Medicina

  • Un ricercatore sostenuto dai finanziamenti dell’UE, Peter Hegemann, vince il Premio Nobel 2026 per la fisiologia o la medicina

    Peter Hegemann, ricercatore sostenuto dai finanziamenti dell’UE, ha ricevuto il Premio Nobel 2026 per la fisiologia o la medicina, insieme a Karl Deisseroth e Georg Nagel, per le loro scoperte rivoluzionarie sui canali ionici regolati dalla luce e sull’optogenetica.

    Il loro lavoro ha rivoluzionato le neuroscienze, rendendo possibile controllare con la luce l’attività delle cellule nervose e aprendo nuove e importanti possibilità per studiare il cervello e comprenderne il funzionamento.

    Il professor Hegemann, dell’università Humboldt di Berlino, ha ricevuto un sostegno significativo dall’Unione europea attraverso Horizon Europe, il principale programma dell’UE per la ricerca e l’innovazione.

    Tra il 2016 e il 2021 ha ricevuto un Advanced Grant (sovvenzione per ricercatori esperti) del Consiglio europeo della ricerca (CER) di 2,4 milioni di euro per il progetto MERA – Mechanism of Enzyme Rhodopsin Activation, volto a studiare il funzionamento di una proteina fotosensibile e le sue possibili applicazioni nell’optogenetica. Partecipa inoltre al progetto SOL – Switchable rhodOpsins in Life Sciences, attualmente in corso (2022-2028). Sostenuto da un “Synergy Grant” (sovvenzione per le sinergie) del CER del valore complessivo di quasi 8 milioni di euro, il progetto mira a sviluppare interruttori molecolari controllabili mediante la luce, per creare nuovi strumenti di studio delle funzioni cellulari.

    Il professor Hegemann ha inoltre contribuito al progetto STARDUST (2017-2022), che ha ricevuto 3,8 milioni di euro di finanziamenti dell’UE, ripartiti tra 10 partecipanti, per sviluppare un impianto alimentato a ultrasuoni che combina optogenetica, elettrofisiologia e farmacologia, con possibili applicazioni nel trattamento della malattia di Parkinson.

  • L’intelligenza artificiale può creare malati immaginari e ingannare i medici

    L’uso fraudolento dell’intelligenza artificiale nella ricerca medica ha fatto impennare gli articoli scientifici con dati falsi, citazioni inesistenti e trial clinici manipolati del 900% tra il 2023 e il 2026. Si è passati da un articolo con fonti inesistenti ogni 2.800 nel 2023 a uno ogni 277 nel 2026.

    I chatbot come ChatGPT vengono usati per produrre in serie studi fittizi e barare sull’efficacia dei farmaci, spinti dalla corsa alle pubblicazioni per ottenere finanziamenti, reputazione e avanzamenti di carriera. Vengono create immagini manipolate, bibliografie inventate e interi trial clinici artificiali difficili da smascherare con la sola analisi statistica.

    Gli studi falsificati finiscono spesso nelle revisioni sistematiche che dettano le linee guida per la cura dei pazienti. Il rischio concreto è che le persone vengano curate sulla base di finzioni e dati costruiti a tavolino. Dal 2023, secondo i dati di Retraction Watch richiamati nell’inchiesta, sono stati ritirati oltre 350 articoli per presunti utilizzi impropri dell’intelligenza artificiale nella manipolazione di testi, immagini o dati. Come non bastasse, l’intelligenza artificiale è in grado di produrre riferimenti bibliografici inesistenti, che danno credibilità agli studi fasulli.

    Il fenomeno si inserisce inoltre in un sistema accademico nel quale il numero e il prestigio delle pubblicazioni incidono sulle carriere, sull’accesso ai finanziamenti e sulla reputazione di università e centri di ricerca. È la logica conosciuta come “publish or perish”, pubblicare o perire. L’IA può rendere molto più veloce la produzione scientifica: secondo i dati citati nell’inchiesta, il 30% dei ricercatori utilizza ChatGPT per la scrittura degli articoli e il 15% per le richieste di finanziamento. L’utilizzo di questi strumenti non implica naturalmente una condotta scorretta, soprattutto quando vengono impiegati come supporto alla traduzione, alla raccolta o all’elaborazione delle informazioni.

