Parlamento

  • Accordo provvisorio tra Parlamento e Consiglio europeo per accelerare i rimpatri di migranti

    Il Parlamento europeo e il Consiglio hanno raggiunto un accordo provvisorio sulle modifiche alle regole in materia di rimpatri di cittadini extracomunitari per velocizzare le procedure e aggiungere tutele per la sicurezza. Lo ha riferito una nota stampa dell’Europarlamento. In base all’accordo, una decisione di rimpatrio emessa nei confronti di un cittadino extracomunitario che soggiorna illegalmente in uno Stato membro comporterà l’obbligo di lasciare il Paese in questione “immediatamente o entro un termine prestabilito”. L’accordo prevede inoltre un obbligo di cooperazione e detenzione: i cittadini di Paesi terzi potranno essere trattenuti, a seguito di valutazione individuale, se non collaborano, presentano un rischio di fuga o costituiscono un rischio per la sicurezza. Il periodo di detenzione può arrivare fino a due anni, con una possibile proroga di sei mesi qualora le circostanze cambino, emergano nuove informazioni o la cooperazione con il Paese terzo interessato migliori. Le nuove norme consentiranno anche la possibilità di trasferimenti, esclusi i minori non accompagnati, verso un centro di rimpatrio in un Paese che accetti di accogliere la persona, sulla base di un accordo concluso da uno Stato membro. Le decisioni di rimpatrio saranno incluse in un “ordine di rimpatrio europeo” e rese disponibili, attraverso il sistema di informazione Schengen, in tutto lo spazio Schengen. Il regolamento entrerà in vigore dopo la sua pubblicazione. Alcuni punti, quali la dimensione esterna dei rimpatri, si applicheranno immediatamente, altri, che richiedono step preparatori, dopo un anno.

    Due migranti africani hanno intanto presentato ricorso contro l’Italia presso la Corte europea dei diritti dell’uomo (Cedu) per la mancata esecuzione del mandato di arresto del generale libico Osama Almasri, accusato dalla Corte penale internazionale di crimini di guerra e crimini contro l’umanità. I due migranti, un uomo del Sud Sudan e una donna della Costa d’Avorio, hanno reso noto di essere stati torturati all’interno di un centro di detenzione libico gestito da Almasri, fermato nel gennaio 2025 in territorio italiano e poi rimpatriato nel Paese nordafricano. L’uomo sudsudanese ha affermato di essere stato anche “costretto a combattere all’interno di un gruppo armato affiliato” ad Almasri, mentre la donna ivoriana ha dichiarato di essere stata “sottoposta a maltrattamenti e violenze sessuali”. Nel contestare il mancato arresto del generale libico, i due hanno affermato che l’Italia ha violato i loro diritti. La Cedu, dopo un esame preliminare delle istanze, ha notificato i due casi al governo, in attesa di stabilire se ci siano i presupposti per la loro ammissione all’esame.

  • L’adesione di altri Paesi all’Unione europea solo per merito

    Il mondo ricompenserà più spesso le apparenze del merito, che non il merito vero.

    François de La Rochefoucauld

    Sabato scorso, 9 maggio, è stata celebrata la Giornata dell’Europa, ufficialmente istituita durante il vertice dei capi di Stato e di governo, svoltosi a Milano il 29 giugno 1985. Era proprio il 9 maggio 1950 quando l’allora ministro degli Esteri della Francia, Robert Schuman rese pubblica quella che ormai è comunemente nota come la Dichiarazione Schuman.

    La seconda guerra mondiale era finita ufficialmente proprio il 9 maggio 1945, cioè cinque anni prima. E per impedire un altro devastante e sanguinoso conflitto mondiale i Padri fondatori, con la loro lungimiranza, hanno pensato e deciso di mettere sotto un comune controllo la produzione dei due elementi base per la produzione delle armi; il carbone e l’acciaio. I Paesi che, il 18 aprile 1951, per primi aderirono alla costituzione della Comunità europea del carbone e dell’acciaio sono stati la Francia, la Germania occidentale, l’Italia, i Paesi Bassi, il Belgio ed il Lussemburgo.

