Parlamento

  • Petizione al parlamento per bloccare la legge che estende la caccia

    Il 94% degli italiani vorrebbe l’abolizione della caccia o almeno una sua severa limitazione, il 78% la considera eticamente inaccettabile, l’85% trova che provochi rischi per la sicurezza. E’quanto risulta da ricerche commissionate da Fondazione Capellino, proprietaria del marchio di petfood Almo Nature, dopo che la Lega ha presentato in Senato il disegno di legge 1552 per estendere periodi e aree in cui la caccia è consentita, nonché le specie a cui si può dare la caccia.

    I dati delle ricerche, svolte da Ipsos e Istituto Piepoli, sono stati trasmessi a tutti i parlamentari, e in simultanea la Fondazione ha lanciato una petizione, cui ha aderito anche l’Enpa, per bloccare la revisione della normativa attualmente in vigore e ampliare le possibilità di caccia. La petizione è pubblicata online sul sito della Fondazione e può essere firmata sul medesimo sito (https://fondazionecapellino.org/it/nientegiustificalacaccia)

    «Non vogliamo abolire la caccia ma impedire l’introduzione di nuove disposizioni che amplierebbero i diritti dei cacciatori contro il volere della maggioranza dei cittadini» ha dichiarato Giovanni Capellino, presidente della Fondazione, sintetizzando quanto si legge nella petizione.

    Federcaccia in replica all’iniziativa della Fondazione dichiara che la caccia è un’attività che conserva e valorizza il patrimonio faunistico naturale, la cui tutela passa non dalle leggi sul benessere animale, ma da una normativa speciale (si pensi al silenzio venatorio, ma anche ai protocolli Ispra sulla beccaccia in caso di ondate di gelo), che durante le fasi di maggior fragilità (migrazione prenuziale, periodo di dipendenza dei piccoli) salvaguarda non solo le specie, ma anche i singoli individui.

    Almo Nature non è peraltro l’unico marchio sceso in campo contro l’ipotesi di una caccia più estesa. Lush, l’azienda inglese di cosmetici naturali e cruelty free che ha fatto delle battaglie animaliste la propria cifra sociale (a partire dal no ai test sugli animali, scelta attuata fin dalle origini che ha fatto scuola e ora è diventata legge per tutti nella Ue), ha realizzato un’edizione speciale di un suo sapone solido, Paw, che riproduce l’impronta di un animale selvatico, i cui proventi vengono per tre quarti destinati alla Lega per l’abolizione della caccia che con Enpa, Lav, Lndc e Animalisti Italiani è tra i promotori di una proposta di legge di iniziativa popolare per vietare del tutto l’attività venatoria. «Se la legge sparattutto verrà approvata – scrive Lush, che nei suoi negozi ha collocato sagome di animali che rilanciano il messaggio anti-doppiette – le conseguenze per le persone e la biodiversità saranno gravissime. I fucili potrebbero sparare ovunque e saremmo noi nel loro mirino».

  • Grottesco

    Grottesca è l’unica parola che viene in mente riguardo alla vicenda legata ad un presunto piano del Quirinale per mandare a casa, alle future elezioni, Giorgia Meloni.

    Che un, pur alto, funzionario della Presidenza della Repubblica esprima giudizi e speranze personali, ad un gruppo di amici o conoscenti, non può certo coinvolgere la stessa Presidenza e meno che mai il Presidente.

    Grazie a Dio ed alla democrazia ognuno di noi può esprimere auspici per il futuro, in molti, ad esempio, augurano lunga vita politica alla Schlein perché consapevoli che con lei e Conte sarà veramente difficile che si crei un’alternanza credibile alla coalizione guidata dalla Meloni.

    Altri, proprio perché credono nella democrazia, che si basa anche sull’ipotesi dell’alternanza, augurano al Pd di trovarsi un leader più capace di comprendere i reali problemi del Paese e di fare opposizione senza le continue, inutili e pretestuose polemiche di ogni giorno.

