pandemia

  • La Commissione approva una misura italiana da 20 milioni di € per compensare Poste Italiane per la creazione di spazi di co-working

    La Commissione europea ha approvato, ai sensi delle norme dell’UE in materia di aiuti di Stato, una misura italiana da 20 milioni di €, volta a compensare Poste Italiane per la creazione di 80 spazi di co-working in città di piccole e medie dimensioni in Italia. Il regime fa parte del piano nazionale italiano per gli investimenti complementari che integrerà con risorse nazionali il Piano di ripresa e resilienza dell’Italia. L’obiettivo della misura è creare una rete di co-working accessibile e immediatamente disponibile, distribuita in tutto il paese e dotata di infrastrutture digitali. La misura fa seguito a una precedente misura italiana a sostegno di Poste Italiane per la realizzazione di un’infrastruttura di ricarica, approvata dalla Commissione il 5 ottobre 2022. Entrambe le misure fanno parte di un più ampio progetto (“Progetto Polis”) che consentirà a Poste Italiane di fornire una serie di servizi alla popolazione dei piccoli comuni e delle zone remote in Italia. Nell’ambito della misura approvata oggi, che durerà fino al 31 dicembre 2026, il sostegno assumerà la forma di una sovvenzione diretta e coprirà i costi di sviluppo nelle zone in cui gli investimenti privati non sarebbero effettuati in assenza di sostegno pubblico. La Commissione ha valutato la misura alla luce delle norme dell’UE in materia di aiuti di Stato del trattato sul funzionamento dell’Unione europea, che consente agli Stati membri di sostenere lo sviluppo di talune attività economiche a determinate condizioni. La Commissione ha ritenuto che la misura sia necessaria e appropriata per sviluppare spazi di co-working in quelle aree in cui non sarebbero stati effettuati investimenti privati in assenza del sostegno pubblico. La Commissione ha inoltre concluso che la misura è proporzionata, in quanto è limitata al minimo necessario e ha un impatto limitato sulla concorrenza e sugli scambi tra Stati membri.

  • La Commissione approva un regime di investimenti italiano da 380 milioni di € a sostegno di una ripresa sostenibile nel contesto della pandemia di coronavirus

    La Commissione europea ha approvato un regime di investimenti italiano da 380 milioni di € a sostegno di una ripresa sostenibile dell’economia nel contesto della pandemia di coronavirus. Il regime è stato approvato nell’ambito del quadro temporaneo per gli aiuti di Stato e sarà cofinanziato dai Fondi strutturali e di investimento europei (“fondi SIE”).

    Nell’ambito del regime, l’aiuto può essere concesso in forme diverse, vale a dire sovvenzioni dirette, tassi di interesse agevolati sui prestiti, prestiti agevolati, garanzie, anticipi rimborsabili, investimenti azionari e obbligazioni.

    Il regime mira a sostenere gli investimenti privati in attivi materiali e immateriali come stimolo per colmare una carenza di investimenti accumulata nell’economia a causa della pandemia di coronavirus e accelerare le transizioni verde e digitale. La misura sarà accessibile alle imprese attive in tutti i settori, ad eccezione di quello finanziario. Il regime di aiuti dovrebbe andare a beneficio di circa 5.000 imprese.

    La Commissione ha constatato che il regime italiano è in linea con le condizioni stabilite nel quadro temporaneo. In particolare, l’aiuto i) non supererà l’1% della dotazione totale del regime per beneficiario; ii) sosterrà investimenti in attivi materiali e immateriali, ma non gli investimenti finanziari; iii) non supererà le intensità massime di aiuto stabilite nel quadro temporaneo; e iv) sarà concesso entro il 31 dicembre 2022.

    La Commissione ha pertanto concluso che la misura è necessaria, adeguata e proporzionata per agevolare lo sviluppo di talune attività economiche importanti per una ripresa sostenibile dell’economia, in linea con l’articolo 107, paragrafo 3, lettera c), del TFUE. Su queste basi la Commissione ha approvato le misure in conformità delle norme dell’Unione sugli aiuti di Stato.