    Robert Schuman, il 9 maggio 1950, affermava convinto: “La pace mondiale non potrà essere salvaguardata se non con sforzi creativi, proporzionali ai pericoli che la minacciano”. Schuman affermava in più che “La fusione delle produzioni di carbone e di acciaio […] cambierà il destino di queste regioni che per lungo tempo si sono dedicate alla fabbricazione di strumenti bellici di cui più costantemente sono state le vittime”. Nella sua Dichiarazione letta il 9 maggio 1950, Robert Schuman affermava che “…Il governo francese propone di mettere l’insieme della produzione franco-tedesca di carbone e di acciaio sotto una comune Alta Autorità, nel quadro di un’organizzazione alla quale possono aderire gli altri Paesi europei”.

    La costituzione della Comunità europea del carbone e dell’acciaio (CECA) era il primo passo che portò poi alla costituzione della Comunità Economica Europea (CEE) con la firma dei Trattati di Roma, il 25 marzo 1957. Il Trattato della costituzione della Comunità Economica Europea entrò in vigore in seguito, il 1° gennaio 1958, con l’obiettivo di creare un mercato comune e un’unione doganale. Alla Comunità Economica Europea aderirono gli stessi Paesi che costituirono anche la Comunità europea del carbone e dell’acciaio. Sono passati ormai molti decenni da allora. Con la firma del Trattato di Maastricht, il 7 febbraio 1992, che entrò in vigore il primo novembre 1993, è stata costituita l’attuale Unione europea che sostituì la Comunità Economica Europea.

    Attualmente molti sviluppi politici, geopolitici, geostrategici ed economici sono avvenuti sia nel mondo che, in particolare, in Europa. Ma non sempre le decisioni e le reazioni delle strutture e dei massimi rappresentanti dell’Unione europea sono state quelle dovute. Basta fare riferimento solo a quanto stia succedendo dall’inizio dell’aggressione russa all’Ucraina il 24 febbraio 2022. Lo conferma anche l’atteggiamento delle istituzioni dell’Unione europea nell’ambito del conflitto nella Striscia di Gaza, iniziato il 7 ottobre 2023. Un conflitto le cui conseguenze sono veramente preoccupanti. Un’altra significativa testimonianza è il comportamento dei massimi rappresentanti dell’Unione, nonché le loro decisioni nei confronti delle irresponsabili e pericolose decisioni del presidente degli Stati Uniti d’America, da quando lui ha cominciato il suo secondo mandato.

    Non bisogna però dimenticare neanche le politiche e le decisioni delle istituzioni dell’Unione europea nell’ambito dell’allargamento dell’Unione stessa ad altri Paesi candidati. Soprattutto alcuni che hanno testimoniato, fatti accaduti, documentati e pubblicamente noti alla mano, ormai anche a livello intrrnazionale, che non meritano per niente l’adesione all’Unione europea. E tra quelle istituzioni dell’Unione che spesso hanno chiuso occhi, orecchie e cervello di fronte a simili realtà preoccupanti c’è soprattutto la Commissione europea. Le cattive lingue, da anni ormai, parlano di attività lobbistiche milionarie per sostenere il primo ministro albanese.

    Si tratta di una realtà, causata dal continuo consolidamento di un regime totalitario, come alleanza tra il potere politico, la criminalità organizzata e determinati raggruppamenti occulti, molto potenti finanziariamente. Una realtà, quella albanese, che da anni ormai ha causato un continuo e molto preoccupante spopolamento del Paese. Basterebbe solo questo fatto, pubblicamente noto, nonché facilmente verificabile, per rendersi conto di quello che da anni sta succedendo in Albania.

    Una realtà quella che però i massimi rappresentanti della Commissione europea non vedono e non riescono a percepire. Chissà perché?! Ma la stessa realtà, da anni ormai, è nota però a molti Paesi membri dell’Unione europea. Ragion per cui, i loro massimi rappresentanti nel Consiglio europeo non solo hanno bloccato il percorso europeo del Paese, ma hanno altresì posto nuove condizioni all’Albania da essere rispettate ed esaudite prima che il Consiglio europeo prendesse le decisioni ed avviasse le necessarie procedure legate al percorso europeo dell’Albania..

    Si tratta di condizioni che riguardano il normale funzionamento dello Stato di diritto, la garanzia reale della separazione dei poteri e, soprattutto, la garanzia che il potere esecutivo non possa influenzare le attività del potere giudiziario. In più le condizioni poste all’Albania da alcuni Stati membri dell’Unione europea, nell’ambito del Consiglio europeo riguardano la galoppante e ben radicata corruzione, partendo dai massimi livelli istituzionali. Ci sono però anche condizioni che riguardano il controllo, da parte del potere politico, del risultato delle elezioni politiche.