    Ancora più delicato è il problema delle immagini diagnostiche sintetiche. Una ricerca pubblicata su Radiology ha sperimentato la generazione tramite ChatGPT di false radiografie raffiguranti fratture ossee, successivamente mescolate con immagini autentiche. Sottoposte alla valutazione di 17 radiologi, le immagini artificiali sono state individuate come false soltanto nel 41% dei casi. Questo significa che l’intelligenza artificiale generativa può contribuire alla creazione di materiale che presenta l’apparenza stessa della prova scientifica agli occhi degli esperti.

  • L’Istituto Europeo di Oncologia verso l’addio alle protesi in silicone

    L’Istituto Europeo di Oncologia anche quest’anno partecipa attivamente alla campagna Bra Day (Breast Reconstruction Awareness, Consapevolezza sulla Ricostruzione mammaria). Fra le varie iniziative, il 22 ottobre è previsto in Ieo l’incontro “Ricostruzione del seno: recupero della propria immagine e della propria autostima”, aperto a pazienti, familiari e pubblico e trasmesso in diretta facebook, in cui verranno presentate anche le nuove opzioni di ricostruzione.

    “In futuro le protesi potrebbero addirittura non esserci più – dichiara Mario Rietjens, direttore della Chirurgia Plastica e Ricostruttiva dell’istituto situato alle porte di Milano – Da alcuni anni, infatti, diverse aziende, anche in Italia, stanno lavorando all’idea di sostituire il silicone con strutture interamente biodegradabili, come fossero impalcature, che possano essere riassorbite ed essere lentamente sostituite dal tessuto molle della paziente, restituendo alla donna un seno il più possibile naturale. Si tratterà di soluzioni definitive, che non richiedono sostituzione nel tempo e, sperabilmente, senza effetti collaterali. È già in corso il primo studio clinico multicentrico con l’obiettivo di validare l’utilizzo dell’impianto riassorbibile Regenera e lo Ieo è entusiasta di partecipare insieme ad alcuni fra i migliori centri senologici italiani. Siamo i primi ad aver aderito, insieme all’Ospedale Santa Chiara di Pisa, e abbiamo già reclutato le prime 20 pazienti”.

    Nell’ambito dello studio in casi selezionati sarà possibile effettuare la ricostruzione mammaria in day hospital, senza ulteriori interventi di simmetria, con l’aspettativa che l’impianto si riassorba dopo un anno.

  • In Lombardia bando da 24 milioni di euro per migliorare le cure del paziente

    Un bando da 24 milioni per finanziare progetti di ricerca finalizzati a migliorare ulteriormente la cura del paziente, le conoscenze mediche e il sistema sanitario regionale. Si tratta dell’iniziativa ‘From bed to bench: the way to innovation’, promossa della Fondazione Regionale per la Ricerca Biomedica (Frrb), in collaborazione con Regione Lombardia, e presentata a Milano in un convegno in cui è intervenuto il presidente della Regione. Al bando potranno partecipare gli enti compresi nel ‘Sistema Ricerca Lombardo’, ovvero Ats, Irccs pubblici e privati, Asst, Areu, Università pubbliche e privati e organismi di ricerca, riunitisi in partenariati. Saranno supportati programmi che prevedano la realizzazione di un processo di miglioramento continuo nel settore sanitario, in cui le osservazioni derivanti dalla cura del paziente contribuiscono direttamente all’indagine scientifica, portando a innovazioni che generino benefici ai pazienti. Un ciclo interattivo fondamentale per far avanzare le conoscenze mediche e migliorare il sistema sanitario regionale.