    Fonte: Commissione europea

  • I risparmi del lockdown mettono al sicuro le famiglie ma l’autunno si prospetta duro

    Il ‘tesoretto’ di risparmio accumulato durante la pandemia dalle famiglie, specialmente in forma liquida, con un’incidenza attuale dei depositi pari al 110% del reddito disponibile, rappresenta una fondamentale “garanzia psicologica” che, assumendo un’inflazione in discesa nel corso del 2023, potrà favorire la tenuta dei consumi”. E’ uno degli aspetti più significativi messi in evidenza dall’ultimo Report di Area Studi Legacoop e Prometeia nel quale si sottolinea tuttavia come l’effetto difficilmente coinvolgerà i lavoratori dipendenti a basso reddito. “I rischi sociali di questa fase convulsa sono altissimi” – dichiara Mauro Lusetti, presidente di Legacoop – già durante la pandemia dal nostro osservatorio denunciavamo come l’impatto fosse asimmetrico non solo sulle imprese, ma pure sulle famiglie: da un lato vi era chi forzatamente accumulava risparmi imprevisti, dall’altro lato chi si impoveriva ulteriormente”. Per Lusetti “nelle condizioni italiane occorrono politiche di protezione sociale eccezionali, perché, anche prendendo per buone le previsioni di un rientro progressivo dell’inflazione, già sappiamo che questo autunno sarà durissimo. Aggiungere a questo quadro di ansia e fragilità anche l’instabilità di una fase elettorale è stato un capolavoro di irresponsabilità della politica italiana di cui avremmo certamente voluto fare a meno”.

    Lo studio prevede, per i prossimi trimestri, un recupero della propensione al consumo, nel tentativo delle famiglie di mantenere inalterato il proprio tenore di vita, nonostante la caduta non solo del reddito disponibile reale, ma anche del valore di mercato della propria ricchezza. Lo studio ipotizza, infatti, che non si avvierà una rincorsa prezzi-salari, e ciò comporta che lo shock “da offerta» che si sta sperimentando in Italia (e in tutta Europa), che implica il trasferimento di reddito all’estero via bolletta energetica, sarà pagato in misura importante dai lavoratori dipendenti, in particolare da quelli a basso reddito, su cui questa inflazione concentrata su energia ed alimentari sta esercitando gli effetti maggiori. È dunque importante – suggerisce lo studio – che le misure fiscali volte a contrastare tale inflazione, in un contesto di risorse limitate, siano mirate alle fasce più povere della popolazione e non distribuite a pioggia.

  • “Superare la pandemia”, la nuova pubblicazione protagonista del settimo incontro del ciclo ‘Librorum’

    Giovedì 28 aprile 2022 dalle ore 17:00 alle ore 18:45, lì Associazione degli Ex Deputati europei  organizza il settimo appuntamento Librorum con la presentazione del libro “Superare la pandemia”, edito dalle FMA, pubblicato dall’Archivio Storico dell’Unione Europea e curato dalla Vice Presidente dell’Associazione Monica Baldi e dalla Coordinatrice della Commissione W20 Health Equity Flavia Franconi. La presentazione sarà affidata al tesoriere dell’AAD Jean-Pierre Audy.

    La pubblicazione, insieme ai contributi di eminenti personalità rappresentative del mondo delle istituzioni, della politica, della cultura e della scienza, raccoglie gli atti del convegno internazionale “Come superare la pandemia di COVID-19 e le sue conseguenze” svoltosi il 23 settembre 2021 presso l’Istituto Universitario Europeo di Firenze ed organizzato in collaborazione con Women 20 e Archivi Storici dell’Unione Europea, in occasione della Presidenza italiana del G20.

    La presentazione sarà aperta dal Presidente dell’Associazione, Hans-Gert Pöttering, e dal Direttore Generale della Comunicazione del Parlamento Europeo, Jaume Duch Guillot. L’evento sarà introdotto dal Segretario Generale dell’Istituto Universitario Europeo di Firenze (EUI) Marco Del Panta e dal Presidente del W20 Elvira Marasco. La segretaria dell’AAL Teresa Riera Madurell modererà la sessione di domande e risposte.

    Alle 17:30 Teresa Riera Madurell, Segretario Onorario dell’AAL, modererà la sessione di domande e risposte con gli autori degli articoli.

    L’interpretazione simultanea sarà disponibile in inglese e francese.