    Che il governo abbia problemi e qualche sconnessione non è una grande novità, basta pensare al Ponte sullo Stretto, allo sguardo amichevole che Salvini ha verso Putin e un po’ anche agli accordi con l’Albania, non sempre, al momento, utili all’Italia, inoltre, diciamolo con serenità, non tutti i componenti, a vario livello, del governo sono all’altezza del loro incarico ed alle aspettative della Meloni.

    Però, piaccia o non piaccia, questo governo ha portato l’Italia ad avere ruolo, peso e visibilità nel mondo ed a un miglioramento interno, e nessuno deve dimenticare la situazione che il governo si è trovato ad affrontare, dall’inizio, una situazione disastrosa visti i gravi danni causati del 110% e dal reddito di cittadinanza, centinaia e centinaia di milioni buttati e decine di scandali che anche oggi si continuano a scoprire.

    Il governo Meloni non cadrà per le dichiarazioni o le speranze di qualche funzionario o politico ma è necessario, per il bene della Nazione, che si concentri di più sui temi legati alla sicurezza, alla sanità, alla casa, alla tutela dell’ambiente, come necessità per la vita stessa, e, senza indugi, all’attuazione di progetti culturali e scolastici che strappino i nostri giovani, partendo dalla scuola primaria, alla spirale di odio e violenza che anche i social fomentano.

    Ci sono priorità che, al di là di quanti voti o fama possano portare, devono essere affrontate subito, inutile inasprire le pene se le stesse non sono applicate, se le carceri sono dei lager, università del crimine, e non si costruiscono carceri moderne, anche per la rieducazione dei detenuti, se non ci sono luoghi adeguati per la cura dei malati mentali o dei troppi che, con l’abuso di alcol e stupefacenti, sono un pericolo per se stessi e per gli altri.

    Cerchiamo tutti, maggioranza, opposizione, mass media, società civile, comuni cittadini, di mettere al bando polemiche e dichiarazioni che distolgono dai problemi veri, cercare di essere responsabili e aderenti alla realtà, che non è la verità di parte, deve essere un obiettivo comune se si vuole agire, e ovviamente pensare, per il bene dell’Italia e dell’Europa, senza la quale non si va da nessuna parte, o meglio, si va verso il baratro.

  • Un ex eurodeputato inglese ammette di essersi venduto a Putin

    Nathan Gill, ex europarlamentare e capo del partito di destra populista Reform UK (il partito dell’euroscettico Nigel Farage) in Galles, ha ammesso di avere accettato tangenti durante il suo mandato da parlamentare europeo, tra il 2014 e il 2020, per fare alcune dichiarazioni filorusse. Lo ha fatto durante un processo a suo carico in corso a Londra, nel Regno Secondo quanto emerso in tribunale, Gill ha preso soldi da Oleg Voloshyn, ex parlamentare ucraino definito dagli Stati Uniti “pedina” dei servizi segreti russi, in cambio di interventi a Strasburgo, dichiarazioni televisive e l’organizzazione di eventi con politici filorussi. Le autorità britanniche hanno sequestrato messaggi WhatsApp che documentano la collaborazione tra i due, trovati sul telefono di Gill dopo il suo fermo all’aeroporto di Manchester il 13 settembre 2021 in base alle leggi antiterrorismo. Tra le attività contestate, Gill difese in Parlamento i canali televisivi ucraini 112 Ukraine e NewsOne, sostenendo che fossero trattati ingiustamente dallo Stato ucraino. I canali erano legati a Viktor Medvedchuk, politico filorusso con stretti legami con il presidente Vladimir Putin, arrestato all’inizio dell’invasione dell’Ucraina e successivamente scambiato con prigionieri russi. Gill apparve anche sui canali stessi per sostenere Medvedchuk e organizzò incontri tra eurodeputati e rappresentanti filorussi, tutto in cambio di compensi economici.