    “Un bando importante – ha affermato il presidente della Regione Lombardia – che ha l’obiettivo di applicare concretamente la ricerca ai luoghi di cura, così da assicurare una medicina sempre più personalizzata e di precisione, in grado di rispondere ai fabbisogni specifici della popolazione”. “Lavoriamo – ha proseguito il presidente di Regione Lombardia – affinché tutta l’attività di ricerca scaturita da bandi come questo sia poi messa a disposizione della pratica clinica e assistenziale, per garantire un miglioramento dell’offerta di cura, non solo quella ospedaliera ma anche quella territoriale e assistenziale. Potenziamo il collegamento tra ricerca e applicazione della ricerca”. “Tutto questo – ha evidenziato Fontana – è possibile grazie all’ecosistema lombardo nel settore della ricerca, che è all’avanguardia e competitivo. Lo dimostrano la presenza del maggior numero di Irccs pubblici e privati, i primati nel campo universitario e nella registrazione dei brevetti e gli investimenti nei progetti dei nostri ricercatori”.

  • Australia legalises psychedelics for mental health

    Australia has become the first country in the world to legalise the use of psychedelics to treat some mental health conditions.

    Approved psychiatrists can now prescribe MDMA to those suffering post-traumatic stress disorder and magic mushrooms for some types of depression.

    The controversial move has been hailed as a game-changer by many scientists and mental health experts.

    However, others say the move has been too hasty and should not be over-hyped.

    Experts say there is still the risk of a “bad trip”, which is when the user has an unpleasant experience while under the influence of drugs.

    And the therapy comes at a cost, with Australian media reporting one course could cost tens of thousands of dollars.

    MDMA – also known as the party drug ecstasy – is a synthetic drug that acts as a hallucinogen. It increases the user’s energy levels, sensory experiences and distorts their sense of time.

    Magic mushrooms, which grow naturally, also have hallucinogenic effects due to the active compound psilocybin.

    While Australia is the first country in the world to regulate the drugs as medications, clinical trials are also underway in the US, Canada and Israel.

    Under the new regulations which became official in Australia on 1 July, approved psychiatrists can prescribe MDMA for post-traumatic stress disorder (PTSD) and psilocybin for depression that has resisted other treatments.

    Use of the psychedelics would be carefully monitored and not a case of “take a pill and go away”, said Dr Mike Musker, a mental health researcher at the University of South Australia.

    Describing the move as a “game-changer”, he told AFP news agency that, in the case of MDMA for example, the patient would likely have three treatments over five to eight weeks. Each treatment would last about eight hours, with the therapist staying with the patient the whole time.

    Patients should not expect a miracle cure, however.

    “I have read about stories where people have had what you call bad trips, or actually they’ve re-experienced their trauma, and so we’ve got to take great caution,” Dr Musker said.

    Professor Susan Rossell, a cognitive neuropsychologist at Melbourne’s Swinburne University said that while psychedelics certainly had the potential for therapeutic use, the move had come about too quickly.

    “When you look at interventions… for any other kind of disease, whether it’s cardiovascular disease or cancer, you cannot get a drug to market as quickly as this has been done,” she told AFP.

    Prof Rossell, who is leading Australia’s biggest trial on the effects of psilocybin on depression, added that more research was needed to determine the long-term outcomes of the therapy.

    Australia’s Therapeutic Goods Administration (TGA) shocked many in the medical and science world in February when it reclassified MDMA and psilocybin so they could be used for therapeutic purposes.

    It declared the drugs “relatively safe” when used in a “medically-controlled environment” for patients “with serious mental health conditions”. Otherwise, both MDMA and psilocybin are illegal in Australia.

    The TGA acknowledges that there are unknowns and inconclusive evidence, but says “there are promising signs” that controlled therapeutic use of the drugs may improve mental health for some people and that the “benefits for some patients… will outweigh the risks”.

    The regulator says there are currently no approved products that contain MDMA or psilocybin. However the reclassification means psychiatrists will be able to access and legally supply certain medicines that contain them, even if they have not been evaluated for safety or effectiveness.