  • Alberghi in allarme per il caro energia “insostenibile”

    “Nel settore alberghiero, stiamo vivendo la tempesta perfetta. Prima è arrivata la pandemia, poi la guerra e con quella il rincaro energetico. Secondo le nostre stime il costo dell’energia passerà dal 5% al 20% nel fatturato delle imprese, ed è insostenibile”. Lo ha detto la presidente di Confindustria Alberghi Maria Carmela Colaiacovo, nella conferenza stampa alla Camera “Caro energia, è allarme per il settore alberghiero. La crisi energetica dopo due anni di pandemia, impatti sulle imprese alberghiere e sui servizi”, su iniziativa dell’onorevole Maria Teresa Baldini (Italia Viva) organizzata da Confindustria Alberghi e Assosistema Confindustria.

    “Speriamo che il governo inizi a strutturare gli interventi secondo una logica di filiera”, ha sottolineato il vicepresidente di Assosistema Confindustria Marco Marchetti. Tra le proposte congiunte di intervento all’esecutivo: l’innalzamento al 25% del credito di imposta previsto per l’acquisto di energia elettrica, analogamente a quanto stabilito per le imprese energivore; la proroga immediata almeno di un ulteriore trimestre dei crediti di imposta per l’acquisto di energia elettrica e gas, dell’Iva agevolata per l’acquisto di gas e delle misure di azzeramento/riduzione degli oneri di sistema; l’introduzione di maggiorazioni sui crediti di imposta per l’acquisto di energia elettrica e gas nel caso di imprese che hanno perdite di fatturato nel secondo trimestre 2021 superiori al 50% rispetto l’analogo periodo 2019.

    “Con oltre 32mila strutture e un milione di camere e due milioni di posti letto l’industria alberghiera italiana è fra le prime per capacità in Europa – ha ricordato Colaiacovo – Secondo l’Istat il settore prima della pandemia occupava 220mila lavoratori per un fatturato complessivo di 21 miliardi e secondo le nostre stime, le spese per l’acquisto di energia nel 2019 erano di 1,1 miliardi di euro, il 5% del fatturato”. Il Covid “ha falcidiato” il settore. Da un fatturato “di oltre 21 miliardi nel 2019 c’è stato un -54%, con un fatturato di 9,5 miliardi nel 2020”. Inoltre “già nel 2021 tra gennaio e dicembre per il gas aumentato del 400% a fronte di un fatturato ancora in contrazione”. Ora con l’ulteriore aumento di costi energetici, “non si possono aumentare i prezzi nelle nostre strutture, anche perché c’è ancora una bassissima domanda. Si devono trovare altre soluzioni” sottolinea.

    “Associo al grido d’allarme del settore alberghiero anche quello delle lavanderie industriali, sviluppate su tutto il territorio, che provvedono a reperire tutto il materiale tessile necessario per vestire le strutture alberghiere e gli hotel, anche con una manutenzione costante e quotidiana – sottolinea Marco Marchetti -. Stando all’Osservatorio di Assosistema Confindustria che ha periodicamente analizzato i numeri del settore, a dicembre 2021 ha registrato un calo dell’attività dell’85% con una previsione per i primi 3 mesi del 2022 di -65%”. Nel 2020 il settore delle lavanderie industriali per il turismo “ha registrato una perdita di 395 milioni di euro di fatturato, mentre nel 2021 una perdita di 350 milioni di euro”. A questa situazione già grave “si aggiungono i rincari delle bollette di gas ed energia ed i costi delle materie prime. I numeri parlano chiaro: sono circa 30.000 mila i lavoratori (di cui il 65% donne) a rischio. La situazione diventa decisamente drammatica se si considerano i valori del 2019 rispetto ai quali, nelle rilevazioni di energia e gas si registrano aumenti, rispettivamente, del +500% e, addirittura, del +800% per il gas (8 volte il corrispettivo del 2019)».

  • La Commissione interviene per sostenere il settore del commercio al dettaglio nel contesto della pandemia di coronavirus

    La Commissione europea ha approvato un regime italiano da 200 milioni di euro a sostegno del settore del commercio al dettaglio nel contesto della pandemia di coronavirus. Il regime è stato approvato nell’ambito del quadro temporaneo per le misure di aiuto di Stato.

    Nell’ambito del regime, l’aiuto assumerà la forma di sovvenzioni dirette. La misura sarà aperta alle imprese che svolgono commercio al dettaglio come attività principale che hanno subito un calo del fatturato di almeno il 30% nel 2021 rispetto al 2019 e i cui ricavi non hanno superato i 2 milioni di euro nel 2019. L’importo dell’aiuto per beneficiario sarà calcolato sulla base della differenza tra i ricavi medi mensili nel 2021 e quelli registrati nel 2019. L’obiettivo del regime è soddisfare il fabbisogno di liquidità dei beneficiari e aiutarli a proseguire le loro attività durante e dopo la pandemia.

