mare

  • Bando: Fondo europeo per gli affari marittimi e la pesca

    Il Bando europeo FEAMP – Interventi nel settore della pesca e dell’acquacoltura cofinanziati dal Fondo Europeo per gli Affari Marittimi e la Pesca – ha lo scopo di sostenere i beneficiari che promuovono e incentivano la competitività del settore ittico, volta alla ricerca di nuovi mercati e di promuovere prodotti di qualità.

    Obiettivi: la Misura mira ad accrescere la competitività dei settori pesca e acquacoltura in linea con l’obiettivo tematico di migliorare la competitività delle PMI previsto tra gli obiettivi tematici del Quadro Strategico Comune per la programmazione 2014/2020. Gli interventi sono volti a promuovere la qualità e il valore aggiunto delle produzioni ittiche, attraverso la tracciabilità, la certificazione, la commercializzazione e le campagne di comunicazione e promozione dei settori di pesca e acquacoltura.

    Azioni: Creare organizzazioni di produttori, associazioni di organizzazioni di produttori o organizzazioni riconosciute a norma del capo II, sezione II, del Reg. (UE) n. 1379/2013.

    Trovare nuovi mercati e migliorare le condizioni per l’immissione sul mercato dei prodotti alieutici e acquicoli.

    Promuovere la qualità e il valore aggiunto.

    Contribuire alla trasparenza della produzione e dei mercati e svolgere indagini di mercato e studi sulla dipendenza dell’Unione dalle importazioni.

    Contribuire alla tracciabilità dei prodotti della pesca e dell’acquacoltura e, se del caso, allo sviluppo di un marchio dell’Unione di qualità ecologica (ecolabel) per i prodotti della pesca e dell’acquacoltura.

    Redigere contratti tipo per le PMI compatibili con il diritto dell’Unione.

    Realizzare campagne di comunicazione e promozione regionali, nazionali o transnazionali per sensibilizzare il pubblico sui prodotti della pesca e dell’acquacoltura sostenibili.

    Scadenza: 06/04/2021

    Fonte: Commissione europea

  • Il respiro del mare

    Ciao Giulia. Ci racconti un po’ di te? Del tuo percorso formativo? 

    Mi sono laureata a Genova in Scienze Ambientali Marine sviluppando un progetto per la Gestione della Fascia Costiera in Liguria, ma ho sempre cercato di passare il più tempo possibile in mare aperto. Ho avuto la fortuna di salire a bordo della Nave Oceanografica Urania per diverse volte, grazie al CNR, partecipando ad alcune campagne oceanografiche nel Mediterraneo. La cosa strana è che in realtà all’epoca (prima e dopo la laurea) non mi immaginavo nel campo del monitoraggio dei mammiferi marini. Ricordo ancora quando nel 2013 durante la navigazione alla Baleari, a bordo dell’Urania, i miei colleghi non in turno videro tre capodogli affiancarsi alla nave. Mi chiamarono, ma io ero di turno al laboratorio di analisi chimica e a quanto pare non mostrai nemmeno troppo entusiasmo quando mi trascinarono fuori per vedere i cetacei. Chi lo avrebbe detto che da lì a sette anni sarebbero diventati l’obiettivo del lavoro del mio team con Menkab. Eppure da bambina obbligavo mio padre a regalarmi qualunque cosa a forma di orca o delfino.

    Storia e obiettivi dell’Associazione Menkab?

    L’Associazione Menkab: il respiro del mare è nata nel 2010 a sostegno delle attività di ricerca scientifica e di educazione ambientale dedicate al Mar Mediterraneo e per contribuire alla protezione del suo ecosistema. Per raggiungere questo obiettivo il team collabora con Università italiane e straniere, altre Associazioni e Società che lavorano nel campo della comunicazione e della divulgazione scientifica.

    Ci parli del tuo gruppo di lavoro

    Il team è eterogeneo. Questo è uno dei nostri punti di forza. Abbiamo sempre da imparare l’uno dall’altro. Menkab è stata fondata dal Professor Maurizio Wurtz, che non solo è un grandissimo biologo ma anche un’artista incredibile in grado di trasformare vetro resina in animali 1:1 che sembrano veri e di costruire quasi qualunque strumento possa servirci in mare per la ricerca. Come l’idrofono. Maurizio ora ha però ceduto un po’ la redini a noi “ragazzi”. Oltre a me, che ho formazione più oceanografica e mi occupo della componente di science communication, ci sono Biagio Violi, il nostro esperto di capodogli e responsabile scientifico, Martina e Alessandro che si occupano di acustica e di studio del marine litter (i “rifiuti in mare”) ed Elia, skipper e biologo marino esperto di subacquea, oltre che pilota di ROV (robot sottomarino). Oltre al gruppo di ricerca abbiamo la fortuna di condividere le uscite in mare con un team di documentaristi della società Artescienza con cui abbiamo realizzato #CLOSETOHOME (https://www.youtube.com/channel/UCFnVyxb-klIOv-zsFJ-OZag).