    Il 5 maggio scorso è stato reso pubblico il rapporto sull’Albania della Commissione per gli Affari esteri del Parlamento europeo. Ebbene si tratta di un rapporto che, nonostante la stesura in un modo “diplomaticamente corretto”, ha denunciato molti di quegli aspetti, evidenziando le problematiche reali, preoccupanti e spesso anche pericolose, non solo per l’Albania. Sì, perché ormai la criminalità organizzata, ben attiva non solo in Albania, rappresenta una seria preoccupazione per molti altri Paesi membri dell’Unione europea, Italia compresa. Ma il rapporto evidenzia anche il controllo, da parte del potere politico, sul sistema “riformato” della giustizia. Il rapporto evidenzia altresì anche il divieto all’opposizione di beneficiare, a livello parlamentare, dei propri diritti previsti dalla Costituzione, dalle leggi in vigore e dallo stesso Regolamento del Parlamento.

    L’8 maggio scorso è stata resa pubblica una lettera del presidente della Commissione Affari esteri del Parlamento europeo indirizzata alla commissaria europea per l’Allargamento e la politica di vicinato. In quella lettera, tra l’altro, l’autore poneva alla commissaria due domande. La prima era: “Qual è la valutazione della Commissione europea sull’attuale cooperazione tra il governo e l’opposizione parlamentare in Albania?”, mentre la seconda domanda era: “Come può la Commissione europea garantire che l’opposizione albanese sia in grado di esercitare i propri diritti fondamentali e di svolgere la sua funzione di istituzione di controllo?”. E si riferiva a delle funzioni garantite dalla Costituzione, dalle leggi in vigore e dal regolamento del Parlamento.

    Ad ora non è stata resa nota nessuna risposta, da parte della commissaria per l’allargamento e le politiche di vicinato, alle sopracitate domande del presidente della Commissione Affari esteri del Parlamento europeo. Si sa però che lei è una dichiarata sostenitrice del primo ministro albanese. Ci sono state delle dichiarazioni pubbliche da lei fatte, anche durante gli ultimi mesi, che provano e testimoniano questo suo preoccupante supporto, con tutte le sue derivanti conseguenze.

    Chi scrive queste righe è convinto che l’adesione dell’Albania all’Unione europea deve essere fatta solo per merito e per nient’altro. Ma, parafrasando François de La Rochefoucauld, bisogna evitare che la Commissione europea possa ricompensare le apparenze del merito e non il merito vero.

  • La Commissione e il Parlamento europeo firmano un accordo per rafforzare la loro collaborazione

    La Presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen e la Presidente del Parlamento europeo Roberta Metsola hanno firmato il nuovo Accordo quadro rivisto tra le due istituzioni. Questo accordo rafforza la cooperazione tra la Commissione e il Parlamento europeo, consolida la democrazia rappresentativa, migliora il dialogo e garantisce una maggiore trasparenza. Esso stabilisce un quadro di cooperazione aggiornato per assicurare che la Commissione e il Parlamento europeo collaborino in modo fluido, nel pieno rispetto dell’equilibrio istituzionale e delle prerogative conferite dai Trattati europei. L’accordo entrerà in vigore immediatamente dopo la sua pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell’Unione europea.

  • Tristezza…per favore vai via

    Dopo aver ascoltato i “discorsi” in aula a Montecitorio e al Senato, sia della maggioranza che dell’opposizione, a seguito dell’intervento di Giorgia Meloni, dalla quale ci saremmo aspettati un tono diverso più istituzionale, non può che subentrare, in chi crede ancora nel valore e nella missione della Politica, una grande tristezza.

    Metà mondo è in fiamme e diversi leader mondiali si dimostrano inadatti, a volte pericolosi e confusi, mentre un’altra parte del pianeta vive di stenti e soccombe ad ingiustizie e povertà estreme e l’Europa, ancora una volta, non riesce a realizzare quell’unione politica e difesa comune che erano state il pilastro delle speranze dei nostri popoli.

    Per tutti la crisi è evidente, partendo dal fallimento della globalizzazione per arrivare alla morte delle coscienze, per colpa di sistemi tecnologici ed informatici che hanno portato a confondere il reale con il virtuale ed insegnato che non è importante e necessario saper ragionare con la propria testa.

