ospedali

  • Il Mes: il tragico “palleggio” tra il -2% ed il +11,9%

    Durante l’arco dell’intera estate tutti gli esponenti del governo e della maggioranza parlamentare che lo sostiene hanno disquisito dell’utilizzo o meno delle risorse del Mes in una tragicommedia, che vedeva coinvolta anche l’opposizione, in relazione ai tassi di interesse richiesti al servizio.

    La contrapposizione era relativa alla valutazione se il Mes comportasse dei costi superiori a quelli richiesti dal mercato nel sottoscrivere i titoli del debito pubblico italiano (*). Uno spettacolo indicato, da dotti e telegenici commentatori, come l’essenza del confronto politico che arricchisce il tessuto democratico del nostro Paese.

    Viceversa nessuno ha considerato, ieri come oggi, ma soprattutto valutato appieno le conseguenze della eccezionalità del momento legato alla prima ondata del covid-19 come alla possibilità, ora triste realtà, di una seconda sotto il profilo squisitamente gestionale ma anche strategico. Questa eccezionalità avrebbe dovuto ispirare un atteggiamento molto più pragmatico al di là della propria posizione ideologica al fine di comprendere come il Mes, proprio per la sua specifica destinazione per il SSN, potesse essere una risorsa da utilizzare in una duplice finalità. La prima sicuramente finalizzata ad attrezzare con la massima urgenza il sistema sanitario in previsione di una possibile seconda ondata, quindi aumentare il numero dei posti disponibili in terapia intensiva in un’ottica prudenziale molto più indicata di un banco con le rotelle.

    Contemporaneamente con una seconda altrettanto importante che permettesse allo stesso sistema sanitario nazionale di non tralasciare le patologie passate in secondo piano rispetto al covid 19.

    Da allora a tutt’oggi la sanità pubblica, in un momento di eccezionale gravità e difficoltà, non ha ottenuto nessuna risorsa aggiuntiva extrabilancio che il Mes avrebbe invece assicurato. In questo senso, infatti, si ricorda come solo Veneto, Friuli-Venezia e Valle d’Aosta abbiano aumentato la capacità delle terapie intensive.

    Gli effetti di tale disastroso e vergognoso attendismo del governo centrale e di buona parte delle Regioni vengono espressi dal singolo dato riportato nel titolo. Questo da solo pone la maggioranza, come l’intero quadro politico, di fronte alle proprie responsabilità che dovrebbe portare ad un cambiamento di passo nella gestione della sanità pubblica. Come conseguenza diretta di una struttura sanitaria di fronte ad una seconda ondata dei contagi risultano aumentate dell’11,9% le morti da tumore al colon legate al ritardo nella diagnosi. Quindi, invece di utilizzare le risorse disponibili che il Mes avrebbe reso disponibili immediatamente in previsione di una possibile seconda ondata ma anche per non rendere di una secondaria importanza le altre patologie mortali, l’aumento di oltre il 11,9% di questa tipologia di decessi rappresenta il Vergognoso risultato di questo attendismo attribuibile all’intera classe politica nella sua complessità. A causa di manieristiche disquisizioni tra differenze decimali di interesse si è verificata una crescita dell’11,9% di maggiori decessi per ritardi nelle diagnosi.

    La responsabilità di questi decessi va interamente attribuita al miserabile gioco politico che rappresenta un costo insostenibile per la cittadinanza.

    Quando per una classe politica dirigente risultano prioritarie le differenza decimali relative ad un finanziamento esclusivo ed immediato per il SSN e che rappresenta meno del 2% dell’ammontare dell’intero debito pubblico risulta, come logica conseguenza, che il quadro istituzionale ed economico siano destinati ad implodere.

     

  • Aumentano tumori tra le donne, ma crescono le guarigioni

    Nel 2020 in Italia sono stimati 377mila nuovi casi di tumore, circa 6mila in più rispetto allo scorso anno. Ma ad aumentare sono solo le diagnosi tra le donne – soprattutto per l’aumento dei casi di cancro al polmone legato al fumo di sigaretta sempre più diffuso al femminile – mentre diminuiscono quelle tra gli uomini. La bella notizia è che crescono le guarigioni e cala la mortalità per varie neoplasie, grazie alle nuove terapie e agli screening, e sono 3,6 milioni gli italiani vivi dopo la diagnosi di cancro (+37% rispetto a 10 anni fa).

    E’ a luci ed ombre il quadro che emerge dal censimento ‘I numeri del cancro in Italia 2020′, presentato all’Istituto superiore di sanità (Iss) nella sua decima edizione, frutto del lavoro dell’Associazione Italiana di Oncologia Medica (AIOM) con l’Associazione Italiana Registri Tumori (AIRTUM), la Società Italiana di Anatomia Patologica (SIAPEC-IAP), Fondazione AIOM,  PASSI (Progressi delle Aziende Sanitarie per la Salute in Italia). Nel 2020 si stimano dunque 195.000 nuovi casi negli uomini e 182.000 nelle donne (nel 2019 erano 196.000 e 175.000). Si stimano, quindi, circa 6.000 casi in più, a carico delle donne. Il tumore più diagnosticato, nel 2020, è quello della mammella (54.976), seguito dal colon-retto (43.702), polmone (40.882), prostata (36.074). In particolare, nel sesso femminile, continua la preoccupante crescita del carcinoma del polmone (+3,4% annuo), legata proprio all’abitudine al fumo. Si impone, rileva il rapporto, il “caso” del colon-retto, in netto calo in entrambi i sessi, grazie all’efficacia dei programmi di screening. Nel 2020, i tassi di incidenza di questa neoplasia sono in diminuzione del 20% rispetto al picco del 2013. In generale, l’efficacia delle campagne di prevenzione e delle terapie innovative determina un complessivo aumento del numero delle persone vive dopo la diagnosi. Almeno un paziente su 4 (quasi un milione di persone) è tornato ad avere la stessa aspettativa di vita della popolazione generale e può considerarsi guarito. Un altro dato importante è quello relativo alla riduzione complessiva dei tassi di mortalità stimati nel 2020 rispetto al 2015: sono in diminuzione sia negli uomini (-6%) che nelle donne (-4,2%), grazie ai progressi nella diagnosi e nei trattamenti.