    Qual è lo stato dell’area di mare che monitorate? 

    Il Mar Ligure ha la fortuna di avere due aree marine protette, che permettono un monitoraggio costante di eventuali situazioni critiche. Ma oltre a questo è anche uno dei mari più trafficati e con il maggior numero di porti, marine turistiche e porticcioli e con il traffico marittimo tra gli impatti maggiori per i mammiferi marini e altre specie come le tartarughe. Oltre a questo esiste anche il problema dell’inquinamento da marine litter (plastica e altre fonti) che nel nostro mare tendono a collocarsi molto facilmente sui fondali, dove magari spariscono dalla nostra visuale, ma impattano il sistema marino per decenni.

    Progetti di Ricerca Scientifica fatti e in atto? 

    Il nostro target principale tra i mammiferi marini è rappresentato dal capodoglio, il più grande predatore degli oceani, presente nel Mediterraneo anche se in pericolo, a causa dell’impatto antropico. Lo studio di questa specie ha dato vita al progetto PREDATORS (dedicato proprio a questo animale, ma allargato a tutta la fauna marina), che ci porta a effettuare il maggior numero possibile di uscite in mare tutto l’anno, proprio per comprendere il passaggio del capodoglio nel Mar Ligure. Avere un’imbarcazione nostra, per quanto dispendioso, ci permette di avere la possibilità di uscire in mare ogni volta che il meteomare è favorevole e questo ci ha regalato la possibilità di avvistare specie non proprio consuete nell’ultimo anno. Da dicembre 2019 ad oggi infatti abbiamo “collezionato” orche, psuedorche e una megattera, tutte nella nostra area di studio compresa tra Savona e Genova. Tre specie atlantiche, definite Visitor nei nostri mari. Un’emozione unica.

    Con quali enti collaborate? 

    Abbiamo progetti e convenzioni con l’Area Marina Protetta Isola di Bergeggi e con l’Università degli Studi di Genova. Tra le altre realtà, come ho citato precedentemente, abbiamo la fortuna di poter collaborare con i documentaristi di Artescienza, ma negli anni abbiamo realizzato progetti diversi, come quello incentrato sullo studio dell’impatto della plastica nei fondali marini italiani (Abyss Cleanup con Igor D’India) oppure collaborazioni e corsi internazionali.

    Avete realizzato pubblicazioni?

    Nel nostro settore le pubblicazioni scientifiche sono un capitolo importante ed è comunque una parte fondamentale del nostro lavoro. Oltre alla pubblicazione passata che varia dallo studio dei capodogli ai progetti sul tursiope (il delfino più costiero), recentemente stiamo lavorando su diverse pubblicazioni dedicate al capodoglio, come ad esempio quella portata anche al WMMC (World Marine Mammal Conference) a Barcellona nel 2019, in cui mostravamo il primo caso di osservazione e documentazione di un allattamento di capodoglio nel Mar Ligure.

    Fate anche corsi di formazione e di educazione ambientale. Ce ne parli? 

    Ogni anno organizziamo corsi di formazione per studenti, laureati ma anche appassionati di cetacei, in cui forniamo le basi per comprendere le specie del Mediterraneo, un corretto approccio al loro avvistamento e come studiarli grazie all’acustica. I progetti di educazione ambientale invece sono molteplici e durano tutto l’anno, soprattutto con il coinvolgimento delle scuole del territorio, anche grazie al patrocinio dell’Area Marina Protetta di Bergeggi dell’Autorità Portuale. Il nostro obiettivo è far arrivare il più possibile il concetto di “cultura del mare” e di quanto sia importante la salvaguardia e la tutela dell’ambiente marino.

    Ad oggi stiamo cercando i fondi per realizzare una mostra con un tour digitale, che possa permettere a tutti di immergersi in questo mondo.

    Come possiamo sostenere i vostri progetti?

    Prima di tutto nel modo più semplice possibile, seguendoci sulle nostre pagine social (Instagram e Facebook). Il passo successivo è quello di effettuare una donazione all’Associazione per permetterci di continuare i nostri progetti e magari poter portare il nostro lavoro anche fuori la nostra Regione. Basta scriverci una mail ad info@menkab.it o arcimenkab@gmail.com e verranno date le informazioni e le modalità per il supporto. Qualunque contributo è ovviamente ben accetto, ma anche una semplice visualizzazione dei nostri video o un commento al nostro lavoro è gradito.