    Nel delirio di onnipotenza, che ormai accomuna chi potente è realmente e chi sogna e crede di esserlo, ascoltare tanti piccoli, inutili, sterili comizi nelle aule del Parlamento non può, che una volta di più, scoraggiare ed allontanare dalla politica e dai partiti, ormai diventati cosa nostra di piccoli cerchi magici.

    Aboliti i comizi nelle piazze, e cioè il diretto confronto con la gente, abolite le sezioni, i circoli, ogni occasione di incontro con i comuni mortali, perché le sedi sono state chiuse e ormai ognuno si confronta solo con se stesso e pochi intimi, in genere disposti a dare ragione a chi comanda, si sono tramutati la Camera ed il Senato in una ridicola arena nella quale ciascuno fa a gara a chi urla di più, spesso tenendo fermamente scollegato il cervello dalla bocca, e rivolti solo ai propri presunti elettori.

    Mentre si apre un nuovo scontro sulla prossima legge elettorale ancora una volta i capi partito non vogliono ridare ai cittadini il diritto di scegliere, attraverso la preferenza, i propri rappresentanti, vogliono continuare ad essere loro a scegliere, decidere chi sarà deputato e senatore, alla faccia della democrazia.

    Un vecchio detto dice “è il tono che fa la musica” e i toni sono ridicoli, la musica cacofonica, i contenuti per la massima parte inesistenti.

    Fate tutti un favore a voi stessi, a noi italiani ed europei, nelle piazze urlatevi pure contro, come negli anni del ‘900, ma prendete atto che siamo in un altro millennio, che il tempo corre troppo veloce, che i problemi da affrontare, ed i modi per affrontarli, sono diversi e correte ai ripari, fatelo subito prima che la tristezza diventi talmente invasiva da minare proprio quella democrazia che spesso citate e non rispettate.

  • Immunità parlamentare

    Gli ultimi casi che si sono verificati, da Delmastro alla Salis, dimostrano la necessità di dare ai cittadini la certezza, per l’immunità dei parlamentari, che le regole sono trasparenti e non aggirabili.

    Il parlamentare deve avere garantita l’immunità solo per le sue dichiarazioni in ambito politico o nell’espletamento della sua funzione, dichiarazioni che comunque non possono incitare alla violenza o ad azioni che contrastino con le leggi vigenti che, come ogni altro cittadino, ogni parlamentare deve rispettare.

    Troppi casi poco chiari, o fin troppo chiari, si stanno susseguendo da anni in Italia ed anche al Parlamento europeo, essere eletti a rappresentare i cittadini è un onore ed un onere non un privilegio di impunità rispetta ad azioni, dichiarazioni, atteggiamenti riprovevoli o passibili di procedimento penale, civile, amministrativo, per il resto della popolazione.

    Ci auguriamo che tutte le forze politiche, finalmente, si adoperino in questo senso.

  • Dichiarazione congiunta della Presidente della Commissione europea, del Presidente del Consiglio europeo e della Presidente del Parlamento europeo in occasione del quarto anniversario dell’invasione russa dell’Ucraina

    Quattro anni fa, la Russia ha dato avvio alla sua guerra di aggressione illegale su vasta scala contro l’Ucraina. Oggi rendiamo nuovamente omaggio al coraggioso popolo ucraino, che continua a resistere e a difendere il proprio Paese.

    Mosca non ha raggiunto i suoi obiettivi militari in Ucraina. Non riuscendo ad avanzare sul campo di battaglia, prende deliberatamente di mira le infrastrutture civili e critiche del Paese, comprese quelle energetiche, così come ospedali, scuole ed edifici residenziali, nel pieno di un inverno rigido. Gli ucraini continuano a dimostrare straordinaria forza d’animo, determinazione e resilienza.

    Fin dal primo giorno dell’aggressione russa, l’Unione europea è rimasta fermamente al fianco dell’Ucraina e del suo popolo. Il nostro obiettivo resta una pace globale, giusta e duratura, fondata sui principi della Carta delle Nazioni Unite e del diritto internazionale. Sosteniamo tutti gli sforzi volti a conseguirla: una pace che garantisca dignità e sicurezza a lungo termine. Il rispetto della sovranità e dell’integrità territoriale ne è il fondamento. Nessun Paese può annettere il proprio vicino, né i confini possono essere modificati con la forza. L’aggressore non può essere premiato. Nell’attuale contesto internazionale e geopolitico complesso, ribadiamo l’importanza di mantenere la solidarietà transatlantica e globale con l’Ucraina.