  • Azioni Marie Skłodowska-Curie: 429 milioni di euro a sostegno di dottorandi altamente qualificati

    La Commissione ha annunciato i risultati delle Azioni Marie Skłodowska-Curie (MSCA) 2022 per le reti di dottorato. 149 programmi di dottorato di eccellenza riceveranno un totale di 429,4 milioni di euro da utilizzare per formare oltre 1.650 dottorandi altamente qualificati, stimolandone il talento e l’occupabilità a lungo termine. Di questi programmi, 14 dottorati industriali formeranno ricercatori e ne svilupperanno le competenze al di fuori dell’ambiente accademico, in particolare nell’industria, nelle aziende e nel settore pubblico, mentre 12 dottorati congiunti offriranno una formazione integrata che porterà al conseguimento di titoli congiunti o multipli.

    I programmi selezionati riguardano tutte le discipline scientifiche e permetteranno di fare ricerca in aree quali la progettazione di materiali avanzati e di componenti per nuovi sistemi di accumulo dell’energia, l’integrazione dell’intelligenza artificiale nella ricerca sulla sicurezza stradale, o lo studio di nuove terapie contro le ricadute e le metastasi del cancro causate dalle cellule staminali.

    I programmi di dottorato finanziati sono attuati da partenariati internazionali che coinvolgono oltre 1.100 organizzazioni con sede in 62 paesi dell’UE, paesi associati a Orizzonte Europa e altri. Di queste organizzazioni 403 appartengono al settore privato e 796 al settore pubblico. Dal 2014 le Azioni Marie Skłodowska-Curie hanno finanziato 1 330 programmi di dottorato.

    L’apprendimento lungo tutto l’arco della vita rientra fra le priorità dell’Anno europeo delle competenze 2023, che verterà sull’aiutare le persone ad acquisire le competenze necessarie per ottenere posti di lavoro di qualità.