    Cosa vorresti dire a gran voce? 

    Che la tutela dell’ambiente non è una cosa da pochi, marginale o che entra in conflitto con le politiche e le amministrazioni del territorio. Anzi al contrario, le due cose dovrebbero dirigersi verso gli stessi obiettivi.

    Indirizzo web:  https://www.menkab.it/

    Indirizzo FB: https://www.facebook.com/associazione.menkab@associazione.menkab

    Indirizzo Instagram: https://www.instagram.com/menkab_il_respiro_del_mare/?hl=it

    Nome: menkab_il_respiro_del_mare

    Email per contatti: arcimenkab@gmail.com / info@menkab.it

  • Peccati madornali e abusi peccaminosi

    Pochi amano sentir parlare dei peccati che amano commettere.

    William Shakespeare; da “Pericle, il principe di Tiro”


    Non si sa con certezza se l’intero testo del dramma Pericle, il principe di Tiro sia stato scritto solo dal grande scrittore tra il 1607 ed il 1608. Ma tutti concordano però che tranne, forse, i due primi atti, il dramma è stato comunque attribuito a lui, a William Shakespeare. La trama dell’opera è stata trattata già nell’antichità greca e poi in quella latina. Anche altri autori, prima di Shakespeare, hanno scritto sullo stesso tema. Pericle, il principe di Tiro rappresenta un intreccio di diversi eventi drammatici e tragici che coinvolgono i personaggi del dramma. Pericle compreso. Tutto però prende via da un terribile, madornale peccato: quello dei rapporti incestuosi tra Antioco, re di Antiochia, e la sua bellissima ed unica figlia. Rapporti peccaminosi che il re faceva di tutto perchè nessuno venisse a conoscenza. Non volendo però che si pensasse ad un suo impedimento a sua figlia di sposarsi, aveva trovato anche la soluzione. Un indovinello. Sì, un indovinello, che chiunque pretendesse la mano di sua figlia, il nome della quale non ci viene mai detto, avrebbe dovuto trovare prima la giusta risposta. Si doveva, perciò, trovare un enigma nascosto nelle seguenti frasi: “Mi trasporta un delitto; mi cibo delle carni di mia madre; cerco un fratello mio, figlio di mia madre, marito di mia moglie e non lo trovo”. Un indovinello veramente difficile da capire. E chi sbagliava veniva subito ucciso. Nessuno però era riuscito a trovare la risposta, finché alla corte di Antioco arrivò Pericle, il principe di Tiro. Egli, dotato di intelligenza e di vasta cultura ed attratto dalla bellezza della figlia di Antioco, riuscì a capire l’enigma di quell’indovinello e diede la risposta ad Antioco. Il re però, molto turbato, negò che fosse quella giusta, ma diede a Pericle un mese di tempo per ripensare. Un stratagemma per farlo uccidere subito dopo, essendo il principe di Tiro l’unica persona che conosceva il suo terribile segreto. Segreto che, nel subconscio di Antioco, era diventato anche un tremendo e continuo incubo. Nel frattempo Pericle, avvisato dei crudeli piani del re, scappa e si salva, dando però inizio alle tante sue peripezie. Ma poi, dopo molti difficili e sofferti anni, anche per Pericle arrivano i giorni felici, avendo trovato finalmente la moglie e la figlia.

    “…Pochi amano sentir parlare dei peccati che amano commettere” scriveva Shakespeare nel suo dramma. E si riferiva al madornale peccato commesso da Antioco, quello dei rapporti incestuosi con sua figlia. Mettendo così in evidenza e stigmatizzando, tra l’altro, l’immoralità dei peccati. E di peccati, anche più gravi e tremendi di quello di Antioco, si commettono in tutte le parti del mondo. Anche in Albania. Ma se colui che commette peccati è proprio il primo ministro e se i peccati cadono non su una sola persona, ma su una moltitudine di persone e sul Paese stesso, allora i peccati diventano ben più gravi, perché tutto si fa abusando, in modo peccaminoso, del potere conferito [per modo di dire]. I fatti accaduti e che stanno accadendo, anche in queste ultimissime settimane, testimonierebbero che il primo ministro albanese sia realmente immerso in un pantano di madornali peccati contro gli interessi dello Stato, dei cittadini e della cosa pubblica. Peccati commessi soltanto per dei suoi interessi personali. Ragion per cui non ci dovrebbero essere dei dubbi: il peccato di Antioco, bensì tremendo, è minore se paragonato con quelli commessi consapevolmente dal primo ministro albanese e/o da chi per lui, soltanto durante queste ultimissime settimane. Sì, perché, tra l’altro, la cessione di territori marini del Paese alla Grecia, nonché la cessione, in “concessione”, di altri territori strategici a degli sceicchi arabi soltanto per degli occulti interessi e per delle convenienze personali, non possono essere che dei terribili peccati, severamente condannabili. Il nostro lettore deve sapere che, da secoli ormai, gli albanesi considerano e chiamano il loro Paese la “Madreterra” o la “Terramadre”. Perché lo considerano, in modo naturale e viscerale, proprio come una madre. Dimostrando così il più alto rispetto per il loro Paese e per la Madrepatria. Il primo ministro albanese però, dopo aver spezzettato il territorio del Paese, vende, a suo profitto, proprio parti del corpo della madre. Così facendo “…si ciba delle carni di mia madre”, come diceva Antioco nel suo indovinello.