    L’accusa ha sottolineato come l’ex eurodeputato fosse incaricato di presentare interrogazioni, contattare funzionari della Commissione europea e tenere eventi in favore di interessi russi, come confermano i messaggi WhatsApp intercettati. Dominic Murphy, capo dell’unità antiterrorismo della Metropolitan Police, ha dichiarato che Gill riceveva pagamenti per diffondere narrazioni favorevoli a Mosca. Padre di cinque figli, Gill sarà giudicato a novembre. Il suo avvocato ha anticipato che la condanna comporterà molto probabilmente il carcere. Durante il processo, la giudice Cheema-Grubb ha confermato che Gill ha ammesso di aver presentato interrogazioni, rilasciato dichiarazioni e svolto altre attività in Parlamento a favore di partiti filorussi in Ucraina. Il Labour gallese ha reagito criticando la vicinanza passata di Gill a Farage, sottolineando il rischio che interessi russi venissero anteposti a quelli del Galles. “Pensavamo che Nigel Farage avrebbe anteposto i propri interessi a quelli del Galles, ma ora sembra che anteporrà anche gli interessi della Russia a quelli del Galles”, sono le dichiarazioni riportate dalla BBC. Reform UK ha respinto le accuse: “Un gesto meschino dettato dalla pura disperazione da parte del Partito Laburista gallese, che viene respinto dall’opinione pubblica e sta perdendo terreno nei sondaggi”. Ora Gill non è più membro di Reform UK, ma la sua carriera politica in Galles lo aveva visto protagonista come leader di UKIP tra il 2014 e il 2016 e successivamente di Reform UK nel 2021, guidando la campagna elettorale per il Senedd, il Parlamento gallese.

    La sentenza è prevista a novembre: l’avvocato di Gill, Peter Wright, ha detto che probabilmente Gill passerà almeno un periodo in carcere.

  • In attesa di Giustizia: accostamenti blasfemi

    In questi giorni si deciderà il destino di Ilaria Salis e da qualcuno, di fronte al rischio che l’Europarlamento le tolga l’immunità, ha fatto un accostamento blasfemo con Enzo Tortora che, da indiziato (come si diceva allora) di gravi reati, si candidò all’Europarlamento nelle liste dei Radicali diventando il simbolo tutt’ora vivente della battaglia per la giustizia: era già detenuto da un anno ed il suo noto volto televisivo divenne quello del dolore. Esattamente dodici mesi dopo l’arresto, nel giugno 1984, quando venne scarcerato, per prima cosa tornò a salutare il personale del carcere: e basterebbe questo per segnare un distinguo, sebbene il trattamento ricevuto dalla Salis nelle carceri ungheresi possa essere stato ben diverso da quello riservato a Tortora dalla nostra Penitenziaria.

    Enzo Tortora, tre giorni dopo, era già a Strasburgo a fare il suo dovere di eurodeputato, e l’anno seguente fu condannato a dieci anni di reclusione con un processo ed una sentenza che costituiscono una vergogna nazionale e – come scrive Raffaele della Valle – hanno fatto perdere la faccia all’Italia: il Pubblico Ministero, pomposamente ed ingiustificatamente definito “il Maradona del diritto” poichè era solo un meschino mestatore di prove false a caccia di notorietà lo definì cinico mercante di morte e deputato coi voti della camorra…E fu allora che Tortora reagì come oggi riesce difficile anche solo concepire: si dimise dall’Europarlamento, rinunciò all’immunità, tornò agli arresti e da lì continuò la sua battaglia che lo condusse all’assoluzione,  ma gli costò la salute e la vita, lasciando un’eredità pesantissima che portò a dei referendum sulla Giustizia che dovevano, volevano, cambiare lo stato delle cose. Ma non ci riuscirono.