  • Agopuntura riconosciuta dall’ISS

    Il 25 luglio del 2022 sono state pubblicate le linee guida dell’Istituto Superiore di Sanità per l’uso dell’agopuntura nella terapia del dolore. Nello specifico, queste linee guida sono rivolte a tutti gli operatori sanitari che, nel corso della loro attività clinica, si trovino ad assistere pazienti adulti (≥18 anni) con sintomi da emicrania episodica e cronica o con lombalgia cronica e si riferiscono ad uno studio che ha rivelato una maggiore efficacia dell’agopuntura rispetto ai farmaci previsti per le suddette patologie. La notizia è molto positiva sotto tanti punti di vista. In primo luogo per il fatto che in Italia i più recenti studi riportano che l’emicrania ha una prevalenza che va dal 20 al 40% della popolazione (dipendentemente dall’età, il sesso e la collocazione geografica). In secondo luogo perché si può ridurre l’impatto economico di queste patologie e delle terapie ad esse associate (solo nei 27 Paesi UE è stato calcolato un costo complessivo pari a 111 miliardi di euro – Linde et al. 2012. Dati riferiti a dieci anni fa). E, in terzo luogo il fatto che l’agopuntura, come dimostrato, riduce quasi a zero gli eventi avversi o effetti collaterali (a patto, sempre, che sia eseguita da personale medico adeguatamente preparato). Insomma, come detto, si tratta di una buona notizia e, potrei anche aggiungere, meglio tardi che mai, visto che l’agopuntura è una pratica dalle origini talmente antiche che non vi è accordo sui suoi primi utilizzi. Alcuni reperti archeologici orientali (pietre sottilmente affilate) fanno pensare addirittura ad un suo uso in un periodo storico antecendente al neolitico. Nelle linee guida, tuttavia, come in quasi tutti gli studi clinici relativi a questa pratica di medicina tradizionale, non si fa mai riferimento alla teoria scientifica (possiamo iniziare a dirlo?) che l’ha resa possibile. Teoria che interpreta e codifica la realtà su due piani opposti e complementari tra loro, ovvero, quello fisico e quello metafisico. Ma torniamo all’agopuntura. Che cos’è? Come funziona? Innanzitutto è importante dire che l’agopuntura costituisce una delle 5 componenti della Medicina Tradizionale Cinese (insieme alla dieta, alla fitoterapia, alla massoterapia e alle ginnastiche psicofisiche quali, ad esempio, il Qi Gong e il Tai Chi). Il che ci fa capire che l’agopuntura non è un metodo terapeutico a sé stante ma una pratica di complemento di un sistema terapeutico più ampio che parte dal presupposto che la salute è il risultato del buon funzionamento di un insieme di sistemi (in occidente potremmo definirli sistema metabolico, nervoso, psichico, etc.). Equilibrio tra uomo e ambiente, equilibrio tra le sue interazioni fisiche (cibo, movimento, etc.) e le sue interazioni metafisiche (pensieri, idee, etc.) con l’ambiente (naturale o sociale) che lo circonda. Come funziona? Qui viene il bello, perché nessuno studio scientifico ne parla, o rimanda ad un approfondimento sul tema. L’agopuntura consiste nell’inserzione di specifici aghi (sono principalmente di due tipi) in specifici punti del corpo (dipendentemente dal trattamento necessario) che si trovano lungo canali energetici definiti “meridiani”. Sì, lungo canali “energetici”, ovvero, metafisici, invisibili, intangibili. Il che ci rimanda al discorso sulla teoria che ha generato l’agopuntura e sulla capacità di antichi saggi orientali di saper codificare e “mappare” sia i canali fisici (ad esempio il reticolato arterioso e venoso) sia quelli metafisici (i meridiani energetici, per l’appunto). Noi occidentali siamo educati ed abituati a considerare l’organismo dal solo punto di vista fisico, ovvero come un insieme di fasci nervosi, arterie, vene, vasi linfatici, muscoli, ossa e organi. Secondo gli antichi saggi fondatori della Medicina Tradizionale Cinese tutto ciò costituisce solo la parte fisica di qualsiasi sistema vivente (più o meno complesso) perché secondo la Medicina Tradizionale Cinese i meridiani energetici sono presenti anche nei vegetali e negli animali. I meridiani sono canali che scorrono in tutto il nostro corpo dalla superficie agli strati più profondi dove si trovano gli organi, mettendo in comunicazione le varie parti e riunendole nell’unità dell’organismo. Possiamo immaginarli come corsi d’acqua sotterranei a varie profondità che sgorgano in superficie in particolari punti chiamati Xuè, ovvero i punti che vengono stimolati con gli aghi nell’agopuntura o con la digito pressione nello shiatsu per accedere al sistema energetico di ogni individuo. I meridiani sono 12 e costituiscono la grande circolazione energetica del corpo. Ad ognuno è collegato un organo da cui prende il nome: Polmone, Intestino crasso, Rene, Vescica urinaria, Fegato, Vescica biliare (cistifellea), Cuore, Ministro di Cuore (pericardio), Intestino tenue, Triplice riscaldatore, Milza/Pancreas e Stomaco. La prima testimonianza scritta di agopuntura si trova nel Huangdi Neijing (tradotto come Canone di Medicina Interna dell’Imperatore Giallo), datato circa 300 a.C. dove troviamo anche citate sia la teoria dello yin e dello yang che quella dei 5 elementi (o delle 5 trasformazioni). A questo punto, visto che l’agopuntura è oggetto di approvazione in Italia come in moltissime altre parti del Mondo (ad esempio, per determinate condizioni patologiche è stata approvata anche dall’Organizzazione mondiale della sanità, dal National Institutes of Health degli Stati Uniti e dal National Health Service del Regno Unito) non è forse arrivato il momento di approfondire lo studio, con metodo scientifico, di tutte le pratiche terapeutiche fondate su queste antichissime teorie? La dietoterapia come il Tai Chi, ad esempio? Del resto sempre di più si legge di studi scientifici che dimostrano che alcuni alimenti (mondo fisico) contribuiscono a cambiare il nostro umore, il nostro modo di pensare (mondo metafisico) o, viceversa, che alcuni stati mentali (depressione o ansia o stress) incidono sul nostro metabolismo. C’è ancora molto da recuperare in questo senso, soprattutto se pensiamo che la scuola di medicina salernitana (di influenza araba, a sua volta di influenza orientale) più di mille anni fa raccomandava come cure queste tre cose “l’animo lieto, la quiete e la moderata dieta”.