    La Commissione ha constatato che il regime italiano è in linea con le condizioni stabilite nel quadro temporaneo. In particolare, l’aiuto i) non supererà i 2,3 milioni di euro per beneficiario; e ii) sarà concesso entro il 30 giugno 2022.

    La Commissione ha concluso che la misura è necessaria, adeguata e proporzionata per porre rimedio a un grave turbamento dell’economia di uno Stato membro in linea con l’articolo 107, paragrafo 3, lettera b), del TFUE e con le condizioni stabilite nel quadro temporaneo. Su tale base la Commissione ha approvato le misure in conformità delle norme dell’Unione sugli aiuti di Stato.

    Fonte: Commissione europea

  • Il covid ci ha resi più fragili: oltre 100mila richieste di aiuto in un anno a Telefono Amico

    A due anni dall’inizio della pandemia, la situazione psicologica ed emotiva degli italiani è ancora critica. Lo dimostrano i dati dell’organizzazione di volontariato Telefono Amico Italia, che nel 2021 ha superato la soglia delle 100mila richieste d’aiuto ricevute. L’aumento rispetto alla situazione pre-pandemia è drammatico – le richieste d’aiuto sono cresciute dell’85% – e la situazione è in progressivo peggioramento. Rispetto al 2020 e alla fase più acuta della pandemia, infatti, le persone che si rivolgono a Telefono Amico Italia continuano ad aumentare: nel 2021 le richieste d’aiuto sono cresciute del 13% rispetto all’anno precedente.

    «L’impatto della pandemia sulla sfera psicologica delle persone è stato notevolissimo ed è proprio adesso che si iniziano a vedere con chiarezza i danni della situazione vissuta in questi due anni», spiega Maurizio Pompili, Professore Ordinario di Psichiatria presso Sapienza Università di Roma e Direttore della UOC di Psichiatria presso l’Azienda Ospedaliero-Universitaria Sant’Andrea di Roma. «Se da un lato la società sta ripartendo e si comincia a intravedere il ritorno alla normalità, dall’altro iniziano a essere evidenti le ferite lasciate dalla pandemia sulle persone più colpite emotivamente». «Ciò che più ha messo in difficoltà – sottolinea lo psichiatra – sono state l’insicurezza per il futuro, la sensazione di disperazione e, per i più giovani, la maturazione affettiva mancata per l’assenza del confronto con i pari. Tutti coloro che hanno avuto una resilienza tale da riprendere le attività si rialzeranno, ma coloro che sono stati più danneggiati e che non hanno avuto la possibilità di avere un compenso dal punto di vista psicopatologico resteranno indietro. Negli anni che verranno dovremo stare ancora più attenti, monitorare la situazione e assistere soprattutto le persone più fragili».

    Telefono Amico Italia è da oltre 50 anni al fianco delle persone che hanno bisogno di sostegno, supportandole attraverso tre modalità di ascolto anonimo: il servizio telefonico, che risponde al numero unico nazionale 02 2327 2327, attivo 365 giorni all’anno dalle 10 alle 24; Mail@mica, alla quale è possibile accedere attraverso la compilazione di un form anonimo sul sito www.telefonoamico.it; WhatsApp Amico, raggiungibile via chat al 324 011 72 52 tutti i giorni dalle 18 alle 21.

    Proprio quest’ultimo è il servizio che ha riscontrato l’aumento più considerevole di utenti rispetto al 2020: le richieste d’aiuto ricevute dai volontari sono aumentate del 56%, passando dalle oltre 6mila a quasi 10mila. WhatsApp Amico è il servizio di ascolto più utilizzato dai giovani: il 27,8% degli utenti ha tra i 19 e 25 anni, il 22,8% tra i 26 e i 35 e il 19,2% ha tra i 15 e i 18 anni. Gli utenti sono, inoltre, per il 66% donne.