    Circa due settimane fa a Dubai, negli Emirati Arabi Uniti, un folto gruppo di persone molto altolocate e vicine al primo ministro albanese è stato filmato durante una lussuosa cena in uno dei più noti ristoranti della città. Parte del gruppo erano alcuni ministri vicini al primo ministro, degli alti funzionari pubblici ed il suo fedele consigliere speciale, nonché uno dei più noti imprenditori albanesi, dei giornalisti ed altri. Bisogna sottolineare un “piccolo particolare” però: erano tutti albanesi. Il video con delle immagini di quella cena, girato dai dipendenti del ristorante, come prassi, appena divulgato ha generato subito scalpore e grande indignazione pubblica in Albania. In quei giorni però intere e vaste aree del Paese erano sommerse dalle inondazioni, mentre il primo ministro si trovava a discutere e consentire degli accordi peccaminosi con il presidente turco ed il primo ministro greco. Il nostro lettore è stato informato di tutto ciò durante le due ultime settimane. All’indomani della diffusione del video, che hanno cercato invano di cancellare dalla rete, la propaganda governativa, trovata completamente impreparata e presa alla sprovvista, ha cercato di “spiegare” che si trattava di una cena offerta da un noto sceicco arabo alla fine di un grande ed importante accordo che lui aveva firmato con l’Albania! Cena però dove non si vedeva ombra, né dello sceicco e neanche di altri suoi collaboratori. A niente sono servite tutte le “acrobazie” della propaganda e di alcuni partecipanti alla “peccaminosa cena”. In realtà, per lo sceicco arabo c’era molto da festeggiare, eccome! Perché, con alcuni accordi lui era riuscito ad avere, a lungo tempo, in “concessione” il porto di Durazzo, che è il più grande porto dell’Albania ed un ingresso strategico ed importante verso i Balcani. Ma oltre all’accordo sul porto di Durazzo, il sceicco arabo ha avuto in “concessione” anche altre aree importanti sulla costa ionica ed all’interno dell’Albania. Accordi ormai “consolidati” anche legalmente, dopo l’approvazione di una legge, il 3 dicembre scorso dal Parlamento, in clamorosa violazione delle leggi in vigore. Non solo, ma in piena violazione anche con quanto previsto dall’Accordo di Stabilizzazione e Associazione dell’Albania con l’Unione europea. Un accordo, quello con lo sceicco, che sancisce l’illecita cessione di territori dell’Albania! Le cattive lingue dicono che anche il primo ministro albanese ha avuto quanto ha voluto in cambio. Ma, ovviamente, non quello che ha detto dopo la sua visita, il 26 novembre scorso, negli Emirati Arabi Uniti! Lui sa anche il perché!

    Proprio negli stessi giorni che a Dubai si consumava la “cena peccaminosa”, il primo ministro albanese, dopo aver finito la sua “fruttuosa visita” in Turchia, di cui il nostro lettore è stato informato, è andato in Grecia. L’anfitrione, il primo ministro greco, lo ha invitato ad una “cena privata” a casa sua! Non si sa di cosa abbiano parlato e su cosa si siano accordati loro due. Si sa però che il 19 gennaio scorso il Parlamento greco ha approvato l’allargamento, con 12 miglia, del suo confine marino a scapito dell’Albania. Si tratta di un altro scandaloso accordo fatto in gran segreto per l’opinione pubblica albanese. Si sa però che il primo ministro albanese ha ceduto “privatamente” vaste superfici marine e sottomarine alla Grecia. Anche in questo caso, lui sa il perché!

    Chi scrive queste righe tornerà di nuovo su questi due argomenti importanti, convinto che altri particolari  usciranno durante le prossime settimane e mesi. Egli è altrettanto convinto però che il primo ministro e i suoi faranno di tutto per offuscare questi scandali. Anche perché sono veramente pochi quelli che amano sentir parlare dei peccati che, loro stessi, amano commettere.

