parole

  • Anche Orlando usa a sproposito Twitter

    Le nuove polemiche via Twitter tra il ministro Orlando e Francesco Ramella evidenziano una volta di più quanto questo strumento sia inidoneo ad accoglierei pensieri e considerazioni, giuste o sbagliate, di chi, più o meno degnamente, rappresenta la politica, l’informazione, la cultura. Il nostro augurio e la nostra speranza è che finalmente si comprenda che questo strumento è adatto a giovani cittadini e al massimo ai soliti influencer, giusto per parlare di shampoo e oggetti d’abbigliamento.

    Affidare a Twitter pensieri, commenti o analisi, quando si ricoprono ruoli pubblici, è la dimostrazione di quanto poco pensino, prima di scrivere, coloro che dovrebbero essere di guida al Paese e di come sia facile esternare con parole prive di ragionamento. Chi lavora in certi settori delicati dovrebbe impiegare meglio il suo tempo invece di dar vita a nuove incomprensioni e polemiche. Saper usare gli strumenti che la modernità ci offre non dovrebbe esonerare dal capire quali strumenti siano adatti rispetto al ruolo che si ricopre ed alle conseguenze che scaturiscono da improvvide esternazioni. Ma purtroppo ormai tutti sembrano ragazzini senza controllo.

  • Solitudine e silenzio

    Sono due situazioni complementari, che si possono integrare completamente, o che possono rivelarsi separatamente. Corrispondono quasi perfettamente alla mia natura. Le chiacchiere, dopo averne sentite moltissime durante i vari periodi della mia vita, ora mi disturbano. La retorica, dopo averla assimilata da mattino a sera durante il periodo fascista, non la sopporto più. Una volta la ammiravo per la sua capacità di rendere gradevole e accettabile a volte, il banale e l’incognito. I talk show mi annoiano. Gli oratori sono quasi sempre gli stessi e parlano di tutto, non solo di ciò di cui sarebbero competenti.

    La solitudine è la dieta dell’anima, disse qualcuno, ma Baudelaire aggiunse che la moltitudine e la solitudine sono termini uguali e convertibili per il poeta attivo e fecondo. Chi non sa popolare la propria solitudine, nemmeno sa essere solo in mezzo alla folla affaccendata. Sarà vero che essere soli è il destino di tutti i grandi spiriti? Un destino a volte deplorato, ma sempre scelto come il minore di due mali. Dentro di me, tuttavia, hanno sempre un’eco i versi di Quasimodo, quando afferma:

    Ognuno sta solo sul cuore della terra
    trafitto da un raggio di sole:
    ed è subito sera.

    Ecco, senza quel raggio la solitudine sarebbe buio e morte.

    Il silenzio, invece, è splendore dei forti, rifugio dei deboli – direbbe De Gaulle. Ma è proprio così? Gli risponde Anton Cechov che afferma: “In generale una frase per bella e profonda che sia, agisce soltanto sugli indifferenti, ma non sempre può appagare chi è felice o infelice. Perciò, suprema espressione della felicità, o dell’infelicità, appare più spesso il silenzio. Si può provare questa sensazione e vivere questa situazione quando si fa una solitaria su di una parete di roccia. Il silenzio allora è anche parlante. Ci dice la gioia di arrampicare e l’enfasi dell’ascesa, l’accettazione dello sforzo fisico e il tripudio dell’arrivo in vetta. Comunque sia, solitudine e silenzio vanno spesso di pari passo e aiutano a sconfiggere la lucida disperazione umana. La loro interscambiabilità li rende elementi connaturati all’animo umano. Quante volte, in solitudine, mi sento circondato dal silenzio parlante delle ombre che mi circondano. Con loro dialogo e vado ai ricordi, che rendono eterno ciò che abbiamo felicemente o infelicemente vissuto. La mia solitudine è popolata dalle anime di coloro che sono scomparsi, il mio silenzio è rotto dalla loro memoria. E solitudine e silenzio diventano parte di me stesso per riuscire ad essere al tempo stesso solo e insieme a chi non c’è più, silenzioso, ma dialogando con le loro ombre.

    Si, la solitudine ed il silenzio mi sono connaturali, non solo perché, con lo spirito, solo e silenzioso non sono mai, ma anche perché, fisicamente, godo le passeggiate solitarie nelle foreste del Lussemburgo, o nei boschi delle Dolomiti di Brenta, dove il silenzio della natura crea magie insospettabili e richiami all’infinito. Solitudine uguale a pace, silenzio uguale a quiete e tranquillità.

    Bella la solitudine in ascolto del silenzio siderale mentre si guardano le stelle luminose e la luna rosa di queste notti. Bello il silenzio nella solitudine del cielo nelle mattine di primavera. Solitudine e silenzio! Due doni impagabili, due condizioni da vivere, due situazioni da godere.

  • Parlare fuori dagli schemi predisposti

    Mentre gran parte del mondo va in fiamme, dagli incendi alle guerre, dagli attentati alle loro conseguenze immediate e aspettate nel tempo, mentre ogni giorno vi sono nuove vittime della strada, dell’ignoranza, della povertà, sembra che gran parte di coloro preposti a rappresentare le istituzioni abbiano, come sempre, più a cuore le loro prossime campagne elettorali, dagli Stati Uniti all’Italia, che l’interesse del loro Paese e della comunità internazionale. La vita non vale più nulla, basta un messaggio e la morte arriva, basta un necrologio per dimenticare subito quanto si dovrebbe e potrebbe fare per cambiare la situazione. Nel frattempo attendiamo nuove vittime dall’incuria del territorio visto che, per fare un esempio sul dissesto e l’illegalità che vige in Italia, da Pozzuoli ai Campi Flegrei, lo stato di allerta è passato da verde a giallo in pochi anni. Un milione di persone vivono a rischio in queste aree, un altro numero considerevole in Liguria mentre i terremotati rimangono ancora senza casa.

    Perciò cari lettori oggi non scriverò nulla, non commenterò stragi né le azioni che dall’Iraq all’Iran, dalla Libia alla Siria, passando per tutte le altre zone di guerra della Somalia, dell’Afganistan etc. stanno continuamente uccidendo persone e togliendoci quella libertà e sicurezza che ingenuamente credevamo di avere raggiunto mentre alle vittime insanguinate si aggiungono i delitti economici che da anni ed anni restano impuniti. Non parlerò di nulla perché questa volta vorrei che foste voi a parlare, a parlare veramente, fuori dagli schemi predisposti dai giornali o dai dirigenti di partito, a parlare, dopo aver pensato, valutato, ragionato, a parlare perché bisogna togliere, a chi vuole decidere per noi, la sensazione, la certezza che tanto non parleremo mai.

Back to top button