    Il servizio telefonico è, invece, quello che ha riscontrato un maggior incremento di nuovi utenti – persone che in passato non avevano mai chiesto aiuto a Telefono Amico Italia – rispetto al primo anno di pandemia: nel 2021 sono stati oltre 46.500, il 35% in più rispetto allo scorso anno, e sono cresciuti addirittura del 160% rispetto al pre-pandemia. Gli utenti che si rivolgono al numero unico nazionale di Telefono Amico Italia, al contrario di WhatsApp Amico, sono prevalentemente uomini (55%) e l’età media degli utenti è più alta rispetto a chi utilizza la chat. Il 24,91% di chi chiama ha tra i 46 e i 55 anni, a seguire le fasce di età più rappresentate sono quella tra i 56 e i 65 anni (21,8%) e tra i 36 e i 45 (21,53%).

    Le difficoltà di chi si mette in contatto con Telefono Amico Italia sono, invece, analoghe tra i diversi servizi di ascolto dell’organizzazione. Il 58%, sia di chi chiama sia di chi scrive su WhatsApp o Mail@mica, segnala problematiche legate all’area del sé, come bisogno di compagnia, tematiche esistenziali, solitudine; un’altra parte di utenza (il 23% di chi telefona, il 32% di chi utilizza WhatsApp e il 21% di chi scrive utilizzando la mail) si trova ad affrontare difficoltà relazionali con famigliari, amici, partner; altri utenti ancora (il 7% per telefono e WhatsApp e l’11% per il servizio di ascolto via email) si trovano a vivere una situazione di emarginazione.

    Desta allarme anche l’aumento delle telefonate ricevute da Telefono Amico Italia con segnalazioni di malattia psichica, che sono cresciute del 29% rispetto allo scorso anno. «L’impatto della pandemia su coloro che erano già alle prese con problematiche psicopatologiche è un tema che ha preoccupato fin dall’inizio – prosegue il Professor Pompili – Le conseguenze sono state importanti soprattutto per le “situazioni sotto soglia”, che non avevano ancora una condizione conclamata; nei casi in cui c’era già una presa in carico è stato possibile continuare a seguire i pazienti. Per coloro che, invece, avevano vulnerabilità più nascoste l’effetto della pandemia ha facilitato l’insorgenza di condizioni più serie».

    «Con la pandemia ci siamo resi tutti conto dell’importanza del benessere psicologico – commenta Monica Petra, presidente di Telefono Amico Italia – di quanto condizioni la nostra qualità di vita e quanto sia pericoloso perderlo. È dal 1967 che Telefono Amico Italia si impegna per stare accanto alle persone più fragili e a tutti coloro che si trovano a vivere un momento particolarmente duro. Proprio come quello che ha colpito tutti da marzo 2020. In questo lungo periodo di emergenza ci siamo impegnati molto per rispondere ai bisogni delle tante persone che ci contattavano, abbiamo messo a servizio di tutti, come sempre, la nostra esperienza e competenza. Adesso è necessario che anche le Istituzioni si impegnino su questo fronte: iniziamo a vedere alcuni tentativi coraggiosi che vanno in questa direzione e sicuramente possiamo considerarli un buon punto di partenza, occorre ora costruire una rete organica di interventi che possano garantire a tutti un sostegno psicologico di base».

  • 2020/2022: dalla pandemia al catasto

    A partire dal 31 gennaio del 2020, quando fu proclamato il primo stato di emergenza, i cittadini italiani hanno dato prova di un’estrema compattezza anche se con diverse posizioni relative alle strategie sanitarie e in riferimento a quelle vaccinali fino alle politiche economiche.

    Anche se con forti contrasti sociali, generati spesso dalla stessa classe politica, nel suo complesso il nostro Paese ha dimostrato un senso di democraticità come espressione del valore più alto della libertà la quale ha permesso confronti anche aspri tra le diverse posizioni ma comunque sempre all’interno di una unità democratica dell’Italia.

    L’emergenza sanitaria ha dimostrato come molto spesso la cittadinanza si dimostri migliore della stessa classe politica la quale ha pure cercato di sfruttare in questo lungo periodo emergenziale le molteplici problematiche solo ad uso e consumo dei propri ritorni elettorali.