  • Superlavoro per gli operatori marittimi durante il lockdown

    Il confinamento dei marittimi a bordo delle navi è un aspetto della pandemia di Covid-19 poco conosciuto fuori dall’ambiente marittimo ma che sta causando gravi problemi a migliaia di persone. L’International Labour Organization stima tra 150mila e 200mila le persone in tutto il mondo interessate da questo confinamento e nei mesi scorsi ha sollecitato governi e autorità sanitarie e marittime ad assicurare i flussi commerciali.

    Il problema principale è la sospensione dei cambi d’equipaggio sulle navi, che “imprigiona” i marittimi in servizio all’inizio dell’emergenza a tempo indeterminato. L’Ilo, l’organizzazione internazionale del lavoro, ha lanciato il primo allarme alla fine di aprile: molti marittimi avevano già completato i loro turni ma i contratti sono stati prorogati per l’emergenza. In virtù di tali proroghe sono stati segnalati numerosi casi di esaurimento fisico e di salute mentale, con conseguenze anche sull’operatività e sulla sicurezza della navigazione. Di contro, mentre i marittimi imbarcati si sono visti costretti a lavorare oltre il loro normale turno di servizio, i loro colleghi che avrebbero dovuto rilevarli sono rimasti a terra e in molti casi senza reddito.

    In Italia questo problema è segnalato dall’associazione degli armatori Confitarma. Secondo la confederazione, oltre tremila marittimi italiani sarebbero confinati in quattrocento navi, senza riuscire a sbarcare, mentre altrettanti lavoratori sono bloccati in Italia senza poter dare loro il cambio.

  • La fase 2 del coronavirus porta l’autarchia dell’ombrellone

    Col coronavirus arriva anche l’autarchia dell’ombrellone. Che secondo un’indagine di Demoskopika rappresenterebbe una boccata d’ossigeno per l’economia nazionale, pari a un valore di 21 miliardi di euro.

    Sarebbero, infatti, rilevanti le cifre del mercato autoctono: ben 278 milioni di presenze. Le vacanze all’italiana potrebbero compensare almeno del 30% il probabile crollo dei turisti stranieri nel nostro Paese (nel 2019 hanno superato quota 216 milioni di presenze) con punte del 67% in Puglia con 2,3 milioni di presenze, del 65,7% in Emilia-Romagna con 7,1 milioni di presenze e del 63,5% in Umbria con 326 mila presenze. Alcune Regioni potrebbero addirittura superare la soglia massima di compensazione come Molise, Abruzzo, Basilicata, Piemonte e Marche.

    “Se non si getta un sasso nello stagno, l’acqua non fa i cerchi. Finito il lockdown formale – spiega il presidente di Demoskopika, Raffaele Rio – bisognerà fare i conti con il lockdown psicologico, con la paura dei cittadini di spostarsi. In questa direzione, risulta necessario che ciascun sistema regionale si attivi per ripensare l’offerta turistica in totale sicurezza, concentrando l’attenzione prioritariamente su tre differenti tipologie di turisti italiani: gli identitari, cioè i turisti italiani che trascorrono le vacanze nella Regione di residenza; gli esterofili, cioè turisti italiani residenti in una determinata regione che ogni anno scelgono l’estero quale meta vacanziera; e, infine, i nazionalisti, cluster che rappresenta i turisti italiani residenti in una determinata regione che scelgono di trascorrere le vacanze in Italia ma fuori dai confini del loro territorio regionale di residenza”.

    Ogni anno – secondo Demoskopika – sono circa 85 milioni i flussi degli arrivi turistici movimentati dagli italiani: 21,1 milioni sono coloro i quali prediligono le vacanze all’estero, 49,2 milioni restano in Italia ma non nella loro regione di residenza e, infine, 14,6 milioni ama trascorrere le vacanze nel territorio dove vive. Complice la bellezza della Regione e soprattutto delle spiagge, la Sicilia, con il 40,59%, presenta il più elevato livello di “appartenenza turistica”: su un totale di 3,2 milioni di arrivi generati dai turisti autoctoni mediamente in un anno, ben 1,3 milioni (identitari) si sono “consumati” in territorio siciliano. A seguire, con tassi rilevanti, anche la Sardegna e la Campania rispettivamente con il 29,06% e il 26,63%. Appartenenza più che significativa anche per Lombardia (21,37%), Puglia (20,51%) e Veneto (19,91%). A registrare un tasso di appartenenza intermedia cinque sistemi turistici regionali: Piemonte (18,20%), Calabria (18,18%), Toscana (16,72%), Emilia-Romagna (15,75%) e Lazio (14,28%). In un livello minore rientrano Friuli Venezia Giulia (10,93% ), Abruzzo (9,25%), Marche (8,61%) e Trentino-Alto Adige (5,94%). In coda, con valori bassi del tasso di appartenenza turistica la Basilicata (5,41%), la Liguria (5,30%), il Molise (4,87%), l’Umbria (3,61%). A chiudere la classifica del tasso di appartenenza turistica regionale è, infine, la Valle d’Aosta i cui circa 11 mila turisti identitari pesano soltanto per l’1,27% sul totale dell’universo dei viaggiatori valdostani.