    L’Unione europea continuerà a fornire all’Ucraina e al suo popolo un sostegno politico, finanziario, economico, umanitario, militare e diplomatico a tutto campo. Restiamo il principale donatore del Paese. Oltre ai quasi 200 miliardi di € mobilitati dal 2022, i leader europei hanno concordato di destinare all’Ucraina 90 miliardi di € nel periodo 2026-2027, per consentirle di far fronte alle più urgenti esigenze di bilancio e di difesa e di continuare a resistere agli attacchi russi. Di questo pacchetto, 60 miliardi di € saranno destinati alle necessità militari (il “programma Porcupine”). Il primo pagamento sarà effettuato il prima possibile.

    Questo inverno, l’UE e i suoi Stati membri hanno fornito un’assistenza energetica senza precedenti, insieme a sistemi di difesa aerea e anti-drone, nonché aiuti umanitari. È previsto un nuovo pacchetto di sostegno per la consegna urgente di generatori e assistenza umanitaria. Per rafforzare la resilienza energetica dell’Ucraina ed evitare il ripetersi dell’attuale emergenza, stiamo lavorando con le autorità ucraine a un nuovo piano di sicurezza e preparazione energetica, incentrato sulla riparazione e il rafforzamento delle reti, il rapido riavvio delle centrali elettriche danneggiate e l’accelerazione della produzione decentralizzata di energia rinnovabile.

    La guerra di logoramento di Putin sta progressivamente indebolendo la Russia e siamo determinati ad aumentare ulteriormente la pressione affinché Mosca ponga fine alla sua aggressione e si impegni in negoziati di pace significativi. Intendiamo rafforzare la pressione sul settore energetico e finanziario russo e adottare ulteriori interventi contro la flotta ombra.

    Allo stesso tempo, il nostro sostegno all’Ucraina guarda anche al giorno successivo alla fine dei combattimenti. L’Unione europea e i suoi Stati membri, nel rispetto delle rispettive competenze, sono pronti a contribuire a solide e credibili garanzie di sicurezza, affinché la Russia non possa mai più attaccare l’Ucraina.

    Faremo in modo che la Russia risponda dei crimini commessi e dei danni causati. Ci impegniamo a rendere operativi, quanto prima, il Tribunale speciale per il crimine di aggressione contro l’Ucraina e una Commissione internazionale per le richieste di risarcimento, entrambi nel quadro del Consiglio d’Europa.

    Il futuro di un’Ucraina sicura e prospera è nell’Unione europea. Nonostante circostanze estremamente difficili, il Paese ha compiuto progressi significativi nelle riforme per l’adesione all’UE e può contare sul nostro pieno sostegno lungo tutto il percorso di adesione e nella futura ricostruzione postbellica.

    Restiamo al fianco dell’Ucraina: per una pace giusta e duratura, per un’Ucraina forte e sovrana in un’Europa forte e sovrana.

  • Petizione al parlamento per bloccare la legge che estende la caccia

    Il 94% degli italiani vorrebbe l’abolizione della caccia o almeno una sua severa limitazione, il 78% la considera eticamente inaccettabile, l’85% trova che provochi rischi per la sicurezza. E’quanto risulta da ricerche commissionate da Fondazione Capellino, proprietaria del marchio di petfood Almo Nature, dopo che la Lega ha presentato in Senato il disegno di legge 1552 per estendere periodi e aree in cui la caccia è consentita, nonché le specie a cui si può dare la caccia.

    I dati delle ricerche, svolte da Ipsos e Istituto Piepoli, sono stati trasmessi a tutti i parlamentari, e in simultanea la Fondazione ha lanciato una petizione, cui ha aderito anche l’Enpa, per bloccare la revisione della normativa attualmente in vigore e ampliare le possibilità di caccia. La petizione è pubblicata online sul sito della Fondazione e può essere firmata sul medesimo sito (https://fondazionecapellino.org/it/nientegiustificalacaccia)

    «Non vogliamo abolire la caccia ma impedire l’introduzione di nuove disposizioni che amplierebbero i diritti dei cacciatori contro il volere della maggioranza dei cittadini» ha dichiarato Giovanni Capellino, presidente della Fondazione, sintetizzando quanto si legge nella petizione.