    Ilaria Salis semplicemente non è Tortora. Detto senza offesa, era una bambocciona da centro sociale con precedenti minori, incarcerata in Ungheria con un’accusa di violenze, lesioni ed appartenenza a un’organizzazione terroristica: di queste imputazioni poco sappiamo così come delle prove a suo carico ma ancor meno ne sapeva chi poi l’avrebbe votata; sappiamo che ha trascorso oltre un anno tra carcere e domiciliari, veniva portata in aula in ceppi  – come accadeva anche da noi fino a pochi decenni fa – e sbucava da un’ombra, non cadeva da uno share televisivo senza precedenti e da quell’ombra è stata candidata ed eletta al Parlamento europeo il che le ha spalancato le porte dell’immunità, subito libera, con un seggio che è un salvacondotto e non una trincea morale. Naturalmente, ora, non ha rinunciato all’immunità, anzi, l’ha rivendicata perché si è fatta eleggere per questo con voti che devono comunque essere rispettati, ma lei non è Tortora, che pagò subito e di persona, lei è Ilaria Salis, che ha scelto di trasformare i voti in uno scudo penale e ne ha ottenuto un’aura di persecuzione che oggi regge soltanto se il suo passato ed i suoi precedenti tornano nell’ombra in cui la vita li aveva dimenticati.

    Sia ben chiaro che non deve essere insultata perchè il garantismo autentico non ha nulla a che vedere con l’immunità parlamentare: significa pretendere che ogni cittadino abbia un processo equo con la possibilità di difendersi pienamente ed una detenzione dignitosa e su questi aspetti, nel caso Salis, c’è stata una presa di posizioni giusta e doverosa. Altra cosa è l’immunità: un’elezione non deve divenire l’escamotage  per sottrarsi al giudizio ed è difficile non interrogarsi sul percorso che ha portato al Parlamento Europeo una figura la cui narrazione pubblica è permeata di un linguaggio ideologico che non solo legittima la violenza ma la indica come strumento di lotta politica; siamo al vecchio concetto caro agli extraparlamentari di sinistra degli anni ’70 che “uccidere un fascista non è un reato” anteponendo così la propria ideologia alla forza cogente della legge. Glorificare Ilaria Salis, ideologa della violenza (anche sulle case altrui) è un errore sebbene si debba ribadire e riconoscere che è stata eletta democraticamente e questa scelta dei cittadini va rispettata anche se non la si condivide proprio perché – a differenza sua – i veri garantisti non giocano contro le regole quando non piacciono.

    Ma nessuno dimentichi, facendo paragoni inaccettabili, che Enzo Tortora morì di giustizia, Ilaria Salis vive di privilegio.
    Lui era innocente, lei è solo libera.

  • Commissione europea pronta a rivedere la politica di coesione

    La Commissione europea è favorevole all’adozione di importanti aggiornamenti alla politica di coesione 2021-2027 da parte del Parlamento europeo e del Consiglio. I cambiamenti consentiranno agli Stati membri e alle regioni dell’Ue di riassegnare i fondi verso nuove priorità strategiche, e di rafforzare in tal modo gli investimenti in competitività, difesa, alloggi sostenibili a prezzi accessibili, resilienza idrica e transizione energetica.

    Gli Stati membri e le regioni che intendono investire in queste nuove priorità beneficeranno di tassi di prefinanziamento più elevati (fino al 20%) per contribuire ad accelerare l’avvio e l’attuazione dei progetti. I tassi di prefinanziamento inoltre aumenteranno ulteriormente per i programmi che riassegneranno almeno il 10% del loro valore totale alle nuove priorità.

    I fondi riprogrammati beneficeranno inoltre di tassi di cofinanziamento dell’UE più elevati (10 punti percentuali in più rispetto ai tassi applicabili), riducendo così la necessaria integrazione proveniente dai bilanci nazionali. Infine, sono previste condizioni ancora più favorevoli per le regioni dell’UE confinanti con la Russia e la Bielorussia colpite negativamente dalla guerra di aggressione della Russia nei confronti dell’Ucraina.