  • Nuovi dati del Metodo Di Bella

    E’ stato  pubblicato sulla banca dati  biomedica  www.pubmed.gov  lo studio clinico sull’applicazione del Metodo Di Bella negli osteosarcomi. Il dato che emerge è la sopravvivenza a 5 anni degli osteosarcomi metastatici trattati con i protocolli oncologici del 30,5% e dell’ottanta per cento col metodo Di Bella.

    A retrospective observational study on cases of osteosarcomas treated with a multitherapy: The rationale and effectiveness. – Di Bella G, Di Bella L, Borghetto V, Moscato I, Costanzo E., Neuro Endocrinol Lett. 2022 Sep 16;43(3):173-179. Online ahead of print.PMID: 36179729

    Nella pubblicazione sono riportati i meccanismi biomolecolari che rendono particolarmente elevata l’incidenza degli osteosarcomi nell’età scolare e nell’adolescenza. Questi meccanismi spiegano l’aggressività con metastasi prevalentemente polmonari  e le mediane di sopravvivenza particolarmente limitate nell’osteosarcoma metastatico , quasi sistematicamente ad esito infausto. La coincidenza del livello minimo di melatonina nelle fasce di età colpite, in coincidenza col picco massimo dell’ormone della crescita ( GH), particolarmente concentrato nelle stesse zone di accrescimento osseo in cui si sviluppa il tumore , spiega il meccanismo biomolecolare dell’insorgenza del sarcoma e la sua risposta positiva al Metodo Di Bella mediante gli elevati dosaggi di melatonina e della somatostatina inibitore biologico dell’ormone della crescita, il GH. Diversi dei quindici casi metastatici pubblicati, guariti stabilmente da oltre cinque anni, hanno già superato i 10 anni in assenza di malattia.

  • La Commissione lancia un centro di conoscenze per la lotta contro il cancro

    La Commissione ha lanciato il centro di conoscenze sul cancro, la prima azione faro realizzata nell’ambito del piano europeo di lotta contro il cancro. Il centro di conoscenze è una nuova piattaforma online per raccogliere dati e coordinare le azioni contro la prima causa di morte al di sotto dei 65 anni in Europa. Il centro raccoglierà i dati più recenti sul cancro, fornirà orientamenti in materia di assistenza sanitaria e sistemi di garanzia della qualità, monitorerà ed elaborerà le tendenze relative all’incidenza e alla mortalità oncologiche in tutta l’UE. Si tratta inoltre di uno spazio in cui tutti coloro che sono impegnati nella lotta contro il cancro possono condividere le migliori pratiche, collaborare e coordinarsi per sfruttare al meglio le nostre conoscenze collettive e i dati scientifici comprovati.

    Il centro di conoscenze sul cancro è un mediatore di conoscenze indipendente che fornisce un sostegno alle politiche basato sui dati, ampliando nel contempo i sistemi informatici, i gateway, i portali, le piattaforme e le banche dati della Commissione attualmente esistenti sul cancro. Servirà a raccogliere e fornire i dati e le statistiche più recenti sul cancro; monitorare le tendenze oncologiche in modo da poter valutare l’efficacia delle strategie di prevenzione e dei programmi di screening; fornire orientamenti europei per la prevenzione, lo screening, la diagnosi e la cura allo scopo di migliorare i risultati in ambito oncologico e ridurre le disuguaglianze tra le regioni dell’UE, contribuire a definire politiche per la prevenzione del cancro in relazione all’ambiente e a stili di vita sani, compreso il controllo del tabagismo e dell’alcool; individuare le lacune relative alla ricerca o alle politiche; fornire uno spazio di coordinamento per iniziative oncologiche su un’unica piattaforma; contribuire a ridurre le disuguaglianze nella prevenzione e nella cura oncologiche in tutta l’UE.

    La piattaforma ospita un punto di riferimento per l’elaborazione delle politiche in materia di prevenzione, attraverso lo sportello informativo per la promozione della salute e la prevenzione delle malattie, il sistema europeo d’informazione sul cancro, gli orientamenti europei e i sistemi di garanzia della qualità per la prevenzione, lo screening, la diagnosi e la cura oncologici.