  • Il Consiglio dell’UE chiede un’azione per proteggere gli oceani

    Il Consiglio dell’Unione europea E ha invitato la Commissione europea a fare delle proposte politiche per proteggere gli ecosistemi marini e costieri. Il Consiglio ha riconosciuto la necessità di cooperazione internazionale e di politiche di sviluppo a tutti i livelli di governo per proteggere la vita negli oceani e nei mari. In questo contesto ha sottolineato l’importanza di un’economia blu sostenibile, proteggendo la biodiversità degli ecosistemi marini vulnerabili, nonché proteggendo l’Artico e le regioni ultraperiferiche e i paesi d’oltremare.

  • L’Eni sperimenta la produzione di elettricità dalle onde del mare

    Nel mare di fronte a Ravenna Eni ha avviato l’unità di produzione Inertial Sea Wave Energy Converter (ISWEC), un innovativo sistema di produzione di energia in grado ricavare elettricità dalle onde marine, adattandosi alle differenti condizioni del mare così da garantire continuità nella produzione.

    L’impianto pilota, installato a cura del Distretto Centro Settentrionale Eni, è integrato in un sistema ibrido smart grid unico al mondo composto da fotovoltaico e sistema di stoccaggio energetico. L’impianto ha raggiunto un picco di potenza superiore a 51 kW.

    “L’impegno di Eni nella ricerca di energia da fonti rinnovabili, lavorando in maniera sinergica con il Politecnico di Torino (PoliTO) e lo spin-off Wave for Energy Srl con un esempio virtuoso di open innovation – si legge in una nota -, ha portato all’individuazione dell’elevato potenziale derivante dal moto ondoso, riconoscendolo quale principale risorsa rinnovabile energetica non sfruttata a livello globale. La potenza disponibile dalle onde è applicabile a contesti off-grid e allo stesso tempo complementare ad altre fonti rinnovabili, per la realizzazione di un sistema energetico resiliente con zero emissioni. Questo progetto rappresenta per Eni un ulteriore esempio concreto di integrazione tra il mondo accademico e l’impresa. Eni continua a valorizzare gli accordi di collaborazione in essere con le principali università italiane per accelerare lo sviluppo industriale di tecnologie innovative, potenziando e supportando il tessuto industriale nazionale».

  • Dai governi balneari alle tregue balneari del governo

    Un tempo c’erano i governi balneari, duravano poco, erano pasticciati, facevano errori, ma sembravano governare, oggi ci sono le tregue balneari all’interno dello stesso governo che dichiara molto, è in continua
    conflittualità, sembra continuamente spaccarsi  ed ogni volta ritrova una tregua che dura qualche ora. Poi si ricomincia da capo tra insulti, minacce e tregue. Il problema è che questo governo non governa, non risolve i nodi né economici né sociali, non ha autorevolezza nei consessi internazionali e neppure europei, non ha risolto né progetta di risolvere i problemi più urgenti, parole, promesse, dichiarazioni sui Social e tutto finisce lì. I 5 Stelle non hanno una linea politica, Conte cerca di rappresentare le Istituzioni ma non ha la forza e neppure l’esperienza e le solidarietà necessarie, Salvini parla di coerenza ma sembra abbia mentito, inutilmente e spudoratamente, sulla presenza di Savoini ad incontri hai quali solo chi era autorizzato e conosciuto poteva partecipare. Un tempo si sarebbe detto dilettanti allo sbaraglio ma la realtà è che l’intera politica italiana è affidata a dilettanti o incapaci, dalla maggioranza alle opposizioni tutti ripetono slogan, rispondono con polemiche alle polemiche altrui, tutti cercano un’idea ma sono privi di conoscenza della realtà e della capacità di analizzarla e di elaborare, trovare soluzioni. Certo anche il panorama intorno
    non dà buona immagine, dal Regno Unito all’America Latina, dalla Corea del Nord al Medio Oriente, dagli Stati Uniti alla Libia il panorama rende scettici sulla qualità e capacità di chi è stato chiamato a governare.
    Comunque due errori, o più errori, non fanno mai una ragione e, per occuparci di casa nostra, quello che sta avvenendo in Italia dimostra che il Paese per stare male in ogni caso può fare a meno di un governo che non c’è, di sindacati fantasma e di una magistratura che annienta, nel mal costume, il sacrificio di tanti magistrati che lavorano per la giustizia e che sono morti nell’adempimento del loro dovere. La società civile? Mai come in questo momento è risultata assente, quando non incivile, mentre i mezzi di informazione o si inchinano al comandante del vapore o si impancano in battaglie faziose, spesso utilizzando notizie false o negando la stessa realtà.
    Disperare è normale ma siamo caparbiamente convinti che i nostri concittadini meritino di più, che l’Italia sia un grande paese, una grande nazione con un grande popolo che aspetta di potersi risvegliare dall’ottundimento procurato dalle promesse false e dagli incubi che, in ormai diversi anni, si sono succeduti,
    ma non si può aspettare il messia, non si può aspettare che altri facciano quello che, almeno in minima parte, compete a ciascuno di noi e cioè alzare la testa, non farci abbindolare dalle parole ad effetto, sapere dire basta alle promesse false, chiedere quanto ci spetta, difendere la democrazia e la libertà. Nessuno combatterà al nostro posto, o lo faremo noi, come individui e poi come collettività, o non ci sarà quel futuro che una gran parte di noi si è guadagnato e che vorremmo trasmettere alle future generazioni.