    Raffaele Fitto, Vicepresidente esecutivo per la Coesione e le riforme, ha dichiarato: «L’adozione della proposta di revisione intermedia è un passo importante per modernizzare la politica di coesione e rispondere in modo continuo alle sfide odierne. Consente di investire nelle nostre priorità comuni europee: competitività, difesa, alloggi sostenibili a prezzi accessibili, resilienza idrica e transizione energetica. Realizzare le nostre priorità comuni richiede che le regioni siano forti, e la politica di coesione modernizzata mette loro a disposizione gli strumenti necessari per esserlo».

    Roxana Mînzatu, Vicepresidente esecutiva per i Diritti sociali e le competenze, i posti di lavoro di qualità e la preparazione, ha dichiarato: «L’Ue investe massicciamente nei suoi cittadini per sostenerli lungo tutta la vita. L’aggiornamento della politica di coesione dell’UE continuerà a migliorare il modo in cui i fondi europei promuovono l’occupazione, l’istruzione, l’inclusione sociale e altro ancora. Aiuta gli Stati membri a investire in settori quali l’apprendimento permanente, il reinserimento delle persone nel mercato del lavoro o il sostegno ai minori bisognosi. Le modifiche mirate della revisione intermedia rendono la politica di coesione più agile, reattiva ed efficace per rispondere alle realtà odierne e fornire all’Europa strumenti migliori per salvaguardare la sua prosperità futura».

  • ‘Italian Political Awards’, il premio a deputati e senatori che si sono distinti nella loro attività

    Si svolgerà il prossimo 7 ottobre, alla LUISS di Roma la seconda edizione del Premio Italian Political Awards (IPA). Ideato e promosso dall’associazione Italian Politics, costituita a inizio 2023 da Giuseppe De Lucia, Marzia Bilotta, Giuseppe Razzano, Vincenzo Manfredi, Michele Vitiello e Valentina Cefalù, vedrà 28 nomination in 7 diverse categorie, dalla Difesa all’Ambiente, dall’Innovazione alla Sanità per premiare gli eletti dei due rami del Parlamento che si sono maggiormente distinti nella loro attività

    Il Premio Italian Political Awards (IPA) riconosce e valorizza le eccellenze della politica italiana, premiando i membri del Parlamento italiano che si sono distinti per le loro attività parlamentari e che hanno contribuito in modo significativo nel processo di policy. Con questa seconda edizione, gli Italian Political Awards si confermano un’occasione unica per dare visibilità alle migliori esperienze nel panorama politico nazionale e stimolare un confronto costruttivo sul futuro delle istituzioni e del Paese, promuovendo una cultura istituzionale fondata su competenza, impegno e trasparenza. Sono sette le categorie in gara per il 2025: Difesa, Esteri, Ambiente ed energia, Innovazione digitale, Infrastrutture e trasporti, Cultura e Sanità. Per ogni categoria sarà definita una short list di quattro nomi tra i quali verrà proclamato il vincitore. In questa edizione sono previsti anche un riconoscimento alla carriera e le menzioni di Parlamento Magazine.

    L’idea dell’Italian Political Awards (IPA) nasce dall’esperienza del MEP Awards – Member of European Parliament Awards – un premio assegnato ogni anno ai deputati del Parlamento europeo che si sono distinti per il loro impegno a favore dell’Unione europea e per il loro contributo ai lavori parlamentari.

    L’iniziativa è realizzata in collaborazione con la Luiss School of Government e la Federazione Relazioni Pubbliche Italiana (Ferpi).

  • Commissione europea: da istituzione democratica ad organo sovrano

    Ogni democrazia esprime una sintesi che dovrebbe rappresentare l’essenza stessa del pensiero democratico e dal quale si intendono trarre i principi ispiratori da inserire all’interno di una istituzione nazionale od internazionale.

    Come logica conseguenza in un simile quadro istituzionale, allora, a garanzia proprio del carattere democratico, oltre alla classica divisione dei poteri, i quali vengono definiti come esercizio di specifiche attribuzioni ma anche come fonte di equilibrio nei confronti degli altri poteri, la democrazia viene determinata anche dalla definizione delle procedure adottate nelle elezioni e, conseguentemente, nei rapporti tra gli istituti.