    Federcaccia in replica all’iniziativa della Fondazione dichiara che la caccia è un’attività che conserva e valorizza il patrimonio faunistico naturale, la cui tutela passa non dalle leggi sul benessere animale, ma da una normativa speciale (si pensi al silenzio venatorio, ma anche ai protocolli Ispra sulla beccaccia in caso di ondate di gelo), che durante le fasi di maggior fragilità (migrazione prenuziale, periodo di dipendenza dei piccoli) salvaguarda non solo le specie, ma anche i singoli individui.

    Almo Nature non è peraltro l’unico marchio sceso in campo contro l’ipotesi di una caccia più estesa. Lush, l’azienda inglese di cosmetici naturali e cruelty free che ha fatto delle battaglie animaliste la propria cifra sociale (a partire dal no ai test sugli animali, scelta attuata fin dalle origini che ha fatto scuola e ora è diventata legge per tutti nella Ue), ha realizzato un’edizione speciale di un suo sapone solido, Paw, che riproduce l’impronta di un animale selvatico, i cui proventi vengono per tre quarti destinati alla Lega per l’abolizione della caccia che con Enpa, Lav, Lndc e Animalisti Italiani è tra i promotori di una proposta di legge di iniziativa popolare per vietare del tutto l’attività venatoria. «Se la legge sparattutto verrà approvata – scrive Lush, che nei suoi negozi ha collocato sagome di animali che rilanciano il messaggio anti-doppiette – le conseguenze per le persone e la biodiversità saranno gravissime. I fucili potrebbero sparare ovunque e saremmo noi nel loro mirino».

  • Grottesco

    Grottesca è l’unica parola che viene in mente riguardo alla vicenda legata ad un presunto piano del Quirinale per mandare a casa, alle future elezioni, Giorgia Meloni.

    Che un, pur alto, funzionario della Presidenza della Repubblica esprima giudizi e speranze personali, ad un gruppo di amici o conoscenti, non può certo coinvolgere la stessa Presidenza e meno che mai il Presidente.

    Grazie a Dio ed alla democrazia ognuno di noi può esprimere auspici per il futuro, in molti, ad esempio, augurano lunga vita politica alla Schlein perché consapevoli che con lei e Conte sarà veramente difficile che si crei un’alternanza credibile alla coalizione guidata dalla Meloni.

    Altri, proprio perché credono nella democrazia, che si basa anche sull’ipotesi dell’alternanza, augurano al Pd di trovarsi un leader più capace di comprendere i reali problemi del Paese e di fare opposizione senza le continue, inutili e pretestuose polemiche di ogni giorno.

    Che il governo abbia problemi e qualche sconnessione non è una grande novità, basta pensare al Ponte sullo Stretto, allo sguardo amichevole che Salvini ha verso Putin e un po’ anche agli accordi con l’Albania, non sempre, al momento, utili all’Italia, inoltre, diciamolo con serenità, non tutti i componenti, a vario livello, del governo sono all’altezza del loro incarico ed alle aspettative della Meloni.

    Però, piaccia o non piaccia, questo governo ha portato l’Italia ad avere ruolo, peso e visibilità nel mondo ed a un miglioramento interno, e nessuno deve dimenticare la situazione che il governo si è trovato ad affrontare, dall’inizio, una situazione disastrosa visti i gravi danni causati del 110% e dal reddito di cittadinanza, centinaia e centinaia di milioni buttati e decine di scandali che anche oggi si continuano a scoprire.

    Il governo Meloni non cadrà per le dichiarazioni o le speranze di qualche funzionario o politico ma è necessario, per il bene della Nazione, che si concentri di più sui temi legati alla sicurezza, alla sanità, alla casa, alla tutela dell’ambiente, come necessità per la vita stessa, e, senza indugi, all’attuazione di progetti culturali e scolastici che strappino i nostri giovani, partendo dalla scuola primaria, alla spirale di odio e violenza che anche i social fomentano.

    Ci sono priorità che, al di là di quanti voti o fama possano portare, devono essere affrontate subito, inutile inasprire le pene se le stesse non sono applicate, se le carceri sono dei lager, università del crimine, e non si costruiscono carceri moderne, anche per la rieducazione dei detenuti, se non ci sono luoghi adeguati per la cura dei malati mentali o dei troppi che, con l’abuso di alcol e stupefacenti, sono un pericolo per se stessi e per gli altri.