    Alle soglie del 31 marzo 2022, quando sarebbe dovuta scadere l’ultima proroga dello stato di emergenza, il mondo intero si trova coinvolto nella terribile questione della guerra in Ucraina. Una catastrofe umana, sanitaria ed economica che ha colpito con colpevole sorpresa tutte le maggiori nazioni ed ha costretto il governo in carica a prorogare lo stato di emergenza al 31/12/2022. Quindi, anche se per diverse motivazioni, il nostro Paese si troverà, arrivati al dicembre 2022, con trentacinque (35) mesi senza interruzione di stato di emergenza: un caso unico nel mondo che dovrebbe aprire invece un dibattito istituzionale sull’abuso da parte degli ultimi governi della propria posizione e del potere che la Costituzione ha loro riservato.

    Il nostro Paese, va ricordato, sta pagando un peso aggiuntivo ancora più alto rispetto agli altri partner europei in termini di sospensione delle prerogative democratiche, anche con un parlamento ridotto ormai a semplice esecutore degli atti governativi.

    Le conseguenze economiche, sintesi di due anni di emergenza pandemica ai quali vanno sommati quelli attuali per la guerra in Ucraina, si stanno rivelando disastrose con l’esplosione dei costi energetici e delle materie prime la cui stessa reperibilità risulta molto problematica sul mercato internazionale.

    In soli due anni, dal 2020 al 2022, il gas è aumentato del 1637%, e solo nell’ultimo anno del 736%, determinando la perdita progressiva della competitività del nostro sistema industriale ed imprenditoriale e l’impennata dei costi delle bollette ormai assolutamente insopportabili.

    In più, l’ultima rilevazione del tasso di inflazione segna un +5,7% il quale andrà interamente a carico delle fasce della popolazione con redditi più bassi (l’inflazione è la tassa più ingiusta del panorama economico fiscale), dimostrando una volta di più come la “riforma fiscale” del 2021 voluta dal governo in carica e relativa alla rimodulazione delle aliquote IRPEF, avendo favorito le fasce reddituali tra i 40/50.000 euro, determini un ulteriore peggioramento per le fasce più deboli da risultare persino offensiva nei confronti dei cittadini meno fortunati.

    A questa situazione disastrosa il governo ha risposto quindi o con dei pannicelli caldi o peggio attuando una politica fiscale avversa alle fasce di reddito più basso mentre la Francia, la Polonia e la Germania hanno adottato l’unica soluzione appropriata in questo contesto: la riduzione della pressione fiscale soprattutto per i prodotti energetici.

    Il grande senso di tolleranza della popolazione e del mondo del lavoro risulta ampiamente superato, come dimostrano i primi blocchi dei Tir contro il caro gasolio al quale il governo sembra voglia rispondere con una riduzione dei pedaggi autostradali i quali, immancabilmente, tra un paio d’anni verranno bocciati come aiuti di Stato dall’Unione Europea.

    Al di là del valore numerico della crescita del PIL siamo all’inizio di una crisi economica senza precedenti successiva ad oltre due (2) anni di emergenza pandemica la quale ha determinato un declino sociale, politico ed economico del nostro Paese alla quale si aggiunge la stagione di guerra.

    Partendo da questa situazione drammatica, soprattutto in prospettiva, la priorità del governo in carica è invece “la riforma del catasto” o, come viene definito, “un semplice aggiornamento del catasto”, talmente semplice da indurre il Presidente del Consiglio Draghi e la sottosegretaria Guerra (Pd) a minacciare una crisi di governo.

    Un comportamento istituzionale assolutamente inappropriato ed inaccettabile perché legato alla situazione attuale che vede il nostro
    Paese all’interno di una stagione di guerra immediatamente successiva a ventiquattro (24) mesi di pandemia le cui terribili conseguenze sono drammatiche in termini sanitari, sociali ed economici.

    Tutto questo dovrebbero indurre ad una maggiore consapevolezza del momento storico attuale e quindi spingere il governo e le forze politiche
    ad una rimodulazione delle priorità della loro agenda politica e governativa.
    Mai come ora la classe politica e governativa italiana aveva dimostrato un completo disprezzo per le difficoltà della popolazione italiana.

  • Illustrissimo Signor Presidente

    Illustrissimo Signor Presidente,

    mi unisco alla profonda stima e ai migliori auguri espressi da tanti italiani per il suo rinnovato mandato.

    La ringrazio, inoltre, sentitamente per averlo accettato nonostante abbia più volte dichiarato di avere altri progetti di carattere personale.

    Il suo gesto, a dimostrazione del suo alto senso di responsabilità e rispetto per le istituzioni, è di grande esempio per tutti noi in questi mala tempora.