  • Turismo italiano: il mare non attira più turisti

    Anche se la stagione estiva è appena iniziata, anche dal punto di vista meteorologico, c’è allarme tra gli operatori turistici. Il rilancio di Egitto, Turchia, Grecia, Spagna si sta facendo sentire sul mercato e sempre più famiglie cercano la settimana di vacanza al mare al prezzo più basso.

    “Per la prima volta negli ultimi cinque anni – commenta Massimo Feruzzi di Jfc, attività di consulenza turistica e marketing territoriale – la durata media della vacanza balneare scende sotto i 10 giorni, e più precisamente a 9,2 giorni di vacanza media, contro i 10,3 dello scorso anno. È il trionfo del nomadismo: il 67,8% degli italiani che intendono quest’estate fare una vacanza in una località balneare è disposto a cambiare scelta all’ultimo minuto se ha la certezza di trovare un’opzione “light & hight”, nasce da qui l’altissima quota dei nuovi turisti nomadi, altamente infedeli a qualsiasi località”. Il turista è sempre più alla ricerca dell’occasione, mentre gli operatori hanno aumentato i prezzi e diminuito gli investimenti, come sottolinea l’indagine previsionale effettuata da Jfc su un campione di circa 7mila operatori. Il mare resta la meta preferita ma in discesa rispetto all’anno scorso, 53,7% del totale (-6 punti percentuali rispetto all’estate 2018).

    Rimane la grande attenzione al budget: la mancanza di disponibilità economica si fa sentire nel 38,4% dei casi (lo scorso anno questo indicatore valeva il 18,4%). Questo è in contrasto col dato che dimostra come ben quattro operatori su dieci abbiano aumentato i prezzi. Gli alberghi delle località balneari (Centro-Nord) hanno apportato un aumento di prezzo dei listini pari al +2,2%; gli alberghi del Sud hanno rincarato del +4,1%; le strutture plein air (villaggi turistici, campeggi ed aree di sosta) delle località balneari hanno aumentato i prezzi del +4,3%; le altre strutture ricettive extra-alberghiere (RTA, B&B, agriturismi, case e appartamenti per vacanze, ostelli per la gioventù) hanno apportato un aumento dei prezzi pari al +5,5%; i servizi di spiaggia subiranno un aumento complessivo che si attesta al +2,1%; la ristorazione aumenta di una quota pari al +1,5%; i costi del viaggio rispetto allo scorso anno crescono del 3,3%; le spese per lo svago (visite, escursioni, divertimento su base nazionale) segnano un incremento pari al +1,9%.

    La spesa media è stata quantificata in 616 euro a persona per una settimana di vacanza al mare in Italia (contro i 620 euro dello scorso anno); spesa che diventa pari ad euro 1.490 per nucleo familiare composto da genitori e un figlio di età inferiore agli 8 anni.

    Per le mete turistiche di mare in Italia si prevede un decremento complessivo delle presenze del 4,1% e degli arrivi dell’1,6%. Anche il dato relativo al fatturato del comparto balneare italiano si allinea a queste previsioni, con una flessione di 3,3 punti percentuali. Il margine aziendale calerà di circa 8 punti percentuali rispetto alla stagione 2018. Vince la classifica generale per l’offerta mare nel suo complesso l’Emilia-Romagna, seguita da Sardegna e Veneto; come area balneare più famosa svetta la Sardegna, seguita da Emilia-Romagna e Veneto; l’area balneare considerata più trendy fa invece riferimento alla Sardegna, seguita da Sicilia e Puglia; per quanto riguarda l’area balneare con la “migliore ricettività”, vince l’Emilia Romagna, seguita da Sardegna e Toscana; la classifica dell’area balneare con le migliori spiagge vede in vetta ancora la Sardegna, seguita da Calabria e Sicilia; infine, la classifica delle aree balneari regionali con più servizi vede la vittoria dell’Emilia-Romagna, seguita da Veneto e Toscana.