    Indipendentemente dalla considerazione che si possa nutrire per l’Unione Europea e soprattutto per l’attuale Commissione Europea e dal fatto che abbia ottenuto la fiducia, le diverse procedure previste in caso di ottenimento della fiducia o della sua perdita evidenziano una volontà politica (ben poco espressione di garanzie costituzionali) finalizzata a garantire una tutela superiore alla Commissione, anche rispetto ai principi costituzionali adottati nei singoli stati membri.

    Partendo da quanto stabilito dalla nostra Carta Costituzionale qualsiasi governo si regge ed ottiene la propria legittimazione governativa dal supporto fornito dalla maggioranza parlamentare che lo sostiene. Il venir meno dell’appoggio di un singolo partito della coalizione che possa modificare, anche se per pochi decimali, il valore numerico definito dalla maggioranza parlamentare apre una crisi di governo.

    Anche In Europa, pur essendo la Commissione Europea nominata dal Consiglio Europeo, questa, per raggiungere la propria legittimazione e la certificazione istituzionale, deve ottenere la fiducia del Parlamento Europeo con una maggioranza semplice.

    Viceversa, una mozione di sfiducia verso la Commissione, la quale certifichi la rottura del rapporto fiduciario tra la stessa Commissione ed il Parlamento Europeo, prevede una maggioranza qualificata dei due terzi dei votanti ma, in considerazione dei 705 parlamentari europei, la mozione di censura deve essere approvata da almeno 376 deputati, indipendentemente dal numero di deputati presenti alla votazione.

    In altre parole, se la Commissione rappresenta il legittimo potere esecutivo all’interno dell’Unione europea sostenuto proprio da una maggioranza parlamentare, per togliere la fiducia alla Commissione europea viene definita una procedura ed il conseguimento di una maggioranza diversa da quella richiesta per l’ottenimento della fiducia.

    Questa scelta definisce un quadro decisamente sbilanciato a favore del potere esecutivo in nome di un ipotetica volontà di stabilità politica, il cui obiettivo ovviamente si applica in deroga ai principi democratici.

    Una volontà politica che rappresenta probabilmente il vero peccato originale della stessa Unione Europea e che modifica irreparabilmente il quadro democratico europeo, trasformando la Commissione Europea da rappresentante legittima di un potere esecutivo sulla base della fiducia parlamentare ad un organo sovrano.

  • Qualche risparmio con la riduzione dei parlamentari, ma la democrazia non è mera contabilità

    Produrre di più, o almeno lo stesso, con meno risorse è la ricetta dell’efficienza. Nel caso della macchina pubblica l’efficientamento è difficoltoso e secondo alcuni anche controproducente in termini di democrazia, ma la riduzione dei parlamentari ha dato qualche frutto, almeno in termini di costo. A fronte di una dotazione di 943 milioni sia nel 2021 (quando non era ancora scattata la riduzione dei parlamentari) che nel 2023 (a riduzione scattata), la Camera dei Deputati ha registrato spese in lieve calo, da 1,241 a 1,234 miliardi, entrare in aumento, da 1,240 a 1,284 miliardi, e un saldo di esercizio passato da 8,4 milioni a 59 milioni.

    Ne è valsa la pena? In termini di democrazia, che non è mera contabilità, il dubbio resta aperto. L’attività del Parlamento nel suo complesso, tra sedute d’aula e lavori di commissione, è rimasto sostanzialmente lo stesso, ma sempre più, come attestano le analisi della Fondazione Openpolis sui lavori parlamentari, le Camere si stanno riducendo a un ruolo notarile, di passacarte del governo più che di proposizione e propulsione dell’attività di governo. Anzitutto sotto il governo Conte, il Parlamento ha dedicato la sua attività alla conversione in legge di decreti legge emananti dall’esecutivo (è bene sottolineare che si tratta di decreti legge, non dei regolamenti amministrativi coi quali quel governo governò durante il Covid, facendo ampio ricorso ad atti che, pur determinando quanto i cittadini potevano o non potevano fare, non richiedevano di essere valutati dal Parlamento vista l’opportunità di ridurre anche le sedute parlamentari all’epoca della pandemia).