    Cerchiamo tutti, maggioranza, opposizione, mass media, società civile, comuni cittadini, di mettere al bando polemiche e dichiarazioni che distolgono dai problemi veri, cercare di essere responsabili e aderenti alla realtà, che non è la verità di parte, deve essere un obiettivo comune se si vuole agire, e ovviamente pensare, per il bene dell’Italia e dell’Europa, senza la quale non si va da nessuna parte, o meglio, si va verso il baratro.

  • Un ex eurodeputato inglese ammette di essersi venduto a Putin

    Nathan Gill, ex europarlamentare e capo del partito di destra populista Reform UK (il partito dell’euroscettico Nigel Farage) in Galles, ha ammesso di avere accettato tangenti durante il suo mandato da parlamentare europeo, tra il 2014 e il 2020, per fare alcune dichiarazioni filorusse. Lo ha fatto durante un processo a suo carico in corso a Londra, nel Regno Secondo quanto emerso in tribunale, Gill ha preso soldi da Oleg Voloshyn, ex parlamentare ucraino definito dagli Stati Uniti “pedina” dei servizi segreti russi, in cambio di interventi a Strasburgo, dichiarazioni televisive e l’organizzazione di eventi con politici filorussi. Le autorità britanniche hanno sequestrato messaggi WhatsApp che documentano la collaborazione tra i due, trovati sul telefono di Gill dopo il suo fermo all’aeroporto di Manchester il 13 settembre 2021 in base alle leggi antiterrorismo. Tra le attività contestate, Gill difese in Parlamento i canali televisivi ucraini 112 Ukraine e NewsOne, sostenendo che fossero trattati ingiustamente dallo Stato ucraino. I canali erano legati a Viktor Medvedchuk, politico filorusso con stretti legami con il presidente Vladimir Putin, arrestato all’inizio dell’invasione dell’Ucraina e successivamente scambiato con prigionieri russi. Gill apparve anche sui canali stessi per sostenere Medvedchuk e organizzò incontri tra eurodeputati e rappresentanti filorussi, tutto in cambio di compensi economici.

    L’accusa ha sottolineato come l’ex eurodeputato fosse incaricato di presentare interrogazioni, contattare funzionari della Commissione europea e tenere eventi in favore di interessi russi, come confermano i messaggi WhatsApp intercettati. Dominic Murphy, capo dell’unità antiterrorismo della Metropolitan Police, ha dichiarato che Gill riceveva pagamenti per diffondere narrazioni favorevoli a Mosca. Padre di cinque figli, Gill sarà giudicato a novembre. Il suo avvocato ha anticipato che la condanna comporterà molto probabilmente il carcere. Durante il processo, la giudice Cheema-Grubb ha confermato che Gill ha ammesso di aver presentato interrogazioni, rilasciato dichiarazioni e svolto altre attività in Parlamento a favore di partiti filorussi in Ucraina. Il Labour gallese ha reagito criticando la vicinanza passata di Gill a Farage, sottolineando il rischio che interessi russi venissero anteposti a quelli del Galles. “Pensavamo che Nigel Farage avrebbe anteposto i propri interessi a quelli del Galles, ma ora sembra che anteporrà anche gli interessi della Russia a quelli del Galles”, sono le dichiarazioni riportate dalla BBC. Reform UK ha respinto le accuse: “Un gesto meschino dettato dalla pura disperazione da parte del Partito Laburista gallese, che viene respinto dall’opinione pubblica e sta perdendo terreno nei sondaggi”. Ora Gill non è più membro di Reform UK, ma la sua carriera politica in Galles lo aveva visto protagonista come leader di UKIP tra il 2014 e il 2016 e successivamente di Reform UK nel 2021, guidando la campagna elettorale per il Senedd, il Parlamento gallese.

    La sentenza è prevista a novembre: l’avvocato di Gill, Peter Wright, ha detto che probabilmente Gill passerà almeno un periodo in carcere.