    Il Centro di conoscenze è un’iniziativa faro del piano europeo di lotta contro il cancro, priorità fondamentale della Commissione von der Leyen nel settore della salute e colonna portante di una solida Unione europea della salute. Il piano di lotta contro il cancro definisce un nuovo e ambizioso approccio per ridurre l’onere del cancro nell’UE, affrontando la malattia in tutte le sue fasi, dalla prevenzione alla qualità della vita di chi ne è affetto e di chi l’ha sconfitta – e concentrandosi sulle azioni alle quali l’UE può apportare il massimo valore aggiunto. Inoltre, la futura missione sul cancro nell’ambito di Orizzonte Europa costituirà una componente fondamentale degli investimenti dell’UE nel campo della ricerca e dell’innovazione sul cancro, sostenendo numerose azioni chiave del piano di lotta contro il cancro e fornendo nuovi concetti per elaborare soluzioni strategiche innovative a vantaggio dei pazienti.

    Il centro di conoscenze sul cancro contribuirà al successo di queste iniziative attraverso l’individuazione, l’allineamento, la pianificazione e il coordinamento delle azioni scientifiche e tecniche. Ciò consentirà di migliorare la prevenzione, lo screening per la diagnosi precoce, le cure e l’assistenza, in modo che tutti possano vivere in modo più sano e più felice in futuro.

    E’ stato lanciato anche un primo risultato chiave del centro di conoscenze: gli orientamenti europei e il programma di garanzia della qualità per lo screening, la diagnosi e la cura del cancro al seno. Questi orientamenti incentrati sul paziente e basati sui dati offrono ai prestatori di assistenza sanitaria e alle donne indicazioni chiare e indipendenti per un percorso di assistenza sanitaria completo per la più frequente tipologia di cancro nella popolazione femminile. Contribuiranno a ridurre l’incidenza del cancro al seno e ad affrontare disuguaglianze evitabili in termini di incidenza, prevalenza, mortalità e tassi di sopravvivenza tra i paesi dell’UE e al loro interno. Gli orientamenti e i manuali di garanzia della qualità che li accompagnano sono disponibili online sulla pagina del centro di conoscenze e saranno aggiornati man mano che saranno disponibili nuovi dati.

    Saranno gli scienziati del Centro comune di ricerca della Commissione a gestire il centro di conoscenze sul cancro; si trovano nella posizione ideale per farlo, vista la loro esperienza sia nella gestione di altri centri di conoscenza che in ambito oncologico. Sono esperti nel formulare orientamenti per migliorare lo screening, la diagnosi e la cura, consolidare le migliori pratiche per la prevenzione del cancro e sfruttare il potenziale dei dati oncologici per monitorare l’onere del cancro ed effettuare previsioni al riguardo.

    I centri di conoscenza della Commissione riuniscono esperti, ricercatori e responsabili politici all’interno e all’esterno della Commissione per definire in modo olistico le questioni strategiche e sviluppare risposte basate sui dati.

    Il centro di conoscenze sul cancro è il 10o centro di conoscenze della Commissione e il 9o che sarà lanciato sotto la guida del Centro comune di ricerca; si aggiunge a quelli già istituiti in materia di biodiversità, bioeconomia, osservazione della Terra, sicurezza alimentare e nutrizionale globale, politiche territoriali, migrazione e demografia, gestione del rischio di catastrofi, frode alimentare e qualità degli alimenti e interpretazione (quest’ultimo è guidato dal servizio di interpretazione della Commissione — DG SCIC).