    E di grande esempio, a mio parere, è anche l’enorme spirito di sacrificio dimostrato dai bambini delle scuole primarie di tutta Italia in questi recenti mesi.

    La partecipazione alla paura degli adulti per una minaccia invisibile (ma reale e concreta), la perdita, in alcuni casi molto traumatica, dei loro nonni o genitori, la forzata limitazione delle relazioni familiari e interpersonali, la drastica diminuzione di esperienze ludiche o sportive all’aria aperta, le decine di ore settimanali passate da soli davanti ad un computer o ad un televisore, sono solo alcuni degli esempi di quanto sia stata, e purtroppo lo è ancora, un’esperienza oggettivamente molto difficile.

    Nonostante ciò, sopra alle loro mascherine (credo tra i pochi in Italia a indossarle ancora quotidianamente per ore di fila), possiamo intravedere la luce dei loro occhi traboccanti di fiducia verso di noi e il futuro.

    Purtroppo il loro sforzo non è sempre sufficiente. Fenomeni come l’autolesionismo, disturbi alimentari, ansia, depressione e il cyberbullismo sono in crescita esponenziale. Accreditati studi scientifici, infatti, li indicano come le principali vittime, a livello psicofisico, di questa pandemia.

    Illustrissimo Signor Presidente, sappiamo bene come la nostra sopravvivenza da neonati, la nostra protezione da bambini e la nostra sicurezza da adolescenti dipendono in larga misura dalla qualità dell’ambiente, in primis quello naturale, e poi quello familiare e sociale in cui cresciamo.

    Qualche giorno fa mi sono imbattuto in un documento storico dove si citava il Decreto Regio n.1168 del 30 Aprile 1851 relativo all’istituzione della medaglia al valore civile. Sono andato così a leggere le motivazioni riconosciute come degne di tale riconoscimento e tra queste cito le seguenti:

    per impedire o diminuire il danno di un grave disastro pubblico o privato

    per mantenere forza alla legge

    per il progresso della scienza o in genere per il bene dell’umanità

    per tenere alti il nome ed il prestigio della Patria

    Illustrissimo Signor Presidente, in virtù di quanto ricordato precedentemente e delle sopra citate motivazioni, con la presente sono umilmente a chiederLe di valutare la possibilità di conferire ai bambini italiani delle scuole primarie la medaglia al valore civile.

    Onorificenza che indubbiamente meriterebbero anche molte persone e categorie professionali che si sono particolarmente distinte per il loro impegno civile e sociale in questi mesi. Infatti quello che Le sto umilmente chiedendo è, indubbiamente, un gesto meramente e fortemente simbolico in virtù di quel particolare e diretto rapporto che il Presidente della Repubblica ha da sempre avuto con tutti i bambini di questo Paese. Esperienza, sul piano antropologico e sociologico, forse unica nel panorama europeo.

    Il sottoscritto fa parte di quella generazione di bambini che è cresciuta con i racconti di casa, le lezioni di una sola maestra e le accalorate comparizioni del Presidente Pertini.  Ancora oggi, con i miei coetanei, ricordiamo con commozione e amor patrio le sue dichiarazioni in occasione del terremoto dell’Irpinia, della tristissima vicenda di Alfredino Rampi e dei più festosi Campionati di Calcio dell’82. E Le scrivo questo non di certo per fare paragoni (tutt’altro. Ognuno ha il suo carattere e la stima nei suoi confronti è massima) ma solo a riprova di quanto nel piccolo mondo di un bambino, il Presidente della Repubblica, la carica più importante dello Stato, possa incidere sul suo senso di appartenenza alla nostra comunità.

    Illustrissimo Signor Presidente, sono altresì consapevole degli importantissimi impegni a cui dovrà far fronte fin da subito in questo suo nuovo mandato e l’onorificenza richiesta non potrà di certo modificare le oggettive condizioni di difficoltà causate ai più piccoli da questa pandemia.

    Sarebbe solo, come detto, un forte gesto simbolico.

    Quanto importante sarebbe per i nostri figli crescere in un paese dove il loro Presidente, “il nonno di tutti”, abbia pensato anche a loro? Riconoscendone il sacrificio per diminuire il danno di un grave disastro pubblico, per mantenere forza alla legge, per il progresso della scienza, per il bene dell’umanità e per tenere alti il nome ed il prestigio della Patria?