    E’ questa la “conferma della qualità del nostro Servizio Sanitario Nazionale – commenta il ministro della Salute Roberto Speranza nella prefazione al volume -. C’è ancora molto da fare, ma rispetto a 10 anni fa cresce notevolmente il numero di donne e uomini che sopravvivono alla diagnosi di tumore, aumenta il tasso di guarigioni e sempre più persone tornano ad avere la stessa aspettativa di vita della popolazione generale”.

    Ma se le donne si ammalano di più, tra loro la sopravvivenza ai tumori a 5 anni raggiunge il 63%, migliore rispetto a quella degli uomini (54%). Ciò perché nel sesso femminile il tumore più frequente è quello della mammella, caratterizzato da una prognosi migliore. Il dito puntato resta contro gli scorretti stila di vita: “circa il 40% dei nuovi casi di tumore è potenzialmente evitabile”, ha sottolineato Stefania Gori, presidente Fondazione Aiom. Ma a fare la differenza è anche la prevenzione, da qui la necessità di rafforzare gli screening, avverte il presidente Iss Silvio Brusaferro, ricordando che ancora meno di 5 persone su 10 tra gli ultra 50enni si sottopongono al test colorettale.  E la pandemia ha peggiorato la situazione con lo stop degli esami. Ora gli screening “non sono ancora ripresi dappertutto e persiste una situazione a macchia di leopardo tra le Regioni. Il fatto – spiega il presidente Aiom Giordano Beretta – è che in varie realtà i nuovi inviti ad effettuare gli screening non sono ancora ripartiti, perché il personale delle Asl è impegnato a convocare le persone per i tamponi e non riesce a convocare i cittadini per gli screening”. Ma Covid-19, ammonisce, “non può diventare un alibi e una giustificazione per la mancata ripresa degli esami oncologici”.

  • L’emergenza si previene non si insegue

    Prevenire meglio che reprimere o prevenire meglio che curare sono due modi di dire molto conosciuti ma forse ignoti ad alcuni di coloro che dovrebbero essere preposti alla guida del loro paese. Ovviamente per quanto riguarda la Cina, sapendo il sistema che governa, non potevamo che aspettarci quello che è successo mentre per i paesi europei sono mancati sia una prevenzione concreta che un coordinamento ed anche l’Oms si è più basata sui dati inesatti, forniti dai cinesi, che sulla realtà scientifica che potevano dedurre anche da precedenti avvenimenti. In Italia risultano assolutamente sproporzionate per difetto le misure di prevenzione che dovevano partire immediatamente, come l’obbligo di quarantena per tutti coloro che provenivano dalla Cina, a qualunque nazionalità appartenessero, con il controllo del passaporto nessuno sarebbe scappato alla verifica anche se non arrivava con un volo diretto, come succede nella maggior parte dei casi. Sembrano, al momento, altrettanto sproporzionate per eccesso le misure di isolamento di intere aree, misure per altro prese dopo che gli abitanti si erano già abbondantemente recati in altre località per fare scorte alimentari. Ora ci troviamo di fronte ad alcune realtà prevedibili, vi sono pazienti asintomatici, vi potrebbero essere anche portatori sani, in Italia troviamo molti casi perché di stanno facendo quei controlli che non si fanno in altri paesi europei, il virus si è diffuso tra persone che non sono state in Cina né hanno avuto contatto con chi proviene dalle aree cinesi contagiate e non si trova ancora il paziente zero. Manca anche un dato che sarebbe importante sapere e cioè quante sono, tra le persone trovate positive al coronavirus, quelle che avevano fatto il vaccino antinfluenzale e quali sono le loro reazioni fisiche.

    Se da un lato è importante che i cittadini siano messi, minuto per minuto, al corrente di quanto avviene c’è però da evidenziare che in alcuni casi si sta fomentando il panico con gravi conseguenze sul piano emotivo. Guardando ai dati di precedenti situazioni simili ricordiamo che per la Sars vi sono stati 801 decessi, 229 per l’epidemia influenzale H1N1 del 2009 e che quest’anno per influenza sono già morte 24 persone.

    Presumibilmente con il coronavirus dovremo vivere per qualche tempo perciò è necessario che le forze politiche di attrezzino sia a lavorare insieme su questo problema sia ad essere più accorte, ascoltati gli scienziati, medici e ricercatori, nel promuovere iniziative per contenere l’epidemia e per non vessare inutilmente le persone creando anche altri problemi ad un’economia già in crisi. Se per dipendenti, pubblici o privati, vi sono ammortizzatori sociali che possono essere attivati non si dimentichino i piccoli commercianti, gli artigiani, i professionisti, gli agricoltori privi di qualunque paracadute economico. Si ha purtroppo la sensazione di una costante improvvisazione di fronte ad un’emergenza che doveva essere, dalle prime notizie che arrivavano dalla Cina, contemplata come possibile.

    Ora cerchiamo di tenere la testa a posto sia come singoli cittadini che come operatori nei vari settori, dalla politica all’informazione e cerchiamo, d’ora in avanti, di prevenire e non inseguire l’emergenza come è avvenuto purtroppo all’ospedale di Codogno.

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