    Fonte: Commissione europea

  • Venti milioni di italiani perdono i capelli e a Roma nasce il primo Centro europeo per loro

    Tra i 15 e i 20 milioni di italiani, donne e uomini, giovani o più avanti con gli anni, perdono i capelli per patologie del cuoio capelluto, malattie differenti o semplicemente per fattori ereditari. Chi ne soffre – dicono gli specialisti – prova un profondo disagio con ripercussioni negative psicologiche e sociali. Per affrontare in modo sistematico la calvizie di qualsiasi tipo è nato a Roma, primo in Europa, il Centro Integrato Alopecie (Cia) presso l’Istituto dermopatico dell’Immacolata (Idi) Irccs, struttura in grado di gestire in maniera coordinata sotto lo stesso tetto le fasi di diagnosi e terapia di tutte le affezioni del cuoio capelluto. Il Centro, diretto da Gianfranco Schiavone, accoglie fino a 700 pazienti al mese: di cui una ventina al giorno sono giovani tra i 15 e i 22 anni, donne il 20% di questi.

    Secondo i dati dell’Idi, il fenomeno colpisce, diversamente da quanto si creda, circa il 50% del sesso femminile in fasi differenti della vita: con esordio dalla pubertà nei casi più gravi, ma di solito dopo la gravidanza o la menopausa. Per il sesso maschile, a 30 anni la caduta riguarda mediamente il 30% della popolazione, a 50 anni il 50%, a 70 anni l’80%.

    “Il paziente tipo è un ragazzo molto giovane – spiega Schiavone – che comincia a vedere la stempiatura o lo sfoltimento in cima alla testa, molto ansioso per come può evolvere la situazione, specie nel caso in cui i genitori abbiano lo stesso problema. Rispetto al passato, le terapie attuali non rappresentano un rischio poiché non alterano alcun assetto ormonale. Nei casi in cui è necessario, si procede con il trapianto”.

    La nascita del Cia è stata fortemente voluta, anche per superare il vecchio concetto di ambulatorio con visita tricologica, oltre che per garantire ai pazienti un approccio scientifico complessivo e integrato a cui prendono parte specialisti di diversi settori. Come per esempio nel caso delle donne che perdono i capelli a causa dell’ovaio policistico e che vengono seguite contemporaneamente da dermatologi e ginecologi. Non solo: la creazione di un Centro integrato, già punto di riferimento per tutto il Centro-Sud, evita la trafila spesso senza successo presso privati legati a società commerciali che vendono prodotti e trapianti anche di dubbio valore scientifico. Del resto a far comprendere il peso e la diffusione del fenomeno basta guardare alla crescita esponenziale del cosiddetto turismo medico degli ultimi anni in Albania o Turchia per i trapianti di capelli. “A Istanbul, diventata come Rio De Janeiro per la chirurgia estetica degli anni ’80, si spende la metà che da uno specialista privato in Italia – racconta Schiavone – ma ci sono quei rischi legati a possibili complicanze post-operatorie che non vanno trascurati. Se quando si è tornati a casa si presenta un’infezione, la febbre, le croste, difficilmente il paziente riprenderà l’aereo per tornare in Turchia o in Albania. Con tutte le conseguenze del caso”.

    Per combattere la forma più diffusa di calvizie, l’alopecia androgenetica, all’Idi vengono utilizzate tra l’altro le terapie biologiche a base di derivati del plasma nella loro ultima variante il-prf (evoluzione del prp), erogata in ospedale sotto il controllo del Centro trasfusionale secondo le direttive del Centro nazionale sangue. La fotobiomodulazione (low level laser therapy); il microneedling, sia chirurgico che domiciliare tramite derma-pen e derma-stamp associato o meno alla somministrazione di sostanze topiche come alcuni biorivitalizzanti. Contro l’alopecia androgenetica i dermatologi del Cia usano pureil trapianto di cellule staminali dal grasso autologo, una sorta di lipofilling su cui stanno convergendo le ricerche per che richiede un piccolo intervento chirurgico ambulatoriale, nei casi di pazienti resistenti alle altre terapie.

    La rivoluzione nell’assistenza dei pazienti comprende altri due punti: le terapie per le persone trattate con cure oncologiche e il versante estetico. Ossia il trapianto, eseguito in associazione alle terapie biologiche seguendo una nuova metodica chiamata Beht (biologically enhanced hair transplantation). Al Cia i pazienti pagano il ticket e, nel caso di trapianto e trattamenti estetici, la spesa è calmierata rispetto agli studi privati.

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