministro della Salute Orazio Schillaci- si tratta di un dato che non può non destare preoccupazione se si considera che il 40% dei casi e il 50% delle morti oncologiche possono essere evitati intervenendo su fattori di rischio prevenibili, soprattutto sugli stili di vita”. Pesano anche i ritardi nell’assistenza accumulati durante la pandemia, ma si registra una ripresa dei programmi di prevenzione secondaria e degli interventi chirurgici in stadio iniziale. In particolare, nel 2021 i programmi di screening sono tornati ai livelli prepandemici, per esami mammografici, per il tumore del colon-retto e quello della cervice uterina. I dati “invitano sempre di più a rafforzare le azioni per contrastare il ritardo diagnostico e per favorire la prevenzione secondaria e soprattutto primaria, agendo sul controllo dei fattori di rischio a partire dal fumo, dall’obesità, dalla sedentarietà, dall’abuso di alcol”, ha affermato Saverio Cinieri, presidente Aiom, Associazione italiana di oncologia medica. Un dato positivo è che a fronte dei 2,5 milioni di persone che vivevano in Italia nel 2006 con una pregressa diagnosi di tumore, si è passati a circa 3,6 milioni nel 2020, il 37% in più di quanto osservato solo 10 anni prima. “Dobbiamo recuperare in fretta – ha aggiunto Schillaci – ritardi diagnostici, rafforzare la prevenzione primaria e secondaria”. Gli oncologi chiedono di “rendere attuabile e finanziato il Piano oncologico nazionale”. E Schillaci ribadisce “l’impegno ad una rapida adozione del Piano, nell’ambito delle azioni per rafforzare soprattutto nel territorio la prevenzione, la diagnosi, la cura e l’assistenza”.

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