  • In attesa di Giustizia: accostamenti blasfemi

    In questi giorni si deciderà il destino di Ilaria Salis e da qualcuno, di fronte al rischio che l’Europarlamento le tolga l’immunità, ha fatto un accostamento blasfemo con Enzo Tortora che, da indiziato (come si diceva allora) di gravi reati, si candidò all’Europarlamento nelle liste dei Radicali diventando il simbolo tutt’ora vivente della battaglia per la giustizia: era già detenuto da un anno ed il suo noto volto televisivo divenne quello del dolore. Esattamente dodici mesi dopo l’arresto, nel giugno 1984, quando venne scarcerato, per prima cosa tornò a salutare il personale del carcere: e basterebbe questo per segnare un distinguo, sebbene il trattamento ricevuto dalla Salis nelle carceri ungheresi possa essere stato ben diverso da quello riservato a Tortora dalla nostra Penitenziaria.

    Enzo Tortora, tre giorni dopo, era già a Strasburgo a fare il suo dovere di eurodeputato, e l’anno seguente fu condannato a dieci anni di reclusione con un processo ed una sentenza che costituiscono una vergogna nazionale e – come scrive Raffaele della Valle – hanno fatto perdere la faccia all’Italia: il Pubblico Ministero, pomposamente ed ingiustificatamente definito “il Maradona del diritto” poichè era solo un meschino mestatore di prove false a caccia di notorietà lo definì cinico mercante di morte e deputato coi voti della camorra…E fu allora che Tortora reagì come oggi riesce difficile anche solo concepire: si dimise dall’Europarlamento, rinunciò all’immunità, tornò agli arresti e da lì continuò la sua battaglia che lo condusse all’assoluzione,  ma gli costò la salute e la vita, lasciando un’eredità pesantissima che portò a dei referendum sulla Giustizia che dovevano, volevano, cambiare lo stato delle cose. Ma non ci riuscirono.

    Ilaria Salis semplicemente non è Tortora. Detto senza offesa, era una bambocciona da centro sociale con precedenti minori, incarcerata in Ungheria con un’accusa di violenze, lesioni ed appartenenza a un’organizzazione terroristica: di queste imputazioni poco sappiamo così come delle prove a suo carico ma ancor meno ne sapeva chi poi l’avrebbe votata; sappiamo che ha trascorso oltre un anno tra carcere e domiciliari, veniva portata in aula in ceppi  – come accadeva anche da noi fino a pochi decenni fa – e sbucava da un’ombra, non cadeva da uno share televisivo senza precedenti e da quell’ombra è stata candidata ed eletta al Parlamento europeo il che le ha spalancato le porte dell’immunità, subito libera, con un seggio che è un salvacondotto e non una trincea morale. Naturalmente, ora, non ha rinunciato all’immunità, anzi, l’ha rivendicata perché si è fatta eleggere per questo con voti che devono comunque essere rispettati, ma lei non è Tortora, che pagò subito e di persona, lei è Ilaria Salis, che ha scelto di trasformare i voti in uno scudo penale e ne ha ottenuto un’aura di persecuzione che oggi regge soltanto se il suo passato ed i suoi precedenti tornano nell’ombra in cui la vita li aveva dimenticati.

    Sia ben chiaro che non deve essere insultata perchè il garantismo autentico non ha nulla a che vedere con l’immunità parlamentare: significa pretendere che ogni cittadino abbia un processo equo con la possibilità di difendersi pienamente ed una detenzione dignitosa e su questi aspetti, nel caso Salis, c’è stata una presa di posizioni giusta e doverosa. Altra cosa è l’immunità: un’elezione non deve divenire l’escamotage  per sottrarsi al giudizio ed è difficile non interrogarsi sul percorso che ha portato al Parlamento Europeo una figura la cui narrazione pubblica è permeata di un linguaggio ideologico che non solo legittima la violenza ma la indica come strumento di lotta politica; siamo al vecchio concetto caro agli extraparlamentari di sinistra degli anni ’70 che “uccidere un fascista non è un reato” anteponendo così la propria ideologia alla forza cogente della legge. Glorificare Ilaria Salis, ideologa della violenza (anche sulle case altrui) è un errore sebbene si debba ribadire e riconoscere che è stata eletta democraticamente e questa scelta dei cittadini va rispettata anche se non la si condivide proprio perché – a differenza sua – i veri garantisti non giocano contro le regole quando non piacciono.

    Ma nessuno dimentichi, facendo paragoni inaccettabili, che Enzo Tortora morì di giustizia, Ilaria Salis vive di privilegio.
    Lui era innocente, lei è solo libera.

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