    Calabria, Sicilia e Veneto sono le mete con il tasso di crescita più alto. Tutte le restanti aree segnano indici negativi, con la Puglia che, dopo anni di crescita costante, nell’estate 2019 perderà sino al 13,6% di presenze e fatturato. In Puglia tutti i tre ambiti analizzati segnano indici negativi, con il Salento che perderà oltre l’11% in termini di presenze e quasi il 14% di fatturato. Altre aree in forte sofferenza saranno quelle sarde (ad eccezione dell’area sudovest), con forti ripercussioni generalizzate. Male anche l’area balneare nord del Lazio (-2,8% di presenze e -3,3% di fatturato) ed il levante ligure (-2,2% di presenze e –2,4% di fatturato).

     

  • L’ambientalismo italiano fa ricche Albania e Croazia

    Shell ha scoperto un «potenziale significativo» di greggio in Albania, a circa 80 chilometri dalle coste pugliesi, nella stessa area di Val d’Agri e Tempa Rossa, dove le norme ‘blocca trivelle’ del decreto semplificazioni impediscono all’Italia di sfruttare le ricchezze naturali presenti.

    I primi test di Shell sulla scoperta di Shpirag, situata nell’entroterra dell’Albania nei pressi di Berat, hanno evidenziato un «significativo potenziale di olio leggero», ha reso noto giorni fa la stessa major anglo-olandese in un comunicato. Le verifiche condotte grazie al pozzo esplorativo Shpirag-4  hanno mostrato un potenziale produttivo di diverse migliaia di barili al giorno di petrolio.

    A pochi chilometri dalla costa pugliese si possono “ammirare” grandi strutture, battenti bandiera croata, che proseguono le loro trivellazioni in mare alla ricerca di petrolio e gas. La Croazia come l’Italia aveva deciso lo stop alle perforazioni in mare nel 2015 ma il governo di allora, guidato da Zoran Milanovic, è caduto dopo breve tempo, riaprendo la questione e portando ad accelerare le attività di ricerca ed estrazione del petrolio nel mar Adriatico. Non solo. Oltre ai piani di sfruttamento dell’Adriatico, Zagabria ha lanciato una nuova gara per cercare altri giacimenti al pari del Montenegro, dove nei mesi scorsi sono stati operate una serie di prospezioni geologiche commissionate da Eni e dalla russa Novatek. Secondo il Sole24Ore «sotto la tavola di sabbia che forma il fondale dell’Adriatico c’è molto più metano di quanto si potesse sperare. Due numeri per fare il raffronto: oggi dai giacimenti sotto il fondo dell’Adriatico si estraggono 2,8 miliardi di metri cubi l’anno; le riserve individuate in questi mesi fanno pensare che invece si possano estrarre 4 miliardi di metri cubi l’anno. Tantissimo, rispetto ai 5,5 miliardi di metri cubi di gas estratti da tutti i giacimenti italiani nel 2017. Un soffio impercettibile, rispetto ai 75 miliardi di metri cubi che l’Italia ha bruciato nel 2017, dei quali 70 miliardi arrivati da lontano attraverso migliaia di chilometri di condotte». Ma che Eni era pronta a estrarre, tanto che «aveva annunciato 2 miliardi di investimenti sull’Adriatico, che in Europa è una delle aree più ricche di metano e che viene sfruttato con intensità dagli anni 70». A fine aprile è arrivato lo stop anche per Edison: l’ampliamento della piattaforma petrolifera Vega nel canale di Sicilia non si farà. Il ministro dell’Ambiente Sergio Costa, come ha annunciato su Twitter, ha firmato il decreto ministeriale per bloccare la realizzazione di 8 nuovi pozzi di ricerca a largo di Ragusa.

    Secondo il Bollettino ufficiale degli Idrocarburi e delle Georisorse del 31 gennaio scorso le compagnie attive negli idrocarburi in Italia includono colossi come Eni, Shell, Total, Edison, ad aziende di dimensioni minori come le americane Global Med, Delta e AleAnna, le britanniche Rockhopper, Nothern Petroleum e Sound Energy con la sussidiaria Appennine e l’australiana Po Valley legata a Saffron Energy e tante altre.

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