    Illustrissimo signor Presidente, La ringrazio sentitamente per la gentile attenzione.

    Con gratitudine e stima,

    un papà italiano

  • E dopo omicron?

    Dai miei ricordi di studi classici le lettere dell’alfabeto greco sono tante, ben 24, e con omicron siamo alla numero 15. Questo ci deve indurre a pensare che oramai in due anni di esordio nel genere umano ha fatto tanta strada e che speriamo si esaurisca con la omega… ma così non sarà. Questo è dovuto al fatto che quando un virus entra nel circuito umano ci resta per molto, molto tempo, ma dobbiamo considerare che dal punto di vista evolutivo il virus subisce sempre continue e progressive trasformazioni e mutazioni: questo riflette la capacità del virus di sopravvivere in un ospite che presenta un importante sistema immunitario che lo combatte. Il Coronavirus ha però una variabilità genetica che è dalle dieci alle cento volte inferiore a quella del virus dell’HIV.

    Ricordiamoci che lo “scopo” di un virus non è quello di essere letale o sempre più letale per il l suo ospite, ma l’essere più contagioso, ed è per questo che subisce mutazioni. Guardate bene che la cosa non è di poco conto! E i virus non sono per fortuna dotati di intelligenza: sono microorganismi acellulari che proprio per questo motivo non possono riprodursi da soli ma necessitano dell’invasione in cellule viventi per replicarsi e così evolvono con noi anche a fronte di pressioni esterne quali i vaccini. Anzi, maggiori pressioni esterne ha, maggiore è la velocità di possibili mutazioni (come è successo) che possono andare verso due direzioni: 1) lo spillone, cioè salto in una altra specie (molto poco probabile ahimè); 2) oppure si adatta, trasformandosi in un virus endemico potenzialmente meno patogeno. Cosa che sembra accadere con la variante omicron. Proprio qualche giorno fa il New York Times ha pubblicato un interessante articolo che riportava come il Sud Africa, paese in cui è nata e partita la variante omicron, abbia messo fine al tracciamento dei contatti e alle quarantene, anche ai contagiati (purché non sintomatici), a fronte di un enorme numero di contagiati ma con ricoveri ospedalieri fermi a poco più del 5%.. Persino gli Usa hanno tolto il blocco aereo dal Sud Africa. Eppure il più illustre virologo mondiale, Dott. Fauci, non crediamo sia uno sprovveduto principiante. Una qualche ragione ci sarà.

    Probabilmente si può sperare che la difesa selettiva adottata dai vaccini e dall’uso delle mascherine stia forzando il virus a continue varianti che però (speriamo) non sempre conducono a una maggiore patogenicità, ma a una maggior contagiosità.

    Per questo sarà importante nel prossimo futuro:

    individuazione precoce delle varianti e la condivisione mondiale immediata fra i vari scienziati;

    protezione dei vaccini che evitano la insorgenza grave della malattia (ma che non limitano né la contagiosità né tanto meno sono e saranno in grado di dare immunità di gregge, nonostante grandi proclami in merito l’anno scorso);

    mantenere alta la guardia nelle persone immunocompresse in cui il virus può essere ospitato meglio e in cui può produrre le sue mutazioni;

    coordinare la comunicazione: in Italia, come raramente in altri paesi evoluti, abbiamo assistito a un proliferare di comparsata in varie tv e in riviste non scientifiche di medici (a volte neppure medici, ma veterinari, statistici, epidemiologi ecc) che con vario titolo hanno diffuso notizie drammatiche, terroristiche, con previsioni catastrofiche, con scenari apocalittici e autovalidando teorie di evoluzione della pandemia mai verificatesi e che hanno letteralmente terrorizzato ampie fasce della popolazione creando ansia, sconforto, depressione, paura. E’ ora di dire basta!!!!. Un  governo forte mette in campo (come hanno fatto gli Usa con Fauci) una sola persona autorevole, medico internazionalmente riconosciuto per il suo alto  profilo professionale, accademico e di esperienza sul campo, che comunica sui media e riferisce alla popolazione le cose come stanno (magari anche in concerto preventivo con un gruppo di esperti).

    In conclusione, quindi, dopo omicron? Mandiamo in onda al posto dei  talk show in cui son  presenti questi tele catastrofisti una bella serie di film di Lino Banfi. Ritroveremmo qualche sorriso  in più che questa situazione ci ha rubato.

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