    La subalternità del Parlamento al governo invero trova le sue cause in radici più profonde della riduzione del numero di rappresentanti nelle due Camere, anche se certamente meno eletti significa meno voci, e anzitutto alla sempre maggior necessità di celerità delle decisioni in ambito internazionale, nel quale sono i governi ad accordarsi tra loro perché i rispettivi Stati assumano una posizione o misure comuni di fronte alla varie problematiche globali, ma il loro accordo vale e produce effetti solo se i rispettivi Parlamenti lo approvano.

  • L’importanza di difendere la democrazia e la libertà di pensiero: l’Ufficio di Milano del Parlamento europeo di Milano il 5 marzo celebra il Premio Sakharov 2024

    L’Ufficio del Parlamento europeo a Milano insieme a Regione Lombardia ed Europe Direct Lombardia organizzano l’evento di celebrazione dell’edizione 2024 del Premio Sakharov per la libertà di pensiero, assegnato all’opposizione venezuelana, che si svolgerà mercoledì 5 marzo 2025, dalle 9.30 alle 13.30 a Palazzo Lombardia.

    Il Premio Sacharov per la libertà di pensiero è il massimo riconoscimento che l’Unione europea conferisce agli sforzi compiuti a favore dei diritti dell’uomo. È attribuito a singoli, gruppi e organizzazioni che abbiano contribuito in modo eccezionale a proteggere la libertà di pensiero.

    Prenderanno parte all’iniziativa le Vicepresidenti del Parlamento europeo Pina Picierno e Antonella Sberna, Sviatlana Tsikhanouskaya, leader dell’opposizione democratica in Bielorussia (Premio Sakharov 2020), rappresentanti di Regione Lombardia, rappresentanti di vincitori e finalisti dell’edizione 2024 del premio Sakharov, Maurizio Molinari, Capo dell’Ufficio del Parlamento europeo a Milano, Giulia Lami, docente di Storia dei Paesi slavi e Storia dell’Europa orientale all’Università degli Studi di Milano, Antonio Losito, autore e podcaster.

    Il tutto si concluderà con l’inaugurazione di una doppia mostra con una parte dedicata al Premio Sakharov e un’altra ai prigionieri politici bielorussi. La mostra sarà visitabile al pubblico dal 4 al 6 marzo in Piazza Città di Lombardia.

  • La Commissione adotta mandato per avviare negoziati sulla revisione dell’accordo quadro interistituzionale con il Parlamento europeo

    Dopo la prima riunione del nuovo collegio, il 4 dicembre, la Commissione tiene fede gli impegni assunti nei confronti del Parlamento europeo, come indicato negli orientamenti politici della Presidente von der Leyen per la Commissione 2024-2029.

    Il collegio ha approvato il mandato negoziale conferito al Commissario Maroš Šefčovič, responsabile delle relazioni interistituzionali e della trasparenza, per avviare i lavori di revisione dell’accordo quadro del 2010 sulle relazioni tra le due istituzioni.

    La revisione è volta a rafforzare la responsabilità politica comune e a garantire un dialogo migliore, un maggiore flusso di informazioni e una maggiore trasparenza tra le due istituzioni. L’accordo quadro riveduto dovrà essere pienamente in linea con gli altri accordi interistituzionali esistenti e rispettare pienamente le prerogative di entrambi i colegislatori, quali definite nel trattato. La portata della revisione è inquadrata nei nove principi concordati dalla Presidente del Parlamento europeo Roberta Metsola e dalla Presidente della Commissione Ursula von der Leyen il 21 ottobre 2024.

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